Indice 
Testi approvati
Giovedì 1 giugno 2006 - BruxellesEdizione definitiva
Registri di imprese utilizzati a fini statistici ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013) ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Piccole e medie imprese nei paesi in via di sviluppo
 Medicinali per uso pediatrico ***II
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Parità di opportunità e di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego ***II
 Anno europeo del dialogo interculturale (2008) ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Modalità di esecuzione del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee *
 Divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini *
 Crisi umanitaria nei territori palestinesi e ruolo dell'Unione
 Accordo di partenariato transatlantico UE/USA
 Relazioni economiche UE-USA
 Allargamento dell'area dell'euro
 Stato di previsione del Parlamento europeo per il 2007
 Commercio e povertà
 Efficienza energetica (Libro verde)
 La situazione delle donne Rom nell'Unione europea
 Situazione delle donne nei conflitti armati e loro ruolo nella ricostruzione e il processo democratico nei paesi nella fase successiva al conflitto

Registri di imprese utilizzati a fini statistici ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici e abroga il regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio (COM(2005)0112 – C6-0089/2005 – 2005/0032(COD) )
P6_TA(2006)0229 A6-0177/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0112 )(1) ,

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 285, paragrafo 1 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0089/2005 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0177/2006 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° giugno 2006 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici e abroga il regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio

P6_TC1-COD(2005)0032


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 285, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(2) ,

considerando quanto segue:

(1)   Il regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio, del 22 luglio 1993(3) , istituiva un quadro comune per la creazione di registri di imprese utilizzati a fini statistici comprendente definizioni, caratteristiche, campo di applicazione e procedure di aggiornamento armonizzati. Al fine di garantire lo sviluppo in un quadro armonizzato dei registri di imprese è opportuno adottare un nuovo regolamento.

(2)   Il regolamento (CEE) n. 696/93 del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativo alle unità statistiche di osservazione e di analisi del sistema produttivo nella Comunità(4) contiene le definizioni delle unità statistiche da utilizzare. Il mercato interno necessita di una accentuata comparabilità statistica per soddisfare le esigenze comunitarie. Tale accrescimento della comparabilità richiederebbe l'adozione di definizioni e descrizioni comuni per le imprese e per le altre pertinenti unità statistiche da coprire.

(3)   Il regolamento (CE, Euratom) n. 58/97 del Consiglio, del 20 dicembre 1996, relativo alle statistiche strutturali sulle imprese(5) e il regolamento (CE) n. 1165/98 del Consiglio, del 19 maggio 1998, relativo alle statistiche congiunturali(6) istituiscono un quadro comune per la raccolta, l'elaborazione, la trasmissione e la valutazione delle statistiche comunitarie sulla struttura, l'attività, la competitività e le prestazioni delle imprese nella Comunità. I registri di imprese utilizzati a fini statistici costituiscono un elemento fondamentale di tale quadro comune, rendendo possibile l'organizzazione e il coordinamento di indagini statistiche attraverso la messa a disposizione di una base di campionamento armonizzata.

(4)   I registri di imprese costituiscono un metodo che consente di conciliare le contrapposte esigenze di ottenere maggiori informazioni sulle imprese e di alleggerire gli oneri amministrativi gravanti su di esse, in particolare attraverso l'uso delle informazioni contenute negli archivi previsti da disposizioni di legge o amministrative, specialmente nel caso delle microimprese e delle piccole e medie imprese, quali sono definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003(7) .

(5)   Il regolamento (CE) n. 322/97 del Consiglio, del 17 febbraio 1997, relativo alle statistiche comunitarie(8) ha posto le basi per istituire un programma statistico comunitario ed ha stabilito un quadro comune in materia di riservatezza dei dati statistici.

(6)   Le norme specifiche per il trattamento dei dati nel quadro del programma statistico comunitario lasciano impregiudicata la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, sulla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(9) .

(7)   I registri di imprese utilizzati a fini statistici costituiscono anche la principale fonte di informazioni sulla demografia delle imprese in quanto registrano le creazioni e le cessazioni di imprese, nonché le modifiche strutturali che intervengono nell'economia attraverso la concentrazione o le dinamiche di segno opposto, prodotte da operazioni quali fusioni, acquisizioni, dissoluzioni, scissioni e ristrutturazioni.

(8)   I registri di imprese forniscono le informazioni essenziali necessarie per rispondere a un vivo interesse politico per lo sviluppo rurale, non solo per quanto riguarda l'agricoltura, ma anche la sua crescente interazione con altre attività non coperte dalle statistiche agricole basate sui prodotti.

(9)   Le imprese pubbliche svolgono un ruolo importante nelle economie nazionali degli Stati membri. La direttiva 80/723/CEE della Commissione, del 25 giugno 1980, relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche(10) si riferisce a taluni tipi di imprese pubbliche. Occorre pertanto individuare nei registri di imprese le imprese pubbliche e le società pubbliche e ciò può avvenire tramite la classificazione per settore istituzionale.

(10)   Informazioni sulle relazioni di controllo tra unità giuridiche sono necessarie ai fini della definizione dei gruppi di imprese, della corretta descrizione delle imprese, della specificazione di unità ampie e complesse e dello studio del livello di concentrazione in taluni mercati. Le informazioni sui gruppi di imprese migliorano la qualità dei registri di imprese e possono essere utilizzate per ridurre i rischi di divulgazione di dati riservati. Spesso taluni dati finanziari sono più significativi a livello non di singola impresa bensì di gruppo o sottogruppo di imprese e possono essere disponibili soltanto a quest'ultimo livello. La registrazione dei dati di gruppi di imprese consente di procedere direttamente, se necessario, all'effettuazione di indagini sui gruppi di imprese anziché sulle unità che li costituiscono e ciò può ridurre in modo significativo il fastidio statistico. La registrazione dei gruppi di imprese rende necessaria una ulteriore armonizzazione dei registri di imprese.

(11)   La crescente globalizzazione dell'economia mette in discussione l'attuale organizzazione della produzione di numerose statistiche. I registri di imprese, inventariando i dati dei gruppi di imprese multinazionali, si rivelano uno strumento essenziale per il miglioramento di molte statistiche connesse alla globalizzazione: scambi internazionali di beni e servizi, bilancia dei pagamenti, investimenti diretti esteri, consociate estere, ricerca, sviluppo e innovazione e mercato internazionale del lavoro. La maggior parte di tali statistiche abbraccia l'intera economia e richiede la copertura da parte dei registri di imprese di tutti i settori economici.

(12)   A norma dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (Euratom, CEE) n. 1588/90 del Consiglio, dell"11 giugno 1990, relativo alla trasmissione all'Istituto statistico delle Comunità europee di dati statistici protetti dal segreto(11) , le norme nazionali relative al segreto statistico non possono essere invocate contro la trasmissione all'autorità comunitaria (Eurostat) di dati statistici riservati allorquando un atto di diritto comunitario preveda la trasmissione di tali dati.

(13)   Al fine di garantire il rispetto degli obblighi di cui al presente regolamento le istituzioni degli Stati membri preposte alla rilevazione dei dati all'interno degli Stati membri possono avere necessità di accedere a fonti di dati amministrativi, quali i registri detenuti dalle autorità fiscali e di sicurezza sociale, dalle banche centrali da altre istituzioni pubbliche e da altre basi di dati contenenti informazioni su posizioni e operazioni transnazionali, allorché tali dati siano necessari per l'elaborazione di statistiche comunitarie.

(14)   Il regolamento (CE) n. 184/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 gennaio 2005, relativo alle statistiche comunitarie inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all'estero(12) ha stabilito un quadro comune per l'elaborazione, la trasmissione e la valutazione delle statistiche comunitarie.

(15)   Le disposizioni necessarie per l'attuazione del presente regolamento sono adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(13) .

(16)   È pertanto opportuno abrogare il regolamento (CEE) n. 2186/93.

(17)   Il comitato del programma statistico istituito dalla decisione 89/382/CEE, Euratom del Consiglio(14) è stato consultato,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Scopo

Il presente regolamento istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici nella Comunità.

Gli Stati membri realizzano uno o più registri armonizzati a fini statistici quale strumento per la preparazione e il coordinamento di indagini, nonché quale fonte di informazioni per analisi statistiche della popolazione delle imprese e della sua demografia, per l'utilizzo dei dati amministrativi e per l'individuazione e la costruzione di unità statistiche.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

   a) "unità giuridica", "impresa", "unità locale" e "gruppo di imprese": le unità giuridiche, l'impresa, l'unità locale e il gruppo di imprese quali sono definiti nell'allegato del regolamento (CEE) n. 696/93;
   b) "autorità nazionali": le autorità nazionali quali sono definite all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 322/97;
   c) " fini statistici": i fini statistici quali sono descritti all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 1588/90;
   d) "gruppo di imprese multinazionale": il gruppo di imprese che ha almeno due imprese o unità giuridiche localizzate in paesi diversi;
   e) "gruppo troncato": le imprese e le unità giuridiche di un gruppo di imprese multinazionale, che risiedono nello stesso paese. Può comprendere soltanto un'unità nel caso in cui le altre unità siano non residenti. Un'impresa può costituire il gruppo troncato o una parte di esso.

Articolo 3

Campo di applicazione

1.  Conformemente alle definizioni di cui all'articolo 2 e fatte salve le restrizioni di cui al presente articolo, sono repertoriate nei registri:

   a) tutte le imprese esercitanti attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo (PIL) e le loro unità locali,
   b) le unità giuridiche che costituiscono tali imprese,
   c) i gruppi troncati e i gruppi di imprese multinazionali,
   d) i gruppi composti da imprese tutte residenti.

2.   L'obbligo di cui al paragrafo 1 non si applica tuttavia alle famiglie nella misura in cui i beni e i servizi da esse prodotti sono destinati all'autoconsumo o implicano la locazione di beni propri.

3.   Le unità locali senza personalità giuridica distinta (filiali) che dipendono da imprese estere e che sono classificate come quasi-società conformemente al sistema europeo dei conti del 1995 istituito dal regolamento (CE) n. 2223/96 del Consiglio, del 25 giugno 1996, relativo al sistema europeo dei conti nazionali e regionali nella Comunità(15) e al sistema dei conti nazionali del 1993 delle Nazioni Unite sono considerate come imprese nei registri di imprese.

4.   I gruppi di imprese possono essere individuati analizzando le relazioni di controllo tra le loro unità giuridiche. Per la definizione dei gruppi di imprese si utilizza la definizione di controllo di cui al punto 2.26 dell'allegato A del regolamento (CE) n. 2223/96.

5.   Il presente regolamento si applica esclusivamente alle unità esercitanti interamente o parzialmente un'attività economica. Costituisce un'attività economica qualsiasi attività consistente nell'offerta di beni e servizi su un determinato mercato. I servizi non destinabili alla vendita che contribuiscono al PIL nonché la detenzione diretta e indiretta di unità giuridiche attive sono considerate attività economica ai fini della compilazione dei registri di imprese. Le unità giuridiche economicamente inattive fanno parte di un'impresa soltanto in combinazione con unità giuridiche economicamente attive.

6.   La misura in cui si debbano includere nei registri le imprese con meno di mezza persona occupata e i gruppi costituiti da imprese tutte residenti senza importanza statistica per gli Stati membri, nonché la definizione di unità coerenti con quelle utilizzate per le statistiche agricole sono decise secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 4

Fonti dei dati

1.   Nel rispetto delle condizioni in merito alla qualità di cui all'articolo 6, gli Stati membri possono raccogliere le informazioni necessarie a norma del presente regolamento utilizzando tutte le fonti da essi giudicate pertinenti. Le autorità nazionali sono autorizzate, nell'ambito della rispettiva sfera di competenza, a raccogliere a fini statistici le informazioni di cui al presente regolamento contenute negli archivi previsti da disposizioni di legge o amministrative.

2.   Nel caso in cui i dati richiesti non possano essere rilevati a un costo ragionevole le autorità nazionali possono utilizzare procedure di stima statistica nel rispetto dei livelli di accuratezza e di qualità.

Articolo 5

Caratteristiche dei registri

Le unità elencate nei registri sono contraddistinte da un numero identificativo e dalle informazioni descrittive specificate in allegato.

Per l'aggiornamento dell'elenco delle caratteristiche e la definizione delle caratteristiche e delle norme in materia di continuità si applica la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 6

Norme e relazioni sulla qualità

1.   Gli Stati membri adottano tutte le disposizioni necessarie a garantire la qualità dei registri di imprese.

2.   Gli Stati membri trasmettono alla Commissione (Eurostat), su sua richiesta, una relazione sulla qualità dei registri di imprese (in appresso denominata "relazione sulla qualità").

3.   Le norme comuni in materia di qualità nonché il contenuto e la periodicità delle relazioni sulla qualità sono specificati secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2, tenuto conto delle implicazioni in merito al costo di rilevazione dei dati.

4.   Gli Stati membri informano la Commissione (Eurostat) in merito alle principali modifiche metodologiche o di altro genere suscettibili di influenzare la qualità dei registri di imprese non appena queste sono note ed entro sei mesi dall'entrata in vigore di siffatte modifiche.

5.   La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione del presente regolamento nella quale esamina in particolare i costi del sistema statistico, gli oneri per le imprese e i benefici.

Articolo 7

Manuale di raccomandazioni

La Commissione pubblica un manuale contenente raccomandazioni in merito ai registri di imprese. Il manuale è aggiornato in stretta collaborazione con gli Stati membri.

Articolo 8

Riferimento temporale e periodicità

1.   Le iscrizioni nei registri e le cancellazioni dai registri sono aggiornate almeno una volta l'anno.

2.   La frequenza dell'aggiornamento dipende dal tipo di unità, dalla variabile considerata, dalle dimensioni dell'unità e dalla fonte generalmente utilizzata per l'aggiornamento.

3.   Le norme che disciplinano l'aggiornamento sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

4.   Gli Stati membri realizzano ogni anno una copia che rispecchia lo stato dei registri alla fine dell'anno e conservano tale copia per almeno trent'anni a fini di analisi.

Articolo 9

Trasmissione di relazioni

1.   Gli Stati membri effettuano analisi statistiche dei registri e trasmettono le informazioni alla Commissione (Eurostat) utilizzando un formato e seguendo una procedura definiti dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

2.   Gli Stati membri trasmettono alla Commissione (Eurostat), su sua richiesta, qualsiasi pertinente informazione in merito all'attuazione del presente regolamento negli Stati membri.

Articolo 10

Scambi di dati riservati tra gli Stati membri

Lo scambio di dati riservati può avere luogo, esclusivamente a fini statistici, tra le autorità nazionali competenti di diversi Stati membri, a norma della legislazione nazionale, quando sia necessario per garantire la qualità delle informazioni sui gruppi di imprese multinazionali nell'Unione europea. Le banche centrali nazionali possono partecipare a tale scambio a norma della legislazione nazionale.

Articolo 11

Scambio di dati riservati tra la Commissione (Eurostat) e gli Stati membri

1.   Le autorità nazionali trasmettono alla Commissione (Eurostat) i dati sui gruppi di imprese multinazionali e sulle unità di cui essi sono costituiti, come definito nell'allegato, onde fornire, esclusivamente a fini statistici, informazioni sui gruppi multinazionali nell'Unione europea.

2.   Per assicurare la coerenza dei dati la Commissione (Eurostat) trasmette alle autorità nazionali competenti di ciascuno Stato membro, esclusivamente a fini statistici, i dati su un gruppo di imprese multinazionale, comprese le unità che lo costituiscono, nel caso in cui almeno una unità giuridica di tale gruppo sia localizzata sul territorio di tale Stato membro.

3.   Per assicurare che i dati trasmessi a norma del presente articolo siano utilizzati esclusivamente a fini statistici, la finalità, il contenuto, il formato, le misure di sicurezza e di riservatezza e le procedure di trasmissione dei dati su singole unità alla Commissione (Eurostat) e alla trasmissione dei dati sui gruppi di imprese multinazionali alle autorità nazionali competenti sono decisi secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 12

Scambio di dati riservati tra la Commissione (Eurostat) e le banche centrali

1.   Ai fini del presente regolamento lo scambio di dati riservati può avere luogo, esclusivamente a fini statistici, tra la Commissione (Eurostat) e le banche centrali nazionali, nonché tra la Commissione (Eurostat) e la Banca centrale europea, qualora lo scambio sia necessario per garantire la qualità delle informazioni sui gruppi di imprese multinazionali nell'Unione europea e sia esplicitamente autorizzato dall'autorità nazionale competente.

2.   Per assicurare che i dati trasmessi a norma del presente articolo siano utilizzati esclusivamente a fini statistici, la finalità, il contenuto, il formato, le misure di sicurezza e di riservatezza e le procedure in relazione alla trasmissione dei dati sui gruppi di imprese multinazionali alle banche centrali nazionali e alla Banca centrale europea sono decisi secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 13

Riservatezza e accesso ai dati identificabili

1.   Quando la Commissione (Eurostat), le autorità nazionali, le banche centrali nazionali e la Banca centrale europea ricevoni i dati riservati a norma degli articoli 10, 11 e 12, trattano tali informazioni in maniera riservata conformemente al regolamento (CE) n. 322/97.

2.   Ai fini del presente regolamento, e fatto salvo l'articolo 14 del regolamento (CE) n. 322/97, la trasmissione di dati riservati tra le autorità nazionali e la Commissione (Eurostat) può aver luogo nella misura in cui tale trasmissione sia necessaria alla produzione di statistiche comunitarie specifiche. Altre eventuali trasmissioni devono essere autorizzate esplicitamente dall'autorità nazionale che ha raccolto i dati.

Articolo 14

Periodo di transizione e deroghe

Nel caso in cui i registri di imprese richiedano notevoli adeguamenti, la Commissione può concedere deroghe su richiesta di uno Stato membro per un periodo di transizione che termina il 31 dicembre 2008.

Per l'agricoltura, la silvicoltura, la pesca, l'amministrazione pubblica, la difesa e la previdenza sociale nonché per le caratteristiche supplementari relative ai gruppi di imprese, la Commissione può concedere, su richiesta di uno Stato membro, una deroga per un periodo di transizione massimo di cinque anni.

Articolo 15

Misure di esecuzione

Le misure di esecuzione del presente regolamento sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 16, paragrafo 2. Tali misure riguardano:

   a) la copertura delle imprese più piccole e dei gruppi composti da imprese tutte residenti come stabilito all'articolo 3, paragrafo 6;
   b) la trasmissione di relazioni sulla qualità e di informazioni derivanti da analisi statistiche dei registri come stabilito agli articoli 6 e 9;
   c) le norme in merito all'aggiornamento dei registri come stabilito all'articolo 8, paragrafo 3;
   d) la trasmissione di dati su singole unità per i gruppi di imprese multinazionali tra la Commissione (Eurostat) e gli Stati membri come stabilito all'articolo 11;
   e) la trasmissione di dati su gruppi di imprese multinazionali tra la Commissione (Eurostat) e gli Stati membri come stabilito all'articolo 12;
   f) l'aggiornamento dell'elenco delle caratteristiche dei registri di cui all'allegato, delle loro definizioni e delle pertinenti norme in materia di continuità, come stabilito all'articolo 5, tenendo conto del principio che i benefici dell'aggiornamento devono essere superiori ai suoi costi e del principio che le spese supplementari che ne derivano per gli Stati membri o per le imprese permangano ragionevoli.

Articolo 16

Comitato

1.   La Commissione è assistita dal comitato del programma statistico.

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

3.   Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

Articolo 17

Abrogazione

Il regolamento (CEE) n. 2186/93 è abrogato.

I riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al presente regolamento.

Articolo 18

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1° gennaio 2007.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

I registri di imprese contengono le seguenti informazioni per unità. Le informazioni non devono essere archiviate separatamente per ciascuna unità se possono essere ottenute da un'altra o da altre unità.

Le voci non annotate sono obbligatorie, le voci annotate con "Condizionale" sono obbligatorie se disponibili nello Stato membro, mentre le voci annotate con "Facoltativo" sono raccomandate.

1. UNITÀ GIURIDICA

CARATTERISTICHE IDENTIFICATIVE

1.1

Numero identificativo

1.2a

Nome

1.2b

Indirizzo (compreso il codice postale) più dettagliato possibile

1.2c

Facoltativo

Numeri di telefono e di fax, indirizzo di posta elettronica e informazioni atte a consentire la rilevazione elettronica dei dati

1.3

Numero di partita IVA o, in mancanza, altro numero identificativo amministrativo

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE

1.4

Data di registrazione per le persone giuridiche o data di riconoscimento ufficiale della qualità di operatore economico per le persone fisiche

1.5

Data in cui l'unità giuridica ha cessato di far parte di un'impresa (come individuato al punto 3.3)

CARATTERISTICHE ECONOMICHE / DI STRATIFICAZIONE

1.6

Forma giuridica

RELAZIONI CON ALTRI REGISTRI

Riferimento a correlati registri in cui è registrata l'unità giuridica e che contengono informazioni utilizzabili a fini statistici

1.7a

Riferimento al registro di operatori intracomunitari istituito conformemente al regolamento (CE) n. 638/2004(16) . Riferimento ad archivi doganali o al registro di operatori extracomunitari

1.7b

Facoltativo

Riferimento ai dati di bilancio (per le unità tenute alla pubblicazione dei conti);

riferimento al registro della bilancia dei pagamenti o al registro degli investimenti diretti esteri;

riferimento al registro delle imprese agricole

Caratteristiche supplementari per le unità giuridiche facenti parte di imprese che appartengono a un gruppo di imprese

RELAZIONE CON IL GRUPPO DI IMPRESE

1.8

Numero identificativo del gruppo di imprese tutte residenti / troncato (4.1) cui appartiene l'unità

1.9

Data di associazione al gruppo di imprese tutte residenti / troncato

1.10

Data di separazione dal gruppo di imprese tutte residenti / troncato

CONTROLLO DELLE UNITÀ

Le relazioni di controllo residenti possono essere registrate con il metodo discendente (1.11a) o ascendente (1.11b). Solo il primo livello di controllo, diretto o indiretto, è registrato per ciascuna unità (l'intera catena di controllo può essere ottenuta dalla loro combinazione).

1.11a

Numero identificativo della o delle unità giuridiche residenti controllate dalla unità giuridica

1.11b

Numero identificativo dell'unità giuridica residente controllante l'unità giuridica

1.12a

Paese o paesi di registrazione e numero identificativo o nome e indirizzo della o delle unità giuridiche non residenti controllate dalla unità giuridica

1.12b

Condizionale

Numero di partita IVA della o delle unità giuridiche non residenti controllate dalla unità giuridica

1.13a

Paese di registrazione e numero identificativo o nome, indirizzo dell'unità giuridica non residente controllante l'unità giuridica

1.13b

Condizionale

Numero di partita IVA dell'unità giuridica non residente controllante l'unità giuridica

PROPRIETÀ DELLE UNITÀ

Condizionale

La proprietà residente può essere registrata con il metodo discendente (1.14a) o ascendente (1.14b).

La registrazione delle informazioni e la soglia utilizzata per la partecipazione azionaria sono subordinate alla disponibilità di tali dati nelle fonti amministrative. La soglia raccomandata è pari o superiore al 10% di proprietà diretta.

1.14a

Condizionale

(a) Numero identificativo e

(b) quota di partecipazione (%) nella o nelle unità giuridiche residenti di proprietà dell'unità giuridica

1.14b

Condizionale

(a) Numero identificativo e

(b) quota di partecipazione (%) della o delle unità giuridiche residenti proprietarie dell'unità giuridica

1.15

Condizionale

(a) Paese o paesi di registrazione,

(b) numero identificativo o nome, indirizzo e numero di partita IVA e

(c) quota di partecipazione (%) nella o nelle unità giuridiche non residenti di proprietà dell'unità giuridica

1.16

Condizionale

(a) Paese o paesi di registrazione,

(b) numero identificativo o nome, indirizzo e numero di partita IVA e

(c) quota di partecipazione (%)

della o delle unità giuridiche non residenti proprietarie dell'unità giuridica

2. UNITÀ LOCALE

CARATTERISTICHE IDENTIFICATIVE

2.1

Numero identificativo

2.2a

Nome

2.2b

Indirizzo (compreso il codice postale) più dettagliato possibile

2.2c

Facoltativo

Numeri di telefono e di fax, indirizzo di posta elettronica e informazioni atte a consentire la rilevazione elettronica dei dati

2.3

Numero identificativo dell'impresa (3.1) cui appartiene l'unità locale

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE

2.4

Data di inizio delle attività

2.5

Data di cessazione definitiva delle attività

CARATTERISTICHE ECONOMICHE / DI STRATIFICAZIONE

2.6

Codice dell'attività principale a 4 cifre della NACE

2.7

Condizionale

Eventuali attività secondarie a 4 cifre della NACE; questo punto riguarda soltanto le unità locali oggetto di indagini

2.8

Facoltativo

L'attività esercitata nell'unità locale costituisce un'attività ausiliaria dell'impresa cui tale unità appartiene (Sì/No)

2.9

Numero di persone occupate

2.10a

Numero di dipendenti

2.10b

Facoltativo

Numero di dipendenti in equivalenti a tempo pieno

2.11

Codice di ubicazione geografica

RELAZIONI CON ALTRI REGISTRI

2.12

Condizionale

Riferimento a correlati registri in cui figura l'unità locale e che contengono informazioni utilizzabili a fini statistici (nel caso in cui tali registri esistano)

3. IMPRESA

CARATTERISTICHE IDENTIFICATIVE

3.1

Numero identificativo

3.2a

Nome

3.2b

Facoltativo

Indirizzo postale, di posta elettronica e Internet

3.3

Numero identificativo della o delle unità giuridiche che costituiscono l'impresa

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE

3.4

Data di inizio delle attività

3.5

Data di cessazione definitiva delle attività

CARATTERISTICHE ECONOMICHE / DI STRATIFICAZIONE

3.6

Codice dell'attività principale a 4 cifre della NACE

3.7

Condizionale

Eventuali attività secondarie a 4 cifre della NACE; questo punto riguarda soltanto le imprese oggetto di indagini

3.8

Numero di persone occupate

3.9a

Numero di dipendenti

3.9b

Facoltativo

Numero di dipendenti in equivalenti a tempo pieno come previsto per il punto 3.10b

3.10a

Fatturato, eccetto quanto previsto al punto 3.10b

3.10b

Facoltativo

Fatturato per agricoltura, caccia e foreste, pesca, pubblica amministrazione e difesa; obbligatorio per previdenza sociale, unità domestiche private con personale impiegato e organizzazioni extraterritoriali

3.11

Settore e sottosettore istituzionale conformemente al Sistema europeo dei conti

Caratteristiche supplementari per le imprese appartenenti a un gruppo di imprese

RELAZIONE CON IL GRUPPO DI IMPRESE

3.12

Numero identificativo del gruppo di imprese tutte residenti / troncato (4.1) cui appartiene l'impresa

4. GRUPPO DI IMPRESE

CARATTERISTICHE IDENTIFICATIVE

4.1

Numero identificativo del gruppo di imprese tutte residenti / troncato

4.2a

Nome del gruppo di imprese tutte residenti / troncato

4.2b

Facoltativo

Indirizzo postale, di posta elettronica e Internet della sede del gruppo di imprese residenti / troncato

4.3

Parzialmente condizionale

Numero identificativo dell'unità a capo del gruppo di imprese residenti / troncato (corrisponde al numero identificativo dell'unità giuridica che costituisce l'unità capogruppo residente)

Condizionale

Se l'unità controllante è una persona fisica che non è un operatore economico la registrazione è subordinata alla disponibilità di tali informazioni nelle fonti amministrative

4.4

Tipologia di gruppi di imprese:

1. gruppo composto da imprese tutte residenti;

2. gruppo troncato a controllo nazionale;

3. gruppo troncato a controllo estero.

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE

4.5

Data di creazione del gruppo di imprese tutte residenti / troncato

4.6

Data di cessazione del gruppo di imprese tutte residenti / troncato

CARATTERISTICHE ECONOMICHE / DI STRATIFICAZIONE

4.7

Codice dell'attività principale (a 2 cifre della NACE) del gruppo di imprese residenti / troncato

4.8

Facoltativo

Attività secondarie (a 2 cifre della NACE) del gruppo di imprese tutte residenti / troncato

4.9

Numero di persone occupate nel gruppo di imprese tutte residenti / troncato

4.10

Facoltativo

Fatturato consolidato

Caratteristiche supplementari per i gruppi di imprese multinazionali (tipologie 2 e 3 al punto 4.4)

La registrazione delle variabili 4.11 e 4.12a è facoltativa fintanto che non è stata effettuata la trasmissione delle informazioni sui gruppi multinazionali, come specificato all'articolo 11.

CARATTERISTICHE IDENTIFICATIVE

4.11

Numero identificativo del gruppo globale

4.12a

Nome del gruppo globale

4.12b

Facoltativo

Paese di registrazione, indirizzo postale, di posta elettronica e Internet della sede globale

4.13a

Numero identificativo dell'unità a capo del gruppo globale (corrisponde al numero identificativo dell'unità giuridica che costituisce l'unità capogruppo)

Se l'unità a capo del gruppo globale non è residente, il suo paese di registrazione.

4.13b

Facoltativo

Se l'unità a capo del gruppo globale non è residente, il suo numero identificativo o il nome e l'indirizzo

CARATTERISTICHE ECONOMICHE / DI STRATIFICAZIONE

4.14

Facoltativo

Numero di persone globalmente occupate

4.15

Facoltativo

Fatturato globale consolidato

4.16

Facoltativo

Paese del centro decisionale globale

4.17

Facoltativo

Paesi in cui sono localizzate le imprese o le unità locali

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(2) Posizione del Parlamento europeo del 1° giugno 2006.
(3) GU L 196 del 5.8.1993, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).
(4) GU L 76 del 30.3.1993, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(5) GU L 14 del 17.1.1997, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(6) GU L 162 del 5.6.1998, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1158/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 191 del 22.7.2005, pag. 1).
(7) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36.
(8) GU L 52 del 22.2.1997, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(9) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31. Direttiva modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(10) GU L 195 del 29.7.1980, pag. 35. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2005/81/CE (GU L 312 del 29.11.2005, pag. 47).
(11) GU L 151 del 15.6.1990, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(12) GU L 35 dell"8.2.2005, pag. 23. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 602/2006 della Commissione (GU L 106 del 19.4.2006, pag. 10).
(13) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata da ultimo dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(14) GU L 181 del 28.6.1989, pag. 47.
(15) GU L 310 del 30.11.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1267/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 180 del 18.7.2003, pag. 1).
(16) Regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri (GU L 102 del 7.4.2004, pag. 1).


Programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013) (COM(2005)0121 – C6-0098/2005 – 2005/0050(COD) )
P6_TA(2006)0230 A6-0180/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0121 )(1) ,

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, l'articolo 156 e l'articolo 157, paragrafo 3, e l'articolo175, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0098/2005 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i bilanci (A6-0180/2006 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° giugno 2006 in vista dell'adozione della decisione n. .../2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013)

P6_TC1(COD)2005)0050


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 156, l'articolo 157, paragrafo 3 e l'articolo 175, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2) ,

visto il parere del Comitato delle regioni(3) ,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4) ,

considerando quanto segue:

(1)   Il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha fissato l'obiettivo di fare dell'Unione europea l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Esso ha sottolineato l'importanza di creare un clima favorevole alle piccole e medie imprese (PMI) e ha riconosciuto l'importanza di diffondere le migliori pratiche e garantire una maggiore convergenza tra gli Stati membri. Il Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001 ha definito la strategia dell'Unione per lo sviluppo sostenibile, al fine di garantire che la crescita economica, l'integrazione sociale e la tutela dell'ambiente procedano di pari passo. Le modalità produttive delle imprese rivestono un ruolo importante per lo sviluppo sostenibile.

(2)   Per contribuire ad accrescere la competitività e la capacità innovativa della Comunità, il progresso della società della conoscenza e uno sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata, occorre varare un Programma quadro per la competitività e l'innovazione (qui di seguito denominato "il programma quadro").

(3)   Ciò è in linea con la comunicazione della Commissione, del 2 febbraio 2005, al Consiglio europeo di primavera "Lavorare insieme per la crescita e l'occupazione - Il rilancio della strategia di Lisbona", in cui si auspicano azioni per ottenere crescita e competitività e rendere l'Europa un luogo più attraente per chi investe e lavora, e si ricorda che occorre stimolare l'iniziativa imprenditoriale, attrarre capitale di rischio sufficiente per dare vita a nuove imprese e sostenere una forte base industriale europea, promuovendo l'innovazione e in particolare l'eco-innovazione, l'assorbimento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e l'uso sostenibile delle risorse. Mentre la competitività è in larga misura promossa da aziende molto dinamiche che operano in mercati aperti e concorrenziali e sono sostenute da un contesto adatto, in particolare da un quadro normativo che stimola l'innovazione, il finanziamento comunitario ha un ruolo di sostegno e di finanziamento complementare, per risolvere le carenze del mercato.

(4)   La Carta europea per le piccole imprese (di seguito denominata "la Carta"), approvata dal Consiglio europeo di Santa Maria de Feira del 19 e 20 giugno 2000, descrive le piccole imprese come la spina dorsale dell'economia europea. Il carattere, i requisiti e le aspettative specifici delle piccole imprese e delle imprese artigianali dovrebbero essere tenuti presenti in modo più efficace nelle politiche nazionali ed europee. Le misure comunitarie per promuovere le PMI, quali la comunicazione della Commissione del 10 novembre 2005 dal titolo "Attuare il programma comunitario di Lisbona - Una politica moderna a favore delle PMI per la crescita e l'occupazione" dovrebbero tener conto degli obiettivi fissati nella Carta, e il programma quadro dovrebbe essere utilizzato come mezzo per progredire verso gli obiettivi fissati in quest'ultimo.

(5)   Il programma quadro dovrebbe trattare particolarmente delle PMI, come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese(5) . Il programma dovrebbe prestare particolare attenzione alle caratteristiche e ai requisiti specifici delle "gazzelle" nonché delle microimprese e delle imprese artigianali nonchè di specifici gruppi destinatari, tra cui le donne imprenditrici.

(6)   Il programma quadro dovrebbe riunire le misure comunitarie specifiche in materie di imprenditorialità, PMI, competitività industriale, innovazione, TIC, tecnologie ambientali ed energia intelligente che, finora, sono state disciplinate dalla decisione 96/413/CE del Consiglio, del 25 giugno 1996, relativa all'attuazione di un programma di azioni comunitarie a favore della competitività dell'industria europea(6) , dalla decisione n. 1336/97/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 1997, in merito a una serie di orientamenti sulle reti di telecomunicazione transeuropee(7) , dal regolamento (CE) n. 1655/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, riguardante lo strumento finanziario per l'ambiente (LIFE)(8) , dalla decisione 2000/819/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa ad un programma pluriennale a favore dell'impresa e dell'imprenditorialità, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI) (2001-2005)(9) , dalla decisione 2001/48/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2000, che adotta un programma comunitario pluriennale inteso a incentivare lo sviluppo e l'utilizzo dei contenuti digitali europei nelle reti globali e a promuovere la diversità linguistica nella società dell'informazione(10) , dalla decisione n. 1230/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, che adotta un programma pluriennale di azioni nel settore dell'energia: "Energia intelligente – Europa" (2003-2006)(11) per sostenere lo sviluppo sostenibile nel settore dell'energia e dalla decisione n. 2256/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, recante adozione di un programma pluriennale (2003-2005) per il monitoraggio del piano d'azione eEurope 2005, la diffusione delle buone prassi e il miglioramento della sicurezza delle reti e dell'informazione (MODINIS)(12) .

(7)   Il programma quadro dovrebbe stabilire una serie di obiettivi comuni, la dotazione finanziaria complessiva per il perseguimento di tali obiettivi, diversi tipi di misure di attuazione e i meccanismi per il monitoraggio e la valutazione, nonché per la protezione degli interessi finanziari della Comunità.

(8)   In linea con la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2003 dal titolo "Politica dell'innovazione: aggiornare l'approccio dell'Unione nel contesto della strategia di Lisbona" e facendo riferimento al manuale di Oslo dell'OCSE, si intende che l'innovazione comprenda il rinnovo e l'ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi, nonché dei mercati ad essi associati; l'attuazione di nuovi metodi di progettazione, produzione, approvvigionamento e distribuzione; l'introduzione di mutamenti nella gestione, nell'organizzazione e nelle condizioni di lavoro, nonché nelle competenze dei lavoratori e comprenda l'innovazione tecnologica, non tecnologica e organizzativa.

(9)   Il programma quadro dovrebbe escludere le attività di ricerca e sviluppo tecnologico effettuate in conformità dell'articolo 166 del trattato. Dovrebbe essere complementare al settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) stabilito dalla decisione n. .../2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del ...(13) (di seguito denominato "il settimo programma quadro RST"), trattando dell'innovazione, sia non tecnologica che tecnologica, che ha superato la fase finale della dimostrazione ed è pronta per la prima applicazione commerciale (sperimentazione delle innovazioni per l'applicazione sui mercati). Occorre garantire che non vi siano gap finanziari fra ricerca, sviluppo e applicazione (attività di trasferimento tecnologico inclusa la fase di pre-avviamento). Pertanto il finanziamento del trasferimento dei risultati della ricerca alla commercializzazione è un compito da svolgere in stretto coordinamento con il settimo programma quadro RST e con altri pertinenti programmi di ricerca.

(10)   Il programma quadro dovrebbe coprire altresì la prima applicazione commerciale di tecnologie esistenti che devono essere utilizzate in modo nuovo e innovativo. In alcune circostanze i progetti pilota per la dimostrazione tecnologica dovrebbero essere coperti da entrambi i programmi, vale a dire il programma quadro e il settimo programma quadro RST. Ciò dovrebbe accadere soltanto quando alcune soluzioni tecnologiche (per esempio gli standard tecnici nel settore delle TIC) devono essere convalidate durante la fase di prima applicazione commerciale di una tecnologia già dimostrata in altro modo.

(11)   Il programma quadro dovrebbe essere complementare ai fondi strutturali e ad altri pertinenti programmi comunitari, pur riconoscendo che ciascuno strumento dovrebbe operare secondo le proprie specifiche procedure. Pertanto gli stessi costi ammissibili non dovrebbero essere finanziati due volte.

(12)   Gli obiettivi comuni del programma quadro dovrebbero essere perseguiti mediante programmi specifici denominati "programma per l'innovazione e l'imprenditorialità", "programma di sostegno alla politica in materia di TIC" e "programma Energia intelligente – Europa".

(13)   In tutti i programmi e le attività contemplati dal programma quadro bisognerebbe tener conto dei principi di trasparenza e di pari opportunità di genere.

(14)   La presente decisione istituisce, per tutta la durata del programma quadro, una dotazione finanziaria che costituisce per l'autorità di bilancio il riferimento privilegiato nel corso della procedura di bilancio annuale, a norma del punto 37 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(14) .

(15)   Occorrerebbe riservare un bilancio specifico e indicativo per ciascun programma specifico.

(16)   Per garantire che il finanziamento si limiti ad affrontare le inefficienze del mercato, e al fine di evitare distorsioni dello stesso, i finanziamenti del programma quadro dovrebbero essere conformi alle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato e agli strumenti di accompagnamento, nonché alla definizione comunitaria di PMI attualmente vigente.

(17)   L'accordo sullo Spazio economico europeo (di seguito denominato "accordo SEE") e i protocolli degli accordi di associazione prevedono la partecipazione dei paesi interessati ai programmi comunitari. La partecipazione di paesi terzi dovrebbe essere resa possibile quando consentito da accordi e procedure.

(18)   Il programma quadro e i programmi specifici dovrebbero essere monitorati e valutati regolarmente per consentirne eventuali modifiche. Ove possibile le relazioni di valutazione dovrebbero esaminare l'integrazione di genere nelle attività dei programmi.

(19)   Occorre inoltre adottare misure appropriate per evitare irregolarità e frodi e compiere i passi necessari per recuperare i fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati secondo il regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95, del Consiglio del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità(15) , il regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio dell"11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità(16) e il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF)(17) .

(20)   La crescita e la competitività delle imprese nei settori dell'industria e dei servizi dipende dalla loro capacità di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti, di sfruttare il proprio potenziale innovativo e di sviluppare prodotti di alta qualità. Si tratta di una scommessa importante per le imprese di tutti i tipi, ma in particolare per quelle più piccole. È pertanto opportuno istituire il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità.

(21)   La Comunità può essere il catalizzatore e coordinatore degli sforzi degli Stati membri. Essa può contribuire alle loro attività e integrarle, in particolare promuovendo lo scambio di esperienze e prassi nazionali e regionali, individuando e divulgando le migliori pratiche e le idee innovatrici e contribuendo a rendere disponibile l'ampia gamma di servizi europei a sostegno delle imprese e dell'innovazione, in particolare per le PMI.

(22)   La comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2004 dal titolo "Incentivare le tecnologie per lo sviluppo sostenibile: piano d'azione per le tecnologie ambientali nell'Unione europea" chiede che siano varati programmi comunitari di sostegno allo sviluppo e all'assorbimento delle tecnologie ambientali e invita a mobilitare strumenti finanziari di condivisione dei rischi connessi con gli investimenti in tali tecnologie.

(23)   Al fine di sostenere l'instaurazione di un mercato europeo dei prodotti e servizi innovativi, occorre che gli Stati membri e la Commissione creino condizioni interessanti per tali prodotti e servizi, fra l'altro mediante un approccio proattivo ai pubblici appalti che consenta la costituzione di mercati guida, migliorando l'accesso per le PMI e la qualità dei servizi pubblici nonché adottando normative e standard più efficaci, basati sull'anticipazione dei bisogni. La Commissione dovrebbe prestare la sua opera di orientamento sul tema dei pubblici appalti generatrici di innovazione.

(24)   Con riferimento all'innovazione tecnologica, le PMI dovrebbero essere stimolate ad entrare in settori ad alto contenuto tecnologico quali lo spazio e la sicurezza nonché a sviluppare le applicazioni offerte dal sistema di navigazione satellitare Galileo.

(25)   L'ecoinnovazione è qualsiasi forma d'innovazione mirante a un progresso significativo e dimostrabile verso l'obiettivo dello sviluppo sostenibile, riducendo le incidenze negative sull'ambiente o conseguendo un uso più efficace e responsabile delle risorse naturali, compresa l'energia. L'ecoinnovazione è un concetto progressivo e il programma quadro deve, pertanto, continuare ad adattarsi ai mutamenti. La promozione dell'ecoinnovazione attraverso il programma quadro mira a contribuire all'attuazione del piano d'azione per le tecnologie ambientali.

(26)   Tenuto conto delle attività del programma LIFE + per l'ambiente, il programma quadro dovrebbe incoraggiare l'introduzione di tecnologie ambientali attraverso progetti pilota e progetti di prima applicazione commerciale, colmando il divario esistente tra la dimostrazione riuscita di tecnologie innovative e la commercializzazione ed eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato, promuovendo iniziative volontarie in settori come la gestione ambientale e la messa in rete degli attori interessati. Dovrebbe sostenere l'eco-innovazione da parte delle imprese attraverso progetti e coinvestimenti in fondi di capitali di rischio, ma non dovrebbe finanziare due volte i costi finanziati a titolo del programma LIFE +.

(27)   Gli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI basati sul mercato integrano e sostengono i meccanismi finanziari a livello nazionale. Essi possono promuovere soprattutto gli investimenti privati per la creazione di nuove aziende innovative e sostenere le aziende con un elevato potenziale di crescita nella loro fase di espansione per ridurre un'evidente insufficienza in termini di capitali netti. Essi inoltre possono migliorare l'accesso delle PMI esistenti ai prestiti per attività che ne sostengono la competitività e il potenziale di crescita.

(28)   Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) è il veicolo specializzato della Comunità per mettere a disposizione capitali di rischio e fornire strumenti alle PMI. Il suo sostegno riguarderà in particolare i microfinanziamenti e i finanziamenti in fase di avviamento, in base alla domanda del mercato e alle migliori prassi. Esso contribuisce al perseguimento degli obiettivi comunitari, compresi quelli riguardanti la società basata sulla conoscenza, l'innovazione, la crescita, l'occupazione e la promozione dello spirito imprenditoriale. Il FEI assicura la necessaria continuità nella gestione dei programmi comunitari e ha ormai accumulato un'ampia esperienza in merito. La gestione degli strumenti finanziari comunitari per le PMI da parte del FEI per conto della Commissione è pertanto stata ritenuta una buona prassi dalle valutazioni indipendenti. Il FEI ha anche l'esperienza necessaria per sostenere le azioni emergenti basate su cooperazioni pubblico-privato lanciate dagli Stati membri con lo scopo di attirare i flussi di investimenti ad alto rischio dai mercati finanziari, a beneficio delle piccole imprese innovative.

(29)   Le imminenti mutazioni del contesto finanziario e le nuove norme contabili rendono le istituzioni finanziarie più sensibili al rischio portandole a una cultura del rating, e possono restringere l'accesso ai crediti per le PMI, almeno in una fase transitoria. Il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità dovrebbe pertanto rispondere alle mutate esigenze finanziarie delle PMI, considerando anche la necessità di finanziamenti locali e di un adeguamento al nuovo contesto finanziario, evitando nel contempo le distorsioni del mercato. Inoltre, le attività dovrebbero contribuire ad accrescere la capacità degli istituti finanziari di valutare i rischi connessi con l'innovazione, al fine di sviluppare il rating tecnologico e di migliorare la capacità delle PMI di avvalersi più efficacemente degli strumenti di finanziamento forniti dai mercati.

(30)   I servizi di sostegno alle imprese e all'innovazione di elevata qualità, sono molto importanti per garantire l'accesso delle PMI alle informazioni relative al funzionamento e alle opportunità del mercato interno dei beni e dei servizi, nonché per quanto riguarda il trasferimento transnazionale di innovazioni, conoscenze e tecnologie. Essi hanno anche un ruolo fondamentale da svolgere nel facilitare l'accesso delle PMI alle informazioni sulle normative comunitarie che le riguardano e sulle normative future, cui le PMI possono prepararsi e adeguarsi in modo efficace ed economicamente sostenibile. Notevoli esperienze e competenze sono state sviluppate attraverso le esistenti reti di sostegno europee per le imprese, quali gli eurosportelli e i centri di collegamento per l'innovazione. Le valutazioni esterne hanno sottolineato che la funzione orizzontale di fornitura di servizi europei di sostegno alle imprese dovrebbe essere rafforzata fra l'altro ottimizzando la cooperazione fra servizi esistenti e centri d'informazione (help desk) in modo da creare uno "sportello unico" sulla base dell'obbligo di inoltro all'ufficio competente. Ciò vale per la divulgazione delle informazioni sui programmi comunitari e la promozione della partecipazione delle PMI a tali programmi, in particolare al settimo programma quadro RST, sviluppo tecnologico e dimostrazione. Le valutazioni hanno anche sottolineato l'importanza di agevolare l'interazione tra la Commissione e le PMI.

(31)   La Comunità dovrebbe dotarsi di una solida base analitica per sostenere la formulazione delle politiche in materia di PMI, imprenditorialità, innovazione e competitività nei settori industriali. Questa base dovrebbe conferire un valore aggiunto alle informazioni disponibili a livello nazionale in tali settori. La Comunità dovrebbe prevedere l'elaborazione comune di strategie in materia di competitività per i settori dell'industria e dei servizi e per la promozione delle migliori pratiche in relazione a un contesto e una cultura imprenditoriali, comprese la competenza professionale, la responsabilità sociale delle imprese e le pari opportunità, nonché promuovere l'emergere dei giovani imprenditori mediante, tra l'altro, l'istruzione e la formazione continua, dalla scuola fino all'insegnamento superiore.

(32)   Il Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo 2003 ha dato la priorità all'innovazione e all'imprenditorialità e sottolineato la necessità per l'Europa di fare di più al fine di trasformare le idee in un valore aggiunto reale. Esso ha sollecitato ulteriori azioni per creare condizioni in cui le imprese possano rinnovarsi. Il modello lineare secondo cui la ricerca porta direttamente all'innovazione si è rivelato insufficiente a spiegare i risultati dell'innovazione stessa e a elaborare risposte politiche adeguate in materia. Una volta riconosciuto che le imprese sono al cuore del processo d'innovazione, ne deriva che occorre inserire nel contesto del programma per l'innovazione e l'imprenditorialità i finanziamenti volti a stimolare le attività d'innovazione delle imprese e a preparare l'assorbimento dell'innovazione da parte del mercato, nonché la gestione e la cultura dell'innovazione. In tal modo si dovrebbe poter garantire che l'innovazione contribuisca a promuovere la competitività e si traduca in applicazioni pratiche a livello commerciale. Il Consiglio europeo di Bruxelles del 25 e 26 marzo 2004 ha aggiunto che le tecnologie pulite sono essenziali per sfruttare appieno le sinergie possibili tra imprese e ambiente. La promozione dell'ecoinnovazione, che comprende le tecnologie pulite innovative, può aiutare a sfruttare questo potenziale.

(33)   Il mercato del trasferimento e assorbimento della conoscenza è spesso opaco, e la mancanza d'informazione e l'incapacità di creare connessioni sono causa di ostacoli al mercato. Le imprese incontrano difficoltà ad assorbire tecnologie che non rientrano nel loro tradizionale campo di attività, e ad accedere a nuovi tipi di competenze. I rischi finanziari possono essere alti con l'innovazione, il ritorno degli investimenti può essere ritardato da diversi intoppi e le imposte possono fare la differenza tra successo e insuccesso. Le qualifiche necessarie per cogliere certe opportunità possono scarseggiare. Gli ostacoli istituzionali o normativi possono ritardare o impedire l'emergere o l'aprirsi di nuovi mercati. Le leggi fallimentari possono creare forti disincentivi all'assunzione del rischio imprenditoriale, per la paura del fallimento. Inoltre, le circostanze economiche possono determinare il generarsi o meno di un'innovazione. Lo sviluppo di un contesto favorevole alle imprese capace di contribuire all'imprenditorialità, alla competitività e all'innovazione dovrebbe comprendere il miglioramento delle riforme economiche e amministrative a favore delle imprese e dell'innovazione, specialmente per aumentare la competitività, ridurre gli oneri amministrativi per le PMI e creare un contesto normativo migliore per l'imprenditorialità, la creazione e il trasferimento di aziende, la crescita e l'innovazione.

(34)   Queste barriere alla penetrazione sul mercato delle tecnologie innovative sono particolarmente rilevanti nel caso delle tecnologie ambientali. I prezzi di mercato troppo spesso non riflettono completamente i costi ambientali dei prodotti e dei servizi. La parte dei costi che non si riflette in tali prezzi è sostenuta dalla società nel suo insieme anziché da chi causa l'inquinamento. Questa insufficienza del mercato, unitamente all'interesse comunitario rappresentato da un miglior rapporto costi/benefici nella conservazione delle risorse, nella lotta all'inquinamento e nella tutela dell'ambiente, giustifica un maggiore sostegno per l'ecoinnovazione.

(35)   Le azioni comunitarie in materia di innovazione mirano a sostenere lo sviluppo di una politica dell'innovazione negli Stati membri e nelle loro regioni, e a facilitare lo sfruttamento degli effetti sinergici tra politica nazionale, regionale ed europea in materia d'innovazione, con le relative attività di sostegno. La Comunità è in grado di agevolare gli scambi transnazionali, l'apprendimento reciproco e le attività di rete, e può guidare la cooperazione sulla politica dell'innovazione. Le attività di rete fra le parti interessate sono fondamentali per favorire il flusso di competenze e idee necessario per l'innovazione.

(36)   La risoluzione del Consiglio approvata dal Consiglio Telecomunicazioni di Bruxelles del 9 dicembre 2004 è la base per la proposta riguardante una nuova iniziativa in materia di società dell'informazione, al fine di rafforzare il contributo di quest'ultima ai risultati economici dell'Europa. Nella summenzionata comunicazione del 2 febbraio 2005, la Commissione propone di concentrare gli sforzi per "realizzare una crescita più stabile e duratura e creare nuovi e migliori posti di lavoro". Essa sottolinea che l'assorbimento delle TIC da parte del settore privato e pubblico è un elemento fondamentale per migliorare i risultati dell'innovazione e la competitività europee. Dovrebbe pertanto essere istituito il programma di sostegno alla politica in materia di TIC.

(37)   Le azioni previste dal programma di sostegno alla politica in materia di TIC dovrebbero altresì contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia i2010, tenendo conto nello stesso tempo di altri programmi comunitari nel settore delle TIC per evitare una duplicazione degli sforzi.

(38)   Le TIC sono la spina dorsale dell'economia della conoscenza, e rappresentano circa la metà della crescita produttiva delle economie moderne, oltre a fornire soluzioni straordinarie per risolvere le sfide fondamentali per la società. Il miglioramento dei servizi del settore pubblico e di interesse generale deve avvenire in stretta collaborazione con le politiche comunitarie pertinenti, ad esempio nel campo della sanità pubblica, dell'istruzione e formazione, dell'ambiente, dello sviluppo dei trasporti e del mercato interno, della concorrenza.

(39)   Si dovrebbero stimolare il lancio e il miglior uso di soluzioni basate su TIC innovative, in particolare per i servizi in settori di pubblico interesse, provvedendo anche a migliorare la qualità della vita dei settori svantaggiati della popolazione, come i disabili o gli anziani. Il sostegno comunitario dovrebbe anche facilitare il coordinamento e l'attuazione delle azioni volte a sviluppare la società dell'informazione in tutti gli Stati membri.

(40)   La valutazione intermedia del programma eTEN (Reti transeuropee per le telecomunicazioni) raccomanda di usare un approccio orientato alla domanda per gli interventi comunitari rispetto ai progetti che sostengono i servizi transeuropei nei settori d'interesse pubblico.

(41)   Le comunicazioni della Commissione su eGovernment e eHealth e le relative conclusioni del Consiglio hanno sollecitato uno sforzo maggiore a favore di innovazione, scambio delle buone prassi e interoperabilità e rilevano la necessità di maggiori sinergie tra i programmi comunitari connessi . L'interoperabilità è di notevole importanza per lo sviluppo della società dell'informazione.

(42)   Per rispondere alle sfide aperte dal contenuto digitale nella società dell'informazione la direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell"11 marzo 1996, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati(18) , la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione(19) e la direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(20) hanno definito un quadro normativo.

(43)   Prassi diverse tra uno Stato membro e l'altro continuano a creare ostacoli tecnici che impediscono un ampio accesso e un riutilizzo nell'Unione delle informazioni del settore pubblico.

(44)   Le azioni comunitarie riguardanti il contenuto digitale dovrebbero tenere conto della specificità multilinguistica e multiculturale dell'Europa.

(45)   Le risorse naturali, di cui l'articolo 174 del trattato prevede l'utilizzazione accorta e razionale, comprendono, oltre alle fonti energetiche rinnovabili, il petrolio, il gas naturale e i combustibili solidi, che sono fonti energetiche essenziali ma costituiscono anche le principali fonti di emissioni di biossido di carbonio.

(46)   Il Libro verde della Commissione dal titolo "Verso una strategia europea di sicurezza dell'approvvigionamento energetico" rilevava che l'Unione sta diventando sempre più dipendente da fonti d'energia esterne, e che questa dipendenza potrebbe arrivare al 70% in 20-30 anni. Esso pertanto sottolinea la necessità di equilibrare la politica in materia di approvvigionamento con un'azione chiara relativa a una politica della domanda, e auspicava che si arrivi a un consumo meglio gestito e più ecocompatibile, in particolare per quanto riguarda i settori dei trasporti e delle costruzioni. Il Libro verde inoltre chiedeva di elevare a priorità lo sviluppo delle fonti nuove e rinnovabili di approvvigionamento energetico, per rispondere al problema dell'effetto serra e raggiungere l'obiettivo, definito dai precedenti piani e risoluzioni, di un 12% di energia rinnovabile nel consumo interno lordo entro il 2010.

(47)   La direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità(21) chiede agli Stati membri di fissare obiettivi indicativi a livello nazionale coerenti con l'obiettivo indicativo globale per la Comunità consistente nell'arrivare al 12% del consumo nazionale lordo entro il 2010 e in particolare con la quota indicativa del 22,1% di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel consumo totale di elettricità nella Comunità entro il 2010. La comunicazione della Commissione, del 26 maggio 2004, dal titolo "La quota di fonti energetiche rinnovabili nell'UE" avvisava che l'obiettivo del 12% in energia rinnovabile del consumo complessivo di energia nella Comunità entro il 2010 non sarà raggiunto se non si avvieranno significative azioni supplementari.

(48)   La direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell'edilizia(22) chiede agli Stati membri di applicare norme minime di rendimento energetico agli edifici nuovi e a quelli esistenti ai fini di una certificazione energetica degli edifici, nonché per l'ispezione regolare delle caldaie e degli impianti di condizionamento nei fabbricati.

(49)   La direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell"8 maggio 2003, sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti(23) chiede agli Stati membri di garantire l'immissione sul mercato di almeno una quota minima di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili.

(50)   La direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell"11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell'energia(24) chiede agli Stati membri di effettuare analisi del loro potenziale in termini di cogenerazione ad alto rendimento, e di istituire meccanismi di sostegno conformi ai potenziali nazionali rilevati.

(51)   Per facilitare l'attuazione di tali misure comunitarie, ottenere una maggiore penetrazione sul mercato da parte delle fonti energetiche rinnovabili e migliorare l'efficienza energetica occorrono programmi specifici di promozione a livello comunitario, che creino le condizioni per un progresso in direzione di sistemi energetici sostenibili, in particolare con un sostegno alla standardizzazione delle attrezzature che producono o consumano energia rinnovabile, per aumentare lo sviluppo delle tecnologie e diffondere le migliori pratiche nella gestione della domanda. Lo stesso vale per le misure comunitarie connesse all'etichettatura dell'efficienza energetica delle attrezzature elettriche, elettroniche, per ufficio e per le comunicazioni, e alla standardizzazione degli impianti d'illuminazione, riscaldamento e condizionamento dell'aria. Dovrebbe pertanto essere istituito il programma Energia intelligente – Europa.

(52)   Il programma Energia intelligente - Europa dovrebbe contribuire al conseguimento degli obiettivi generali di migliorare la diversificazione energetica e la sicurezza dell'approvvigionamento e di accrescere la competitività delle imprese nell'Unione, in particolare delle PMI, assicurando nel contempo la protezione dell'ambiente e il mantenimento degli impegni internazionali in questo campo. Le misure per il miglioramento dell'efficienza energetica in tale programma specifico dovrebbero concentrarsi inoltre sui miglioramenti tecnologici nei processi produttivi e proporre miglioramenti dell'efficienza attraverso una migliore logistica dei trasporti.

(53)   Per ottenere un successo pieno nella strategia relativa all'energia sostenibile occorre non soltanto la continuità con il sostegno comunitario nell'elaborazione delle politiche, nell'attuazione e nella rimozione delle barriere non tecnologiche mediante campagne di promozione più ampie, ma soprattutto un sostegno all'accelerazione degli investimenti e uno stimolo all'assorbimento da parte dei mercati delle tecnologie innovative in tutta la Comunità.

(54)   Oltre a dare vantaggi ambientali, le fonti energetiche rinnovabili e l'efficienza energetica sono tra le industrie in più rapida crescita della Comunità, e creano posti di lavoro nuovi e innovativi. L'industria europea dell'energia rinnovabile è numero uno al mondo nello sviluppo di tecnologie per la generazione di elettricità mediante fonti rinnovabili, tecnologie che hanno effetti benefici sulla coesione economica e sociale ed evita lo spreco delle risorse.

(55)   La decisione n. 1230/2003/CE giungerà a scadenza il 31 dicembre 2006.

(56)   Tre dei quattro settori specifici del programma istituito dalla decisione n. 1230/2003/CE dovrebbero essere portati avanti dal presente programma quadro: i) la promozione dell'efficienza energetica e dell'uso razionale delle risorse energetiche ("SAVE"); ii) la promozione delle fonti d'energia nuove e rinnovabili ("ALTENER"); iii) la promozione dell'efficienza energetica e dell'uso delle fonti energetiche nuove e rinnovabili nel settore dei trasporti ("STEER").

(57)   La dimensione internazionale ("COOPENER") del programma istituito dalla decisione n. 1230/2003/CE dovrebbe continuare nel quadro dei nuovi strumenti comunitari per l'assistenza esterna come componente di un programma tematico sull'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l'energia. Tuttavia, ci dovrebbe essere una stretta relazione tra la parte pertinente del programma tematico e il programma specifico Energia intelligente - Europa al fine di aiutare le PMI a sfruttare i potenziali mercati dell'energia intelligente che esistono fuori dall'Europa.

(58)   In conformità con i principi di buona gestione della cosa pubblica e per una migliore regolamentazione, la Commissione ha chiesto ad esperti indipendenti di effettuare la valutazione ex ante di un programma comunitario pluriennale rinnovato nel settore dell'energia, che dovrebbe succedere all'attuale programma "Energia intelligente – Europa" dopo il 31 dicembre 2006. Nella loro relazione, gli esperti hanno rilevato la necessità di garantire la continuità del programma Energia intelligente – Europa dopo il 2006 e di rinnovarlo facendone uno strumento più ampio e ambizioso. Un'altra finalità di tale programma dovrebbe essere l'ulteriore miglioramento della posizione di forza ed eccellenza dell'Europa nel campo delle tecnologie energetiche sostenibili e delle relative applicazioni.

(59)   Si dovrebbe tener conto della necessità di raggiungere facilità d'uso e semplificazione amministrativa nell'attuazione del programma quadro. La Commissione dovrebbe pubblicare e diffondere ampiamente un manuale per gli utenti che descriva un quadro chiaro, semplice e trasparente dei principi generali di partecipazione ad uso dei beneficiari del programma quadro. Ciò dovrebbe in particolare agevolare la partecipazione delle PMI. Il manuale per gli utenti dovrebbe descrivere i diritti e gli obblighi dei beneficiari; le disposizioni finanziarie come i costi ammissibili e i tassi di sostegno; i principi che disciplinano le norme e le procedure amministrative, in particolare prevedendo procedure di candidatura di facile uso che applichino all'occorrenza un processo a due fasi, a condizione che tale procedura non si risolva nell'allungamento dei tempi intercorrenti fra l'esame e la firma del contratto; le norme per l'utilizzazione e la diffusione dei risultati dei progetti, nonché i principi per la valutazione, la selezione e l'aggiudicazione delle proposte.

(60)   Per l'attuazione del programma quadro la Commissione può far ricorso, previa analisi costi-benefici, a un'agenzia esecutiva esistente o di nuova istituzione, secondo il disposto del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari(25) .

(61)   Il programma quadro dovrebbe fornire inoltre sostegno alla riflessione sulle future esigenze e strutture delle politiche europee in materia di innovazione.

(62)   Poiché gli obiettivi della presente decisione relativi al potenziamento della competitività e dell'innovazione della Comunità non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri in quanto sono necessari partenariati multilaterali, una mobilità transnazionale e scambi di informazioni su scala comunitaria, e possono dunque, date le azioni e le misure necessarie, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato. La presente decisione si limita a quanto necessario per il raggiungimento di tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(63)   Le misure necessarie per l'attuazione della presente decisione dovrebbero essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(26) .

(64)   Tenuto conto della natura dei problemi da affrontare nel quadro dei programmi specifici, la Commissione dovrebbe essere assistita da diversi comitati per l'attuazione di ciascun programma specifico. Tali comitati si riuniranno contemporaneamente su base periodica per consentire sessioni congiunte al fine di discutere questioni di natura orizzontale o d'interesse comune, identificate dal comitato di gestione PII d'intesa con la Commissione.

(65)   Ai fini di una maggiore coerenza fra gli elementi del programma quadro e la sua efficace realizzazione, è opportuno che la Commissione sia assistita da un Consiglio consultivo strategico (Strategic Advisory Board) per la competitività e l'innovazione.

(66)   La decisione n. 456/2005/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2005, che adotta un programma comunitario pluriennale inteso a rendere i contenuti digitali europei più accessibili, utilizzabili e sfruttabili(27)   istituisce un programma pluriennale, noto come "eContentplus". Tale decisione giungerà a scadenza il 31 dicembre 2008. Pertanto, dopo tale data, le misure volte a rendere il contenuto digitale in Europa più accessibile, utilizzabile e sfruttabile dovrebbero essere portate avanti nel quadro del programma di sostegno alla politica in materia di TIC istituita dalla presente decisione.

(67)   Le misure di cui alla decisione 96/413/CE dovrebbero essere inserite nel programma per l'innovazione e l'imprenditorialità. La decisione 96/413/CE dovrebbe pertanto essere abrogata,

DECIDONO:

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Capo I

Il programma quadro per la competitività e l'innovazione

Articolo 1

Istituzione

1.   Per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 è istituito un programma quadro di azione comunitaria nel settore della competitività e dell'innovazione, che presta particolare attenzione alle esigenze delle PMI, di seguito denominato "il programma quadro".

2.   Il programma quadro contribuisce alla competitività e alla capacità innovativa della Comunità in quanto società della conoscenza avanzata, con uno sviluppo sostenibile basato su una crescita economica forte e un'economia sociale di mercato altamente concorrenziale con un elevato livello di tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente.

3.   Il programma quadro non riguarda le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione effettuate in conformità dell'articolo 166 del trattato. Esso contribuisce a colmare il divario tra ricerca e innovazione e a promuovere tutte le forme di innovazione.

Articolo 2

Obiettivi

1.  Il programma quadro persegue i seguenti obiettivi:

   a) promuovere la competitività delle imprese, in particolare delle PMI;
   b) promuovere tutte le forme di innovazione, compresa l'ecoinnovazione;
   c) accelerare lo sviluppo di una società dell'informazione sostenibile, competitiva, innovativa e capace d'integrazione;
   d) promuovere l'efficienza energetica e fonti energetiche nuove e rinnovabili in tutti i settori, compresi i trasporti.

2.  Gli obiettivi del programma quadro sono perseguiti mediante l'attuazione dei seguenti programmi specifici istituiti al titolo II, qui di seguito denominati "i programmi specifici":

   a) il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità;
   b) il programma di sostegno alla politica in materia di tecnologie dell'informazione e delle comunicazione (TIC);
   c) il programma Energia intelligente – Europa.

Articolo 3

Bilancio

1.   La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma quadro è di 3 196 milioni di EUR(28) .

2.   L'allegato I contiene una ripartizione indicativa per i programmi specifici.

3.   Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio entro i limiti del quadro finanziario.

Articolo 4

Partecipazione di paesi terzi

Il programma quadro è aperto alla partecipazione dei seguenti paesi:

   a) paesi dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) membri dello Spazio economico europeo (SEE), conformemente alle condizioni previste dall'accordo SEE;
   b) paesi in via di adesione e paesi candidati nei cui confronti si applichi una strategia di preadesione, conformemente ai principi generali e alle condizioni generali per la partecipazione di tali paesi ai programmi comunitari stabiliti nei rispettivi accordi quadro e nelle rispettive decisioni dei consigli di associazione;
   c) paesi dei Balcani occidentali, conformemente alle disposizioni da definire con detti paesi a seguito della conclusione di accordi quadro relativi alla loro partecipazione a programmi comunitari;
   d) altri paesi terzi qualora consentito dagli accordi e dalle procedure.

Capo II

Attuazione del programma quadro

Articolo 5

Piani di lavoro annuali

1.   La Commissione adotta piani di lavoro annuali per i programmi specifici secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 2 tenendo conto della necessità di adattamento ai futuri sviluppi, in particolare dopo la valutazione intermedia.

La Commissione provvede alla realizzazione dei piani di lavoro annuali e informa tempestivamente e in modo esauriente il Parlamento europeo in merito alla loro preparazione ed attuazione.

2.   Le modifiche ai piani di lavoro annuali per quanto riguarda gli stanziamenti di bilancio superiori a 1 milione di EUR sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 2.

Articolo 6

Misure di attuazione comuni per il programma quadro

1.   Gli strumenti delineati nella sezione 2 del capo I, nella sezione 2 del capo II, e nella sezione 2 del capo III del titolo II costituiscono un pacchetto comune di strumenti per il programma quadro. Essi possono anche essere utilizzati per realizzare gli obiettivi di ciascuno dei programmi specifici come definito nel pertinente piano di lavoro annuale. Un elenco completo degli strumenti figura nel manuale per gli utenti di cui all'articolo 47.

2.   I finanziamenti assegnati devono rispettare interamente le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato e gli strumenti di accompagnamento. Si applicano le norme comunitarie concernenti l'accesso del pubblico all'informazione. Si tiene conto dei principi di trasparenza e di integrazione di genere.

Articolo 7

Assistenza tecnica

La dotazione finanziaria definita nel quadro della presente decisione può anche coprire le spese necessarie connesse alle azioni di preparazione, monitoraggio, controllo, audit e valutazione direttamente necessarie per l'attuazione efficace ed efficiente della decisione e per raggiungerne gli obiettivi.

Tale azione può, in particolare, comprendere studi, incontri, attività informative, pubblicazioni, spese per attrezzature, sistemi e reti informatiche atti allo scambio e al trattamento delle informazioni, nonché ogni altra spesa per assistenza e consulenza tecnica, scientifica e amministrativa di cui la Commissione potrebbe aver bisogno ai fini dell'attuazione della presente decisione.

Articolo 8

Monitoraggio e valutazione

1.   La Commissione esamina regolarmente l'attuazione del programma quadro e dei programmi specifici. Essa esamina anche le sinergie all'interno del programma quadro e con altri programmi comunitari complementari e, laddove possibile, le sinergie con i programmi nazionali cofinanziati dall'Unione. Ove possibile, tali valutazioni esaminano l'aspetto della dimensione di genere e il rispetto del principio di non discriminazione nelle attività del programma.

