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Procedura : 2014/2532(RSP)
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RC-B7-0145/2014

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PV 06/02/2014 - 9.7

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P7_TA(2014)0100

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Giovedì 6 febbraio 2014 - Strasburgo Edizione definitiva
Situazione in Egitto
P7_TA(2014)0100B7-0145, 0146, 0147, 0148, 0153 e 0154/2014

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2014 sulla situazione in Egitto (2014/2532(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, in particolare quella del 12 settembre 2013 sulla situazione in Egitto(1) ,

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla politica europea di vicinato: verso un rafforzamento del partenariato. Posizione del Parlamento europeo sulle relazioni del 2012(2) ,

–  vista la sua risoluzione del 23 maggio 2013 sul recupero dei beni da parte dei paesi della Primavera araba in transizione(3) ,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente/alto rappresentante, Catherine Ashton, del 24 gennaio 2014 sui recenti attacchi violenti in Egitto, del 19 gennaio 2014 sul referendum costituzionale in Egitto, dell'11 gennaio 2014 sulla situazione in Egitto in vista del referendum costituzionale, del 24 dicembre 2013 sulle autobombe a Mansoura, Egitto, nonché del 23 dicembre 2013 sulla condanna di attivisti politici in Egitto,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'8 febbraio 2013 sulla Primavera araba,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sull'Egitto del 22 luglio e 21 agosto 2013,

–  visti l'accordo di associazione UE-Egitto del 2001, entrato in vigore nel 2004 e rafforzato dal piano di azione del 2007, nonché la relazione della Commissione sullo stato di avanzamento della sua attuazione del 20 marzo 2013,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, di cui l'Egitto è firmatario,

–  vista la dichiarazione costituzionale pubblicata in Egitto l'8 luglio 2013 in cui si propone una tabella di marcia per le modifiche della Costituzione e per nuove elezioni,

–  vista la nuova Costituzione egiziana, redatta dalla commissione costituzionale e adottata a seguito del referendum del 14 e 15 gennaio 2014,

–  visto il programma di sostegno alla transizione verso la democrazia del governo ad interim egiziano,

–  vista la legge egiziana n. 107, del 24 novembre 2013, concernente il diritto di svolgere raduni pubblici, cortei e manifestazioni pacifiche,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 1° dicembre 2013 il presidente ad interim Adly Mansour ha approvato la nuova Costituzione egiziana concordata dalla commissione costituzionale, composta da 50 esperti, tra cui un'ampia serie di esponenti politici e religiosi, ma nessun rappresentante dei Fratelli musulmani;

B.  considerando che il referendum sulla Costituzione, tenutosi il 14 e 15 gennaio 2014, ha registrato un'affluenza del 38,6% e un sostegno pari al 98,1%; che la fase precedente al referendum è stata caratterizzata da atti di violenza e da vessazioni e arresti nei confronti degli attivisti impegnati nella campagna a favore del "no", il che ha comportato un dibattito pubblico unilaterale in vista del referendum; che, secondo una dichiarazione del vicepresidente/alto rappresentante, Catherine Asthon, sebbene l'UE non sia in grado di effettuare una valutazione approfondita sullo svolgimento del referendum o di verificarne le presunte irregolarità, queste ultime non sembrano avere inciso in maniera determinante sull'esito;

C.  considerando che la nuova Costituzione egiziana presenta molti elementi positivi, in particolare in materia di libertà fondamentali e di diritti umani, di tutela delle minoranze e di diritti delle donne, ma contiene anche articoli che esentano le forze armate dal controllo civile e il relativo bilancio dal controllo parlamentare e permettono ai giudici militari di processare i civili, così come un articolo che limita la libertà dei seguaci delle religioni abramitiche di praticare riti religiosi e di costruire luoghi di culto;

D.  considerando che le tensioni politiche e la profonda polarizzazione della società continuano a provocare attacchi terroristici e scontri violenti nel paese; che dal luglio 2013 a questa parte oltre un migliaio di persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite in scontri tra manifestanti e forze di sicurezza così come tra oppositori e sostenitori dell'ex presidente Morsi; che, stando a quanto riportato, le forze di sicurezza hanno fatto un uso eccessivo della forza a danno dei manifestanti e che migliaia di questi ultimi sono stati arrestati e tenuti in stato di fermo, mentre la pratica dell'impunità continua a prevalere; che il 12 novembre 2013 è stato revocato lo stato di emergenza nel paese;

