Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione: l’Iran a fronte della comunità internazionale.
Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, in questa dichiarazione del Consiglio sul confronto tra l’Iran e la comunità internazionale, vorrei commentare le seguenti questioni: innanzi tutto la questione nucleare, poi le relazioni tra l’Unione europea e l’Iran e, infine, le recenti violenze a Teheran.
La soluzione della questione nucleare iraniana è un problema fondamentale per la comunità internazionale, che nutre seri dubbi circa la natura pacifica del programma nucleare iraniano. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto tutto il possibile per trovare una soluzione negoziata e per indurre l’Iran ad adottare misure volte ad alimentare la fiducia nei confronti del suo programma nucleare. Recentemente l’Iran ha imboccato una strada sbagliata intraprendendo azioni unilaterali, riprendendo in questi giorni le attività di arricchimento dell’uranio a Natanz e sospendendo l’applicazione del Protocollo addizionale dell’AIEA.
L’adozione della risoluzione del 4 febbraio da parte del Consiglio dei governatori dell’AIEA, che ha portato la questione all’attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è stata un chiaro segnale per l’Iran. L’ampia maggioranza con cui la risoluzione è stata adottata dimostra che la profonda preoccupazione dell’Europa per il programma nucleare iraniano è condivisa dall’intera comunità internazionale.
L’Unione europea non mette affatto in discussione il diritto dell’Iran di utilizzare l’energia nucleare per scopi pacifici. La causa di questo conflitto consiste nel fatto che finora l’Iran non ha fatto abbastanza per creare la necessaria fiducia nella natura pacifica del suo programma nucleare. Al contrario, negli ultimi 18 anni l’Iran ha mancato di dichiarare all’AIEA una parte notevole del suo vastissimo programma nucleare, e tuttora rifiuta di fornirle informazioni importanti relative in particolare al grado di sviluppo della tecnologia di arricchimento dell’uranio e all’ambito della weaponisation – cioè della militarizzazione del programma nucleare.
L’obiettivo dell’Unione europea è ancora quello di trovare una soluzione al problema attraverso i canali diplomatici. Questo comporta tuttavia che l’Iran si dimostri sufficientemente disponibile alla collaborazione e alla trasparenza, in particolare nei confronti dell’AIEA, e ad adottare con urgenza misure volte ad alimentare la fiducia, ad esempio la sospensione di attività nucleari concrete. La proposta della Russia di costruire sul proprio suolo una struttura russo-iraniana per l’arricchimento dell’uranio in alternativa all’attività di arricchimento in Iran rappresenta un contributo importante e incontra il pieno sostegno dell’Unione.
Vorrei ribadire con assoluta chiarezza che l’Unione europea continua a impegnarsi per una soluzione diplomatica alla questione nucleare iraniana, in cui l’AIEA deve svolgere un ruolo chiave. Coinvolgere il Consiglio di sicurezza non equivale a sminuire il ruolo dell’AIEA, ma anzi con tale gesto s’intende rafforzare l’autorità dell’AIEA e permettere l’attuazione delle misure richieste dalle risoluzioni del suo Consiglio dei governatori.
Per quanto riguarda le relazioni tra l’Unione europea e l’Iran, l’UE guarda ancora con grande preoccupazione alla situazione dei diritti umani in Iran. Le cose stanno peggiorando, e le autorità iraniane non intervengono in modo tangibile per riformare la legislazione o le pratiche ufficiali. Nonostante le ripetute richieste da parte dell’Unione, l’Iran non ha rinnovato l’impegno per la ripresa del dialogo sui diritti umani, ora fermo. L’Unione continuerà a esprimere la propria preoccupazione al riguardo, sia direttamente al governo iraniano che in dichiarazioni pubbliche e nei forum internazionali.