Essa elabora una relazione annuale sull'attuazione del programma quadro e di ciascun programma specifico relativamente alle attività sostenute mediante indicatori riguardanti attuazione finanziaria, risultati e, laddove possibile, effetti. Inoltre, la relazione annnuale sul programma "Innovazione e imprenditorialità" identifica chiaramente le attività di ecoinnovazione.

2.   Il programma quadro e i programmi specifici sono soggetti a valutazione intermedia e finale. Tali valutazioni esaminano aspetti quali pertinenza, coerenza e sinergie, efficacia, efficienza, sostenibilità, utilità e, laddove possibile e opportuno, la distribuzione dei finanziamenti a seconda dei settori. La valutazione finale, inoltre, esamina in quale misura il programma quadro nel complesso e ciascuno dei suoi sottoprogrammi hanno conseguito i propri obiettivi.

La valutazione intermedia e la valutazione finale adottano adeguate metodologie per valutare l'incidenza del programma quadro e di ciascun programma specifico sui loro obiettivi, comprese la competitività, l'innovazione, l'imprenditorialità, la crescita della produttività, l'occupazione e l'ambiente.

Tali valutazioni esaminano la qualità dei servizi di cui all'articolo 21, paragrafo 2 forniti dai membri della rete. Delle valutazioni intermedie possono far parte anche elementi di valutazione ex post relativi ai programmi precedenti.

3.   Le valutazioni intermedie e finali dei programmi specifici e le necessarie dotazioni finanziarie sono inserite nei piani di lavoro annuali rispettivi.

I piani di lavoro annuali definiscono una serie di obiettivi misurabili per ciascuna azione specifica e sviluppano appropriati criteri di valutazione nonché una serie di indicatori quantitativi e qualitativi per misurare l'efficacia nella produzione di risultati che contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi del programma quadro nel suo complesso e degli obiettivi del relativo programma specifico.

Le valutazioni intermedia e finale del programma quadro e le necessarie dotazioni finanziarie sono inserite nel piano di lavoro annuale del programma per l'innovazione e l'imprenditorialità.

4.   La valutazione intermedia del programma quadro è completata entro il 31 dicembre 2009 e la valutazione finale entro il 31 dicembre 2011.

Le valutazioni intermedie e finali dei programmi specifici sono organizzate in modo che si tenga conto dei rispettivi risultati nella valutazione intermedia e finale del programma quadro.

5.   La Commissione trasmette le relazioni annuali di attuazione, i risultati delle valutazioni intermedia e finale del programma quadro e dei suoi programmi specifici al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

Articolo 9

Tutela degli interessi finanziari della Comunità

1.   In sede di attuazione delle azioni finanziate a norma della presente decisione, la Commissione assicura la tutela degli interessi finanziari della Comunità mediante l'applicazione di misure di prevenzione contro le frodi, la corruzione e qualsiasi altra attività illecita, attraverso controlli effettivi e il recupero delle somme indebitamente corrisposte e, nel caso in cui siano riscontrate irregolarità, mediante l'applicazione di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, secondo quanto disposto dal regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95, dal regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 e dal regolamento (CE) n. 1073/1999.

2.   Per le azioni comunitarie finanziate nell'ambito della presente decisione, il regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 e il regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 si applicano a qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario o qualsiasi inadempimento di un obbligo del contratto stipulato in base al programma quadro che derivi da un atto o da un'omissione da parte di un operatore economico che ha o potrebbe avere l'effetto di arrecare pregiudizio al bilancio generale dell'Unione europea o ai bilanci gestiti da quest'ultima a causa di una spesa indebita.

3.   Tutte le misure di attuazione risultanti dalla presente decisione prevedono, in particolare, la supervisione e il controllo finanziario da parte della Commissione o di rappresentanti autorizzati dalla Commissione stessa e audit della Corte dei conti europea, se necessario effettuati anche in loco.

TITOLO II

I PROGRAMMI SPECIFICI

Capo I

Il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità

Sezione 1

Obiettivi e settori d'azione

Articolo 10

Istituzione e obiettivi

1.   È istituito il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità a favore delle imprese, in particolare delle PMI, dell'imprenditorialità, dell'innovazione, compresa l'eco-innovazione, e della competitività industriale.

2.  Il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità prevede azioni destinate a sostenere, migliorare, incoraggiare e promuovere:

   a) l'accesso al credito per l'avviamento e la crescita delle PMI e gli investimenti in progetti di innovazione;
   b) l a creazione di un ambiente favorevole alla cooperazione tra le PMI, in particolare quella transfrontaliera;
   c) ogni forma di innovazione nelle imprese;
   d) l'ecoinnovazione;
   e) la cultura dell'imprenditorialità e dell'innovazione;
   f) riforme economiche ed amministrative a favore delle imprese e dell'innovazione.

Articolo 11

Accesso al credito per l'avviamento e la crescita delle PMI

Le azioni riguardanti l'accesso al credito per l'avviamento e la crescita delle PMI e per l'investimento in progetti di innovazione, in particolare nel settore dell'ecoinnovazione, sono dirette tra l'altro:

   a) ad aumentare il volume degli investimenti effettuati dai fondi di capitale di rischio e degli strumenti di investimento promossi da investitori informali (business angel);
   b) a mobilitare gli strumenti di finanziamento mediante il prestito a favore delle PMI;
   c) a migliorare il quadro finanziario per le PMI e la loro propensione ad investire.

Articolo 12

Cooperazione tra PMI

Le azioni riguardanti la cooperazione tra le PMI sono dirette tra l'altro:

   a) a promuovere i servizi di sostegno alle PMI;
   b) a sostenere le misure che aiutano e stimolano le PMI a cooperare con altre imprese e altri attori dell'innovazione all'estero, cercando in particolare di coinvolgere le PMI nella normalizzazione europea ed internazionale;
   c) a incoraggiare e facilitare la cooperazione internazionale e regionale delle imprese, anche mediante reti di PMI che favoriscano il coordinamento e lo sviluppo delle loro attività economiche e industriali.

Articolo 13

Attività di innovazione

Le azioni riguardanti l'innovazione possono essere dirette tra l'altro:

   a) a incoraggiare l'innovazione settoriale, i raggruppamenti, le reti di innovazione, la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato in materia d'innovazione, la cooperazione con le organizzazioni internazionali competenti e l'uso del management dell'innovazione;
   b) a sostenere i programmi nazionali e regionali per l'innovazione nelle imprese;
   c) a incoraggiare l'adozione di tecnologie e concetti innovativi e l'applicazione innovativa delle tecnologie e dei concetti esistenti;
   d) a sostenere i servizi di trasferimento transnazionale delle conoscenze e delle tecnologie e i servizi di tutela e di gestione della proprietà intellettuale ed industriale;
   e) a sviluppare e studiare nuovi tipi di servizi per l'innovazione;
   f) a promuovere la tecnologia e la conoscenza mediante sistemi di archiviazione e di trasferimento dei dati.

Articolo 14

Attività di ecoinnovazione

Le azioni riguardanti l'ecoinnovazione possono essere dirette:

   a) a incoraggiare l'adozione di tecnologie ambientali e le attività ecoinnovative;
   b) ad effettuare coinvestimenti in fondi di capitale di rischio che forniscano capitale netto anche alle imprese che investono in ecoinnovazione secondo la procedura di cui all'allegato II;
   c) a promuovere le reti e i raggruppamenti per l'ecoinnovazione, i partenariati pubblico-privato nel campo dell'ecoinnovazione e a sviluppare servizi innovativi per le imprese volti a facilitare o a promuovere l'ecoinnovazione;
   d) a promuovere approcci nuovi ed integrati all'ecoinnovazione in settori quali la gestione ambientale e la progettazione ecocompatibile di prodotti, processi e servizi che tenga conto del loro intero ciclo di vita.

Articolo 15

Cultura dell'imprenditorialità e dell'innovazione

Le azioni riguardanti la cultura dell'imprenditorialità e dell'innovazione possono essere dirette tra l'altro:

   a) a promuovere la mentalità, la capacità e la cultura imprenditoriale e a favorire il bilanciamento dei rischi e dei vantaggi legati all'attività imprenditoriale, in particolare per le donne e i giovani;
   b) a incoraggiare un ambiente favorevole all'innovazione e allo sviluppo e alla crescita delle imprese;
   c) a sostenere l'elaborazione di politiche di sviluppo e cooperazione tra i soggetti interessati, compresa la cooperazione transnazionale tra gli amministratori dei programmi nazionali e regionali, in particolare allo scopo di promuovere l'accessibilità delle PMI ai programmi e agli interventi;
   d) a favorire la creazione e la trasmissione d'imprese.

Articolo 16

Riforme economiche ed amministrative a favore delle imprese e dell'innovazione

Le azioni riguardanti le riforme economiche ed amministrative a favore delle imprese e dell'innovazione possono essere dirette tra l'altro:

   a) a raccogliere dati, analizzare e monitorare i risultati, elaborare e coordinare le politiche;
   b) a contribuire alla definizione ed alla promozione di strategie per il miglioramento della competitività nel settore industriale e in quello dei servizi;
   c) a incoraggiare lo scambio di esperienze tra le amministrazioni nazionali, regionali e locali al fine di raggiungere l'eccellenza.

Sezione 2

Attuazione

Articolo 17

Strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI

1.   Gli strumenti finanziari comunitari sono gestiti in modo da permettere alle PMI di accedere più facilmente al credito in determinate fasi della loro vita: costituzione, avviamento, espansione e trasferimento dell'impresa. Nell'ambito di applicazione dei pertinenti strumenti rientrano anche gli investimenti realizzati dalle PMI in attività come lo sviluppo tecnologico, l'innovazione, inclusa l'ecoinnovazione, e il trasferimento tecnologico, nonché l'espansione delle loro attività commerciali oltre frontiera.

2.  Gli strumenti di cui al paragrafo 1 sono:

   a) lo strumento a favore delle PMI innovative e a forte crescita (GIF);
   b) lo strumento relativo alle garanzie per le PMI (SMEG);
   c) il piano per lo sviluppo di capacità (CBS).

3.   Le modalità d'attuazione dei vari strumenti sono stabilite nell'allegato II.

Articolo 18

Il GIF

1.   Il GIF è gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) per conto della Commissione.

Il GIF persegue gli obiettivi seguenti:

   a) contribuire alla creazione e al finanziamento delle PMI e alla riduzione del deficit di capitale netto e di capitale di rischio che impedisce alle PMI di sfruttare il loro potenziale di crescita, al fine di migliorare il mercato europeo del capitale di rischio;
   b) sostenere le PMI innovative aventi un elevato potenziale di crescita, in particolare quelle che svolgono attività di ricerca, sviluppo o innovazione.

2.  Il GIF consta delle due sezioni seguenti:

   La prima, denominata "GIF 1", riguarda gli investimenti da effettuare nelle fasi iniziali (costituzione e avviamento dell'impresa). Si tratta di investimenti in fondi specializzati di capitale di rischio come i fondi di avviamento, i fondi che operano a livello regionale, i fondi che si concentrano su settori specifici, tecnologie o ricerca e sviluppo tecnologico ed i fondi legati agli incubatori di impresa, che a loro volta forniscono capitali alle PMI. Il GIF 1 può anche coinvestire in fondi e strumenti d'investimento promossi da investitori informali (business angel).
   La seconda sezione, denominata "GIF 2", riguarda gli investimenti, da effettuare nella fase di espansione delle imprese, in fondi specializzati di capitale di rischio che a loro volta forniscono capitale netto o quasi capitale netto a PMI innovative aventi un elevato potenziale di crescita nella fase d'espansione. Gli investimenti GIF 2 evitano operazioni di buy-out e di sostituzione destinati a operazioni di asset - stripping.

Il GIF può investire in intermediari, eventualmente collaborando con programmi nazionali o regionali destinati a sviluppare le società d'investimento in piccole imprese.

Oltre al finanziamento assicurato dal GIF, la maggior parte del capitale investito in un fondo proviene da investitori che operano in condizioni corrispondenti al principio dell'investitore in economia di mercato, senza che sia rilevante la loro natura giuridica o il loro assetto proprietario.

Articolo 19

Lo strumento SMEG

1.   Lo SMEG è gestito dal FEI per conto della Commissione.

Lo SMEG persegue gli obiettivi seguenti:

   a) fornire controgaranzie o, se necessario, cogaranzie ai sistemi di garanzia operanti nei paesi partecipanti;
   b) fornire garanzie dirette ad altri intermediari finanziari adeguati.

2.  Lo SMEG consta delle quattro sezioni seguenti:

   la prima, sezione (a) denominata "Finanziamento mediante prestiti o leasing", riduce le particolari difficoltà che le PMI incontrano nell'ottenere crediti, dovute al fatto che gli investimenti in determinate attività legate alla conoscenza, quali lo sviluppo tecnologico, l'innovazione ed il trasferimento tecnologico, sono percepiti come più rischiosi o al fatto che queste imprese non dispongono di garanzie sufficienti;
   la seconda, sezione (b), denominata "Microcredito", incoraggia le istituzioni finanziarie a svolgere un ruolo più attivo nell'offerta di prestiti di importo limitato, i quali solitamente comportano costi di gestione unitari proporzionalmente più elevati per i mutuatari che non dispongono di garanzie sufficienti. Oltre alle garanzie o controgaranzie, gli intermediari finanziari possono ricevere sovvenzioni volte a ridurre le elevate spese amministrative legate al microcredito;
   la terza, sezione (c), denominata "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI", riguarda gli investimenti che forniscono capitale per la creazione e/o l'avviamento di imprese, nonché finanziamento mezzanino, allo scopo di ridurre le particolari difficoltà che le PMI incontrano a causa della loro debole struttura finanziaria e le difficoltà legate al trasferimento di impresa;
   la quarta, sezione (d), denominata "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI", mobilita risorse supplementari per il finanziamento delle PMI mediante il prestito, nel quadro di adeguati accordi di condivisione del rischio con le istituzioni finanziarie creditrici. Per poter beneficiare dell'aiuto, queste ultime devono impegnarsi a destinare una parte significativa della liquidità derivante dai capitali smobilizzati alla concessione di nuovi prestiti a PMI entro un termine ragionevole. L'importo di questa nuova linea di finanziamento tramite cessione del credito è determinato in base al rischio del portafoglio garantito e viene negoziato singolarmente, assieme al periodo, con ciascuna istituzione finanziaria creditrice.

Articolo 20

Il CBS

1.   Il CBS è gestito con istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), la Banca europea per gli investimenti (BEI), il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (CEB).

Il CBS persegue gli obiettivi seguenti:

   a) migliorare le competenze tecniche in materia di investimenti e tecnologia dei fondi e di altri intermediari finanziari che investono in PMI innovative o in PMI che hanno un potenziale di crescita;
   b) stimolare l'offerta di credito alle PMI migliorando le procedure di valutazione delle domande di credito delle PMI.

2.   Il CBS è costituito da una azione "Capitale d'avviamento" e da una azione "Collaborazione".

L'azione "Capitale d'avviamento" accorda sovvenzioni destinate a stimolare l'offerta di capitale di rischio a PMI innovative e ad altre PMI aventi un potenziale di crescita, comprese quelle appartenenti all'economia tradizionale, tramite il sostegno offerto a fondi che investono nella costituzione e nell'avviamento di imprese o ad organismi simili. Possono essere concessi aiuti anche per l'assunzione a lungo termine di personale aggiuntivo dotato di competenze specifiche in materia di investimenti o tecnologia.

L'azione "Collaborazione" accorda sovvenzioni a intermediari finanziari per coprire il costo dell'assistenza tecnica necessaria per il miglioramento delle loro procedure di valutazione delle domande di credito delle PMI, allo scopo di stimolare l'offerta di finanziamenti alle PMI nei paesi in cui l'intermediazione bancaria è debole.

Ai fini dell'azione "Collaborazione", l'intermediazione bancaria in un determinato paese è considerata debole quando il credito interno espresso in percentuale del prodotto interno lordo del paese è nettamente inferiore alla media comunitaria, secondo i dati della Banca centrale europea o del Fondo monetario internazionale.

L'azione "Collaborazione" accompagna le linee di credito o la condivisione del rischio che le istituzioni finanziarie internazionali istituiscono a favore dei loro partner (banche o istituti finanziari) nei paesi ammessi a partecipare. Una parte significativa dell'azione è diretta a migliorare la capacità delle banche e degli altri istituti finanziari di valutare la fattibilità commerciale di progetti aventi una componente significativa di ecoinnovazione.

Articolo 21

Servizi a sostegno delle imprese e dell'innovazione

1.   Sono incoraggiati i servizi a sostegno delle imprese e dell'innovazione, in particolare quelli a favore delle PMI.

2.  Tenuto conto dell'esperienza e delle competenze maturate dalle reti europee di sostegno alle imprese esistenti, un aiuto finanziario può essere concesso ai membri di reti allo scopo di offrire in particolare:

   a) servizi di informazione, di feedback, di cooperazione tra imprese e di internazionalizzazione;
   b) servizi di innovazione e di trasferimento, sia di tecnologie che di conoscenze;
   c) servizi che incoraggiano la partecipazione delle PMI al settimo programma quadro RST.

Precisazioni su tali servizi figurano nell'allegato III.

3.   La Commissione seleziona i membri delle reti mediante inviti a presentare proposte relativi ai diversi servizi di cui al paragrafo 2. In esito a tali bandi, la Commissione può concludere una convenzione quadro di collaborazione con i membri delle reti prescelti, precisando il tipo di attività che devono svolgere, la procedura che devono seguire per ottenere le sovvenzioni nonché i diritti e gli obblighi generali delle parti. La convenzione quadro può essere conclusa per tutto il periodo di esecuzione del programma.

4.   Oltre ai servizi di cui al paragrafo 2, la Commissione può accordare un aiuto finanziario per altre attività rientranti nell'ambito del programma quadro, mediante inviti a presentare proposte che potranno essere dirette esclusivamente ai membri della rete. Tali servizi dovrebbero assicurare che le parti interessate e i potenziali richiedenti possano ottenere un'assistenza globale riguardo alle opportunità di sostegno offerte dal programma quadro.

5.   La Commissione sostiene i membri della rete offrendo l'assistenza operativa ed il coordinamento necessari. La possibilità di beneficiare di tali assistenza e coordinamento può essere offerta anche a organizzazioni aventi sede in paesi che non partecipano al programma quadro.

6.   La Commissione si assicura che i membri della rete cooperino tra di loro e che, quando un membro della rete non è in grado di soddisfare direttamente una richiesta, la trasmetta ad un altro membro che sia in grado di farlo.

Articolo 22

Progetti pilota e progetti di prima applicazione commerciale nel campo dell'innovazione e dell'ecoinnovazione

La Comunità fornisce sostegno ai progetti riguardanti la prima applicazione o la prima applicazione commerciale di tecniche, prodotti o prassi innovativi o ecoinnovativi di interesse comunitario la cui dimostrazione è stata già conclusa con successo ma che, a causa dei rischi residui, non sono ancora penetrati nel mercato in maniera significativa. Essi sono diretti a diffondere l'uso di tali tecniche, prodotti o prassi nei paesi partecipanti e a facilitarne l'assorbimento da parte del mercato.

Articolo 23

Analisi, elaborazione e coordinamento delle politiche e gemellaggio

Al fine di sostenere l'analisi, l'elaborazione ed il coordinamento delle politiche con i paesi partecipanti, si può procedere:

   a) a studi, raccolte di dati, indagini e pubblicazioni che si basino, se possibile, su statistiche ufficiali;
   b) a gemellaggi e a riunioni di esperti, in particolare di esperti che rappresentano istituzioni pubbliche, esperti inviati da PMI e altre parti interessate, a conferenze e ad altri eventi;
   c) a campagne di sensibilizzazione, alla costituzione di reti e ad altre iniziative rilevanti;
   d) a analisi comparative delle prestazioni nazionali e regionali nonché all'individuazione, diffusione e applicazione delle buone prassi.

Articolo 24

Misure di sostegno del programma per l'innovazione e l'imprenditorialità

La Commissione deve regolarmente:

   a) analizzare e monitorare la competitività e aspetti settoriali, in particolare ai fini della stesura della relazione annuale della Commissione sulla competitività dell'industria europea;
   b) predisporre valutazioni di impatto sulle misure comunitarie che incidono sulla competitività delle imprese e procedere quindi alla loro pubblicazione al fine di identificare le aree che si prestano alla semplificazione della legislazione vigente o all'elaborazione di nuove misure normative che rendano più attraente l'innovazione nella Comunità;
   c) valutare determinati aspetti o specifiche misure d'attuazione riguardanti il programma per l'innovazione e l'imprenditorialità;
   d) divulgare informazioni relative al programma per l'innovazione e l'imprenditorialità.

Sezione 3

Piano di lavoro annuale

Articolo 25

Piano di lavoro annuale

Il piano di lavoro annuale espone dettagliatamente ed in linea con gli obiettivi enunciati all'articolo 10:

   a) le misure necessarie per la sua attuazione;
   b) le priorità;
   c) gli obiettivi qualitativi e quantitavivi;
   d) i criteri di valutazione e gli indicatori qualitativi e quantitativi atti ad analizzare l'efficacia della realizzazione di risultati che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dei programmi specifici e del programma quadro globale;
   e) i calendari operativi;
   f) le norme sulla partecipazione;
   g) i criteri di selezione e di valutazione delle misure.

Il piano di lavoro annuale individua chiaramente le misure che promuovono l'ecoinnovazione.

Le attività di cui all'articolo 24 non sono contemplate dal piano di lavoro annuale.

Capo II

Il programma di sostegno alla politica in materia di TIC

Sezione 1

Obiettivi e settori d'azione

Articolo 26

Istituzione e obiettivi

1.   È istituito il programma di sostegno alla politica in materia di TIC.

2.  Il programma di sostegno alla politica in materia di TIC prevede azioni intese a:

   a) sviluppare lo spazio unico europeo dell'informazione e rafforzare il mercato interno dei prodotti e servizi TIC e dei prodotti e servizi basati sulle TIC;
   b) stimolare l'innovazione incoraggiando una più ampia adozione delle TIC e maggiori investimenti in queste tecnologie;
   c) creare una società dell'informazione aperta a tutti, sviluppare servizi più efficienti ed efficaci in settori d'interesse generale e migliorare la qualità della vita.

3.   Le azioni di cui al paragrafo 2 sono attuate provvedendo in particolare a promuovere e a far conoscere meglio le possibilità e i vantaggi che le TIC offrono ai cittadini, alle pubbliche autorità e alle imprese, segnatamente alle PMI.

Articolo 27

Lo spazio unico europeo dell'informazione

Le azioni attinenti allo spazio unico europeo dell'informazione sono dirette a:

   a) garantire un accesso agevole ai servizi basati sulle TIC e creare condizioni generali favorevoli ad un'adozione rapida, adeguata ed efficace di comunicazioni e servizi digitali convergenti, inclusi, tra l'altro, gli aspetti dell'interoperabilità, dell'uso di norme aperte nonché della sicurezza e dell'affidabilità;
   b) migliorare le condizioni che favoriscono lo sviluppo dei contenuti digitali, tenendo conto del multilinguismo e della diversità culturale;
   c) monitorare la società dell'informazione in Europa raccogliendo ed analizzando dati sullo sviluppo, sulla disponibilità e sull'uso dei servizi di comunicazione digitale, compresi il diffondersi di Internet, l'accesso a banda larga e la sua adozione nonché l'evoluzione dei contenuti e dei servizi.

Articolo 28

Stimolare l'innovazione incoraggiando una più ampia adozione delle TIC e maggiori investimenti in queste tecnologie

Le azioni aventi l'obiettivo di stimolare l'innovazione incoraggiando una più ampia adozione delle TIC e maggiori investimenti in queste tecnologie sono dirette a:

   a) promuovere l'innovazione di processi, servizi e prodotti mediante le TIC, in particolare nelle PMI e nei servizi pubblici, considerando i necessari requisiti di competenza;
   b) favorire le interazioni e le collaborazioni tra settore pubblico e privato per accelerare l'innovazione e gli investimenti nelle TIC;
   c) promuovere e far conoscere meglio le possibilità e i vantaggi che le TIC e le loro nuove applicazioni offrono ai cittadini ed alle imprese, rafforzando la fiducia e l'apertura verso le nuove TIC, e incoraggiare la discussione a livello europeo sulle nuove tendenze e i nuovi sviluppi in materia di TIC.

Articolo 29

Creare una società dell'informazione aperta a tutti, sviluppare servizi più efficienti ed efficaci in settori d'interesse generale e migliorare la qualità della vita

Le azioni aventi l'obiettivo di creare una società dell'informazione aperta a tutti, di sviluppare servizi più efficienti ed efficaci in settori d'interesse generale e di migliorare la qualità della vita sono dirette a:

   a) rendere le TIC più accessibili, compresi i contenuti digitali, e diffondere l'alfabetizzazione informatica;
   b) accrescere la fiducia nelle TIC e migliorare l'assistenza agli utenti, prestando particolare attenzione alla tutela della vita privata;
   c) migliorare la qualità, l'efficienza, la disponibilità e l'accessibilità dei servizi elettronici in settori d'interesse generale e stimolare la partecipazione alla vita sociale mediante le TIC, in particolare creando, se del caso, servizi pubblici interoperabili paneuropei o transfrontalieri, sviluppando elementi d'interesse comune e favorendo lo scambio di buone prassi.

Sezione 2

Attuazione

Sottosezione 1

Attuazione di progetti, di azioni relative alle migliori pratiche e di reti tematiche

Articolo 30

Aspetti generali

Il programma di sostegno alla politica in materia di TIC può essere attuato mediante progetti, azioni relative alle migliori pratiche e reti tematiche, in particolare mediante iniziative per la sperimentazione e dimostrazione su vasta scala di servizi pubblici innovativi a dimensione paneuropea.

I progetti, le azioni relative alle migliori pratiche e le reti tematiche sono volte a stimolare la diffusione e l'uso ottimale di soluzioni innovative basate sulle TIC, in particolare con riferimento ai servizi d'interesse generale e alle PMI. Inoltre, l'aiuto comunitario agevola il coordinamento e l'attuazione di misure intese a sviluppare la società dell'informazione in tutti gli Stati membri.

Articolo 31

Progetti, azioni relative alle migliori pratiche e reti tematiche

1.  Vengono sostenuti:

   a) progetti, compresi i progetti d'attuazione, i progetti pilota e i progetti di prima applicazione commerciale;
   b) azioni relative alle migliori pratiche al fine di diffondere la conoscenza e condividere le esperienze nella Comunità;
   c) reti tematiche che riuniscono diversi soggetti interessati attorno ad un obiettivo determinato, in modo da facilitare le attività di coordinamento e il trasferimento di conoscenze.

2.   I progetti promuovono l'innovazione, il trasferimento tecnologico e la diffusione di nuove tecnologie mature per essere lanciate sul mercato.

La Comunità può accordare sovvenzioni per i progetti di cui al paragrafo 1.

3.   Le azioni relative alle migliori pratiche sono condotte nell'ambito di raggruppamenti specializzati collegati mediante reti tematiche.

Il contributo comunitario alle azioni di cui al paragrafo 1, lettera b), è limitato ai costi diretti giudicati necessari o appropriati per raggiungere gli obiettivi specifici dell'azione.

4.   Le reti tematiche possono essere legate ad azioni relative alle migliori pratiche.

Il sostegno alle attività tematiche riguarda i costi addizionali rimborsabili relativi al coordinamento e all'attuazione della rete. Il contributo della Comunità può coprire i costi addizionali rimborsabili di tali misure.

Sottosezione 2

Altre disposizioni

Articolo 32

Domande

Le domande di sostegno comunitario riguardanti progetti, azioni relative alle migliori pratiche e reti tematiche, di cui all'articolo 31, comprendono un piano finanziario che elenca tutti gli elementi del finanziamento dei progetti, compreso l'aiuto finanziario chiesto alla Comunità e le altre domande di aiuto eventualmente presentate presso altri enti. Altre forme di sostegno comunitario, quali servizi o studi, possono essere altresì richieste per fornire queste informazioni relative al piano finanziario, se necessario.

Articolo 33

Analisi, elaborazione e coordinamento delle politiche con i paesi partecipanti

Al fine di sostenere l'analisi, l'elaborazione ed il coordinamento delle politiche con i paesi partecipanti, si procede:

   a) a studi, raccolte di dati, indagini e pubblicazioni che si basino, se possibile, su statistiche ufficiali;
   b) a riunioni di esperti, in particolare di esperti che rappresentano istituzioni pubbliche, esperti inviati da PMI e altre parti interessate, a conferenze e ad altri eventi;
   c) a campagne di sensibilizzazione, alla costituzione di reti e ad altre iniziative pertinenti;
   d) a analisi comparative delle prestazioni nazionali e alla individuazione, diffusione e applicazione delle buone prassi.

Articolo 34

Promozione, comunicazione, scambio di informazioni e divulgazione

1.  Al fine di sostenere l'attuazione del programma di sostegno alla politica in materia di TIC o la preparazione di attività future, si procede:

   a) a campagne di promozione, divulgazione, informazione e comunicazione;
   b) a scambi di informazioni, conoscenze ed esperienze, a conferenze, seminari, workshop o altre riunioni e alla gestione di attività raggruppate.

2.   Il sostegno non può essere concesso né per attività di commercializzazione di prodotti, processi o servizi né per attività di marketing o promozione delle vendite.

Articolo 35

Progetti d'interesse comune: appalti pubblici basati su specifiche tecniche elaborate in concertazione con gli Stati membri

Ove ciò risulti necessario per conseguire gli obiettivi del programma di sostegno alla politica in materia di TIC e purché esista un evidente interesse comune degli Stati membri a che prodotti, servizi o elementi costitutivi fondamentali di questi ultimi vengano diffusi a livello europeo, la Commissione può varare progetti d'interesse comune che prevedano i compiti tecnici ed organizzativi necessari. Le iniziative esistenti sono prese in considerazione, in modo da evitare duplicazioni.

La Commissione adotta, di concerto con gli Stati membri, le specifiche tecniche ed i calendari d'attuazione congiunti dei progetti. Sulla base di tali specifiche e calendari, la Commissione pubblica gare d'appalto per la realizzazione dei progetti. Tali appalti sono aggiudicati dalla sola Commissione conformemente alle norme comunitarie relative agli appalti pubblici.

Sezione 3

Piano di lavoro annuale

Articolo 36

Piano di lavoro annuale

Il piano di lavoro annuale espone dettagliatamente, ed in linea con gli agli obiettivi definiti dall'articolo 26:

   a) le misure necessarie per la sua attuazione;
   b) le priorità;
   c) gli obiettivi qualitativi e quantitativi;
   d) i criteri di valutazione e gli indicatori qualitativi e quantitativi atti ad analizzare l'efficacia della realizzazione di risultati che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dei programmi specifici e del programma quadro globale;
   e) i calendari operativi;
   f) le norme sulla partecipazione;
   g) i criteri di selezione e valutazione delle misure.

Capo III

Il programma Energia intelligente – Europa

Sezione 1

Obiettivi e settori d'azione

Articolo 37

Istituzione e obiettivi

1.   È istituito il programma Energia intelligente – Europa a favore dell'efficienza energetica, delle fonti di energia rinnovabili e della diversificazione energetica. Il programma contribuisce ad assicurare un'energia sicura e sostenibile per l'Europa, e ne rafforza la competitività.

2.  Il programma Energia intelligente – Europa prevede misure dirette in particolare a:

   a) incoraggiare l'efficienza energetica e l'uso razionale delle risorse energetiche;
   b) promuovere le fonti d'energia nuove e rinnovabili e incoraggiare la diversificazione energetica;
   c) promuovere l'efficienza energetica e l'uso di fonti d'energia nuove e rinnovabili nei trasporti.

Articolo 38

Obiettivi operativi

Gli obiettivi operativi del programma Energia intelligente – Europa sono i seguenti:

   a) fornire gli elementi necessari per migliorare la sostenibilità, per sviluppare il potenziale delle città e delle regioni e per preparare le misure legislative grazie alle quali potranno essere raggiunti i relativi obiettivi strategici; mettere a punto mezzi e strumenti che consentano di seguire, monitorare e valutare l'incidenza delle misure adottate dalla Comunità e dagli Stati membri nei settori d'azione del programma;
   b) sostenere, in tutti gli Stati membri, gli investimenti in tecnologie nuove e altamente redditizie in termini di efficienza energetica, uso di fonti d'energia rinnovabili e diversificazione energetica, anche nel settore dei trasporti, colmando la lacuna esistente tra la dimostrazione riuscita di tecnologie innovative e la loro effettiva commercializzazione su vasta scala al fine di stimolare gli investimenti pubblici e privati, promuovere tecnologie strategiche chiave, diminuire i costi, aumentare l'esperienza di mercato, ridurre i rischi finanziari e di altro tipo ed eliminare gli ostacoli che frenano gli investimenti in queste tecnologie;
   c) eliminare gli ostacoli non tecnologici che frenano l'adozione di modelli efficienti e intelligenti di produzione e consumo di energia, incoraggiando il miglioramento delle capacità delle istituzioni, anche a livello locale e regionale, sensibilizzando il pubblico, in particolare attraverso il sistema educativo, favorendo gli scambi di esperienze e di know-how tra i principali soggetti interessati, le imprese ed i cittadini in generale e stimolando la diffusione delle migliori pratiche e delle migliori tecnologie disponibili, in particolare mediante loro campagne promozionali a livello comunitario.

Articolo 39

Efficienza energetica e uso razionale delle risorse (SAVE)

Le azioni a favore dell'efficienza energetica e dell'uso razionale delle risorse energetiche sono dirette tra l'altro:

   a) a migliorare l'efficienza energetica e l'uso razionale dell'energia, in particolare nei settori industriale ed edilizio, a eccezione delle azioni di cui all'articolo 41;
   b) a sostenere l'elaborazione e l'attuazione di provvedimenti legislativi.

Articolo 40

Fonti d'energia nuove e rinnovabili (ALTENER)

Le azioni a favore delle fonti d'energia nuove e rinnovabili sono dirette tra l'altro:

   a) a promuovere le fonti d'energia nuove e rinnovabili per la produzione centralizzata e decentrata di elettricità, di calore e di freddo, e a sostenere così la diversificazione delle fonti d'energia, a eccezione delle azioni di cui all'articolo 41;
   b) a integrare le fonti d'energia nuove e rinnovabili nel contesto locale e nei sistemi energetici;
   c) a sostenere l'elaborazione e l'attuazione di provvedimenti legislativi.

Articolo 41

Energia e trasporti (STEER)

Le azioni a favore dell'efficienza energetica e dell'uso di fonti d'energia nuove e rinnovabili nei trasporti sono dirette tra l'altro:

   a) a sostenere iniziative riguardanti tutti gli aspetti energetici dei trasporti e la diversificazione dei carburanti;
   b) a promuovere i carburanti rinnovabili e l'efficienza energetica nei trasporti;
   c) a sostenere l'elaborazione e l'attuazione di provvedimenti legislativi.

Articolo 42

Iniziative integrate

Le azioni che riguardano due o più dei settori specifici di cui agli articoli 39, 40 e 41 o che si riferiscono ad alcune priorità comunitarie sono dirette tra l'altro:

   a) a integrare l'efficienza energetica e le fonti d'energia rinnovabili in diversi settori economici;
   b) ad associare vari strumenti e soggetti nel quadro della stessa iniziativa o dello stesso progetto.

Sezione 2

Attuazione

Articolo 43

Progetti di promozione e di diffusione

Vengono sostenuti:

   a) gli studi strategici basati su analisi condivise e sul monitoraggio regolare dell'evoluzione del mercato e delle tendenze in materia energetica, al fine di preparare provvedimenti legislativi nuovi o modificare la normativa esistente per quanto riguarda in particolare il funzionamento del mercato interno dell'energia, al fine di attuare la strategia energetica di medio e lungo periodo a favore dello sviluppo sostenibile, al fine di porre le basi per impegni volontari a lungo termine da parte dell'industria e di altri soggetti interessati nonché al fine di sviluppare norme e sistemi di etichettatura e di certificazione, se del caso anche in cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali;
   b) la creazione, l'estensione o la riorganizzazione di strutture e di strumenti per lo sviluppo energetico sostenibile, compresa la gestione energetica locale e regionale e lo sviluppo di prodotti finanziari e di strumenti di mercato adeguati, facendo tesoro dell'esperienza delle reti che hanno operato in passato e che operano attualmente;
   c) le iniziative promozionali volte ad accelerare ulteriormente la penetrazione sul mercato di sistemi e attrezzature energetici sostenibili e a stimolare investimenti che agevolino la transizione dalla dimostrazione alla commercializzazione di tecnologie più efficienti, le campagne di sensibilizzazione e il miglioramento delle capacità delle istituzioni;
   d) lo sviluppo di strutture di informazione, istruzione e formazione, l'uso dei risultati, la promozione e la diffusione del know-how e delle migliori pratiche, anche presso i consumatori, la divulgazione dei risultati delle azioni e dei progetti nonché la cooperazione con gli Stati membri attraverso reti operative;
   e) il monitoraggio dell'attuazione e dell'incidenza dei provvedimenti legislativi e di sostegno comunitari.

Articolo 44

Progetti di prima applicazione commerciale

La Comunità fornisce sostegno ai progetti riguardanti la prima applicazione commerciale di tecniche, processi, prodotti o prassi innovativi d'interesse comunitario, la cui dimostrazione è stata già conclusa con successo. Essi sono diretti a diffondere l'uso di tali tecniche, processi, prodotti o prassi nei paesi partecipanti e a facilitarne l'assorbimento da parte del mercato.

Sezione 3

Piano di lavoro annuale

Articolo 45

Piano di lavoro annuale

Il piano di lavoro annuale espone dettagliatamente ed in linea con gli obiettivi di cui all'articolo 37:

   a) le misure necessarie per la sua attuazione;
   b) le priorità;
   c) gli obiettivi qualitativi e quantitavivi;
   d) i criteri di valutazione e gli indicatori qualitativi e quantitativi atti ad analizzare l'efficacia della realizzazione di risultati che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dei programmi specifici e del programma quadro globale;
   e) i calendari operativi;
   f) le norme sulla partecipazione;
   g) i criteri di selezione e di valutazione delle misure.

TITOLO III

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 46

Comitati

1.  La Commissione è assistita dai comitati seguenti:

   a) il comitato del programma per l'innovazione e l'imprenditorialità, denominato "comitato di gestione PII (CPII)";
   b) il comitato del programma di sostegno alla politica in materia di TIC, denominato "comitato di gestione TIC (CTIC)";
   c) il comitato del programma Energia intelligente – Europa, denominato "comitato di gestione EIE (CEIE)".

Il coordinamento totale e la piena cooperazione per tutto il programma quadro, compresa la gestione strategica nonché una coerente attuazione globale, sono assicurati dalla Commissione, assistita dal CPII, in stretta collaborazione con il CTIC e il CEIE.

2.   Per i comitati di cui al paragrafo 1, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 di tale decisione.

Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

3.   I comitati di cui al paragrafo 1 adottano il loro regolamento interno.

Articolo 47

Manuale per gli utenti

1.   Dopo l'entrata in vigore del programma quadro, la Commissione pubblica un manuale per gli utenti di facile lettura e comprensione, che espone in un quadro chiaro, semplice e trasparente i principi generali della partecipazione dei beneficiari al programma quadro. Tale manuale è inteso soprattutto a facilitare la partecipazione delle PMI.

2.   La Commissione assicura che i tempi intercorrenti tra la presentazione delle candidature e le notifiche dei risultati delle valutazioni siano quanto più brevi possibile. I risultati delle valutazioni sono trasmessi entro un termine ragionevole.

Articolo 48

Consiglio consultivo strategico sulla competitività e l'innovazione

La Commissione è coadiuvata da un Consiglio consultivo strategico sulla competitività e l'innovazione composto da rappresentanti delle associazioni delle industrie e delle società, comprese quelle che rappresentano le PMI, ed altri esperti. Il loro campo di competenza dovrebbe essere collegato ai settori e alle questioni affrontate dal programma quadro, compreso il finanziamento, la TIC, l'energia e l'ecoinnovazione.

Articolo 49

Abrogazione

La decisione 96/413/CE è abrogata.

Articolo 50

Disposizioni transitorie

Le misure d'attuazione relative all'obiettivo indicato nell'articolo 27, lettera b), sono eseguite conformemente alla decisione n. 456/2005/CE fino al 31 dicembre 2008.

Successivamente, le iniziative avviate a norma della decisione n. 456/2005/CE fino a tale data sono gestite conformemente a tale decisione, tranne per quanto riguarda il comitato istituito da tale decisione, che è sostituito dal comitato istituito dall'articolo 46, paragrafo 1), lettera b), della presente decisione.

Per i servizi menzionati all'articolo 21, paragrafo 2, lettera a), la Commissione può tenere in funzione la rete di Eurosportelli fino al 31 dicembre 2007 e concludere con i suoi membri accordi annuali di sovvenzionamento finanziati sul presente programma quadro, mantenendo le modalità operative del programma pluriennale per le imprese e l'imprenditorialità istituito dalla decisione 2000/819/CE.

Articolo 51

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

Ripartizione di bilancio indicativa

Le dotazioni di bilancio indicative per i programmi specifici sono le seguenti:

   a) 60% del bilancio complessivo per la realizzazione del programma per l'innovazione e l'imprenditorialità, di cui circa un quinto per la promozione dell'ecoinnovazione;
   b) 20% del bilancio complessivo per la realizzazione del programma di sostegno alla politica in materia di TIC;
   c) 20% del bilancio complessivo per la realizzazione del programma "Energia intelligente – Europa".

ALLEGATO II

Modalità d'attuazione degli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI di cui all'articolo 17

1.   Modalità comuni a tutti gli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI

A.   Bilancio

La dotazione di bilancio copre l'intero costo di ogni strumento, compresi gli obblighi di pagamento verso gli intermediari finanziari come le perdite derivanti dalle garanzie, le commissioni dovute al FEI ed alle istituzioni finanziarie internazionali per la gestione delle risorse dell'Unione, nonché tutti gli altri costi o spese rimborsabili.

Il trasferimento di risorse tra strumenti deve restare flessibile in modo da rispondere ai nuovi sviluppi ed ai cambiamenti delle condizioni di mercato durante l'attuazione del programma quadro.

B.   Conti fiduciari

Il FEI e le istituzioni finanziarie internazionali interessate istituiscono conti fiduciari distinti per i fondi di bilancio relativi a ciascuno strumento. Questi conti possono essere produttivi di interessi. Gli interessi ricevuti fino al 31 dicembre 2013 possono essere aggiunti alle risorse e utilizzati per attuare lo strumento cui si riferiscono.

I pagamenti effettuati dall'amministratore fiduciario per onorare gli obblighi di pagamento verso gli intermediari finanziari sono addebitati sul conto fiduciario corrispondente. Gli importi che l'amministratore fiduciario deve rimborsare al bilancio generale dell'Unione europea, le commissioni di gestione dovute all'amministratore fiduciario e gli altri costi e spese rimborsabili sono addebitati sul conto fiduciario conformemente ai termini stabiliti negli accordi conclusi tra la Commissione e l'amministratore fiduciario. Sul conto fiduciario sono accreditate le entrate provenienti dalla Commissione, dagli interessi e, a seconda dello strumento, dagli investimenti realizzati (GIF) oppure dalle commissioni d'impegno e di garanzia nonché dagli altri crediti a breve termine (strumento SMEG).

Dopo il 31 dicembre 2013, i saldi dei conti fiduciari, eccetto i fondi impegnati e non ancora erogati e quelli probabilmente necessari per coprire costi e spese rimborsabili, tornano nel bilancio generale dell'Unione europea.

C.   Commissioni

La gestione degli strumenti è oggetto di un'adeguata politica in materia di commissioni. Queste sono fissate dalla Commissione conformemente alle pratiche di mercato e tengono conto degli elementi seguenti:

   la durata totale dello strumento e gli obblighi di monitoraggio al di là del periodo d'impegno di bilancio;
   i paesi ammessi a partecipare;
   il grado di novità e di complessità dello strumento;
   il numero di attività associate, quali gli studi di mercato, l'individuazione degli intermediari e i negoziati con gli stessi, la strutturazione degli accordi, la chiusura, il monitoraggio e la presentazione di relazioni.

D.   Visibilità e sensibilizzazione

Ogni intermediario deve garantire una visibilità e una trasparenza adeguate del sostegno fornito dalla Comunità, dando sufficienti informazioni sulle opportunità finanziarie offerte dal programma quadro.

Bisogna accertare che i destinatari finali siano adeguatamente informati in merito alle opportunità disponibili di finanziamento.

2.   Attuazione del GIF

A.   Introduzione

Gli aspetti relativi al negozio fiduciario, alla gestione e al monitoraggio sono oggetto di un accordo tra la Commissione ed il FEI. La Commissione applica orientamenti specifici in materia di gestione della tesoreria.

B.   Intermediari

Il GIF 1 ed il GIF 2 riguardano intermediari ad orientamento commerciale gestiti da team indipendenti che posseggono una miscela appropriata di competenze e di esperienza. Gli intermediari sono scelti, secondo le migliori pratiche commerciali e di mercato, in modo trasparente e non discriminatorio ed evitando qualsiasi conflitto d'interesse; essi operano attraverso un'ampia gamma di fondi specializzati o di strutture simili.

C.   Criteri d'ammissibilità

Assumendo un livello di rischio più elevato per quanto riguarda i fondi intermediari e le loro politiche d'investimento, il GIF completa le attività che il gruppo della BEI, cui appartiene il FEI, svolge con risorse proprie.

GIF 1

Il GIF 1 investe in fondi intermediari di capitale di rischio e altri strumenti di investimento che a loro volta investono in PMI esistenti da non oltre 10 anni, generalmente a partire dalle fasi pre-A (costituzione dell'impresa) e A (avviamento dell'impresa) e, eventualmente, in una fase successiva. L'investimento complessivo in un fondo intermediario di capitale di rischio non supera di solito il 25% del capitale totale del fondo; l'investimento complessivo può arrivare sino al 50% del capitale totale ove si tratti di fondi nuovi che probabilmente svolgeranno un ruolo di catalizzatore particolarmente importante nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio per una tecnologia specifica, in una regione determinata o per gli strumenti di investimento degli investitori informali. L'investimento complessivo in un fondo intermediario di capitale di rischio può arrivare sino al 50% nei casi in cui gli investimenti del fondo si concentrano sulle PMI attive nel settore dell'eco-innovazione. Almeno il 50% del capitale investito in un fondo proviene da investitori che operano in condizioni corrispondenti alle normali condizioni di mercato (secondo il "principio dell'investitore in economia di mercato"), senza che sia rilevante la loro natura giuridica o il loro assetto proprietario. L'impegno globale in uno stesso fondo non supera i 30 milioni EUR. Il GIF 1 può coinvestire con risorse proprie del FEI, con risorse sotto mandato BEI o con altre risorse gestite dal FEI.

GIF 2

Il GIF 2 investe in fondi intermediari di capitale di rischio che investono a loro volta in PMI, generalmente nelle fasi B e C (espansione). L'investimento complessivo in un fondo intermediario di capitale di rischio non supera di norma il 15% del capitale totale del fondo e può raggiungere il 25% ove si tratti di:

   fondi nuovi che probabilmente svolgeranno un ruolo di catalizzatore particolarmente importante nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio per una tecnologia specifica o in una regione determinata;
   fondi che investono principalmente nelle PMI attive nel settore dell'ecoinnovazione;
   fondi costituiti da gruppi di gestione nuovi.

In caso di coinvestimento di risorse del GIF 2 con risorse proprie del FEI, con risorse sotto mandato BEI o con altre risorse gestite dal FEI, il contributo massimo del GIF 2 è pari al 15%. Almeno il 50% del capitale investito in un fondo proviene da investitori che operano in condizioni corrispondenti alle normali condizioni di mercato (secondo il "principio dell'investitore in economia di mercato"), senza che sia rilevante la loro natura giuridica o il loro assetto proprietario. L'impegno globale in uno stesso fondo non supera i 30 milioni di EUR.

D.   Pari grado degli investimenti

Gli investimenti effettuati nel quadro del GIF in un fondo intermediario sono dello stesso grado di quelli effettuati dagli investitori privati.

E.   Ruolo primario

Per i fondi nuovi che probabilmente svolgeranno un ruolo di catalizzatore particolarmente importante nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio per una tecnologia specifica o in una regione determinata, il FEI può svolgere il ruolo di investitore primario.

F.   Trasparenza delle condizioni

Il FEI assicura che i termini e le condizioni di finanziamento nel quadro del GIF 1 e del GIF 2 siano trasparenti e comprensibili.

G.   Durata del GIF

Il GIF è uno strumento a lungo termine i cui investimenti in fondi intermediari sono di norma compresi tra i 5 e i 12 anni. In ogni caso, la durata degli investimenti effettuati nel quadro del GIF non supera 19 anni a decorrere dalla firma dell'accordo di delega concluso tra la Commissione ed il FEI. Negli accordi conclusi tra il FEI e gli intermediari vengono definite strategie di uscita adeguate.

H.   Realizzazione degli investimenti

Poiché la maggior parte degli investimenti effettuati nel quadro del GIF assume la forma di titoli non quotati e non liquidi, la realizzazione di tali investimenti si basa sulla distribuzione dei proventi che l'intermediario ricava dalla cessione dei suoi investimenti nelle PMI.

I.   Reinvestimento dei proventi degli investimenti realizzati

I proventi, compresi i dividendi ed i rimborsi percepiti dal FEI prima del 31 dicembre 2013, sono aggiunti alle risorse e utilizzati ai fini del GIF.

3.   Attuazione dello SMEG

A.   Introduzione

Gli aspetti relativi al negozio fiduciario, alla gestione e al monitoraggio sono oggetto di un accordo tra la Commissione ed il FEI e sono conformi alle normali prassi commerciali. La Commissione applica orientamenti specifici in materia di gestione della tesoreria.

B.   Intermediari

Gli intermediari sono scelti tra i sistemi di garanzia già operanti o che possono essere istituiti nei paesi ammessi a partecipare, comprese le organizzazioni di garanzia reciproca e qualsiasi altro istituto finanziario che risponda ai criteri fissati. Le procedure di selezione sono trasparenti e non discriminatorie. Vanno evitati i conflitti d'interesse.

Gli intermediari sono scelti conformemente alle migliori pratiche commerciali tenendo conto degli effetti:

   sul volume del finanziamento messo a disposizione delle PMI (sotto forma di prestiti, capitale netto o quasi capitale netto); e/o
   sull'accesso delle PMI al finanziamento; e/o
   sui rischi in materia di finanziamento delle PMI assunti dall'intermediario interessato.

C.   Ammissibilità

I criteri finanziari che disciplinano l'ammissibilità nel quadro dello strumento SMEG sono determinati per ciascun intermediario sulla base delle sue attività, allo scopo di raggiungere il maggior numero di PMI possibile. Queste norme tengono conto delle condizioni e pratiche del mercato nel territorio interessato.

Il finanziamento per l'acquisizione di attività materiali ed immateriali, comprese le attività legate all'innovazione, lo sviluppo tecnologico e l'acquisizione di licenze rientrano nell'ambito dello SMEG.

Nell'ambito della sezione quarta (d) dello SMEG, denominata "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI", rientrano transazioni individuali, transazioni con più partner e transazioni multinazionali. L'ammissibilità è determinata in base alle migliori pratiche del mercato, in particolare per quanto riguarda la qualità del credito e la diversificazione dei rischi del portafoglio cartolarizzato.

D.   Condizioni delle garanzie

Le garanzie accordate dal FEI per conto della Commissione nel quadro della sezione (a) "Finanziamento mediante emissione di debiti", della sezione (b) "Microcredito'e della sezione (c) "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI" dello strumento SMEG, coprono una parte del rischio assunto dall'intermediario finanziario in un portafoglio di finanziamento di transazioni individuali. Nell'ambito della sezione quarta (d) "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI" viene assunta una parte del rischio relativo ad alcune tranche cartolarizzate prioritarie rispetto alla tranche di primo rischio oppure il rischio relativo ad una parte rilevante della tranche di primo rischio viene interamente assunto dall'istituzione finanziaria creditrice e il rischio relativo alla parte restante viene condiviso.

Le garanzie accordate dal FEI nel quadro della sezione (a) "Finanziamento mediante emissione di debiti", della sezione (b) "Microcredito'e della sezione (c) "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI" dello strumento SMEG sono generalmente dello stesso grado delle garanzie o, eventualmente, dei finanziamenti offerti dall'intermediario.

Il FEI può addebitare ad un intermediario finanziario una commissione calcolata sulla base degli importi impegnati ma non utilizzati conformemente ad una tabella convenuta ("commissioni d'impegno") e commissioni di garanzia. Esso può anche addebitare commissioni relative a transazioni di cartolarizzazione individuali.

E.   Massimale delle perdite cumulate del FEI

Le risorse del bilancio generale dell'Unione europea stanziate per lo strumento SMEG sono sottoposte a un massimale, in modo che non possano in nessun caso superare la dotazione di bilancio messa a disposizione del FEI nel quadro di tale strumento. Non vi possono essere sopravvenienze passive sul bilancio.

L'obbligo incombente al FEI di pagare la sua parte delle perdite subite dall'intermediario esiste fino al momento in cui l'importo cumulativo dei pagamenti effettuati per coprire le perdite derivanti da un determinato portafoglio di finanziamento raggiunge – previa deduzione dell'importo cumulativo dei corrispondenti recuperi di perdite – un importo predeterminato; dopo tale momento la garanzia del FEI è automaticamente estinta.

F.   Recuperi delle perdite ed altre entrate da versare sul conto fiduciario

I recuperi di perdite ricevuti da un intermediario sono accreditati sul conto fiduciario e presi in considerazione ai fini del calcolo del massimale delle perdite cumulative del FEI nei confronti dell'intermediario. Tutte le altre entrate, quali le commissioni d'impegno e le commissioni di garanzia, sono accreditate sul conto fiduciario e, se sono percepite prima del 31 dicembre 2013, vengono aggiunte alle risorse dello strumento SMEG.

G.   Durata dello strumento SMEG

La scadenza massima delle singole garanzie PMI non può superare i 10 anni.

4.   Attuazione del CBS

A.   Introduzione

Le modalità d'attuazione dell'azione "Capitale d'avviamento" e dell'azione "Collaborazione", compresi gli aspetti relativi al negozio fiduciario, alla gestione e al monitoraggio, sono oggetto di un accordo tra la Commissione ed il FEI o le istituzioni finanziarie internazionali interessate.

Gli intermediari sono scelti conformemente alle migliori pratiche di mercato.

Le procedure di selezione relative al servizio d'assistenza tecnica sono trasparenti e non discriminatorie. Vanno evitati i conflitti d'interesse.

B.   Azione "Capitale d'avviamento"

L'azione "Capitale d'avviamento" è gestita su base fiduciaria. La dotazione di bilancio copre l'intero costo dell'azione, comprese le commissioni di gestione e gli altri costi o spese rimborsabili. Gli aiuti, concessi a fondi che nel loro programma d'investimento globale comprendono investimenti in capitale d'avviamento, coprono parte delle relative spese di gestione.

C.   Azione "Collaborazione"

L'azione "Collaborazione" è condotta tramite il FEI o le istituzioni finanziarie internazionali interessate. Essa copre l'assistenza tecnica, le commissioni di gestione e gli altri costi rimborsabili relativi al miglioramento delle capacità.

5.   Valutazione

Le valutazioni esterne sono svolte da esperti indipendenti, considerando l'impatto dell'iniziativa a favore della crescita e dell'occupazione, prevista dalla decisione 98/347/CE del Consiglio, del 19 maggio 1998, recante misure di assistenza finanziaria a favore di piccole e medie imprese (PMI) innovatrici e creatrici di posti di lavoro - Iniziativa a favore della crescita e dell'occupazione(29) , e del programma pluriennale a favore dell'impresa e dell'imprenditorialità, in particolare per le PMI. Le valutazioni esterne esaminano l'impatto degli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI e presentano un'analisi qualitativa e quantitativa dei risultati ottenuti, in particolare valutando l'effetto moltiplicatore e il rapporto costi/benefici di ciascuno strumento. Le relazioni di valutazione presentano dati statistici per l'Unione nel suo complesso e per i singoli Stati membri e gli altri paesi partecipanti, riguardanti tra l'altro:

   per quanto riguarda il GIF, il numero di PMI raggiunte ed il numero di posti di lavoro creati;
   il tasso di rendimento per gli investitori;
   per quanto riguarda lo strumento SMEG, il numero e il valore dei prestiti concessi dagli intermediari finanziari a PMI, il numero di PMI raggiunte e il numero e valore dei prestiti non rimborsati;
   per quanto riguarda l'azione "Capitale d'avviamento", il numero di organizzazioni sostenute ed il volume degli investimenti in capitale d'avviamento;
   per quanto riguarda l'azione "Collaborazione", il numero di intermediari sostenuti e di PMI raggiunte;
   i risultati specifici in materia di ecoinnovazione.

Una visibilità adeguata è data ai risultati ed alle lezioni tratte dalle relazioni degli esperti esterni e allo scambio delle migliori pratiche tra i soggetti interessati.

ALLEGATO III

Precisazioni riguardanti i servizi a sostegno delle imprese e dell'innovazione di cui all'articolo 21

a)  Servizi di informazione, feedback, cooperazione tra imprese e internazionalizzazione

   Divulgare informazioni relative al funzionamento ed alle opportunità offerte dal mercato interno dei beni e dei servizi, compresa un'efficace pubblicità delle opportunità offerte dalle gare d'appalto;
   Promuovere attivamente le iniziative, le politiche e i programmi della Comunità riguardanti le PMI e fornire a queste ultime informazioni sulle relative procedure di domanda;
   Utilizzare strumenti che consentono di misurare l'impatto sulle PMI della normativa vigente;
   Contribuire alla realizzazione di analisi d'impatto della Commissione;
   Utilizzare altri mezzi appropriati per far partecipare le PMI al processo decisionale europeo;
   Aiutare le PMI a sviluppare attività transfrontaliere e reti internazionali;
   Aiutare le PMI a trovare idonei partner commerciali nel settore privato e in quello pubblico, tramite strumenti adeguati.

b)  Servizi di trasferimento di innovazioni, tecnologie e conoscenze

   Fare conoscere meglio le politiche, la legislazione ed i programmi di sostegno riguardanti l'innovazione;
   Partecipare alla diffusione ed allo sfruttamento dei risultati della ricerca;
   Prestare servizi di intermediazione diretti a promuovere il trasferimento di tecnologie e conoscenze e il partenariato tra tutti i protagonisti dell'innovazione;
   Stimolare la capacità di innovazione delle imprese, in particolare delle PMI;
   Facilitare il collegamento con altri servizi nel settore dell'innovazione, compresi i servizi attinenti alla proprietà intellettuale.

c)  Servizi che incoraggiano la partecipazione delle PMI al settimo programma quadro RST

   Far conoscere meglio alle PMI il settimo programma quadro RST;
   aiutare le PMI a identificare le loro esigenze in materia di ricerca e sviluppo tecnologico ed a trovare partner idonei;
   assistere le PMI nella preparazione e nel coordinamento delle proposte di progetti che intendono presentare in vista di una partecipazione al settimo programma quadro RST.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 65 del 17.3.2006, pag. 22.
(3) GU C 115 del 16.5.2006, pag. 17.
(4) Posizione del Parlamento europeo del 1° giugno 2006.
(5) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36.
(6) GU L 167 del 6.7.1996, pag. 55.
(7) GU L 183 dell"11.7.1997, pag. 12. Decisione modificata dalla decisione n. 1376/2002/CE (GU L 200 del 30.7.2002, pag. 1).
(8) GU L 192 del 28.7.2000, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1682/2004 (GU L 308 del 5.10.2004, pag. 1).
(9) GU L 333 del 29.12.2000, pag. 84. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 1776/2005/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 289 del 3.11.2005, pag. 14).
(10) GU L 14 del 18.1.2001, pag. 32.
(11) GU L 176 del 15.7.2003, pag. 29. Decisione modificata dalla decisione n. 787/2004/CE (GU L 138 del 30.4.2004, pag. 12).
(12) GU L 336 del 23.12.2003, pag. 1. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 2113/2005/CE (GU L 344 del 27.12.2005, pag. 34).
(13)* GU: si prega di inserire il numero e la data della decisione di cui al documento 12032/06.
(14) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(15) GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.
(16) GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.
(17) GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1.
(18) GU L 77 del 27.3.1996, pag. 20.
(19) GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.
(20) GU L 345 del 31.12.2003, pag. 90.
(21) GU L 283 del 27.10.2001, pag. 33. Direttiva modificata dall'atto di adesione del 2003.
(22) GU L 1 del 4.1.2003, pag. 65.
(23) GU L 123 del 17.5.2003, pag. 42.
(24) GU L 52 del 21.2.2004, pag. 50.
(25) GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
(26) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(27) GU L 79 del 24.3.2005, pag. 1.
(28) Ai prezzi 2004. La cifra di 3 284 milioni di EUR (prezzi 2004) concordata nell'Accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, del 17 maggio 2006, sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria comprende 88 milioni di EUR per il programma eContentplus per il biennio 2007-2008 secondo la base giuridica del programma.
(29) GU L 155 del 29.5.1998, pag. 43.


Piccole e medie imprese nei paesi in via di sviluppo
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Risoluzione del Parlamento europeo sulle piccole e medie imprese nei paesi in via di sviluppo (2005/2207(INI) )
P6_TA(2006)0231 A6-0151/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visto l'Allegato II dell'Accordo di partenariato di Cotonou(1) ,

–   vista la comunicazione del 22 marzo 2006 della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo intitolata "Il partenariato per la crescita e l'occupazione: fare dell'Europa un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2006)0136 ),

–   vista la propria risoluzione del 17 novembre 2005 sulla proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea "Il consenso europeo"(2) ,

–   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo"(3) ,

–   vista la propria risoluzione del 17 novembre 2005 su una strategia di sviluppo per l'Africa(4) ,

–   vista la comunicazione del 12 ottobre 2005 della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo intitolata "Strategia dell'Unione europea per l'Africa: verso un patto euroafricano per accelerare lo sviluppo dell'Africa" (COM(2005)0489 ),

–   vista la propria risoluzione del 12 aprile 2005 sul ruolo dell'Unione europea nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM)(5) ,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 29 ottobre 2004, intitolato "Relazione della Commissione sugli obiettivi di sviluppo del Millennio 2000-2004" (SEC(2004)1379 ),

–   visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

–   vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A6-0151/2006 ),

A.   considerando che le politiche europee relative alle piccole e medie imprese (PMI) non dovrebbero essere automaticamente trasposte nei paesi in via di sviluppo,

B.   considerando che nei paesi in via di sviluppo non esiste una definizione di PMI generalmente accettata,

C.   considerando che nei paesi in via di sviluppo il settore delle PMI comprende un gruppo eterogeneo di imprese che operano in condizioni di mercato molto varie,

D.   considerando che le PMI creano occupazione e costruiscono la società civile,

E.   considerando che le PMI costituiscono uno strumento per realizzare lo sviluppo sia sociale sia economico attraverso la riduzione della povertà,

F.   considerando che le attività transfrontaliere sono diffuse nella maggior parte delle regioni in via di sviluppo e che necessitano quindi di un'attenzione particolare all'atto dell'elaborazione di politiche e programmi,

G.   considerando che un approccio regionale allo sviluppo delle PMI, che coinvolga i governi, le autorità regionali e locali e le organizzazioni della società civile di due o più Stati può rappresentare una soluzione per lo sviluppo delle PMI in numerose regioni del mondo in via di sviluppo,

H.   considerando che si dovrebbe riservare un'attenzione particolare al ruolo che le PMI svolgono nell'economia dei piccoli Stati insulari,

I.   considerando che si dovrebbe riservare un'attenzione particolare al ruolo delle PMI nei paesi reduci da conflitti, quale mezzo per reintegrare in modo efficace gli ex combattenti nella società,

J.   considerando che le autorità statali dovrebbero sforzarsi di mantenere la burocrazia ad un livello minimo, così da evitare che si creino ostacoli allo sviluppo delle PMI,

K.   considerando che la registrazione non dovrebbe rappresentare un ostacolo all'avvio delle piccole imprese o alla riconversione delle microimprese in piccole imprese,

L.   considerando che la creazione di reti locali e regionali può portare benefici sostanziali alle piccole imprese,

M.   considerando che è necessario diffondere le buone prassi in materia di concezione, messa in atto e valutazione delle iniziative volte a promuovere la crescita delle PMI e lo sviluppo economico ed occupazionale a livello locale,

N.   considerando che coloro che operano sul posto, le loro associazioni e altre forme di organizzazioni devono svolgere un ruolo fondamentale nella definizione e nella messa in atto delle politiche riguardanti le PMI,

O.   considerando che le differenze regionali e culturali dovrebbero essere prese in considerazione al momento della definizione di politiche e programmi a favore delle PMI,

P.   considerando che le microimprese sono, nella maggior parte dei casi, a conduzione familiare e che necessitano quindi che si riservi loro un'attenzione particolare quando si definiscono le politiche relative alle PMI,

Q.   considerando che le donne sono attori economici importanti nella creazione e nello sviluppo delle micro e delle piccole imprese, e che le imprese di donne devono essere fatte uscire dall'isolamento,

R.   considerando che si dovrebbe prestare un'attenzione particolare ai progetti imprenditoriali delle donne, in modo da non permettere che tradizioni e comportamenti storici impediscano la creazione e la completa realizzazione di iniziative riguardanti microimprese e PMI,

S.   considerando che le cooperative svolgono un ruolo di primo piano nel sostenere le economie locali, nello strutturare le comunità locali e nel fornire loro coesione,

T.   considerando che le istituzioni locali hanno un importante ruolo da svolgere a sostegno delle PMI,

U.   considerando che una politica di creazione delle PMI può contribuire a ridurre il peso dell'economia informale,

V.   considerando che dovrebbe essere assicurata la sicurezza necessaria per l'insediamento e il funzionamento delle PMI,

W.   considerando che in numerose comunità rurali e urbane le cooperative sono vicine alle prassi associative tradizionali,

X.   considerando che la costituzione di nuove cooperative può essere un modo fattibile di trasformare le attività informali in attività formali,

Y.   considerando che andrebbero sostenute le iniziative volte a migliorare il clima per gli investimenti e le opportunità commerciali che contribuiscono a creare occupazione e benessere per i poveri,

Z.   considerando che le PMI necessitano di tempo e di un accrescimento delle capacità sufficienti per adattarsi all'apertura graduale dei loro settori alla concorrenza del mercato mondiale; che una dimensione critica, attraverso processi associativi, dovrebbe permettere di raggiungere la massa critica necessaria per un'eliminazione progressiva delle misure di protezione della fase iniziale,

AA.   considerando che dovrebbe essere prevista progressivamente la promozione, nell'ambito delle PMI, del concetto di responsabilità sociale delle imprese, in virtù del quale le preoccupazioni sociali e ambientali vengono integrate nelle operazioni commerciali delle imprese stesse,

AB.   considerando che un'attenzione particolare dovrebbe essere prestata all'ambiente socioeconomico delle PMI, ad esempio nel settore dell'istruzione e della formazione delle risorse umane, delle infrastrutture di comunicazione e di informazione, e dell'accesso alle materie prime e ai mercati,

AC.   considerando che è della massima importanza creare partenariati e sistemi di informazione che consentano l'accesso alla conoscenza per lo sviluppo,

AD.   considerando che le PMI hanno un importante ruolo da svolgere nella promozione di iniziative per un turismo sostenibile nei paesi in via di sviluppo,

AE.   considerando che sistemi finanziari non strutturati sono particolarmente nocivi per la crescita delle micro e delle piccole imprese,

AF.   considerando che le principali fonti di finanziamento a disposizione delle PMI sono prestiti informali provenienti da associazioni informali, famiglia e amici, piccoli risparmi, utili non distribuiti e fondi trasferiti,

AG.   considerando che l'apporto di capitali di avviamento può contribuire alla creazione e allo sviluppo di PMI,

AH.   considerando che l'accesso al credito, in particolare a quello a medio e a lungo termine, e il rafforzamento degli intermediari finanziari sono importanti per lo sviluppo delle PMI,

AI.   considerando che l'esperienza ha dimostrato che le donne sono le migliori utilizzatrici di microcrediti nei paesi in via di sviluppo, cosa che consente loro di avere un ruolo da svolgere nella sostenibilità dell'economia locale,

AJ.   considerando che gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e altri paesi in via di sviluppo, comprese le istituzioni nazionali e regionali, hanno un ruolo da svolgere nella gestione dei fondi che promuovono lo sviluppo delle PMI,

AK.   considerando che dovrebbe esistere una politica finanziaria e fiscale proattiva per le PMI, che dovrebbe contemplare linee di credito o incentivi fiscali speciali,

1.   ritiene necessario armonizzare tutte le definizioni di PMI esistenti, includendo le microimprese, almeno su base regionale; ritiene altresì che il numero dei dipendenti sia il miglior criterio per definire una PMI;

2.   raccomanda che, in una regione in cui i paesi in via di sviluppo sono la maggioranza, un'impresa sia considerata microimpresa quando occupa al massimo 5 persone, piccola impresa quando occupa fra le 6 e le 25 persone, e media impresa quando occupa fra le 26 e le 100 persone;

3.   sostiene le politiche volte a ridurre gli ostacoli alla creazione, alla registrazione e all'avvio di imprese; invita i governi nazionali dei paesi in via di sviluppo a valutare l'impatto della legislazione economica attuale e futura sulle PMI;

4.   raccomanda che la creazione di reti di imprese a livello locale e regionale riceva un sostegno particolare;

5.   sottolinea il fatto che la creazione di reti è facilitata da associazioni che forniscono un pool di servizi, quali consulenza giuridica, contabilità, formazione e istruzione, uso delle tecnologie dell'informazione;

6.   ritiene che nelle piccole città e nei villaggi tali pool potrebbero, se necessario, essere avviati grazie a finanziamenti pubblici, perseguendo come opzione raccomandata l'obiettivo ultimo della proprietà privata;

7.   chiede che si elaborino politiche, programmi e progetti specificamente destinati alle PMI, incluse le microimprese, che sono tradizionalmente attive negli scambi transfrontalieri;

8.   sottolinea l'importanza che riveste il coinvolgimento dei governi in tali politiche transfrontaliere, promuovendo la fiducia tra Stati, l'armonizzazione di legislazioni e prassi, e lo sviluppo regionale;

9.   ricorda che le PMI, incluse le microimprese, sono prevalentemente aziende a conduzione familiare, che hanno origine in un ambiente in cui le culture e le tradizioni svolgono ancora un ruolo fondamentale, e che necessitano quindi che si adotti un approccio politico attento e sensibile nella preparazione della messa in atto di nuove legislazioni o di nuove forme di organizzazione;

10.   chiede che tutti gli attori presenti in loco partecipino, sia direttamente sia attraverso le loro organizzazioni di riferimento, a tutti i livelli della definizione e della messa in atto di tutte le politiche relative alle PMI;

11.   riconosce il ruolo fondamentale svolto dalle donne in tutti i settori connessi con lo sviluppo, un ruolo che è troppo spesso dimenticato dagli autori delle decisioni, e chiede che si riservi un'attenzione particolare ai progetti imprenditoriali delle donne;

12.   riconosce il ruolo che le istituzioni locali devono svolgere a sostegno delle PMI, microimprese incluse; ritiene che dette istituzioni possano dare inizio alla messa in atto di pool di servizi comuni destinati alle microimprese e alle SME, mentre lo Stato finanzierebbe la fase di avviamento;

13.   riconosce il ruolo che le PMI rivestono in quanto creatrici di occupazione e sottolinea che è importante trasformare la maggior parte di tali impieghi da non qualificati, stagionali o temporanei in qualificati, a tempo pieno e permanenti, attraverso politiche e programmi nazionali proattivi;

14.   sottolinea il ruolo che le cooperative possono svolgere nel sostenere le economie locali, nello strutturare le comunità locali e fornire loro coesione;

15.   chiede politiche nazionali che contribuiscano a ridurre il peso dell'economia informale nei paesi in via di sviluppo; chiede inoltre che siano promosse iniziative che aiutino a migliorare il clima per gli investimenti, creando così opportunità commerciali;

16.   ritiene che le cooperative rappresentino un mezzo per legalizzare le attività informali, dal momento che, in numerose comunità rurali e urbane, esse sono più vicine alle prassi associative tradizionali di altre forme di organizzazione giuridica;

17.   ritiene che le cooperative rappresentino l'ambiente migliore per garantire che le PMI del settore formale non ricadano nel settore informale;

18.   riconosce che le PMI necessitano di tempo e di un accrescimento delle capacità sufficienti per adattarsi all'apertura graduale dei loro settori alla concorrenza del mercato mondiale; riconosce altresì che una dimensione critica, attraverso processi associativi, dovrebbe permettere di raggiungere la massa critica necessaria per un'eliminazione progressiva delle misure di protezione della fase iniziale;

19.   chiede l'introduzione progressiva nelle PMI dei paesi in via di sviluppo del concetto di responsabilità sociale delle imprese e invita quindi la Commissione a sfruttare tutti i pertinenti consessi e le discussioni bilaterali con i paesi firmatari dell'accordo di partenariato di Cotonou per promuovere detta introduzione e la consapevolezza degli interessati;

20.   riconosce che la creazione di un ambiente socioeconomico sano per le PMI è possibile solo se le politiche che le riguardano includono azioni concernenti l'istruzione e la formazione delle risorse umane, la fornitura di infrastrutture di comunicazione e di informazione, e un accesso agevole alle materie prime e ai mercati locali e regionali;

21.   chiede che si creino partenariati di PMI per lo scambio di informazioni e di conoscenze aggiornate;

22.   riconosce il ruolo che le PMI possono svolgere nello sviluppo della maggior parte delle politiche settoriali;

23.   chiede che siano posti in atto sistemi finanziari sani, favorevoli alle PMI;

24.   sottolinea la necessità di evitare le prassi tradizionali del credito e dei prestiti informali in numerosi settori, promuovendo prodotti finanziari appositamente concepiti a tal fine e la microfinanza;

25.   raccomanda che venga fornito un capitale di avviamento per la creazione e lo sviluppo di PMI;

26.   raccomanda che si definiscano politiche intese a facilitare l'accesso al credito, segnatamente a quello a medio e a lungo termine, e che si rafforzino gli intermediari attivi nel finanziamento delle PMI;

27.   chiede che si presti un'attenzione particolare alle iniziative di microcredito che si rivolgono alle donne, soprattutto nelle aree in cui queste ultime non sono pienamente emancipate;

28.   propone un sostegno e un finanziamento internazionali per le istituzioni regionali dei paesi in via di sviluppo attive nel settore finanziario, introducendo così un approccio comune multinazionale alle attività intraprese dalle PMI;

29.   chiede che le PMI possano beneficiare di incentivi fiscali, segnatamente nella fase di avviamento;

30.   chiede che siano intraprese riforme della regolamentazione intese ad accelerare e a semplificare le procedure di registrazione, come anche ad abbassare i requisiti patrimoniali minimi;

31.   chiede che si intraprendano riforme delle procedure giudiziarie che consentano di risolvere più rapidamente le controversie commerciali nonché di dare esecuzione ai contratti e difendere i diritti di proprietà in modo più efficace;

32.   incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri dell'UE e degli ACP, al Consiglio ACP-UE e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) Accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, GU L 65 dell'8.3.2003, pag. 27.
(2) Testi approvati, P6_TA(2005)0446 .
(3) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(4) Testi approvati, P6_TA(2005)0445 .
(5) GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 311.


