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Testi approvati
Giovedì 16 febbraio 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Situazione dei diritti umani e della democrazia in Nicaragua, il caso di Francisca Ramirez
 Esecuzioni in Kuwait e in Bahrein
 Guatemala, in particolare la situazione dei difensori dei diritti umani
 Lotta contro il terrorismo ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
  Allegato
 Rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Possibile evoluzione e adeguamento dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea
 Miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona
 Capacità di bilancio della zona euro
 Norme di diritto civile sulla robotica
  Risoluzione
  Allegato
 Iniziativa europea per il cloud computing
 Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei
 Una strategia per l'aviazione in Europa
 Ritardi nell'attuazione dei programmi operativi a titolo dei Fondi SIE - impatto sulla politica di coesione e via da seguire

Situazione dei diritti umani e della democrazia in Nicaragua, il caso di Francisca Ramirez
PDF 250k   DOC 51k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla situazione dei diritti umani e della democrazia in Nicaragua – il caso di Francisca Ramirez (2017/2563(RSP) )
P8_TA(2017)0043 B8-0156 , 0160 , 0163 e 0168/2017

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Nicaragua, in particolare quella del 18 dicembre 2008 sui casi di violazione dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello stato di diritto in Nicaragua(1) e quella del 26 novembre 2009(2) ,

–   viste la dichiarazione del portavoce del vicepresidente della Commissione/ alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, del 16 agosto 2016, sulla recente decisione giudiziaria cha ha disposto la destituzione di alcuni membri del parlamento nicaraguense, e la dichiarazione del VP/AR, del 19 novembre 2016, sui risultati definitivi delle elezioni in Nicaragua,

–   vista la relazione della missione di osservazione elettorale dell'UE in Nicaragua su quanto rilevato in occasione delle elezioni legislative e parlamentari svoltesi il 6 novembre 2011,

–   vista la dichiarazione del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS) sul processo elettorale in Nicaragua, del 16 ottobre 2016,

–   vista la relazione del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati americani e del Nicaragua, del 20 gennaio 2017,

–   visto l'accordo di associazione firmato nel 2012 tra l'Unione europea e i paesi dell'America centrale ed entrato in vigore nell'agosto 2013, incluse le sue clausole sui diritti umani,

–   visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, del giungo 2004,

–   visti gli orientamenti dell'UE in materia di politica fondiaria, del 2004, che forniscono indicazioni per l'elaborazione e la programmazione della politica fondiaria nei paesi in via di sviluppo,

–   vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, del dicembre 1998,

–   vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP),

–   vista la Convenzione relativa alle popolazioni indigene e tribali (n. 169) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), adottata nel 1989 e ratificata dal Nicaragua,

–   visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, del 1966,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, del 1948,

–   visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali devono essere parte integrante delle politiche esterne dell'UE, incluso l'accordo di associazione firmato nel 2012 tra l'Unione europea e i paesi dell'America centrale;

B.   considerando che negli anni scorsi si è assistito a un deterioramento della democrazia e dello Stato di diritto in Nicaragua;

C.   considerando che nel 2013 il Nicaragua ha adottato la legge 840, che ha assegnato in concessione, per cent'anni, a una società privata cinese, la HK Nicaragua Canal Development Investment Company Ltd (HKND), la costruzione di un canale transoceanico che attraverserà il Nicaragua;

D.   considerando che la legge ha conferito alla HKND la facoltà di espropriare terreni e l'ha esentata dal pagamento delle imposte locali e dal rispetto delle norme relative al commercio; che ha altresì garantito alla HKND che non incorrerà in sanzioni penali in caso di violazione del contratto;

E.   considerando che, tra il 27 novembre e il 1° dicembre 2016, manifestanti provenienti da tutto il Nicaragua si sono riuniti nella capitale del paese per contestare la realizzazione del canale transoceanico, un megaprogetto che potrebbe costringere migliaia di piccoli agricoltori e indigeni ad abbandonare le aree circostanti il progetto, così come per denunciare la mancanza di trasparenza delle elezioni presidenziali del 6 novembre 2016; che i difensori dei diritti umani hanno segnalato che la polizia ha utilizzato contro i manifestanti gas lacrimogeni e proiettili di gomma e piombo;

F.   considerando che non è stata effettuata alcuna valutazione d'impatto ambientale e che non è stata avviata una consultazione preliminare delle popolazioni indigene, in violazione della Convenzione ILO n. 169; che il tracciato previsto del canale attraverserà le terre degli indigeni e che gli indigeni che sarebbero costretti a lasciarle sono tra i 30 000 e i 120 000;

G.   considerando che alcune organizzazioni scientifiche si sono dette allarmate per il fatto che il canale attraverserà il lago Nicaragua, mettendo a repentaglio il maggior serbatoio di acqua dolce dell'America centrale; che esse hanno chiesto al governo nicaraguense di sospendere il progetto in attesa che siano realizzati e discussi pubblicamente studi indipendenti;

H.   considerando che Francisca Ramirez, coordinatore del Consiglio nazionale per la difesa del territorio, del lago e della sovranità, ha presentato nel dicembre 2016 una denuncia formale per le aggressioni e gli atti di repressione subiti in Nuova Guinea; che Francisca Ramirez è stata oggetto di intimidazioni e arbitrariamente detenuta e che i suoi familiari sono stati violentemente aggrediti come rappresaglia per il suo attivismo;

I.   considerando che in Nicaragua i giornalisti sono esposti a vessazioni, intimidazioni e arresti e hanno ricevuto minacce di morte;

J.   considerando che, nell'agosto 2016, la visita in Nicaragua del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Michel Forst, è stata annullata a causa degli ostacoli posti dal governo nicaraguense;

K.   considerando che la grave esclusione di candidati dell'opposizione dimostra che le condizioni per lo svolgimento di elezioni libere ed eque chiaramente non esistevano e che la libertà di associazione, la competizione politica e il pluralismo sono gravemente compromessi;

L.   considerando che il relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati ha richiamato l'attenzione, nel quadro di una procedura di riesame periodico universale nel 2014, sulle nomine dei giudici della Corte suprema, che sono fortemente influenzate dai politici; che le modifiche costituzionali apportate nel 2013 per la rielezione del presidente sono state eseguite aggirando la legge in modo non trasparente; che l'articolo 147 della Costituzione del Nicaragua proibisce alle persone legate al presidente da vincoli di sangue o affinità di candidarsi alla presidenza o alla vicepresidenza;

M.   considerando che la corruzione nel settore pubblico, anche da parte dei familiari del presidente, rimane una delle principali sfide; che la corruzione di pubblici ufficiali, le confische illecite e le valutazioni arbitrarie da parte delle autorità doganali e fiscali sono molto comuni;

1.   esprime preoccupazione per il costante deterioramento della situazione dei diritti umani in Nicaragua e deplora gli attacchi e le vessazioni cui sono stati sottoposti le organizzazioni per i diritti umani e i loro membri e i giornalisti indipendenti per mano di individui, forze politiche e organismi legati allo Stato;

2.   esorta il governo ad astenersi dal vessare e ricorrere ad atti di ritorsione nei confronti di Francisca Ramirez e altri difensori dei diritti umani per aver svolto il loro lavoro legittimo; invita le autorità del Nicaragua a porre fine all'impunità dei responsabili di crimini contro i difensori dei diritti umani; sostiene il diritto degli attivisti ambientali e dei difensori dei diritti umani di protestare senza essere oggetto di ritorsioni; invita il Nicaragua ad avviare effettivamente una valutazione d'impatto ambientale indipendente prima di intraprendere ulteriori azioni, e a rendere pubblico l'intero processo;

3.   chiede al governo del Nicaragua di rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti umani, in particolare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, firmata nel 2008, e la Convenzione ILO n. 169;

4.   invita il governo del Nicaragua a proteggere i terreni dei popoli indigeni dall'impatto dei megaprogetti di sviluppo che influiscono sulla capacità di sostentamento dei loro territori, ponendo le comunità indigene in scenari conflittuali ed esponendoli alla pratica della violenza;

5.   è estremamente preoccupato per la rimozione dei membri dell'opposizione dall'Assemblea nazionale del Nicaragua e per la sentenza che ha cambiato la struttura di leadership del partito di opposizione;

6.   invita il Nicaragua a rispettare appieno i valori democratici, compresa la separazione dei poteri, e a ripristinare la posizione di tutti i partiti politici di opposizione consentendo la presenza di voci critiche all'interno del sistema politico e nella società in generale; ricorda che la piena partecipazione dell'opposizione, la depolarizzazione della magistratura, la cessazione dell'impunità e una società civile indipendente sono fattori essenziali per il successo di qualunque democrazia;

7.   ricorda le misure illecite adottate, violando il sistema giudiziario, che hanno permesso le modifiche costituzionali volte a eliminare i limiti del mandato presidenziale, consentendo a Daniel Ortega di rimanere al potere per anni;

8.   segnala che le elezioni del 2011 e del 2016 sono state aspramente criticate dalle istituzioni dell'UE e dall'OAS a causa delle irregolarità riscontrate; osserva che è attualmente in corso un processo di dialogo con l'OAS e che il memorandum d'intesa, potenzialmente in grado di migliorare la situazione, dovrebbe essere firmato entro il 28 febbraio 2017;

9.   ribadisce che la libertà della stampa e dei media costituisce un aspetto vitale per la democrazia e una società aperta; invita le autorità del Nicaragua a ripristinare la pluralità dei media;

10.   sottolinea che, alla luce dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e i paesi dell'America centrale, occorre ricordare al Nicaragua la necessità di rispettare i principi dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani, quali difesi e promossi dall'Unione europea; esorta l'UE a monitorare la situazione e, se necessario, a valutare le possibili misure da adottare;

11.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati americani, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana, al Parlamento dell'America centrale nonché al governo e al parlamento della Repubblica di Nicaragua.

(1) GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 89.
(2) GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 74.


Esecuzioni in Kuwait e in Bahrein
PDF 173k   DOC 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulle esecuzioni in Kuwait e in Bahrein (2017/2564(RSP) )
P8_TA(2017)0044 B8-0150 , 0154 , 0155 , 0161 , 0162 e 0165/2017

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Bahrein, in particolare quelle del 4 febbraio 2016 sul caso di Mohammed Ramadan(1) e del 7 luglio 2016 sul Bahrein(2) , nonché quella dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(3) ,

–   viste la dichiarazione resa il 15 gennaio 2017 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini, sulle esecuzioni in Bahrein, nonché quella del 25 gennaio 2017 sulle recenti esecuzioni nello Stato del Kuwait,

–   vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 10 ottobre 2015 dal VP/AR Federica Mogherini, a nome dell'UE, e da Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d'Europa, in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte,

–   viste la dichiarazione rilasciata il 25 gennaio 2017 dai relatori speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, e sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti, Nils Melzer, in cui si chiede con urgenza al governo del Bahrein di porre termine a nuove esecuzioni, e la dichiarazione resa il 17 gennaio 2017 dal portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville, sul Bahrein,

–   visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, la tortura, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani,

–   visti il nuovo quadro strategico e il piano di azione dell'UE per i diritti umani, che mirano a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–   visti l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i relativi protocolli 6 e 13,

–   visti gli articoli 1 e 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   visto l'accordo di cooperazione tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi del Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo (CCG), del 1988,

–   viste le conclusioni della 25ª sessione del Consiglio congiunto e della riunione ministeriale CCG-UE del 18 luglio 2016,

–   viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite relative a una moratoria sull'uso della pena di morte, in particolare quella del 18 dicembre 2014 e la più recente, del 19 dicembre 2016,

–   viste la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutte sottoscritte dal Kuwait e dal Bahrein,

–   viste le garanzie per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte, approvate dalla risoluzione 1984/50, del 25 maggio 1984, del Consiglio economico e sociale,

–   viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla terza relazione periodica del Kuwait, dell'11 agosto 2016,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare l'articolo 15,

–   visti il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), in particolare l'articolo 18 e il secondo protocollo facoltativo sulla pena di morte, e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

–   viste la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dell'apolidia del 1961,

–   visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che, secondo l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), oltre 160 Stati membri dell'ONU aventi una varietà di sistemi giuridici, tradizioni, culture e patrimoni religiosi hanno abolito la pena di morte o non la praticano;

B.   considerando che il 25 gennaio 2017 le autorità del Kuwait hanno giustiziato sette persone, tra cui un membro della famiglia reale: Mohammad Shahed Mohammad Sanwar Hussain, Jakatia Midon Pawa, Amakeel Ooko Mikunin, Nasra Youseff Mohammad al-Anzi, Sayed Radhi Jumaa, Sameer Taha Abdulmajed Abduljaleel e Faisal Abdullah Jaber Al Sabah, persone condannate nella maggior parte dei casi per omicidio; che cinque detenuti erano stranieri: due egiziani, un bangladese, un filippino e un etiope, tra cui tre donne; che le esecuzioni sono state le prime nel paese dopo il 2013, quando le autorità del Kuwait giustiziarono cinque persone dopo una moratoria di sei anni;

C.   considerando che il Centro del Golfo per i diritti umani e altre organizzazioni per i diritti umani hanno documentato violazioni del principio del giusto processo nel sistema di giustizia penale del Kuwait, violazioni che hanno reso difficile la celebrazione di un processo giusto per gli imputati; che i lavoratori domestici stranieri sono particolarmente vulnerabili dal momento che sono sprovvisti di tutele sociali e giuridiche;

D.   considerando che il 15 gennaio 2017 il Bahrein ha giustiziato Ali Al-Singace, Abbas Al-Samea e Sami Mushaima mediante plotone d'esecuzione, ponendo fine a una moratoria di sei anni;

E.   considerando che, secondo l'OHCHR, le esecuzioni sono state effettuate in grave violazione dei principi del giusto processo; che tre uomini sono stati accusati del bombardamento di Manama del 2014, durante il quale sono rimaste uccise varie persone, compresi tre poliziotti; che, tuttavia, secondo quanto riportato, i tre uomini sarebbero stati torturati ai fini dell'estorsione di una confessione che sarebbe stata a sua volta utilizzata come prova principale per le loro condanne; che essi sono stati privati della nazionalità, è stato loro negato l'accesso a un avvocato e l'esecuzione è avvenuta a meno di una settimana dal verdetto, senza che le famiglie fossero preliminarmente informate e avessero la possibilità di chiedere la grazia;

F.   considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha dichiarato che tali esecuzioni sono extragiudiziali, dal momento che i tre uomini non hanno potuto beneficiare del diritto a un giusto processo, quale sancito all'articolo 14 dell'ICCPR;

G.   considerando che l'OHCHR si è detto "sconcertato" dalle esecuzioni e ha indicato che vi erano "seri dubbi" riguardo alla possibilità che gli uomini avessero ricevuto un giusto processo;

H.   considerando che anche altri due uomini, Mohammed Ramadan e Hussein Moosa, sono stati condannati a morte in Bahrein; che entrambi accusano di essere stati torturati ai fini dell'estorsione di una falsa confessione di reati capitali e possono essere giustiziati in qualsiasi momento;

I.   considerando che il cittadino bahreinita-danese Abdulhadi al-Khawaja, fra i direttori e fondatori del Centro del Golfo per i diritti umani, e Khalil Al Halwachi, insegnante di matematica che in precedenza aveva vissuto in Svezia, continuano a essere in prigione per accuse legate all'espressione pacifica delle loro opinioni;

1.   deplora con fermezza la decisione del Kuwait e del Bahrein di ritornare alla prassi della pena capitale; rinnova la propria condanna dell'uso della pena di morte e appoggia risolutamente l'introduzione di una moratoria di tale pena quale passo verso la sua abolizione;

2.   invita Sua Maestà lo sceicco Hamad bin Isa Al Khalifa del Bahrein a interrompere le esecuzioni di Mohammed Ramadan e Hussein Moosa, nonché le autorità bahreinite a garantire la ripetizione del processo in conformità delle norme internazionali; rammenta che è necessario condurre opportune indagini su tutte le accuse di violazione dei diritti umani commesse durante i procedimenti giudiziari;

3.   sottolinea che la Convenzione sui diritti del fanciullo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici vietano espressamente la pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

4.   chiede ai governi del Kuwait e del Bahrein di invitare immediatamente e pubblicamente il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti a visitare il paese e di consentirgli un accesso incondizionato ai prigionieri e a tutti i luoghi di detenzione;

5.   ricorda che l'UE è contraria alla pena di morte e la considera un trattamento crudele e disumano che non è in grado di agire da deterrente ai comportamenti criminali, oltre a essere irreversibile in caso di errore;

6.   invita il Kuwait e il Bahrein a firmare e ratificare il secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici volto ad abolire la pena di morte;

7.   esorta il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a lottare contro l'uso della pena di morte; esorta fermamente il Bahrein e il Kuwait a rispettare le norme minime internazionali e a ridurre l'ambito di applicazione e l'uso della pena capitale; esorta il SEAE a mantenere alta l'attenzione sugli sviluppi in questi due paesi e nella zona del Golfo in generale, nonché ad avvalersi di tutti gli strumenti di influenza a sua disposizione;

8.   ribadisce che le attività delle imprese europee presenti nei paesi terzi devono rispettare pienamente le norme internazionali in materia di diritti umani; denuncia con fermezza gli accordi sul commercio di armi e tecnologie utilizzate per violare i diritti umani;

9.   esorta il SEAE e gli Stati membri a intervenire presso il governo del Bahrein al fine di chiedere la liberazione di Nabeel Rajab e di tutti coloro che sono detenuti unicamente sulla base dell'esercizio pacifico della libertà di espressione e di riunione, e a sollecitare il governo del Bahrein affinché ponga fine all'uso eccessivo della forza contro i manifestanti o alla pratica della revoca arbitraria della cittadinanza;

10.   chiede la liberazione di Abdulhadi al-Khawaja e di Khalil Al Halwachi;

11.   invita il governo bahreinita ad attuare pienamente le raccomandazioni della relazione della commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein (BICI), della revisione periodica universale e dell'Istituto nazionale per i diritti umani; incoraggia ulteriori sforzi di riforma in Kuwait;

12.   invita le autorità del Bahrein a portare avanti il dialogo di consenso nazionale nell'ottica di realizzare una riconciliazione nazionale duratura e inclusiva e di trovare soluzioni politiche sostenibili alla crisi; osserva che in un processo politico sostenibile dovrebbe essere possibile esprimere liberamente critiche legittime e pacifiche;

13.   prende atto delle manifestazioni di protesta avvenute in Bahrein, che segnano il sesto anniversario della rivolta del 2011; chiede alle autorità bahreinite di garantire che le forze di sicurezza rispettino pienamente i diritti dei manifestanti pacifici e si astengano dall'utilizzare eccessivamente la forza e dal ricorrere alle detenzioni arbitrarie, alla tortura e ad altri atti che violano i diritti umani;

14.   incoraggia il dialogo e iniziative bilaterali e multilaterali tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi del Golfo, compresi il Kuwait e il Bahrein, su questioni attinenti ai diritti umani, nonché in altri settori di reciproco interesse; invita il SEAE e il VP/AR Federica Mogherini a insistere sulla creazione di un dialogo formale in materia di diritti umani con le autorità del Kuwait e del Bahrein, in conformità degli orientamenti dell'UE per i dialoghi in materia di diritti umani;

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein, al governo e al parlamento dello Stato del Kuwait nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0044 .
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0315 .
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0348 .


Guatemala, in particolare la situazione dei difensori dei diritti umani
PDF 177k   DOC 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sul Guatemala, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani (2017/2565(RSP) )
P8_TA(2017)0045 B8-0152 , 0153 , 0157 , 0159 , 0164 e 0167/2017

Il Parlamento europeo,

–   visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nonché le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali,

–   viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   visto il consenso europeo in materia di sviluppo del dicembre 2005,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani, tra cui le risoluzioni concernenti le discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–   viste le sue risoluzioni del 15 marzo 2007 sul Guatemala(1) e dell'11 dicembre 2012(2) sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e l'America centrale,

–   vista la visita della sottocommissione per i diritti umani in Messico e in Guatemala nel febbraio 2016 e la relativa relazione finale,

–   vista la relazione della delegazione per le relazioni con i paesi dell'America centrale sulla sua visita in Guatemala e in Honduras dal 16 al 20 febbraio 2015,

–   vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016(3) ,

–   vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle minacce globali cui sono esposti i difensori dei diritti umani e sulla situazione delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani,

–   vista la relazione annuale 2016 dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulle attività del suo ufficio in Guatemala,

–   vista la recente visita del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani in Guatemala,

–   visto il Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici del 1966,

–   visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–   vista la tabella di marcia dell'UE per il dialogo con la società civile nei paesi partner per il periodo 2014-2017,

–   visti gli orientamenti dell'UE sulla protezione dei difensori dei diritti umani e il quadro strategico dell'UE sui diritti umani, che impegna l'Unione a collaborare con i difensori dei diritti umani,

–   vista la risoluzione n. 26/9 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (CDU), del 26 giugno 2014, con cui il CDU ha deciso di istituire un gruppo di lavoro intergovernativo aperto, incaricato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare le attività delle società transnazionali e di altre imprese in materia di diritti umani,

–   vista la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 1989 relativa alle popolazioni indigene e tribali nei paesi indipendenti (convenzione 169 dell'OIL),

–   viste le clausole sui diritti umani dell'accordo di associazione UE-America centrale e dell'accordo di partenariato e di cooperazione (APC) UE-America centrale, in vigore dal 2013,

–   visto il programma indicativo pluriennale 2014-2020 per il Guatemala e il suo impegno a contribuire alla risoluzione dei conflitti, alla pace e alla sicurezza,

–   visti i programmi dell'Unione europea a sostegno del settore della giustizia in Guatemala, segnatamente SEJUST,

–   vista la sentenza pronunciata nel 2014 dalla Corte interamericana dei diritti dell'uomo nel caso Difensori dei diritti umani et al. contro Guatemala e la relazione della Commissione interamericana dei diritti dell'uomo sulla situazione dei diritti umani in Guatemala (OEA/Ser.L/V/II. Doc. 43/15), del 31 dicembre 2015,

–   visto l'articolo 25 del regolamento della Commissione interamericana dei diritti dell'uomo, concernente il sistema di misure cautelari,

–   viste le conclusioni del Consiglio, del 2009, sul sostegno alla democrazia nel quadro delle relazioni esterne dell'UE,

–   visti gli orientamenti del Consiglio, del 2009, sui diritti umani e sul diritto internazionale umanitario,

–   vista la dichiarazione, del 9 dicembre 2016, dell'alto rappresentante, Federica Mogherini, a nome dell'Unione europea a proposito della Giornata dei diritti umani, il 10 dicembre 2016,

–   vista la dichiarazione del portavoce del SEAE, del 17 agosto 2016, sui difensori dei diritti umani in Guatemala,

–   vista la dichiarazione di Santo Domingo della riunione ministeriale UE-CELAC del 25 e 26 ottobre 2016,

–   vista la dichiarazione, del 1° febbraio 2017, del Gruppo dei tredici sul rafforzamento dello Stato di diritto e la lotta contro la corruzione e l'impunità,

–   visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea nonché l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'articolo 135 del suo regolamento,

A.   considerando che il Guatemala è il terzo paese dell'America centrale che più beneficia dell'assistenza bilaterale allo sviluppo dell'UE, con un importo pari a 187 milioni di EUR per il periodo 2014-2020 e destinato a settori quali la sicurezza alimentare, la risoluzione dei conflitti, la pace, la sicurezza e la competitività;

B.   considerando che il Guatemala occupa una posizione strategica lungo la rotta del traffico di droga e della migrazione illegale tra l'America centrale e gli Stati Uniti; che, tra le persone deportate dagli Stati Uniti, i guatemaltechi rappresentano il secondo gruppo più numeroso; che, a causa di decenni di conflitti interni, degli alti tassi di povertà e di una cultura dell'impunità profondamente radicata, il Guatemala presenta elevati livelli di violenza e di rischi per la sicurezza; che gli elevati tassi di criminalità si ripercuotono su tutta la società ma soprattutto sui difensori dei diritti umani, le ONG e le autorità locali;

C.   considerando che nel 2017 ricorre il ventennale degli accordi di pace in Guatemala; che è fondamentale combattere l'impunità, anche in relazione ai gravi crimini commessi sotto i precedenti regimi non democratici; che le autorità guatemalteche devono trasmettere un chiaro messaggio agli autori e ai mandanti responsabili di violenze nei confronti dei difensori dei diritti umani, ribadendo che tali azioni non resteranno impunite;

D.   considerando che, tra gennaio e novembre del 2016, l'Unità per la protezione dei difensori dei diritti umani in Guatemala ha registrato quattordici omicidi e sette tentati omicidi perpetrati ai danni di difensori dei diritti umani; che, secondo la stessa fonte, nel 2016 i difensori dei diritti umani hanno subito un totale di 223 aggressioni e sono state intentate 68 azioni legali nei loro confronti; che i difensori dei diritti umani più frequentemente colpiti sono i difensori dei diritti ambientali e fondiari e le persone che lavorano nel settore della giustizia e dell'impunità;

E.   considerando che nel 2017 sono già stati uccisi due difensori dei diritti umani, Laura Leonor Vásquez Pineda e Sebastián Alonzo Juan, oltre ai giornalisti che sarebbero stati uccisi nel 2016 – Victor Valdés Cardona, Diego Esteban Gaspar, Roberto Salazar Barahona e Winston Leonardo Túnchez Cano;

F.   considerando che i diritti umani rimangono un settore critico; che la situazione delle donne e della popolazione indigena, soprattutto nel caso delle persone attive nella difesa dei diritti umani, nonché quella dei migranti, è motivo di forte preoccupazione, al pari di questioni come l'accesso alla giustizia, le condizioni di detenzione, la condotta delle forze armate e i presunti casi di tortura, cui si aggiunge il problema diffuso della corruzione, della collusione e dell'impunità;

G.   considerando che il Guatemala ha ratificato le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 169, relativa alle popolazioni indigene e tribali, e n. 87, sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale; che si registrano alcuni segnali positivi, come ad esempio l'istituzione della Mesa Sindical del Ministerio Público; che la legislazione guatemalteca non prevede l'obbligo di avviare una consultazione preliminare, libera e informata con le comunità indigene, come sancito dalla convenzione dell'OIL n. 169;

H.   considerando che nel 2014 la Corte interamericana dei diritti dell'uomo ha pronunciato una sentenza vincolante in cui chiedeva l'elaborazione di una strategia pubblica per la protezione dei difensori dei diritti umani; che è in corso un processo di consultazione finanziato dall'UE volto a definire tale strategia;

I.   considerando che i principi guida delle Nazioni Unite in materia di attività economiche e diritti umani valgono per tutti gli Stati e tutte le imprese commerciali, siano esse transnazionali o di altro tipo, a prescindere dalle dimensioni, dal settore, dall'ubicazione, dalla proprietà e dalla struttura, sebbene l'istituzione di meccanismi di controllo e sanzione efficaci continuino a costituire una sfida nell'attuazione mondiale di tali principi guida; che la situazione dei diritti umani in Guatemala sarà riesaminata nel novembre 2017 nel quadro del meccanismo dell'esame periodico universale del Consiglio dei diritti umani;

J.   considerando che il difensore civico per i diritti umani del Guatemala, il Pubblico ministero e le autorità giudiziarie hanno preso importanti provvedimenti per combattere l'impunità e favorire il riconoscimento dei diritti umani;

K.   considerando che il Guatemala ha adottato alcune misure positive come la proroga del mandato della Commissione internazionale contro l'impunità in Guatemala (CICIG) fino al 2019; che nell'ottobre 2016 le alte cariche del governo, del Congresso e del sistema giudiziario del Guatemala hanno presentato al Congresso una proposta di riforma costituzionale della giustizia fondata, tra l'altro, su tavoli di discussione con la società civile, con l'obiettivo di rafforzare il sistema giudiziario basandosi su principi quali la carriera giudiziaria, il pluralismo giuridico e l'indipendenza della magistratura;

L.   considerando che una mirata campagna vessatoria ha ostacolato numerosi procedimenti chiave relativi a casi di corruzione e di giustizia di transizione, e che i difensori dei diritti umani che lavorano in tale settore, inclusi avvocati e magistrati, sono stati oggetto di intimidazioni e di false denunce; che Iván Velasquez, direttore della CICIG, è oggetto di accuse nei suoi confronti ed è continuamente vittima di campagne denigratorie; che si registrano progressi nei casi emblematici di giustizia di transizione, come i procedimenti Molina Theissen e Creompaz o i casi di corruzione La Linea y Coparacha, per citarne alcuni;

M.   considerando che alcuni Stati membri dell'UE non hanno ancora ratificato l'accordo di associazione UE-America centrale e che, pertanto, il pilastro del "dialogo politico" non è ancora entrato in vigore; che i diritti umani e lo Stato di diritto, insieme allo sviluppo economico e sociale sostenibile, sono il fulcro dell'azione esterna dell'Unione;

1.   condanna con la massima fermezza i recenti omicidi di Laura Leonor Vásquez Pineda, Sebastian Alonzo Juan e dei giornalisti Victor Valdés Cardona, Diego Esteban Gaspar, Roberto Salazar Barahona e Winston Leonardo Túnchez Cano, nonché ciascuna delle 14 uccisioni di difensori dei diritti umani commesse in Guatemala nel 2016; esprime il proprio sincero cordoglio ai familiari e agli amici di tutti i difensori dei diritti umani in questione;

2.   ribadisce la propria preoccupazione per il fatto che i continui atti di violenza e la mancanza di sicurezza si ripercuotono sulla possibilità dei difensori dei diritti umani di svolgere pienamente e liberamente le loro attività; rende omaggio a tutti i difensori dei diritti umani in Guatemala e chiede l'avvio immediato di un'indagine indipendente, obiettiva e approfondita sugli omicidi menzionati e su quelli commessi in precedenza; evidenzia che la presenza di una società civile dinamica è fondamentale affinché lo Stato, a tutti i livelli, sia più responsabile, reattivo, inclusivo, efficace e, di conseguenza, più legittimo;

3.   accoglie positivamente gli sforzi compiuti dal Guatemala nella lotta alla criminalità organizzata, chiede un potenziamento di tali sforzi e riconosce le enormi difficoltà cui il paese deve far fronte per garantire la sicurezza e la libertà di tutti i cittadini in una situazione di violenza strutturale come quella generata dal traffico di stupefacenti; invita le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a fornire al Guatemala risorse tecniche e finanziarie per combattere la corruzione e la criminalità organizzata, dando la priorità a tali sforzi nell'ambito dei programmi di cooperazione bilaterale;

4.   rammenta la necessità di mettere a punto una strategia pubblica per la protezione dei difensori dei diritti umani, come indicato dalla Corte interamericana dei diritti dell'uomo nel 2014; prende atto del dialogo nazionale avviato di recente, chiede alle autorità guatemalteche di garantire che la strategia pubblica sia sviluppata con un ampio processo partecipativo e affronti le cause strutturali che accrescono la vulnerabilità dei difensori dei diritti umani e invita la comunità imprenditoriale ad appoggiare tali sforzi;

5.   accoglie con favore la decisione della delegazione dell'UE in Guatemala di contribuire finanziariamente al processo di discussione e consultazione relativo a tale programma e incoraggia la delegazione dell'UE a mantenere il proprio sostegno ai difensori dei diritti umani; invita le autorità competenti a elaborare e attuare una strategia pubblica per la protezione dei difensori dei diritti umani, in stretta collaborazione con un ampio spettro di soggetti interessati, e a proseguire nel percorso di riforme orientate all'indipendenza della magistratura, alla lotta all'impunità e al consolidamento dello Stato di diritto;

6.   chiede l'attuazione urgente e obbligatoria delle misure precauzionali raccomandate dalla Corte interamericana dei diritti dell'uomo e invita le autorità a revocare la decisione di abolire unilateralmente le misure precauzionali nazionali a vantaggio dei difensori dei diritti umani;

7.   rammenta i risultati delle 93 consultazioni comunitarie condotte in buona fede nel 2014 e nel 2015; segnala che è attualmente in corso un processo partecipativo e invita le autorità guatemalteche ad accelerare le procedure per garantire l'istituzione di un meccanismo nazionale per lo svolgimento di consultazioni preliminari libere e informate, come previsto dalla convenzione n. 169 dell'OIL; invita il governo del Guatemala ad avviare consultazioni sociali più ampie in merito alle centrali idroelettriche, ai progetti minerari e alle compagnie petrolifere e chiede alle istituzioni dell'UE di assicurarsi che l'Unione non presti assistenza o sostegno alla promozione o alla realizzazione di progetti di sviluppo che non rispettino l'obbligo delle consultazioni preliminari libere e informate con le comunità indigene;

8.   accoglie con favore l'iniziativa di riforma del sistema giudiziario presentata al Congresso dalle autorità esecutive, giudiziarie e legislative, allo scopo di portare avanti lo sviluppo di un sistema giudiziario professionale e democratico, basato sull'effettiva indipendenza della magistratura; invita il Congresso del Guatemala a unire gli sforzi per portare a termine la riforma giudiziaria nella sua totalità e integrità nel 2017; invita a tale proposito le autorità guatemalteche a stanziare risorse umane e finanziarie adeguate per la magistratura e, in particolare, per l'Ufficio del procuratore generale; sostiene l'importante lavoro della CICIG;

9.   accoglie con favore, quale pietra miliare nella lotta all'impunità, la decisione della prima sezione della Corte d'appello che riafferma l'imprescrittibilità del reato di genocidio e dei crimini contro l'umanità nell'ambito del processo dell'ex dittatore Rios Montt;

10.   invita lo Stato guatemalteco a cooperare con il meccanismo dell'esame periodico universale e ad adottare tutte le misure adeguate per l'attuazione delle sue raccomandazioni;

11.   chiede all'Unione europea di sostenere l'Ufficio del procuratore generale; respinge fermamente ogni forma di pressione, intimidazione e influenza che comprometta l'indipendenza, il pluralismo giuridico e l'obiettività; incoraggia le autorità guatemalteche a continuare a promuovere la cooperazione tra l'unità di analisi degli attacchi a danno dei difensori dei diritti umani del ministero degli Interni e la sezione Diritti umani dell'Ufficio del procuratore generale;

12.   invita le istituzioni dell'UE ad adoperarsi per la conclusione di accordi vincolanti a livello internazionale volti a rafforzare il rispetto dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda le imprese aventi sede nell'UE che operano in paesi terzi;

13.   invita gli Stati membri che non l'hanno ancora fatto a ratificare senza indugio l'accordo di associazione UE-America centrale; chiede all'Unione europea a agli Stati membri di avvalersi dei meccanismi stabiliti nell'accordo di associazione e dialogo politico per incoraggiare fortemente il Guatemala a perseguire un'agenda ambiziosa in materia di diritti umani e a portare avanti la lotta all'impunità; invita le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a stanziare risorse finanziarie e tecniche adeguate a tale scopo;

14.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, all'Organizzazione degli Stati americani, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica del Guatemala, alla segreteria dell'integrazione economica centroamericana (SIECA) e al parlamento centroamericano (Parlacen).

(1) GU C 301 E del 13.12.2007, pag. 257.
(2) GU C 434 del 23.12.2015, pag. 181.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0020 .


Lotta contro il terrorismo ***I
PDF 249k   DOC 57k
Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI sulla lotta contro il terrorismo (COM(2015)0625 – C8-0386/2015 – 2015/0281(COD) ) (Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)
P8_TA(2017)0046 A8-0228/2016

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0625 ),

–   visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 83, paragrafo 1, e l'articolo 82, paragrafo 2, lettera c), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0386/2015 ),

–   visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–   visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 83, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 marzo 2016(1) ,

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1373 (2001) del 28 settembre 2001, 2178 (2014) del 24 settembre 2014, 2195 (2014) del 19 dicembre 2014, 2199 (2015) del 12 febbraio 2015, 2249(2015) del 20 novembre 2015 e 2253 (2015) del 17 dicembre 2015,

–   visti la Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo del 16 maggio 2005 e il relativo protocollo addizionale del 19 maggio 2015,

–   viste le raccomandazioni del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI/FATF),

–   visto il comunicato del vertice sulla sicurezza nucleare di Washington del 1° aprile 2016,

–   visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 30 novembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0228/2016 ),

1.   adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.   approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 febbraio 2017 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio

P8_TC1-COD(2015)0281


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2017/541.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione al momento dell'adozione della direttiva sulla lotta contro il terrorismo

I recenti attacchi terroristici in Europa hanno evidenziato la necessità di intensificare gli sforzi per salvaguardare la sicurezza promuovendo nel contempo il rispetto dei nostri valori comuni quali lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Al fine di dare una risposta globale alla minaccia terroristica in evoluzione, occorre che un quadro penale rafforzato per la lotta contro il terrorismo sia integrato da misure efficaci sulla prevenzione della radicalizzazione che porta al terrorismo e sullo scambio efficiente di informazioni in materia di reati di terrorismo.

È in questo spirito che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri esprimono collettivamente il proprio impegno, nell'ambito delle rispettive competenze, a continuare a sviluppare e investire in misure di prevenzione efficaci, nel quadro di un approccio intersettoriale globale che coinvolga tutte le politiche pertinenti, tra cui in particolare nel settore dell'istruzione, dell'inclusione e dell'integrazione sociali, e tutte le parti interessate quali le organizzazioni della società civile, le comunità locali o i partner dell'industria.

La Commissione sosterrà gli sforzi degli Stati membri in particolare offrendo sostegno finanziario a favore di progetti volti a sviluppare strumenti per contrastare la radicalizzazione e tramite iniziative e reti a livello dell'UE, come la rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sottolineano la necessità di uno scambio efficace e tempestivo, tra le autorità competenti all'interno dell'Unione, di tutte le informazioni pertinenti a fini di prevenzione, accertamento, indagine o azione penale in relazione ai reati di terrorismo. Sono essenziali a tale riguardo il pieno utilizzo di tutti gli strumenti, i canali e le agenzie esistenti dell'Unione per lo scambio di informazioni, nonché la rapida attuazione di tutta la normativa dell'Unione adottata in questo settore.

Le tre istituzioni ribadiscono la necessità di valutare il funzionamento del quadro generale dell'UE per lo scambio di informazioni e di affrontare con azioni tangibili eventuali carenze, anche alla luce della tabella di marcia per migliorare lo scambio di informazioni e la gestione di informazioni, comprese soluzioni di interoperabilità nel settore GAI.

(1) GU C 177 del 18.5.2016, pag. 51.


Rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne ***I
PDF 237k   DOC 48k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne (COM(2015)0670 – C8-0407/2015 – 2015/0307(COD) ) (Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)
P8_TA(2017)0047 A8-0218/2016

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0670 ),

–   visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 77, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0407/2015 ),

–   visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 7 dicembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0218/2016 ),

1.   adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 febbraio 2017 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/399 per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne

P8_TC1-COD(2015)0307


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/458.)


Possibile evoluzione e adeguamento dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea
PDF 385k   DOC 69k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell'attuale struttura istituzionale dell'Unione europea (2014/2248(INI) )
P8_TA(2017)0048 A8-0390/2016

Il Parlamento europeo,

–   visti in particolare gli articoli 1, 2, 3, 6, 9, 10, 14, 15, 16, 17, 48 e 50 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 119, da 120 a 126, da 127 a 133, da 136 a 138, da 139 a 144, 194 e 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonché i relativi protocolli,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la relazione del 22 giugno 2015, elaborata dal Presidente della Commissione europea in stretta cooperazione con i Presidenti del Consiglio europeo, del Parlamento europeo, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo, dal titolo "Completare l'Unione economica e monetaria" (la "relazione dei cinque Presidenti")(1) ,

–   viste la sua risoluzione legislativa del 19 novembre 2013 sul progetto di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2014-2020(2) e la sua decisione del 19 novembre 2013 sulla conclusione di un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, la cooperazione in materia di bilancio e la sana gestione finanziaria(3) ,

–   visti il QFP(4) e l'accordo interistituzionale(5) quali approvati il 2 dicembre 2013,

–   viste la relazione finale e le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie del dicembre 2016(6) ,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo del 18-19 febbraio 2016 relativamente a un nuovo assetto per il Regno Unito nell'Unione europea, reso nullo dalla decisione del Regno Unito di uscire dall'Unione,

–   visto il voto a favore dell'uscita dall'Unione nel referendum del Regno Unito sulla permanenza nell'Unione europea,

–   visti l'Eurobarometro standard 84 dell'autunno 2015 dal titolo "Opinione pubblica nell'Unione europea" e l'Eurobarometro speciale del Parlamento europeo del giugno 2016 dal titolo "Europei nel 2016: percezioni e aspettative, lotta contro il terrorismo e la radicalizzazione",

–   visto il parere 2/13 della Corte di giustizia dell'Unione europea sul progetto di accordo che prevede l'adesione dell'UE alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali ("Convenzione europea dei diritti dell'uomo" – CEDU)(7) ,

–   vista la decisione del Consiglio europeo, del 28 giugno 2013, che stabilisce la composizione del Parlamento europeo(8) ,

–   vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui problemi costituzionali di una governance a più livelli nell'Unione europea(9) ,

–   vista la sua risoluzione del 15 aprile 2014 sui negoziati sul QFP 2014-2020: insegnamenti da trarre e prospettive per il futuro(10) ,

–   viste le sue risoluzioni del 22 novembre 2012 sulle elezioni del Parlamento europeo nel 2014(11) e del 4 luglio 2013 sul miglioramento delle modalità pratiche per lo svolgimento delle elezioni europee del 2014(12) ,

–   vista la sua risoluzione del 20 novembre 2013 sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea(13) ,

–   vista la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 sull'iniziativa dei cittadini europei(14) ,

–   viste la sua risoluzione dell'11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale dell'Unione europea(15) e la annessa proposta di modifica dell'Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto,

–   vista la sua risoluzione del 28 giugno 2016 sulla decisione di recedere dall'UE a seguito del referendum nel Regno Unito(16) ,

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(17) ,

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sulla capacità di bilancio per la zona euro(18) ,

–   vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(19) ;

–   visto il regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea(20) ,

–   visti i pareri del Comitato economico e sociale europeo del 16 settembre 2015(21) e del Comitato delle regioni dell'8 luglio 2015(22) ,

–   vista la dichiarazione dal titolo "Greater European Integration: The Way Forward" dei presidenti della Camera dei Deputati dell'Italia, dell'Assemblée nationale della Francia, del Bundestag della Germania e della Chambre des Députés del Lussemburgo, siglata il 14 settembre 2015 e attualmente avallata da diverse altre camere parlamentari nell'UE,

–   visto il parere del Comitato delle regioni, del 31 gennaio 2013, "Rafforzare la cittadinanza dell'UE: promuovere i diritti elettorali dei cittadini europei"(23) ,

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0390/2016 ),

A.   considerando che la presente risoluzione è volta a fornire soluzioni che non possono essere conseguite mediante gli strumenti attualmente previsti dai trattati e che sono quindi realizzabili soltanto grazie a una futura modifica dei trattati nel rispetto dei prerequisiti;

B.   considerando che l'incapacità delle istituzioni dell'UE di far fronte alle profonde e molteplici crisi che l'Unione affronta attualmente, ossia la cosiddetta "crisi a più livelli", unitamente alle sue conseguenze finanziarie, economiche, sociali e migratorie, nonché l'ascesa dei partiti populisti e dei movimenti nazionalisti, hanno portato a un diffuso malcontento di un segmento crescente della popolazione in merito al funzionamento dell'Unione europea;

C.   considerando che queste importanti sfide europee non possono essere gestite da singoli Stati membri, ma soltanto dall'Unione europea mediante una risposta comune;

D.   considerando che i progressi verso un'Unione che sia veramente in grado di tener fede ai propri obiettivi e di realizzarli sono compromessi dal fallimento della governance imputabile alla continua e sistematica ricerca dell'unanimità in seno al Consiglio (tuttora basata sul cosiddetto compromesso di Lussemburgo) e dalla mancanza di un unico potere esecutivo credibile, che disponga della piena legittimità democratica e delle competenze necessarie per intervenire in modo efficace in un'ampia gamma di politiche; considerando che esempi recenti, come l'inadeguata gestione dei flussi di rifugiati, la lentezza del processo di risanamento dei nostri istituti bancari dopo lo scoppio della crisi finanziaria e la mancanza di una risposta comune immediata alla minaccia terroristica interna ed esterna, hanno dimostrato in modo calzante l'incapacità dell'Unione di reagire in modo rapido ed efficace;

E.   considerando che l'UE non può soddisfare le aspettative dei cittadini europei perché i trattati in vigore non vengono pienamente sfruttati e non offrono tutti gli strumenti, le competenze e i processi decisionali necessari ad affrontare in modo efficace queste sfide comuni;

F.   considerando che il problema sopra descritto, accompagnato dalla mancanza di una visione comune da parte degli Stati membri per quanto riguarda il futuro del nostro continente, ha dato luogo a livelli senza precedenti di "euroscetticismo" che stanno portando a un ritorno al nazionalismo e rischiano di pregiudicare l'Unione e probabilmente anche di disintegrarla;

G.   considerando che, anziché promuovere l'Unione, il sistema in base al quale gli Stati membri ricorrono a soluzioni "à la carte", ulteriormente rafforzato nel trattato di Lisbona, ha accresciuto la complessità dell'Unione, accentuando le disparità al suo interno; e che, malgrado la flessibilità offerta dai trattati, a diversi Stati membri sono state concesse numerose clausole di non partecipazione (opt-out) al diritto primario, dando luogo a un sistema poco trasparente di cerchi di cooperazione intersecanti e ostacolando il controllo e la responsabilità democratici;

H.   considerando che i trattati offrono forme di integrazione flessibili e differenziate a livello di diritto derivato mediante gli strumenti della cooperazione rafforzata e strutturata, che dovrebbero essere applicati soltanto a un numero limitato di politiche ed essere al contempo inclusivi onde consentire a tutti gli Stati membri di partecipare; che, a vent'anni dalla sua introduzione, l'impatto della cooperazione rafforzata resta limitato; che la cooperazione rafforzata è stata autorizzata in tre casi: per la definizione di norme comuni relative alla determinazione del diritto applicabile ai divorzi delle coppie internazionali, per il brevetto europeo con effetto unitario e per l'introduzione di una tassazione delle transazioni finanziarie (TTF); e che la cooperazione rafforzata deve essere utilizzata come primo passo verso l'ulteriore integrazione di politiche come la Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), e non per promuovere soluzioni "à la carte";

I.   considerando che il metodo comunitario deve essere preservato e non compromesso da soluzioni intergovernative, anche nei settori in cui non tutti gli Stati membri soddisfano le condizioni di partecipazione;

J.   considerando tuttavia che, sebbene l'euro sia la moneta dell'Unione (articolo 3, paragrafo 4, TUE), il Regno Unito ha ottenuto una deroga rispetto all'adesione (protocollo n. 15), la Danimarca gode di un'esenzione costituzionale (protocollo n. 16), la Svezia ha cessato di seguire i criteri di convergenza dell'euro e la possibilità di uscita della Grecia dalla moneta unica è stata discussa apertamente in seno al Consiglio europeo; considerando che tutti gli Stati membri hanno l'obbligo di aderire alla moneta unica una volta soddisfatti tutti i criteri richiesti, mentre non è stato fissato alcun calendario per gli Stati membri che hanno aderito all'euro dopo la sua creazione;

K.   considerando che, per quanto riguarda Schengen, la libera circolazione delle persone e la conseguente abolizione dei controlli alle frontiere interne, tutti elementi formalmente integrati nei trattati, sono state concesse al Regno Unito e all'Irlanda clausole di non partecipazione (opt-out); che anche altri quattro Stati membri non partecipano, pur avendone l'obbligo, mentre è stata concessa la clausola di partecipazione (opt-in) a tre paesi che non fanno parte dell'Unione europea; che tale frammentazione non soltanto impedisce l'abolizione totale di alcune frontiere interne rimanenti, ma complica anche la creazione di un vero mercato interno e di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia pienamente integrato; rammenta che l'integrazione nell'area Schengen deve continuare a essere l'obiettivo di tutti gli Stati membri dell'UE;

L.   considerando che le clausole di non partecipazione (opt-out) a favore di singoli Stati membri compromettono l'applicazione uniforme del diritto dell'Unione, determinano un'eccessiva complessità in termini di governance, mettono a repentaglio la coesione dell'Unione e minano la solidarietà tra i cittadini;

M.   considerando che, dopo il trattato di Lisbona, con un'ulteriore accelerazione causata dalle crisi economica, finanziaria, migratoria e di sicurezza, il Consiglio europeo ha ampliato il proprio ruolo includendovi la gestione corrente mediante l'adozione di strumenti intergovernativi al di fuori del quadro dell'UE, sebbene il suo compito non sia quello di esercitare funzioni legislative, bensì di imprimere all'Unione lo slancio necessario al suo sviluppo e definire le priorità e gli indirizzi politici generali (articolo 15, paragrafo 1, TUE);

N.   considerando che l'affidamento alla regola dell'unanimità in seno al Consiglio europeo e l'incapacità di quest'ultimo di raggiungere tale unanimità hanno determinato l'adozione di strumenti intergovernativi al di fuori del quadro giuridico dell'UE, tra cui il meccanismo europeo di stabilità (MES) e il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria (TSCG o "patto di bilancio"); e che lo stesso vale per l'accordo con la Turchia sulla crisi dei rifugiati siriani;

