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Procedura : 2011/2157(INI)
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Ciclo del documento : A7-0400/2011

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A7-0400/2011

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PV 13/12/2011 - 14
CRE 13/12/2011 - 14

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PV 14/12/2011 - 9.1
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P7_TA(2011)0576

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Mercoledì 14 dicembre 2011 - Strasburgo Edizione definitiva
Politica europea di vicinato
P7_TA(2011)0576A7-0400/2011

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato (2011/2157(INI))

Il Parlamento europeo,

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 25 maggio 2011 su una risposta nuova ad un vicinato in mutamento (COM(2011)0303) e dell'8 marzo 2011 su un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale (COM(2011)0200),

–  viste le comunicazioni della Commissione dell'11 marzo 2003 dal titolo «Europa ampliata – Prossimità: un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali» (COM(2003)0104), del 12 maggio 2004 dal titolo «Politica europea di prossimità – documento di strategia» (COM(2004)0373), del 4 dicembre 2006 sullo sviluppo della politica europea di vicinato (COM(2006)0726), del 5 dicembre 2007 su una forte politica europea di vicinato (COM(2007)0774), del 3 dicembre 2008 sul partenariato orientale (COM(2008)0823), del 20 maggio 2008 sul Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo (COM(2008)0319), del 12 maggio 2010 sul bilancio della politica europea di vicinato (COM(2010)0207) e del 24 maggio 2011 sul dialogo con i paesi del Sud del Mediterraneo per la migrazione, la mobilità e la sicurezza (COM(2011)0292),

–  visto lo sviluppo della politica europea di vicinato (PEV) dal 2004 in poi, e viste in particolare le relazioni della Commissione sui progressi compiuti nella sua attuazione,

–  visti i piani d'azione adottati congiuntamente con Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese e Tunisia, e Armenia, Azerbaigian, Georgia e Moldova, nonché l'agenda di associazione con l'Ucraina,

–  viste le conclusioni sulla PEV del 26 luglio 2010 e del 20 giugno 2011 del Consiglio Affari esteri e viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri/Commercio del 26 settembre 2011,

–  viste le conclusioni della riunione del 13 dicembre 2010 dei ministri degli Esteri del partenariato orientale,

–  viste le dichiarazioni congiunte del vertice di Praga per il partenariato orientale del 7 maggio 2009 e del vertice di Varsavia per il partenariato orientale del 29-30 settembre 2011,

–  vista la dichiarazione di Barcellona che istituisce un partenariato euromediterraneo, adottata alla Conferenza euromediterranea dei ministri degli Affari esteri tenutasi il 27 e 28 novembre 1995,

–  vista l'approvazione del «Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo» da parte del Consiglio europeo di Bruxelles del 13 e 14 marzo 2008,

–  vista la dichiarazione del vertice di Parigi per il Mediterraneo tenutosi a Parigi il 13 luglio 2008,

–  viste le conclusioni del Consiglio di associazione UE-Marocco del 13 ottobre 2008, che riconoscono al Marocco lo «status avanzato»,

–  viste le conclusioni del Consiglio di associazione UE-Giordania del 26 ottobre 2010, che riconoscono alla Giordania lo «status avanzato»,

–  visto il regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI)(1) ,

–  vista la sua dichiarazione del 27 settembre 2011 sulla creazione di un programma «Erasmus» e di un programma «Leonardo da Vinci» euromediterranei(2) ,

–  vista la relazione speciale n. 13/2010 della Corte dei conti europea dal titolo «Il nuovo strumento europeo di vicinato e partenariato è stato felicemente varato e sta producendo risultati nel Caucaso meridionale (Armenia, Azerbaigian e Georgia)?»,

–  vista la decisione 2011/424/PESC del Consiglio del 18 luglio 2011 relativa alla nomina di un rappresentante speciale dell'Unione europea per la regione del Mediterraneo meridionale(3) e vista la decisione 2011/518/PESC del Consiglio del 25 agosto 2011, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia(4) ,

–  viste le sue risoluzioni del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione orientale(5) e sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione meridionale(6) ,

–  viste le sue precedenti risoluzioni del 19 gennaio 2006 sulla politica europea di prossimità(7) , del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della politica europea di vicinato(8) , del 6 luglio 2006 su uno strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI)(9) , del 5 giugno 2008 sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della PESC(10) , del 19 febbraio 2009 sulla revisione dello «strumento della politica europea di vicinato e partenariato»(11) , del 19 febbraio 2009 sul Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo(12) , del 17 gennaio 2008 sull'approccio in materia di politica regionale per il Mar Nero(13) , del 20 gennaio 2011 su una strategia dell'Unione europea per il Mar Nero(14) , del 20 maggio 2010 sull'Unione per il Mediterraneo(15) , del 20 maggio 2010 sull'esigenza di una strategia UE per il Caucaso meridionale(16) , del 9 settembre 2010 sulla situazione del fiume Giordano, con particolare riferimento alla regione del Basso Giordano(17) , del 3 febbraio 2011 sulla situazione in Tunisia(18) , del 17 febbraio 2011 sulla situazione in Egitto(19) , del 10 marzo 2011 sul vicinato meridionale, e in particolare la Libia, compresi gli aspetti umanitari(20) e del 7 luglio 2011 su Siria, Yemen e Bahrein nel contesto della situazione nel mondo arabo e in Nord Africa, del 15 settembre 2011 e del 20 gennaio 2011 sulla situazione in Bielorussia e tutte le sue precedenti risoluzioni sulla Bielorussia, nonché del 15 settembre 2011 sulla situazione in Libia(21) e sulla situazione in Siria(22) ,

–  viste le raccomandazioni adottate dalle commissioni dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo (AP-UpM) durante la sua settima sessione plenaria tenutasi a Roma il 3 e 4 marzo 2011,

–  visto l'atto costitutivo dell'assemblea parlamentare UE-Vicinato orientale (EURO-NEST) del 3 maggio 2011,

–  viste le conclusioni della sessione inaugurale dell'Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM), svoltasi a Barcellona il 21 gennaio 2010,

–  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011sulle dimensioni culturali delle azioni esterne dell'UE(23) ,

–  vista l'agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione (COM(2007)0242),

–  visti gli articoli 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 48 del proprio regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari costituzionali (A7-0400/2011),

A.  considerando che il rispetto e la promozione della democrazia e dei diritti umani – in particolare i diritti della donna, dei minori e delle minoranze –, della giustizia e dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali – che comprendono la libertà di parola, di coscienza, di religione o di credo, di orientamento sessuale, di associazione e dei mezzi di informazione, compreso l'accesso senza restrizioni all'informazione, alla comunicazione e a internet –, il rafforzamento della sicurezza – incluse la risoluzione pacifica dei conflitti e le relazioni di buon vicinato –, della stabilità democratica e della prosperità, l'equa distribuzione del reddito, della ricchezza e delle opportunità, la coesione sociale, la lotta alla corruzione e la promozione del buon governo e dello sviluppo sostenibile sono principi fondanti e finalità dell'UE che devono costituire valori comuni al centro della revisione della PEV;

B.  considerando che è sommo interesse dell'UE essere ambiziosa nella sfera della cooperazione economica e adottare una strategia ambiziosa, responsabile e flessibile, reciprocamente vantaggiosa e fondata sul sostegno alle transizioni democratiche e alla difesa dei diritti umani, imparando dai fallimenti e dagli errori delle politiche precedenti dell'UE e degli Stati membri, con riferimento, in particolare, alla posizione di compiacenza assunta nei confronti dei regimi autoritari del vicinato meridionale, da cui va tratta la lezione che tutta la politica europea di vicinato dell'UE deve essere fondata sui valori;

C.  considerando che in questo nuovo scenario i rapporti con i suddetti paesi devono entrare in una nuova ottica incentrata sulla cooperazione, che garantisca priorità alla democrazia e alla prosperità sulle due sponde del Mediterraneo, e non solamente sicurezza e controllo dell'immigrazione;

D.  considerando che l'Unione per il Mediterraneo è nata con l'ambizioso obiettivo di fungere da strumento permanente nel rafforzamento delle relazioni con i paesi del vicinato meridionale, sostituendo il vecchio processo di Barcellona per rafforzarlo e renderlo più visibile;

E.  considerando che la cooperazione nel quadro dell'Assemblea parlamentare EURONEST mira a produrre effetti positivi fungendo da piattaforma per lo scambio di opinioni, la ricerca di posizioni comuni sulle sfide globali del nostro tempo in materia di democrazia, politica, economia, sicurezza energetica e affari sociali, e il rafforzamento dei legami tra i paesi della regione e con l'UE;

F.  considerando che, ai sensi dell'articolo 49 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ogni Stato europeo che rispetti i valori su cui l'Unione si fonda, segnatamente la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e si impegni a promuoverli, può domandare di diventare membro dell'Unione;

G.  considerando che relazioni rafforzate richiedono un impegno chiaro e comprovato per le riforme, finalizzato a compiere progressi tangibili che costituiscano la realizzazione di specifici obiettivi predefiniti,

H.  considerando che per essere all'altezza delle sue ambizioni e degli accadimenti nelle regioni l'UE deve dotarsi di strumenti flessibili e adeguatamente finanziati, privilegiando un utilizzo ottimale degli strumenti finanziari esistenti;

