Procedura : 2016/2079(INI)
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A8-0179/2017

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CRE 12/06/2017 - 16

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PV 13/06/2017 - 5.11
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P8_TA(2017)0255

RELAZIONE     
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12 maggio 2017
PE 595.446v03-00 A8-0179/2017

sullo stato degli stock ittici e la situazione socio-economica del settore della pesca nel Mediterraneo

(2016/2079(INI))

Commissione per la pesca

Relatore: Marco Affronte

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sullo stato degli stock ittici e la situazione socio-economica del settore della pesca nel Mediterraneo

(2016/2079(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 e la decisione n. 2004/585/CE del Consiglio(1),

–  vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino)(2),

–  visto il regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo e recante modifica del regolamento (CEE) n. 2847/93 e che abroga il regolamento (CE) n. 1626/94(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999(4),

–  vista la strategia a medio termine (2017-2020) della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), che mira alla sostenibilità delle pescherie del Mediterraneo e del Mar Nero,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2016 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante attuazione dell'accordo concluso dalla Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europea (COGECA), dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) e dall'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea (Europêche) del 21 maggio 2012, modificato l'8 maggio 2013, relativo all'attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 dell'Organizzazione internazionale del lavoro(5),

–  vista la risoluzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, intitolata "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile),

–  vista la Conferenza regionale sul tema "Costruire il futuro per la pesca su piccola scala sostenibile nel Mediterraneo e nel Mar Nero svoltasi ad Algeri, in Algeria, dal 7 al 9 marzo 2016,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0179/2017),

A.  considerando che il Mediterraneo, con 17 000 specie marittime, è uno dei principali luoghi della biodiversità mondiale; che è necessario un approccio multispecie per determinarne la gestione;

B.  considerando che, nella sua comunicazione dal titolo "Consultazione sulle possibilità di pesca per il 2017 nell'ambito della politica comune della pesca" (COM(2016)0396), la Commissione sostiene che nel Mediterraneo l'eccesso di pesca resta predominante e urgono rimedi per rovesciare questa situazione; che, nel medesimo documento, la Commissione esprime preoccupazione perché molte delle specie oggetto di valutazione sono pescate ben al di sopra delle stime obiettivo del rendimento massimo sostenibile (MSY);

C.  considerando che il Mediterraneo deve raccogliere la sfida importante di raggiungere l'obiettivo di ricostituire gradualmente e mantenere le popolazioni degli stock ittici al di sopra di livelli di biomassa in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile per tutti gli stock, al più tardi entro il 2020; che questa sfida richiederà la partecipazione e l'impegno dei paesi terzi; che il livello generale di eccesso di pesca nel bacino del Mediterraneo corrisponde grossomodo a 2-3 volte il livello FMSY; che, malgrado gli sforzi notevoli intrapresi sia all'interno che all'esterno dell'UE per garantire l'attuazione e il rispetto della legislazione del settore della pesca, oltre il 93 % delle specie oggetto di valutazione nel Mediterraneo sono ancora considerate oggetto di uno sfruttamento eccessivo;

D.  considerando che in questa regione la pesca riveste grande importanza socioeconomica per le popolazioni costiere; che il settore dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, anche attraverso il settore della trasformazione secondaria, tra cui un numero considerevole di donne, la cui occupazione dipende in modo particolare dalla pesca; che il Mediterraneo contribuisce in modo essenziale alla salvaguardia della sicurezza alimentare, in particolare per le popolazioni più vulnerabili della regione; che la pesca rappresenta un modo per integrare il reddito e l'approvvigionamento alimentare e contribuisce alla stabilità regionale;

E.  considerando che il Mar Mediterraneo è interessato dalla compresenza di diversi fattori – tra cui, ad esempio, l'inquinamento causato dai trasporti marittimi – i quali, insieme alla pesca, incidono sulla salute degli stock;

F.  considerando che la pesca su piccola scala corrisponde all'80 % della flotta da pesca e al 60 % dei posti di lavoro del bacino del Mediterraneo; che è deplorevole il fatto che non esista una definizione condivisa a livello europeo di "pesca su piccola scala", sebbene formulare una simile definizione sia un compito difficile a causa della varietà di specificità e caratteristiche che contraddistinguono l'ecosistema marino e il settore della pesca; che la "piccola pesca costiera" è definita formalmente, soltanto ai fini del Fondo europeo per la pesca (regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio), come pesca "praticata da navi di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri che non utilizzano gli attrezzi trainati" (come le reti a strascico); che la definizione di "pesca su piccola scala" dovrebbe tenere conto di una serie di caratteristiche nazionali e regionali;

G.  considerando che, nella riunione ad alto livello svoltasi a Catania nel febbraio 2016 sullo status degli stock nel mediterraneo, è stata raggiunta un'intesa sul bisogno urgente di invertire queste tendenze negative ed è stata riconosciuta la sfida importante di ricostituire e mantenere le popolazioni degli stock ittici al di sopra dei livelli di biomassa in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile (MSY), rispettando nel contempo l'obbligo previsto dalla politica comune della pesca (PCP) di ottenere l'MSY per tutte le specie, al più tardi entro il 2020;

H.  considerando che, oltre alla pesca eccessiva, il Mar Mediterraneo deve far fronte a numerose sfide, la maggior parte delle quali è da ricondursi a coste densamente popolate (eccesso di nutrienti, agenti inquinanti, alterazioni degli habitat e della fascia costiera) così come al trasporto marittimo e allo sfruttamento eccessivo delle risorse, fra cui ad esempio l'estrazione di petrolio e gas; che il Mediterraneo è inoltre estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici, i quali, unitamente a un traffico marittimo intenso, favoriscono l'insorgere e l'insediamento di nuove specie invasive;

I.  considerando che l'impossibilità di avvalersi di determinati attrezzi e tecniche – che sono più sostenibili e provocano un minore impatto sullo stato degli stock in pericolo – si ripercuote pesantemente sulla sussistenza delle comunità costiere e insulari, già peraltro emarginate, ostacola lo sviluppo e causa un ulteriore spopolamento;

J.  considerando che le comunità costiere di tutti gli Stati membri del Mediterraneo dipendono fortemente dalla pesca, in particolare dalla pesca su piccola scala, e sono pertanto minacciate dalla mancanza di sostenibilità degli stock ittici;

K.  considerando che numerose comunità costiere dell'Unione europea dipendono in larga misura dalle attività di pesca tradizionale, artigianale e su piccola scala nel bacino del Mediterraneo;

L.  considerando che la pesca ricreativa ha un valore socioeconomico in numerose regioni del Mediterraneo, oltre ad avere un impatto, sia diretto che indiretto, sull'occupazione;

M.  considerando che occorre tenere in considerazione il ruolo che svolge la pesca ricreativa con riferimento allo stato delle risorse ittiche nel Mediterraneo;