Medicinali per uso pediatrico ***II
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i medicinali per uso pediatrico e che modifica il regolamento (CEE) n. 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n. 726/2004 (15763/3/2005 – C6-0087/2006 – 2004/0217(COD) )
P6_TA(2006)0232 A6-0171/2006

(Procedura di codecisione: seconda lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la posizione comune del Consiglio (15763/3/2005 – C6-0087/2006 ),

–   vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2004)0599 )(2) ,

–   vista la proposta modificata della Commissione (COM(2005)0577 )(3) ,

–   visto l'articolo 251, paragrafo 2, del trattato CE,

–   visto l'articolo 62 del suo regolamento,

–   vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0171/2006 ),

–   vista la dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione legislativa che sarà pubblicata con l'atto legislativo nella Gazzetta ufficiale,

1.   approva la posizione comune quale emendata;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 1° giugno 2006 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai medicinali per uso pediatrico e che modifica il regolamento (CEE) n. 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n. 726/2004

P6_TC2-COD(2004)0217


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4) ,

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(5) ,

considerando quanto segue:

(1)   Prima di essere immesso in commercio in uno o più Stati membri un medicinale per uso umano deve, in genere, essere sottoposto a studi approfonditi, comprese le prove precliniche e le sperimentazioni cliniche, al fine di garantire la sicurezza, l'elevata qualità e l'efficacia del suo impiego nella popolazione cui è destinato.

(2)   Talvolta tali studi non sono stati effettuati per l'uso pediatrico del medicinale: molti dei medicinali attualmente impiegati nella popolazione pediatrica non sono stati studiati o autorizzati a tal fine. Il mercato da solo si è rivelato insufficiente per stimolare in modo adeguato la ricerca, lo sviluppo e l'autorizzazione di medicinali per uso pediatrico.

(3)   I problemi che risultano dalla mancanza di medicinali adatti per l'uso pediatrico includono: rischi più elevati di reazioni avverse, tra cui il decesso, a causa di informazioni inadeguate sul dosaggio; cure inefficaci per sottodosaggio; non disponibilità per la popolazione pediatrica dei progressi terapeutici e di adeguati preparati e modalità di somministrazione e impiego nella popolazione pediatrica di preparati magistrali o officinali potenzialmente di scarsa qualità.

(4)   Il presente regolamento mira ad agevolare lo sviluppo e l'accessibilità di medicinali per uso pediatrico, a garantire che i medicinali utilizzati nella popolazione pediatrica siano oggetto di una ricerca etica di qualità elevata, e di un'autorizzazione specifica per l'uso pediatrico, nonché a migliorare le informazioni disponibili sull'uso dei medicinali nelle diverse popolazioni pediatriche. Tali obiettivi dovrebbero essere realizzati senza sottoporre la popolazione pediatrica a sperimentazioni cliniche non necessarie e senza ritardare l'autorizzazione di medicinali destinati a popolazioni diverse da quella pediatrica.

(5)   Tenendo conto del fatto che qualsiasi normativa sui medicinali deve mirare fondamentalmente a salvaguardare la salute pubblica, tale obiettivo deve essere raggiunto con mezzi che non impediscono la libera circolazione dei medicinali sicuri all'interno della Comunità. Le divergenze tra le disposizioni nazionali di carattere legislativo, regolamentare ed amministrativo sui medicinali tendono ad ostacolare il commercio intracomunitario e si ripercuotono pertanto direttamente sul funzionamento del mercato interno. Qualsiasi azione volta a promuovere lo sviluppo e l'autorizzazione di medicinali per uso pediatrico è quindi giustificata qualora si tratti di eliminare tali ostacoli o di prevenirne l'insorgenza. L'articolo 95 del trattato costituisce pertanto la base giuridica adeguata.

(6)   L'istituzione di un sistema di obblighi, premi ed incentivi si è dimostrato necessario per raggiungere tali obiettivi. La natura esatta di detti obblighi, premi ed incentivi dovrebbe tenere conto dello status del medicinale in questione. Il presente regolamento dovrebbe applicarsi a tutti i medicinali necessari per uso pediatrico e quindi il suo campo d'applicazione dovrebbe includere i prodotti in via di sviluppo non ancora autorizzati, i prodotti autorizzati ancora protetti da diritti di proprietà intellettuale ed i prodotti autorizzati non più soggetti ai diritti di proprietà intellettuale.

(7)   Qualsiasi preoccupazione per la sperimentazione nella popolazione pediatrica andrebbe controbilanciata dalle preoccupazioni etiche riguardanti la somministrazione di medicinali a una popolazione su cui non sono stati adeguatamente sperimentati. I rischi per la salute pubblica derivanti dall'impiego pediatrico di medicinali non sperimentati sulla popolazione pediatrica può essere affrontato in sicurezza con lo studio di medicinali per uso pediatrico, che dovrebbero essere controllati e monitorati attentamente in conformità delle prescrizioni specifiche di tutela della popolazione pediatrica che partecipa a sperimentazioni cliniche nella Comunità di cui alla direttiva 2001/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione delle sperimentazioni cliniche di medicinali ad uso umano(6) .

(8)   È opportuno istituire un comitato scientifico, il comitato pediatrico, all'interno dell'Agenzia europea per i medicinali, in prosieguo denominata "l'Agenzia", che disponga delle conoscenze e competenze necessarie nell'ambito dello sviluppo e della valutazione di tutti gli aspetti dei medicinali destinati alle popolazioni pediatriche. Al comitato pediatrico dovrebbero applicarsi le norme sui comitati scientifici dell'Agenzia stabilite dal regolamento (CE) n. 726/2004 (7) . I membri del comitato pediatrico non dovrebbero quindi avere nell'industria farmaceutica interessi finanziari o di altra natura suscettibili di influenzarne l'imparzialità, dovrebbero impegnarsi ad agire nell'interesse pubblico e in modo indipendente e presentare una dichiarazione annuale dei loro interessi finanziari . Detto comitato dovrebbe essere responsabile innanzitutto della valutazione scientifica e dell'approvazione dei piani d'indagine pediatrica e del relativo sistema di deroghe e differimenti; dovrebbe inoltre costituire un elemento chiave delle diverse misure di sostegno contenute nel presente regolamento. Nei suoi lavori esso dovrebbe analizzare i potenziali benefici terapeutici significativi per i pazienti pediatrici partecipanti agli studi o per la popolazione pediatrica in generale, inclusa l'esigenza di evitare studi non necessari. Il Comitato pediatrico dovrebbe inoltre rispettare le prescrizioni comunitarie esistenti, comprese la direttiva 2001/20/CE e la linea guida E11 della Conferenza internazionale sull'armonizzazione (ICH) riguardante lo sviluppo di medicinali per uso pediatrico, ed evitare ritardi nell'autorizzazione di medicinali destinati ad altre popolazioni a causa degli studi necessari in campo pediatrico.

(9)   È opportuno istituire procedure con cui l'Agenzia possa approvare e modificare un piano d'indagine pediatrica, che è il documento su cui dovrebbe basarsi lo sviluppo e l'autorizzazione dei medicinali per uso pediatrico. Il piano d'indagine pediatrica dovrebbe includere dettagli sul calendario e sulle misure proposte per dimostrare la qualità, la sicurezza e l'efficacia del medicinale per la popolazione pediatrica. Poiché questa è costituita da una serie di sottopopolazioni, il piano d'indagine pediatrica dovrebbe specificare quali sottopopolazioni vanno studiate, i mezzi necessari e la durata dello studio.

(10)   L'introduzione del piano d'indagine pediatrica nel quadro normativo relativo ai medicinali per uso umano mira a garantire che lo sviluppo di medicinali potenzialmente destinati all'uso pediatrico diventi parte integrante dello sviluppo di medicinali nell'ambito dei programmi di sviluppo di medicinali per adulti. I piani d'indagine pediatrica andrebbero presentati, pertanto, nella fase iniziale dello sviluppo del prodotto, in modo da consentire, laddove opportuno, l'esecuzione di studi nella popolazione pediatrica prima della presentazione delle domande di autorizzazione all'immissione in commercio. È opportuno fissare un termine per la presentazione di un piano d'indagine pediatrica per assicurare l'avvio tempestivo del dialogo tra lo sponsor e il comitato pediatrico. Inoltre, la presentazione tempestiva di un piano d'indagine pediatrica, contestualmente alla presentazione di una richiesta di differimento di cui in appresso, eviterà ritardi nell'autorizzazione per altre popolazioni. Siccome lo sviluppo di medicinali è un processo dinamico dipendente dai risultati degli studi in corso, si dovrebbe prevedere, se necessario, la possibilità di modificare un piano approvato.

(11)   Per i nuovi medicinali e per quelli autorizzati protetti da un brevetto o da un certificato protettivo complementare è necessario introdurre l'obbligo di presentare i risultati degli studi effettuati in campo pediatrico, conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato, oppure la prova di una deroga o un differimento ottenuti all'epoca della presentazione di una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio oppure di una domanda riguardante una nuova indicazione terapeutica, forma farmaceutica o via di somministrazione. L'ottemperanza a tale prescrizione dovrebbe essere valutata in base al piano d'indagine pediatrica. Tuttavia, è opportuno che tale prescrizione non si applichi ai medicinali generici, ai medicinali biologici simili ed ai medicinali autorizzati mediante la procedura dell'impiego medico consolidato, né ai medicinali omeopatici ed ai medicinali vegetali tradizionali autorizzati mediante le procedure semplificate di registrazione di cui alla direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano(8) .

(12)   È opportuno prevedere che la ricerca per i farmaci ad uso pediatrico non coperti da brevetto o da certificato protettivo complementare sia finanziata all'interno dei programmi comunitari per la ricerca.

(13)   Al fine di garantire che la ricerca pediatrica sia condotta unicamente per rispondere alle esigenze terapeutiche della popolazione pediatrica, è necessario istituire procedure che consentano all'Agenzia di derogare alla prescrizione di cui al considerando 11 per prodotti specifici o per classi o parti di classi di medicinali. L'elenco di tali deroghe va reso pubblico da parte dell'Agenzia. Vista la continua evoluzione della scienza e della medicina, si dovrebbe prevedere la possibilità di modificare gli elenchi di deroghe. Tuttavia, in caso di revoca di una deroga, la prescrizione non andrebbe applicata per un determinato periodo, in modo da consentire almeno l'approvazione di un piano d'indagine pediatrica e l'avvio degli studi sulla popolazione pediatrica prima della presentazione della domanda di autorizzazione all'immissione in commercio.

(14)   In taluni casi l'Agenzia dovrebbe differire l'avvio o il completamento di alcune o di tutte le misure contenute in un piano d'indagine pediatrica al fine di garantire che la ricerca sia condotta solo in condizioni di sicurezza, rispondenti alle norme etiche, e che la prescrizione relativa ai dati pediatrici non sia motivo di ostacoli o ritardi per l'autorizzazione di medicinali destinati ad altre popolazioni.

(15)   Per incentivare gli sponsor che sviluppano medicinali per uso pediatrico l'Agenzia dovrebbe mettere a disposizione un servizio gratuito di consulenza scientifica. Al fine di garantire la coerenza scientifica, l'Agenzia dovrebbe coordinare i lavori del comitato pediatrico e del gruppo di lavoro per la consulenza scientifica del comitato per i medicinali per uso umano, nonché gestire le relazioni tra il comitato pediatrico e gli altri comitati e gruppi di lavoro comunitari per i medicinali.

(16)   Le attuali procedure per l'autorizzazione all'immissione in commercio dei medicinali per uso umano non dovrebbero essere modificate. Tuttavia, come conseguenza dell'obbligo di cui al considerando 11, nell'attuale fase di convalida delle domande di autorizzazione all'immissione in commercio le autorità competenti dovrebbero verificare la conformità degli studi al piano d'indagine pediatrico approvato e la concessione di eventuali deroghe e differimenti. Dovrebbe rimanere compito delle autorità competenti valutare la qualità, la sicurezza e l'efficacia dei medicinali per uso pediatrico e concedere l'autorizzazione all'immissione in commercio. Si dovrebbe chiedere al comitato pediatrico un parere sulla conformità, nonché sulla qualità, sicurezza ed efficacia del medicinale per la popolazione pediatrica.

(17)   Al fine di informare il personale sanitario e i pazienti sull'impiego sicuro ed efficace dei medicinali nella popolazione pediatrica e come misura di trasparenza, bisognerebbe includere nelle informazioni relative al prodotto i risultati degli studi in campo pediatrico, nonché informazioni sullo status dei piani d'indagine pediatrica, sulle deroghe e sui differimenti. Qualora siano stati rispettati tutti i criteri del piano d'indagine pediatrica, tale fatto andrebbe registrato nell'autorizzazione all'immissione in commercio e dovrebbe quindi costituire la condizione per la concessione dei premi di conformità alle imprese.

(18)   Per identificare i medicinali autorizzati per uso pediatrico e renderne possibile la prescrizione, è opportuno disporre che le etichette dei medicinali, a cui è stata concessa un'indicazione pediatrica, esibisca un simbolo scelto dalla Commissione su raccomandazione del comitato pediatrico.

(19)   Al fine di creare incentivi per i prodotti autorizzati non più protetti da diritti di proprietà intellettuale è necessario istituire un nuovo tipo di autorizzazione all'immissione in commercio, ossia l'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico, la quale dovrebbe essere concessa con le attuali procedure di autorizzazione all'immissione in commercio, ma sarebbe destinata in maniera specifica ai medicinali sviluppati esclusivamente per uso pediatrico. Il nome del medicinale cui è concessa un'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico potrebbe coincidere con la denominazione esistente del corrispondente prodotto per adulti, in modo da poter beneficiare del riconoscimento della marca e, nel contempo, della tutela dei dati associata ad una nuova autorizzazione di immissione in commercio.

(20)   La domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico dovrebbe comprendere i dati relativi all'impiego del prodotto nella popolazione pediatrica raccolti conformemente al piano d'indagine pediatrica approvato. Tali dati possono essere raccolti dalla letteratura pubblicata o da nuovi studi. Inoltre, la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico dovrebbe poter far riferimento a dati contenuti nel fascicolo di un medicinale che è o è stato autorizzato nella Comunità. Tale provvedimento mira ad incentivare ulteriormente le piccole e medie imprese, incluse quelle che producono medicinali generici, a sviluppare medicinali per uso pediatrico non protetti da brevetto.

(21)   Il presente regolamento dovrebbe includere misure che massimizzino l'accesso da parte della popolazione comunitaria ai nuovi medicinali sperimentati e adattati per uso pediatrico e che minimizzino la possibilità di concedere premi e incentivi comunitari senza che parte della popolazione pediatrica comunitaria possa beneficiare della disponibilità di un nuovo medicinale autorizzato. La domanda di autorizzazione all'immissione in commercio, inclusa la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico, che presenta i risultati degli studi effettuati conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato dovrebbe poter beneficiare della procedura comunitaria centralizzata di cui agli articoli da 5 a 15 del regolamento (CE) n. 726/2004 .

(22)   Qualora un piano d'indagine pediatrica approvato porti all'autorizzazione di un'indicazione pediatrica per un prodotto già commercializzato per altre indicazioni, il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio dovrebbe essere obbligato a commercializzare il prodotto tenendo conto delle informazioni pediatriche entro due anni dalla data di approvazione dell'indicazione. È opportuno che questa prescrizione sia applicata solo ai prodotti già autorizzati ma non a quelli autorizzati mediante un'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico.

(23)   È opportuno istituire una procedura opzionale che renda possibile ottenere un unico parere, valido in tutta la Comunità, per quanto riguarda un medicinale autorizzato a livello nazionale, qualora i dati pediatrici raccolti conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato facciano parte della domanda di autorizzazione all'immissione in commercio. A tale scopo potrebbe essere utilizzata la procedura di cui agli articoli da 32, 33 e 34 della direttiva 2001/83/CE. In tal modo si consente l'adozione di una decisione comunitaria armonizzata riguardante l'uso pediatrico di tale medicinale e il suo inserimento in tutte le informazioni nazionali sul prodotto.

(24)   È indispensabile garantire che i meccanismi di farmacovigilanza siano adattati in modo da soddisfare i criteri specifici per la raccolta dei dati sulla sicurezza dell'uso nella popolazione pediatrica, inclusi i possibili effetti a lungo termine. L'efficacia del medicinale nella terapia pediatrica può inoltre richiedere ulteriori studi dopo l'autorizzazione. Per le domande di autorizzazione all'immissione in commercio che includono i risultati di studi effettuati conformemente a piani d'indagine pediatrica approvati è pertanto opportuno prescrivere l'obbligo per il richiedente di indicare le modalità proposte al fine di assicurare lo studio a lungo termine delle possibili reazioni avverse all'uso del medicinale, nonché della sua efficacia nella popolazione pediatrica. Inoltre per eventuali preoccupazioni particolari il richiedente, come condizione per l'autorizzazione all'immissione in commercio, dovrebbe presentare e attuare un sistema di gestione dei rischi e/o eseguire studi specifici di post-commercializzazione.

(25)   Nell'interesse della salute pubblica, è necessario assicurare la costante disponibilità di medicinali autorizzati per indicazioni pediatriche sicuri ed efficaci, sviluppati a norma del presente regolamento. Qualora un titolare di autorizzazione all'immissione in commercio intenda ritirare dal mercato un siffatto medicinale, si dovrebbero adottare misure che consentano alla popolazione pediatrica di continuare ad accedere al medicinale in questione. Per favorire il raggiungimento di tale obiettivo, l'Agenzia dovrebbe essere informata in tempo utile di un'eventuale intenzione in tal senso e dovrebbe renderla pubblica.

(26)   Ai prodotti che rientrano nella prescrizione relativa alla presentazione di dati pediatrici bisognerebbe concedere un premio consistente in una proroga di sei mesi del certificato protettivo complementare, istituito dal regolamento (CEE) n. 1768/92 del Consiglio a condizione che siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni: il rispetto di tutti i criteri inclusi nel piano d'indagine pediatrica approvato, l'autorizzazione del prodotto in tutti gli Stati membri e l'inclusione nelle informazioni sul prodotto dei dati pertinenti dei risultati degli studi(9) . Le decisioni adottate dalle autorità degli Stati membri in merito alla fissazione dei prezzi dei medicinali o alla loro inclusione nei regimi nazionali di assicurazione malattia non incidono sulla concessione di tale premio.

(27)   Una domanda di proroga del certificato conformemente al presente regolamento dovrebbe essere ammissibile solo qualora il certificato sia concesso ai sensi del regolamento (CEE) n. 1768/92.

(28)   Poiché i premi servono a ricompensare la realizzazione di studi in campo pediatrico e non la dimostrazione della sicurezza e dell'efficacia di un medicinale nella popolazione pediatrica , essi dovrebbero essere concessi anche in assenza dell'autorizzazione di un'indicazione pediatrica. Tuttavia, per migliorare le informazioni disponibili sull'impiego di medicinali nella popolazione pediatrica, le informazioni pertinenti a tale riguardo andrebbero incluse nelle informazioni sul prodotto autorizzato.

(29)   A norma del regolamento (CE) n. 141/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999, concernente i medicinali orfani(10) , i medicinali qualificati come medicinali orfani acquistano un'esclusiva di mercato di dieci anni al momento della concessione di un'autorizzazione all'immissione in commercio con l'indicazione di orfano. Poiché tali medicinali spesso non sono protetti da brevetto, il premio consistente nella proroga del certificato protettivo complementare non può essere applicato; nel caso siano coperti da brevetto, tale proroga costituirebbe un doppio incentivo. Quindi, invece di prorogare il certificato protettivo complementare, è opportuno estendere il periodo di esclusiva di mercato per i medicinali orfani da dieci a dodici anni qualora la prescrizione riguardante i dati relativi all'uso pediatrico sia pienamente rispettata.

(30)   Le misure previste dal presente regolamento non dovrebbero precludere altri incentivi o premi. Al fine di garantire la trasparenza dei diversi provvedimenti a livello comunitario e nazionale, la Commissione dovrebbe compilare un elenco dettagliato di tutti gli incentivi disponibili, basandosi sulle informazioni fornite dagli Stati membri. Le misure del presente regolamento, inclusa l'approvazione dei piani d'indagine pediatrica, non dovrebbero costituire la base per ottenere altri incentivi comunitari a favore della ricerca, come ad esempio il finanziamento di progetti di ricerca nell'ambito dei programmi quadro pluriennali delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione.

(31)   Per aumentare la disponibilità di informazioni sull'uso pediatrico dei medicinali ed evitare la duplicazione non necessaria di studi in campo pediatrico che non accrescono le conoscenze collettive, la banca dati europea di cui all'articolo 11 della direttiva 2001/20/CE dovrebbe includere un registro europeo della sperimentazione clinica dei medicinali ad uso pediatrico che comprenda tutti gli studi sui medicinali per uso pediatrico in corso, interrotti o completati, effettuati nella Comunità e in paesi terzi. L'Agenzia dovrebbe rendere pubbliche parte delle informazioni sulle sperimentazioni cliniche pediatriche inserite nella banca dati, nonché i risultati dettagliati di tutte le sperimentazioni cliniche pediatriche sottoposte alle autorità competenti.

(32)   Previa consultazione della Commissione, degli Stati membri e degli interessati, il comitato pediatrico dovrebbe istituire e aggiornare regolarmente un inventario delle esigenze terapeutiche della popolazione pediatrica, che dovrebbe individuare i medicinali esistenti utilizzati in pediatria ed evidenziare le esigenze terapeutiche di tale popolazione, nonché le priorità per la ricerca e lo sviluppo. In tal modo le case farmaceutiche dovrebbero essere in grado di individuare facilmente le opportunità commerciali, il comitato pediatrico potrebbe valutare meglio l'esigenza di medicinali e studi nel vagliare i progetti di piani d'indagine pediatrica, le deroghe e i differimenti mentre gli operatori sanitari ed i pazienti dovrebbero disporre di una fonte d'informazione di ausilio nella scelta dei medicinali.

(33)   Le sperimentazioni cliniche nella popolazione pediatrica possono richiedere conoscenze specifiche, una metodologia particolare e, talvolta, strutture specifiche. Dovrebbero inoltre essere effettuate da ricercatori con una formazione appropriata. Una rete che colleghi tutte le iniziative ed i centri di studio nazionali e comunitari esistenti allo scopo di potenziare le necessarie competenze a livello comunitario e che tenga conto dei dati della Comunità e dei paesi terzi contribuirebbe a facilitare la cooperazione e ad evitare la duplicazione non necessaria degli studi. Tale rete dovrebbe aiutare l'opera di rafforzamento delle basi dello Spazio europeo della ricerca nel contesto dei programmi quadro delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione, beneficiare la popolazione pediatrica e fungere da fonte di informazione e conoscenza per l'industria.

(34)   Per taluni prodotti autorizzati è possibile che le case farmaceutiche dispongano già di dati sulla sicurezza o sull'efficacia in campo pediatrico. Al fine di migliorare le informazioni disponibili sull'uso di medicinali nella popolazione pediatrica, è opportuno prescrivere l'obbligo per le case farmaceutiche in possesso di tali dati di presentarli a tutte le autorità competenti dello Stato in cui il prodotto è autorizzato. In tal modo i dati potrebbero essere valutati e, se del caso, le informazioni dovrebbero essere incluse nelle informazioni sul prodotto autorizzato destinate agli operatori sanitari e ai pazienti.

(35)   È opportuno prevedere un finanziamento comunitario per tutti gli aspetti del lavoro del comitato pediatrico e dell'Agenzia che risultano dall'attuazione del presente regolamento, quali la valutazione dei piani d'indagine pediatrica, l'esonero dal pagamento delle tasse per la consulenza scientifica ed i provvedimenti relativi all'informazione e alla trasparenza, incluse la banca dati e la rete degli studi pediatrici.

(36)   Le disposizioni necessarie per l'attuazione del presente regolamento vanno adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(11) .

(37)   È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (CEE) n. 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n. 726/2004.

(38)   Poiché l'obiettivo del presente regolamento, segnatamente quello di migliorare la disponibilità di medicinali sperimentati per uso pediatrico, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque essere realizzato meglio a livello comunitario, dato che si potrà trarre vantaggio dal più grande mercato possibile ed evitare la dispersione di risorse limitate, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale scopo, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

TITOLO I

DISPOSIZIONI INTRODUTTIVE

CAPO 1

OGGETTO E DEFINIZIONI

Articolo 1

Il presente regolamento istituisce le norme che disciplinano lo sviluppo di medicinali per uso umano al fine di rispondere alle esigenze terapeutiche specifiche della popolazione pediatrica, senza sottoporre la popolazione pediatrica a sperimentazioni cliniche o d'altro tipo non necessarie e conformemente alla direttiva 2001/20/CE.

Articolo 2

Oltre alle definizioni di cui all'articolo 1 della direttiva 2001/83/CE, ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

   1) "popolazione pediatrica": la parte della popolazione dalla nascita ai diciotto anni;
   2) "piano d'indagine pediatrica": programma di ricerca e sviluppo che mira a garantire che siano generati i dati necessari per determinare le condizioni in cui un medicinale può essere autorizzato per uso pediatrico;
   3) "medicinale autorizzato" per un'indicazione pediatrica: medicinale autorizzato per l'impiego in parte o in tutta la popolazione pediatrica e per il quale i dettagli dell'indicazione autorizzata sono specificati nel riassunto delle caratteristiche del prodotto redatto conformemente all'articolo 11 della direttiva 2001/83/CE;
   4) "autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico": autorizzazione all'immissione in commercio concessa ad un medicinale per uso umano che non è protetto da un certificato protettivo complementare a norma del regolamento (CEE) n. 1768/92 o da un brevetto che può beneficiare di un certificato protettivo complementare, e che copre esclusivamente le indicazioni terapeutiche importanti per l'uso nella popolazione pediatrica o in sue sottopopolazioni, incluse le indicazioni riguardanti il dosaggio appropriato, la forma farmaceutica o la via di somministrazione del prodotto.

CAPO 2

COMITATO PEDIATRICO

Articolo 3

1.   Entro ...(12) , un comitato pediatrico è istituito all'interno dell'Agenzia europea per i medicinali istituita dal regolamento (CE) n. 726/2004, denominata in seguito "l'Agenzia". Il comitato pediatrico è considerato istituito all'atto della nomina dei membri di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e b).

L'Agenzia assicura le funzioni di segretariato del comitato pediatrico e gli fornisce assistenza tecnica e scientifica.

2.   Salvo disposizioni diverse del presente regolamento, al comitato pediatrico si applica il regolamento (CE) n. 726/2004, comprese le disposizioni sull'indipendenza e l'imparzialità dei suoi membri.

3.   Il direttore esecutivo dell'Agenzia coordina adeguatamente i lavori del comitato pediatrico e del comitato per i medicinali per uso umano, del comitato per i medicinali orfani, dei loro gruppi di lavoro e di qualsiasi altro gruppo consultivo scientifico.

L'Agenzia istituisce le procedure specifiche per eventuali consultazioni tra di essi.

Articolo 4

1.  Il comitato pediatrico si compone dei seguenti membri:

   a) cinque membri e rispettivi supplenti del comitato per i medicinali per uso umano, nominati ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 726/2004; la nomina al comitato pediatrico dei cinque membri e rispettivi supplenti avviene ad opera del comitato per i medicinali per uso umano;
   b) un membro e un supplente nominati da ciascuno Stato membro la cui autorità competente non sia rappresentata dai membri nominati dal comitato per i medicinali per uso umano;
   c) tre membri e tre supplenti nominati dalla Commissione, in base ad un invito pubblico a manifestare interesse, previo parere del Parlamento europeo, in modo da rappresentare gli operatori sanitari;
   d) tre membri e tre supplenti nominati dalla Commissione, in base ad un invito pubblico a manifestare interesse, previo parere del Parlamento europeo, in modo da rappresentare le associazioni di pazienti.

I supplenti rappresentano i membri e votano in loro assenza.

Ai fini di cui alle lettere a) e b) gli Stati membri cooperano, con il coordinamento del direttore esecutivo dell'Agenzia, al fine di garantire che la composizione finale del comitato pediatrico, inclusi i membri e i supplenti, copra le aree scientifiche connesse ai medicinali per uso pediatrico ed almeno i seguenti campi: sviluppo farmaceutico, medicina pediatrica, medici generici, farmacia pediatrica, farmacologia pediatrica, ricerca pediatrica, farmacovigilanza, etica e sanità pubblica. Ai fini di cui alle lettere c) e d), la Commissione tiene conto delle conoscenze specifiche dei membri nominati ai sensi delle lettere a) e b).

2.   I membri del comitato pediatrico sono nominati per un periodo di tre anni rinnovabile. Alle riunioni del comitato pediatrico possono farsi accompagnare da esperti.

3.   Il comitato pediatrico elegge il presidente tra i suoi membri, per un mandato di tre anni rinnovabile una sola volta.

4.   L'Agenzia rende pubblici i nomi e le qualifiche dei membri del comitato pediatrico.

Articolo 5

1.   Nell'elaborazione dei pareri il comitato pediatrico si adopera al massimo per raggiungere un consenso scientifico. Se tale consenso non può essere raggiunto, il comitato pediatrico adotta un parere costituito dalla posizione della maggioranza dei membri. Il parere indica le posizioni divergenti con le relative motivazioni. Il parere viene reso pubblico a norma dell'articolo 25, paragrafi 5 e 7.

2.   Il comitato pediatrico stabilisce il proprio regolamento interno per l'esecuzione dei compiti conferitigli. Il regolamento interno entra in vigore dopo aver ottenuto il parere favorevole del consiglio di amministrazione dell'Agenzia e, successivamente, della Commissione.

3.   I rappresentanti della Commissione e il direttore esecutivo dell'agenzia o un suo rappresentante possono partecipare a tutte le riunioni del comitato pediatrico.

Articolo 6

1.  I compiti del comitato pediatrico includono:

   a) la valutazione del contenuto di qualsiasi piano d'indagine pediatrica per un medicinale presentato conformemente al presente regolamento e l'espressione di un parere;
   b) la valutazione delle deroghe e dei differimenti e l'espressione di un parere;
   c) su richiesta del comitato per i medicinali per uso umano, di un'autorità competente o del richiedente, la valutazione della conformità della domanda di autorizzazione all'immissione in commercio al relativo piano d'indagine pediatrica approvato e l'espressione di un parere;
   d) su richiesta del comitato per i medicinali per uso umano o di un'autorità competente, la valutazione dei dati generati conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato e l'espressione di un parere sulla qualità, la sicurezza e l'efficacia del medicinale per l'uso nella popolazione pediatrica;
   e) l'espressione di un parere sul contenuto e sul formato dei dati che vanno raccolti per l'indagine di cui all'articolo 42;
   f) il sostegno e la consulenza dell'Agenzia in relazione all'istituzione della rete europea di cui all'articolo 44;
   g) l'assistenza scientifica per l'elaborazione dei documenti relativi alla realizzazione degli obiettivi del presente regolamento;
   h) su richiesta del direttore esecutivo dell'Agenzia o della Commissione, l'offerta di consulenza su qualsiasi questione connessa ai medicinali per uso pediatrico;
   i) istituzione di un inventario specifico delle esigenze di medicinali pediatrici e suo aggiornamento regolare, come indicato all'articolo 43;
   j) consulenza all'Agenzia e alla Commissione in merito alla comunicazione delle modalità con cui la ricerca nel campo della medicina pediatrica viene portata avanti;
   k) fare una raccomandazione alla Commissione sul simbolo di cui all'articolo 32, paragrafo 2.

2.   Nell'esecuzione dei propri compiti il comitato pediatrico valuta se gli studi eventualmente proposti possano presumibilmente apportare un beneficio terapeutico significativo alla popolazione pediatrica e/o soddisfarne un'esigenza terapeutica. Esso tiene conto di qualsiasi informazione a sua disposizione, inclusi eventuali pareri, decisioni o consulenze forniti dalle autorità competenti di paesi terzi.

TITOLO II

PRESCRIZIONI RELATIVE ALL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO

CAPO 1

PRESCRIZIONI GENERALI

Articolo 7

1.  La domanda di autorizzazione all'immissione in commercio, a norma dell'articolo 6 della direttiva 2001/83/CE, per un medicinale per uso umano non autorizzato nella Comunità al momento dell'entrata in vigore del presente regolamento è considerata valida soltanto se, oltre alle informazioni e ai documenti di cui all'articolo 8, paragrafo 3 della direttiva 2001/83/CE, include uno degli elementi seguenti:

   a) i risultati di tutti gli studi eseguiti e i dettagli di tutte le informazioni raccolte conformemente al piano d'indagine pediatrica approvato;
   b) una decisione dell'Agenzia che concede una deroga per un prodotto specifico;
   c) una decisione dell'Agenzia che concede una deroga per la classe di medicinale a norma dell'articolo 11;
   d) una decisione dell'Agenzia che concede un differimento.

Ai fini di cui alla lettera a), la decisione dell'Agenzia che approva il piano d'indagine pediatrica in questione deve essere allegata alla domanda.

2.   I documenti presentati conformemente al paragrafo 1 coprono, nell'insieme, tutte le sottopopolazioni della popolazione pediatrica.

Articolo 8

Nel caso dei medicinali autorizzati protetti da un certificato protettivo complementare a norma del regolamento (CEE) n. 1768/92 oppure da un brevetto ammesso alla concessione di un certificato protettivo complementare, l'articolo 7 del presente regolamento si applica alle domande di autorizzazione di nuove indicazioni, incluse quelle pediatriche, di nuove forme farmaceutiche e di nuove vie di somministrazione.

Ai fini del primo comma i documenti di cui all'articolo 7, paragrafo 1 si riferiscono sia alle indicazioni, forme farmaceutiche e vie di somministrazione esistenti che a quelle nuove.

Articolo 9

Gli articoli 7 e 8 non si applicano ai medicinali autorizzati a norma degli articoli 10 e 10 bis, degli articoli da 13 a 16 o degli articoli da 16 bis a 16 decies della direttiva 2001/83/CE.

Articolo 10

In consultazione con gli Stati membri, l'Agenzia e gli altri interessati la Commissione stabilisce le disposizioni particolareggiate relative al formato e al contenuto che le domande di approvazione o modificazione di un piano d'indagine pediatrica e le richieste di deroga o differimento devono rispettare pena l'invalidità della domanda o richiesta, nonché le modalità relative allo svolgimento della verifica della conformità di cui all'articolo 23 e all'articolo 28, paragrafo 3.

CAPO 2

DEROGHE

Articolo 11

1.  Una deroga alla presentazione delle informazioni di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a) può essere concessa per medicinali specifici o classi di medicinali se esistono dati che dimostrano una delle situazioni seguenti:

   a) il medicinale specifico o la classe di medicinali non offre probabilmente una garanzia di efficacia o di sicurezza per parte o per l'insieme della popolazione pediatrica;
   b) la malattia o l'affezione a cui è destinato il medicinale specifico o la classe di medicinali si verifica solo nelle popolazioni adulte;
   c) il medicinale specifico non rappresenta un beneficio terapeutico significativo rispetto alle terapie esistenti per i pazienti pediatrici.

2.   La deroga di cui al paragrafo 1 può essere concessa vuoi in relazione ad una o più sottopopolazioni specifiche della popolazione pediatrica, vuoi ad una o più indicazioni terapeutiche specifiche oppure in relazione ad una combinazione di entrambe.

Articolo 12

Per i motivi di cui all'articolo 11, paragrafo 1, il comitato pediatrico può adottare d'ufficio un parere favorevole alla concessione di una deroga per una classe di medicinali o per un prodotto specifico di cui al suddetto articolo.

A decorrere dall'adozione del parere del comitato pediatrico si applica la procedura di cui all'articolo 25. Nel caso di una deroga relativa ad una classe si applicano solo i paragrafi 6 e 7 dell'articolo 25.

Articolo 13

1.   Il richiedente, per i motivi di cui all'articolo 11, paragrafo 1, può chiedere all'Agenzia una deroga per un prodotto specifico.

2.   Dopo il ricevimento della domanda il comitato pediatrico nomina un relatore e dispone di sessanta giorni per adottare un parere favorevole o sfavorevole alla concessione della deroga specifica.

Durante il periodo di sessanta giorni può essere convocata una riunione su richiesta del richiedente o del comitato pediatrico.

All'occorrenza il comitato pediatrico può invitare il richiedente a integrare le informazioni ed i documenti allegati alla domanda. Qualora il comitato pediatrico eserciti tale facoltà, il termine di sessanta giorni è sospeso fino alla presentazione delle informazioni complementari richieste.

3.   A decorrere dall'adozione del parere del comitato pediatrico si applica la procedura di cui all'articolo 25.

Articolo 14

1.   L'Agenzia mantiene un elenco di tutte le deroghe concesse. L'elenco è aggiornato regolarmente (almeno ogni anno) e messo a disposizione del pubblico.

2.   Il comitato pediatrico può in qualsiasi momento adottare un parere favorevole alla revisione di una deroga concessa.

Nel caso di una modifica riguardante una deroga per un prodotto specifico si applica la procedura di cui all'articolo 25.

Nel caso di una modifica riguardante una deroga per una classe si applicano i paragrafi 6 e 7 dell'articolo 25.

3.   Qualora venga revocata una deroga particolare riguardante un medicinale specifico o una classe di medicinali, le prescrizioni di cui agli articoli 7 e 8 non si applicano per un periodo di 36 mesi a decorrere dalla data di rimozione dall'elenco delle deroghe.

CAPO 3

PIANO D'INDAGINE PEDIATRICA

SEZIONE 1

RICHIESTE DI APPROVAZIONE

Articolo 15

1.   Per le domande di autorizzazione all'immissione in commercio presentate conformemente alle disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 1, lettere a) o d), dell'articolo 8 o dell'articolo 30 è necessario elaborare un piano d'indagine pediatrica da sottoporre all'Agenzia con una richiesta di approvazione.

2.   Il piano d'indagine pediatrica specifica il calendario e le misure proposte per accertare la qualità, la sicurezza e l'efficacia del medicinale in tutte le sottopopolazioni pediatriche interessate. Esso descrive inoltre qualsiasi misura volta ad adattare la formulazione del medicinale in modo da rendere il suo impiego più accettabile, facile, sicuro o efficace per le diverse sottopopolazioni pediatriche.

Articolo 16

1.   Per le domande di autorizzazione all'immissione in commercio di cui agli articoli 7 e 8 e per le domande di deroga di cui agli articoli 11 e 12, il piano d'indagine pediatrica o la domanda di deroga sono presentati con una richiesta di approvazione, salvo in casi debitamente motivati, al più tardi alla conclusione degli studi farmacocinetici negli adulti di cui all'allegato I, parte I, sezione 5.2.3 della direttiva 2001/83/CE, in modo da garantire che un parere relativo all'impiego del medicinale in questione nella popolazione pediatrica possa essere formulato al momento della valutazione della domanda di autorizzazione all'immissione in commercio o di altre domande.

2.   Entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta di cui al paragrafo 1 e all'articolo 15, paragrafo 1, l'Agenzia ne verifica la validità e prepara una relazione sintetica destinata al comitato pediatrico.

3.   All'occorrenza, l'Agenzia può chiedere al richiedente di presentare ulteriori informazioni e documenti; in tal caso il termine di 30 giorni è sospeso fino alla presentazione delle informazioni complementari richieste.

Articolo 17

1.   Dopo il ricevimento di un piano d'indagine pediatrica valido conformemente al disposto dell'articolo 15, paragrafo 2, il comitato pediatrico nomina un relatore e dispone di sessanta giorni per esprimere un parere in merito alla capacità degli studi proposti di generare i dati necessari per determinare le condizioni in cui il medicinale può essere utilizzato per curare la popolazione pediatrica od alcune sue sottopopolazioni, ed indica se i benefici terapeutici previsti giustificano gli studi proposti. Nell'adottare il suo parere il Comitato valuta l'adeguatezza delle misure proposte al fine di adattare la formulazione del medicinale per l'impiego in sottopopolazioni pediatriche diverse.

Nello stesso periodo può essere convocata una riunione su richiesta del richiedente o del comitato pediatrico.

2.   Entro il termine di 60 giorni di cui al paragrafo 1, il comitato pediatrico può chiedere al richiedente di proporre modifiche al piano, nel qual caso il termine di cui al paragrafo 1 per l'adozione del parere definitivo è prorogato di non oltre 60 giorni. In tali casi, durante tale termine può essere convocata un'ulteriore riunione su richiesta del richiedente o del comitato pediatrico. Il termine è sospeso fino alla presentazione delle informazioni complementari richieste.

Articolo 18

A decorrere dall'adozione del parere, favorevole o sfavorevole, del comitato pediatrico si applica la procedura di cui all'articolo 25.

Articolo 19

Se, esaminato il piano d'indagine pediatrica, il comitato pediatrico conclude che al medicinale interessato si applica l'articolo 11, paragrafo 1, lettere a), b) o c), adotta un parere sfavorevole a norma dell'articolo 17, paragrafo 1.

In tal caso, il comitato pediatrico adotta un parere a favore di una deroga a norma dell'articolo 12, dopo di che si applica la procedura di cui all'articolo 25.

SEZIONE 2

DIFFERIMENTI

Articolo 20

1.   Contemporaneamente alla presentazione del piano di indagine pediatrica a norma dell'articolo 16 paragrafo 1, è possibile presentare una richiesta di differimento dell'avvio o del completamento di alcune o di tutte le misure previste nel piano. Tale differimento deve essere giustificato da motivi scientifici, tecnici oppure attinenti alla salute pubblica.

In ogni caso, il differimento è concesso quando è opportuno condurre studi nella popolazione adulta prima di avviarli nella popolazione pediatrica oppure quando gli studi nella popolazione pediatrica hanno una durata superiore rispetto a quelli nella popolazione adulta.

2.   In base all'esperienza acquisita come risultato dell'applicazione del presente articolo, la Commissione può adottare disposizioni conformemente alla procedura di cui all'articolo 51, paragrafo 2, al fine di definire ulteriormente i motivi di concessione di un differimento.

Articolo 21

1.   Contemporaneamente all'adozione di un parere favorevole a norma dell'articolo 17 paragrafo 1, il comitato pediatrico adotta, d'ufficio o su richiesta del richiedente a norma dell'articolo 20 un parere favorevole al differimento dell'avvio o del completamento di alcune o di tutte le misure previste dal piano d'indagine pediatrica, se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 20.

Un parere favorevole ad un differimento specifica i termini per l'avvio o il completamento delle misure interessate.

2.   A decorrere dall'adozione di un parere favorevole al differimento di cui al paragrafo 1 da parte del comitato pediatrico, si applica la procedura di cui all'articolo 25.

SEZIONE 3

MODIFICAZIONE DI UN PIANO D'INDAGINE PEDIATRICA

Articolo 22

Se il richiedente, successivamente all'approvazione del piano d'indagine pediatrica, incontra difficoltà di attuazione tali da rendere il piano non eseguibile o non più appropriato, questi può proporre modificazioni o presentare al comitato pediatrico una richiesta di differimento o deroga dettagliatamente motivata. Entro sessanta giorni il comitato pediatrico esamina le modificazioni proposte o la domanda di differimento o deroga e adotta un parere che propone di respingerle o accettarle. A decorrere dall'adozione del parere, favorevole o sfavorevole, del comitato pediatrico si applica la procedura di cui all'articolo 25.

SEZIONE 4

CONFORMITÀ AL PIANO D'INDAGINE PEDIATRICA

Articolo 23

1.   L'autorità competente responsabile di concedere l'autorizzazione all'immissione in commercio verifica la conformità alle prescrizioni di cui agli articoli 7 e 8 delle domande di autorizzazione all'immissione in commercio oppure di modificazione, nonché la conformità al piano di indagine pediatrica approvato delle domande presentate ai sensi dell'articolo 30.

Quando le domande vengono presentate conformemente alla procedura di cui agli articoli da 27 a 39 della direttiva 2001/83/CE, la verifica della conformità, ivi compresa, se del caso, la richiesta di un parere del comitato pediatrico conformemente alle lettere b) e c) del paragrafo 2, viene svolta dallo Stato membro di riferimento.

2.  Al comitato pediatrico può essere chiesto un parere sulla conformità al piano di indagine pediatrica degli studi eseguiti dal richiedente nei casi seguenti:

   a) dal richiedente, prima della presentazione di una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio oppure di modificazione di cui agli articoli 7, 8 e 30, rispettivamente;
   b) dall'Agenzia o dall'autorità nazionale competente nel corso della convalida di una domanda di cui alla lettera a), che non include un parere sulla conformità adottato in seguito ad una richiesta a norma della lettera a);
   c) dal comitato per i medicinali per uso umano o dall'autorità nazionale competente nel corso della valutazione di una domanda di cui alla lettera a), qualora vi sia un dubbio sulla conformità e non sia già stato formulato un parere in seguito ad una richiesta a norma della lettera a) o b).

Nel caso di cui alla lettera a), il richiedente non presenta la domanda finché il comitato pediatrico non ha adottato il suo parere, una copia del quale viene allegata alla domanda stessa.

3.   Se al comitato pediatrico viene richiesto un parere ai sensi del paragrafo 2, esso lo esprime entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta.

Gli Stati membri tengono conto di tale parere.

Articolo 24

Se nel corso della valutazione scientifica di una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio valida, l'autorità competente conclude che gli studi non sono conformi al piano d'indagine pediatrica approvato, il prodotto non può beneficiare dei premi e degli incentivi di cui agli articoli 36, 37 e 38.

CAPO 4

PROCEDURA

Articolo 25

1.   Entro dieci giorni dal ricevimento, l'Agenzia trasmette al richiedente il parere del comitato pediatrico.

2.   Entro trenta giorni dal ricevimento del parere del comitato pediatrico il richiedente può presentare all'Agenzia una richiesta scritta di riesame del parere, allegando una motivazione dettagliata.

3.   Entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta di riesame a norma del paragrafo 2 il comitato pediatrico, dopo aver nominato un nuovo relatore, esprime un altro parere, debitamente motivato, che conferma o modifica quello precedente. Il nuovo relatore dispone della possibilità di interrogare direttamente il richiedente. Il richiedente può altresì proporre di essere interrogato. Il relatore tiene informato il comitato pediatrico per iscritto e senza ritardi sui dettagli di qualsiasi contatto avuto con il richiedente. La motivazione della conclusione raggiunta è allegata al nuovo parere, che diventa definitivo.

4.   Se il richiedente non chiede il riesame entro il periodo di trenta giorni di cui al paragrafo 2, il parere del comitato pediatrico diventa definitivo.

5.   L'Agenzia adotta entro un termine non superiore a dieci giorni dal ricevimento del parere definitivo del comitato pediatrico, una decisione che viene comunicata al richiedente per iscritto e contiene in allegato il parere definitivo del comitato pediatrico.

6.   Nel caso di una deroga relativa ad una classe di medicinali di cui all'articolo 12, l'Agenzia adotta una decisione entro dieci giorni dal ricevimento del parere del comitato pediatrico di cui all'articolo 13, paragrafo 3. Tale decisione è allegata al parere del comitato pediatrico.

7.   Le decisioni dell'Agenzia sono rese pubbliche previa soppressione di tutte le informazioni commerciali a carattere riservato.

CAPO 5

DISPOSIZIONI VARIE

Articolo 26

Prima di presentare un piano d'indagine pediatrica e durante la sua esecuzione, ogni persona fisica o giuridica che sviluppa un medicinale per uso pediatrico può chiedere una consulenza all'Agenzia circa l'ideazione e l'esecuzione delle varie prove e dei diversi studi necessari per dimostrare la qualità, la sicurezza e l'efficacia del medicinale nella popolazione pediatrica conformemente all'articolo 57, paragrafo 1, lettera n), del regolamento (CE) n. 726/2004.

Detta persona fisica o giuridica può inoltre chiedere una consulenza sull'ideazione e la conduzione dei sistemi di farmaco vigilanza e di gestione dei rischi a norma dell'articolo 34.

A norma del presente articolo l'Agenzia fornisce la consulenza a titolo gratuito.

TITOLO III

Procedure di autorizzazione all'immissione in commercio

Articolo 27

Fatte salve le diverse disposizioni del presente titolo, le procedure di autorizzazione all'immissione in commercio di cui al presente titolo sono disciplinate dalle disposizioni del regolamento (CE) n. 726/2004 o della direttiva 2001/83/CE.

CAPO 1

PROCEDURE DI AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO PER LE DOMANDE CHE RIENTRANO NEL CAMPO DI APPLICAZIONE DEGLI ARTICOLI 7 E 8

Articolo 28

1.   Le domande possono essere presentate secondo la procedura stabilita dagli articoli da 5 a 15 del regolamento (CE) n. 726/2004 per un'autorizzazione all'immissione in commercio di cui all'articolo 7, paragrafo 1 del presente regolamento che include una o più indicazioni pediatriche in base agli studi effettuati conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato.

Qualora sia concessa l'autorizzazione, i risultati di tutti questi studi sono inclusi nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e, all'occorrenza, nel foglietto illustrativo del medicinale, ove le autorità competenti ritengano l'informazione utile per il paziente, anche se non tutte le indicazioni pediatriche sono state autorizzate dall'autorità competente.

2.   Qualora sia concessa o modificata un'autorizzazione all'immissione in commercio, le deroghe o i differimenti concessi a norma del presente regolamento sono registrati nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e, all'occorrenza, nel foglietto illustrativo del medicinale interessato.

3.   Qualora la domanda sia conforme a tutte le misure contenute nel piano d'indagine pediatrica approvato e completato e qualora il riassunto delle caratteristiche del prodotto contenga i risultati degli studi condotti conformemente a tale piano, l'autorità competente include nell'autorizzazione all'immissione in commercio una dichiarazione che indica la conformità della domanda al piano d'indagine pediatrica approvato e completato. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 45, paragrafo 3 tale dichiarazione precisa anche se dopo l'entrata in vigore del presente regolamento sono stati portati a termine studi importanti contenuti nel piano di indagine pediatrica approvato.

Articolo 29

Nel caso dei medicinali autorizzati a norma della direttiva 2001/83/CE, una domanda di cui all'articolo 8 del presente regolamento può essere presentata, secondo la procedura stabilita dagli articoli 32, 33 e 34 di detta direttiva, per l'autorizzazione di una nuova indicazione, inclusa l'estensione di un'autorizzazione all'uso nella popolazione pediatrica, di una nuova forma farmaceutica oppure di una nuova via di somministrazione.

Tale domanda è conforme alla prescrizione di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a).

La procedura è limitata alla valutazione delle parti specifiche del riassunto delle caratteristiche del prodotto da modificare.

CAPO 2

AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO PER USO PEDIATRICO

Articolo 30

1.   La presentazione di una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico non preclude in alcun modo il diritto di presentare una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per altre indicazioni.

2.   Una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico è corredata delle informazioni e dei documenti necessari per stabilire la qualità, la sicurezza e l'efficacia per la popolazione pediatrica, compresi i dati specifici necessari a sostegno del dosaggio, della forma farmaceutica o della via di somministrazione appropriati del prodotto conformemente al piano d'indagine pediatrica approvato.

Alla domanda è allegata la decisione dell'Agenzia che approva il piano d'indagine pediatrica interessato.

3.   Una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico può, se del caso, conformemente all'articolo 14, paragrafo 11 del regolamento (CE) n. 726/2004 o all'articolo 10 della direttiva 2001/83/CE fare riferimento ai dati contenuti nel fascicolo di un medicinale che è o è stato autorizzato in uno Stato membro o nella Comunità.

4.   Il medicinale a cui è concessa l'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico può mantenere il nome di qualsiasi medicinale contenente la stessa sostanza attiva al cui titolare è stata rilasciata l'autorizzazione per l'uso nella popolazione adulta.

Articolo 31

Fatto salvo l'articolo 3, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 726/2004, una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico può essere presentata secondo la procedura stabilita dagli articoli da 5 a 15 dello stesso regolamento.

CAPO 3

IDENTIFICAZIONE

Articolo 32

1.   Qualora ad un medicinale sia concessa l'autorizzazione all'immissione in commercio con un'indicazione pediatrica, l'etichetta riporta il simbolo approvato conformemente al paragrafo 2. Il foglietto illustrativo contiene una spiegazione del significato del simbolo.

2.   Entro …(13) , la Commissione sceglie un simbolo seguendo una raccomandazione del comitato pediatrico. La Commissione rende pubblico tale simbolo.

3.   Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai medicinali autorizzati prima dell'entrata in vigore del presente regolamento nonché ai medicinali autorizzati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento, ma prima che il simbolo sia stato reso pubblico, se sono autorizzati per indicazioni pediatrica.

In tal caso, il simbolo e la spiegazione di cui al paragrafo 1 sono inclusi rispettivamente nell'etichettatura e nel foglietto illustrativo del medicinale in questione al massimo entro due anni dalla pubblicizzazione del simbolo.

TITOLO IV

Prescrizioni relative alla fase successiva all'autorizzazione

Articolo 33

Nel caso in cui sia rilasciata un'autorizzazione per un'indicazione pediatrica in seguito al completamento di un piano d'indagine pediatrica approvato e il medicinale in questione sia già stato commercializzato per altre indicazioni, il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio commercializza il prodotto tenendo conto dell'indicazione pediatrica entro due anni dalla data di autorizzazione dell'indicazione pediatrica. Un registro coordinato dall'Agenzia, accessibile al pubblico, riporta tali termini.

Articolo 34

1.  Il richiedente indica in dettaglio le misure volte a garantire il monitoraggio dell'efficacia e delle possibili reazioni avverse all'uso pediatrico del medicinale nei casi seguenti:

   a) domande di autorizzazione all'immissione in commercio che includono un'indicazione pediatrica;
   b) domande di inclusione di un'indicazione pediatrica in un'autorizzazione all'immissione in commercio esistente;
   c) domande di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico.

2.   Per eventuali preoccupazioni particolari, l'autorità competente deve richiedere, come condizione per la concessione dell'autorizzazione all'immissione in commercio, l'istituzione di un sistema di gestione dei rischi oppure l'esecuzione di studi specifici successivi alla commercializzazione e la presentazione dei relativi risultati. Il sistema di gestione dei rischi comprende un insieme di attività di farmacovigilanza ed interventi mirati ad identificare, prevenire o minimizzare i rischi connessi ai medicinali, inclusa la valutazione dell'efficacia di tali interventi.

La valutazione dell'efficacia di qualsiasi sistema di gestione dei rischi e dei risultati degli studi effettuati è inclusa nei rapporti periodici di aggiornamento sulla sicurezza di cui all'articolo 104, paragrafo 6 della direttiva 2001/83/CE e all'articolo 24, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 726/2004.

L'autorità competente può inoltre richiedere la presentazione di rapporti supplementari di valutazione dell'efficacia di qualsiasi sistema di minimizzazione dei rischi nonché dei risultati degli studi eseguiti.

3.    Alle autorizzazioni all'immissione in commercio dei medicinali che contengono un'indicazione pediatrica si applicano, oltre alle disposizioni di cui paragrafi 1 e 2, le disposizioni sulla farmacovigilanza previste dal regolamento (CE) n. 726/2004 e dalla direttiva 2001/83/CE.

4.    Nel caso di un differimento il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio presenta una relazione annuale all'Agenzia che fornisce un aggiornamento sullo stato di avanzamento degli studi pediatrici conformemente alla decisione dell'Agenzia relativa all'approvazione del piano d'indagine pediatrica e alla concessione del differimento.

Se l'agenzia riscontra il mancato rispetto della sua decisione relativa all'approvazione del piano d'indagine pediatrica e alla concessione del differimento da parte del titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio, ne informa l'autorità competente.

5.    L'Agenzia elabora linee guida relative all'applicazione del presente articolo.

Articolo 35

Qualora un medicinale sia autorizzato per un'indicazione pediatrica e il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio abbia beneficiato dei premi e degli incentivi di cui agli articoli 36, 37 o 38 e i periodi di protezione siano scaduti, e qualora il titolare dell'autorizzazione intenda interromperne la commercializzazione, egli trasferisce l'autorizzazione o consente a terzi, che abbiano dichiarato l'intenzione di continuare a immettere sul mercato il medicinale in questione, l'impiego della documentazione farmaceutica, preclinica e clinica contenuta nel fascicolo relativo al medicinale a norma dell'articolo 10 quater, della direttiva 2001/83/CE.

Il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio comunica la propria intenzione di interrompere la commercializzazione del medicinale almeno sei mesi prima di tale interruzione all'Agenzia, la quale la rende pubblica.

TITOLO V

Premi e incentivi

Articolo 36

1.   Qualora una domanda a norma degli articoli 7 o 8 includa i risultati di tutti gli studi effettuati conformemente al piano d'indagine pediatrica approvato, il titolare del brevetto o del certificato protettivo complementare ha diritto ad una proroga di sei mesi del periodo di cui agli articoli 13, paragrafi 1 e 2 del regolamento (CEE) n. 1768/92.

Il primo comma si applica anche nei casi in cui il completamento del piano d'indagine pediatrica approvato non dà luogo all'autorizzazione di un'indicazione pediatrica, ma i risultati degli studi effettuati figurano nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e, all'occorrenza, nel foglietto illustrativo del medicinale interessato.

2.   L'inserimento nell'autorizzazione all'immissione in commercio della dichiarazione di cui all'articolo 28, paragrafo 3 è utilizzato ai fini dell'applicazione del paragrafo 1 del presente articolo.

3.   Qualora siano state applicate le procedure di cui alla direttiva 2001/83/CE, la proroga di sei mesi del periodo di cui al paragrafo 1 è concessa solo se il prodotto è autorizzato in tutti gli Stati membri.

4.   I paragrafi 1, 2 e 3 si applicano ai prodotti tutelati da un certificato protettivo complementare a norma del regolamento (CEE) n. 1768/92 o da un brevetto che può beneficiare del certificato protettivo complementare. Non si applicano invece ai medicinali qualificati come orfani a norma del regolamento (CE) n. 141/2000.

5.   Nel caso di una domanda di cui all'articolo 8 che dà luogo a un'autorizzazione per una nuova indicazione pediatrica, i paragrafi 1, 2 e 3 non si applicano se il richiedente chiede e ottiene la proroga di un anno del periodo di protezione della commercializzazione del medicinale in questione, a motivo che tale nuova indicazione pediatrica è portatrice di un beneficio clinico significativo rispetto alle terapie esistenti, a norma dell'articolo 14, paragrafo 11 del regolamento (CE) n. 726/2004 o dell'articolo 10, paragrafo 1, quarto comma della direttiva 2001/83/CE.

Articolo 37

Se una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio è presentata per un medicinale qualificato come orfano a norma del regolamento (CE) n. 141/2000 ed include i risultati di tutti gli studi effettuati in ottemperanza al piano d'indagine pediatrica approvato, e se la dichiarazione di cui all'articolo 28, paragrafo 3 del presente regolamento è successivamente inclusa nell'autorizzazione all'immissione in commercio concessa, il periodo di dieci anni di cui all'articolo 8, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 141/2000 è esteso a dodici anni.

Il primo comma si applica anche nei casi in cui il completamento del piano d'indagine pediatrica approvato non dà luogo all'autorizzazione di un'indicazione pediatrica, ma i risultati degli studi effettuati figurano nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e, all'occorrenza, nel foglietto illustrativo del medicinale interessato.

Articolo 38

1.   Qualora un'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico sia concessa a norma degli articoli da 5 a 15 del regolamento (CE) n. 726/2004, si applicano i periodi di protezione dei dati e della commercializzazione di cui all'articolo 14, paragrafo 11 di detto regolamento.

2.   Qualora un'autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico sia concessa secondo le procedure di cui alla direttiva 2001/83/CE, si applicano i periodi di protezione dei dati e della commercializzazione di cui all'articolo 10, paragrafo 1 di detta direttiva.

Articolo 39

1.   Oltre ai premi e agli incentivi di cui agli articoli 36, 37 e 38, i medicinali per uso pediatrico possono beneficiare di incentivi forniti dalla Comunità o dagli Stati membri per sostenere la ricerca, lo sviluppo e la disponibilità dei medicinali per uso pediatrico.

2.   Entro ...(14) , gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni dettagliate riguardanti qualsiasi misura presa per sostenere la ricerca, lo sviluppo e la disponibilità dei medicinali per uso pediatrico. Tali informazioni sono aggiornate periodicamente su richiesta della Commissione.

3.   Entro ...(15) *, la Commissione rende pubblicamente accessibile un inventario dettagliato di tutti i premi e gli incentivi messi a disposizione dalla Comunità e dagli Stati membri per promuovere la ricerca, lo sviluppo e la disponibilità dei medicinali per uso pediatrico. Tale inventario è aggiornato periodicamente e gli aggiornamenti sono resi anch'essi pubblicamente accessibili.

Articolo 40

1.   Nel bilancio della Comunità sono previsti fondi di ricerca concernenti medicinali pediatrici destinati a sostenere gli studi attinenti ai medicinali o alle sostanze attive non tutelati da un brevetto o da un certificato protettivo complementare.

2.   Il finanziamento comunitario è concesso attraverso i programmi quadro delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione o qualsiasi altra iniziativa comunitaria volta al finanziamento della ricerca.

TITOLO VI

Comunicazione e coordinamento

Articolo 41

1.   La banca dati europea istituita dall'articolo 11 della direttiva 2001/20/CE include sperimentazioni cliniche effettuate in paesi terzi figuranti in un piano d'indagine pediatrica approvato, oltre alle sperimentazioni cliniche di cui agli articoli 1 e 2 di detta direttiva. Nel caso di simili sperimentazioni cliniche effettuate in paesi terzi, i dettagli elencati nell'articolo 11 della succitata direttiva sono inseriti nella banca dati dal destinatario della decisione dell'Agenzia su un piano d'indagine pediatrica approvato.

In deroga alle disposizioni dell'articolo 11 della direttiva 2001/20/CE, l'Agenzia rende pubblica parte delle informazioni sulle sperimentazioni cliniche pediatriche inserite nella banca dati europea.

2.   L'Agenzia rende pubblici i dettagli dei risultati di tutte le sperimentazioni di cui al paragrafo 1 e di qualsiasi altra sperimentazione sottoposta alle autorità competenti in conformità degli articoli 45 e 46, sia che la sperimentazione sia stata o meno terminata anticipatamente. Tali risultati vengono trasmessi senza indugio all'Agenzia, a seconda dei casi, dallo sponsor della sperimentazione clinica, dal destinatario della decisione dell'Agenzia su un piano d'indagine pediatrica o dal titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio.

3.   In consultazione con l'Agenzia, con gli Stati membri e con le parti interessate, la Commissione elabora indicazioni sulla natura delle informazioni di cui al paragrafo 1, da inserire nella banca dati europea istituita dall'articolo 11 della direttiva 2001/20/CE, su quali informazioni sono rese accessibili al pubblico in applicazione del paragrafo 1, su come i risultati delle sperimentazioni cliniche sono trasmessi e resi accessibili al pubblico in applicazione del paragrafo 2 e sulle responsabilità e i compiti dell'Agenzia al riguardo.

Articolo 42

Gli Stati membri raccolgono i dati disponibili su tutti gli impieghi esistenti dei medicinali nella popolazione pediatrica e li comunicano all'Agenzia entro ...(16) .

Il comitato pediatrico fornisce indicazioni sul contenuto e il formato dei dati da raccogliere entro ...(17) *.

Articolo 43

1.   In base alla informazioni di cui all'articolo 42, e previa consultazione della Commissione, degli Stati membri e delle parti interessate, il comitato pediatrico istituisce un inventario delle esigenze terapeutiche, in particolare al fine di individuare le priorità per la ricerca.

L'Agenzia rende accessibile al pubblico tale inventario al più presto entro ...(18) ** e al più tardi il … (19) *** e lo aggiorna periodicamente.

