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Procedūra : 2005/2060(INI)
Dokumenta lietošanas cikls sēdē
Dokumenta lietošanas cikls : A6-0411/2005

Iesniegtie teksti :

A6-0411/2005

Debates :

PV 16/01/2006 - 15
CRE 16/01/2006 - 15

Balsojumi :

PV 17/01/2006 - 7.5
Balsojumu skaidrojumi

Pieņemtie teksti :


Debates
Pirmdiena, 2006. gada 16. janvāris - Strasbūra Pārskatītā redakcija

15. Eiropas Savienības pilsonība (4. ziņojums)
PV
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  Presidente. L'ordine del giorno reca la relazione presentata dall'onorevole Giusto Catania, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla quarta relazione sulla cittadinanza dell'Unione (1° maggio 2001 - 30 aprile 2004) (2005/2060(INI)) (A6-0411/2005).

 
  
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  Giusto Catania (GUE/NGL), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il riconoscimento della cittadinanza e dei diritti ad essa connessi è una prerogativa degli Stati membri. Quello di cittadinanza europea, è un concetto in fieri, un diritto derivato dalla cittadinanza nazionale. Il fatto che in ogni paese esistano modalità diverse per il riconoscimento della cittadinanza nazionale comporta l'assenza di una procedura uniforme per l'ottenimento della cittadinanza europea.

In questa relazione, di cui sono relatore, non viene messa in discussione la prerogativa degli Stati membri: il diritto alla cittadinanza e il suo riconoscimento – sono loro prerogative, come espressamente riconosciuto dai trattati. Forse non sono nemmeno maturi i tempi – e ne ho avuto riscontro anche nel dibattito in commissione – per l'armonizzazione delle modalità di riconoscimento della cittadinanza.

Tuttavia ritengo estremamente utile e necessario avviare una riflessione – in un tempo medio-breve – sul reale ed effettivo valore del concetto di cittadinanza europea. A mio parere – ma non si tratta soltanto della mia opinione bensì anche quella della maggioranza della commissione per le libertà civili – l'unico modo per dare un valore reale al concetto di cittadinanza europea consiste nel legarlo intimamente a quello di residenza.

La cittadinanza europea di residenza è un tema molto serio e in questo dibattito sono state coinvolte migliaia di associazioni e di intellettuali che hanno già avviato una petizione per l'attivazione di questo istituto. La cittadinanza europea di residenza si può affiancare anche alle altre modalità di riconoscimento della cittadinanza, ovvero alla cittadinanza attraverso il diritto di sangue o allo ius solis, previsti in molti paesi dell'Unione europea.

Credo che il riconoscimento della cittadinanza di residenza costituisca un modo per eliminare ed evitare alcuni paradossi: basti pensare, ad esempio, al fatto di considerare cittadino europeo – magari anche giustamente – chi, nato da genitori italiani, vive in Argentina o in Venezuela e non ha mai messo piede nel territorio dell'Unione e invece di non considerare cittadino europeo – credo ingiustamente – chi lavora, vive, e risiede legalmente nel territorio dell'Unione, un cittadino che magari vive e lavora in uno Stato membro da dieci o da venti anni, ma che purtroppo è nato da genitori tunisini o egiziani.

Ritengo che il sangue, il luogo di nascita e la residenza possano, insieme e contemporaneamente, costituire elementi validi per il riconoscimento del diritto di cittadinanza.

Affermare che dopo cinque anni di residenza regolare in Europa si possa diventare cittadini dell'Unione, ci sembra un modo concreto per riaprire il dibattito sul futuro dell'Europa che, dopo la bocciatura del Trattato costituzionale, è precipitata in una crisi che rischia di essere letale e irreversibile. Alcuni diritti connessi alla cittadinanza dell'Unione sono già conferiti in base alla residenza: mi riferisco al diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo o al diritto di rivolgersi al Mediatore.

Pertanto è possibile estendere il diritto di circolare e di soggiornare liberamente, come anche il diritto di voto alle elezioni europee e a quelle comunali, così come è previsto per i cittadini dell'Unione residenti in un paese diverso dal proprio. Ciò rappresenterebbe un passo importante verso l'integrazione di tanti cittadini extracomunitari che vivono regolarmente in Europa.

Invito anche i colleghi del gruppo popolare a sostenere questa posizione e ad abbandonare posizioni troppo oltranziste. Il documento proposto, oltre ad avere avuto in commissione il sostegno del mio gruppo, del gruppo socialista, dei Verdi e del gruppo liberale, ha avuto anche il sostegno della Commissione, i cui funzionari hanno espresso parere positivo, in seno alla commissione per le libertà civili, circa l'attivazione della cittadinanza di residenza.