1.  sottolinea l'importanza di applicare esaustivamente e in tempi brevi gli obiettivi e le azioni previste dalla PCP, nonché di elaborare tempestivamente e attuare efficacemente i piani pluriennali di gestione, in linea con un approccio basato sulla regionalizzazione e sulla molteplicità delle specie; sottolinea, in particolare, la necessità di raggiungere l'obiettivo del Buono Stato Ambientale fissato dalla direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l'ambiente marino, tenendo conto del fatto che le misure di gestione della pesca dovrebbero essere stabilite nel contesto della PCP;

2.  è del parere che il Mediterraneo debba continuare a ricevere un trattamento differenziato rispetto agli altri bacini marittimi nel quadro della PCP, essendo costituito in gran parte da acque internazionali in cui i paesi terzi svolgono un ruolo decisivo per quanto riguarda lo stato delle risorse;

3.  reputa urgente fornire una risposta che sia collettiva e basata sulla cooperazione a vari livelli: internazionale, europeo, nazionale e della cooperazione regionale; ritiene che tutti i portatori di interesse, compresi i pescatori professionisti e quelli che praticano la pesca ricreativa, l'industria della pesca, la pesca tradizionale e quella artigianale su piccola scala, gli scienziati, le organizzazioni regionali, i gestori delle aree marine protette, i sindacati e le ONG, debbano essere coinvolti in un processo inclusivo e dal basso verso l'altro; sottolinea, in tale contesto, il ruolo strategico del Consiglio consultivo del Mediterraneo;

4.  sottolinea che, senza la consapevolezza, il pieno sostegno e il coinvolgimento delle comunità costiere, le quali vanno informate sui pericoli del depauperamento degli stock e delle specie per il loro futuro economico e sociale, le misure di gestione e gli atti normativi non potranno realizzare appieno il loro potenziale;

5.  osserva che non esistono definizioni comuni dettagliate relative alla pesca artigianale e su piccola scala; sottolinea che, ai fini delle azioni politiche future, tali definizioni vanno elaborate quanto prima a livello dell'UE;

6.  sottolinea che la definizione delle politiche della pesca dovrebbe coinvolgere e integrare nelle procedure decisionali i pescatori e le loro associazioni e organizzazioni di produttori, i sindacati, i gruppi di azione costiera (GAC) e le comunità locali, in linea con il principio della regionalizzazione previsto dalla PCP, comprendendo i paesi terzi delle coste orientali e meridionali del bacino mediterraneo; sottolinea che solo attraverso la creazione di condizioni giuste, equilibrate e paritarie tra tutti i paesi coinvolti e gli operatori di pesca nel Mediterraneo sarà possibile ottenere risorse ittiche sane e attività di pesca sostenibili e lucrative e così mantenere gli attuali livelli di occupazione creando, idealmente, più posti di lavoro nel settore della pesca; evidenzia l'importante ruolo di parti sociali forti e indipendenti nel settore della pesca, nonché di un dialogo sociale istituzionalizzato e della partecipazione dei lavoratori alle questioni aziendali;

7.  nota che la PCP offre incentivi, tra cui opportunità di pesca, per praticare tale attività selettivamente e in modo da garantire un impatto limitato sull'ecosistema marino e sulle risorse della pesca; sottolinea a tal riguardo la necessità che gli Stati membri applichino criteri trasparenti e oggettivi, anche di tipo ambientale, sociale ed economico (articolo 17 del regolamento della PCP); esorta la necessità di compiere sforzi in questa direzione, per assicurare maggiori incentivi e l'accesso preferenziale alle zone di pesca costiera alle flotte che operano su piccola scala (artigianale e tradizionale) se pescano in maniera più selettiva e meno impattante; sottolinea l'importanza di consultare le comunità costiere interessate;

8.  constata che l'influsso della pesca ricreativa sugli stock e il suo potenziale socioeconomico nel Mediterraneo non sono stati sufficientemente studiati; ritiene che occorra, in futuro, raccogliere dati sul numero di coloro che praticano la pesca ricreativa, il volume delle loro catture e il valore da essi generato nelle comunità costiere;

9.  rileva che la pesca ricreativa genera elevati profitti economici per le comunità locali, attraverso attività come il turismo, e ha un impatto ambientale ridotto, ragion per cui va incoraggiata;

10.  ritiene di fondamentale importanza definire la pesca costiera, la piccola pesca costiera e la pesca tradizionale sulla base delle caratteristiche socioeconomiche e seguendo un approccio regionale;

11.  sottolinea che la pesca costiera utilizza attrezzi e tecniche tradizionali, i quali, in virtù delle loro specificità, definiscono l'identità e lo stile di vita delle zone costiere, e che è quindi essenziale preservare e tutelare il loro utilizzo poiché sono parte integrante del patrimonio culturale, storico e tradizionale;

12.  ritiene che, nel contesto della regionalizzazione e tenendo conto delle specificità di ciascun tipo di pesca, occorra consentire determinate deroghe motivate per quanto concerne la possibilità di utilizzare tecniche di pesca e attrezzi specifici;

13.  sottolinea che, secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), deve essere applicato un approccio precauzionale alla conservazione, alla gestione e allo sfruttamento delle risorse marine viventi che tenga conto delle considerazioni socioeconomiche, in modo da conseguire una pesca sostenibile proteggendo e preservando, nel contempo, tutto l'ambiente marino; sottolinea che la mancanza di informazioni scientifiche non può essere un pretesto per non attuare misure di conservazione e di gestione; reputa fondamentale porre rapidamente rimedio all'assenza di dati e di elementi scientifici concreti sullo stato degli stock; sottolinea che occorre consultare e coinvolgere in tale processo tutte le parti interessate;

14.  ritiene che, al fine di tutelare e salvaguardare le risorse ittiche e ambientali del Mediterraneo, le politiche di gestione della pesca debbano essere efficaci e affiancate da forti, ampie e urgenti politiche e misure di contrasto dei fattori che incidono e agiscono negativamente sulle stesse risorse, tra cui cambiamenti climatici (riscaldamento globale, acidificazione, regime pluviale), inquinamento (chimico, organico, macro e microscopico), ricerca ed estrazione incontrollate di gas e petrolio, traffico marittimo, specie invasive e distruzione o modifica degli habitat naturali, soprattutto costieri; sottolinea quindi l'importanza di comprendere meglio l'impatto di tali fattori sugli stock ittici; chiede, a tale riguardo, che siano potenziate le capacità europee esistenti di osservare e monitorare il Mar Mediterraneo, come EMODnet e il programma Copernicus, nonché la relativa componente marina;

15.  ritiene che la protezione e la salvaguardia delle risorse alieutiche e marine del bacino del Mediterraneo non dovrebbero basarsi esclusivamente su misure relative al settore della pesca, bensì dovrebbero anche riguardare gli altri settori di attività che hanno un impatto sull'ambiente marino;

16.  ritiene che occorra impegnarsi maggiormente nella conoscenza dell'ambiente marino, con particolare riferimento alle specie sfruttate a fini commerciali, e che tale conoscenza debba fungere da base per programmare un loro sfruttamento sostenibile;