2.   Per l'istituzione dell'inventario delle esigenze terapeutiche si tiene conto della prevalenza delle affezioni nella popolazione pediatrica, della gravità di tali affezioni, della disponibilità e dell'adeguatezza dei trattamenti alternativi per tali affezioni, incluse la loro efficacia e la natura delle reazioni avverse, di qualsiasi questione di sicurezza esclusivamente di natura pediatrica, nonché di qualsiasi dato derivante da studi condotti in paesi terzi.

Articolo 44

1.   L'Agenzia sviluppa, con il sostegno scientifico del comitato pediatrico, una rete europea delle reti nazionali ed europee esistenti, dei ricercatori e dei centri con competenze specifiche nell'esecuzione di studi nella popolazione pediatrica.

2.   La rete europea mira, tra l'altro, a coordinare gli studi relativi ai medicinali per uso pediatrico, potenziare le competenze scientifiche e amministrative necessarie a livello europeo ed evitare l'inutile duplicazione degli studi e della sperimentazione nella popolazione pediatrica.

3.   Entro ...(20) , il consiglio di amministrazione dell'Agenzia adotta, su proposta del direttore esecutivo e previa consultazione della Commissione, degli Stati membri e delle parti interessate, una strategia di attuazione per l'avvio e l'applicazione della rete europea. Tale rete deve, se del caso, essere compatibile con i lavori di rafforzamento delle basi dello Spazio europeo della ricerca nell'ambito del programma quadro delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione.

Articolo 45

1.   Entro ...* qualsiasi studio pediatrico già concluso alla data di entrata in vigore e riguardante prodotti autorizzati nella Comunità è presentato all'autorità competente, ai fini della valutazione, dal titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio.

L'autorità competente può aggiornare il riassunto delle caratteristiche del prodotto e il foglietto illustrativo e può modificare di conseguenza l'autorizzazione all'immissione in commercio. Le autorità competenti si scambiano le informazioni riguardanti gli studi presentati e, se del caso, le loro conseguenze per qualsiasi autorizzazione all'immissione in commercio interessata.

L'Agenzia coordina lo scambio d'informazioni.

2.   Tutti gli studi pediatrici esistenti di cui al paragrafo 1, e tutti gli studi pediatrici iniziati prima della data di entrata in vigore del presente regolamento possono essere inseriti in un piano d'indagine pediatrica, e vengono presi in considerazione dal comitato pediatrico nella valutazione delle domande relative a piani d'indagine pediatrica, deroghe e differimenti e dalle autorità competenti nella valutazione delle domande presentate a norma degli articoli 7, 8 o 30.

3.   Fatto salvo il paragrafo precedente, i premi e gli incentivi di cui agli articoli 36, 37 e 38 sono accordati solo a condizione che gli studi importanti contenuti nel piano di indagine pediatrica approvato siano stati portati a termine dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.

4.    In consultazione con l'Agenzia, la Commissione elabora orientamenti al fine di stabilire criteri di valutazione concernenti la pertinenza degli studi condotti, conformemente al paragrafo 3.

Articolo 46

1.   Qualsiasi altro studio sponsorizzato da un titolare di autorizzazione all'immissione in commercio che riguarda l'uso nella popolazione pediatrica di un medicinale oggetto di un'autorizzazione all'immissione in commercio è presentato all'autorità competente entro sei mesi dalla sua conclusione, anche se non è stato eseguito conformemente ad un piano d'indagine pediatrica approvato.

2.   Il paragrafo 1 si applica indipendentemente dal fatto che il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio intenda o meno presentare una domanda di autorizzazione dell'immissione in commercio per un'indicazione pediatrica.

3.   L'autorità competente può aggiornare il riassunto delle caratteristiche del prodotto e il foglietto illustrativo e può modificare di conseguenza l'autorizzazione all'immissione in commercio.

4.   Le autorità competenti si scambiano le informazioni riguardanti gli studi presentati e, se del caso, le loro conseguenze per qualsiasi autorizzazione all'immissione in commercio interessata.

5.   L'Agenzia coordina lo scambio d'informazioni.

TITOLO VII

Disposizioni generali e finali

CAPO 1

DISPOSIZIONI GENERALI

SEZIONE 1

TASSE, FINANZIAMENTO DELLA COMUNITÀ, SANZIONI E RELAZIONI

Articolo 47

1.   Qualora venga presentata una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio per uso pediatrico secondo la procedura di cui al regolamento (CE) n. 726/2004, l'importo ridotto delle tasse dovute per l'esame della domanda e la conservazione dell'autorizzazione all'immissione in commercio è fissato a norma dell'articolo 70 del regolamento (CE) n. 726/2004.

2.   Si applicano le disposizioni del regolamento (CE) n. 297/95 del Consiglio, del 10 febbraio 1995 concernente i diritti spettanti all'Agenzia europea per i medicinali(21) .

3.  Le seguenti valutazioni da parte del comitato pediatrico sono gratuite:

   a) valutazione di una domanda di deroga;
   b) valutazione di una domanda di differimento;
   c) valutazione di un piano d'indagine pediatrica;
   d) valutazione della conformità al piano d'indagine pediatrica approvato.

Articolo 48

Il contributo comunitario di cui all'articolo 67 del regolamento (CE) n. 726/2004 copre il lavoro del comitato pediatrico, inclusa l'assistenza scientifica prestata da esperti, e dell'Agenzia, inclusi la valutazione dei piani di indagine pediatrica, la consulenza scientifica e qualsiasi mancato recupero di tasse previsto nel presente regolamento, e offre sostegno alle attività dell'Agenzia a norma degli articoli 41 e 44 del presente regolamento.

Articolo 49

1.   Senza pregiudizio del protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, ogni Stato membro determina le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni del presente regolamento o delle misure di esecuzione adottate in forza del medesimo in relazione ai medicinali autorizzati mediante le procedure stabilite dalla direttiva 2001/83/CE, e adotta tutti i provvedimenti necessari per assicurarne l'applicazione. Le sanzioni sono efficaci, proporzionate e dissuasive.

Gli Stati membri informano la Commissione di tali disposizioni entro il …(22) e provvedono a notificare al più presto qualsiasi modificazione successiva.

2.   Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione dell'avvio di ogni procedimento contenzioso per violazione del presente regolamento.

3.   Su richiesta dell'Agenzia la Commissione può imporre sanzioni pecuniarie per violazione delle disposizioni del presente regolamento o delle misure di esecuzione adottate in forza del medesimo in relazione ai medicinali autorizzati mediante la procedura stabilita dal regolamento (CE) n. 726/2004. Importi massimi, condizioni e modalità di riscossione di tali sanzioni sono stabiliti secondo la procedura di cui all'articolo 51, paragrafo 2 del presente regolamento.

4.   La Commissione rende pubblici il nominativo di chiunque violi le disposizioni del presente regolamento o di qualsiasi misura di esecuzione adottata in forza del medesimo, nonché l'ammontare e le motivazioni delle sanzioni pecuniarie irrogate.

Articolo 50

1.   In base ad una relazione dell'Agenzia e almeno una volta all'anno, la Commissione rende pubblico un elenco delle società e dei prodotti che hanno beneficiato di un premio o incentivo di cui al presente regolamento e un elenco delle società che non hanno rispettato un obbligo derivante dal medesimo. Gli Stati membri forniscono tali informazioni all'Agenzia.

2.   Entro ...(23) la Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione generale sulle esperienze acquisite in seguito all'applicazione del presente regolamento. Questa include in particolare un inventario dettagliato di tutti i medicinali autorizzati per uso pediatrico dalla sua entrata in vigore.

3.   Entro ...(24) * la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulle esperienze acquisite a seguito dell'applicazione degli articoli da 36, 37 e 38. La relazione include un'analisi dell'impatto economico dei premi e degli incentivi unitamente a un'analisi delle previste conseguenze del presente regolamento per la salute pubblica, al fine di proporre le modifiche necessarie.

4.   Purché siano disponibili dati sufficienti per consentire di effettuare solide analisi, le disposizioni del paragrafo 3 sono ottemperate allo stesso tempo di quelle del paragrafo 2.

SEZIONE 2

COMITATO

Articolo 51

1.   La Commissione è assistita dal comitato permanente per i medicinali per uso umano istituito dall'articolo 121 della direttiva 2001/83/CE, in prosieguo "il comitato".

2.   Quando viene fatto riferimento al presente paragrafo si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, considerando le disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

3.   Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

CAPO 2

MODIFICAZIONI

Articolo 52

Il regolamento (CEE) n. 1768/92 è così modificato:

1.   All'articolo 1 è aggiunta la seguente definizione:

"
   e) domanda di proroga, una domanda di proroga del certificato ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del presente regolamento e dell'articolo 36 del regolamento (CE) n. …/…. del Parlamento europeo e del Consiglio del ...(25) relativo ai medicinali per uso pediatrico*;
___________________
* GU L ... del ..., pag. ...
"

2.   All'articolo 7 sono aggiunti i seguenti paragrafi:

"

3.   La domanda di proroga di un certificato può essere effettuata al momento del deposito della domanda di certificato ovvero quando la domanda di certificato è pendente e sono soddisfatti i requisiti di cui, rispettivamente, all'articolo 8, paragrafo 1, lettera d) o all'articolo 8, paragrafo 1 bis.

4.   La domanda di proroga di un certificato già concessa in applicazione viene depositata, al più tardi, due anni prima della scadenza del certificato.

5.    Fatto salvo il paragrafo 4, per cinque anni dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. .../... (26) +, la domanda di proroga di un certificato già concesso viene depositata, al più tardi, sei mesi prima della scadenza del certificato.

"

3.  L'articolo 8 è modificato come segue:

   a) al paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera:"
  d) se la domanda di certificato comprende una domanda di proroga:
   i) una copia della dichiarazione di conformità ad un piano d'indagine pediatrica approvato e completato, di cui all'articolo 36, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. …/…(27) ;
   ii) all'occorrenza, oltre alla copia delle autorizzazioni all'immissione in commercio del prodotto di cui alla lettera b), la prova dell'esistenza di dette autorizzazioni per tutti gli altri Stati membri conformemente all'articolo 36, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. …/…+.
"
   b) sono aggiunti i seguenti paragrafi:"
1bis quando una domanda di certificato è pendente, la domanda di proroga ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 3 include gli elementi di cui al paragrafo 1, lettera d) nonché un riferimento alla domanda di certificato già presentata.
"1ter La domanda di proroga di un certificato già concesso contiene gli elementi di cui al paragrafo 1, lettera d) e una copia del certificato già concesso."; "
   c) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"
2.   Gli Stati membri possono stabilire una tassa da versare per presentare domanda di certificato e per presentare domanda di proroga di un certificato. "

4.  L'articolo 9 è così modificato:

   a) al paragrafo 1 è aggiunto il seguente comma:"
La domanda di proroga di un certificato è depositata presso l'autorità competente dello Stato membro interessato. "
   b) al paragrafo 2 è aggiunta la seguente lettera:"
   f) se del caso, l'indicazione che la domanda include una domanda di proroga.
"
   c) È aggiunto il seguente paragrafo:"
3.   Si applica il paragrafo 2 alla notifica della domanda di proroga di un certificato già concesso o qualora la domanda di certificato sia pendente. La notifica contiene inoltre una menzione della domanda di proroga del certificato. "

5.   All'articolo 10 viene aggiunto il seguente paragrafo:

"

6.   I paragrafi da 1 a 4 si applicano mutatis mutandis alla domanda di proroga.

"

6.   All'articolo 11 viene aggiunto il seguente paragrafo:

"

3.   I paragrafi 1 e 2 si applicano alla notifica della concessione di una proroga o del rifiuto di una proroga.

"

7.   All'articolo 13 viene aggiunto il seguente paragrafo:

"

3.   I periodi stabiliti nei paragrafi 1 e 2 sono prorogati di sei mesi qualora si applichi l'articolo 36 del regolamento (CE) n. …/…(28) . In tal caso il periodo di cui al paragrafo 1 del presente articolo può essere prorogato una sola volta.

"

8.   È aggiunto il seguente articolo:

"

Articolo 15 bis

Revoca di una proroga

1.   La proroga può essere revocata se è stata concessa in contrasto con le disposizioni dell'articolo 36 del regolamento (CE) n. …/…(29) .

2.   Chiunque può depositare una domanda di revoca della proroga presso l'organo competente, in virtù delle disposizioni della legislazione nazionale, per dichiarare nullo il brevetto di base corrispondente.

"

9.  L'articolo 16 è così modificato:

   a) Il testo dell'articolo 16 diventa quello del paragrafo 1;
   b) Viene aggiunto il seguente paragrafo:"
2.   In caso di revoca della proroga a norma dell'articolo 15 bis, l'autorità di cui all'articolo 9, paragrafo 1, ne dà notifica a mezzo pubblicazione. "

10.   L'articolo 17 è sostituito dal seguente:

"

Articolo 17

Ricorsi

Le decisioni dell'autorità di cui all'articolo 9, paragrafo 1, o degli organi di cui all'articolo 15, paragrafo 2 e dell'articolo 15 bis, paragrafo 2, adottate in applicazione del presente regolamento, sono soggette agli stessi ricorsi previsti dalla legislazione nazionale contro decisioni analoghe in materia di brevetti nazionali.

"

Articolo 53

All'articolo 11 della direttiva 2001/20/CE è aggiunto il seguente paragrafo:

"

4.   In deroga al paragrafo 1, l'Agenzia rende pubblica parte delle informazioni sulle sperimentazioni cliniche pediatriche inserite nella banca dati europea conformemente alle disposizioni del regolamento (CE) n. …/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del …(30) *.

____________________

* GU L ... del ..., pag. ...

"

Articolo 54

L'articolo 6, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 2001/83/CE è sostituito dal seguente:

"

1.   Nessun medicinale può essere immesso in commercio in uno Stato membro senza un'autorizzazione all'immissione in commercio delle autorità competenti di detto Stato membro, rilasciata a norma della presente direttiva oppure senza un'autorizzazione concessa a norma del regolamento (CE) n. 726/2004, in combinato disposto con il regolamento (CE) n. …/...+ del Parlamento europeo e del Consiglio del ... relativo ai medicinali per uso pediatrico *.

___________________

* GU L ... del ..., pag. ...

"

Articolo 55

Il regolamento (CE) n. 726/2004 è così modificato:

1.   All'articolo 56, il primo comma è sostituito dal seguente:

"

1.  L'Agenzia è composta:

   a) dal comitato per i medicinali per uso umano, incaricato di elaborare i pareri dell'Agenzia su qualsiasi questione riguardante la valutazione dei medicinali per uso umano;
   b) dal comitato per i medicinali veterinari, incaricato di elaborare i pareri dell'Agenzia su qualsiasi questione riguardante la valutazione dei medicinali veterinari;
   c) dal comitato per i medicinali orfani;
   d) dal comitato per i medicinali a base di piante;
   e) dal comitato pediatrico;
   f) da un segretariato, incaricato di fornire assistenza tecnica, scientifica e amministrativa ai comitati e di coordinare adeguatamente i loro lavori;
   g) da un direttore esecutivo, che esercita le funzioni di cui all'articolo 64;
   h) da un consiglio di amministrazione, che esercita le funzioni di cui agli articoli 65, 66 e 67.

"

2.   All'articolo 57 nel paragrafo 1, è aggiunta la seguente lettera:

"
   t) prendere decisioni conformemente all'articolo 7, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. .../.... del Parlamento e del Consiglio del …(31) , relativo ai medicinali per uso pediatrico*.
____________
* GU L ... del ..., pag. ...
"

3.   È inserito il seguente articolo 73 bis:

"

Articolo 73 bis

Le decisioni prese dall'Agenzia a norma del regolamento (CE) n. …/...(32) possono essere impugnate dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, alle condizioni stabilite dall'articolo 230 del trattato.

"

CAPO 3

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 56

La prescrizione di cui all'articolo 7, paragrafo 1 non è applicabile alle domande valide, pendenti al momento dell'entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 57

1.   Il presente regolamento entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

2.   L'articolo 7 si applica a decorrere dal …(33) .

L'articolo 8 si applica a decorrere dal …(34) *.

Gli articoli 30 e 31 si applicano a decorrere dal …(35) **.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il p residente

ALLEGATO

Dichiarazione della Commissione

Alla luce di rischi presentati dalle sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione la Commissione inviterà il comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea per i medicinali a formulare un parere sull'uso di queste classi di sostanze come eccipienti di medicinali per uso umano sulla base dell'articolo 5, paragrafo 3 e dell'articolo 57 paragrafo 1, lettera p) del regolamento (CE) n. 726/2004, del 31 marzo 2004, che istituisce procedure comunitarie per l'autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l'agenzia europea per i medicinali.

La Commissione trasmetterà il parere del comitato per i medicinali per uso umano al Parlamento europeo e al Consiglio.

Entro sei mesi dalla pubblicazione del parere del comitato per i medicinali per uso umano la Commissione informerà il Parlamento europeo e il Consiglio circa eventuali iniziative che occorrerà prendere per assicurare un seguito al parere.

(1) Testi approvati del 7.9.2005, P6_TA(2005)0331 .
(2) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(3) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(4) GU C 267 del 27.10.2005, pag. 1.
(5) Posizione del Parlamento europeo del 7 settembre 2005 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale), posizione comune del Consiglio del 10 marzo 2006 (GU C 132 E del 7.6.2006, pag. 1) e posizione del Parlamento europeo del 1° giugno 2006.
(6) GU L 121 del 1.5.2001, pag. 34.
(7) Regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 che istituisce procedure comunitarie per l'autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l'Agenzia europea per i medicinali (GU L 136 del 30.4.2004, pag. 1).
(8) GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2004/27/CE (GU L 136 del 30.4.2004, pag. 34).
(9) GU L 182 del 2.7.1992, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dall'atto di adesione del 2003.
(10) GU L 18 del 22.1.2000, pag. 1.
(11) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(12)* Sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(13)* Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(14)* Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(15)** Diciotto mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(16)* Due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(17)** Nove mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(18)*** Due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(19)**** Tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(20)* Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(21) GU L 35 del 15.2.1995, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1905/2005 (GU L 304 del 23.11.2005, pag. 1).
(22)* Nove mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(23)* Sei anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(24)** Dieci anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(25)+ GU: inserire il numero e la data del presente regolamento.
(26)++ GU: inserire il numero del presente regolamento.
(27)+ GU: inserire il numero del presente regolamento.
(28)+ GU: inserire il numero del presente regolamento.
(29)+ GU: inserire il numero del presente regolamento.
(30)+ GU: inserire il numero e la data del presente regolamento.
(31)+ GU: inserire il numero e la data del presente regolamento.
(32)+ GU: inserire il numero del presente regolamento.
(33)* 18 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(34)** 24 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(35)*** 6 mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.


Parità di opportunità e di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego ***II
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (15623/7/2005 – C6-0089/2006 – 2004/0084(COD) )
P6_TA(2006)0233 A6-0165/2006

(Procedura di codecisione: seconda lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la posizione comune del Consiglio (15623/7/2005 – C6-0089/2006 ),

–   vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2004)0279 )(2) ,

–   vista la proposta modificata della Commissione (COM(2005)0380 )(3) ,

–   visto l'articolo 251, paragrafo 2, del trattato CE,

–   visto l'articolo 67 del suo regolamento,

–   vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0165/2006 ),

1.   approva la posizione comune;

2.   constata che l'atto è adottato in conformità della posizione comune;

3.   incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 254, paragrafo 1, del trattato CE;

4.   incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi app rovati 6.7.2005, P6_TA(2005)0283 .
(2) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(3) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Anno europeo del dialogo interculturale (2008) ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'Anno europeo del dialogo interculturale (2008) (COM(2005)0467 – C6-0311/2005 – 2005/0203(COD) )
P6_TA(2006)0234 A6-0168/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0467 )(1) ,

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 151, paragrafo 5, primo trattino, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0311/2005 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0168/2006 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   ritiene che la dotazione finanziaria che figura nella proposta legislativa debba essere compatibile con il massimale della rubrica 3b del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) e fa notare che l'importo annuo sarà deciso nel quadro della procedura di bilancio annuale in conformità alle disposizioni del punto 37 dell'AII del 17 maggio 2006;

3.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° giugno 2006 in vista dell'adozione della decisione n. .../2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'Anno europeo del dialogo interculturale (2008)

P6_TC1-COD(2005)0203


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 151, paragrafo 5, primo trattino,

vista la proposta della Commissione ,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2) ,

visto il parere del Comitato delle regioni(3) ,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4) ,

considerando quanto segue:

(1)   Secondo il trattato che la istituisce, la Comunità europea ha il compito di creare un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa e di contribuire allo sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune.

(2)   L'effetto combinato degli allargamenti successivi dell'Unione, della maggiore mobilità dovuta al mercato unico, dei flussi migratori vecchi e nuovi, dell'intensificazione degli scambi con il resto del mondo attraverso il commercio, l'istruzione, le attività ricreative e la globalizzazione in generale, accresce le interazioni tra i cittadini europei e quanti vivono nell'Unione europea e le diverse culture, lingue, etnie e religioni in Europa e altrove.

(3)   I cittadini europei e tutti coloro che vivono nell'Unione in modo temporaneo o permanente devono poter acquisire le conoscenze, qualificazioni ed attitudini per realizzarsi pienamente in una società diversa, pluralista, solidale e dinamica , non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo.

(4)   Al centro del progetto europeo, la cultura e il dialogo interculturale costituiscono gli strumenti per eccellenza per imparare a vivere insieme armoniosamente e possono contribuire notevolmente a migliorare le relazioni dell'Unione europea con l'esterno.

(5)  Il dialogo interculturale contribuisce così alla realizzazione di varie priorità strategiche dell'Unione, in particolare:

   rispettando e promuovendo la diversità culturale in Europa, migliorando la coesistenza e contribuendo a creare una cittadinanza europea attiva e aperta al mondo fondata sui valori comuni dell'Unione europea;
   informando sui diritti e i doveri in materia di parità che scaturiscono dal fatto di risiedere nel territorio dell'Unione europea;
   accentuando la dimensione culturale ed educativa contestuale alla strategia di Lisbona rinnovata, e, così facendo, incentivando l'economia culturale e creativa nell'Unione europea generatrice di crescita e di occupazione ;
   sostenendo l'impegno dell'Unione a favore della solidarietà, della giustizia sociale, dello sviluppo dell'economia sociale, di mercato, della cooperazione e di una maggiore coesione nel rispetto dei valori comuni dell'Unione europea, essenziali per facilitare il dialogo con le diverse culture del mondo e consolidare così il ruolo dell'Unione sulla scena internazionale, in particolare per la difesa e la promozione della democrazia e dei diritti umani;
   permettendo all'Unione europea di fare meglio sentire la sua voce nel mondo e di stringere rapporti di cooperazione efficaci con i paesi vicini, estendendo la zona di stabilità, di democrazia e di prosperità comune e, in questo modo, incrementando il benessere e la sicurezza dei cittadini europei e di quanti vivono nell'Unione europea.

(6)   Il dialogo interculturale costituisce una dimensione importante di molteplici politiche e strumenti comunitari, nei settori dell'istruzione, della gioventù, della cultura, della cittadinanza e dello sport, della lotta contro le discriminazioni e l'esclusione sociale, dei diritti delle donne e della parità di genere, della formazione permanente, della lotta contro il razzismo e la xenofobia, della lotta contro la tratta di essere umani , dell'asilo e dell'integrazione degli immigrati, dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile , della politica audiovisiva e della ricerca. Costituisce allo stesso tempo un aspetto di rilievo crescente nelle relazioni esterne dell'Unione europea, in particolare con i paesi in fase di adesione e candidati all'adesione, i paesi dei Balcani occidentali, i paesi candidati ad accordi di associazione con l'UE , i paesi partner della politica europea di vicinato (PEV) (5) e altri paesi terzi, in particolare i paesi in via di sviluppo .

(7)   Sulla base di queste esperienze e iniziative comunitarie, è fondamentale coinvolgere nel dialogo interculturale ogni cittadino, uomo e donna in modo paritetico e la società europea nel suo insieme, specie tramite la cooperazione strutturata di cui all'articolo 3. Questa impostazione va a completare le misure volte a creare un'identità europea, il cui contenuto può essere arricchito dal principio di inclusione senza assimilazione. Integrare le differenze forma i vari aspetti dell'appartenenza ad una comunità. La promozione dell'apprendimento di una "civiltà interculturale" deve dare il proprio contributo. La "civiltà interculturale" costituisce il complemento e la condizione necessaria per la realizzazione di una vera "parità delle opportunità" per tutti.

(8)   Ai fini della presente decisione, la nozione di "cittadinanza attiva" non si applica ai soli cittadini dell'Unione europea secondo la definizione dell'articolo 17 del trattato CE, ma ad ogni persona che viva in modo permanente o temporaneo nell'Unione europea.

(9)   I valori comuni dell'Unione europea sono quelli definiti all'articolo 6, paragrafo 1 del trattato sull'Unione europea.

(10)   È essenziale assicurare la complementarità ed un'impostazione orizzontale di tutte le azioni comunitarie, nazionali, regionali e locali che comportano una forte dimensione di dialogo interculturale visto che l'anno europeo del dialogo interculturale contribuisce a renderle più visibili e coerenti .

(11)    L'esperienza e il know-how delle organizzazioni internazionali quali il Consiglio d'Europa dovrebbero contribuire ad arricchire la strategia dell'Unione europea a favore del dialogo interculturale.

(12)    Occorre altresì garantire la complementarità tra l'Anno europeo del dialogo interculturale e gli aspetti esterni delle iniziative di promozione del dialogo interculturale sviluppate nei quadri appropriati con i paesi dell'EFTA parti dell'accordo SEE, i paesi dei Balcani occidentali e i paesi partner della PEV . La Commissione dovrà assicurare la complementarità con ogni altra iniziativa di cooperazione con i paesi terzi, in particolare con i paesi in via di sviluppo, che siano pertinenti per gli obiettivi di dialogo interculturale per l'Anno europeo.

(13)    In preparazione dell'Anno europeo del dialogo interculturale, è importante sviluppare iniziative connesse con tale dialogo, basate su progetti concreti e sostenibili, soprattutto nell'ambito dei partenariati esistenti e futuri con paesi terzi. Tali iniziative dovrebbero essere evidenziate in relazione alle campagne d'informazione e di sensibilizzazione programmate per l'Anno europeo del dialogo interculturale nel 2008.

(14)    La presente decisione si rivolge agli Stati membri. I paesi candidati all'adesione dovranno essere strettamente associati all'Anno europeo del dialogo interculturale attraverso iniziative di promozione del dialogo interculturale che saranno attuate nei quadri pertinenti di cooperazione e di dialogo, in particolare nel quadro del dialogo tra le società civili dell'Unione europea e dei paesi candidati(6) .

(15)    La presente decisione stabilisce per tutta la durata dell'azione una dotazione finanziaria che costituisce per l'autorità di bilancio il riferimento privilegiato nel corso della procedura di bilancio annuale, ai sensi del punto 37 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio (7) .

(16)    Dato il numero delle azioni previste su scala nazionale e comunitaria per tutti gli Stati membri, la dotazione finanziaria di riferimento può essere considerata il valore soglia al di sotto del quale diventa impossibile realizzare gli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale.

(17)    Occorre emanare i provvedimenti necessari per l'attuazione della presente decisione conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(8) . Un comitato consultivo è ritenuto appropriato al tipo e all'ampiezza dell'azione prevista.

(18)    Poiché gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere realizzati in maniera sufficiente dagli Stati membri data la necessità, in particolare, di partenariati multilaterali e di scambi transnazionali su scala comunitaria e possono dunque , a motivo della dimensione dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito all'articolo 5 del trattato. In ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, la presente decisione si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi.

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Oggetto

L'anno 2008 è proclamato "Anno europeo del dialogo interculturale".

Ai fini della presente decisione, la nozione "dialogo interculturale" delinea un processo sostenuto che avrà la sua espressione e visibilità nel 2008 e le cui azioni proseguiranno oltre tale anno.

Articolo 2

Obiettivi

1.  Gli obiettivi generali dell'Anno europeo del dialogo interculturale sono di contribuire a:

   promuovere il dialogo interculturale mediante progetti specifici di dialogo interculturale in diversi settori come strumento in grado di aiutare i cittadini europei ad imparare a vivere insieme armoniosamente e a superare le differenze inerenti alla loro diversità culturale, religiosa e linguistica, non soltanto tra le culture dei diversi Stati membri, ma anche tra le varie culture e i gruppi religiosi degli Stati membri ;
   sensibilizzare i cittadini europei e quanti vivono nell'Unione europea all'importanza di sviluppare una cittadinanza europea attiva e aperta sul mondo, rispettosa della diversità culturale e fondata sui valori comuni dell'Unione europea definiti nell'articolo 6 del trattato UE e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
   porre in risalto il contributo delle varie culture ed espressioni della diversità culturale al patrimonio e ai modi di vita degli Stati membri;
   esportare i valori comuni dell'Unione europea precedentemente menzionati nelle relazioni di quest'ultima con il resto del mondo, rafforzando così il suo ruolo di leader nella promozione e nella tutela dei diritti umani e della democrazia;
   fare dell'istruzione un vettore fondamentale per l'apprendimento della diversità e una maggiore comprensione delle altre culture, per promuovere la mobilità, gli scambi e l'applicazione del know-how, delle competenze e delle migliori prassi sociali e per attribuire ai media un ruolo fondamentale nella promozione del principio di uguaglianza e comprensione reciproca.

2.  Gli obiettivi specifici dell'Anno europeo del dialogo interculturale sono i seguenti:

   integrare il dialogo interculturale quale priorità orizzontale e trasversale delle politiche, azioni e programmi comunitari enucleando e condividendo le migliori prassi nella sua promozione;
   rendere più visibili e coerenti i programmi e le azioni della Comunità che contribuiscono al dialogo interculturale, promuovendoli, segnatamente, tramite azioni e misure emblematiche e assicurarne la continuità;
   sensibilizzare i cittadini europei e quanti vivono nell'Unione europea, in particolare i giovani, all'importanza del dialogo interculturale nella vita quotidiana;
   far conoscere le culture e i valori dei paesi dell'Unione europea nei paesi terzi partner dell'Unione – ad esempio tramite delegazioni della Commissione europea in tali paesi terzi – onde sensibilizzare i candidati all'immigrazione in vista di una loro migliore integrazione nelle società d'accoglienza;
   esplorare le possibilità relative a questo anno tematico; preparare ed adottare una strategia coerente adattata alle situazioni specifiche degli Stati membri che presti attenzione all'istruzione per promuovere la tolleranza, per accettare la diversità e coesistere con essa, e per sensibilizzare al valore delle persone che contribuiscono alla diversità linguistica, etnica e religiosa dell'Europa.

Articolo 3

Partecipazione all'azione

Per raggiungere gli obiettivi di cui all'articolo 2, l'azione istituita dalla presente decisione viene realizzata innanzitutto mediante una cooperazione strutturale con le città e le autorità locali, dal momento che sono esse ad affrontare la sfida rappresentata dall'immigrazione e dall'integrazione, nonché con gli attori della società civile, come le ONG attive nel campo del dialogo interculturale, le associazioni socioculturali e i media. Le azioni vengono realizzate in cooperazione con le istituzioni europee, le autorità nazionali, regionali e locali e con organismi internazionali quali il Consiglio d'Europa e l'UNESCO.

Articolo 4

Contenuto dei provvedimenti

I provvedimenti adottati per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 2 sono specificati nell'allegato.

Essi comprendono le seguenti attività o la concessione di un sostegno ad esse:

   a) manifestazioni e iniziative di portata europea che mirano a promuovere il dialogo interculturale e mettono in rilievo le realizzazioni e le esperienze sul tema dell'Anno europeo del dialogo interculturale;
   b) manifestazioni ed iniziative a livello nazionale e regionale con una forte dimensione europea dirette a promuovere gli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale, con specifico riferimento ad azioni relative all'educazione civica e alla percezione dell'altro nella sua differenza;
   c) campagne d'informazione e di sensibilizzazione;
   d) consultazioni con reti transnazionali e con gli attori interessati della società civile (attraverso strumenti quali riunioni su scala ridotta, dibattiti, indagini e studi) al fine di valutare l'efficacia e l'impatto e gettare le basi degli sviluppi a lungo termine dell'Anno europeo del dialogo interculturale.

Poiché un aspetto del dialogo interculturale riguarda le azioni volte a lottare contro la discriminazione e a promuovere l'integrazione, le attività intraprese nel 2008 devono seguire e integrare le azioni svolte in relazione all'Anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007) (9) . Le azioni previste a livello sia comunitario che nazionale devono tener conto dell'esperienza maturata con le azioni realizzate nell'ambito di tale Anno europeo delle pari opportunità per tutti.

Articolo 5

Attuazione

I provvedimenti necessari per l'attuazione della presente decisione sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 7 , paragrafo 2.

Articolo 6

Cooperazione degli Stati membri

Ogni Stato membro designa un organismo nazionale di coordinamento o un organismo amministrativo equivalente, incaricato di organizzare la partecipazione di questo Stato all'Anno europeo del dialogo interculturale. Ogni Stato membro provvede a che tale organismo associ in modo appropriato le varie parti interessate al dialogo interculturale a livello nazionale, regionale e locale . Detto organismo garantisce il coordinamento a livello nazionale delle azioni relative all'Anno europeo del dialogo interculturale.

Articolo 7

Comitato

1.   La Commissione è assistita da un comitato composto da un rappresentante per Stato membro e presieduto dalla Commissione. I rappresentanti nazionali saranno di preferenza designati dall'organismo nazionale di coordinamento di cui all'articolo 6.

2.   Quando è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 8 di essa.

Fatta salva la procedura di cui al primo comma, due rappresentanti del Parlamento europeo assistono, in qualità di osservatori, alle riunioni del comitato.

3.   Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

Articolo 8

Disposizioni finanziarie

1.   Le misure di portata comunitaria di cui alla parte A dell'allegato danno luogo a un appalto pubblico o alla concessione di sovvenzioni finanziate dal bilancio generale dell'Unione europea .

2.   Le misure di portata comunitaria di cui alla parte B dell'allegato possono essere sovvenzionate, fino ad un importo pari all'80% del loro costo totale, dal bilancio generale dell'Unione europea .

3.   Le misure di cui alla parte C dell'allegato possono essere sovvenzionate, fino ad un importo pari all'80% del loro costo totale, dal bilancio generale dell'Unione europea e conformemente alla procedura di cui all'articolo 9.

Articolo 9

Procedura di presentazione e di selezione delle domande

1.   Le decisioni di concessione di sovvenzioni sono prese dalla Commissione conformemente alla procedura di cui all'articolo 7 , paragrafo 2. La Commissione assicura una ripartizione equilibrata tra gli Stati membri e tra i diversi settori di attività interessati.

2.   Le domande di sovvenzione, presentate ai sensi dell'articolo 8 , paragrafo 3, sono presentate alla Commissione dall'organismo di cui all'articolo 6 .

Articolo 10

Organizzazioni internazionali

Ai fini dell'Anno europeo del dialogo interculturale, la Commissione coopera con le organizzazioni internazionali appropriate, in particolare con il Consiglio d'Europa e l'UNESCO, cercando con scrupolo di garantire la trasparenza nei rapporti di cooperazione e la visibilità della partecipazione dell'UE.

Articolo 11

Ruolo della Commissione

1.   La Commissione assicura la coerenza tra le misure previste dalla presente decisione e le altre azioni e iniziative comunitarie.

2.   La Commissione si adopera affinché i paesi candidati siano associati all'Anno europeo del dialogo interculturale sulla base della loro partecipazione a numerosi programmi comunitari che comprendono una dimensione di dialogo interculturale e sviluppando iniziative specifiche nei quadri adeguati, in particolare nel quadro del dialogo tra le società civili dell'Unione europea e dei paesi candidati.

3.   La Commissione assicura la complementarità tra le misure adottate per raggiungere gli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale e le iniziative sviluppate in quadri pertinenti di cooperazione e di dialogo, con i paesi dell'EFTA parti dell'accordo SEE, i paesi dei Balcani occidentali e i paesi partner della PEV .

4.   La Commissione assicura la complementarità con ogni altra iniziativa di cooperazione con i paesi terzi, in particolare con i paesi in via di sviluppo, pertinenti per gli obiettivi di dialogo interculturale per l'Anno europeo.

Articolo 12

Bilancio

1.   La dotazione finanziaria per l'attuazione della presente decisione per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2008 è fissata in 10 000 000 EUR . L'azione preparatoria deve limitarsi al 30% del bilancio complessivo.

2.   Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio nel limite del quadro finanziario .

Articolo 13

Tutela degli interessi finanziari della Comunità

1.   La Commissione assicura che, quando sono attuate azioni finanziate nel quadro della presente decisione, gli interessi finanziari della Comunità siano salvaguardati mediante l'applicazione di misure preventive contro la frode, la corruzione e qualsiasi altra attività illegale, controlli efficaci e il recupero degli importi indebitamente versati e, quando sono accertate irregolarità, mediante l'applicazione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, conformemente alle disposizioni del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio del 18 dicembre 1995 relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (10) , del regolamento del Consiglio (Euratom, CE) n. 2185/96 dell'11 novembre 1996 relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (11) e del regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 maggio 1999 relativo alle indagini svolte dall'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF) (12) .

2.   Per quanto riguarda le azioni comunitarie finanziate nel quadro della presente decisione, s'intende per irregolarità ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2 del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario o qualsiasi inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da un'azione o da un'omissione di un operatore economico che abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio al bilancio generale dell'Unione europea o a bilanci da questa gestiti, attraverso una spesa indebita.

3.   La Commissione riduce, sospende o recupera l'importo del contributo finanziario a favore di un'azione se accerta irregolarità, in particolare l'inosservanza delle disposizioni della presente decisione, della decisione individuale o del contratto che assegna il contributo finanziario in questione, o se risulta che, senza che sia stata chiesta l'approvazione della Commissione, l'azione è stata oggetto di una modifica rilevante incompatibile con la natura o con le condizioni d'attuazione della suddetta azione.

4.   Qualora non siano state rispettate le scadenze o qualora la realizzazione di un'azione giustifichi solo una parte del sostegno concesso, la Commissione invita il beneficiario a comunicarle le sue osservazioni entro un termine prestabilito. Qualora il beneficiario non fornisca spiegazioni adeguate, la Commissione può annullare il sostegno finanziario residuo e procedere al recupero dei fondi già erogati.

5.   Tutti gli importi indebitamente versati devono essere restituiti alla Commissione. Gli importi non restituiti a tempo debito sono maggiorati dei relativi interessi di mora, alle condizioni stabilite dal regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (13) .

Articolo 14

Sorveglianza

1.   Per ogni azione finanziata nel quadro della presente decisione, il beneficiario trasmette relazioni tecniche e finanziarie sullo stato di avanzamento dei lavori. Entro tre mesi dal completamento dell'azione è inoltre trasmessa una relazione finale. La Commissione stabilisce la forma e il contenuto delle relazioni da trasmettere.

2.   Per un periodo di cinque anni dopo l'ultimo pagamento relativo ad un'azione, il beneficiario del sostegno finanziario tiene a disposizione della Commissione tutti i documenti giustificativi relativi alle spese sostenute in relazione a tale azione.

3.   La Commissione adotta tutte le misure necessarie per verificare che i progetti finanziati siano realizzati correttamente e nel rispetto delle disposizioni della presente decisione e del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 .

Articolo 15

Seguito e valutazione

La Commissione presenta entro il 31 dicembre 2009 una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'attuazione, i risultati e la valutazione generale delle misure di cui all'articolo 4 della presente decisione per fungere da base a future politiche, misure ed azioni dell'Unione in tale settore .

Articolo 16

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 17

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a , il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

MISURE DI CUI ALL'ARTICOLO 4

A)   AZIONI SU SCALA COMUNITARIA

1)    Le risorse finanziarie destinate alle campagne di promozione e d'informazione non superano il 20% del bilancio globale.

2)   Campagne di informazione e di promozione comprendenti:

   a) l'ideazione di un logo e di slogan per l'Anno europeo del dialogo interculturale, che saranno associati a tutte le attività ad esso collegate;
   b) una campagna di informazione su scala comunitaria e la sua localizzazione a livello nazionale;
   c) cooperazione con il settore privato, gli organismi di radiodiffusione e altri organi d'informazione come partner per la diffusione di informazioni sull'Anno europeo del dialogo interculturale, specialmente nel contesto dei principali eventi sportivi che si svolgeranno nel 2008, cioè il campionato di calcio europeo e le olimpiadi di Pechino, combattendo al contempo i fenomeni di tratta degli esseri umani e di prostituzione femminile coatta durante tali eventi ;
   d) la produzione di strumenti e di supporti destinati a stimolare l'interesse del pubblico e che saranno disponibili in tutta la Comunità;
   e) misure idonee per fare conoscere i risultati e rendere più visibili programmi, azioni ed iniziative comunitarie che contribuiscono agli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale;
   f) la diffusione di materiale e sussidi pedagogici destinati prioritariamente alle istituzioni educative, che facilitino discussioni aperte sulle diverse culture del mondo, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà;
   g) la creazione di un portale su Internet per rendere accessibile al grande pubblico l'insieme delle azioni nel settore del dialogo interculturale e per guidare i promotori di progetti relativi al dialogo interculturale, attraverso i programmi e le azioni comunitarie pertinenti.

3)    Altre azioni:

Istituzione di un premio per il dialogo interculturale da attribuire ad un progetto giovanile nel contesto dei programmi comunitari come Socrates, Gioventù e cultura, di cui al primo trattino dell'articolo 2, paragrafo 2.

Consultazione con le reti transnazionali e gli attori interessati della società civile (attraverso riunioni su scala ridotta, dibattiti, indagini e studi) per valutare l'efficacia e l'impatto e per gettare le basi di una valutazione a lungo termine dell'Anno europeo del dialogo interculturale.

4)    Il finanziamento assumerà generalmente la forma di acquisto diretto di beni e di servizi tramite gare con procedura aperta e/o ristretta; potrà anche avvenire tramite sovvenzioni.

B)   COFINANZIAMENTO DI AZIONI SU SCALA COMUNITARIA

Un numero limitato di azioni emblematiche di portata europea miranti alla sensibilizzazione, specie dei giovani e delle donne , agli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale può fruire di un contributo comunitario fino all'80% del costo totale.

Queste azioni possono in particolare consistere in manifestazioni, tra cui manifestazioni comunitarie di apertura e di chiusura dell'Anno europeo del dialogo interculturale in cooperazione con le presidenze in esercizio nel corso dell'anno 2008. Potrebbero comprendere, in particolare, la partecipazione a livello europeo alle celebrazioni dell'8 marzo e del 21 maggio, proclamati dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite rispettivamente giornata internazionale della donna e giornata internazionale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo.

L'Anno europeo del dialogo interculturale sarà concluso da un Foro interculturale nel Parlamento europeo che riunirà società civile e rappresentanti politici e religiosi.

C)   COFINANZIAMENTO DI AZIONI SU SCALA NAZIONALE

Azioni a livello nazionale, regionale e locale con una forte dimensione europea possono soddisfare le condizioni richieste per fruire di un contributo comunitario fino all'80% del costo totale.

Queste azioni riguarderanno in particolare il cofinanziamento di un'iniziativa nazionale per Stato membro.

D)   AZIONI CHE NON FRUISCONO DI UN CONTRIBUTO FINANZIARIO COMUNITARIO

La Comunità concederà un sostegno non finanziario, compresa l'autorizzazione scritta di utilizzare il logo e materiali associati all'Anno europeo del dialogo interculturale, ad iniziative di organismi pubblici o privati che garantiscano alla Commissione che tali iniziative, attuate nel corso del 2008, contribuiranno in misura rilevante al raggiungimento degli obiettivi dell'Anno europeo del dialogo interculturale. Le iniziative organizzate in paesi terzi in associazione o in cooperazione con l'Anno e non finanziate nel quadro dell'Anno potranno anch'esse fruire del sostegno non finanziario della Comunità e utilizzare il logo e materiali associati all'Anno.

(1) Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
(2) GU C ...
(3) GU C ...
(4) Posizione del Parlamento europeo del 1° giugno 2006.
(5) Comunicazione della Commissione del 12.5.2004 intitolata " Politica europea di prossimità - Documento di strategia" - COM(2004)0373 .
(6) Cfr. la comunicazione del 29.6.2005 della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa al dialogo tra le società civili dell'Unione europea e dei paesi candidatiCOM(2005)0290 .
(7) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(8) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(9) Decisione n. 771/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, che istituisce l'anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007) - Verso una società giusta (GU L 146 del 31.5.2006, pag. 1).
(10) GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.
(11) GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.
(12) GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1.
(13) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.


Modalità di esecuzione del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee *
PDF 143k   DOC 95k
Risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di regolamento (CE, Euratom) della Commissione che modifica il regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002, recante modalità d'esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (SEC(2005)1240 – C6-0355/2005 – 2005/0904(CNS) )
P6_TA(2006)0235 A6-0135/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo ,

–   visto il progetto di regolamento della Commissione (SEC(2005)1240 ),

–   consultato dalla Commissione con lettera del 12 ottobre 2005 in conformità della dichiarazione(1) adottata nel contesto della procedura di concertazione prima dell'adozione del regolamento finanziario con riferimento all'articolo 183 dello stesso (C6-0355/2005 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0135/2006 ),

1.   approva il progetto di regolamento della Commissione quale emendato;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza il suo progetto di regolamento;

3.   chiede alla Commissione di consultarlo nuovamente qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
ARTICOLO 1, PUNTO 5 BIS (nuovo)
Articolo 43, paragrafo 2, lettera c bis) (nuova) (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
5 bis) All'articolo 43, paragrafo 2, è aggiunta la seguente lettera c bis):
"c bis) l'Unione internazionale per la conservazione della natura e delle sue risorse."
Emendamento 2
ARTICOLO 1, PUNTO 9
Articolo 56, paragrafo 3 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
3.   Ogni istituzione informa l'autorità di bilancio della nomina o della cessazione delle funzioni del proprio contabile.
3.   Ogni istituzione informa l'autorità di bilancio della nomina o della cessazione delle funzioni del proprio contabile. La relazione di passaggio delle consegne contiene altresì i risultati delle situazioni contabili generali elaborate e, in particolare, le riserve emesse.
Emendamento 3
ARTICOLO 1, PUNTO 14
Articolo 68 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
Gli amministratori degli anticipi sono scelti tra i funzionari o, in caso di necessità, tra gli altri agenti.
Gli amministratori degli anticipi sono scelti tra i funzionari o, in caso di necessità, tra gli altri agenti. In quest'ultima fattispecie, gli agenti temporanei e/o ausiliari possono essere scelti solo in casi debitamente motivati.
Emendamento 4
ARTICOLO 1, PUNTO 28, LETTERA A BIS) (nuova)
Articolo 106, paragrafo 4 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(a bis) Il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:
"4. Il termine di pagamento può essere sospeso dall'ordinatore competente se questi informa i creditori, in qualsiasi momento nel corso del periodo citato al paragrafo 1, che la domanda di pagamento non può essere onorata, oppure perché l'importo non è dovuto, oppure perché i documenti giustificativi adeguati non sono stati presentati. Se l'ordinatore competente viene a conoscenza di circostanze che lo inducono a dubitare, ragionevolmente, dell'ammissibilità delle spese che figurano in una domanda di pagamento, può sospendere il termine di pagamento per procedere ad ulteriori verifiche, compreso un controllo sul posto, al fine di accertare, prima di effettuare il pagamento, il carattere ammissibile delle spese. L'ordinatore ne informa quanto prima il beneficiario in questione. L'ordinatore informa il beneficiario anche del fatto che il pagamento può essere rifiutato fino a che il beneficiario non avrà fornito le informazioni da lui richieste. Il restante termine di pagamento riprende a decorrere dalla data della prima registrazione della domanda di pagamento regolarmente formulata. Tuttavia, il pagamento deve essere effettuato non oltre lo scadere del termine iniziale moltiplicato per due, a meno che il beneficiario abbia omesso di fornire, entro tale termine, le informazioni richieste dall'ordinatore."
Emendamento 5
ARTICOLO 1, PUNTO 36
Articolo 129 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
1.   Per gli appalti di valore inferiore o pari a 60 000 EUR è consentita la procedura negoziata, con consultazione di almeno cinque candidati.
1.   Per gli appalti di valore inferiore o pari a 80 000 EUR è consentita la procedura negoziata, con consultazione di almeno cinque candidati.
Dopo aver consultato i candidati, se l'amministrazione aggiudicatrice riceve soltanto un'offerta valida sotto il profilo amministrativo e tecnico, può aggiudicarle l'appalto, purché tale offerta soddisfi i criteri di aggiudicazione.
Dopo aver consultato i candidati, se l'amministrazione aggiudicatrice riceve soltanto un'offerta valida sotto il profilo amministrativo e tecnico, può aggiudicarle l'appalto, purché tale offerta soddisfi i criteri di aggiudicazione.
2.   Per gli appalti di valore inferiore o pari a 25 000 EUR è consentita la procedura di cui al paragrafo 1, con consultazione di almeno tre candidati.
2.   Per gli appalti di valore inferiore o pari a 50 000 EUR è consentita la procedura di cui al paragrafo 1, con consultazione di almeno tre candidati.
3.   Gli appalti di valore inferiore o pari a 3 500 EUR possono essere attribuiti in base a un'unica offerta.
3.   Gli appalti di valore inferiore o pari a 12 500 EUR possono essere attribuiti in base a un'unica offerta.
4.   I pagamenti relativi a spese d'importo inferiore o pari a 200 EUR possono essere effettuati semplicemente in base alle relative fatture, senza l'accettazione preliminare di un'offerta.
4.   I pagamenti relativi a spese d'importo inferiore o pari a 1 000 EUR possono essere effettuati semplicemente in base alle relative fatture, senza l'accettazione preliminare di un'offerta.
Gli appalti non possono essere divisi in singoli lotti se ciò ha come risultato che si eludano le soglie stabilite.
Emendamento 6
ARTICOLO 1, PUNTO 38, LETTERA A)
Articolo 134, paragrafo 2 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(a)   Al paragrafo 2, il secondo comma è soppresso.
(a)   Il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Quando il documento o certificato di cui al paragrafo 1 non è rilasciato nello Stato interessato, e per gli altri casi d'esclusione di cui agli articoli 93 e 94 del regolamento finanziario, il suddetto documento o certificato può essere sostituito da una dichiarazione sotto giuramento od eventualmente da una dichiarazione solenne pronunciata dall'interessato dinanzi a un'autorità giudiziaria o amministrativa, a un notaio o ad un organismo professionale qualificato dello Stato d'origine o di provenienza.
Per gli appalti di valore inferiore a 80 000 EUR, l'amministrazione aggiudicatrice può, in funzione della sua analisi dei rischi, chiedere ai candidati od offerenti di presentare soltanto un'autocertificazione attestante che essi non si trovano in una delle situazioni di cui agli articoli 93 e 94 del regolamento finanziario.
Per gli appalti di valore inferiore a 5 000 EUR, l'amministrazione aggiudicatrice può, in funzione della sua analisi dei rischi, aggiudicare l'appalto senza chiedere tale dichiarazione."
Emendamento 7
ARTICOLO 1, PUNTO 39, LETTERA B)
Articolo 135, paragrafo 6 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
"6. In funzione della sua valutazione dei rischi, nel caso delle gare d'appalto indicate qui di seguito l'amministrazione aggiudicatrice può decidere di non esigere la prova delle capacità finanziarie, economiche, tecniche e professionale dei candidati od offerenti:
"6. In funzione della sua valutazione dei rischi, nel caso delle gare d'appalto indicate qui di seguito l'amministrazione aggiudicatrice può decidere di non esigere la prova delle capacità finanziarie, economiche, tecniche e professionali dei candidati od offerenti:
a) gli appalti di valore inferiore o pari a 60 000 EUR , aggiudicati dalle istituzioni per proprio contro ;
a) gli appalti di valore inferiore o pari a 80 000 EUR , aggiudicati dalle istituzioni per proprio conto ;
b) gli appalti riguardanti il settore delle azioni esterne, di valore inferiore alle soglie indicate all'articolo 241, paragrafo 1, lettera b) , all'articolo 243, paragrafo 1, lettera b) o all'articolo 245, paragrafo 1, lettera b) .
b) gli appalti riguardanti il settore delle azioni esterne, di valore inferiore alle soglie indicate all'articolo 241, paragrafo 1, lettera a) , all'articolo 243, paragrafo 1, lettera a) o all'articolo 245, paragrafo 1, lettera a) .
Quando l'amministrazione aggiudicatrice decide di non esigere la prova delle capacità finanziarie, economiche, tecniche e professionale dei candidati od offerenti, sono esclusi prefinanziamenti e pagamenti intermedi. Nondimeno, è possibile un prefinanziamento se viene costituita una garanzia finanziaria d'importo equivalente."
Quando l'amministrazione aggiudicatrice decide di non esigere la prova delle capacità finanziarie, economiche, tecniche e professionali dei candidati od offerenti, possono essere effettuati pagamenti intermedi se sono già stati prestati servizi o consegnati beni. I pagamenti intermedi sono possibili se viene costituita una garanzia finanziaria d'importo equivalente o se l'ordinatore può ridurre il rischio con altri mezzi atti a raggiungere lo stesso fine. "
Emendamento 8
ARTICOLO 1, PUNTO 40 BIS (nuovo)
Articolo 140 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(40 bis) L'articolo 140 è sostituito dal seguente:
"1. I termini di ricezione delle offerte e delle domande di partecipazione, fissati in giorni di calendario dalle amministrazioni aggiudicatrici, sono sufficientemente lunghi per consentire agli interessati un termine ragionevole e congruo per preparare e depositare le loro offerte, tenendo conto in particolare della complessità dell'appalto o della necessità di un sopralluogo o della consultazione sul posto di documenti allegati al capitolato d'oneri.
2.    Nelle procedure aperte per appalti di valore pari o superiore alle soglie fissate all'articolo 158, il termine minimo per la ricezione delle offerte varia, di norma, a seconda della complessità dell'appalto, dai 26 ai 52 giorni dalla data d'invio del bando di gara.
3.    Nelle procedure ristrette, compresi i casi di dialogo competitivo di cui all'articolo 125 ter, e nelle procedure negoziate, con pubblicazione del bando di gara, per appalti di valore pari o superiore alle soglie fissate all'articolo 158, il termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione varia, di norma, a seconda della complessità dell'appalto, dai 18 ai 37 giorni dalla data d'invio del bando di gara.
Nelle procedure ristrette per appalti di valore pari o superiore alle soglie fissate all'articolo 158, il termine minimo per la ricezione delle offerte varia, di norma, a seconda della complessità dell'appalto, dai 20 ai 40 giorni dalla data d'invio dell'invito a presentare offerte.
Tuttavia, nelle procedure ristrette successive a un invito a manifestare interesse, di cui all'articolo 128, il termine minimo per la ricezione delle offerte varia, di norma, a seconda della complessità dell'appalto, dai 10 ai 20 giorni dalla data d'invio dell'invito.
4.    Nei casi in cui, a norma dell'articolo 118, paragrafo 2, le amministrazioni aggiudicatrici hanno inviato per la pubblicazione un avviso di preinformazione, il termine minimo per la ricezione delle offerte può essere ridotto, di norma, a 18 giorni e in nessun caso è inferiore a 11 giorni dalla data d'invio del bando di gara o dell'invito a presentare offerte.
La riduzione del termine di cui al primo comma è possibile soltanto se l'avviso di preinformazione risponde alle seguenti condizioni:
a) comprende tutte le informazioni richieste nel bando di gara, purché tali informazioni siano disponibili al momento della pubblicazione dell'avviso;
b) è stato inviato per la pubblicazione non meno di 26 giorni e non oltre 6 mesi prima della data d'invio del bando di gara.
5.    I termini per la ricezione delle offerte possono essere ridotti di cinque giorni se, alla data di pubblicazione del bando di gara o dell'invito a manifestare interesse, tutti i documenti di gara sono liberamente e direttamente accessibili per via elettronica."
Emendamento 9
ARTICOLO 1, PUNTO 46 BIS (nuovo)
Articolo 164, paragrafo 3 (Regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(46 bis) All'articolo 164, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:
"3. Le convenzioni di sovvenzioni possono essere modificate se le circostanze sono cambiate e se tale cambiamento di circostanze non era previsto o prevedibile da alcuna delle parti e nel caso in cui l'applicazione immutata della convenzione sia suscettibile di produrre conseguenze irragionevoli per una o più parti, oppure di inficiare in altro modo il contratto.
Le convenzioni di sovvenzioni possono essere modificate soltanto mediante clausole aggiuntive scritte. Le clausole aggiuntive non possono avere per oggetto o per effetto di apportare alle convenzioni modifiche che potrebbero rimettere in questione la decisione di attribuzione della sovvenzione o violare il principio della parità di trattamento delle parti.
Se una modifica al contratto costituisce un rimedio insufficiente, le parti, in congiunto o individualmente, possono mettere fine alla convenzione."
Emendamento 10
ARTICOLO 1, PUNTO 50, LETTERA A)
Articolo 173, paragrafo 2, comma 2 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
A tale scopo, l'ordinatore esige dai potenziali beneficiari una dichiarazione sull'onore. Nel caso di domande riguardanti sovvenzioni d'importo superiore a 25 000 EUR , e in funzione della valutazione dei rischi effettuata dall'ordinatore competente sotto la propria responsabilità, si devono allegare alla domanda anche il conto profitti e perdite, il bilancio patrimoniale dell'ultimo esercizio per il quale sono stati chiusi i conti e ogni altro documento giustificativo indicato nell'invito a presentare proposte.
A tale scopo, l'ordinatore esige dai potenziali beneficiari una dichiarazione sull'onore. Nel caso di domande riguardanti sovvenzioni d'importo superiore a 50 000 EUR , e in funzione della valutazione dei rischi effettuata dall'ordinatore competente sotto la propria responsabilità, si devono allegare alla domanda anche il conto profitti e perdite, il bilancio patrimoniale dell'ultimo esercizio per il quale sono stati chiusi i conti e ogni altro documento giustificativo indicato nell'invito a presentare proposte.
Emendamento 11
ARTICOLO 1, PUNTO 50, LETTERA B)
Articolo 173, paragrafo 4 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(b)   Il paragrafo 4 è modificato come segue :
(b)   Il paragrafo 4 è sostituito dal seguente :
(i)    Il primo comma è sostituito dal seguente:
"4. Quando la domanda riguarda la sovvenzione di un'azione per un importo superiore a 750 000 EUR oppure una sovvenzione di funzionamento d'importo superiore a 100 000 EUR, a tale domanda si deve allegare il rapporto di revisione contabile esterna effettuata da un revisore dei conti autorizzato. Nel rapporto devono essere certificati i conti riguardanti l'ultimo esercizio disponibile."
"4. Quando la domanda riguarda la sovvenzione di un'azione per un importo superiore a 750 000 EUR oppure una sovvenzione di funzionamento d'importo superiore a 100 000 EUR, a tale domanda si deve allegare il rapporto di revisione contabile esterna effettuata da un revisore dei conti autorizzato o, nel caso di organizzazioni che possiedono una funzione di revisione contabile indipendente, la revisione contabile indipendente . Nel rapporto devono essere certificati i conti riguardanti l'ultimo esercizio disponibile.
La disposizione del primo comma si applica soltanto alla prima domanda presentata dallo stesso beneficiario presso un ordinatore nel corso di uno stesso esercizio finanziario.
In caso di convenzioni che vincolano la Commissione e più beneficiari, queste soglie si applicano a ciascun beneficiario.
Nel caso dei partenariati di cui all'articolo 163, prima della conclusione della convenzione quadro è obbligatoria la presentazione di una revisione contabile esterna o, nel caso di organizzazioni che possiedono una funzione di revisione contabile indipendente, la presentazione della revisione contabile indipendente, relativa agli ultimi due esercizi disponibili.
(ii)    Il quinto comma è sostituito dal seguente:
" In funzione della sua valutazione dei rischi, nel caso di convenzioni con più beneficiari l'ordinatore competente può decidere di non imporre l'obbligo della revisione contabile esterna ai beneficiari che hanno accettato responsabilità solidali e congiunte."
In funzione della sua valutazione dei rischi, nel caso di convenzioni con più beneficiari l'ordinatore competente può decidere di non imporre l'obbligo della revisione contabile esterna o indipendente ai beneficiari che hanno accettato responsabilità solidali e congiunte.
(iii)    È aggiunto il seguente sesto comma:
" Il primo comma non si applica agli organismi pubblici, agli istituti d'istruzione e alle organizzazioni internazionali di cui all'articolo 43, paragrafo 2."
Il primo comma non si applica agli organismi pubblici, agli istituti d'istruzione e alle organizzazioni internazionali di cui all'articolo 43, paragrafo 2, lettere a), b) e c) ."
Emendamento 12
ARTICOLO 1, PUNTO 53 BIS (nuovo)
Articolo 180, paragrafo 2 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(53 bis) All'articolo 180, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. L'ordinatore competente, in funzione della sua analisi dei rischi, può esigere a sostegno di ogni pagamento che un revisore contabile autorizzato proceda alla revisione contabile esterna dei rendiconti finanziari e dei conti che ne sono alla base, o, nel caso di organizzazioni che possiedono una funzione di revisione contabile indipendente, alla revisione contabile indipendente. La relazione di revisione contabile viene allegato alla richiesta di pagamento, nell'ambito di una sovvenzione di funzionamento o di azione, allo scopo di certificare che i costi dichiarati dal beneficiario nei rendiconti finanziari sui quali si basa la richiesta sono effettivi, esatti ed ammissibili a norma della convenzione di sovvenzione. La revisione contabile esterna o, nel caso di organizzazioni che possiedono una funzione di revisione contabile indipendente, la revisione contabile indipendente è obbligatoria per i pagamenti intermedi per ciascun esercizio e per il pagamento del saldo nei seguenti casi:
a) sovvenzioni di azione pari o superiori a 750 000 EUR;
b) sovvenzioni di funzionamento pari o superiori a 100 000 EUR.
In funzione della sua analisi dei rischi, l'ordinatore competente può inoltre esonerare dall'obbligo di revisione contabile esterna o indipendente:
a) gli organismi pubblici e le organizzazioni internazionali di cui all'articolo 43, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettere a), b) e c);
b) i beneficiari di sovvenzioni in materia di aiuto umanitario e di gestione delle situazioni di crisi, salvo per il pagamento del saldo;
c) per il pagamenti del saldo, i beneficiari di sovvenzioni in materia umanitaria che hanno firmato una convenzione quadro di partenariato di cui all'articolo 163 ed hanno un sistema di controllo che offre garanzie equivalenti per quei pagamenti."
Emendamento 13
ARTICOLO 1, PUNTO 54
Articolo 182 (regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002)
(54)   L'articolo 182 è modificato come segue :
(54)   L'articolo 182 è sostituito dal seguente :
(a)    Il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"1. Allo scopo di limitare i rischi finanziari relativi al pagamento del prefinanziamento, l'ordinatore competente può esigere che il beneficiario costituisca preliminarmente una garanzia d'importo pari al prefinanziamento."
"1. Allo scopo di limitare i rischi finanziari relativi al pagamento del prefinanziamento, l'ordinatore competente può esigere, sulla base di un'analisi dei rischi, che il beneficiario costituisca preliminarmente una garanzia d'importo che può essere anche pari al prefinanziamento, se non possono essere stabiliti altri mezzi ugualmente efficaci per garantire il debito .
Tale garanzia può anche essere richiesta dall'ordinatore competente, a seconda della sua analisi dei rischi, in base al metodo di finanziamento stabilito nella convenzione di sovvenzioni.
(b)    Al paragrafo 2, il primo comma è sostituito dal seguente:
" 2. È richiesta la garanzia quando il prefinanziamento è pari a oltre l'80% dell'importo totale della sovvenzione ed è superiore a 60 000 EUR."
2.   È richiesta la garanzia quando il prefinanziamento è pari a oltre l'80% dell'importo totale della sovvenzione ed è superiore a 60 000 EUR, se non possono essere stabiliti altri mezzi ugualmente efficaci per garantire il debito . Per le organizzazioni non governative attive nel settore delle azioni esterne, tale garanzia è richiesta per i prefinanziamenti superiori ad 1 000 000 EUR o che rappresentano oltre il 90% dell'importo totale della sovvenzione, se non possono essere stabiliti altri mezzi ugualmente efficaci per garantire il debito. La garanzia deve coprire un periodo sufficiente per consentire di farla valere.
3.    La garanzia è fornita da un istituto bancario o finanziario riconosciuto, avente sede in uno degli Stati membri. Nel caso in cui il beneficiario risieda in un paese terzo, l'ordinatore competente può accettare la garanzia fornita da un istituto bancario o finanziario stabilito in quel paese terzo, se ritiene che questo presenti garanzie e caratteristiche equivalenti a quelle fornite da un istituto bancario o finanziario avente sede in uno Stato membro. A richiesta del beneficiario e previa accettazione dell'ordinatore competente, la garanzia può essere sostituita da una fideiussione solidale costituita da un terzo o da una garanzia solidale, irrevocabile e incondizionata dei beneficiari di un'azione che sono parti della medesima convenzione di sovvenzione.
La garanzia è costituita in euro. Essa ha lo scopo di rendere l'organismo, il terzo o gli altri beneficiari, garanti in solido irrevocabilmente o garanti a prima richiesta delle obbligazioni del beneficiario della sovvenzione.
Altri mezzi per garantire il debito possono includere (in forma non esclusiva), in funzione di un'analisi del rischio effettuata dall'ordinatore, pagamenti periodici, garanzie ipotecarie, gravami sui beni immobili o gravami sulla proprietà tangibile e intangibile, e pegni.
4.    La garanzia è liberata in base alla liquidazione del prefinanziamento, mediante deduzione dai pagamenti intermedi o di saldo effettuati a favore del beneficiario, alle condizioni previste nella convenzione di sovvenzione. Nei casi di cui al paragrafo 1, secondo comma, la garanzia è liberata soltanto al pagamento del saldo.
5.    L'ordinatore può, sulla base di un'analisi dei rischi, derogare all'obbligo di cui al paragrafo 2 quando si tratti di organismi pubblici e delle organizzazioni internazionali di cui all'articolo 43, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettere a), b) e c). L'ordinatore competente può anche esonerare da tale obbligo i beneficiari che hanno concluso una convenzione quadro di partenariato conformemente all'articolo 163.
6.    Qualora la sovvenzione non superi i 10 000 EUR, l'ordinatore richiede la costituzione di una garanzia solo in casi debitamente motivati. "

(1) Documento del Consiglio 10003/02 add. 1.


Divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini *
PDF 105k   DOC 52k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sull'iniziativa del Regno del Belgio ai fini dell'adozione, da parte del Consiglio, di una decisione quadro relativa al riconoscimento e all'esecuzione nell'Unione europea dei divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini (14207/2004 – C6-0244/2004 – 2004/0818(CNS) )
P6_TA(2006)0236 A6-0068/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo ,

–   vista l'iniziativa del Regno del Belgio (14207/2004)(1) ,

–   visti l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b) e l'articolo 31, paragrafo 1, lettera a) del trattato UE,

–   visto l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato UE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0244/2004 ),

–   visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–   visti gli articoli 93, l'articolo 41, paragrafo 4 e l'articolo 35 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A6-0068/2006 ),

1.   approva l'iniziativa del Regno del Belgio quale emendata;

2.   invita il Consiglio a modificare di conseguenza l'iniziativa;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente l'iniziativa del Regno del Belgio;

5.   chiede che venga emanata una disposizione parallela la cui base giuridica sia l'articolo 65, lettera a) del Trattato CE, stante la netta interferenza fra problemi di cooperazione giudiziaria in materia penale ed in materia civile.

6.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché al governo e al parlamento del Regno del Belgio e ai governi e parlamenti degli altri Stati membri.

