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Procedura : 2013/2621(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0484/2013

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B7-0484/2013

Discussioni :

PV 22/10/2013 - 17

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PV 23/10/2013 - 11.11
CRE 23/10/2013 - 11.11

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P7_TA(2013)0446

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Mercoledì 23 ottobre 2013 - Strasburgo Edizione definitiva
Politica europea di vicinato: contribuire a un partenariato più forte - Posizione del PE sulle relazioni intermedie del 2012
P7_TA(2013)0446B7-0484/2013

Risoluzione del Parlamento europeo del 23 ottobre 2013 sulla politica europea di vicinato: verso un rafforzamento del partenariato. Posizione del Parlamento europeo sulle relazioni del 2012 (2013/2621(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le comunicazioni della Commissione dell'11 marzo 2003 dal titolo "Europa ampliata – Prossimità: un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali" (COM(2003)0104), del 12 maggio 2004 dal titolo "Politica europea di prossimità – documento di strategia" (COM(2004)0373), del 4 dicembre 2006 sullo sviluppo della politica europea di vicinato (COM(2006)0726), del 5 dicembre 2007 su una forte politica europea di vicinato (COM(2007)0774), del 3 dicembre 2008 sul partenariato orientale (COM(2008)0823), del 20 maggio 2008 dal titolo "Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo" (COM(2008)0319), del 12 maggio 2010 sul bilancio della politica europea di vicinato (COM(2010)0207) e del 24 maggio 2011 dal titolo "Dialogo con i paesi del Sud del Mediterraneo per la migrazione, la mobilità e la sicurezza" (COM(2011)0292),

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 20 marzo 2013 dal titolo "Politica europea di vicinato: contribuire a un partenariato più forte" (JOIN(2103)0004), del 25 maggio 2011 dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303) e dell'8 marzo 2011 dal titolo "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200),

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri dell'Unione europea del 26 luglio 2010, del 20 giugno 2011 e del 22 luglio 2013 sulla politica europea di vicinato (PEV) e le conclusioni del Consiglio Affari esteri/Commercio dell'Unione europea del 26 settembre 2011 e del Consiglio europeo del 7 febbraio 2013,

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 15 maggio 2012 dal titolo "Partenariato orientale: una roadmap fino al vertice dell'autunno 2013" (JOIN(2012)0013) e "Realizzazione di una nuova politica europea di vicinato" (JOIN(2012)0014 e i loro documenti di lavoro congiunti di accompagnamento dei servizi del 20 marzo 2013 ("Relazioni regionali", SWD(2013)0085 e 0086),

–  visto il regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato(1) ,

–  vista la dichiarazione di Barcellona adottata in occasione della conferenza euro-mediterranea dei ministri degli Affari esteri tenutasi a Barcellona il 27 e 28 novembre 1995, che istituisce un partenariato euro-mediterraneo,

–  vista la dichiarazione del vertice di Parigi per il Mediterraneo, tenutosi il 13 luglio 2008,

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sull'Unione per il Mediterraneo(2) ,

–  visto il partenariato di Deauville varato dal G8 in occasione della riunione dei leader a Deauville nel maggio 2011, di cui fa parte l'UE,

–  viste le dichiarazioni congiunte del vertice di Praga per il partenariato orientale del 7 maggio 2009 e del vertice di Varsavia per il partenariato orientale del 29-30 settembre 2011,

–  vista la dichiarazione congiunta dei ministri degli Affari esteri dei paesi del partenariato orientale del 23 luglio 2012, formulata in occasione della riunione tenutasi a Bruxelles,

–  viste la decisione 2011/424/PESC del Consiglio, del 18 luglio 2011, relativa alla nomina di un rappresentante speciale dell'Unione europea per la regione del Mediterraneo meridionale(3) e la decisione 2011/518/PESC del Consiglio, del 25 agosto 2011, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia(4) ,

–  viste le sue risoluzioni del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato - dimensione orientale(5) e sulla revisione della politica europea di vicinato - dimensione meridionale(6) ,

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(7) ,

–  vista la sua risoluzione del 23 maggio 2013 sul recupero dei beni da parte dei paesi della Primavera araba in transizione(8) ,

–  vista la sua raccomandazione del 12 settembre 2013 sulla politica dell'UE nei confronti della Bielorussia(9) ,

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(10) ,

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 "Una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE"(11) ,

–  visto l'Atto costitutivo dell'Assemblea parlamentare Euronest del 3 maggio 2011(12) ,

–  viste le conclusioni del vertice dei parlamenti euromediterranei (Marsiglia, 6-7 aprile 2013) e le conclusioni dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo e dell'assemblea Euronest,

–  viste le sue risoluzioni recanti le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati degli accordi di associazione UE-Armenia(13) , UE-Azerbaigian(14) , UE-Repubblica moldova(15) , UE-Georgia(16) e UE-Ucraina(17) ,

–  viste le decisioni 2006/356/CE, 2005/690/CE, 2004/635/CE, 2002/357/CE, 2000/384/CE, 2000/204/CE e 98/238/CE, relative alla conclusione dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte e, rispettivamente, la Repubblica libanese, la Repubblica algerina democratica e popolare, la Repubblica araba d'Egitto, il Regno hashemita di Giordania, lo Stato d'Israele, il Regno del Marocco e la Repubblica tunisina, dall'altra,

–  vista la dichiarazione congiunta sul partenariato orientale dei ministri degli Affari esteri del Gruppo di Visegrad, dell'Irlanda e della Lituania, rilasciata a Cracovia il 17 maggio 2013,

–  viste le relazioni di lunga data dell'UE con i paesi del vicinato meridionale dell'Europa e i collegamenti storici, economici, politici e sociali di molti Stati membri dell'UE con i paesi di questa regione, e l'impegno dell'UE a continuare a mantenere rapporti quanto più stretti possibile, fornendo il supporto necessario, coerentemente con la più ampia politica europea di vicinato,

–  visto che le decisioni adottate in occasione del vertice sul Partenariato orientale di Vilnius possono essere cruciali per il futuro del partenariato orientale, motivo per cui è importante mantenere una prospettiva a lungo termine, andando oltre il vertice e assicurando un'ambiziosa politica di follow-up per la regione;

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che gli accordi di associazione non costituiscono un obiettivo fine a sé stesso ma sono uno strumento per promuovere una riforma profonda e sostenibile, una trasformazione sistemica e un maggiore avvicinamento all'Unione, ai suoi valori e alle sue norme fondanti; che la debita e tempestiva attuazione di tali riforme costituisce pertanto un criterio fondamentale per valutare la situazione nei paesi interessati;

B.  considerando che la politica europea di vicinato dovrebbe rafforzare il partenariato tra l'UE e i paesi e le società del vicinato, al fine di costruire e consolidare democrazie sane, perseguire una crescita economica sostenibile e gestire i legami transfrontalieri;

C.  considerando che la relazione privilegiata con i paesi limitrofi dell'Europa nel contesto della PEV è costruita su un impegno reciproco nei confronti di valori comuni (democrazia e diritti umani, Stato di diritto, buona governance, principi dell'economia di mercato e sviluppo sostenibile); che, a seguito della revisione della PEV, ci dovrebbe essere un forte accento sulla promozione di una democrazia radicata e sostenibile, accompagnata da uno sviluppo economico inclusivo;

D.  considerando che una democrazia funzionante, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto, sono pilastri fondamentali del partenariato dell'UE con i paesi limitrofi; che la costruzione di una democrazia radicata e sostenibile richiede un impegno forte e duraturo da parte dei governi a favore di elezioni libere ed eque, della libertà di associazione, di espressione e di riunione nonché di una stampa e mezzi d'informazione liberi, di uno Stato di diritto amministrato da una magistratura indipendente e del diritto al giusto processo, degli sforzi volti a contrastare la corruzione, a riformare il settore della sicurezza e dell'applicazione della legge (anche della polizia), e ad assumere un controllo democratico sulle forze armate e di sicurezza;

E.  considerando che la politica esterna dell'Unione deve essere coerente, in particolare con le sue politiche interne, evitando disparità di criteri; che la crisi economica e finanziaria non può giustificare una riduzione dell'impegno dell'Unione nei paesi vicini;

F.  considerando che le rivoluzioni nel mondo arabo costituiscono una pietra miliare nella storia moderna dei paesi del vicinato meridionale dell'Europa e nelle relazioni tra l'UE e tali paesi, e che l'attuazione in corso di un approccio differenziato basato sul principio di assistenza, in linea con i risultati e i progressi dei paesi partner ("maggiori progressi, maggiori aiuti" e "minori progressi, minori aiuti"), dovrebbe essere valutato periodicamente nelle relazioni sui progressi compiuti, secondo criteri specifici e stimabili e in funzione delle loro esigenze; che una mancata e incoerente applicazione del principio "maggiori progressi, maggiori aiuti" può essere controproducente e compromettere l'intero processo, così come l'influenza e la credibilità dell'Unione;

G.  considerando che le manifestazioni popolari pacifiche cui si è assistito nel mondo arabo nel 2011 rivendicavano dignità ed esprimevano legittime aspirazioni democratiche e una forte richiesta di riforme istituzionali, politiche e sociali per conseguire una democrazia autentica, lottare contro la corruzione e il nepotismo, garantire il rispetto dello Stato di diritto, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ridurre le disuguaglianze sociali e creare condizioni economiche e sociali migliori; che, a distanza di due anni, i cittadini di diversi paesi del Mediterraneo vedono ancora violati i propri diritti umani e libertà fondamentali e sono confrontati a difficoltà economiche e disordini;

H.  considerando che la valutazione dei progressi compiuti dai paesi partner nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nel processo democratico e nell'attuazione dello Stato di diritto, nonché nelle riforme sostenibili in ambito economico e nel settore pubblico deve basarsi su principi comuni generali e requisiti specifici per ogni paese, sulla base di indicatori e parametri di riferimento efficaci, chiari, trasparenti, oggettivi e misurabili e tenendo conto dei progressi complessivi e del livello di impegno nei confronti delle riforme;