17.  sottolinea con fermezza che permane un ampio problema di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) nel bacino del Mediterraneo e persino nei paesi dell'UE; ritiene che nessun intervento per la salvaguardia delle risorse, ma anche e soprattutto delle economie della piccola pesca, possa essere efficace senza una lotta convinta e decisa alla pesca INN; è del parere che, per combattere la pesca INN, l'UE debba assicurarsi il sostegno dei paesi terzi che si affacciano sul Mediterraneo; reputa pertanto necessario armonizzare le procedure di controllo in tutto il bacino del Mediterraneo, alla luce delle ampie diversità di applicazione delle procedure di ispezione e sanzione cui sono sottoposti i pescatori;

18.  ribadisce che le comunità costiere hanno una grande influenza sull'efficacia delle misure di prevenzione, individuazione e identificazione della pesca INN;

19.  considera prioritaria l'intensificazione dell'attività di controllo a terra, lungo tutta la catena di distribuzione (mercati e ristorazione) e in mare, specialmente nelle aree in cui le attività di pesca sono temporaneamente sospese o vietate;

20.  è del parere che, per evitare disparità sociali, le possibilità di pesca debbano essere assegnate in base a criteri oggettivi e trasparenti, tra cui quelli ambientali, sociali ed economici, e tenendo in debita considerazione i metodi a basso impatto; ritiene che le possibilità di pesca debbano inoltre avere una distribuzione equa all'interno dei vari segmenti della pesca, includendo la pesca tradizionale e quella artigianale; reputa altresì necessario provvedere a fornire incentivi affinché le flotte utilizzino tecniche e strumenti di pesca più selettivi e con un impatto ridotto sull'ambiente marino, in linea con l'articolo 17 del regolamento relativo alla PCP;

21.  ritiene che il depauperamento degli stock nel Mediterraneo debba essere affrontato mediante misure di conservazione e gestione della pesca in ambito commerciale e ricreativo, che includano in particolare restrizioni spazio-temporali e limiti di pesca giornalieri o settimanali, nonché, ove opportuno, l'utilizzo di quote; ritiene che tali misure garantirebbero condizioni di parità con i paesi terzi per quanto riguarda gli stock condivisi; reputa che tali misure debbano essere stabilite in stretta cooperazione con il settore interessato, al fine di garantire un'attuazione efficace;

22.  si compiace dell'aumento del numero delle ispezioni svolte dall'Agenzia europea di controllo e sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per affrontare i due problemi principali in termini di conformità osservati nel 2016, ovvero la falsa dichiarazione di documenti (giornale di bordo, dichiarazioni di sbarco e di trasbordo, note di vendita, ecc.) e l'uso di attrezzi da pesca vietati o non conformi;

23.    sottolinea che in nessuna circostanza le responsabilità che derivano dall'obbligo di sbarco previsto dalla PCP riformata dovrebbero ricadere sui pescatori;

24.  chiede che sia condotto uno studio sulle conseguenze prodotte dall'abolizione degli scarti della pesca in termini di privazione di sostanze nutritive per organismi marini e altre specie, quali ad esempio il gabbiano;

25.  osserva che il sistema di aree marine protette nel Mediterraneo copre una superficie inadeguata, con grandi disparità di copertura fra i diversi bacini; segnala che vi è una generale scarsità di risorse economiche; reputa fondamentale riconoscere e potenziare il ruolo che le aree marine protette già svolgono come laboratori avanzati per la ricerca scientifica, per l'attuazione di misure specifiche e per la cooperazione e la gestione condivisa con i pescatori, nonché ottimizzare l'uso di tali aree, alla luce dei pareri scientifici e degli obiettivi di conservazione; reputa importante, al riguardo, aumentare in maniera stabile le risorse economiche a disposizione del sistema; reputa fondamentale collaborare in modo più stretto con la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) e con i paesi terzi per identificare le aree da sottoporre a misure di protezione, nonché istituire un efficace sistema di monitoraggio e controllo per verificare l'efficienza di tali aree;

26.  sottolinea l'importanza di assicurare che le aree marine protette coprano almeno il 10 % del Mar Mediterraneo entro il 2020, in linea con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 14.5 delle Nazioni Unite; invita la CGPM, durante la sua sessione annuale del 2018, a concordare un calendario progressivo con obiettivi consoni al raggiungimento di questo obiettivo; sottolinea che le aree marine protette esistenti spesso non sono gestite in modo adeguato; ritiene pertanto che, oltre a introdurre un efficace sistema di monitoraggio e controllo, sia necessario sviluppare e applicare misure di gestione conformi all'approccio ecosistemico, onde poter verificare l'efficacia delle misure di protezione;

27.  evidenzia, in particolare, la necessità di tutelare la cooperazione nella gestione delle aree sensibili che costituiscono luoghi significativi per la riproduzione delle specie più importanti sotto il profilo economico (ad esempio la Fossa di Pomo – Jabuka Pit – nel mare Adriatico);

28.  sottolinea che il Mediterraneo è caratterizzato da popolazioni uniche dal punto di vista biologico, oggetto di cattura da parte delle flotte di vari paesi, e che pertanto è imprescindibile collaborare strettamente e coordinare le misure di regolamentazione della pesca tra tutti i soggetti coinvolti e a tutti i livelli;

29.  invita la Commissione europea e gli Stati membri ad adottare misure per risolvere il problema dei rifiuti marini e della plastica in mare, che provoca danni molto gravi all'ambiente, all'ecologia, all'economia e alla salute;

30.  ritiene fondamentale un approccio vario e modulato delle politiche, all'interno di piani di gestione, e con criteri differenti e basati sulle caratteristiche biologiche delle specie e su quelle tecniche delle modalità di pesca; ritiene inoltre che ogni piano pluriennale dovrebbe prevedere un'adeguata pianificazione nello spazio (zone con divieto di pesca, a rotazione, chiusure totali o parziali a seconda dei sistemi di pesca) e nel tempo (fermo biologico) così come la promozione di misure tecniche mirate alla massima selettività degli attrezzi; sottolinea che dovrebbe essere prevista un'adeguata compensazione finanziaria;

31.  accoglie positivamente gli impegni assunti dalla Commissione a favore di un piano di gestione pluriennale per il Mediterraneo; sottolinea l'importanza della regionalizzazione della PCP per la gestione della pesca nel bacino del Mediterraneo; chiede che il Consiglio consultivo del Mediterraneo (MEDAC) sia coinvolto durante l'intero processo di concezione e realizzazione del piano di gestione pluriennale e delle misure regionalizzate;

32.  sottolinea che, durante i periodi di fermo biologico, occorre garantire ai pescatori un reddito dignitoso;

33.  evidenzia che dovrebbe essere adottata, a livello del Mediterraneo e per tutte le specie commerciali e ricreative interessate, una taglia minima consentita in funzione della maturità sessuale, in base alle migliori conoscenze scientifiche disponibili; segnala la necessità di adottare misure per garantire un rispetto più rigoroso di tali taglie minime;