Testo del Regno del Belgio   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Visto 1
visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 31, lettera a) e l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b),
visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 31, paragrafo 1, lettere a) e c) e l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b),
Emendamento 2
Considerando 5
(5)   La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile e, più in particolare la prevenzione dei rischi di recidiva in materia, deve costituire una priorità per l'Unione. In questo settore specifico la decisione quadro GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, ha stabilito, conformemente al principio di sussidiarietà, un approccio comune minimo dell'Unione riguardo a siffatti reati penali, segnatamente per quanto concerne il tipo di sanzione e di divieto che devono essere previsti dalla legislazione nazionale. Il principio del reciproco riconoscimento deve potersi applicare al divieto di esercitare, in via temporanea o permanente, attività professionali attinenti alla cura dei bambini, che è espressamente previsto da detta decisione quadro, ove tale divieto risulti da una condanna penale per uno dei reati attinenti allo sfruttamento sessuale dei bambini e alla pornografia infantile.
(5)   Dato che, in uno stesso Stato membro e nell'ambito dell'Unione europea, esiste un'ampia varietà di possibili divieti risultanti da condanne penali e che la natura e i metodi di esecuzione di dette sanzioni possono variare considerevolmente, si dovrebbe dare priorità ai settori in cui esiste già una base comune tra gli Stati membri. La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile e, più in particolare la prevenzione dei rischi di recidiva in materia, deve costituire una priorità per l'Unione. In questo settore specifico la decisione quadro 2004/68/ GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, ha stabilito, conformemente al principio di sussidiarietà, un approccio comune minimo dell'Unione riguardo a siffatti reati penali, segnatamente per quanto concerne il tipo di sanzione e di divieto che devono essere previsti dalla legislazione nazionale. Il principio del reciproco riconoscimento deve potersi applicare, fra l'altro, al divieto di esercitare, in via temporanea o permanente, attività professionali attinenti alla cura dei bambini, che è espressamente previsto da detta decisione quadro, ove tale divieto risulti da una condanna penale per uno dei reati attinenti allo sfruttamento sessuale dei bambini e alla pornografia infantile.
Emendamento 3
Articolo 2, lettera c)
c) "divieto": il divieto di esercitare, in via temporanea o permanente, attività professionali attinenti alla cura dei bambini, di cui all'articolo 5, paragrafo 3 della decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, risultante da una condanna per un reato di cui all'articolo 1, paragrafo 1;
c) "divieto": il divieto di esercitare, in via temporanea o permanente, attività professionali attinenti alla cura dei bambini, di cui all'articolo 5, paragrafo 3 della decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, e di esercitare attività che esulano dalla cura dei bambini in istituti pubblici o privati che si occupano di bambini, risultante da una condanna per un reato di cui all'articolo 1, paragrafo 1;
Emendamento 4
Articolo 2, lettera d)
d) "autorità centrale": l'autorità designata in virtù dell'articolo 2 della decisione del Consiglio, del [...], relativa allo scambio di informazioni estratte dal casellario giudiziario;
d) "autorità centrale": l'autorità designata in virtù dell'articolo 1 della decisione del Consiglio, del [...], relativa allo scambio di informazioni estratte dal casellario giudiziario;
Emendamento 5
Articolo 3, paragrafo -1 (nuovo)
- 1.    Qualora gli strumenti internazionali applicabili per l'assistenza giudiziaria in materia penale lo consentano, i divieti comminati da paesi terzi sono iscritti nel casellario giudiziario.
Emendamento 6
Articolo 3
Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché ogni divieto sia iscritto nel casellario giudiziario.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché ogni divieto, anche nel caso di divieti imposti da altri Stati membri, sia iscritto nel casellario giudiziario.
Emendamento 7
Articolo 4, paragrafo 1
1.   L'autorità centrale dello Stato di emissione, quando comunica informazioni sul casellario giudiziario ad un altro Stato membro in virtù delle norme internazionali applicabili all'assistenza giudiziaria in materia penale, menziona il divieto nell'estratto del casellario.
1.   L'autorità centrale dello Stato di emissione, quando comunica informazioni sul casellario giudiziario ad un altro Stato membro in virtù delle norme internazionali applicabili all'assistenza giudiziaria in materia penale, e conformemente alla decisione 2005/876/GAI del Consiglio del 21 novembre 2005 relativa allo scambio di informazioni estratte dal casellario giudiziario 1 , menziona il divieto tra le informazioni fornite nell'estratto del casellario.
____________________
1 GU L 322 del 9.12.2005, pag. 33.
Emendamento 8
Articolo 5
Qualora, nel contesto dell'applicazione della presente decisione quadro, siano richieste al casellario giudiziario di uno Stato membro, conformemente al diritto nazionale, informazioni su un cittadino di un altro Stato membro, una richiesta è sistematicamente presentata all'autorità centrale dello Stato membro di cui la persona interessata è cittadino.
Qualora, nel contesto dell'applicazione della presente decisione quadro, siano richieste al casellario giudiziario di uno Stato membro, conformemente al diritto nazionale, informazioni su un cittadino o una persona residente in un altro Stato membro, anche quando nei confronti di tale persona non sia in corso alcun procedimento penale, una richiesta è sistematicamente presentata all'autorità centrale dello Stato membro di cui la persona interessata è cittadino o in cui è residente.
Emendamento 9
Articolo 5, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. Qualora nell'ambito della presente decisione quadro siano richieste informazioni al casellario giudiziario di uno Stato membro, conformemente al diritto nazionale, nell'intento di ottenere informazioni su un cittadino avente la nazionalità di più di uno Stato membro, tale richiesta è rivolta sistematicamente all'autorità centrale di ciascuno Stato membro di cui l'interessato ha la nazionalità.
Emendamento 10
Articolo 7, titolo
Motivi di non riconoscimento o di non esecuzione
Motivi di non riconoscimento, non esecuzione o adattamento del divieto
Emendamento 11
Articolo 7, lettera c bis) (nuova)
c bis) il reato all'origine del divieto è coperto da una amnistia nello Stato di esecuzione.
Emendamento 12
Articolo 7, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. Se la durata del divieto è superiore alla durata massima prevista dalla legislazione dello Stato di esecuzione per lo stesso reato, la durata del divieto eseguito è ridotta a tale durata massima.
Emendamento 13
Articolo 8, paragrafo 1
1.   Per eseguire un divieto l'autorità competente dello Stato di esecuzione non esige formalità supplementari oltre al formulario B di cui all'articolo 4 , paragrafo 2 della decisione del Consiglio, del [...], relativa allo scambio di informazioni estratte dal casellario giudiziario.
1.   Per eseguire un divieto l'autorità competente dello Stato di esecuzione non esige formalità supplementari oltre al formulario di cui all'articolo 3 , paragrafo 2 della decisione del Consiglio, del [...], relativa allo scambio di informazioni estratte dal casellario giudiziario.
Emendamento 14
Articolo 8, paragrafo 2
2.    Se la durata del divieto è superiore alla durata massima prevista dalla legislazione dello Stato di esecuzione per lo stesso reato, la durata del divieto eseguito è ridotta a tale durata massima.
soppresso

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Crisi umanitaria nei territori palestinesi e ruolo dell'Unione
PDF 84k   DOC 43k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla crisi umanitaria nei territori palestinesi e ruolo dell'Unione europea
P6_TA(2006)0237 B6-0301 , 0302 , 0303 , 0304 , 0305 e 0306/2006

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Medio Oriente, in particolare quelle del 23 ottobre 2003 su pace e dignità in Medio Oriente(1) , del 27 gennaio 2005(2) sulla situazione nel Medio Oriente, e del 2 febbraio 2006 sull'esito delle elezioni palestinesi e la situazione a Gerusalemme Est(3) ,

–   viste la relazione della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea in Palestina e la relazione degli osservatori elettorali del Parlamento,

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 242, 338, 1373 e 1397,

–   vista la Roadmap for Peace (tabella di marcia per la pace) del Quartetto del 30 aprile 2003,

–   visti i risultati delle elezioni nazionali svoltesi in Israele il 28 marzo 2006,

–   vista la dichiarazione resa dai responsabili del Quartetto il 9 maggio 2006 a New York,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 15 maggio 2006 sul processo di pace in Medio Oriente,

–   visti gli accordi di vicinato tra l'UE e Israele e tra l'UE e la Palestina,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che dopo le elezioni in Palestina e in Israele è giunto il momento di gettare nuove basi per un'iniziativa diplomatica e politica dell'Unione europea e del Quartetto (UE, USA, Russia, ONU), che deve perseguire obiettivi ambiziosi al fine di rilanciare i negoziati e un processo che sbocchi in una soluzione di pace stabile e sostenibile,

B.   considerando che è urgente affrontare il grave deterioramento della situazione umanitaria e sociale sia a Gaza che in Cisgiordania al fine di evitare il caos e ulteriore instabilità politica,

C.   considerando che le elezioni in Palestina, tenutesi in conformità delle norme internazionali, hanno portato alla formazione di un governo composto da membri della lista "Cambiamento e riforma" presentata da Hamas, e che la comunità internazionale si trova ora dinanzi alla necessità di rispettare l'esito democratico delle elezioni,

D.   considerando che la decisione di partecipare alle elezioni e il successo in esse ottenuto conferiscono ad Hamas la responsabilità di rispettare gli accordi precedenti firmati dai palestinesi, che includono il rifiuto del terrorismo e il riconoscimento del diritto di Israele a esistere, come richiesto dalla comunità internazionale,

E.   considerando che il 9 maggio 2006 il Quartetto ha ribadito il proprio sostegno a favore di un'assistenza che contribuisca a far fronte alle necessità umanitarie di base del popolo palestinese e si è dichiarato disposto ad approvare un meccanismo internazionale temporaneo il cui campo di applicazione e la cui durata siano limitati, che garantisca la fornitura diretta di assistenza ai palestinesi, e considerando che l'UE è stata incaricata di mettere a punto e di proporre tale meccanismo,

F.   considerando che l'UE sta lavorando con urgenza alla definizione di tale meccanismo che, in via prioritaria, dovrà contribuire a far fronte alle necessità di base e che comprende la consultazione delle istituzioni finanziarie internazionali e di altri partner fondamentali, e invitando gli altri donatori a partecipare attivamente agli sforzi per stabilire al più presto tale meccanismo,

G.   considerando che il nuovo governo israeliano ha presentato linee guida che includono un impegno a negoziare con i palestinesi ma non escludono misure unilaterali per l'attuazione del "piano di convergenza" ai fini della fissazione dei confini definitivi,

H.   considerando che è opportuno rammentare a Israele gli obblighi che gli incombono in virtù degli accordi di Oslo relativamente ai confini del 1967, agli insediamenti e a Gerusalemme Est, e che Israele dovrebbe essere consapevole della gravità della situazione attuale,

1.   esprime seria preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria, economica e finanziaria in Cisgiordania e a Gaza;

2.   invita il Consiglio e la Commissione a potenziare le proprie iniziative, tenendo conto delle seguenti raccomandazioni:

   - agire nell'ambito del Quartetto, nell'intento di garantire con urgenza ai palestinesi il flusso degli aiuti essenziali mediante agenzie e ONG umanitarie e di dare attuazione al summenzionato meccanismo internazionale temporaneo proposto dal Quartetto, onde garantire aiuti diretti al popolo palestinese, che dovrebbero essere canalizzati dalla Banca mondiale o da altri organismi internazionali,
   - invitare i governi degli USA e degli altri paesi donatori ad assicurare che questo meccanismo abbia un campo d'applicazione ampio e flessibile e ad agevolarne il funzionamento mediante il coinvolgimento diretto del Presidente dell'Autorità palestinese, garantendo altresì il controllo finanziario e la rendicontazione delle spese,
   - sviluppare tale meccanismo in modo da evitare una grande crisi umanitaria nei territori palestinesi, invitando a tal riguardo tutte le istituzioni interessate alla creazione del suddetto meccanismo finanziario internazionale temporaneo ad essere quanto più trasparenti possibile onde prevenire frodi o sviamento di fondi,
   - chiedere al governo israeliano di riprendere immediatamente il trasferimento diretto delle entrate fiscali e doganali palestinesi trattenute, che è bloccato dal gennaio 2006, rilevando che parte di tali risorse è stata trasferita per il pagamento delle forniture di energia elettrica, in conformità del protocollo di Parigi del 1994,
   - rinsaldare il processo di sviluppo delle istituzioni, di cui le recenti elezioni costituiscono una pietra miliare;
   - mantenere la presenza dell'UE a Rafah, proseguendo l'attuazione dell'accordo di circolazione e accesso (Agreement on Movement and Access );
   - effettuare una valutazione globale della situazione, congiuntamente all'Alto rappresentante per la PESC, per garantire la coerenza sia delle misure di aiuto che delle iniziative politiche e diplomatiche, al fine di dialogare con l'Autorità palestinese attraverso il suo Presidente,
   - garantire che qualsiasi assistenza futura sarà esaminata alla luce del rispetto di questi principi da parte del governo palestinese,
   - approfittare a fondo del piano d'azione con l'Autorità palestinese, nel quadro della politica europea di vicinato, badando a che la Commissione garantisca, da parte sua, la piena applicazione del piano d'azione UE-Israele per quanto concerne gli obblighi di Israele nei confronti dell'Autorità palestinese;

3.   accoglie con favore la dichiarazione resa il 16 maggio 2006 dal Presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, davanti al Parlamento riunito in seduta plenaria e chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare a sostenere il Presidente nei suoi sforzi di dialogo con Israele, il governo palestinese e la comunità internazionale;

4.   sostiene le iniziative del Presidente palestinese volte a promuovere il dialogo nazionale e spera che tali proposte verranno accettate da tutte le parti in causa; ritiene che il Presidente sia legittimato a condurre negoziati e ad assumersi la responsabilità della gestione degli aiuti internazionali;

5.   ritiene che ogni contatto con il nuovo governo palestinese dovrebbe mirare a ottenere il riconoscimento dell'accordo finale di pace, basato su una soluzione che comprenda due Stati vitali e la rinuncia alla violenza da parte del governo stesso e dei gruppi che lo sostengono; ritiene che i chiarimenti da parte governativa circa la denuncia della violenza, il riconoscimento del diritto di Israele ad esistere e il riconoscimento degli obblighi internazionali palestinesi siano elementi fondamentali per qualsiasi forma di cooperazione dell'UE con il governo palestinese;

6.   dichiara ancora una volta, in questa fase particolare, che il conflitto in Medio Oriente potrà essere risolto solo attraverso la negoziazione di un accordo di pace stabile e definitivo come previsto dalla tabella di marcia, senza condizioni preventive e, basato sull'esistenza di due Stati democratici, sovrani e vitali, che convivano in pace l'uno accanto all'altro entro confini sicuri e riconosciuti;

7.   si compiace per il primo incontro tra il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas e il Vice Primo Ministro israeliano, Shimon Peres, nonché il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri israeliano Tsipi Livni, svoltosi il 20 maggio 2006, dopo le elezioni israeliane, a Sharm-el-Sheikh, incontro che rappresenta un segnale di incoraggiamento che spiana la strada al previsto incontro tra Abbas e il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert; auspica che tali contatti porteranno infine alla ripresa dei negoziati di pace, rimettendo in moto il processo di pace, da tempo in situazione di stallo;

8.   rileva che non esiste una soluzione alternativa ai negoziati bilaterali e che le azioni unilaterali possono minare gli sforzi per giungere a una soluzione duratura e globale;

9.   reitera la sua condanna della continua espansione delle colonie, in particolare a Gerusalemme Est, e della costruzione del muro oltre i confini del 1967, il che non solo è contrario al diritto internazionale ma è anche di ostacolo al ripristino di un clima di dialogo, e chiede la loro immediata sospensione;

10.   invita tutte le parti interessate ad applicare integralmente la Roadmap e invita il Quartetto a promuovere negoziati su una soluzione giusta e duratura del conflitto in Medio Oriente, in vista di un accordo di pace sicuro e definitivo quale figura nella Roadmap ;

11.   appoggia l'atteggiamento costruttivo che la Commissione e il Consiglio hanno assunto all'interno del Quartetto nello stabilire le condizioni per un futuro impegno con l'Autorità palestinese;

12.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante per la PESC, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese, alla Knesset e al governo israeliano, ai governi degli Stati Uniti e della Federazione russa e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 82 E del 1.4.2004, pag. 610.
(2) GU C 253 E del 13.10.2005, pag. 35.
(3) Testi approvati, P6_TA(2006)0041 .


Accordo di partenariato transatlantico UE/USA
PDF 160k   DOC 76k
Risoluzione del Parlamento europeo sullo sviluppo delle relazioni fra l'Unione europea e gli Stati Uniti nel quadro di un accordo di partenariato transatlantico (2005/2056(INI) )
P6_TA(2006)0238 A6-0173/2006

Il Parlamento europeo ,

–   vista la Dichiarazione transatlantica sulle relazioni UE-Stati Uniti del 1990, nonché la Nuova agenda transatlantica del 1995,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e 17 dicembre 2004, in particolare le sezioni intitolate "Un ordine internazionale basato su un multilateralismo efficace" e "Cooperare con i nostri partner",

–   viste le dichiarazioni rilasciate a Bruxelles al termine della riunione fra i capi di Stato e di governo dell'Unione europea e il presidente degli Stati Uniti, svoltasi il 22 febbraio 2005,

–   viste le conclusioni del Vertice Unione europea-Stati Uniti, svoltosi a Washington DC, il 20 giugno 2005,

–   viste le sue risoluzioni del 9 giugno 2005 sulle relazioni transatlantiche(1) e le sue risoluzioni precedenti del 17 maggio 2001(2) , del 13 dicembre 2001(3) , del 15 maggio 2002(4) e del 19 giugno 2003(5) , la sua raccomandazione del 10 marzo 2004, destinata al Consiglio, sul diritto dei prigionieri di Guantánamo a un processo equo(6) , la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 su Guantánamo(7) nonché le sue risoluzioni del 22 aprile 2004(8) e del 13 gennaio 2005(9) ,

–   vista la proposta di risoluzione n. 77 del Congresso statunitense, del 9 febbraio 2005, sulle relazioni transatlantiche,

–   vista la comunicazione della Commissione del 18 maggio 2005 intitolata "Una partnership UE-USA più forte e un mercato più aperto per il XXI secolo" (COM(2005)0196 ),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione giuridica e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0173/2006 ),

A.   considerando che il partenariato transatlantico è un elemento essenziale dell'azione esterna dell'Unione,

B.   considerando che il partenariato transatlantico poggia su valori comuni, quali la libertà, la democrazia, i diritti dell'uomo e lo Stato di diritto; che esso sostiene le economie e lo sviluppo sostenibili e tali valori rivestono un ruolo cruciale nella prospettiva di qualsiasi revisione ulteriore dei fondamenti del partenariato ed è necessario formulare un appello affinché gli Stati Uniti accolgano i valori promossi e rispettati dall'UE, quali il divieto della pena di morte e la difesa del Tribunale penale internazionale,

C.   considerando che è necessario, a prescindere dall'interpretazione parzialmente divergente sugli attuali rischi e minacce a livello mondiale, far progredire la libertà nel mondo e affrontare insieme le sfide rappresentate dall'estirpazione della povertà, dalla promozione dello sviluppo, dalla necessità di sforzi mondiali per il disarmo, dalla tutela dei diritti dell'uomo, facendo fronte ai rischi sanitari mondiali, ai problemi ambientali e alla sicurezza energetica, al terrorismo internazionale, al crimine organizzato e alla diffusione di armi di distruzione di massa,

D.   considerando che è nell'interesse dei due partner affrontare all'unisono le minacce e le sfide comuni, sulla base dei trattati internazionali esistenti e dell'opera efficace delle istituzioni internazionali, in particolare del sistema delle Nazioni Unite in conformità della Carta delle Nazioni Unite,

E.   considerando che, ricordando la responsabilità dei due partner per lo stato dell'ordine internazionale, è essenziale che il loro partenariato sia fondato su una base solida, stabile e sostenibile,

F.   considerando che, nella lotta contro il terrorismo internazionale, è necessario sottolineare l'importanza che riveste il pieno rispetto del diritto e dei trattati internazionali riguardanti i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, e riconoscere l'importanza di discutere dell'adeguatezza e della necessità di trovare nuove e più adeguate soluzioni nel diritto internazionale, che possano rispondere meglio alle sfide del terrorismo internazionale, nonché nuovi mezzi giuridici per combattere la minaccia del terrorismo, nel rispetto dei sopra citati diritti e libertà,

G.   considerando che, come chiarisce la strategia europea di sicurezza, il partenariato transatlantico e la NATO sono molto importanti per la sicurezza collettiva,

H.   considerando che le istituzioni dell'Unione europea, gli Stati membri, le Nazioni Unite e l'opinione pubblica hanno chiesto più volte la chiusura immediata del centro di detenzione della baia di Guantánamo, insistendo sul fatto che tutti i prigionieri devono essere trattati in modo conforme alla legislazione umanitaria internazionale ed essere giudicati al più presto, nel quadro di un dibattimento equo e pubblico, da un tribunale competente, indipendente e imparziale,

I.   considerando che l'Unione europea e gli Stati Uniti costituiscono il partenariato più grande del mondo in termini di commercio (circa 600 miliardi EUR di merci e di servizi scambiati nel 2003) e di investimenti (circa 1.400 miliardi EUR nel 2003), con un totale di 14 milioni di posti di lavoro, nell'Unione europea e negli Stati Uniti, che dipendono dalle relazioni commerciali transatlantiche (stando alla Commissione),

J.   considerando che, nel contesto della forte interdipendenza economica delle relazioni succitate, l'Agenda di Lisbona dovrebbe essere intesa come uno sforzo volto a fare dell'Europa uno spazio economico altamente competitivo e basato sulla conoscenza, dal quale il partenariato transatlantico, volto a fortificare la crescita di mercati comuni, potrà trarre vantaggio,

K.   considerando che gli Stati Uniti continuano ad imporre su base unilaterale un obbligo di visto per i cittadini di dieci Stati membri dell'UE, inclusi nove dei dieci Stati membri che hanno aderito all'Unione europea il 1° maggio 2004, compromettendo così i legami transatlantici, perpetuando le disuguaglianze tra cittadini dell'UE ed esprimendo implicitamente una mancanza di fiducia nelle disposizioni dell'Unione europea circa i propri visti,

L.   considerando che i due partner sono attualmente i principali fornitori di aiuti al Medio Oriente e alla regione mediterranea, con un importo di circa 3 miliardi EUR forniti annualmente dall'Unione europea sotto forma di sovvenzioni e di prestiti e di circa 2,2 miliardi EUR forniti dagli Stati Uniti; che il pacifico sviluppo, in Medio Oriente, di società democratiche che rispettino i diritti dell'uomo e garantiscano il pluralismo politico dovrebbe costituire l'obiettivo strategico centrale della politica estera dell'Unione europea e degli Stati Uniti, e che tale assistenza dovrebbe essere coordinata in modo migliore e incentrata sulla risoluzione dei conflitti, la promozione della democrazia e lo sviluppo sostenibile,

M.   considerando che la Presidenza austriaca ha sottolineato la necessità di associare più ampiamente parlamentari e rappresentanti della società civile europea e americana al partenariato transatlantico,

Quadro generale del partenariato Unione europea-Stati Uniti

1.   insiste sulla necessità di aggiornare le basi su cui poggia il partenariato transatlantico, sostituendo la Nuova agenda transatlantica attuale con un accordo di partenariato transatlantico che entri in vigore nel 2007; è convinto che solo mediante un accordo di questo tipo le relazioni transatlantiche potranno essere ancorate a una struttura istituzionalizzata solida, che consenta ai partner di perseguire i loro obiettivi comuni in un modo più coerente e più stabile; reputa che solo un accordo di tale tipo potrà consentire una ristrutturazione globale e un'armonizzazione delle varie e scoordinate iniziative attualmente in via di attuazione, incoraggiando al contempo gli altri settori internazionali a far propri i principi essenziali della democrazia, dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto;

2.   esorta a tale riguardo i partner ad avviare, a tutti i livelli, una valutazione esaustiva delle lacune, dei fallimenti e dei risultati della Nuova agenda transatlantica, in particolare per quanto concerne le azioni prioritarie previste dal Piano d'azione congiunto UE-USA, in modo tale da costruire il partenariato transatlantico su una base più concreta e meglio definita;

3.   sottolinea altresì, nella prospettiva del prossimo Vertice Unione europea-Stati Uniti del giugno 2006, l'imperiosa necessità di fissare, senza ulteriori indugi e senza ostacoli, l'obiettivo di completare il mercato transatlantico entro il 2015, come ripetutamente proposto dal Parlamento, dal Congresso degli Stati Uniti e dai principali attori degli ambienti politici, accademici e del mondo degli affari;

4.   ritiene che sia assolutamente necessario attuare iniziative di tale portata, in particolare per quanto riguarda l'approfondimento delle relazioni economiche UE-USA; sottolinea che tali relazioni devono avere un impatto diretto sul raggiungimento di obiettivi indissociabili dagli interessi e dai valori dell'Unione europea e degli Stati Uniti;

5.   ritiene di conseguenza che le otto dichiarazioni comuni adottate in occasione del Vertice Unione europea-Stati Uniti, a Washington DC il 20 giugno 2005, nonché le altre azioni comuni che possono derivarne, saranno integrate meglio e condotte con maggiore efficacia nel quadro generale del proposto accordo di partenariato transatlantico;

6.   si rammarica, per la stessa ragione, che la comunicazione della Commissione, del 18 maggio 2005, pur rappresentando un notevole progresso, non esprima tutta la convinzione e la determinazione necessarie per procedere con risolutezza e pone come obiettivo finale del rafforzamento del partenariato la conclusione di un accordo di partenariato transatlantico che fornisca un adeguato quadro istituzionale e politico; invita pertanto la Commissione ad elaborare una nuova comunicazione sottolineando la necessità di promuovere la questione;

Dimensione politica dell'accordo di partenariato transatlantico: costruire una "Comunità d'azione" per una cooperazione mondiale e regionale

7.   ribadisce il proprio punto di vista secondo il quale l'accordo di partenariato transatlantico dovrebbe estendere l'agenda attuale nei settori politico, economico e della sicurezza, mirando a una "comunità d'azione" per la cooperazione mondiale e regionale in tutti i settori in cui gli interessi e i valori comuni di entrambi i partner sono coinvolti; si compiace a tal riguardo delle otto dichiarazioni comuni formulate in occasione dell'ultimo Vertice di Washington, che determinano le sfide più urgenti per i partner; si compiace inoltre delle discussioni che si sono tenute al primo Forum di cooperazione regolamentare (26 gennaio 2006) e alla prima riunione del gruppo di lavoro sulla proprietà intellettuale (26 gennaio 2006) e attende con interesse il relativo follow-up tra tre mesi, ma ritiene che per talune di esse sarebbe auspicabile un'azione più concreta, come ad esempio l'istituzione di dialoghi informali tra esperti dell'Unione europea e degli Stati Uniti nei settori interessati, al fine di definire misure a breve e medio termine idonee a far fronte a tali sfide;

8.   raccomanda che sia promosso anche un approccio comune nelle relazioni con gli altri principali attori geopolitici, come la Cina, l'India, il Giappone, l'America Latina e la Russia, nonché l'aggiornamento di accordi sul controllo degli armamenti e sul disarmo, negoziati a livello multilaterale e bilaterale, e un impegno comune più attivo per quanto riguarda la riforma delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza;

9.   esorta a considerare in via prioritaria la Cina, la Russia e l'Ucraina in materia di azioni condotte dall'UE e dagli USA connesse alla cooperazione, al coordinamento dell'assistenza tecnica e alla formazione dei servizi di repressione;

10.   è del parere che il sostegno al sistema delle Nazioni Unite, ribadito nella Dichiarazione del 60° anniversario della firma della Carta delle Nazioni Unite, potrà rafforzare i valori democratici universali su scala mondiale solo a condizione che le disposizioni della Dichiarazione e delle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell'ONU siano applicate in modo coerente, al momento di affrontare le svariate minacce e sfide attuali; condivide a tal riguardo l'opinione che l'estensione di un modello di governo trasparente, responsabile e rappresentativo, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti dell'uomo, quali figurano nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, rappresentino priorità strategiche e obblighi morali per i partner e debbano in quanto tali costituire il carattere specifico del partenariato;

11.   esorta i partner a impegnarsi in nuove azioni comuni relativamente agli obblighi derivanti dai trattati internazionali che definiscono le basi di un quadro multilaterale efficace nei settori politici fondamentali nei cui riguardi i due partner hanno responsabilità di ordine mondiale, come il Tribunale penale internazionale, il Protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico, le Convenzioni di Ginevra, la Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo, compresa l'abolizione della pena di morte, sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa, la lotta al crimine organizzato e al contrabbando, l'estradizione, la tortura, la detenzione e la resa illegali, l'asilo, i visti, l'emigrazione la tutela dei dati, ecc.; esorta i partner a ratificare tutti i trattati internazionali in materia e a superare le attuali discordanze che li separano in termini di analisi, di diagnosi e di approccio politico, verso un sistema globale basato sulla buona governance e lo Stato di diritto;

12.   deplora la riluttanza dell'Amministrazione USA ad aderire a qualsiasi significativo partenariato internazionale sul cambiamento climatico, pur rilevando un modesto passo avanti nel fatto che oggi desidera intraprendere un ampio e lungimirante dialogo, così come è stato deciso nella Conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si è tenuta a Montreal nel dicembre 2005; si compiace delle iniziative adottate dai legislatori statunitensi per creare regimi nazionali obbligatori per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra negli Stai Uniti e della crescente attenzione nei confronti della lotta contro il cambiamento climatico dimostrata da attori chiave della società americana, quali i governi degli Stati, i sindaci, le organizzazioni della società civile e la comunità imprenditoriale;

13.   raccomanda di sviluppare una strategia comune di sicurezza dell'approvvigionamento energetico e di materie prime, basata innanzitutto su una politica multilaterale adottata da tutti i principali consumatori e, in secondo luogo, sul principio della diversificazione dell'approvvigionamento, della produzione e del trasporto dell'energia;

14.   propugna, nel quadro del Gruppo di contatto, una più stretta cooperazione per quanto riguarda lo statuto definitivo del Kosovo, il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU e delle decisioni dell'Unione europea, onde instaurare la pace, la sicurezza e la stabilità in tutta l'area dei Balcani;

15.   incoraggia i partner a incrementare i propri sforzi comuni onde promuovere la pace, la prosperità e il progresso in Medio Oriente, sulla base delle iniziative successive intraprese dal Quartetto, conformemente al tracciato di pace (Road Map), assicurando in ogni fase una presenza forte e regolare del Quartetto e un dialogo di alto livello; sottolinea l'importanza di un approccio comune nei confronti della neoeletta Autorità palestinese, insistendo sui principi della non violenza, sul riconoscimento dello stato di Israele e sull'accettazione degli impegni e degli accordi precedenti, incluso il tracciato di pace (Road Map); chiede a Israele e all'Autorità palestinese di non ricorrere ad azioni unilaterali che potrebbero pregiudicare le questioni relative alla situazione giuridica finale; chiede all'Autorità palestinese di fare il possibile per evitare azioni terroristiche e a Israele di porre fine all'espansione delle colonie e alla costruzione del muro sul suolo palestinese; è del parere che l'impegno della neoeletta Autorità palestinese a rispettare i succitati principi, evocati in occasione della riunione del Quartetto del 30 gennaio 2006, sia essenziale per raggiungere l'obiettivo finale di due Stati democratici - Palestina e Israele - che convivono in pace e sicurezza; appoggia la recente decisione del Quartetto di adottare un meccanismo internazionale temporaneo che assicuri un aiuto diretto al popolo palestinese;

16.   raccomanda l'applicazione di tutte le misure necessarie per rafforzare la stabilità in Libano sostenendo le istituzioni del paese e la governance democratica; reputa, in tale prospettiva, che il processo decisionale autonomo del Libano non debba essere ostacolato dalle azioni dei partner transatlantici, o di qualsiasi altro attore esterno;

17.   appoggia la determinazione dei partner a operare con le autorità irachene, le Nazioni Unite e agenti regionali implicati per aiutare l'Iraq a raggiungere la pace, la stabilità e la democrazia, sulla scia del referendum sulla Costituzione e delle elezioni legislative; manifesta viva preoccupazione per le continue violazioni dei diritti dell'uomo;

18.   sottolinea la necessità di una stretta collaborazione fra i partner per quanto riguarda la questione nucleare iraniana e il mantenimento di una politica coerente nei confronti dell'intera regione, concentrando gli sforzi in direzione del popolo, del governo e dell'opposizione democratica iraniani; chiede agli Stati uniti di partecipare ai negoziati con l'Iran; sostiene pienamente la dichiarazione del Presidente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, del 29 marzo 2006, e l'invito all'Iran ad adottare le misure richieste dal Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), intese a sospendere qualsiasi attività di arricchimento e a consentire la verifica, da parte dell'AIEA, delle attività di rigenerazione, inclusi i programmi di ricerca e di sviluppo; reputa che tali misure contribuiranno a una soluzione diplomatica negoziata, garante del carattere esclusivamente pacifico del programma nucleare iraniano; sostiene pienamente le conclusioni della riunione svoltasi a Berlino il 30 marzo 2006 e il suo pressante invito rivolto all'Iran in tale occasione, che esorta a dare una risposta alle preoccupazioni internazionali mediante una soluzione diplomatica; rammenta tuttavia che i negoziati, in corso ormai da tre anni, non possono protrarsi all'infinito e ridursi a una politica di appagamento; è del parere che il Consiglio di sicurezza dell'ONU dovrà adottare nuove misure;

19.   raccomanda che si tenga conto dei legittimi interessi dell'Iran in materia di sicurezza nell'ambito di un sistema di sicurezza regionale organico sostenuto dal forte impegno dei partner transatlantici;

20.   chiede l'adozione di azioni concertate nei confronti della Cina riguardanti, in particolare, l'urgenza di trovare il modo di promuovere la democrazia in tale paese, allentare la tensione nelle relazioni tra le due sponde dello Stretto, migliorare la partecipazione di Taiwan nelle assise mondiali e agevolare il dialogo tra le autorità di Pechino e il Dalai Lama allo scopo di compiere concreti progressi sulla questione del Tibet;

21.   sostiene le misure proposte a favore di un'attività comune per promuovere la pace, la stabilità, la prosperità e la buona governance in Africa, nonché gli sforzi effettuati nel quadro di vari forum internazionali, quali il piano d'azione G8/Unione africana, il Servizio di sostegno per la pace Unione europea-Africa o l'Iniziativa statunitense di operazioni per il mantenimento della pace mondiale; propone tuttavia che la priorità sia accordata al conseguimento, entro il 2015, degli obiettivi di sviluppo del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite, mediante un effettivo aumento dell'assistenza allo sviluppo accordata dai partner all'Africa, in particolare nei settori dell'istruzione e della sanità, sostenendo gli sforzi dei fondi di aiuto internazionali per una totale eradicazione della povertà; si attende che i governi africani facciano la loro parte impegnandosi a favore della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, nonché alla lotta contro la corruzione;

22.   ritiene che l'Unione europea e gli Stati Uniti debbano attribuire la priorità politica a una riduzione sostanziale della povertà e dovrebbero riaffermare la propria adesione all'obiettivo di conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio dell'ONU entro il 2015, nonché l'impegno da essi in precedenza assunto di destinare lo 0,7% del proprio PIL all'aiuto allo sviluppo entro il 2020;

Questioni di sicurezza e di difesa Unione europea–Stati Uniti

23.   sottolinea l'importanza del ruolo della Nato e di quello dell'Unione europea in seno alla politica estera e di difesa europea e il fatto che essa continui a costituire uno dei principali garanti della stabilità e della sicurezza transatlantica; ribadisce che è nell'interesse dei partner rafforzare le capacità della Nato e dell'Unione europea e che la Nato dovrebbe in particolare sviluppare il proprio potenziale di forum di dibattito politico in un'autentica collaborazione fra partner uguali, che instauri un giusto equilibrio fra strumenti di prevenzione e di gestione di crisi e capacità di intervento militare; raccomanda a tal fine di sviluppare le attuali relazioni in materia di sicurezza fra la Nato e l'Unione europea, nel rispetto dell'autonomia dei due organismi; insiste affinché qualsiasi intervento militare sia per principio preceduto da un mandato delle Nazioni Unite, conformemente alla Carta dell'organismo stesso;

24.   si compiace della recente legge statunitense di autorizzazione della difesa nazionale relativa all'esercizio 2006 che non contiene disposizioni "Buy American" per l'acquisto di aerei cisterna per le forze aeree statunitensi; riconosce tuttavia che le aziende europee della difesa continuano a incontrare difficoltà nel penetrare il mercato americano della difesa e ad acquisire tecnologie statunitensi in tale settore per l'assenza di una vera a propria reciprocità transatlantica nel settore della difesa; ritiene pertanto che l'Agenzia europea per la difesa dovrebbe raccomandare alle agenzie nazionali di privilegiare l'acquisto di prodotti dell'Unione europea per rafforzare strategicamente la base industriale e tecnologica della difesa europea in taluni settori al fine di riequilibrare la cooperazione industriale transatlantica nel settore della difesa;

25.   chiede un ulteriore dibattito sullo strumento comune di reazione rapida (compresa la gestione di crisi sotto tutti gli aspetti) dinanzi a cambiamenti politici improvvisi e imprevisti in paesi in cui i valori condivisi e gli interessi vitali dei partner potrebbero essere messi a repentaglio;

26.   sottolinea l'importanza di potenziare le capacità militari dell'Europa a vantaggio della sicurezza internazionale e al fine di istituire migliori relazioni di partenariato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti sul piano politico e militare;

27.   plaude all'impegno di entrambi i partner, che mette in luce l'importanza del ruolo svolto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dall'insieme delle istituzioni delle Nazioni Unite nel tentativo di trovare una risposta mondiale alle principali minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, minacce dovute alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e ai correlati sistemi di consegna nonché all'esportazione e alla proliferazione irresponsabili di armi convenzionali, comprese le armi di piccolo calibro e le armi leggere; raccomanda altresì l'adesione al Codice di condotta dell'Aia contro la proliferazione dei missili balistici; l'attuazione del programma d'azione delle Nazioni Unite relativo alle armi di piccolo calibro e le armi leggere nonché la conclusione del trattato internazionale sul commercio di armi; esorta vivamente gli Stati Uniti a ratificare il trattato per la messa al bando totale delle sperimentazioni nucleari;

28.   raccomanda l'intensificazione dei lavori relativi a un nuovo strumento di diritto internazionale che definisca adeguatamente il fenomeno del terrorismo nonché metodi efficaci e legali per combatterlo da parte della comunità internazionale, che siano pienamente rispondenti ai diritti umani e alle libertà fondamentali;

29.   incoraggia l'Unione europea e gli Stati Uniti a portare avanti la cooperazione verso un sistema organico di accordi internazionali sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa al fine di rafforzare congiuntamente il Trattato di non proliferazione, in qualità di elemento chiave per prevenire la proliferazione di armi nucleari; deplora che alla Conferenza di revisione del trattato di non proliferazione del 2005 non sia stata raggiunta una posizione comune e propone che ci si adoperi al massimo per sostenere la piena applicazione della risoluzione n. 1540(2004) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; ritiene che rafforzare l'AIEA, nonché sostenere l'iniziativa del partenariato mondiale, sia fondamentale ai fini della strategia comune dei partner; approva a tale proposito la proposta dell'IAEA relativa alla multilateralizzazione dell'arricchimento dell'uranio; sottolinea inoltre che i partner transatlantici in possesso di armi nucleari dovrebbero adoperarsi di più a rispettare l'articolo VI del trattato di non proliferazione;

30.   invita le parti a raddoppiare i propri sforzi per assicurare che sia osservato il termine finale per la distruzione delle armi chimiche, previsto nel 2012, come disposto nella convenzione sulle armi chimiche, e chiede segnatamente il rafforzamento del sistema di verifica dell'organizzazione per il bando delle armi chimiche e risorse finanziarie sufficienti per il lavoro di detta organizzazione; ricorda alle parti la loro responsabilità di assicurare una positiva conclusione alla sesta conferenza di riesame della convenzione sulle armi biologiche, da realizzare alla fine del 2006, e sollecita le stesse a sostenere l'approvazione di un protocollo alla convenzione per verificarne l'osservanza;

31.   condivide l'opinione stando alla quale la lotta contro il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa nonché la proliferazione incontrollata delle armi convenzionali sono le due sfide principali che i partner devono affrontare; sottolinea pertanto la necessità di un loro aumentato impegno per rafforzare la collaborazione in tale ambito e per accrescere il ruolo delle Nazioni Unite in entrambe le sfide;

32.   di conseguenza, deplora fermamente la diffidenza dovuta alla presunta violazione dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale in relazione alle cosiddette interpretazioni straordinarie in Europa; in tale contesto fa riferimento alle inchieste del Consiglio d'Europa, conformemente all'articolo 52 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e della commissione temporanea del Parlamento europeo, di cui nella sua risoluzione adottata il 15 dicembre 2005(10) , istituita dalla sua decisione adottata il 18 gennaio 2006(11) ; invita tutte le parti interessate, Stati Uniti compresi, a cooperare pienamente con la commissione temporanea;

33.   sottolinea la necessità che i partner agiscano sempre nel pieno rispetto del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi democratici e garantiscano che la loro legislazione nazionale e i pertinenti meccanismi rispettano il diritto internazionale in materia di diritti dell'uomo e in particolare la convenzione dell'ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti; è del parere che qualsiasi azione intrapresa, in comune o a titolo personale, e che non rispetti chiaramente il diritto internazionale, pregiudicherebbe il modo in cui le società occidentali sono percepite, le renderebbe più vulnerabili e meno credibili nella lotta contro il terrorismo e negli sforzi di ricerca della pace, della stabilità e della democrazia;

34.   sottolinea la necessità di porre fine all'attuale situazione di confusione giuridica che, fin dal loro arrivo, caratterizza la detenzione dei prigionieri del Campo Delta nella base navale della baia di Guantánamo; che sia opportuno assicurare ai prigionieri un accesso immediato alla giustizia e garantire a quanti fra di loro sono perseguiti per crimini di guerra un processo equo, conforme al diritto umanitario internazionale e nel pieno rispetto degli strumenti internazionali in materia di diritti dell'uomo; insiste affinché queste questioni siano inserite nell'ordine del giorno del prossimo Vertice Unione europea-Stati Uniti; ribadisce la sua richiesta di immediata chiusura del centro di detenzione di Guantánamo;

35.   deplora il fatto che in passato il Dipartimento statunitense della difesa non abbia autorizzato la visita di un gruppo di lavoro ad hoc della delegazione Parlamento europeo – Assemblea parlamentare della Nato, richiesta agli inizi del 2004; è dell'opinione che tale visita sia nel frattempo divenuta più necessaria che mai e propone di presentare una nuova richiesta al riguardo;

36.   invita gli Stati membri che non abbiano ancora ratificato gli accordi del 2003 tra l' UE e gli USA sull'estradizione e sulla mutua assistenza giudiziaria in materia penale ad accelerare il processo di ratifica; ritiene che, per rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, occorra prestare attenzione al recepimento (da parte dell'Unione europea) dell'accordo UE-USA sull'estradizione e sulla mutua assistenza giudiziaria;

37.   ritiene che l'obbligo del visto cui sono attualmente soggetti i cittadini di uno dei vecchi e di nove dei nuovi Stati membri dell'Unione europea provochi discriminazioni ingiustificate tra i cittadini degli Stati membri dell'Unione europea; esorta pertanto gli Stati Uniti a estendere il programma di esenzione dall'obbligo del visto (Visa Waiver Program) a tutti i cittadini dell'Unione europea, affinché sia loro concesso un trattamento equo, trasparente e senza ritardi;

38.   ritiene che l'iniziativa detta della "Trusted Person" ("Persona fidata") abbia carattere volontario; osserva tuttavia che essa potrebbe creare difficoltà per l'Unione europea in materia di protezione dei dati, in particolare per i cittadini che si recano negli Stati Uniti per lavoro o per turismo; dichiara che, per quanto riguarda la protezione dei dati, occorrerebbe garantire un seguito adeguato alla recente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee nella causa "Passenger Name Record"(12) nonché una strategia comune per combattere lo "spamming" (invio di messaggi non richiesti), lo "spyware" (programmi spia installati ad insaputa dell'utente) e il "malware" (programmi intesi a creare danni), rafforzando al contempo la cooperazione bilaterale di polizia e cooperando con tutte le parti interessate per sensibilizzare i paesi terzi in merito alla necessità di affrontare il fenomeno dello "spamming";

39.   rileva la necessità di una maggiore cooperazione in merito all'iniziativa per la sicurezza delle frontiere, in modo da elaborare un'iniziativa specifica di polizia volta a favorire la creazione di reti tra gli organi preposti alla sicurezza delle frontiere, agevolare la messa in comune e l'applicazione concreta di tecniche efficaci di securizzazione delle frontiere nonché la messa in comune delle informazioni e dell'esperienza acquisita, e fornire risultati misurabili, a prova della riduzione della contraffazione mediante azioni di polizia;

40.   suggerisce di sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia di lotta contro il riciclaggio del denaro, finanziamento del terrorismo, evasione fiscale, corruzione e altri illeciti, nel contesto dell'attuazione delle raccomandazioni della task force "Azione finanziaria" nonché di altri quadri di cooperazione adeguati;

41.   chiede agli Stati Uniti di elaborare procedure efficaci che consentano alle persone di contestare il proprio inserimento nell'elenco dei sospettati di terrorismo compilato dagli Stati Uniti, di vedere i propri nomi cancellati dall'elenco allorché sia stata dimostrata la loro innocenza e di garantire che coloro che hanno un cognome identico (o simile) a persone figuranti nell'elenco non debbano per questo patire conseguenze negative;

42.   sollecita una cooperazione operativa, su base paritetica e reciproca, in materia di lotta contro il terrorismo (in particolare per quanto concerne l'elaborazione di liste comuni di persone da sorvegliare), di misure per combattere la criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti e la corruzione, così come in materia di scambio di dati sul DNA via Europol, di cibersicurezza e di sviluppo e applicazione di una politica relativa alla cibercriminalità, che comprenda le questioni concernenti l'importanza della cooperazione tra il governo e l'industria, la protezione delle infrastrutture contenenti dati critici, l'uso di Internet da parte di terroristi, il furto di identità, la ricevibilità delle prove elettroniche e la lotta contro la pedopornografia in rete;

43.   ricorda tuttavia che qualsiasi cooperazione fra l'UE e gli Stati Uniti deve sempre avvenire nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ivi compreso il diritto ad un equo processo e che, prima di estradare chiunque negli USA, occorre avere garanzie da parte degli Stati Uniti che la persona non subirà la pena di morte; chiede ai partner transatlantici di rispettare il principio di reciprocità nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia.

44.   ritiene che le autorità statunitensi, gli Stati membri e le istituzioni comunitarie insieme al Consiglio d'Europa debbano collaborare con la sua commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone;

Dimensione economica e commerciale del partenariato e completamento del mercato transatlantico entro il 2015

45.   ritiene che il partenariato economico transatlantico dovrebbe essere ampliato nel quadro del proposto accordo di partenariato transatlantico ed essere integrato da un accordo transatlantico sull'aviazione, piuttosto che attenersi alle condizioni attuali, dimostratesi farraginose e talvolta contraddittorie;

46.   invita la Presidenza austriaca a incrementare gli sforzi per applicare la Dichiarazione sul rafforzamento dell'integrazione economica, oggetto di un accordo in occasione del Vertice Unione europea-Stati Uniti del 2005, creando dei forum di alto livello sulla cooperazione in materia di regolamentazione e di innovazione, nonché lanciando uno studio comune Unione europea-Stati Uniti per individuare le barriere che ancora intralciano il commercio transatlantico e gli investimenti e per valutare i vantaggi potenziali di un completamento del mercato transatlantico; propone che a tal riguardo sia stabilito un tracciato di percorso che definisca una serie di azioni specifiche e ne stabilisca le date di realizzazione; in tale contesto, accoglie con favore il fatto che, nel corso della prima riunione ministeriale informale sull'economia, svoltasi tra l' UE e gli USA nel novembre 2005, si sia deciso di creare un gruppo di lavoro che garantisca una migliore protezione dei diritti di proprietà intellettuale, con particolare attenzione ad una migliore cooperazione alle frontiere, ad un partenariato pubblico-privato e ad un'assistenza tecnica coordinata ai paesi terzi;

47.   fa riferimento alla sua risoluzione del 1° giugno 2006 sulle relazioni economiche transatlantiche UE/USA(13) ;

48.   insiste perché il dialogo transatlantico su consumatori e ambiente sia rivitalizzato, al fine di sviluppare pratiche migliori che consentano progressi in materia di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori nonché dell'ambiente, facilitando così un mercato transatlantico più sostenibile;

49.   chiede ai leader delle due parti dell'Atlantico di dare nuovo vigore alla cooperazione economica transatlantica prevedendo sistemi di allarme rapido che consentano di intervenire anticipatamente sui processi regolamentari e legislativi, al momento della definizione del problema e dell'individuazione della soluzione;

50.   condanna l'approccio extraterritoriale che caratterizza molti aspetti della politica estera e delle politica economico-commerciale estera degli Stati Uniti, come dimostrano le "leggi Helms-Burton", le "leggi Torricelli" o la "sezione 301" della legislazione commerciale statunitense;

Quadro istituzionale del partenariato

51.   rammenta che, sebbene i principali ostacoli che hanno colpito il partenariato nel corso degli ultimi anni siano intervenuti perlopiù a seguito di divergenze di valutazione dei contenuti che sugli aspetti istituzionali, nessuna realizzazione duratura è possibile senza il ruolo motore di istituzioni concepite per farla avanzare; sottolinea pertanto l'importanza di una cornice istituzionale stabile che garantisca su base regolare coordinamento e consultazioni a livello esecutivo; reputa che sia di conseguenza necessario rafforzare la dimensione parlamentare del partenariato transatlantico facendo evolvere il Dialogo legislativo transatlantico verso un'assemblea transatlantica che preveda dei vertici legislativi, che possono essere organizzati nel quadro dei vertici Unione europea-Stati Uniti; ritiene inoltre che l'idea di lanciare nuovi programmi cofinanziati per lo scambio di esperti legislativi meriti di essere presa in considerazione;

52.   sostiene pertanto la proposta della Presidenza austriaca di associare ulteriormente parlamentari e rappresentanti della società civile europea e statunitense all'attività quotidiana del partenariato; è del parere che il Presidente del Parlamento e il Presidente del Congresso americano dovrebbero prendere parte al prossimo vertice e provare in tal modo che il partenariato beneficia del sostegno attivo e dell'impegno di rappresentanti eletti;

53.   si compiace dell'integrazione di rappresentanti di sei nuove commissioni parlamentari al Dialogo legislativo transatlantico e sostiene gli sforzi attuali volti a stabilire un sistema di allerta urgente in seno al Parlamento; ritiene sia necessario prevedere, nel quadro del bilancio 2007 del Parlamento, la creazione di un servizio permanente a Washington DC, affinché il Parlamento e il Dialogo legislativo transatlantico mantengano un contatto permanente con il Congresso e il Senato statunitensi;

54.   plaude alla roadmap del 2005, sostenuta in occasione del Vertice UE-USA del giugno 2005 e, in particolare, alla creazione del Forum di cooperazione regolamentare di alto livello volto a favorire il dialogo in materia di regolamentazione;

55.   insiste che gli attori interessati ed i legislatori debbano partecipare attivamente ai meccanismi di dialogo sulla cooperazione in materia regolamentare;

o
o   o

56.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al Presidente e al Congresso degli Stati Uniti d'America.

(1) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 556.
(2) GU C 34 E del 7.2.2002, pag. 359.
(3) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 288.
(4) GU C 180 E del 31.7.2003, pag. 392.
(5) GU C 69 E del 19.3.2004, pag. 124.
(6) GU C 102 E del 28.4.2004, pag. 640.
(7) Testi approvati P6_TA(2006)0070 .
(8) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 1043.
(9) GU C 247 E del 6.10.2005, pag. 151.
(10) Testi adottati, P6_TA(2005)0529 .
(11) Testi adottati, P6_TA(2006)0012 .
(12) Sentenza del 30 maggio 2006 nelle cause riunite C-317/04 Parlamento/Consiglio e C-318/04 Parlamento/Commissione.
(13) Testi approvati, P6_TA(2006)0239 .


Relazioni economiche UE-USA
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Risoluzione del Parlamento europeo sulle relazioni economiche transatlantiche UE-USA (2005/2082(INI) )
P6_TA(2006)0239 A6-0131/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visti la dichiarazione transatlantica sulle relazioni CE-USA del 1990, la Nuova agenda transatlantica (NTA) del 3 dicembre 1995(1) e il Partenariato economico transatlantico (TEP) del 18 maggio 1998(2) ,

–   vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 1998 dal titolo "Il nuovo mercato transatlantico" (NTM) (COM(1998)0125 ),

–   vista la dichiarazione di Bonn del 21 giugno 1999(3) , in particolare le sue sezioni concernenti "La promozione della prosperità e dello sviluppo in un mondo in rapida evoluzione" e "Il miglioramento del sistema di allerta rapida",

–   vista la "Positive Economic Agenda" del 2 maggio 2002(4) ,

–   vista la sua risoluzione del 9 giugno 2005 sulle relazioni transatlantiche(5) nonché le sue precedenti risoluzioni del 17 maggio 2001(6) , del 13 dicembre 2001(7) , del 15 maggio 2002(8) e del 19 giugno 2003(9) , e ancora le sue risoluzioni del 22 aprile 2004(10) e del 13 gennaio 2005(11) ,

–   vista la comunicazione della Commissione del 20 marzo 2001 dal titolo "Per un potenziamento delle relazioni transatlantiche imperniate sulla strategia e il conseguimento di risultati" (COM(2001)0154 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 18 maggio 2005 dal titolo "Una partnership UE-USA più forte e un mercato più aperto per il XXI secolo" (COM(2005)0196 ),

–   vista la dichiarazione del 2004 "Rafforzamento del nostro partenariato economico"(12) ,

–   visto l'esito del Vertice UE-USA svoltosi il 20 giugno 2005 a Washington DC e, in particolare, l''Iniziativa economica dell'Unione europea e degli Stati Uniti per rafforzare l'integrazione e la crescita economica transatlantica",

–   visto il programma di lavoro congiunto UE-USA per l'applicazione della summenzionata iniziativa economica adottata alla riunione informale dei ministri dell'economia UE-USA del 30 novembre 2005,

–   vista la proposta di risoluzione 77 del Congresso statunitense, del 9 febbraio 2005, sulle relazioni transatlantiche,

–   visto lo studio dell'OCSE concernente i benefici della liberalizzazione dei mercati dei prodotti e della riduzione delle barriere agli scambi e agli investimenti internazionali ("Preferential Trading Arrangements in Agricultural and Food Markets - The Case of the European Union and the United States", pubblicato nel marzo 2005),

–   vista la sua risoluzione del 1° dicembre 2005 sulla preparazione della sesta conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio a Hong Kong(13) ,

–   vista l'audizione del Parlamento europeo organizzata dalla commissione per il commercio internazionale il 26 maggio 2005 concernente le relazioni economiche transatlantiche,

–   visto il documento di lavoro della commissione per il commercio internazionale (PE 364.940),

–   vista la sua risoluzione del 1° giugno 2006 sul miglioramento delle relazioni UE-USA nel quadro di un accordo di partenariato transatlantico(14) ,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per la cultura e l'istruzione (A6-0131/2006 ),

A.   considerando che la presente risoluzione si concentra essenzialmente sulle relazioni economiche UE-USA, ma che occorre riconoscere che le relazioni transatlantiche comprendono tutti gli Stati europei e americani,

B.   considerando che una più profonda integrazione è la conseguenza naturale per due economie con un passato comune e risorse e modelli economici simili, anche se, per motivi storici, culturali ed economici, non saranno mai identiche;

C.   considerando che i legami economici tra l'UE e gli USA costituiscono un fattore importante per la stabilizzazione delle relazioni transatlantiche in generale e sono aumentati in misura tanto significativa negli ultimi decenni che ciascun partner ha un interesse crescente nello sviluppo economico dell'altro,

D.   considerando che relazioni politiche ed economiche solide e lo sviluppo di norme comuni tra UE e USA hanno automaticamente un effetto diffusivo positivo sui paesi aderenti all'Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA),

E.   considerando che l'Unione europea e gli Stati Uniti dovrebbero, nel quadro del loro partenariato nonché in un quadro più vasto di governance mondiale, impegnarsi a promuovere norme internazionali e multilaterali in materia commerciale (OMC), sociale (OIL), e ambientale (IPCC e PNUE);

F.   considerando che i maggiori ostacoli al commercio tra l'UE e gli USA si collocano nel settore agricolo e comprendono tariffe, quote, produzione, sussidi fiscali e all'esportazione e barriere tecniche, e che i livelli di protezione per quanto riguarda lo scambio di servizi sono rimasti elevati mentre le tariffe sui prodotti industriali sono state progressivamente abolite, salvo per i prodotti dei settori sensibili,

G.   considerando che è necessaria maggiore leadership e visione politica al fine di aggiornare la NTA del 1995 e il TEP del 1998 per tener conto delle nuove realtà e dei vecchi conflitti e continuare ad approfondire i legami transatlantici,

H.   considerando che l'Europa e gli USA devono incamminarsi verso il futuro partendo dal chiaro presupposto che un legame transatlantico più forte comporterà conseguenze a livello mondiale e che occorre pertanto tenere in debito conto gli interessi di altri attori economici, paesi e popolazioni, al fine di condividere più equamente la prosperità e far fronte con successo alle sfide globali nei settori tra loro collegati della sicurezza, della governance economica mondiale, dell'ambiente e della riduzione della povertà,

I.   considerando che le relazioni economiche bilaterali UE-USA e l'agenda multilaterale vanno viste alla luce di un processo positivo complementare e di rafforzamento reciproco, e che i benefici di un mercato maggiormente integrato si riverseranno sulle più ampie relazioni economiche dell'Europa con le Americhe, a condizione che gli interessi regionali siano tenuti in debita considerazione nei negoziati a livello regionale sull'integrazione dei mercati,

J.   considerando che il ricorso a strumenti e procedure economici e giuridici diversi per affrontare le stesse situazioni va gestito in modo adeguato nell'ambito del partenariato economico transatlantico al fine di evitare la dissoluzione del mercato transatlantico,

K.   considerando che un quadro regolamentare più armonizzato tra UE e USA sarebbe benefico per tutti i paesi in generale e in particolare per i partner commerciali vicini e i paesi in via di sviluppo,

L.   considerando che il piano d'azione sui servizi finanziari, col valido appoggio del Parlamento, ha svolto un ruolo importante nel rendere più competitivi i mercati dei capitali dell'UE, il che ha rafforzato la competitività dell'Europa,

M.   considerando che, data l'evoluzione sempre più rapida che caratterizza le nostre società della tecnologia e dell'informazione, l'Unione europea dovrebbe compiere sforzi maggiori in termini di qualità e di quantità nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, in modo da colmare in misura sufficiente il "divario tecnologico" che la separa, in questo campo, dalla controparte americana, garantendo così adeguate condizioni di uguaglianza negli scambi bilaterali,

N.   considerando che il rafforzamento delle relazioni economiche transatlantiche può dare un contributo fondamentale al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona,

Un mercato transatlantico de facto

1.   sottolinea che, quantunque possa essere sembrato negli ultimi anni che le tensioni nelle relazioni politiche tra l'UE e gli USA abbiano talora avuto ripercussioni sulla sfera economica e che l'interesse suscitato dalla globalizzazione e da mercati emergenti quali Cina, India e Brasile abbiano ridotto le dimensioni o il significato dei legami economici UE-USA, di fatto, come dimostrano chiaramente lavori recenti(15) , è vero il contrario:

   a) gli scambi tra i due grandi mercati hanno raggiunto livelli senza precedenti, con un valore di un miliardo EUR al giorno per i soli scambi commerciali;
   b) gli scambi di servizi hanno continuato ad aumentare notevolmente, con un'esportazione comunitaria verso gli Stati Uniti pari a quasi 120 miliardiEUR, il che equivale a un terzo del totale degli scambi extracomunitari di servizi e si traduce in un'eccedenza di 15 miliardi EUR negli scambi di servizi con gli USA;
   c) gli investimenti diretti esteri reciproci (la forma più avanzata di integrazione transfrontaliera) attraverso l'Atlantico ammontano adesso ad oltre 1500 miliardi EUR e sono aumentati considerevolmente;
   d) i profitti delle affiliate estere europee e statunitensi nei reciproci mercati hanno raggiunto cifre record dal 2003;

2.   sottolinea a tale riguardo che questi legami economici UE-USA si traducono in un consistente volume di occupazione, poiché circa 7 milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell'oceano sono già assicurati dall'economia transatlantica e continuano pertanto a dipendere dal suo funzionamento e dalla sua espansione;

3.   rileva che, quantunque le economie europea e statunitense siano ormai intrecciate ed integrate a un punto tale da formare un autentico mercato transatlantico, un grande potenziale di crescita e di occupazione resta ancora inutilizzato a causa del perdurare di barriere commerciali;

4.   afferma che le relazioni UE/USA sono notevolmente messe in ombra dal conflitto politico e molto spesso sono caratterizzate da retorica e da dispute commerciali; osserva che da entrambi i lati dell'Atlantico non si è abbastanza attenti a quanto profonda ed integrata sia adesso l'economia transatlantica; mette perciò in guardia dal rischio di dare per scontata questa relazione unica, trattandola con benevola negligenza anziché con la necessaria dose d'impegno politico e di attenzione;

5.   teme che il quadro attuale delle relazioni transatlantiche non rispecchi sufficientemente la realtà descritta sopra; chiede pertanto un approccio più lungimirante e strategico per rispondere adeguatamente ai pressanti problemi economici che interessano le economie dell'UE e degli USA, quali le politiche di concorrenza, un governo societario normalizzato, norme compatibili o comuni e una più efficace cooperazione regolamentare;

L'avvenire: un più forte partenariato economico transatlantico

6.   osserva che la summenzionata comunicazione della Commissione del 18 maggio 2005 costituisce una buona base per rafforzare concretamente le relazioni economiche transatlantiche; sottolinea l'esigenza di un ulteriore impegno per tradurre la realtà del mercato transatlantico in un concetto operativo e strategico capace di raccogliere un sufficiente sostegno pubblico e politico;

7.   raccomanda che entro il prossimo Vertice del 2006 l'UE e gli USA si accordino per aggiornare sia la NTA del 1995 che il TEP del 1998 e definiscano un nuovo accordo di partenariato transatlantico che copra entrambi i contesti e porti alla realizzazione di un "mercato transatlantico senza barriere" entro il 2015, obiettivo anticipato al 2010 per quanto concerne i servizi finanziari e i mercati del capitale; questa iniziativa dovrebbe basarsi sull'Iniziativa economica decisa al Vertice UE-USA del giugno 2005 nonché sul programma di lavoro congiunto UE-USA, mettendo a punto obiettivi concreti secondo un'impostazione settoriale, al fine di tracciare un bilancio dei progressi compiuti nel 2005-2006 e precisare le prossime tappe;

8.   sottolinea l'esigenza che il capitolo economico del proposto accordo di partenariato preveda una nuova architettura comprendente: una cooperazione a livello regolamentare; un insieme di strumenti operativi a carattere orizzontale, tra cui un efficace sistema di allerta rapida e un accordo di terza generazione sull'applicazione del diritto in materia di concorrenza; accordi di cooperazione economica settoriali fondati sul summenzionato programma di lavoro congiunto UE-USA;

9.   insiste sul fatto che il rafforzamento della cooperazione economica transatlantica non deve condurre ad un'armonizzazione al ribasso in materia di regolamentazione, che determinerebbe un'erosione della fiducia dei consumatori in fatto di salute e sicurezza; chiede quindi con fermezza che sia dato nuovo impulso al dialogo transatlantico dei consumatori e al dialogo transatlantico sull'ambiente al fine di sviluppare migliori prassi atte a promuovere la salute dei consumatori, la sicurezza e la protezione ambientale, favorendo in tal modo un mercato transatlantico più sostenibile;

10.   ribadisce che nell'ambiente attuale, caratterizzato da crescenti pressioni in termini di competitività internazionale, la visione di una tale area economica comune è essenziale per stimolare l'impegno politico in direzione di un'agenda economica più sostanziale che rafforzi la posizione concorrenziale delle economie basate sulla conoscenza di entrambi i partner, promuova la crescita e l'innovazione, con ciò creando nuovi posti di lavoro e maggiore prosperità;

11.   rileva che un quadro regolamentare frammentato a livello internazionale ostacola il potenziale di crescita del commercio internazionale, e sottolinea che una più stretta cooperazione in campo regolamentare tra l'UE e gli USA è fondamentale al fine di progredire verso un ambiente normativo più armonizzato, in cui gli operatori economici di tutti i paesi in generale, e dei paesi in via di sviluppo in particolare, possano operare con costi inferiori e maggiore libertà;

12.   rileva che il positivo andamento dell'economia americana e di quella dell'Unione europea ed il rafforzamento delle loro relazioni economiche, anche attraverso strumenti istituzionalizzati, contribuiscono in maniera non indifferente, per il peso delle due aree in questione, alla crescita ed allo sviluppo di tutta l'economia mondiale;

13.   invita il partenariato transatlantico, che è responsabile del 57% circa del prodotto interno lordo mondiale e che rimane il duplice motore dell'economia mondiale, ad esercitare la leadership a livello globale in un contesto caratterizzato da una crescente interdipendenza, dall'emergenza di nuove potenze economiche e da un numero sempre maggiore di sfide mondiali che oltrepassano i confini nazionali; raccomanda a tale proposito consultazioni più approfondite e sistematiche sulle questioni economiche comuni con gli altri principali attori economici, tra cui l'India, il Giappone, il Brasile, il Canada, il Messico, il Cile, la Russia e la Cina;

14.   considera che, nell'interesse dell'intera economia internazionale, oltre che di tali specifiche aree economiche, ai fini di una maggiore sicurezza e stabilità degli scambi commerciali vi sia la necessità di trovare appropriate e più strette forme di coordinamento in relazione alle fluttuazioni monetarie;

Agenda di Doha per lo sviluppo

15.   sottolinea che l'UE e gli Stati Uniti sono investiti di una responsabilità particolare e condividono obiettivi comuni, e di conseguenza hanno tutto l'interesse a cooperare costruttivamente nell'ambito dei negoziati multilaterali in corso in seno all'OMC; invita entrambi i partner a rispettare l'ambizioso e vasto programma dell'Agenda di Doha per lo sviluppo, in particolare per quanto riguarda la dimensione dello sviluppo, così da spianare la strada ad un positivo completamento del round nel 2006;

16.   invita la UE e gli USA a continuare a rispettare pienamente il principio dei negoziati multilaterali OMC e a non entrare in concorrenza stipulando accordi commerciali bilaterali e regionali; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di non decidere sull'auspicabilità o la fattibilità di eventuali nuovi accordi commerciali bilaterali o regionali senza avviare in via preliminare consultazioni approfondite con il Parlamento europeo;

17.   auspica una sostanziale riduzione dei picchi tariffari UE e USA e di altre tariffe significative, indipendentemente dall'esito del round di Doha;

18.   accoglie con favore il raggiungimento di un accordo nel quadro dell'OMC per l'eliminazione definitiva, al più tardi nel 2013, di tutte le forme di sovvenzioni all'esportazione in agricoltura, comprese quelle sotto forma di aiuto alimentare e gli altri sistemi di restituzione all'esportazione, e sottolinea che un progresso comparabile deve ancora essere compiuto nei settori del sostegno nazionale e dell'accesso al mercato;

19.   invita gli Stati Uniti ad eliminare gli ostacoli doganali quali le tasse per l'espletamento delle operazioni doganali e gli eccessivi requisiti in materia di fatturazione per gli importatori; si rammarica del fatto che il Bureau of Customs and Border Protection statunitense non abbia riconosciuto l'UE in quanto Unione doganale e "paese d'origine"; invita il governo degli USA a cambiare il suo atteggiamento negativo riguardo alla partecipazione dell'UE all'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD);

Seguito dell'Iniziativa economica e della riunione informale dei ministri dell'economia UE-USA del 30 novembre 2005

20.   appoggia l'adozione, nel corso della riunione dei ministri dell'economia UE-USA, del programma di lavoro congiunto UE-USA per l'applicazione della dichiarazione economica, che comprende attività concrete in undici settori, intese a far avanzare l'integrazione economica transatlantica; chiede tuttavia ad entrambi i partner di impegnarsi per la reale attuazione e l'approfondimento di tale programma di lavoro congiunto, con un maggiore e più ambizioso senso della direzione, obiettivi strategici a lungo termine e un calendario dettagliato per l'applicazione di azioni e progetti congiunti che tenga conto del ruolo specifico degli organismi regolamentari indipendenti; osserva a tale riguardo che le parti interessate a dialoghi transatlantici già stabiliti, come le associazioni dei consumatori, i sindacati e le associazioni ambientaliste, dovrebbero essere più attivamente coinvolte nel processo di monitoraggio e revisione dell'Iniziativa economica e del programma di lavoro;

21.   ritiene che il capitolo economico all'interno della proposta di accordo di partenariato debba prevedere, in linea con l'Iniziativa economica, idee specifiche per l'abbattimento delle barriere non tariffarie in settori chiave del mercato mediante un processo di graduale allineamento normativo e di reciproco riconoscimento di regole e norme;

Promuovere la cooperazione in materia di regolamentazione e di normalizzazione

22.   plaude al fatto che l'impegno a stabilire una sede ad alto livello per la cooperazione in materia di regolamentazione, elemento chiave della dichiarazione del Vertice del giugno 2005, sia stato finalmente messo in moto con la proposta di organizzare almeno due riunioni nel 2006; raccomanda una rapida e completa attuazione della roadmap 2005 per la cooperazione in materia di regolamentazione UE-USA; avverte che, in assenza di un sufficiente e tempestivo coinvolgimento e sostegno dei vari attori ed organismi coinvolti, la cooperazione in questo campo non realizzerà i risultati auspicati;

23.   ribadisce che occorre ancora eliminare un numero significativo di ostacoli al commercio e agli investimenti, sia nell'UE che negli USA, e rileva con preoccupazione le crescenti pressioni a rispondere alla concorrenza dall'estero con misure commerciali protezionistiche o sleali; sottolinea che un rinnovato impegno a favore dei principi di apertura, di trasparenza e dello Stato di diritto, rispecchiati nell'Iniziativa economica e nella nuova proposta di accordo di partenariato transatlantico, dovrebbe contribuire all'eliminazione della maggior parte di questi problemi;

24.   sottolinea che le barriere regolamentari sono diventate uno degli ostacoli più significativi al commercio e agli investimenti tra l'UE e gli USA, e mette in guardia in particolare contro la proliferazione di norme aggiuntive ingiustificate a livello statale, il mancato ricorso alle pertinenti norme internazionali come base per le regolamentazioni tecniche e l'eccessivo ricorso alla certificazione da parte di terzi negli USA;

25.   esprime profonda preoccupazione per la mancanza di una chiara definizione del concetto di "sicurezza nazionale" negli USA e per l'eccessivo utilizzo che ne viene fatto per introdurre restrizioni al commercio e agli investimenti; deplora in particolare il cosiddetto "emendamento Berry", usato dal Dipartimento della difesa, e l''emendamento Exon-Florio" del 1988 e la successiva legislazione, volti a limitare gli investimenti esteri o la proprietà estera in imprese collegate anche solo indirettamente alla sicurezza nazionale;