I.  considerando che la promozione della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo (in particolare dei diritti dei minori, delle donne e delle minoranze), della giustizia e dello Stato di diritto, delle libertà fondamentali (comprese la libertà di parola, di coscienza, di religione o credo e di associazione), di mezzi di comunicazione liberi e indipendenti (compreso l'accesso senza restrizioni all'informazione, alla comunicazione e a Internet), del rafforzamento della società civile, della sicurezza (incluse la risoluzione pacifica dei conflitti e le relazioni di buon vicinato), della stabilità democratica e della prosperità, di un'equa distribuzione del reddito, della ricchezza e delle opportunità, della coesione sociale, della lotta alla corruzione e della promozione del buon governo e dello sviluppo sostenibile sono tutti principi fondanti e finalità dell'UE che devono sempre costituire valori comuni al centro della PEV;

J.  considerando che il rispetto per gli elementi fondamentali della democrazia costituisce un limite che non deve essere oltrepassato e una condizione di base per una più stretta associazione dei paesi del partenariato orientale con l'UE; che privare i cittadini del loro legittimo diritto di scelta del proprio governo ricorrendo a una giustizia selettiva, alla detenzione preventiva e incarcerando gli oppositori politici, senza lo svolgimento di elezioni libere ed eque, compromette quei principi fondamentali;

K.  considerando che l'obiettivo della PEV è quello di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato, fondato sui valori dell'Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche di carattere regionale, di promuovere una democrazia radicata e sostenibile, lo Stato di diritto, riforme politiche ed economiche, un'economia sociale di mercato sostenibile nei paesi limitrofi dell'UE, creare una cerchia di paesi amici dell'Unione e promuovere le relazioni reciproche; che, pertanto, il principio guida fondamentale per valutare i progressi dovrebbe essere costituito dal contributo reciproco nei confronti della sicurezza, della solidarietà e della prosperità; condanna, a tal proposito, le conseguenze negative delle politiche di chiusura dei confini nello spazio di vicinato dell'UE, in particolare tra i paesi candidati all'adesione all'UE e al partenariato orientale;

L.  considerando che la dimensione multilaterale della PEV costituisce un'opportunità unica per riunire tutti i paesi e le parti interessate della regione al fine di conseguire progressi concreti e garantire la comprensione collaborando a progetti concreti a livello tecnico, che le assemblee parlamentari Euronest ed Euromed offrono un'altra occasione a livello politico per creare e approfondire una comprensione reciproca contribuendo a sviluppare le giovani democrazie in tali regioni; che la Conferenza delle autorità regionali e locali del partenariato orientale (CORLEAP) e l'Assemblea euromediterranea regionale e locale (ARLEM) svolgono entrambe un ruolo importante nel rafforzamento della democrazia attraverso la cooperazione economica, sociale e territoriale;

M.  considerando che la libertà della stampa e dei mezzi d'informazione nonché le libertà digitali sono sotto costante pressione in molti paesi della PEV; che il diritto alla libertà di espressione costituisce un diritto umano universale alla base della democrazia ed è fondamentale per il conseguimento di altri diritti; che i diritti e le libertà universali richiedono una tutela online e offline;

N.  considerando che l'UE ha rivisto la politica europea di vicinato nel 2011 onde fornire maggiore sostegno ai paesi partner nella costruzione di una democrazia radicata e sostenibile e per sostenere uno sviluppo economico inclusivo; che gli strumenti finanziari esterni dell'UE e in particolare lo strumento europeo di vicinato dovrebbero sostenere gli obiettivi della politica di vicinato; che occorre stabilire collegamenti forti e chiari tra il quadro programmatico e il sostegno fornito a titolo di tali strumenti;

O.  considerando che i progressi insoddisfacenti compiuti da numerosi paesi del partenariato orientale potrebbero derivare da dinamiche lente o inesistenti di cambiamento politico e sociale nei paesi partner, dalla "fatica" dell'Unione rispetto alla PEV, dall'incapacità di mostrare ai partner europei una prospettiva europea sufficientemente motivante, dalla crisi economica e finanziaria nonché dalla pressione della Russia e della sua offerta concorrente di integrazione nell'Unione euroasiatica;

P.  considerando che il vertice di Vilnius è una pietra miliare per l'evoluzione del partenariato orientale e una grande prova della capacità della politica di vicinato dell'UE di assicurare risultati tangibili;

Q.  considerando che, mentre gli accordi di associazione derivano dalla dimensione bilaterale del partenariato orientale, la componente multilaterale continua a costituire una dimensione fondamentale nello sviluppo di una buona cooperazione regionale basata su relazioni di buon vicinato; che purtroppo, a tal proposito, all'interno del partenariato orientale esistono numerose controversie territoriali irrisolte e a cui dovrebbero essere trovata una soluzione; che il Parlamento europeo sottoscrive pienamente i principi di sovranità, integrità territoriale e il diritto di autodeterminazione delle nazioni;

R.  considerando, a tal proposito, che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica dei conflitti, inclusi quelli congelati, che rappresentano attualmente un ostacolo insormontabile al pieno sviluppo di relazioni di buon vicinato e di una cooperazione regionale nei paesi partner orientali e meridionali;

S.  considerando che l'assemblea parlamentare del partenariato orientale (Euronest) rimane un soggetto fondamentale per lo sviluppo della dimensione democratica e parlamentare del partenariato orientale, che consente la condivisione delle migliori pratiche nei metodi di lavoro parlamentari e che costituisce una piattaforma fondamentale per avvicinare i partner orientali all'UE, raggiungendo i cittadini;

1.  accoglie positivamente la pubblicazione delle relazioni di avanzamento 2012 riguardanti i paesi meridionali e orientali della PEV, ma si rammarica che, nella maggior parte dei casi, tali relazioni e gli avvenimenti successivi delineino un quadro eterogeneo di progressi, stagnazione e recessione e illustrino la situazione nazionale senza valutare i programmi attuati dall'Unione o formulare raccomandazioni specifiche in materia di attribuzione dei fondi nell'ambito degli strumenti esterni dell'UE o dell'assistenza per la cooperazione allo sviluppo e della sua influenza sull'elaborazione delle politiche nei paesi partner; è del parere che le relazioni dovrebbero altresì valutare le tendenze, grazie alla presenza di dati relativi gli anni precedenti;

2.  sottolinea che, in conformità degli articoli 8 e 49 del trattato sull'Unione europea (TUE), tutti i paesi europei, compresi quelli interessati dal partenariato orientale, hanno la possibilità nel lungo termine di presentare domanda di adesione all'Unione europea;

3.  è fermamente convinto che il Parlamento dovrebbe partecipare pienamente all'attuazione della nuova PEV e agli adeguamenti del sostegno finanziario dell'UE, in particolare mediante atti delegati, e dovrebbe essere regolarmente informato in merito ai progressi delle riforme nei paesi partner e agli eventuali adeguamenti; deplora che non venga sempre consultato in merito alla stesura dei piani d'azione o informato sulla natura dei dibattiti; ritiene che la sua risoluzione costituisca parte integrante del quadro programmatico della PEV e chiede che ai deputati europei sia accordato lo status di osservatori, al fine di partecipare alle riunioni delle sottocommissioni per le politiche e per i diritti dell'uomo;

4.  si rammarica che i progressi compiuti dai paesi partner non siano sempre stati adeguati rispetto agli obiettivi concordati con l'UE; chiede una valutazione concreta dell'efficacia della PEV riveduta; invita a compiere maggiori sforzi per impiegare tutti gli strumenti e le politiche a disposizione dell'Unione in modo coerente nel quadro della PEV; chiede un'applicazione coerente dell'approccio differenziato e di quello basato su incentivi e del principio "maggiori progressi, maggiori aiuti", che costituisce la pietra miliare della PEV riveduta; chiede, se del caso, l'applicazione del principio "minori progressi, minori aiuti" per i paesi della PEV che non compiono sforzi sufficienti nella costruzione di una democrazia radicata e sostenibile e nell'attuazione delle riforme concordate; sottolinea che il sostegno di base dell'Unione deve altresì rispecchiare le esigenze dei partner in termini di sviluppo;

5.  sottolinea il ruolo importante della società civile nei processi di transizione e di riforma nonché del dialogo politico nei paesi del vicinato; invita l'UE a rafforzare la cooperazione con la società civile nei paesi del vicinato, offrendo loro assistenza mediante una serie di diversi strumenti di finanziamento;

6.  ritiene che il sostegno ai processi di transizione democratica dovrebbe incentrarsi sullo sviluppo della capacità istituzionale delle istituzioni democratiche, sul sostegno a tutti i partiti politici democratici, alla società civile e ai diritti delle donne e delle minoranze, nonché sull'ancoraggio nelle società dei paesi partner dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare la libertà di associazione, di espressione, di riunione e della stampa e dei mezzi di comunicazione; esorta l'Unione e gli Stati membri a potenziare i partenariati tra le varie organizzazioni e settori della società al fine di trasferire loro la titolarità del processo europeo di vicinato; ribadisce che ciò dovrebbe avvenire, tra l'altro, mediante la creazione di collegamenti orizzontali tra i diversi soggetti della società sulla base di partenariati di gemellaggio tra le organizzazioni della società civile (ONG, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, mezzi di comunicazione, organizzazioni giovanili ecc.) e progetti di gemellaggio con le autorità e le amministrazioni nazionali (in particolare nel settore dell'istruzione);

7.  ritiene necessario intraprendere un'adeguata analisi di genere mediante le relazioni sui progressi; sottolinea la necessità di porre maggiore enfasi sul rafforzamento dei diritti sindacali e del lavoro, sull'integrazione della parità di genere e sulla collaborazione e il dialogo con le ONG, i sindacati e altre organizzazioni della società civile nella PEV riveduta;

8.  insiste sul rispetto dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali come principio cardine della politica esterna dell'UE; ritiene che il sostegno alla società civile sia la chiave di volta della PEV riveduta e pertanto raccomanda che l'assistenza alla società civile, comprese le parti sociali, sia all'altezza delle sfide e che, a tal fine, sia posto in essere uno stretto coordinamento con il Fondo europeo per la democrazia;

