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Interrogazioni parlamentari
17 febbraio 2014
E-001722-14
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Paolo Bartolozzi (PPE) , Aldo Patriciello (PPE) , Clemente Mastella (PPE) , Cristiana Muscardini (ECR) , Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE) , Susy De Martini (ECR) , Carlo Fidanza (PPE) , Lara Comi (PPE) , Marco Scurria (PPE) , Roberta Angelilli (PPE) , Barbara Matera (PPE) , Niccolò Rinaldi (ALDE) , Antonio Cancian (PPE) , Vito Bonsignore (PPE) , Salvatore Tatarella (PPE) , Licia Ronzulli (PPE)

 Oggetto:  SGL Carbon — chiusura dello stabilimento di Narni
 Risposta(e) 

La SGL Carbon, uno dei più grandi produttori mondiali di prodotti derivati dal carbone, ha negli ultimi anni intrapreso una dura linea di ristrutturazione rivolta agli stabilimenti italiani (Ascoli e Narni).

In seguito alla chiusura, nel 2007, dello stabilimento di Ascoli, nel 2010, dopo un fermo totale dello stabilimento di Narni che ha interessato tutto il 2009, ha avviato nello stesso un piano di mobilità del personale che ha portato a una sensibile riduzione dell'organico.

Adesso, adducendo motivazioni quali problemi di costi, sovraccapacità produttiva e poca competitività del sito di Narni, il board del gruppo ha palesato la possibilità di chiudere tale stabilimento, assumendo un atteggiamento dilatorio e poco chiaro e rifiutandosi, da un lato, di fornire gli approfondimenti richiesti a tale proposito dalle organizzazioni sindacali e territoriali di categoria, nonché dalle autorità locali e nazionali e, dall'altro, di comunicare la sua decisione finale.

Considerando che ad oggi l'Italia è il secondo produttore di acciaio in Europa — dopo la Germania — e che il sistema produttivo non solo italiano ma anche europeo si basa in larga parte su forni elettrici che hanno bisogno dei particolari elettrodi di grafite prodotti nello stabilimento di Narni, la chiusura di tale sito avrebbe delle ricadute estremamente negative.

Oltre a rappresentare, infatti, un duro colpo per l'economia locale facendo venire a mancare un considerevole numero di posti di lavoro e imponendo ingenti costi di bonifica ambientale del sito industriale eventualmente abbandonato, la chiusura dello stabilimento comporterebbe anche serie difficoltà per i mercati e per il tessuto industriale collegati allo stabilimento. Molte aziende italiane ed europee, infatti, hanno impostato le loro rispettive produzioni sugli elettrodi prodotti dallo stabilimento di Narni, e la mancanza di questi sul mercato comporterebbe serie difficoltà di produzione per le stesse nonché un aumento dei prezzi dei materiali circolanti, con serie ricadute sull'import/export e rischi di aumentata dipendenza dalle importazioni provenienti da paesi extra UE.

Alla luce di questo e visti i piani di rilancio e sostegno al settore siderurgico europeo, potrebbe la Commissione europea chiarire:
1. quale sia il suo margine di manovra per far sì che il board dirigenziale del gruppo fornisca risposta alle richieste di approfondimento e dia risposte univoche circa la volontà di chiusura dello stabilimento di Narni;
2. quale sia il suo margine di manovra per far sì che l'azienda non prenda nessuna decisione definitiva senza informarne a tempo debito le istituzioni locali e nazionali;
3. qual è la sua strategia per affrontare simili emergenze che hanno pesanti ricadute in termini economici e sociali sul processo di industrializzazione italiano ed europeo?
 GU C 331 del 23/09/2014
Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2014Avviso legale