O.   considerando che, sebbene – a norma dell'articolo 16 TSCG – le misure necessarie a integrare il patto di bilancio nel quadro giuridico dell'Unione vadano adottate entro cinque anni dalla data di entrata in vigore (prima del 1º gennaio 2018) e disposizioni analoghe siano presenti nell'accordo intergovernativo sul trasferimento e la messa in comune dei contributi al Fondo di risoluzione unico, è chiaro che è impossibile conseguire la resilienza della zona euro, compreso il completamento dell'Unione bancaria, senza ulteriori misure di consolidamento di bilancio unitamente all'istituzione di un sistema di governance più affidabile, efficace e democratico;

P.   considerando che tale nuovo sistema di governance comporta che la Commissione diventi un vero e proprio governo, rispondente al Parlamento e in grado di elaborare e attuare le politiche fiscali e macroeconomiche comuni di cui la zona euro necessita, nonché dotato di un bilancio e di una tesoreria commisurati alla portata dei compiti in questione; che ciò richiede, oltre alle misure previste dal diritto primario vigente, anche una riforma del trattato di Lisbona;

Q.   considerando che ciò vale anche per la necessaria riforma e modernizzazione delle risorse finanziarie di tutta l'Unione europea; che l'accordo sull'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) è stato raggiunto soltanto dopo lunghi e intensi negoziati ed è stato accompagnato dalla decisione di istituire un gruppo di alto livello per rivedere il sistema delle entrate dell'Unione basato sulle "risorse proprie", il quale dovrebbe presentare una relazione nel 2016; che l'attuale QFP limita fortemente l'autonomia finanziaria e politica dell'Unione, poiché la maggior parte delle entrate è costituita da contributi nazionali provenienti dagli Stati membri e un'ampia parte della spesa è già prestabilita in funzione delle restituzioni dovute a questi stessi Stati membri; e che i contributi nazionali basati sul PIL/PNL sono divenuti di gran lunga la principale fonte di entrate;

R.   considerando che l'attuale QFP è inferiore al precedente, in termini di valore nominale, sebbene le circostanze richiedano importanti sforzi di bilancio per assistere i rifugiati e stimolare la crescita economica, la coesione sociale e la stabilità finanziaria;

S.   considerando che la regola dell'unanimità per deliberare in materia di politica fiscale impedisce di affrontare l'esistenza dei paradisi fiscali nell'Unione europea e le politiche fiscali dannose degli Stati membri; che molte di queste pratiche creano una distorsione del funzionamento del mercato interno, compromettono le entrate degli Stati membri e, in ultima istanza, spostano l'onere fiscale sui cittadini e sulle PMI;

T.   considerando che l'Unione europea è un sistema costituzionale basato sullo Stato di diritto; che occorre modificare i trattati per attribuire alla Corte di giustizia dell'Unione europea la competenza per quanto concerne tutti gli aspetti del diritto dell'Unione, in conformità con il principio di separazione dei poteri;

U.   considerando che l'UE si fonda anche sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; che gli attuali strumenti dell'UE per valutare e sanzionare le violazioni di detti principi da parte degli Stati membri si sono rivelati insufficienti; che i procedimenti di infrazione contro determinati atti legislativi o azioni di uno Stato membro in contravvenzione al diritto dell'Unione sono inadeguati per affrontare le violazioni sistemiche dei valori fondamentali dell'UE; che ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, TUE, il Consiglio deve deliberare alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri per determinare che esiste un evidente rischio di violazione dei valori fondamentali e, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, TUE, deve deliberare all'unanimità per constatare l'esistenza di una violazione grave e persistente; e che, di conseguenza, non sono stati invocati né la misura preventiva di cui all'articolo 7, paragrafo 1, TUE, né i meccanismi sanzionatori di cui ai paragrafi 2 e 3 dello stesso;

V.   considerando che l'UE sembra maggiormente in grado di influenzare le politiche in materia di diritti fondamentali, Stato di diritto e corruzione quando i paesi sono ancora candidati all'adesione all'Unione; e che il meccanismo dello Stato di diritto dovrebbe essere applicato con lo stesso rigore a tutti gli Stati membri;

W.   considerando che è inoltre necessaria una revisione per riequilibrare e rinnovare profondamente il funzionamento dell'Unione, allo scopo di conseguire una regolamentazione meno burocratica e una maggiore efficacia e vicinanza alle esigenze dei cittadini nella definizione delle politiche; che all'Unione occorrono le necessarie competenze per compiere progressi verso alcuni dei suoi obiettivi dichiarati, come il completamento del mercato unico compresa l'Unione dell'energia, la coesione sociale e l'obiettivo della piena occupazione, una gestione comune ed equa della migrazione e dell'asilo, nonché una politica di sicurezza interna ed esterna;

X.   considerando che lo sviluppo di un dialogo sistematico con le organizzazioni della società civile e il rafforzamento del dialogo sociale, a tutti i livelli, in conformità con i principi sanciti all'articolo 11 TUE, sono essenziali per superare l'euroscetticismo e riaffermare l'importanza della dimensione dell'Europa basata sulla solidarietà, della coesione sociale e della costruzione di una democrazia partecipativa e inclusiva, a complemento della democrazia rappresentativa;

Y.   considerando che nell'ultimo decennio la situazione della sicurezza in Europa si è notevolmente deteriorata, soprattutto nel nostro vicinato: nessuno Stato membro è più in grado di garantire da solo la propria sicurezza interna ed esterna;

Z.   considerando che il declino delle capacità di difesa dell'Europa ha limitato la sua capacità di proiettare la stabilità oltre i suoi confini immediati; che ciò va di pari passo con la riluttanza dei nostri alleati statunitensi a intervenire se l'Europa non è pronta ad assumersi la sua parte di responsabilità; che è opportuno rafforzare la politica di difesa dell'UE e istituire un partenariato completo UE-NATO, consentendo nel contempo all'Unione di intervenire autonomamente nelle operazioni all'estero, principalmente a scopo di consolidamento del proprio vicinato; che ciò significa che occorre una più intensa cooperazione tra Stati membri e l'integrazione di alcune delle loro capacità di difesa in una Comunità europea di difesa, entrambe in linea con una nuova strategia europea in materia di sicurezza;

AA.   considerando che nessuna delle "clausole passerella" previste dal trattato di Lisbona al fine di razionalizzare la governance dell'Unione è stata attuata, e che è improbabile che ciò avvenga nelle attuali circostanze; che, al contrario, in virtù della decisione del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2009, per quanto riguarda la riduzione del numero dei Commissari, prevista dal trattato di Lisbona, è stata applicata immediatamente una deroga;

AB.   considerando che le elezioni al Parlamento europeo del 2014 hanno per la prima volta condotto direttamente alla designazione del candidato alla presidenza della Commissione; che, tuttavia, i cittadini non hanno purtroppo potuto votare direttamente per i candidati; che il carattere sovranazionale delle elezioni europee dovrebbe essere maggiormente rafforzato, mediante l'introduzione di un una base giuridica chiara per assicurare che questo nuovo sistema sia mantenuto e si sviluppi; che, oltretutto, i cittadini hanno difficoltà a comprendere l'interrelazione tra i Presidenti della Commissione e del Consiglio europeo;

AC.   considerando che l'urgenza di una riforma dell'Unione è aumentata considerevolmente a seguito del voto nel referendum del Regno Unito per l'uscita dall'Unione europea; che i negoziati per definire le modalità del recesso del Regno Unito devono anche tenere conto del quadro che definisce le sue future relazioni con l'Unione; che il relativo accordo deve essere negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3, TFUE e deve essere concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo; che il Parlamento dovrebbe pertanto essere pienamente coinvolto nell'intero processo negoziale;

AD.   considerando che l'uscita del Regno Unito offrirebbe l'opportunità di ridurre la complessità dell'Unione e di chiarire cosa significhi realmente l'adesione all'Unione; che, in futuro, sarà necessario un quadro ben definito per le relazioni dell'UE con i paesi non membri del suo vicinato (quali ad esempio Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Turchia, Ucraina, ecc.); che i padri fondatori dell'Unione avevano già previsto un tipo di "status di paese associato";

AE.   considerando che, in questo passaggio importante, i trattati conferiscono al Parlamento europeo sei prerogative specifiche, ovvero: la facoltà di sottoporre progetti intesi a modificare i trattati (articolo 48, paragrafo 2, TUE); la facoltà di essere consultato dal Consiglio europeo in merito alla modifica dei trattati (articolo 48, paragrafo 3, primo comma, TUE); la facoltà di insistere sulla convocazione di una convenzione contro il parere del Consiglio europeo (articolo 48, paragrafo 3, secondo comma, TUE); la facoltà di essere consultato su una decisione adottata dal Consiglio europeo che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (articolo 48, paragrafo 6, secondo comma, TUE); la facoltà di avviare una nuova ripartizione dei seggi al Parlamento europeo in occasione delle successive elezioni (articolo 14, paragrafo 2, TUE) e la facoltà di proporre una procedura elettorale uniforme (articolo 223, paragrafo 1, TFUE);

AF.   considerando che i rispettivi ruoli del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e del Comitato delle regioni (CdR), in qualità di rappresentanti istituzionali delle organizzazioni della società civile e degli attori regionali e locali, devono essere preservati, poiché i loro pareri contribuiscono a rafforzare la legittimazione democratica della definizione delle politiche e dei processi legislativi;

AG.   considerando che la maggior parte dei governi regionali e locali dell'Unione si è continuamente espressa, attraverso il Comitato delle regioni, a favore di un'UE più integrata con una governance efficiente;

1.   ritiene ormai superata l'epoca in cui le crisi erano gestite tramite decisioni ad hoc e assunte in base al modello incrementale, poiché ciò conduce spesso a misure troppo limitate e troppo tardive; è convinto che sia giunto il momento per una profonda riflessione su come affrontare le carenze dell'Unione europea in termini di governance, avviando un'ampia e radicale revisione del trattato di Lisbona; considera che, nel frattempo, si possano attuare delle soluzioni a breve e medio termine sfruttando il pieno potenziale dei trattati esistenti;

2.   osserva che la riforma dell'Unione dovrebbe andare verso la modernizzazione con l'introduzione di nuovi strumenti, di nuove capacità europee efficaci e di una maggiore democratizzazione dei processi decisionali, anziché verso un ritorno alla nazionalizzazione attraverso un maggiore ricorso all'approccio intergovernativo;

3.   sottolinea che i recenti sondaggi dell'Eurobarometro dimostrano che, contrariamente alla credenza popolare, i cittadini europei continuano a essere pienamente consapevoli dell'importanza di soluzioni autenticamente europee(24) , nonché favorevoli a tali soluzioni, anche nei settori della sicurezza, della difesa e della migrazione;

4.   osserva con grande preoccupazione il proliferare di sottogruppi di Stati membri, un fenomeno che mina l'unità dell'Unione causando una mancanza di trasparenza e diminuendo la fiducia dei cittadini; ritiene che il formato più adatto per condurre il dibattito in merito al futuro dell'Unione sia quello dell'UE-27; sottolinea che la frammentazione del dibattito in vari formati o gruppi di Stati membri sarebbe controproducente;

5.   sottolinea che è necessario procedere ad un'ampia riforma democratica dei trattati attraverso una riflessione sul futuro dell'Europa e giungere ad un accordo su una visione comune per le attuali e future generazioni di cittadini europei, che conduca ad una convenzione che garantisca l'inclusione in virtù della sua composizione, comprendente rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei governi di tutti gli Stati membri, della Commissione, del Parlamento europeo e degli organi consultivi dell'UE quali il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo, e che fornisca altresì la piattaforma appropriata per una siffatta riflessione e per il dialogo con i cittadini europei e la società civile;

Porre fine all'"Europa à la carte"

6.   deplora il fatto che ogniqualvolta il Consiglio europeo abbia deciso di applicare metodi intergovernativi, eludendo il "metodo dell'Unione" quale definito dai trattati, ciò abbia condotto non solo a una riduzione dell'efficacia nella formulazione delle politiche, ma anche a una crescente mancanza di trasparenza nonché di responsabilità e controllo democratici; ritiene che un percorso differenziato sia concepibile soltanto in quanto primo passo verso una formulazione delle politiche dell'UE più efficace e integrata;

7.   ritiene che il "metodo dell'Unione" sia l'unico metodo democratico per legiferare atto a garantire che tutti gli interessi, in particolare il comune interesse europeo, siano presi in considerazione; precisa che per "metodo dell'Unione" si intende la procedura legislativa in cui la Commissione, nell'ambito delle proprie competenze in quanto organo esecutivo, prende l'iniziativa legislativa, il Parlamento europeo e il Consiglio, che rappresentano rispettivamente i cittadini e gli Stati membri, deliberano in codecisione in base a un voto di maggioranza, mentre gli obblighi dell'unanimità in seno al Consiglio diventano eccezioni assolute, e la Corte di giustizia sovrintende al processo e assicura un controllo giurisdizionale finale; insiste affinché, anche in casi di urgenza, il "metodo dell'Unione" venga rispettato;

8.   ritiene essenziale, in tali circostanze, riaffermare la missione di "un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa" (articolo 1 TUE) al fine di mitigare qualsiasi tendenza alla disintegrazione e chiarire ancora una volta la finalità morale, politica e storica nonché la natura costituzionale dell'UE;

9.   suggerisce di rendere meno restrittivi i requisiti per l'introduzione di una cooperazione rafforzata e strutturata, anche riducendo il numero minimo di Stati membri partecipanti;

10.   suggerisce che la prossima revisione dei trattati sia intesa a razionalizzare le attuali differenze foriere di disordine, ponendo fine alla pratica delle clausole di partecipazione e di non partecipazione e delle deroghe per singoli Stati membri al livello del diritto primario dell'UE, o almeno riducendola drasticamente;

11.   raccomanda che sia definito e sviluppato un cerchio di partner intorno all'UE per i paesi che non possono ancora aderire o che non aderiranno all'Unione ma che desiderano comunque intrattenere relazioni strette con l'UE; è d'avviso che queste relazioni dovrebbero essere accompagnate da obblighi corrispondenti ai diritti connessi, per esempio un contributo finanziario e, soprattutto, il rispetto dei valori fondamentali dell'Unione e dello Stato di diritto;

12.   ritiene che occorra preservare il quadro istituzionale unico al fine di raggiungere gli obiettivi comuni dell'Unione, garantendo il principio di parità di tutti i cittadini e degli Stati membri;

Il recesso del Regno Unito dall'Unione europea

13.   osserva che questa nuova forma di partenariato potrebbe costituire una delle possibili soluzioni per rispettare la volontà di lasciare l'UE espressa dalla maggioranza dei cittadini del Regno Unito; sottolinea che il recesso del Regno Unito, uno degli Stati membri più grandi nonché il più grande tra quelli non appartenenti alla zona euro, incide sulla forza e sull'equilibrio istituzionale dell'Unione;

14.   ribadisce che gli elementi costituzionali dell'Unione, segnatamente l'integrità del mercato unico e il fatto che quest'ultimo non possa essere separato dalle quattro libertà fondamentali dell'Unione (libera circolazione dei capitali, delle persone, dei beni e dei servizi) costituiscono pilastri essenziali e indivisibili dell'Unione, come lo è lo Stato di diritto, garantito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea; riafferma che questa unità costituzionale non può essere cancellata durante i negoziati sul recesso del Regno Unito dall'Unione;

15.   chiede che le sedi dell'Autorità bancaria europea e dell'Agenzia europea per i medicinali, entrambe attualmente a Londra, siano trasferite in un altro Stato membro, considerando la scelta dei cittadini britannici di uscire dall'UE;

Una nuova governance economica per la crescita economica, la coesione sociale e la stabilità finanziaria

16.   manifesta profonda preoccupazione per le crescenti divergenze economiche e sociali e la mancanza di riforme economiche e di stabilità finanziaria nell'Unione economica e monetaria (UEM) nonché per la perdita di competitività delle economie di molti dei suoi Stati membri, dovute in particolare all'assenza di una politica economica e di bilancio comune; ritiene pertanto che la politica economica e di bilancio comune dovrebbe diventare una competenza condivisa dell'Unione e dei suoi Stati membri;

17.   ritiene che, nella loro forma attuale, il Patto di stabilità e crescita e la clausola di "non salvataggio" (articolo 125 TFUE) non raggiungano purtroppo gli obiettivi perseguiti; ritiene che l'UE debba respingere i tentativi di tornare a politiche nazionali protezionistiche e che, in futuro, dovrebbe continuare ad essere un'economia aperta; avverte che tale risultato non può essere ottenuto con lo smantellamento del modello sociale;

18.   osserva altresì che l'attuale sistema non garantisce sufficientemente la titolarità nazionale delle raccomandazioni specifiche per paese; è interessato, in tal senso, al potenziale rappresentato dal Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche e alla sua futura missione, che consisterà nel fornire pareri alla Commissione su un orientamento di bilancio adeguato per la zona euro nel suo insieme;

19.   è consapevole della necessità di riesaminare l'efficacia delle numerose misure di gestione delle crisi, adottate recentemente dall'UE, e di codificare nel diritto primario determinate procedure decisionali, nonché della necessità di consolidare le basi giuridiche del nuovo quadro regolamentare per il settore finanziario; conviene con la relazione dei cinque presidenti sul fatto che il "metodo di coordinamento aperto" quale base per la strategia economica dell'Europa non ha funzionato;

20.   propone pertanto, in aggiunta al patto di stabilità e di crescita, l'adozione di un "codice di convergenza", quale atto giuridico risultante dalla procedura legislativa ordinaria, che stabilisca obiettivi convergenti (per quanto riguarda la fiscalità, il mercato del lavoro, gli investimenti, la produttività, la coesione sociale nonché le capacità amministrative pubbliche e di buon governo); ribadisce che, nel quadro di governance economica, il rispetto del codice di convergenza dovrebbe essere il presupposto per la piena partecipazione alla capacità di bilancio della zona euro e chiede a ciascuno Stato membro di formulare proposte sul modo in cui conformarsi ai criteri del codice di convergenza; sottolinea che le norme e gli incentivi fiscali sono determinati nella sua risoluzione sulla capacità di bilancio della zona euro;

21.   ritiene che una forte dimensione sociale sia indispensabile per un'UEM globale e che l'articolo 9 TFUE nella sua forma attuale non sia sufficiente per garantire il giusto equilibrio tra i diritti sociali e le libertà economiche; chiede, pertanto, che questi diritti assumano uguale importanza e che sia preservato il dialogo tra le parti sociali;

22.   chiede l'integrazione del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria ("Fiscal Compact") nel quadro giuridico dell'UE nonché l'inserimento del MES e del Fondo di risoluzione unico nel diritto dell'Unione, sulla base di una valutazione globale della loro attuazione e di un corrispondente controllo democratico da parte del Parlamento onde garantire che il controllo e la responsabilità siano una prerogativa di chi vi contribuisce; chiede altresì l'ulteriore sviluppo della conferenza interparlamentare prevista dall'articolo 13 del Fiscal Compact onde consentire, laddove necessario, lo svolgimento di discussioni approfondite e tempestive tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali;

23.   è del parere che, al fine di aumentare la stabilità finanziaria, mitigare gli shock transfrontalieri asimmetrici e simmetrici, ridurre gli effetti della recessione e garantire un livello di investimenti adeguato, la zona euro necessiti di una capacità di bilancio basata su autentiche risorse proprie e su una tesoreria europea dotata della capacità di contrarre prestiti; ritiene che la tesoreria dovrebbe essere integrata nella Commissione ed essere soggetta alla responsabilità e al controllo democratici tramite il Parlamento e il Consiglio;

24.   evidenzia che, poiché la conformità è fondamentale ai fini del funzionamento dell'Unione economica e monetaria, sono necessarie funzioni governative più forti rispetto a quelle attualmente fornite dalla Commissione e/o dall'Eurogruppo, come pure un sistema di pesi e contrappesi pienamente democratico grazie al coinvolgimento del Parlamento europeo in tutti gli aspetti relativi all'UEM; ritiene allo stesso tempo che, per migliorare la titolarità, si debba garantire l'assunzione di responsabilità laddove le decisioni sono prese o attuate, e che i parlamenti nazionali debbano avere il compito di esercitare un controllo sui governi nazionali così come il Parlamento europeo quello di esercitare un controllo sull'esecutivo europeo;

25.   invita pertanto a concentrare il potere esecutivo nella Commissione attraverso la figura di un ministro delle Finanze dell'UE, attribuendo alla Commissione la capacità di formulare e attuare una politica economica comune dell'UE che combini strumenti macroeconomici, fiscali e monetari con il sostegno di una capacità di bilancio della zona euro; osserva che il ministro delle Finanze dovrebbe essere responsabile del funzionamento del MES e di altri strumenti comuni, inclusa la capacità di bilancio, nonché l'unico rappresentante esterno della zona euro nelle organizzazioni internazionali, soprattutto nel settore finanziario;

26.   ritiene necessario assegnare al ministro delle Finanze competenze adeguate per intervenire al fine di monitorare il codice di convergenza nonché il potere di utilizzare gli incentivi fiscali di cui sopra;

27.   reputa necessario, fatti salvi i compiti del Sistema europeo di banche centrali, consentire al meccanismo europeo di stabilità di fungere da primo prestatore di ultima istanza per gli istituti finanziari direttamente sotto il controllo o la vigilanza della Banca centrale europea; ritiene altresì necessario che la Banca centrale europea sia dotata di tutte le competenze di una banca di riserva federale, pur mantenendo la sua indipendenza;

28.   invita, infine, a completare l'unione bancaria e l'unione dei mercati dei capitali, gradualmente ma il prima possibile sulla base di un calendario accelerato;

29.   ritiene necessario eliminare il requisito dell'unanimità per talune pratiche fiscali al fine di consentire all'UE di salvaguardare l'equo e corretto funzionamento del mercato interno ed evitare politiche fiscali dannose da parte degli Stati membri; chiede che si faccia della lotta alla frode, all'elusione fiscale e ai paradisi fiscali un obiettivo fondamentale dell'Unione europea;

Nuove sfide

30.   riconosce l'esigenza geopolitica, economica e ambientale di creare una reale Unione europea dell'energia; sottolinea che i cambiamenti climatici sono una delle grandi sfide globali dell'Unione europea; sottolinea, oltre alla necessità di una completa ratifica e attuazione dell'accordo di Parigi e dell'adeguamento delle azioni e degli obiettivi climatici vincolanti dell'UE, che il vincolo in base al quale la politica dell'UE non deve incidere sul diritto di uno Stato di determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche, la scelta tra varie fonti energetiche e la struttura generale del suo approvvigionamento energetico (articolo 194, paragrafo 2, TFUE) deve essere modificato al fine di garantire il buon esito dell'attuazione delle politiche comuni in materia di energia pulita e rinnovabile;

31.   sottolinea che lo sviluppo di risorse energetiche nuove e rinnovabili dovrebbe essere inserito nei trattati come obiettivo primario sia per l'Unione che per gli Stati membri;

32.   osserva che i trattati offrono molteplici possibilità per istituire un sistema di gestione della migrazione e di asilo umano e ben funzionante, inclusa una guardia di frontiera e costiera europea, e plaude ai progressi realizzati in tal senso; ritiene, tuttavia, che i trattati, in particolare l'articolo 79, paragrafo 5, TFUE, siano troppo restrittivi per quanto concerne altri aspetti della migrazione, in particolare a proposito dell'istituzione di un vero sistema europeo per la migrazione legale; sottolinea che il futuro sistema dell'UE per la migrazione deve creare sinergie con gli aiuti esteri e con la sua politica estera, e unificare i criteri nazionali per la concessione dell'asilo e l'accesso al mercato del lavoro; insiste sulla necessità di un controllo democratico da parte del Parlamento sull'attuazione dei controlli alle frontiere, degli accordi con i paesi terzi, inclusa la cooperazione in materia di riammissione e di rimpatrio, e delle politiche in materia di asilo e migrazione, e sottolinea che la tutela della sicurezza nazionale non può essere usata come un pretesto per eludere l'azione europea;

33.   ritiene necessario, in considerazione dell'intensità della minaccia terroristica, potenziare le capacità dell'UE nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata internazionale; sottolinea che, oltre a rafforzare il coordinamento tra le autorità competenti e le agenzie negli Stati membri, è opportuno attribuire a Europol e a Eurojust reali competenze e capacità di indagine e di perseguimento dei reati, trasformandoli eventualmente in un vero e proprio ufficio europeo di indagine e di lotta al terrorismo, soggetto al dovuto controllo parlamentare;

34.   conclude che i diversi attacchi terroristici perpetrati sul territorio europeo hanno dimostrato che la sicurezza sarebbe meglio garantita se non fosse di competenza esclusiva degli Stati membri; propone pertanto di renderla una competenza concorrente al fine di agevolare la creazione di una capacità di indagine e di intelligence europea nel quadro di Europol, sotto il controllo del potere giudiziario; stabilisce che, nel frattempo, ai sensi dell'articolo 73 TFUE, nulla impedisce agli Stati membri di creare questo tipo di cooperazione tra i loro servizi;

Rafforzamento della nostra politica estera

35.   si rammarica, come affermato nella sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona, che l'UE non abbia fatto maggiori passi avanti nello sviluppo della sua capacità di concordare e attuare una politica estera e di sicurezza comune (PESC); osserva che i suoi sforzi per avviare una politica di sicurezza e di difesa comune non hanno registrato particolari progressi, segnatamente per quanto concerne la condivisione dei costi e delle responsabilità;

36.   osserva che soltanto potenziando la politica estera e di sicurezza comune l'UE può dare risposte credibili alle nuove minacce e sfide alla sicurezza, contrastando in tal modo il terrorismo e portando pace, stabilità e ordine nel suo vicinato;

37.   ribadisce che dovrebbero e potrebbero essere compiuti maggiori progressi nel quadro del trattato di Lisbona, compreso l'utilizzo delle disposizioni relative alle decisioni per maggioranza qualificata, ed è del parere che il vicepresidente/alto rappresentate dovrebbe essere denominato ministro degli Affari esteri dell'UE e dovrebbe essere sostenuto nei suoi sforzi di diventare il principale rappresentante esterno dell'Unione europea nei consessi internazionali, non da ultimo a livello delle Nazioni Unite; ritiene che il ministro degli Affari esteri dovrebbe poter nominare delegati politici; propone di rivedere la funzionalità dell'attuale Servizio europeo per l'azione esterna, compreso il bisogno di risorse di bilancio adeguate;

38.   sottolinea che è necessario istituire rapidamente un'Unione europea della difesa per rafforzare la difesa del territorio dell'UE che, in partenariato strategico con la NATO, consentirebbe all'Unione di agire autonomamente all'estero, in particolare al fine di stabilizzare il suo vicinato e migliorare in tal modo il ruolo dell'UE quale garante della propria difesa e della sicurezza, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; richiama l'attenzione sull'iniziativa franco-tedesca del mese di settembre 2016, come pure sull'iniziativa italiana dell'agosto 2016, che forniscono utili contributi a questa tematica; sottolinea la necessità che il Parlamento europeo sia pienamente coinvolto in tutte le fasi della creazione dell'Unione europea della difesa e abbia il diritto di approvazione in caso di operazioni all'estero; ritiene, in considerazione della sua rilevanza, che i trattati dovrebbero prevedere in modo specifico la possibilità di istituire un'Unione europea della difesa; è inoltre del parere che, in aggiunta al Servizio europeo per l'azione esterna, dovrebbe essere istituita una direzione generale della Difesa (DG Difesa) responsabile degli aspetti interni della politica di sicurezza e di difesa comune;

39.   sottolinea la necessità di aumentare le risorse destinate alla politica estera e di sicurezza comune al fine di garantire che i costi delle operazioni militari attuate nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune o dell'Unione europea della difesa siano condivisi in modo più equo;

40.   propone l'istituzione di un ufficio di intelligence europea al fine di sostenere la PESC;

Salvaguardia dei diritti fondamentali

41.   ribadisce che la Commissione è custode dei trattati e dei valori dell'Unione di cui all'articolo 2 TUE; conclude, alla luce delle varie possibili violazioni dei valori dell'Unione in alcuni Stati membri, che l'attuale procedura di cui all'articolo 7 TUE è carente e gravosa;

42.   sottolinea che il rispetto e la salvaguardia dei valori fondamentali dell'UE sono la pietra angolare dell'Unione europea quale comunità basata sui valori e che essi tengono uniti gli Stati membri;

43.   propone la modifica dell'articolo 258 TFUE al fine di consentire esplicitamente alla Commissione di adottare "procedimenti d'infrazione sistematici" nei confronti degli Stati membri che violano i valori fondamentali; considera "procedimenti d'infrazione sistematici" l'aggregazione di un gruppo di singoli procedimenti d'infrazione fra loro correlati che rivelano una violazione grave e persistente dell'articolo 2 TUE da parte di uno Stato membro;

44.   propone di estendere per tutte le persone fisiche e giuridiche che sono direttamente e individualmente interessate da un procedimento il diritto di adire la Corte di giustizia per presunte violazioni della Carta dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni dell'UE o di uno Stato membro, modificando gli articoli 258 e 259 TFUE;

45.   raccomanda di sopprimere l'articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali e di trasformare la carta in una Carta dei diritti dell'Unione;

46.   ritiene, inoltre, che i cittadini dovrebbero essere dotati di maggiori strumenti di democrazia partecipativa a livello dell'Unione; propone pertanto di valutare l'introduzione nei trattati della possibilità di indire un referendum a livello di UE sulle questioni inerenti alle azioni e politiche dell'Unione;

Più democrazia, trasparenza e responsabilità

47.   propone di trasformare la Commissione nella principale autorità esecutiva o governo dell'Unione al fine di rafforzare il "metodo dell'Unione", aumentare la trasparenza e migliorare l'efficienza e l'efficacia delle azioni intraprese a livello dell'Unione europea;

48.   rinnova il suo invito a ridurre considerevolmente la dimensione della nuova Commissione e a limitare il numero di vicepresidenti a due: il ministro delle Finanze e il ministro degli Esteri; suggerisce di applicare la stessa riduzione anche alla Corte dei conti;

49.   accoglie con favore il successo della nuova procedura tramite la quale i partiti politici europei promuovono i loro candidati principali per la posizione di presidente dell'esecutivo europeo, eletto dal Parlamento europeo su proposta del Consiglio europeo, ma ritiene che essi debbano potersi presentare come candidati ufficiali alle prossime elezioni in tutti gli Stati membri;

50.   sottolinea che il coinvolgimento dei cittadini nel processo politico del loro paese di residenza contribuisce a costruire la democrazia europea e chiede di estendere i diritti elettorali dei cittadini che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza, come stabilito all'articolo 22 TFUE, a tutte le restanti elezioni:

51.   è favorevole alla decisione del Consiglio europeo del 28 giugno 2013 di istituire un sistema che consenta al Parlamento europeo, prima di ogni elezione, di riallocare i seggi tra gli Stati membri in modo obiettivo, equo, sostenibile e trasparente, rispettando il principio di proporzionalità degressiva e tenendo in considerazione eventuali cambiamenti nel numero di Stati membri e nelle tendenze demografiche;

52.   ricorda i numerosi pronunciamenti in merito alla definizione di una sede unica per il Parlamento europeo, in ragione del valore simbolico e dell'oggettivo risparmio di risorse che tale scelta rappresenterebbe;

53.   ribadisce la sua richiesta di una sede unica per il Parlamento europeo e il proprio impegno ad avviare una procedura ordinaria di revisione del trattato a norma dell'articolo 48 TUE al fine di proporre le modifiche all'articolo 341 TFUE e al protocollo n. 6 necessarie per consentire al Parlamento di decidere l'ubicazione della propria sede e la propria organizzazione interna;

54.   propone che tutte le formazioni del Consiglio e il Consiglio europeo siano trasformati in un Consiglio di Stati nell'ambito del quale al Consiglio europeo spetti il compito principale di fornire un orientamento e conferire coerenza alle altre formazioni;

55.   ritiene che il Consiglio e le sue formazioni specializzate, come la seconda camera della legislatura dell'UE, dovrebbero, nell'interesse della specializzazione, della professionalità e della continuità, sostituire la pratica della presidenza semestrale rotante con un sistema di presidenze permanenti scelte al suo interno; suggerisce che le decisioni del Consiglio dovrebbero essere adottate da un unico Consiglio legislativo, mentre le attuali configurazioni legislative specializzate del Consiglio dovrebbero essere trasformate in organismi preparatori simili alle commissioni del Parlamento;

56.   sostiene che gli Stati membri dovrebbero poter determinare la composizione della loro rappresentanza nazionale in seno alle formazioni specializzate del Consiglio, che può essere composta da rappresentanti dei rispettivi parlamenti o governi nazionali o da una combinazione di entrambi;

57.   sottolinea che, in seguito alla creazione del ruolo del ministro delle Finanze dell'UE, l'Eurogruppo dovrebbe essere considerato come una formazione formale specializzata del Consiglio con funzioni legislative e di controllo;

58.   chiede che le procedure di voto all'unanimità in seno al Consiglio, laddove siano ancora applicate, ad esempio nelle questioni di politica estera e di difesa, negli affari fiscali e nella politica sociale, siano ulteriormente ridotte applicando procedure a maggioranza qualificata, che le procedure legislative speciali esistenti siano convertite in procedure legislative ordinarie e che la procedura di consultazione sia completamente sostituita dalla codecisione tra Parlamento e Consiglio;

59.   ritiene che, nel quadro del consolidamento della governance della zona euro, sia opportuno rispettare debitamente gli interessi degli Stati membri che non sono ancora parte dell'euro (i paesi "pre-in");

60.   riconosce il ruolo significativo svolto dai parlamenti nazionali nell'attuale ordine istituzionale dell'Unione europea e in particolare il loro ruolo nel recepimento della legislazione dell'UE nel diritto nazionale e il ruolo che svolgerebbero nel controllo ex-ante ed ex-post delle decisioni legislative e delle scelte politiche compiute dai membri del Consiglio, anche nelle sue formazioni specializzate; suggerisce, pertanto, di completare e potenziare le competenze dei parlamenti nazionali tramite l'introduzione di una procedura di "cartellino verde" che consenta ai parlamenti nazionali di sottoporre le loro proposte legislative all'esame del Consiglio;

61.   riconosce, pur rispettando il ruolo dei parlamenti nazionali e il principio di sussidiarietà, le competenze esclusive dell'UE in materia di politica commerciale comune; chiede, al riguardo, una chiara delimitazione delle competenze tra l'Unione e gli Stati membri; osserva che questa delimitazione avrebbe effetti positivi sulla crescita e sull'occupazione, sia nell'UE che presso i suoi partner commerciali;

62.   propone altresì, in linea con la prassi comune in diversi Stati membri, di assegnare alle due camere legislative dell'UE, il Consiglio e in particolare il Parlamento, in quanto unica istituzione direttamente eletta dai cittadini, il diritto di iniziativa legislativa, senza compromettere la prerogativa legislativa di base della Commissione;

63.   è del parere che, ai sensi degli articoli 245 e 247 TFUE, non solo il Consiglio e la Commissione ma anche il Parlamento europeo dovrebbe avere il diritto di adire la Corte di giustizia europea nel caso in cui un membro o un ex membro della Commissione europea violi i propri obblighi derivanti dai trattati, abbia commesso una colpa grave o non risponda più ai requisiti necessari all'esercizio delle sue funzioni;

64.   ribadisce che il diritto di indagine del Parlamento dovrebbe essere rafforzato e che al Parlamento dovrebbero essere attribuite competenze effettive, specifiche e chiaramente delimitate, che siano maggiormente in linea con la sua statura politica e le sue competenze, compreso il diritto di convocare testimoni, di avere pieno accesso ai documenti, di condurre indagini in loco e di imporre sanzioni in caso di mancata conformità;

65.   è convinto che il bilancio dell'UE deve essere dotato di un sistema di effettive risorse proprie ed essere imperniato su principi guida quali semplicità, equità e trasparenza; sostiene le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie per quanto riguarda la diversificazione delle entrate del bilancio dell'UE, comprese nuove risorse proprie, così da ridurre la quota dei contributi al bilancio dell'UE basati sull'RNL, al fine di abbandonare l'approccio del "juste retour" degli Stati membri; insiste, a questo proposito, sull'eliminazione graduale di tutte le forme di rimborsi;

66.   propone, a tal riguardo, che le procedure decisionali relative sia alle risorse proprie che al QFP prevedano la votazione non più all'unanimità bensì a maggioranza qualificata, producendo in tal modo un reale sistema di codecisione tra il Consiglio e il Parlamento su tutte le questioni di bilancio; rinnova il suo invito, inoltre, a fare in modo che il QFP coincida con i mandati del Parlamento e dell'esecutivo europeo e insiste affinché le finanze di tutte le agenzie dell'Unione diventino una parte integrante del bilancio dell'UE;

67.   sottolinea la necessità di sottoporre l'approvazione del regolamento sul QFP alla procedura legislativa ordinaria onde assicurare l'allineamento con la procedura decisionale di quasi tutti i programmi pluriennali dell'UE, comprese le relative dotazioni finanziarie, nonché del bilancio dell'UE; ritiene che la procedura di approvazione privi il Parlamento del potere decisionale che esso esercita sull'adozione dei bilanci annuali, mentre la regola dell'unanimità in sede di Consiglio implica che l'accordo rappresenta il minimo comune denominatore, stante la necessità di evitare il veto di un unico Stato membro.

68.   rileva che l'elenco delle istituzioni di cui all'articolo 13 TUE diverge da quanto indicato all'articolo 2 del regolamento finanziario; ritiene che il regolamento finanziario rispecchi già la pratica corrente;

69.   ritiene che vi siano alcuni casi in cui la lettera del TFUE differisce dalla pratica e dallo spirito del trattato; è del parere che tali incongruenze debbano essere rettificate, in linea con i principi di democrazia e trasparenza;

70.   ricorda che ciascuna delle istituzioni, quali definite all'articolo 2, lettera b), del regolamento finanziario, ha autonomia nell'esecuzione della rispettiva sezione del bilancio a norma dell'articolo 55 del regolamento finanziario; ritiene opportuno sottolineare che l'autonomia comporta anche una seria responsabilità per quanto riguarda l'utilizzo delle finanze attribuite;

71.   sottolinea che un controllo efficace di come le istituzioni e gli organismi danno esecuzione al bilancio dell'UE richiede una cooperazione leale e più efficace con il Parlamento, piena trasparenza riguardo l'utilizzo dei fondi, nonché un documento di verifica annuale da parte di tutte le istituzioni sulle raccomandazioni di discarico formulate dal Parlamento; deplora che il Consiglio non si stia conformando a tale procedura e considera il protrarsi di questa situazione ingiustificabile e lesivo della reputazione dell'Unione nel suo insieme;

72.   rileva che la procedura che consiste nel concedere il discarico separatamente alle singole istituzioni e ai singoli organismi dell'UE rappresenta una prassi consolidata, sviluppata per garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei contribuenti dell'UE ed è un modo per verificare la rilevanza e la trasparenza dell'utilizzo dei fondi UE; sottolinea che tale pratica garantisce effettivamente il diritto e dovere del Parlamento di controllare l'intero bilancio dell'UE; rimanda al punto di vista della Commissione, espresso nel gennaio 2014, secondo cui tutte le istituzioni, senza eccezioni, partecipano pienamente al processo che dà seguito alle osservazioni formulate dal Parlamento nell'esercizio di discarico e dovrebbero sistematicamente cooperare per garantire il buon funzionamento della procedura di discarico;

73.   chiede che le istituzioni forniscano direttamente al Parlamento, affinché quest'ultimo possa prendere una decisione con cognizione di causa sulla concessione del discarico, le loro relazioni annuali di attività nonché informazioni esaurienti in risposta alle domande da esso formulate nel corso della procedura di discarico;

74.   è del parere che il TFUE debba garantire il diritto di controllo del Parlamento sull'intero bilancio dell'UE e non solo sulla parte gestita dalla Commissione; chiede pertanto con urgenza che il capo 4 del titolo II del TFUE – Disposizioni finanziarie – venga aggiornato di conseguenza affinché i diritti e gli obblighi ivi previsti riguardino l'insieme delle istituzioni e degli organismi, in coerenza con il regolamento finanziario;

75.   sottolinea che a tutti gli Stati membri dovrebbe incombere l'obbligo di presentare una dichiarazione annuale sul loro utilizzo dei fondi UE;

76.   riconosce il ruolo fondamentale della Corte dei conti nell'assicurare una spesa più efficace e intelligente del bilancio dell'UE, nell'individuare i casi di frode, corruzione e utilizzo illegale dei fondi dell'UE e nell'esprimere un giudizio professionale sul modo di gestire meglio i finanziamenti dell'Unione; ricorda l'importanza del ruolo della Corte dei conti come un'autorità pubblica europea di audit;

77.   ritiene che, in considerazione dell'importante ruolo svolto dalla Corte dei conti europea nel controllo della raccolta e dell'utilizzo dei fondi UE, sia assolutamente indispensabile che le istituzioni tengano pienamente conto delle sue raccomandazioni;

78.   rileva che la composizione della Corte e la procedura di nomina dei suoi membri sono stabilite agli articoli 285 e 286 TFUE; ritiene che il Parlamento e il Consiglio dovrebbero essere posti su un livello di parità in sede di nomina dei membri della Corte dei conti, onde garantire la legittimità democratica, la trasparenza e la completa indipendenza di tali membri; invita il Consiglio ad accettare pienamente le decisioni adottate dal Parlamento in seguito alle audizioni dei candidati designati come membri della Corte dei conti;

79.   deplora che alcune procedure di nomina abbiano provocato conflitti tra il Parlamento e il Consiglio in merito ai candidati; sottolinea che, come sancito dal trattato, il Parlamento ha il dovere di verificare le candidature; mette in rilievo che tali conflitti potrebbero danneggiare i buoni rapporti di lavoro della Corte dei conti con le suddette istituzioni ed eventualmente avere gravi conseguenze negative per la credibilità e quindi l'efficacia della Corte stessa; ritiene opportuno che il Consiglio, nello spirito di una leale cooperazione tra le istituzioni dell'UE, accetti le decisioni adottate dal Parlamento in seguito alle audizioni;

80.   chiede l'introduzione di una base giuridica al fine di istituire agenzie dell'Unione che possano svolgere specifiche funzioni esecutive e di attuazione conferite loro dal Parlamento europeo e dal Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria;

81.   sottolinea che, in conformità ai trattati, il Parlamento concede alla Commissione il discarico per l'esecuzione del bilancio; è del parere che, giacché tutte le istituzioni e gli organismi dell'UE gestiscono i loro bilanci in modo indipendente, al Parlamento dovrebbe essere attribuita la competenza esplicita di concedere il discarico a tutte le istituzioni e gli organismi dell'UE e questi ultimi dovrebbero essere obbligati a cooperare pienamente con il Parlamento;

82.   ritiene, infine, che l'attuale procedura di ratifica del trattato sia troppo rigida per essere adatta a un'entità sovranazionale quale l'Unione europea; propone di consentire l'entrata in vigore delle modifiche ai trattati, se non tramite un referendum in tutta l'UE, tramite la ratifica di una maggioranza qualificata composta da quattro quinti degli Stati membri, dopo aver ottenuto l'approvazione del Parlamento;

83.   chiede che la Corte di giustizia dell'Unione europea ottenga la piena giurisdizione su tutte le politiche dell'UE relative a questioni di natura giuridica, come è opportuno in un sistema democratico basato sullo Stato di diritto e sulla separazione dei poteri;

Processo costituente

84.   si impegna a svolgere un ruolo di primo piano in questi importanti sviluppi costituzionali ed è determinato a presentare le sue proposte per la modifica dei trattati in tempo utile;

85.   ritiene che il 60° anniversario del trattato di Roma rappresenterebbe l'occasione appropriata per avviare una riflessione sul futuro dell'Unione europea e concordare una visione per le attuali e future generazioni di cittadini europei che porti a una convenzione finalizzata a preparare l'UE per i prossimi decenni;

o
o   o

86.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Banca centrale europea, alla Corte dei conti, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/5-presidents-report_it.pdf
(2) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 49.
(3) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 47.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(5) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(6) http://ec.europa.eu/budget/mff/hlgor/library/reports-communication/hlgor-report_20170104.pdf
(7) Parere 2/13 della Corte di giustizia dell'Unione europea del 18 dicembre 2014.
(8) GU L 181 del 29.6.2013, pag. 57.
(9) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 176.
(10) Testi approvati, P7_TA(2014)0378 .
(11) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 185.
(12) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 109.
(13) GU C 436 del 24.11.2016, pag. 2.
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0382 .
(15) Testi approvati, P8_TA(2015)0395 .
(16) Testi approvati, P8_TA(2016)0294 .
(17) Testi approvati, P8_TA(2017)0049 .
(18) Testi approvati, P8_TA(2017)0050 .
(19) Testi approvati, P8_TA(2016)0409 .
(20) GU L 251 del 16.9.2016, pag. 1.
(21) GU C 13 del 15.1.2016, pag. 183.
(22) GU C 313 del 22.9.2015, pag. 9.
(23) GU C 62 del 2.3.2013, pag. 26.
(24) Eurobarometro standard n. 84 – autunno 2015 ed Eurobarometro speciale del Parlamento europeo – giugno 2016.


Miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona (2014/2249(INI) )
P8_TA(2017)0049 A8-0386/2016

Il Parlamento europeo,

–   visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato il 13 dicembre 2007,

–   vista la dichiarazione del 9 maggio 1950, che affermava che la costituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio rappresentava "la prima tappa della Federazione europea",

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sul trattato di Lisbona(1) ,

–   vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'impatto del trattato di Lisbona sullo sviluppo dell'equilibrio istituzionale dell'Unione europea(2) ,

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 sull'applicazione del trattato di Lisbona per quanto riguarda il Parlamento europeo(3) ,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 settembre 2015(4) ,

–   vista la risoluzione del Comitato delle regioni dell'8 luglio 2015(5) ,

–   vista la relazione al Consiglio europeo del gruppo di riflessione sul futuro dell'UE 2030,

–   vista la relazione dei cinque presidenti (Commissione, Consiglio, Eurogruppo, Parlamento e Banca centrale europea (BCE)) sul completamento dell'Unione economica e monetaria,

–   visti la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sulle relazioni annuali 2012-2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità(6) e il relativo parere della commissione per gli affari costituzionali,

–   vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(7) ,

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0386/2016 ),

A.   considerando che l'Unione europea e i suoi Stati membri devono far fronte a sfide importanti, che nessuno Stato membro può affrontare da solo;

B.   considerando che per motivi quali, fra gli altri, la crisi economica, finanziaria e sociale, l'UE deve anche affrontare la delusione dei suoi cittadini rispetto al progetto europeo, come dimostrato anche dall'affluenza persistentemente bassa alle elezioni europee e dall'ascesa di forze politiche euroscettiche o apertamente antieuropee;

C.   considerando che sarà possibile attuare pienamente alcune proposte destinate a rispondere a queste sfide e a rafforzare l'integrazione dell'Unione per migliorarne il funzionamento a vantaggio dei suoi cittadini solamente tramite una modifica del trattato; che occorre prevedere un duplice approccio alla riforma dell'UE (nel quadro dei trattati e oltre i trattati); che non è stato ancora sfruttato appieno il potenziale insito nelle disposizioni del trattato di Lisbona e nei relativi protocolli e che la presente risoluzione intende solo fornire una valutazione delle possibilità giuridiche previste dai trattati per il miglioramento del funzionamento dell'UE;

D.   considerando che il ruolo preponderante del Consiglio europeo equivale a un continuo rifiuto del metodo comunitario e della relativa nozione di duplice legittimità;

E.   considerando che il metodo comunitario deve essere preservato e non indebolito dal ricorso a decisioni intergovernative, anche negli ambiti in cui non tutti gli Stati membri soddisfano le condizioni di partecipazione; che il ruolo della Commissione deve essere rafforzato per consentire l'adempimento pieno ed efficace al suo ruolo di motore del metodo comunitario;

F.   considerando che il mercato interno, facilitando la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, è uno dei fondamenti dell'UE;

G.   considerando che il Parlamento europeo, democraticamente eletto a suffragio universale diretto, e pertanto situato al centro della democrazia a livello dell'Unione, è il parlamento dell'intera Unione e svolge un ruolo fondamentale nel garantire la legittimità e la rendicontabilità delle decisioni dell'UE, anche per quanto riguarda la responsabilità democratica delle azioni e delle decisioni specificamente inerenti alla zona euro;

H.   considerando che, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea (TUE), il Parlamento europeo rappresenta i cittadini dell'Unione, indipendentemente dalla loro nazionalità, e il Consiglio rappresenta i cittadini degli Stati membri tramite i governi nazionali;

I.   considerando che occorre potenziare il dialogo politico tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo, come pure migliorare le possibilità di utilizzo del "cartellino giallo" e del "cartellino arancione";

J.   considerando che i metodi di lavoro del Consiglio europeo dovrebbero essere resi più trasparenti nei confronti del Parlamento e che i suoi compiti dovrebbero essere svolti entro i limiti previsti dalle disposizioni del trattato;

K.   considerando che, al fine di creare un sistema legislativo realmente bicamerale, che si avvalga di un processo decisionale democratico e trasparente, le decisioni del Consiglio dovrebbero essere adottate da un unico Consiglio legislativo, mentre le attuali configurazioni specializzate del Consiglio dovrebbero essere trasformate in organismi preparatori simili alle commissioni del Parlamento;

L.   considerando che l'insieme di responsabilità e controllo costituisce una condizione indispensabile per la stabilità dell'assetto istituzionale, in particolare in ambito economico, monetario e di bilancio; che la politica economica dell'UE è imperniata su una forte titolarità nazionale degli Stati membri, incluso il principio di non salvataggio finanziario di cui all'articolo 125 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE); che i maggiori poteri conferiti a livello europeo implicano un accordo sulla diminuzione della sovranità nazionale degli Stati membri;

M.   considerando che l'UE deve promuovere il massimo livello di protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e che occorre garantire che l'UE, le sue istituzioni e gli Stati membri li rispettino e li promuovano;

N.   considerando che il ruolo della Commissione come organo esecutivo dovrebbe essere rafforzato nell'ambito della politica economica e di bilancio;

O.   considerando che l'articolo 2 del protocollo n. 14 sull'Eurogruppo non specifica che il Presidente dell'Eurogruppo debba essere eletto tra i suoi membri;

P.   considerando che, per incrementare la legittimità politica della Commissione per quanto riguarda l'attuazione della governance economica e delle norme di bilancio, è essenziale che il Presidente della Commissione sia scelto attraverso una procedura chiara e correttamente compresa durante le elezioni europee;

Q.   considerando che il trattato di Lisbona ha ribadito il quadro giuridico per la Corte dei conti nella promozione della responsabilità pubblica e nella fornitura di assistenza al Parlamento e al Consiglio in sede di supervisione dell'esecuzione del bilancio dell'Unione, contribuendo in tal modo alla protezione degli interessi finanziari dei cittadini; che il suo articolo 318 TFUE prevede una forma di dialogo supplementare tra il Parlamento e la Commissione e dovrebbe promuovere una cultura del rendimento nell'esecuzione del bilancio dell'Unione;

R.   considerando che le istituzioni e gli organi europei, segnatamente il Comitato delle regioni (CdR), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e soprattutto il Parlamento europeo, dovrebbero, nel loro lavoro quotidiano, monitorare il rispetto del principio della sussidiarietà orizzontale e verticale nell'Unione europea; che le istituzioni europee dovrebbero tenere in considerazione il ruolo che il CdR e il CESE svolgono nel quadro legislativo e l'importanza di tenere conto dei relativi pareri;

S.   considerando che l'articolo 137 TFUE e il protocollo n. 14 istituiscono l'Eurogruppo quale organo informale;

T.   considerando che le nuove funzioni conferite all'Eurogruppo dai regolamenti "six pack" e "two pack", unitamente all'identità degli individui che compongono l'Eurogruppo e di coloro che compongono il consiglio dei governatori del Meccanismo europeo di stabilità (MES), nonché all'identità del Presidente dell'Eurogruppo e del Presidente del consiglio dei governatori del MES, conferiscono di fatto all'Eurogruppo un ruolo essenziale nella governance economica della zona euro;

U.   considerando che la procedura per gli squilibri macroeconomici non è attualmente sfruttata a sufficienza; che, se sfruttata pienamente, potrebbe contribuire a correggere gli squilibri economici in fase precoce, fornire un'accurata visione d'insieme della situazione in ogni Stato membro e nell'insieme dell'Unione, prevenire le crisi e contribuire a migliorare la competitività; che occorre una maggiore convergenza strutturale fra i suoi membri, in quanto potrebbe contribuire a generare crescita sostenibile e coesione sociale; che, pertanto, è necessario procedere con urgenza al completamento dell'Unione economica e monetaria (UEM), di pari passo con gli sforzi per rendere la sua struttura istituzionale più legittima e più responsabile sotto il profilo democratico;

V.   considerando che la struttura istituzionale dell'UEM dovrebbe essere resa più democratica ed efficace, con il Parlamento e il Consiglio che agiscono da colegislatori su un piano di parità, la Commissione che ricopre il ruolo di organo esecutivo, i parlamenti nazionali che controllano più attentamente le azioni dei governi nazionali a livello europeo, il Parlamento europeo che controlla il processo decisionale a livello dell'UE e con un ruolo rafforzato della Corte di giustizia;

W.   considerando che l'Unione necessita dell'applicazione e del rispetto dell'attuale quadro di politica economica esistente, come pure di nuove disposizioni giuridiche in materia di politica economica nonché di riforme strutturali fondamentali nei settori della competitività, della crescita e della coesione sociale;

X.   considerando che il processo del semestre europeo dovrebbe essere semplificato e reso più mirato e democratico, migliorando il ruolo di controllo del Parlamento in tale ambito e conferendo a quest'ultimo un ruolo più significativo nei vari cicli di negoziati;

Y.   considerando che il TFUE ha posto il Parlamento su un piano di parità con il Consiglio per quanto riguarda la procedura annuale di bilancio; che il trattato di Lisbona è attuato solo parzialmente in materia di bilancio, soprattutto a causa della mancanza di vere risorse proprie;

Z.   considerando che l'utilizzo del bilancio dell'Unione dovrebbe essere ottimizzato, che le sue entrate dovrebbero provenire da risorse proprie effettive e non prevalentemente da contributi legati al reddito nazionale lordo (RNL) e che l'adozione del quadro finanziario pluriennale (QFP) potrebbe, a norma dei trattati, passare dal voto all'unanimità al voto a maggioranza qualificata;

AA.   considerando che, conformemente all'articolo 21 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 ("regolamento finanziario"), il principio dell'universalità del bilancio non impedisce a un gruppo di Stati membri di destinare un contributo finanziario al bilancio dell'UE o un'entrata specifica a una spesa determinata, come già avviene, ad esempio, per il reattore ad alto flusso a norma della decisione 2012/709/Euratom;

AB.   considerando che le entrate con destinazione specifica di cui all'articolo 21 del regolamento finanziario, conformemente al considerando 8 del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale, non fanno parte del QFP e quindi non sono coperte dai massimali del QFP;

AC.   considerando che il sistema delle risorse proprie non vieta il finanziamento delle risorse proprie solo da parte di un numero ridotto di Stati membri;

AD.   considerando che occorrerebbe dotare l'Unione di una maggiore capacità di investimento garantendo un utilizzo ottimale dei Fondi strutturali esistenti e ricorrendo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, nonché aumentando le capacità della Banca europea per gli investimenti (BEI), del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS);

AE.   considerando che la creazione di una capacità di bilancio nella zona euro, come pure la definizione dei suoi contorni, le fonti di finanziamento, le modalità di intervento e le condizioni di integrazione nel bilancio dell'Unione sono oggetto di esame;

AF.   considerando che il potenziale di crescita del mercato interno dovrebbe essere sfruttato maggiormente nel settore dei servizi, del mercato unico digitale, dell'Unione dell'energia, dell'Unione bancaria e dell'Unione dei mercati dei capitali;

AG.   considerando che, conformemente ai trattati, l'Unione combatte l'esclusione sociale e la discriminazione e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini e la solidarietà tra le generazioni;

AH.   considerando che il rafforzamento del mercato unico deve essere accompagnato da un maggior coordinamento fiscale;

AI.   considerando che il diritto alla libera circolazione e i diritti dei lavoratori devono essere garantiti e rafforzati attraverso il pieno sfruttamento del potenziale del trattato di Lisbona;

AJ.   considerando che il legislatore dell'Unione può adottare misure in materia di previdenza sociale necessarie per i lavoratori che esercitano il loro diritto alla libera circolazione, a norma dell'articolo 48 TFUE; che può adottare misure per la protezione dei diritti sociali dei lavoratori, indipendentemente dall'esercizio dei diritti di libera circolazione, a norma dell'articolo 153 TFUE;

AK.   considerando che, a norma dell'articolo 153, paragrafo 1, lettere da a) a i), TFUE, il legislatore dell'Unione può adottare misure minime di armonizzazione in materia di politica sociale; che tale legislazione non pregiudica il diritto degli Stati membri di determinare i principi fondamentali del loro sistema di previdenza sociale; che tale legislazione può non incidere in maniera significativa sull'equilibrio finanziario dei sistemi nazionali di sicurezza sociale; che siffatti limiti all'armonizzazione della politica sociale lasciano comunque un margine di manovra inutilizzato al legislatore dell'Unione per l'adozione di misure in materia di politica sociale;

AL.   considerando che il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore, di cui all'articolo 157 TFUE, non è ancora stato realizzato;

AM.   considerando che lo strumento dell'iniziativa dei cittadini europei presenta problemi di funzionamento e applicazione che rendono necessario un miglioramento affinché possa funzionare in modo efficace ed essere un vero strumento di democrazia partecipativa e di cittadinanza attiva;

AN.   considerando che la libera circolazione delle persone, in particolare quella dei lavoratori, è un diritto sancito dai trattati (articolo 45 TFUE) e costituisce una forza trainante fondamentale per il completamento del mercato unico;

AO.   considerando che l'Unione deve aumentare l'efficacia, la coerenza e la rendicontabilità della politica estera e di sicurezza comune (PESC), il che può essere realizzato ricorrendo alle esistenti disposizioni del trattato per passare dal voto all'unanimità al voto a maggioranza qualificata (VMQ) per un numero sempre maggiore di settori della politica estera, nonché attuando le disposizioni in materia di flessibilità e cooperazione rafforzata, ove necessario;

AP.   considerando che le sfide recenti in materia di sicurezza, alcune delle quali si profilano nelle immediate vicinanze delle frontiere dell'Unione, hanno evidenziato la necessità di avanzare progressivamente verso la definizione di una politica di difesa comune e, in ultima analisi, di una difesa comune; che il trattato contiene già disposizioni chiare in merito alle modalità secondo cui ciò potrebbe avvenire, segnatamente agli articoli 41, 42, 44 e 46 TUE;

AQ.   considerando che è necessario garantire la rappresentanza esterna nell'interesse dell'Unione, per quanto riguarda le competenze esclusive dell'Unione e quelle condivise già esercitate dall'Unione; che, nelle aree in cui l'Unione non ha ancora fatto uso delle competenze condivise, gli Stati membri sono tenuti a cooperare lealmente con l'Unione e ad astenersi dal prendere misure che potrebbero ledere l'interesse dell'Unione;

AR.   considerando che è necessaria una posizione coordinata e strutturata dell'Unione e degli Stati membri in seno alle organizzazioni e ai consessi internazionali per incrementare l'influenza dell'Unione e degli Stati membri in tali sedi;

AS.   considerando che la sottoscrizione di obblighi internazionali da parte dell'Unione o degli Stati membri non può sminuire il ruolo dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo riducendoli a semplici organi di ratifica;

AT.   considerando che la crisi dei rifugiati ha messo in evidenza la necessità di istituire una politica europea comune in materia di asilo e immigrazione che preveda, fra l'altro, un'equa distribuzione dei richiedenti asilo in tutta l'UE;

AU.   considerando che la discriminazione in tutte le sue forme fondate sul sesso, la razza, il colore della pelle, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali (politiche o di altra natura), l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età, l'identità di genere o l'orientamento sessuale costituisce tuttora un problema in tutti gli Stati membri;

AV.   considerando che le recenti crisi hanno dimostrato che il ravvicinamento delle norme giuridiche non basta a garantire il funzionamento del mercato interno o dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, a causa delle differenze nell'attuazione delle norme armonizzate;

AW.   considerando che il legislatore dell'Unione non può conferire poteri discrezionali alle agenzie dell'Unione che implichino scelte politiche;

AX.   considerando che il legislatore dell'Unione deve garantire un controllo politico sufficiente sulle decisioni e le attività delle agenzie dell'Unione;

AY.   considerando che il mancato rispetto da parte degli Stati membri degli accordi adottati dai vertici europei e dal Consiglio europeo deteriora gravemente la credibilità delle istituzioni europee e che, di conseguenza, la loro applicazione deve essere assicurata con maggiore efficacia;

1.   constata che l'Unione europea e i suoi Stati membri stanno affrontando sfide senza precedenti, quali la crisi dei rifugiati, le sfide di politica estera nell'immediato vicinato e la lotta al terrorismo, come pure la globalizzazione, il cambiamento climatico, gli sviluppi demografici, la disoccupazione, le cause e le conseguenze della crisi finanziaria e del debito, la mancanza di competitività e le conseguenze sul piano sociale in vari Stati membri, nonché la necessità di rafforzare il mercato interno dell'UE, e che tutte queste sfide devono essere affrontate in maniera più adeguata;

2.   sottolinea che tali sfide non possono essere adeguatamente affrontate singolarmente dagli Stati membri, ma richiedono una risposta collettiva da parte dell'Unione, basata sul rispetto del principio della governance multilivello;

3.   ricorda che il mercato interno, facilitando la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, è uno dei fondamenti dell'UE; ricorda altresì che le eccezioni al mercato interno creano distorsioni della concorrenza all'interno dell'Unione e distruggono la parità di condizioni;

4.   sottolinea che l'Unione deve riconquistare la fiducia dei suoi cittadini, rafforzando la trasparenza dei suoi processi decisionali e la responsabilità delle sue istituzioni, delle sue agenzie e dei suoi organismi informali (come l'Eurogruppo), potenziando la cooperazione fra le istituzioni e migliorando la sua capacità di agire;

5.   osserva che non è stato sfruttato appieno il potenziale insito in alcune delle disposizioni del trattato di Lisbona, sebbene esse contengano alcuni strumenti necessari che avrebbero potuto essere applicati per prevenire alcune delle crisi che l'Unione sta affrontando o che potrebbero essere utilizzati per rispondere alle sfide attuali senza dover avviare una revisione del trattato nel breve periodo;

6.   sottolinea che il metodo comunitario è quello più adeguato al funzionamento dell'Unione e presenta una serie di vantaggi rispetto al metodo intergovernativo, poiché è l'unico che consente una maggiore trasparenza ed efficienza, il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio e la parità di diritti di colegislazione per il Parlamento europeo e il Consiglio, impedendo nel contempo la frammentazione delle responsabilità istituzionali e lo sviluppo di istituzioni concorrenti;

7.   ritiene che le soluzioni intergovernative debbano rappresentare solo uno strumento di extrema ratio vincolato a condizioni rigorose, in particolare il rispetto del diritto dell'Unione, l'obiettivo di rafforzare l'integrazione europea e l'apertura per l'accesso degli Stati membri non partecipanti, ed è del parere che dovrebbero essere sostituite quanto prima da procedure unionali, anche negli ambiti in cui non tutti gli Stati membri soddisfano le condizioni di partecipazione, in modo tale che l'Unione possa svolgere i propri compiti all'interno di un unico quadro istituzionale; si oppone, in tale contesto, alla creazione di nuove istituzioni all'esterno del quadro unionale e continua ad adoperarsi per l'integrazione del meccanismo europeo di stabilità (MES) nella legislazione dell'Unione, a condizione che vi sia un'adeguata assunzione di responsabilità democratica, come pure per l'integrazione delle disposizioni pertinenti del patto di bilancio (Fiscal Compact), così come previsto dallo stesso trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria, sulla base di una valutazione globale dell'esperienza acquisita nell'ambito della sua attuazione; insiste sulla necessità di non tenere separato il processo decisionale effettivo dagli obblighi di bilancio;

8.   sottolinea che il Parlamento europeo, eletto direttamente, svolge un ruolo essenziale nell'assicurare la legittimità dell'Unione e rende conto ai suoi cittadini del suo sistema decisionale tramite l'esercizio di un adeguato controllo parlamentare sull'esecutivo a livello dell'Unione, nonché tramite la procedura di codecisione in ambito legislativo, il cui campo di applicazione deve essere esteso;

9.   ricorda che il Parlamento europeo è il parlamento di tutta l'Unione e reputa necessario garantire un'adeguata responsabilità democratica anche negli ambiti in cui non tutti gli Stati membri partecipano, comprese le azioni e le decisioni specificamente inerenti alla zona euro;

10.   ritiene che il dialogo politico tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo debba essere intensificato e reso più significativo e sostanziale, senza superare i limiti delle rispettive competenze costituzionali; osserva, in tale contesto, che i parlamenti nazionali si trovano nella posizione migliore per definire e controllare a livello nazionale l'operato dei rispettivi governi in materia di affari europei, mentre il Parlamento europeo dovrebbe garantire la legittimità e la responsabilità democratiche dell'esecutivo europeo;

11.   osserva che è vitale rafforzare la trasparenza e l'apertura istituzionale dell'UE nonché il modo in cui è comunicata l'assunzione di decisioni politiche da parte dell'UE; chiede che siano intensificati gli sforzi volti alla revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, e della direttiva 93/109/CE, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini;

12.   ricorda che è possibile rafforzare il diritto di inchiesta del Parlamento e l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) tramite il diritto derivato dell'Unione e rinnova l'invito alla Commissione a proporre una revisione del regolamento sull'ICE;

13.   reputa necessario che la Commissione riformi l'ICE in quanto efficace strumento di impegno democratico, tenendo in considerazione la sua risoluzione del 28 ottobre 2015(8) , e invita, tra l'altro, la Commissione a sensibilizzare l'opinione pubblica e ad attribuire all'ICE un alto profilo, a rendere di più facile utilizzo il suo programma per la raccolta online delle firme, rendendolo accessibile alle persone con disabilità, a fornire orientamenti legali e pratici adeguati ed esaustivi, a valutare la possibilità di creare un apposito ufficio ICE presso la sua rappresentanza in ogni Stato membro, a spiegare nel dettaglio i motivi alla base del rifiuto di un ICE e a esaminare modalità per trasmettere le proposte contenute nelle iniziative, che possono non rientrare nelle competenze della Commissione, ad autorità più competenti;

14.   ritiene che il servizio volontario europeo sia un elemento integrante della costituzione della cittadinanza europea, e di conseguenza raccomanda alla Commissione di studiare un modo per facilitarvi la partecipazione dei giovani;

Assetto istituzionale, democrazia e responsabilità

I parlamenti

15.   ribadisce che i poteri legislativi e i diritti di controllo del Parlamento europeo devono essere garantiti, consolidati e rafforzati, anche mediante accordi interistituzionali e il ricorso alla base giuridica corrispondente da parte della Commissione;

16.   ritiene necessario che il Parlamento europeo riformi i suoi metodi di lavoro onde far fronte alle sfide future, rafforzando l'esercizio delle sue funzioni di controllo politico nei confronti della Commissione, anche in relazione all'attuazione e all'applicazione dell'acquis negli Stati membri, limitando gli accordi in prima lettura a casi eccezionali di urgenza e ai casi in cui sia stata adottata una decisione ponderata ed esplicita, e, in tali casi, migliorando la trasparenza della procedura che sfocia nell'adozione dei suddetti accordi; ricorda altresì, in tale contesto, le proposte avanzate dal Parlamento europeo per armonizzare ulteriormente la propria procedura elettorale, contenute nella sua risoluzione dell'11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale dell'Unione europea(9) ;

17.   esprime l'intenzione di fare un maggior uso delle relazioni d'iniziativa legislativa di cui all'articolo 225 TFUE;

18.   ritiene che il Parlamento debba istituire un registro del protocollo presso la sua sede centrale e in tutte le rappresentanze negli Stati membri, affinché i cittadini possano consegnarvi documenti di persona, con certificazione del contenuto;

19.   ritiene che debba essere istituita una Gazzetta ufficiale del Parlamento europeo, in versione elettronica, per l'autenticazione di tutte le risoluzioni e le relazioni da esso approvate;

20.   incoraggia il dialogo politico con i parlamenti nazionali sul contenuto delle proposte legislative, ove pertinente; sottolinea, tuttavia, che le decisioni devono essere adottate al livello delle competenze costituzionali e che occorre una chiara definizione delle rispettive competenze decisionali dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo, laddove i primi devono esercitare la loro funzione europea sulla base delle costituzioni nazionali, in particolare attraverso il controllo dei loro governi nazionali in quanto membri del Consiglio europeo e del Consiglio, poiché a questo livello essi sono nella posizione migliore per influenzare direttamente il contenuto del processo legislativo europeo ed esercitarvi un controllo; è quindi sfavorevole alla creazione di organismi parlamentari congiunti con poteri decisionali;

21.   sottolinea l'importanza della cooperazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali in organismi congiunti come la Conferenza delle commissioni parlamentari per gli affari dell'Unione dei parlamenti dell'Unione europea (COSAC), e la Conferenza interparlamentare sulla politica estera e di sicurezza comune (CIP-PESC), e nel quadro dell'articolo 13 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria, in base ai principi del consenso, della condivisione delle informazioni e della consultazione, al fine di esercitare un controllo sulle rispettive amministrazioni; invita la Commissione e il Consiglio a partecipare ad alto livello politico alle riunioni interparlamentari; sottolinea l'esigenza di una cooperazione più stretta tra le commissioni del Parlamento europeo e le omologhe commissioni nazionali in seno a tali istanze congiunte, tramite il rafforzamento della coerenza, della trasparenza e dello scambio vicendevole di informazioni;

22.   incoraggia lo scambio delle migliori pratiche di controllo parlamentare tra parlamenti nazionali, come ad esempio lo svolgimento di periodiche discussioni tra i rispettivi ministri e le commissioni specializzate dei parlamenti nazionali prima e dopo le riunioni del Consiglio, nonché con i Commissari in un arco temporale appropriato, come pure le riunioni con i parlamenti nazionali finalizzate agli scambi fra deputati nazionali ed europei; incoraggia la creazione di un meccanismo di scambio di funzionari delle istituzioni e dei gruppi politici fra le amministrazioni del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali;

23.   reputa necessario prestare attenzione onde evitare l'eventuale sovraregolamentazione nel recepimento di norme europee da parte degli Stati membri e ritiene che i parlamenti nazionali abbiano un ruolo chiave da svolgere al riguardo;

Il Consiglio europeo

24.   deplora il fatto che il Consiglio, astenendosi dall'usare il voto a maggioranza qualificata, ha troppo spesso deferito questioni legislative al Consiglio europeo; ritiene che la prassi del Consiglio europeo di "incaricare il Consiglio" vada al di là del ruolo di orientamento strategico attribuitogli dai trattati e, pertanto, vada contro la lettera e lo spirito dei trattati, come indicato all'articolo 15, paragrafo 1, TUE, secondo cui il Consiglio europeo definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali, ma non esercita funzioni legislative; reputa necessario migliorare le relazioni di lavoro tra il Consiglio europeo e il Parlamento;

25.   ricorda che il Presidente della Commissione è eletto dal Parlamento europeo su proposta del Consiglio europeo, in base ai risultati delle elezioni europee e in seguito allo svolgimento delle opportune consultazioni, e che pertanto, come è avvenuto nelle elezioni europee del 2014, i partiti politici europei devono candidare capilista per poter consentire ai cittadini di scegliere chi eleggere come Presidente della Commissione; accoglie con favore la proposta del Presidente della Commissione di modificare l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea con riferimento alla partecipazione dei Commissari in qualità di candidati alle elezioni al Parlamento europeo;

26.   ricorda altresì che, sebbene ciò non sia nell'interesse del Parlamento europeo, è possibile fondere la funzione di Presidente del Consiglio europeo con quella di Presidente della Commissione;

27.   invita il Consiglio europeo a utilizzare con maggior frequenza la "clausola passerella" (articolo 48, paragrafo 7, TUE), che autorizza il Consiglio a passare dal voto all'unanimità al voto a maggioranza qualificata, nei casi applicabili laddove i trattati richiedono attualmente l'unanimità;

28.   chiede al Presidente del Parlamento europeo di informare preventivamente la Conferenza dei presidenti sui punti che intende sviluppare nel proprio discorso al Consiglio europeo;

Il Consiglio

29.   propone che il Consiglio sia trasformato in un'autentica camera legislativa, riducendo il numero delle configurazioni del Consiglio attraverso una decisione del Consiglio europeo, creando quindi un autentico sistema legislativo bicamerale che comprenda Consiglio e Parlamento, con la Commissione che funge da esecutivo; suggerisce di coinvolgere le attuali configurazioni legislative specializzate del Consiglio in qualità di organi preparatori delle riunioni pubbliche di un unico Consiglio legislativo, sulla falsariga del funzionamento delle commissioni del Parlamento europeo;

30.   insiste sull'importanza di garantire la trasparenza del processo decisionale legislativo del Consiglio in generale, migliorando nel contempo lo scambio di documenti e informazioni tra il Parlamento e il Consiglio e consentendo l'accesso dei rappresentanti del Parlamento, in qualità di osservatori, alle riunioni del Consiglio e dei suoi organi, specialmente in caso di legislazione;

31.   ritiene che sia possibile fondere la posizione di Presidente dell'Eurogruppo e quella di Commissario competente per i problemi economici e finanziari e, in tal caso, proporrebbe che il Presidente della Commissione nomini il suddetto Commissario come Vicepresidente della Commissione; ritiene che tale Commissario potrebbe, una volta istituiti la capacità di bilancio e il Fondo monetario europeo, essere dotato di tutti i mezzi e le capacità necessari per applicare e far rispettare l'attuale quadro di governance economica e per ottimizzare lo sviluppo della zona euro in collaborazione con i ministri delle Finanze degli Stati membri della zona euro, come illustrato nella sua relazione sulla capacità di bilancio della zona euro del 16 febbraio 2017(10) ;

32.   richiede che, nel quadro dell'attuale trattato, il Presidente e i membri dell'Eurogruppo siano soggetti a meccanismi adeguati di responsabilità democratica nei confronti del Parlamento europeo e, segnatamente, che il suo Presidente risponda alle interrogazioni parlamentari; chiede inoltre l'adozione di un regolamento procedurale interno e la pubblicazione dei risultati;

33.   chiede che il Consiglio passi completamente al voto a maggioranza qualificata, ove possibile conformemente ai trattati, e abbandoni la pratica di trasferire ambiti legislativi contenziosi al Consiglio europeo, in quanto ciò è contrario alla lettera e allo spirito del trattato, secondo il quale il Consiglio europeo può decidere solo all'unanimità e dovrebbe farlo solo su obiettivi politici di ampia portata e non in materia legislativa;

34.   è determinato ad applicare pienamente le disposizioni del trattato in materia di cooperazione rafforzata, impegnandosi a non dare la propria approvazione a qualsiasi nuova proposta di cooperazione rafforzata, a meno che gli Stati membri partecipanti non si impegnino ad attivare la speciale "clausola passerella" sancita dall'articolo 333 TFUE al fine di passare dall'unanimità al voto a maggioranza qualificata e da una procedura speciale ad una procedura legislativa ordinaria;

35.   insiste sull'importanza di trarre pienamente vantaggio dalla procedura di cooperazione rafforzata sancita all'articolo 20 TUE, specialmente tra i membri della zona euro, affinché gli Stati membri che desiderano instaurare fra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle competenze non esclusive dell'Unione possano, tramite questo meccanismo, favorire la realizzazione degli obiettivi dell'Unione e rafforzare il loro processo di integrazione, nei limiti e secondo le modalità previste dagli articoli 326 a 334 TFUE;

La Commissione

36.   è determinato a potenziare il ruolo del Parlamento nell'elezione del Presidente della Commissione, rafforzando le consultazioni formali dei gruppi politici con il Presidente del Consiglio europeo, come previsto dalla dichiarazione 11 allegata all'atto finale della Conferenza intergovernativa che ha approvato il trattato di Lisbona, al fine di garantire che il Consiglio europeo tenga pienamente conto dei risultati elettorali al momento della presentazione di un candidato che il Parlamento deve eleggere, come avvenuto nelle elezioni europee del 2014;

37.   ribadisce la necessità che tutte le proposte della Commissione siano pienamente motivate e accompagnate da una valutazione d'impatto dettagliata che comprenda una valutazione del rispetto dei diritti umani;

38.   ritiene che sarebbe possibile accrescere l'indipendenza del Presidente della Commissione se ogni Stato membro nominasse almeno tre candidati di entrambi i sessi, i quali potrebbero essere presi in considerazione dal Presidente eletto della Commissione per la composizione della propria Commissione;

39.   insiste sulla necessità di garantire un migliore coordinamento e, ove possibile, una migliore rappresentanza all'interno dell'UE/della zona euro nell'ambito delle istituzioni finanziarie internazionali e segnala che l'articolo 138, paragrafo 2, TFUE fornisce una base giuridica per l'adozione di misure volte a garantire una rappresentanza unificata dell'UE/della zona euro in seno alle istituzioni e ai consessi internazionali;

40.   chiede di introdurre un "dialogo" formale e regolare da organizzare in seno al Parlamento europeo sulle questioni riguardanti la rappresentanza esterna dell'Unione;

41.   ricorda che la Commissione, gli Stati membri, il Parlamento e il Consiglio devono contribuire, ciascuno entro i limiti delle proprie competenze, a garantire un deciso miglioramento dell'applicazione e dell'attuazione del diritto dell'Unione europea della Carta dei diritti fondamentali dell'UE;

La Corte dei conti

42.   riconosce il ruolo fondamentale della Corte dei conti europea nell'assicurare una spesa più efficace e intelligente dei fondi europei; ricorda che, che oltre al suo importante compito di fornire informazioni in merito all'affidabilità dei conti nonché alla legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti, la Corte si trova nella posizione ideale per offrire al Parlamento le informazioni necessarie affinché possa svolgere il proprio compito e mandato di controllo democratico del bilancio europeo e per fornire informazioni sui risultati ottenuti dalle politiche e dalle attività dell'Unione, nell'ottica di migliorarne l'economia, l'efficienza e l'efficacia; raccomanda, pertanto, che la Corte dei conti sia rafforzata; si attende che la Corte rimanga fedele ai principi di indipendenza, integrità, imparzialità e professionalità, sviluppando al contempo rapporti di stretta cooperazione con i propri partner;

43.   è del parere che la persistente mancanza di cooperazione da parte del Consiglio renda impossibile per il Parlamento adottare una decisione informata in merito alla concessione del discarico, e che, di conseguenza, ciò abbia effetti negativi duraturi sulla percezione che i cittadini hanno in merito alla credibilità delle istituzioni dell'Unione e alla trasparenza dell'impiego dei fondi dell'UE; ritiene che tale mancanza di cooperazione abbia inoltre effetti negativi sul funzionamento delle istituzioni e screditi la procedura di controllo politico della gestione del bilancio prevista dai trattati;

44.   sottolinea che la composizione della Corte e la procedura di nomina dei suoi membri sono stabilite agli articoli 285 e 286 TFUE; ritiene che il Parlamento e il Consiglio dovrebbero essere posti su un livello di parità ai fini della nomina dei membri della Corte dei conti, onde garantire la legittimità democratica, la trasparenza e la completa indipendenza di tali membri; invita il Consiglio a rispettare le decisioni adottate dal Parlamento in seguito alle audizioni delle personalità designate come membri della Corte dei conti;

Il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo

45.   invita il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione a migliorare le modalità di cooperazione con il CdR e il CESE, anche nella fase prelegislativa durante lo svolgimento delle valutazioni d'impatto, in modo da assicurare che i pareri e le valutazioni dei suddetti comitati siano tenuti in considerazione in tutte le fasi della procedura legislativa;

Le Agenzie

46.   sottolinea che il conferimento di poteri di esecuzione alle agenzie dell'Unione richiede un livello sufficiente di controllo sulle decisioni e sulle azioni delle suddette agenzie da parte del legislatore dell'Unione; ricorda che la vigilanza efficace riguarda, tra l'altro, la nomina e la revoca del personale dirigente dell'agenzia, la partecipazione al consiglio di vigilanza dell'agenzia, il diritto di veto in merito a determinate decisioni dell'agenzia, l'obbligo di informazione, le regole di trasparenza e i diritti in materia di bilancio relativi al bilancio dell'agenzia;

47.   valuta l'adozione di un regolamento quadro per le agenzie dell'Unione che possono esercitare poteri di esecuzione relativamente al meccanismo di controllo politico necessario da parte del legislatore dell'Unione, incluso, tra l'altro, il diritto del Parlamento europeo di nominare e revocare il personale dirigente dell'agenzia dell'Unione, partecipare al consiglio di vigilanza dell'agenzia, i diritti di veto del Parlamento europeo su determinate decisioni dell'agenzia, gli obblighi di informazione, le regole di trasparenza e i diritti del Parlamento europeo in materia di bilancio in relazione al bilancio dell'agenzia;

Il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità

48.   sottolinea l'importanza del principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 TUE, che è vincolante per tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione, in particolare il CdR e il CESE, nonché degli strumenti contenuti nel protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità; ricorda, in questo contesto, i rispettivi ruoli assegnati ai parlamenti nazionali e al CdR; propone flessibilità riguardo alla data di trasmissione dei progetti di atti legislativi sanciti dal protocollo e invita la Commissione a migliorare la qualità delle sue risposte ai pareri motivati;

49.   ricorda ai parlamenti nazionali il loro ruolo chiave nel monitorare l'applicazione del principio di sussidiarietà; segnala che le possibilità formali che i parlamenti nazionali garantiscano i principi di sussidiarietà e proporzionalità offrono ampie opportunità a tale riguardo, ma che la cooperazione pratica tra i parlamenti nazionali deve essere rafforzata, in modo da consentire loro, in stretta cooperazione reciproca, di conseguire il quorum necessario previsto dall'articolo 7, paragrafo 3, del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità in caso di presunta violazione;

50.   sottolinea l'importanza dell'articolo 9 TFUE per garantire che siano tenute in considerazione le conseguenze sociali delle misure giuridiche e politiche dell'UE;

L'ampliamento e l'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (UEM)

51.   ricorda che qualsiasi ulteriore sviluppo dell'UEM deve basarsi sull'attuale legislazione e sulla relativa applicazione, e da esse partire, e deve inoltre essere collegato a un approfondimento della dimensione sociale;

52.   chiede ulteriori riforme istituzionali al fine di rendere l'UEM più efficace e democratica, con migliori capacità per essere integrata nell'ambito del quadro istituzionale dell'Unione, in base al quale la Commissione funge da esecutivo e il Parlamento e il Consiglio da colegislatori;

Un nuovo atto giuridico in materia di politica economica

53.   ricorda la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui problemi costituzionali di una governance a più livelli nell'Unione europea(11) , che ipotizza l'idea di un Codice di convergenza approvato nel quadro della procedura legislativa ordinaria al fine di creare un quadro più efficace per il coordinamento della politica economica (con una serie di criteri di convergenza ancora da definire), aperto a tutti gli Stati membri e sostenuto da un meccanismo basato su incentivi;

54.   ritiene che occorrerebbe definire un numero limitato di settori fondamentali per le riforme strutturali che incrementino la competitività, il potenziale di crescita, la convergenza economica reale e la coesione sociale in un arco di cinque anni, onde rafforzare l'economia sociale di mercato europea, come delineato all'articolo 3, paragrafo 3, TUE;

55.   sottolinea l'importanza di una chiara ripartizione delle competenze tra le istituzioni UE e gli Stati membri, che rafforzi la titolarità degli Stati membri e il ruolo dei parlamenti nazionali nei programmi di attuazione;

56.   chiede un migliore utilizzo degli strumenti disponibili, congiuntamente all'articolo 136 TFUE, onde facilitare l'adozione e l'applicazione di nuove misure nella zona euro;

Un processo del semestre europeo semplificato, più mirato e più democratico

57.   evidenzia che occorre un numero minore di raccomandazioni specifiche per paese (RSP) che siano più mirate, basate sul quadro strategico stabilito nel Codice di convergenza e nell'analisi annuale della crescita, nonché sulle proposte concrete presentate da ogni Stato membro, in linea con i rispettivi obiettivi fondamentali di riforma, a partire da un'ampia gamma di riforme strutturali che stimolino la competitività, la convergenza economica reale e la coesione sociale;

58.   sottolinea l'importanza degli sviluppi demografici per il semestre europeo e chiede che tale indicatore sia tenuto maggiormente in considerazione;

59.   ricorda che i meccanismi di dialogo economico già esistono, in particolare attraverso la creazione del "dialogo economico" nel quadro della legislazione del "six-pack" e del "two-pack"; ritiene che si tratti di uno strumento efficace per consentire che al Parlamento sia conferito un ruolo più sostanziale nel quadro del semestre europeo, al fine di migliorare il dialogo fra Parlamento, Consiglio, Commissione ed Eurogruppo, e propone che il ruolo di controllo del Parlamento nell'ambito del semestre europeo sia formalizzato tramite un accordo interistituzionale (AII), come chiesto a più riprese dal Parlamento; accoglie favorevolmente e incoraggia, inoltre, la partecipazione dei parlamenti nazionali a livello nazionale e la cooperazione fra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo nel quadro del semestre europeo e, più in generale, della governance economica, ad esempio tramite la Settimana parlamentare europea e la Conferenza prevista dall'articolo 13 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance; ritiene altresì che il coinvolgimento delle parti sociali nel semestre europeo possa essere migliorato;

60.   chiede l'integrazione delle pertinenti disposizioni del patto di bilancio nel quadro giuridico UE sulla base di una valutazione globale dell'esperienza acquisita nell'ambito della sua attuazione e nella misura in cui non sia già coperta dall'attuale diritto derivato;

Il ruolo del bilancio dell'UE nell'UEM

61.   segnala la possibilità di passare dall'unanimità al voto a maggioranza qualificata per l'adozione del regolamento relativo al QFP, avvalendosi delle disposizioni dell'articolo 312, paragrafo 2, TFUE in sede di adozione del prossimo regolamento sul QFP; sottolinea l'importanza di stabilire un legame tra la durata della legislatura del Parlamento, il mandato della Commissione europea e la durata del QFP, che può essere ridotta a cinque anni a norma delle disposizioni dell'articolo 312, paragrafo 1, TFUE; chiede l'allineamento dei futuri QFP con la prossima legislatura; invita il Consiglio a sottoscrivere questo criterio democratico;

62.   accoglie con favore la relazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie; auspica un ritorno alla lettera e allo spirito dei trattati e una transizione dall'attuale sistema basato sui contributi legati al reddito nazionale lordo (RNL) a un sistema basato sulle risorse proprie effettive per l'UE nonché, in ultima analisi, un bilancio della zona euro per il quale sono state avanzate varie idee;

63.   ricorda che, conformemente all'articolo 24 del regolamento del Consiglio (UE, Euratom) n. 1311/2013, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020, tutte le spese e le entrate dell'Unione e dell'Euratom sono incluse nel bilancio generale dell'Unione in conformità dell'articolo 7 del regolamento finanziario;

Una maggiore capacità di investimento dell'UE

64.   chiede un utilizzo ottimale dei Fondi strutturali esistenti, orientato a favorire la competitività e la coesione dell'UE e la creazione di una maggiore capacità di investimento dell'UE mediante l'applicazione di approcci innovativi quali ad esempio il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), che include strumenti specifici per finanziare e garantire progetti infrastrutturali nell'interesse dell'Unione;

65.   insiste sulla piena attuazione dell'attuale quadro basato sul "six-pack" e sul "two-pack", nonché del semestre europeo, e sull'esigenza di affrontare, in particolare, gli squilibri macroeconomici e di conseguire il controllo di lungo periodo sul disavanzo e sui livelli ancora estremamente elevati del debito, attraverso il consolidamento del bilancio orientato alla crescita, migliorando l'efficienza della spesa, dando la priorità agli investimenti produttivi, offrendo incentivi alle riforme strutturali eque e sostenibili e tenendo conto delle condizioni del ciclo economico;

Creazione di una capacità di bilancio nella zona euro utilizzando una parte del bilancio dell'UE

66.   ricorda che l'euro è la moneta dell'Unione e che il bilancio dell'UE è concepito per conseguire gli obiettivi dell'Unione di cui all'articolo 3 TUE e per finanziare politiche comuni, aiutare le regioni più deboli applicando il principio della solidarietà, completare il mercato interno, promuovere sinergie in Europa, rispondere alle sfide attuali ed emergenti che richiedono un'impostazione paneuropea, come pure contribuire ad aiutare gli Stati membri meno sviluppati a recuperare il ritardo ed essere quindi in grado di aderire alla zona euro;

67.   prende atto delle diverse proposte relative alla creazione di una capacità di bilancio all'interno della zona euro; segnala che tali proposte attribuiscono diverse funzioni a tale capacità e possono assumere configurazioni diverse; ricorda che il Parlamento ha insistito affinché tale capacità sia sviluppata all'interno del quadro dell'UE;

68.   segnala che, sebbene la possibilità che una siffatta capacità possa essere creata all'interno dell'attuale quadro previsto dai trattati dipenda dalla configurazione, dalla funzione e dalle dimensioni della nuova capacità di bilancio, esiste la possibilità, a norma dei trattati, di aumentare i massimali delle risorse proprie, istituire nuove categorie di risorse proprie (anche ove tali risorse proprie provengano soltanto da un numero limitato di Stati membri) e assegnare determinate entrate al finanziamento di voci di spesa specifiche; segnala altresì che il bilancio dell'UE prevede già garanzie per specifiche operazioni di prestito e che esistono vari strumenti di flessibilità tali da consentire la mobilitazione di fondi oltre i massimali di spesa del QFP;

69.   ricorda la sua posizione in favore dell'integrazione del meccanismo europeo di stabilità nel quadro giuridico dell'Unione, a condizione che vi sia un'adeguata assunzione di responsabilità democratica;

70.   ritiene che la creazione di una capacità di bilancio europea e di un Fondo monetario europeo possano costituire tappe del processo di istituzione di un Tesoro europeo, che dovrebbe rispondere del proprio operato al Parlamento europeo;

71.   chiede che siano tenute in debita considerazione le principali conclusioni del gruppo di esperti istituito dalla Commissione con l'obiettivo di creare un fondo per il rimborso del debito;

Il mercato unico e l'integrazione finanziaria

72.   ritiene che il mercato unico sia una delle pietre angolari su cui poggia l'UE e rivesta un'importanza fondamentale per la prosperità, la crescita e l'occupazione nell'Unione; segnala che il mercato unico, che offre benefici tangibili sia alle imprese che ai consumatori, ha un potenziale di crescita non ancora pienamente sfruttato, in particolare per quanto riguarda il mercato unico digitale, i servizi finanziari, l'unione bancaria e l'unione dei mercati dei capitali; chiede, pertanto, un controllo più attento della corretta attuazione e una migliore applicazione dell'acquis esistente in questi ambiti;

73.   chiede un completamento rapido, ma graduale, dell'unione bancaria basata su un meccanismo di vigilanza unico (SSM), un meccanismo di risoluzione unico (SRM) e un sistema europeo di garanzia dei depositi (EDIS), e sostenuta da un adeguato dispositivo di protezione neutro dal punto di vista del bilancio; valuta positivamente l'accordo su un meccanismo di finanziamento ponte, fintanto che il Fondo di risoluzione unico non sarà divenuto operativo, e chiede un sistema europeo relativo alle procedure di insolvenza;

74.   ricorda che le autorità europee di vigilanza dovrebbero operare nell'ottica di migliorare il funzionamento del mercato interno, in particolare assicurando un livello di regolamentazione e di vigilanza efficace, uniforme e di qualità elevata, tenendo conto dei vari interessi di tutti gli Stati membri e della diversa natura degli operatori dei mercati finanziari; ritiene che le questioni riguardanti gli Stati membri debbano essere sollevate, discusse e decise da tutti gli Stati membri e che, per rafforzare la parità di condizioni all'interno del mercato unico, sia essenziale un codice unico applicabile a tutti gli operatori dei mercati finanziari dell'UE, onde evitare la frammentazione del mercato unico in servizi finanziari e la concorrenza sleale derivante dall'assenza di condizioni di parità;

75.   chiede la creazione di una autentica unione dei mercati dei capitali;

76.   è favorevole alla creazione di un sistema di autorità in materia di competitività, responsabili del coordinamento degli organi nazionali competenti per la valutazione dei progressi in materia di competitività in ciascuno Stato membro, e propone che il monitoraggio dei progressi compiuti da tale sistema sia affidato alla Commissione;

77.   reputa necessario migliorare lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali nazionali al fine di evitare l'evasione e le frodi fiscali, la pianificazione fiscale, l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, nonché al fine di promuovere azioni coordinate di contrasto ai paradisi fiscali; chiede l'adozione di una direttiva sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, che preveda un'aliquota minima e obiettivi comuni in vista di una progressiva convergenza; reputa necessario intraprendere un riesame completo della legislazione vigente in materia di IVA, affrontando tra l'altro la questione dell'introduzione del principio del paese d'origine;

Un assetto istituzionale più democratico per l'UEM

78.   ricorda la necessità di assicurare una legittimità e una responsabilità democratiche adeguate ai livelli decisionali, con un ruolo di controllo per i parlamenti nazionali nei confronti dei governi nazionali e con un ruolo di controllo rafforzato per il Parlamento europeo a livello dell'UE, ivi compreso un ruolo centrale, di concerto con il Consiglio, nell'adozione del codice di convergenza secondo la procedura legislativa ordinaria;

79.   è a favore del ricorso generale alla "clausola passerella" di cui all'articolo 48, paragrafo 7, TUE; ricorda che la Commissione, nel suo piano per un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita(12) , ha proposto l'istituzione di uno strumento di convergenza e di competitività sulla base degli articoli 136 o 352 TFUE, se del caso mediante una cooperazione rafforzata; segnala che, in caso di cooperazione rafforzata, il ricorso all'articolo 333, paragrafo 2, TFUE che prevede l'uso della procedura legislativa ordinaria, rafforzerebbe la legittimità democratica e l'efficacia della governance dell'UE e del relativo ruolo del Parlamento;

80.   ribadisce che la cooperazione interparlamentare non dovrebbe condurre alla creazione di un nuovo organo parlamentare o di un'altra istituzione, poiché l'euro è la moneta dell'UE e il Parlamento europeo è il parlamento dell'UE; ricorda che l'UEM è istituita dall'Unione, i cui cittadini sono rappresentati direttamente a livello di Unione dal Parlamento, il quale deve individuare ed essere in grado di attuare modalità per garantire la responsabilità democratica parlamentare delle decisioni specificamente attinenti alla zona euro;

81.   insiste affinché alla Commissione siano conferite competenze di attuazione e applicazione riguardo a qualsiasi strumento esistente o futuro nel quadro dell'UEM;

82.   reputa necessario affrontare le carenze dell'attuale struttura istituzionale dell'UEM, in particolare il suo deficit democratico, anche tenendo conto del fatto che alcune parti del trattato possono essere sottoposte al controllo della Corte di giustizia mentre altre sono escluse da tale controllo; reputa necessario un controllo parlamentare rafforzato per l'attuazione dettagliata dell'articolo 121, paragrafi 3 e 4, TFUE, riguardo al coordinamento più stretto delle politiche economiche;

83.   è del parere che l'integrazione differenziata dovrebbe restare aperta a tutti gli Stati membri;

84.   ricorda che occorre dare la priorità alla procedura legislativa ordinaria e alla procedura di bilancio a livello dell'UE, avvalendosi, se del caso, di deroghe e della creazione di linee di bilancio specifiche; ricorda che si dovrebbe ricorrere a eventuali ulteriori disposizioni, ad esempio quelle relative alla zona euro o alla cooperazione rafforzata, solo quando le suddette procedure non sono applicabili per motivi di ordine giuridico o politico;

Il completamento del mercato interno come primo motore della crescita

85.   è convinto che il consolidamento dell'UEM debba andare di pari passo con il completamento del mercato interno mediante l'eliminazione di tutti i rimanenti ostacoli interni, in particolare per quanto riguarda l'Unione dell'energia, il mercato unico digitale e il mercato dei servizi;

86.   chiede, al fine di creare un'Unione dell'energia, la piena applicazione della legislazione vigente sul mercato interno dell'energia a norma dell'articolo 194 TFUE;

87.   è favorevole a un rafforzamento dei compiti e delle competenze dell'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER) orientato, in ultima analisi, verso la creazione di un'Agenzia europea dell'energia a norma dell'articolo 54 del trattato Euratom, come pure all'integrazione dei mercati dell'energia e all'istituzione di una riserva strategica europea basata sulla combinazione di riserve nazionali nonché di un centro di negoziazione comune con i fornitori, al fine di completare la struttura istituzionale dell'Unione dell'energia;

88.   incoraggia il ricorso alle "obbligazioni di progetto" (project bonds), in stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI), per il finanziamento di progetti infrastrutturali ed energetici;

89.   invita la Commissione a utilizzare l'articolo 116 TFUE che stabilisce la base giuridica necessaria affinché il Parlamento e il Consiglio agiscano secondo la procedura legislativa ordinaria allo scopo di eliminare le pratiche che danno luogo a una distorsione della concorrenza nel mercato interno tramite politiche fiscali dannose;

La dimensione sociale

90.   sottolinea che, al fine di garantire una base sociale stabile per l'Unione, occorre garantire i diritti dei lavoratori, in particolare quando essi esercitano il proprio diritto alla mobilità, utilizzando appieno i pertinenti strumenti giuridici previsti ai titoli IV, IX e X della Parte terza del TFUE e a norma della Carta dei diritti fondamentali dell'UE; ricorda, a tale proposito, in particolare i diritti derivanti dalla direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, nonché dal regolamento (UE) n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione;