I.  considerando che gli effetti della crisi economica e finanziaria si sono aggiunti alle difficoltà politiche e sociali esistenti nei paesi partner, soprattutto in relazione al problema della disoccupazione; che è nell'interesse comune di tali paesi e dell'UE ridurre i tassi di disoccupazione nella regione e offrire ai suoi abitanti, soprattutto alle donne, ai giovani e alla popolazione rurale, una speranza per il futuro,

J.  considerando il sostegno apportato dal Parlamento europeo alla creazione dei programmi «Erasmus» e «Leonardo da Vinci» euromediterranei attraverso la dichiarazione del 27 settembre 2011;

1.  accoglie con favore le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza su una risposta nuova ad un vicinato di mutamento e l'Associazione per la democrazia e la prosperità condivisa tra i paesi del Mediterraneo meridionale, così come l'impostazione in esse presentata, in particolare per quanto riguarda i principi della responsabilità reciproca e dell'impegno comune a favore dei valori universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, nonché per quanto riguarda la condizionalità e un'impostazione modulata in funzione della situazione dei singoli paesi partner, i progressi sulla via della cooperazione multilaterale e subregionale e il principio di un maggiore coinvolgimento delle società nella politica della PEV;

2.  riconosce le aspirazioni europee nonché la scelta europea di alcuni partner e il loro impegno a dare vita a democrazie a tutti gli effetti e sostenibili, e sottolinea la necessità di definire tra l'UE e i paesi del partenariato orientale un rapporto nuovo e distinto, che sostenga l'opera dei partner volta al consolidamento di democrazie e di economie di mercato sostenibili;

3.  asserisce, tuttavia, che occorre fornire incentivi tangibili e credibili ai paesi del vicinato affinché si impegnino verso l'obiettivo comune di dare vita a una democrazia a tutti gli effetti e che una differenzazione basata sulle realtà politiche, economiche e sociali di ciascun paese e sui risultati e le realizzazioni deve fondarsi su criteri chiaramente definiti e su parametri di riferimento verificabili e oggetto di un regolare monitoraggio per ogni singolo paese; invita a tale proposito la Commissione e il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a considerare i parametri di riferimento definiti nella dichiarazione congiunta quali obiettivi da raggiungere e che, ai fini della valutazione dei progressi compiuti, tali obiettivi richiedono parametri di riferimento più specifici, misurabili, realizzabili e con scadenze più precise; laddove per quelli che interessano la parte meridionale e orientale della PEV il punto di partenza è diverso; ritiene che una politica orientata ai risultati necessiti di una metodologia di parametri più chiara e sottolinea, a tale proposito, l'importanza di istituire adeguati meccanismi di controllo finalizzati alla valutazione dei progressi compiuti dai paesi della PEV; sottolinea che questa impostazione deve essere riflessa nella struttura dei piani d'azione in ambito PEV e nelle relative relazioni annuali sullo stato di avanzamento;

4.  ritiene che la revisione della politica europea di vicinato (PEV) offra all'Unione europea un'opportunità per conseguire efficacemente gli obiettivi che si è prefissa e rispettare i valori che la contraddistinguono in virtù degli articoli 2, 3, 6, 8 e 21 del trattato sull'Unione europea;

5.  sottolinea che se la politica dell'Unione in materia di cooperazione allo sviluppo si iscrive nel quadro dei principi e degli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione e, dunque, nel caso di specie, della politica europea di vicinato, l'Unione ha pur sempre l'obbligo costituzionale, sancito dall'articolo 208, paragrafo 1, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di tener conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche suscettibili di interessare i paesi in via di sviluppo; invita pertanto la Commissione e il SEAE a non perdere mai di vista questi obiettivi che sono la riduzione e, a termine, l'eradicazione della povertà, allorché attuano la politica europea di vicinato e ciò sia nei paesi partner del vicinato orientale che in quelli del vicinato meridionale;

6.  appoggia il consolidamento nella PEV di aspetti della politica estera e di assistenza che in precedenza non ne facevano parte; auspica una rete rafforzata di disposizioni istituzionali che sia stabile, dedicata economicamente e in modo mirato allo sviluppo di una più stretta integrazione economica e associazione politica tra tutte le parti interessate, compreso l'allineamento dei valori in seno a tutti i consessi internazionali, in particolare le Nazioni Unite, con quelli dell'Unione europea;

Democrazia a tutti gli effetti e partenariato con le società

7.  sottolinea che, sebbene l'UE non intenda imporre un modello o una formula preconfezionata per le riforme politiche, la PEV si basa su valori condivisi, sulla gestione comune, sulla responsabilità reciproca e sul rispetto e l'impegno per la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto, la lotta alla corruzione, l'economia di mercato e il buon governo;

8.  sottolinea quanto sia importante, ai fini della democrazia, la presenza di organizzazioni della società civile attive ed indipendenti, comprendenti anche le parti sociali; pone l'accento sull'importanza del dialogo con le organizzazioni della società civile e di un adeguato finanziamento delle stesse a titolo dello strumento europeo di vicinato e sottolinea che il partenariato tra l'UE e i paesi della PEV e le rispettive società civili deve essere rafforzato, al fine di aiutare la costruzione di democrazie funzionanti, promuovere le riforme e la crescita economica sostenibile; evidenzia che tali partenariati con la società civile devono essere inclusivi, e coinvolgere, in particolare, i rappresentanti delle organizzazioni delle donne e delle minoranze; invita il SEAE e la Commissione a sostenere i parlamenti, le autorità locali e regionali e la società civile nella loro ricerca del giusto ruolo da svolgere nella definizione delle strategie della PEV, nel chiedere conto dell'operato dei governi, nel monitorare e valutare l'andamento passato e i risultati raggiunti;

9.  sottolinea l'importanza di costruire un partenariato con le società civili volto a promuovere il cambiamento e la democratizzazione; in tale contesto, prende atto dello stanziamento di 22 milioni di euro a favore dello «strumento della società civile» per il periodo 2011-2013 e auspica che lo stesso strumento sia finanziato in maniera più cospicua nel prossimo quadro finanziario pluriennale; invita il SEAE e la Commissione a spiegare meglio l'ambito e gli obiettivi di un eventuale strumento della società civile e chiede che sia fatta maggiore chiarezza sullo strumento della società civile in termini di complementarietà con l'iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento di vicinato e partenariato (ENPI); rileva che occorre inoltre individuare strumenti finalizzati a sostenere concretamente le minoranze etniche e religiose nei settori che rientrano nell'ambito dell'iniziativa; raccomanda che tale strumento sia utilizzato per migliorare il lavoro del forum della società civile nell'ambito del partenariato orientale e di creare eventualmente un forum analogo anche per i partner meridionali;

10.  valuta positivamente la proposta di un Fondo europeo per la democrazia, che rappresenta una risposta tempestiva alla grande richiesta di democrazia espressa dalle popolazioni dei paesi nostri vicini; sottolinea che esso dovrà profilarsi come strumento flessibile, rapido e mirato e dovrà integrare gli strumenti dell'UE già esistenti e il lavoro esemplare di fondazioni e organizzazioni della società civile europee politiche o apolitiche operanti da tempo, tenendo presente che un obiettivo di questa iniziativa deve essere il raggiungimento di risultati tangibili; insiste affinché tale Fondo non ostacoli né si sovrapponga alle attività già avviate da tali fondazioni o nel quadro dei programmi europei esistenti, quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani; precisa che la sfera d'azione e l'organizzazione di tale Fondo dovranno essere chiaramente definite e le sue strutture e procedure snelle e lineari; esorta il SEAE, la Commissione e la Presidenza (polacca) a presentare una chiara distinzione delle competenze di un futuro Fondo europeo per la democrazia rispetto a detti strumenti e quadri; ribadisce il diritto di controllo e il coinvolgimento del Parlamento europeo nella sua struttura di governance affinché lo stesso concorra a definire in termini generali gli obiettivi, le priorità, i risultati attesi e gli stanziamenti finanziari annuali e partecipi alle attività di monitoraggio; esprime preoccupazione quanto alla possibilità che questo futuro Fondo possa essere finanziato, interamente o in parte, attraverso risorse esterne al bilancio dell'Unione europea e ribadisce il diritto dell'autorità di bilancio di controllarne e verificarne l'attuazione; chiede pertanto che la Commissione e il Consiglio forniscano un chiarimento sulla questione;

11.  invita il SEAE e la Commissione a continuare a promuovere qualsiasi riforma politica, tenendo conto delle esigenze e del livello di sviluppo economico e sociale di ciascun paese partner, nel quadro della nuova impostazione basata sui risultati battezzata «more for more» (più per più); invita inoltre il SEAE e la Commissione a stabilire una metodologia chiara e appropriata nonché parametri di riferimento dettagliati per valutare l'andamento di questi paesi per quanto attiene al rispetto e alla promozione della democrazia e dei diritti umani (inclusi, in particolare, la libertà di parola, di coscienza, di religione, di associazione e dei media) e a presentare regolarmente relazioni ben circostanziate, che costituiscano la base per l'assegnazione dei fondi nel quadro della nuova impostazione basata sui risultati denominata «more for more»; chiede che tali valutazioni siano incluse nelle relazioni sullo stato di avanzamento della PEV e siano presentate annualmente alla commissione per gli affari esteri del Parlamento; insiste sulla necessità di coinvolgere sistematicamente le organizzazioni della società civile in tutte le fasi del processo di revisione; ritiene che questa impostazione basata sui risultati significhi anche «less for less» (meno per meno) e ribadisce la sua richiesta di assicurare un'attuazione efficace della clausola sui diritti umani e sulla democrazia presente negli accordi stipulati tra l'UE e i paesi terzi;