9.  sottolinea che le principali ONG hanno istituito piattaforme comuni sia per l'Unione per il Mediterraneo che per il partenariato orientale; è del parere che sia necessario consultare debitamente e tempestivamente tali forum della società civile per la stesura, l'attuazione e il monitoraggio dei piani d'azione della PEV;

10.  ritiene che le strutture multilaterali della PEV debbano essere consolidate e sviluppate in materia più strategica; sostiene che la Commissione e il SEAE, considerata la centralità del "multilateralismo efficace" nella politica estera dell'Unione, debbano valutare se la componente multilaterale della PEV possa fungere da quadro per organizzare le relazioni politiche nell'Europa ampliata;

11.  invita l’Unione a conferire maggiore visibilità ai progetti finanziati o sostenuti dalla PEV nei paesi partner e a impegnarsi più attivamente nei confronti della società al fine di migliorare l'immagine e l'accettazione dell'Unione fra i cittadini dei paesi della PEV, in particolare ricorrendo a campagne mediatiche e dimostrando il valore aggiunto della cooperazione con l'UE;

12.  deplora i notevoli tagli alla rubrica 4 del QFP 2014-2020 rispetto alla proposta iniziale della Commissione; sottolinea che finanziamenti ambiziosi per il partenariato orientale sono decisivi al fine di conseguire maggiori progressi in materia di riforme, condividere le migliori pratiche nonché creare e/o mantenere democrazie funzionanti a pieno titolo nel vicinato orientale dell'UE, che costituiscono un interesse vitale dell'Unione; ritiene inoltre che occorra mantenere l'attuale equilibrio tra la dimensione orientale della politica europea di vicinato e quella meridionale, nel pieno rispetto dei principi di differenziazione e dell'approccio su misura applicati fino ad ora; insiste sul fatto che le autorità di bilancio competenti dovrebbero essere regolarmente aggiornate circa gli indicatori e gli orientamenti che caratterizzano il processo decisionale in relazione al sostegno al bilancio e che il Parlamento europeo dovrebbe essere coinvolto nel processo di concessione o revoca delle assegnazioni risultanti dall'applicazione dei principi "maggiori progressi, maggiori aiuti" e "minori progressi, minori aiuti";

13.  sottolinea che la libertà di espressione, il pluralismo e l'indipendenza dei mezzi di comunicazione costituiscono i fondamenti della democrazia; sottolinea pertanto l'importanza del sostegno dell'UE a mezzi d'informazione del servizio pubblico indipendenti, sostenibili e responsabili che trasmettano contenuti di qualità, pluralistici e diversificati, tenendo presente che un servizio pubblico d'informazione libero e indipendente assume sempre un ruolo determinante ai fini del rafforzamento della democrazia, assicurando il massimo coinvolgimento della società civile negli affari pubblici e fornendo ai cittadini gli strumenti necessari per percorrere il cammino verso la democrazia;

14.  riconosce l'importanza fondamentale di elezioni libere e regolari per la transizione democratica e sottolinea il ruolo dei mezzi di comunicazione indipendenti, in particolare i mezzi d'informazione del servizio pubblico, per lo svolgimento trasparente, credibile e democratico del processo elettorale; invita la Commissione e il SEAE a mantenere e, laddove possibile, rafforzare il loro sostegno allo svolgimento democratico delle prossime elezioni nei paesi partner, oltre a rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione;

Partenariato orientale

15.  raccomanda all'Unione di: a) rafforzare l’applicazione del principio "maggiori progressi, maggiori aiuti" e promuoverlo mediante una concorrenza e una cooperazione positiva tra i paesi partner, esprimendo il sostegno necessario ai paesi del partenariato orientale che devono far fronte alla pressione dei paesi terzi nell'attuazione dell'acquis dell'UE; b) adottare un approccio duplice, mostrandosi esigente nei confronti dei governi del partenariato orientale e, allo stesso tempo, aperta, generosa e accessibile nei confronti dei cittadini dei paesi partner; c) incoraggiare tali cittadini a promuovere i valori universali su cui si fonda l'UE, in particolare la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali, impegnandosi a promuoverli per farne così la fonte principale di trasformazione del potere normativo; d) definire una strategia a lungo termine di promozione dei valori europei che comprenda cambiamenti interni e le aspirazioni di tali società alla libertà e alla prosperità; e) decentralizzare il partenariato orientale coinvolgendo soggetti pubblici di entrambe le parti e offrendo loro la titolarità mediante partenariati orizzontali e gemellaggi, accompagnati da una maggiore mobilità, contatti diretti tra le persone, agevolazioni per il rilascio dei visti e la prospettiva di un regime di esenzione dal visto, per il quale si dovrebbe adottare un approccio che predilige i paesi vicini; f) siglare o firmare accordi di associazione e giungere alla loro rapida entrata in vigore, prima su base provvisoria e successivamente a pieno regime, prima del termine dell'attuale mandato del Parlamento europeo e della Commissione, a condizione che siano rispettati tutte le condizioni e i requisiti necessari; g) astenersi dall'utilizzo della forza o dalla minaccia di farne uso per risolvere le controversie nella regione, sottolineando che l'unico modo possibile per risolvere i conflitti nella regione è avviare negoziati in formati accettati a livello internazionale, sulla base dei principi del diritto internazionale;

16.  rammenta la sua posizione secondo cui l'occupazione da parte di un paese del partenariato orientale del territorio di un altro paese viola i principi e gli obiettivi fondamentali del partenariato e che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 822, 853, 874 e 884 del 1993 e ai principi fondamentali del gruppo di Minsk dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sanciti nella dichiarazione comune dell'Aquila del 10 luglio 2009;

17.  si rammarica del fatto che, con l'avvicinarsi del vertice del partenariato orientale di Vilnius, aumentino i diversi tipi di pressione sui paesi del partenariato orientale; considera tale pressione inaccettabile e invita la Russia ad astenersi da qualsiasi azione che sia chiaramente in contrasto con i principi di Helsinki; sottolinea con forza che le libere scelte dei paesi del partenariato orientale non dovrebbero comportare per essi conseguenze quali, ad esempio, misure commerciali, politiche in materia di visti, limitazioni alla mobilità dei lavoratori, interferenze nei conflitti congelati; invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a considerare tali deplorevoli sviluppi oltre la dimensione puramente commerciale, intervenendo pertanto in difesa dei partner dell'Unione, inviando un forte messaggio di sostegno alle aspirazioni e alle scelte europee di tutti i paesi del partenariato orientale; sottolinea tuttavia che gli accordi di associazione e gli accordi di libero scambio globali e approfonditi costituiscono un modello di riforme vantaggiose per tutti;

18.  mantiene il suo impegno a favore dell'ulteriore sviluppo dell'Assemblea parlamentare Euronest in quanto forum importante per la cooperazione interparlamentare multilaterale con i paesi del partenariato orientale; deplora i tagli proposti nelle linee di bilancio della politica europea di vicinato nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, in quanto dette linee mirano a prestare un sostegno più solido alle azioni e ai progetti legati alla costruzione della democrazia, allo Stato di diritto e alla promozione dei diritti umani;

19.  sottolinea che l'abolizione dei requisiti in materia di visti rappresenterebbe un gesto importante nei confronti delle popolazioni dei paesi del partenariato orientale e contribuirebbe effettivamente al loro avvicinamento agli Stati membri dell'UE;

20.  considera la pubblicazione della roadmap del partenariato orientale 2012-2013 il primo passo verso lo sviluppo di strumenti di monitoraggio migliori; invita la Commissione e il SEAE a sviluppare ulteriormente adeguati meccanismi di controllo volti a valutare i risultati e le realizzazioni dei paesi della PEV e a definire obiettivi chiari e quantificabili;

21.  raccomanda ai paesi del partenariato orientale di: a) riequilibrare e moltiplicare gli sforzi per il rispetto dei criteri politici, giuridici ed economici; b) ancorare nelle loro società i valori fondamentali della democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, la parità di genere e la lotta alla corruzione; c) promuovere maggiormente il cambiamento sociale, i processi di riforma e il miglioramento sistemico delle norme pubbliche e dell'amministrazione, considerando l'integrazione europea come una scelta strategica di lungo termine e non semplicemente un impegno economico e amministrativo; d) colmare il divario tra retorica e azione concreta; e) prestare maggiore attenzione alla struttura multilaterale del partenariato orientale e all'apprendimento mediante le migliori pratiche; f) applicare ai conflitti regionali lo spirito e gli insegnamenti tratti dall'esperienza storica dell'integrazione europea e rafforzare la cooperazione reciproca in ambito politico, economico e regionale, dato che è opportuno risolvere pacificamente le questioni bilaterali e che le relazioni di buon vicinato così come la cooperazione regionale costituiscono elementi fondamentali del partenariato orientale; g) coinvolgere i cittadini e i soggetti pubblici in partenariati orizzontali e gemellaggi con omologhi dell'Unione nonché mantenere il contatto con la società civile e le generazioni più giovani in quanto soggetti fondamentali per il cambiamento; h) astenersi dall'utilizzo della forza o dalla minaccia di farne uso per risolvere le controversie nella regione, sottolineando che l'unico modo possibile per risolvere i conflitti nella regione è avviare negoziati in formati accettati a livello internazionale, sulla base dei principi del diritto internazionale;

22.  esprime preoccupazione circa le azioni della Russia volte a dissuadere i paesi partner dal formare un'associazione politica ed economica con l'UE; ribadisce il diritto sovrano di ciascuno Stato di scegliere le proprie alleanze politiche e commerciali; ritiene inoltre che la progressiva integrazione con l'UE dei paesi partner sia del tutto coerente con la loro ricerca di relazioni cordiali con la Russia; rifiuta l'idea di un gioco a somma zero quale paradigma delle relazioni dell'Unione europea e della Russia con i paesi partner;

23.  ribadisce che occorre adoperarsi onde garantire stabilità e sicurezza a livello regionale, aspetti necessari per centrare gli obiettivi del partenariato orientale, anche nel contesto di un'ulteriore integrazione con l'UE; esorta a compiere ulteriori sforzi al fine di conseguire progressi per risolvere i conflitti territoriali in Georgia, Azerbaigian, Armenia e Moldova;