34.  reputa necessario incoraggiare la messa a punto di azioni coordinate con i paesi del Mediterraneo non appartenenti all'UE attraverso il potenziamento della collaborazione in ambito politico e tecnico, sotto l'egida delle istituzioni internazionali che operano in quest'area; si compiace del recente lancio, da parte della Commissione, del programma MedFish4Ever, che comporta un invito all'azione per fermare il deterioramento degli stock ittici nel Mediterraneo; sottolinea la necessità di compiere ogni sforzo possibile nel quadro di tale iniziativa per promuovere una pesca sostenibile nei paesi mediterranei;

35.  segnala che è necessario promuovere e instaurare un protocollo di fermi spaziotemporali che consentano di limitare temporaneamente lo sforzo di pesca e di scaglionarlo nell'arco dell'anno nelle zone di ripopolamento di talune specie; evidenzia che siffatte pratiche di scaglionamento e specializzazione dello sforzo di pesca si riveleranno estremamente produttive e devono essere programmate con il consenso delle comunità di pesca e dei consulenti scientifici;

Azioni verso paesi terzi

36.  sollecita la Commissione a promuovere azioni attraverso la CGPM per migliorare lo stato degli stock condivisi con i paesi terzi, avvalendosi anche delle attività di cooperazione già consolidate tra gli enti rappresentativi delle marinerie e delle imprese operanti nel settore della pesca e le autorità o gli enti corrispondenti dei paesi terzi interessati;

37.  osserva che la mancanza di un quadro normativo comune per le flotte dell'UE e dei paesi terzi che operano nel Mediterraneo provoca una concorrenza sleale tra i pescatori e nello stesso tempo mette a rischio la sostenibilità di lungo periodo delle catture per le specie condivise;

38.  sottolinea l'importanza della cooperazione e la necessità di promuovere il rispetto delle norme e la creazione di condizioni di parità nel controllo della pesca con i paesi terzi e le organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) nonché di rafforzare il coordinamento orizzontale per la gestione delle aree marine e degli stock ittici al di fuori delle giurisdizioni nazionali;

39.  invita la Commissione ad assistere i paesi terzi del Mediterraneo nel pervenire ad attività di pesca sostenibili, supportando la pesca costiera e su piccola scala, condividendo le migliori prassi e tenendo aperto un canale di comunicazione, e nell'istituire il dialogo necessario tra le diverse amministrazioni nazionali coinvolte, al fine di sostenere in modo opportuno l'attuazione della strategia di medio termine della CGPM (2017-2020) e invertire la tendenza allarmante dello stato degli stock del Mediterraneo; invita la Commissione a predisporre uno scambio di informazioni efficace con i paesi terzi del Mediterraneo in merito alle attività delle flotte di altri paesi terzi che operano nel Mediterraneo;

40.  chiede l'istituzione di un piano regionale, sotto l'egida della CGPM, al fine di assicurare condizioni eque per tutte le imbarcazioni che esercitano attività di pesca nell'area del Mediterraneo e di garantire un equilibrio fra le risorse di pesca e la capacità della flotta di tutti i paesi costieri del Mediterraneo; invita inoltre a istituire un centro regionale per il sistema di controllo dei pescherecci (VMS) nonché operazioni congiunte di ispezione;

41.  raccomanda alla Commissione di sospendere le importazioni provenienti dai paesi terzi che non adottano le misure necessarie per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN imposte loro dal diritto internazionale nella loro qualità di Stati di bandiera, di approdo, costieri o di commercializzazione;

42.  invita gli Stati membri e la Commissione a sostenere e assistere il più possibile i paesi terzi e a collaborare con loro al fine di combattere più efficacemente la pesca INN in tutto il Mediterraneo;

43.  esorta gli Stati rivieraschi a collaborare al fine di istituire zone di restrizione della pesca e aree marine protette anche in acque internazionali;

44.  evidenzia la necessità di istituire norme di base in tutto il Mediterraneo per la gestione della pesca ricreativa;

Aspetti socio-economici

45.  sottolinea che 250 000 persone sono direttamente impiegate a bordo di imbarcazioni e che il numero di persone che dipendono dal settore ittico è esponenzialmente più elevato se si tiene conto delle famiglie che vivono grazie al supporto della pesca regionale e che sono impiegate nell'indotto, ad esempio nell'ambito della manutenzione delle imbarcazioni e del turismo, compreso il turismo legato alla pesca ricreativa; osserva che il 60 % delle occupazioni legate alla pesca si colloca in paesi in via di sviluppo del Mediterraneo meridionale e orientale e che ciò dimostra l'importanza della piccola pesca (artigianale e tradizionale) e della pesca ricreativa per lo sviluppo sostenibile di tali regioni e, in particolare, per le comunità costiere più vulnerabili;

46.  considera essenziale un miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori, a partire da una retribuzione dignitosa ed una concorrenza leale, e segnala la necessità di prestare particolare attenzione al tasso elevato di incidenti nel settore e al rischio elevato di malattie professionali; propone agli Stati membri l'istituzione di strumenti di sostegno al reddito, nel dovuto rispetto delle leggi e consuetudini di ciascuno Stato membro; raccomanda infine che gli Stati membri creino un fondo di compensazione del reddito stabile inteso a coprire i periodi di blocco della pesca che possono essere dovuti a fenomeni climatici avversi e paralizzanti per l'esercizio dell'attività, periodi di riposo (fermi biologici) per proteggere il ciclo di vita delle specie sfruttate, catastrofi ambientali, fenomeni prolungati di inquinamento ambientale e contaminazione da biotossine marine;

47.  osserva che il settore della pesca dell'UE sta attraversando da diversi anni un periodo di difficoltà dovuto all'aumento dei costi di produzione, al deterioramento degli stock ittici, alla diminuzione delle catture e a un calo costante dei redditi;

48.  rammenta che la situazione socioeconomica del settore si è deteriorata per diverse ragioni, tra cui la riduzione delle risorse ittiche, il deprezzamento del pesce di prima vendita (che non si riflette sul prezzo di vendita al pubblico a causa di una distribuzione non equa del valore aggiunto lungo la catena del valore del settore da parte della maggior parte degli intermediari e, in alcune regioni, del monopolio della distribuzione), nonché l'aumento del costo dei combustibili; osserva che tali difficoltà hanno contribuito all'aumento dello sforzo di pesca, fenomeno particolarmente preoccupante nel caso della pesca su piccola scala, che può mettere a rischio questo stile di vita tradizionale e la sussistenza delle comunità locali altamente dipendenti dalla pesca;

49.  sottolinea l'importanza di sviluppare iniziative che possano avere un impatto positivo sull'occupazione e che siano compatibili con la riduzione dello sforzo di pesca, quali il turismo legato alla pesca o le attività di ricerca;