91.   rammenta l'importanza di istituire un'Europa sociale, affinché il progetto di integrazione europea possa continuare a contare sull'appoggio costante dei lavoratori;

92.   pone in rilievo l'importanza di promuovere l'idea di un salario minimo determinato da ciascuno Stato membro, osserva che esplorare le opzioni per un sistema di prestazioni minime di disoccupazione richiederebbe l'esistenza di norme e condizioni comuni relative a un mercato del lavoro dell'UE, e suggerisce che, conformemente alle attuali disposizioni del trattato, potrebbe essere adottata una proposta legislativa al fine di ridurre gli ostacoli che ancora permangono per i lavoratori;

93.   sottolinea gli strumenti messi a disposizione dall'Unione e la necessità di includere attivamente i giovani lavoratori nel mercato del lavoro e di incoraggiare ulteriormente gli scambi di giovani lavoratori, a norma dell'articolo 47 TFUE;

94.   invita la Commissione ad avvalersi di criteri inerenti all'occupazione per la valutazione macroeconomica dei risultati conseguiti dagli Stati membri e a raccomandare e sostenere riforme strutturali, in modo da assicurare un uso migliore dei fondi regionali e sociali;

95.   invita la Commissione a valutare adeguatamente la necessità di un'azione dell'UE e il potenziale impatto economico, sociale e ambientale di opzioni politiche alternative prima di proporre una nuova iniziativa (ad esempio, proposte legislative, iniziative non legislative, atti di esecuzione e atti delegati), conformemente all'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016;

96.   chiede che sia concordato un nuovo patto sociale (che potrebbe assumere la forma di un protocollo sociale) volto a promuovere l'economia sociale di mercato europea e a ridurre le disuguaglianze, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini, inclusi, tra gli altri, il diritto di contrattazione collettiva e la libera circolazione; sottolinea che un tale patto potrebbe migliorare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri;

97.   invita la Commissione a rivitalizzare il dialogo sociale dell'UE mediante accordi vincolanti tra le parti sociali a norma degli articoli da 151 a 161 TFUE;

L'azione esterna

Accrescere l'efficacia, la coerenza e la responsabilità della politica estera e di sicurezza comune (PESC)

98.   ritiene che l'approccio globale dell'UE alle crisi e ai conflitti esterni debba essere rafforzato associando più strettamente i diversi attori e i vari strumenti a tutte le fasi del ciclo di un conflitto;

99.   insiste affinché le disposizioni dell'articolo 22 del TUE siano utilizzate per creare un quadro strategico globale e per adottare decisioni in merito agli interessi e agli obiettivi strategici di cui all'articolo 21 TUE, che possono estendersi oltre la PESC ad altri ambiti dell'azione esterna, il che richiede coerenza con altre politiche come quella commerciale, agricola e dell'aiuto allo sviluppo; rammenta che le decisioni adottate sulla base di tale strategia potrebbero essere attuate a maggioranza qualificata; segnala che la legittimità democratica di tali decisioni potrebbe essere rafforzata qualora il Consiglio e il Parlamento adottassero documenti strategici comuni sulla base delle proposte del vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR);

100.   invita a rafforzare il controllo parlamentare dell'azione esterna dell'UE, anche proseguendo le consultazioni periodiche con il VP/AR, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione, e ad avviare negoziati per il rinnovo dell'accordo interistituzionale del 2002 sull'accesso alle informazioni sensibili del Consiglio nel settore della PESC;

101.   reputa necessario che i rappresentanti speciali dell'UE siano integrati nel SEAE e che i fondi a essi assegnati siano trasferiti dalle linee di bilancio della PESC a quelle del SEAE, cosa che aumenterebbe la coerenza degli sforzi dell'UE;

102.   invita ad avvalersi dell'articolo 31, paragrafo 2, TUE, che consente al Consiglio di adottare talune decisioni in materia di PESC deliberando a maggioranza qualificata, e della "clausola passerella" (articolo 31, paragrafo 3, TUE) per passare progressivamente alla maggioranza qualificata per le decisioni in materia di PESC prive di implicazioni nel settore militare o della difesa; rammenta che l'articolo 20, paragrafo 2, TUE, che stabilisce le disposizioni per la cooperazione rafforzata, fornisce inoltre agli Stati membri ulteriori possibilità di fare passi avanti in materia di PESC e dovrebbe pertanto essere utilizzato;

103.   ritiene sia necessario aumentare la flessibilità delle norme finanziarie per l'azione esterna, al fine di evitare ritardi nell'erogazione operativa dei fondi dell'UE e, in tal modo, aumentare la capacità dell'Unione di rispondere efficacemente e rapidamente alle crisi; ritiene necessario, in tal senso, stabilire una procedura accelerata utilizzata per l'assistenza umanitaria, per assicurare che gli aiuti siano erogati nella maniera più efficace ed efficiente possibile;

104.   chiede al Consiglio, al SEAE e alla Commissione l'impegno a rispettare i rispettivi obblighi di informare immediatamente ed esaurientemente il Parlamento, in tutte le fasi del processo di negoziazione e conclusione di accordi internazionali, come previsto dall'articolo 218, paragrafo 10, TFUE e come illustrato dettagliatamente negli accordi interistituzionali con la Commissione e il Consiglio;

105.   ricorda che la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha confermato che il Parlamento europeo ha il diritto, a norma dell'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, di essere pienamente e immediatamente informato in tutte le fasi della procedura di negoziazione e conclusione di accordi internazionali – anche in materia di PESC – affinché possa essere in condizioni di esercitare i propri poteri con piena cognizione dell'azione dell'Unione europea nel suo insieme; si attende, pertanto, che i prossimi negoziati interistituzionali sul miglioramento delle modalità pratiche di cooperazione e di condivisione delle informazioni nell'ambito della negoziazione e della conclusione di accordi internazionali terranno debitamente conto della giurisprudenza della CGUE;

Verso una politica di difesa comune

106.   chiede che siano intrapresi passi progressivi verso una politica di difesa comune (articolo 42, paragrafo 2, TUE) e infine verso una difesa comune che possa essere istituita mediante decisione unanime del Consiglio europeo rafforzando, nel contempo, la dimensione civile e della società civile mediante approcci di prevenzione e risoluzione dei conflitti basati sulla non-violenza e, in particolare, aumentando in modo consistente le risorse finanziarie e amministrative intese a gestire la mediazione, il dialogo, la riconciliazione e la risposta immediata alle crisi fondata sulle organizzazioni della società civile;

107.   propone, come primo passo in tale direzione, che siano attuate le disposizioni dell'articolo 46 TUE che consentono la creazione di una cooperazione strutturata permanente (PESCO) attraverso un voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio, dato che questo strumento consentirebbe agli Stati membri più ambiziosi di cooperare più strettamente e in modo coordinato nel settore della difesa, sotto l'egida dell'UE, e conferirebbe loro la facoltà di utilizzare le istituzioni, gli strumenti e il bilancio dell'UE;

108.   raccomanda l'istituzione di un Consiglio dei ministri della Difesa permanente, sotto la presidenza del VP/AR, allo scopo di coordinare le politiche di difesa degli Stati membri, specialmente in materia di sicurezza informatica e lotta al terrorismo, e di sviluppare congiuntamente la strategia e le priorità della politica di difesa dell'UE;

109.   insiste affinché sia elaborato un Libro bianco dell'UE riguardante la sicurezza e la difesa sulla base della strategia globale dell'UE in materia di politica estera e di sicurezza, attualmente in corso di preparazione da parte del VP/AR unitamente all'agenda di Bratislava, in quanto tale documento servirebbe a definire più precisamente gli obiettivi strategici dell'UE nel settore della sicurezza e della difesa e a individuare le capacità esistenti e quelle necessarie; invita la Commissione a basarsi, nel suo lavoro preparatorio in corso per un piano d'azione europeo in materia di difesa, sui risultati del futuro Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa, il quale dovrebbe anche chiarire in che modo e in quali circostanze l'uso della forza militare sia opportuno e legittimo;

110.   evidenzia la necessità di definire, in linea con l'articolo 42, paragrafo 3, TUE, una politica comune europea in materia di capacità e di armamenti, ivi compresi la programmazione, lo sviluppo e l'acquisizione comuni di capacità militari, che dovrebbe comprendere anche proposte per reagire ad attacchi informatici, ibridi e asimmetrici; incoraggia la Commissione a lavorare a un ambizioso piano d'azione europeo in materia di difesa, come annunciato nel suo programma di lavoro per il 2016;

111.   sottolinea il grande potenziale dell'Agenzia europea per la difesa (AED) sul fronte dello sviluppo di un mercato unico della difesa competitivo, efficace e improntato alla ricerca, sviluppo e innovazione nonché alla creazione di posti di lavoro specializzati, ed è favorevole, a tal fine, a esplorare le possibilità di collaborazione tra il settore pubblico e quello privato; ribadisce l'urgente necessità di rafforzare l'AED mettendo a sua disposizione le risorse e il sostegno politico necessari affinché possa svolgere un ruolo di guida e di coordinamento in materia di sviluppo, ricerca e acquisizione delle capacità; ribadisce che, a suo parere, la soluzione migliore consisterebbe nel finanziare i costi del personale e i costi operativi dell'Agenzia con il bilancio dell'Unione;

112.   ricorda l'esistenza dell'articolo 44 TUE, che prevede una maggiore flessibilità e introduce la possibilità di affidare l'esecuzione di compiti di gestione delle crisi a un gruppo di Stati membri, i quali svolgerebbero il compito a nome dell'UE e sotto il controllo politico e la guida strategica del Comitato politico e di sicurezza (CPS) e del SEAE;

113.   propone che l'articolo 41, paragrafo 3, TUE sia utilizzato per creare un fondo iniziale, alimentato dai contributi degli Stati membri, per finanziare le attività preparatorie attinenti alle attività della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) che non sono finanziate a titolo del bilancio dell'Unione;

114.   pone in rilievo l'importanza di estendere il finanziamento comune al settore delle spese militari nell'ambito della PSDC, anche attraverso il meccanismo Athena, dal momento che ciò ridurrebbe i disincentivi finanziari al contributo degli Stati membri alle missioni e alle operazioni militari nel quadro della PSDC, migliorando in tal modo la capacità dell'UE di reagire alle crisi;

115.   chiede l'istituzione di un quartier generale civile-militare permanente, con una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) e una capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC); chiede l'istituzionalizzazione delle varie strutture militari europee (fra cui i diversi "gruppi tattici", Euroforces, cooperazione Francia-Regno Unito in materia di difesa, cooperazione per la difesa aerea del Benelux) nel quadro dell'UE, nonché l'aumento dell'utilizzabilità dei gruppi tattici dell'UE, tra l'altro ampliando il finanziamento comune e considerando automatico il loro impiego come prima forza di intervento nei prossimi scenari di gestione delle crisi;

116.   osserva che un siffatto quartier generale permanente potrebbe occuparsi della pianificazione d'emergenza e svolgere un ruolo di coordinamento importante nei futuri casi di applicazione dell'articolo 42, paragrafo 7, TUE; è del parere che la "clausola di reciproca difesa", prevista in tale articolo e invocata dalla Francia durante il Consiglio "Affari esteri" del 17 novembre 2015, possa fungere da catalizzatore per ulteriori sviluppi della politica di sicurezza e difesa dell'UE, portando a un maggiore impegno di tutti gli Stati membri;

117.   ritiene che occorra promuovere la cooperazione fra l'UE e la NATO a tutti i livelli in settori quali lo sviluppo delle capacità e la pianificazione di emergenza per le minacce ibride, nonché intensificare gli sforzi volti a rimuovere i rimanenti ostacoli politici; chiede vivamente un partenariato politico e militare globale fra l'UE e la NATO;

118.   chiede che siano intraprese azioni decisive per assicurare la coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS) a norma dell'articolo 208 TFUE, che sia migliorato il sistema di valutazione dell'impatto della CPS e sia istituito un meccanismo di arbitrato per comporre le eventuali divergenze tra le differenti politiche dell'UE, attribuendo al Presidente della Commissione la responsabilità politica dei suoi orientamenti generali e della risoluzione delle controversie in virtù degli impegni assunti dall'UE nel quadro della CPS;

Giustizia e affari interni (GAI)

119.   sottolinea che, pur difendendo i diritti e le libertà fondamentali e insistendo sulla necessità di un controllo democratico e giudiziario delle politiche antiterrorismo, alla luce dei recenti attacchi e dell'accresciuta minaccia del terrorismo, è assolutamente fondamentale uno scambio di informazioni e dati sistematico, obbligatorio e strutturato fra le autorità di contrasto e i servizi segreti nazionali e con Europol, Frontex ed Eurojust, che deve essere posto in essere quanto prima;

120.   osserva che, come per i precedenti attentati, gli autori degli attentati di Parigi erano già noti alle autorità di sicurezza ed erano stati oggetto di indagini e di misure di controllo; esprime preoccupazione per il fatto che gli Stati membri non abbiano provveduto allo scambio dei dati su tali individui, nonostante gli obblighi di cui all'articolo 88 TFUE; invita il Consiglio, a norma dell'articolo 352 TFUE, a prevedere l'obbligo dello scambio di dati tra Stati membri; ritiene che sia opportuno sfruttare il potenziale della cooperazione rafforzata, laddove non sia possibile raggiungere l'unanimità;

121.   invita la Commissione e il Consiglio a effettuare una valutazione globale delle iniziative antiterrorismo e delle misure correlate dell'UE, in particolare per quanto riguarda la loro attuazione nel diritto e nella prassi degli Stati membri, e a valutare altresì in che misura gli Stati membri cooperino con le agenzie UE del settore, in particolare con Europol ed Eurojust, quale sia la portata delle rimanenti lacune e il livello di conformità agli obblighi dell'UE in materia di diritti fondamentali, ricorrendo alla procedura di cui all'articolo 70 TFUE;

122.   rammenta, a tal riguardo, che l'articolo 222 TFUE prevede una clausola di solidarietà che può e che dovrebbe essere attivata quando uno Stato membro è oggetto di un attacco terroristico oppure è colpito da una calamità naturale o causata dall'uomo;

123.   si rammarica che la direttiva sulla protezione temporanea non sia stata attivata alla luce della crisi dei rifugiati, nonostante tale direttiva sia stata concepita per far fronte a un afflusso massiccio di cittadini di paesi terzi;

124.   sottolinea la necessità di istituire una politica comune equa ed efficace dell'UE in materia di asilo e immigrazione, sulla base dei principi di solidarietà, non discriminazione, non respingimento e leale collaborazione tra tutti gli Stati membri, che dovrebbe prevedere altresì l'equa ridistribuzione dei richiedenti asilo nell'UE; è del parere che tale politica debba coinvolgere tutti gli Stati membri; ricorda agli Stati membri gli obblighi che incombono loro al riguardo ed evidenzia che un nuovo quadro in materia di asilo e di migrazione dovrebbe basarsi sui diritti fondamentali dei migranti;

125.   fa presente che sono necessarie ulteriori iniziative per garantire che il sistema europeo comune di asilo diventi un sistema davvero uniforme; invita gli Stati membri ad armonizzare le proprie legislazioni e prassi per quanto concerne i criteri riguardanti l'ammissibilità a beneficiare della protezione internazionale e le garanzie concernenti le procedure di protezione internazionale e le condizioni di accoglienza, nel rispetto della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Corte di giustizia dell'Unione europea nonché delle migliori prassi consolidate negli altri Stati membri;

126.   si compiace dell'adozione del regolamento (UE) 2016/1624, che amplia le competenze e i poteri di Frontex rinominandola "Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera"; ritiene che tale agenzia potrebbe essere sostenuta, ove necessario, da strumenti militari, quali la forza marittima europea (Euromarfor) e un corpo d'armata europeo (Eurocorps) migliorato, nonché dalle risorse messe in comune attraverso la cooperazione strutturata permanente; sottolinea che, a norma del regolamento, gli Stati membri dovrebbero, nel loro interesse e nell'interesse degli altri Stati membri, inserire dati nelle banche dati europee; suggerisce che sarebbe opportuno prevedere altresì l'interoperabilità delle banche dati delle autorità di frontiera, come Eurodac, come pure con le banche dati di Europol;

127.   chiede una revisione urgente del regolamento di Dublino attraverso l'istituzione, a livello dell'UE, di un sistema permanente e giuridicamente vincolante di distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, basato su una ripartizione equa e obbligatoria;

128.   sottolinea che, dati i flussi senza precedenti di migranti che hanno raggiunto e continuano a raggiungere le frontiere esterne dell'Unione, e dato il costante aumento del numero di persone che chiedono protezione internazionale, l'Unione ha bisogno di un approccio legislativo vincolante e obbligatorio in materia di reinsediamento, quale previsto nell'agenda sulla migrazione della Commissione;

129.   chiede che siano firmati accordi con paesi terzi sicuri, al fine di controllare e ridurre i flussi migratori prima che i migranti arrivino alle frontiere dell'UE; ribadisce, nel contempo, la necessità di procedure rigorose per il rimpatrio di quanti hanno presentato richieste infondate;

130.   invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare la spesa per la formazione degli specialisti in materia di asilo e per migliorare l'efficienza delle procedure di presentazione della domanda di asilo;

131.   è del parere che la dimensione esterna dovrebbe concentrarsi sulla cooperazione con i paesi terzi per contrastare l'afflusso irregolare di migranti in Europa, affrontandone le cause profonde; ritiene che i partenariati e la cooperazione con i principali paesi di origine, di transito e di destinazione debbano continuare a essere un tema centrale; raccomanda che la cooperazione con i paesi terzi comporti la valutazione dei sistemi di asilo di tali paesi, del loro sostegno a favore dei rifugiati e della loro capacità e volontà di lottare contro la tratta e il traffico di esseri umani verso e attraverso i suddetti paesi; riconosce che è necessario migliorare l'efficienza del sistema europeo dei rimpatri, ma ritiene che il rimpatrio dei migranti debba essere previsto esclusivamente in condizioni di assoluta sicurezza, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e procedurali;

132.   si compiace del fatto che, a norma del nuovo regolamento (UE) 2016/1624 relativo l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, qualora il controllo delle frontiere esterne sia reso inefficace in misura tale da rischiare di compromettere il funzionamento dello spazio Schengen in quanto uno Stato membro non adotta le misure necessarie oppure non ha richiesto all'Agenzia un sostegno sufficiente o non sta dando seguito a tale supporto, la Commissione può proporre al Consiglio una decisione che identifichi le misure che devono essere attuate dall'Agenzia e che chieda agli Stati membri interessati di cooperare con l'Agenzia nell'attuazione di tali misure; segnala inoltre che il regolamento contiene disposizioni relative alla responsabilità civile e penale dei membri delle squadre nonché un meccanismo di denuncia volto a monitorare e garantire il rispetto dei diritti fondamentali in tutte le attività dell'Agenzia;

133.   ritiene che sarebbe necessario un miglioramento delle capacità umane e finanziarie dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) se questo fosse chiamato a coordinare tutte le domande di asilo rivolte all'UE ed essere impiegato per assistere gli Stati membri che subiscono una particolare pressione migratoria nel trattamento delle richieste di asilo, anche per quanto riguarda il suo mandato per lo svolgimento di operazioni congiunte, progetti pilota e interventi rapidi simili a quelli aggiunti dal regolamento (UE) n. 1168/2011 al mandato di Frontex;

134.   evidenzia l'importanza di migliorare altresì il coordinamento fra l'EASO, Frontex e l'Ufficio del Mediatore europeo, per consentire l'adozione più agevole delle relazioni di allerta precoce in caso di particolare pressione migratoria suscettibile di mettere a rischio il rispetto delle libertà fondamentali dei richiedenti asilo; ritiene che la Commissione possa utilizzare tali relazioni di allerta precoce come base per far scattare le misure di emergenza di cui all'articolo 78, paragrafo 3, TFUE;

135.   ritiene sia assolutamente necessario rafforzare il ruolo del Parlamento in quanto colegislatore, su un piano di parità con il Consiglio, attraverso il ricorso all'articolo 81, paragrafo 3, TFUE, che consente di trasferire il processo decisionale nel settore del diritto di famiglia con implicazioni transnazionali alla procedura legislativa ordinaria, se il Consiglio decide in tal senso all'unanimità previa consultazione del Parlamento; chiede che, per tutte le altre politiche del settore della giustizia e degli affari interni (GAI), il processo decisionale passi alla procedura legislativa ordinaria utilizzando la "clausola passerella" di cui all'articolo 48, paragrafo 7, TUE;

136.   invita la Commissione, a norma dell'articolo 83 TFUE, a proporre norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni riguardanti la lotta contro il terrorismo, la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, il traffico illecito di stupefacenti, il traffico illecito di armi, il riciclaggio di denaro, la corruzione, la contraffazione di mezzi di pagamento, la criminalità informatica e la criminalità organizzata;

137.   insiste sulla necessità di applicare i principi enunciati nel trattato di Lisbona, in particolare il principio della solidarietà e della condivisione della responsabilità fra gli Stati membri, il principio del riconoscimento reciproco nell'attuazione delle politiche GAI (articolo 70 TFUE), e le disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'UE;

138.   ritiene che l'UE debba garantire la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e la continuità del rispetto dei criteri di Copenaghen, come pure assicurare che tutti gli Stati membri rispettino i valori comuni sanciti dall'articolo 2 TUE;

139.   insiste sull'importanza di completare il cosiddetto "pacchetto delle garanzie procedurali", in particolare legiferando in materia di detenzione amministrativa e detenzione di minori, ambiti in cui le norme di molti Stati membri non sono pienamente compatibili con i diritti umani e altre norme internazionali;

140.   sottolinea l'importanza di compiere ulteriori progressi in materia di diritto penale europeo, in particolare nell'ambito del mutuo riconoscimento e dell'esecuzione delle sentenze penali;

141.   sottolinea l'importanza di promuovere lo sviluppo di una cultura giudiziaria europea quale prerequisito fondamentale per la realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini nonché ai fini di una migliore applicazione della legislazione dell'UE;

142.   segnala che è necessario istituire la figura del procuratore europeo al fine di lottare contro la criminalità organizzata, la frode e la corruzione, proteggere gli interessi finanziari dell'Unione europea e porre rimedio alla frammentazione dello spazio penale europeo;

143.   sottolinea che, a norma dell'articolo 86 TFUE, è possibile istituire una Procura europea per combattere i reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE soltanto con l'approvazione del Parlamento europeo; ribadisce pertanto le raccomandazioni formulate nelle sue risoluzioni del 12 marzo 2014(13) e del 29 aprile 2015(14) per quanto concerne i dettagli organizzativi della Procura europea e sottolinea che il regolamento sulla Procura europea dovrebbe essere adottato senza indugio al fine di conferirle il potere di indagare su tutti i reati che ledono gli interessi finanziari, comprese le frodi in materia di IVA, e di perseguirne i presunti autori;

144.   ricorda l'obbligo, per l'Unione, di aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in linea con l'articolo 6, paragrafo 2, TUE, e chiede vivamente, a tal fine, una rapida ripresa dei negoziati con il Consiglio d'Europa, sulla scorta del parere della CGUE del 18 dicembre 2014; ricorda alla Commissione, nel suo ruolo di capo negoziatore, che tale adesione migliorerà la protezione dei diritti umani di tutti i cittadini europei;

145.   ribadisce che la presente risoluzione mira esclusivamente a fornire una valutazione delle possibilità giuridiche insite nei trattati e dovrebbe costituire il punto di partenza per migliorare il funzionamento dell'Unione europea; ricorda che un'ulteriore riforma radicale in futuro richiederebbe una revisione dei trattati;

o
o   o

146.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti, alla BCE, al Comitato delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 184 E del 6.8.2009, pag. 25.
(2) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 82.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0249 .
(4) GU C 13 del 15.1.2016, pag. 183.
(5) GU C 313 del 22.9.2015, pag. 9.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0103 .
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0010 .
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0382 .
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0395 .
(10) Testi approvati, P8_TA(2017)0050 .
(11) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 176.
(12) COM(2012)0777 del 28 novembre 2012.
(13) Testi approvati, P8_TA(2014)0234 .
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0173 .


Capacità di bilancio della zona euro
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla capacità di bilancio della zona euro (2015/2344(INI) )
P8_TA(2017)0050 A8-0038/2017

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   viste le deliberazioni congiunte della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0038/2017 ),

A.   considerando che l'attuale clima politico e le sfide economiche e politiche esistenti in un mondo globalizzato richiedono decisioni e interventi coerenti e determinati da parte dell'UE in alcuni settori, come la sicurezza interna ed esterna, la protezione delle frontiere e la politica della migrazione, la stabilizzazione del nostro vicinato, la crescita e l'occupazione, soprattutto per combattere la disoccupazione giovanile, e l'attuazione degli accordi raggiunti alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2015;

B.   considerando che dopo un inizio positivo per la moneta unica, nella zona euro si è evidenziata una mancanza di convergenza, di cooperazione politica e di titolarità;

C.   considerando che, viste le varie crisi e sfide planetarie, è necessario che la zona euro compia quanto prima un salto di qualità in termini di integrazione;

D.   considerando che l'appartenenza a una zona monetaria comune presuppone strumenti comuni e solidarietà a livello europeo, nonché obblighi e responsabilità da parte di ciascuno Stato membro partecipante;

E.   considerando che è necessario ripristinare la fiducia all'interno della zona euro;

F.   considerando che una tabella di marcia ben definita che rifletta un approccio globale è necessaria per realizzare appieno i vantaggi della moneta comune, garantendone nel contempo la sostenibilità e conseguendo gli obiettivi di stabilità e piena occupazione;

G.   considerando che in ciò rientrano il completamento concordato dell'Unione bancaria, il rafforzamento del quadro di bilancio con capacità di assorbimento degli shock e incentivi a favore di riforme strutturali propizie alla crescita, che vadano a integrare le attuali misure di politica monetaria;

H.   considerando che una capacità di bilancio e il relativo codice di convergenza sono tasselli fondamentali di una tale impresa, il cui successo può essere garantito soltanto da una stretta interconnessione di responsabilità e solidarietà;

I.   considerando che la creazione di una capacità di bilancio della zona euro è soltanto uno dei tasselli del puzzle e deve andare di pari passo con un chiaro spirito rifondatore europeo tra i suoi membri attuali e futuri;

1.   adotta la seguente tabella di marcia:

i. Principi generali

Il trasferimento di sovranità in materia di politica monetaria richiede meccanismi di aggiustamento alternativi, quali l'attuazione di riforme strutturali favorevoli alla crescita, il mercato interno, l'Unione bancaria, l'Unione dei mercati dei capitali, per creare un settore finanziario più sicuro e una capacità di bilancio per far fronte agli shock macroeconomici e rafforzare la competitività e la stabilità delle economie degli Stati membri, al fine di rendere la zona euro un'area monetaria ottimale.

La convergenza, la buona governance e la condizionalità, applicate mediante istituzioni democraticamente responsabili a livello di zona euro e/o nazionale sono fondamentali soprattutto per evitare trasferimenti permanenti, l'azzardo morale e una condivisione pubblica dei rischi non sostenibile.

La progressiva crescita dell'entità e della credibilità della capacità di bilancio contribuirà a ripristinare la fiducia dei mercati finanziari nella sostenibilità delle finanze pubbliche della zona euro, il che consentirà, in linea di principio, di tutelare meglio i contribuenti e ridurre i rischi pubblici e privati.

La capacità di bilancio include il meccanismo europeo di stabilità (MES) e una capacità di bilancio supplementare specifica per la zona euro. La capacità di bilancio è creata in aggiunta al meccanismo europeo di stabilità e senza pregiudizio dello stesso.

Come primo passo, la capacità di bilancio specifica della zona euro dovrebbe rientrare nel bilancio dell'Unione, al di sopra degli attuali massimali del quadro finanziario pluriennale, e dovrebbe essere finanziata dagli Stati membri della zona euro e da altri paesi partecipanti mediante entrate da concordare tra gli Stati membri partecipanti e da considerarsi entrate con destinazione specifica e garanzie; una volta che sarà stabilizzata, la capacità di bilancio potrebbe essere finanziata tramite risorse proprie, secondo le raccomandazioni della relazione Monti sul futuro finanziamento dell'UE.

Il MES, pur continuando ad adempiere agli attuali compiti, dovrebbe essere ulteriormente sviluppato e trasformato in un Fondo monetario europeo (FME), dotato di un'adeguata capacità di erogare e contrarre prestiti, nonché di un mandato chiaramente definito, al fine di assorbire gli shock asimmetrici e simmetrici.

ii. I tre pilastri della capacità di bilancio ai fini della convergenza e della stabilizzazione della zona euro

La capacità di bilancio dovrebbe svolgere tre diverse funzioni:

   in primo luogo, sarebbe opportuno incentivare la convergenza economica e sociale nella zona euro per promuovere le riforme strutturali, ammodernare le economie e migliorare la competitività di ciascuno Stato membro e la resilienza della zona euro, contribuendo in tal modo altresì alla capacità degli Stati membri di assorbire gli shock asimmetrici e simmetrici;
   in secondo luogo, le differenze nei cicli economici degli Stati membri della zona euro ascrivibili a differenze strutturali o a una vulnerabilità economica generale comportano la necessità di affrontare gli shock asimmetrici (situazioni in cui un evento economico incide maggiormente su un'economia rispetto a un'altra, per esempio allorché si ha un crollo della domanda in un determinato Stato membro e non negli altri, in seguito a uno shock esterno su cui uno Stato membro non è in grado di influire);
   in terzo luogo, occorre affrontare gli shock simmetrici (situazioni in cui un evento economico colpisce tutte le economie nello stesso modo, ad esempio la variazione dei prezzi del petrolio per i paesi della zona euro) ai fini di una maggiore resilienza della zona euro nel suo insieme.

In considerazione di tali obiettivi, occorrerà prendere in esame quali funzioni possono essere realizzate nell'ambito dell'attuale quadro giuridico dell'Unione e quali richiederanno l'adeguamento o la modifica dei trattati.

Primo pilastro: il codice di convergenza

La situazione economica attuale richiede una strategia di investimento, parallelamente al risanamento e alla responsabilità di bilancio in conformità del quadro di governance economica.

Accanto al patto di stabilità e crescita, il codice di convergenza, adottato con procedura legislativa ordinaria tenendo conto delle raccomandazioni specifiche per paese, dovrebbe concentrarsi, per un quinquennio, sui criteri di convergenza in materia di fiscalità, mercato del lavoro, investimenti, produttività, coesione sociale, pubblica amministrazione e capacità di buona governance nell'ambito dei trattati vigenti.

Nel quadro di governance economica, il rispetto del codice di convergenza dovrebbe essere il presupposto per la piena partecipazione alla capacità di bilancio e ciascuno Stato membro dovrebbe formulare proposte sul modo in cui conformarsi ai criteri del codice di convergenza.

La capacità di bilancio della zona euro dovrebbe essere integrata da una strategia di lungo periodo per la sostenibilità del debito e la riduzione dello stesso, nonché il potenziamento della crescita e degli investimenti nei paesi della zona euro, il che abbasserebbe i costi complessivi di rifinanziamento e il rapporto debito/PIL.

Secondo pilastro: assorbimento degli shock asimmetrici

Data la stretta integrazione degli Stati membri della zona euro, gli shock asimmetrici che incidono sulla stabilità di tale zona nel suo insieme non possono essere del tutto esclusi, malgrado gli sforzi combinati degli Stati membri in materia di coordinamento delle politiche, convergenza e riforme strutturali sostenibili.

La stabilizzazione garantita dal MES/FME dovrebbe essere integrata da meccanismi automatici di assorbimento degli shock.

La stabilizzazione deve incentivare le prassi corrette ed evitare l'azzardo morale.

Un siffatto sistema deve prevedere norme chiare sui termini per gli eventuali pagamenti e rimborsi e deve essere chiaramente definito in termini di entità e meccanismi di finanziamento, evitando nel contempo di incidere sul bilancio durante un ciclo economico di più lungo periodo.

Terzo pilastro: assorbimento degli shock simmetrici

Futuri shock simmetrici potrebbero destabilizzare l'intera zona euro, in quanto l'area monetaria non è ancora dotata degli strumenti necessari per far fronte a una crisi di proporzioni simili alla precedente.

In caso di shock simmetrici imputabili a una mancanza di domanda interna, la politica monetaria di per sé non può rilanciare la crescita, in particolare in un contesto di tassi d'interesse prossimi allo zero. Il bilancio della zona euro, dovrebbe essere di entità sufficiente per assorbire tali shock simmetrici, finanziando gli investimenti mirati alla domanda aggregata e alla piena occupazione, in linea con l'articolo 3 TUE.

iii. Governance, rendicontabilità democratica e controllo

Nella governance economica della zona euro dovrebbe prevalere il metodo comunitario.

Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dovrebbero svolgere un ruolo più incisivo nel nuovo quadro di governance economica, al fine di accrescere la rendicontabilità democratica. Ciò include una maggiore titolarità nazionale del semestre europeo e una riforma della conferenza interparlamentare prevista dall'articolo 13 del patto di bilancio (Fiscal Compact), per darle maggiore sostanza e sviluppare in tal modo una più forte opinione parlamentare e pubblica. Ai fini di una migliore titolarità, i parlamenti nazionali dovrebbero controllare i governi nazionali, così come il Parlamento europeo dovrebbe controllare i dirigenti europei.

Le funzioni di presidente dell'Eurogruppo e di commissario per gli Affari economici e finanziari possono essere accorpate in un'unica figura e, in tal caso, il presidente della Commissione dovrebbe designare tale commissario alla vicepresidenza della Commissione.

Un ministro delle Finanze e del Tesoro in seno alla Commissione dovrebbe garantire piena rendicontabilità democratica ed essere dotato di tutti gli strumenti e le capacità necessari per applicare il vigente quadro di governance economica e ottimizzare lo sviluppo della zona euro, in cooperazione con i ministri delle Finanze degli Stati membri partecipanti.

Il Parlamento europeo dovrebbe riesaminare il proprio regolamento e la propria organizzazione per garantire la completa rendicontabilità democratica della capacità di bilancio nei confronti dei deputati degli Stati membri partecipanti;

2.  Invita:

   il Consiglio europeo a definire gli orientamenti descritti in precedenza al più tardi in occasione del vertice UE di Roma (marzo 2017), tra cui un quadro di riferimento per una stabilizzazione sostenibile a lungo termine della zona euro;
   la Commissione a presentare un Libro bianco con un ambizioso capitolo centrale dedicato alla zona euro e a formulare nel 2017 le proposte legislative corrispondenti, avvalendosi di tutti i mezzi contemplati dai trattati vigenti, tra cui il codice di convergenza, il bilancio della zona euro e gli stabilizzatori automatici, nonché a fissare un calendario preciso per l'attuazione di tali misure;

3.   dichiara la propria disponibilità a ultimare tutte le misure legislative che non richiedono modifiche dei trattati entro la fine dell'attuale mandato della Commissione e del Parlamento europeo e a gettare le basi della modifica dei trattati necessaria, a medio e lungo termine, ai fini della sostenibilità della zona euro;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, alla Commissione, al Consiglio, all'Eurogruppo, alla Banca centrale europea, al direttore esecutivo del meccanismo europeo di stabilità, nonché ai parlamenti degli Stati membri.


Norme di diritto civile sulla robotica
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica (2015/2103(INL))
P8_TA(2017)0051 A8-0005/2017

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   vista la direttiva 85/374/CEE del Consiglio(1) ,

–   visto lo studio sugli aspetti etici dei sistemi ciberfisici svolto per conto del comitato di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) del Parlamento e gestito dall'unità Prospettiva scientifica dello STOA (DG Servizi di ricerca parlamentare),

–   visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0005/2017 ),

Introduzione

A.   considerando che, dal mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga e il robot di Karel Čapek, che ha coniato la parola, gli esseri umani hanno fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, spesso androidi con caratteristiche umane;

B.   considerando che l'umanità si trova ora sulla soglia di un'era nella quale robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell'intelligenza artificiale sembrano sul punto di avviare una nuova rivoluzione industriale, suscettibile di toccare tutti gli strati sociali, rendendo imprescindibile che la legislazione ne consideri le implicazioni e le conseguenze legali ed etiche, senza ostacolare l'innovazione;

C.   considerando che è necessario creare una definizione generalmente accettata di robot e di intelligenza artificiale che sia flessibile e non ostacoli l'innovazione;

D.   considerando che tra il 2010 e il 2014 la crescita media delle vendite di robot era stabile al 17% annuo e che nel 2014 è aumentata al 29%, il più considerevole aumento annuo mai registrato, e che i fornitori di parti motrici e l'industria elettrica/elettronica sono i principali propulsori della crescita; che le richieste di brevetto per le tecnologie robotiche sono triplicate nel corso dell'ultimo decennio;

E.   considerando che negli ultimi duecento anni il tasso di occupazione è aumentato costantemente grazie agli sviluppi tecnologici; che lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di trasformare le abitudini di vita e lavorative, innalzare i livelli di efficienza, di risparmio e di sicurezza e migliorare il livello dei servizi, nel breve e medio termine, e considerando che la robotica e l'intelligenza artificiale promettono di portare benefici in termini di efficienza e di risparmio economico non solo in ambito manifatturiero e commerciale, ma anche in settori quali i trasporti, l'assistenza medica, l'istruzione e l'agricoltura, consentendo di evitare di esporre esseri umani a condizioni pericolose, come nel caso della pulizia di siti contaminati da sostanze tossiche;

F.   considerando che l'invecchiamento è il risultato dell'allungamento della speranza di vita dovuto ai progressi nell'ambito delle condizioni di vita e della medicina moderna e che rappresenta una delle maggiori sfide politiche, sociali ed economiche del XXI secolo per le società europee; che entro il 2025 oltre il 20 % dei cittadini europei avrà 65 anni o più e che si assisterà a un aumento particolarmente rapido di chi ne avrà 80 o più, il che comporterà un equilibrio sostanzialmente diverso tra generazioni all'interno delle nostre società, e che è interesse della società che le persone anziane rimangano in salute e attive quanto più a lungo possibile;

G.   considerando che l'andamento attuale, che tende a sviluppare macchine autonome e intelligenti, in grado di apprendere e prendere decisioni in modo indipendente, genera nel lungo periodo non solo vantaggi economici ma anche una serie di preoccupazioni circa gli effetti diretti e indiretti sulla società nel suo complesso;

H.   considerando che l'apprendimento automatico offre enormi vantaggi economici e innovativi per la società migliorando notevolmente le capacità di analisi dei dati, sebbene ponga nel contempo alcune sfide legate alla necessità di garantire la non discriminazione, il giusto processo, la trasparenza e la comprensibilità dei processi decisionali;

I.   considerando che i cambiamenti economici e le conseguenze per l'occupazione derivanti dalla robotica e dall'apprendimento automatico devono essere parimenti valutati; che, nonostante i vantaggi innegabili apportati dalla robotica, essa può comportare una trasformazione del mercato del lavoro e rendere necessaria, di conseguenza, una riflessione sul futuro dell'istruzione, dell'occupazione e delle politiche sociali;

J.   considerando che l'uso diffuso di robot potrebbe non portare automaticamente alla sostituzione di posti di lavoro, ma le mansioni meno qualificate nei settori ad alta intensità di manodopera potrebbero essere maggiormente esposte all'automazione; che questa tendenza potrebbe riportare i processi di produzione nell'UE; che la ricerca ha dimostrato che l'occupazione aumenta in modo particolarmente veloce nei settori caratterizzati da un maggiore impiego dei computer; che l'automazione dei posti di lavoro è potenzialmente in grado di liberare le persone dalla monotonia del lavoro manuale, consentendo loro di avvicinarsi a mansioni più creative e significative; che l'automazione richiede che i governi investano nell'istruzione e in altre riforme al fine di migliorare la ridistribuzione delle tipologie di competenze di cui avranno bisogno i lavoratori di domani;

K.   considerando che, a fronte delle crescenti divisioni della società e della riduzione delle dimensioni della classe media, è importante tenere presente che gli sviluppi della robotica possono condurre a una forte concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di una minoranza;

L.   considerando che lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale eserciterà sicuramente un'influenza sul mondo del lavoro, il che potrebbe dare luogo a nuove preoccupazioni in materia di responsabilità ed eliminarne altre; che occorre chiarire la responsabilità giuridica per quanto concerne sia il modello di impresa sia le caratteristiche dei lavoratori, in caso di emergenza o qualora sorgessero problemi;

M.   considerando che la tendenza all'automazione esige che i soggetti coinvolti nello sviluppo e nella commercializzazione di applicazioni dell'intelligenza artificiale integrino gli aspetti relativi alla sicurezza e all'etica fin dal principio, riconoscendo pertanto che devono essere preparati ad accettare di essere legalmente responsabili della qualità della tecnologia prodotta;

N.   considerando che il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(2) (regolamento generale sulla protezione dei dati ) stabilisce un quadro giuridico volto a proteggere i dati personali; che altri aspetti riguardanti l'accesso ai dati e la protezione dei dati personali e della privacy potrebbero ancora dover essere affrontati, dal momento che potrebbero ancora sorgere preoccupazioni in materia di privacy per quanto riguarda le applicazioni e gli apparecchi che comunicano tra di loro e con le banche dati senza l'intervento umano;

O.   considerando che gli sviluppi nel campo della robotica e dell'intelligenza artificiale possono e dovrebbero essere pensati in modo tale da preservare la dignità, l'autonomia e l'autodeterminazione degli individui, soprattutto nei campi dell'assistenza e della compagnia da parte di esseri umani e nel contesto delle apparecchiature mediche atte alla "riparazione" o al "miglioramento" degli esseri umani;

P.   considerando che è possibile che a lungo termine l'intelligenza artificiale superi la capacità intellettuale umana;

Q.   considerando che l'ulteriore sviluppo e il maggiore ricorso a processi decisionali automatizzati e algoritmici hanno senza dubbio un impatto sulle scelte compiute da un privato (ad esempio un'impresa o un internauta) e da un'autorità amministrativa, giudiziaria o da un qualsiasi altro ente pubblico al fine di rappresentare la decisione finale di un consumatore, un'impresa o un'autorità; che i dispositivi di sicurezza e la possibilità di verifica e controllo umani devono essere integrati nei processi decisionali automatizzati e algoritmici;

R.   considerando che alcuni Stati esteri quali Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud stanno prendendo in considerazione, e in una certa misura hanno già adottato, atti normativi in materia di robotica e intelligenza artificiale, e che alcuni Stati membri hanno iniziato a riflettere sulla possibile elaborazione di norme giuridiche o sull'introduzione di cambiamenti legislativi per tenere conto delle applicazioni emergenti di tali tecnologie;

S.   considerando che l'industria europea potrebbe trarre beneficio da un approccio efficiente, coerente e trasparente alla regolamentazione a livello dell'UE, che fornisca condizioni prevedibili e sufficientemente chiare in base alle quali le imprese possano sviluppare applicazioni e pianificare i propri modelli commerciali su scala europea, garantendo nel contempo che l'Unione e i suoi Stati membri mantengano il controllo sulle norme regolamentari da impostare e non siano costretti ad adottare e subire norme stabilite da altri, vale a dire quei paesi terzi che sono anche in prima linea nello sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale;

Principi generali

T.   considerando che le leggi di Asimov(3) devono essere considerate come rivolte ai progettisti, ai fabbricanti e agli utilizzatori di robot, compresi i robot con capacità di autonomia e di autoapprendimento integrate, dal momento che tali leggi non possono essere convertite in codice macchina;

U.   considerando che è necessaria una serie di norme che disciplinino in particolare la responsabilità, la trasparenza e l'assunzione di responsabilità e che riflettano i valori intrinsecamente europei, universali e umanistici che caratterizzano il contributo dell'Europa alla società; che tali regole non devono influenzare il processo di ricerca, innovazione e sviluppo nel settore della robotica;

V.   considerando che l'Unione potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella definizione dei principi etici fondamentali da rispettare per lo sviluppo, la programmazione e l'utilizzo di robot e dell'intelligenza artificiale e per l'inclusione di tali principi nelle normative e nei codici di condotta dell'Unione al fine di configurare la rivoluzione tecnologica in modo che essa serva l'umanità e affinché i benefici della robotica avanzata e dell'intelligenza artificiale siano ampiamente condivisi, evitando per quanto possibile potenziali insidie;

W.   considerando la carta sulla robotica allegata alla relazione, elaborata con l'assistenza dell'unità Prospettiva scientifica dello STOA (DG Servizi di ricerca parlamentare), che propone un codice etico per gli ingegneri robotici, un codice per i comitati di etica della ricerca, una "licenza" per progettisti e una "licenza" per utenti;

X.   considerando che per l'Unione dovrebbe essere adottato un approccio graduale, pragmatico e cauto del tipo auspicato da Jean Monnet(4) per quanto riguarda qualsiasi iniziativa futura sulla robotica e sull'intelligenza artificiale al fine di garantire che l'innovazione non sia soffocata;

Y.   considerando che è opportuno, dato lo stadio raggiunto nello sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale, iniziare con le questioni di responsabilità civile;

Responsabilità

Z.   considerando che, grazie agli strabilianti progressi tecnologici dell'ultimo decennio, non solo oggi i robot sono in grado di svolgere attività che tradizionalmente erano tipicamente ed esclusivamente umane, ma lo sviluppo di determinate caratteristiche autonome e cognitive – ad esempio la capacità di apprendere dall'esperienza e di prendere decisioni quasi indipendenti – li ha resi sempre più simili ad agenti che interagiscono con l'ambiente circostante e sono in grado di alterarlo in modo significativo; che, in tale contesto, la questione della responsabilità giuridica derivante dall'azione nociva di un robot diventa essenziale;

AA.   considerando che l'autonomia di un robot può essere definita come la capacità di prendere decisioni e metterle in atto nel mondo esterno, indipendentemente da un controllo o un'influenza esterna; che tale autonomia è di natura puramente tecnologica e il suo livello dipende dal grado di complessità con cui è stata progettata l'interazione di un robot con l'ambiente;

AB.   considerando che più i robot sono autonomi, meno possono essere considerati come meri strumenti nelle mani di altri attori (quali il fabbricante, l'operatore, il proprietario, l'utilizzatore, ecc.); che ciò, a sua volta, pone il quesito se le regole ordinarie in materia di responsabilità siano sufficienti o se ciò renda necessari nuovi principi e regole volte a chiarire la responsabilità legale dei vari attori per azioni e omissioni imputabili ai robot, qualora le cause non possano essere ricondotte a un soggetto umano specifico, e se le azioni o le omissioni legate ai robot che hanno causato danni avrebbero potuto essere evitate;

AC.   considerando che, in ultima analisi, l'autonomia dei robot solleva la questione della loro natura alla luce delle categorie giuridiche esistenti e dell'eventuale necessità di creare una nuova categoria con caratteristiche specifiche e implicazioni proprie;

AD.   considerando che, nell'attuale quadro giuridico, i robot non possono essere considerati responsabili in proprio per atti o omissioni che causano danni a terzi; che le norme esistenti in materia di responsabilità coprono i casi in cui la causa di un'azione o di un'omissione del robot può essere fatta risalire ad uno specifico agente umano, ad esempio il fabbricante, l'operatore, il proprietario o l'utilizzatore, e laddove tale agente avrebbe potuto prevedere ed evitare il comportamento nocivo del robot; che, inoltre, i fabbricanti, gli operatori, i proprietari o gli utilizzatori potrebbero essere considerati oggettivamente responsabili per gli atti o le omissioni di un robot;

AE.   considerando che, in base all'attuale quadro giuridico, la responsabilità da prodotto (secondo la quale il produttore di un prodotto è responsabile dei malfunzionamenti) e le norme che disciplinano la responsabilità per azioni dannose (in virtù delle quali l'utente di un prodotto è responsabile di un comportamento che conduce al danno) sono applicabili ai danni causati dai robot e dall'intelligenza artificiale;

AF.   considerando che, nell'ipotesi in cui un robot possa prendere decisioni autonome, le norme tradizionali non sono sufficienti per attivare la responsabilità per i danni causati da un robot, in quanto non consentirebbero di determinare qual è il soggetto cui incombe la responsabilità del risarcimento né di esigere da tale soggetto la riparazione dei danni causati;

AG.   considerando che sono palesi le carenze dell'attuale quadro normativo anche in materia di responsabilità contrattuale, dal momento che le macchine progettate per scegliere le loro controparti, negoziare termini contrattuali, concludere contratti e decidere se e come attuarli rendono inapplicabili le norme tradizionali; considerando che ciò pone in evidenza la necessità di norme nuove, efficaci e al passo con i tempi che corrispondano alle innovazioni e agli sviluppi tecnologici che sono stati di recente introdotti e che sono attualmente utilizzati sul mercato;

AH.   considerando che, per quanto riguarda la responsabilità extracontrattuale, la direttiva 85/374/CEE riguarda solamente i danni causati dai difetti di fabbricazione di un robot e a condizione che la persona danneggiata sia in grado di dimostrare il danno effettivo, il difetto nel prodotto e il nesso di causalità tra difetto e danno e che pertanto la responsabilità oggettiva o la responsabilità senza colpa potrebbero non essere sufficienti;