24.  rammenta che un impegno a favore di accordi di associazione/accordi di libero scambio globali e approfonditi preclude eventuali altre forme di partecipazione simultanea all'unione doganale;

25.  invita gli Stati membri e i partner dell'Europa orientale a rivedere le relative politiche in materia di esportazioni di armi nella regione, nell'ottica di concludere accordi sul disarmo e sulla smilitarizzazione delle aree di conflitto; invita la Russia ad adempiere agli accordi in maniera costruttiva, rispettando pienamente la sovranità dei paesi della regione e astenendosi da eventuali azioni che comprometterebbero la stabilità regionale;

26.  evidenzia che l'UE e i partner dell'Europa orientale affrontano sfide politiche comuni per garantire l'approvvigionamento energetico affidabile e sicuro; ricorda che la cooperazione in materia di sicurezza energetica costituisce chiaramente una priorità nel quadro del partenariato orientale e della PEV per il periodo 2014-2020; auspica che il terzo vertice del partenariato orientale di Vilnius fornisca un impulso alla cooperazione rafforzata nel settore dell'energia e che rafforzi la sicurezza energetica per entrambe le parti;

27.  rammenta che il trattato della Comunità dell'energia pone le basi per l'istituzione di un mercato regionale dell'energia pienamente integrato, che favorisca la crescita, gli investimenti e un quadro normativo stabile; raccomanda a tal fine di prorogare tale trattato oltre il 2016, adeguando nel contempo il relativo processo decisionale alle sfide future, in particolare istituendo meccanismi di controllo giuridico per affrontare il problema di un'applicazione lacunosa dell'acquis nonché meccanismi di solidarietà; plaude alla domanda di adesione alla Comunità dell'energia presentata dalla Georgia, che diventerebbe il terzo paese del partenariato orientale ad aderirvi, dopo l'Ucraina e la Moldova; chiede un ulteriore ampliamento della Comunità dell'energia attraverso la PEV, conformemente agli obiettivi della Comunità dell'energia, sulla base dell'interesse reciproco; sottolinea che l'integrazione normativa dovrebbe essere in linea con investimenti comuni a favore della capacità e delle infrastrutture di interconnessione, dell'energia rinnovabile, dell'efficienza energetica e delle nuove tecnologie; pone l'accento sull'importanza cruciale ricoperta dall'ulteriore diversificazione degli approvvigionamenti e delle rotte di transito;

28.  chiede l'introduzione di una clausola di sicurezza energetica in tutti gli accordi con i paesi del partenariato orientale al fine di assicurare il pieno rispetto delle leggi del mercato energetico interno dell'UE, l'inclusione in detti accordi di un meccanismo di allarme rapido onde garantire una valutazione tempestiva dei potenziali rischi e problemi connessi al transito e all'approvvigionamento dell'energia proveniente da paesi terzi come pure l'istituzione di un quadro comune di assistenza reciproca, solidarietà e risoluzione delle controversie;

Armenia

29.  prende atto dei progressi compiuti in materia di norme democratiche e di rispetto dei requisiti degli accordi di associazione, ma riconosce che devono ancora essere affrontate le persistenti carenze in ambito democratico; riconosce il fatto che andrebbero realizzati ulteriori progressi per quanto concerne le riforme della governance, in particolare l'applicazione della legge, i settori della giustizia e la lotta alla corruzione; si rammarica dell'ultima iniziativa del Presidente dell'Armenia, che si è impegnato per un'unione doganale; ricorda alle autorità armene che una politica di questo tipo non è compatibile con l'accordo di associazione; deplora, a questo proposito, il fatto che tale scelta sia stata compiuta senza un vero e proprio controllo parlamentare né un dibattito franco e trasparente in seno alla società armena; auspica, a tale riguardo, che l'Armenia prosegua con le riforme connesse all'UE, la cui attuazione potrebbe portare alla prosperità economica del paese nonché contribuire a risolvere i problemi socio-economici e politici tuttora persistenti nel paese; chiede che si persegua una cooperazione con l'UE alla quale l'UE è disponibile;

30.  plaude all'attuazione in Armenia di sane politiche macroeconomiche e di riforme strutturali nonché agli altri progressi realizzati nel conseguire gli obiettivi del piano d'azione;

Azerbaigian

31.  si rammarica del persistere di una visione poco chiara e di esitazioni in merito alla questione relativa alla prosecuzione degli accordi di associazione da parte dell'Azerbaigian; evidenzia il potenziale economico delle relazioni UE-Azerbaigian; è tuttavia preoccupato per le carenze in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti umani nel paese; insiste, pertanto, affinché l'Azerbaigian dimostri il proprio impegno potenziando le norme pertinenti, compresa la libertà di parola e di associazione, permettendo all'opposizione democratica di godere dei propri diritti; ribadisce, a tale proposito, che il rilascio dei prigionieri politici e la fine delle persecuzioni di attivisti politici, difensori dei diritti umani e giornalisti rappresentano i presupposti necessari per eventuali accordi con l'Azerbaigian relativi al partenariato strategico per la modernizzazione;

32.  si rammarica del fatto che, stando alle conclusioni della missione a lungo termine dell'ODIHR, le recenti elezioni presidenziali tenutesi il 9 ottobre 2013 non abbiano, nemmeno in questo caso, soddisfatto gli standard dell'OSCE, essendo state imposte restrizioni alla libertà di riunione e di espressione; chiede, in tale ottica, alle autorità azere di affrontare e attuare rapidamente tutte le raccomandazioni incluse nell'attuale relazione e in quelle passate elaborate dall'ODIHR/OSCE; chiede il rilascio immediato e incondizionato dei 14 politici dell'opposizione, giornalisti e attivisti per i diritti umani azeri, imprigionati negli ultimi mesi, tra cui Tofiq Yaqublu e Ilgar Mammadov(18) ;

Bielorussia

33.  deplora l'inaccettabile situazione di stagnazione per quanto riguarda i diritti umani, la democrazia e i prigionieri politici e la mancanza di progressi nel rispetto dei valori e delle norme promosse dall'Unione; ribadisce la necessità di un impegno critico e di una condizionalità rigorosa da parte dell'Unione, insieme a un atteggiamento più generoso e aperto verso la società civile e le ONG, da sostenere al fine di realizzare e monitorare le riforme; sollecita le autorità bielorusse a partecipare al dialogo sulla modernizzazione nonché ad avviare negoziati con l'UE sugli accordi in materia di agevolazioni per il rilascio dei visti e di riammissione onde promuovere i contatti interpersonali;

34.  invita le autorità bielorusse a sfruttare l'occasione della Presidenza lituana e del vertice del partenariato orientale di Vilnius quali ulteriori opportunità per migliorare le relazioni con l'UE, non appena saranno stati rilasciati tutti i prigionieri politici, al fine di riavviare il dialogo politico in materia, fra l'altro, di riforme democratiche, elezioni libere e regolari, rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e impegno nei confronti dell'opposizione e della società civile, a condizione che le autorità bielorusse dimostrino di rispettare questi valori fondamentali;

35.  ribadisce la disponibilità dell'UE a migliorare i rapporti con il governo bielorusso non appena le sue autorità si saranno impegnate a perseguire un programma stabilito congiuntamente, in cui figurino il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali attraverso, tra le altre cose, il rilascio incondizionato e la riabilitazione di tutti i prigionieri politici; sottolinea tuttavia che ogni eventuale impegno è soggetto a una rigorosa condizionalità;

36.  sottolinea la particolare necessità di rafforzare ulteriormente il sostegno finanziario ai media indipendenti bielorussi;

Georgia

37.  riconosce i progressi compiuti negli ultimi anni nella modernizzazione del paese e nel rispetto dei requisiti dell'accordo di associazione, nonché dello sforzo profuso dalle autorità per combattere la corruzione; accoglie con favore l'esemplare trasferimento pacifico dei poteri dopo le elezioni parlamentari democratiche; rileva, tuttavia, con preoccupazione, le carenze che ancora persistono nell'applicazione di standard democratici; sottolinea, a tale proposito, la necessità di ulteriori miglioramenti e riforme volti a realizzare un potere giudiziario indipendente e imparziale e un efficace sistema di giustizia penale, nonché un sistema elettorale non discriminatorio e il rispetto dei diritti delle minoranze; prende atto delle inchieste giudiziarie in corso che colpiscono esponenti di primo piano dell'opposizione, tra cui Vano Merabishvili, e chiede il pieno rispetto delle norme europee; sostiene gli sforzi intrapresi dal governo georgiano per ridurre le tensioni con la Russia, pur mantenendo l'orientamento filo-europeo del paese; ribadisce il fermo sostegno dell'UE all'integrità territoriale della Georgia

38.  incoraggia la firma dell'accordo di associazione, compreso il DCFTA in occasione del vertice di Vilnius e la rapida conclusione del piano d'azione sulla liberalizzazione dei visti; ritiene che la firma dell'accordo di associazione debba essere subordinata a progressi tangibili da parte delle autorità georgiane in materia di Stato di diritto e democrazia, nonché al rispetto delle norme europee nelle prossime elezioni presidenziali; riconosce che l'attuazione dell'accordo di associazione, il libero scambio e l'introduzione dell'esenzione dal visto avranno un impatto rilevante sul processo di riforma in Georgia;

39.  invita la Commissione ad applicare detta regola di condizionalità, impostando una serie di parametri di riferimento in base ai quali misurare tale progresso;

40.  sottolinea che le elezioni presidenziali che si terranno il 27 ottobre 2013, e che quindi avverranno in concomitanza con la chiusura dei negoziati con l'UE sull'AA, costituiranno un banco di prova per stabilire se la Georgia è disposta ad applicare le norme in materia di democrazia e Stato di diritto, consentendo all'opposizione di partecipare con piena libertà alle elezioni e ai media liberi e indipendenti di coprire la campagna senza alcuna interferenza da parte delle autorità;

41.  sottolinea che la Georgia non dovrebbe rinunciare alle sue aspirazioni europee e che dovrebbe resistere alle pressioni ad abbandonare l'associazione con l'Unione europea;