Anche il Commissario Frattini ha espresso la propria disponibilità a dare un sostegno che vada in questa direzione. Credo si tratti di un passo molto importante, che ha ottenuto l'approvazione anche di numerose organizzazioni sociali, sindacali, della società civile, sia laiche che cattoliche: mi riferisco a due grandi organizzazioni italiane, come le Caritas, e un grande sindacato cattolico, come la CISL, che si sono espresse pubblicamente a sostegno di questa relazione, per istituire la cittadinanza di residenza.

Infine, vorrei tranquillizzare quanti, nel commentare questa relazione, hanno agitato lo spettro dell'istituzione di un'imposta europea per estendere i diritti di cittadinanza. Tra questi vi è perfino il Primo Ministro italiano, il quale in una recente trasmissione televisiva, ha impropriamente affermato che questo Parlamento vuole istituire una tassa per estendere la cittadinanza. Per fugare ogni dubbio, pur non vedendo il pericolo in questa relazione, io propongo di eliminare il riferimento esplicito alla tassa europea e di concentrarsi esclusivamente sul concetto di cittadinanza di residenza. Spero che tutto ciò possa anche contribuire a togliere qualche alibi a quanti hanno paura di estendere i diritti in Europa.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare l'onorevole Catania. Penso che tale contributo sia particolarmente articolato e apprezzabile e ritengo che – dopo il Trattato di Maastricht che ha introdotto il concetto di cittadinanza europea, e dopo la valorizzazione apportata dal progetto di Trattato costituzionale – sia giunto il momento di porre l'essere umano al centro dei diritti e dei doveri, e quindi, se così posso dire, nel cuore del processo di integrazione europeo.

La relazione parte dalla considerazione secondo la quale i cittadini europei, come d'altronde confermato dalle regolari rilevazioni di Eurobarometro, attribuiscono grande importanza al concetto di cittadinanza, tanto che, come accade in pochi altri campi – sempre secondo Eurobarometro – ben il settanta per cento dei cittadini europei sa che cos'è il principio della cittadinanza europea. Il problema è che molti di loro non hanno un'idea chiara su quali siano i diritti i doveri da essa derivanti. Ritengo quindi positivo il lavoro svolto in questa direzione.

Ad esempio cito un dato molto strano: più dei due terzi degli europei credono che la cittadinanza cosiddetta europea conferisca automaticamente il diritto di voto alle elezioni nazionali nel paese di residenza. Occorre quindi chiarire questi punti e, come proposto nella relazione, delucidarli in modo esplicito.

Quello del diritto di informazione dei cittadini costituisce un capitolo molto importante, sul quale la Commissione sta già lavorando. Già oggi vengono compiuti degli sforzi ai fini di una migliore informazione dei cittadini e il tema di cui io stesso mi occuperò è quello della trasposizione della nuova direttiva sul diritto di soggiorno dei cittadini europei, affinché all'atto del suo recepimento da parte degli Stati membri nell'ordinamento nazionale, l'aspetto dell'informazione trasparente sia rafforzato.

Molto significativo è anche il punto relativo ai cittadini non europei, cioè i cittadini di paesi terzi legalmente residenti nell'Unione. Personalmente sono molto favorevole all'integrazione dei cittadini di paesi terzi che risiedono e lavorano legalmente sul territorio dell'UE, e questa è anche la linea politica della Commissione.

Ho pubblicato – e ovviamente il Parlamento ne discuterà – una proposta di strategia europea sull'integrazione, che parte proprio dal principio secondo cui, a livello europeo, la cittadinanza richiede – per chi, pur non essendo cittadino europeo, vuole vivere, lavorare e risiedere legalmente in Europa – una cornice di diritti e di doveri. Credo che questa sia la base di partenza della relazione dell'onorevole Catania ed è questo il percorso che va incoraggiato.

E' chiaro che accanto ai diritti, come tutti comprendono, ci sono i doveri. E' vero quindi che la graduale assimilazione dei non-europei ai cittadini europei in nome della residenza deve essere accompagnata chiaramente dal rispetto delle leggi dei paesi di residenza e di quei principi guida europei che sono anche sanciti dalla Carta europea dei diritti fondamentali.

Tutto ciò rientra nel programma di integrazione di cui dovremo occuparci nel 2006 e che io spero di definire con l'accordo del Consiglio e del Parlamento. È previsto un primo passo importante, ovvero il riconoscimento, ai residenti di lungo termine, di un permesso di soggiorno e di libera circolazione all'interno dell'Unione: si tratta di una direttiva che deve essere trasposta entro il 23 gennaio di quest'anno – il termine scade quindi tra pochi giorni – e io sto esercitando una pressione politica affinché tutti gli Stati membri traspongano il testo legislativo in questione e rilascino permessi di soggiorno ai cittadini non europei legalmente residenti in Europa da oltre cinque anni.