50.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare l'accesso di tutti i lavoratori nel settore della pesca a condizioni di lavoro dignitose e a una protezione sociale adeguata, indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di impresa di appartenenza, dal luogo di impiego o dal relativo contratto, anche avvalendosi degli accordi di partenariato nel settore della pesca sostenibile firmati nella regione per combattere il dumping sociale e migliorare l'accesso ai mercati e ai finanziamenti, nonché la cooperazione con le amministrazioni e le istituzioni pubbliche e la diversificazione dei mezzi di sussistenza; sottolinea l'importanza di efficaci controlli e ispezioni del lavoro;

51.  sottolinea l'esigenza di migliorare le condizioni di lavoro dei pescatori, alla luce del tasso elevato di incidenti nel settore e del rischio sproporzionatamente elevato di malattie professionali, sia fisiche che mentali; sottolinea la necessità di garantire un corretto equilibrio tra attività professionale e vita privata per i pescatori; sottolinea l'importanza di fornire adeguati servizi igienici, tanto a bordo delle imbarcazioni da pesca quanto a terra, nonché alloggi dignitosi e la possibilità di svolgere attività ricreative; sottolinea la necessità di garantire condizioni sicure di operatività e navigabilità nei porti e nelle vie navigabili;

52.  sottolinea la necessità di garantire che tutto il pesce e i prodotti della pesca importati nell'UE soddisfino i requisiti conformi alle norme internazionali in materia di ambiente, lavoro e diritti umani; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la concorrenza leale e la sostenibilità nel settore della pesca per salvaguardare i posti di lavoro e la crescita; sottolinea come ciò sia essenziale non solo in termini di concorrenza all'interno dell'Unione, ma anche e in particolare per i concorrenti dei paesi terzi;

53.  ritiene che la Commissione e gli Stati membri debbano promuovere il pieno utilizzo dei finanziamenti a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) e dello strumento europeo di vicinato; è del parere che la Commissione dovrebbe fare del suo meglio per assistere gli Stati membri e gli Stati terzi affinché utilizzino tutti i fondi disponibili nel modo più efficiente possibile, con particolare riguardo a quanto segue:

  –   il miglioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza a bordo;

  –  la valorizzazione del lavoro e della formazione professionale e il sostegno alla creazione e allo sviluppo di nuove attività economiche nel settore, attraverso l'assunzione, l'istruzione e la formazione multidisciplinare dei giovani;

  –  la valorizzazione del ruolo delle donne nella pesca e nei settori produttivi direttamente associati, tenendo conto che le donne costituiscono il 12% della forza lavoro complessiva del settore;

54.  ricorda che il FEAMP deve sostenere la pesca artigianale nel rinnovo delle proprie attrezzature, in particolare al fine di soddisfare le considerevoli restrizioni relative all'obbligo di sbarco;

55.  invita la Commissione a incoraggiare la creazione e l'attività dei gruppi di azione locale per la pesca (FLAG), che promuovono un modello di pesca sostenibile;

56.  considera fondamentale promuovere, valorizzare e incentivare la cooperazione tra i pescatori, in particolare nell'ambito della pesca artigianale di una stessa area o regione, al fine di affrontare congiuntamente la pianificazione e la gestione delle attività di pesca locale nell'ottica di una regionalizzazione efficace e concreta, nel rispetto degli obiettivi della PCP; ritiene che l'enorme frammentazione e differenziazione di mestieri, obiettivi, caratteristiche tecniche e attrezzature impiegate sia una caratteristica peculiare della pesca nel Mediterraneo e che, pertanto, un approccio orizzontale e uniforme non rispetterebbe tali specificità locali;

57.  osserva che, nonostante i recenti miglioramenti, vi è ancora un numero elevato di stock sul cui stato non si dispone di una valutazione affidabile, e che il Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP) lamenta un calo effettivo delle valutazioni stesse, dalle 44 del 2012 alle sole 15 del 2014; sottolinea l'importanza di garantire una raccolta dei dati rapida e adeguata e di incoraggiare e sostenere l'aumento degli studi realizzati e delle specie coperte dai dati, potenziando così le conoscenze sugli stock e sulle conseguenze della pesca ricreativa e di fattori esterni, come l'inquinamento, al fine di pervenire a una gestione sostenibile degli stock;

58.  considera che una gestione razionale e sostenibile delle risorse non può prescindere dalla quantità e dall'utilizzo scientifico dei dati raccolti, concernenti fattori quali la capacità di pesca, le attività di pesca effettuate e la relativa situazione socio-economica, nonché le condizioni biologiche dello stock sfruttato;

59.  osserva che soltanto il 40 % dello sbarcato nell'area della CGPM viene da stock per i quali la Commissione ha ricevuto una valutazione scientifica, e che la percentuale sia abbassa ulteriormente quando si parla di stock soggetti a un piano di gestione; evidenzia la necessità di migliorare la copertura delle valutazioni scientifiche sullo status degli stock e di aumentare la percentuale dello sbarcato proveniente da forme di pesca regolamentate da piani di gestione pluriannuali;

60.  ritiene che sia importante valutare lo sforzo di pesca nell'ambito della pesca ricreativa e raccogliere i dati delle catture per bacino marittimo e nel Mediterraneo;

61.  sottolinea la necessità di approcci integrati che prendano in considerazione simultaneamente l'eterogeneità dell'ambiente marino, la complessità delle specie (sfruttate e non) nel mare, le differenti caratteristiche e i comportamenti delle attività di pesca, il fenomeno del deprezzamento del pesce di prima vendita e, in alcune regioni, del monopolio della distribuzione, nonché tutti gli altri fattori che incidono sulla salute degli stock ittici;

62.  riconosce che i dati a disposizione per misurare l'estensione e l'impatto dell'attività della piccola pesca sono limitati e possono variare da Stato a Stato; osserva che, a causa di questa mancanza di dati, la pesca artigianale tende ad essere sottovalutata;

63.  sottolinea che una migliore comprensione dell'impatto economico e sociale dei diversi tipi di pesca, soprattutto della pesca su piccola scala e ricreativa, contribuirebbe a definire le migliori misure di gestione possibili;

64.  supporta fermamente la proposta della CGPM di creare un catalogo di attività di pesca, e di includere informazioni riguardanti attrezzi e operazioni di pesca, una descrizione delle aree di pesca così come le specie bersaglio e le catture accessorie, onde fornire una descrizione completa delle attività di pesca nell'area e delle interazioni con gli altri settori come la pesca ricreativa;

65.  ritiene che dovrebbero essere applicate nuove norme alla pesca ricreativa e che dovrebbe altresì essere elaborato un catalogo delle attività di pesca ricreativa che includa informazioni riguardanti gli attrezzi e le operazioni di pesca e una descrizione delle zone di pesca così come delle specie bersaglio e delle catture accessorie;

66.  invita la Commissione a promuovere una forte cooperazione scientifica e a lavorare sul miglioramento della raccolta dei dati per gli stock più importanti, accorciando i tempi tra la raccolta e la valutazione finale, e richiedendo allo CSTEP valutazioni sui nuovi stock; si rammarica fortemente che nel Mediterraneo la maggior parte degli sbarchi sia costituita da specie poco coperte da dati ("data deficient fisheries");