Le dichiarazioni del Presidente iraniano contro Israele hanno ricevuto l’inequivocabile e dura condanna dell’Unione e dell’intera comunità internazionale. L’atteggiamento dell’Iran nei confronti del Medio Oriente è motivo di grave preoccupazione. L’Iran continua a sostenere gruppi palestinesi che l’Unione europea classifica come organizzazioni terroristiche. Prendiamo atto con preoccupazione che il Presidente iraniano ha da poco incontrato alcuni capi di quei gruppi in Siria, e invitiamo l’Iran a porre fine a tali contatti. Lo invitiamo inoltre a riconoscere, al pari della comunità internazionale, la necessità di una soluzione a due Stati per il conflitto in Medio Oriente.
I ripetuti tentativi da parte del Presidente iraniano di negare i crimini dell’Olocausto e i suoi appelli affinché lo Stato d’Israele venga “cancellato dalla cartina geografica” vanno respinti con fermezza. Simili dichiarazioni sono del tutto inaccettabili nonché in totale contrasto con gli sforzi dei numerosi leader politici e religiosi che lavorano su tutti i fronti proprio alla promozione di un dialogo tra culture caratterizzato dal rispetto reciproco, in particolare dopo gli eventi degli ultimi giorni.
Le relazioni dell’Unione europea con l’Iran dipenderanno dai progressi compiuti in tutte le aree problematiche: la questione nucleare e gli altri problemi relativi alle armi di distruzione di massa, i diritti umani, la lotta al terrorismo e l’atteggiamento del paese verso il Medio Oriente. Le possibilità d’intervento da parte dell’Unione verranno sottoposte ad attento esame e valutate alla luce delle dichiarazioni e delle azioni dell’Iran.
Per quanto riguarda la violenza, come ha posto in netta evidenza il dibattito in seno all’Assemblea, gli attacchi agli organismi dell’Unione europea sono del tutto ingiustificabili e inaccettabili. La Presidenza dell’Unione europea ha condannato tali attacchi e invitato l’Iran a rispettare gli obblighi in materia di protezione sanciti dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. Conformemente ad essi, la Presidenza ha inoltre ricordato all’Iran che secondo il diritto internazionale la responsabilità di assicurare il rispetto di tali obblighi ricade sullo Stato.
(Applausi)
PRESIDENZA DELL’ON. FRIEDRICH Vicepresidente
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, è chiaro che l’Iran deve ritornare sui suoi passi in modo visibile e credibile per riguadagnare la fiducia della comunità internazionale. Da alcuni mesi il tema del nucleare è giustamente il principale motivo di preoccupazione dell’Unione per quanto riguarda l’Iran. La regione non ha bisogno di ulteriori tensioni e di progetti di escalation nucleare. Nonostante proseguano gli sforzi in favore del dialogo da parte del cosiddetto E-3 e di altri partner internazionali, l’Iran non si è impegnato in modo convincente. Per questo motivo, in seguito al voto espresso il 4 febbraio dal Consiglio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a Vienna, il dossier nucleare dell’Iran verrà riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L’Iran ha reagito con la decisione di promuovere il programma di arricchimento e di sospendere l’applicazione del Protocollo addizionale. Si tratta di una notizia inaccettabile, benché si presuma che l’Iran prosegua la cooperazione con l’AIEA sulla base del Trattato di non proliferazione.
Una solida maggioranza della comunità internazionale, che comprende Russia e Cina, ora sostiene con fermezza che si debba deferire l’Iran al Consiglio di sicurezza e concorda sul fatto che quel paese deve tornare alla sospensione delle attività di arricchimento. Teheran non deve avere dubbi sulla determinazione della comunità internazionale. Nel contempo, la porta resta aperta per un accordo negoziato attraverso i canali diplomatici, a patto che l’Iran compia i passi necessari.
La tattica iraniana di tentare di dividere la comunità internazionale si è dimostrata fallimentare in quest’occasione, come già lo scorso autunno. La proposta della Russia di arricchire l’uranio al di fuori del territorio iraniano è ancora in discussione e va analizzata a fondo. Se l’Iran sospende nuovamente le attività di arricchimento e accetta la proposta russa, la via del Consiglio di sicurezza può risultare superflua. Ciò che accadrà dipende in larga misura dalla disponibilità di Teheran a scendere a compromessi e a impegnarsi con la comunità internazionale in tempi brevi.