26.   nota che le differenze nelle regole della giurisdizione e nella pratica del riconoscimento delle sentenze tra i paesi dell'UE e tra i vari stati USA incidono significativamente sulle controversie giuridiche concernenti operazioni commerciali transatlantiche; invita l'UE e gli USA ad esaminare la fattibilità di un accordo in materia di giurisdizione, di riconoscimento e di esecuzione delle sentenze relative a questioni civili e commerciali;

27.   rileva che il mercato transatlantico delle telecomunicazioni è ancora ostacolato da barriere regolamentari e da norme incompatibili che si traducono in una situazione in cui, nonostante il fatto che nove su dieci delle maggiori imprese di telecomunicazione a livello mondiale abbiano sede nell'UE o negli USA, nessuna compagnia statunitense o europea svolge un'attività di portata significativa in entrambi i continenti;

Stimolare mercati dei capitali aperti e competitivi

28.   chiede il riconoscimento reciproco - seguito da una progressiva convergenza - delle norme contabili, sulla base di una vigilanza regolamentare affidabile, affinché le società possano utilizzare un'unica norma in entrambi i mercati e al fine di ridurre i costi di quotazione in borsa; chiede tuttavia alla Commissione di controllare attentamente la tabella di marcia della completa equipollenza dell'International Accounting Standards Board (IASB)/Financial Accounting Standards Board (FASB), per evitare di avvantaggiare gli Stati Uniti;

29.   chiede un'intensificazione del dialogo sulla regolamentazione dei mercati finanziari tramite un esame politico delle questioni riguardanti i servizi finanziari transatlantici che si svolga due volte l'anno, prima e dopo ciascun Vertice annuale UE-USA, tra il Parlamento europeo, la Commissione, le competenti autorità statunitensi e le commissioni economiche del Congresso USA; apprezza il lavoro svolto finora da rappresentanti del settore come la "Futures and Options Association";

30.   respinge con fermezza il rinvio da parte degli Stati Uniti dell'attuazione dell'accordo Basilea II relativo ai requisiti patrimoniali, e invita gli USA a onorare gli impegni presi per assicurare alle banche condizioni omogenee su scala mondiale; ritiene che approcci divergenti potrebbero impedire alle banche dell'UE operanti negli Stati Uniti di istituire sistemi integrati di gestione del rischio;

31.   esprime insoddisfazione dinanzi al fatto che i riassicuratori dell'UE che operano negli USA devono garantire interamente i rischi, facendo fronte a normative degli Stati fortemente discriminatorie che li obbligano a sovraffinanziare le loro passività mantenendo livelli eccessivi di garanzie collaterali (i riassicuratori statunitensi autorizzati che operano negli Stati Uniti non sono tenuti a fornire questo tipo di garanzie); chiede alle autorità statunitensi competenti di impegnarsi in vista di un ulteriore riconoscimento reciproco transatlantico e di obblighi uniformi in materia di solvibilità e rendiconto;

32.   insiste per la rapida convergenza delle norme in materia di delisting (cancellazione dal listino) nei mercati azionari statunitensi, che attualmente impongono condizioni onerose alle aziende comunitarie che desiderino non essere più quotate in borsa; giudica positiva la recente proposta della Security Exchange Commission degli Stati Uniti di prendere in considerazione, come criterio principale, il volume degli scambi piuttosto che il numero di azionisti; invita la Commissione a seguire da vicino questi nuovi sviluppi per garantire la salvaguardia degli interessi dell'UE;

33.   crede in una maggiore coerenza del dialogo sul governo societario e nell'armonizzazione delle esigenze relative a quest'ultimo e alla vigilanza, in modo da scongiurare casi di extraterritorialità come nel caso della legge "Sarbanes-Oxley", migliorando, ad esempio, il dialogo transatlantico sul governo societario; chiede che venga approfondito l'esame congiunto UE-USA degli hedge fund globali;

34.   chiede alla Commissione un aggiornamento sull'applicazione della direttiva comunitaria sulla tassazione dei redditi da risparmio per quanto riguarda gli Stati Uniti;

Cooperazione nel settore del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo

35.   rileva che i mercati aperti sono fortemente dipendenti da strutture sicure e affidabili e che la fiducia è vitale per le relazioni commerciali a livello globale; esprime il suo appoggio a una stretta collaborazione UE-USA per proseguire la lotta alle frodi societarie e finanziarie, al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, evitando nel contempo di perturbare inutilmente le normali transazioni commerciali e private;

Stimolare l'innovazione e lo sviluppo delle tecnologie

36.   plaude all'obiettivo di incrementare le sinergie attraverso l'Atlantico in un gran numero di settori cruciali per lo sviluppo di più forti economie basate sulla conoscenza;

37.   appoggia la realizzazione di partenariati di ricerca transatlantici che coinvolgano le PMI in progetti di ricerca comuni e l'adozione di misure per incoraggiare il ritorno in Europa dei ricercatori europei;

38.   sottolinea che è interesse di entrambe le parti promuovere la cooperazione nel settore della ricerca e dello sviluppo e realizzare programmi di investimento, ad esempio nei seguenti settori:

   a) le tecnologie per il trasporto terrestre ad alta velocità e, in particolare, i nuovi sistemi di trasporto pubblico altamente efficienti per lo sviluppo urbano;
   b) lo sviluppo di carburanti sintetici e di sistemi di propulsione elettrica per automobili, camion e autobus, l'utilizzo delle celle a combustibile, ecc.;
   c) lo sviluppo di nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;

39.   ricorda a tale proposito agli Stati membri e agli Stati Uniti l'impegno espresso da entrambe le parti nella dichiarazione congiunta del 2003 sulla promozione dell'economia dell'idrogeno e si compiace dei progressi realizzati, ritenendo tuttavia necessario rafforzare la cooperazione;

40.   ritiene che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) siano di particolare rilevanza per entrambe le economie; raccomanda pertanto una serie di misure congiunte al fine di:

   a) incoraggiare l'introduzione di tecnologie chiave come la banda larga, i dispositivi di identificazione a radiofrequenza e altre tecnologie innovative, tenendo conto dell'interoperabilità;
   b) garantire la sicurezza delle reti e facilitare il flusso di informazioni prestando una particolare attenzione agli spam;
   c) assicurare una stretta cooperazione tra le agenzie di "cibersicurezza";
   d) affrontare il problema dell'elevato costo del roaming;

41.   ritiene che il settimo programma quadro di ricerca e sviluppo rappresenterà un'opportunità unica per intraprendere un'azione comune per quanto riguarda:

   a) l'individuazione di ambiti prioritari di collaborazione nel settore della ricerca al fine di sviluppare nuovi mercati transatlantici (ad esempio le tecnologie delle celle a combustibile a idrogeno e le nanotecnologie);
   b) la ricerca comune in settori attinenti alla sicurezza civile e nel campo dell'affidabilità dei sistemi complessi collegati in rete e delle infrastrutture di informazione a monte delle tecnologie della società dell'informazione;
   c) la promozione di una stretta cooperazione tra il Consiglio europeo della ricerca (CER) e la National Science Foundation (NSF);

42.   ritiene che i nuovi programmi spaziali e quelli già esistenti offrano, in una certa misura, l'opportunità di intraprendere imprese comuni nell'esplorazione dello spazio mediante:

   a) la promozione della cooperazione in settori chiave come l'osservazione terrestre, la navigazione satellitare (come previsto da Galileo e dal GPS), la comunicazione elettronica, le scienze dello spazio e l'esplorazione dello spazio;
   b) la soluzione del problema delle barriere regolamentari alla creazione di un mercato transatlantico ben funzionante nel settore dell'industria spaziale;
   c) l'abolizione dei controlli superflui ai sensi delle regolamentazioni USA sul traffico internazionale di armi e la liberalizzazione del mercato internazionale dei lanciatori;

43.   chiede alla Commissione di proporre un programma comune di ricerca sulla malaria, in aggiunta alla ricerca comune già esistente sulle malattie pandemiche;

44.   appoggia le misure volte a rafforzare l'iniziativa imprenditoriale e l'assunzione di rischi nell'UE, basate su appropriati esempi dei punti di forza che gli Stati Uniti vantano in materia;

Promuovere gli scambi, i viaggi e la sicurezza

45.   rileva che la politica dei visti è ormai di esclusiva competenza della Comunità; invita la Commissione ad avviare quanto prima negoziati con l'Amministrazione USA affinché il programma di esenzione dal visto si applichi a tutti i cittadini europei e vengano eliminate le attuali discriminazioni, in particolare nei confronti dei cittadini dei nuovi Stati membri;

46.   rileva che le complicate procedure per l'acquisizione dei visti hanno comportato maggiori costi sia per le imprese che per i cittadini; accoglie con favore l'iniziativa "persona fidata", che dovrebbe essere basata su norme sviluppate in comune, quale mezzo per agevolare i viaggi di affari e turistici;

47.   si rammarica che la maggior parte dei cittadini UE siano tuttora soggetti a rigorosi controlli in fatto di visti, ciò che costituisce un freno alla libera circolazione e allo scambio di lavoratori e un ostacolo per tutti coloro che devono recarsi o soggiornare negli USA per motivi professionali; invita gli Stati Uniti a mostrare maggiore flessibilità al riguardo, in particolare per i cittadini europei che si recano regolarmente negli USA per motivi professionali;

Promuovere l'efficienza energetica

48.   raccomanda - dato che la politica energetica è fondamentale per lo sviluppo economico e non può essere separata da cruciali questioni geopolitiche e dalla politica estera - di procedere ad uno scambio più franco e aperto sulle modalità per aumentare la trasparenza nel commercio energetico mondiale, promuovere l'energia rinnovabile a livello planetario, sviluppare una più stretta collaborazione con i partner fornitori e mettere a punto una strategia comune di sicurezza energetica e altre politiche volte a favorire la stabilità geopolitica ed economica nelle nazioni fornitrici e di transito;

49.   si rammarica che l'Unione europea sia la sola a prendere l'iniziativa per quanto riguarda la politica internazionale del clima, che gli USA siano il maggiore emettitore mondiale di gas serra e che pertanto occorra continuare a far pressione su questo paese, a tutti i livelli, affinché si assuma le proprie responsabilità nel campo dei mutamenti climatici; deplora pertanto che l'amministrazione statunitense si mostri ancora così riluttante ad aderire a qualsiasi partenariato internazionale di rilievo sul cambiamento climatico, pur constatando che ha compiuto un piccolo passo avanti, in quanto è ora disposta, come convenuto alla Conferenza della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico tenutasi nel dicembre 2005 a Montreal, a partecipare ad un approfondito dialogo proiettato verso il futuro; si compiace del fatto che negli Stati Uniti una coalizione emergente di interessi, comprendente membri del Congresso di entrambe le Camere e di ambo i partiti, legislatori statali, autorità locali, ONG e rappresentanti del mondo imprenditoriale, solleciti un'agenda più ambiziosa per affrontare il problema delle emissioni di gas a effetto serra;

50.   ritiene che il settore dell'energia ponga sfide comuni sia all'UE che agli USA e che, sebbene entrambe le parti abbiano adottato separatamente misure importanti, il settore necessiti di un approccio improntato al vantaggio reciproco, volto a:

   a) individuare una strategia comune che affronti l'elevata dipendenza dalle fonti fossili di energia mediante l'attuazione di misure concrete riguardanti l'efficienza energetica, le energie rinnovabili e la sicurezza dell'approvvigionamento, sia nel settore energetico che in quello dei trasporti;
   b) sviluppare tecnologie pulite per la cogenerazione di energia elettrica e termica (CHP) e tecnologie rinnovabili (ad esempio, fissazione del carbonio ed altre tecnologie "low carbon");
   c) incoraggiare - dopo la scadenza del protocollo di Kyoto - gli Stati Uniti e i paesi ad economia emergente e di nuova industrializzazione, come la Cina e l'India, ad elaborare insieme all'Unione europea misure per la riduzione a lungo termine ed economicamente sostenibile delle emissioni e ad adottare risposte idonee, dal punto di vista dei costi e dell'ambiente, per far fronte ai danni già causati dai cambiamenti climatici;
   d) riconoscere l'importante ruolo del nucleare nella produzione di energia "carbon free" e proseguire le ricerche congiunte sullo sviluppo di questa tecnologia vitale e sui modi in cui essa può contribuire all'economia dell'idrogeno;
   e) sviluppare, in congiunzione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, una proposta comune riguardante un quadro multilaterale per una politica nucleare globale che rafforzi la sicurezza e impedisca l'utilizzo abusivo dei materiali fissili a scopi militari;
   f) sviluppare successivamente una strategia comune sia nei confronti degli altri paesi la cui domanda di energia è elevata o in forte crescita sia nei confronti dei paesi produttori;

51.   sottolinea la necessità di un potenziamento della cooperazione scientifica UE-USA in materia di biocarburanti e raccomanda che venga data al più presto attuazione all'iniziativa riguardante un programma di lavoro congiunto UE-USA nel settore dei biocarburanti incentrato specificamente sul bioetanolo e biodiesel di seconda generazione;

Diritti di proprietà intellettuale (DPI)

52.   plaude all'accordo raggiunto alla riunione dei ministri dell'economia UE-USA di definire, entro il Vertice UE-USA 2006, una strategia di cooperazione in materia di applicazione dei diritti di proprietà intellettuale volta ad affrontare le violazioni di tali diritti e la mancanza di un'applicazione efficace nei paesi terzi, Cina e Russia in particolare, a migliorare la cooperazione doganale e frontaliera al riguardo, ad incoraggiare i partenariati pubblico-privato e a coordinare l'assistenza tecnica ai paesi terzi;

53.   si rammarica della mancanza di un'intesa comune in ordine alle indicazioni geografiche; si duole del fatto che la coesistenza di sistemi di brevetti fondamentalmente diversi - gli Stati Uniti possiedono un sistema "first-to-invent", secondo il quale i diritti sull'invenzione spettano al primo inventore, mentre il resto del mondo applica il sistema "first-to-file", secondo il quale i diritti sull'invenzione spettano al primo che deposita la domanda di brevetto - continui a creare notevoli problemi per le imprese dell'Unione europea; esorta il Congresso statunitense a portare avanti la riforma del sistema dei brevetti avvicinandosi ad un sistema "first-to-file";

54.   esorta l'UE e gli USA a cooperare, attraverso canali appropriati, per combattere le violazioni dei DPI nei paesi terzi, in particolare in Cina e in Russia;

Investimenti

55.   raccomanda l'adozione ufficiale, al Vertice 2006, di un inventario esaustivo dei principali ostacoli ancora esistenti agli investimenti reciproci, con un elenco delle azioni specifiche necessarie per ridurre o eliminare tali ostacoli in modo del tutto coerente con le norme del mercato interno, nonché con le disposizioni concernenti i servizi pubblici e il principio di precauzione;

56.   appoggia le misure di agevolazione degli investimenti e la progressiva rimozione di tutte le barriere agli investimenti transatlantici attraverso la convergenza delle norme contabili, condizioni omogenee sui mercati finanziari, una politica di concorrenza improntata a reciproca lealtà, l'eliminazione progressiva delle misure protezionistiche tuttora esistenti in determinati settori; nutre dubbi sulle restrizioni in materia di proprietà ancora esistenti negli USA, in particolare nei settori della difesa e dell'aeronautica, e appoggia la riforma del Comitato statunitense sugli investimenti esteri; chiede alla Commissione di elaborare uno studio sugli ostacoli alle acquisizioni di società nel mercato interno che penalizzano gli acquirenti UE rispetto a quelli statunitensi; invita la Commissione a fare in modo che le restrizioni proprietarie nell'UE non possano essere utilizzate come un argomento a favore del mantenimento delle restrizioni statunitensi;

Politica della concorrenza e applicazione delle regole

57.   chiede la creazione di un quadro transatlantico comune sulla politica di concorrenza, che accresca il coordinamento delle attività volte ad assicurare l'applicazione delle regole e agevoli lo scambio di informazioni riservate; insiste sul fatto che l'applicazione omogenea delle regole di concorrenza sulle due sponde dell'Atlantico, indipendentemente dal paese di stabilimento, è di vitale importanza per la creazione di un mercato transatlantico competitivo e unificato;

58.   sostiene l'obiettivo di concludere un ulteriore accordo in materia di concorrenza con gli Stati Uniti che consenta lo scambio di informazioni a carattere riservato nell'ambito di indagini condotte in conformità delle rispettive legislazioni sulla concorrenza;

Appalti

59.   raccomanda l'adozione ufficiale, al Vertice 2006, di un inventario esaustivo di tutte le barriere giuridiche, pratiche e tecniche agli appalti transfrontalieri tra i due partner, con un elenco delle misure necessarie per porvi rimedio che tenga conto del caso specifico dei servizi di interesse generale; incoraggia i due partner ad andare al di là degli impegni esistenti e futuri nel quadro dell'Accordo sugli appalti pubblici (AAP), il che consentirebbe, da un lato, di ampliare il ventaglio di opportunità per entrambe le parti e, dall'altro, di aumentare la competitività europea e creare nuovi sbocchi per le imprese dell'UE, in particolare le PMI;

60.   sostiene il rafforzamento della cooperazione UE-USA per quanto attiene all'apertura del mercato degli appalti pubblici; sottolinea che la creazione di pari condizioni di concorrenza in questo settore offrirà nuove occasioni alle imprese dell'UE, in particolare alle PMI;

61.   si rammarica del fatto che gli Stati Uniti mantengano in vigore un'ampia gamma di disposizioni discriminatorie "Buy America", cui se ne stanno aggiungendo anche altre concernenti programmi infrastrutturali finanziati con fondi federali; più specificamente, si rammarica che per le imprese europee della difesa sia ancora difficile operare sul mercato statunitense della difesa e acquisire tecnologia USA relativa alla difesa, a causa dell'assenza di una vera reciprocità transatlantica negli appalti della difesa e più in generale nel settore dell'industria della difesa; chiede al Congresso statunitense di accettare la realtà dell'economia transatlantica, anche nei mercati connessi alla sicurezza;

Servizi/Riconoscimento reciproco delle qualifiche

62.   osserva che soltanto l'ordine degli architetti ha incoraggiato le autorità competenti delle due parti a studiare il riconoscimento reciproco delle qualifiche nel quadro del programma di lavoro; riconosce che altre professioni sembrano preferire che le procedure di riconoscimento siano gestite a livello di associazioni omologhe nell'UE e negli USA; chiede alla Commissione di informare le commissioni competenti del Parlamento europeo in merito alle barriere al riconoscimento reciproco delle qualifiche ancora esistenti dall'una e dall'altra parte dell'Atlantico;

63.   constata che negli USA permangono grosse differenze fra gli Stati sul piano del mutuo riconoscimento orizzontale dei diplomi e delle qualifiche professionali, ciò che costituisce un freno all'ulteriore sviluppo del mercato transatlantico, soprattutto nel settore dei servizi; sollecita la Commissione ad avviare trattative finalizzate alla stipula di accordi in settori specifici, come le licenze di pilotaggio; sollecita gli Stati Uniti a sviluppare un sistema basato sul modello europeo, che preveda il riconoscimento reciproco fra gli Stati della quasi totalità dei diplomi e delle qualifiche professionali, come avviene nel mercato interno dell'UE;

Servizi/Servizi di trasporto aereo

64.   plaude ai progressi realizzati di recente nei negoziati per la liberalizzazione dei servizi aerei UE-USA e sottolinea l'esigenza di raggiungere, appena possibile, un accordo pieno basato sulla reciprocità che risolva la questione degli "ownership caps" (tassi massimi di partecipazione) nelle compagnie aeree statunitensi;

65.   sostiene che, data la grande rilevanza degli scambi e del turismo per ambo le parti, è assolutamente necessario che l'Accordo di partenariato transatlantico, di cui è prevista la stipula nel 2007, contenga un capitolo separato sulla politica dei trasporti, con l'aggiunta di vertici, incontri fra i membri delle commissioni competenti per i trasporti del Congresso USA e del Parlamento europeo, e riunioni tra il Segretario ai trasporti USA e il competente Commissario UE, insieme a funzionari della Commissione europea, nonché con l'ausilio della cooperazione fra gli organismi responsabili della sicurezza aerea e i competenti organi dell'amministrazione federale;

Risoluzione delle controversie UE/USA nel quadro dell'OMC

66.   sottolinea che, quantunque i panel ("gruppi speciali") dell'OMC possano provocare serie frizioni politiche, le dispute economiche o commerciali sono una componente naturale delle relazioni economiche transatlantiche;

67.   raccomanda una strategia comune basata su tre punti, per ridurre il numero delle controversie tra le più grandi potenze commerciali del mondo che si ripercuotono sulla più vasta arena dell'OMC:

   a) un impegno formale assunto al massimo livello di rispettare le norme commerciali multilaterali concordate e di applicare rapidamente e integralmente le decisioni dei panel OMC;
   b) un più intenso impegno politico a sfruttare al massimo tutti gli strumenti diplomatici bilaterali prima di far ricorso al meccanismo OMC per la risoluzione delle controversie, tenendo presente l'esigenza di tutelare gli interessi legittimi di operatori e commercianti;
   c) il riconoscimento da parte di entrambi i partner del diritto legittimo di legislatori e governi di proteggere la salute e l'ambiente dei loro cittadini, ma con l'assicurazione da parte dell'UE e degli USA che le loro regolamentazioni in tali settori non sono discriminatorie, sono proporzionate ed hanno una base scientifica, al fine di evitare abusi protezionistici e nel contempo restando in accordo con le regolamentazioni interni e con il principio di precauzione;

68.   chiede alla Commissione di presentare al Parlamento europeo una relazione che valuti i vantaggi e gli svantaggi di un meccanismo più formale per la risoluzione delle controversie commerciali bilaterali, alla luce di accordi analoghi vigenti tra l'UE e altri paesi terzi;

69.   osserva che la metodologia utilizzata dalle autorità statunitensi nelle materie connesse alla protezione degli scambi commerciali costituisce in taluni casi un ostacolo illegittimo agli scambi, e rileva che il ricorso manifestamente protezionista a strumenti di difesa degli scambi commerciali da parte degli USA è già stato contestato con successo – e non soltanto dall'Unione europea – nel quadro del meccanismo di risoluzione delle controversie dell'OMC, come nel caso del cosiddetto "emendamento Byrd" o delle misure di protezione dell'acciaio statunitense;

70.   si compiace del "Deficit Reduction Act 2005" (legge del 2005 sulla riduzione del deficit) approvato dal Congresso statunitense, che abroga l''emendamento Byrd", ma deplora il fatto che, a causa di una clausola di transizione, tale abrogazione non sarà immediatamente efficace; invita pertanto il Congresso degli Stati Uniti a sopprimere urgentemente detta clausola di transizione, di modo che la ridistribuzione alle imprese USA dei dazi antidumping e antisovvenzioni riscossi non continui ancora per vari anni a distorcere le condizioni di concorrenza sul mercato statunitense, a danno delle merci importate;

71.   ribadisce la propria preoccupazione circa l'importante sostegno governativo diretto e indiretto accordato all'industria statunitense attraverso sovvenzioni dirette, una legislazione protezionista e politiche fiscali; sottolinea in particolare che tutte le relazioni del panel e dell'Organo d'appello dell'OMC sul regime delle società di vendita all'estero (Foreign Sales Corporations – FSC) hanno concluso che, nonostante alcune importanti modifiche alla loro legislazione, gli Stati Uniti devono ancora conformarsi pienamente alle precedenti decisioni dell'OMC e alle raccomandazioni dell'Organo di conciliazione (DSB) dell'OMC; invita pertanto il Congresso statunitense a fare in modo che l''American Jobs Creation Act" o "Jobs Act" (la legge sulla creazione di posti di lavoro americani), che contiene una "Grandfathering Clause" (clausola di esenzione per situazioni preesistenti), rispetti pienamente le precedenti decisioni dell'OMC e le raccomandazioni del DSB;

72.   approva il fatto che l'annosa controversia sulle vendite estere delle società USA si sia conclusa con la revoca da parte del Congresso delle agevolazioni fiscali a favore delle società statunitensi previste dalla legge sulla creazione di posti di lavoro negli USA, che sono incompatibili con le norme dell'OMC;

73.   si rammarica - con riferimento al caso Airbus-Boeing - che gli Stati Uniti e l'UE siano inutilmente impegnati in quella che è probabilmente la più grossa, la più complicata e la più costosa controversia legale nella storia dell'OMC; invita ambedue le parti ad intensificare le consultazioni al massimo livello al fine di esplorare modi per pervenire ad una soluzione pragmatica che permetta di evitare un inutile ricorso all'OMC;

74.   sottolinea che la decisione dell'OMC sugli organismi geneticamente modificati non mette assolutamente in discussione la legislazione europea sull'autorizzazione alla commercializzazione dei prodotti biotecnologici, ma riguarda procedure di valutazione biotecnologiche sorpassate, che sono già state rivedute dopo l'inizio dei lavori del panel;

75.   si compiace della decisione della Comunità europea di conformarsi alla decisione dell'OMC modificando la propria legislazione sugli ormoni a partire dal 2003; auspica la risoluzione del disaccordo che sussiste tra gli Stati Uniti (e il Canada) e l'Unione europea in merito alla persistente applicazione di contromisure, e sollecita gli Stati Uniti a revocare le sanzioni commerciali imposte dal 1999 contro i prodotti europei;

76.   si rammarica che gli Stati Uniti non abbiano ancora abbandonato la loro metodologia anti-dumping conosciuta come "messa a zero", nonostante l'OMC abbia condannato recisamente tale pratica nel caso della biancheria da letto;

77.   sottolinea che il sistema di risoluzione delle controversie dell'OMC rappresenta un elemento centrale per garantire sicurezza e prevedibilità al sistema multilaterale degli scambi; esprime la preoccupazione che in taluni casi gli Stati Uniti abbiano adottato un'impostazione incompatibile con i loro obblighi internazionali, applicando o rifiutando di abrogare leggi che víolano gli obblighi assunti nel quadro dell'OMC e che danneggiano gravemente le industrie dell'Unione europea e dei paesi terzi; invita pertanto il Congresso USA a migliorare il proprio livello di rispetto delle conclusioni dell'Organo di conciliazione dell'OMC;

Altre questioni globali

78.   si rammarica che la cooperazione sulle questioni di politica monetaria e macroeconomica non sia inclusa nell'Iniziativa economica e nel programma di lavoro; ribadisce la propria preoccupazione in merito alle conseguenze potenzialmente pericolose, per l'economia globale, del forte duplice deficit del bilancio federale e della bilancia delle partite correnti USA; invita pertanto la Banca centrale europea e la Federal Reserve a cooperare più strettamente sulle questioni di politica monetaria e stabilità finanziaria mondiali;

79.   ribadisce il proprio invito ai partner transatlantici a riesaminare congiuntamente le loro strategie ed i loro strumenti di aiuto allo sviluppo e di assistenza umanitaria, compreso il loro coordinamento con le istituzioni di Bretton Woods, in modo da migliorare l'efficacia, la coerenza e la complementarità delle risposte dell'UE e degli USA alle sfide globali, con particolare riferimento alla riduzione della povertà, alle malattie trasmissibili e al degrado dell'ambiente;

80.   chiede alla Commissione di valutare i meccanismi di finanziamento e programmazione esistenti destinati a finanziare programmi comuni UE-USA nei paesi terzi, allo scopo di istituire una procedura più efficiente e produttiva;

81.   considera che il "criterio culturale" possa contribuire a rafforzare le relazioni transatlantiche, promovendo il partenariato e la comprensione reciproca tra europei ed americani;

82.   invita i partner europei ed americani a tener conto, nelle loro relazioni economiche, del ruolo e delle specificità dei settori della cultura e dell'istruzione;

83.   chiede pertanto che si instauri un dialogo transatlantico in materia di cultura (compreso il settore dell'audiovisivo) e istruzione, che favorirà scambi regolari di buone pratiche ed esperienze, in particolare per quanto riguarda:

   la lotta contro la pirateria e la contraffazione,
   il miglioramento dei sistemi giuridici di diffusione via Internet dei contenuti sonori e audiovisivi e della loro compatibilità con i diritti d'autore e la retribuzione degli autori ,
   la conoscenza del patrimonio cinematografico americano ed europeo - specialmente la conoscenza dei film europei negli Stati Uniti, dove essi sono meno ampiamente diffusi - per promuovere la comprensione reciproca,
   le misure per promuovere una distribuzione cinematografica più equilibrata e impedire pratiche di concorrenza sleale o di abuso di posizione dominante in alcuni mercati in seno all'Unione europea, come pure l'abolizione di taluni impedimenti de jure o de facto alla distribuzione di prodotti audiovisivi europei negli Stati Uniti,
   l'istituzione di meccanismi adeguati per sviluppare e potenziare il turismo culturale tra i due continenti;

84.   chiede, per quanto riguarda l'istruzione, che tale dialogo sia incentrato in particolare:

   sul rafforzamento del riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali, segnatamente nelle discipline artistiche, onde agevolare la mobilità dei "protagonisti della cultura" e gli scambi di artisti,
   sulla promozione della ricerca e degli scambi di professori universitari, ricercatori e studenti in materie che contribuiscono a consolidare le relazioni economiche e scientifiche tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, tenendo conto in particolare del loro programma di cooperazione nei settori dell'istruzione superiore e dell'istruzione e formazione professionali(16) ,
   la presa di coscienza dell'importanza di una società basata sulla conoscenza e il rafforzamento dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;

85.   ritiene, alla luce degli articoli 133 e 151 del trattato CE, che la particolare natura del settore audiovisivo renda indispensabile assicurare che gli scambi transatlantici si svolgano sulla base del rispetto della diversità culturale e linguistica dell'Unione europea; chiede a tale riguardo l'attuazione di misure atte a promuovere la diversità culturale e ad incrementare gli scambi culturali;

86.   esorta le istituzioni europee a sensibilizzare il partner statunitense all'azione dell'Unione a favore della Convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali;

87.   sottolinea l'importanza di concentrarsi sui problemi della protezione dei dati nel quadro delle relazioni transatlantiche; rileva, alla luce delle carenze in materia di protezione dei dati in alcuni aspetti degli scambi transatlantici, che è opportuno valutare gli ambiti in cui lo scambio di informazioni con paesi terzi sembra funzionare bene (come nel caso dei principi di approdo sicuro in materia di riservatezza) in modo da estendere a più ambiti le soluzioni riuscite;

88.   accoglie con soddisfazione lo studio recentemente condotto dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sui vantaggi macroeconomici della promozione di un'ulteriore integrazione economica tra l'UE e gli USA, in cui si stima che gli aumenti del PIL pro capite derivanti da riduzioni significative degli ostacoli all'accesso al mercato, agli investimenti diretti esteri e agli scambi commerciali andrebbero dal 2 al 3,5% nell'UE e dall'1 al 3% negli USA;

89.   chiede che l'Unione europea effettui uno studio più dettagliato ed esaustivo, il quale: a) individui le conseguenze della soppressione delle restanti barriere tariffarie e non tariffarie agli scambi e agli investimenti tra l'UE e gli USA; b) esamini a tutto campo la possibilità di realizzare un allineamento regolamentare ex-ante o ex-post, secondo i casi; c) valuti l'impatto dell'allineamento o della convergenza regolamentare UE-USA sui paesi terzi; d) esamini la fattibilità di una "passerella regolamentare" in base alla quale una merce o un servizio, una volta approvati, diventino accettabili ovunque nel mercato transatlantico;

Dialoghi transatlantici

90.   rileva l'importanza dei dialoghi transatlantici al fine di rafforzare i legami tra l'Unione europea e gli Stati Uniti; osserva che, trattando questioni importanti nei loro rispettivi ambiti e apportando preziosi contributi allo sviluppo della relazione transatlantica, dei suoi obiettivi e delle sue attività, i dialoghi sono strettamente associati al processo decisionale transatlantico e contribuiscono a garantire che gli sforzi compiuti nei vari settori rispondano davvero alle reali esigenze dei cittadini;

91.   osserva che il dialogo transatlantico dei legislatori (TLD) ha contribuito a rafforzare le relazioni interparlamentari tra l'Unione europea e gli Stati Uniti; ribadisce la necessità di creare sinergie tra il TLD e gli altri dialoghi della NTA, in particolare varando nuovi programmi, finanziati congiuntamente, di scambi di personale legislativo e istituendo un piccolo segretariato TLD;

92.   sottolinea che la 61a riunione del Dialogo dei legislatori transatlantici, svoltasi a Vienna il 18-21 aprile 2006, ha confermato gli enormi vantaggi per i nostri cittadini che potrebbero derivare dalla rimozione delle barriere che ostacolano le relazioni economiche transatlantiche e prende atto che le relazioni tra gli USA e l'Unione europea dovrebbero essere rinnovate, sostituendo la loro attuale struttura con un accordo per una partnership UE/USA;

93.   prende atto del fatto che il dialogo transatlantico tra le imprese (TABD) è stato rimodellato con successo per consentire l'apporto di un contributo più efficace da parte delle imprese, allo scopo di rafforzare il partenariato economico;

94.   rileva che entrambe le parti del dialogo transatlantico sul lavoro dovrebbero essere più proattive e visibili nel formulare risposte e raccomandazioni su questioni comuni; raccomanda che il dialogo transatlantico sul lavoro si concentri sui settori critici della cooperazione attraverso un'impostazione più settoriale;

95.   osserva che l'accordo sulla scienza e la tecnologia concluso tra l'Unione europea e gli Stati Uniti costituisce uno strumento chiave per promuovere le relazioni scientifiche UE-USA; sollecita l'istituzione ufficiale di un dialogo transatlantico sulla ricerca, volto a promuovere e coordinare la collaborazione in materia di ricerca nonché nuove iniziative in settori scientifici selezionati che vadano oltre le strutture esistenti;

96.   osserva che anche altri dialoghi transatlantici esistenti al di fuori degli accordi ufficiali contribuiscono a rafforzare i legami tra l'Unione europea e gli Stati Uniti; raccomanda di riesaminare l'attuale struttura dei dialoghi transatlantici e di esplorare nuove aree promettenti in vista di una più ampia cooperazione;

Il ruolo del Parlamento europeo

97.   sottolinea che, se i compiti previsti dall'Iniziativa economica riguardano in primo luogo le autorità di regolamentazione, per realizzare un mercato transatlantico integrato è auspicabile anche il coinvolgimento attivo dei legislatori di entrambe le parti; sottolinea che i Vertici UE-USA dovrebbero contemplare un adeguato livello di partecipazione parlamentare onde assicurare un input parlamentare al processo amministrativo condotto dai due esecutivi; chiede che prima di ogni vertice si tenga una riunione tra il dialogo transatlantico dei legislatori (TLD) e il Gruppo ad alto livello per uno scambio di opinioni sull'avanzamento del programma di lavoro;

98.   chiede che prima di ogni vertice si tenga una riunione tra il TLD e il Gruppo ad alto livello per uno scambio di opinioni sulle questioni economiche pertinenti e, in particolare, sull'avanzamento del programma di lavoro;

99.   raccomanda che almeno il Presidente del Parlamento europeo e i leader del Congresso statunitense partecipino al prossimo Vertice UE-USA e che, come norma generale, il Parlamento europeo e il Congresso USA siano associati alla preparazione e all'effettivo svolgimento di tutte le future riunioni al vertice UE-USA;

100.   si compiace degli sforzi volti a rafforzare il TLD tra il Parlamento europeo e il Congresso statunitense, compresa, in particolare, l'attuazione di un efficace meccanismo di "allerta rapida" nonché di un sistema d'informazione tra le commissioni parlamentari delle due rive dell'Atlantico;

101.   chiede alla Camera dei rappresentanti USA di esaminare la possibilità di creare una delegazione permanente al fine di garantire la continuità del TLD; ritiene che sarebbe inoltre opportuno istituire un dialogo regolare tra il Parlamento europeo e il Senato degli Stati Uniti;

102.   invita la sua commissione competente ad utilizzare il bilancio 2007 per lo stanziamento dei fondi necessari alla creazione di un posto permanente di funzionario del Parlamento europeo a Washington, che garantisca l'adeguata istituzionalizzazione delle attività del PE e consenta un migliore collegamento tra il Parlamento europeo e il Congresso USA;

o
o   o

103.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Presidente e al Congresso degli Stati Uniti d'America.

(1) Firmata al Vertice UE-USA di Madrid.
(2) Dichiarazione congiunta adottata al Vertice UE-USA di Londra.
(3) Firmata al Vertice UE-USA di Bonn.
(4) Concordata al Vertice UE-USA di Washington.
(5) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 556.
(6) GU C 34 E del 7.2.2002, pag. 359.
(7) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 288.
(8) GU C 180 E del 31.7.2003, pag. 392.
(9) GU C 69 E del 19.3.2004, pag. 124.
(10) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 1043.
(11) GU C 247 E del 6.10.2005, pag. 151.
(12) Firmata al Vertice UE-USA di Shannon del 25 e 26 giugno 2004.
(13) Testi approvati, P6_TA(2005)0461 .
(14) Testi approvati, P6_TA(2006)0238 .
(15) Daniel S. HAMILTON/Joseph P. QUINLAN (eds.) Deep Integration : How Transatlantic Markets are Leading Globalization. June 2005; Francisco CABRILLO, Jaime GARCÍA-LEGAZ and Pedro SCHWARTZ, A case for an open Atlantic Prosperity Area, FAES, 2006.
(16) GU L 71 del 13.3.2001, pag. 8.


Allargamento dell'area dell'euro
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Risoluzione del Parlamento europeo sull'allargamento dell'area dell'euro (2006/2103(INI) )
P6_TA(2006)0240 A6-0191/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visto l'articolo 121 del trattato CE,

–   vista la comunicazione della Commissione sulle finanze pubbliche nell'UEM - 2005 (COM(2005)0231 ),

–   vista la relazione della Commissione sulla convergenza 2004 (COM(2004)0690 ),

–   visto il "Rapporto sulla convergenza 2004" della Banca centrale europea,

–   vista la seconda relazione della Commissione sui preparativi pratici per il futuro allargamento dell'area dell'euro (COM(2005)0545 ),

–   vista la propria risoluzione del 5 luglio 2005 sull'attuazione della strategia d'informazione e di comunicazione riguardante l'euro e l'Unione economica e monetaria(1) ,

–   vista la propria risoluzione del 1° dicembre 2005 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 974/98, relativo all'introduzione dell'euro(2) ,

–   visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0191/2006 ),

A.   considerando che l'Unione economica e monetaria (UEM) deve essere rafforzata al fine di realizzare i suoi obiettivi in termini di crescita e occupazione,

B.   considerando che il tasso di crescita economica nell'area dell'euro si colloca attualmente all'1,8%, mentre l'economia dell'UE nel suo insieme sta crescendo del 2% l'anno,

C.   considerando che la responsabilità politica ed economica dell'allargamento dell'area dell'euro incombe agli Stati membri, a prescindere dalla loro appartenenza o meno all'area dell'euro,

D.   considerando che gli Stati membri che hanno aderito all'UE nel 2004 (i nuovi Stati membri) adotteranno l'euro non appena avranno soddisfatto le condizioni stabilite dal trattato e che il Regno Unito e la Danimarca beneficiano di una clausola di non partecipazione (opt-out),

E.   considerando che la maggioranza dei nuovi Stati membri ha registrato una crescita rapida che ha consentito loro di recuperare in parte il ritardo ma che, per quanto riguarda il livello della loro convergenza reale, sono necessari ulteriori sforzi,

F.   considerando che l'euro si è dimostrato essere una grande conquista dell'UE, che contribuisce alla stabilità economica interna ed esterna,

G.   considerando che il Regno Unito e sei dei nuovi Stati membri, vale a dire Cipro, Repubblica ceca, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia sono oggetto di una procedura per i disavanzi eccessivi e che due di essi - Cipro e Malta - hanno un rapporto debito pubblico/PIL superiore al 60%,

H.   considerando che per il criterio di tasso di inflazione si ricorre attualmente a due definizioni di "stabilità dei prezzi"; considerando che la definizione della stabilità dei prezzi formulata dalla BCE richiede un obiettivo di inflazione inferiore ma vicino al 2% ed è generalmente riconosciuta in tutta l'Unione economica e monetaria, mentre diversa è la definizione utilizzata dalla BCE e dalla Commissione nelle loro relazioni sulla convergenza, in quanto presuppone che la prestazione migliore in termini di stabilità dei prezzi significa la più bassa inflazione possibile, esclusa la deflazione,

Condizioni preliminari generali per il futuro allargamento dell'area dell'euro

1.   ricorda che l'adesione all'area dell'euro richiede il pieno rispetto dei criteri di Maastricht, quali specificati nel trattato e nel protocollo sull'articolo 121 del trattato: un elevato livello di stabilità dei prezzi, bilanci pubblici che non presentino disavanzi eccessivi, un'adesione di almeno due anni al meccanismo di cambio ERM II dello SME e il rispetto dei normali margini di fluttuazione, convergenza dei tassi d'interesse a lungo termine, compatibilità della legislazione nazionale con il trattato di Maastricht, una banca centrale indipendente e convergenza economica;

2.   ricorda che tutti gli Stati membri con deroga devono adempiere ai criteri di Maastricht prima di poter aderire all'area dell'euro e che i requisiti del patto di stabilità e di crescita si applicano a tutti gli Stati membri; è convinto che l'esame del livello di preparazione di un paese quanto all'adozione dell'euro dovrebbe basarsi sulle definizioni e i principi già enunciati nelle precedenti relazioni sulla convergenza, in modo da garantire continuità e parità di trattamento a tutti gli Stati membri;

3.   esorta la Commissione ad utilizzare criteri comuni per la valutazione dei dati economici e finanziari; mette in evidenza la responsabilità della Commissione per quanto riguarda l'affidabilità dei dati statistici e insiste sul fatto che non si addotti alcuna decisione fintanto che persistono dei dubbi sulla loro esattezza; sottolinea che l'analisi della stabilità dei prezzi richiede un'ampia valutazione della gamma dei metodi di fissazione dei riferimenti, data la diversità degli approcci seguiti dalla Commissione nelle relazioni sulla convergenza dal 1993;

4.   si oppone fermamente all'adozione di provvedimenti speciali in materia di rispetto dei criteri di Maastricht; invita la Commissione a valutare i criteri di convergenza conformemente al trattato e al protocollo all'articolo 121 del trattato; sottolinea, in tale contesto, l'importanza di valutare la stabilità a lungo termine dell'area dell'euro;

5.   sottolinea che la Commissione deve pubblicare i risultati delle sue valutazioni sui paesi che non sono considerati pronti ad aderire all'area dell'euro ogni volta che tale valutazione viene eseguita, e presentare tali risultati al Parlamento europeo al fine di garantire un elevato livello di trasparenza e responsabilità del processo decisionale a livello dell'Unione europea;

6.   ritiene che la stabilità a lungo termine dell'area dell'euro dovrebbe essere valutata anche in funzione della sua capacità di assorbire nuovi paesi; sottolinea che l'allargamento dell'area dell'euro dovrebbe rappresentare un'opportunità per l'attuazione della governance economica nell'area dell'euro;

7.   chiede alle autorità degli Stati membri candidati ad entrare nell'area dell'euro (i paesi candidati) di garantire piena trasparenza nelle decisioni politiche – ad esempio, la fissazione dei tassi di conversione e delle date previste per l'ingresso – adottate prima e durante l'adesione al meccanismo di cambio ERM II; invita le autorità a rendere accessibili al pubblico eventuali valutazioni d'impatto, studi e relazioni in merito a tali questioni;

8.   sottolinea che, al fine di migliorare la convergenza reale delle economie e di limitare il rischio di shock asimmetrici nell'unione monetaria, è necessario che gli Stati membri dell'area dell'euro intensifichino i loro sforzi per un più efficace coordinamento delle politiche economiche e monetarie, in particolare rafforzando le loro strategie comuni all'interno dell'Eurogruppo; rileva che tali sforzi potrebbero iniziare con il coordinamento del calendario di bilancio e l'elaborazione dei bilanci sulla base delle stesse ipotesi sull'andamento del tasso di cambio euro-dollaro e delle stesse proiezioni sul prezzo del petrolio;

9.   sottolinea che il passaggio all'euro non dovrebbe essere affrontato e programmato semplicemente come un cambio tecnico di moneta, ma considerato piuttosto un'importante conversione con rilevanti effetti sul piano economico, monetario e sociale;

Condizioni tecniche preliminari per l'allargamento dell'area dell'euro

10.   sottolinea che è necessario definire piani nazionali di transizione dettagliati per assicurare un'agevole adozione dell'euro; ritiene che tali piani debbano associare gli organismi locali e nazionali responsabili dell'introduzione dell'euro e comprendere un calendario dettagliato per la modifica delle legislazioni nazionali e delle disposizioni amministrative e per l'adeguamento degli enti pubblici; ritiene che occorra tenere pienamente conto degli insegnamenti tratti dall'introduzione dell'euro nel corso del primo giro di adesioni all'area dell'euro nonché delle caratteristiche della transizione all'euro, dato che attualmente questa moneta è già in circolazione e viene ampiamente utilizzata nei paesi candidati;

11.   chiede ai paesi candidati di garantire la tempestiva disponibilità di banconote in euro presso le banche, di limitare i tempi della doppia circolazione, e di organizzare con rigore il periodo del ritiro della moneta nazionale al fine di assicurare una transizione agevole;

12.   chiede ai paesi candidati di prestare un'attenzione particolare alla protezione dei consumatori durante la fase di transizione, di adottare leggi che richiedano l'indicazione obbligatoria dei prezzi nelle due valute per un periodo di tempo sufficientemente lungo e di stabilire procedure efficaci per tutelare i consumatori da aumenti ingiustificati dei prezzi durante la fase di transizione o per periodi più lunghi; chiede che vengano organizzate chiare campagne d'informazione destinate al pubblico per sottolineare che l'unica arma contro gli aumenti ingiustificati dei prezzi è la facoltà dei consumatori di scegliere liberamente i loro fornitori; fa presente che si dovrebbe prestare un'attenzione particolare alla fissazione dei prezzi in situazioni di monopolio pubblico o privato e da parte delle autorità pubbliche; invita tali Stati a creare, per un periodo di almeno due anni, un Osservatorio incaricato di pubblicare i dati relativi all'andamento di una decina di prezzi al consumo particolarmente significativi;

13.   ricorda che è necessario avviare con tempestività ampie campagne d'informazione dei cittadini nei paesi candidati per creare fiducia nel processo di transizione ed assicurare che tale fase sia gestita in modo equo da tutte le parti coinvolte per assicurare il successo dell'euro; ritiene che il deficit di informazione dei cittadini debba essere ridotto e che occorra organizzare con tempestività l'utilizzo dei media per le campagne d'informazione;

Requisiti speciali per i paesi candidati all'adesione

14.   sottolinea che l'adesione prematura all'area dell'euro può comportare sviluppi inaspettati nel processo di convergenza economica;

15.   sottolinea che l'allargamento dell'area dell'euro favorisce il processo di convergenza economica e contribuisce al rafforzamento dell'area dell'euro nel suo insieme;

16.   rileva che la convergenza economica in taluni Stati membri candidati non è tanto sviluppata da consentirne la rapida adesione, come dimostrano gli elevati tassi di inflazione e i deficit di bilancio eccessivi registrati in alcuni paesi candidati; riconosce che diversi Stati membri hanno costruito una solida base per la rapida introduzione dell'euro assicurando la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo;

17.   chiede che tutti i criteri siano pienamente rispettati prima dell'adozione dell'euro e sottolinea che non tutti i sette Stati membri che partecipano al meccanismo di cambio ERM II che non beneficiano della clausola "opt-out" rispettano le condizioni di adesione;

18.   si compiace dell'adesione della Slovenia all'area dell'euro e ritiene che tale allargamento avrà un impatto positivo sull'economia europea nell'insieme;

19.   deplora la raccomandazione negativa sulla Lituania e chiede spiegazioni chiare ed esaustive sulla base dei calcoli adottati per applicare i criteri di inflazione; invita la Commissione ad aggiornare la relazione sulla convergenza 2006 sulla Lituania e a creare, di concerto con le autorità lituane, un gruppo di esperti per elaborare una strategia che consenta al paese di aderire entro breve all'area dell'euro;

20.   incoraggia l'Estonia, che non ha soddisfatto i soli criteri sull'inflazione, a continuare gli sforzi per soddisfare i criteri di adesione e divenire entro breve membro dell'area dell'euro;

21.   invita gli Stati membri a dare alla Commissione la possibilità di controllare il rispetto dei criteri di Maastricht sulla base di dati ben definiti, aggiornati, affidabili e di qualità;

22.   ricorda che, in mancanza di una clausola "opt-out", il trattato prevede la valutazione automatica dei criteri di Maastricht su base biennale per gli Stati membri con deroga; rileva che gli Stati membri con deroga possono chiedere che la valutazione sia effettuata prima della scadenza di tale termine; esorta gli Stati membri a non chiederla fintanto che non sono certi di rispettare tutti i criteri;

23.   osserva che nonostante la crescita elevata e continua degli ultimi dieci anni, la convergenza reale è tuttora debole;

24.   ritiene che, in ogni caso, la decisione sull'adesione dei singoli Stati membri dovrebbe basarsi su dati di elevata qualità e valutazioni conformi alle pertinenti disposizioni del trattato e dei relativi protocolli; chiede pertanto alla Commissione e alla Banca centrale europea (BCE) di effettuare una valutazione globale che non si limiti ad un raffronto formale di numeri e cifre ma tenga conto dei risultati conseguiti in termini di convergenza e nell'assicurare la stabilità macroeconomica;

25.   ritiene che sia nell'interesse dei nuovi Stati membri e dell'area dell'euro nel suo insieme effettuare un'analisi accurata dei costi e dei benefici derivanti dall'adozione dell'euro in una fase precoce, soprattutto tenendo conto del fatto che l'adesione all'area dell'euro ha conseguenze importanti in termini di strumenti di politica monetaria e richiede uno spazio adeguato per la politica finanziaria, che resta lo strumento macroeconomico disponibile; chiede che tali analisi siano rese pubbliche;

26.   ritiene che la preparazione all'ingresso nella zona euro, dopo l'adesione al meccanismo di cambio ERM II, possa comportare di per sé benefici consistenti, che la data di adesione non dovrebbe essere l'obiettivo principale e che è molto importante procedere in modo credibile e sostenibile per garantire il successo dell'introduzione dell'euro nei nuovi Stati membri;

27.   sottolinea che il criterio dell'inflazione richiede un tasso che non superi di oltre 1,5 punti percentuali quello dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi, prendendo come base per determinare la media i prezzi al consumo degli ultimi 12 mesi, sulla base dei dati forniti dalla Commissione in cooperazione con la BCE;

28.   esprime preoccupazione per il fatto che la BCE sta utilizzando due definizioni di stabilità dei prezzi, una nella sua politica monetaria (inflazione inferiore ma vicina al 2%) e un'altra nelle sue relazioni di convergenza (la più bassa inflazione possibile, esclusa la deflazione); rileva che il trattato non opera una distinzione di questo tipo; ritiene che queste due interpretazioni del concetto di stabilità dei prezzi, che è specificato nel trattato, siano fuorvianti e possano avere ripercussioni negative sul mercato e sui suoi partecipanti in tutti gli Stati membri;

29.   sottolinea che i candidati all'adesione dovrebbero avere un tasso di interesse nominale medio a lungo termine, osservato per un anno prima della domanda di adesione, che non superi di oltre 2 punti percentuali quello dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi, sulla base dei dati forniti dalla Commissione in cooperazione con la BCE;

30.   rileva che sia la definizione dei tre Stati membri che hanno ottenuto i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi, sia il metodo di calcolo del valore di riferimento vanno chiariti per riflettere il fatto che dodici Stati membri dell'UE costituiscono attualmente l'Unione monetaria e utilizzano un'unica moneta soggetta ad una politica monetaria comune e che i diversi risultati da loro conseguiti sul piano dell'inflazione riflettono fattori strutturali piuttosto che posizioni diverse in materia di politiche macroeconomiche; ritiene, tuttavia, che è importante tener conto del cosiddetto effetto Balassa-Samuelson in relazione al criterio dell'inflazione per gli Stati membri emergenti;

31.   sollecita con vigore la Commissione, a seguito delle prime due decisioni sulle valutazioni dei programmi di convergenza dei nuovi Stati membri in vista dell'allargamento dell'area dell'euro in un imminente futuro, ad instaurare una cooperazione stretta e regolare con i paesi candidati al fine di identificare quali strumenti di politica economica contribuiscano più efficacemente a migliorare le prestazioni intermini di inflazione senza compromettere la crescita economica;

o
o   o

32.   incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla BCE.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0270 .
(2) Testi approvati, P6_TA(2005)0457 .


Stato di previsione del Parlamento europeo per il 2007
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Risoluzione del Parlamento europeo sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2007 (2006/2022(BUD) )
P6_TA(2006)0241 A6-0188/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visto l'articolo 272, paragrafo 2, del trattato CE,

–   visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(1) ,

–   visto l'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(2) ,

–   vista la propria risoluzione del 15 marzo 2006 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2007 – Sezioni II, IV, V, VI, VII, VIII (A) e VIII (B) e sul progetto di stato di previsione del Parlamento europeo (Sezione I) per la procedura di bilancio 2007(3) ,

–   vista la relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza sul progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento per l'esercizio finanziario 2007,

–   visto il progetto preliminare di stato di previsione stabilito dall'Ufficio di presidenza il 22 marzo 2006 a norma dell'articolo 22, paragrafo 6, e dell'articolo 73 del regolamento,

–   visto l'articolo 73 del proprio regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i bilanci (A6-0188/2006 ),

A.   considerando che il 2007 segna il primo anno del nuovo quadro finanziario (2007-2013),

B.   considerando che l'Ufficio di presidenza del Parlamento ha proposto che il 2007 sia un anno di consolidamento della spesa, senza nuovi progetti di ampia portata,

C.   considerando che l'allargamento dell'Unione resta una priorità politica fondamentale; che la politica dell'informazione, l'assistenza ai deputati e la politica di acquisto degli edifici occupati su base permanente nei tre luoghi di lavoro costituiranno le altre priorità del bilancio 2007,

D.   considerando che i risultati di un'operazione esaustiva di inventario dovranno essere presentati entro il 1° settembre 2006,

E.   considerando che lo stato di previsione 2007 si basa sui seguenti parametri chiave: 41 settimane lavorative, comprese 4 settimane di circoscrizione, 12 tornate ordinarie e 6 tornate aggiuntive, 785 membri del Parlamento europeo, un adeguamento delle retribuzioni del 2,1%, una riduzione forfettaria del 7% per i posti "extra allargamento" e una riduzione forfettaria del 10% per i posti "allargamento",

F.   considerando che vi sono incertezze in ordine ad alcuni dei parametri utilizzati nel progetto preliminare di stato di previsione, come il possibile acquisto di alcuni dei locali occupati dal Parlamento a Strasburgo o il possibile impiego dell'irlandese come ventunesima lingua di lavoro,

G.   considerando che un certo numero di questioni che presentano implicazioni finanziarie sono attualmente all'esame dell'Ufficio di presidenza e che tali implicazioni potranno essere prese in considerazione solo in sede di prima lettura del progetto di bilancio 2007,

H.   considerando che il multilinguismo e la dispersione geografica delle attività del Parlamento rappresentano il 48% circa delle spese del progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento, il che corrisponde a un importo di 673 000 000 EUR,

Quadro contestuale del bilancio 2007

1.   prende atto che l'importo proposto per il progetto di stato di previsione 2007 è pari a 1 377 700 000 EUR e che tale importo è stato determinato sulla base del bilancio finanziario 2006, aumentato del 4,2%, dove il 2% corrisponde al tasso d'aumento storico e il 2,2% rappresenta un adeguamento ai prezzi correnti; raccomanda che il livello definitivo del bilancio venga deciso in sede di prima lettura e che rifletta le giustificate esigenze di bilancio dell'Istituzione;

2.   sottolinea che il bilancio dovrebbe riflettere le esigenze finanziarie reali, obbedire al principio di rigore di bilancio e corrispondere ad un'utilizzazione responsabile del denaro dei cittadini; ritiene che l'Istituzione dovrebbe adottare un approccio più operativo in materia di bilancio; pone l'accento sulla necessità di effettuare un'analisi costi-benefici che consenta all'Istituzione di valutare le implicazioni del mantenimento del massimale autoimposto per la rubrica 5; ha deciso che, in caso di mantenimento del massimale del 20%, tale percentuale costituisca il limite superiore del bilancio; si riserva pertanto di prendere posizione sul limite del 20% in occasione della prima lettura;

3.   fa presente al Segretario generale che, fermo restando il rispetto del principio dell'annualità del bilancio, quale misura di sana gestione finanziaria, occorre tenere maggiormente conto degli sviluppi a medio termine cui corrispondono reali esigenze finanziarie operative a carattere pluriennale;

4.   osserva che il progetto preliminare di stato di previsione comprende 48 000 000 EUR per le spese legate all'allargamento, 50 000 000 EUR per l'acquisto degli edifici WIC e SDM a Strasburgo, 25 000 000 EUR come riserva per la politica d'informazione e comunicazione, 7 500 000 EUR per l'acquisizione di consulenze e 8 974 459 EUR come riserva per imprevisti; sottolinea che un'analisi del progetto di stato di previsione indica che i principali centri di costo restano immutati rispetto agli anni precedenti e riguardano in particolare le spese per il personale, i beni immobiliari, l'informazione, i deputati e l'allargamento;

5.   chiede che nel quadro dell'operazione di inventario si tenga conto dei seguenti principi di sana gestione finanziaria:

   a) individuazione delle attività che presentano uno scarso valore aggiunto,
   b) incremento dell'efficienza attraverso la razionalizzazione dei metodi di lavoro,
   c) maggiore ricorso ai bilanci per attività,
   d) riduzione al minimo dei costi nei settori in cui l'esistenza di tre diversi luoghi di lavoro comporta spese inutili,
   e) riassegnazione del personale,
   f) impatto della politica di mobilità sull'efficacia delle commissioni e delle delegazioni e
   g) uso efficiente di tutte le risorse, in particolare le risorse umane;

6.   ribadisce che gli stanziamenti dovrebbero riferirsi ad attività specifiche evitando così la cancellazione di stanziamenti a fine esercizio; sottolinea che occorre destinare fondi sufficienti ai settori in cui le decisioni politiche richiedono un maggiore impegno finanziario, come nel caso della Conferenza parlamentare dell'OMC, al fine di evitare, nella misura del possibile, i bilanci rettificativi e gli storni;

Processo di consolidamento
Allargamento

7.   rileva che andranno compiuti ulteriori sforzi per completare l'allargamento del 2004 e realizzare un processo di allargamento senza scosse; chiede al Segretario generale di risolvere le eventuali questioni in sospeso per quanto concerne l'ampliamento all'UE-10, in particolare quelle legate ai ritardi registrati in materia di assunzioni;

8.   ha deciso di iscrivere un importo totale di 48 000 000 EUR alle voci di bilancio relative alle spese connesse all'allargamento, secondo la seguente ripartizione:

   1) 14 800 000 EURO per i 226 posti permanenti e i 22 posti temporanei per i gruppi politici;
   2) 20 500 000EUR per i deputati bulgari e romeni;
   3) 4 700 000 EUR per gli interpreti e i traduttori freelance;
   4) 2 200 000 EUR per il mobilio e le attrezzature informatiche;
   5) 1 000 000 EUR per le spese di trasporto e le spese bancarie dei deputati;
   6) 800 000 EUR per la biblioteca, gli uffici esterni e le installazioni audiovisive;
   7) 4 000 000 EUR per i gruppi politici e i partiti europei;

9.   sottolinea che l'importo di 48 000 000 EUR rappresenta un aumento del 50% circa rispetto al bilancio 2006, da destinare al processo di allargamento alla Bulgaria e alla Romania nell'ipotesi che l'adesione avvenga al 1° gennaio 2007; ritiene inoltre che, in caso di rinvio dell'adesione dei due paesi, l'impatto finanziario di tale rinvio debba trovare riscontro nel bilancio del Parlamento, con conseguente detrazione dell'importo di 24 000 000 EUR dalla dotazione finale; chiede al Segretario generale di affrontare le conseguenze finanziarie della decisione sull'adesione di Romania e Bulgaria nella lettera rettificativa che sarà presentata all'Ufficio di presidenza all'inizio di settembre 2006;

Occupazione e organigramma
Parlamento - Segretariato generale

10.   ribadisce che, ad eccezione dei posti collegati all'allargamento e di un numero limitato di posti specializzati, non vi saranno altre creazioni di nuovi posti nel 2007;

11.   osserva che il nuovo programma informatico "Streamline" per la gestione del personale alla DG Personale, che dovrebbe diventare operativo prossimamente, dovrebbe dare adito a una riduzione sensibile del personale, che dovrà essere allora destinato ad altro incarico;

12.   riconosce gli sforzi esplicati dal Segretario generale per creare una struttura organizzativa più leggera e per razionalizzare con efficacia l'organico, garantendo in tal modo che i costi delle risorse umane corrispondano alle esigenze operative reali e alla situazione finanziaria dell'Istituzione;

13.   sottolinea che è essenziale procedere a un consolidamento della tabella dell'organico del Parlamento, unitamente ad un'efficace operazione di riassegnazione, prima di presentare richieste di aumento della dotazione di personale;

14.   rileva che nel corso degli ultimi anni si è registrato un considerevole aumento del numero di posti sia "allargamento" che "extra allargamento"; ribadisce che l'attuale dotazione di personale è sufficiente per far fronte a tutte le necessità dell'Istituzione; si compiace della posizione assunta dal Segretario generale, che prevede che il personale pensionato non sia automaticamente sostituito e che sia applicata la politica di mobilità per coprire i posti che si rendono vacanti a seguito di pensionamento;

15.   esprime preoccupazione per lo scarso numero di riassegnazioni previste per il 2007; esorta il Segretario generale a procedere a uno screening più approfondito che copra tutti i settori di attività nel corso dell'operazione d'inventario, onde assicurare la ridistribuzione del personale esistente anziché ricorrere all'assunzione di agenti contrattuali; invita il Segretario generale a presentare entro il 1° settembre 2006 una relazione sul ricorso alla riassegnazione negli ultimi tre anni e per lo stato di previsione 2007;

16.   afferma che la richiesta di 74 nuovi posti (1 AD15, 30 AD, 43 AST) non è in linea con una politica di consolidamento della spesa; iscrive gli stanziamenti per tali posti nella riserva; è disposto a prendere nuovamente in esame le richieste sulla base di informazioni più precise in sede di prima lettura del progetto di bilancio 2007;

17.   prende atto delle proposte concernenti alcune rivalorizzazioni di posti permanenti(4) e temporanei(5) , quali menzionate nell'allegato I (rev.) della relazione dell'Ufficio di presidenza; è disposto ad approvare gli stanziamenti per tali rivalorizzazioni purché venga fornita una motivazione più dettagliata anteriormente alla prima lettura;

18.   osserva che la nuova politica in materia di formazione professionale è stata avviata; chiede che questo nuovo programma di formazione professionale comprenda una formazione destinata agli assistenti dei deputati; decide di adeguare di conseguenza l' attuale commento della voce 1612 ("Perfezionamento professionale") ; chiede al Segretario generale di mettere a punto, in cooperazione con la Scuola europea di amministrazione, corsi di formazione specifici per promuovere la mobilità e la riassegnazione del personale, compreso un approfondito programma di preparazione per il personale destinato a nuovi incarichi presso le segreterie di commissione o di delegazione al fine di garantire che sia pienamente operativo prima di assumersi la responsabilità di relazioni o missioni;

19.   invita il Segretario generale a garantire l'osservanza dei principi del Parlamento in materia di pari opportunità e appoggia ogni sforzo compiuto dal Segretario generale a favore delle persone con disabilità, in particolare lo sviluppo di una serie di misure di azione positiva per assumere ed integrare le persone con disabilità;

20.   ha deciso, nell'attesa della presentazione di ulteriori informazioni a giustificazione dell'aumento dell'articolo 300 ("Spese di missione per il personale") , di iscrivere un importo di 1 132 065 EUR per la voce 300 al capitolo 100 ("Stanziamenti accantonati") ;

Gruppi politici

21.   prende atto della richiesta dei gruppi politici di creare un posto LSA supplementare per ciascuno di essi; è disposto ad approvare gli stanziamenti per tali posti LSA purché venga fornita una motivazione più dettagliata anteriormente alla prima lettura;

22.   sottolinea che il numero di rivalorizzazioni proposte dai gruppi politici è più elevato che in passato; è disposto ad approvare gli stanziamenti per tali rivalorizzazioni purché venga fornita una motivazione più dettagliata anteriormente alla prima lettura;

Assistenza e servizi per i deputati

23.   riconosce che l'operazione "Alzare la posta" ha messo a disposizione dei deputati una serie di servizi pertinenti e adeguati; si attende tuttavia che tali servizi vengano consolidati e migliorati per fornire ai deputati e ai loro assistenti strumenti pratici ed efficienti per svolgere i loro compiti in modo efficace; invita il Segretario generale a valutare la situazione nel quadro dell'operazione di inventario, tenendo conto dei risultati del sondaggio sulla qualità dei servizi che verrà effettuato nei prossimi mesi;

24.   ritiene che le segreterie di commissione potrebbero utilizzare meglio il personale specializzato dell'Istituzione, in particolare in sede di preparazione di importanti relazioni parlamentari; è dell'avviso che questo supporto faciliterebbe il lavoro del relatore, consentirebbe una migliore utilizzazione delle risorse del Parlamento e valorizzerebbe il know-how dell'Istituzione, assicurando così il conseguimento di uno dei principali obiettivi dell'operazione "Alzare la posta";

25.   sottolinea la necessità che i deputati dispongano delle necessarie consulenze per esercitare le proprie responsabilità nel processo legislativo;

26.   prende atto del considerevole aumento della dotazione dell'articolo 320 ("Acquisizione di consulenze"), da 5 644 200 EUR a 7 500 000 EUR; ritiene che questo servizio non fornisce i risultati desiderati, in quanto spesso gli studi vengono resi disponibili troppo tardi; incarica il Segretario generale di presentare una valutazione dell'utilizzazione degli studi prodotti nelle unità politiche dal 1° gennaio 2004; iscrive nella riserva un importo di 2 000 000 EUR in attesa dell'esito di tale valutazione;

27.   sottolinea la necessità essenziale di fornire a tutti i deputati una base sostanziale di informazione, preparata con rigore scientifico, su tutti i temi e le questioni che affrontano nell'esercizio dei loro compiti, in particolare quando rappresentano gli interessi del Parlamento dinanzi alle altre istituzioni dell'UE; ricorda inoltre, al riguardo, la necessità che dette informazioni vengano fornite in tempo utile da un servizio di ricerca; sottolinea che tale servizio dovrebbe fornire le informazioni in forma concisa ma esaustiva, in modo che i deputati possano prendere chiare posizioni rispetto a questioni complesse; rileva in proposito che dette informazioni sono urgentemente necessarie in settori quali la sicurezza e la difesa in cui il Parlamento ha a disposizione competenze molto ridotte;

28.   deplora che numerosi deputati non siano al corrente di tutti i vari servizi forniti dall'amministrazione del Parlamento; invita il Segretario generale ad attivarsi immediatamente per porre rimedio alla situazione grazie a strumenti di informazione di facile impiego;

29.   incoraggia il Segretario generale a prendere atto di vari punti sollevati dai deputati in relazione ai servizi quotidiani di base - telefoni, computer, Servizio giuridico, servizio autovetture, agenzia di viaggio, ristorazione, ecc. - e a provvedere a un miglioramento generale di tali servizi;

30.   esprime la sua preoccupazione per i costi crescenti del servizio autovetture, soprattutto in considerazione del rimborso parallelo delle spese di taxi per i deputati; non è pertanto disposto ad approvare l'aumento di 215.000 euro;

31.   prende atto che entro la fine del 2006 nella biblioteca del Parlamento saranno installate attrezzature ultramoderne e si attende che per il 2007 la biblioteca sia pienamente operativa;

32.   si esprime a favore dell'adozione di uno statuto degli assistenti dei deputati; esorta il Consiglio a prendere al più presto una decisione sulla proposta della Commissione "Statuto del personale: statuto degli assistenti dei deputati al Parlamento europeo" (COM(1998)0312 ), onde consentire al Parlamento di prendere le disposizioni necessarie per un'entrata in vigore dello statuto nel 2009 al più tardi;

Politica dell'informazione

33.   ribadisce che il Parlamento deve disporre di una strategia dell'informazione forte ed efficace che faccia cadere le barriere tra il Parlamento e il suo elettorato;

34.   prende atto che nella riserva era stato iscritto un importo di 20 000 000 EUR per il 2006 per l'avvio di tre grandi progetti nel campo dell'informazione, segnatamente la WebTV del Parlamento, il Centro per i visitatori e i servizi audiovisivi; ritiene che siano necessarie maggiori informazioni sull'importo effettivamente utilizzato finora e sulla spesa programmata per tali progetti per il resto del 2006; si attende inoltre che tutte le necessarie relazioni, compresa quella di informazione sull'organizzazione, la struttura dei costi e la supervisione politica del progetto pilota WEB TV siano disponibili prima della prima lettura del progetto di bilancio 2007; chiede inoltre informazioni complementari sui progetti in questione, comprese quelle elencate nella relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza; conferma che l'importo di 25 000 000 EUR resta iscritto al capitolo 104 ("Riserva per la politica dell'informazione e della comunicazione") ; è disposto, pur deplorando che le informazioni vengano fornite così tardivamente, a prendere nuovamente in esame questa spesa, sulla base delle informazioni supplementari richieste, in sede di prima lettura del progetto di bilancio 2007;

35.   prende atto dell'organigramma degli uffici di informazione del Parlamento in tutte le capitali europee; ritiene che le prestazioni di tali uffici andrebbero valutate in relazione alla fornitura di informazioni di grande qualità ai cittadini e all'effettivo rapporto qualità-prezzo;

36.   sottolinea che il programma per i visitatori, per il quale è previsto un importo di 21 318 000 000 EUR, è estremamente importante per il rapporto tra i deputati e i cittadini delle loro circoscrizioni;

37.   sottolinea il proprio disappunto per gli inutili e ingiustificabili ritardi registrati per quanto concerne il miglioramento complessivo del programma per i visitatori (voce 3244 -"Organizzazione di gruppi di visitatori, programma Euroscola e inviti a moltiplicatori d'opinione dei paesi terzi" ); si attende un'azione immediata per risolvere tutte le questioni in sospeso, in particolare quelle all'origine del mancato utilizzo di 5 000 000 EUR per questa voce nel bilancio 2006; chiede pertanto all'Ufficio di presidenza di accogliere la proposta dei Questori concernente la revisione della regolamentazione riguardante i gruppi di visitatori al fine di allineare il finanziamento ai costi reali e di aumentare il numero di visitatori; chiede all'Ufficio di presidenza di far sì che gli stanziamenti necessari siano iscritti nello stato di previsione 2007 in prima lettura;

38.   si compiace dell'aspetto più conviviale del sito web del Parlamento; ritiene tuttavia che l'accesso al sito e la navigazione al suo interno possano essere migliorati, in particolare per i non addetti ai lavori; chiede che le attività delle commissioni e delle delegazioni parlamentari siano rese più agevolmente accessibili; chiede la presentazione, entro il 1° settembre 2006, di una relazione di valutazione sul funzionamento e l'accettazione della nuova pagina web;

Beni immobili

39.   sottolinea che la politica di acquisto di beni immobiliari e la pratica dei pagamenti accelerati per tali edifici sono state molto utili per l'Istituzione;

40.   constata che una serie di aspetti essenziali connessi all'acquisto degli edifici WIC e SDM a Strasburgo non sono ancora stati adeguatamente chiariti o giustificati; si attende, qualora i negoziati riprendano, che il pacchetto finale convenuto assicuri all'Istituzione un buon rapporto qualità-prezzo; decide, nell'attesa dell'esito dei negoziati in questione, di non iscrivere 50 000 000 EUR alla voce 2003 e di trasferire tale importo in una riserva per gli edifici da creare al titolo 10 (capitolo 105 "Stanziamenti accantonati per gli immobili" ); decide di conseguenza di sopprimere la voce 2009 ("Stanziamenti accantonati destinati agli investimenti immobiliari dell'istituzione" ); gli stanziamenti iscritti nella riserva saranno sbloccati solo una volta soddisfatta una serie di criteri, ancora da formulare; chiede che i criteri per lo sblocco della riserva siano concordati con la commissione competente; si attende che l'Ufficio di presidenza presenti proposte concrete in materia entro il 1° settembre 2006;

41.   invita il Segretario generale a portare avanti le discussioni con la Commissione per rivedere gli accordi finanziari concernenti le "Case d'Europa" nella prospettiva di definire una formula finanziaria più efficace ed equa;

42.   deplora che non siano stati ancora iscritti stanziamenti alla nuova linea creata nel bilancio 2006 per gli uffici d'informazione (articolo 325); si aspetta che la questione venga affrontata dall'amministrazione anteriormente alla prima lettura del progetto di bilancio 2007; invita l'amministrazione ad applicare procedure trasparenti nelle operazioni di acquisizione di immobili;

Strumenti IT e di telecomunicazione

43.   prende atto di una dotazione complessiva di 79 800 000 EUR da iscrivere per la spesa connessa ai servizi delle tecnologie dell'informazione, ripartita come segue:

   - 49 800 000 EUR per la manutenzione e la gestione dei sistemi IT e di comunicazione esistenti all'interno del Parlamento;
   - 22 400 000 EUR per il miglioramento delle infrastrutture e la realizzazione di nuovi sistemi IT;
   - 7 600 000 EUR per le telecomunicazioni;

44.   è favorevole a un maggiore ricorso alle videoconferenze e accetta di iscrivere uno stanziamento di 1 300 000 EUR per tale servizio per il 2007; invita il Segretario generale a fornire informazioni sul valore aggiunto della spesa prevista per l'installazione di attrezzature di videoconferenza nei 31 uffici d'informazione del Parlamento, nonché informazioni concernenti i principali utenti previsti e i vantaggi che il ricorso a tale servizio consente di ottenere;

45.   prende atto dell'esistenza di due centri informatici (Bruxelles e Lussemburgo); sottolinea che tali centri, oltre ad essere complementari, dovrebbero anche essere organizzati in modo da essere sufficientemente attrezzati, in caso di emergenza, per garantire il funzionamento dei principali programmi informatici utilizzati al Parlamento;

Sicurezza e sorveglianza degli edifici

46.   constata che per la voce 2026 ("Sicurezza e sorveglianza degli edifici" ) è iscritto un importo di 35 321 916 EUR, che rappresenta un aumento del 9,9% rispetto all'importo previsto nel bilancio 2006, dovuto principalmente a un aumento del numero di edifici; ritiene che la presenza del Parlamento a Bruxelles sia per molti aspetti vantaggiosa per la città; chiede pertanto al Segretario generale di attivarsi per far sì che lo Stato belga e le autorità comunali della regione di Bruxelles contribuiscano maggiormente sia a garantire la sicurezza dei deputati, del personale e delle altre persone che lavorano al Parlamento sia ad assicurare la sorveglianza dell'area occupata dal Parlamento;

Multilinguismo

47.   ritiene che il multilinguismo costituisca una condizione imprescindibile per l'Istituzione e i suoi membri; riconosce tuttavia l'elevato costo che il mantenimento di un servizio di traduzione e interpretazione così ampio comporta; riconosce la difficoltà di controllare le spese in questione; esorta il Segretario generale ad assicurare che il codice di condotta sul multilinguismo sia rispettato da tutti gli interessati, in particolare nella programmazione delle riunioni; invita insistentemente la Conferenza dei presidenti a tener conto delle implicazioni di bilancio prima di decidere il programma di lavoro annuale delle commissioni e delle delegazioni del Parlamento;

48.   invita l'Ufficio di presidenza ad adottare un approccio prudente nel decidere l'introduzione di ulteriori lingue di lavoro diverse dalle lingue ufficiali, in particolare quando ciò comporta costi supplementari per il Parlamento;

49.   prende atto del netto aumento degli stanziamenti iscritti alla voce 1402 ("Interpreti di conferenza") nonché dell'aumento di quelli iscritti all'articolo 142 ("Prestazioni esterne") ; riconosce che parte dell'aumento è dovuto al ricorso agli interpreti freelance, al problema logistico derivante dal fatto che tutte le riunioni sono ripartite su un periodo relativamente breve di tre giorni alla settimana e all'assegnazione di 4 700 000 EUR agli interpreti e traduttori freelance come conseguenza dell'adesione della Bulgaria e della Romania; ritiene tuttavia che tutto ciò non spieghi completamente l'aumento e invita il Segretario generale a motivare più dettagliatamente tale spesa; ha deciso, nell'attesa della presentazione di informazioni più dettagliate che motivino il considerevole aumento degli stanziamenti per la voce 1402 ("Interpreti di conferenza") , di iscrivere un importo di 2 000 000 EUR al capitolo 100 ("Stanziamenti accantonati") ;

Altre questioni

50.   sottolinea la necessità di migliorare la qualità, la disponibilità e l'efficacia dei servizi forniti dai prestatori esterni; chiede che si proceda a una revisione dei termini e delle condizioni dei contratti in corso e che le modifiche eventualmente necessarie vengano evidenziate nell'operazione di inventario prevista per il 1° settembre 2006;

51.   invita il Segretario generale a presentare una relazione di valutazione aggiornata sul funzionamento dei ristoranti e delle mense nei tre luoghi di lavoro del Parlamento;

52.   invita il Segretario generale a far rispettare rigorosamente, per motivi sanitari e di protezione dell'ambiente, la decisione dell'Ufficio di presidenza sul fumo nei locali del Parlamento;

53.   ritiene che, nel quadro della sua costante politica di promozione della salute attraverso lo sport, sia opportuno migliorare a livello qualitativo e quantitativo le prestazioni offerte dal Centro sportivo del Parlamento, in quanto dalla sua concezione, agli inizi degli anni novanta, tale centro non ha avuto alcuna evoluzione anche se, da allora, è raddoppiato il numero di utilizzatori potenziali;

o
o   o

54.   approva, in questa fase, un importo totale di 1 377 700 000 EUR per lo stato di previsione del Parlamento per l'esercizio 2007; si riserva tuttavia di esprimere la propria posizione finale in occasione della prima lettura del Parlamento del progetto di bilancio 2007 che si terrà in autunno;

55.   incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione e lo stato di previsione al Consiglio, alla Commissione e al Regno del Belgio.