12.  invita il SEAE e la Commissione a fornire maggiori informazioni su come attuare il principio della responsabilità reciproca;

13.  considera necessari un continuo monitoraggio della situazione dei diritti umani – in particolare dei diritti dei minori, delle donne e delle minoranze – e la conduzione di dialoghi sui diritti umani con tutti i paesi partner e ritiene che una valutazione annuale di tale situazione e dei risultati dei dialoghi debba essere inserita nell'allegato alla relazione annuale sui progressi riscontrati in ciascun paese partner, prevedendo un chiaro meccanismo che consenta di riconsiderare e delimitare progressivamente la cooperazione bilaterale ove risultino confermate violazioni dei diritti umani; sottolinea che l'impostazione che viene adottata nei confronti dei vari paesi partner per quanto concerne la situazione dei diritti umani deve essere credibile;

14.  invita l'UE e gli Stati membri a concentrare la loro cooperazione in ambito PEV sul gemellaggio tra gli attori democratici dell'UE (sindacati, ONG, pertinenti organizzazioni dei datori di lavoro, agricoltori, donne, interlocutori del dialogo religioso, consumatori, giovani, giornalisti, insegnanti, amministrazioni locali, università, studenti, attori del cambiamento climatico) e i rispettivi omologhi che stanno emergendo nei paesi della PEV;

15.  sottolinea che la libertà d'espressione, l'indipendenza e il pluralismo dei mezzi d'informazione sono aspetti cardine di una democrazia solida e sostenibile e dei valori comuni; sottolinea l'importanza di disporre di mezzi d'informazione del servizio pubblico indipendenti, sostenibili e responsabili che trasmettano contenuti di qualità, pluralistici e diversificati, ricordando che un servizio pubblico d'informazione libero e indipendente assume sempre un ruolo determinante ai fini del rafforzamento della democrazia, assicurando il massimo coinvolgimento della società civile negli affari pubblici e fornendo ai cittadini gli strumenti necessari per percorrere il cammino verso la democrazia;

16.  sostiene con forza e chiede la libera circolazione delle informazioni, la predisposizione di condizioni che permettano ai giornalisti di operare efficacemente e liberamente senza pressioni di carattere politico, economico o di altro genere, nonché la costruzione di infrastrutture che consentano di sviluppare la moderna tecnologia elettronica; accoglie favorevolmente la dichiarazione dell'ONU del 6 giugno 2011 che definisce l'accesso a Internet un diritto umano; esorta, a tale proposito, il SEAE e la Commissione a istituire strumenti speciali tesi ad aiutare le organizzazioni delle società civili e i singoli cittadini nei paesi della PEV ad avere accesso senza restrizioni a internet e ad altre forme di tecnologie delle comunicazioni elettroniche;

17.  sottolinea che, nei processi di transizione democratica in corso nei paesi della primavera araba, la partecipazione delle donne, dei giovani e della società civile e il funzionamento di mezzi di informazione liberi e indipendenti saranno decisivi ed esorta l'UE a fornire maggiore sostegno per formare e organizzare tali attori, anche invitandoli a osservare le elezioni e il funzionamento delle istituzioni democratiche in seno all'UE;

18.  ritiene prioritaria l'individuazione del pieno ed effettivo rispetto per il diritto alla libertà di religione (nella sua dimensione individuale, collettiva, pubblica, privata e istituzionale), in particolare per tutte le minoranze religiose presenti nella regione, con la conseguente necessità di assistenza concreta per tali gruppi;

19.  sottolinea, in particolare, l'importanza di promuovere i diritti del minore e di assicurare la protezione dei minori, come sancito nel trattato di Lisbona;

20.  sollecita un sostegno alla formazione di partiti politici a orientamento democratico nei paesi vicini che stanno ancora lottando per la democrazia e la creazione di ONG e organizzazioni della società civile;

21.  sottolinea l'importanza che le donne siano adeguatamente rappresentate in parlamento, nei ministeri, nei posti governativi di maggiore responsabilità, nelle posizioni decisionali all'interno dell'amministrazione pubblica e locale e nella gestione delle società pubbliche; incita i paesi partner della PEV ad adottare e a integrare politiche in materia di uguaglianza di genere e a varare piani d'azione a favore dell'uguaglianza di genere;

22.  si compiace del lavoro svolto dal gruppo consultivo di alto livello dell'Unione europea nella Repubblica di Armenia e dell'avvio di un gruppo analogo in Moldova; incoraggia l'Alto rappresentante/vicepresidente e la Commissione a offrire tale assistenza a tutti i partner orientali, assicurandosi, come nel caso dell'Armenia, che sia affrontata la dimensione parlamentare; chiede l'aggiornamento di questo strumento dell'UE e raccomanda al SEAE di occuparsi direttamente del reclutamento e della gestione dei consulenti, al fine di garantire il più adeguato trasferimento delle conoscenze UE ai paesi del partenariato orientale;

23.  invita la Commissione europea a dare più visibilità ai progetti del partenariato orientale e dell'Unione per il Mediterraneo nei paesi partner e a renderli più comprensibili ai loro cittadini, dimostrando il valore aggiunto della cooperazione con l'UE;

24.  ricorda che l'impegno dell'UE nei confronti dei suoi vicini deve essere subordinato al loro avanzamento democratico e al loro rispetto dei diritti umani; chiede pertanto ai paesi della comunità internazionale e alle relative istituzioni finanziarie internazionali di congelare gli aiuti finanziari al regime bielorusso finché tutti i leader dell'opposizione, i giornalisti i candidati presidenziali e i relativi sostenitori detenuti e arrestati non siano liberati, prosciolti e riabilitati;

25.  appoggia l'attuale prassi ufficiale dell'UE di imporre sanzioni alle autorità bielorusse tentando nel contempo di rafforzare i legami con la società civile e la popolazione della Bielorussia; sollecita a tale proposito l'Unione europea a riorientarsi verso la società e a potenziare la sua assistenza alla Bielorussia per far fronte alle esigenze della popolazione e rafforzare il sostegno finanziario e tecnico all'opposizione democratica, ai difensori dei diritti umani e alle organizzazioni della società civile, comprese quelle che non sono registrate, nonché agli studenti e ai mezzi d'informazione liberi;

Sviluppo economico e sociale sostenibile

26.  sottolinea che una democrazia sostenibile, il buon funzionamento e lo snellimento delle istituzioni, lo Stato di diritto e un'istruzione di qualità non solo promuovono la stabilità politica, il benessere sociale e la coesione, ma stimolano anche la crescita economica migliorando il contesto imprenditoriale e attraendo investimenti, consentendo l'emergere di nuove PMI e promuovendo il commercio, l'economia verde e il turismo, tutti fattori che generano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità; ribadisce la necessità di creare una situazione favorevole agli investimenti nella quale occupino un posto di primo piano la stabilità e la certezza del diritto, oltre che la lotta alla corruzione; esorta pertanto l'Unione europea a promuovere, nel quadro del sostegno alle transazioni democratiche, riforme strutturali nei consessi economici, sociali e giuridici, insistendo sullo stretto legame tra sviluppo democratico e socioeconomico; accoglie con favore le iniziative faro della Commissione sulle PMI e sui mercati energetici regionali e l'efficienza energetica; ritiene che questi sforzi dovrebbero trovare riscontro nel quadro finanziario pluriennale (QFP);

27.  sottolinea che per alleviare la situazione dei paesi attualmente alle prese con forti crisi socioeconomiche, in particolare i paesi partner ove la transizione democratica acutizza le difficoltà economiche, vanno sollecitamente adottate misure immediate, come il cofinanziamento di progetti faro o progetti pilota già individuati o di altri progetti economici concreti d'importanza strategica, trattandosi di misure che possono essere attuate rapidamente sul campo con risultati tangibili e indiscutibili; sottolinea che tali misure, finanziate dall'UE, possono essere adottate solo a condizione che tutte le parti coinvolte si impegnino in ogni caso concreto al rispetto, verificabile, degli standard di natura sociale, ambientale e lavorativa, validi a livello internazionale ed europeo, e che tali misure consentano di migliorare immediatamente la situazione sociale dei cittadini dei paesi della PEV;

28.  sostiene fortemente la promozione della cooperazione subregionale e dei progetti transfrontalieri e sottolinea l'importanza di sviluppare una cooperazione economica bilaterale e multilaterale complementare tra partner, che apporterebbe benefici tangibili ai cittadini e migliorerebbe il clima politico nella regione; sottolinea che questa cooperazione economica subregionale deve inserirsi in un progetto di integrazione più ampio che favorisca l'attuazione di progetti subregionali in materia di mobilità, di protezione sociale e ambientale, di cultura e di istruzione; insiste in particolare sull'importanza di promuovere lo sviluppo dell'integrazione commerciale ed economica lungo gli assi «Sud-Sud» e «Est-Est» tra i paesi interessati; ritiene che miglioramenti in questo tipo di cooperazione tra partner sarebbero indice di un impegno verso i valori europei legati alle relazioni di buon vicinato e ai partenariati reciprocamente vantaggiosi;