Moldova

42.  accoglie con favore la determinazione politica di adempiere ai requisiti dell'accordo di associazione, compreso il DCFTA, così come il piano d'azione sulla liberalizzazione dei visti e i progressi per quanto riguarda la sigla del progetto di gasdotto Iasi-Ungheni; loda gli sforzi di modernizzazione avviati nel paese, in particolare l'aumento della spesa destinata all'istruzione; chiede una conclusione tempestiva dell'accordo e il completamento di tutti i passi necessari per la sua attuazione in tempi stretti; è, tuttavia, consapevole della debolezza delle istituzioni democratiche e della necessità di un loro costante rafforzamento; incoraggia il governo della Moldova a continuare ad adoperarsi per l'attuazione delle misure necessarie; ritiene che la stabilità politica e un consenso duraturo sulle riforme, soprattutto per quanto riguarda lo Stato di diritto e l'indipendenza dalle istituzioni statali, siano di fondamentale importanza ai fini delle aspirazioni europee della Moldova;

43.  incoraggia la ratifica dell'accordo di associazione, compreso il DCFTA, in occasione del vertice di Vilnius ed auspica una rapida conclusione del dialogo sui visti; riconosce l'importanza dell'impatto dell'attuazione dell'accordo di associazione, del libero scambio e dell'esenzione dal visto sul processo di riforma in Moldova; osserva, a questo proposito, che le ultime crisi politiche hanno messo in evidenza la fragilità del processo di democratizzazione condotto finora e sottolinea la necessità di lavorare alla creazione di istituzioni democratiche indipendenti realmente credibili;

44.  raccomanda di procedere rapidamente con la firma, nel prossimo futuro (dopo il vertice di Vilnius) dell'accordo di associazione, qualora venga mantenuta l'attuale compatibilità con i requisiti;

45.  accoglie con favore la proposta della Commissione volta a liberalizzare integralmente le importazioni di vini dalla Moldova e auspica che la rapida attuazione della proposta possa contribuire a compensare le conseguenze negative del divieto di importazione russo nei confronti dei vini moldavi;

46.  accoglie con favore il varo di un nuovo gasdotto tra la Romania e la Moldova, e incoraggia la continuazione degli sforzi in tal senso e la resistenza alle pressioni esercitate dalla Russia affinché l'accordo di associazione sia abbandonato;

Ucraina

47.  accoglie con favore il dialogo in corso tra l'Ucraina e l'UE e la loro ambizione comune di firmare un accordo di associazione al vertice del partenariato orientale che si terrà a Vilnius il 28 e il 29 novembre 2013;

48.  incoraggia le autorità ucraine a compiere ulteriori progressi quanto al rispetto dei requisiti dell'accordo di associazione, conformemente alle conclusioni del Consiglio del 10 dicembre 2012 e alla risoluzione del Parlamento del 13 dicembre 2012 sulla situazione in Ucraina(19) , nonché ad affrontare le questioni in sospeso relative alla giustizia selettiva e alla riforma elettorale e giudiziaria; accoglie, tuttavia, con favore i recenti impegni assunti sia dal Presidente Yanukovytsch che dai leader dell'opposizione a procedere al varo degli atti giuridici necessari attraverso la Verkhovna Rada e attende che tali promesse siano mantenute ben prima del vertice di Vilnius; riconosce i progressi compiuti finora, ma sottolinea che sono necessarie ulteriori riforme, in particolare le riforme in seno alla Procura, encomia il lavoro della missione di monitoraggio del Parlamento europeo in Ucraina e si compiace della proroga del suo mandato fino al 12 novembre 2013; auspica e confida nel fatto che ciò condurrà, a breve, a una soluzione reciprocamente accettabile del caso di Yulia Tymoshenko, sulla base dell'appello di Pat Cox e Aleksander Kwaśniewski al presidente dell'Ucraina;

49.  riconosce le aspirazioni europee dell'Ucraina e ribadisce la sua opinione che l'approfondimento delle relazioni tra l'UE e l'Ucraina e il fatto di offrire all'Ucraina una prospettiva europea siano di grande importanza e nell'interesse di entrambe le parti;

50.  raccomanda al Consiglio di firmare l'accordo di associazione tra l'UE e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, qualora le condizioni richieste, come formalmente definite dal Consiglio Affari esteri del 10 dicembre 2012 e sostenute dalla risoluzione del Parlamento del 13 dicembre 2012, siano soddisfatte; esprime la propria approvazione, subordinata ai requisiti di cui sopra, in merito alla decisione del Consiglio concernente l'applicazione provvisoria dell'accordo di associazione UE-Ucraina immediatamente al momento della firma; dichiara la propria intenzione, qualora tutti i requisiti siano soddisfatti e si proceda alla firma, di avviare la piena ratifica dell'accordo di associazione UE-Ucraina nell'ambito della presente legislatura;

51.  condanna le recenti sanzioni commerciali adottate dalla Russia nei confronti delle esportazioni ucraine allo scopo di esercitare pressioni sull'Ucraina affinché rinunci a firmare l'accordo di associazione con l'UE; chiede alla Russia di non imporre siffatte sanzioni e di astenersi dall'esercitare indebite ingerenze politiche e pressioni;

Il vicinato meridionale

52.  esprime preoccupazione per le difficoltà incontrate dai paesi del Sud del Mediterraneo a superare le sfide poste dalle loro transizioni democratiche;

53.  sottolinea l'importanza cruciale dell'assistenza giuridica e tecnica fornita dall'Unione e dagli Stati membri alle autorità dei paesi della Primavera araba in transizione, impegnate nel recupero dei beni al fine di ottenere risultati concreti;

54.  accoglie con favore il successo della sua iniziativa di convocare delle task force per la Tunisia, la Giordania e l'Egitto e sottolinea che le riunioni tra soggetti del settore privato, autorità pubbliche e organizzazioni internazionali dovrebbero garantire una maggiore inclusione della società civile e delle ONG e produrre risultati tangibili, a condizione che le situazioni politiche consentano maggiori cooperazione economica ed integrazione; propone di vagliare la possibilità di estendere questa iniziativa ad altri paesi della regione;

55.  è del parere che il successo della transizione a una democrazia sostenibile debba costituire la priorità dell'Unione per quanto riguarda il suo vicinato meridionale e invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad aumentare il loro sostegno in tal senso;

56.  raccomanda che l'Unione mantenga e, se del caso, rafforzi il suo impegno a sostenere le transizioni nei paesi partner meridionali, concentrandosi sulla trasformazione democratica, un partenariato con le persone e la società civile, e una crescita economica sostenibile e inclusiva;

57.  rammenta che la giustizia sociale e il miglioramento della qualità della vita sono elementi cruciali delle transizioni attualmente in corso nei paesi del vicinato meridionale; esprime viva preoccupazione per la situazione dell'occupazione, in particolare tra i giovani, ed esorta la Commissione a sostenere politiche del lavoro efficaci;

58.  osserva che il numero degli studenti provenienti dai paesi del vicinato meridionale che partecipano ai programmi Tempus ed Erasmus Mundus è decisamente esiguo, malgrado i finanziamenti supplementari assegnati a tali programmi nel 2012; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di istituire un programma Leonardo da Vinci euromediterraneo, destinato a favorire la mobilità di giovani apprendisti desiderosi di acquisire una formazione professionale all'estero, contribuendo in tal modo alla lotta contro la disoccupazione giovanile, che è un fenomeno endemico nel Mediterraneo meridionale;

59.  invita l'Unione e gli Stati membri ad attuare una politica di mobilità concreta ed efficace nei confronti dei paesi del vicinato meridionale, in particolare firmando contestualmente accordi di liberalizzazione dei visti e accordi di riammissione analoghi a quelli sottoscritti con la maggioranza dei paesi del partenariato orientale; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di intensificare la mobilità e la cooperazione nel settore dell'istruzione accademica e della formazione professionale, ampliando e rafforzando i programmi esistenti e la mobilità degli studenti, dei laureati, degli insegnanti e dei docenti e promuovendo scambi tra gli istituti di istruzione superiore e di formazione professionale, come pure partenariati pubblico-privati nel campo della ricerca e dell'imprenditoria; ritiene fondamentale sviluppare procedure più agevoli per il rilascio dei visti a coloro che partecipano a tali programmi; invita l'UE a sviluppare una strategia ragionevole e onnicomprensiva che coinvolga il SEAE, la Commissione, gli Stati membri e i partner del vicinato meridionale per affrontare i problemi della migrazione e della protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo provenienti dal vicinato meridionale, soprattutto in considerazione della Primavera araba e del protrarsi dell'instabilità nell'Africa settentrionale;

60.  rammenta che è importante che le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri dimostrino la forte volontà politica di partecipare attivamente alla risoluzione dei conflitti nella regione, con particolare riferimento al conflitto israelo-palestinese, in modo che cessino di rappresentare un ostacolo all'attuazione della PEV;

61.  considera prioritario il sostegno ai paesi partner per lo sviluppo e il finanziamento di progetti in materia di politica regionale e per l'inclusione delle enclavi regionali; raccomanda a tal proposito di adottare misure che sfruttino l'esperienza dell'Unione nella gestione dei fondi regionali europei ai fini dello sviluppo delle competenze sia dei paesi partner sia del Segretariato dell'Unione per il Mediterraneo;

62.  ritiene urgentemente necessario promuovere progetti di sviluppo socioeconomico sostenibile e inclusivo e di integrazione nel Maghreb, onde agevolare la circolazione di beni, servizi, capitali e persone; rammenta che il conflitto nel Sahara occidentale è un importante ostacolo all'integrazione della regione; invita l'Algeria e il Marocco a instaurare un partenariato attivo in grado di rispondere alle sfide regionali, tra cui il conflitto nel Sahara occidentale; accoglie favorevolmente, in tale contesto, l'adozione della comunicazione congiunta dell'alto rappresentante e della Commissione europea del dicembre 2012, che contiene proposte per sostenere gli sforzi dei cinque paesi del Maghreb volti a intensificare la cooperazione e approfondire l'integrazione regionale; si compiace del fatto che l'Unione abbia assunto la copresidenza per la sponda settentrionale dell'Unione per il Mediterraneo e si attende che promuova la coerenza, il coordinamento globale e l'efficacia delle politiche, con particolare riferimento ai progetti che ricevono finanziamenti;