E.  considerando che la dichiarazione costituzionale dell'8 luglio 2013 ha definito una tabella di marcia politica per l'Egitto; che, contrariamente alla tabella di marcia, il presidente egiziano ad interim, Adly Mansour, ha poi chiesto l'organizzazione in primo luogo delle elezioni presidenziali; che il programma del governo ad interim ha ribadito il proprio impegno ad adoperarsi per la realizzazione di un sistema democratico, che garantisca i diritti e le libertà di tutti gli egiziani, nonché per il completamento di tale tabella di marcia con la piena partecipazione di tutti gli attori politici e con un referendum sulla nuova Costituzione, al quale seguiranno elezioni parlamentari e presidenziali libere ed eque che si dovranno svolgere a tempo debito, conformemente a tutte le disposizioni legislative;

F.  considerando che le violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti umani restano diffuse nel paese; che episodi di violenza, istigazione e vessazione a danno di oppositori politici, giornalisti e attivisti della società civile sono aumentati ulteriormente nel periodo di preparazione del referendum; che, nelle ultime settimane, molti attivisti politici e della società civile, tra cui Alaa Abdel Fattah, Mohamed Abdel del Centro egiziano per i diritti economici e sociali, nonché Ahmed Maher e Ahmed Douma, leader del movimento 6 aprile, così come i membri di vari partiti politici sono stati arrestati e condannati; che il 12 gennaio 2014 il Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani ha pubblicato una relazione dopo aver reso visita agli attivisti di primo piano summenzionati presso il carcere di Tora, nella quale si criticano le loro condizioni di detenzione e si chiede di porre fine al loro maltrattamento; che, secondo quanto riportato dal Comitato per la protezione dei giornalisti, dal luglio 2013 almeno cinque giornalisti sono stati uccisi e 45 aggrediti, 11 emittenti giornalistiche sono state prese d'assalto e almeno 44 giornalisti sono stati tenuti in stato di fermo senza accusa nell'ambito di indagini preliminari troppo lunghe; che, il 29 gennaio 2014, 20 giornalisti dell'emittente Al-Jazeera, di cui otto si trovano ora in stato di detenzione e tre sono europei, sono stati accusati di appartenere a un'"organizzazione terroristica" o di "diffondere false notizie";

G.  considerando che i Fratelli musulmani hanno ripetutamente rifiutato di partecipare al processo politico annunciato dal governo ad interim e hanno chiesto di boicottare il referendum, mentre molti dei loro leader continuano a incitare alla violenza contro le autorità statali e le forze di sicurezza; che le autorità egiziane ad interim hanno interdetto i Fratelli musulmani, imprigionato i loro leader, confiscato i loro beni, fatto tacere i loro media e criminalizzato l'adesione al movimento, mentre il Partito Libertà e Giustizia esiste ancora; che l'ex presidente Morsi è detenuto dal 3 luglio 2013 e che nei suoi confronti sono state mosse molteplici accuse penali;

H.  considerando che le libertà fondamentali e i diritti umani, così come la giustizia sociale e un più elevato tenore di vita per i cittadini, rappresentano elementi cruciali della transizione verso una società egiziana aperta, libera, democratica e prospera; che sindacati e organizzazioni della società civile indipendenti sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale in questo processo e che la libertà dei mezzi d'informazione rappresenta un pilastro della società in qualsiasi democrazia; che, nell'attuale periodo di transizione politica e sociale attraversato dal paese, le donne egiziane continuano a trovarsi in una situazione particolarmente vulnerabile;

I.  considerando che in Egitto le tensioni tra jihadisti e cristiani copti sono aumentate dopo la destituzione del presidente Morsi l'estate scorsa e hanno portato alla distruzione di molte chiese cristiane copte; che nel 2013 in Egitto è stato registrato il numero più alto al mondo di incidenti con il coinvolgimento di cristiani, con almeno 167 episodi riferiti dai mezzi d'informazione; che nel paese si sono verificati quasi 500 tentativi di chiudere o distruggere chiese e almeno 83 casi di uccisioni di cristiani per motivi religiosi;