29.  esorta la Commissione a sostenere lo sviluppo delle capacità amministrative nell'occupazione e negli affari sociali, concentrandosi in particolare sul rafforzamento delle capacità dei servizi giuridici, che garantirà una migliore preparazione alla realizzazione delle riforme;

30.  sottolinea l'importanza delle organizzazioni sindacali e del dialogo sociale quali elementi dell'evoluzione democratica dei paesi partner della PEV; esorta tali paesi a rafforzare i diritti lavorativi e sindacali; fa notare l'importante ruolo che il dialogo sociale può assumere in relazione alle sfide socioeconomiche nelle regioni;

31.  ribadisce la necessità di garantire che il salario minimo fissato nel rispetto delle prassi nazionali consenta ai lavoratori e alle rispettive famiglie di vivere in condizioni adeguate e che le trattenute sui salari non privino i dipendenti e le persone a loro carico dei mezzi stessi di sussistenza;

32.  osserva che i preavvisi di licenziamento dovrebbero essere comunicati adeguatamente in anticipo, tenendo conto dell'anzianità di servizio del dipendente;

33.  sottolinea la necessità per l'Unione di impegnarsi in modo particolare nella cooperazione decentralizzata a livello locale, consistente in piccoli progetti che migliorano in maniera immediata e tangibile la qualità della vita dei cittadini dei paesi vicini, agevolando in tal modo il consolidamento dei progressi democratici in tutta l'area di questi paesi;

34.  invita la Commissione a considerare i documenti strategici per la riduzione della povertà quale quadro politico guida per una crescita economica a medio termine a favore dei poveri e l'equa distribuzione della ricchezza secondo le necessità del paese;

Accordi di associazione

35.  sottolinea che i negoziati per gli accordi d'associazione forniscono l'opportunità di dare impulso alle riforme; mette in risalto l'esigenza che tutte le varie componenti siano collegate fra loro, affinché l'UE possa approfondire le proprie relazioni in modo olistico e coerente; ritiene che tali accordi debbano pertanto prevedere condizioni, calendari e parametri di riferimento delle prestazioni ben determinati, da monitorare periodicamente; sottolinea la necessità di includere in tali accordi incentivi concreti e tangibili per i partner al fine di migliorare l'attrattiva del processo di riforma;

36.  afferma che la differenzazione va applicata agli scambi di beni e servizi, invita i paesi partner della PEV ad avanzare nella creazione delle condizioni che consentiranno di istituire «zone di libero scambio globali e approfondite» (DCFTA, Deep and Comprehensive Free Trade Areas) ed esorta l'UE ad assisterli nei loro sforzi riformatori, ad aprire il suo mercato interno a condizione che sia operato il necessario allineamento delle specifiche di sicurezza e qualità alle norme europee e a impegnarsi con i paesi partner in un processo di apertura graduale ed equilibrata dei propri mercati che produca benefici reciproci; sottolinea che l'UE deve anche valutare le circostanze politiche, sociali ed ambientali dei singoli paesi in riferimento alla loro partecipazione alla futura DCFTA e da ultimo definire misure graduali per la sua attuazione, garantendo il monitoraggio delle convenzioni internazionali sul diritto del lavoro e sul lavoro minorile; sottolinea che i legami commerciali, in particolare le DCTFA, devono essere visti, attraverso i relativi requisiti, come un mezzo per rafforzare l'impegno dei paesi della PEV nei confronti dei valori democratici, quale elemento del principio di condizionalità; sostiene parallelamente l'adesione a pieno titolo all'OMC per tutti i paesi del Partenariato orientale;

37.  sottolinea che una prospettiva europea, comprendente l'articolo 8 del trattato sull'Unione europea e le aspirazioni dei paesi del partenariato orientale all'adesione in conformità dell'articolo 49 del TUE, rappresenta il motore delle riforme in tali paesi e rafforza ulteriormente il loro impegno a favore di valori e principi condivisi, quali la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e il buon governo; ritiene che la stipula di accordi di associazione possa essere un passo importante verso un ulteriore impegno politico e una relazione più forte con l'Europa, attraverso lo scambio di buone prassi e il consolidamento del dialogo politico ed economico;

38.  riafferma che, per quanto riguarda il partenariato meridionale, l'obiettivo consiste nell'avvicinare le due sponde del Mediterraneo per costruire uno spazio di pace, democrazia, sicurezza e prosperità per i loro 800 milioni di abitanti e nel fornire un quadro bilaterale e multilaterale efficace all'UE e ai suoi partner per raccogliere le sfide democratiche, sociali ed economiche, promuovere l'integrazione regionale, segnatamente commerciale, e garantire il loro co-sviluppo a vantaggio di tutti, nonché nell'aiutare i partner a costruire Stati democratici, pluralistici e laici, in particolare attraverso programmi di sviluppo della capacità istituzionale, e mettere a punto accordi ambiziosi e reciprocamente vantaggiosi sugli scambi di beni e servizi, previa realizzazione delle corrispondenti valutazioni di impatto, in grado di portare all'istituzione di zone DCFTA che costituirà certamente il primo passo verso un grande «spazio economico euro-mediterraneo» che potrebbe anche contribuire ad alleviare i problemi economici dei nostri partner del vicinato meridionale e facilitare l'integrazione Sud-Sud; esorta la Commissione e il Consiglio ad agevolare l'attuazione dei sei pacchetti di misure presentati nel documento della Commissione sul seguito delle iniziative in materia di commercio e di investimento a favore dei partner del Mediterraneo meridionale del 30 marzo 2011;

39.  auspica che siano definiti criteri obiettivi e vincolanti che consentano la concessione del regime di «status avanzato»; sottolinea che è necessario chiarire i diritti e i doveri risultanti da questo impegno bilaterale sia per i paesi partner che per l'Unione europea;

40.  sottolinea che le relazioni contrattuali con tutti i paesi della PEV includono disposizioni su incontri regolari per affrontare le questioni dei diritti umani, che assumano la forma di un sottocomitato dei diritti umani; chiede al SEAE di approfittare al massimo di tali disposizioni e di coinvolgere i sottocomitati esistenti nei negoziati;

Cooperazione settoriale

41.  sottolinea che l'UE deve favorire sinergie fra le politiche europee esterne e interne, in particolare tramite l'avvicinamento della legislazione mirante a creare posti di lavoro, ridurre la povertà, modernizzare le politiche del lavoro, rafforzare la sicurezza e l'efficienza energetiche, sviluppare le fonti rinnovabili e la sostenibilità ambientale, migliorare la protezione sociale, la creazione di ricchezza e la giustizia, e agevolare gli scambi in conformità del principio di diversificazione;

42.  ritiene che la condivisione di uno spazio comune implichi una ripartizione equa delle responsabilità e invita a una maggiore cooperazione, segnatamente per tutte le politiche e problematiche che hanno una dimensione transfrontaliera; auspica al riguardo che siano rafforzate le dimensioni regionali e transfrontaliere della cooperazione settoriale;

43.  plaude alla maggiore interazione dei paesi partner in seno alle agenzie dell'UE di diversi settori; invita la Commissione a presentare un elenco chiaro e completo di tutte le agenzie e i programmi pertinenti a cui i paesi limitrofi potrebbero partecipare, insieme a una descrizione generale della forma, del contributo finanziario e del metodo di tale partecipazione differenziata;

44.  sostiene un'ulteriore cooperazione in settori quali l'industria, le PMI, la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione, le TIC nonché la sicurezza dei sistemi informatici, il settore aerospaziale e il turismo e sottolinea i benefici derivanti dall'adozione di iniziative di programmazione congiunta della ricerca da parte dell'UE e dei suoi vicini; si compiace delle proposte della Commissione per lo sviluppo di uno spazio comune di conoscenza e innovazione e per un'economia digitale basata sulle TIC; invita inoltre gli Stati membri e i paesi vicini a riaffermare il loro impegno a realizzare progressi in questo senso; ribadisce l'importanza di efficaci meccanismi di agevolazione degli scambi e degli investimenti tra l'UE e i paesi vicini, al fine di rafforzare i partenariati commerciali e consentire agli operatori economici, in particolare alle PMI, di accedere a informazioni adeguate e attendibili sul commercio e sulle condizioni d'investimento nei paesi partner;