E' evidente che sul concetto di cittadinanza europea di residenza ci dovrà essere una discussione approfondita. Sono convinto che sia possibile – forse senza modificare la struttura dei Trattati, che non prevede il legame tra cittadinanza europea e residenza – partire da un concetto di cittadinanza civica, cioè legata al territorio e al luogo in cui si lavora e si abita. Credo che questo sia attuabile senza introdurre concetti rigidi che potrebbero – o forse dovrebbero – comportare la necessità di modificare i Trattati. Il concetto di cittadinanza europea infatti non nasce in relazione alla residenza ma, essendo sancito dai Trattati, se si vuole introdurre un concetto nuovo, occorre cambiare anche questi.

Dato che però l'obiettivo è giusto, credo che dovremmo riflettere su un riferimento territoriale dello spazio di diritti e di doveri: nel piano di integrazione che io ho proposto, non a caso, i sindaci, i presidenti delle province, i governatori delle regioni vengono indicati come gli interlocutori principali di una politica di integrazione, ancora più degli Stati membri, perché è proprio dove si è più vicini al problema del cittadino – sia esso comunitario o extracomunitario – che si capisce la rilevanza della persona, il diritto all'educazione, all'insegnamento della lingua, alla partecipazione alla vita politica locale. Sono tutte questioni legate al territorio in cui si vive.

Questa è la strategia sulla quale, se il Parlamento adotterà una sua posizione, io sono sin d'ora disponibile a lavorare.

 
  
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  Pervenche Berès (PSE), rapporteur pour avis de la commission des affaires constitutionnelles. – Monsieur le Président, Monsieur le Commissaire, Monsieur le rapporteur, d'abord je veux vous féliciter pour la qualité du travail accompli en commission des libertés publiques, de la justice et des affaires intérieures. Au nom de la commission des affaires constitutionnelles, je vous félicite d'autant plus que nombre des propositions que nous avions adoptées se retrouvent dans le rapport final: nous nous en réjouissons.

Monsieur le Commissaire, vous avez parlé des droits et des devoirs et je crois que, en termes de citoyenneté, c'est un équilibre sur lequel nous sommes un certain nombre à partager la même approche. Cela étant, la question des ressources propres, telle que nous l'avions soulevée en commission des affaires constitutionnelles et telle que nous l'avions soumise à la commission des libertés publiques qui l'a reprise, doit elle aussi être posée. Je m'étonne des propos du président du Conseil italien. Il ne s'agit en rien de créer un nouvel impôt. Il s'agit, dans l'esprit de ce que nous avions voté ici avec le rapport Böge, de proposer un mécanisme à charge fiscale constante, lequel doit non seulement permettre de résoudre des problèmes récurrents et qui nuisent à la qualité du débat européen, mais également, s'agissant du débat sur le juste retour, d'équilibrer les droits et les devoirs de ceux qui résident dans l'Union européenne.

Au-delà de cette question, je crois que les propositions du rapporteur, s'agissant de l'acquisition de la nationalité de l'un des États membres et des discriminations à l'égard des résidents de l'un ou l'autre État de l'Union européenne, ressortissants de pays tiers, devraient être reprises par cette Assemblée plénière, tous groupes politiques confondus. J'espère qu'il en sera ainsi.

De la même manière, s'agissant de l'extension aux résidents de longue durée en provenance de pays tiers des droits attachés à la citoyenneté européenne, je crois que si nous voulons effectivement progresser en matière d'intégration, que si nous voulons que les notions de citoyenneté européenne deviennent réalité, la possibilité pour ces résidents de longue durée, notamment de voter lors des élections locales ou européennes, devrait être acceptée et développée à l'échelle européenne.

Dernier point, s'agissant de notre Parlement, l'idée d'un scrutin transnational continue, je crois, à animer nos travaux. Je ne suis pas sûre que nous l'actons dans ce rapport, mais il me semble important de le mentionner comme un élément susceptible d'améliorer et de contribuer à la citoyenneté européenne.

 
  
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  Μαρία Παναγιωτοπούλου-Κασσιώτου (PPE-DE), Εισηγήτρια της γνωμοδότησης της Επιτροπής Αναφορών. – Κύριε Πρόεδρε, με την τέταρτη έκθεση για την ιθαγένεια, η Ευρωπαϊκή Επιτροπή εκπληρώνει την υποχρέωσή της να υποβάλει, βάσει του άρθρου 22 της Συνθήκης των Ευρωπαϊκών Κοινοτήτων, την ανά τριετία έκθεση στα ευρωπαϊκά όργανα σχετικά με την εφαρμογή των διατάξεων του δευτέρου μέρους της Συνθήκης με τίτλο "Ευρωπαϊκή ιθαγένεια".