AI.   considerando che, nonostante l’ambito di applicazione della direttiva 85/374/CEE, l'attuale quadro giuridico non sarebbe sufficiente a coprire i danni causati dalla nuova generazione di robot, in quanto questi possono essere dotati di capacità di adattamento e di apprendimento che implicano un certo grado di imprevedibilità nel loro comportamento, dato che imparerebbero in modo autonomo, in base alle esperienze diversificate di ciascuno, e interagirebbero con l'ambiente in modo unico e imprevedibile;

Principi generali riguardanti lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale per uso civile

1.  invita la Commissione a proporre definizioni europee comuni di sistemi ciberfisici, di sistemi autonomi, di robot autonomi intelligenti e delle loro sottocategorie, prendendo in considerazione le seguenti caratteristiche di un robot intelligente:

   l'ottenimento di autonomia grazie a sensori e/o mediante lo scambio di dati con il suo ambiente (interconnettività) e lo scambio e l'analisi di tali dati;
   l'autoapprendimento dall'esperienza e attraverso l'interazione (criterio facoltativo);
   almeno un supporto fisico minore;
   l'adattamento del proprio comportamento e delle proprie azioni all'ambiente;
   l'assenza di vita in termini biologici;

2.   ritiene che debba essere introdotto un sistema globale dell'Unione per la registrazione dei robot avanzati nel mercato interno dell'Unione, laddove necessario e pertinente per categorie specifiche di robot, e invita la Commissione a stabilire criteri per la classificazione dei robot da registrare; invita, in tale contesto, la Commissione a valutare se sia opportuno affidare la gestione del sistema di registrazione e del registro a un'agenzia designata dell'UE per la robotica e l'intelligenza artificiale;

3.   sottolinea che lo sviluppo della tecnologia robotica dovrebbe mirare a integrare le capacità umane e non a sostituirle; ritiene che sia fondamentale, nello sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale, garantire che gli uomini mantengano in qualsiasi momento il controllo sulle macchine intelligenti; ritiene che dovrebbe essere prestata un'attenzione particolare alla possibilità che nasca un attaccamento emotivo tra gli uomini e i robot, in particolare per i gruppi vulnerabili (bambini, anziani e disabili), e sottolinea gli interrogativi connessi al grave impatto emotivo e fisico che un tale attaccamento potrebbe avere sugli uomini;

4.   sottolinea che un approccio a livello dell'Unione può agevolare il progresso evitando la frammentazione nel mercato interno e, al contempo, evidenzia l'importanza del principio di riconoscimento reciproco nell'utilizzo transfrontaliero dei robot e dei sistemi robotici; rammenta che il collaudo, la certificazione e l'autorizzazione all'immissione nel mercato dovrebbero essere richiesti soltanto in uno Stato membro; sottolinea che tale approccio dovrebbe essere accompagnato da un'efficace vigilanza del mercato;

5.   sottolinea l'importanza di misure a sostegno delle piccole e medie imprese e delle start-up nel settore della robotica che creano nuovi segmenti di mercato nel settore o che si avvalgono di robot;

Ricerca e innovazione

6.   sottolinea che molte applicazioni robotiche sono ancora in fase sperimentale; accoglie con favore il fatto che sempre più progetti di ricerca sono finanziati dagli Stati membri e dall'Unione; ritiene essenziale che l'Unione e gli Stati membri, per mezzo dei finanziamenti pubblici, restino leader nella ricerca in ambito della robotica e dell'intelligenza artificiale; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare gli strumenti finanziari per i progetti di ricerca nella robotica e nelle TIC, compresi i partenariati pubblico-privati, e ad attuare nelle rispettive politiche di ricerca i principi della scienza aperta e dell'innovazione etica responsabile; sottolinea che è necessario destinare risorse sufficienti alla ricerca di soluzioni alle sfide sociali, etiche, giuridiche ed economiche poste dallo sviluppo tecnologico e dalle sue applicazioni;

7.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere i programmi di ricerca, a incentivare la ricerca sui possibili rischi e sulle possibili opportunità a lungo termine dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie robotiche e a promuovere quanto prima l'avvio di un dialogo pubblico strutturato sulle conseguenze dello sviluppo di tali tecnologie; invita la Commissione, nell'ambito del riesame intermedio del quadro finanziario pluriennale (QFP), ad aumentare il suo sostegno a favore del programma SPARC finanziato a titolo di Orizzonte 2020; invita la Commissione e gli Stati membri a unire i loro sforzi per monitorare da vicino tali tecnologie e garantire una loro transizione più agevole dalla ricerca alla commercializzazione e all'utilizzo sul mercato, dopo le opportune valutazioni della sicurezza e nel rispetto del principio di precauzione;

8.   sottolinea che l'innovazione nella robotica e nell'intelligenza artificiale e la loro integrazione nell'economia e nella società richiedono un'infrastruttura digitale che garantisca una connettività universale; invita la Commissione a definire un quadro che soddisfi i requisiti di connettività per il futuro digitale dell'Unione e a garantire che l'accesso alla banda larga e alla rete 5G sia pienamente conforme al principio di neutralità della rete;

9.   è fermamente convinto che un'interoperabilità tra i sistemi, i dispositivi e i servizi di cloud , basata sulla sicurezza e sulla tutela della vita privata fin dalla progettazione, sia fondamentale per ottenere flussi di dati in tempo reale che consentano ai robot e all'intelligenza artificiale una maggiore flessibilità e autonomia; invita la Commissione a promuovere un ambiente aperto, che spazi da norme aperte a modelli innovativi per la concessione delle licenze e dalle piattaforme aperte alla trasparenza, al fine di evitare la dipendenza da sistemi proprietari che limitano l'interoperabilità;

Principi etici

10.   osserva che le possibilità di realizzazione personale che derivano dall'uso della robotica sono relativizzate da un insieme di tensioni o rischi e dovrebbero essere valutate in modo serio dal punto di vista della sicurezza delle persone e della loro salute, della libertà, la vita privata, l'integrità, la dignità, dell'autodeterminazione e la non discriminazione nonché della protezione dei dati personali;

11.   considera che l'attuale quadro giuridico dell'Unione debba essere aggiornato e integrato, se del caso, da principi etici di orientamento che riflettano la complessità della robotica e delle sue numerose implicazioni sociali, mediche, bioetiche; è del parere che un quadro etico di orientamento chiaro, rigoroso ed efficiente per lo sviluppo, la progettazione, la produzione, l'uso e la modifica dei robot sia necessario per integrare le raccomandazioni legali della relazione e l'acquis nazionale e dell'Unione esistente; propone, in allegato alla presente risoluzione, un quadro sotto forma di una carta contenente un codice di condotta per gli ingegneri robotici, un codice per i comitati etici di ricerca relativo al loro lavoro di revisione dei protocolli di robotica e modelli di licenze per progettisti e utenti;

12.   pone l'accento sul principio della trasparenza, nello specifico sul fatto che dovrebbe sempre essere possibile indicare la logica alla base di ogni decisione presa con l'ausilio dell'intelligenza artificiale che possa avere un impatto rilevante sulla vita di una o più persone; ritiene che debba sempre essere possibile ricondurre i calcoli di un sistema di intelligenza artificiale a una forma comprensibile per l'uomo; ritiene che i robot avanzati dovrebbero essere dotati di una "scatola nera" che registri i dati su ogni operazione effettuata dalla macchina, compresi i passaggi logici che hanno contribuito alle sue decisioni;

13.   sottolinea che il quadro etico di orientamento dovrebbe essere basato sui principi di beneficenza, non maleficenza, autonomia e giustizia, nonché sui principi sanciti all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea – quali la dignità umana, l'uguaglianza, la giustizia e l'equità, la non discriminazione, il consenso informato, la vita privata e familiare e la protezione dei dati, così come sugli altri principi e valori alla base del diritto dell'Unione come la non stigmatizzazione, la trasparenza, l'autonomia, la responsabilità individuale e sociale – e sulle pratiche e i codici etici esistenti;

14.   ritiene che un'attenzione speciale dovrebbe essere prestata ai robot che rappresentano una minaccia significativa alla riservatezza in virtù del loro posizionamento in spazi tradizionalmente protetti e privati e della loro capacità di estrarre e trasmettere dati personali e sensibili;

Un'agenzia europea

15.   ritiene che sia necessaria una cooperazione rafforzata tra gli Stati membri e la Commissione per garantire nell'Unione norme transfrontaliere coerenti che promuovano la collaborazione tra le industrie europee e consentano la diffusione nell'intera Unione di robot che soddisfino i livelli richiesti di sicurezza nonché i principi etici sanciti dal diritto dell'Unione;

16.   chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di istituire un'agenzia europea per la robotica e l'intelligenza artificiale incaricata di fornire le competenze tecniche, etiche e normative necessarie a sostenere l'impegno degli attori pubblici pertinenti, a livello sia di Unione che di Stati membri, per garantire una risposta tempestiva, etica e ben informata alle nuove opportunità e sfide, in particolare quelle di carattere transfrontaliero, derivanti dallo sviluppo tecnologico della robotica, come ad esempio nel settore dei trasporti;

17.   ritiene che, alla luce delle potenzialità della robotica, dei problemi connessi al suo utilizzo e delle attuali dinamiche d'investimento, risulti giustificato dotare l'agenzia europea di un bilancio proprio e di personale, come regolatori ed esperti tecnici ed etici esterni incaricati di monitorare, a livello intersettoriale e multidisciplinare, le applicazioni basate sulla robotica, individuare norme relative alle migliori prassi e, ove opportuno, raccomandare misure regolamentari, definire nuovi principi e affrontare eventuali questioni di tutela dei consumatori e difficoltà sistemiche; chiede alla Commissione (e all'agenzia europea, qualora fosse istituita) di riferire annualmente al Parlamento europeo circa gli ultimi sviluppi della robotica e le eventuali azioni che devono essere intraprese;

Diritti di proprietà intellettuale e flusso di dati

18.   rileva che non esistono disposizioni giuridiche che si applichino specificamente alla robotica, ma che ad essa possono essere facilmente applicati i regimi e le dottrine giuridici esistenti, sebbene alcuni aspetti richiedano una considerazione specifica; invita la Commissione a sostenere un approccio orizzontale e neutrale dal punto di vista tecnologico alla proprietà intellettuale applicabile ai vari settori in cui la robotica potrebbe essere impiegata;

19.   invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le norme di diritto civile nel settore della robotica siano coerenti al regolamento generale sulla protezione dei dati e in linea con i principi della necessità e della proporzionalità; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto della rapida evoluzione tecnologica del settore della robotica, compreso lo sviluppo dei sistemi ciberfisici, e ad assicurare che il diritto dell'Unione non resti indietro rispetto all'andamento dello sviluppo e dell'adozione delle tecnologie;

20.   sottolinea che il diritto al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, quale stabilito dagli articoli 7 e 8 della Carta e dall'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), si applica a tutti gli ambiti della robotica e che il quadro giuridico dell'Unione per la protezione dei dati deve essere pienamente rispettato; chiede a tale proposito che, nel quadro dell'attuazione del regolamento generale sulla protezione dei dati, si chiariscano le norme e i criteri relativi all'uso di fotocamere e sensori nei robot; invita la Commissione a garantire che siano rispettati i principi della protezione dei dati, come la tutela della vita privata fin dalla progettazione e per impostazione predefinita, la minimizzazione dei dati e la limitazione delle finalità, così come meccanismi di controllo trasparenti per i titolari dei dati e misure correttive adeguate conformi alla legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati e che siano promosse adeguate raccomandazioni e norme da integrare nelle politiche dell'Unione;

21.   sottolinea che la libera circolazione dei dati è indispensabile per l'economia digitale e lo sviluppo nel settore della robotica e dell'intelligenza artificiale; evidenzia che un elevato livello di sicurezza dei sistemi della robotica, compresi i loro sistemi di dati interni e i flussi di dati, è fondamentale per un utilizzo adeguato dei robot e dell'intelligenza artificiale; sottolinea che deve essere garantita la protezione delle reti di robot e intelligenza artificiale interconnessi onde prevenire eventuali violazioni della sicurezza; sottolinea che un elevato livello di sicurezza e di protezione dei dati personali, congiuntamente al rispetto della vita privata, è fondamentale nella comunicazione tra gli uomini e i robot e le forme di intelligenza artificiale; sottolinea la responsabilità dei progettisti di robot e di intelligenza artificiale di sviluppare prodotti sicuri e adatti agli scopi previsti; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e incentivare lo sviluppo della tecnologia necessaria, inclusa la sicurezza fin dalla progettazione;

Normazione, sicurezza e protezione

22.   evidenzia che la questione della definizione delle norme e della concessione dell'interoperabilità è fondamentale per la concorrenza futura nell'ambito delle tecnologie di robotica e di intelligenza artificiale; invita la Commissione a continuare a lavorare sull'armonizzazione internazionale delle norme tecniche, in particolare assieme agli organismi europei di normazione e all'Organizzazione internazionale di normazione, per favorire l'innovazione, evitare la frammentazione del mercato interno e garantire un livello elevato di sicurezza dei prodotti e di protezione dei consumatori che includa, ove opportuno, norme minime di sicurezza nell'ambiente di lavoro; sottolinea l'importanza dell'ingegneria inversa legale e degli standard aperti al fine di massimizzare il valore dell'innovazione e garantire che i robot possano comunicare tra loro; accoglie favorevolmente, a tal proposito, l'istituzione di speciali comitati tecnici, quali l'ISO/TC 299 Robotics, che si dedicano esclusivamente all'elaborazione di norme in materia di robotica;

23.   sottolinea che testare i robot in condizioni reali è essenziale per individuare e valutare i rischi che potrebbero comportare, nonché il loro sviluppo tecnologico successivo alla fase puramente sperimentale di laboratorio; sottolinea, a tale proposito, che testare i robot in situazioni reali, in particolare nelle città e sulle strade, solleva un gran numero di problemi, tra cui ostacoli che rallentano lo sviluppo di queste fasi di collaudo, e richiede una strategia e un meccanismo di monitoraggio efficaci; invita la Commissione a elaborare criteri uniformi in tutta l'Unione, che i singoli Stati membri dovrebbero utilizzare per identificare le aree in cui autorizzare gli esperimenti con robot, nel rispetto del principio di precauzione;

Mezzi di trasporto autonomi

a)Veicoli autonomi

24.   sottolinea che la nozione di trasporto autonomo include tutte le forme a pilotaggio remoto, automatizzate, connesse e autonome di trasporto stradale, ferroviario, aereo e per vie d'acqua, compresi i veicoli, i treni, le imbarcazioni, i traghetti, i velivoli, i droni e tutte le forme future di innovazione e sviluppo in questo settore;

25.   ritiene che il settore automobilistico sia quello in cui è avvertita con maggiore urgenza la necessità di norme efficaci a livello unionale e mondiale che garantiscano lo sviluppo transfrontaliero di veicoli automatizzati e autonomi, in modo da sfruttarne appieno il potenziale economico e beneficiare degli effetti positivi delle tendenze tecnologiche; sottolinea che approcci normativi frammentari ostacolerebbero l'attuazione dei sistemi di trasporto autonomi e metterebbero a repentaglio la competitività europea;

26.   sottolinea che il tempo di reazione del conducente svolge un ruolo fondamentale qualora egli debba inaspettatamente assumere il controllo del veicolo e invita pertanto le parti interessate a fornire dati realistici per la definizione delle questioni relative alla sicurezza e alla responsabilità;

27.   è del parere che il passaggio ai veicoli autonomi avrà un impatto sui seguenti aspetti: la responsabilità civile (responsabilità e assicurazione), la sicurezza stradale, tutte le tematiche relative all'ambiente (ad esempio, efficienza energetica, utilizzo di tecnologie e fonti di energia rinnovabili) e le problematiche relative ai dati (ad esempio, accesso ai dati, protezione dei dati personali e privacy, condivisione di informazioni), le questioni relative all'infrastruttura TIC (ad esempio, un livello elevato di comunicazione efficiente e affidabile) e all'occupazione (ad esempio, la creazione e la perdita di posti di lavoro, la formazione dei conducenti di veicoli commerciali pesanti per la guida dei veicoli automatizzati); evidenzia che saranno necessari notevoli investimenti nelle infrastrutture stradali, energetiche e delle TIC; invita la Commissione a considerare i suddetti aspetti nel suo lavoro sui veicoli autonomi;

28.   sottolinea l'importanza critica dell'affidabilità delle informazioni sul posizionamento nello spazio e nel tempo fornite dai programmi europei di navigazione satellitare Galileo e EGNOS ai fini dell'introduzione dei veicoli autonomi e sollecita, a tale proposito, la messa a punto e il lancio dei satelliti necessari per completare il sistema di posizionamento europeo Galileo;

29.  richiama l'attenzione sull'elevato valore aggiunto dei veicoli autonomi per le persone con mobilità ridotta, in quanto permettono loro di partecipare più efficacemente alla circolazione stradale, facilitando in tal modo la loro vita quotidiana;

   b) Droni (RPAS)

30.   prende atto dei progressi positivi compiuti dalla tecnologia dei droni, in particolare nel settore della ricerca e del soccorso; sottolinea l'importanza di un quadro unionale relativo ai droni al fine di tutelare la sicurezza e la vita privata dei cittadini dell'Unione e invita la Commissione a dare seguito alle raccomandazioni contenute nella risoluzione del Parlamento europeo del 29 ottobre 2015 sull'uso sicuro dei sistemi aerei a pilotaggio remoto (RPAS), noti come veicoli aerei senza equipaggio (UAV), nel settore dell'aviazione civile(5) ; esorta la Commissione a fornire valutazioni sui problemi di sicurezza connessi all'uso su larga scala dei droni; invita la Commissione a valutare la necessità di introdurre un sistema di tracciabilità e identificazione obbligatorio per gli RPAS che consenta di individuare in tempo reale la posizione dei velivoli durante il loro utilizzo; ricorda che l'uniformità e la sicurezza dei velivoli senza pilota dovrebbero essere garantite dalle misure stabilite nel regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) ;

Robot impiegati per l'assistenza

31.   sottolinea che la ricerca e lo sviluppo di robot per l'assistenza agli anziani sono diventati, nel tempo, più diffusi ed economici, permettendo così di produrre dispositivi dotati di maggiori funzionalità e più facilmente accettati dai consumatori; evidenzia l'ampia gamma di applicazioni di tali tecnologie utilizzate per la prevenzione, l'assistenza, il monitoraggio, lo stimolo e l'accompagnamento degli anziani, come pure delle persone affette da demenza, disturbi cognitivi o perdita della memoria;

32.   sottolinea che il contatto umano è uno degli aspetti fondamentali delle cure umane; ritiene che la sostituzione del fattore umano con i robot potrebbe, da una parte, disumanizzare le pratiche di accudimento, ma riconosce, d'altra parte, che i robot potrebbero svolgere compiti di assistenza automatizzati e agevolare il lavoro degli assistenti sanitari, migliorando, nel contempo, le cure fornite dal personale sanitario e rendendo il percorso di riabilitazione più mirato, consentendo così al personale medico e agli assistenti di dedicare più tempo alla diagnosi e a una migliore pianificazione delle opzioni terapeutiche; sottolinea che, sebbene la robotica abbia le potenzialità per migliorare la mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e delle persone anziane, gli assistenti in carne e ossa continueranno a essere necessari e a svolgere un ruolo importante e non completamente sostituibile nella loro interazione sociale;

Robot medici

33.   sottolinea l'importanza di un'adeguata istruzione, formazione e preparazione per il personale sanitario, quali i medici e gli assistenti sanitari, al fine di garantire il grado più elevato possibile di competenza professionale nonché per salvaguardare e proteggere la salute dei pazienti; evidenzia la necessità di definire i requisiti professionali minimi che un chirurgo deve possedere per poter far funzionare ed essere autorizzato a usare i robot chirurgici; considera fondamentale rispettare il principio dell'autonomia supervisionata dei robot, in base al quale la programmazione iniziale di cura e la scelta finale sull'esecuzione spetteranno sempre a un chirurgo umano; sottolinea la particolare importanza della formazione onde consentire agli utenti di familiarizzarsi con i requisiti tecnologici del settore; richiama l'attenzione sulla tendenza crescente all'autodiagnosi mediante l'uso di un robot mobile e, di conseguenza, sulla necessità che i medici siano formati per gestire i casi di autodiagnosi; ritiene che l'utilizzo delle tecnologie in questione non debba sminuire o ledere il rapporto medico-paziente, bensì fornire al medico un'assistenza nella diagnosi e/o nella cura del paziente allo scopo di ridurre il rischio di errore umano e di aumentare la qualità della vita e la speranza di vita;

34.   è convinto che, in campo medico, i robot continuino a compiere progressi nello svolgimento di operazioni chirurgiche ad alta precisione e nell'esecuzione di procedure ripetitive e reputa che tali robot dispongano del potenziale per migliorare i risultati della riabilitazione e fornire un sostegno logistico altamente efficace negli ospedali; osserva che i robot medici possono anche ridurre i costi sanitari, consentendo al personale medico di spostare la propria attenzione dal trattamento alla prevenzione e rendendo disponibili maggiori risorse finanziarie per un migliore adeguamento alla diversità delle esigenze dei pazienti, la formazione continua del personale sanitario e la ricerca;

35.   invita la Commissione a garantire che le procedure di sperimentazione per testare i nuovi dispositivi medici robotici siano sicure, in particolare nel caso di dispositivi che vengono impiantati nel corpo umano, prima della data di applicazione del regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici;

Interventi riparativi e migliorativi del corpo umano

36.   osserva gli enormi progressi compiuti dalla robotica e l'ulteriore potenziale di quest'ultima nel campo della riparazione e della sostituzione degli organi danneggiati e delle funzioni umane, ma anche le complesse questioni sollevate in particolare dalle possibilità di interventi migliorativi del corpo umano, dal momento che i robot medici e specialmente i sistemi ciberfisici (CPS) possono modificare il nostro concetto di corpo umano in salute, dato che possono essere portati direttamente sul corpo umano o essere impiantati nel corpo umano; sottolinea l'importanza di istituire con urgenza, negli ospedali e in altri istituti sanitari, comitati di roboetica con personale adeguato che abbiano il compito di esaminare e aiutare a risolvere problemi etici complessi e insoliti riguardanti la cura e il trattamento di pazienti; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare orientamenti per l'istituzione e il funzionamento di tali comitati;

37.   sottolinea che nel campo delle applicazioni mediche essenziali, quali le protesi robotiche, deve essere garantito l'accesso continuo e sostenibile alle manutenzioni, alle migliorie e, in particolare, agli aggiornamenti dei software che ovviano a malfunzionamenti e vulnerabilità;

38.   raccomanda la creazione di enti di fiducia indipendenti che dispongano dei mezzi necessari per fornire servizi alle persone che utilizzano avanzati dispositivi medici salvavita, ad esempio in termini di manutenzione, riparazioni e migliorie, inclusi gli aggiornamenti software, soprattutto in caso di interruzione di tali servizi di manutenzione da parte del fornitore originale; suggerisce l'introduzione dell'obbligo per i produttori di fornire a tali enti di fiducia indipendenti istruzioni di progettazione esaustive, incluso il codice sorgente, come accade per il deposito legale di una pubblicazione presso la biblioteca nazionale;

39.   sottolinea i rischi correlati alla possibilità di hacking , disattivazione o cancellazione della memoria dei CPS integrati nel corpo umano, dato che possono mettere in pericolo la salute o, in casi estremi, anche la vita umana, per cui evidenzia il carattere prioritario da attribuire alla protezione di tali sistemi;

40.   pone in evidenza l'importanza di garantire l'accesso equo di tutti i cittadini a tali innovazioni, strumenti e interventi tecnologici; chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere lo sviluppo di tecnologie assistive in modo da favorire lo sviluppo e l'adozione di queste tecnologie da parte dei soggetti che ne hanno bisogno, in conformità con l'articolo 4 della Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità, che l'Unione ha sottoscritto;

Educazione e lavoro

41.   richiama l'attenzione sulla previsione della Commissione secondo cui entro il 2020 l'Europa potrebbe trovarsi ad affrontare una carenza di professionisti delle TIC fino a 825 000 persone e il 90 % dei posti di lavoro richiederà per lo meno competenze digitali di base; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di proporre una tabella di marcia per l'eventuale uso e revisione del quadro delle competenze digitali e dei descrittori delle competenze digitali per tutti i livelli di discenti, e invita la Commissione a fornire un sostegno concreto per lo sviluppo delle competenze digitali in tutte le fasce di età e a prescindere dalla posizione lavorativa, come primo passo in direzione di una maggiore corrispondenza tra la domanda e le carenze sul mercato del lavoro; sottolinea che lo sviluppo della robotica impone agli Stati membri di sviluppare sistemi di istruzione e formazione più flessibili, in modo da garantire la corrispondenza tra le strategie delle conoscenze e le esigenze dell'economia della robotica;

42.   ritiene che avviare un numero maggiore di giovani donne a una carriera nel digitale e inserire un maggior numero di donne nel mercato del lavoro digitale recherebbe beneficio all'industria digitale, alle donne stesse e all'economia europea; invita la Commissione e gli Stati membri a lanciare iniziative per sostenere le donne nel settore TIC e rafforzarne le competenze digitali;

43.   invita la Commissione a iniziare ad analizzare e a monitorare più da vicino le tendenze occupazionali di medio e lungo periodo, prestando un'attenzione particolare alla creazione, alla dislocazione e alla perdita di posti di lavoro nei diversi campi/settori di qualifica, in modo da individuare i campi in cui vengono creati posti di lavoro e quelli in cui vengono persi a seguito dell'aumento dell'uso dei robot;

44.   sottolinea l'importanza di prevedere i cambiamenti della società, tenendo conto dei possibili effetti dello sviluppo e della diffusione della robotica e dell'intelligenza artificiale; chiede alla Commissione di analizzare diversi scenari possibili e le relative conseguenze sulla sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri;

45.   evidenzia l'importanza della flessibilità delle competenze e delle capacità sociali, creative e digitali nell'ambito dell'istruzione; è certo che, oltre alle conoscenze accademiche impartite a scuola, l'apprendimento permanente debba essere realizzato attraverso un'azione permanente;

46.   osserva le grandi potenzialità offerte dalla robotica per migliorare la sicurezza sul posto di lavoro mediante il trasferimento di alcuni compiti pericolosi e dannosi dagli esseri umani ai robot, ma rileva nel contempo che può creare anche una serie di nuovi rischi, dovuti al numero crescente di interazioni fra esseri umani e robot sul luogo di lavoro; sottolinea, al riguardo, l'importanza di applicare norme rigorose e lungimiranti alle interazioni fra esseri umani e robot al fine di garantire la salute, la sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali sul luogo di lavoro;

Impatto ambientale

47.   osserva che lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale dovrebbe essere condotto in modo tale da limitare l'impatto ambientale mediante un consumo energetico efficiente, l'efficienza energetica mediante la promozione dell'uso delle energie rinnovabili e dei materiali di difficile reperibilità, nonché la riduzione al minimo dei rifiuti – ad esempio quelli elettrici ed elettronici – come pure la riparabilità; incoraggia quindi la Commissione a integrare i principi dell'economia circolare in tutte le politiche dell'Unione sulla robotica; osserva altresì che l'uso della robotica avrà un impatto positivo sull'ambiente, in particolare nel campo dell'agricoltura, dell'approvvigionamento alimentare e dei trasporti, nello specifico attraverso le dimensioni ridotte dei macchinari e l'uso ridotto di fertilizzanti, energia e acqua, nonché tramite l'agricoltura di precisione e l'ottimizzazione dei percorsi;

48.   sottolinea che i CPS porteranno alla creazione di sistemi energetici ed infrastrutturali in grado di controllare il flusso di elettricità dal produttore al consumatore e condurranno altresì alla creazione di "prosumer " – ovvero produttori e consumatori allo stesso tempo – di energia, con conseguenti vantaggi ambientali importanti;

Responsabilità

49.   ritiene che la responsabilità civile per i danni causati dai robot sia una questione fondamentale che deve essere altresì analizzata e affrontata a livello di Unione al fine di garantire il medesimo livello di efficienza, trasparenza e coerenza nell'attuazione della certezza giuridica in tutta l'Unione europea nell'interesse tanto dei cittadini e dei consumatori quanto delle imprese;

50.   prende atto del fatto che lo sviluppo della tecnologia robotica richiederà una maggiore comprensione per trovare il terreno comune necessario ai fini dell'attività congiunta umano-robotica, che dovrebbe basarsi su due relazioni interdipendenti essenziali, quali la prevedibilità e la direzionalità; evidenzia che queste due relazioni interdipendenti sono cruciali per determinare quali informazioni è opportuno che gli umani e i robot condividano e come individuare una base comune tra umani e robot che consenta un'efficace azione congiunta umano-robotica;

51.   chiede alla Commissione di presentare, sulla base dell'articolo 114 TFUE, una proposta di atto legislativo sulle questioni giuridiche relative allo sviluppo e all'utilizzo della robotica e dell'intelligenza artificiale prevedibili nei prossimi 10-15 anni, in associazione a strumenti non legislativi quali linee guida e codici di condotta come indicato nelle raccomandazioni figuranti nell'allegato;

52.   ritiene che il futuro strumento legislativo, a prescindere dalla soluzione giuridica che applicherà alla responsabilità civile per i danni causati dai robot in casi diversi da quelli di danni alle cose, non dovrebbe in alcun modo limitare il tipo o l'entità dei danni che possono essere risarciti, né dovrebbe limitare le forme di risarcimento che possono essere offerte alla parte lesa per il semplice fatto che il danno è provocato da un soggetto non umano;

53.   ritiene che il futuro strumento legislativo debba essere fondato su una valutazione approfondita della Commissione che stabilisca se applicare l'approccio della responsabilità oggettiva o della gestione dei rischi;

54.   osserva al contempo che la responsabilità oggettiva richiede una semplice prova del danno avvenuto e l'individuazione di un nesso di causalità tra il funzionamento lesivo del robot e il danno subito dalla parte lesa;

55.   constata che l'approccio di gestione dei rischi non si concentra sulla persona "che ha agito con negligenza" in quanto responsabile a livello individuale bensì sulla persona che, in determinate circostanze, è in grado di minimizzare i rischi e affrontare l'impatto negativo;

56.   ritiene che, in linea di principio, una volta individuati i soggetti responsabili in ultima istanza, la loro responsabilità dovrebbe essere proporzionale all'effettivo livello di istruzioni impartite al robot e al grado di autonomia di quest'ultimo, di modo che quanto maggiore è la capacità di apprendimento o l'autonomia di un robot e quanto maggiore è la durata della formazione di un robot, tanto maggiore dovrebbe essere la responsabilità del suo formatore; osserva in particolare che, nella determinazione della responsabilità reale per il danno causato, le competenze derivanti dalla "formazione" di un robot non dovrebbero essere confuse con le competenze che dipendono strettamente dalle sue abilità di autoapprendimento; osserva che, almeno nella fase attuale, la responsabilità deve essere imputata a un essere umano e non a un robot;

57.   sottolinea che una possibile soluzione al problema della complessità dell'attribuzione della responsabilità per il danno causato da robot sempre più autonomi potrebbe essere un regime di assicurazione obbligatorio, come già avviene, per esempio, con le automobili; osserva tuttavia che, a differenza del regime assicurativo per i veicoli a motore, che copre azioni o errori umani, l'assicurazione dei robot dovrebbe tenere conto di tutte le potenziali responsabilità lungo la catena;

58.   ritiene che, come avviene nel caso dell'assicurazione dei veicoli a motore, tale regime assicurativo potrebbe essere integrato da un fondo per garantire la possibilità di risarcire i danni in caso di assenza di copertura assicurativa; invita il settore assicurativo a elaborare nuovi prodotti e tipologie di offerte in linea con i progressi della robotica;

59.  invita la Commissione a esplorare, esaminare e valutare, nell'ambito della valutazione d'impatto del suo futuro strumento legislativo, le implicazioni di tutte le soluzioni giuridiche possibili, tra cui:

   a) l'istituzione di un regime assicurativo obbligatorio, laddove pertinente e necessario per categorie specifiche di robot, in virtù del quale, come avviene già per le automobili, venga imposto ai produttori e i proprietari dei robot di sottoscrivere una copertura assicurativa per i danni potenzialmente causati dai loro robot;
   b) la costituzione di un fondo di risarcimento non solo per garantire il risarcimento quando il danno causato dal robot non è assicurato;
   c) la possibilità per il produttore, il programmatore, il proprietario o l'utente di beneficiare di una responsabilità limitata qualora costituiscano un fondo di risarcimento nonché qualora sottoscrivano congiuntamente un'assicurazione che garantisca un risarcimento in caso di danni arrecati da un robot;
   d) la scelta tra la creazione di un fondo generale per tutti i robot autonomi intelligenti o di un fondo individuale per ogni categoria di robot e tra il versamento di un contributo una tantum all'immissione sul mercato di un robot o versamenti regolari durante la vita del robot;
   e) l'istituzione di un numero d'immatricolazione individuale, iscritto in un registro specifico dell'Unione, al fine di associare in modo evidente il robot al suo fondo, onde consentire a chiunque interagisce con il robot di essere informato sulla natura del fondo, sui limiti della responsabilità in caso di danni alle cose, sui nomi e sulle funzioni dei contributori e su tutte le altre informazioni pertinenti;
   f) l'istituzione di uno status giuridico specifico per i robot nel lungo termine, di modo che almeno i robot autonomi più sofisticati possano essere considerati come persone elettroniche responsabili di risarcire qualsiasi danno da loro causato, nonché eventualmente il riconoscimento della personalità elettronica dei robot che prendono decisioni autonome o che interagiscono in modo indipendente con terzi;

Aspetti internazionali

60.   osserva che le attuali norme generali di diritto internazionale privato sugli incidenti stradali applicabili all'interno dell'Unione non hanno bisogno urgente di essere modificate in modo sostanziale per adattarsi allo sviluppo di veicoli autonomi, tuttavia la semplificazione dell'attuale duplice sistema per definire la legge applicabile (basato sul regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) e sulla convenzione dell'Aia del 4 maggio 1971 sulla legge applicabile in materia di incidenti della circolazione stradale) migliorerebbe la certezza del diritto e limiterebbe le possibilità di scelta opportunistica del foro;

61.   prende atto della necessità di valutare la possibilità di modificare gli accordi internazionali quali la Convenzione di Vienna sul traffico stradale dell'8 novembre 1968 e la Convenzione dell'Aia sulla legge applicabile in materia di incidenti della circolazione stradale;

62.   si aspetta che la Commissione assicuri che gli Stati membri attuino in modo coerente il diritto internazionale, ad esempio la convenzione di Vienna sulla circolazione stradale, che deve essere modificata, al fine di consentire la guida senza conducente e invita la Commissione, gli Stati membri e il settore industriale ad attuare il più rapidamente possibile gli obiettivi della dichiarazione di Amsterdam;

63.   incoraggia vivamente la cooperazione internazionale nella valutazione delle sfide di carattere sociale, etico e giuridico e, successivamente, per la definizione delle norme regolamentari, sotto l'egida delle Nazioni Unite;

64.   sottolinea che le restrizioni e le condizioni di cui al regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio(8) sul commercio dei prodotti a duplice uso (beni, software e tecnologie che possono avere applicazioni sia civili che militari e/o possono contribuire alla proliferazione delle armi di distruzione di massa) dovrebbero applicarsi anche alle applicazioni di robotica;

Aspetti finali

65.   chiede alla Commissione, a norma dell'articolo 225 TFUE, di presentare, sulla base dell'articolo 114 TFUE, una proposta di direttiva relativa a norme di diritto civile sulla robotica, seguendo le raccomandazioni figuranti nell'allegato alla presente relazione;

66.   conferma che tali raccomandazioni rispettano i diritti fondamentali e il principio di sussidiarietà;

67.   ritiene che la proposta richiesta avrebbe incidenze finanziarie qualora si istituisse una nuova agenzia europea;

o
o   o

68.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE:

RACCOMANDAZIONI CONCERNENTI IL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Definizione e classificazione dei "robot intelligenti"

È opportuno stabilire una definizione comune europea di robot autonomo intelligente, comprese eventualmente le definizioni delle sue sottocategorie, tenendo conto delle seguenti caratteristiche:

–   la capacità di acquisire autonomia grazie a sensori e/o mediante lo scambio di dati con il proprio ambiente (interconnettività) e l'analisi di tali dati;

–   la capacità di apprendimento attraverso l'esperienza e l'interazione;

–   la forma del supporto fisico del robot;

–   la capacità di adeguare il suo comportamento e le sue azioni all'ambiente.

Registrazione dei robot intelligenti

Ai fini della tracciabilità e onde agevolare l'applicazione di ulteriori raccomandazioni, è opportuno prevedere un sistema di registrazione dei robot avanzati, sulla base dei criteri fissati per la classificazione dei robot. Il sistema di registrazione e il registro dovrebbero essere istituiti a livello di Unione, coprendo il mercato interno, e potrebbero essere gestiti da un'agenzia designata dell'UE per la robotica e l'intelligenza artificiale, qualora tale agenzia sia istituita.

Responsabilità civile

Qualsiasi soluzione giuridica si scelga da applicare alla responsabilità per i robot e l'intelligenza artificiale in casi diversi da quelli di danni alle cose non dovrebbe in alcun modo limitare il tipo o l'entità dei danni che possono essere risarciti, né dovrebbe limitare le forme di risarcimento che possono essere offerte alla parte lesa per il semplice fatto che il danno è provocato da un soggetto non umano.

Il futuro strumento legislativo dovrebbe essere fondato su una valutazione approfondita della Commissione che stabilisca se applicare l'approccio della responsabilità oggettiva o della gestione dei rischi.

Dovrebbe inoltre essere istituito un regime assicurativo obbligatorio, che potrebbe basarsi sull'obbligo del produttore di stipulare una copertura assicurativa per i robot autonomi che produce.

Il regime assicurativo dovrebbe essere integrato da un fondo per garantire il risarcimento dei danni in caso di assenza della copertura assicurativa.

Qualunque decisione politica relativa alle norme sulla responsabilità civile applicabili ai robot e all'intelligenza artificiale dovrebbe essere presa di concerto con un progetto di ricerca e sviluppo di portata europea dedicato alla robotica e alla neuroscienza, con scienziati ed esperti in grado di valutarne tutti i rischi correlati e le possibili conseguenze.

Interoperabilità, accesso al codice e diritti di proprietà intellettuale

È opportuno garantire l'interoperabilità dei robot autonomi collegati in rete che interagiscono tra di loro. Dovrebbe essere possibile accedere al codice sorgente, ai dati di input e ai dettagli costruttivi in caso di necessità, per poter indagare su eventuali incidenti e danni causati dai robot intelligenti e per garantirne il funzionamento ininterrotto, la disponibilità, l'affidabilità e la sicurezza.

Carta sulla robotica

La Commissione, nel proporre atti legislativi in materia di robotica, dovrebbe tener conto dei principi sanciti nella seguente Carta sulla robotica.

CARTA SULLA ROBOTICA

La proposta di codice etico-deontologico nel settore della robotica getterà le basi per l'identificazione, il controllo e il rispetto di principi etici fondamentali dalla fase di progettazione e di sviluppo.

Il quadro, elaborato di concerto con un progetto di ricerca e sviluppo di portata europea dedicato alla robotica e alla neuroscienza, deve essere concepito in maniera riflessiva, che permetta di effettuare adeguamenti individuali di volta in volta, allo scopo di determinare se un determinato comportamento sia o meno corretto in una data situazione e adottare decisioni in base a una gerarchia prestabilita di valori.

Il codice non dovrebbe sostituirsi alla necessità di affrontare tutte le principali questioni giuridiche in materia, bensì avere una funzione complementare. Piuttosto, faciliterà la classificazione etica della robotica, potenzierà gli sforzi di innovazione responsabile in tale ambito e verrà incontro alle preoccupazioni del pubblico.

Dovrebbe essere riservata particolare attenzione alle fasi di ricerca e sviluppo della pertinente traiettoria tecnologica (processo di progettazione, esame etico, controlli di verifica, ecc.). La sua finalità dovrebbe essere quella di rispondere alla necessità che ricercatori, professionisti, utenti e progettisti rispettino le norme etiche, ma anche di introdurre una procedura per risolvere i dilemmi etici e consentire a tali sistemi di funzionare in maniera eticamente responsabile.

CODICE ETICO-DEONTOLOGICO DEGLI INGEGNERI ROBOTICI

PREAMBOLO

Il codice deontologico invita tutti i ricercatori e i progettisti ad agire in modo responsabile, tenendo pienamente conto della necessità di rispettare la dignità, la privacy e la sicurezza delle persone.

Il codice deontologico chiede una stretta cooperazione tra tutte le discipline al fine di garantire che la ricerca sulla robotica sia condotta nell'Unione europea in modo sicuro, etico ed efficace.

Il codice deontologico copre tutte le attività di ricerca e sviluppo nel settore della robotica.

Il codice deontologico è volontario e offre una serie di principi generali e orientamenti per le azioni che tutte le parti interessate devono intraprendere.

Gli organismi di finanziamento della ricerca sulla robotica, gli organismi di ricerca, i ricercatori e le commissioni etiche sono incoraggiati a prendere in esame, in una fase quanto più precoce, le future implicazioni delle tecnologie o degli oggetti cui la ricerca è dedicata e a sviluppare una cultura della responsabilità in vista delle sfide e delle opportunità che possono presentarsi in futuro.

Gli organismi pubblici e privati di finanziamento della ricerca sulla robotica dovrebbero esigere che ogni proposta di finanziamento di attività di ricerca in materia sia corredata di una valutazione dei rischi. Tale codice dovrebbe considerare che la responsabilità incombe alle persone e non ai robot.

I ricercatori del settore della robotica dovrebbero impegnarsi a tenere un comportamento etico e deontologico quanto più rigoroso possibile e a rispettare i seguenti principi:

beneficenza: i robot devono agire nell'interesse degli esseri umani;

non-malvagità: la dottrina del "primum, non nocere ", in virtù della quale i robot non devono fare del male a un essere umano;

autonomia: la capacità di adottare una decisione informata e non imposta sulle condizioni di interazione con i robot;

giustizia: un'equa ripartizione dei benefici associati alla robotica e l'accessibilità economica dei robot addetti all'assistenza a domicilio e, in particolare, a quelli addetti alle cure sanitarie.

Diritti fondamentali

Le attività di ricerca nel campo della robotica dovrebbero rispettare i diritti fondamentali e, nella loro concezione, attuazione, divulgazione nonché nel loro impiego, dovrebbero essere condotte nell'interesse del benessere e dell'autodeterminazione del singolo e della società nel suo complesso. La dignità umana e l'autonomia – sia fisica che psicologica – vanno sempre rispettate.

Precauzione

Le attività di ricerca nel campo della robotica dovrebbero essere condotte nel rispetto del principio di precauzione, prevedendo le eventuali incidenze dei risultati in termini di sicurezza e adottando le debite precauzioni, proporzionalmente al livello di protezione, incoraggiando allo stesso tempo il progresso a vantaggio della società e dell'ambiente.

Inclusione

Gli ingegneri robotici garantiscono la trasparenza e il rispetto del legittimo diritto di accesso all'informazione di tutti i soggetti interessati. Tale inclusività consente la partecipazione ai processi decisionali di tutti i soggetti coinvolti nelle attività di ricerca sulla robotica o di quelli che nutrono un interesse nella stessa.

Rendicontabilità

Gli ingegneri robotici dovrebbero rendere conto delle eventuali incidenze sociali, ambientali e sanitarie della robotica per le generazioni attuali e quelle future.

Sicurezza

I progettisti dei robot dovrebbero tenere in considerazione e rispettare il benessere fisico, la sicurezza, la salute e i diritti delle persone. Un ingegnere robotico deve preservare il benessere umano, rispettando nel contempo i diritti umani, e segnalare senza indugio i fattori che potrebbero mettere a rischio la collettività o l'ambiente.

Reversibilità

La reversibilità, che costituisce una condizione necessaria per la controllabilità, è un concetto fondamentale nel programmare i robot a comportarsi in maniera sicura e affidabile. Un modello di reversibilità indica al robot quali azioni sono reversibili e le modalità di tale reversibilità. La possibilità di annullare l'ultima azione o una sequenza di azioni permette agli utenti di annullare le azioni indesiderate e ritornare alla fase "corretta" del loro lavoro.

Vita privata

Il diritto alla privacy deve essere sempre rispettato. Un ingegnere robotico dovrebbe garantire che le informazioni private siano conservate in maniera sicura e utilizzate soltanto in modo appropriato. Inoltre, un ingegnere robotico dovrebbe garantire che le persone non siano identificabili personalmente, salvo in circostanze eccezionali e comunque soltanto con un chiaro e inequivocabile consenso informato. Il consenso informato della persona deve essere richiesto e ottenuto prima di qualsiasi interazione uomo-macchina. Di conseguenza, gli ingegneri robotici sono chiamati a definire e applicare le procedure per garantire il consenso valido, la riservatezza, l'anonimato, il trattamento equo e il giusto processo. I progettisti rispetteranno le eventuali richieste di soppressione dei dati e della loro rimozione da qualsiasi insieme di dati.

Massimizzare i vantaggi e ridurre al minimo il danno

I ricercatori dovrebbero puntare a massimizzare i vantaggi del loro lavoro in tutte le fasi, dal momento della concezione fino alla diffusione. Deve essere evitato qualsiasi danno a chi partecipa alla ricerca/ai soggetti umani/ai partecipanti o soggetti di esperimenti, prove o studi. Ove emergano rischi quali elementi inevitabili e integranti della ricerca, è opportuno porre in essere e rispettare validi protocolli di valutazione e gestione dei rischi. Di norma, il rischio di danno non dovrebbe essere superiore a quello incontrato nella vita normale, il che significa che le persone non dovrebbero essere esposte a un rischio maggiore o aggiuntivo rispetto a quelli cui sono esposte con il loro normale stile di vita. Il funzionamento di un sistema robotico dovrebbe sempre basarsi su un rigoroso processo di valutazione dei rischi, che dovrebbe essere improntato ai principi di proporzionalità e di precauzione.

CODICE PER I COMITATI ETICI DI RICERCA (CER)

Principi

Indipendenza

Il processo di esame etico dovrebbe essere indipendente dalla ricerca stessa. Tale principio mette in rilievo la necessità di evitare conflitti d'interesse tra ricercatori e addetti all'esame del protocollo etico e tra questi ultimi e le strutture organizzative della governance .

Competenza

Il processo di esame etico dovrebbe essere condotto da persone dotate di competenze adeguate, tenendo conto della necessità di esaminare attentamente la diversità della composizione e la formazione specifica dei CER in materia di etica.

Trasparenza e rendicontabilità

Il processo di esame dovrebbe essere responsabile e verificabile. I CER devono prendere coscienza delle proprie responsabilità ed essere opportunamente collocati all'interno di strutture organizzative che garantiscano la trasparenza del funzionamento dei CER e delle procedure di gestione e riesame delle norme.

Il ruolo di un comitato etico di ricerca

Un CER è di norma incaricato di esaminare tutte le attività di ricerca che coinvolgano soggetti (umani) condotte dal personale impiegato all'interno dell'organismo interessato o da quest'ultimo; di assicurare l'indipendenza, la professionalità e la tempestività dell'esame etico; di tutelare la dignità, i diritti e il benessere dei soggetti che partecipano alla ricerca; di tenere in considerazione la sicurezza del ricercatore o dei ricercatori; di tenere in considerazione gli interessi legittimi di altri soggetti in causa; di formulare pareri informati sul merito scientifico delle proposte; di formulare raccomandazioni informate per il ricercatore se la proposta risulta in qualche modo inadeguata.

La costituzione di un comitato etico di ricerca

Un CER dovrebbe di norma essere multidisciplinare, includere uomini e donne, essere composto da membri con una vasta esperienza e competenza nel settore della ricerca sulla robotica. Il meccanismo di designazione dovrebbe assicurare che i membri del comitato offrano un adeguato equilibrio tra competenze scientifiche, formazione filosofica, giuridica o etica e opinioni dei non addetti ai lavori, e che includano quanto meno un membro con conoscenze specialistiche in etica, fruitori di servizi speciali di sanità, istruzione o servizi sociali ove questi siano al centro delle attività di ricerca, nonché soggetti con competenze metodologiche specifiche pertinenti alla ricerca che passano in rassegna; la composizione del comitato deve inoltre essere tale da evitare conflitti d'interesse.

Monitoraggio

Tutti gli organismi di ricerca dovrebbero definire opportune procedure per monitorare le attività di ricerca che hanno ottenuto l'approvazione etica fino alla loro conclusione e per garantire una costante verifica se il progetto di ricerca prevede eventuali variazioni nel tempo che potrebbero dover essere trattate. Il monitoraggio dovrebbe essere proporzionato alla natura e al grado di rischio associato alla ricerca. Se un CER ritiene che una relazione di monitoraggio sollevi sostanziali timori circa la conduzione etica dello studio, dovrebbe chiedere un resoconto completo e dettagliato delle ricerche ai fini di una valutazione etica esaustiva. Ove si ritenga che uno determinato studio sia svolto in maniera non etica, è opportuno prendere in considerazione la possibilità di revocarne l'approvazione ed esigere la sospensione o l'interruzione delle attività di ricerca.