45.  accoglie con favore il consolidamento della dimensione di cooperazione in campo energetico della PEV; sottolinea l'importanza di condividere l'esperienza dell'UE in materia di riforme del settore energetico con i paesi vicini; reputa necessario migliorare l'efficienza energetica e la promozione dell'energia rinnovabile; chiede che sia garantita la sicurezza dell'approvvigionamento energetico grazie alla diversificazione delle fonti e la gestione della domanda, a un approfondimento dei rapporti con i principali fornitori e i paesi di transito e al coordinamento sulle misure in materia di sicurezza nucleare, in particolare in regioni a rischio di forte attività sismica, unitamente a una maggiore trasparenza al fine di garantire che il pieno rispetto degli accordi internazionali in materia di ambiente e di sicurezza nucleare rimanga una priorità per la politica energetica dell'UE e che tanto i vicini orientali quanto quelli meridionali continuino a rivestire un'importanza fondamentale nella politica energetica esterna coordinata dell'UE; chiede inoltre l'adozione di misure efficaci per garantire che in campo energetico sia applicato il principio di solidarietà;

46.  accoglie con favore la proposta relativa alla creazione di una Comunità europea dell'energia e ritiene che possa essere un passo importante verso la cooperazione con i paesi vicini; ribadisce l'importanza del ruolo svolto dai paesi del vicinato meridionale nell'ambito dell'approvvigionamento energetico di vari Stati membri; sottolinea la necessità di incentivare le interconnessioni euro-mediterranee nei settori del gas e dell'elettricità; sottolinea l'importanza strategica del progetto Nabucco e della sua rapida attuazione, come pure del trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) nel quadro del progetto AGRI; chiede alla Commissione di promuovere, anche mediante investimenti, la costruzione, il miglioramento e lo sviluppo delle reti energetiche intelligenti e delle interconnessioni infrastrutturali con i paesi vicini dell'UE;

47.  richiama inoltre l'attenzione sul ruolo di sostegno che l'UE potrebbe svolgere nell'affrontare i problemi ambientali nei paesi vicini, in particolare nello smaltimento delle grandi scorte di «pesticidi obsoleti» che possono causare un inquinamento chimico su larga scala;

48.  sostiene una maggiore cooperazione nel settore dei trasporti, da realizzarsi anche attraverso un più stretto collegamento tra la rete infrastrutturale dell'UE e quella dei paesi partner, al fine di facilitare gli scambi di beni e di persone, obiettivo che può essere raggiunto tramite una maggiore integrazione dei mercati e migliori collegamenti infrastrutturali;

49.  considera essenziale una cooperazione culturale a livello internazionale, regionale e interregionale, fondata su un vero dialogo tra le culture e comprensiva di tutti i settori della società (autorità, istituzioni, organizzazioni e associazioni culturali); invita il SEAE e la Commissione a coordinare l'attuazione strategica degli aspetti culturali delle politiche esterne, contribuendo alla complementarietà con le politiche culturali esterne degli Stati membri;

50.  ribadisce con fermezza il legame esistente per quanto concerne, da un lato, gli scambi e la cooperazione tra l'Unione europea e i paesi della PEV nel settore della cultura, dell'istruzione e dello sport e, dall'altro, lo sviluppo e il rafforzamento di una società civile aperta, della democrazia e dello Sato di diritto, come pure la diffusione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; sottolinea che la cooperazione in questi ambiti costituisce un valore aggiunto tanto per l'Unione quanto per i paesi della PEV;

51.  ritiene che promuovere la partecipazione ai programmi culturali dell'UE possa favorire lo sviluppo materiale e immateriale nei paesi della PEV e sottolinea pertanto l'importanza di programmi quali Media Mundus e dei progetti realizzati sotto l'egida dell'Unione per il Mediterraneo e del Programma Cultura del Partenariato orientale; sottolinea inoltre che i programmi culturali e quelli volti a promuovere la mobilità dovrebbero applicarsi anche alla mobilità di artisti e studenti di belle arti; chiede l'introduzione di un visto culturale per gli artisti e gli altri professionisti del settore culturale provenienti dai paesi della PEV; invita inoltre la Commissione a proporre un'iniziativa sui visti a breve termine, allo scopo di rimuovere gli ostacoli alla mobilità nel campo della cultura;

52.  sottolinea l'importanza di rafforzare, nel quadro della PEV, la cooperazione per lo sviluppo dello sport in detti paesi, in virtù del valore educativo delle attività sportive; chiede alle istituzioni europee e agli Stati membri di adoperarsi per assicurare la libera circolazione degli atleti nel mondo, a cominciare da quelli provenienti dai paesi della PEV;

53.  chiede una valutazione dei programmi esistenti per assicurare che le risorse siano utilizzate in modo efficace ai fini della realizzazione degli obiettivi dell'Unione europea; auspica una razionalizzazione delle attività interne della Commissione nel quadro dei vari programmi e progetti esistenti in materia di cultura e istruzione;

54.  ricorda il valore aggiunto apportato dal programma Tempus IV alla promozione della cooperazione e agli sforzi di modernizzazione dei sistemi di istruzione nei paesi del vicinato europeo e invita la Commissione a rafforzare tale programma in vista del prossimo QFP;

55.  auspica una maggiore partecipazione dei paesi partner alle attività della Fondazione europea per la formazione professionale e dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura;

56.  rileva che il rafforzamento della dimensione giovanile del partenariato orientale e dell'Unione per il Mediterraneo rappresenta un importante investimento nel futuro delle relazioni UE-PEV con grandi potenzialità per gli anni a venire, nella democratizzazione di tali partner e nell'armonizzazione della loro legislazione alle norme europee; ribadisce che il finanziamento supplementare assegnato a Erasmus Mundus e a Gioventù in azione per il 2012, nell'ambito del bilancio 2012 dell'UE, deve promuovere la cooperazione tra gli istituti di istruzione superiore, migliorare gli scambi di personale accademico e studenti e costruire reti che rafforzino la capacità delle ONG nel settore della gioventù in Europa e nei paesi della politica europea di vicinato;

57.  ritiene che l'Università euromediterranea (EMUNI) costituisca una piattaforma e un'opportunità unica per rafforzare la cooperazione con i paesi vicini meridionali nel settore dell'istruzione superiore e della mobilità studentesca, in un momento in cui risulta indispensabile approfondire le relazioni con i paesi del partenariato meridionale, soprattutto con le nuove generazioni; sottolinea, a tale proposito, la necessità di sviluppare al massimo il potenziale dell'EMUNI;

58.  invita la Commissione europea ad accogliere la proposta del Parlamento europeo, avanzata in seguito alla primavera araba, di creare un programma Erasmus euromediterraneo, iniziativa che, in caso di successo, potrebbe essere estesa all'intero vicinato; deplora a questo stadio le carenze delle proposte della Commissione che, a dispetto delle sue dichiarazioni del 27 settembre 2011, prevedono in realtà un aumento estremamente esiguo del numero di borse Erasmus Mundus;

59.  invita la Commissione ad accogliere la proposta del Parlamento europeo, avanzata in seguito alla primavera araba, di creare un programma Leonardo da Vinci euromediterraneo volto a favorire la mobilità dei giovani che desiderano acquisire una formazione professionale all'estero, allo scopo di contribuire alla lotta contro la disoccupazione giovanile endemica nel Mediterraneo meridionale;

60.  ribadisce il forte sostegno a favore del progetto finanziato dall'UE per l'assegnazione nell'ambito della PEV di borse di studio a favore dei laureati provenienti dai paesi della PEV e dell'UE per il Collegio d'Europa; ritiene che tale progetto consentirà la preparazione di futuri interlocutori europei e dei paesi vicini che possiedano un'approfondita conoscenza professionale del contenuto e dello spirito delle politiche, del diritto e delle istituzioni dell'UE per lo svolgimento di incarichi in ambito PEV-UE; esorta i paesi partner i cui cittadini abbiano ricevuto dette borse di studio ad avvalersi della loro conoscenza ed esperienza, impiegandoli nell'amministrazione nazionale e proponendo loro condizioni di lavoro adeguate;

61.  mette in risalto l'importanza del ruolo svolto dalle autorità locali nello sviluppo democratico dei paesi partner; invita pertanto la Commissione a rafforzare e incrementare i programmi TAIEX (Programma di assistenza tecnica e di scambio di informazioni) e i programmi di gemellaggio con le autorità locali nell'UE e nei paesi partner;

Mobilità

62.  ricorda la necessità che l'UE migliori la gestione e massimizzi i vantaggi reciproci delle migrazioni ai fini dello sviluppo, anche attraverso la creazione di condizioni migliori per la sistemazione degli immigrati regolari nell'UE e affrontando alla radice le cause della migrazione irregolare nei paesi partner; ritiene che l'UE debba favorire la migrazione legale dei lavoratori instaurando partenariati per la mobilità che tengano conto degli equilibri demografici, sociologici e professionali da entrambi i lati e stimolando gli scambi di specialisti tra l'UE e i paesi terzi; invita gli Stati membri a considerare il dibattito sulla mobilità quale elemento importante della politica di vicinato che non dovrebbe essere guidato principalmente da preoccupazioni in materia di sicurezza; sottolinea l'importanza di lottare contro l'immigrazione illegale e di perseguire le organizzazioni responsabili della tratta di migranti;