J.  considerando che la situazione relativa alla sicurezza si è ulteriormente deteriorata e che gli atti di terrorismo e gli attacchi violenti contro le forze di sicurezza nel Sinai si sono intensificati; che, secondo dati ufficiali, dal 30 giugno 2013 almeno 95 agenti di sicurezza sono morti nel corso di attacchi violenti;

K.  considerando che attualmente, in questa regione, migliaia di persone, in gran parte profughi provenienti dall'Eritrea e dalla Somalia, tra cui molte donne e bambini, perdono la vita, scompaiono o vengono sequestrate e tenute in ostaggio a scopo di estorsione, vengono torturate, sfruttate a scopo sessuale o uccise ai fini del traffico di organi da parte di trafficanti di esseri umani;

L.  considerando che la legge n. 107 del 24 novembre 2013 concernente il diritto di svolgere raduni pubblici, cortei e manifestazioni pacifiche ha scatenato ampie e forti critiche in Egitto e al di fuori del paese; che, secondo la dichiarazione rilasciata il 23 dicembre 2013 dal vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton, tale legge è considerata da molti un atto normativo che limita in modo eccessivo la libertà di espressione e di riunione; che, nelle ultime settimane, le proteste pacifiche sono state disperse e molti manifestanti sono stati arrestati e detenuti ai sensi della legge in parola;

M.  considerando che l'economia dell'Egitto deve far fronte a gravi difficoltà; che dal 2011 il tasso di disoccupazione è aumentato e i tassi di povertà si sono aggravati; che la prosperità economica del paese richiede stabilità politica, politiche economiche solide, interventi di lotta alla corruzione e sostegno internazionale; che gli sviluppi politici, economici e sociali in Egitto hanno implicazioni significative per l'intera regione e oltre;

N.  considerando che, in linea con la sua politica europea di vicinato riveduta, e in particolare con l'approccio "più progressi, più aiuti" ("more for more"), il livello e la portata dell'impegno dell'Unione nei confronti dell'Egitto sono basati sull'incentivazione e dipendono pertanto dai progressi che il paese compie nell'adempiere ai suoi impegni, ad esempio in materia di democrazia, Stato di diritto, diritti umani e uguaglianza di genere;

1.  esprime nuovamente la sua profonda solidarietà con il popolo egiziano e continua a sostenerne le legittime aspirazioni democratiche e gli sforzi volti a conseguire una transizione democratica pacifica verso riforme politiche, economiche e sociali;

2.  condanna duramente tutti gli atti di violenza, terrorismo, istigazione, vessazione, incitamento all'odio e censura; esorta tutti i soggetti politici e le forze di sicurezza a dar prova della massima moderazione e ad astenersi da qualsiasi provocazione onde evitare ulteriori violenze, nel migliore interesse del paese; esprime il proprio sincero cordoglio alle famiglie delle vittime;

3.  esorta le autorità egiziane ad interim e le forze di sicurezza a garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dalla loro appartenenza politica o dalla loro confessione, a rispettare lo Stato di diritto nonché i diritti umani e le libertà fondamentali, a tutelare le libertà di associazione, di riunione pacifica, di espressione e di stampa, a impegnarsi a favore del dialogo e della non violenza e a rispettare e soddisfare gli obblighi internazionali loro incombenti;

4.  prende atto della nuova Costituzione dell'Egitto, approvata nell'ambito del referendum svoltosi il 14 e 15 gennaio 2014, la quale dovrebbe costituire un importante passo avanti nella difficile transizione del paese verso la democrazia; valuta positivamente il fatto che la nuova Costituzione egiziana menzioni un governo civile, la libertà di credo e l'uguaglianza di tutti i cittadini, tra l'altro per quanto concerne il miglioramento dei diritti delle donne, la garanzia dei diritti dei bambini, il divieto di tortura in qualsiasi forma o manifestazione, il divieto di qualunque forma di schiavitù e l'applicazione di sanzioni penali al riguardo, nonché l'impegno a rispettare i trattati internazionali in materia di diritti umani sottoscritti dall'Egitto; chiede che sia data piena ed efficace attuazione alle disposizioni in materia di libertà fondamentali (comprese le libertà di riunione, di associazione e di espressione) e diritti umani contenute nella nuova Costituzione, e che tutte le leggi in vigore e future relative a questi ambiti siano conformi ad essa;