Ουσιαστικά, η τέταρτη έκθεση παρουσιάζει τις εξελίξεις όσον αφορά τα δικαιώματα που απορρέουν από την ιδιότητα της ιθαγένειας της Ένωσης. Αξίζει να σημειωθεί ότι ως τώρα όλες οι εκθέσεις για την ιθαγένεια αφορούσαν την Ευρώπη των 15. Και ελπίζουμε η προσεχής έκθεση να δίνει μια συνολική εικόνα της σημερινής Ευρώπης των 25.

Η έκθεση Catania όμως, δεν μας παρουσιάζει όλες τις εξελίξεις στους επί μέρους τομείς που αποτελούν, μαζί με το δικαίωμα της ισότιμης μεταχείρισης, τον ιδιαίτερο χαρακτήρα της ιθαγένειας, τομείς όπως η ελεύθερη μετακίνηση, η συμμετοχή των πολιτών στην ψηφοφορία για το Ευρωκοινοβούλιο και τις δημοτικές εκλογές, η ενημέρωση των πολιτών και, κυρίως, η ενημέρωση των νέων ανθρώπων που θα αποτελέσουν την καρδιά της Ένωσης στο μέλλον.

Προσεγγίζοντας την έκθεση στο πλαίσιο των αρμοδιοτήτων της Επιτροπής Αναφορών, δώσαμε έμφαση στο δικαίωμα αναφοράς στο Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο και καταγγελίας στον Ευρωπαίο Διαμεσολαβητή.

Είμαστε ευχαριστημένοι από τον τρόπο που ο εισηγητής συμπεριέλαβε τις προτάσεις μας εκτός από την παράλειψη της πρότασης για εφαρμογή του κώδικα ορθής διοικητικής συμπεριφοράς.

Υπογραμμίζεται όμως στην έκθεσή του, στην παράγραφο 32, η σπουδαιότητα του δικαιώματος της χρηστής διοίκησης και του δικαιώματος πρόσβασης στα έγγραφα, όπως αυτά ορίζονται στον πέμπτο τίτλο του Χάρτη Θεμελιωδών Δικαιωμάτων.

Η υποβολή μιας αναφοράς πρέπει να χαρακτηρίζεται από απλές και σύντομες διαφανείς διαδικασίες, πράγμα που δεν τόνισε ο εισηγητής στην έκθεσή του, έτσι ώστε ο πολίτης να μην διστάζει να κάνει ορθή χρήση του δικαιώματός του. Επίσης η χρήση του δικαιώματος προσφυγής στον Ευρωπαίο Διαμεσολαβητή επιβάλλει τη σχετική ενημέρωση των πολιτών και την χρήση των μέσων που η Ευρωπαϊκή Επιτροπή διαθέτει για να γίνει αποτελεσματικότερη η κατανόηση της ευρωπαϊκής ιθαγένειας.

 
  
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  Ιωάννης Βαρβιτσιώτης, εξ ονόματος της ομάδας PPE-DE. – Κύριε Πρόεδρε, η υποχρέωση κάθε εισηγητή είναι να σχολιάζει τη συγκεκριμένη έκθεση στηριζόμενος στους υπάρχοντες νομικούς όρους και κανόνες.

Ο κ. Catania όμως διατύπωσε δικούς του νομικούς κανόνες και μάλιστα τις περισσότερες φορές συγκεχυμένους. Το άρθρο 17 της Συνθήκης είναι σαφές και προσδιορίζει ποιος μπορεί να αποκτήσει την ιθαγένεια της Ευρωπαϊκής Ένωσης.

Αυτό δεν μπορούμε να το αγνοούμε. Αν θέλουμε να κάνουμε νομικές κατασκευές, αν θέλουμε να κάνουμε κατασκευές οι οποίες δεν στηρίζονται σ' αυτή τη συγκεκριμένη διάταξη, αυτό είναι άλλο θέμα· ή επίσης αν θέλουμε να τροποποιήσουμε τη Συνθήκη.

Και θα έλεγα ακόμη ότι εφόσον η ιθαγένεια της Ένωσης έχει αναμφίβολα εξελιχθεί σε πηγή πραγματικών και συγκεκριμένων δικαιωμάτων, πρέπει να εξαρτάται από σαφείς και συγκεκριμένους κανόνες για την απόκτησή της.

Χαίρομαι γιατί ο κ. Catania απόψε απέρριψε το ίδιο του το παιδί. Μας είχε πει στην επιτροπή και είχε προβάλει την χρησιμότητα ενός ευρωπαϊκού φόρου. Σήμερα φαίνεται ότι ο κ. Catania κατάλαβε πού οδηγούσε η πρότασή του εκείνη και την απεμπόλησε ο ίδιος.