(1) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(2) GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1. Accordo modificato da ultimo dalla decisione 2005/708/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 269 del 14.10.2005, pag. 24).
(3) Testi approvati, P6_TA(2006)0090 .
(4) 2 AST 2 in AST 3, 168 AST 3 in AST 4, 15 AST 4 in AST 5, 205 AST 5 in AST 6, 225 AST 6 in AST 7, 30 AST 7 in AST 8, 25 AST 8 in AST 9, 10 AST 10 in AST 11, 57 AD 5 in AD 6, 19 AD 7 in AD 8, 25 AD in 12 in AD 13, 2 AD 13 in AD 14.
(5) 1 AD 10 in AD 11, 1 AD 8 in AD9, 2 AST 7 in AST 8, 1 AST 5 in AST 6, 1 AD 8 in AD 10, 1 AD 6 in AD 10.


Commercio e povertà
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Risoluzione del Parlamento europeo su commercio e povertà: definire politiche commerciali per massimizzare il contributo del commercio alla riduzione della povertà (2006/2031(INI) )
P6_TA(2006)0242 A6-0179/2006

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue risoluzioni del 25 ottobre 2001 sull'apertura e la democrazia nel commercio internazionale(1) , del 13 dicembre 2001 sulla riunione dell'OMC in Qatar(2) , del 3 settembre 2002 sul commercio e lo sviluppo ai fini dell'eliminazione della povertà(3) , del 30 gennaio 2003 sulla fame nel mondo e l'eliminazione delle barriere agli scambi con i paesi più poveri(4) , del 12 febbraio 2003 sui negoziati agricoli in sede OMC(5) , del 15 maggio 2003 sul rafforzamento delle capacità nei paesi in via di sviluppo(6) , del 3 luglio 2003 sui preparativi per la quinta Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Cancún, Messico, 10-14 settembre 2003)(7) , del 4 settembre 2003 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su "Commercio e sviluppo - Aiutare i paesi in via di sviluppo a beneficiare degli scambi"(8) , del 25 settembre 2003 sulla quinta Conferenza ministeriale dell'OMC di Cancún(9) , del 24 febbraio 2005 sull'azione contro la fame e la povertà(10) , del 12 maggio 2005 sulla valutazione del ciclo di negoziati di Doha a seguito della decisione del Consiglio generale dell'OMC del 1° agosto 2004(11) , del 6 luglio 2005 sull'appello mondiale alla lotta contro la povertà: fare della povertà un elemento del passato(12) , e del 1° dicembre 2005 sulla preparazione della sesta Conferenza ministeriale dell'OMC di Hong Kong(13) ,

–   viste le sue posizioni del 9 marzo 2005 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(14) e del 1° dicembre 2005 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla concessione di licenze obbligatorie per brevetti relativi alla fabbricazione di prodotti farmaceutici destinati all'esportazione verso paesi con problemi di sanità pubblica(15) ,

–   visto il regolamento (CE) n. 980/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(16) ,

–   viste le comunicazioni della Commissione "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio - Il contributo dell'Unione europea" (COM(2005)0132 ), "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio - Finanziamento dello sviluppo e efficacia degli aiuti" (COM(2005)0133 ) e "Coerenza delle politiche per lo sviluppo - Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio" (COM(2005)0134 ),

–   viste le dichiarazioni finali delle conferenze parlamentari sull'OMC del 24-26 novembre 2004 e del 12 e 15 dicembre 2005,

–   vista la dichiarazione ministeriale della sesta sessione della Conferenza ministeriale dell'OMC, adottata a Hong Kong il 18 dicembre 2005,

–   vista la decisione adottata il 1° agosto 2004 dal Consiglio generale dell'OMC,

–   vista la dichiarazione ministeriale della quarta sessione della Conferenza ministeriale dell'OMC, adottata a Doha il 14 novembre 2001,

–   visto il rapporto Sutherland sul futuro dell'OMC,

–   vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000, che stabilisce gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) quali criteri stabiliti collettivamente dalla comunità internazionale per l'eliminazione della povertà,

–   vista la relazione 2005 delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio,

–   visti i risultati del Vertice mondiale 2005 delle Nazioni Unite,

–   vista la relazione della task force del Progetto del millennio delle Nazioni Unite, guidata dal Professor Jeffrey Sachs, dal titolo "Investire nello sviluppo: piano pratico per realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio",

–   viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite: A/RES/46/121, A/RES/47/134, A/RES/49/179, A/RES/47/196 e A/RES/50/107,

–   vista la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), adottata nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e il suo protocollo opzionale,

–   visto il comunicato di Gleneagles, emesso l'8 luglio 2005 dal Gruppo degli Otto (G8) a Gleneagles,

–   vista la relazione della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD ) "Relazione 2002 sui paesi meno sviluppati: sfuggire alla trappola della povertà",

–   vista la relazione economica 2004 sull'Africa, dal titolo "Sbloccare il potenziale commerciale dell'Africa", della Commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite,

–   visto il "Quintetto contro la fame", costituito al Vertice mondiale per la lotta alla fame, che ha portato all'Appello mondiale all'azione contro la povertà lanciato dal Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva in occasione del Forum sociale mondiale del gennaio 2005,

–   vista la dichiarazione di New York sull'azione contro la fame e la povertà del 20 settembre 2004, sottoscritta da 111 governi nazionali fra cui quelli di tutti gli Stati membri dell'UE,

–   visto l'impegno assunto nel 1996 al Vertice mondiale sull'alimentazione di ridurre della metà entro il 2015 il numero delle persone che soffrono la fame,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0179/2006 ),

A.   ricordando che la lotta alla miseria costituisce una priorità assoluta,

B.   considerando che il legame tra il commercio, da un lato, e lo svilupp e l'eliminazione della povertà, dall'altro, è estremamente complesso e dipende da circostanze particolari che spesso sono riconducibili a molti fattori, come le dimensioni del mercato nazionale, le risorse naturali disponibili, le distanze e le condizioni fisiche, ma in particolare alla capacità delle politiche nazionali di interagire correttamente con il commercio esterno,

C.   considerando che il commercio è uno strumento per lo sviluppo e l'eliminazione della povertà, ma che nel mondo oltre un miliardo di persone, per lo più concentrate nei paesi meno sviluppati, affrontano tuttora l'esistenza in condizioni di estrema povertà, con un reddito inferiore a un dollaro USA al giorno, mentre un numero di persone compreso tra 1,5 e 3 miliardi vive al di sotto della soglia di povertà di due dollari USA al giorno sebbene la crescita economica in Cina e India abbia prodotto una drastica diminuzione del numero dei poveri, di modo che dal 1981 la quota delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, con meno di un dollaro USA al giorno, si è ridotta di quasi la metà, passando dal 40 al 21% della popolazione globale;

D.   considerando che l'eradicazione della povertà richiede partecipazione democratica e cambiamenti nelle strutture economiche al fine di garantire una più giusta distribuzione della ricchezza,

E.   considerando che la povertà è stata definita "una condizione umana caratterizzata in maniera duratura o cronica dalla privazione di risorse, capacità, scelte, sicurezza e potere necessari a godere di un livello di vita sufficiente e di altri diritti civili, culturali, economici, politici e sociali",

F.   considerando che il prodotto interno lordo (PIL) pro capite in tutti i paesi in via di sviluppo (PVS) è aumentato del 30% nel corso degli ultimi 25 anni ma il divario tra il reddito pro capite dei paesi più poveri del mondo e quello dei paesi più ricchi è più che raddoppiato nello stesso periodo,

G.   considerando che gli elevati tassi di crescita demografica nei PVS implicano che in molti casi i tassi di crescita economica raggiunti non bastano per produrre tassi di crescita del PIL pro capite in grado di erodere significativamente la povertà in numerosi paesi meno sviluppati (PMS),

H.   considerando che la pace civile è una condizione necessaria per una buona relazione tra commercio e povertà e che per la pace civile è essenziale una buona governance, compresa una buona gestione del gettito derivante dalle risorse naturali; considerando che l'esportazione specializzata in taluni prodotti, in particolare diamanti, petrolio, legname e piante stupefacenti, è associata ad un maggior rischio di conflitti e che, nel corso degli ultimi 15 anni, nel 60% dei PMS si sono registrati conflitti civili di varia intensità e durata che, nella maggioranza dei casi, sono scoppiati dopo un periodo di stagnazione e di regresso economici, che hanno comportato conseguenze negative a lungo termine per la crescita economica nazionale e regionale,

I.   considerando che la quota del commercio mondiale detenuta dai paesi più poveri ha conosciuto un regresso nell'ultimo decennio, mentre è aumentata la loro dipendenza da prodotti a basso valore aggiunto con intense oscillazioni di prezzo,

J.   considerando che vi è la necessità di un sistema commerciale multilaterale equo, volto all'eradicazione della povertà, alla piena occupazione, al rafforzamento della democrazia e alla promozione dello sviluppo sostenibile; considerando che tale sistema deve basarsi su regole equilibrate e ben mirate, indispensabili per permettere un migliore inserimento dei paesi più poveri nel commercio internazionale, garantire la loro diversificazione economica, raccogliere le sfide della globalizzazione e assicurare una ripartizione equa dei benefici da essa risultanti,

K.   considerando che i cosiddetti paesi "in via di sviluppo" formano un insieme eterogeneo di Stati, le cui situazioni socioeconomiche, strutture di produzione e capacità di esportazione sono estremamente differenti; considerando che, in un contesto liberalizzato, la capacità dei PVS di conquistare nuovi mercati su scala mondiale è pertanto sbilanciata a vantaggio delle potenze emergenti e a danno dei paesi più fragili, in particolare quelli dell'Africa subsahariana,

L.   considerando che la politica commerciale europea nei confronti dei paesi terzi, che privilegia un approccio differenziato degli scambi attraverso il sistema delle preferenze commerciali, permette ai paesi più poveri di beneficiare di condizioni di esportazione specifiche e vantaggiose (dazi doganali inferiori alla norma, contingenti d'esportazione a dazi zero o ridotti, ecc.);

M.   considerando che, secondo un rapporto della Banca mondiale, del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo "Risorse mondiali 2005: la ricchezza dei poveri: gestire gli ecosistemi per combattere la povertà", nel mondo tre quarti dei poveri vivono nelle zone rurali, e l'ambiente in cui vivono è l'unica risorsa su cui possono fare affidamento,

N.   considerando che l'agricoltura offre occupazione e sostentamento a più del 60% della forza lavoro nei PMS, pur essendo al contempo il settore maggiormente soggetto a distorsioni, e che l'accesso al mercato dei prodotti agricoli è una delle questioni chiave per la riduzione della povertà,

O.   considerando che per i poveri è difficile accedere a risorse naturali come l'acqua, la terra e l'energia, a servizi di base come le cure mediche e sanitarie e l'istruzione, e a beni essenziali come i medicinali,

P.   considerando che nei PVS negli ultimi 30 anni la fame cronica e il lavoro infantile si sono dimezzati, l'aspettativa di vita è aumentata da 46 a 64 anni e il tasso di mortalità infantile è diminuito dal 18% all"8%; che oggi il 70% della popolazione ha accesso all'acqua potabile, contro il 45% del 1980,

Q.   considerando che la vita e i mezzi di sussistenza della maggioranza della popolazione di gran parte dei PMS non sono direttamente legati all'economia internazionale e che esiste una forte probabilità che la crescita trainata dalle esportazioni possa portare ad una crescita tributaria di un solo prodotto nei paesi che esportano prodotti finiti, minerali e petrolio, il che è particolarmente evidente nei PMS che esportano prodotti agricoli, dove i benefici del commercio di prodotti di base e di prodotti agricoli diminuiscono per i produttori, mentre aumentano per i dettaglianti; considerando che ai fini della crescita economica non basta semplicemente aumentare le esportazioni ma è necessaria anche un'espansione delle opportunità di reddito inclusiva, che abbracci tutta l'economia, in particolare rafforzando i legami tra attività agricole e non agricole nell'ottica dello sviluppo,

R.   considerando che, per tentare di rivaleggiare con i prezzi agricoli mondiali, i paesi più poveri del pianeta sono indotti a concentrare la loro produzione su un numero ristretto di prodotti, esclusivamente destinati all'esportazione; considerando che lo sviluppo di monocolture che ne risulta è accompagnato da un abbandono delle coltivazioni di prodotti alimentari tradizionali necessari all'alimentazione delle popolazioni locali e da una dipendenza crescente dalle importazioni di prodotti di base e dalle incontrollabili fluttuazioni dei mercati mondiali,

S.   considerando che, secondo uno studio basato sui dati della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale (FMI) e delle Nazioni Unite, la liberalizzazione degli scambi è costata all'Africa subsahariana 272 miliardi di dollari USA negli ultimi 20 anni; considerando che la povertà di massa rafforza la tendenza alla stagnazione economica, che molti paesi della regione stanno portando avanti riforme economiche molto ambiziose per uscire dalla povertà e che a tal fine sono essenziali l'esperienza e l'assistenza della comunità internazionale,

T.   considerando che per realizzare gli OSM e per lottare contro la povertà globale occorrono un ambiente commerciale che garantisca davvero ai PVS libero accesso ai mercati dei paesi sviluppati, pratiche commerciali più eque, regole forti e rispettate per la protezione dell'ambiente e dei diritti sociali, un effettivo alleggerimento del debito insostenibile e un aumento non tanto degli importi quanto dell'efficacia degli aiuti da parte di tutti i donatori, collegandoli con programmi di riforma delle strutture economiche e sociali e di miglioramento della governance democratica,

U.   considerando che l'aumento del livello di esportazione dei paesi poveri è una condizione necessaria ma non sufficiente al loro sviluppo; che, se esso contribuisce ad aumentare il livello di ricchezza prodotta, non garantisce automaticamente un miglioramento delle condizioni sociali in cui vivono le popolazioni locali attive nel settore produttivo,

V.   considerando che il commercio esterno può essere uno strumento importante per lo sviluppo sociale ed economico quando i paesi sono in grado di proteggere i loro mercati in una prima fase e di aprirli gradualmente in quella successiva, quando hanno un forte quadro istituzionale e chiare regole sociali e ambientali; considerando che i PMS africani hanno posto in atto una liberalizzazione più profonda e rapida rispetto ai PMS asiatici e che questi ultimi hanno registrato generalmente risultati migliori in termini di riduzione della povertà ed hanno anche saputo incrementare esportazioni di prodotti manifatturieri più rispondenti alle dinamiche di mercato, in parte tramite legami basati sul commercio regionale e gli investimenti, nonché grazie al loro più solido quadro istituzionale,

W.   considerando che il commercio esterno costituisce uno strumento importante per lo sviluppo sociale ed economico e che studi basati su dati di fonti quali l'FMI, la Banca mondiale e l'ONU confermano che esiste una diretta correlazione tra libertà economica e prosperità di un paese,

X.   considerando che la liberalizzazione riduce o elimina le distorsioni esistenti e fornisce un incentivo all'incremento degli investimenti, al trasferimento di tecnologia e, con l'aumento della concorrenza, all'efficienza economica; che l'abolizione delle barriere commerciali può costituire uno stimolo importante per i PVS a sostituire le produzioni per beneficiare dei vantaggi comparativi che derivano dal basso costo della manodopera e dalle risorse naturali,

Y.   considerando che il commercio esterno può rappresentare un'opportunità ai fini della riduzione della povertà, a condizione che le politiche commerciali siano attuate con attenzione, parallelamente a politiche complementari nazionali e internazionali,

Z.   Z considerando che nel periodo 1999-2001 esportazioni e importazioni di beni e servizi rappresentavano, in media, il 51% del PIL dei PMS, una percentuale superiore a quella dei paesi OCSE ad alto reddito che, per lo stesso periodo, era pari al 43%; che, tuttavia, per essere sostenibili, i vantaggi del commercio internazionale devono essere accompagnati da investimenti in capitale fisico, umano, sociale e istituzionale ed integrati da imprenditorialità, innovazione e progresso tecnologico, il che dipende dalla fornitura prolungata, efficiente ed efficace di assistenza internazionale e da una riduzione delle obbligazioni a titolo di servizio del debito,

AA.   considerando che l'inclusione dei PVS e in particolare dei PMS nel commercio mondiale costituisce uno degli obiettivi principali dell'Agenda di Doha per lo sviluppo,

BB.   considerando che la promozione di un commercio libero e leale con norme ambientali e sociali all'interno del sistema commerciale multilaterale, l'equa integrazione dei PVS nel sistema commerciale mondiale e un'OMC che funzioni meglio devono rappresentare alcuni degli importanti obiettivi e responsabilità della politica commerciale dell'UE, che è il più grande blocco commerciale al mondo e il più importante partner commerciale dei PVS,

CC.   considerando che, in base a recenti relazioni della Commissione, quasi il 70% delle barriere tariffarie e non tariffarie a livello mondiale, in termini di volume, concernono gli scambi commerciali tra i PVS,

DD.   considerando che i PVS hanno convenuto a Marrakech di avviare i negoziati sui servizi a condizione che sia garantita piena flessibilità riguardo all'inclusione o esclusione dai negoziati di un qualsiasi settore dei servizi,

EE.   considerando che i paesi industrializzati detengono il 90% di tutti i brevetti e che, nel caso dei farmaci, vi è spesso un legame tra tale situazione e la difficoltà di far fronte a problemi di sanità pubblica,

FF.   considerando che un aumento degli scambi di servizi tra paesi sviluppati e PVS permette importanti trasferimenti di conoscenze, il che può contribuire anche al miglioramento dell'accesso ai servizi di base e delle comunicazioni e allo sviluppo di un settore bancario e assicurativo funzionante,

GG.   considerando che su 1,3 miliardi di persone che vivono in povertà il 70% sono donne; considerando che un po' in tutto il mondo le donne si vedono negate le opportunità necessarie per migliorare la loro condizione economica e sociale, quali la proprietà o i diritti di eredità, o l'accesso all'istruzione o a un posto di lavoro, quando, parallelamente, proprio le donne devono assumersi l'ulteriore responsabilità dell'assistenza ai bambini e alla famiglia,

HH.   considerando che nella maggior parte dei paesi le donne non hanno lo stesso accesso degli uomini all'istruzione, alla formazione, al credito, alla tecnologia e all'informazione, fattori necessari per permettere loro di cogliere le nuove opportunità economiche derivanti dall'espansione del commercio internazionale,

II.   considerando che l'impatto sulle donne delle politiche intese all'espansione del commercio dipende dalla posizione delle medesime nella loro economia locale, regionale e nazionale nonché dal loro ruolo nella riproduzione sociale dell'assistenza familiare e dei servizi di assistenza sociale, e considerando che l'occupazione femminile rimane la chiave per l'indipendenza economica e ha un impatto profondo sulla posizione delle donne nella società nel suo insieme,

JJ.   considerando che in molti PVS le donne appartenenti alle classi inferiori della società traggono essenzialmente i propri redditi dalla piccola agricoltura o da un lavoro nell'industria tessile e dell'abbigliamento orientata all'esportazione,

KK.   considerando che quando le donne hanno maggiore controllo sull'impiego del reddito familiare si investe proporzionalmente in misura maggiore nell'istruzione dei figli, nella cura della salute e dell'alimentazione, la qual cosa favorisce la lotta contro la povertà,

LL.   considerando che la creazione di ricchezza è indispensabile al progresso sociale e che l'UE è il maggiore esportatore mondiale e il secondo maggiore importatore al mondo, e che la sua influenza all'interno dell'OMC e attraverso i suoi accordi bilaterali incide profondamente sulla politica e sulle regole degli scambi internazionali,

1.   ammonisce che i costi globali della mancata eliminazione della povertà sono enormi in termini di umana sofferenza, instabilità, conflitti, emergenze ricorrenti, criminalità internazionale, commercio di droga, stagnazione economica, migrazione clandestina e morti premature;

2.   ritiene che il commercio possa contribuire a creare opportunità concrete per i PVS ed in particolare per i PMS, ma che possa portare all'eliminazione della povertà e alla realizzazione dello sviluppo solo se accompagnato da una buona qualità delle politiche nazionali;

3.   riconosce che il principio della libera circolazione di merci e servizi può costituire un mezzo efficace per aiutare i paesi poveri a svilupparsi, a condizione che i loro problemi e interessi siano tenuti in specifico conto;

4.   invita la Commissione a considerare come priorità nella sua agenda internazionale l'applicazione delle regole commerciali e del diritto allo sviluppo, con particolare attenzione alle norme ambientali e sociali, onde contribuire allo sradicamento delle cause profonde della povertà;

5.   invita a compiere una valutazione completa dell'impatto delle attuali politiche commerciali sull'ambiente, su settori sensibili come la silvicoltura e la pesca e sulla povertà nei PVS e nell'UE, nonché una valutazione d'impatto dei costi aggiuntivi che i consumatori europei devono sostenere a causa delle protezioni doganali e delle barriere commerciali risultanti dalle attuali politiche commerciali europee, come pure degli ostacoli allo sviluppo che tali protezioni e barriere comportano per le persone che vivono in povertà nei PVS;

6.   ribadisce che il commercio equo può essere uno degli strumenti efficaci per ridurre la povertà; ritiene tuttavia che la lotta alla povertà richieda soprattutto il conseguimento di tutti e otto gli OSM dell'ONU debba essere visto come il compito prioritario nei negoziati in corso sul sistema commerciale mondiale e sugli accordi di partenariato economico (APE);

7.   esorta i PVS a integrare il commercio nelle loro politiche nazionali di sviluppo e di riduzione della povertà; ritiene tuttavia che le misure relative al commercio debbano essere concepite in modo da non pregiudicare le strategie di sviluppo interno e di riduzione della povertà adottate dai PVS;

8.   attira l'attenzione sulla comunicazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), del dicembre 2005, che mette in evidenza il ruolo potenziale della microfinanza nella lotta contro la povertà e la schiavitù per debiti, nonché come strumento che può contribuire all'eliminazione del lavoro infantile attraverso l'aumento del reddito familiare; chiede che vengano effettuati studi per misurare l'efficacia e il reale potenziale della microfinanza;

9.   è fermamente convinto che il commercio, associato all'aiuto e all'alleggerimento del debito, sia essenziale per raggiungere gli OMS entro il 2015; ricorda, tuttavia, che l'aiuto pubblico allo sviluppo necessiterà di risorse considerevoli da qui al 2015 per realizzare tale ambizione comune; chiede, a tal fine, che vengano studiati e instaurati nuovi meccanismi di finanziamento sostenibili per permettere di raggiungere tali obiettivi;

10.   accoglie positivamente l'annuncio del Presidente della Commissione, nell'ottobre 2005, di iniziative a favore delle vittime della globalizzazione nell'UE, con programmi specifici; ritiene che tali programmi debbano essere accompagnati da un rafforzamento delle norme sociali e ambientali nell'UE e da un maggiore controllo dei beni strumentali importati nell'Unione o dei servizi in essa forniti;

11.   plaude all'accordo raggiunto al summenzionato Vertice del G8 su un piano finanziario ed economico globale per sostenere il progresso in Africa, dove si concentra la maggior parte della povertà estrema, e in particolare alla decisione presa di cancellare completamente il debito rimanente dei paesi poveri fortemente indebitati nei confronti dell'FMI, della Banca mondiale e del Fondo africano di sviluppo, quale mezzo per raggiungere gli OSM; sottolinea che tale iniziativa deve essere estesa a tutti i PVS che abbiano dimostrato nella pratica di lavorare per la riduzione della corruzione, l'aumento della trasparenza e l'uso delle risorse liberate dall'annullamento del debito in strategie per la riduzione della povertà;

12.   plaude alla volontà del Commissario Mandelson, espressa nella sua dichiarazione del 9 febbraio 2006 nell'Isola di Maurizio, di differenziare i paesi poveri secondo il loro livello di sviluppo e di mantenere un sistema di preferenze tariffarie che tenga conto di tali disparità;

13.   plaude alla natura asimmetrica dei legami commerciali tra l'Unione europea e i paesi poveri, a vantaggio di quest'ultimi; ritiene che tale tipo di relazioni debba fungere da base ad una regolazione degli scambi su scala mondiale; invita la Commissione a sostenere in seno all'OMC l'introduzione di vari coefficienti distinti per calcolare la riduzione dei dazi doganali in funzione delle situazioni dei gruppi di paesi interessati;

14.   invita la Commissione a sostenere una politica tariffaria coerente che consenta una politica commerciale differenziata, conformemente alle aspettative dei paesi più fragili; la esorta, in tale prospettiva, a far sì che venga mantenuto un livello ragionevole di protezione doganale generale onde preservare i vantaggi comparativi di cui beneficiano tali paesi nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate (SPG), che permette loro di disporre delle risorse necessarie alla modernizzazione delle loro strutture di produzione;

15.   ricorda l'impegno assunto dall'UE, conformemente all'Accordo di partenariato di Cotonou, di promuovere lo sviluppo sostenibile e l'eradicazione della povertà nel gruppo di Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP); ritiene che l'UE, in quanto importante attore commerciale in seno alle istituzioni multilaterali, potrebbe contribuire al rafforzamento della posizione dei PVS delineando una politica più coerente e organica, conformemente all'articolo 178 del trattato CE; sottolinea, tuttavia, l'apporto significativo di altri donatori internazionali;

16.   sottolinea l'importanza dello sgravio del debito mediante la cancellazione graduale dei debiti di quei PMS i cui governi rispettano i diritti umani e il principio del buon governo e danno priorità all'eradicazione della povertà e allo sviluppo economico;

17.   invita l'UE a prendere l'iniziativa di sviluppare e aiutare a realizzare progetti miranti a porre fine all'onere del debito per conseguire gli OSM;

18.   rileva che, secondo l'UNCTAD, nel 2004 i 50 PMS - comprendenti più di un terzo dei paesi ACP - con una popolazione pari a più dell'11% della popolazione mondiale (742 milioni), hanno registrato un PIL pari a solo lo 0,6 di quello mondiale;

19.   ritiene che sia essenziale tener conto del diritto allo sviluppo dei cittadini dei paesi poveri e non solo degli interessi dei regimi di questi paesi, e che i paesi poveri debbano decidere e dirigere le proprie strategie di sviluppo e le proprie politiche economiche; ritiene che il diritto all'industrializzazione sia uno dei diritti dello sviluppo e ritiene pertanto che ogni paese, e in particolare i PVS in cui lo sviluppo dell'industria si trova in una fase iniziale, abbia il diritto di regolamentare la propria industria per agire contro il dumping sociale o ambientale; ritiene tuttavia che questo non dovrebbe indurre tali paesi a violare unilateralmente i loro obblighi derivanti da contratti e trattati internazionali;

20.   prende atto dei recenti studi dell'UNCTAD e di altre istituzioni che dimostrano che l'ampia liberalizzazione commerciale nei PMS non si è sufficientemente tradotta in una riduzione sostenuta e sostanziale della povertà e ha contribuito a un peggioramento delle ragioni di scambio dei PVS, in particolare dei paesi africani; segnala con allarme le conseguenze che avrebbe la soppressione totale del gettito dei dazi doganali per i PMS, sottolinea il diritto di tali paesi di determinare da soli il ritmo dell'apertura dei loro mercati in tutti i settori;

21.   ritiene che nel corso della sesta Conferenza ministeriale dell'OMC si sia compiuto qualche progresso in merito ai prodotti speciali, al meccanismo speciale di salvaguardia (SSM) e al trattamento speciale e differenziato (SDT), tenendo conto dei timori dei PVS circa l'impatto della liberalizzazione degli scambi e della reciprocità, ma mette in rilievo che molto resta ancora da fare; sottolinea che l'SDT deve trovare pieno riscontro nei negoziati sulle modalità delle riduzioni delle tariffe negli scambi di prodotti agricoli e industriali, al fine di concedere ai PVS più poveri il tempo sufficiente a consolidare i loro sforzi di industrializzazione;

22.   invita i governi dei PVS a formulare ed attuare strategie di sviluppo nazionali che integrino il commercio al loro interno sostenendo con efficacia la riduzione della povertà; rileva che tali sforzi devono essere sostenuti da partner internazionali dello sviluppo, attraverso assistenza tecnica e finanziaria, per costruire capacità commerciali sia pubbliche che private;

23.   invita i PMS a promuovere una progressiva transizione economica nell'ambito della quale una crescita economica sostenuta sia fondata in misura crescente sulla mobilizzazione delle risorse nazionali, sulla capacità di attirare gli investimenti diretti esteri e sul ricorso ai mercati finanziari, nonché ad assicurare che le importazioni siano pagate in misura crescente col ricavato delle esportazioni, anziché essere coperte dal flusso degli aiuti; rileva che ciò sarà verosimilmente realizzato se l'assistenza internazionale, la riduzione del debito, le preferenze commerciali e le misure volte ad agevolare gli investimenti diretti esteri e il trasferimento di tecnologia coopereranno per promuovere lo sviluppo e la riduzione della povertà;

24.   invita i governi dei PVS, in particolare dei PMS che esportano prodotti agricoli, a contrastare la pressione crescente della popolazione sui terreni e l'impoverimento ambientale, dove le dimensioni delle aziende e le rese agricole sono troppo basse per sostenere le famiglie, attraverso lo sviluppo di beni e servizi scambiabili non agricoli ad alta intensità occupazionale e l'innovazione tecnologica in attività orientate alla sussistenza; rileva che ciò potrebbe essere associato all'individuazione di una risposta al problema delle "isole di crescita" mediante lo sviluppo di un'infrastruttura commerciale, come comunicazioni e trasporti interni, la crescente integrazione del mercato nazionale e lo sviluppo di nuove esportazioni, compresi prodotti finiti e turismo;

25.   sottolinea la necessità che l'UE si impegni ulteriormente in iniziative concernenti la responsabilità sociale delle imprese per giungere alla definizione di regole vincolanti e responsabili per le imprese UE che commerciano e producono in paesi terzi nel rispetto dei diritti umani e delle norme dell'OIL;

26.   invita l'UE ad inserire in particolare le conseguenze del commercio dei rifiuti nelle sue valutazioni d'impatto per la sostenibilità degli accordi commerciali in vista della definizione di norme contro i rifiuti nocivi;

27.   reputa che sia necessario sviluppare le relazioni commerciali tra i PVS, rafforzare la dimensione interregionale "Sud-Sud", creare mercati locali e aumentare l'accesso delle popolazioni a beni e servizi, ma soprattutto garantire l'accesso a servizi essenziali come l'approvvigionamento di acqua potabile, la sanità, l'energia, i trasporti e l'istruzione, grazie a programmi di investimenti pubblici in linea con gli OSM;

28.   ritiene che la mancanza di integrazione economica e le elevate barriere tariffarie e non tariffarie agli scambi commerciali tra i PVS rappresentino un freno per tutti i potenziali fattori di sviluppo in tali paesi; ritiene che una maggiore apertura del commercio tra i paesi del Sud produrrebbe benefici per i PVS; rileva, tuttavia, che i PMS possono essere marginalizzati negli scambi Sud-Sud e quindi incoraggia gli investimenti diretti esteri regionali, il trasferimento di tecnologia e finanziamenti meno onerosi dai PVS più avanzati verso i PMS, nonché relazioni triangolari con i paesi sviluppati e disposizioni speciali nell'ambito degli accordi regionali; segnala l'importanza della creazione di mercati regionali; ritiene che i paesi più avanzati dovrebbero dare il buon esempio abolendo le barriere commerciali al fine di favorire gli scambi tra paesi poveri;

29.   plaude all'attuazione dell'iniziativa "Tutto tranne le armi" (TTA) da parte dell'Unione europea, che permette ai PMS di esportare la totalità della loro produzione sul mercato europeo senza dazi doganali né quote; incoraggia fortemente tutti i paesi sviluppati e tutti i PVS avanzati a seguire tale modello; plaude all'accordo raggiunto in tal senso in occasione dei recenti negoziati dell'OMC a Hong Kong; si rammarica, tuttavia, che continui a esistere la possibilità di mantenere restrizioni rispetto a prodotti di importanza cruciale per i PMS;

30.   mette in guardia davanti ai rischi obiettivi di distorsione fraudolenta dell'iniziativa TTA attraverso forme irregolari di commercio triangolare che contribuirebbero a perturbare pericolosamente l'equilibrio dei mercati e il carattere remunerativo dei prezzi, senza alcun reale guadagno per le popolazioni locali attive nel settore produttivo dei paesi poveri;

31.   esorta la Commissione a sostenere l'apertura dei mercati instaurando meccanismi adeguati di regolamentazione degli scambi per porre rimedio a tali rischi; suggerisce pertanto di completare l'iniziativa TTA con una clausola di salvaguardia che vincoli il livello massimo di esportazione dei paesi interessati alle loro capacità reali di produzione; esorta inoltre la Commissione a procedere rapidamente a un miglioramento qualitativo sostanziale degli strumenti di controllo delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine;

32.   invita la Commissione ad operare per una maggiore trasparenza dei negoziati sul commercio internazionale e a prendere atto delle preoccupazioni di quei PVS che non hanno la capacità di gestire contemporaneamente numerosi negoziati commerciali, e la esorta a continuare ad accrescere la sua assistenza tecnica a tali paesi, per consentire loro di migliorare la propria competenza ed efficienza nei negoziati commerciali;

33.   ritiene che, ai fini della riduzione della povertà, siano fondamentali politiche commerciali adeguate, concordate a livello multilaterale, e che le scelte politiche chiave per ridurre la povertà possano essere raggruppate intorno a tre questioni di fondo:

   - norme sull'accesso al mercato e il riequilibrio del sostegno interno e all'esportazione;
   - riconoscimento, operatività e attuazione del trattamento speciale e differenziato (S&D) e delle flessibilità per lo sviluppo;
   - integrazione della "dimensione sviluppo" in una gamma più ampia di politiche che non siano i "classici strumenti commerciali";

34.   sottolinea l'importanza dei programmi d'assistenza tecnica e di rafforzamento delle capacità dotati di un finanziamento sostenibile, in particolare per aiutare i PVS a formulare i loro interessi commerciali e ad impegnarsi nei negoziati commerciali; plaude, in tale contesto, al miglioramento dell'organizzazione e alla maggiore fiducia dei PVS, in particolare di quelli meno sviluppati;

35.   sottolinea l'importanza del rafforzamento delle capacità per il commercio, per permettere ai paesi ACP di individuare meglio bisogni e strategie, di negoziare e sostenere l'integrazione regionale e di coadiuvare tale processo, in particolare allo scopo di favorire la diversificazione, sostenere l'integrazione regionale e potenziare le capacità di produzione, di approvvigionamento e di commercializzazione, compensando i costi dell'adeguamento e accrescendo la capacità di tali paesi di attirare investimenti, proteggendo nel contempo le nascenti industrie locali;

36.   si compiace dell'estensione del campo di applicazione del programma "Aid For Trade" che non è stato riservato ai soli PMS, bensì esteso ad altri PVS; deplora tuttavia che tali aiuti precedentemente concordati siano ora subordinati a ulteriori concessioni commerciali da parte dei paesi beneficiari; sottolinea che tale aiuto deve essere finanziato con nuove risorse e non prevedere lo spostamento di risorse già destinate ad altre iniziative di sviluppo, come gli OSM;

37.   sollecita la Commissione ad intraprendere un programma speciale per aiutare i paesi subsahariani in settori quali l'accesso all'acqua, l'accesso ai medicinali, i servizi pubblici, l'agricoltura e il trasferimento di know-how con vari mezzi tra cui l'aumento degli scambi di servizi;

38.   plaude alla nuova strategia di sviluppo per l'Africa della Commissione, che va al di là del tradizionale aiuto umanitario e mira alla ristrutturazione economica e sociale, e invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente per la sua attuazione;

39.   sottolinea l'importanza di un'assistenza tecnica adeguata per aiutare i PVS; evidenzia altresì la necessità di incoraggiare le economie deboli e vulnerabili ad integrare il commercio nelle politiche nazionali di sviluppo e nelle strategie per la riduzione della povertà;

40.   chiede maggiore flessibilità per i periodi transitori accordati ai PVS all'atto dell'assunzione di impegni nel quadro di accordi regionali all'interno del GATT;

41.   osserva che l'agricoltura continua ad essere la principale fonte di reddito e di occupazione nella maggior parte dei PVS, specialmente per i più poveri, e sottolinea pertanto l'importanza dell'offerta dell'UE di abrogare entro il 2013 le sue sovvenzioni all'esportazione; sostiene fermamente la necessità di un passo analogo da parte di altri membri dell'OMC; invita l'UE a continuare a propugnare l'abbandono delle altre forme di sostegno alle esportazioni, talvolta camuffate (crediti all'esportazione, aiuto alimentare, imprese di Stato, ecc.) onde porre rimedio agli attuali squilibri commerciali tra il Nord e il Sud e rendere più redditizia l'agricoltura dei paesi poveri;

42.   plaude alla decisione di abolire le sovvenzioni all'esportazione in agricoltura entro il 2013 e insiste nuovamente a favore di un'applicazione nettamente anticipata delle decisioni deliberate; tuttavia, poiché tali sovvenzioni rappresentano solo il 3,5% del sostegno complessivo dell'UE all'agricoltura, esorta vivamente la Commissione a portare avanti le discussioni sulla messa a punto delle modalità con le quali in tutti i paesi industrializzati possono essere ridotte le sovvenzioni nazionali all'agricoltura e le tariffe agricole;

43.   sottolinea l'importanza di prodotti di base come lo zucchero, le banane e il cotone per i PVS; invita l'UE ad offrire ai PVS l'assistenza necessaria per riformare i loro settori dello zucchero; deplora l'assenza di una soluzione efficace al problema del cotone a Hong Kong;

44.   ricorda che la conservazione della biodiversità è un fattore chiave per poter salvaguardare la natura e combattere le malattie della flora e della fauna e che di conseguenza un approccio precauzionale agli organismi geneticamente modificati (OGM), ivi compresa la possibilità di rifiutare la loro introduzione e il libero impiego delle sementi e delle conoscenze tradizionali in agricoltura da parte di paesi o regioni è una scelta legittima;

45.   invita la Commissione ad assicurare maggiore coerenza tra le sue politiche commerciali e di cooperazione, a fornire assistenza mirata per costruire la capacità commerciale al fine di assicurare che la crescita delle esportazioni e delle importazioni aumenti e si mantenga equilibrata, onde evitare in futuro una nuova crisi del debito, e ad aiutare i governi dei PVS

   a mantenere e sviluppare i servizi pubblici al fine di porre rimedio alle grandi piaghe legate alla povertà, come le epidemie, l'analfabetismo, la penuria di acqua potabile e l'assenza di trattamento delle acque luride;
   a promuovere le condizioni necessarie alla creazione di ricchezza, quali l'accesso all'energia e lo sviluppo delle infrastrutture, in particolare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

46.   ritiene che sia opportuno operare una distinzione tra servizi commerciali e servizi pubblici; insite sulla necessità di mantenere i servizi pubblici al di fuori del GATS, in particolare quelli che contribuiscono all'accesso delle popolazioni ai beni pubblici essenziali quali la sanità, l'istruzione, l'acqua potabile e l'energia, come pure quelli che svolgono un ruolo primario nell'identità culturale, quali i servizi audiovisivi;

47.   sottolinea l'importanza, anche per i PVS, di promuovere l'accesso al mercato per i fornitori di servizi, pur salvaguardando per tutti i membri dell'OMC la possibilità di regolamentare i propri settori dei servizi in conformità del GATS, compresa la possibilità di escludere settori di base come la sanità, l'istruzione e i servizi audiovisivi; si rammarica che sinora non sia stato istituito, nell'ambito dei negoziati OMC, un quadro specifico sui servizi, segnatamente in settori che rivestono interesse per le possibilità di esportazione dei PVS; chiede progressi sostanziali in tale settore;

48.   invita la Commissione a garantire piena flessibilità nel settore dei servizi e a lasciare a ciascun paese la libertà di includere o escludere qualsiasi settore dei servizi dall'elenco dei servizi da liberalizzare;

49.   invita la Commissione a porre in atto una politica commerciale per i servizi che sostenga il movimento delle persone nei PVS e contribuisca a rendere disponibili quei tipi di servizi che sono in grado di promuovere lo sviluppo e contribuire alla riduzione della povertà;

50.   sottolinea la necessità di lasciare ai PVS più poveri un margine per quanto riguarda il grado di reciprocità nell'apertura dei mercati, onde proteggere i paesi più vulnerabili permettendo loro di decidere da sé il ritmo della liberalizzazione;

51.   sottolinea che vi è bisogno della disponibilità di medicinali a prezzi accessibili per i PVS, pur tenendo conto, nel contempo, delle preoccupazioni dei produttori;

52.   mette in evidenza che la povertà è un fenomeno in gran parte femminile ("femminilizzazione della povertà") e sottolinea l'esigenza di rivedere l'impatto di genere delle politiche commerciali al fine di definire politiche che mettano fine e ribaltino gli effetti emarginanti, come la concentrazione della proprietà fondiaria nelle mani degli uomini, la migrazione maschile verso le aree urbane e l'aumento della povertà rurale, la distruzione dei mercati locali, la concentrazione di posti di lavoro femminili mal pagati e scarsamente qualificati nelle zone di trasformazione per l'esportazione, ecc., introducendo incentivi e misure di discriminazione positiva destinati ai governi e alle imprese di proprietà europea;

53.   chiede che si proceda ad un'analisi sistematica della dimensione di genere nell'espansione del commercio, che esamini le varie tendenze e tenga conto della complessità delle problematiche e dei fattori in causa, quali l'accesso delle donne alle risorse economiche e tecniche, la loro partecipazione al mercato del lavoro, le percentuali e i modelli di discriminazione e di segregazione sul mercato del lavoro, l'accesso delle donne all'istruzione e il loro livello d'istruzione nonché il loro accesso alle cure sanitarie e alle risorse socio-culturali;

54.   constata che le donne traggono minor vantaggio, in proporzione, dalle opportunità offerte dalla liberalizzazione del commercio e dalla globalizzazione, mentre ne subiscono piuttosto le conseguenze negative, e chiede pertanto che l'UE nei suoi programmi di assistenza nell'ambito del commercio dedichi un'attenzione specifica all'ampliamento delle opportunità per le donne di partecipare al commercio, particolarmente al commercio internazionale;

55.   constata che, nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali che la Commissione conduce a nome degli Stati membri, essa analizza ben poco o non analizza affatto l'impatto in termini di dimensione di genere dei futuri accordi commerciali; invita la Commissione a procedere sistematicamente ad un'analisi di tale dimensione di genere per quanto concerne l'impatto delle proposte europee nei negoziati commerciali ai livelli macro e microeconomico;

56.   chiede alle istituzioni economiche internazionali e alla Commissione di preparare misure e programmi intesi a promuovere il ruolo delle donne nella vita economica dei PVS, specialmente mediante l'incoraggiamento dello spirito imprenditoriale attraverso l'istruzione e la concessione di un'assistenza finanziaria, compresi i microcrediti;

57.   ritiene che lo sviluppo sociale sia una pietra angolare della politica commerciale e invita le pertinenti organizzazioni internazionali e i governi ad eliminare ogni forma di discriminazione, incluse le disuguaglianze e le barriere di genere e le discriminazioni salariali, a riconoscere il diritto al congedo di maternità retribuito e ad introdurre un salario minimo; invita ad includere nel processo di consultazione le organizzazioni che rappresentano le lavoratrici;

58.   fa appello alla responsabilità sociale degli attori del commercio internazionale e chiede alle istituzioni competenti di adottare misure specifiche per garantire alle persone che si trovano in ambienti svantaggiati un accesso equo ai sistemi sanitari, a un alloggio decente, all'acqua, alla giustizia, all'istruzione, alla formazione, all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, allo sport e alla cultura, per evitare che tali persone abbandonino la scuola prematuramente e per consentire il passaggio senza ostacoli dalla scuola al mercato del lavoro;

59.   ritiene che gli accordi commerciali debbano rispettare gli accordi internazionali vigenti in materia di diritti umani e di diritti delle donne, la sostenibilità ecologica e il diritto allo sviluppo nonché l'eradicazione della povertà;

60.   ricorda che un sistema commerciale internazionale al servizio dello sviluppo e della riduzione della povertà costituisce altresì al progresso sociale e al lavoro decente; che le regole commerciali non devono ledere le norme sociali stabilite dall'OIL; che la lotta contro tutte le forme di sfruttamento sul lavoro (in particolare, divieto del lavoro forzato e del lavoro infantile), come pure il rispetto delle libertà sindacali sono essenziali all'organizzazione di un sistema di scambi equo nell'interesse di tutti; ribadisce la necessità di esaminare l'interazione tra il commercio e le questioni sociali;

61.   invita la Commissione ad introdurre la presa in considerazione di criteri non commerciali nei futuri negoziati su qualsiasi apertura ulteriore dei mercati, affinché la crescita degli scambi non avvenga a danno delle condizioni lavorative delle popolazioni locali; invita, al contempo, i membri dell'OIL ad accordarsi su regole comuni per i PVS, la cui natura e il cui calendario d'applicazione specifici dovranno essere definiti in concertazione con questi ultimi;

62.   insiste sulla necessità che l'OMC rispetti le decisioni dell'OIL in questo campo; suggerisce che, in tale quadro, quando l'OIL decide sanzioni gli Stati abbiano la possibilità di ricorrere a strumenti commerciali quali l'applicazione delle clausole di salvaguardia, la rivalutazione temporanea delle tariffe doganali o, ancora, l'adozione di misure antidumping;

63.   sottolinea che la riduzione della povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile devono essere tra gli assi portanti dei negoziati per gli APE;

64.   sottolinea l'importanza di mantenere e rafforzare i quadri commerciali multilaterali; ricorda che nell'ambito dell'OMC, inteso come sede per l'elaborazione di un sistema del commercio internazionale equo e regolamentato, occorre porre un accento particolare sul potenziamento delle capacità negoziali dei PVS onde permettere loro di rappresentare meglio i loro interessi commerciali e integrarli nell'economia globale;

65.   sottolinea l'esigenza di un'urgente e ampia riforma dell'OMC che permetta di conseguire maggiore responsabilità democratica, trasparenza e maggiore credibilità, in modo da integrare più efficacemente tale organizzazione nel quadro generale della governance mondiale; chiede maggiore coordinamento e coerenza tra le varie istituzioni internazionali attive nel campo del commercio, dello sviluppo e del suo finanziamento, compresi gli organismi delle Nazioni Unite che si occupano di sviluppo umano, salute, lavoro e ambiente, al fine di realizzare gli OSM e consolidare gli sforzi volti ad eliminare la povertà e ad offrire opportunità a tutti;

66.   chiede che il Parlamento europeo, rappresentante legittimo dei cittadini dell'Unione europea, sia associato agli accordi relativi al commercio internazionale;

67.   sottolinea che la lotta contro la povertà è strettamente legata alla protezione dei diritti umani, all'instaurazione di istituzioni democratiche e alla governance democratica;

68.   plaude alla dichiarazione fatta a New York il 14 settembre 2005 in occasione del Vertice delle Nazioni Unite sulla realizzazione degli OSM, in cui si propone di riflettere sull'introduzione di contributi internazionali di solidarietà per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, il che permetterebbe alla comunità internazionale di rispettare i suoi impegni nei confronti dei paesi più poveri, ma anche di contribuire all'equa ridistribuzione delle nuove ricchezze derivanti dalla mondializzazione;

69.   ritiene che non soltanto il commercio, ma soprattutto lo sviluppo economico e gli investimenti nelle piccole e medie imprese che forniscono beni e servizi, possano avere un impatto sul futuro incremento della ricchezza; sollecita in particolare la Banca europea per gli investimenti a sviluppare ulteriormente programmi per questi gruppi di destinatari;

70.   sottolinea l'importanza di coadiuvare i PMS nell'eliminazione degli intralci burocratici al fine di stimolare l'iniziativa interna e di trovare mercati all'estero, in particolare mediante la partecipazione delle comunità locali, dei parlamenti e della società civile dei PVS ai processi democratici;

71.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 112 E del 9.5.2002, pag. 326.
(2) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 290.
(3) GU C 272 E del 13.11.2003, pag. 277.
(4) GU C 39 E del 13.2.2004, pag. 79.
(5) GU C 43 E del 19.2.2004, pag. 248.
(6) GU C 67 E del 17.3.2004, pag. 255.
(7) GU C 74 E del 24.3.2004, pag. 861.
(8) GU C 76 E del 25.3.2004, pag. 435.
(9) GU C 77 E del 26.3.2004, pag. 393.
(10) GU C 304 E dell'1.12.2005, pag. 277.
(11) GU C 92 E del 20.4.2006, pag. 397.
(12) Testi approvati, P6_TA(2005)0289 .
(13) Testi approvati, P6_TA(2005)0461 .
(14) GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 145.
(15) Testi approvati, P6_TA(2005)0454 .
(16) GU L 169 del 30.6.2005, pag. 1.


Efficienza energetica (Libro verde)
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Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro verde sull'efficienza energetica: fare di più con meno (2005/2210(INI) )
P6_TA(2006)0243 A6-0160/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visto il Libro verde della Commissione sull'efficienza energetica: fare di più con meno (COM(2005)0265 ),

–   vista la direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell'edilizia(1) ,

–   vista la direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell'energia(2) ("Direttiva sulla cogenerazione"),

–   vista la direttiva 2005/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2005, relativa all'istituzione di un quadro per l'elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia(3) ,

–   vista la direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici(4) ,

–   vista la direttiva 92/75/CEE del Consiglio, del 22 settembre 1992, concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse degli apparecchi domestici, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti(5) ,

–   vista la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (COM(2005)0119 ) ("Settimo programma quadro"),

–   vista la propria risoluzione del 14 marzo 2001 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni "Piano d'azione per migliorare l'efficienza energetica nella Comunità europea"(6) ,

–   vista la propria risoluzione del 6 luglio 2000 sulla seconda relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sullo stato di liberalizzazione dei mercati dell'energia(7) ,

–   visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0160/2006 ),

A.   considerando che l'efficienza energetica esprime la relazione tra l'energia fornita e l'energia utilizzata,

B.   considerando che il consumo energetico è storicamente legato alla crescita economica e che il miglioramento dell'efficienza energetica implica il superamento della correlazione positiva tra consumo energetico e rendimento economico, migliorando così l'intensità energetica dell'economia,

C.   considerando che la conservazione dell'energia può risultare da miglioramenti apportati all'efficienza energetica,

D.   considerando che l'efficienza energetica costituisce la risposta più grande, più rapida e più economica alle sfide della sicurezza energetica, al levitare e alla volatilità dei prezzi dell'energia e agli aspetti ambientali,

E.   considerando che il consumo di energia è aumentato annualmente nell'Unione europea a un tasso medio dell'1% e che l'intensità energetica è diminuita di un terzo negli ultimi 35 anni; che tale tasso ha però conosciuto recentemente un brusco calo,

F.   considerando che la Commissione ha calcolato che l'UE potrebbe risparmiare il 20% del suo consumo di energia in modo efficace sotto il profilo dei costi basandosi su studi che non tengono conto degli elevati prezzi dell'energia praticati oggigiorno e che continueranno ad essere praticati in futuro,

G.   considerando che le riduzioni dell'intensità energetica non comportano una riduzione della crescita del PIL,

H.   considerando che l'efficienza energetica contribuisce in modo significativo ad accrescere la competitività dell'UE e l'occupazione a raggiungere gli obiettivi di Lisbona,

I.   considerando che, secondo le stime effettuate, il consumo lordo di energia negli edifici, nei trasporti e nell'industria ammonta rispettivamente al 27%, al 20% e al 18% del consumo totale,

J.   considerando che nel 2004 l'uso finale di energia nell'UE a 25 era così ripartito: 28% nel settore industriale, 31% nei trasporti e 41% nell'edilizia,

K.   considerando che le perdite nella trasmissione e nella distribuzione elettrica ammontano in media tra il 10% e il 12%, a seconda dalla distanza tra il fornitore e il consumatore, mentre le perdite nella trasmissione e distribuzione del calore sono più variabili e dipendono non soltanto dalla distanza ma anche dal metodo di isolazione,

L.   considerando che un sistema di valutazione comparativa armonizzato a livello comunitario e non burocratico può rappresentare un utile strumento per misurare i guadagni in termini di efficienza energetica,

M.   considerando che sono già in vigore diversi testi legislativi relativi all'efficienza energetica, che un altro dovrà essere recepito entro l'anno e che il 1° giugno 2007 gli Stati membri dovranno presentare il loro primo piano d'azione nazionale sull'efficienza energetica,

N.   considerando che un corretto recepimento delle direttive esistenti offrirebbe un importante contributo al miglioramento dell'efficienza energetica, riducendo così l'intensità energetica della nostra economia in un modo efficace sotto il profilo dei costi;

O.   considerando, inoltre, che il calcolo dell'efficacia sotto il profilo del costi deve comprendere i costi dell'inerzia e dei previsti vantaggi economici derivanti dalla prime azioni e dall'innovazione nonché dall'apprendimento tecnologico che faranno scendere i costi degli interventi,

P.   considerando che non esiste una direttiva quadro per l'efficienza energetica nel settore dei trasporti,

Q.   considerando che il nuovo accordo sul quadro finanziario ha considerevolmente ridotto il bilancio per la ricerca e lo sviluppo,

R.   considerando che i consumatori possono disporre di apparecchiature e tecnologie efficaci sotto il profilo energetico, quali le pompe di calore, i contatori intelligenti, sistemi di lettura intelligente dei contatori con controllo a distanza, e i "top boxes" per le caldaie a gas, come pure di servizi energetici, ma che la penetrazione sul mercato di tali merci e servizi è ancora poco significativa, nonostante la strategia di Lisbona dia grande importanza al sostegno di nuove imprese nel settore delle tecnologie pulite, considerate un nuovo potenziale sbocco occupazionale,

S.   considerando la necessità di un'ambiziosa politica in materia di efficienza energetica onde colmare la lacuna fra le possibilità tecniche e gli effettivi utilizzi,

T.   considerando che la responsabilità dell'industria di contribuire al miglioramento dell'efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni di CO2 deve essere vista sullo sfondo del sostegno fornito a una produzione industriale rispondente a norme elevate di efficienza e di emissioni e allo sviluppo di tecnologie innovative,

U.   considerando che molti consumatori ritengono di non avere informazioni adeguate su un efficace consumo dell'energia e sui costi reali dell'energia ma sarebbero disposti a cambiare le loro abitudini in tal senso, se fossero offerte opzioni tariffarie diverse e se potessero essere debitamente informati, attraverso un ampio sistema di etichettatura, sull'efficienza energetica di apparecchiature e veicoli,

V.   considerando che entro il 2020 l'Unione europea dovrebbe diventare l'economia più sostenibile e efficiente in termini energetici del mondo,

W.   considerando che la dimensione europea, nazionale, locale e regionale e tutti i soggetti interessati nonché gli esperti indipendenti devono cooperare strettamente in materia di efficienza energetica,

1.   esorta gli Stati membri a dare piena attuazione alle direttive europee nel settore dell'efficienza energetica, in particolare quelle sul rendimento energetico nell'edilizia, sulla promozione della cogenerazione, sulla liberalizzazione dei mercati dell'energia e sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici;

2.   chiede alla Commissione di provvedere affinché gli Stati membri attuino pienamente l'intera normativa dell'UE in materia di energia; propone di accelerare le procedure di infrazione per dare più credibilità alle istituzioni nell'applicazione del diritto europeo;

3.   ricorda che se gli Stati membri attuassero integralmente la normativa dell'UE esistente, sarebbe già raggiunto in misura del 50% l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia entro il 2020;

4.   chiede alla Commissione di fornire informazioni chiare e accessibili sullo stato dell'attuazione delle direttive dell'UE in materia di energia e chiede alla Commissione di elaborare aggiornamenti mensili da pubblicare sul sito web della Direzione Generale energia e trasporti della Commissione;

5.   chiede alla Commissione di analizzare l'interazione tra i diversi atti legislativi (ad esempio le direttive sullo scambio di emissioni, sui grandi impianti a combustione, sulla prevenzione e il controllo integrati dell'inquinamento, sulla cogenerazione di energia elettrica e terminca, ecc.) nel promuovere l'efficienza energetica nonché il suo impatto sui settori interessati;

6.   chiede alla Commissione di agire immediatamente, laddove possibile, secondo la procedura di comitatologia sulla base delle direttive esistenti; fa osservare in proposito l'obbligo della Commissione nel quadro della direttiva 2005/32/CE di adottare provvedimenti di esecuzione fino al maggio 2007 per i gruppi di prodotti che offrono elevate potenzialità per una riduzione efficace sotto il profilo dei costi delle emissioni di gas ad effetto serra;

7.   attende con interesse il piano d'azione sull'efficienza energetica della Commissione e vigilerà in particolare sulla sua coerenza con la legislazione precedente;

8.   invita la Commissione a delineare nel piano d'azione europeo per l'efficienza energetica vari scenari onde enucleare le incidenze sui consumi energetici, sul mix energetico e sulla riduzione di CO2;

9.   richiama l'attenzione sul fatto che il prezzo del greggio su cui è basato l'obiettivo di risparmio energetico fissato nel Libro Verde al 20% è ora notevolmente più elevato, il che si traduce in un notevole aumento dell'efficacia rispetto ai costi delle misure di efficienza energetica; invita pertanto la Commissione ad aumentare conformemente l'obiettivo di risparmio;

10.   invita la Commissione a proporre nel piano d'azione per l'efficienza energetica azioni concrete a livello sia europeo che nazionale;

11.   invita la Commissione a proporre un approccio coerente per tutelare l'approvvigionamento energetico, rafforzare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili; ritiene che le varie politiche settoriali debbano integrarsi reciprocamente per quanto riguarda tale materia e che, dato il numero di iniziative, normative e progetti attualmente esistenti nell'Unione europea, in molti casi è impossibile per il consumatore riconoscerne i rispettivi obiettivi;

12.   ritiene che maggiori investimenti nelle fonti di energia rinnovabili e nelle tecnologie di risparmio energetico rivestano un'importanza fondamentale in quanto costituiscono strumenti fondamentali attraverso i quali ridurre la domanda energetica, lottare contro il cambiamento climatico e garantire l'approvvigionamento energetico, e che l'Unione europea potrebbe ampiamente beneficiare delle esportazioni di queste tecnologie in paesi che, a causa del prevedibile aumento esponenziale del consumo energetico, saranno obbligati a investire somme considerevoli nelle tecnologie ambientali; chiede pertanto che il Settimo programma quadro preveda una cospicua dotazione finanziaria a favore di queste tecnologie;

13.   invita la Commissione a fissare, di concerto con gli Stati membri e il Parlamento europeo e tenendo pienamente conto dei dati scientifici ed economici, un obiettivo ambizioso ma realistico che preveda un miglioramento del 20% dell'efficienza energetica entro il 2020 e a fissare singoli obiettivi per diversi settori, prendendo in considerazione le circostanze nazionali e i progressi conseguiti in passato dagli Stati membri e la loro capacità di adeguamento alle normative che stanno per essere adottate e a quelle già in vigore ma non ancora applicate;

14.   sottolinea che l'obiettivo concordato nell'ambito della direttiva 2006/32/CE, del 9% in nove anni, può essere soltanto un obiettivo minimo; sottolinea inoltre che in ogni paese, nonostante diversi sviluppi, l'obiettivo di risparmio supera largamente l'1% annuo; ravvisa la necessità di maggiori risparmi energetici a fronte di previsti crescenti consumi energetici;

15.   si augura che la Commissione valuti le sue proposte considerandone le incidenze sui più vulnerabili, rileva che varie proposte di tassazione rischiano di far pesare un onere sproporzionato su tali persone;

16.   rileva l'esigenza che gli Stati membri adottino piani d'azione nazionali per l'efficienza energetica basati su obiettivi annui vincolanti che siano ambiziosi e realistici; invita gli Stati membri a fornire un adeguato finanziamento alle agenzie e ai programmi di esecuzione a livello nazionale e locale;

17.   propone che la Commissione effettui una valutazione dell'impatto dei costi amministrativi legati all'introduzione di un sistema di controllo dei guadagni in termini di efficienza energetica; ritiene che il principio costi-benefici dovrebbe essere applicato a ciascuna iniziativa legislativa concernente l'efficienza energetica, tenuto conto dei costi economici del riscaldamento globale e dell'insicurezza energetica, dato che l'efficienza energetica è importante ai fini della riduzione delle emissioni di CO2 e del miglioramento della sicurezza degli approvvigionamenti;

18.   propone che la Commissione faccia una valutazione sistematica dell'utilità attesa e una gerarchizzazione delle azioni proposte, onde dare la priorità ai settori e alle misure che, se applicate, avranno un risultato importante e immediato e saranno esempi positivi per gli stati e i cittadini; è dell'avviso che questi elementi siano presi in considerazione anche nei programmi d'azione nazionali;