63.  esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto ad adoperarsi al fine di raggiungere una soluzione politica giusta, pacifica, duratura e accettabile per entrambe le parti in relazione al Sahara occidentale, in conformità delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, comprese quelle che prevedono l'autodeterminazione; sottolinea l'importanza di garantire i diritti umani per il popolo saharawi e la necessità di affrontare le problematiche connesse a tali diritti nel Sahara occidentale e nei campi di Tindouf, anche per quanto riguarda i diritti dei prigionieri politici saharawi che non hanno goduto di un processo equo e che dovrebbero essere rilasciati;

64.  sottolinea l'importanza dell'Unione per il Mediterraneo quale strumento per l'istituzionalizzazione delle relazioni con il vicinato meridionale; mette in evidenza il ruolo significativo delle prossime riunioni ministeriali al fine di rafforzare il partenariato euromediterraneo e far avanzare i progetti comuni;

65.  ribadisce che, per quanto riguarda il partenariato meridionale, l'obiettivo consiste nell'avvicinare le due sponde del Mediterraneo per costruire uno spazio di pace, democrazia, sicurezza e prosperità per i loro 800 milioni di abitanti e nel fornire all'UE e ai suoi partner un quadro bilaterale e multilaterale efficace che permetta loro di superare le sfide democratiche, sociali ed economiche, promuovere l'integrazione regionale, soprattutto commerciale, e garantire il loro co-sviluppo a vantaggio di tutti, nonché nell'aiutare i partner a costruire Stati democratici, pluralistici e laici, in particolare attraverso programmi di sviluppo della capacità istituzionale, elaborando al contempo accordi ambiziosi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi sugli scambi di beni e servizi, previa realizzazione delle corrispondenti valutazioni di impatto in grado di portare all'istituzione di zone DCFTA; ritiene che ciò costituirà certamente il primo passo verso un grande "spazio economico euromediterraneo" e che potrebbe altresì contribuire ad alleviare i problemi economici dei nostri partner del vicinato meridionale e facilitare l'integrazione Sud-Sud;

66.  sottolinea che il sostegno al processo di restituzione dei beni sottratti dai precedenti dittatori e dai loro regimi costituisce un imperativo morale per l'Unione; ritiene che il recupero dei beni sia una questione squisitamente politica in virtù del suo valore simbolico e che sia necessario un ripristino della responsabilità in uno spirito di democrazia e di legalità; osserva che il recupero dei beni deve costituire un impegno politico fondamentale dell'Unione nel quadro del suo partenariato con i paesi del vicinato meridionale; ribadisce la necessità di istituire un meccanismo dell'UE finalizzato a prestare assistenza giuridica ai paesi del vicinato meridionale nel processo di recupero dei beni;

67.  invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per incoraggiare i paesi della regione a integrare nella loro legislazione disposizioni chiare e ad attuare programmi allo scopo di garantire i diritti delle donne, la loro partecipazione al processo decisionale a livello politico ed economico, il loro accesso all'istruzione e la loro indipendenza economica, nonché a eliminare ogni forma di violenza nei loro confronti;

68.  reputa necessario che l'Unione fornisca assistenza e conoscenze ai legislatori in sede di esame ed elaborazione della legislazione relativa al settore delle TIC, cosa che dovrebbe permettere di sfruttare il vasto potenziale delle tecnologie digitali per il processo democratico e lo sviluppo economico e per la cooperazione regionale; ritiene che la libera circolazione delle informazioni e il libero accesso a Internet siano essenziali per il conseguimento di miglioramenti a livello socioeconomico; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di rispettare le libertà digitali;

69.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della violenza a sfondo religioso nella regione, soprattutto nei confronti dei cristiani, e invita l'Unione a intraprendere azioni in relazione a questo fenomeno anche nel quadro della PEV;

70.  ribadisce il suo invito alla Commissione a conferire maggiore visibilità ai progetti del partenariato orientale e dell'Unione per il Mediterraneo nei paesi partner, nonché a renderli maggiormente comprensibili ai loro cittadini dimostrando il valore aggiunto della cooperazione con l'Unione;

Algeria

71.  osserva che l'Algeria ha confermato la propria intenzione di partecipare alla PEV ma non ha ancora adottato un piano d'azione; plaude all'avvio dei negoziati per un piano d'azione UE-Algeria ed esorta vivamente quest'ultima ad avvalersi di tale strumento per intensificare le relazioni con l'Unione; invita l'Unione e l'Algeria ad accelerare i negoziati nel quadro della PEV allo scopo di adottare rapidamente un piano d'azione;

72.  si compiace dei provvedimenti adottati dal parlamento algerino al fine di migliorare la cooperazione con il Parlamento europeo e della qualità del dialogo politico istituito tra i due parlamenti;

73.  accoglie positivamente la firma, in data 7 luglio 2013, del memorandum d'intesa sull'avvio di un partenariato strategico tra l'Unione europea e l'Algeria nel settore dell'energia che consentirà, alla fine, di rafforzare l'integrazione dei mercati, lo sviluppo delle infrastrutture e i trasferimenti di tecnologie tra le due parti;

74.  sottolinea la necessità di una politica che sappia garantire appieno i diritti umani e le libertà fondamentali, in particolare la libertà di associazione e la libertà di manifestazione; auspica che la prevista revisione della Costituzione algerina abbia luogo nel quadro di un processo aperto e trasparente cui partecipino i rappresentanti di tutti gli orientamenti politici del paese, in modo da contribuire al consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto; rileva il buon funzionamento della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea (EUEOM) inviata in Algeria in occasione delle elezioni legislative del 10 maggio 2012; rammenta le raccomandazioni formulate dall'EUEOM ed esorta le autorità algerine ad apportare i miglioramenti necessari in vista delle prossime elezioni; ribadisce l'offerta di sostegno dell'Unione a tale processo;

75.  chiede all'Unione di rafforzare e intensificare maggiormente il suo sostegno alle organizzazioni della società civile in Algeria e ai programmi che promuovono l'occupazione femminile e giovanile, la governance economica, il miglioramento del contesto imprenditoriale e il rafforzamento delle libertà e dei diritti fondamentali;

76.  esorta l'Algeria ad agevolare il lavoro delle organizzazioni della società civile promuovendo la libertà di associazione e la libertà di manifestazione;

Egitto

77.  esprime preoccupazione per gli attuali sviluppi politici in Egitto dopo la presa del potere da parte dei militari del 3 luglio 2013, per la polarizzazione politica, per le gravi difficoltà economiche e per la situazione relativa al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel paese, come pure per la sicurezza nella regione, con particolare riferimento al Sinai; condanna nei termini più chiari possibili tutti gli atti di violenza, compresi gli attacchi sferrati alle chiese copte, e ritiene che le recenti operazioni delle forze di sicurezza egiziane siano state sproporzionate e abbiano determinato un inaccettabile elevato numero di morti e feriti; invita il governo egiziano ad astenersi da tali azioni; esorta tutti i partiti politici ad avviare un dialogo veramente inclusivo al fine di ripristinare un processo democratico che risponda alle richieste e alle aspirazioni legittime del popolo egiziano; mette in evidenza il bisogno di una riconciliazione nazionale di tutte le forze politiche e sociali, compresa l'ala moderata della Fratellanza musulmana, quale elemento essenziale per far avanzare la transizione democratica, che include l'organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari; sottolinea che l'Unione europea, attraverso il vicepresidente/alto rappresentante, potrebbe incoraggiare un dialogo tra i principali attori politici nel paese che porti all'istituzione di un governo di unità nazionale per preparare le elezioni; raccomanda in particolare al vicepresidente/alto rappresentante di inviare il chiaro messaggio che la delegittimazione della Fratellanza musulmana pregiudicherebbe l'inclusione democratica e comprometterebbe le prospettive di un ritorno alla democrazia;

78.  sottolinea che il futuro prospero dell'Egitto è possibile solo se fondato su una soluzione democratica con istituzioni democratiche pienamente funzionanti che garantiscono la sicurezza di tutti i cittadini, e che è necessario che la transizione democratica comporti il diritto a un processo equo per tutti;

79.  invita l'Unione, nelle sue relazioni bilaterali con l'Egitto nonché nell'ambito dell'assistenza finanziaria ad esso fornita, a tenere conto delle gravi sfide economiche cui il paese si trova di fronte e delle relative conseguenze a livello sociale, da un lato, e ad applicare il principio di "condizionalità" (maggiori progressi, maggiori aiuti), dall'altro; ritiene opportuno che l'Unione non concluda alcun accordo di libero scambio globale e approfondito con l'Egitto fino a quando non siano raggiunte condizioni di stabilità politica, quali organi democratici eletti stabili, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali; osserva che il Consiglio "Affari esteri" del 21 agosto 2013 ha incaricato il vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton di rivedere l'assistenza UE nel quadro della PEV e dell'Accordo di associazione sulla base dell'adesione dell'Egitto ai principi che ne sono a fondamento, restando inteso che l'assistenza alle fasce più vulnerabili della popolazione e alla società civile sarà mantenuta;

80.  ritiene che l'Unione dovrebbe concentrare il proprio sostegno sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare i diritti delle donne e delle minoranze e la libertà di religione, nonché sulla transizione democratica, sullo sviluppo delle capacità istituzionali, sulle riforme giudiziarie e della sicurezza, sulla creazione di tutti i partiti politici democratici e delle ONG e sul miglioramento del contesto imprenditoriale; è del parere che l'Unione dovrebbe mantenere gli aiuti e l'assistenza attualmente destinati alle ONG e alla società civile, quale parte di una strategia volta a stabilire il dialogo con gli attori politici in Egitto e a promuovere un autentico processo di transizione democratica; accoglie favorevolmente la decisione del Consiglio "Affari esteri" del 21 agosto 2013 di sospendere le licenze di esportazione verso l'Egitto di attrezzature utilizzate a fini di repressione interna, e di valutare nuovamente le licenze di esportazione oggetto della posizione comune dell'UE;