LICENZA PER PROGETTISTI

–   Il progettista dovrebbe tener conto dei valori europei di dignità, autonomia e autodeterminazione, libertà e giustizia prima, durante e dopo i processi di progettazione, sviluppo e diffusione di tali tecnologie, tra cui l'esigenza di non ledere, ferire, ingannare o sfruttare gli utenti (vulnerabili).

–   Il progettista dovrebbe introdurre principi affidabili di progettazione dei sistemi in tutti gli aspetti del funzionamento di un robot, tanto per la progettazione dell'hardware che del software e per qualsiasi trattamento dati "on platform " o "off platform " ai fini della sicurezza.

–   Il progettista dovrebbe introdurre funzionalità di "privacy by design " (tutela della vita privata fin dalla progettazione), in modo da garantire la sicurezza delle informazioni private e assicurare che queste ultime siano utilizzate soltanto in modo appropriato.

–   Il progettista dovrebbe integrare evidenti meccanismi di opt-out (pulsanti di arresto d'urgenza), che devono essere coerenti con gli obiettivi di progettazione ragionevole.

–   Il progettista dovrebbe garantire che un robot funzioni in modo conforme ai principi etici e giuridici locali, nazionali e internazionali.

–   Il progettista dovrebbe garantire che le fasi decisionali del robot possano essere ricostruibili e tracciabili.

–   Il progettista dovrebbe garantire l'obbligo della massima trasparenza nella programmazione di sistemi robotici, come pure la prevedibilità del comportamento dei robot.

–   Il progettista dovrebbe analizzare la prevedibilità di un sistema umano-robotico, esaminando l'incertezza di interpretazione e azione ed eventuali errori robotici o umani.

–   Il progettista dovrebbe sviluppare strumenti di localizzazione fin dalla fase di progettazione del robot. Questi strumenti aiuteranno a rendere conto e a spiegare il comportamento dei robot, seppur in maniera limitata, ai vari livelli previsti per esperti, operatori e utenti.

–   Il progettista dovrebbe elaborare protocolli di progettazione e di valutazione e collaborare con potenziali utenti e soggetti interessati in sede di valutazione dei vantaggi e dei rischi della robotica, tra cui quelli di natura cognitiva, psicologica e ambientale.

–   Il progettista dovrebbe garantire che i robot siano identificabili come tali all'atto di interagire con esseri umani.

–   Il progettista dovrebbe preservare la sicurezza e la salute dei soggetti che interagiscono e vengono a contatto con robot, dato che questi ultimi, in quanto prodotti, devono essere progettati mediante processi che ne garantiscano la sicurezza attiva e passiva. Un ingegnere robotico deve preservare il benessere umano, rispettando nel contempo i diritti umani, e non può azionare un robot senza garantire la sicurezza, l'efficacia e la reversibilità del funzionamento del sistema.

–   Il progettista dovrebbe ottenere il parere favorevole di un comitato etico di ricerca prima di collaudare un robot in condizioni reali o coinvolgere esseri umani nelle sue procedure di progettazione e sviluppo.

LICENZA PER GLI UTENTI

–   L'utente è autorizzato ad avvalersi di un robot senza rischi né il timore di un danno fisico o psicologico.

–   L'utente dovrebbe avere il diritto di attendersi che un robot svolga qualsiasi compito per cui è stato espressamente concepito.

–   L'utente dovrebbe essere consapevole del fatto che i robot possono avere limitazioni percettive, cognitive e di azionamento.

–   L'utente dovrebbe avere rispetto per la fragilità umana, sia fisica che psicologica, e per i bisogni emotivi degli esseri umani.

–   L'utente dovrebbe tenere conto del diritto alla privacy dei cittadini, inclusa la disattivazione degli schermi video durante procedure intime.

–   L'utente non è autorizzato a raccogliere, utilizzare o comunicare informazioni personali senza l'esplicito consenso della persona interessata.

–   L'utente non è autorizzato a utilizzare un robot in alcun modo che sia contrario ai principi e alle norme etiche o giuridiche.

–   L'utente non è autorizzato a modificare un robot per servirsene come arma.

(1) Direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi (GU L 210 del 7.8.1985, pag. 29).
(2) Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(3) (1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. (2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. (3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. (cfr. Isaac Asimov, Circolo vizioso, 1942) e (0) Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.
(4) Cfr. Dichiarazione di Robert Schuman del 1950: "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto."
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0390 .
(6) Regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 febbraio 2008, recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce un'Agenzia europea per la sicurezza aerea, e che abroga la direttiva 91/670/CEE del Consiglio, il regolamento (CE) n. 1592/2002 e la direttiva 2004/36/CE (GU L 79 del 19.3.2008, pag. 1).
(7) Regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II) (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 40).
(8) Regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1).


Iniziativa europea per il cloud computing
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sull'iniziativa europea per il cloud computing (2016/2145(INI) )
P8_TA(2017)0052 A8-0006/2017

Il Parlamento europeo,

–   visti la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" (COM(2016)0178 ) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0106 ),

–   visti la comunicazione della Commissione del 6 maggio 2015 dal titolo "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192 ) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2015)0100 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2014 dal titolo "Verso una florida economia basata sui dati" (COM(2014)0442 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 dal titolo "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" (COM(2012)0582 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 27 settembre 2012 dal titolo "Sfruttare il potenziale del cloud computing in Europa" (COM(2012)0529 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 15 febbraio 2012 dal titolo "Calcolo ad alte prestazioni: il posto dell'Europa nella corsa mondiale" (COM(2012)0045 ),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 27 maggio 2016 sulla transizione verso un sistema di scienza aperta,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 29 maggio 2015 su una ricerca aperta, in rete e ad elevata intensità di dati come fattore di una più veloce e più estesa innovazione,

–   vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 su una nuova agenda digitale per l'Europa: 2015.eu(1) ,

–   vista la decisione (UE) 2015/2240 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, che istituisce un programma sulle soluzioni di interoperabilità e quadri comuni per le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini europei (programma ISA²) come mezzo per modernizzare il settore pubblico(2) ,

–   vista la direttiva 2013/37/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che modifica la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(3) (direttiva ISP),

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2016 sul tema "Verso una florida economia basata sui dati"(4) ,

–   vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul tema "Verso un atto sul mercato unico digitale"(5) ,

–   vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2014 sul tema "Reindustrializzazione dell'Europa per promuovere la competitività e la sostenibilità"(6) ,

–   vista la sua risoluzione del 10 dicembre 2013 sullo sfruttamento del potenziale del cloud computing in Europa(7) ,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 gennaio 2013 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Sfruttare il potenziale del cloud computing in Europa" (TEN/494),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" (2016 TEN/592 EESC-2016),

–   visto il parere del Comitato delle regioni sull'iniziativa europea per il cloud computing e sulle priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale 2016 (SEDEC-VI-012),

–   vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2016 dal titolo "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa: lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività" (COM(2016)0381 ),

–   visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(8) ,

–   vista la direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione(9) (direttiva SRI),

–   vista la proposta della Commissione del 14 settembre 2016 relativa a una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (COM(2016)0590 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 25 maggio 2016 dal titolo "Le piattaforme online e il mercato unico digitale - opportunità e sfide per l'Europa" (COM(2016)0288 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 9 dicembre 2015 dal titolo "Verso un quadro normativo moderno e più europeo sul diritto d'autore" (COM(2015)0626 ),

–   vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale" (COM(2016)0176 ),

–   vista la relazione "Open Innovation, Open Science, Open to the World – a vision for Europe" (Innovazione aperta, scienza aperta, apertura al mondo: una visione per l'Europa), pubblicata dalla Direzione generale Ricerca e innovazione (DG RTD) della Commissione europea nel maggio 2016,

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0006/2017 ),

A.   considerando che la capacità cloud attualmente disponibile nell'UE non è sufficiente e che pertanto i dati prodotti dalla ricerca e dall'industria dell'UE sono spesso trattati altrove, il che spinge i ricercatori e gli innovatori europei a trasferirsi al di fuori dell'UE, verso luoghi in cui disporre in tempi più brevi di elevate capacità di dati e di calcolo;

B.   considerando che la mancanza di una chiara struttura di incentivi per la condivisione dei dati, la mancanza di interoperabilità dei sistemi di dati scientifici e la frammentazione delle relative infrastrutture tra paesi e discipline ostacolano la realizzazione del pieno potenziale della scienza basata sui dati;

C.   considerando il ritardo dell'UE nello sviluppo del calcolo ad alte prestazioni (CAP) a causa degli scarsi investimenti a favore della creazione di un sistema CAP completo, mentre paesi come Stati Uniti, Cina, Giappone e Russia investono in maniera massiccia in questi sistemi, considerati priorità strategica, con programmi nazionali destinati al loro sviluppo;

D.   considerando che per sviluppare appieno il potenziale del cloud computing in Europa è necessario il libero flusso dei dati in tutta l'Unione secondo norme precise e un aumento dell'importanza del ruolo svolto dai flussi di dati internazionali nell'economia europea e globale;

E.   considerando che le capacità di analisi e utilizzo dei big data stanno cambiando i metodi della ricerca scientifica;

F.   considerando che la comunicazione della Commissione dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" riconosce il potenziale di trasformazione della scienza aperta e del cloud computing nell'ambito dell'economia digitale in Europa;

G.   considerando le differenze tra gli Stati membri in materia di accesso alle politiche di networking, di calcolo e immagazzinamento dei dati, che portano alla creazione di silos e rallentano la circolazione delle conoscenze;

H.   considerando che il regolamento generale sulla protezione dei dati, la direttiva sulla sicurezza delle reti e dell'informazione (SRI) e la strategia per il mercato unico digitale possono fornire la base per un'economia digitale europea competitiva e dinamica che sia aperta a tutti gli attori presenti sul mercato che ne rispettino le norme;

I.   considerando che i dati sono la materia prima dell'economia digitale e che il loro utilizzo è essenziale per la digitalizzazione della scienza e dell'industria europee, nonché ai fini dello sviluppo di nuove tecnologie e della creazione di nuovi posti di lavoro;

J.   considerando che il regolamento generale sulla protezione dei dati recentemente adottato prevede solide garanzie in materia di protezione dei dati personali e che, nell'attuarlo, dovrebbe essere garantito un approccio armonizzato;

K.   considerando che, con la sua strategia per il mercato unico digitale del 2015, la Commissione ha promesso di affrontare le restrizioni alla libera circolazione dei dati e le limitazioni ingiustificate relative alla loro ubicazione per l'immagazzinamento o il trattamento;

L.   considerando che, se intende creare e offrire il miglior mercato unico digitale possibile, è necessario che la Commissione formuli proposte chiare per eliminare le restrizioni alla libera circolazione dei dati;

M.   considerando che la diffusione e lo sviluppo dei servizi cloud devono affrontare le sfide poste dalla scarsa disponibilità, in Europa, dell'infrastruttura e delle reti ad alta velocità necessarie;

N.   considerando che l'intento di facilitare e supportare l'attuazione e la sostenibilità a lungo termine delle infrastrutture di ricerca e di dati, compresi i centri di calcolo ad alte prestazioni di rilevanza mondiale e altre reti di infrastrutture di ricerca, contribuirà, attraverso una maggiore cooperazione e un aumento dello scambio dei risultati, agli sforzi per rispondere alle grandi sfide nel campo della scienza, dell'industria e della società;

O.   considerando che il volume di dati sta crescendo a un ritmo senza precedenti, tanto che entro il 2020 vi saranno 16 000 miliardi di gigabyte di dati, pari a un tasso di crescita annuo del 236 % in termini di generazione di dati;

P.   considerando che un'economia fondata sui dati, per avere successo, dipende da un più ampio ecosistema di TIC, che comprende l'Internet degli oggetti per la raccolta di dati, le reti a banda larga ad alta velocità per il loro trasporto e il cloud computing per il loro trattamento, nonché da scienziati qualificati e lavoratori specializzati;

Q.   considerando che la cooperazione tra gli scienziati europei, l'utilizzo e lo scambio di dati, sempre di concerto con le autorità preposte alla protezione dei dati, e l'uso di nuove soluzioni tecnologiche, tra cui il cloud computing e la digitalizzazione della scienza europea, sono fondamentali per lo sviluppo del mercato unico digitale; che il cloud europeo per la scienza aperta (CESA) avrà effetti positivi sullo sviluppo scientifico in Europa; e che esso deve essere sviluppato e utilizzato nel debito rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali (CDF);

Osservazioni generali

1.   accoglie con favore il CESA come modello di utilizzo del cloud in settori pubblici e privati; accoglie con favore il piano della Commissione di estendere la base di utenza all'industria e ai governi il più velocemente possibile;

2.   accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" e ritiene che questo sia il primo passo per porre delle basi adeguate per azioni aperte e competitive a livello europeo nel settore del cloud computing e del calcolo ad alte prestazioni;

3.   accoglie con favore l'iniziativa europea per il cloud computing della Commissione nel quadro dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale e del pacchetto "Digitalizzazione dell'industria europea", che promuove la crescita dell'economia digitale europea, contribuisce alla competitività delle imprese e dei servizi europei e migliora il loro posizionamento sul mercato globale; invita la Commissione a garantire, mediante misure ben definite, che tale iniziativa sia idonea allo scopo prefissato, proiettata verso l'esterno, lungimirante e non crei ostacoli sproporzionati e ingiustificati;

4.   sottolinea l'importanza di rendere l'Europa europea un centro di ricerca globale, di acquisire una massa critica e di creare poli d'eccellenza; sottolinea che, per far sì che l'Unione attragga ricerca all'avanguardia a livello mondiale, è necessaria capacità in termini sia di risorse che di ambiente propizio; sottolinea inoltre che l'apertura nei confronti dei ricercatori internazionali, attraendo quindi investimenti internazionali, è di fondamentale importanza affinché l'UE diventi un'economia basata sulle competenze più competitiva a livello mondiale;

5.   sottolinea che il lavoro sulla normazione del cloud computing deve essere accelerato; sottolinea che migliori standard e interoperabilità consentiranno la comunicazione tra diversi sistemi basati sul cloud ed eviteranno effetti di lock-in dei venditori per prodotti e servizi cloud; invita la Commissione a cooperare in modo più stretto con i fornitori di cloud commerciali nello sviluppo di standard aperti in questo settore;

6.   sottolinea che il valore aggiunto di questa iniziativa europea si basa sulla condivisione di dati aperti e sullo sviluppo di un ambiente affidabile e aperto per la comunità, in grado di memorizzare, condividere e riutilizzare dati scientifici e risultati;

7.   sottolinea che è cruciale aumentare la consapevolezza dei vantaggi apportati dal cloud computing, poiché la domanda di servizi cloud in Europa è ancora troppo bassa; sottolinea che il cloud computing stimolerà la crescita economica, per effetto della sua efficienza in termini di costi e scalabilità; ribadisce che le PMI sono il motore della crescita e dell'occupazione più importante in Europa; sottolinea che i vantaggi del cloud possono essere particolarmente sostanziali per le PMI, in quanto esse spesso non dispongono di risorse da investire in sistemi informatici fisici estensivi in loco;

8.   plaude all'approccio della scienza aperta e al ruolo che svolgerà nella creazione di un'economia europea della conoscenza e nell'ulteriore promozione della qualità della ricerca e del suo sviluppo nell'Unione europea; sottolinea che attualmente il valore dei dati di ricerca raccolti non è utilizzato in modo ottimale dalle industrie, in particolare le PMI, a causa della mancanza di flussi transfrontalieri dei dati liberi e di accesso a una singola piattaforma o portale e osserva che la Commissione intende rendere tutti i dati scientifici prodotti dal programma Orizzonte 2020 aperti per difetto;

9.   sottolinea che il CESA dovrebbe essere corredato di una strategia comprensiva di sicurezza informatica, poiché la comunità scientifica necessita di infrastrutture dati affidabili che possano essere utilizzate senza esporre il lavoro di ricerca a potenziali perdite di dati, corruzione o intrusione; invita la Commissione a prendere in considerazione le problematiche di sicurezza informatica sin dalle prime fasi di tutte le sue iniziative in campo informatico;

10.   esorta la Commissione a dare il buon esempio e a che tutti i dati della ricerca finanziata da programmi europei, quali Orizzonte 2020, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), i Fondi strutturali e di investimento europei (FSIE) e altri, e i suoi risultati siano aperti per difetto, sulla base di principi FAIR (reperibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili);

11.   è preoccupato per la carenza di finanziamenti pari a 4,7 miliardi di EUR dell'iniziativa europea per il cloud computing; invita la Commissione a identificare meccanismi di finanziamento adeguati per il CESA e l'infrastruttura europea dei dati (IED); invita inoltre la Commissione a fornire risorse sufficienti a tale settore politico nell'ambito di Orizzonte 2020 e alla sua proposta per il nono programma quadro;

12.   raccomanda alla Commissione di garantire che tutte le regioni dell'Unione beneficino del CESA, vagliando l'utilizzo dei fondi di sviluppo regionale al fine di ampliare l'iniziativa;

13.   evidenzia che, attualmente, solo il 12 % dei finanziamenti impegnati a titolo del FEIS è destinato ad azioni legate al digitale; esorta la Commissione a presentare misure mirate in grado di incrementare realmente la partecipazione di tutti i fondi dell'UE, in particolare il FEIS, a progetti legati al mercato unico digitale, tra cui le iniziative per la condivisione dei dati, l'accessibilità digitale, le infrastrutture e la connettività digitale a livello di Unione, e la invita a destinare maggiori risorse alla promozione della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione europee, anche nel settore della sicurezza open source e delle tecnologie che migliorano la tutela della privacy; ritiene che tale iniziativa dovrebbe svilupparsi in sinergia con altri programmi Orizzonte 2020, segnatamente in materia di cloud computing privato e servizi di e-government;

14.   ritiene opportuno che il settore privato venga coinvolto nella base di utenti del CESA sin dall'inizio, ad esempio offrendo programmi informatici che fungono da servizio (Software as a Service, SaaS); fa notare che si prevede che le imprese europee contribuiscano a colmare la lacuna finanziaria di 4,7 miliardi di EUR dell'iniziativa europea per il cloud computing; prende atto che è inverosimile che le imprese investano nel programma se non sono in grado di coglierne al contempo i benefici;

15.   sottolinea che un'infrastruttura di supercalcolo d'avanguardia è essenziale per la competitività dell'UE; invita la Commissione a rendere disponibili e operativi i computer su scala exa nell'UE entro l'anno 2022;

16.   invita la Commissione a incentivare la partecipazione delle PMI e delle industrie europee nella fabbricazione di hardware e software dell'IED, stimolando l'economia dell'UE e promuovendo la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro;

17.   invita la Commissione a impegnarsi insieme agli Stati membri e agli altri finanziatori della ricerca nella progettazione e nell'attuazione di una tabella di marcia per la governance e il finanziamento, assicurando che all'iniziativa siano allocate risorse adeguate, e a facilitare il coordinamento degli sforzi nazionali, evitando inutili spese e duplicazioni;

18.   concorda sul fatto che l'interoperabilità e la portabilità dei dati svolgano un ruolo fondamentale nell'affrontare le grandi sfide sociali che richiedono una condivisione dei dati efficiente e un approccio pluridisciplinare basato sulla partecipazione di una pluralità di soggetti; prende atto che il piano d'azione previsto nella comunicazione della Commissione sull'iniziativa europea per il cloud computing (COM(2016)0178 ) costituisce uno strumento necessario per ridurre la frammentazione e assicurare l'utilizzo di dati di ricerca nell'ambito dei principi FAIR;

19.   chiede alla Commissione di presentare un piano d'azione basato sui principi di piena trasparenza e informativa completa, corredato di concreti pacchetti di lavoro e scadenze, che definisca i risultati da conseguire, le fonti di finanziamento e i soggetti interessati coinvolti in tutto il processo;

20.   è favorevole al CESA quale parte dell'iniziativa europea per il cloud computing, che creerà un ambiente virtuale in cui scienziati e professionisti provenienti da tutte le regioni potranno archiviare, condividere, gestire, analizzare e riutilizzare i propri dati di ricerca, inclusi i dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, in modo interdisciplinare e transfrontaliero, contribuendo in tal modo a eliminare la frammentazione del mercato unico; esorta la Commissione ad applicare un approccio esaustivo nei confronti della scienza aperta che includa la comunità scientifica aperta e gli scienziati indipendenti, a fornire maggiore chiarezza sulle definizioni usate nella comunicazione e, in particolare, a operare una chiara distinzione tra l'iniziativa europea per il cloud computing e il CESA e, ad aggiornare di conseguenza la legislazione al fine di agevolare il riutilizzo dei risultati della ricerca;

21.   ritiene che l'iniziativa europea per il cloud computing assicuri investimenti nei settori della scienza e della ricerca per creare gli incentivi e gli strumenti atti a condividere e utilizzare dati nel modo più ampio possibile, sostenuti dalla creazione di una forte infrastruttura cloud e dati nell'Unione europea;

22.   sottolinea che le PMI sono il fulcro dell'economia dell'UE e che sono necessarie più azioni per promuovere la competitività globale delle PMI e delle start-up al fine di creare il miglior ambiente possibile con dati di alta qualità, analisi dei dati, servizi sicuri e analisi costi-benefici per il ricorso a nuovi e promettenti sviluppi tecnologici;

23.   invita la Commissione a stabilire una base attuabile sotto il profilo economico per un cloud europeo e a intraprendere iniziative concrete per incoraggiare le PMI a offrire soluzioni competitive di trattamento e immagazzinamento dei dati, in strutture situate negli Stati membri;

24.   ricorda i risultati positivi ottenuti dalle strutture paneuropee esistenti e i dati aperti disponibili nei centri nazionali di archiviazione dei dati; riconosce che esistono ancora molti ostacoli nel mercato unico che impediscono la completa attuazione di tale iniziativa; invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare il potenziale dei dati già disponibili e a garantire una strategia coerente sui dati aperti e sulla possibilità che tali dati siano riutilizzati negli Stati membri; osserva che la Commissione e gli Stati membri devono valutare la necessità di realizzare maggiori investimenti nelle infrastrutture fisiche transfrontaliere, concentrandosi in particolare su una combinazione di computing ad alte prestazioni, banda larga ad alta velocità e strutture di archiviazione di dati di massa al fine di conseguire una fiorente economia europea basata sui dati; invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di istituire partenariati mondiali guidati dall'industria e altri partenariati internazionali a tale riguardo;

25.   prende atto che l'utilizzo di servizi cloud tra le PMI europee deve essere ulteriormente incoraggiato; osserva che i fornitori cloud europei necessitano di ulteriore supporto coordinato nella partecipazione al mondo digitale, nell'ampliamento della fiducia da parte degli utenti e nell'aumento della consapevolezza dei vantaggi derivanti dall'adozione del cloud;

26.   sottolinea che l'accesso a Internet a banda larga per imprese e cittadini è un elemento indispensabile per un'economia competitiva fondata su dati e conoscenza nell'UE; ritiene in quest'ambito che lo sviluppo del cloud debba andare di pari passo con iniziative che aumentino l'accesso a Internet a banda larga per imprese e cittadini, specialmente nelle aree rurali;

27.   osserva che le iniziative di formazione digitale rivolte alle diverse generazioni, comprese le competenze informatiche, sono importanti per lo sviluppo del cloud, al fine di identificare e affrontare le principali carenze in termini di competenze tecniche ed efficienza per conseguire gli obiettivi digitali; accoglie con favore le proposte presentate nel quadro del quadro dell'Agenda per le nuove competenze per l'Europa recentemente adottata dalla Commissione e sottolinea la necessità di risorse finanziarie adeguate;

28.   ritiene che le start-up di servizi cloud stiano emergendo grazie a soluzioni di nicchia volte a rendere il cloud computing più veloce, semplice e affidabile, flessibile e sicuro;

29.   sottolinea che il calcolo ad alte prestazioni, importante per lo sviluppo del cloud, dovrebbe essere trattato come parte integrale dell'infrastruttura europea dei dati in tutto l'ecosistema e che i suoi vantaggi dovrebbero essere promossi su larga scala;

30.   rileva che il coinvolgimento delle istituzioni accademiche e di ricerca e di altre parti interessate debba essere incoraggiato al fine di mantenere e sostenere infrastrutture di dati scientifici integrati e di calcolo ad alte prestazioni;

31.   rileva che con i servizi esistenti e quelli che verranno offerti in futuro dal settore privato e dai paesi al di fuori dell'UE, il CESA debba fornire incentivi e nuovi servizi per interrompere la consuetudine tradizionale di affidarsi alle pratiche di ricerca esistenti;

32.   invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare un'attenzione particolare alla crescita europea orientata al futuro per costruire un'industria cloud competitiva nell'UE; evidenzia l'importanza di garantire che la domanda del mercato di soluzioni cloud continui ad aumentare e che l'adozione del cloud sia incoraggiata in industrie verticali quali finanza, tassazione e sicurezza sociale, manifattura, settore bancario, sanità, media e intrattenimento e agricoltura;

33.   ritiene che il regolamento –generale sulla protezione dei dati offra un quadro per la protezione dei dati personali, prende atto tuttavia che la sua attuazione frammentata tra gli Stati membri rende difficile per i ricercatori lo svolgimento del proprio lavoro e la condivisione delle scoperte, compromettendo così gli sforzi tesi alla creazione di una collaborazione tra ricercatori resa possibile dal cloud computing; chiede, quindi, un'attuazione e un'applicazione adeguate di tale regolamento;

34.   sottolinea che le soluzioni nell'ambito dell'iniziativa europea per il cloud computing devono essere sviluppate nel rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, in particolare per quanto concerne i diritti di protezione dei dati, la privacy, la libertà e la sicurezza;

35.   osserva che l'economia dei dati è ancora nella sua fase preliminare, che i modelli di impresa sono ancora in via di sviluppo e che quelli esistenti sono già stati interrotti e si stanno evolvendo; invita la Commissione a fare in modo che ogni legislazione in questo campo sia in linea con il "principio di innovazione" tecnologico-naturale e non ponga seri ostacoli all'innovazione, alla digitalizzazione dell'industria o allo sviluppo di nuove tecnologie nell'UE, quali l'Internet degli oggetti e l'intelligenza artificiale (IA);

36.   invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri e con tutte le parti interessate al fine di identificare le azioni necessarie all'attuazione per sfruttare al massimo il potenziale offerto dall'iniziativa europea per il cloud computing; ritiene che l'innovazione aperta e la scienza aperta coinvolgano molti più attori nel processo di innovazione, dai ricercatori agli imprenditori, agli utenti, ai governi e alla società civile;

Cloud per la scienza aperta

37.   prende atto della sottorappresentanza di parti interessate chiave nei dibattiti e nei progetti pilota su larga scala; sostiene che il coinvolgimento attivo delle parti interessate del settore pubblico e privato e della società civile a livello locale, regionale, nazionale e unionale deve rappresentare un presupposto essenziale per uno scambio di informazioni efficace, evitando nel contempo oneri amministrativi; sottolinea che l'iniziativa europea per il cloud computing dovrebbe soddisfare le esigenze non solo della comunità scientifica, ma anche dell'industria, incluse le PMI e le start-up, le amministrazioni pubbliche e i consumatori, apportando loro benefici;

38.   sottolinea che lo sviluppo del CESA deve avvenire nel debito rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali (CDF), con particolare attenzione ai diritti relativi alla protezione dei dati, alla riservatezza, alla libertà e alla sicurezza, e che deve rispettare i principi della riservatezza fin dalla progettazione e per impostazione predefinita, e i principi di proporzionalità, necessità, minimizzazione dei dati e limitazione di finalità; riconosce che l'applicazione di garanzie aggiuntive, come la pseudonimizzazione, l'anonimizzazione o la crittografia, possono ridurre i rischi e migliorare la protezione per i titolari dei dati interessati quando i dati personali sono utilizzati in applicazioni dei big data o nel cloud computing; ricorda che l'anonimizzazione è un processo irreversibile e chiede alla Commissione di elaborare linee guida su come rendere anonimi i dati; ribadisce la necessità di una protezione speciale per i dati sensibili nel rispetto della normativa vigente; sottolinea che i principi sopra indicati, insieme ad elevati standard di qualità, affidabilità e riservatezza, sono necessari per garantire la fiducia dei consumatori nell'iniziativa europea per il cloud computing;

39.   sottolinea che l'iniziativa che mira a sviluppare un cloud per la scienza aperta dovrebbe garantire un cloud affidabile per tutti: scienziati, imprese e servizi pubblici;

40.   rileva la necessità di promuovere una piattaforma aperta, affidabile e collaborativa per la gestione, l'analisi, la condivisione, il riutilizzo e la conservazione dei dati di ricerca sui quali possono essere sviluppati dei servizi innovativi che saranno forniti a determinati termini e condizioni;

41.   invita la Commissione e gli Stati membri a studiare quadri di governance e di finanziamento appropriati, tenendo sufficientemente conto delle iniziative esistenti, della loro sostenibilità e della loro capacità di promuovere parità di condizioni su scala europea; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero prendere in esame l'eventualità di integrare i programmi di finanziamento nazionali con quelli dell'UE;

42.   invita la Commissione a esaminare l'intera serie di fonti finanziarie necessarie per istituire il CESA e a rafforzare gli strumenti esistenti per garantire uno sviluppo più rapido, rivolgendo particolare attenzione alle migliori pratiche;

43.   chiede alla Commissione che la ricerca scientifica e tutti i dati generati dal programma Orizzonte 2020 siano aperti come impostazione predefinita e chiede agli Stati membri di adattare di conseguenza i loro programmi di ricerca nazionali;

44.   è del parere che il CESA promuoverà una scienza digitale, integrando il settore informatico come un servizio nel settore pubblico della ricerca nell'UE; auspica un "modello federale di scienza su cloud" che riunisca le organizzazioni pubbliche di ricerca, le parti interessate, le PMI, le start-up, le infrastrutture in rete e i fornitori commerciali, per creare una piattaforma condivisa in grado di offrire una serie di servizi alle comunità di ricerca nell'UE;

45.   invita la Commissione e gli Stati membri, in collaborazione con altre parti interessate, a stabilire una tabella di marcia per fornire il più rapidamente possibile scadenze precise per l'attuazione delle azioni previste dal CESA;

46.   invita la Commissione a valutare con attenzione le esigenze dei ricercatori pubblici europei per identificare possibili lacune nella fornitura dell'infrastruttura cloud nell'UE; ritiene che, qualora fossero identificate delle lacune, la Commissione dovrebbe invitare i fornitori di infrastrutture cloud in Europa a condividere le loro tabelle di marcia per lo sviluppo, al fine di valutare se gli investimenti privati siano sufficienti ad affrontare tali lacune o se per colmarle siano necessari ulteriori finanziamenti pubblici;

47.   chiede alla Commissione di assicurare che tutte le ricerche e i dati scientifici prodotti dal programma Orizzonte 2020 vadano a beneficio delle imprese e dei cittadini europei; sostiene un cambiamento nelle strutture degli incentivi affinché il mondo accademico, l'industria e i servizi pubblici condividano i propri dati e migliorino la gestione dei dati, la formazione, le competenze ingegneristiche e l'alfabetizzazione;

48.   si compiace del fatto che l'iniziativa per il cloud computing si concentri sulla costruzione di reti a banda larga, di dispositivi di archiviazione su larga scala, di risorse di calcolo ad alte prestazioni e di un ecosistema europeo di Big Data;

49.   sottolinea che lo sviluppo della rete 5G, così come le regole del codice europeo delle comunicazioni elettroniche, dovrebbero rendere il CESA più attraente, offrendo una rete Internet di alta qualità e nuove infrastrutture della migliore qualità;

50.   approva l'ambizione della Commissione di fare in modo che l'UE sia in grado di trattare grandi quantità di dati, con infrastrutture gestite da servizi che utilizzano dati in tempo reale provenienti da sensori o applicazioni che collegano i dati in arrivo da diverse sorgenti; osserva che l'iniziativa europea per il cloud computing mira ad assicurare un lavoro migliore e più armonizzato di sviluppo dell'infrastruttura;

51.   sostiene un ulteriore sviluppo della rete GEANT affinché diventi la rete internazionale più avanzata e consenta di mantenere la leadership dell'UE nel campo della ricerca;

52.   invita la Commissione e gli Stati membri a coordinarsi con i soggetti interessati per ridurre la frammentazione delle infrastrutture digitali, fissando una tabella di marcia delle azioni e creando una solida struttura di governance che coinvolga finanziatori, acquirenti e utenti e sottolinea l'esigenza di promuovere i principi della scienza aperta per la gestione e la condivisione dei dati, senza ostacolare l'innovazione e senza violare la privacy e la proprietà intellettuale nell'era digitale;

53.   sottolinea l'importanza di fondare l'iniziativa europea per il cloud computing sulla base dei gruppi funzionali del meccanismo per collegare l'Europa, in particolare le identificazioni e le firme elettroniche, allo scopo di rafforzare la fiducia degli utenti in comunicazioni elettroniche sicure, interoperabili e senza soluzione di continuità in tutta l'Unione;

54.   invita la Commissione a indirizzare maggiori risorse a favore della ricerca europea, nonché dello sviluppo, innovazione e formazione, nel settore del cloud computing, sottolineando la necessità di infrastrutture e processi a salvaguardia dei dati aperti e della privacy degli utenti;

55.   afferma che le norme tecniche devono permettere una portabilità semplice e completa e un elevato grado di interoperabilità tra i servizi di cloud;

56.   ritiene fermamente che l'iniziativa del cloud per la scienza aperta debba avvalersi di norme aperte che garantiscano interoperabilità, continuità delle comunicazioni ed evitino il "lock-in";

57.   sottolinea che il ricorso a standard aperti e software gratuiti e con codice sorgente aperto (open source) sono particolarmente importanti per garantire la necessaria trasparenza in relazione al modo in cui vengono effettivamente protetti dati personali e altri tipi di dati sensibili;

58.   osserva che l'economia europea si affida sempre più alla potenza dei supercomputer per inventare soluzioni innovative, ridurre i costi e diminuire i tempi di commercializzazione di prodotti e servizi; sostiene gli sforzi della Commissione tesi a creare sistemi di supercomputer su scala exa (exascale) basati su tecnologia hardware europea;

59.   ritiene che l'Europa necessiti di un ecosistema HPC completo per acquisire supercomputer all'avanguardia, assicurarsi l'approvvigionamento di sistemi HPC e fornire i servizi HPC all'industria e alle PMI, per attività di simulazione, visualizzazione e prototipazione; ritiene che sia di enorme importanza che l'UE si posizioni tra le maggiori potenze mondiali nel settore del supercalcolo entro il 2022;

60.   ritiene che la piattaforma tecnologica europea e il contratto di partenariato pubblico-privato per il calcolo ad alte prestazioni siano cruciali per definire le priorità della ricerca nell'UE nello sviluppo della tecnologia europea in tutti i segmenti della catena di approvvigionamento delle soluzioni di calcolo ad alte prestazioni;

61.   accoglie con favore la proposta della Commissione, in linea con il "Quantum Manifesto", di lanciare un'iniziativa faro da 1 miliardo di EUR sulle tecnologie quantistiche;

62.   ricorda alla Commissione che l'industria dei servizi cloud ha già investito miliardi di euro nella realizzazione di infrastrutture d'avanguardia in Europa; sottolinea che attualmente gli scienziati e i ricercatori dell'UE possono utilizzare infrastrutture cloud in grado di offrire loro la possibilità di sperimentare e innovare rapidamente, potendo accedere a una grande varietà di servizi, pagando solo per quanto utilizzano, e quindi ottimizzando il tempo dedicato alla scienza; osserva che il supporto critico dell'UE alla ricerca e allo sviluppo non dovrebbe essere utilizzato per duplicare le risorse già presenti, bensì piuttosto per incoraggiare una svolta in nuovi settori scientifici in grado di stimolare la crescita e la competitività;

63.   sottolinea che la comunità scientifica ha bisogno di una infrastruttura protetta, sicura e con codice sorgente aperto ad alta capacità, al fine di promuovere la ricerca ed evitare eventuali violazioni della sicurezza, attacchi informatici o uso improprio dei dati personali, in particolare quando vengono raccolte, memorizzate ed elaborate grandi quantità di dati; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e incentivare lo sviluppo della tecnologia necessaria, comprese le tecnologie crittografiche, tenendo conto della sicurezza mediante un approccio progettuale; sostiene gli sforzi della Commissione volti a migliorare la cooperazione tra le autorità pubbliche, l'industria europea (comprese le PMI e le start-up), i ricercatori e il mondo accademico in materia di big data e sicurezza informatica sin dalle prime fasi del processo di ricerca e innovazione, al fine di consentire la creazione di soluzioni e opportunità di mercato innovative e affidabili a livello europeo, garantendo nel contempo un adeguato livello di sicurezza;

64.   ritiene che lo sviluppo di precisi standard per l'interoperabilità dei sistemi cloud, la portabilità dei dati e gli accordi sul livello di servizio, garantirà certezza e trasparenza sia per i fornitori sia per gli utenti dei servizi cloud;

65.   sottolinea che l'affidabilità, la sicurezza e la protezione dei dati personali sono necessarie per garantire la fiducia dei consumatori, poiché tale fiducia costituisce una base per una sana competitività;

66.   rileva che l'industria dovrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di norme largamente accettate, adatte all'era digitale, e che tali norme darebbero ai fornitori di servizi cloud la sicurezza necessaria per continuare ad innovare, mentre consentirebbero agli utenti di adottare nuovi servizi cloud a livello di Unione;

67.   invita la Commissione a guidare la promozione dell'interoperabilità e di standard in materia di servizi cloud intersettoriali, multilingue e transfrontalieri e a sostenere servizi cloud rispettosi della vita privata, affidabili, sicuri ed efficienti in termini energetici, come parte integrante di una strategia comune incentrata sulla massimizzazione delle opportunità di sviluppare standard che abbiano la capacità di diventare standard globali;

68.   osserva che è necessario un piano d'azione in materia di interoperabilità dei dati, per sfruttare l'elevata quantità di dati prodotta dagli scienziati europei e per migliorare la riutilizzabilità di tali nella scienza e nell'industria; invita la Commissione a lavorare con i principali soggetti scientifici interessati per produrre sistemi efficienti in grado di rendere i dati, ivi compresi i metadati, le specifiche comuni e gli identificativi dell'oggetto dei dati ("data object identifiers"), reperibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili (FAIR: findable, accessible, interoperable and reusable);

69.   osserva che l'UE non sta investendo nel suo ecosistema di calcolo ad alte prestazioni ad un livello paragonabile a quello di altre regioni del mondo e che ciò non è in linea con il suo potenziale economico e scientifico;

70.   invita la Commissione a promuovere l'interoperabilità e a prevenire la dipendenza da un singolo venditore (il "lock-in"), facendo sì che i fornitori di infrastrutture di cloud multiple in Europa offrano una gamma di servizi di infrastruttura competitivi, interoperabili e portabili;

71.   auspica misure volte a preservare un sistema di normazione di alta qualità, che possa attirare i migliori contributi tecnologici; chiede alla Commissione di adottare politiche che rimuovano le barriere eccessive nei settori innovativi, per incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo e nella normazione unionale;

72.   esorta la Commissione a massimizzare i propri sforzi per evitare sin dalle prime fasi la possibilità di "lock-in" del venditore sul mercato digitale, in particolare nei settori emergenti quali l'iniziativa europea per il cloud computing;

73.   riconosce l'importanza dell'interoperabilità e delle norme tecniche per stimolare la competitività nel settore delle TIC; chiede alla Commissione di individuare le lacune di identità delle norme tecniche nel CESA, anche per quanto concerne le PMI, le start-up e i settori chiave europei; sostiene lo sviluppo di norme tecniche orientate al mercato, volontarie, neutre dal punto di vista tecnologico, trasparenti, compatibili su un piano globale e utili al mercato;

74.   ritiene che il programma ISA2 offra un'opportunità di sviluppo delle norme di interoperabilità per la gestione dei Big Data all'interno delle amministrazioni pubbliche e nei loro rapporti con le imprese e i cittadini;

75.   riconosce che le norme dovrebbero rispondere alle effettive esigenze dell'industria e delle altre parti interessate; sottolinea che è imprescindibile sviluppare e stabilire norme comuni rigorose per garantire un utilizzo e una condivisione efficienti dei dati a livello interdisciplinare, interistituzionale e transfrontaliero; invita la Commissione a individuare, ove necessario, i migliori sistemi di certificazione tra gli Stati membri al fine di definire, con la partecipazione delle parti interessate pertinenti, una serie di norme paneuropee orientate alla domanda, che faciliti la condivisione dei dati e si basi su norme aperte e globali laddove giustificato; sottolinea che le azioni intraprese nell'ambito dell'iniziativa europea sul cloud computing devono garantire che le esigenze del mercato unico siano tenute in considerazione e che tale mercato continui a essere accessibile a livello mondiale e reattivo ai progressi tecnologici;

76.   sostiene l'intenzione della Commissione di rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione dei dati e dei servizi di dati, in particolare quelli tecnici e giuridici, nonché i requisiti sproporzionati in materia di localizzazione dei dati, e di promuovere l'interoperabilità dei dati, collegando l'iniziativa europea per il cloud computing alla proposta sul libero flusso dei dati; considera che, per pervenire a una società digitale, il libero flusso dei dati deve essere considerato la quinta libertà all'interno del mercato unico; osserva che un quadro giuridico chiaro, competenze e risorse sufficienti per la gestione dei Big Data nonché il riconoscimento delle qualifiche professionali pertinenti sono condizioni essenziali per liberare tutto il potenziale del cloud computing; esorta la Commissione a coinvolgere le parti interessate, segnatamente le industrie, al fine di individuare opportunità di formazione in materia di Big Data e programmazione, anche nell'ambito di applicazione della nuova agenda per le competenze, e di incentivare le parti interessate, in particolare le PMI e le start-up, a utilizzare, aprire e condividere dati sul mercato unico;

77.   accoglie con favore la proposta della Commissione, in linea con il "Quantum Manifesto", di lanciare un'iniziativa faro da 1 miliardo di EUR sulle tecnologie quantistiche; sottolinea tuttavia che al fine di accelerare lo sviluppo e offrire i prodotti commerciali agli utenti pubblici e privati, è essenziale una consultazione aperta e trasparente con le parti interessate;

Condividere i dati aperti, condividere i dati della ricerca

78.   si compiace del fatto che lo sviluppo del CESA consentirà a ricercatori e professionisti nel campo della scienza di avere un luogo per immagazzinare, condividere, utilizzare e riutilizzare dati e possa porre le basi per un'innovazione fondata sui dati nell'UE; sottolinea che i benefici della condivisione dei dati sono stati ampiamente riconosciuti;

79.   rileva che i dati sono diventati essenziali per il processo decisionale a livello locale, nazionale e globale; rileva che la condivisione dei dati comporta benefici importanti per le autorità locali e regionali e che l'apertura dei dati delle pubbliche amministrazioni migliora la democrazia e apporta nuove opportunità di impresa;

80.   sostiene gli sforzi della Commissione, congiuntamente a quelli dei ricercatori dell'industria e del mondo accademico europei, tesi allo sviluppo di un partenariato pubblico-privato (PPP) nel settore dei grandi volumi di dati, in sinergia con il contratto di partenariato pubblico-privato per il calcolo ad alte prestazioni, che migliora la costituzione di una comunità basata sui dati e sul calcolo ad alte prestazioni, e pone le basi per lo sviluppo di un'economia dell'UE fondata sui dati; sostiene il partenariato pubblico-privato sulla sicurezza informatica che promuove la collaborazione tra attori pubblici e privati nelle fasi iniziali del processo di ricerca e innovazione al fine di accedere a soluzioni europee innovative e affidabili;

81.   sottolinea che la Commissione dovrebbe collaborare strettamente e quanto prima possibile con i partner industriali, specialmente le PMI e le start-up, per garantire che le esigenze delle imprese e dell'industria siano adeguatamente tenute presenti e integrate nella fase successiva dell'iniziativa;

82.   incoraggia le pubbliche amministrazioni a prendere in considerazione servizi di cloud sicuri, affidabili e protetti, prevedendo un quadro giuridico chiaro e lavorando ulteriormente per sviluppare sistemi di certificazione specifici per il cloud; osserva che imprese e consumatori devono sentirsi sicuri quando adottano nuove tecnologie;

83.   ritiene opportuno che le amministrazioni pubbliche abbiano pieno accesso ai dati amministrativi come impostazione predefinita; chiede che siano compiuti progressi nel determinare grado e ritmo di diffusione di informazioni come i dati aperti, nell'identificazione delle principali serie di dati da rendere disponibili e nella promozione del riutilizzo dei dati aperti in forma aperta;

84.   ritiene che la crescita vertiginosa delle tecnologie digitali sia il fattore chiave per la generazione di massicci flussi di dati grezzi in ambienti cloud e che quest'enorme complesso di flussi di dati grezzi in sistemi di Big Data aumenti la complessità computazionale e il consumo di risorse in sistemi di estrazione dei dati basati sul cloud; prende atto che il concetto di condivisione di dati basati su modelli consente l'elaborazione di dati locali vicino alle sorgenti di dati e trasforma i flussi di dati grezzi in modelli di conoscenza processabili; sottolinea che questi modelli di conoscenza abbiano una duplice utilità nella disponibilità di modelli di conoscenza locale per azioni immediate, così come per la condivisione partecipativa di dati in ambienti cloud;

85.   concorda con le conclusioni del Consiglio del maggio 2016 sulla transizione verso un sistema di scienza aperta, e in particolare la conclusione che il principio di base per il riutilizzo ottimale dei dati della ricerca dovrebbe essere: "il più aperto possibile, chiuso il tanto necessario";

Analisi di testi e dati

86.   sottolinea che la piena disponibilità dei dati pubblici all'interno del CESA non sarà sufficiente a rimuovere le barriere alla ricerca basata sui dati;

87.   osserva che l'iniziativa deve essere completata da un quadro moderno di protezione dei dati che dovrebbe consentire la rimozione della frammentazione e della mancanza di interoperabilità nel processo di ricerca europeo dei dati;

88.   ritiene che l'iniziativa debba preservare l'equilibrio tra i diritti dei ricercatori e quelli dei titolari dei diritti e degli altri attori nella sfera scientifica garantendo il pieno rispetto dei diritti di autori ed editori, supportando al contempo la ricerca innovativa in Europa;

89.   ritiene che i dati della ricerca possano essere condivisi nell'ambito del CESA, fatti salvi i diritti d'autore dei ricercatori o delle istituzioni di ricerca, stabilendo dei modelli di licenza ove necessario; ritiene che le migliori pratiche a questo proposito siano state stabilite nell'ambito del progetto pilota per il libero accesso ai dati della ricerca di Orizzonte 2020;

90.   ritiene che la direttiva 96/9/CE sulle banche dati, che necessita di una revisione, limiti l'utilizzo dei dati senza alcuna prova della creazione di valore aggiunto a livello economico o scientifico;

Protezione dei dati, diritti fondamentali e sicurezza dei dati

91.   esorta la Commissione a intervenire per promuovere l'ulteriore armonizzazione delle leggi negli Stati membri, al fine di evitare la confusione e la frammentazione giurisdizionali e assicurare la trasparenza nel mercato unico digitale;

92.   ritiene che l'Unione europea sia all'avanguardia in materia di protezione dei dati e auspica un elevato livello di protezione dei dati in tutto il mondo;

93.   sottolinea che è necessario un approccio coordinato da parte delle autorità preposte alla protezione dei dati, dei decisori politici e dell'industria, a beneficio delle organizzazioni coinvolte in questa transizione, fornendo loro strumenti di esecuzione e un'interpretazione e un'applicazione uniformi degli obblighi, e sensibilizzando in merito alle questioni principali per i cittadini e le imprese;

94.   sottolinea che l'UE è un importatore ed esportatore globale di servizi digitali e che necessita un cloud computing robusto e un'economia dei dati competitiva; invita la Commissione ad assumere la guida e procedere verso la creazione di standard uniformi e globalmente accettati in materia di protezione dei dati;

95.   ritiene che i flussi globali di dati siano vitali per i commerci internazionali e la crescita economica e che l'iniziativa della Commissione sul libero flusso di dati dovrebbe garantire alle aziende che operano in Europa, e in particolare nel crescente settore del cloud computing, di essere in prima linea nella corsa mondiale all'innovazione; sottolinea che l'iniziativa dovrebbe altresì mirare ad abolire qualsiasi restrizione arbitraria inerente a dove le aziende devono stabilire le proprie infrastrutture di immagazzinamento dei dati, in quanto tali restrizioni ostacolerebbero lo sviluppo dell'economia europea;

96.   ritiene che l'attuale legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati, in particolare il regolamento generale sulla protezione dei dati, adottato di recente, e la direttiva sulla protezione dei dati in materia di applicazione della legge (direttiva (UE) 2016/680)(10) , offra solide garanzie per la protezione dei dati personali, compresi quelli raccolti, aggregati e pseudonimizzati per scopi di ricerca scientifica, e dei dati sensibili relativi alla salute, unitamente a condizioni specifiche relative alla loro pubblicazione e divulgazione, al diritto dei titolari dei dati di opporsi a un ulteriore trattamento e alle regole in materia di accesso delle autorità giudiziarie nel contesto di indagini penali; invita la Commissione a tener conto di queste garanzie per lo sviluppo del CESA e l'applicazione delle norme che regolano l'accesso ai dati in esso memorizzati; riconosce come fondamentale un approccio armonizzato all'attuazione del regolamento generale sulla protezione dei dati, compresi orientamenti, strumenti di esecuzione e campagne di sensibilizzazione per cittadini, ricercatori e imprese, soprattutto per lo sviluppo del CESA e la promozione della cooperazione nel settore della ricerca, segnatamente attraverso il computing ad alte prestazioni;

97.   ritiene che il libero flusso di dati sia vantaggioso per l'economia digitale e lo sviluppo della scienza e della ricerca; sottolinea che l'iniziativa della Commissione sul libero flusso dei dati dovrebbe consentire al settore europeo in crescita del cloud computing di essere in prima linea nella corsa all'innovazione globale, anche a fini scientifici e dell'innovazione; ricorda che qualsiasi trasferimento di dati personali alle infrastrutture cloud o ad altri destinatari situati al di fuori dell'Unione dovrebbe rispettare le norme per i trasferimenti previste nel regolamento generale sulla protezione dei dati e che l'iniziativa della Commissione relativa al libero flusso dei dati dovrebbe rispettare tali disposizioni; sottolinea che l'iniziativa dovrebbe altresì mirare a ridurre le restrizioni relative al luogo in cui le imprese dovrebbero situare le proprie infrastrutture o immagazzinare i dati, poiché queste potrebbero ostacolare lo sviluppo dell'economia europea e impedire agli scienziati di raccogliere pienamente i benefici di una scienza basata sui dati, pur mantenendo restrizioni in ottemperanza della legislazione sulla protezione dei dati per evitare possibili futuri abusi in relazione al CESA;

98.   è fermamente convinto che l'Unione dovrebbe essere in prima linea per quanto riguarda la sicurezza e la protezione dei dati personali, anche sensibili, e sostenere un elevato livello di protezione dei dati e sicurezza dei dati in tutto il mondo; ritiene che il quadro di protezione dei dati dell'UE, unitamente ad una strategia di sicurezza informatica inclusiva in grado di garantire infrastrutture di dati affidabili che siano protette contro la perdita di dati, le intrusioni o gli attacchi, potrebbe costituire un vantaggio competitivo per le imprese europee in materia di riservatezza; invita la Commissione a garantire che il CESA preservi l'indipendenza scientifica e l'obiettività della ricerca, così come il lavoro della comunità scientifica all'interno dell'Unione;

99.   invita la Commissione a garantire che le preoccupazioni concernenti i diritti fondamentali, la privacy, la protezione dei dati, i diritti di proprietà intellettuale e le informazioni sensibili siano affrontate nel pieno rispetto del regolamento generale sulla protezione dei dati e della direttiva sulla protezione dei dati (95/46/CE); evidenzia che le minacce per la sicurezza dell'infrastruttura del cloud hanno assunto un carattere più internazionale, diffuso e complesso, impedendone un maggiore utilizzo, e rendono necessaria una cooperazione a livello europeo; esorta la Commissione e le autorità nazionali degli Stati membri, in consultazione con l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione, a lavorare insieme per la creazione di un'infrastruttura digitale sicura e affidabile e a stabilire elevati livelli di cibersicurezza, conformemente alla direttiva SRI;

100.   invita la Commissione ad assicurare che questa iniziativa sia adatta allo scopo, orientata all'esterno, adeguata alle esigenze future e tecnologicamente neutrale, e sottolinea il fatto che la Commissione e gli Stati membri devono prendere spunto dal mercato e dall'industria del cloud computing, per soddisfare nel modo migliore le esigenze presenti e future del settore e guidare l'innovazione nelle tecnologie basate sul cloud;

101.   rileva il potenziale dei Big Data per stimolare l'innovazione tecnologica e lo sviluppo di conoscenze basate sull'economia; osserva che la riduzione degli ostacoli alla condivisione di conoscenze promuoverà la competitività delle imprese, anche a vantaggio delle autorità locali e regionali; sottolinea l'importanza di agevolare la portabilità dei dati;

102.   invita la Commissione e gli Stati membri a lavorare seguendo le iniziative di normazione dell'industria, per garantire l'accessibilità del mercato unico nei confronti dei paesi terzi, oltre che un'evoluzione tecnologica, evitando la creazione di barriere all'innovazione e alla competitività in Europa; rileva che le attività di normazione relative alla sicurezza e alla privacy dei dati sono strettamente legate alla questione della giurisdizione e che le autorità nazionali svolgono un ruolo fondamentale;

103.   sottolinea che si devono tenere in considerazione le iniziative esistenti, per evitare duplicazioni che potrebbero limitare le possibilità di apertura, concorrenza e crescita, e che gli standard paneuropei per la condivisione dei dati, basati sulle esigenze del mercato, devono essere conformi agli standard internazionali;

104.   sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra le legittime preoccupazioni in materia di protezione dei dati e la necessità di garantire la disponibilità di un "libero flusso di dati" ancora non utilizzato; sottolinea la necessità di rispettare le norme esistenti in materia di protezione dei dati nel mercato aperto dei Big Data;

105.   sostiene la proposta di stabilire come impostazione predefinita i dati aperti della ricerca per i nuovi progetti di Orizzonte 2020, in quanto i dati della ricerca finanziati con fondi pubblici costituiscono un bene pubblico, prodotti nell'interesse pubblico e dovrebbero essere apertamente disponibili con il minor numero di restrizioni possibile e in maniera tempestiva e responsabile;

106.   osserva che l'iniziativa europea per il cloud si concentra sui settori potenzialmente sensibili di R&S, e dei portali di e-government; sostiene la migliore gestione della sicurezza informatica per i servizi di cloud nel quadro della direttiva SRI;

107.   rileva l'importanza di agevolare l'interoperabilità delle diverse dotazioni all'interno delle reti, garantendo la sicurezza e promuovendo le catene di approvvigionamento dei componenti, tutti ugualmente importanti per la commercializzazione della tecnologia;

o
o   o

108.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 45.
(2) GU L 318 del 4.12.2015, pag. 1.
(3) GU L 175 del 27.6.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0089 .
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0009 .
(6) GU C 482 del 23.12.2016, pag. 89.
(7) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 19.
(8) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(9) GU L 194 del 19.7.2016, pag. 1.
(10) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89.


Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sugli investimenti nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei: valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni (2016/2148(INI) )
P8_TA(2017)0053 A8-0385/2016

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–   visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (di seguito "RDC")(1) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005(4) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(5) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(6) ,

–   visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) ,

–   visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(8) ,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639 ),

–   vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2016 sull'accelerazione dell'attuazione della politica di coesione(9) ,

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle sinergie per l'innovazione: i fondi strutturali e di investimento europei, Orizzonte 2020 e altri fondi e programmi dell'UE a sostegno dell'innovazione(10) ,

–   vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 intitolata "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati"(11) ,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2016 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei",

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 maggio 2016 sulla comunicazione della Commissione dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei"(12) ,

–   visto il parere del Comitato delle regioni del 9 luglio 2015 sull'esito dei negoziati sugli accordi di partenariato e sui programmi operativi(13) ,

–   vista la sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473 ),

–   visto lo studio realizzato dalla sua Direzione generale delle Politiche interne (dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione) del giugno 2016 dal titolo "Massimizzare le sinergie fra i Fondi strutturali e di investimento europei e altri strumenti per raggiungere gli obiettivi Europa 2020",

–   visto lo studio realizzato dalla sua Direzione generale delle Politiche interne (Dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione) del settembre 2016 dal titolo "Valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del RDC",

–   vista l'analisi realizzata dalla sua Direzione generale delle Politiche interne (dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione) del settembre 2016 dal titolo "Strumenti finanziari nel periodo di programmazione 2014-2020: prime esperienze degli Stati membri",

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per i bilanci, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0385/2016 ),

A.   considerando che la politica di coesione rappresenta una parte significativa del bilancio dell'UE, che ammonta approssimativamente a un terzo di tutte le spese;

B.   considerando che, con un bilancio di 454 miliardi di EUR per il periodo 2014-2020, i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) sono il principale strumento della politica d'investimento dell'UE e rappresentano un'importante fonte di investimenti pubblici in molti Stati membri, generando un aumento dell'occupazione, della crescita e degli investimenti in tutta l'UE e, contemporaneamente, una riduzione delle disparità a livello regionale e locale per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale;

C.   considerando che gli accordi di partenariato costituiscono il fondamento della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, presentata dalla Commissione;

D.   considerando che i negoziati per gli accordi di partenariato e i programmi operativi per il periodo 2014-2020 hanno costituito un esercizio modernizzato, intenso e fortemente adattato con un nuovo quadro per le prestazioni, le condizionalità ex ante e la concentrazione tematica, ma che hanno anche causato gravi ritardi nel reale avvio dell'attuazione della politica di coesione, anche per via di carenze nella capacità amministrativa di varie regioni e Stati membri, e che il processo è stato ulteriormente rallentato dalla procedura di designazione delle autorità di gestione;

E.   considerando che è indubbio che, a causa della tardiva adozione del quadro normativo alla fine del 2013 dovuta ai lunghi negoziati e all'accordo tardivo sul QFP, non è stato possibile adottare puntualmente i programmi operativi; che, di conseguenza, l'attuazione dei programmi operativi ha avuto un avvio lento, ripercuotendosi in tal modo sulla diffusione della politica nel territorio;

F.   considerando che le disposizioni comuni sono state istituite per tutti i cinque fondi SIE e che hanno quindi potenziato le relazioni tra di essi;

G.   considerando che la politica di coesione sta attualmente affrontando molte sfide politiche ed economiche, derivanti sia dalla crisi finanziaria, con la conseguente riduzione degli investimenti pubblici in molti Stati membri, per cui i fondi SIE e il cofinanziamento degli Stati membri restano lo strumento principale per gli investimenti pubblici in molti Stati membri, che dalla crisi migratoria;

H.   considerando che nel periodo di programmazione 2014-2020 la politica di coesione ha acquisito un approccio politico più mirato, attraverso la concentrazione tematica, sostenendo le priorità e gli obiettivi dell'Unione;

I.   considerando che i fondi SIE nell'attuale periodo di finanziamento sono maggiormente orientati ai risultati e basati su un contesto di investimento che consente una maggiore efficacia;

J.   considerando che deve esserci un allineamento maggiore tra gli investimenti a titolo della politica di coesione e le priorità della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e il semestre europeo;

K.   considerando che la task force per una migliore attuazione ha contribuito all'eliminazione delle strozzature e al recupero dei ritardi nell'assegnazione dei fondi;

Condivisione dei risultati, comunicazione e visibilità

1.   rileva che l'Europa sta attraversando una fase difficile sia in termini economici che sociali e politici, per cui è più che mai necessaria una politica di investimento efficace, orientata alla crescita economica e all'occupazione, vicina ai cittadini e più adatta alle esigenze territoriali specifiche, che tenti di far fronte alla disoccupazione e alle disuguaglianze sociali all'interno dell'Unione, creando un valore aggiunto europeo; reputa che, per riconquistare la fiducia dei suoi cittadini, l'UE debba lanciare dei processi di adeguamento per rispettare i requisiti di cui all'articolo 9 TFUE;

2.   rileva che la politica di coesione nel periodo 2014-2020 è stata profondamente ripensata, il che ha richiesto un cambiamento di mentalità e di metodi di lavoro a tutti i livelli di governance, compresi il coordinamento orizzontale e il coinvolgimento delle parti interessate nonché, nella misura del possibile, lo sviluppo locale di tipo partecipativo; sottolinea che le recenti riforme lungimiranti ed esemplari sono spesso ignorate e che la politica di coesione viene ancora spesso vista come una tradizionale politica di spesa anziché come una politica di sviluppo e d'investimento con risultati tangibili;

3.   reputa che la comunicazione principale sui progetti della politica di coesione dovrebbe porre l'accento sul valore aggiunto europeo, sulla solidarietà e sulla visibilità delle storie di successo, sottolineando nel contempo l'importanza di scambiare le migliori pratiche e di trarre insegnamenti dai progetti che non riescono a conseguire i loro obiettivi; insiste sul fatto che la comunicazione riguardante i fondi SIE dovrebbe essere modernizzata e intensificata; insiste sulla necessità di individuare e attuare nuovi strumenti di comunicazione dei risultati della politica di coesione; reputa necessario investire nell'intelligence e nella raccolta dei dati a livello regionale, come parte di un impegno continuo per creare e aggiornare le banche dati, tenendo conto delle esigenze, delle specificità e delle priorità locali e regionali, come nel caso dell'esistente piattaforma S3, che consentirebbe al pubblico interessato di controllare con efficacia il valore aggiunto europeo dei progetti;

4.   evidenzia che, al fine di migliorare la comunicazione dei fondi SIE e la loro visibilità, deve essere posto maggiormente l'accento sulla partecipazione delle parti interessate e dei beneficiari e su un coinvolgimento significativo dei cittadini nell'elaborazione e nell'attuazione della politica di coesione; sollecita, inoltre, la Commissione, gli Stati membri, le regioni e le città a comunicare più informazioni sia in merito ai risultati della politica di coesione che agli insegnamenti da trarre e a presentare un piano d'azione coordinato e mirato;

Concentrazione tematica

5.   plaude alla concentrazione tematica, che si è dimostrata uno strumento utile per creare una politica mirata e garantire una maggiore efficacia alle priorità dell'UE e alla strategia Europa 2020, migliorando il processo di conversione delle conoscenze in innovazione, posti di lavoro e crescita; sollecita pertanto gli Stati membri e le autorità regionali e locali a prendere decisioni chiare sulle priorità di investimento e a selezionare i progetti basandosi sulle priorità stabilite per i fondi SIE, nonché ad avvalersi di processi di attuazione razionalizzati ed efficaci;

6.   osserva che l'analisi della concentrazione tematica dovrebbe evidenziare in quale modo le scelte strategiche degli Stati membri e la ripartizione delle risorse tra gli obiettivi tematici soddisfano le esigenze specifiche dei territori; si rammarica che questo aspetto sia meno evidente nella relazione presentata dalla Commissione a norma dell'articolo 16;

7.   ritiene che i risultati e i benefici della politica di coesione debbano essere comunicati in modo più efficace, se non altro per ripristinare la fiducia nel progetto europeo;

8.   insiste sul fatto che la politica di coesione dovrebbe continuare ad avere un orientamento tematico e permettere, nel contempo, un grado di flessibilità sufficiente a tenere conto delle necessità specifiche di ciascuna regione, in particolare delle necessità specifiche delle regioni meno sviluppate, come previsto nei regolamenti; chiede un investimento continuo dei fondi ESI nelle regioni in transizione al fine di mantenere i risultati ottenuti con le risorse già stanziate e gli sforzi già profusi;

9.   sottolinea, in particolare, che è opportuno considerare le circostanze delle regioni urbane o rurali, delle cosiddette regioni "in ritardo di sviluppo", delle regioni in transizione e delle regioni con svantaggi naturali o geografici permanenti e che dovrebbero essere elaborate politiche di sostegno adeguate per lo sviluppo di tali zone, che senza la politica di coesione sarebbero difficilmente in grado di raggiungere le regioni più sviluppate; invita la Commissione a perseguire ed espandere strategie per l'attuazione dell'agenda urbana insieme alle autorità locali e alle regioni metropolitane quali nuclei di crescita dell'UE; ricorda, in tale contesto, l'importanza di concedere agli Stati membri e alle regioni una flessibilità sufficiente per sostenere le nuove sfide politiche, come quelle connesse all'immigrazione (pur tenendo conto degli obiettivi originali e ancora attuali della politica di coesione e delle esigenze specifiche delle regioni) nonché la dimensione digitale, nella sua accezione più ampia, della politica di coesione (comprese le questioni relative all'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e alla banda larga che sono connesse al completamento del mercato unico digitale); richiama l'attenzione sulla strategia per un'unione dell'energia, sulla strategia per un'economia circolare e sugli impegni dell'UE nel quadro dell'accordo sui cambiamenti climatici di Parigi in quanto i fondi SIE svolgono un ruolo importante nella loro attuazione;

10.   ritiene che si debba dedicare maggiore attenzione alle zone subregionali in cui si concentrano numerose sfide e che spesso sono caratterizzate da sacche di povertà, comunità segregate e quartieri disagiati con una presenza superiore alla media di gruppi emarginati, quali i rom;

11.   è favorevole a spostare gradualmente l'accento da uno incentrato sui progetti relativi alle grandi infrastrutture verso uno fondato sulla promozione dell'economia della conoscenza, l'innovazione e l'inclusione sociale e sulla costruzione delle capacità e la responsabilizzazione degli attori, anche quelli della società civile, nella politica di coesione, tenendo nel contempo conto delle caratteristiche specifiche delle regioni meno sviluppate che hanno ancora bisogno di sostegno nell'ambito dello sviluppo infrastrutturale e per le quali non sono sempre praticabili le soluzioni basate sul mercato, tenendo anche presente che dovrebbe essere garantita una certa flessibilità per consentire a ciascuno Stato membro di investire in funzione delle proprie priorità, quali fissate negli accordi di partenariato per promuovere lo sviluppo economico, sociale, e territoriale;

12.   è del parere che i fondi SIE, compresi in particolare i programmi europei di cooperazione territoriale, debbano essere utilizzati per creare e favorire posti di lavoro di qualità e sistemi di apprendimento permanente e (ri)qualificazione professionale di qualità, tra cui le infrastrutture scolastiche, per consentire ai lavoratori di adeguarsi, in condizioni soddisfacenti, alle realtà in mutamento del mondo del lavoro e per stimolare una crescita, una competitività e uno sviluppo sostenibili e una prosperità condivisa al fine di creare un'Europa equa, sostenibile e inclusiva a livello sociale, concentrando l'attenzione sulle zone meno sviluppate e sui settori con problemi strutturali e sostenendo le categorie più vulnerabili ed esposte della società, in particolare i giovani (congiuntamente a programmi quali Erasmus+) e le persone con meno competenze o qualifiche, promuovendo una maggiore occupazione mediante l'economia circolare ed evitando l'abbandono scolastico precoce; richiama l'attenzione sul fatto che il FSE è uno strumento a sostegno dell'attuazione delle politiche di interesse pubblico;

13.   esprime preoccupazione poiché la disoccupazione, in particolare la disoccupazione giovanile e delle donne, come anche la disoccupazione nelle zone rurali, rimane molto elevata in numerosi Stati membri, nonostante tutti gli sforzi, e che la politica di coesione deve dare risposte anche a questo problema; raccomanda alla Commissione di prestare maggiore attenzione all'impatto della politica di coesione sulla promozione dell'occupazione e sulla riduzione della disoccupazione; osserva in tale contesto che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG) è stata integrata in 34 programmi del FSE nei 20 Stati membri ammissibili, consentendo in tal modo ai giovani disoccupati di beneficiare dell'IOG per trovare un lavoro o per migliorare le loro competenze e qualifiche; è tuttavia preoccupato per il ritardo con cui è stata avviata l'attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e per le modalità di attuazione della Garanzia per i giovani in alcune regioni; esorta gli Stati membri a intensificare i loro sforzi affinché le risorse investite producano risultati sostanziali e concreti in modo rapido ed efficace, segnatamente per quanto riguarda i fondi messi a disposizione sotto forma di prefinanziamenti, e affinché l'IOG sia attuata correttamente, nonché a garantire che i giovani lavoratori possano beneficiare di condizioni di lavoro dignitose; chiede, in particolare, che si tenga conto delle reali esigenze della comunità imprenditoriale nell'utilizzo dei fondi SIE per rispondere alle esigenze di formazione, in modo da creare reali opportunità di occupazione e conseguire a un'occupazione a lungo termine; ritiene che la lotta alla disoccupazione giovanile, l'inclusione sociale e le future sfide demografiche con cui l'Europa si trova a dover fare i conti oggi e nel prossimo futuro dovrebbero essere i principali settori di interesse della politica di coesione; auspica il mantenimento dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile oltre il 2016, onde proseguire l'impegno contro la disoccupazione giovanile, pur sottoponendola a un'analisi operativa approfondita che consentirà di apportare le modifiche necessarie al fine di renderla più efficiente;

14.   esprime profonda preoccupazione per il fatto che per il sistema della Garanzia per i giovani, che per il periodo 2014-2020 riceverà finanziamenti per un totale di 12,7 miliardi di EUR dal FSE e dall'iniziativa speciale a favore dell'occupazione giovanile e che, grazie a tali risorse, è già considerato il motore trainante dell'occupazione giovanile, la Commissione non abbia effettuato un'analisi costi-benefici, nonostante ciò costituisca la prassi per tutte le sue principali iniziative; rileva pertanto la carenza di informazioni relative al potenziale costo complessivo dell'attuazione della garanzia in tutta l'UE e osserva che, come sottolineato dalla Corte dei conti europea, vi è il rischio che l'importo totale del finanziamento risulti insufficiente;

15.   sottolinea l'importanza della comunicazione, in particolare quella digitale, grazie alla quale le informazioni relative alle forme di assistenza disponibili per la ricerca di corsi di formazione, tirocini e impieghi cofinanziati dai fondi dell'Unione possono raggiungere il maggior numero di giovani possibile; invita a incrementare le attività di comunicazione finalizzate alla promozione di portali quali DROP'PIN o EURES, e a offrire ai giovani maggiori opportunità di mobilità nel mercato interno, il cui potenziale non è ancora sfruttato appieno nella lotta contro la disoccupazione nell'UE;

16.   invita la Commissione a garantire che gli Stati membri rispettino la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità in sede di attuazione dei progetti sostenuti dai fondi SIE, compreso l'obiettivo di promuovere un passaggio dall'assistenza in strutture istituzionali alla vita in comunità per le persone con disabilità;

17.   ribadisce che il completamento della rete centrale TEN-T rappresenta una priorità della politica europea dei trasporti e che i fondi SIE costituiscono uno strumento molto importante nella realizzazione di tale progetto; sottolinea la necessità di sfruttare le opportunità offerte dai fondi SIE per collegare il potenziale della rete centrale e della rete globale TEN-T con le infrastrutture di trasporto locali e regionali; riconosce l'importanza del Fondo di coesione per migliorare le infrastrutture e la connettività in Europa e insiste sul fatto che tale fondo debba essere mantenuto nel nuovo quadro finanziario post 2020;

18.   sottolinea che la multimodalità dei trasporti dovrebbe costituire un elemento fondamentale nella valutazione dei progetti infrastrutturali finanziati mediante i fondi SIE ma che, tuttavia, non dovrebbe essere l'unico criterio applicato nella valutazione dei progetti presentati, soprattutto nel caso degli Stati membri che necessitano di maggiori investimenti nelle infrastrutture dei trasporti;

19.   sottolinea la necessità di mantenere le attività commerciali tradizionali, tra cui la tradizione artigianale e le competenze ad essa associate, e di definire strategie a favore della crescita dell'imprenditorialità nelle attività commerciali tradizionali, al fine di preservare l'identità culturale dei settori commerciali tradizionali; richiama l'attenzione sull'importanza di sostenere il lavoro legato alla formazione professionale e la mobilità dei giovani artigiani di entrambi i sessi;

Condizionalità ex ante

20.   sottolinea che è necessario un monitoraggio efficace delle condizionalità ex ante per registrare gli sforzi compiuti e i risultati ottenuti; ritiene che le condizionalità ex ante , segnatamente quella relativa alle strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3), hanno dimostrato la loro utilità e suggerisce un loro ulteriore miglioramento; sottolinea che dovrebbe essere prestata una maggiore attenzione al rafforzamento delle microimprese e delle piccole e medie imprese;

21.   richiama l'attenzione sul fatto che una percentuale significativa delle condizionalità ex ante non è stata soddisfatta; chiede pertanto che sia eseguita un'analisi della situazione attuale e che si proceda a intraprendere un'azione mirata per darvi risposta, senza compromettere l'assorbimento ottimale dei fondi né l'efficacia della politica di coesione;

Formazione del bilancio in base alle prestazioni

22.   evidenzia che il quadro normativo per il periodo 2014-2020 e gli accordi di partenariato hanno determinato un orientamento fortemente incentrato sui risultati nei programmi di coesione, e che tale approccio può essere esemplare anche per le altre parti della spesa di bilancio dell'UE; plaude all'introduzione di indicatori comuni che consentano la misurazione e l'analisi comparativa dei risultati; ritiene che il lavoro sugli indicatori debba continuare per migliorare le prove sulle spese dei fondi SIE e ottimizzare la selezione dei progetti;

23.   rileva che l'introduzione della concentrazione tematica ha costituito un'importante innovazione grazie alla quale gli investimenti sono incentrati su priorità e obiettivi specifici corrispondenti a indicatori di rendimento e obiettivi specificatamente concordati per tutti i temi;

24.   ricorda che la riserva di efficacia introdotta per ciascuno Stato membro ammonta al 6 % delle risorse assegnate ai fondi SIE; ricorda che, sulla base delle relazioni nazionali del 2017 e della verifica dell'efficacia del 2019, la riserva sarà assegnata solo ai programmi e alle priorità che hanno raggiunto le rispettive tappe fondamentali; chiede flessibilità nell'avvio di nuovi impegni a titolo della riserva di efficacia quando i programmi avranno raggiunto i loro obiettivi e le loro tappe fondamentali negli anni successivi; chiede alla Commissione di valutare se la riserva di efficacia porta un reale valore aggiunto o ha prodotto ulteriori oneri burocratici;

Il semestre europeo

25.   osserva che, durante il processo di programmazione, gli Stati membri hanno riscontrato che più di due terzi delle raccomandazioni specifiche per paese (RSP) adottate nel 2014 erano pertinenti agli investimenti della politica di coesione e plaude al fatto che gli Stati membri ne abbiano tenuto conto nelle loro priorità di programmazione; riconosce che nel prossimo futuro le RSP potrebbero dar luogo a modifiche dei programmi dei fondi SIE, garantendo il sostegno alle riforme strutturali negli Stati membri; sottolinea che le RSP e i programmi nazionali di riforma (PNR) rappresentano un chiaro legame tra i fondi SIE e i processi del semestre europeo;

26.   sottolinea l'importanza di creare un legame equilibrato tra la politica di coesione e il semestre europeo, in quanto entrambi operano per raggiungere gli stessi obiettivi di cui alla strategia Europa 2020, senza pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale per ridurre le disparità come previsto dai trattati; è del parere che sarebbe opportuno ripensare la logica alla base della sospensione dei fondi FEIS in caso di una deviazione dagli obiettivi del semestre europeo, in quanto ciò potrebbe essere controproducente per promuovere la crescita e l'occupazione;

Sinergie e strumenti finanziari

27.   rileva che il quadro normativo dei fondi SIE per il periodo 2014-2020 sostiene gli strumenti finanziari; sottolinea, tuttavia, che l'utilizzo delle sovvenzioni continua a essere indispensabile; osserva che sembra esservi un orientamento in favore di un passaggio graduale dalle sovvenzioni ai prestiti e alle garanzie; sottolinea che questa tendenza è stata rafforzata dal piano di investimenti per l'Europa e dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), istituito di recente; rileva, inoltre, che l'utilizzo dell'approccio multifondo appare ancora difficile da applicare; sottolinea, data la complessità di tali strumenti, la vitale importanza di fornire un supporto adeguato alle istituzioni locali e regionali nella formazione dei funzionari responsabili della gestione di tali strumenti; ricorda che gli strumenti finanziari potrebbero offrire soluzioni per un utilizzo efficiente del bilancio dell'UE contribuendo, unitamente alle sovvenzioni, alla realizzazione di investimenti per stimolare la crescita economica e creare posti di lavoro sostenibili;

28.   rileva che il FEIS si prefigge un'agenda distinta e che tale fondo viene presentato come esempio di successo per la rapidità di attuazione e i risultati conseguiti con le operazioni esistenti, nonostante le notevoli carenze, quali la mancanza di addizionalità; chiede in tale contesto alla Commissione di fornire dati specifici sull'impatto del FEIS in termini di crescita e occupazione e di presentare, dopo la valutazione, punti di riferimento formativo che consentano di utilizzare i fondi SIE in maniera più efficace nel nuovo periodo di programmazione a partire dal 2021; chiede, oltre al parere della Corte dei conti europea n. 2/2016(14) , un'analisi del contributo del FEIS agli obiettivi dei fondi SIE e un bilancio dei risultati conseguiti dal FEIS in termini delle sue priorità;

29.   rileva tuttavia l'assenza di dati fattuali sugli effetti e i risultati prodotti dagli strumenti finanziari nonché il debole legame esistente tra tali strumenti finanziari e gli obiettivi e le priorità generali dell'UE;

30.   osserva che la relazione presentata dalla Commissione a norma dell'articolo 16 fornisce poche informazioni sul coordinamento e sulle sinergie tra i diversi programmi e gli strumenti di altri settori strategici e, in particolare, non ha sempre presentato dati affidabili sui risultati attesi dai programmi del FSE e dell'OIG; sottolinea che l'esistenza di una regolamentazione comune per i cinque fondi SIE ha incrementato le sinergie tra di essi, anche nel secondo pilastro della politica agricola comune; è convinto che sarebbe opportuno rafforzare le sinergie con altre politiche e strumenti, tra cui il FEIS e altri strumenti finanziari, al fine di massimizzare l'impatto degli investimenti; sottolinea che le norme in materia di aiuti di Stato si applicano ai fondi SIE ma non al FEIS e a Orizzonte 2020 e che tale discrepanza causa problemi quanto ad aumentare il livello delle sinergie fra tali fondi, programmi e strumenti; sottolinea che, per garantire la necessaria complementarietà e le sinergie tra il FEIS, gli strumenti finanziari e i fondi SIE, la questione delle norme sugli aiuti di Stato debba essere ulteriormente esaminata per giungere a un suo chiarimento, a una sua semplificazione e a un suo conseguente adattamento; invita la Commissione a fornire indicazioni complete alle autorità di gestione sulle modalità per unire il FEIS agli strumenti di gestione comuni e diretti, tra cui i fondi SIE, il meccanismo per collegare l'Europa e Orizzonte 2020;

31.   è favorevole a continuare un uso equilibrato degli strumenti finanziari quando presentano un valore aggiunto e non pregiudicano il sostegno tradizionale a titolo della politica di coesione; sottolinea, tuttavia, che ciò dovrebbe avvenire soltanto dopo avere attentamente valutato il contributo degli strumenti finanziari agli obiettivi della politica di coesione; sottolinea che tutte le regioni debbano mantenere un ventaglio diversificato di fonti di finanziamento e che in taluni settori le sovvenzioni restano lo strumento più adatto per conseguire gli obiettivi di crescita e occupazione; chiede alla Commissione di presentare incentivi per garantire che le autorità di gestione siano pienamente informate sulle opportunità di ricorrere a strumenti finanziari e sul loro campo di applicazione, e di analizzare i costi di gestione delle sovvenzioni e degli aiuti rimborsabili attuati in programmi condivisi e gestiti a livello centrale; sottolinea che norme chiare, coerenti e mirate in materia di strumenti finanziari per contribuire a semplificare il processo di preparazione e di attuazione per i gestori di fondi e i destinatari sono fondamentali per migliorare la loro efficace attuazione; richiama l'attenzione sull'imminente relazione d'iniziativa della commissione per lo sviluppo regionale dal titolo "Il giusto mix di finanziamenti per le regioni d'Europa: equilibrare strumenti finanziari e sovvenzioni nella politica di coesione dell'UE" (2016/2302(INI) );

Semplificazione

32.   osserva che uno degli obiettivi principali del periodo di programmazione 2014-2020 è un'ulteriore semplificazione per i beneficiari dei fondi SIE e riconosce che la semplificazione costituisce uno dei fattori chiave per un migliore accesso ai finanziamenti;

33.   plaude alle nuove opportunità di semplificazione, fornite dall'attuale quadro normativo modernizzato dei fondi SIE, in termini di norme comuni di ammissibilità, opzioni semplificate in materia di costi ed e-governance; deplora, tuttavia, che la comunicazione della Commissione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento recante disposizioni comuni non includa informazioni specifiche sull'utilizzo delle opzioni semplificate in materia di costi; sottolinea che sono necessari ulteriori sforzi per sviluppare appieno le potenzialità delle opzioni semplificate in materia di costi in termini di riduzione degli oneri amministrativi; osserva che sono ancora necessarie importanti misure di semplificazione sia per i beneficiari che per le autorità di gestione, incentrate sugli appalti pubblici, sulla gestione dei progetti e sugli audit durante e dopo le operazioni;

34.   chiede alla Commissione di fornire una valutazione attuale dell'onere amministrativo, compresi in particolari aspetti quali i tempi, il costo e le formalità burocratiche del finanziamento dell'UE sotto forma sia di sovvenzioni sia di strumenti finanziari, in base ai risultati comprovati del periodo 2007-2013 e dell'inizio del nuovo periodo dal 2014;

35.   raccomanda che, per il prossimo periodo di programmazione che avrà inizio nel 2021, tutti i livelli di governance operino verso un sistema di audit unico, eliminando i controlli doppi tra i vari livelli di governo; esorta la Commissione a chiarire la portata e lo status giuridico degli orientamenti esistenti nell'ambito dei fondi SIE, nonché a sviluppare, in stretta collaborazione con le autorità di gestione e con tutti i pertinenti livelli delle autorità di audit, un'interpretazione congiunta delle questioni di audit; ribadisce la necessità di ulteriori progressi nell'area della semplificazione, anche e soprattutto nei programmi specifici per i giovani, introducendo tra l'altro una maggiore proporzionalità nei controlli; accoglie con favore i risultati preliminari dei lavori del gruppo ad alto livello sulla semplificazione istituito dalla Commissione;

36.   raccomanda di definire procedure standard per l'elaborazione dei programmi operativi e per la gestione, in particolare quando si tratta dei numerosi programmi di cooperazione territoriale;

Capacità amministrativa

37.   rileva che gli Stati membri hanno culture amministrative e livelli di prestazione diversi nei loro quadri politici, che le condizionalità ex ante dovrebbero aiutare a superare; insiste sulla necessità di rafforzare la capacità amministrativa quale priorità nel quadro della politica di coesione e dell'esercizio del semestre europeo, in particolare negli Stati membri con un basso assorbimento dei fondi; osserva la necessità di garantire assistenza tecnica, professionale e pratica agli Stati membri, alle regioni e alle località nelle domande di finanziamento; si compiace degli effetti dello strumento Jaspers e ricorda che una programmazione inadeguata degli investimenti è causa di notevoli ritardi nella realizzazione dei progetti e di un impiego inefficiente delle risorse;

38.   osserva che l'avvio lento di alcuni programmi, l'assenza di capacità di gestione dei progetti complessi, i ritardi registrati nel completamento dei progetti, gli oneri burocratici negli Stati membri, l'eccesso di regolamentazione e gli errori nelle procedure di appalto pubblico costituiscono gli ostacoli principali all'attuazione della politica di coesione; ritiene indispensabile identificare e semplificare le procedure e i procedimenti inutilmente complessi in materia di gestione concorrente che creano oneri supplementari alle autorità e ai beneficiari; sottolinea che è necessario migliorare, monitorare e rafforzare costantemente la capacità amministrativa; è pertanto del parere che a tale proposito sia necessario sfruttare soluzioni di e-government funzionali e flessibili e garantire un'informazione e un coordinamento migliori tra gli Stati membri; sottolinea altresì la necessità di prestare maggiore attenzione alla formazione dell'amministrazione;

39.   rileva che quadri normativi, condizioni e soluzioni su misura (come ad esempio il sistema di scambio "Taiex Regio Peer 2 Peer" fra le diverse regioni) miranti alla semplificazione possono rispondere in modo più efficace alle necessità e alle sfide che le regioni devono fronteggiare, quando si tratta della capacità amministrativa;

Cooperazione territoriale europea

40.   evidenzia – soprattutto dal punto di vista della riduzione delle disparità tra regioni frontaliere – il valore aggiunto europeo della cooperazione territoriale europea, che dovrebbe riflettersi in un maggiore livello di stanziamenti, da introdurre quanto prima, in favore di tale obiettivo della politica di coesione; invita allo stesso tempo gli Stati membri a fornire il cofinanziamento necessario; sottolinea la necessità di preservare questo strumento come uno degli elementi fondamentali della politica di coesione post-2020;

41.   sottolinea l'importanza delle strategie macroregionali, trattandosi di strumenti che si sono rivelati utili allo sviluppo della cooperazione territoriale e allo sviluppo economico dei territori interessati; ricorda il ruolo decisivo delle autorità locali e regionali per la buona riuscita delle iniziative previste da tali strategie;

42.   raccomanda di utilizzare maggiormente lo strumento giuridico del GECT, modificato ed esteso, come base giuridica per la cooperazione territoriale;

43.   propone l'istituzione di un legame permanente fra le RIS3 e la cooperazione interregionale a livello dell'UE, preferibilmente sotto forma di un elemento permanente del programma INTERREG;

44.   sottolinea che la nozione di orientamento ai risultati richiede che i programmi INTERREG garantiscano una cooperazione di alta qualità a livello di progetto e l'adeguamento dei metodi e criteri di valutazione per tener conto delle peculiarità dei singoli programmi; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità di gestione a cooperare e a scambiarsi informazioni e buone prassi su come l'orientamento ai risultati possa essere reso il più efficiente e mirato possibile, in considerazione delle specificità della cooperazione territoriale europea;

45.   sottolinea il potenziale derivante dall'utilizzo degli strumenti finanziari nei programmi INTERREG che, integrando le sovvenzioni, aiutano a sostenere le PMI e a sviluppare la ricerca e l'innovazione aumentando gli investimenti, creando nuovi posti di lavoro, consentendo di ottenere risultati migliori e incrementando l'efficacia dei progetti;

46.   deplora la scarsa sensibilizzazione e l'insufficiente visibilità dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE), invita ad attuare una forma di comunicazione più efficace dei risultati ottenuti dai progetti; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità di gestione a istituire meccanismi e ampie piattaforme istituzionalizzate di cooperazione per garantire una migliore visibilità e la sensibilizzazione; invita la Commissione a delineare i risultati dei programmi e dei progetti CTE finora conseguiti;

Principio di partenariato e governance a più livelli

47.   plaude al codice di condotta concordato durante i negoziati sull'attuale periodo di programmazione che definisce i requisiti minimi per un partenariato correttamente funzionante; osserva che il codice ha migliorato l'attuazione del principio di partenariato nella maggior parte degli Stati membri ma deplora il fatto che vari Stati membri abbiano centralizzato ampie parti della negoziazione e dell'attuazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi; sottolinea la necessità di coinvolgere attivamente le autorità regionali e locali e le parti interessante in tutte le fasi e chiede pertanto che in futuro sia garantita una loro autentica partecipazione nel processo di negoziazione e di attuazione in relazione alle strutture specifiche dei paesi; ritiene che anche un'eccessiva centralizzazione e la mancanza di fiducia abbiano contribuito alla tardiva attuazione dei fondi SIE e che alcuni Stati membri e autorità di gestione sono meno inclini ad assegnare una maggiore responsabilità per la gestione dei fondi UE alle autorità locali e regionali;

48.   sottolinea la necessità che la Commissione fornisca chiarimenti in merito alle prestazioni degli Stati membri e delle regioni sui principi di cui all'articolo 5 dell'RDC, prestando particolare attenzione ai modi in cui il governo possa essere incoraggiato ad applicare pienamente il principio di partenariato; sottolinea che la titolarità condivisa è una condizione preliminare per un maggiore riconoscimento della politica di coesione dell'UE;

49.   sostiene il nuovo approccio della Commissione di istituire gruppi di lavoro speciali, ossia gruppi di progetto volti a garantire una migliore gestione dei fondi SIE negli Stati membri, e invita a sviluppare ulteriormente tale approccio;

50.   sottolinea che la futura politica di coesione deve incorporare misure di sostegno volte ad aiutare i rifugiati a integrarsi efficacemente nel mercato del lavoro dell'UE, promuovendo in tal modo la crescita economica e contribuendo a garantire la sicurezza generale dell'UE;

Il futuro della politica di coesione

51.   sottolinea che i fondi SIE contribuiscono al PIL, all'occupazione e alla crescita negli Stati membri, elementi essenziali da considerare nella settima relazione sulla coesione prevista per il 2017; sottolinea inoltre che investimenti considerevoli nelle regioni meno sviluppate contribuiscono anche al PIL degli Stati membri più sviluppati; è del parere che, qualora il governo del Regno Unito invochi formalmente l'articolo 50 TUE, la settima relazione sulla coesione debba tener conto anche dei possibili effetti della "Brexit" sulla politica strutturale;

52.   ritiene che il PIL potrebbe non essere il solo indicatore legittimo per garantire una distribuzione equa dei fondi e che, in fase di decisione sulla futura ripartizione, sarebbe opportuno tenere conto delle specifiche necessità territoriali e dell'importanza di priorità programmatiche condivise per lo sviluppo delle zone coperte dal programma; ritiene importante che nel futuro sia considerata la possibilità di introdurre nuovi indicatori dinamici da affiancare al PIL; osserva che molte regioni europee devono far fronte a tassi elevati di disoccupazione e a una popolazione in diminuzione; invita la Commissione a valutare la possibilità di sviluppare e di introdurre un "indicatore demografico";

53.   ricorda che una notevole quantità di investimenti pubblici viene eseguita a livello locale e regionale; sottolinea che il sistema europeo dei conti non deve limitare la capacità delle autorità locali e regionali di effettuare i necessari investimenti poiché ciò impedirebbe agli Stati membri di cofinanziare i progetti ammissibili ai fondi strutturali e quindi li priverebbe di tale importante fonte di finanziamento, che può invece contribuire a uscire dalla crisi economica e a rilanciare la crescita e l'occupazione; incoraggia vivamente la Commissione a rivalutare l'approccio rigorosamente annuale del sistema europeo dei conti, in modo che la spesa pubblica finanziata dai fondi SIE sia considerata un investimento di capitale e non semplicemente un debito o una spesa di gestione;

54.   sottolinea che la cooperazione territoriale europea, al servizio del principio più ampio di coesione territoriale introdotto dal trattato di Lisbona, potrebbe essere migliorata; incoraggia pertanto tutte le parti interessate coinvolte nei negoziati sulla futura politica a rafforzare tale dimensione di coesione territoriale; esorta la Commissione ad attribuire alla cooperazione territoriale europea la necessaria importanza nella settima relazione sulla coesione;

55.   ritiene che la concentrazione tematica debba essere mantenuta in futuro, in quanto ha dimostrato la sua sostenibilità economica; si aspetta che la Commissione presenti una panoramica dei risultati raggiunti con la concentrazione tematica nella politica di coesione;

56.   è convinto che la futura politica di coesione orientata alle prestazioni debba fondarsi su dati e indicatori adatti a misurare gli sforzi, gli esiti e gli effetti prodotti e sull'esperienza a livello regionale e locale in tale ambito (formazione del bilancio in base alle prestazioni, condizionalità ex ante e concentrazione tematica), in quanto fornisce alle autorità locali e regionali – comprese quelle che ad oggi non hanno tentati di applicare tale approccio – linee guida pratiche relative all'attuazione dei suoi principi;

57.   sottolinea che in futuro saranno necessari un assorbimento più rapido dei finanziamenti disponibili e una progressione più equilibrata delle spese durante il ciclo di programmazione, anche al fine di evitare il frequente ricorso ai progetti "retrospettivi", spesso miranti a evitare il disimpegno automatico alla fine del periodo di programmazione; ritiene che, una volta adottato il regolamento generale e quelli specifici per i fondi, l'attuazione dei programmi operativi nel prossimo periodo di programmazione a partire dal 2021 potrà iniziare più rapidamente, in quanto gli Stati membri avranno già acquisito esperienza con una politica orientata alle prestazioni in seguito agli sforzi compiuti per la politica di coesione nel periodo 2014-2020; mette in evidenza, a tale proposito, che gli Stati membri dovrebbero evitare i ritardi nella nomina delle autorità di gestione per i programmi operativi;

58.   ribadisce che il processo legislativo di adozione del prossimo QFP dovrebbe essere concluso entro la fine del 2018, in modo tale che il quadro normativo per la futura politica di coesione possa essere adottato rapidamente subito dopo tale data ed entri in vigore senza indugio il 1° gennaio 2021;

59.   ritiene che la politica di coesione debba continuare a includere tutti gli Stati membri e tutte le regioni europee e che la semplificazione delle modalità di accesso ai fondi dell'UE sia una condizione indispensabile per il successo della politica di coesione in futuro;

60.   ritiene che lo spirito di innovazione e di specializzazione intelligente, parallelamente allo sviluppo sostenibile, debba rimanere un importante motore della politica di coesione; sottolinea che la specializzazione intelligente dovrebbe essere un meccanismo guida per la futura politica di coesione;

61.   sottolinea l'elevato rischio di accumulo delle domande di pagamento nel quadro della rubrica 1b nella seconda metà dell'attuale QFP e chiede che sia messo a disposizione un livello sufficiente di stanziamenti di pagamento su base annua fino al termine delle attuali prospettive, al fine di evitare un nuovo arretrato di fatture non pagate; sottolinea, a tale scopo, la necessità che le tre istituzioni dell'UE elaborino e concordino un nuovo piano comune di pagamento per il periodo 2016-2020, che dovrebbe prevedere una strategia chiara per far fronte a tutte le esigenze di pagamento sino alla fine dell'attuale QFP;

62.   raccomanda alla Commissione di analizzare l'impatto reale degli investimenti dei fondi SIE nel corso del precedente periodo di programmazione e la misura in cui gli obiettivi europei sono stati conseguiti mediante i fondi investiti, nonché di trarre conclusioni circa le esperienze positive e negative, quale punto di partenza per aggiungere valore al processo di investimento;

o
o   o

63.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Comitato delle regioni nonché ai governi e ai parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(7) GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.
(8) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0217 .
(10) Testi approvati, P8_TA(2016)0311 .
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0419 .
(12) GU C 303 del 19.8.2016, pag. 94.
(13) GU C 313 del 22.9.2015, pag. 31.
(14) Parere n. 2/2016 della Corte dei conti europea "concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) 2015/1017 e la valutazione della Commissione che l'accompagna redatta in applicazione dell'articolo 18, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/1017".