5.  esprime tuttavia preoccupazione in merito ad alcuni articoli della nuova Costituzione, in particolare quelli relativi allo status delle forze armate e segnatamente l'articolo 202, che stabilisce che il ministro della Difesa, che ricopre altresì la carica di comandante in capo, sia nominato tra gli ufficiali dell'esercito, l'articolo 203 sul bilancio delle forze armate, l'articolo 204, che consente di sottoporre i civili al giudizio di tribunali militari nel caso di reati riguardanti attacchi diretti condotti contro installazioni militari, zone militari, apparecchiature militari, documenti e segreti militari, fondi pubblici delle forze armate, stabilimenti militari e personale militare, nonché nel caso di reati relativi al servizio militare, e l'articolo 234, che sancisce che la nomina del ministro della Difesa sia subordinata all'approvazione del Consiglio supremo delle forze armate e rimanga valida per due interi mandati presidenziali, senza che sia fornita alcuna indicazione circa le modalità con cui il ministro può essere destituito e le persone che hanno il potere di farlo;

6.  sottolinea che il referendum costituzionale ha rappresentato un'opportunità per gettare le basi del consenso nazionale, della riconciliazione e della stabilità istituzionale e politica del paese; rileva che la schiacciante maggioranza dei voti sono stati espressi a favore della nuova Costituzione, che l'affluenza alle urne è stata relativamente bassa e che sono state segnalate presunte irregolarità durante lo scrutinio; si rammarica profondamente per i violenti scontri scoppiati prima, durante e dopo il referendum, nei quali si sono registrati morti e feriti;

7.  condanna ogni atto di violenza e intimidazione e invita tutti gli attori e le forze di sicurezza a dare prova di moderazione, onde evitare ulteriori perdite di vite umane o ferimenti e nel miglior interesse del paese; esorta il governo egiziano ad interim a garantire che siano svolte indagini tempestive, indipendenti, serie e imparziali riguardo a tutti i casi di questo tipo e che i responsabili siano assicurati alla giustizia; ricorda al governo ad interim la sua responsabilità di garantire la sicurezza di tutti i cittadini egiziani, indipendentemente dalle loro posizioni politiche o dalla loro confessione religiosa, nonché di assicurare che tutti i responsabili di violenze, istigazioni alla violenza o violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni in modo imparziale;

8.  pone nuovamente l'accento sull'importanza cruciale della riconciliazione e di un processo politico inclusivo guidato dal settore civile, cui prendano parte tutti gli attori politici democratici, ai fini della transizione democratica in Egitto, e sottolinea che l'organizzazione di elezioni parlamentari e presidenziali libere ed eque secondo il calendario previsto dalla nuova costituzione – che consentiranno un'adeguata rappresentanza delle diverse fazioni politiche come pure delle donne e delle comunità minoritarie – costituisce un altro passo fondamentale di questo processo; incoraggia tutti gli attori politici e sociali, inclusi i sostenitori dell'ex presidente Morsi, a evitare qualsiasi atto di violenza, istigazione alla violenza o provocazione, e a contribuire agli sforzi di riconciliazione; chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici arrestati per aver esercitato in modo pacifico il loro diritto alla libertà di riunione, associazione ed espressione; sottolinea l'importanza di garantire a tutti coloro che si trovano in stato di detenzione un processo libero ed equo; propone di riformare la legge relativa all'autorità giudiziaria per garantire un'effettiva separazione dei poteri;

9.  invita a porre immediatamente fine a tutti gli atti di violenza, vessazione o intimidazione perpetrati dalle autorità pubbliche, dalle forze di sicurezza o da altri gruppi ai danni di oppositori politici, manifestanti pacifici, rappresentanti sindacali, giornalisti, attivisti per i diritti delle donne e altri attori della società civile in Egitto; chiede che siano svolte indagini serie e imparziali riguardo a tali casi e che i responsabili siano assicurati alla giustizia; invita nuovamente il governo ad interim a garantire che le organizzazioni della società civile a livello nazionale e internazionale, i sindacati indipendenti e i giornalisti possano agire liberamente nel paese, senza alcuna ingerenza governativa;