63.  ritiene che l'UE debba portare avanti parallelamente il suo lavoro in materia di accordi di facilitazione dei visti e di riammissione con la massima trasparenza, con l'obiettivo di giungere in modo graduale e caso per caso a un regime di esenzione dal visto, una volta che saranno soddisfatte tutte le condizioni; invita altresì a garantire condizioni materiali di rilascio e di rinnovo dei visti più rispettose dei diritti della persona; pone in evidenza, a tale proposito, la necessità di considerare prioritaria la mobilità dei giovani e degli studenti; sottolinea altresì che i paesi del partenariato orientale dovrebbero beneficiare di un'offerta privilegiata dell'UE sulla liberalizzazione dei visti, in termini di calendario e contenuti; sottolinea che le disposizioni in materia di asilo devono essere pienamente conformi agli obblighi e agli impegni internazionali e alle norme dell'UE, specialmente in materia di diritti umani;

64.  ricorda, a tale proposito, che gli Stati membri sono tenuti a rispettare il principio di non respingimento e a porre in essere tutte le misure necessarie ad agevolare la realizzazione di un regime europeo in materia di asilo che sia accessibile, equo e ispirato alla protezione;

65.  invita gli Stati membri e l'Unione europea a ratificare il Protocollo contro il traffico illecito di migranti per via terrestre, aerea e marittima allegato alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata; è del parere che la revisione della politica europea di vicinato dovrebbe agevolare l'adozione di misure specifiche nei settori in questione; condivide le osservazioni della Commissione circa la situazione delle migrazioni per motivi familiari e si compiace della prossima pubblicazione di un Libro verde in materia;

66.  sottolinea l'importanza di dedicare particolare attenzione ai giovani ed evidenzia la necessità di rafforzare le sinergie tra l'iniziativa Gioventù in movimento e la PEV; sottolinea che l'UE dovrebbe intensificare la cooperazione nel settore dell'istruzione accademica e della formazione professionale, ampliando immediatamente e rafforzando i programmi di borse di studio e la mobilità degli studenti, dei laureati, degli insegnanti e dei docenti universitari, mediante la promozione degli scambi tra gli istituti di istruzione superiore e di formazione professionale e dei partenariati pubblico-privati nel campo della ricerca e dell'imprenditoria; ritiene indispensabile definire procedure più flessibili e accelerate di rilascio dei visti per i beneficiari di questi programmi; pone l'accento sull'esigenza di proseguire il lavoro sul riconoscimento reciproco delle qualifiche e dei sistemi di istruzione con i paesi partner della PEV, in particolare sull'avvicinamento dei diplomi e degli standard di istruzione superiore a quelli dello Spazio europeo dell'istruzione superiore; sottolinea la forte necessità di una politica strutturata di informazione rivolta ai cittadini dei partner PEV in merito alla possibilità di partecipare ai programmi dell'UE;

67.  invita il Consiglio e la Commissione a istituire un dialogo strutturato con le autorità dei paesi terzi, al fine di elaborare un approccio vantaggioso per tutti in materia di mobilità, snellire le formalità per il rilascio dei visti, sfruttare maggiormente le possibilità offerte dal codice dei visti dell'Unione, migliorandone e armonizzandone al contempo l'applicazione al fine di garantire condizioni eque e paritarie per i richiedenti in tutti gli Stati membri, con particolare riferimento alle conseguenze dell'interindipendenza tra aiuti allo sviluppo e sicurezza nonché immigrazione regolare e clandestina, secondo quanto definito dall'Approccio globale in materia di migrazione; chiede di prestare particolare attenzione alla necessità di evitare una fuga di cervelli dai paesi partner;

68.  invita l'Unione europea a incrementare l'accessibilità e la concessione dei fondi dell'UE per i progetti volti a informare i migranti dei loro diritti e responsabilità e a tutelare detti diritti, con particolare riferimento a quelli dei minori non accompagnati, delle donne e di altre categorie vulnerabili; chiede pertanto alla Commissione di fornire al Parlamento una relazione dettagliata sull'utilizzo dei fondi dell'UE destinati ai paesi vicini, anche a titolo del programma tematico della Commissione per la cooperazione con i paesi terzi nei settori della migrazione e dell'asilo;

Dimensione regionale

69.  ribadisce la ferma convinzione secondo cui la politica europea di vicinato sarà pienamente efficace soltanto in presenza di una sinergia tra la sua dimensione bilaterale e multilaterale; reputa, quindi, indispensabile rafforzare la componente multilaterale della PEV e dedicarvi una parte più sostanziale dei fondi dello strumento europeo di vicinato e di partenariato;

70.  plaude alla proposta di utilizzare il quadro multilaterale in modo più strategico per far progredire le relazioni bilaterali tra i partner, e si attende misure concrete volte a mettere in pratica tale proposta; attende dunque con grande interesse la tabella di marcia con indicazione degli obiettivi, degli strumenti e delle iniziative, annunciata per fine anno dal vicepresidente/alto rappresentante e dalla Commissione;

71.  ritiene che occorra rafforzare e sviluppare ulteriormente la dimensione multilaterale del Partenariato orientale, incluso il Forum della società civile; rileva l'importanza d'intavolare un dialogo costruttivo con la Turchia e la Russia sugli aspetti regionali d'interesse comune e, in particolare, per quanto riguarda le questioni di sicurezza;

72.  richiama l'attenzione sul fatto che il ruolo delle regioni è cruciale per garantire la realizzazione delle riforme sociali ed economiche di lungo termine e lo sviluppo sostenibile; sottolinea che la PEV dovrebbe essere considerata in modo ampio al fine di alimentare lo sviluppo economico delle zone di frontiera; ritiene che i principi della cooperazione territoriale si applichino anche alle frontiere esterne e siano uno strumento chiave per migliorare lo sviluppo economico dell'UE e conseguire gli obiettivi politici generali della PEV; è del parere che il nuovo approccio della PEV debba includere le strategie macroregionali dell'UE e che il potenziale delle macroregioni dell'UE in cui sono compresi i paesi vicini dell'Unione dovrebbe essere sfruttato appieno ai fini di un migliore coordinamento delle priorità e dei progetti di interesse comune per l'UE e i paesi della PEV, in modo tale da raggiungere risultati reciprocamente vantaggiosi e da ottimizzare le risorse investite;

73.  sottolinea il ruolo di rilievo delle euroregioni ai fini della realizzazione degli obiettivi della politica di coesione e incoraggia la Commissione a promuovere e favorire il loro sviluppo, in particolare nelle regioni di frontiera, onde rafforzare il ruolo delle euroregioni nell'ambito della PEV;

74.  sottolinea l'elevato potenziale offerto dai gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) ai quali partecipano regioni situate al di là delle frontiere esterne; incoraggia la conclusione di accordi specifici con i paesi terzi limitrofi in merito all'introduzione di leggi nazionali che disciplinino le strutture dei GECT nei rispettivi ordinamenti, e di accordi interstatali che consentano alle autorità locali e regionali dei paesi terzi di partecipare ai GECT;

75.  ritiene che la futura PEV dovrebbe tener conto del ruolo delle regioni ultraperiferiche nella politica di relazioni esterne dell'UE; osserva che tali regioni rappresentano una reale opportunità di influenzare la politica esterna dell'Unione europea, in quanto consentono a quest'ultima, da un lato, di avere relazioni più strette con un grande numero di paesi terzi e, dall'altro, di affrontare problemi complessi come l'immigrazione irregolare; invita la Commissione a garantire una maggiore flessibilità per quanto concerne le opportunità innovative di finanziamento di progetti selezionati nell'ambito della politica di coesione, affinché possano essere realizzati sia nelle regioni europee sia nei paesi terzi, con benefici per entrambi;

76.  pone l'accento sull'importanza di un approccio geografico e strategico più ampio per la PEV in una prospettiva futura, ricordando che, in seguito alla risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2006 sulla PEV, l'UE ha introdotto, nel novembre 2007, politiche specifiche per i paesi insulari dell'Atlantico vicini a regioni ultraperiferiche dell'UE adiacenti al continente europeo, in cui sono stati ritenuti rilevanti particolari aspetti di vicinanza geografica, affinità culturali e storiche e sicurezza reciproca; plaude all'elevato livello di risultati raggiunti e al dinamismo delle politiche specifiche già attuate, segnatamente il partenariato speciale tra l'UE e Capo Verde, e invita l'UE a rafforzare ulteriormente il dialogo e la convergenza politica con tali paesi e a sostenerne gli sforzi tesi a consolidare le riforme politiche, sociali ed economiche;

77.  è consapevole che la Direzione generale della politica regionale della Commissione possiede una vasta esperienza nella gestione del FESR ed è convinto che sarebbe nell'interesse degli obiettivi dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) beneficiare della consulenza di tale Direzione generale riguardo alla gestione dei fondi; ritiene pertanto che la gestione di questi strumenti finanziari, nel contesto dei programmi di cooperazione transfrontaliera, debba essere restituita alla Direzione generale della politica regionale che li gestiva in passato;

78.  accoglie con favore la dichiarazione congiunta del vertice di Varsavia per il partenariato orientale del 30 settembre 2011 e la dichiarazione sulla situazione in Bielorussia, in particolare per quanto riguarda i principi della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto, l'impegno verso un più profondo coinvolgimento bilaterale tanto a livello economico quanto a livello politico, compresa la volontà di compiere progressi nei negoziati sugli accordi di associazione, il rafforzamento della cooperazione multilaterale tra i partner e l'agevolazione della mobilità nonché l'impegno ad accelerarne la realizzazione con evidenti benefici per le società dei paesi partner;