Non faremo congetture sui passi successivi, ma se la situazione continua a peggiorare, dovremo considerare l’eventualità di ulteriori azioni per il tramite dell’ONU. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tornerà sulla questione alla luce della relazione di El Baradei e della prossima riunione del Consiglio dei governatori dell’AIEA, che avrà inizio il 6 marzo. Al contrario, se la situazione evolve nella giusta direzione, si potrebbe fare di più con le azioni comunitarie. Se e quando la situazione lo richiederà, dovremo essere in grado di coinvolgere nuovamente l’Iran mediante una serie di strumenti dell’Unione e comunitari. Siamo disponibili a dare un contributo costruttivo, come l’Iran sa.
La questione nucleare non è una disputa tra l’Iran e l’Europa o tra l’Iran e gli Stati Uniti, ma tra l’Iran e la più ampia comunità internazionale, né si tratta di una disputa sui diritti dell’Iran secondo il TNP. Si tratta del fatto che l’Iran non ha creato la necessaria fiducia nella natura esclusivamente pacifica del suo programma nucleare. In effetti l’Iran ha il diritto di portare avanti la ricerca, la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi pacifici. Per questo, senza discriminazioni, abbiamo bisogno di garanzie oggettive della natura pacifica del programma nucleare iraniano.
Vorrei dire qualche parola in merito alle dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad su questioni che interessano la stabilità della regione e le relazioni internazionali. I suoi commenti inaccettabili su Israele e sull’Olocausto hanno suscitato lo sdegno del mondo intero. Consideriamo tali dichiarazioni una grave offesa per tutti noi. E’ altresì del tutto inaccettabile – come la Presidenza ha osservato poc’anzi – che l’Iran continui a sostenere organizzazioni terroristiche in Medio Oriente.
Per quanto riguarda i diritti umani, forse ricorderete che il 12 dicembre il Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” ha trovato la situazione abbastanza grave da adottare conclusioni sulla situazione del dialogo sui diritti umani tra Unione europea e Iran. Affermando ciò che a mio parere è una richiesta fondamentale nei confronti dell’Iran, l’Unione europea ha ribadito che nel paese è indispensabile il più profondo rispetto per i diritti umani e per le libertà fondamentali se si vogliono fare progressi nelle relazioni UE-Iran.
Vorrei porre l’accento su alcune questioni di maggiore interesse. Si è registrato un numero crescente di esecuzioni pubbliche e di sentenze di morte – in particolare esecuzioni di minori. L’Iran ha giustiziato più minori nel 2005 che in qualsiasi anno recente. Vi sono limiti alla libertà d’espressione, con una diffusa censura di Internet e della stampa – persino l’ex presidente del parlamento e candidato alla presidenza Mehdi Karroubi non è riuscito a ottenere l’autorizzazione alle trasmissioni per il suo nuovo canale televisivo di Dubai. Per quanto riguarda la condizione dei sostenitori dei diritti umani, nutriamo fortissime preoccupazioni per la sorte dei detenuti politici, tra cui Akbar Ganji e il suo avvocato Abdolfattah Soltani. L’elenco delle questioni problematiche in materia di diritti umani in Iran resta di una lunghezza preoccupante.
La Commissione è ansiosa di proseguire gli scambi con il Parlamento in merito alla questione iraniana. La situazione è critica, ma l’obiettivo a lungo termine continua a essere, nonostante tutto, l’istituzione di relazioni più profonde e ampie con un paese che svolge un ruolo molto importante a livello regionale e internazionale.
(Applausi)
Michael Gahler, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, a nome del gruppo PPE-DE vorrei esprimere pieno sostegno alla politica della comunità internazionale in merito all’Iran, così com’è espressa nella risoluzione del Consiglio dei governatori dell’AIEA del 4 febbraio, nella posizione del Consiglio “Affari generali” dell’Unione europea del 30 gennaio e nella dichiarazione rilasciata a Londra dal gruppo E-3 insieme a Stati Uniti, Russia e Cina.