Το Ευρωπαϊκό Λαϊκό Κόμμα απορρίπτει αυτές τις θέσεις. Και σας ερωτώ κύριοι συνάδελφοι, είναι έτοιμη η κοινή γνώμη των χωρών μας να δεχθεί, είτε τον τρόπο που λέει ο κ. Catania, είτε τον ευρωπαϊκό φόρο; Απαντήστε μόνοι σας.

 
  
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  Marie-Line Reynaud, au nom du groupe PSE. – Monsieur le Président, en tant que rapporteur fictif pour le parti socialiste de la commission libertés civiles, justice et affaires intérieures, je suis très satisfaite du texte qui nous est proposé aujourd'hui et je n'ai d'ailleurs déposé aucun amendement pour le vote en plénière.

Je tiens tout d'abord à féliciter M.  Cattania qui a fourni un travail remarquable dans le cadre de la commission LIBE et qui est parvenu à rassembler une majorité de députés autour de son projet de rapport. Grâce à des amendements de compromis élaborés conjointement par la GUE, les Verts, le PSE et les libéraux, et également à des amendements individuels déposés par des membres de ces groupes, nous avons obtenu, il me semble, un certain nombre d'avancées importantes. J'en citerai cinq:

Le Parlement européen invite les États membres à réfléchir à l'établissement d'un lien plus fort entre la résidence légale permanente pendant une période de temps raisonnable et l'obtention de la citoyenneté nationale et donc européenne. Il affirme son souhait d'une coordination accrue des critères généraux et des procédures d'acquisition de la nationalité dans les États membres.

Deuxièmement, il demande aux États membres de débattre de la possibilité de créer une carte européenne d'électeur, commune à l'ensemble des États de l'Union.

Troisièmement, il invite la Commission à rédiger un livre blanc sur les évolutions possibles de la citoyenneté européenne.

Quatrièmement, il invite les États membres à étendre le droit de vote aux élections municipales et européennes aux ressortissants de pays tiers et aux apatrides résidant de façon permanente dans l'Union depuis plus de cinq ans, ainsi que le droit de circuler librement et d'obtenir un permis de séjour permanent dans n'importe quel État membre.

Enfin, le Parlement demande aux États membres de débattre au plus vite de la possibilité de reconnaître aux citoyens de l'Union le droit de voter et de se présenter aux élections municipales, cantonales et régionales de l'État membre dans lequel ils résident, de même que de leur octroyer le choix, non cumulable, de voter et de se présenter aux élections nationales soit dans le pays dans lequel ils résident, soit dans leur pays d'origine.

À travers ces demandes et ces souhaits exprimés par le Parlement européen, il s'agit bien de faire évoluer l'Union vers une véritable communauté politique. La citoyenneté politique et la participation démocratique sont les clés de l'avenir même du projet européen que nous désirons.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, en nombre del Grupo ALDE. – Señor Presidente, este informe habla de algo tan básico como la vinculación entre los ciudadanos, entre las personas –por no utilizar un término que lleve ahora a confusión– y el proyecto político que nosotros intentamos desarrollar, y contiene una serie de afirmaciones de inmenso calado, todas ellas interrelacionadas y todas ellas importantes.

En primer lugar, la nacionalidad sigue siendo competencia de los Estados miembros; sigue existiendo una entidad política en Europa que se llama «Estado». Eso es así, aunque a algunos no nos guste mucho. Si ignoramos este dato, sólo estaremos construyendo utopías.

Sin embargo, hay que tener presente que, de alguna manera, la nacionalidad también es competencia de la Unión Europea. Nos implica a todos. Cuando un Estado se niega, de forma ilegítima, a otorgar la nacionalidad a personas que residen en su territorio desde hace muchos años, está negándoles su acceso a la ciudadanía europea, lo que, por sí solo, nos faculta a nosotros y a la Comisión Europea, sin modificación de los Tratados, a valorar esta cuestión. Los Estados otorgan ciudadanía europea: ello no nos puede ser indiferente.

Por otra parte, no podemos permitir que millones de personas en Europa contribuyan a nuestro bienestar y a nuestra riqueza con su trabajo y sus impuestos sin tener ninguna clase de derechos políticos. La materialización concreta de la solución de este problema es complicada. Pero no podemos aceptar que tantos millones de personas se encuentren en esa situación: contribuyendo, pero sin derecho a opinar sobre su propio futuro.