79.  ritiene che il rafforzamento del Partenariato orientale sia essenziale per lo sviluppo delle regioni frontaliere dell'UE; sottolinea che il Partenariato orientale e lo sviluppo regionale devono operare congiuntamente e promuovere una cooperazione bilaterale e multilaterale, come ad esempio gli accordi di libero scambio, nonché progetti congiunti opportunamente finanziati, quali gli scambi nel campo della cultura e della società civile;

80.  sottolinea l'importanza di promuovere maggiormente la cooperazione regionale nell'area del Mar Nero e di sviluppare ulteriormente la strategia UE per il Mar Nero; mette in evidenza la complementarità tra le politiche UE relative al Mar Nero e il partenariato orientale; invita la Commissione e il SEAE a utilizzare in modo positivo gli approcci diversi delle due iniziative e a chiarire, a tutti i livelli, come questo notevole grado di complementarità possa essere utilizzato positivamente;

81.  sottolinea l'importanza dell'Unione per il Mediterraneo come foro permanente di dialogo e cooperazione e strumento di promozione democratica; auspica che la (futura) co-presidenza dell'Unione per il Mediterraneo tenga fede agli ambiziosi obiettivi fissati inizialmente e contribuisca in maniera efficace allo sviluppo della politica europea di vicinato nella zona mediterranea; sostiene che l'UpM debba favorire un auspicabile sviluppo economico, sociale e democratico e creare una solida base comune che favorisca una stretta cooperazione regionale tra l'UE e i suoi vicini del sud; accoglie con favore l'opportunità offerta dall'UpM per rafforzare la complementarità tra politiche bilaterali e politiche regionali, al fine di realizzare più efficacemente gli obiettivi della cooperazione euromediterranea, sulla base del riconoscimento reciproco di valori comuni e della creazione di uno spazio di pace, sicurezza e prosperità; plaude, in particolare, all'impegno del nuovo Segretario generale dell'Unione a favore dell'elaborazione e della presentazione di progetti UpM nei settori della democrazia e della società civile; saluta a questo riguardo fin d'ora l'aumento della dotazione concessa al Fondo d'investimento per la politica di vicinato;

82.  ricorda l'importanza che la PEV, nella sua dimensione multilaterale, sostenga l'avvio efficace e rapido di progetti concreti dell'UpM finalizzati a garantire un processo condiviso di sviluppo e integrazione, segnatamente mediante il cofinanziamento di studi di fattibilità e il sostegno all'aumento dei prestiti concessionali;

83.  invita la Commissione e il SEAE a esaminare la possibilità di un collegamento istituzionale tra la PEV e le politiche di vicinato dei principali attori regionali, soprattutto la Turchia; ricorda l'ambizione di Ankara di stimolare e aiutare le transizioni democratiche e le riforme socioeconomiche nel Vicinato meridionale; osserva che la partecipazione delle istituzioni e delle organizzazioni non governative turche agli strumenti della PEV genererebbe effetti sinergici straordinari, in particolare in settori quali il potenziamento istituzionale e lo sviluppo della società civile; ritiene che la cooperazione pratica debba essere completata da un dialogo strutturato tra l'UE e la Turchia per il coordinamento delle rispettive politiche di vicinato; raccomanda che un'offerta analoga di cooperazione nel quadro della PEV sia presentata, in linea di principio, anche alla Russia e ad altre parti interessate;

L'UE e la risoluzione dei conflitti

84.  ricorda che la risoluzione pacifica dei conflitti militari regionali, compresi i cosiddetti conflitti congelati, costituisce la condizione indispensabile per il consolidamento della democrazia, il rispetto dei diritti umani, la prosperità e la crescita economica e, pertanto, deve essere considerata dall'UE come un aspetto di grandissimo interesse;

85.  rammenta che l'UE dovrebbe essere maggiormente coinvolta e svolgere un ruolo più attivo, coerente e costruttivo nella risoluzione dei conflitti regionali, tra l'altro attraverso il SEAE, sviluppando in misura maggiore azioni per la costruzione della fiducia, la riconciliazione e la mediazione prendendo in considerazione nuovi approcci pragmatici e innovativi, anche lanciando strategie di comunicazione pubblica nei paesi partner, promuovendo un corpo di pace civile europeo e interventi di mediazione locali, sostenendo la cultura civica – in particolare la formazione, l'istruzione e la partecipazione dei giovani e dei bambini – e il dialogo tra e all'interno delle comunità, coinvolgendo le organizzazioni della società civile, elaborando progetti transfrontalieri, e rafforzando le relazioni di buon vicinato; ricorda l'importanza strategica di rafforzare la cooperazione politica in materia di sicurezza e di lotta contro il terrorismo e gli estremismi;

86.  ritiene che il dialogo interculturale e interreligioso sia fondamentale per rafforzare la comprensione, il rispetto, la solidarietà e la tolleranza reciproci con e tra i paesi partner del vicinato; chiede che i nuovi strumenti proposti in ambito PEV prendano in particolare considerazione la sua promozione;

87.  sottolinea, nel contesto post-rivoluzionario in Nord Africa, l'importanza di fornire sostegno alla giustizia transizionale ed esorta tutti i paesi partner a cooperare con la giustizia internazionale, segnatamente il Tribunale penale internazionale (TPI);

88.  insiste sulla necessità di mantenere un'impostazione regionale e plaude alla decisione di nominare sia un rappresentante speciale dell'UE (RSUE) per il Caucaso meridionale, sia per la regione del Mediterraneo meridionale nonché d'istituire una task force per il Mediterraneo meridionale; ritiene opportuno considerare l'ipotesi di un'analoga task force per il Caucaso meridionale; sottolinea la necessità di assicurare che al ruolo pro-attivo dell'UE nei colloqui 5+2 sulla Transnistria corrispondano risorse adeguate, soprattutto dopo la revoca del mandato del rappresentante speciale dell'UE;

89.  sottolinea che i conflitti regionali non possono essere fermati se non viene preso in considerazione il loro contesto culturale; invita ad applicare una strategia coerente, come quella attuata dallo Scudo blu, che attribuisce alla cultura un ruolo nella prevenzione dei conflitti e nel mantenimento della pace;

90.  si compiace per il lavoro che le organizzazioni internazionali, in particolare l'OSCE e le agenzie delle Nazioni Unite, svolgono sul campo nelle situazioni di conflitto e di post-conflitto e nella promozione dello sviluppo sostenibile in tutto il vicinato, e in particolare per l'impegno di vecchia data dell'UNRWA a favore dei rifugiati palestinesi;

91.  sostiene l'azione umanitaria e a favore dello sviluppo e della pace che l'Unione svolge nei paesi partner del vicinato orientale e, in particolare, l'importante contributo dell'Unione all'UNRWA; deplora nondimeno che questa azione non proceda ancora di pari passo con la crescita in potenza dell'Unione quale attore politico di primo piano nel vicino Oriente; esorta il SEAE e la Commissione a fare tutto il possibile per conferire alla presenza e all'azione dell'Unione nella regione un peso politico pari al suo impegno decisivo sul piano dell'aiuto umanitario e dell'aiuto allo sviluppo;

Dimensione parlamentare

92.  sottolinea che il Parlamento europeo svolge un ruolo importante, attraverso le sue delegazioni parlamentari e le sue delegazioni alle assemblee parlamentari, nel rafforzamento del dialogo politico e nella promozione di libertà piene, delle riforme democratiche e dello Stato di diritto nei paesi partner del vicinato, e sottolinea che questi contatti potrebbero anche servire a valutare il soddisfacimento dei criteri che saranno fissati e ad adattare la cooperazione bilaterale e multilaterale alla luce degli eventi e dei progressi realizzati;

93.  ribadisce che le assemblee parlamentari multilaterali, come EURONEST e l'AP-UpM, sono veicoli fondamentali per la costruzione della fiducia e della coerenza fra l'UE e i paesi partner, nonché tra questi ultimi, e pertanto contribuiscono grandemente alla realizzazione degli obiettivi del Partenariato orientale e dell'Unione per il Mediterraneo; esorta il SEAE e la Commissione ad associare nella maggior misura possibile i membri di EURONEST alle strutture e piattaforme multilaterali del Partenariato orientale; insiste sulla necessità di riconoscere l'AP-UpM quale legittima istituzione parlamentare dell'UpM; sottolinea che dotando EURONEST e l'AP-UpM di un segretariato permanente si favorirà la coerenza dei lavori di EURONEST e dell'AP-UpM con i programmi PEV predisposti per la dimensione regionale orientale e meridionale;

94.  invita la Commissione europea a fornire alle amministrazioni dei parlamenti nazionali dei paesi del partenariato orientale, nell'ambito del programma globale di sviluppo istituzionale, un maggiore sostegno finanziario, tecnico e di consulenza specialistica, al fine di potenziare la loro efficienza, trasparenza e responsabilità, elementi determinanti per consentire ai parlamenti di svolgere il giusto ruolo nei processi decisionali democratici;

95.  conferma la propria disponibilità ad accogliere i rappresentanti del parlamento bielorusso in seno ad EURONEST non appena le elezioni parlamentari in Bielorussia saranno giudicate democratiche dalla comunità internazionale, OSCE inclusa;