67.  sottolinea la forte e cruciale necessità di condividere i dati e di combattere l'inaccessibilità e la dispersione degli stessi, grazie allo sviluppo di una banca dati comune con dati esaustivi e affidabili sulle risorse di pesca e alla creazione di una rete di esperti e di istituzioni di ricerca che coprano diversi ambiti delle conoscenze scientifiche relative alla pesca; evidenzia che detta banca dati dovrebbe essere finanziata dall'UE e includere tutti i dati della pesca e delle attività della pesca per sottozona geografica, ivi compresi i dati sulla pesca ricreativa, in modo da agevolare il controllo della qualità e la disponibilità di dati indipendenti ed esaustivi e migliorare così le valutazioni degli stock;

68.  osserva che attualmente non vi sono valutazioni adeguate dell'impatto, delle caratteristiche e della portata della pesca INN e che le stime al riguardo variano tra i paesi del bacino mediterraneo e, pertanto, tali paesi non sono rappresentati correttamente nell'ambito delle informazioni sulle condizioni attuali delle attività di pesca e sulle tendenze nel tempo; sottolinea che occorre tener conto adeguatamente di questi paesi nello sviluppo di valutazioni scientifiche ai fini della gestione della pesca;

69.  invita gli Stati membri a contrastare le frodi legate ai prodotti del mare mediante l'etichettatura e la tracciabilità dei prodotti e a intensificare i loro sforzi per combattere la pesca illegale; si rammarica della carenza di informazioni circa lo stato della maggior parte degli stock ("data-poor stocks") e del fatto che circa il 50 % delle catture non siano dichiarate ufficialmente e l'80 % degli sbarchi provengano da stock per i quali non si dispone di dati sufficienti;

70.  invita gli Stati membri a ratificare e ad applicare pienamente tutte le convenzioni pertinenti dell'OIL per i lavoratori del settore della pesca, al fine di garantire condizioni di lavoro adeguate, nonché a rafforzare le istituzioni di contrattazione collettiva al fine di consentire ai lavoratori del settore marittimo, compresi i lavoratori autonomi, di godere dei loro diritti in materia di lavoro;

71.  invita la Commissione a incoraggiare e sostenere gli investimenti a favore della diversificazione e delle innovazioni nel settore della pesca mediante lo sviluppo di attività complementari;

Consapevolezza

72.  sottolinea si possono ottenere risultati effettivi e un pieno compimento con un elevato livello di responsabilità e consapevolezza tra gli operatori del settore, che passa attraverso il potenziamento delle competenze e l'educazione di tutti i pescatori (professionali e ricreativi) e il loro coinvolgimento nel processo decisionale, con l'aggiunta di specifiche azioni per la diffusione delle buone pratiche;

73.  reputa importante sostenere l'obbligo di fornire informazioni adeguate ai consumatori, che consentano loro di conoscere con esattezza l'origine dei prodotti nonché il metodo e la data di cattura; ritiene altresì necessario analizzare e valutare se le misure previste dalla nuova OCM abbiano apportato risultati positivi quanto al miglioramento dell'informazione dei consumatori;

74.  ritiene importante, inoltre, sensibilizzare ed educare i consumatori ad un consumo di pesce responsabile, privilegiando specie locali, pescate con tecniche sostenibili, provenienti possibilmente da stock non sovrasfruttati e poco commercializzati; reputa necessario, per questo, promuovere un sistema di tracciabilità e di etichettatura efficace e affidabile, in cooperazione con le parti interessate pertinenti, volto, tra l'altro, ad informare i consumatori e a contrastare le frodi alimentari;

75.  ritiene che si debba trovare un equilibrio tra concorrenza leale, esigenze dei consumatori, sostenibilità del settore della pesca e salvaguardia dei posti di lavoro; sottolinea la necessità di un approccio globale e di una forte volontà politica da parte di tutti i paesi del Mediterraneo per affrontare le sfide e migliorare la situazione del Mar Mediterraneo;

76.  accoglie con favore la campagna MEDFISH4EVER lanciata dalla Commissione al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alla situazione nel Mediterraneo;

77.  ritiene che l'approvvigionamento di scuole, ospedali e altre strutture pubbliche debba provenire dalla pesca locale;

78.  sottolinea che, alla luce di questo nuovo scenario e di tutti questi nuovi fattori che interagiscono nel Mediterraneo, occorre procedere a una revisione del regolamento (CE) n. 1967/2006 per il Mediterraneo, onde adeguarlo alla situazione attuale;

79.  sottolinea la necessità di rivedere il regolamento (CE) n. 1967/2006 per quanto concerne, in particolare, il divieto di utilizzare determinati attrezzi tradizionali (divieto di utilizzare le reti da imbrocco nella pesca non commerciale), nonché le disposizioni concernenti le caratteristiche specifiche degli attrezzi di pesca quali l'altezza delle reti e la dimensione delle maglie, la profondità e la distanza dalla costa da rispettare per l'utilizzo degli attrezzi;

o

o  o

80.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.

(2)

GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19.

(3)

GU L 409 del 30.12.2006, pag. 11.

(4)

GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2016)0343.


MOTIVAZIONE

Il Mar Mediterraneo, con le sue 17.000 specie marine, è una delle zone al mondo con la maggiore biodiversità. Eppure, il livello complessivo delle risorse ittiche sovra-pescate è ampiamente il doppio o il triplo del livello del Massimo Rendimento sostenibile. Rischiamo di trasformare il Mar mediterraneo in un deserto.

Oltre alla pesca eccessiva, il Mar Mediterraneo è soggetto ad altre forti minacce quali l'eccesso di nutrienti e di fertilizzanti, l'inquinamento, le modifiche della costa e dell'habitat. Altri fattori di rischio sono: il traffico marittimo, l'estrazione di petrolio e di gas. Il Mediterraneo è, inoltre, molto sensibile ai cambiamenti climatici. Bisogna proteggerlo.

Ecco alcuni punti chiave del rapporto:

–  gestione pluriennale delle risorse per una maggiore sostenibilità grazie anche ad attrezzi di pesca più selettivi;

–   cooperazione con i paesi terzi che operano nel Mar Mediterraneo;

–   fermo biologico basato sulle caratteristiche biologiche delle specie;

–   chiusura di alcune aree per nursery o ripopolamento dello stock sovra pescato;

–   accesso alla risorsa preferenziale per la Pesca Artigianale;

–   maggiore controllo sulle attività di pesca illegale, accompagnate da misure speciali per chi infrange le regole e non possiede la licenza;

–   eventuale introduzione di quote su alcune specie sovra sfruttate;

–   rispetto taglia minima e definizione della taglia basato su criteri scientifici;

–   maggiore controllo della filiera fino al mercato ittico con informazioni al consumatore più esaustive;

–  maggiore coinvolgimento delle organizzazioni di pesca regionali nel processo decisionale in linea con la Regionalizzazione menzionata nella Politica di pesca comune.

