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Interrogazioni parlamentari
19 novembre 2013
E-013162-13
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Sergio Berlato (PPE) , Magdi Cristiano Allam (EFD) , Roberta Angelilli (PPE) , Paolo Bartolozzi (PPE) , Fabrizio Bertot (PPE) , Mara Bizzotto (EFD) , Lara Comi (PPE) , Susy De Martini (ECR) , Elisabetta Gardini (PPE) , Giovanni La Via (PPE) , Clemente Mastella (PPE) , Barbara Matera (PPE) , Cristiana Muscardini (ECR) , Alfredo Pallone (PPE) , Aldo Patriciello (PPE) , Crescenzio Rivellini (PPE) , Licia Ronzulli (PPE) , Oreste Rossi (PPE) , Marco Scurria (PPE)

 Oggetto:  Precarizzazione del giornalismo che sottopone gran parte dei lavoratori dell'informazione, collaboratori e freelance, a condizioni di lavoro e trattamenti economici inaccettabili
 Risposta(e) 
La crescente precarizzazione che in Italia sta investendo in maniera esponenziale diversi ambiti lavorativi ha colpito anche il giornalismo, sottoponendo gran parte dei lavoratori dell'informazione, collaboratori esterni e freelance, a condizioni di lavoro e trattamenti economici inaccettabili. Attualmente i giornalisti «autonomi» superano quelli «dipendenti», sono infatti 28 408 mila su 47 727 mila giornalisti attivi, e hanno retribuzioni medie equivalenti al 18 % del salario medio annuo di un giornalista dipendente. Si parla di un reddito medio lordo annuo di 12 810 euro per le partite Iva, cifra che cala a 8 973 per i co.co.co, come si evince dai dati della gestione separata dell'Inpgi, la cassa previdenziale di categoria. In termini materiali, dunque, significa che un articolo di un cronista su un quotidiano può «valere» anche cinque euro lordi. Una situazione che è fotografata dal rapporto Lsdi (Libertà di stampa diritto all'informazione) relativa all'anno 2012, dove emerge che attualmente 6 giornalisti attivi su 10 svolgono infatti un lavoro autonomo, e fra il 2009 e il 2012 la percentuale del lavoro subordinato è scesa dal 46,4 % al 40,5 %. I giornalisti dipendenti rappresentano il 18,8 % degli iscritti all'ordine. La retribuzione media di un autonomo varia dai 9 000 ai 12 800 euro lordi all'anno (con spese, contributi e rischi a carico), e si rileva che il 53 % di questa popolazione percepisce un reddito annuo al di sotto dei 5 000 euro. Tenuto conto della risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa, che, al paragrafo 6, «sottolinea la necessità che gli Stati membri intervengano concretamente per definire una soglia di reddito minimo, in base a indicatori pertinenti, che garantiscano la coesione socioeconomica, ridurre il rischio di livelli di remunerazione differenti per la medesima attività, ridurre il rischio di una popolazione povera in tutta l'Unione europea e chiede raccomandazioni più risolute da parte dell'Unione europea in merito a questi tipi di azioni», può la Commissione far sapere:
1. se è già a conoscenza di questa situazione e se ritenga che sia un'anomalia solo italiana;
2. se ritiene che la situazione di precarietà nel campo dell'informazione, vista la conseguente mancanza di autonomia e indipendenza che il mestiere richiederebbe, vada inevitabilmente a incidere sul prodotto fornito e quindi ad abbassare il livello di qualità della stessa informazione;
3. se ritiene opportuno proporre la costituzione di una commissione d'inchiesta speciale, e in che tempi, per avviare un monitoraggio serio e concertato in tutti i paesi europei per fare luce sulla situazione relativa al lavoro autonomo giornalistico nel settore dell'informazione?
 GU C 237 del 22/07/2014
Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2013Avviso legale