19.   ritiene che le agenzie locali per l'energia e l'ambiente debbano essere supportate finanziariamente anche tramite la creazione di un fondo per l'efficienza energetica, orientato particolarmente ai progetti e ai programmi diffusi sul territorio. È necessario inoltre promuovere e diffondere la figura professionale del "facilitatore" ovvero di esperti che dispongono di una conoscenza a largo spettro delle tematiche energetiche e delle relative tecnologie, di numerosi contatti nei settori particolari e che siano capaci di fare da tramite tra l'amministrazione pubblica e gli investitori del settore;

20.   ritiene che, in sede di predisposizione dei fondi di coesione e dei fondi strutturali, debba essere considerata la partecipazione degli enti locali e regionali, essendo inteso che occorre altresì tener conto di essi nell'ambito dei programmi di sostegno dell'Unione europea specie in sede di integrazione del programma "Energia intelligente per l'Europa" nel programma quadro "Competitività e Innovazione" (CIP);

21.   invita la Commissione a valutare le misure di efficienza energetica al fine di accertare l'accettazione delle stesse da parte dei consumatori, e a concentrare gli sforzi esclusivamente su quelle misure che sono in grado di produrre quanto prima risultati evidenti;

22.   chiede che tutte le misure proposte siano applicate in funzione delle loro incidenze sulle piccole e medie imprese (PMI) e sulla loro concorrenzialità; sottolinea l'importante ruolo che svolgono le PMI nell'attuare le possibilità di efficienza energetica in campo industriale; è consapevole del fatto che l'attuazione delle misure di efficienza energetica richieste dalla legislazione europea potrebbe risultare problematica per le PMI; invita la Commissione a prestare particolare attenzione a tale questione, fornendo, qualora sia possibile sotto il profilo tecnico ed economico, l'opportuna assistenza, non solo mediante gli aiuti comunitari, ma altresì promuovendo l'accesso delle PMI all'informazione e allo scambio sulle migliori tecnologie e prassi disponibili;

23.   fa osservare la necessità di sostenere gli sforzi volti a migliorare l'efficienza energetica utilizzando fondi pubblici; ritiene che il finanziamento pubblico debba essere consentito soltanto laddove sia essenziale, in particolare nelle fasi iniziali delle azioni, e che successivamente esso debba essere ritirato e sostituito da meccanismi di mercato;

24.   è consapevole del fatto che i nuovi Stati membri possano incontrare difficoltà nel fornire i finanziamenti destinati all'attuazione di una serie di misure efficaci sotto il profilo dei costi in materia di efficienza energetica in virtù dei costi preventivi di tali provvedimenti, in particolare nel settore dell'edilizia abitativa; invita pertanto la Commissione a provvedere allo stanziamento, a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), di adeguati finanziamenti strutturali destinati al settore degli alloggi quale requisito minimo per garantire che i nuovi Stati membri possano utilizzare fino al 10% dei finanziamenti totali a titolo del FESR per il miglioramento dell'efficienza energetica nel settore dell'edilizia abitativa;

25.   resta dell'opinione che il completamento della liberalizzazione dei mercati dell'energia sia essenziale per promuovere la competitività, il livello dei prezzi energetici, la sicurezza dell'approvvigionamento e l'efficienza energetica, e chiede pertanto alla Commissione di seguire e di promuovere con maggiore incisività l'attuazione del processo di liberalizzazione negli Stati membri, ma appoggia l'istituzione di un quadro più bilanciato riguardante la promozione degli investimenti volti a migliorare l'innovazione e la concorrenza; rileva che in tale contesto occorre migliorare le capacità regolamentari degli Stati membri e dell'UE;

26.   ritiene che l'adozione di incentivi economici e di strumenti finanziari sia di importanza decisiva per promuovere, come di dovere, i nuovi investimenti, i nuovi prodotti e servizi di efficienza energetica; ritiene che per tale motivo si debba definire in modo esatto e trasparente la funzione degli incentivi economici, tenendo conto, fra le altre cose, anche della competitività dei prodotti e delle imprese europee;

27.   chiede alla Commissione di promuovere un ambiente legislativo che appoggi e incoraggi pienamente tutte le potenzialità offerte dagli impianti di cogenerazione ad alta efficienza, in particolare per gli usi industriali nonché la micro-cogenerazione per le PMI, e chiede agli Stati membri di applicare la direttiva sulla cogenerazione secondo modalità che riflettano un approccio realistico ed economicamente fattibile ed evitino di erigere ostacoli a questo tipo di investimento; invita gli Stati membri ad avvalersi pienamente e sviluppare le tecniche disponibili, quali per esempio la cogenerazione e la trigenerazione per compensare gli odierni sprechi di energia in ambito industriale e di produzione energetica;

28.   sollecita gli Stati membri ad applicare in toto la direttiva sulla cogenerazione per conseguire l'ampio potenziale di risparmi energetici derivanti dalla cogenerazione; chiede un'iniziativa europea sulla cogenerazione a completamento della direttiva così da garantire risultati chiari e visibili nei prossimi anni; è dell'avviso che la promozione della cogenerazione sia inserita in tutti i settori politici comunitari collegati, come l'ambiente, la ricerca, l'istruzione, la concorrenza, l'industria, il commercio e la politica regionale;

29.   ritiene che le misure fiscali sarebbero più efficaci come incentivo che come deterrente e dovrebbero essere utilizzate come uno strumento per favorire l'efficienza energetica e per velocizzare l'introduzione di soluzioni di efficienza energetica; sottolinea la necessità di tener conto del principio "chi inquina paga" anche nell'ambito dei sistemi tributari;

30.   ritiene che la fiscalità svolga un ruolo importante ai fini del miglioramento dell'efficienza energetica; ritiene sia necessario adoperarsi per garantire che i sistemi fiscali nazionali degli Stati membri operino una discriminazione positiva nei confronti delle prassi che privilegiano l'efficienza energetica;

31.   ritiene che le banche multilaterali e le istituzioni finanziarie pubbliche dovrebbero creare un Fondo per l'efficienza energetica finalizzato al finanziamento di progetti inerenti all'efficienza energetica; ritiene che obiettivi in materia di efficienza energetica dovrebbero a loro volta essere integrati in altre politiche settoriali, come la politica fiscale, dei trasporti e di coesione; reputa che occorra proporre sistemi di finanziamento innovativi e strumenti contrattuali, come micro-crediti e joint ventures fra società private e comuni, così da coinvolgere attivamente gli operatori e i detentori del potere decisionale a livello locale;

32.   reputa necessario, sulla scorta dell'esperienza positiva maturata nel settore degli elettrodomestici, prendere in considerazione la possibilità di estendere l'etichettatura dell'efficienza energetica, o altre modalità di informazione dei consumatori, anche ad altri prodotti;

33.   invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare le autorità locali a intraprendere azioni innovative per assicurare un impiego efficiente delle risorse energetiche, compreso un aumento della produzione di energia da fonti alternative, ricorrendo a sgravi fiscali e ad un maggiore supporto finanziario da parte dell'UE;

34.   ritiene che ci dovrebbero essere incentivi per il miglioramento delle infrastrutture e delle interconnessioni, al fine di ridurre le perdite nella trasmissione e nella distribuzione; ritiene che i punti di generazione dovrebbero essere distribuiti in modo razionale all'interno dei territori nazionali il più vicino possibile al luogo in cui è consumata l'elettricità; rileva che le fonti di energia rinnovabili sono particolarmente idonee alla generazione decentrata;

35.   rileva che la trasmissione e la distribuzione di elettricità sono responsabili di una perdita fino al 10% dell'elettricità prodotta; fa notare che in alcuni Stati membri queste perdite rappresentano oltre il 20% dell'elettricità prodotta, ed invita gli Stati membri ad intervenire d'urgenza per ridurre al minimo le perdite di elettricità nelle reti di trasmissione e distribuzione;

36.   esorta gli Stati membri a dare rapidamente attuazione alla direttiva 2002/91/CE; chiede alla Commissione di valutarne rapidamente l'impatto sul consumo dell'energia nonché sull'economia e, in caso di risultati positivi, di esaminare la possibilità di estendere in modo progressivo il campo di applicazione della direttiva così da coprire tutti gli edifici, assicurando in particolare che anche per tutti gli edifici residenziali esistenti di superficie inferiore ai 1000 mq sia previsto l'obbligo di adeguare gli standard di efficienza energetica delle varie parti (ad es. isolazione del tetto, finestre) agli standard vigenti per i nuovi edifici quando tale parte dell'edificio è sottoposta a ristrutturazione, basandosi sulle iniziative analoghe già prese dagli Stati membri;

37.   chiede vivamente alla Commissione, in vista della prossima revisione della direttiva 2002/91/CE, di promuovere maggiormente l'uso delle fonti di illuminazione, refrigerazione e riscaldamento passive o naturali e di prendere in considerazione l'estensione del campo di applicazione della direttiva alle infrastrutture e agli spazi urbani che non siano necessariamente edifici;

38.   sottolinea la notevole rilevanza dei piani d'azione nazionali sull'efficienza energetica nonché la necessità di renderli di pubblico dominio onde consentire, in sede di predisposizione e di monitoraggio, il coinvolgimento anche di agenti sociali, di organizzazioni non governative e di esponenti economici e politici;

39.   chiede un'iniziativa europea per l'edilizia che coordini l'innalzamento degli standard di rendimento energetico per i nuovi edifici e crei incentivi per accelerare la trasformazione degli edifici esistenti; ritiene che occorra attribuire una particolare attenzione al riscaldamento e al raffreddamento passivo; ritiene altresì che per massimizzare l'efficienza economica, tale iniziativa debba anche coordinare gli sforzi di architetti, agenti immobiliari, proprietari, politici locali nonché includere possibilità di formazione per capi progetto;

40.   sottolinea, oltre al necessario ampliamento del campo di applicazione della direttiva 2002/91/CE in modo da comprendere le operazioni importanti di rimodernamento di edifici di ogni dimensione, la necessità di fornire un finanziamento adeguato per accelerare il rimodernamento degli edifici dotati del più elevato potenziale di risparmio; ritiene che, ove fattibile, tali progetti dovrebbero essere combinati con l'ammodernamento dei sistemi di teleriscaldamento che servono detti edifici, osservando però al contempo che, al di sotto di una soglia critica di urbanizzazione, il teleriscaldamento non è economicamente valido;

41.   è convinto che si debbano sostenere risolutamente, avvalendosi di obiettivi e incentivi precisi, il riattamento e rimodernamento dei sistemi di teleriscaldamento e di cogenerazione;

42.   insiste affinché gli edifici delle Istituzioni europee soddisfino le norme più severe in materia di efficienza energetica così da diventare il fulcro dell'innovazione;

43.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero svolgere un ruolo esemplare nell'applicare le misure di efficienza energetica, a carattere obbligatorio, al settore pubblico, tra l'altro acquistando veicoli efficienti per il rinnovo del parco veicoli pubblici e applicando criteri di efficienza nella trasformazione di edifici, inclusi, ad esempio, criteri di efficienza energetica nelle convenzioni pubbliche; a tale riguardo accoglie con favore l'introduzione di piani d'azione nazionali per l'efficienza energetica;

44.   ritiene che detti piani d'azione debbano, per quanto possibile, creare condizioni quadro, vantaggiose, coerenti e compatibili con il mercato, soggette a valutazione d'impatto; ritiene inoltre che i piani d'azione debbano essere coerenti con il ruolo di ciascun operatore nella struttura del mercato dell'energia;

45.   accoglie con favore le partnership fra pubblico e privato perché possono fornire importanti risultati; rileva che essendosi l'UE posta l'obiettivo comune di migliorare l'efficienza energetica, l'effetto combinato dell'unione delle forze fra il settore pubblico e quello privato è superiore alla somma degli sforzi individuali (ad es. nelle campagne di informazione e nel diffondere le pratiche migliori);

46.   invita la Commissione a promuovere la creazione di un libero mercato dei servizi energetici con lo stesso trattamento e trasparenza per tutti gli operatori, che potrebbe indurre le società dell'energia a sviluppare il settore alternativo dell'efficienza energetica e contribuire notevolmente alle riduzioni dei consumi;

47.   invita le istituzioni europee a fornire un esempio positivo, limitando le emissioni di gas ad effetto serra nelle loro varie attività, attraverso una maggiore efficienza energetica negli edifici e in tutte le attrezzature utilizzate, i viaggi a basso tenore di carbonio, ecc.; ritiene che sforzi speciali debbano essere effettuati in relazione ai viaggi dei membri del Parlamento europeo, compreso il riesame delle varie sedi del Parlamento europeo, veicoli a basso tenore di carbonio per il servizio degli autisti, ecc.;

48.   invita la Commissione e gli Stati Membri a introdurre l'elevato livello di efficienza energetica fra i criteri di selezione adottati nell'ambito delle gare d'appalto pubbliche;

49.   sottolinea che le società di servizi energetici, mediante contratti di prestazioni finalizzate al risparmio energetico, possono fornire i servizi necessari per rinnovare edifici migliorando nel contempo l'efficienza energetica, senza che siano necessari investimenti iniziali da parte dell'appaltatore;

50.   ritiene che, nel contesto della revisione degli orientamenti comunitari in materia di aiuti statali destinati alla tutela ambientale, debbano essere adottate iniziative per incoraggiare ulteriormente gli investimenti in misure di efficienza energetica;

51.   rileva che i fondi della politica regionale dell'Unione europea potrebbero essere utilizzati anche per finanziare progetti interregionali che consentano un trasferimento di know-how agli Stati membri e alle regioni che sono privi dello sviluppo tecnologico di punta necessario all'efficienza energetica;

52.   ricorda agli Stati membri che, insieme alla Commissione e alle sue iniziative sull''educazione energetica", la trasmissione di informazioni ai cittadini è essenzialmente una responsabilità nazionale, regionale e locale e chiede che si compiano maggiori sforzi per agevolare la trasmissione di informazioni ai cittadini e al settore privato; ritiene che dovrebbero rientrare in tale azione le informazioni sulla disponibilità di tecnologia efficace sotto il profilo dei costi e sulla crescente scarsità di risorse; invita la Commissione a sostenere, insieme alle competenti istituzioni nazionali, una campagna di informazione e di sensibilizzazione a livello comunitario sulla miglior prassi in materia di efficienza energetica e ad appoggiare le reti di eccellenza;

53.   ribadisce l'importanza della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 ottobre 2003 che istituisce una disciplina per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra nella Comunità(8) (la cosiddetta direttiva sul sistema di scambi di emissioni dell'UE) per portare avanti i miglioramenti in materia di efficienza energetica nell'industria, riducendo le emissioni di CO2 e ottemperare agli obblighi di Kyoto, attuali e post 2012, che spettano all'UE; chiede che il settore dell'aviazione sia compreso nel sistema di scambi di emissioni dell'UE;

54.   invita gli Stati membri, le regioni e le autorità locali a sopprimere la burocrazia che ostacola l'applicazione, da parte dei cittadini e del settore privato, degli incentivi pubblici all'uso dell'energia in modo più efficiente;

55.   rileva che i rifiuti urbani contengono un elevato tenore di energia chimica che potrebbe essere sfruttata economicamente se fosse migliorata anche la situazione della tutela dell'ambiente;

56.   sottolinea che i giacimenti carboniferi offrono notevoli riserve di energia e che esistono le possibilità tecnologiche per una combustione efficiente e pulita del carbone e la sua conversione in carburanti gassosi e per motori diesel;

57.   richiama l'attenzione degli Stati membri sulla necessità di ammodernare i vecchi impianti di riscaldamento e generazione;

58.   ritiene che, in considerazione del fatto che l'Unione europea si estende su più fusi orari, le reti di elettricità transfrontaliere faciliteranno l'erogazione di energia durante i periodi di massimo consumo e ridurranno considerevolmente le perdite risultanti dalla necessità di mantenere capacità di produzione in stand-by;

59.   chiede agli Stati membri e alle regioni che ospitano grandi conglomerati industriali di valutare le potenzialità offerte dalla cogenerazione nonché l'entità degli sprechi energetici in tali zone;

60.   invita la Commissione ad avvalersi appieno dell'esperienza acquisita negli Stati membri con i progetti SAVE ed Energia intelligente per l'Europa, e a moltiplicare gli sforzi per diffondere e condividere le migliori prassi;

61.   accoglie con favore l'iniziativa CARS21 della Commissione e considera necessario un approccio integrato nel settore dei trasporti; ritiene tuttavia che tale approccio non dovrebbe comportare una riduzione degli obblighi di ciascun partecipante; sottolinea l'importanza di una direttiva quadro per l'efficienza energetica nel settore dei trasporti; invita la Commissione e gli Stati membri a portare avanti iniziative nazionali sostenibili nel settore dei trasporti, incentrate sulla mobilità urbana, l'infrastruttura ferroviaria, le automobili efficienti da un punto di vista energetico e la sostituzione modale; ritiene che l'Unione europea dovrebbe proporre nuove norme di efficienza per le automobili, dopo aver valutato accordi volontari con l'industria automobilistica;

62.   è convinto che la valutazione energetica del funzionamento delle città, per quanto riguarda il trasporto urbano, in particolare le interconnessioni, dovrebbe costituire una priorità ed essere affrontata adeguatamente nei criteri per il sostegno dei Fondi strutturali;

63.   constata che gli aerei di nuova concezione hanno già un consumo di carburante nettamente minore, ma raccomanda nondimeno che si acceleri la ricerca in questo settore;

64.   ricorda che circa il 59% del petrolio consumato nel 2004 in Europa è imputabile al settore dei trasporti e, per quanto concerne la componente percentuale rimanente, il 17% agli edifici, il 16% agli impieghi non energetici e l'8% all'industria; rileva che, secondo le previsioni della Commissione, da oggi al 2030 la domanda di energia nel settore dei trasporti aumenterà almeno del 30%, con un aumento fino al 5% all'anno nel settore dei trasporti aerei, il che aumenterà le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di energia;

65.   chiede, per quanto concerne il settore dei trasporti, che si attui una strategia globale volta a eliminare progressivamente l'utilizzo dei combustibili fossili e a ridurre al minimo le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, anche attraverso la produzione e l'utilizzo in misura nettamente maggiore di biocarburanti più evoluti, conformemente alla strategia della Commissione per i biocarburanti, e prevedendo incentivi fiscali molto più consistenti a favore dei veicoli meno inquinanti, come suggerito dalla Commissione nella proposta di direttiva del Consiglio in materia di tasse relative alle autovetture (COM(2005)0261 );

66.   ritiene altresì urgente che la Commissione presenti proposte per un continuo miglioramento a lungo termine dell'efficienza e della conservazione energetica nel settore dei trasporti, fra cui proposte legislative volte a: (a) raddoppiare il rendimento del carburante in automobili e furgoni, (b) trasferire il traffico stradale e aereo alle vie ferrate e navigabili, (c) aumentare la quota del trasporto pubblico;

67.   ritiene che l'aumento del volume dei trasporti, segnatamente del trasporto stradale, costituisca uno dei maggiori ostacoli alla diminuzione della domanda energetica in Europa; invita la Commissione a valutare i progressi realizzati nel quadro dell'accordo volontario concluso con le case automobilistiche europee e a prendere in considerazione, se del caso, misure addizionali per conseguire gli obiettivi fissati;

68.   ritiene che i parchi chiusi di veicoli vincolati, particolarmente nelle grandi città, offrano buone possibilità per promuovere soluzioni nuove e più efficaci di mobilità urbana; invita gli Stati membri ad utilizzare gli appalti pubblici e gli sgravi fiscali per promuovere modi di trasporto più efficienti, così da contribuire allo sviluppo di mercati per veicoli e combustibili più puliti ed efficienti;

69.   chiede agli Stati membri di promuovere programmi di trasformazione del mercato che accelerino la diffusione delle migliori tecnologie disponibili in materia di efficienza, come la cogenerazione, e di tecnologie di punta, come, ad esempio, efficienti apparecchiature efficienti sotto il profilo energetico di classe "A+/A++" ed invita la Commissione ad esaminare l'introduzione del "Top-runner" per l'Europa;

70.   è favorevole all'armonizzazione delle norme nel mercato interno mediante l'introduzione di sistemi di etichettatura e di valutazione, ma sottolinea la necessità, nel quadro dei negoziati commerciali internazionali, di recepire tali norme a livello internazionale;

71.   chiede alla Commissione di rivedere, in modo regolare, strumenti come l'etichettatura e le norme di efficienza energetica affinché riflettano gli sviluppi tecnologici;

72.   sottolinea l'importanza di una trasformazione del mercato europeo per quanto riguarda gli elettrodomestici, le apparecchiature per gli uffici, gli apparecchi elettronici per i consumatori e le apparecchiature industriali, al fine di aumentare l'efficienza energetica; ritiene che ciò possa essere realizzato attraverso l'introduzione di requisiti di minima più rigorosi, di programmi progressivi di appalti pubblici, di campagne d'informazione mirate e di una migliore etichettatura energetica;

73.   ritiene che il sistema "certificati bianchi" commerciabili non dovrebbe essere attualmente portato avanti poiché si dovrebbero attendere i risultati dello scambio di emissioni, ferma restando la necessità di ottimizzare, in base alle attuali conoscenze, il sistema dello scambio di emissioni;

74.   invita la Commissione a esaminare le possibilità di economizzare energia nel settore agricolo e a inserirle tra le sue azioni;

75.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la diffusione di prodotti e tecnologie che garantiscano che beni e apparecchi che funzionano ad energia usino energia solo quando è veramente necessario (ad esempio, sistemi di illuminazione sensibili al movimento ed elettrodomestici senza la funzione di veglia);

76.   invita gli Stati membri a garantire che i propri sistemi di sorveglianza del mercato siano rigorosi ed efficienti, in modo tale che gli elettrodomestici non conformi alle norme in vigore nell'UE, per quanto riguarda l'etichettatura, non vengano commercializzati sul territorio di quest'ultima;

77.   sollecita una rapida introduzione nel settore dei trasporti di un'etichetta con la dicitura "consumo di energia al chilometro", affinché il consumatore possa operare una scelta tra, ad esempio, il treno, l'aereo e l'automobile nella piena consapevolezza delle conseguenze energetiche;

78.   ritiene inoltre che il sistema europeo di etichettatura delle automobili andrebbe rafforzato da misure di promozione della commercializzazione di veicoli a bassa emissione di CO2 e/o alimentati a bioidrogeno, nonché da misure più generali volte, ad esempio, ad imporre più severamente il rispetto dei limiti di velocità, a migliorare le infrastrutture e i sistemi di gestione delle strade e del traffico e ad incoraggiare un miglioramento della condotta di guida;

79.   insiste sulla necessità di verificare esattamente le conseguenze del sistema dei certificati bianchi, prima della sua eventuale adozione, e constata che esistono anche altri mezzi per ottenere i medesimi risparmi;

80.   reputa necessarie elevate spese nel settore della ricerca e dello sviluppo a livello nazionale e dell'UE onde sfruttare il potenziale di efficienza energetica e critica, in tale contesto, la decisone dei capi di Stato e di governo concernenti il quadro finanziario 2007-2013 ed i conseguenti tagli al bilancio del Settimo programma quadro; ritiene essenziale che l'UE dia l'esempio mantenendo le spese per la ricerca nell'ambito del Settimo programma quadro nel settore dell'efficienza energetica e tenendo conto del considerevole potenziale di guadagni in termini di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni, come pure di un mercato mondiale di attrezzature e sistemi nuovi e efficaci, ferma restando la necessità di annettere priorità a tali spese e di non procedere ad ulteriori tagli contestuali al Settimo programma quadro nel settore dell'efficienza energetica; chiede che gli Stati membri, l'industria e il Settimo programma quadro procedano a dimostrazioni efficaci in tutti questi settori; ritiene che il CIP debba svolgere un'importante funzione nel promuovere e nel diffondere le nuove tecnologie sul mercato;

81.   sottolinea che i relativi strumenti finanziari europei, come i Fondi strutturali, il Fondo di coesione, i programmi di ricerca e sviluppo e il CIP, dovrebbero privilegiare maggiormente gli investimenti destinati alla conservazione dell'energia e all'efficienza energetica; invita le istituzioni finanziarie internazionali, come la Banca europea per gli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca mondiale ed anche banche pubbliche a livello nazionale, ad includere procedure di audit energetico in tutte le loro attività, a prevedere dipartimenti dedicati e specializzati per la conservazione energetica e ad avviare regimi speciali di finanziamento per i loro investimenti, ad esempio per la ristrutturazione accelerata di edifici o di infrastrutture di trasporto pubblico e a razionalizzare l'accesso al capitale di rischio per investimenti in materia di efficienza energetica, nonché ad introdurre valutazioni di rischio standardizzate per gli investimenti in materia di efficienza energetica, al fine di ridurre gli oneri amministrativi;

82.   approva l'estensione del Fondo di coesione anche ai settori dell'efficienza energetica e della promozione di collegamenti urbani e servizi pubblici puliti, il che aiuterà soprattutto i nuovi paesi che hanno anche il maggior margine di risparmio energetico;

83.   chiede alla Commissione di adottare un approccio orizzontale nell'elaborazione delle future politiche o proposte legislative, per garantire che si tenga sempre conto dei criteri d'efficienza energetica; ritiene altresì che l'efficienza energetica debba essere considerata quale criterio positivo nelle procedure per l'aggiudicazione degli aiuti comunitari;

84.   riconosce che le risorse proprie della Commissione nel settore dell'efficienza energetica non sono all'altezza né delle sue ambizioni in tale settore, né dell'urgenza di intervenire; invita il Presidente della Commissione a garantire che maggiori risorse saranno rese disponibili per far sì che le ambizioni della Commissione in tale settore trovino riscontro nelle sue risorse proprie;

85.   invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere la cooperazione internazionale nel campo dell'efficienza energetica, al fine di garantire che nuovi regolamenti e standard non comportino una frammentazione del mercato mondiale;

86.   ritiene che la promozione dell'efficienza energetica a livello globale sarà almeno tanto importante quanto il dialogo con i paesi produttori di energia; ritiene che l'efficienza energetica dovrebbe essere integrata nella politica estera comunitaria, nella sua cooperazione allo sviluppo, nonché nel quadro dei dialoghi con i paesi produttori di energia e con controparti nelle economie emergenti (compresa la Cina, l'India e il Brasile,) nell'Europa dell'est, nei paesi dei Balcani e del Mediterraneo e nei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico;

87.   rileva che attualmente in Europa si aggirano sui 188 milioni gli elettrodomestici di età superiore a 10 anni e che, grazie ad una sostituzione di tali apparecchiature, si potrebbe risparmiare circa il 50% dell'energia necessaria; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad accelerare tale operazione grazie a congrue misure economiche come incentivi fiscali per i produttori di elettrodomestici o azioni su buoni d'acquisto;

88.   invita la Commissione ad analizzare il potenziale di utilizzo intelligente delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni al fine di rafforzare l'efficienza energetica e dei materiali tramite la dematerializzazione, gli edifici intelligenti, la sostituzione dei trasporti ecc., e a fornire il quadro politico necessario per incoraggiare tali sviluppi;

89.   invita la Commissione ad esplorare le possibilità offerte dal mercato interno dell'elettricità ai fini di un uso più efficace dell'energia, sfruttando al massimo il vantaggio comparativo offerto, in paesi selezionati, da una produzione di energia efficiente e a basso tenore di carbonio, e al contempo esaminando se il sistema di quote nazionali di riduzione delle emissioni abbia ancora un senso in un contesto di crescenti scambi transfrontalieri;

90.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 1 del 4.1.2003, pag. 65.
(2) GU L 52 del 21.2.2004, pag. 50.
(3) GU L 191 del 22.7.2005, pag. 29.
(4) GU L 114 del 27.4.2006, pag. 64.
(5) GU L 297 del 13.10.1992, pag. 16.
(6) GU C 343 del 5.12.2001, pag. 190.
(7) GU C 121 del 24.4.2001, pag. 451.
(8) GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32.


La situazione delle donne Rom nell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne Rom nell'Unione europea (2005/2164(INI) )
P6_TA(2006)0244 A6-0148/2006

Il Parlamento europeo ,

–   visto il fatto che l'Unione europea istituzioni hanno, a più riprese, espresso timori, o addirittura allarme, per quanto riguarda la situazione dei Rom in generale, e delle donne Rom in particolare, in documenti e azioni tra cui:

   la risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione europea(1) ,
   la relazione "Rompere le barriere - Le donne Rom e l'accesso all'assistenza sanitaria" dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia,
   l'importante ed inquietante relazione della Commissione sulla situazione dei Rom in una Unione europea allargata, compreso l'accento posto da tale relazione sugli aspetti di genere della situazione dei Rom in Europa(2) ,
   le attività finanziate dalla Commissione, come lo studio del programma Dafne sulla situazione delle donne Rom nelle prigioni spagnole,

–   visto il fatto che un determinato numero di organi del Consiglio d'Europa ha espresso il proprio disappunto a fronte della situazione dei Rom e delle donne Rom in Europa, esortando i responsabili politici ed i legislatori a porre rimedio alla inaccettabile situazione dei Rom, e segnatamente delle donne Rom, in Europa, in vari documenti tra cui:

   - la raccomandazione 1203(1993) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa relativa agli zingari in Europa che rileva, segnatamente, l'importanza dell'istruzione delle donne Rom,
   - la raccomandazione di politica generale n. 3 (1998) commissione europea del Consiglio d'Europa contro il razzismo e l'intolleranza sulla lotta al razzismo e all'intolleranza nei confronti dei Rom/zingari, in cui si sottolinea la doppia discriminazione cui sono soggette le donne Rom,
   - la relazione, recentemente pubblicata da Alvaro Gil-Robles, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, sulla situazione in materia di diritti umani di Rom, Sinti e Caminanti in Europa (2006),

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (COM(2005)0081 ),

–   visto il piano d'azione dell'OSCE, volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE(3) , in cui si sottolinea il principio di tenere pienamente conto degli interessi delle donne Rom in tutte le questioni e di garantire la partecipazione delle donne Rom a tutti gli aspetti della vita, nonché il principio della cooperazione da "Rom a Rom",

–   visto la dichiarazione di Pechino per i diritti della donna, il cui articolo 32 prevede che gli stati debbano intensificare gli sforzi affinché tutte le donne e le ragazze che sono confrontate a molteplici ostacoli sulla via dell'emancipazione e del progresso possano godere di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali(4) ,

–   visto la raccomandazione generale XXVII sulla discriminazione nei confronti dei Rom adottata durante la 57a sessione del Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (2000),

–   visto la documentazione raccolta del Centro europeo per i diritti dei Rom con l'aiuto di organizzazioni partner e presentata al Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) in relazione agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati all'adesione e viste le raccomandazioni formulate dal CEDAW per quanto riguarda la situazione delle donne Rom e la necessità di adottare misure urgenti per porre rimedio ai molteplici problemi registrati dalle donne Rom in Europa,

–   vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(5) ,

–   vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(6) ,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6–0148/2006),

A.   considerando che, nell'Unione europea, la protezione dei diritti dell'uomo è particolarmente importante e che le donne Rom sono, attualmente, tra i gruppi e gli individui più minacciati negli Stati membri, nei paesi in via di adesione e nei paesi candidati,

B.   considerando che vi sono indicazioni del fatto che, per effetto delle tradizioni patriarcali, molte donne, comprese le donne e le ragazze Rom, non godono del pieno rispetto della libertà di scelta relativamente alla maggior parte delle decisioni fondamentali della loro vita e che, pertanto, sono ostacolate nell'esercizio dei loro diritti umani fondamentali,

C.   considerando che i legislatori e i responsabili politici dell'Unione europea hanno approvato una abbondante legislazione ed elaborato numerose azioni destinate a lottare contro il duplice svantaggio della discriminazione basata sulla razza e di quella basata sul genere, nonché i loro effetti combinati,

D.   considerando che i responsabili politici ed i legislatori europei non sono ancora riusciti a garantire una piena ed efficace uguaglianza delle donne Rom, nonché una loro equa integrazione, con piena dignità, nelle società europee,

E.   considerando che le donne Rom sono vittime di livelli estremi di discriminazione, compresa la discriminazione multipla e composta, alimentata da stereotipi molto diffusi conosciuti con il nome di antizingarismo,

F.   considerando che, secondo alcune ricerche, in talune regioni geografiche, le donne Rom avrebbero una speranza di vita inferiore a quella delle altre donne,

G.   considerando l'esistenza di una ampia documentazione che attesta la specifica esclusione delle donne Rom dalle cure sanitarie e il fatto che spesso esse vi abbiano accesso solo in casi di estrema urgenza e/o di parto,

H.   considerando che, in questi ultimi anni, le donne Rom sono state vittime di gravi abusi dei diritti umani in Europa e, in particolare, di attacchi alla loro integrità fisica, comprese sterilizzazioni forzate; considerando che taluni Stati membri hanno posto rimedio a tali abusi, ma che altri devono ancora farlo,

I.   considerando che lo scarto tra il livello di istruzione delle donne Rom e quello delle altre donne è inaccettabile(7) ; considerando che un gran numero di ragazze Rom non completa il ciclo di istruzione primaria(8) ,

J.   considerando che la segregazione razziale in ambiente scolastico e l'atteggiamento prevenuto di taluni insegnanti ed amministratori contribuisce allo scarso livello di aspettative da parte dei genitori Rom per quanto riguarda, segnatamente, le proprie figlie,

K.   considerando che il tasso di disoccupazione delle donne Rom adulte è, in numerosi luoghi, molte volte superiore rispetto a quello del resto della popolazione adulta femminile,

L.   considerando che, in Europa, una significativa percentuale di donne Rom vive attualmente in alloggi pericolosi per la loro salute e che, in numerosi luoghi, esse vivono sotto la costante minaccia di una espulsione forzata,

M.   considerando che le donne Rom sono spesso tra le vittime della tratta di esseri umani in Europa,

N.   considerando che l'Amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) è stata recentemente condotta dinanzi alla Corte europea per i diritti dell'uomo in merito a violenze estreme perpetrate ai danni di varie persone, comprese donne e ragazze Rom(9) ,

1.   accoglie con favore la proposta di creare un istituto dell'Unione europea per le pari opportunità e raccomanda all'istituto di concentrarsi intensamente sulla situazione delle donne che subiscono molteplici discriminazioni, comprese le donne Rom;

2.   esorta i poteri pubblici dell'Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell'uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime e, in tale contesto, invita gli Stati membri a inserire le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l'educazione sessuale tra le loro priorità principali, a prendere misure proattive per debellare la segregazione razziale nei reparti maternità, a garantire l'elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom ed invita la Commissione ad appoggiare le iniziative governative e della società civile destinate a lottare contro tali problemi, garantendo, al contempo, i diritti umani fondamentali delle vittime;

3.   invita gli Stati membri ad adottare una serie di misure volte a garantire che le donne Rom partecipino alla preparazione, pianificazione e attuazione di tali processi;

4.   invita gli Stati membri ad adottare delle norme minime nel quadro del metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità, ad una istruzione di qualità per tutti, anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscano i dettagli di progetti destinati a porre fine all'istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom;

5.   insiste sul fatto che i bambini Rom devono imparare a leggere e scrivere e che ciò deve costituire una priorità per le scuole in cui tali bambini vengono educati;

6.   invita gli Stati membri a migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, ovviando all'attuale mancanza di protezione accordata ai singoli dalla legislazione nazionale nei confronti degli sfratti, adottando, in consultazione con i rappresentanti delle comunità in questione, progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom, ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l'approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade;

7.   invita gli Stati membri a promuovere gli alloggi socialmente misti;

8.   invita gli Stati membri a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi affinché essi possano disporre di un livello di confort e di igiene soddisfacente;

9.   chiede un adeguato trasferimento in alloggi più sicuri soprattutto per le profughe Rom nella zona ad alta contaminazione da piombo della regione di Mitrovica nel Kosovo; richiama l'attenzione sull'ubicazione temporanea, recentemente ristrutturata, del campo francese Osterode della KFOR, che costituisce una soluzione provvisoria; chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di fornire sufficienti risorse finanziarie per il trasferimento nella sede originaria; sottolinea la necessità di garantire il rispetto dei diritti dell'uomo portando avanti, nel contempo, il processo di stabilizzazione e di associazione;

10.   invita gli Stati membri a garantire l'accesso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive, ad elaborare ed applicare iniziative volte a garantire che anche le comunità più escluse dispongano di pieno accesso ai sistemi sanitari e che il personale sanitario usufruisca di una formazione anti pregiudizio;

11.   invita i governi a garantire che la parità di trattamento e le pari opportunità siano parte integrante delle politiche in materia di occupazione e integrazione sociale, ad affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, a lottare contro i grandi ostacoli determinati della discriminazione diretta in fase di assunzione;

12.   chiede l'adozione del principio di "obbligo positivo", in virtù del quale gli enti statali e non statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale;

13.   esorta i governi ad esaminare gli ostacoli all'attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un'attività indipendente, a favorire l'accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom ed invita la Commissione a sostenere tali attività attraverso adeguati meccanismi di finanziamento;

14.   raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuovere modelli d'imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom;

15.   invita la Commissione e il Parlamento, nell'ambito dei vari fondi, a considerare come obiettivo orizzontale il potenziamento delle capacità e l'emancipazione delle donne Rom e delle loro organizzazioni in materia di istruzione, occupazione, esercizio del potere e partecipazione politica;

16.   invita la Commissione ad appoggiare, mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari, le attività destinate in particolare alle donne Rom ed a riesaminare le norme per l'attribuzione di tutti tipi di finanziamento al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom: esorta gli Stati membri ad adottare prassi analoghe a livello di istituzioni nazionali, regionali e locali;

17.   raccomanda alla Commissione di avviare procedimenti giudiziari, di applicare multe dissuasive nei confronti di quegli Stati membri che non abbiano ancora trasposto le direttive antidiscriminazione(10) nella propria legislazione interna e che non le abbiano ancora pienamente applicate per quanto riguarda le donne Rom e di monitorare l'esecuzione di tutte le sentenze emesse dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause di scorretto adempimento;

18.   invita le istituzioni dell'UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all'ingresso nell'Unione europea, compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom;

19.   raccomanda agli Stati membri di avvalersi quanto più possibile di processi politici come il metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare e di attuare iniziative volte a garantire una effettiva parità alle donne Rom;

20.   esorta le istituzioni dell'Unione a prendere l'iniziativa di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati, ripartiti per genere e per origine etnica, sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, al fine di misurare i progressi realizzati in materia di istruzione, di alloggi, di occupazione, di cure sanitarie e in altri settori; ritiene che l'Unione europea dovrebbe incitare i governi alla sensibilizzazione delle proprie amministrazioni statali e della propria opinione pubblica rispetto al fatto che i dati etnici possono essere raccolti senza minacciare l'identificazione personale, nonché ad utilizzare ogni metodo esistente, sicuro e innovativo;

21.   rammenta che l'approccio orizzontale consente ogni anno di sostenere con successo l'organizzazione del forum annuale per le donne Rom che vivono nell'Unione europea;

22.   invita l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l'antinomadismo e in particolare sulla promozione di stereotipi negativi sulle donne Rom;

23.   chiede con urgenza la stretta consultazione delle donne Rom nell'elaborazione di qualsiasi programma e progetto adottato dalle istituzioni dell'Unione europea e/o dagli Stati membri che possa riguardarle e l'adozione di un'azione positiva a loro favore;

24.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati.

(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) Commissione, Direzione generale unità D3, 2004.
(3) OSCE, Piano d'azione volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE , PC.DEC/566, 2003.
(4) Quarta conferenza mondiale sulle donne, Dichiarazione e piattaforma di azione di Pechino , 1995.
(5) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(6) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(7) In Romania, il 3% delle donne Rom ha apparentemente completato il ciclo scolastico secondario, a fronte del 63% delle donne in generale (Open Society Institute, Ricerca su determinati programmi in materia di istruzione destinata ai Rom nell'Europa centrale ed orientale, 2002).
(8) Relazione "Evitare la dipendenza - i Rom nell'Europa centrale ed orientale" , UNDP, Bratislava, 2002.
(9) Cfr. comunicato stampa del Centro europeo per i diritti dei Rom, "Victims of Kosovo poisoning bring lawsuit at European Court of human rights" , 20 febbraio 2006, www.errc.org.
(10) Comprese le direttive approvate a seguito della modifica dell'articolo 13 del TCE introdotta dal trattato di Amsterdam, nonché le direttive collegate che specificano il campo di applicazione e l'entità del divieto di discriminazione contro le donne a norma del diritto UE.


Situazione delle donne nei conflitti armati e loro ruolo nella ricostruzione e il processo democratico nei paesi nella fase successiva al conflitto
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Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto (2005/2215(INI) )
P6_TA(2006)0245 A6-0159/2006

Il Parlamento europeo ,

–   vista la risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 31 ottobre 2000 sulle donne, la pace e la sicurezza (nel prosieguo: UNSCR(2000) in cui si afferma che occorre che le donne siano uguali agli uomini negli sforzi di mantenimento e di promozione della pace e della sicurezza e vi siano pienamente associate,

–   vista la sua risoluzione del 30 novembre 2000 sulla partecipazione delle donne alla composizione pacifica dei conflitti(1) ,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948, come pure la Dichiarazione e il programma d'azione di Vienna risultanti dalla Conferenza mondiale sui diritti dell'uomo svoltasi dal 14 al 25 giugno 1993,

–   visto il bollettino del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle misure specifiche di protezione contro lo sfruttamento e le violenze sessuali (ST/SGB/2003/13),

–   vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza nei confronti delle donne del 20 dicembre 1993(2) e la Convenzione delle Nazioni Unite relativa ai diritti del bambino del 20 novembre 1989,

–   vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979 nonché il suo protocollo facoltativo,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 10 dicembre 1984 e la Dichiarazione del 14 dicembre 1974 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla protezione delle donne e dei bambini in caso di emergenza e di conflitto armato(3) , in particolare il paragrafo 4, ai sensi del quale devono essere adottate misure efficaci per impedire le persecuzioni, le torture, le violenze e i trattamenti degradanti applicati alle donne,

–   vista la risoluzione 1265 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili nel corso di conflitti armati del 17 settembre 1999, in particolare il paragrafo 14, ai sensi del quale il personale delle Nazioni Unite impegnato in attività di ristabilimento, mantenimento e consolidamento della pace riceverà una formazione appropriata soprattutto per quanto riguarda i diritti dell'uomo, comprese le disposizioni attinenti alle sessospecificità,

–   vista la risoluzione delle Nazioni Unite sulla partecipazione delle donne al rafforzamento della pace e della sicurezza internazionali del 15 dicembre 1975(4) e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla partecipazione delle donne alle azioni a favore della pace e della cooperazione internazionale del 3 dicembre 1982(5) , in particolare il paragrafo 12 relativo alle misure concrete da adottare per rafforzare la partecipazione delle donne agli sforzi di pace,

–   vista la dichiarazione e la piattaforma di azione di Pechino risultanti dalla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne svoltasi dal 4 al 15 settembre 1995, in particolare la sezione E sulle donne e i conflitti armati, e il documento approvato al termine della sessione speciale delle Nazioni Unite Pechino+5 e Pechino+10 sulle nuove azioni e iniziative destinate a attuare la dichiarazione e la piattaforma di azione di Pechino del 5-9 giugno 2000, in particolare il paragrafo 13 relativo agli ostacoli frapposti alla partecipazione paritaria delle donne agli sforzi per il ristabilimento della pace e il paragrafo 124 su una presenza paritetica degli uomini e delle donne nelle missioni di mantenimento della pace e nei negoziati di pace,

–   visto lo Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazionale approvato il 17 luglio 1998, in particolare gli articoli 7 e 8 che qualificano lo stupro, la schiavitù sessuale, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata e qualsiasi altra forma di violenza sessuale alla stregua di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, assimilandoli altresì a una forma di tortura e a un crimine di guerra grave, indipendentemente dal fatto che tali atti vengano perpetrati in maniera sistematica o meno in occasione di conflitti internazionali o conflitti interni,

–   viste le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro protocolli aggiuntivi del 1977 ai sensi dei quali le donne sono protette contro lo stupro e qualsiasi altra forma di violenza sessuale,

–   vista la risoluzione 1385 (2004) e la raccomandazione 1665 (2004) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla "Prevenzione e composizione dei conflitti: il ruolo delle donne" adottate entrambe il 23 giugno 2004,

–   vista la risoluzione adottata nel corso della V Conferenza ministeriale europea sulla parità tra uomini e donne svoltasi il 22-23 gennaio 2003 a Skopje e recante il titolo "ruolo delle donne e degli uomini nella prevenzione dei conflitti, nel consolidamento della pace e nei processi democratici dopo i conflitti - una prospettiva di genere",

–   vista la dichiarazione sulla "Parità dei sessi: una questione essenziale nelle società in mutazione" e il Programma d'azione attinente, adottati in occasione della V Conferenza ministeriale europea summenzionata,

–   vista la decisione n. 14/04 adottata dal Consiglio ministeriale dell'OSCE il 7 dicembre 2004 a Sofia sul piano d'azione dell'OSCE 2004 per la promozione della parità tra i sessi,

–   vista la decisione 14/05 adottata dal Consiglio ministeriale dell'OSCE il 6 dicembre 2005 a Lubiana sulle donne nella prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi e la ripresa dopo un conflitto,

–   vista la raccomandazione 5 (2002) del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulla protezione delle donne contro la violenza, segnatamente per quanto attiene alla violenza nelle fasi di conflitto e post-conflitto,

–   visto il "documento operativo" sull'attuazione della risoluzione 1325 (2000) dell'UNSCR nell'ambito della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD), adottato nel novembre 2005,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo (A6-0159/2006 ),

A.   considerando che in seno alla popolazione civile, le donne, al pari dei bambini e degli anziani subiscono, in periodo di guerra, ogni sorta di maltrattamento anche di natura sessuale,

B.   considerando che la violenza nei confronti delle donne durante i conflitti armati non comporta soltanto maltrattamenti fisici e/o sessuali, ma viola anche i loro diritti economici, sociali e culturali,

C.   considerando che le cause più profonde della vulnerabilità delle donne durante i conflitti risiedono spesso nella sottovalutazione sociale generale della donna e nell'accesso notoriamente più limitato all'istruzione e al lavoro; pertanto l'emancipazione della donna è una conditio sine qua non della lotta contro la violenza sessospecifica nei conflitti armati,

D.   considerando che gli stupri e le sevizie sessuali sono utilizzati come armi da guerra per umiliare e indebolire psicologicamente l'avversario, ma che le vittime di tali pratiche sono spesso stigmatizzate, respinte, maltrattate o talvolta persino uccise dalle loro comunità, per recuperare l'onore,

E.   considerando il fatto che la storia ha dimostrato che sono soprattutto gli uomini a dedicarsi alla pratica della guerra e che pertanto la particolare propensione delle donne al dialogo e alla non violenza potrebbe contribuire in modo molto efficace a prevenire e a gestire pacificamente i conflitti,

F.   considerando che durante i conflitti, le donne hanno difficoltà ad accedere alle cure che riguardano specificamente la tutela della salute riproduttiva femminile, quali la contraccezione, il trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili, le cure in gravidanza, tra cui anche l'interruzione volontaria, qualora la donna lo desideri, il parto, le cure post-parto e il trattamento della menopausa,

G.   considerando che qualora la donna non possa accedere ad alcuna misura protettiva, talune pratiche sessuali, volontarie o imposte, possono favorire il propagarsi delle malattie sessualmente trasmissibili, tra cui l'AIDS, e che tali pratiche sono particolarmente diffuse durante i conflitti e nei campi degli sfollati,

H.   considerando che le donne vittime di sevizie sessuali durante i conflitti hanno raramente a disposizione la protezione, l'assistenza psicologica, le cure mediche e la tutela legale che permetterebbero loro di superare tali sofferenze e di punire i responsabili,

I.   considerando che la violenza coniugale che si accompagna a tutte le situazioni conflittuali non diminuisce durante i periodi post-conflitto, quando i combattenti tornano alle loro case,

J.   considerando che le donne che si adoperano a favore della pace hanno fatto ricorso in tutto il mondo alla rete associativa per stabilire un dialogo tra le parti in conflitto e chiedere giustizia per i familiari scomparsi,

K.   considerando che i movimenti per la pace creati da donne non si inseriscono sempre in modo cosciente in una prospettiva di modifica delle regole e delle relazioni sociali che definiscono i rapporti di potere tra uomini e donne,

L.   considerando che la presenza delle donne al tavolo dei negoziati e in ruoli attivi a favore di una transizione pacifica costituisce una tappa necessaria, ma non sufficiente sulla via della democrazia e che le donne hanno quindi bisogno di essere sostenute e accompagnate in tale cammino politico,

M.   considerando che eccezionalmente alcune donne sono passate dalla resistenza politica alle più alte cariche dello Stato, come Hélène Sirleaf in Liberia e Micheline Bachelet in Cile, ma che questi casi sono ancora troppo rari,

N.   considerando che le commissioni "Verità e riconciliazione" agevolano il processo di riconciliazione nelle società al termine di un conflitto, ma le donne che vi partecipano sono ancora troppo poche,

O.   considerando che le iniziative intraprese da taluni paesi o organizzazioni internazionali per integrare questa dimensione di genere devono essere accolte positivamente e servire da esempio in materia di buone prassi,

P.   considerando che le donne sono sempre state delle guerriere, animate dalla volontà di resistere, ma che oggi appartengono ufficialmente alle forze armate di numerosi paesi in nome della parità dei sessi,

Q.   considerando che il fenomeno dei kamikaze è relativamente recente, limitato e localizzato a paesi di tradizione islamica e che le donne kamikaze non sono numerose,

R.   considerando che la situazione spesso disperata sul piano politico, personale e sociale che le donne si trovano ad affrontare è un fattore essenziale nella scelta di arruolarsi,

S.   considerando che il fondamentalismo recente fa apologia del martirio, che trova un'eco tra le donne militanti e attive nella resistenza che sono alla ricerca della parità sociale,

T.   considerando che l'estrema mediatizzazione del fenomeno aumenta, tra i giovani più vulnerabili, l'attrazione nei confronti del suicidio offensivo, visto l'onore di cui godrà la famiglia alla loro morte,

1.   sottolinea l'esigenza di introdurre la dimensione della prospettiva di genere nella ricerca sulla pace, nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, nelle operazioni di pace così come negli interventi di ripresa economica e sociale e di ricostruzione postbellica, nonché di garantire la presenza della componente di genere nei programmi sul campo;

Donne quali vittime di guerra

2.   rammenta l'importanza dell'accesso a servizi di salute riproduttiva nelle situazioni di conflitto e nei campi profughi, servizi senza i quali i tassi di mortalità materna e infantile aumentano di pari passo con il propagarsi delle malattie sessualmente trasmissibili; sottolinea che la violenza coniugale, la prostituzione e lo stupro che regnano in tali circostanze rafforzano ancora la priorità da dare a tali servizi, compresa la necessità per le donne di avere la possibilità di partorire in ambito ospedaliero senza la preventiva autorizzazione di un familiare di sesso maschile o porre fine a una gravidanza non desiderata e avere accesso a un'assistenza psicologica; sottolinea la necessità di garantire l'accesso immediato di tutte le donne e giovani violentate alla profilassi postesposizione e ritiene che l'applicazione e il pieno rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi contribuiscano a ridurre al minimo i casi di violenza sessuale commessi in situazioni di conflitto;

3.   sottolinea la responsabilità che spetta a tutti gli Stati di porre fine all'impunità e di perseguire i responsabili di genocidi, crimini contro l'umanità, crimini di guerra, comprese le violenze sessuali perpetrate ai danni di donne e bambine, inclusi lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata e ogni altra forma di violenza sessuale di pari gravità, e di riconoscere e condannare questi crimini come crimini contro l'umanità e crimini di guerra, e sottolinea in proposito la necessità di escludere tali crimini, laddove sia possibile, da provvedimenti di amnistia;

4.   esige che le donne vittime di sevizie e di violenza durante i conflitti possano adire giurisdizioni internazionali in condizioni compatibili con la propria dignità e venendo da queste protette dalle aggressioni violente e dai traumi che potrebbero subire durante interrogatori che non tengano in considerazione gli choc emotivi; esige che sia loro resa giustizia sia sul piano civile sia su quello penale e che siano attuati programmi di assistenza per aiutarle a reinserirsi economicamente, socialmente e psicologicamente;

5.   attribuisce priorità alla fine dell'impiego di bambini soldato nei conflitti, comprese le bambine che vivono una vera e propria condizione di schiavitù sessuale; insiste affinché per questi ragazzi vengano predisposti programmi di lunga durata per un loro reinserimento di natura psicologia, sociale, educativa ed economica;

6.   condanna la violenza nei confronti delle donne in qualsiasi circostanza, ma chiede una tolleranza zero quanto allo sfruttamento sessuale dei bambini, delle bambine e delle donne nei conflitti armati e nei campi profughi; esige sanzioni severe sul piano amministrativo e penale nei confronti del personale umanitario, dei rappresentanti delle istituzioni internazionali, delle forze di mantenimento della pace e dei diplomatici che vi facessero ricorso;

7.   auspica l'offerta di crediti, attraverso programmi interdisciplinari, per affrontare il problema della violenza domestica, che aumenta notevolmente nel periodo che segue la fine del conflitto, a causa della brutalità generalizzata, dell'insicurezza fisica ed economica e dei traumi subiti anche dagli uomini; rileva che la violenza domestica nel periodo che segue la fine dei conflitti è una tematica trascurata, alla quale è stata attribuita scarsa importanza, benché favorisca il perpetuare, già prima dell'inizio del conflitto, dell'ordine esistente tra i sessi e rafforzi i traumi di cui soffrono le donne vittime di violenze (sessuali);

8.   segnala, tenuto conto dei dati disponibili delle organizzazioni internazionali, il fatto preoccupante della presenza di un gran numero di donne e bambini tra i rifugiati e gli sfollati interni, in conseguenza dei conflitti armati e delle guerre civili;

9.   sottolinea le specifiche esigenze delle donne e delle ragazze per quanto riguarda lo sminamento e sottolinea che, sebbene le mine antipersona possano essere state usate in situazioni militari, sono soprattutto donne, bambini e civili ad essere stati uccisi o mutilati da esse, e ad aver perduto la capacità di provvedere al loro sostentamento; ribadisce che l'UE deve mirare a promuovere l'adesione alla convenzione di Ottawa sul divieto di impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione, principalmente in Africa, ma anche in Europa e altrove; esorta l'UE ad intensificare gli sforzi per eliminare le mine dalle zone postbelliche e ad assicurare le cure e la riabilitazione delle vittime e la bonifica dei territori minati in modo che le persone possano nuovamente vivervi e lavorare in condizioni di sicurezza;

Donne quali vettori di pace

10.   rileva il ruolo positivo che le donne svolgono nella risoluzione dei conflitti e chiede alla Commissione e agli Stati membri di assicurare un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentano alle donne di partecipare pienamente alla condotta di negoziati di pace e che conferiscano alle donne potere nella società civile nel suo complesso;

11.   sottolinea il ruolo positivo che le donne possono svolgere nella ricostruzione postbellica, in particolare nei programmi di disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR), segnatamente quando tali programmi riguardano i bambini soldato; chiede agli Stati membri di assicurare la piena partecipazione delle donne ai programmi DDR e, in particolare, di adattare tali programmi in modo che mirino al reinserimento dei bambini soldato;

12.   sostiene fermamente la rivendicazione espressa da una vasta coalizione di organizzazioni di donne kosovare l'8 marzo 2006 a favore dell'inserimento di donne nel gruppo internazionale con sette personalità kosovare incaricato dei negoziati sullo statuto futuro della regione; deplora che tale rivendicazione sia stata finora ignorata;

13.   insiste affinché, nella fase di post-conflitto, i movimenti pacifisti femminili e le organizzazioni femminili vengano sostenuti psicologicamente, politicamente, finanziariamente e giuridicamente sì da pervenire a una società democratica che abbia a cuore i diritti delle donne e la parità di genere nel quadro di riforme a livello costituzionale, legislativo e politico; plaude alle varie iniziative internazionali intraprese in tal senso come quelle dell'Australia in Papua-Nuova Guinea e della Norvegia nello Sri Lanka;

14.   plaude alle varie iniziative per l'introduzione di indicatori sessospecifici di allarme rapido e di sorveglianza dei conflitti, come quelli del Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), del Consiglio d'Europa, della Fondazione svizzera per la pace, dell'International Alert (Allarme internazionale) e del Forum on Early Warning and Early Response (Forum su allarme e risposta tempestivi);

15.   si compiace del fatto che nel 2005 il Consiglio abbia provveduto all'applicazione della risoluzione 1325 (2000) dell'UNSCR nell'ambito della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD), considerandone la valenza sotto il profilo di gender mainstreaming; chiede al Consiglio di non omettere di includere consiglieri per i diritti dell'uomo e per la parità dei sessi in seno alle forze civili di mantenimento della pace dirette dall'Unione europea e di assicurare una formazione in tema di gender mainstreaming;

16.   ribadisce i suoi precedenti appelli a favore di un efficace controllo parlamentare sulla PESD;

17.   sottolinea l'importanza dell'attuazione e dell'ulteriore sviluppo delle norme generali di comportamento per le operazioni della PESD, attribuendo una particolare attenzione alle coerenza di tali norme con quelle che regolamentano altri tipi di presenza UE in paesi terzi, nonché alle linee direttrici sulla protezione dei civili nel corso di operazioni di gestione delle crisi dirette dall'UE;

18.   accoglie con particolare favore il "documento operativo" del Consiglio adottato nel novembre 2005 sull'attuazione della risoluzione 1325 (2000) dell'UNSCR nell'ambito della PESD;

19.   invita l'UE a sostenere misure volte ad aumentare significativamente il numero delle donne ad ogni livello in tutte le missioni PESD, in particolare di incoraggiare la candidatura di donne e di proporle quali candidati per i posti del personale militare, di polizia e politico nelle missioni PESD nelle primissime fasi della pianificazione di tali missioni;

20.   è convinto che la programmazione delle missioni della PESD dovrebbe prevedere il coinvolgimento delle organizzazioni femminili locali nel processo di pace, per trarre vantaggio dal contributo specifico che le donne possono apportare e riconoscere esattamente in che modo le donne risentano dei conflitti;

21.   incoraggia l'UE a prestare una maggiore attenzione alla presenza, alla preparazione, alla formazione e all'equipaggiamento di forze di polizia nelle sue missioni militari, dato che le unità di polizia rappresentano lo strumento principale capace di garantire la sicurezza della popolazione civile, specie delle donne e dei bambini;

22.   si compiace del fatto che le nuove missioni di pace create dalle Nazioni Unite dopo il 2000 comprendono consiglieri per la parità dei sessi e che nel 2003 una tale carica sia stata istituita in seno al dipartimento delle operazioni per il mantenimento della pace;

23.   chiede che non siano dimenticate le donne coraggiose che hanno optato per forme di resistenza pacifica e che hanno pagato o pagano tuttora con la prigione, gli arresti domiciliari o i sequestri di persona;

24.   sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali politici nell'ambito della ricostruzione di un paese, nonché la loro presenza politica al tavolo dei negoziati; sostiene a tal fine le raccomandazioni della risoluzione 1325 (2000) e la sua summenzionata risoluzione del 30 novembre 2000;

25.   ritiene necessario promuovere una maggiore partecipazione e una maggiore presenza delle donne nei mezzi di comunicazione e nelle piattaforme dell'opinione pubblica tramite le quali esse possono diffondere i loro punti di vista;

26.   plaude al sostegno che la Commissione fornisce allo svolgimento di elezioni libere nei paesi che hanno conosciuto la guerra; si compiace della partecipazione delle donne a tali elezioni; si compiace altresì del fatto che alcune donne siano state nominate alla testa di importanti missioni elettorali e chiede con urgenza che il numero delle donne alla testa di missioni elettorali continui a crescere;

27.   mette in evidenza il persistere di discriminazioni contro le donne per quanto riguarda l'accesso al capitale e a risorse quali il cibo e l'istruzione, alle tecnologie dell'informazione nonché alla sanità e ad altre strutture sociali, e considera che l'impegno delle donne nelle attività economiche, nelle zone rurali cosi come in quelle urbane, riveste un'importanza cruciale per sostenere la loro posizione socioeconomica nelle società che escono da conflitti; sottolinea il ruolo positivo che il microcredito già svolge per l'autonomia delle donne e chiede alla comunità internazionale di adottare misure volte ad incoraggiarne l'uso in paesi che si stanno riprendendo da conflitti;

Donne e guerra

28.   condanna l'apologia del martirio che oggi coinvolge i giovani e le giovani; rileva che l'appello al suicidio offensivo (kamikaze) semina la confusione tra fervore religioso e resistenza disperata a un'occupazione o a un'ingiustizia e considera quelli che alla fin fine sono i veri obiettivi di questo tipo di azioni, cioè le vittime civili innocenti;

29.   attira l'attenzione sul problema delle donne kamikaze e sottolinea che lo stupro, in quanto arma di guerra, riguarda tutte le donne, qualunque sia la loro origine etnica, religiosa e ideologica; che le donne vittime di stupro sono stigmatizzate sul piano sociale ed escluse, o addirittura uccise;

30.   si compiace del fatto che tale fenomeno, la sua estensione e la sua manipolazione mediatica vengano oggi denunciati da talune autorità islamiche in nome stesso del Corano, che promuove il rispetto della vita;

31.   chiede l'avvio di indagini sulle azioni suicide commesse per vendetta e per ragioni politiche, sociali o culturali e rivolge un insistente appello alla comunità internazionale affinché faccia rispettare il diritto internazionale e ricercare la pace, ovunque le donne siano state, o rischino di essere arruolate per attacchi suicidi;

Raccomandazioni

32.   sostiene tutte le raccomandazioni che dalla risoluzione 1325 (2000) dell'UNSCR in poi hanno tentato di migliorare la sorte delle donne nei conflitti e invita il Consiglio e la Commissione a recepire e ad attuare quanto prima tali raccomandazioni, in particolare quelle incluse nella sua summenzionata risoluzione del 30 novembre 2000, nell'insieme delle loro politiche;

33.   constata che nonostante le risoluzioni, gli appelli e le raccomandazioni di varie istituzioni internazionali europee, le donne non godono ancora di una piena partecipazione alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti, alle operazioni di mantenimento della pace e al suo ristabilimento; prende quindi atto del fatto che non si tratta di fare nuove raccomandazioni e chiede pertanto la presentazione di un programma d'azione preciso, che indichi i fattori della sua attuazione, misuri gli ostacoli e definisca i mezzi per controllarne i risultati; chiede che al Parlamento europeo sia presentato un rapporto annuale sull'attuazione del programma;

34.   sottolinea l'importanza di una partecipazione delle donne alle missioni diplomatiche e invita gli Stati membri a reclutare un maggior numero di donne nei propri servizi diplomatici e a formare personale diplomatico femminile alle tecniche di negoziazione e di mediazione, al fine di creare elenchi di donne qualificate per ricoprire incarichi nell'ambito della pace e della sicurezza;

35.   chiede insistentemente che i concetti attinenti alla "giustizia transizionale" vengano applicati ai processi di pace e di transizione verso la democrazia e lo Stato di diritto, nel rispetto dei diritti delle vittime e prevedano la partecipazione delle donne alle commissioni d'inchiesta per la riconciliazione in via di creazione,nonché l'integrazione, nell'ambito delle misure adottate da tali commissioni, della finalità di assicurare la parità tra i sessi;

36.   propone di limitare le raccomandazioni all'essenziale, cioè a dire di chiedere alle istituzioni di ricercare sinergie sulle azioni concrete da portare avanti con altre istituzioni internazionali per perseguire gli stessi obiettivi e utilizzare al meglio, come incentivazione e come leva, i nuovi strumenti finanziari messi a disposizione del quadro finanziario 2007-2013;

37.   raccomanda alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri di promuovere l'introduzione dell'educazione alla pace, al rispetto della dignità della persona umana e alla parità di genere in tutti i programmi scolastici e formativi dei paesi in conflitto, al fine di sviluppare uno spirito pacifico che abbia a cuore i diritti delle donne in seno alla società, in seno alle forze di mantenimento della pace e di interposizione, tra i funzionari in missione dell'UE e di altre organizzazioni di assistenza internazionali; suggerisce di associare a tale progetto le organizzazioni locali femminili, le associazioni delle madri, gli educatori di giovani e i professori;

38.   chiede alla Commissione di riferire al Parlamento in merito all'attuazione degli orientamenti del 2003 sui bambini e i conflitti armati;

39.   raccomanda agli Stati membri di estendere i programmi di accoglienza da parte degli Stati membri dell'Unione europea di bambini e adolescenti provenienti dalle regioni in conflitto per farli uscire da un mondo di violenza e di disperazione, che genera esso stesso altra violenza anche nei confronti delle donne; chiede al Consiglio di invitare gli Stati membri a facilitare tale accoglienza senza frapporre inutili ostacoli; insiste affinché vengano raggiunti accordi con i paesi di transito per non frenare tali programmi umanitari;

40.   chiede alla Commissione di sostenere le iniziative di pace avviate dalle donne nel tessuto associativo, in particolare quelle multiculturali, transfrontaliere e regionali fornendo assistenza politica, tecnica e finanziaria alle organizzazioni interessate alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace; chiede al Consiglio di assicurare sostegno politico in seno agli organi decisionali dei paesi interessati; incoraggia il Parlamento europeo, in particolare la commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, a istituire commissioni miste comprendenti donne di queste associazioni e parlamentari europee per le zone in conflitto;

41.   invita la Commissione e gli altri donatori ad indirizzare risorse a sostegno della creazione di capacità delle organizzazioni della società civile, in particolare dei gruppi locali di donne impegnate nella risoluzione non violenta dei conflitti, e a fornire assistenza tecnica e formazione professionale;

42.   ritiene irrinunciabile che la Commissione mantenga l'iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell'uomo quale strumento specifico nelle prospettive finanziarie 2007-2013; ricorda che in passato tale strumento ha assicurato il successo di bandi di gara e linee di bilancio specifici per i diritti delle donne a prescindere dall'accordo dei governi in carica; chiede alla Commissione di fare in modo che nello strumento di stabilità la gestione dei conflitti comprenda una dimensione di genere che consenta di far fronte ai problemi delle donne nel corso dei conflitti;

43.   chiede che l'integrazione della dimensione di genere sia visibile e verificabile in tutti gli strumenti finanziari, soprattutto in quello di preadesione, nella politica europea di vicinato e nello strumento di cooperazione allo sviluppo e della cooperazione economica (DCECI), affinché figuri come parte integrante delle condizioni per gli accordi di associazione;

44.   sottolinea che i piani strategici e i piani d'azione per paese costituiscono un eccellente vettore dell'integrazione della dimensione di genere, sempre che vi sia una volontà politica da una parte e dall'altra; chiede che tutte le attività della PESD attuino la risoluzione 1325 (2000) dell'UNSCR nonché la sua summenzionata risoluzione del 30 novembre 2000 e che venga riferito in merito annualmente al Parlamento europeo;

45.   chiede che il diritto alla salute riproduttiva venga preservato e considerato come una priorità della Commissione nelle sue azioni di cooperazione e nello strumento di stabilità nelle regioni in conflitto, che si rifletta nelle sue linee di bilancio;

46.   sottolinea la necessità di controllare più efficacemente la distribuzione di generi alimentari, di vestiario e di materiale sanitario – come gli assorbenti igienici – durante le operazioni di emergenza, e chiede alle agenzie internazionali umanitarie di appoggiare le azioni di tutela all'interno dei campi profughi e di contribuire al miglioramento di tali azioni allo scopo di ridurre il rischio di violenze e di abusi sessuali contro donne e ragazze, nonché di adottare programmi sulla salute riproduttiva in tali campi e di garantire l'accesso immediato alla profilassi post esposizione a tutte le donne e le ragazze vittime di violenze sessuali;

47.   raccomanda di instaurare una collaborazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa, l'OSCE, l'UNIFEM e, eventualmente, altri organismi internazionali, ai fini dell'attuazione di indicatori sessospecifici da controllare durante i conflitti, che possano essere inclusi tra i nuovi strumenti di politica estera e di sviluppo o possano servire da allerta rapida;

48.   ritiene che la partecipazione delle donne a tutti i livelli della vita sociale, economica e politica dei paesi che escono da un conflitto dovrebbe essere pari a quella degli uomini; è consapevole che tali quote non possono di colpo far raggiungere la parità, tenuto conto della cultura e dell'evoluzione sociale dei paesi in questione; chiede pertanto alla Commissione di favorire, in applicazione della risoluzione 1325, un rafforzamento del livello di partecipazione delle donne nei suoi piani di azione, di sorvegliarne l'evoluzione verso la parità e di rendere conto dei risultati al Parlamento europeo;

49.   esprime il proprio sostegno a favore di un'efficace attuazione delle clausole in materia di diritti dell'uomo negli accordi con i paesi terzi, nonché a favore dell'attuazione dei principi del diritto internazionale umanitario e dei trattati internazionali pertinenti, con riferimento particolare ai diritti e ai bisogni delle donne;

50.   ritiene che l'aver reso giuridicamente vincolante il codice di condotta dell'Unione europea in materia di esportazione delle armi apporti un grande contributo alla riduzione della sofferenza delle donne, facendo diminuire il numero di conflitti armati nel mondo;

51.   raccomanda che il Parlamento si faccia carico del problema del suicidio offensivo tra le donne, avvii uno studio su tale argomento e lo concluda con una conferenza che raggruppi esperti scientifici e altre persone competenti in questioni di genere dei paesi interessati, come pure talune autorità religiose islamiche;

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52.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, dei paesi aderenti e dei paesi candidati.

(1) GU C 228 del 13.8.2001, pag. 186.
(2) Risoluzione 48/104 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
(3) Risoluzione 3318(XXIX) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
(4) Risoluzione 3519 (xxx) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
(5) Risoluzione 37/63 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2006Avviso legale