Anche in seno al governo del mio paese, il Cancelliere Merkel e il ministro degli Esteri Steinmeier sono entrambi convinti sostenitori di tale orientamento. Occorre spiegare con chiarezza ai leader iraniani che non possono creare divisioni all’interno della comunità internazionale né – naturalmente – all’interno dei singoli organismi dell’Unione europea. Oggi la risoluzione del Parlamento farà chiarezza al riguardo.
Riconosciamo il diritto fondamentale di tutti le parti contraenti del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari di utilizzare l’energia nucleare per scopi pacifici e civili; tuttavia l’Iran ha oltrepassato il limite così tante volte che la fiducia nelle buone intenzioni del regime è venuta a mancare. Né la ridotta cooperazione con l’AIEA, la minaccia del Presidente di uscire dal TNP, il rinvio dei colloqui con la Russia in programma per questo giovedì né, soprattutto, la ripresa delle attività di arricchimento dell’uranio contribuiscono ad alimentare la fiducia e ad allentare la tensione.
Questo rende ancor più importante continuare a presentare un fronte risoluto e unito dinanzi all’Iran. Tutto ciò che ora possa contribuire a dare a Teheran un’impressione di divisione o di condiscendenza è inutile. Coloro che credono che il nostro desiderio incondizionato di pace da solo indurrà le nostre controparti a cambiare atteggiamento e opinione rendono un cattivo servizio al nostro naturale desiderio di pace. In particolare, se le nostre controparti predicano odio e ostilità e agiscono deliberatamente in contrasto con le aspettative della comunità internazionale, non dobbiamo rivelare all’avversario tutto ciò che potremmo fare in conseguenza delle sue azioni.
Non credo si siano ancora esaurite le possibilità della diplomazia. Offriamo una cooperazione costruttiva. Ci rivolgiamo all’Iran affinché riprenda la cooperazione con l’AIEA prima che la questione venga discussa in seno al Consiglio di sicurezza. Siamo inoltre favorevoli all’offerta della Russia di produrre uranio arricchito per scopi civili al di fuori dell’Iran. Non possiamo non chiederci perché l’Iran voglia strutture proprie per l’arricchimento dell’uranio. Il paese non produce un solo…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, mi sarei sorpreso del contrario. Vorrei tuttavia chiedere all’Assemblea di riflettere su ciò che è più importante: avere il tempo per un dibattito ragionevole o sentire i deputati al Parlamento che si lamentano quando ormai si è già votato. Avrei voluto sentire l’onorevole Gahler fino alla fine, perché quello che stava dicendo era molto interessante. In effetti la questione che ha sollevato è tra quelle che ci preoccupano maggiormente in questo momento.
Come affrontiamo un regime che con ogni evidenza sta oltrepassando tutti i limiti? Quali risposte diamo in quanto comunità internazionale? Nel mio intervento cercherò di aggiungere qualche altra domanda dal punto di vista del mio gruppo. Non è necessario commentare in questa sede le affermazioni del Presidente iraniano. Un capo di Stato che nega l’Olocausto e mette in discussione il diritto all’esistenza d’Israele non è un interlocutore adatto a noi.
Tutti i valori per cui si batte il Presidente Ahmadinejad sono all’opposto di quelli che noi sosteniamo, e sarei favorevole a un dibattito sui valori con queste persone. Stamani abbiamo già avuto un dibattito sui valori, ed è stato positivo – un dibattito serio e ponderato. Dobbiamo tenere un dibattito calmo e consapevole, e vedere se in quella regione ci sono altre persone con cui possiamo discutere, oltre al Presidente Ahmadinejad. Dobbiamo riflettere sulle opzioni a nostra disposizione prima di filosofare sulla fine delle opzioni.