Una strategia per l'aviazione in Europa
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 su una strategia per l'aviazione in Europa (2016/2062(INI) )
P8_TA(2017)0054 A8-0021/2017

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 7 dicembre 2015 dal titolo "Una strategia per l'aviazione in Europa" (COM(2015)0598 ),

–   visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare l'articolo 4, paragrafo 2, lettere b) e g), l'articolo 16 e i titoli VI e X,

–   visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 luglio 2016 sulla strategia per l'aviazione in Europa(1) ,

–   vista la decisione 2012/21/UE della Commissione, del 20 dicembre 2011, riguardante l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 106, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale(2) ,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree"(3) ,

–   vista la comunicazione della Commissione sulla nozione di aiuto di Stato di cui all'articolo 107, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea(4) ,

–   visto il progetto di regolamento della Commissione recante modifica del regolamento (UE) n. 651/2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato(5) ,

–   vista la proposta, presentata dalla Commissione il 7 dicembre 2015, recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile, che istituisce un'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea e che abroga il regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2015)0613 ),

–   viste le conclusioni della conferenza ad alto livello dal titolo "Un'agenda sociale per i trasporti" svoltasi il 4 giugno 2015 a Bruxelles(6) ,

–   vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sulla condizione di insularità(7) ,

–   visto l'esito della 39a sessione dell'Assemblea dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO), svoltasi nel 2016,

–   visto il Regolamento (CE) n. 551/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, sull'organizzazione e l'uso dello spazio aereo nel cielo unico europeo

–   vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2015 sull'aviazione(8) ,

–   vista la sua risoluzione del 29 ottobre 2015 sull'assegnazione, da parte della Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni, tenutasi a Ginevra dal 2 al 27 novembre 2015 (WRC-15), della banda dello spettro radio necessaria per sostenere il futuro sviluppo di una tecnologia satellitare per l'impiego di sistemi di monitoraggio globale dei voli(9) ,

–   vista la sua risoluzione del 7 giugno 2011 sugli accordi aerei internazionali nel quadro del trattato di Lisbona(10) ,

–   vista la sua risoluzione del 25 aprile 2007 sull'istituzione di uno spazio aereo comune europeo(11) ,

–   vista la sua posizione definita in prima lettura il 12 marzo 2014 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione del cielo unico europeo (rifusione)(12) ,

–   vista la sua posizione definita in prima lettura il 12 marzo 2014 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 216/2008 per quanto riguarda aeroporti, gestione del traffico aereo e servizi di navigazione aerea(13) ,

–   vista la sua posizione definita in prima lettura il 5 febbraio 2014 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 261/2004 che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e il regolamento (CE) n. 2027/97 sulla responsabilità del vettore aereo in merito al trasporto aereo di passeggeri e dei loro bagagli(14) ,

–   vista la sua posizione definita in prima lettura il 12 dicembre 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti dell'Unione europea (rifusione)(15) ,

–   vista la sua risoluzione del 29 ottobre 2015 sull'uso sicuro dei sistemi aerei a pilotaggio remoto (RPAS), noti comunemente come veicoli aerei senza equipaggio (UAV - Unmanned aerial vehicles), nel settore dell'aviazione civile(16) ,

–   vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla politica estera dell'UE in materia di aviazione – Affrontare le sfide future(17) ,

–   viste le conclusioni del vertice sull'aviazione europea, svoltosi all'aeroporto di Schiphol (Paesi Bassi) il 20 e 21 gennaio 2016(18) ,

–   vista la convenzione di Chicago del 7 dicembre 1944,

–   visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0021/2017 ),

A.   considerando che il fine ultimo della politica dell'UE nel settore dei trasporti è servire gli interessi delle imprese e dei cittadini europei, offrendo una connettività sempre maggiore e garantendo il più elevato livello di sicurezza possibile, intesa anche come security, e mercati senza barriere;

B.   considerando che norme di sicurezza elevate dovrebbero rimanere uno degli obiettivi primari nella ricerca della competitività nel trasporto aereo;

C.   considerando che il mercato unico dell'aviazione dell'UE è uno degli esempi di maggior successo della liberalizzazione regionale del trasporto aereo, che ha fortemente contribuito a raggiungere livelli di connettività aerea senza precedenti, ampliando le opportunità di viaggio in Europa e altrove e riducendo al contempo i prezzi; che il settore dell'aviazione costituisce una parte fondamentale della rete di trasporto europea, è indispensabile per garantire la connettività e la coesione territoriale all'interno dell'UE e in tutto il mondo; che la distanza e l'isolamento delle regioni ultraperiferiche non lasciano alternative al trasporto aereo, a differenza del caso di altre regioni più centrali e ben integrate; che il sostegno all'incremento del livello di connettività aerea non dovrebbe essere finalizzato esclusivamente allo sviluppo delle rotte, ma anche a garantire un'adeguata qualità dei collegamenti in termini di frequenza dei voli, offerta delle destinazioni e comodità degli orari;

D.   considerando che il settore dell'aviazione rappresenta un fattore con effetto moltiplicatore per la crescita e l'occupazione e costituisce un importante pilastro dell'economia dell'UE, promuovendo l'innovazione, il commercio e la qualità dei posti di lavoro, il che apporta significativi benefici diretti e indiretti per i cittadini; che l'incremento del traffico aereo e la disponibilità e la varietà dei collegamenti aerei favoriscono la crescita economica, confermando il ruolo di catalizzatore svolto dal trasporto aereo per lo sviluppo economico; che gli aeroporti regionali e locali svolgono altresì un ruolo significativo per lo sviluppo delle regioni, potenziandone la competitività e agevolando l'accesso al turismo;

E.   considerando che i settori del trasporto aereo, degli aeroporti e dell'industria manifatturiera correlata generano nell'Unione 4,7 milioni di posti di lavoro direttamente (1,9 milioni) e indirettamente (2,8 milioni); che ulteriori 917°000 posti di lavoro altrove nell'economia globale sono sostenuti dal settore europeo dell'aviazione; che la natura mobile e transnazionale dell'aviazione rende difficile individuare gli abusi sociali e l'elusione delle norme del lavoro, il che significa che è impossibile affrontare i problemi esclusivamente a livello nazionale; che recenti studi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) indicano un deterioramento delle condizioni di lavoro nel settore dell'aviazione; che una più ampia diversificazione dei contratti può fungere da strumento per conseguire una maggiore flessibilità, ma può anche essere utilizzata in modo improprio per cercare norme più vantaggiose al fine di evitare di pagare gli oneri sociali;

F.   considerando che l'assenza di un'attuazione adeguata della legislazione dell'UE e la mancanza di volontà politica in seno al Consiglio impediscono al settore dell'aviazione di esprimere appieno il suo potenziale, compromettendone di conseguenza la competitività e comportando costi maggiori a carico delle imprese, dei passeggeri e dell'economia;

G.   considerando che in un settore basato sulla tecnologia, sulla ricerca e sull'innovazione, che richiede sia investimenti su vasta scala che un'infrastruttura sviluppata, il successo di una strategia dipende dalla capacità di adottare una visione a lungo termine con una pianificazione appropriata degli investimenti e di tenere conto pienamente di tutte le modalità di trasporto;

H.   considerando che il trasporto aereo svolge un ruolo cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici tramite l'adozione di misure volte a ridurre le emissioni di gas serra;

I.   considerando che, sebbene la costituzione di blocchi funzionali di spazio aereo sia prevista dal cielo unico europeo, ad oggi si registrano notevoli ritardi nell'attuazione di tali FAB; che la Commissione stima, pertanto, in circa cinque miliardi di euro l'anno le perdite dovute alla mancanza di progressi in tal senso

J.   considerando che la sicurezza rappresenta una delle sfide con cui l'aviazione deve più direttamente confrontarsi;

1.   accoglie con favore la comunicazione della Commissione su una strategia per l'aviazione in Europa e gli sforzi da essa profusi per individuare fonti che consentano di stimolare il settore tramite nuove opportunità di mercato e l'eliminazione delle barriere, come pure la sua proposta di affrontare e anticipare le nuove sfide sulla base di una visione europea comune, sviluppando quadri normativi moderni; ritiene che, in una prospettiva più a lungo termine, dovrebbe essere adottato un approccio più olistico e ambizioso onde fornire gli impulsi necessari per un settore europeo dell'aviazione adeguato alle esigenze future e competitivo;

2.   ritiene che la sicurezza costituisca il principio guida per la strategia per l'aviazione in Europa e che debba essere continuamente migliorata; accoglie con favore, pertanto, il riesame del regolamento di base (CE) n. 216/2008 dell'AESA (Agenzia europea per la sicurezza aerea), il cui scopo è quello di raggiungere il massimo livello di sicurezza nell'aviazione; invita la Commissione e il Consiglio, a tal proposito, a fornire all'AESA un organico e risorse sufficienti per assicurare norme di sicurezza elevate e per rafforzare il suo ruolo sulla scena internazionale;

3.   sollecita il Consiglio e gli Stati membri a progredire rapidamente su altri dossier fondamentali, attualmente in stallo, quali la rifusione del regolamento sull'attuazione del cielo unico europeo (SES2+) e la revisione del regolamento sull'assegnazione delle bande orarie e dei regolamenti sui diritti dei passeggeri aerei; invita la Commissione a riconsiderare le iniziative in corso e a proporre alternative sostenibili per eliminare le carenze del settore dell'aviazione derivanti dall'attuazione tardiva e incompleta della legislazione dell'UE, come il cielo unico europeo (CEU); sottolinea che per assicurare chiarezza e certezza del diritto, la pubblicazione degli orientamenti, benché sia utile, non sostituisce la corretta revisione delle normative esistenti;

4.   sottolinea che i dossier sull'aviazione bloccati in seno al Consiglio sono finalizzati a dotare l'UE di una migliore certezza giuridica, di un quadro rafforzato per la protezione dei diritti dei passeggeri aerei, di un uso più efficiente e razionale dello spazio aereo dell'UE e di migliori disposizioni per l'attuazione del cielo unico europeo, tutti elementi essenziali per la realizzazione della strategia per l'aviazione; chiede al Consiglio di adottare le misure opportune per avanzare nei negoziati su tali fascicoli;

Dimensione internazionale della strategia per l'aviazione

5.   accoglie con favore la proposta della Commissione di rivedere il regolamento (CE) n. 868/2004, al fine di affrontare il problema delle prassi sleali, tra cui gli aiuti di stato inaccettabili, che non sono né appropriate né efficaci, facendo quindi piena luce sui principali timori relativi alle potenziali distorsioni della concorrenza secondo le norme europee; sottolinea, tuttavia, che né una tendenza inaccettabile verso il protezionismo né, da sole, misure volte a garantire una concorrenza leale possono assicurare la competitività del settore dell'aviazione nell'UE;

6.   ritiene che il settore dell'aviazione europeo, sebbene stia affrontando una maggiore pressione da parte di nuovi concorrenti, molti dei quali hanno utilizzato il trasporto aereo come strumento strategico per lo sviluppo internazionale, potrà affermarsi in un contesto globale competitivo se continuerà a consolidare e sviluppare i suoi punti di forza, quali le elevate norme di sicurezza, intesa anche come security, il ruolo dell'AESA, la posizione geografica, un'industria innovativa e gli obiettivi sociali e ambientali; è del fermo parere che la concorrenza di paesi terzi, se leale, dovrebbe essere considerata come un'opportunità per sviluppare ulteriormente un modello di aviazione europeo innovativo che possa offrire una risposta univoca e competitiva alle specificità dei concorrenti;

7.   ritiene che la possibilità di attrarre investimenti esteri sia importante per la competitività delle compagnie aeree dell'UE e non dovrebbe essere ostacolata; accoglie con favore, pertanto, l'intenzione della Commissione di emettere orientamenti volti a chiarire le norme in materia di proprietà e controllo, stabilite dal regolamento (CE) n. 1008/2008, con particolare riferimento ai criteri relativi al "controllo effettivo", al fine di assicurare l'efficacia di tali norme;

8.   accoglie con favore l'iniziativa di negoziare gli accordi di trasporto aereo a livello dell'UE e gli accordi bilaterali in materia di sicurezza aerea con i paesi terzi che rappresentano mercati emergenti e strategici (Cina, Giappone, ASEAN, Turchia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Armenia, Messico, Cina, Bahrein, Kuwait, Oman e Arabia Saudita) e incoraggia trattative rapide e costruttive; ricorda che il nuovo accordo dovrebbe essere attuato e applicato correttamente da tutte le parti e deve includere una clausola sulla concorrenza leale sulla base delle norme internazionali (ICAO, ILO) invita la Commissione e il Consiglio, in conformità dell'articolo 218 TFUE, a coinvolgere pienamente il Parlamento in tutte le fasi dei negoziati;

9.   invita la Commissione a subordinare la negoziazione di accordi sull'aviazione con paesi terzi al rispetto da parte di questi ultimi di norme elevate in materia di sicurezza, all'esistenza di norme occupazionali e sociali adeguate e alla partecipazione allo strumento di protezione climatica basato sul mercato per le emissioni del trasporto aereo, nonché ad assicurare, nel quadro degli accordi sull'aviazione, un accesso paritario al mercato, pari condizioni per i rapporti di proprietà e pari condizioni di concorrenza basate sulla reciprocità;

10.   chiede alla Commissione di concludere rapidamente i negoziati in corso e in futuro di avviare nuovi dialoghi sull'aviazione con altri partner strategici del settore; sottolinea che gli accordi in materia di servizi aerei contribuiscono altresì alla promozione del progresso tecnologico, nonché all'attuazione e al rafforzamento di altre politiche europee, quale la politica di vicinato;

Consolidamento del mercato unico dell'UE nel settore dell'aviazione

11.   ricorda che lo spazio aereo rientra anch'esso nel mercato unico dell'UE e che qualsiasi frammentazione derivante dal suo utilizzo inefficiente come pure da pratiche nazionali divergenti (riguardanti, ad esempio, le procedure operative, le tasse, i prelievi, etc.) causa tempi di volo più lunghi, ritardi, maggiori consumi di carburante, emissioni di C02 più elevate oltre a ripercuotersi negativamente sul resto del mercato e ostacolare la competitività dell'Unione;

12.   osserva che l'articolo 3 del regolamento (CE) n. 551/2004 prevede, fatta salva la sovranità degli Stati membri, l'istituzione di un'unica regione di informazione di volo europea nello spazio aereo superiore (EUIR)e invita la Commissione ad attuare tale progetto poiché ciò consentirà di superare le strozzature regionali e di garantire la continuità dei servizi aerei nelle zone più intense di traffico aereo in caso di circostanze impreviste o interruzioni del servizio; ritiene che l'EUIR consentirà la graduale istituzione dell'autostrada transeuropea del cielo, che rappresenterebbe un ulteriore passo avanti verso il completamento del cielo unico europeo e una gestione efficiente in termini di costi dello spazio aereo dell'UE; plaude ai progressi già realizzati nella gestione del traffico aereo con l'obiettivo di migliorare l'efficienza e ridurre i costi e le emissioni, in particolare grazie al lavoro del gestore della rete, e invita gli Stati membri a completare i blocchi funzionali di spazio aereo senza ulteriore indugio al fine di avanzare nel raggiungimento degli obiettivi relativi al cielo unico europeo;

13.   crede fermamente che il settore dell'aviazione debba basarsi completamente su tecnologie satellitari europee, quali EGNOS e Galileo, che consentono procedure di navigazione e approccio più sicure ed efficienti permettendo, nel contempo, la piena attuazione del progetto di ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR); insiste pertanto sulla necessità di un'ampia applicazione di queste tecnologie; osserva che per assicurare l'adeguata attuazione di SESAR e al fine di conseguire un'interoperabilità globale, dovrebbe essere stanziato un bilancio specifico e ambizioso (distinto dal bilancio per il meccanismo per collegare l'Europa (CEF)) per la sua attuazione;

14.   prende atto del volume di traffico aereo, che è attualmente considerevole e che, secondo le previsioni, è destinato a crescere nei prossimi anni, come pure dei vincoli legati alla capacità degli aeroporti europei di ospitare circa 2 milioni di voli entro il 2035; sottolinea che ciò richiederà un utilizzo efficiente e coordinato della capacità degli aeroporti e dello spazio aereo, al fine di attenuare la congestione;

15.   sottolinea l'importanza fondamentale del settore dell'aviazione per la crescita, la creazione di occupazione e lo sviluppo del turismo; sottolinea che gli aeroporti regionali e di piccole dimensioni svolgono un ruolo chiave nel promuovere la connettività, la coesione territoriale, l'inclusione sociale e la crescita economica, soprattutto per le regioni ultraperiferiche e insulari; osserva, a tal proposito, che occorre una pianificazione strategica del sistema aeroportuale europeo, che consentano di identificare la capacità attuale, la domanda prevista, le strozzature presenti e le necessità infrastrutturali future a livello europeo e di mantenere l'accesso dei cittadini dell'UE ai servizi dell'aviazione;

16.   riconosce la lacuna significativa nell'ambito della connettività all'interno dell'UE, caratterizzata da un numero ridotto di connessioni aeree in alcuni parte dell'Unione, e l'importanza della connettività regionale (comprese le aree geografiche escluse dalla TEN-T); incoraggia la Commissione a continuare a monitorare a connettività aerea all'interno dell'UE e ad adottare misure in merito;

17.   ritiene che molti dei significativi ostacoli alla crescita, sia nell'aria che a terra (ad esempio crisi di capacità, sottoutilizzo e utilizzo eccessivo delle infrastrutture, diversi fornitori di servizi di navigazione aerea o investimenti limitati), come pure le lacune nell'ambito della connettività aerea tra diverse regioni dell'UE, possano essere superati considerando la connettività come uno degli indicatori principali a tutti i livelli (nazionale, europeo e internazionale) in sede di valutazione e pianificazione delle azioni nel settore;

18.   ritiene che la connettività non dovrebbe riguardare solamente il numero, la frequenza e la qualità dei servizi di trasporto aereo, ma dovrebbe essere invece valutata all'interno di una rete di trasporto moderna e integrata e dovrebbe comprendere anche altri criteri, quali il tempo, la continuità territoriale, l'aumento dell'integrazione della rete, l'accessibilità, la disponibilità di alternative di trasporto, l'accessibilità economica e i costi ambientali, al fine di riflettere l'effettivo valore aggiunto di una tratta; invita, pertanto, la Commissione a valutare la possibilità di sviluppare un indicatore dell'UE sulla base di altri indici esistenti e sul lavoro preparatorio già svolto da Eurocontrol e dall'Osservatorio aeroportuale;

19.   ritiene che tale tipologia di indice di connettività, che include un'analisi dei costi e benefici, dovrebbe considerare le connessioni aere da un prospettiva ampia, senza compromettere l'obiettivo di coesione territoriale dell'UE, che sarà migliorata grazie ai futuri orientamenti interpretativi della normativa sugli oneri di servizio pubblico; sottolinea che tale indice può contribuire agli interessi della pianificazione strategica complessiva, al fine di evitare sprechi del denaro dei contribuenti operando una distinzione tra le opportunità economicamente realizzabili e i progetti non redditizi, in modo tale, tra le altre cose, da poter favorire una specializzazione redditizia degli aeroporti, compresi i raggruppamenti o le reti di aeroporti, evitare che vi siano aeroporti "fantasma" in futuro e assicurare l'utilizzo efficiente della capacità aereoportuale e dello spazio aereo, e altresì individuando soluzioni intermodali, sostenibili ed efficienti in termini di costi;

20.   ritiene che debbano essere sfruttati i benefici della complementarietà tra tutte le modalità di trasporto senza distinzioni al fine di migliorare la mobilità e realizzare una rete di trasporto resiliente nell'interesse degli utenti, nell'ambito sia del trasporto passeggeri che merci; osserva che l'intermodalità, consentendo un cambio di modalità, rappresenta l'unico modo per assicurare lo sviluppo dinamico e sostenibile di un settore dell'aviazione dell'UE competitivo; sottolinea che l'intermodalità consente un uso più efficiente delle infrastrutture, ampliando e tenendo in considerazione i bacini di utenza degli aeroporti ed evitandone la sovrapposizione, il che libererebbe altresì bande orarie e contribuirebbe alla creazione di un ambiente favorevole per il commercio, il turismo e le operazioni di trasporto merci; riconosce i successi ottenuti in questo settore attraverso l'integrazione dell'infrastruttura ferroviaria e di quella aeroportuale e incoraggia ulteriori progressi in tale ambito;

21.   ribadisce che i corridoi TEN-T rappresentano l'elemento portante per lo sviluppo di opzioni multimodali in cui gli aeroporti costituiscono i poli principali; deplora che le iniziative multimodali in tutta Europa siano frammentate e poco numerose; sottolinea la necessità di collegamenti rapidi, efficaci e a portata di utente tra le reti di trasporto urbane e le infrastrutture aeroportuali; invita sia la Commissione che gli Stati membri ad accordare una maggiore priorità all'obiettivo della multimodalità nell'ambito dei corridoi TEN-T eliminando, nel contempo, le strozzature; invita la Commissione a presentare tempestivamente le sue proposte per un approccio multimodale e interoperabile ai trasporti, in cui il settore dell'aviazione sia pienamente integrato, e invita gli Stati membri a utilizzare meglio gli strumenti finanziari a loro disposizione al fine di promuovere le connessioni intermodali;

22.   ritiene che, al fine di promuovere l'attrattività del trasporto intermodale in tutta Europa, dovrebbero essere offerti a tutti i passeggeri (incluse le persone con modalità ridotta) soluzioni senza barriere, informazioni in tempo reale e soluzioni integrate (ad esempio, un sistema biglietteria integrata); osserva che i progetti finanziati dall'UE hanno dimostrato la fattibilità tecnica dello sviluppo di sistemi di informazione e di biglietteria multimodali; invita pertanto la Commissione a sostenerne l'effettiva messa a disposizione di tali servizi ai passeggeri di tutta l'UE;

23.   ritiene che gli operatori dei trasporti e i fornitori di servizi si impegneranno nella ricerca di soluzioni intermodali e multimodali se sarà istituito un quadro normativo dell'UE che garantirà chiarezza e certezza giuridica in materia di diritti dei passeggeri, responsabilità, ritardi e cancellazioni, i controlli di sicurezza e le norme relative ai dati aperti e alla condivisione dei dati; invita la Commissione ad agire a tal proposito;

24.   osserva che i finanziamenti sia pubblici che privati nel settore dell'aviazione sono fondamentali per garantire la coesione territoriale, stimolare l'innovazione e mantenere o riconquistare la leadership europea del nostro settore; ricorda che tutti i finanziamenti devono essere conformi agli orientamenti dell'UE in materia di aiuti di Stato e alla legislazione in materia di concorrenza; sottolinea che nella concessione di aiuti pubblici è necessario assicurarsi dell'efficacia e dell'adeguatezza degli investimenti;

25.   invita la Commissione e gli Stati membri, conformemente agli orientamenti della Commissione sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree e alla comunicazione della Commissione sulla nozione di aiuto di Stato di cui all'articolo 107, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a mantenere una strategia a lungo termine al fine di affrontare, da un lato, il numero eccessivo di aeroporti in perdita nelle regioni in cui sono disponibili altre modalità di trasporto e, dall'altro, il contributo degli aeroporti secondari allo sviluppo, alla competitività e all'integrazione delle regioni dell'UE;

26.   osserva l'importanza di un quadro normativo favorevole che consenta agli aeroporti di attirare e mobilitare investimenti privati; ritiene che la valutazione, da parte della Commissione, della direttiva sui diritti aeroportuali, congiuntamente a consultazioni efficaci con le compagne aeree e gli aeroporti, dovrebbe contribuire a chiarire se le attuali disposizioni sono uno strumento efficace per promuovere la concorrenza a fronte del rischio di abuso di potere monopolistico e per promuovere gli interessi dei consumatori europei nonché incoraggiare la concorrenza, oppure se è necessaria una riforma; riconosce il contribuito delle entrate non provenienti dal settore aeronautico alla redditività commerciale degli aeroporti;

27.   osserva che nella sua strategia per l'aviazione, pubblicata nel dicembre 2015, la Commissione ha annunciato una valutazione della direttiva 96/67/CE del Consiglio sui servizi di assistenza a terra negli aeroporti dell'UE; sostiene l'inclusione dell'assistenza a terra nella sfera di competenza dell'AESA al fine di coprire l'intera catena della sicurezza dell'aviazione;

Strategia per l'aviazione: le prospettive

28.   ritiene che l'intera catena del valore dell'aviazione abbia il potenziale per diventare un settore strategico per gli investimenti, che deve essere sfruttato maggiormente tramite la definizione di obiettivi a lungo termine e la concessione di incentivi alle iniziative intelligenti che rispondono a obiettivi quali aeroporti o aeromobili più verdi, riduzione del rumore, collegamento fra strutture aeroportuali e trasporti pubblici; invita la Commissione e gli Stati membri a studiare ulteriori misure per promuovere tali iniziative, anche tramite l'utilizzo efficace del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), e a continuare a promuovere e finanziare programmi quali Clean Sky e SESAR; sottolinea che l'industria aeronautica dà un contributo significativo alla competitività nel settore dell'aviazione dell'UE, poiché fornisce un importante sostegno alla promozione di tecnologie più pulite e contribuisce alla realizzazione del progetto SESAR;

29.   prende atto delle emissioni di CO2 generate dal settore dell'aviazione; sottolinea l'ampio ventaglio di azioni già intraprese e da intraprendere per pervenire a una riduzione delle emissioni di carbonio e di CO2 , sia tecnicamente tramite lo sviluppo di combustibili alternativi e velivoli più efficienti sia politicamente tramite il rispetto degli accordi internazionali; accoglie con favore l'accordo raggiunto dalla 39a assemblea dell'ICAO il 6 ottobre 2016 con l'adozione di una misura mondiale basata sul mercato (GMBM) per ridurre le emissioni del trasporto aereo internazionale e l'impegno assunto da 65 Stati a partecipare alla fase volontaria entro il 2027, il che significa che circa l'80 % delle emissioni al di sopra dei livelli del 2020 sarà compensato dal programma fino al 2035; ricorda l'importanza di mantenere oltre il 31 dicembre 2016 la deroga concessa nel quadro del sistema di scambio di quote di emissione (ETS) alle emissioni prodotte dai voli che collegano un aeroporto situato in una regione ultraperiferica ai sensi dell'articolo 349 TFUE; plaude all'intenzione della Commissione di riesaminare le misure adottate dall'UE per ridurre le emissioni di CO2 provenienti dal settore dell'aviazione alla luce di tale accordo;

30.   è del parere che, tenendo conto altresì del pacchetto della Commissione sull'economia circolare, sia opportuno incoraggiare altre iniziative volte a migliorare la capacità ambientale e a ridurre le emissioni e il rumore correlati alle attività operative da, verso e presso gli aeroporti, ad esempio utilizzando combustibili rinnovabili (ad esempio, biocombustibili), sviluppando sistemi efficienti per il riciclo certificato rispettoso dell'ambiente, smantellando e riutilizzando i velivoli, promuovendo gli "aeroporto verdi" e gli "itinerari verdi per gli aeroporti" e realizzando la gestione logistica più efficiente;

31.   chiede che le migliori pratiche sulla riduzione delle emissioni nel settore siano raccolte e diffuse, tenendo a mente che le norme ambientali elevate devono essere mantenute e potenziate nel tempo per garantire lo sviluppo sostenibile dell'aviazione;

32.   esorta la Commissione e gli Stati membri a controllare in modo rigoroso le nuove procedure in vigore dal giugno 2016 per l'abbattimento del rumore e per la riduzione delle emissioni di particelle ultrafini prodotte dai gas di scarico dei velivoli in decollo da aeroporti in prossimità di città e centri abitati, al fine così di migliorare la qualità della vita e soprattutto dell'aria;

33.   riconosce il costo considerevole delle misure di sicurezza; sottolinea che le sfide poste al settore dell'aviazione nel campo della sicurezza, incluse la sicurezza informatica, sono destinate ad aumentare ulteriormente in futuro, rendendo pertanto necessaria la transizione immediata a un approccio maggiormente basato sui dati di intelligence e sul rischio e a un sistema di sicurezza reattivo, che migliori la sicurezza delle strutture degli aeroporti e consenta un adeguamento all'evoluzione delle minacce senza reagire costantemente con nuove misure o spostando semplicemente il rischio senza ridurlo;

34.   accoglie con favore la proposta della Commissione di un sistema di certificazione UE per le apparecchiature di controllo di sicurezza dell'aviazione insiste sulla necessità di un'attuazione coerente della regolamentazione vigente per quanto riguarda l'assunzione e la formazione del personale; invita la Commissione ad esaminare la possibilità di approfondire il concetto di controllo di sicurezza unico e di sviluppare un sistema dell'UE di controllo preventivo che consenta ai viaggiatori dell'Unione preregistrati di passare i controlli di sicurezza in modo più efficiente; esorta gli Stati membri a impegnarsi a condividere sistematicamente le informazioni di intelligence e a scambiarsi le migliori prassi in materia di sistemi di sicurezza aeroportuale;

35.   prende atto della relazione ad alto livello sulle zone di conflitto e invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le raccomandazioni in essa contenute siano attuate, compresa la condivisione delle informazioni, al fine di assicurare lo sviluppo di una valutazione del rischio dell'UE e la capacità di condividere informazioni in modo veloce; sottolinea inoltre che si dovrà continuare ad affrontare i problemi di sicurezza derivanti dai voli militari non cooperativi senza transponder attivi;

36.   ritiene che l'innovazione sia una condizione preliminare per un'industria europea dell'aviazione competitiva; osserva che, rispetto ad altre modalità di trasporto, il settore dell'aviazione sta già sfruttando in misura molto più considerevole i benefici offerti dalla digitalizzazione, dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e dai dati aperti e incoraggia il settore a continuare a svolgere un ruolo di primo piano in questo processo, assicurando nel contempo la concorrenza leale, l'interoperabilità dei sistemi e la neutralità e la trasparenza dell'accesso a informazioni chiare e concise per tutti i consumatori, come ad esempio i consumatori che acquistano un intero viaggio o le compagnie di trasporto che partecipano a operazioni di trasporto aereo di merci; accoglie con favore la proposta della Commissione per un progetto relativo ai megadati nel settore dell'aviazione e chiede chiarimenti in merito alla sua attuazione;

37.   ricorda l'indagine ("sweep") eseguita nel 2013 dalla Commissione e dagli organismi nazionali di applicazione sui siti web che offrono servizi di viaggio in tutta l'Unione; osserva che tale operazione ha rivelato problemi significativi per oltre due terzi dei siti web controllati; chiede alla Commissione di riferire in modo più completo in merito ai progressi compiuti al fine di assicurare la conformità dei siti web che offrono servizi di viaggio al diritto dell'UE e in merito ai suoi futuri piani di attuazione in quest'area, per quanto riguarda la vendita di biglietti aerei sia "online" che "offline"; ricorda che i consumatori devono sempre poter contare su una procedura per presentare reclami agli operatori e per chiedere un rimborso; ritiene che tale procedura dovrebbe essere messa a disposizione in modo tale da non dissuadere i consumatori dall'esercizio dei propri diritti e dovrebbe essere chiaramente indicata ai consumatori; invita la Commissione a collaborare strettamente con gli organismi nazionali di applicazione per assicurare che gli operatori rispettino tali requisiti;

38.   accoglie con favore l'innovazione e lo sviluppo economico che possono essere promossi dall'ulteriore sviluppo dell'uso civile dei sistemi aerei a pilotaggio remoto (RPAS); rileva che il mercato dei sistemi aerei a pilotaggio remoto si sviluppa velocemente e che questo tipo di aeromobili è impiegato in maniera sempre più diffusa a scopi privati, per fini commerciali e da parte delle autorità pubbliche per l'esercizio delle loro prerogative; sottolinea l'urgenza della rapida adozione di un quadro normativo chiaro, proporzionato, armonizzato e basato sul rischio per i RPAS, al fine di stimolare gli investimenti e l'innovazione nel settore e di sfruttare appieno il suo enorme potenziale, mantenendo nel contempo le norme di sicurezza più elevate possibili;

39.   ricorda che la regolamentazione del settore dell'aviazione dovrebbe tener conto delle esigenze specifiche dell'aviazione generale, prevedendo soluzioni individuali di trasporto aereo e attività sportive aeree;

Agenda sociale della strategia per l'aviazione

40.   riconosce la necessità di chiarire il criterio della "base di servizio" e la definizione di "sede di attività principale", al fine di garantire che siano applicati in modo coerente ed efficace e prevenire l'utilizzo di bandiere di comodo e di pratiche volte a cercare la giurisdizione più vantaggiosa; ricorda che una delle responsabilità principali dell'AESA è emettere sia certificati di operatore aereo che autorizzazioni per gli operatori di paesi terzi, al fine di garantire la sicurezza e contribuire al miglioramento delle condizioni di lavoro;

41.   invita l'AESA e gli Stati membri a continuare a esaminare nuovi modelli imprenditoriali e occupazionali al fine di garantire la sicurezza dell'aviazione e chiede alla Commissione di prevedere una regolamentazione ove necessario; osserva che dovrebbe essere prestata un'attenzione particolare, tra le altre cose, a i contratti a zero ore, i programmi "pay-to-fly", il lavoro autonomo fittizio e la situazione dell'equipaggio di paesi terzi a bordo di aeromobili registrati nell'UE, sottolinea l'importanza del regolamento relativo alla segnalazione di eventi nell'aviazione e delle pratiche relative alla "cultura dell'equità" al fine di rafforzare e migliorare le norme di sicurezza, nonché le condizioni di salute e di lavoro;

42.   rammenta che una formazione di elevata qualità contribuisce alla sicurezza nel settore dell'aviazione; sottolinea il contributo fondamentale dell'AESA per l'istituzione di norme comuni in materia di formazione e sicurezza per i piloti, i membri dell'equipaggio e i controllori del traffico aereo, anche tramite la sua Accademia virtuale, e invita gli Stati membri a investire nell'istruzione e nella formazione permanente in tutti i comparti della catena del valore del settore dell'aviazione, poiché il successo dell'aviazione europea dipende fortemente da lavoratori qualificati e dall'innovazione; riconosce la necessità di affrontare tutte le eventuali carenze in termini di competenze; evidenzia l'importanza dei partenariati tra gli istituti di formazione, i centri di ricerca e le parti sociali al fine di aggiornare i programmi di formazione e garantire che rispecchino le esigenze del mercato del lavoro;

43.   esorta la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i modelli di formazione e perfezionamento duali nel campo della tecnica aeronautica e ad estenderli tramite una cooperazione a livello internazionale;

44.   incoraggia la Commissione a presentare iniziative concrete volte a tutelare i diritti dei lavoratori; invita gli Stati membri a garantire condizioni di lavoro dignitose, ivi comprese salute e sicurezza sul posto di lavoro, a tutti i lavoratori del settore dell'aviazione, indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di azienda presso la quale sono assunti, la sede di lavoro e il relativo contratto;

45.   osserva che tutte le compagnie aeree che operano nell'Unione europea devono rispettare appieno i requisiti sociali e occupazionali dell'UE e degli Stati membri; segnala che sussistono differenze significative tra gli Stati membri in termini di condizioni di lavoro e protezione sociale e che le aziende sfruttano la libertà di stabilimento per ridurre i costi; invita gli Stati membri a porre fine a questa concorrenza dannosa; invita la Commissione e gli Stati membri a presentare proposte per prevenire che l'occupazione diretta sia utilizzata in modo improprio per aggirare le norme nazionali e dell'UE in materia fiscale e di sicurezza sociale nel settore dell'aviazione; invita la Commissione e gli Stati membri a prevenire gli abusi sociali e l'elusione delle norme sul lavoro, garantendo protezione a chi fornisce informazioni, facilitando la trasparenza delle informazioni e migliorando la cooperazione tra gli ispettorati del lavoro degli Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare l'applicazione e la corretta attuazione del diritto del lavoro, della legislazione sociale e dei contratti collettivi da parte delle compagnie aeree che operano in un determinato Stato membro;

46.   sottolinea che il diritto di costituire e di aderire a un sindacato, nonché di intraprendere un'azione collettiva, rappresenta un diritto fondamentale nell'Unione e deve essere rispettato, come sancito dall'articolo 12 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; rifiuta ogni tentativo di indebolire il diritto di sciopero nel settore dell'aviazione; evidenzia l'importanza di parti sociali forti e indipendenti nel settore dell'aviazione, di un dialogo sociale costante e istituzionalizzato a tutti i livelli nonché della partecipazione e della rappresentanza dei lavoratori nell'ambito delle questioni aziendali; insiste sulla necessità di un adeguato processo di consultazione e un rafforzato dialogo sociale prima che l'UE avvii qualsiasi iniziativa legata al settore dell'aviazione; accoglie con favore i tentativi delle parti sociali di negoziare un accordo sulle condizioni di lavoro e i diritti sociali dei dipendenti nel settore europeo dell'aviazione; incoraggia le parti sociali a negoziare accordi collettivi in tutti i segmenti del settore, in linea con le leggi e le pratiche nazionali, in quanto tali accordi costituiscono efficaci strumenti di lotta contro la corsa al ribasso in materia di norme sociali, lavorative e occupazionali e per garantire un salario dignitoso a tutti i lavoratori;

47.   ritiene che nessun dipendente dovrebbe avere dubbi sulla legislazione del lavoro applicabile o sul proprio diritto alla sicurezza sociale; richiama l'attenzione, in tale contesto, sulla particolare situazione dei lavoratori altamente mobili nel settore dell'aviazione e chiede un migliore coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale nell'UE; ribadisce che la valutazione della necessità di chiarire innanzitutto il diritto applicabile e la giurisdizione competente per quanto riguarda i contratti di lavoro dei lavoratori mobili del settore aereo deve avvenire in stretta collaborazione con i rappresentanti di tali lavoratori;

o
o   o

48.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) CESE, AC TEN/581.
(2) GU L 7 dell'11.1.2012, pag. 3.
(3) GU C 99 del 4.4.2014, pag. 3.
(4) GU C 262 del 19.7.2016, pag. 1.
(5) GU C 382 del 15.10.2016, pag. 1.
(6) https://ec.europa.eu/transport/media/events/event/high-level-conference-2015-social-agenda-transport_en
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0049 .
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0394 .
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0392 .
(10) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 5.
(11) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 658.
(12) Testi approvati, P7_TA(2014)0220 .
(13) Testi approvati, P7_TA(2014)0221 .
(14) Testi approvati, P7_TA(2014)0092 .
(15) GU C 434 del 23.12.2015, pag. 217.
(16) Testi approvati, P8_TA(2015)0390 .
(17) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 2.
(18) https://english.eu2016.nl/documents/reports/2016/01/20/report-aviation-summit-2016


Ritardi nell'attuazione dei programmi operativi a titolo dei Fondi SIE - impatto sulla politica di coesione e via da seguire
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sui ritardi nell'attuazione dei programmi operativi a titolo dei fondi SIE – impatto sulla politica di coesione e via da seguire (2016/3008(RSP) )
P8_TA(2017)0055 B8-0149/2017

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2016 sull'accelerazione dell'attuazione della politica di coesione(1) ,

–   vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sui ritardi nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020(2) ,

–   vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(3) ,

–   vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2016 sulla revisione intermedia del QFP 2014-2020(4) ,

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sugli investimenti nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei: valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni(5) ,

–   vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati"(6) ,

–   vista l'interrogazione alla Commissione sui ritardi nell'attuazione dei programmi operativi dei Fondi strutturali e d'investimento europei (SIE) – impatto sulla politica di coesione e via da seguire (O-000005/2017 – B8-0202/2017 ),

–   visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–   visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che la conclusione tardiva dei negoziati sul QFP 2014-2020 e l'adozione tardiva dei regolamenti sui fondi SIE hanno comportato ritardi nel processo di adozione e attuazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi, nella designazione delle autorità di gestione, di certificazione e di audit, nel processo di definizione e adempimento delle condizionalità ex ante e nell'esecuzione dei progetti a livello locale e regionale; che, benché manchino informazioni e analisi fattuali circa le ragioni di tali ritardi, questi ultimi hanno un impatto sulla potenzialità dei fondi SIE di aumentare la competitività e rafforzare la coesione sociale, economica e territoriale nella prima parte del periodo di programmazione;

B.   considerando che ad oggi sono stati adottati 564 programmi operativi a titolo dei fondi SIE e che la Commissione ha ricevuto notifiche di designazione delle autorità per 374 programmi operativi; che i pagamenti intermedi non possono avere luogo senza la designazione delle autorità di gestione; che, secondo i dati disponibili al 30 novembre 2016, sono stati eseguiti pagamenti intermedi per 14 750 miliardi di EUR, il che indica un fabbisogno di pagamenti inferiore a quanto inizialmente previsto;

C.   considerando che nella stessa fase dell'ultimo periodo di programmazione, malgrado analoghi ritardi e ostacoli tecnici connessi ai requisiti relativi ai sistemi di gestione e di controllo, si era registrato un utilizzo dei pagamenti intermedi già nel luglio 2009 e, stando agli stanziamenti di pagamento previsti nel bilancio 2010, l'attuazione dei programmi della politica di coesione avrebbe dovuto raggiungere la piena velocità di crociera nello stesso anno;

D.   considerando che l'attuale livello dei pagamenti intermedi rappresenta una quota relativamente bassa della dotazione complessiva dei programmi nel contesto dell'avanzamento del periodo di programmazione; che il Parlamento teme che, secondo le previsioni degli Stati membri dell'autunno 2016, si continuerà a procedere allo stesso ritmo;

E.   considerando che i ritardi nell'attuazione e, di conseguenza, l'inferiore fabbisogno di pagamenti hanno portato a una riduzione dei pagamenti a titolo della rubrica 1b pari a 7,2 miliardi di EUR già nel 2016 attraverso il progetto di bilancio modificativo n. 4/2016; che nella stessa fase del periodo di programmazione 2007-2013 non era stato necessario ricorrere a un analogo progetto di bilancio rettificativo; che per il 2017 si registra una diminuzione di circa il 24 % degli stanziamenti di pagamento rispetto al 2016;

F.   considerando che è vivamente raccomandata una più stretta cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni europee per garantire che gli stanziamenti di pagamento per la politica di coesione nel bilancio 2018 dell'UE si stabilizzino a un livello soddisfacente e che il piano generale di pagamento per il periodo 2014-2020 venga rispettato o, se del caso, adeguato in funzione della situazione reale;

G.   considerando che le capacità amministrative a livello nazionale, regionale e locale costituiscono un requisito indispensabile per un'attuazione efficace della politica di coesione;

1.   ribadisce che gli investimenti effettuati a titolo dei fondi SIE hanno contribuito a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali all'interno delle regioni europee e tra le stesse, nonché a generare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e a creare posti di lavoro; esprime preoccupazione, pertanto, per il fatto che ulteriori ritardi nell'attuazione dei programmi operativi della politica di coesione avranno un impatto negativo sul conseguimento di tali obiettivi e contribuiranno inoltre ad accentuare le differenze di sviluppo tra le regioni;

2.   riconosce che l'introduzione di diversi nuovi requisiti, come la concentrazione tematica, le condizionalità ex ante e la gestione finanziaria, pur assicurando una maggiore efficacia dei programmi, ha contribuito ai ritardi di attuazione nel contesto dell'adozione tardiva del quadro legislativo; richiama l'attenzione sul fatto che l'attuale ritmo di attuazione rischia di portare a grandi quantità di disimpegni negli anni successivi e sottolinea che occorre adottare le misure necessarie per evitarlo; invita la Commissione a indicare quali misure intende adottare al riguardo;

3.   sottolinea che, a causa di tali ritardi di attuazione, l'utilizzo degli strumenti finanziari nell'ambito dei programmi operativi a titolo dei fondi SIE potrebbe aumentare il rischio già esistente di bassi tassi di esborso, dotazioni di capitale eccessive, incapacità di attrarre capitali privati a livelli soddisfacenti, scarso effetto di leva e problemi di rotazione; osserva che sono necessari ulteriori chiarimenti e azioni affinché gli Stati membri raggiungano lo stesso livello di capacità di utilizzare gli strumenti finanziari per creare effetti di leva, e invita gli Stati membri a fare un uso equilibrato di tali strumenti messi a punto dalla Commissione e dalla BEI; ricorda inoltre la possibilità di combinare i fondi SIE e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) per contrastare il calo degli investimenti, in particolare nei settori più in grado di favorire la crescita e l'occupazione;

4.   invita la Commissione e gli Stati membri ad applicare e utilizzare pienamente la flessibilità prevista dal patto di stabilità e crescita, tenendo presente che in molti Stati membri la crisi economica ha provocato problemi di liquidità e una mancanza di disponibilità di fondi statali per investimenti pubblici e che le risorse della politica di coesione stanno diventando la principale fonte di investimento pubblico;

5.   invita pertanto la Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri e sulla base di un'analisi oggettiva dei fattori che contribuiscono agli attuali ritardi, a presentare un "piano di accelerazione della coesione" nel primo trimestre del 2017 per favorire un'attuazione accelerata dei programmi operativi a titolo dei fondi SIE; sottolinea tuttavia, in tale contesto, la necessità di garantire bassi tassi di errore, la lotta contro le frodi e il rafforzamento delle capacità amministrative a livello nazionale, regionale e locale come condizione preliminare per raggiungere risultati tempestivi e soddisfacenti; ritiene che l'analisi della relazione di sintesi sulle relazioni annuali di attuazione dei programmi riguardanti l'attuazione nel periodo 2014-2015, presentata dalla Commissione alla fine del 2016, dovrebbe essere seguita da misure specifiche e invita gli Stati membri a monitorare costantemente i progressi compiuti nell'attuazione dei progetti; sottolinea, a tale proposito, la necessità e il valore aggiunto di concentrare gli sforzi sui settori prioritari degli obiettivi tematici; chiede inoltre alla Commissione di continuare a fornire il proprio sostegno attraverso la task force per una migliore attuazione e a presentare al Parlamento un piano d'azione delle sue attività;

6.   è preoccupato per i ritardi nella designazione delle autorità di gestione, di certificazione e di audit, con conseguenti ritardi nella presentazione delle domande di pagamento; chiede pertanto agli Stati membri di completare il processo di designazione e alla Commissione di predisporre i necessari servizi di consulenza e assistenza tecnica per le autorità di gestione, di certificazione e di audit, al fine di facilitare e accelerare l'attuazione dei programmi operativi sul campo, anche per la preparazione delle riserve di progetti, la semplificazione e l'accelerazione del sistema di gestione e di controllo finanziario, nonché per le procedure di aggiudicazione e monitoraggio;

7.   riconosce che un'attuazione più rapida ed efficace dei programmi operativi a titolo dei fondi SIE è direttamente legata a una maggiore semplificazione; prende atto, a tale riguardo, delle priorità indicate nel quadro della proposta "omnibus"; rileva tuttavia che occorre compiere ulteriori sforzi, specie per quanto riguarda i costi di gestione dei progetti, l'eterogeneità e le frequenti modifiche delle norme, la complessità delle procedure di approvazione dei grandi progetti, gli appalti pubblici, i rapporti patrimoniali irrisolti, la lunghezza delle procedure per l'ottenimento dei permessi e delle decisioni, il problema dell'applicazione retroattiva delle norme di audit e di controllo, i ritardi nei pagamenti ai beneficiari, le difficoltà nel combinare i fondi SIE con altre fonti di finanziamento, le norme sugli aiuti di Stato e la lentezza della risoluzione delle controversie; invita la Commissione a garantire un adeguato coordinamento, nonché a semplificare le norme in materia di aiuti di Stato e assicurare che siano coerenti con la politica di coesione; ricorda che è necessario adoperarsi anche per migliorare la comunicazione dei risultati degli investimenti dei fondi SIE;

8.   invita la Commissione, anche in vista del prossimo periodo di programmazione, a prendere in considerazione e ad elaborare soluzioni, comprese altre forme di flessibilità, ad esempio tra le priorità e tra i programmi operativi su richiesta delle pertinenti autorità di gestione, rispettando gli obiettivi della strategia Europa 2020 e garantendo nel contempo la stabilità e la prevedibilità necessarie, e la proposta di rendere nuovamente disponibili nel bilancio dell'UE i disimpegni, anche della rubrica 1b, risultanti della mancata esecuzione totale o parziale;

9.   invita ad aumentare gli sforzi allo scopo di garantire e agevolare le sinergie tra le opportunità di finanziamento dell'UE, quali i fondi SIE, Orizzonte 2020 e il FEIS, attraverso finanziamenti congiunti, una stretta cooperazione tra le autorità competenti, il sostegno alle azioni nel campo della specializzazione intelligente, nonché un coordinamento più stretto con gli enti che a livello nazionale garantiscono operazioni a finanziamento agevolato per i progetti coerenti con gli obiettivi dei programmi operativi;

10.   chiede una migliore comunicazione tra la le strutture della Commissione (le varie direzioni generali), tra la Commissione e gli Stati membri e con le autorità nazionali e regionali, in quanto requisito essenziale per aumentare il tasso di assorbimento e la qualità delle azioni intraprese nell'ambito della politica di coesione;

11.   ribadisce il valore aggiunto dell'adozione di un approccio orientato ai risultati e valuta positivamente gli sforzi della Commissione volti a garantire l'efficacia delle politiche nella pratica; prende atto delle conclusioni della relazione di sintesi sulle relazioni annuali di attuazione dei programmi riguardanti l'attuazione nel periodo 2014-2015 e attende la prossima relazione strategica della Commissione prevista per la fine del 2017, che fornirà maggiori informazioni sull'attuazione delle priorità con riferimento ai dati finanziari, agli indicatori comuni e specifici per programma e ai valori obiettivo quantificati, ai progressi realizzati con riguardo ai target intermedi, nonché alla situazione relativa al completamento dei piani d'azione legati alle condizionalità ex ante non ancora soddisfatte(7) ;

12.   richiama l'attenzione sull'attuale piano di pagamento 2014-2020; invita la Commissione, tenendo conto delle norme di disimpegno, a stabilire un piano di pagamento adeguato fino al 2023 e a proporre un aumento dei massimali di pagamento della rubrica 1b, se necessario, fino alla fine dell'attuale periodo di programmazione; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a rendere la coesione elettronica pienamente operativa e di facile utilizzo, al fine di adeguare il piano di pagamento agli sviluppi concreti, nonché a preparare il "piano di accelerazione della coesione"; chiede pertanto agli Stati membri di inserire i dati relativi alle riserve di progetti, agli appalti programmati con le date previste ed effettive per le gare d'appalto, l'aggiudicazione dei contratti e l'attuazione, nonché tutti i dati finanziari e contabili relativi alle fatture, ai cofinanziamenti, all'ammissibilità delle spese ecc.;

13.   si aspetta che la Commissione prosegua la discussione su tali questioni in seno al Forum sulla coesione e proponga soluzioni nella 7a relazione sulla coesione, con l'obiettivo di garantire la piena attuazione della politica di coesione e di soddisfare il fabbisogno di investimenti dell'UE; chiede inoltre che vengano adottate le misure necessarie per un avvio tempestivo del nuovo periodo di programmazione dopo il 2020;

14.   chiede alla Commissione di trarre insegnamenti dalle informazioni contenute nelle relazioni annuali, in vista della discussione sulla politica di coesione successiva al 2020;

15.   esorta la Commissione a presentare il pacchetto legislativo per il prossimo periodo di programmazione al più tardi entro l'inizio del 2018 e a facilitare una negoziazione agevole e tempestiva del QFP post 2020, che preveda un ammortizzatore normativo e procedurale onde evitare shock sistemici per gli investimenti e l'attuazione della politica di coesione; ritiene che i risultati del referendum del Regno Unito e gli imminenti accordi sulla Brexit debbano essere presi nella dovuta considerazione;

16.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Comitato delle regioni, agli Stati membri e ai loro parlamenti nazionali e regionali.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0217 .
(2) GU C 289 del 9.8.2016, pag. 50.
(3) GU C 482 del 23.12.2016, pag. 56.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0412 .
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0053 .
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0419 .
(7) Aggiornamento necessario dopo la pubblicazione della relazione di sintesi sulle relazioni annuali di attuazione dei programmi riguardanti l'attuazione nel periodo 2014-2015.

Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2017Avviso legale