Por tanto, doy la bienvenida a este informe. Creo que, efectivamente, es posibilista, que, en algunos casos, va un poco más allá de lo que los Tratados permiten o de lo que algunos de nosotros apoyaríamos: por ejemplo, el Parlamento Europeo y los Parlamentos nacionales han de tener la misma legitimidad y, por tanto, no creo que, en este momento, se pueda pedir que ciertas personas puedan votar en las elecciones al Parlamento Europeo y no puedan votar en las elecciones a los Parlamentos nacionales. Ambos parlamentos deberían tener la misma legitimidad y las dos evoluciones, cuando lleguen, tienen que producirse al mismo tiempo.

La Comisión tiene que publicitar mucho mejor los derechos que tienen hoy los ciudadanos europeos, por ejemplo en el ámbito consular y en tantos otros respecto de los que ni siquiera conocen los derechos que tienen a su disposición. La Comisión puede contribuir mucho a este debate, facilitando la transparencia sobre qué es lo que hacen los distintos Estados miembros en una materia que es y seguirá siendo, por ahora, de su competencia.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, on behalf of the Verts/ALE Group. – Mr President, the Verts/ALE Group supports the principal ideas in Mr Catania’s report. We consider that EU citizenship based on residence should be the ultimate goal to make the European Union a genuine political community. Those residing legally and on a long-term basis in the EU have to be granted political rights irrespective of their original nationality.

The crucial reality of the enlarged EU is that amongst those covered by the term ‘third country national’ are half a million people who are not nationals of any state, being former citizens of a state which no longer exists: the USSR. These people make up 20% of the population of Latvia and 9% of that of Estonia. They are holders of non-citizen’s passports issued by those states, but for 15 years they have been deprived of their rights to political participation.

In my opinion, Latvian and Estonian non-citizens may be the first candidates to become EU ‘civic citizens’, the term Commissioner Frattini proposed just now – and I am very grateful to him for that proposal. I believe that by adopting the Catania report Parliament will signal to the authorities of Latvia and Estonia that respect for equal rights is crucial for the EU.

 
  
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  Jens-Peter Bonde, for IND/DEM-Gruppen. – Hr. formand! Til stater hører statsborgerskab, og det er derfor logisk, at de, der ønsker EU omdannet til en stat, også kæmper for at etablere et unionsstatsborgerskab. Min gruppe ønsker et praktisk europæisk samarbejde uden at ville bygge en fælles stat. Vi afviser derfor planerne om udbygning af unionsborgerskabet. Fælles grundrettigheder skal stå i vores egne forfatninger og i den europæiske konvention for menneskerettigheder - vi skal ikke have en statsbyggende konkurrent, EF-Domstolen i Luxembourg. Vore landes vælgere skal selv bestemme, hvem de vil give statsborgerskab hvornår, og hvilke rettigheder og pligter de vil give deres statsborgere.

Netop planen om et unionsstatsborgerskab med frihed til at slå sig ned overalt og sælge arbejdskraft til underpriser ødelægger EU og lægger udvidelser med fattige lande for had. Junibevægelsen siger ja til et fælles marked og samarbejde, men nej til et fælles statsborgerskab. Må jeg i øvrigt minde om, at danskerne har stemt nej til Maastricht-traktatens statsborgerskab i 1992 og fik en undtagelse fra det fælles statsborgerskab. Denne undtagelse respekteres ikke. Danmark er med i alle dele af det fælles unionsstatsborgerskab - jeg har blot oversat udtrykket til det mindre forpligtende unionsborgerskab. Det gør ingen forskel!

 
  
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  James Hugh Allister (NI). – Mr President, the notion of EU citizenship is really a synthetic concoction; it is not a natural product. Citizenship belongs to nation states. It is not something to be purloined by the EU in its desperate scramble for internal and external credibility, made more desperate by the humiliating rejection of the unwanted Constitution.

What is being promoted here is a phoney and empty contrivance, designed to bring statehood to Europe. The proposal reaches its most ludicrous and unacceptable point when it embraces the progressive financing of the EU by direct taxation. If the proponents of EU citizenship think they will make the EU more loved and more wanted by promoting direct Brussels taxation, then I have to say that, happily, they are more out of touch with the citizens than I ever thought they were.

Foolish reports like this do more to assist euroscepticism than anything else I can think of. Therefore, on that score, I suppose I should say: let us have more of them!

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE). – Herr Präsident, sehr geehrte Kolleginnen und Kollegen, Herr Vizepräsident! Was der Berichterstatter Catania hier als Stellungnahme des Europäischen Parlaments zum Bericht der Kommission über die Unionsbürgerschaft vorgelegt hat, ist schlicht und ergreifend am Thema vorbei geschrieben. Er beschränkt sich darauf, die Unionsbürgerschaft auf in der EU aufhältige Nicht-EU-Bürger auszudehnen, z.B. durch die Forderung, Ausländern und Staatenlosen das aktive und passive Wahlrecht zu gewähren. Drittstaatler würden die Rechte von Unionsbürgern erhalten und gleichzeitig die Rechte in ihrem jeweiligen Heimatland behalten. Wir könnten z.B. den Fall konstruieren, wonach ein Amerikaner mit einem fünfjährigen Aufenthalt in der EU nach Herrn Catania an der Wahl des Europäischen Parlaments teilnehmen bzw. selbst als Mitglied gewählt werden und zugleich an den Wahlen in den Vereinigten Staaten teilnehmen könnte. Damit hätten Nicht-EU-Bürger mehr Rechte als Unionsbürger.