Non vi è nella regione un numero sufficiente di paesi moderati che siano aperti al dialogo e con cui possiamo cooperare, che forse non condividono i nostri valori uno ad uno, ma che non hanno alcun interesse a far diventare l’Iran una potenza nucleare dominante nella regione? Sì, ce ne sono, e a mio parere sono interlocutori adeguati per l’Unione europea. A questo proposito, naturalmente, la disputa sulle caricature non solo giunge nel momento peggiore possibile, ma è anche estremamente controproducente, perché questi sono proprio i paesi con cui dobbiamo intrattenere un rapporto di rispetto reciproco. Perciò risolvere il conflitto delle caricature è fondamentale anche per risolvere i problemi della regione nel suo insieme.
Per questo motivo vorrei mettere in guardia dal considerare Iran e islam alla stessa stregua. Le azioni di un solo capo di Stato aggressivo di un solo paese non riflettono in alcun modo le opinioni dell’ampia maggioranza dei musulmani sostenitori della pace in tutto il mondo, con i quali dobbiamo collaborare.
Trovo giusto che tutte le attività di arricchimento – cioè quelle svolte da tutti i paesi – debbano sottostare al controllo dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, come ha proposta l’AIEA stessa. Questa proposta va sostenuta. Tra l’altro, mi pare perfettamente giustificabile rinfrescarvi la memoria dicendo che il dibattito sul disarmo nucleare non deve limitarsi a quella regione: dev’essere universale. A tale proposito, vorrei far notare che trattare i paesi che già possiedono armi nucleari in modo diverso da quelli che sono in procinto di ottenerle e condurre attacchi preventivi contro paesi privi di qualunque arma di distruzione di massa non fa che incoraggiare i regimi a procurarsi le armi nucleari il più rapidamente e illegalmente possibile, perché chi le possiede non viene attaccato. Si dovrà discutere anche di questa logica, messa in moto da un attacco preventivo completamente sbagliato, condotto in passato nella medesima regione, cui ci siamo fermamente opposti.
Penso che la logica sottesa a tutto questo fosse estremamente pericolosa, motivo per cui dobbiamo abbandonare una simile strategia di pensiero basata sui risultati, poiché conduce alla militarizzazione del pensiero. Dobbiamo rafforzare le opzioni diplomatiche un passo alla volta. E’ stato un grandissimo risultato da parte del gruppo E-3 avvicinare Russia e Cina, inviando così all’Iran il chiaro segnale che la comunità internazionale non si lascerà dividere. Parliamo dei successi diplomatici anziché filosofare sulle opzioni belliche. La comunità internazionale deve fare tutto il possibile per mettere in chiaro all’Iran che, se non farà ritorno al tavolo delle trattative entro il 6 marzo, il suo caso sarà automaticamente deferito al Consiglio di sicurezza. Gli interventi successivi andrebbero tuttavia decisi in quella sede, e non solo da parte di qualche governo centrale.
(Applausi)
Annemie Neyts-Uyttebroeck, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dopo due anni e mezzo di approfondite ricerche e ispezioni, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica non è stata in grado di confermare la natura pacifica del programma nucleare iraniano, e le domande fondamentali ancora non hanno trovato risposta.
La recente decisione dell’Iran di riprendere le attività di arricchimento e di sospendere ogni forma di cooperazione volontaria con l’Agenzia sono particolarmente preoccupanti, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del Presidente iraniano, che nega il diritto all’esistenza d’Israele, e alla luce dell’inasprimento generale delle leggi che si è registrato in Iran.
Ora che la questione è passata al Consiglio di sicurezza, la situazione si sta evolvendo rapidamente, benché si sia deciso di aspettare la relazione che El Baradei presenterà il 6 marzo.
La posta è straordinariamente alta. E’ in gioco la non proliferazione delle armi nucleari e delle armi di distruzione di massa. La stabilità dell’intera regione è a rischio, come pure l’efficacia dell’AIEA stessa. E’ assai raro che mi esprima in termini tanto drastici, ma vi avverto che la questione sta mettendo l’intero Stato di diritto internazionale sotto pressione.