81.  apprezza gli sforzi di mediazione profusi dal vicepresidente/alto rappresentante e ritiene che l'Unione dovrebbe sfruttare la sua posizione unica e le sue reti relazionali con i principali soggetti egiziani nonché continuare ad adoperarsi per conseguire un accordo politico in linea con i parametri fondamentali di una transizione democratica;

82.  prende atto della relazione speciale della Corte dei conti (n. 4/2013) relativa alla cooperazione con l'Egitto in materia di governance e delle risposte della Commissione, invita quest'ultima e il SEAE a trarre le conclusioni necessarie per aumentare l'efficacia del sostegno dell'Unione;

Israele

83.  prende atto della positiva attuazione da parte di Israele del piano d'azione, adottato nell'aprile 2005 per un periodo di tre anni e prolungato fino alla fine del 2012; si rammarica delle politiche discriminatorie perseguite dall'attuale governo israeliano e chiede l'adozione di misure volte a rafforzare e promuovere i diritti delle minoranze, in particolare i diritti delle comunità arabo-israeliane e beduine nel paese; invita inoltre la Commissione e il SEAE a intensificare gli sforzi e a elaborare ulteriori progetti a tal fine;

84.  plaude alla ripresa dei negoziati diretti tra palestinesi e israeliani; sottolinea il suo impegno a favore di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, sulla base dei confini del 1967, con scambi di territori convenuti di comune accordo e con Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati; esprime la sua disapprovazione per l'aumento degli insediamenti illegali nei territori occupati e ne ribadisce la condanna, invita il governo israeliano a porre fine alle attività di insediamento e ad annullare tutti i progetti previsti per la realizzazione di nuovi insediamenti; rammenta con forza che la costruzione degli insediamenti rappresenta un ostacolo concreto al successo dei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi e alla fattibilità di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; richiama l'attenzione sugli orientamenti definiti dall'Unione europea concernenti l'ammissibilità delle entità israeliane e relative attività nei territori occupati da Israele da giugno 1967 alle sovvenzioni, ai premi e agli strumenti finanziari dell'Unione a partire dal 2014;

85.  esprime preoccupazione per la decisione di Israele di interrompere la propria partecipazione al Consiglio dei diritti dell'Uomo e alla revisione periodica universale condotta dalle Nazioni Unite; invita Israele ad attuare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, a riconoscere i minori quali gruppo specifico e a rispettare i diritti dei minori palestinesi senza discriminazioni;

86.  invita Israele a trattare ulteriormente la questione del ricorso al fermo amministrativo, nonostante il numero di detenuti palestinesi sottoposti a fermo amministrativo sia diminuito nel 2012, e a continuare a garantire gli standard in materia di diritti internazionalmente riconosciuti per i prigionieri palestinesi, in particolare donne e minori;

Giordania

87.  riconosce il miglioramento della cooperazione tra l'Unione e la Giordania, soprattutto con la firma del protocollo per la partecipazione della Giordania ai programmi dell'Unione, e i buoni progressi delle riforme politiche, in particolare l'istituzione della commissione elettorale e della Corte costituzionale nonché l'adozione di una legge elettorale;

88.  accoglie favorevolmente l'attuazione delle riforme politiche in Giordania; deplora, tuttavia, il ricorso ai tribunali militari per giudicare cause relative alla libertà di espressione, una pratica che viola la Costituzione del paese, così come la modifica della legge sulla stampa e le pubblicazioni elettroniche, nonché i ritardi registrati nel rafforzare l'indipendenza del settore giuridico;

89.  invita la Commissione e il SEAE a dare priorità finanziaria a progetti che sostengono le riforme democratiche e giudiziarie, la lotta alla corruzione e l'assistenza umanitaria per i profughi;

90.  plaude al ruolo attivo della Giordania nella risoluzione dei conflitti nel Medio Oriente, nonché al suo notevole impegno ad accogliere i rifugiati del conflitto siriano; osserva che, secondo l'UNHCR, all'8 ottobre 2013 il numero complessivo dei profughi siriani in Giordania, inclusi quelli non registrati, ammontava a 538.839 persone; accoglierebbe positivamente la firma, da parte della Giordania, della convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei profughi;

91.  esprime profonda preoccupazione circa le implicazioni della crisi siriana per la Giordania e il pericoloso punto di saturazione a cui il paese sta giungendo a causa dell'afflusso di profughi siriani, che potrebbe scatenare un'instabilità regionale senza precedenti date le capacità e le risorse necessarie per fornire rifugio e aiuto umanitario alle famiglie in fuga dal conflitto; esorta l'Unione europea a sostenere generosamente la Giordania nella gestione del crescente afflusso di profughi e nel far fronte alle enormi sfide interne, come quelle dell'instabilità economica, dell'inflazione e della disoccupazione;

Libano

92.  chiede che il piano d'azione sia messo in atto rapidamente e si rammarica della lentezza delle riforme, ma è consapevole dell'instabilità del contesto, dovuta soprattutto al perdurare del conflitto in Siria, che ha avuto effettive ripercussioni nel Libano, in particolare a causa dell'afflusso di profughi e dell'importazione di scontri politici;

93.  ritiene che l'assistenza dell'Unione dovrebbe concentrarsi sul sostegno alle istituzioni e lo sviluppo delle loro capacità, sull'aiuto umanitario necessario a causa del numero sempre crescente di profughi siriani, sul rafforzamento del settore giudiziario e la sua indipendenza nonché sull'assistenza alle frontiere; invita il parlamento libanese a riprendere le proprie sedute previste e ad adottare quanto prima la legge elettorale;

94.  prende atto della posizione neutrale assunta dal Libano durante il conflitto in Siria e plaude agli sforzi compiuti dal Libano per accogliere profughi siriani;

95.  osserva che, secondo l'UNHCR, il numero dei profughi siriani in Libano, compresi quelli non registrati, si avvicina al milione di persone; esprime profonda preoccupazione circa le implicazioni della crisi siriana per il Libano e il pericoloso punto di saturazione a cui il paese sta giungendo a causa dell'afflusso di profughi siriani, che potrebbe scatenare un'instabilità regionale senza precedenti date le capacità e le risorse necessarie per fornire rifugio e aiuto umanitario alle famiglie in fuga dal conflitto; esorta l'Unione europea a sostenere generosamente il Libano nella gestione del crescente afflusso di profughi e nel far fronte alle enormi sfide interne quali l'instabilità economica, l'inflazione e la disoccupazione;

96.  si compiace dell'impegno del Libano nell'accogliere e assistere i profughi siriani nonostante le sue limitate capacità e la necessità di mantenere un equilibrio tra le comunità che lo compongono e plaude agli sforzi profusi dal paese per circoscrivere l'impatto regionale del conflitto; deplora tuttavia il fatto che l'attuazione del programma di riforma abbia risentito di questa situazione; sottolinea l'importanza di una nuova legge elettorale inclusiva;

97.  elogia il ruolo assunto dal Libano nel fornire rifugio a oltre un milione di profughi siriani, costretti ad abbandonare le loro case e il loro paese; encomia l'intraprendenza mostrata dalla popolazione libanese per agevolare l'accoglienza dei profughi e ribadisce il suo pieno sostegno alle autorità libanesi per il proseguimento di tali sforzi;

Libia

98.  incoraggia le autorità libiche a intensificare le riforme democratiche e le azioni volte a stabilizzare la situazione politica e di sicurezza; chiede che i negoziati sulla firma di un accordo di associazione tra l'Unione e la Libia, quale strumento per assistere il paese nei suoi sforzi di riforma, riprendano non appena possibile; invita la Libia a elaborare e adottare il proprio piano d'azione;

99.  invita la Commissione e il SEAE a cooperare con le altre istituzioni internazionali nella regione e a integrarne le attività, con l'obiettivo di sostenere la Libia nel processo di costruzione democratica;

100.  sottolinea l'importanza di creare un sistema giudiziario forte e indipendente; esprime preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Libia e invita ad adottare misure per combattere il razzismo e la discriminazione delle minoranze;

101.  invita la Commissione europea e il SEAE a concentrare il loro sostegno sul rafforzamento della società civile e la costruzione delle istituzioni in Libia, sulla redazione della Costituzione e la costruzione di capacità, sulla formazione degli alti funzionari e l'addestramento di efficienti forze di sicurezza (forze armate e di polizia) capaci di garantire la pace e l'ordine nel paese; sottolinea che l'Unione europea dovrebbe inoltre intensificare gli sforzi per assistere la riforma del sistema giudiziario libico e sostenere i media indipendenti, il rispetto per i diritti umani, la riconciliazione nazionale e la lotta contro la corruzione, in modo da rispondere alle esigenze espresse dalle autorità libiche, comprese quelle relative alla gestione delle frontiere nel sud della Libia, e garantire una politica migratoria rispettosa dei diritti fondamentali;

102.  si compiace del dispiegamento in Libia della missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere (EUBAM) la quale, condotta in ambito PSDC per aiutare il paese a garantire la sicurezza delle frontiere, persegue obiettivi a breve e a lungo termine che contribuiranno a consolidare lo Stato e a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata, in particolare il traffico di armi e la tratta di esseri umani, non solo in Libia, ma anche nell'intera regione; invita il VP/AR a rivedere il mandato e la portata di tale missione al fine di adeguarli alle enormi necessità registrate sul campo; critica la lentezza delle procedure, soprattutto dinanzi alla gravità della situazione;

Marocco

103.  si compiace della volontà del Marocco di approfondire le relazioni con l'Unione europea e di trarre pieno vantaggio dallo status di partenariato avanzato; ritiene che l'attuazione della Costituzione, la riforma del sistema giudiziario, il rafforzamento delle capacità delle istituzioni democratiche, il sostegno a favore della società civile, anche a livello locale, il contributo allo sviluppo umano del popolo marocchino, così come i negoziati per un accordo di libero scambio globale e approfondito che sia ambizioso, equilibrato e vantaggioso per entrambe le parti, dovrebbero costituire il punto focale del sostegno dell'Unione al Marocco;