Die Fragestellung lautete jedoch: Finden die festgeschriebenen Rechte der EU-Bürgerinnen und -Bürger im vorgesehenen Maße Anwendung? Im Einzelnen: Wie weit sind wir mit den im EG-Vertrag verbrieften Rechten der Unionsbürger? Können sich z.B. unsere Bürgerinnen und Bürger wirklich verhältnismäßig unbürokratisch in anderen EU-Mitgliedstaaten niederlassen? Welche Hindernisse erschweren die Arbeitsaufnahme in einem anderen EU-Land? Wie sieht es dabei mit der Übertragbarkeit bzw. dem Wechsel von Sozialversicherung und Krankenversicherung aus? Werden die Bürgerinnen und Bürger an EU-Binnengrenzen unverhältnismäßig streng kontrolliert?

Diese und weitere Fragen bleiben leider von Herrn Catania völlig unbeantwortet. Ich sage leider, weil das die Fragen sind, die jeden EU-Bürger im täglichen Leben berühren. Vernünftige Antworten darauf stärken den Glauben der Menschen an die Europäische Union. Die Verbesserung der alltäglichen Lebenswirklichkeit und des Austausches zwischen den europäischen Völkern stärkt die Akzeptanz für Europa. Diese Chance wurde vertan. Deshalb wird die EVP-ED-Fraktion diesen Bericht ablehnen.

Herr Präsident, gestatten Sie mir eine Anmerkung, weil hier alle Redner umgehend den Plenarsaal verlassen, nachdem sie gesprochen haben. Seit 19 Uhr tagt parallel der Ausschuss für bürgerliche Freiheiten, Justiz und Inneres, und wir alle sind gehalten, umgehend in den Ausschuss zu gehen. Ich möchte das nur klarstellen, damit es nicht als Unhöflichkeit gewertet wird.

 
  
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  Σταύρος Λαμπρινίδης (PSE). – Κύριε Πρόεδρε, η ευρωπαϊκή ιθαγένεια πράγματι, όπως λέει ο κ. Catania πολύ σωστά, προϋποθέτει την εθνική ιθαγένεια.

Όσο κάποιοι εξακολουθούν να βλέπουν τους μετανάστες σαν πολίτες δεύτερης κατηγορίας, όσο θεωρούν ότι αν δεν έχει κάποιος ευρωπαϊκό αίμα δεν μπορεί ποτέ να αποκτήσει ευρωπαϊκά δικαιώματα, όσο αντί για την ένταξη των μεταναστών, επιθυμούν να τους διατηρούν πάντοτε στον αόριστο χρόνο σε μια γκρίζα ζώνη, τότε η μετανάστευση κινδυνεύει να μετατραπεί από μεγάλη ελπίδα της Ευρώπης σε μεγάλη ωρολογιακή της βόμβα.

Η συζήτηση για την ευρωπαϊκή ιθαγένεια, όπως πολύ σωστά είπε ο Επίτροπος κ. Frattini, είναι άμεσα συνδεδεμένη με την αρμονική ενσωμάτωση των μεταναστών και το μεγάλο ερώτημα της πολιτικής ιθαγένειας.

Το κόμμα από το οποίο προέρχομαι στην Ελλάδα, το ΠΑΣΟΚ, έχει θεσμοθετήσει τη συμμετοχή των μεταναστών σε όλα του τα όργανα. Κανένας ευρωπαϊκός νόμος δεν χρειάζεται για να γίνει αυτό. Υποστηρίζει τη συμμετοχή των επί μακρόν διαμενόντων μεταναστών σε τοπικές εκλογές.

Πρέπει να ανοίξουμε το μυαλό μας στην Ευρώπη και ευχαριστώ πολύ τον κ. Catania διότι με την έκθεσή του μας επιτρέπει να κάνουμε μια ουσιαστική πολιτική συζήτηση και να θίξουμε θέματα που πολλοί συντηρητικοί στην Ευρώπη φαίνεται ότι δεν επιθυμούν να θίξουν.