10.  esprime preoccupazione in merito alla legge n. 107 del 2013 contenente norme sul diritto di svolgere raduni pubblici, cortei e manifestazioni pacifiche ed esorta le autorità egiziane ad interim a riformare o abrogare detta legge onde garantire il diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica, conformemente al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, nonché il rispetto delle norme e degli obblighi internazionali;

11.  condanna i recenti attacchi terroristici contro le forze di sicurezza in Egitto; esprime profonda preoccupazione in merito all'ulteriore deterioramento della situazione della sicurezza nella regione del Sinai e chiede che il governo egiziano ad interim e le forze di sicurezza si adoperino maggiormente al fine di ripristinare la sicurezza in tale regione, in particolare contrastando la tratta di esseri umani; ricorda al riguardo che l'articolo 89 della nuova Costituzione sancisce che tutte le forme di schiavitù, oppressione, sfruttamento forzato di esseri umani, commercio sessuale e altri tipi di tratta di esseri umani sono vietate dalla legge e sanzionate penalmente in Egitto;

12.  condanna fermamente gli atti di violenza nei confronti della comunità copta e la distruzione di un gran numero di chiese, centri di aggregazione sociale e imprese in tutto il paese; esprime preoccupazione per l'incapacità delle autorità di adottare misure di sicurezza adeguate per proteggere la comunità copta, nonostante numerosi avvertimenti;

13.  chiede al Consiglio e inserire nel suo elenco di organizzazioni terroristiche il gruppo Ansar Bayt al-Maqdis che ha rivendicato la responsabilità di parecchi recenti attacchi e attentati nel Sinai come al Cairo e in altre località;

14.  invita le autorità egiziane ad interim a elaborare, adottare e attuare una normativa volta a combattere ogni forma di violenza di genere, incluso lo stupro coniugale e la violenza sessuale commessa sulle donne che partecipano a proteste e manifestazioni; invita inoltre le autorità egiziane ad interim a garantire canali di comunicazione efficaci e accessibili e misure di protezione che tengano conto delle esigenze delle vittime e della riservatezza; esorta a porre fine all'impunità e ad assicurare sanzioni penali adeguate nei confronti dei responsabili;

15.  si compiace della volontà espressa dal governo egiziano ad interim, a seguito della raccomandazione formulata dal Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani, di aprire un ufficio regionale dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani al Cairo, ed esorta il governo egiziano ad interim ad adottare le misure necessarie per accelerare l'apertura di un siffatto ufficio;

16.  accoglie con soddisfazione e sostiene gli sforzi di mediazione tra le parti compiuti dal vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton e dal rappresentante speciale Bernardino León, al fine di individuare una soluzione negoziata all'attuale crisi politica; esorta nuovamente il Consiglio, il VP/AR e la Commissione, nell'ambito delle loro relazioni bilaterali con l'Egitto e dell'assistenza finanziaria a suo favore, a tenere conto sia del principio di condizionalità ("più progressi, più aiuti"), sia delle grandi sfide economiche cui si trova confrontato il paese; chiede nuovamente, a tale riguardo, la definizione di parametri di riferimento chiari e condivisi; ribadisce il suo impegno ad assistere il popolo egiziano nel suo cammino verso le riforme democratiche ed economiche;

17.  invita il vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton a rendere pubblica la relazione della missione elettorale di esperti dell'UE che ha monitorato il referendum costituzionale svoltosi in Egitto il 14 e 15 gennaio 2014;

18.  invita il governo egiziano a chiedere l'invio di una missione dell'UE di osservazione elettorale con il compito di monitorare le prossime elezioni presidenziali;

19.  sottolinea nuovamente che agevolare la restituzione dei beni sottratti da ex dittatori e dai loro regimi rappresenta un imperativo morale per l'Unione europea nonché una questione spiccatamente politica, in virtù del suo valore simbolico, nelle relazioni dell'Unione con i paesi del vicinato meridionale;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri nonché al governo ad interim della Repubblica araba d'Egitto.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0379.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0446.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0224.

Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2016Avviso legale