In linea generale il rapporto di iniziativa mira al raggiungimento di questi obiettivi:

–   gestione pluriennale delle risorse per una maggiore sostenibilità grazie anche ad attrezzi di pesca più selettivi;

–   cooperazione con i paesi terzi che operano nel Mediterraneo;

–   fermo biologico;

–   chiusura di alcune aree per nursery o ripopolamento dello stock sovra pescato;

–   accesso alla risorsa preferenziale per la Pesca Artigianale;

–   maggiore controllo sulle attività di pesca illegale, accompagnate da misure speciali per chi infrange le regole e non possiede la licenza;

–  introduzione di quote su alcune specie sovra sfruttate;

–   rispetto della taglia minima;

–   maggiore controllo della filiera fino al mercato ittico con informazioni al consumatore più esaustive;

–   maggiore coinvolgimento della GFCM e delle organizzazioni di pesca regionali nel processo decisionale in linea con la Regionalizzazione menzionata nella politica comune della pesca (PCP).


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (9.12.2016)

destinato alla commissione per la pesca

sullo stato degli stock ittici e la situazione socio-economica del settore della pesca nel Mediterraneo

(2016/2079(INI))

Relatore per parere: João Pimenta Lopes

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per la pesca, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la costa mediterranea è ripartita tra 19 paesi con responsabilità giuridica e amministrativa in questa area geografica; che l'attività di pesca nel Mediterraneo è molto varia e comprende alcune attività di pesca di carattere industriale, ma soprattutto quelle puramente artigianali, a volte destinate semplicemente alla sussistenza familiare, con ricorso a una molteplicità di attrezzature da pesca con caratteristiche tecniche e selettività distinte, che rendono difficile l'uso di metodi di valutazione e gestione della pesca classici e tradizionali;

B.  considerando che l'enorme biodiversità marina del Mediterraneo (circa 10 000 – 12 000 specie) è gravemente minacciata da fenomeni collegati al cambiamento climatico globale, all'inquinamento marino e soprattutto allo sfruttamento eccessivo della pesca; che la maggior parte della fauna ittica del Mediterraneo presenta una riduzione drammatica (> 90 % delle fonti sovrautilizzate), con alcune risorse ittiche in stato di estinzione e a rischio di collasso;

C.  considerando che la situazione socioeconomica del settore della pesca nel Mediterraneo dipende innanzitutto da un livello sostenibile delle risorse ittiche;

1.  evidenzia che la pesca su piccola scala costituisce un fattore economico e sociale essenziale nel Mediterraneo e corrisponde all'80 % della flotta da pesca e al 60 % dei posti di lavoro del settore; sottolinea l'importanza della pesca artigianale e della pesca su piccola scala ai fini della sostenibilità degli stock ittici ripartiti tra vari paesi, della conservazione biologica ed ecologica delle specie, dell'uso sostenibile della biodiversità marina e dello sviluppo socioeconomico delle comunità dedite alla pesca, in particolare quelle rurali; sottolinea che l'identità, il patrimonio culturale, le tradizioni e i valori di molte comunità locali si basano essenzialmente su attività legate al settore della pesca;

2.  invita gli Stati membri a contrastare le frodi legate ai prodotti del mare mediante l'etichettatura e la tracciabilità dei prodotti e a intensificare i loro sforzi per combattere la pesca illegale; si rammarica della carenza di informazioni circa lo stato della maggior parte delle fonti ("data-poor stocks") e del fatto che circa il 50 % delle catture non siano dichiarate ufficialmente e l'80 % degli sbarchi provengano da stock per i quali non si dispone di dati sufficienti;

3.  rammenta che la situazione socioeconomica del settore si è deteriorata per diverse ragioni, tra cui la riduzione delle risorse ittiche, il deprezzamento del pesce di prima vendita (che non si riflette sul prezzo di vendita al pubblico a causa di una distribuzione non equa del valore aggiunto lungo la catena del valore del settore da parte della maggior parte degli intermediari e, in alcune regioni, del monopolio della distribuzione), nonché l'aumento del costo dei combustibili; osserva che tali difficoltà hanno contribuito all'aumento dello sforzo di pesca, fenomeno particolarmente preoccupante nel caso della pesca su piccola scala, che può mettere a rischio questo stile di vita tradizionale e la sussistenza delle comunità locali altamente dipendenti dalla pesca;

4.  ritiene che si debba trovare un equilibrio tra concorrenza leale, esigenze dei consumatori, sostenibilità del settore della pesca e salvaguardia dei posti di lavoro; sottolinea la necessità di un approccio globale e di una forte volontà politica da parte di tutti i paesi del Mediterraneo per affrontare le sfide e migliorare la situazione del Mar Mediterraneo;

5.  sottolinea la necessità di norme coerenti in materia di pesca sportiva, al fine di tutelare l'ecosistema marino; sottolinea che la pesca ricreativa deve rispettare gli stessi periodi di blocco della pesca applicati alle attività di pesca professionale;

6.  sottolinea che la definizione delle politiche della pesca dovrebbe coinvolgere e integrare nelle procedure decisionali i pescatori e le loro associazioni e organizzazioni di produttori, i sindacati, i gruppi di azione costiera (GAC) e le comunità locali, in linea con il principio della regionalizzazione previsto dalla PCP, comprendendo i paesi terzi delle coste orientali e settentrionali del bacino mediterraneo; sottolinea che, solo attraverso la creazione di condizioni giuste, equilibrate e paritarie tra tutti i paesi coinvolti e gli operatori di pesca nel Mediterraneo, sarà possibile ottenere risorse ittiche sane e attività di pesca sostenibili e lucrative, e in questo modo, mantenere l'attuale livello di occupazione e idealmente creare più posti di lavoro nel settore della pesca; evidenzia l'importante ruolo di parti sociali forti e indipendenti nel settore della pesca, nonché di un dialogo sociale istituzionalizzato e della partecipazione dei lavoratori alle questioni aziendali;

7.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la gestione, il coordinamento e lo sviluppo delle capacità, nonché a promuovere la disponibilità di informazioni e sostegno tecnico alle organizzazioni di pescatori e produttori nelle procedure per accedere al FEAMP (o altri fondi dell'UE), che dovrebbero dare risposta alle specifiche esigenze logistiche, finanziarie e di risorse umane del settore, mediante le seguenti misure:

  –  promuovere il rinnovo e la modernizzazione delle flotte, al fine di migliorare le condizioni di lavoro e di sicurezza, ridurre lo sforzo di pesca massimizzando nel contempo le catture in modo sostenibile mediante l'uso di attrezzature da pesca con un minore impatto e selettive nonché la riduzione delle catture accessorie e dei rigetti in mare, ottimizzare i processi della catena di approvvigionamento, migliorare l'efficienza energetica e i sistemi di tracciabilità, migliorare e garantire la presenza a bordo dei dispositivi di sicurezza attiva e passiva, ad esempio il sistema individuale di localizzazione nei giubbotti salvavita e le apparecchiature EPIRB, tra gli altri sistemi considerati adeguati dalla legislazione degli Stati membri, nonché garantire l'adeguata formazione in materia di sicurezza a bordo e uso dei rispettivi equipaggiamenti;