 
  
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  Thomas Wise (IND/DEM). – Mr President, this report promotes the stupidity and falsity that is EU citizenship and proceeds to come up with suggestions as to how this ridiculous and failing notion can be promoted. The EU institutions show, with unwavering consistency, how totally out of touch they are with the sentiments and views of the public.

The Maastricht Treaty may have created citizenship in principle, but it is a classic example of theory being impossible to put into practice. For example, EU citizenship is impossible to renounce. I do not want it. I was not even asked before it was imposed upon me.

We now have clear proof of the desperation entering the thought processes of the federalists in this Parliament. It is their belief that ‘a direct link between some aspect of the tax system and the financing of the European Union’ would make EU citizenship more balanced. As any student of politics knows, linking something to a tax is the sure-fire way of condemning it to the dustbin of history.

I have said many times before that if the EU is the answer then the question must have been a stupid one. This report proves that beyond doubt.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE). – Senhor Presidente, Senhor Vice-Presidente da Comissão, Senhoras e Senhores Deputados, aplaudimos a criação da cidadania europeia porque queremos uma Europa dos cidadãos e não apenas dos serviços, das mercadorias e dos capitais. Essa cidadania cresceu com o reforço da protecção dos direitos e dos interesses dos cidadãos dos Estados-Membros e com a criação do espaço de liberdade, segurança e justiça. Neste sentido felicito o Comissário Frattini pelo trabalho que tem vindo a desenvolver nesta área.

O balanço que a Comissão Europeia nos apresenta sobre os últimos três anos é globalmente positivo. Os maiores problemas detectados encontram-se sobretudo ligados à má aplicação e às práticas incorrectas e não à falta de conformidade das legislações nacionais. Isso reforça a importância de uma política de informação relativa à interpretação correcta das regras da União e a aplicação correcta dos direitos dos cidadãos e convida a que sejam dados os passos necessários para tornar a Carta dos Direitos Fundamentais juridicamente vinculativa.

Queremos reforçar e consolidar a identidade da Europa e suscitar um maior envolvimento dos cidadãos no processo de integração europeia, o que se deve traduzir em taxas mais elevadas de participação nas eleições europeias. Menos positivo é o relatório do Deputado Catania, que estamos hoje a debater, em que cerca de metade dos 40 pontos põem em causa o próprio conceito, defendendo o reconhecimento da cidadania da União independentemente de se possuir a cidadania de um Estado-Membro, o que vai claramente contra o que está estabelecido no Tratado.

A cidadania europeia não pode nem deve ser entendida como uma intenção de criar artificialmente uma identidade supranacional que vise substituir os sentimentos nacionais. A promoção da consciência de um património comum fundado no conjunto de tradições e valores fundamentais comuns deve fazer-se no respeito pela identidade nacional. A cidadania da União é uma cidadania complementar que vem acrescentar-se à cidadania nacional e que não a substitui. Pretender o contrário é matar o conceito de cidadania europeia e criar dificuldades ao projecto europeu.

 
  
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  Javier Moreno Sánchez (PSE). – Señor Presidente, Señorías, señor Comisario, sirvan mis primeras palabras para felicitar al señor Catania por su excelente informe, que suscribo plenamente.

Señorías, es cierto que aún no existe un demos europeo, pero también es verdad que los europeos hemos decidido compartir un destino común y que el fortalecimiento y el desarrollo de la ciudadanía europea contribuirán, sin duda, a que cada día nos sintamos todos más partícipes del proyecto europeo que estamos realizando.

Ahora bien, conviene recordar que millones de nuestros conciudadanos viven fuera del territorio de la Unión −sólo los españoles son casi un millón− y cabe recordar también que, independientemente de nuestro lugar de nacimiento o de residencia, todos somos europeos por igual. No puede haber europeos de primera y de segunda categoría.

Yo mismo soy hijo de emigrantes y he pasado la mayor parte de mi vida fuera de las fronteras de la Unión. Conozco de primera mano lo importante que es mantener el vínculo con el país de origen y lo necesario que resulta acercar la Unión también a los europeos del exterior.

Debemos velar por que los derechos que confiere esta ciudadanía se garanticen a los europeos que viven en Suiza o Argentina o cualquier parte del planeta, de la misma manera que se garantizan a los europeos residentes en Francia, Alemania o cualquier otro Estado de la Unión. Por ello, en su Libro Blanco sobre la evolución de la ciudadanía, la Comisión debería prever todas la medidas oportunas para mejorar las condiciones de ejercicio de estos derechos y garantizar que se hagan plenamente efectivos también fuera de la Unión.

Señor Catania, le agradezco que haya aceptado las enmiendas que van en este sentido y espero que la Comisión tenga en cuenta las solicitudes de esta Cámara.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì alle 12.00.

 
Pēdējā atjaunošana - 2006. gada 21. aprīlisJuridisks paziņojums