104.  accoglie con favore la proposta di adottare la decisione del Consiglio sull'esecuzione del piano d'azione UE-Marocco per l'attuazione dello status avanzato (2013-2017)(20) ;

105.  accoglie positivamente l'impegno del Marocco di perseguire le riforme politiche; raccomanda la rapida attuazione della nuova Costituzione, accompagnata da un calendario per l'adozione di leggi organiche e della Carta nazionale per la riforma del sistema giudiziario; sottolinea a tal proposito che la riforma è in corso da almeno tre anni, con un considerevole sostegno finanziario dell'Unione; ricorda che l'attuazione delle riforme politiche e, in particolare, del processo di regionalizzazione avanzata, fermo restando il rispetto delle specificità culturali, economiche e sociali, dovrebbe contribuire allo sviluppo del Marocco e a consolidare i processi democratici a livello locale;

106.  si compiace del maggior dinamismo assunto dal dibattito parlamentare marocchino, ma si rammarica del fatto che la relazione sui progressi non contenga alcun riferimento specifico alle attività e all'impatto dei lavori della commissione parlamentare mista UE-Marocco;

107.  esorta il Marocco a promuovere l'uguaglianza di genere e a istituire un'autorità per la parità e la lotta alle discriminazioni, a ratificare la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) e a rivedere le disposizioni del suo codice di famiglia relative alla poligamia e ai matrimoni di minori;

108.  prende atto del lavoro svolto dal Consiglio nazionale marocchino per i diritti umani e invita a far sì che i suoi uffici regionali siano dotati delle risorse umane e finanziarie necessarie, per consentire a detto Consiglio di assolvere e ampliare le proprie funzioni;

Palestina

109.  chiede un'attuazione efficace del nuovo piano d'azione; si compiace dei progressi compiuti dalle autorità palestinesi nel mettere in atto il piano d'azione corrente, malgrado la situazione estremamente difficile; plaude alla ripresa dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi; sottolinea che non esiste alcuna alternativa ai negoziati diretti tra le parti per giungere a una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

110.  torna a insistere sulla necessità di un processo di riconciliazione intrapalestinese che l'Unione europea, sotto il coordinamento del VP/AR, dovrebbe essere in grado di patrocinare e agevolare; invita i soggetti politici palestinesi ad avviare i negoziati per una tabella di marcia chiara, che preveda di organizzare quanto prima elezioni presidenziali e legislative; sottolinea che un'effettiva riconciliazione palestinese è essenziale per il buon proseguimento dei colloqui di pace israelo-palestinesi e cruciale per la stabilità e la sostenibilità generale di uno Stato palestinese;

111.  invita la Commissione europea e il SEAE a sostenere in via prioritaria i passi verso la legittimazione istituzionale, a rafforzare lo Stato di diritto, il buon governo, la modernizzazione dei servizi pubblici e i progetti volti all'inclusione delle donne e dei giovani nelle attività economiche e politiche;

Siria

112.  esprime profonda preoccupazione per l'ulteriore inasprimento della violenta crisi e per l'uso di armi chimiche in Siria nonché per le continuate violenze di questa guerra civile che si protrae; esprime la propria solidarietà ai familiari delle vittime; ritiene che violazioni del diritto umanitario di tale portata non possano rimanere impunite e chiede una reazione ferma della comunità internazionale e dell'Unione; sottolinea, in questo contesto, la responsabilità di proteggere la popolazione civile; ritiene, alla luce della catastrofe umanitaria in Siria, che la priorità immediata per la comunità internazionale e per l'Unione debba essere quella di assicurare che gli aiuti umanitari raggiungano coloro che – sia in Siria che nei paesi vicini colpiti dalla crisi, segnatamente Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia – si trovano nella necessità di beni e servizi; chiede che si rivolga particolare attenzione alla situazione dei palestinesi in Siria;

113.  invita l'Unione europea ad adottare misure adeguate e responsabili in relazione al possibile afflusso di profughi nei suoi Stati membri; sollecita la Commissione e gli Stati membri a continuare a seguire la situazione attuale e a provvedere alla pianificazione di emergenza, inclusa la possibilità di applicare la direttiva sulla concessione della protezione temporanea, ove e qualora le condizioni lo richiedano;

114.  esprime profonda preoccupazione per l'ulteriore aggravarsi della violenta crisi in Siria; condanna con il massimo vigore il ricorso ad armi chimiche contro la popolazione civile, che costituisce reato secondo il diritto internazionale; torna a chiedere una risposta adeguata da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; chiede che l'Unione europea e la comunità internazionale si mostrino unite e ferme e reagiscano con vigore a questa violazione del diritto internazionale per assumersi la responsabilità di proteggere la popolazione civile in Siria; invita l'Unione a sostenere i tentativi di mediazione come la conferenza di Ginevra II, al fine di trovare una soluzione rispondente alle aspirazioni democratiche del popolo siriano; è dell'avviso che qualunque azione deterrente debba perseguire obiettivi chiari e realizzabili ed essere integrata in una strategia politica più ampia volta a contenere il conflitto siriano;

115.  è convinto che una soluzione durevole all'attuale crisi in Siria possa essere raggiunta solo attraverso un processo politico; sostiene quindi tutti gli sforzi volti ad attuare Ginevra II e l'impegno della VP/AR Ashton, degli Stati membri e dell'inviato speciale delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi a realizzare progressi nel processo di Ginevra II e presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sottolinea l'importanza di coinvolgere tutti gli attori principali della regione (e oltre) in tali sforzi;

116.  esprime preoccupazione per la situazione della popolazione curda nel nord e nordest della Siria, che è all'origine di un gran numero di profughi e che minaccia di destabilizzare ulteriormente la regione;

117.  esprime preoccupazione per l'onere insostenibile che i profughi pongono sui paesi limitrofi alla Siria, per di più in un momento in cui il finanziamento degli aiuti umanitari sta divenendo problematico;

Tunisia

118.  esprime la propria preoccupazione per la crescente polarizzazione della vita politica in Tunisia; condanna con la massima fermezza il brutale assassinio di rappresentanti politici di spicco dell'opposizione; sottolinea che occorre garantire la libertà di espressione, di associazione e dei media;

119.  plaude al rafforzamento degli impegni dell'Unione e della Tunisia illustrato nel piano d'azione e invita entrambe le parti ad adottare tale piano; esorta l'Assemblea nazionale costituente a finalizzare una Costituzione democratica che rispetti gli accordi internazionali in materia di diritti umani; chiede che siano organizzate elezioni libere e regolari e si rammarica della proroga dello stato di emergenza; ritiene che l'adozione di una Costituzione saldamente ancorata ai valori democratici e al rispetto dei diritti umani, rispondente alle aspettative del popolo tunisino, un sistema giudiziario e mezzi di comunicazione funzionali e indipendenti e l'organizzazione di nuove elezioni siano aspetti fondamentali per portare avanti la transizione politica in Tunisia; esprime preoccupazione per l'aumento di processi nei confronti di giornalisti in Tunisia; valuta positivamente l'inserimento, nel progetto di Costituzione, di un articolo specifico sui diritti dell'infanzia, conforme alla convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia; raccomanda che sia creato un meccanismo indipendente per controllarne la messa in atto;

120.  esorta l'Assemblea costituente tunisina a portare a termine il processo di adozione della Costituzione e a organizzare quanto prima elezioni sotto il controllo dell'istanza superiore indipendente per le elezioni; ritiene che l'attuazione della nuova Costituzione, la riforma del sistema giudiziario, dei media e del codice della stampa, così come il rafforzamento delle capacità delle istituzioni democratiche dovrebbero essere le assi prioritarie su cui orientare il sostegno fornito dall'Unione; ritiene che l'attuazione della nuova Costituzione, la riforma del sistema giudiziario, dei media e del codice della stampa, così come il rafforzamento delle capacità delle istituzioni democratiche e della società civile dovrebbero essere le assi prioritarie su cui orientare il sostegno fornito dall'Unione;

121.  invita la Tunisia a depositare quanto prima gli strumenti di ratifica e a sciogliere le ultime riserve in merito alla convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), nonché ad attuare disposizioni che garantiscano la parità dei diritti e la non discriminazione, inclusa la depenalizzazione dell'omosessualità;

122.  accoglie con favore il potenziamento della cooperazione unionale con la Tunisia grazie al raddoppiamento degli aiuti concessi e, in particolare, il fatto che tali aiuti siano stati impiegati per rilanciare l'economia, sviluppare zone svantaggiate e rafforzare la società civile;

123.  invita la Commissione e il SEAE a potenziare il sostegno alle misure volte ad aprire le regioni attraverso progetti di sviluppo delle infrastrutture, azioni a favore dell'occupazione, in particolare giovanile, e della società civile a livello regionale, la riforma del settore giudiziario, con l'obiettivo di instaurare lo Stato di diritto nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e riforme nei settori sociali (sanità, istruzione e previdenza sociale) incentrate soprattutto sul genere, l'equità e i bambini vulnerabili;

124.  deplora i ritardi dei negoziati sulla firma di un accordo di libero scambio globale e approfondito con la Tunisia;

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125.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi del vicinato, all'Assemblea parlamentare Euronest, all'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo e al Segretario generale dell'Unione per il Mediterraneo.

(1) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
(2) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 126.
(3) GU L 188 del 19.7.2011, pag. 24.
(4) GU L 221del 27.8.2011, pag. 5.
(5) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 105.
(6) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 114.
(7) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 26.
(8) Testi approvati, P7_TA(2013)0224.
(9) Testi approvati, P7_TA(2013)0382.
(10) Testi approvati, P7_TA(2013)0274.
(11) Testi approvati, P7_TA(2012)0470.
(12) GU C 198 del 6.7.2011, pag. 4.
(13) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 44.
(14) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 36.
(15) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 108.
(16) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 137.
(17) GU C 165 E dell'11.6.2013, pag. 48.
(18) Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2013 sull'Azerbaigian: il caso di Ilgar Mammadov (Testi approvati, P7_TA(2013)0285).
(19) Testi approvati, P7_TA(2012)0507.
(20) JOIN(2013)0006.

Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2016Avviso legale