  –  promuovere l'assunzione, l'istruzione e la formazione multidisciplinare di giovani, valorizzando in tal modo il lavoro e la formazione professionale e sostenendo la creazione e lo sviluppo di nuove attività economiche nel settore, nonché realizzare prospettive di lavoro nella regione in settori professionali che costituiscano in futuro una fonte di reddito dignitosa, allo scopo di garantire sostenibilità e coesione territoriale; sottolinea a tale riguardo la necessità che le autorità competenti forniscano attività e informazioni adeguate sul piano della formazione per i pescatori (anche in merito all'adozione di buone pratiche e alla sensibilizzazione ambientale);

  –  incoraggiare l'associazione e l'organizzazione degli operatori del settore della pesca e in tutta la filiera del pesce, ad esempio attraverso i sindacati, le organizzazioni comunitarie, le cooperative e/o le organizzazioni dei rappresentanti dei pescatori e dei proprietari di pescherecci, così come la valutazione condivisa delle prospettive future e lo sviluppo di opzioni che garantiscano un futuro reddito dignitoso, sia nel settore della pesca che in altri;

  –  valorizzare il ruolo delle donne nella pesca e nei settori produttivi direttamente associati, onde garantire loro una maggiore visibilità, tenendo conto che le donne costituiscono il 12 % della forza lavoro del settore, nonché promuovere l'uguaglianza tra uomini e donne;

8.  sottolinea l'importanza di sviluppare iniziative che possano avere un impatto positivo sull'occupazione e che siano compatibili con la riduzione dello sforzo di pesca, quali il turismo legato alla pesca o le attività di ricerca;

9.  propone agli Stati membri l'istituzione di un salario minimo o un sostegno al reddito comparabile tale da consentire un reddito di sussistenza per i pescatori mediante la legislazione o le contrattazioni collettive, nel dovuto rispetto delle leggi e consuetudini di ciascuno Stato membro; raccomanda che gli Stati membri creino un fondo di compensazione del reddito stabile inteso a coprire i periodi di blocco della pesca che possono essere dovuti a fenomeni climatici avversi e paralizzanti per l'esercizio dell'attività, periodi di riposo (fermi biologici) per proteggere il ciclo di vita delle specie sfruttate, catastrofi ambientali, fenomeni prolungati di inquinamento ambientale e contaminazione da biotossine marine e che tali periodi siano conteggiati come tempo di lavoro effettivo nel calcolo della pensione e degli altri diritti previdenziali;

10.  sottolinea la necessità di promuovere gli accordi collettivi e incoraggia le parti sociali del settore della pesca a negoziare tali accordi in conformità del diritto e delle prassi nazionali, in quanto essi rappresentano strumenti efficaci per garantire le norme sociali e del lavoro nonché una retribuzione dignitosa a tutti i lavoratori e una concorrenza leale nel settore; sottolinea la necessità di salvaguardare e valorizzare i diritti dei lavoratori del settore della pesca, che sono particolarmente colpiti in taluni Stati membri;

11.  rinnova il suo invito agli Stati membri che ancora non l'hanno fatto a ratificare la convenzione n. 188 dell'OIL sul lavoro nel settore della pesca, finalizzata ad assicurare condizioni di lavoro dignitose per i pescatori a bordo delle navi da pesca;

12.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire condizioni di lavoro dignitose nonché una protezione sociale adeguata per tutti i lavoratori nel settore della pesca, indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di impresa di appartenenza, dal luogo di impiego o dal relativo contratto, anche nell'ambito degli accordi di partenariato nel settore della pesca sostenibile firmati nella regione, per combattere il dumping sociale e migliorare l'accesso ai mercati e ai finanziamenti, la cooperazione con le amministrazioni e le istituzioni pubbliche, nonché la diversificazione dei mezzi di sussistenza; sottolinea l'importanza di efficaci controlli e ispezioni del lavoro;

13.  sottolinea l'esigenza di migliorare le condizioni di lavoro dei pescatori, dato il tasso elevato di incidenti nel settore, e visto anche il rischio sproporzionatamente elevato di malattie professionali, sia fisiche che mentali; sottolinea la necessità di garantire un corretto equilibrio tra attività professionale e vita privata per i pescatori; sottolinea l'importanza di fornire adeguati impianti sanitari, tanto a bordo delle imbarcazioni da pesca quanto a terra, nonché alloggi dignitosi e la possibilità di svolgere attività ricreative; sottolinea la necessità di garantire condizioni sicure di operatività e navigabilità nei porti e nelle vie navigabili;

14.  riconosce il ruolo cruciale che i pescatori svolgono nel salvataggio dei rifugiati naufragati nel Mediterraneo;

15.  sottolinea la necessità di garantire che tutto il pesce e i prodotti della pesca importati nell'UE soddisfino i requisiti conformi alle norme internazionali in materia di ambiente, lavoro e diritti umani; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la concorrenza leale e la sostenibilità nel settore della pesca per salvaguardare i posti di lavoro e la crescita; sottolinea come ciò sia essenziale non solo in termini di concorrenza all'interno dell'Unione, ma anche e in particolare per i concorrenti dei paesi terzi;

16.  sottolinea che l'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'UE e il Marocco, così come qualsiasi altro accordo con il Marocco, deve rispettare i legittimi diritti del popolo sahrawi, conformemente alle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

8.12.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

43

6

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Czesław Hoc, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, João Pimenta Lopes, Georgi Pirinski, Marek Plura, Sofia Ribeiro, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Romana Tomc, Ulrike Trebesius, Marita Ulvskog, Renate Weber, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Georges Bach, Deirdre Clune, Karima Delli, Tania González Peñas, Edouard Martin, Evelyn Regner, Joachim Schuster, Monika Vana, Tom Vandenkendelaere, Flavio Zanonato, Gabriele Zimmer

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Adam Gierek, Hannu Takkula


INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

25.4.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Clara Eugenia Aguilera García, Renata Briano, Alain Cadec, Richard Corbett, Linnéa Engström, Sylvie Goddyn, Carlos Iturgaiz, Werner Kuhn, António Marinho e Pinto, Gabriel Mato, Norica Nicolai, Ulrike Rodust, Remo Sernagiotto, Ricardo Serrão Santos, Ruža Tomašić, Peter van Dalen, Jarosław Wałęsa

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jens Gieseke, Verónica Lope Fontagné

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

18

+

ALDE

António Marinho e Pinto, Norica Nicolai

ECR

Remo Sernagiotto, Ruža Tomašić, Peter van Dalen

PPE

Alain Cadec, Jens Gieseke, Carlos Iturgaiz, Werner Kuhn, Verónica Lope Fontagné, Gabriel Mato

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Renata Briano, Richard Corbett, Ulrike Rodust, Ricardo Serrão Santos

Verts/ALE

Marco Affronte, Linnéa Engström

1

-

EFDD

John Stuart Agnew

1

0

ENF

Sylvie Goddyn

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2017Avviso legale