Finanziamento

96.  plaude alla proposta del nuovo strumento europeo di vicinato e di un aumento dei finanziamenti alla PEV, come chiesto dal PE nelle sue precedenti risoluzioni; ritiene che la distribuzione dei fondi debba essere flessibile e adeguata per entrambe le regioni e mantenere nel contempo l'equilibrio regionale, con un'impostazione basata sui risultati e orientata agli impegni e ai progressi in termini di riforme nei paesi partner, ma anche alle loro esigenze e capacità; osserva che la maggiore flessibilità e la semplificazione devono rispettare il diritto al controllo democratico ed essere accompagnate da una maggiore vigilanza sulla spesa;

97.  ritiene che sia importante mantenere un equilibrio ragionevole tra le componenti orientale e meridionale, in particolare dal momento che i paesi limitrofi orientali stanno per attuare i programmi e le riforme connessi al partenariato orientale e hanno la prospettiva di aderire all'Unione europea; è convinto, tuttavia, che questo equilibrio non si possa considerare definitivo; sostiene appieno il principio di un'assistenza finanziaria flessibile, differenziata e orientata ai risultati, basata sulle necessità reali, la capacità di assorbimento e gli obiettivi conseguiti;

98.  ritiene che la revisione dell'ENI debba essere realizzata nell'ambito dell'attuale valutazione del quadro finanziario pluriennale 2007-2013 e dei negoziati sul periodo post 2013 ed essere coerente con questi, affinché non sia necessario riaprire i negoziati sul finanziamento della politica di vicinato nel corso del 2012 e del 2013;

99.  chiede un cospicuo aumento del massimale della rubrica 4 del bilancio UE per lo strumento europeo di vicinato e di partenariato, considerato che, sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti alcuni progressi nella promozione di una maggiore cooperazione e della progressiva integrazione economica tra l'Unione europea e i paesi partner, occorre compiere ulteriori sforzi in quanto si profilano nuove sfide e nuovi ambiti di cooperazione;

100.  sottolinea che il trasferimento di risorse necessario per potenziare il finanziamento della PEV deve basarsi su chiare priorità e non deve pertanto pregiudicare l'unico strumento UE di risposta alle crisi e di consolidamento della pace, ossia lo strumento per la stabilità, come proposto dalla Commissione; evidenzia che il finanziamento della PEV non deve risentire dell'attuale crisi dei debiti sovrani;

101.  deplora il fatto che un'elevata percentuale dei fondi PEV disponibili sia spesa per consulenze anziché essere impiegata per progetti e programmi e chiede, a tale proposito, che nel nuovo strumento si provveda a riequilibrarne rapidamente l'utilizzo;

102.  evidenzia l'importanza, qualora l'UE abbia mobilitato gli aiuti umanitari, di vegliare a un'adeguata transizione dal ritorno alla normalità, alla ricostruzione e allo sviluppo, al fine di contrastare alcune delle conseguenze distruttive delle rivoluzioni;

103.  ritiene che lo «strumento della società civile» possa essere concepito quale parte integrante dello strumento europeo di vicinato; suggerisce di prendere in considerazione l'idea di reindirizzare la gestione dei fondi dello strumento europeo di vicinato verso lo strumento della società civile qualora gli Stati non adempiano le condizioni per il finanziamento a causa di risultati insoddisfacenti;

104.  sottolinea il ruolo fondamentale dell'ENI nel sostenere le strategie macroregionali dell'UE, come la strategia per la regione del Mar Baltico e la strategia per la regione danubiana, mediante la messa a disposizione di finanziamenti per la dimensione esterna di dette strategie, e in particolare per attività che coinvolgono paesi vicini;

105.  sottolinea che l'allocazione delle risorse deve basarsi su un numero limitato di priorità chiaramente definite e obiettivi misurabili, in accordo con i paesi partner, tenendo conto delle loro esigenze e sulla base di una chiara condizionalità e dei progressi già compiuti; sottolinea che il sostegno al bilancio deve essere utilizzato solo se ci sono garanzie di una sana gestione di bilancio e che l'intera gamma di strumenti a disposizione va utilizzata in modo da rispecchiare meglio le priorità; evidenzia, a tale proposito, la necessità di una migliore legislazione in materia di appalti pubblici e di una più adeguata gestione delle finanze pubbliche nei paesi della PEV;

106.  sottolinea la necessità di un approccio coerente nell'assistenza fornita ai paesi vicini dai singoli Stati membri dell'UE e dall'UE in quanto tale nel quadro della PEV; è favorevole ad ogni meccanismo che contribuisca a coordinare e razionalizzare l'azione dei diversi donatori UE nei paesi PEV senza aggiungere inutili complessità burocratiche;

107.  osserva che gli aiuti, per quanto possano produrre un effetto di leva per i paesi della PEV, non sono sufficienti a garantire uno sviluppo sostenibile e duraturo; invita pertanto i paesi della PEV a rafforzare e mobilitare le loro risorse nazionali, a creare sistemi fiscali trasparenti, a coinvolgere efficacemente il settore privato, i governi locali e la società civile nell'agenda della PEV e a puntare ad una maggiore titolarità dei progetti di tale politica;

108.  si compiace della decisione dei paesi membri del G8 di incrementare i prestiti a favore dei paesi del partenariato meridionale che hanno avviato una transizione democratica; ritiene che gli impegni assunti il 27 maggio 2011 nel quadro del «Partenariato di Deauville» siano volti a incoraggiare la mobilitazione finanziaria a favore della democrazia e dello sviluppo nei paesi partner dell'Unione europea;

109.  chiede, alla luce della «primavera araba» e della retrocessione della democrazia in alcuni paesi del partenariato orientale, una valutazione autocritica specifica degli strumenti finanziari utilizzati in passato nel quadro dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) per quanto concerne il loro funzionamento in materia di democrazia, diritti umani, governance, lotta alla corruzione, costruzione istituzionale e sostegno alla società civile; ritiene che l'Unione europea debba adottare un approccio più nuovo per rafforzare la cooperazione in materia di prevenzione dei conflitti;

110.  è fermamente convinto che anche l'assistenza finanziaria all'Autorità palestinese e all'UNRWA debba essere esaminata nel contesto di questa revisione ed essere oggetto di una programmazione a lungo termine in quanto parte integrante della Politica di vicinato; non considera valido l'argomento secondo cui l'instabilità politica della regione e le specificità del processo di pace consentono soltanto una programmazione provvisoria e un rafforzamento caso per caso;

111.  chiede, data l'urgenza delle attuali necessità, specialmente nel vicinato meridionale, un rapido accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio sulla proposta di rafforzare lo strumento di vicinato per il periodo 2012-2013; chiede inoltre agli Stati membri di tenere prontamente fede agli impegni bilaterali assunti nei confronti del Mediterraneo meridionale e del partenariato orientale;

112.  insiste affinché il Consiglio adotti senza ulteriori indugi la proposta legislativa di modifica dell'articolo 23 del regolamento sullo strumento europeo di vicinato e partenariato presentata dalla Commissione nel maggio 2008 e approvata dal Parlamento l'8 luglio 2008, che permetterebbe di reinvestire i fondi restituiti in seguito a operazioni precedenti; ricorda che tale misura è già considerata come un dato di fatto e si riflette nella proposta di finanziamento della revisione della PEV nel bilancio 2011-2013; invita la Commissione a riflettere su eventuali modi alternativi per rendere immediatamente disponibili, attraverso la Banca europea per gli investimenti, dei fondi di capitale di rischio supplementari a favore sia della dimensione meridionale sia di quella orientale;

113.  plaude al lavoro svolto dalla Banca europea per gli investimenti, segnatamente attraverso il Fondo euromediterraneo di investimenti e partenariato, e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e sottolinea l'importanza e la necessità di maggiori sinergie con le altre istituzioni finanziarie nazionali e internazionali attive in questi paesi; è favorevole a una modifica dello statuto della BERS in modo che anche i partner del vicinato meridionale siano ammissibili alla sua assistenza, garantendo nel contempo che tra la BEI e la BERS, entrambe con capitale a maggioranza europea, si instauri una fruttuosa relazione di cooperazione, e non di competizione;

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114.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, al SEAE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi della PEV e al Segretario generale dell'Unione per il Mediterraneo.

(1) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0413.
(3) GU L 188 del 19.7.2011, pag. 24.
(4) GU L 221 del 27.8.2011, pag. 5.
(5) Testi approvati, P7_TA(2011)0153.
(6) Testi approvati, P7_TA(2011)0154.
(7) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 312.
(8) GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 443.
(9) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 760.
(10) GU C 285 E del 26.11.2009, pag. 11.
(11) GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 83.
(12) GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 76.
(13) GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 64.
(14) Testi approvati, P7_TA(2011)0025.
(15) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 126.
(16) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 136.
(17) GU C 308 E del 20.10.2011, pag. 81.
(18) Testi approvati, P7_TA(2011)0038.
(19) Testi approvati, P7_TA(2011)0064.
(20) Testi approvati, P7_TA(2011)0095.
(21) Testi approvati, P7_TA(2011)0386.
(22) Testi approvati, P7_TA(2011)0387.
(23) Testi approvati, P7_TA(2011)0239.

Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2013Avviso legale