Anche nell’eventualità, davvero molto deplorevole, che la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione fallisca, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui Cina e Russia, e gli altri – che conoscete bene – insieme all’Unione europea sembrano oggi concordi nel tentativo di prevenire la proliferazione in modo pacifico, il che è in effetti motivo di discreta soddisfazione.
Ora tocca all’Iran, con totale trasparenza e in rinnovata collaborazione con l’Agenzia, convincere il mondo del fatto che aspira solo a obiettivi pacifici…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Angelika Beer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo ammettere che la situazione si sta aggravando. Dobbiamo capire che la strategia del Presidente Ahmadinejad è nuova. Egli è deciso a tagliare i ponti con l’Occidente, a formare una regione islamica e ad assumerne il comando. Assistiamo alla mobilitazione dell’orgoglio nazionale dell’Iran. Quale dev’essere la risposta dell’Europa?
Mi aspetto che ci facciamo guidare dalla ragione e che le nostre analisi siano chiare. Concordo con l’onorevole Schulz quando afferma che dobbiamo abbandonare la “strategia di pensiero basata sui risultati”, che ci occorrono nuovi interlocutori e che dobbiamo attivamente porre in primo piano la diplomazia. Aggiungerei, tuttavia, alla luce delle difficili trattative degli ultimi giorni, che si è discusso dell’opzione militare, e chiedo a coloro che hanno in mente di sceglierla di riflettere a fondo. Mi aspetto che definiscano come intendono affrontare un’escalation militare e che ci dicano se il metodo che adotteranno ci permetterà di raggiungere i nostri obiettivi, ossia evitare che l’Iran produca armi nucleari e assicurare l’esistenza di Israele. Credo di no.
Per questo motivo vorrei rivolgermi ancora una volta all’Assemblea affinché tenga conto, nella votazione odierna, della nostra tesi – che non abbiamo potuto portare avanti nel corso dei negoziati – secondo la quale ora si deve evitare di accarezzare l’idea di un approccio militare, per poi mettere in primo piano la diplomazia – nonostante i discorsi carichi d’odio del Presidente Ahmadinejad.
Non è compito del Presidente Chirac, colui che ha già minacciato l’uso di armi nucleari da parte della Francia, decidere se si debbano comminare sanzioni, quali sanzioni siano adeguate e se sia a rischio la pace nel mondo; non è compito neppure del Cancelliere Merkel. La questione vitale della pace nel mondo va decisa dalle Nazioni Unite, che non dobbiamo prevenire, e da nessun altro.
(Applausi)
Miguel Portas, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, non vi è assolutamente nulla di positivo nella teocrazia di Teheran. E’ un regime ignorante e arrogante, come dimostrano le dichiarazioni del suo Presidente in merito all’Olocausto; nemmeno Le Pen scenderebbe tanto in basso. Si tratta di un regime reazionario e fondamentalista che viola quotidianamente i diritti umani, un regime pericoloso e sconsiderato che punta la propria sopravvivenza sull’arricchimento dell’uranio, avvicinandosi così al club dei paesi provvisti di armi nucleari.
Mettiamo le cose bene in chiaro: l’Europa deve fare tutto fuorché la guerra per evitare che Teheran acquisisca armi nucleari. Per questo motivo respingiamo la proposta di risoluzione, e in particolare il relativo punto 7. Deferire la questione iraniana al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è un passo inopportuno e irresponsabile, poiché avvicina il mondo a un’altra guerra preventiva, questa volta sotto forma d’intervento militare chirurgico.
L’Europa ha un’alternativa all’inasprimento della disputa: può e deve trasformare ciò che in questo momento è un problema in un’opportunità straordinaria per l’umanità e per il popolo iraniano. Vorrei ricordarvi l’articolo 6 del TNP, che cito:
“Ciascuna Parte si impegna a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale”.
Questo, e non la guerra, dev’essere il punto di partenza. Gli Stati Uniti, firmatari del Trattato, hanno l’occasione di abbandonare l’approccio militarista sotteso alle trattative con l’Iran. E’ opinione del Consiglio che l’Unione debba fare tutto il possibile, perciò è ora che Chirac, Blair e Merkel diano al mondo un segno di buona fede.
Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, non essendo sciita, devo dire che le attuali aspirazioni nucleari della Repubblica islamica dell’Iran vanno davvero al di là della mia comprensione. In fin dei conti, il fondatore di quella Repubblica, l’ayatollah Khomeini, ha rifiutato nettamente l’energia nucleare in quanto “tecnologia non islamica”. In questi giorni, il Presidente Ahmadinejad considera l’energia atomica un dono di Allah, il che comporta la scissione degli sciiti, se non quella dell’atomo.
Nel contempo, sono ancora confuso circa le intenzioni di Teheran riguardo all’energia atomica. Da una parte, dal Capo supremo Khamenei ci giungono parole molto rassicuranti sul fatto che l’uso di armi di distruzione di massa è proibito nell’islam; è secondo questo principio che i capi iraniani rivendicano la prosecuzione dell’uso pacifico dell’energia nucleare. D’altra parte, l’intero programma nucleare persiano dimostra con ogni evidenza che il paese tenta segretamente di ottenere un potenziale di armi atomiche; di qui il gioco del gatto e del topo che Teheran interpreta da anni con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica di Vienna.
Domando a Consiglio e Commissione dove andremo a finire con queste premesse. Qualunque cosa facciate, vi invito a porre fine alle insulsaggini da parte dei mullah e, in breve, a tenere aperte tutte le opzioni contro un regime terrorista che finora ha solo temporeggiato e vuole creare una divisione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti nonché tra l’Unione europea e Israele. Intanto l’orologio nucleare iraniano produce ancora il suo ticchettio minaccioso; dovete persuadere i russi e i cinesi a porvi fine con uno sforzo congiunto. Sono queste le attività diplomatiche che mi aspetto di vedere dall’Europa.
Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il Presidente iraniano ci dice che il suo paese, come qualunque altro, ha il diritto di possedere armi nucleari. Questo sarebbe forse vero se l’Iran fosse uno Stato normale, ma non è così. E’ una dittatura che ha apertamente messo in dubbio il diritto all’esistenza di uno dei suoi paesi vicini. Di conseguenza, Israele potrebbe essere il primo obiettivo dell’aggressione iraniana e dovrebbe immediatamente ricevere garanzie di sicurezza da parte nostra.
Nella situazione attuale, il corso degli eventi in Iran dipende dall’unità delle potenze mondiali. Sarà un risultato arduo da ottenere, dal momento che la Russia cerca di trarre profitto dal programma nucleare dell’Iran, cui vende armi, come fa la Cina, mentre l’India prevede di costruire un gasdotto che parte appunto dall’Iran. Pertanto tocca all’Europa prendere in mano la situazione e svolgere un ruolo attivo nella risoluzione del conflitto. L’Europa si dimostrerà all’altezza del compito di elaborare una strategia comune con gli Stati Uniti, o soccomberà al prossimo inganno ordito dalla fervida immaginazione iraniana a Teheran? Se il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è all’altezza del compito, se non riusciamo a cambiare la politica dell’Iran con un programma di sanzioni economiche e finanziarie, non dobbiamo stupirci se prima o poi si vedranno volare i caccia sopra Natanz o Isfahan.
Hans-Peter Martin (NI). – (DE) C’era un non so che di toccante nel modo in cui il Sottosegretario austriaco si è impappinato leggendo il testo che gli è stato presentato sull’Iran e sul suo programma per l’energia atomica. Ciò dimostra quanto i rappresentanti del governo austriaco siano diventati estranei a tali questioni nel primo decennio del terzo millennio, il che è positivo; abbiamo imparato la lezione dalla storia, e il primo discorso del Sottosegretario si è soffermato molto sulla responsabilità. Mettendo insieme le due cose, il corso naturale degli eventi imporrebbe in effetti di prendere l’iniziativa, di dire che per questo conflitto occorre una prospettiva ancora più ampia di quella indicata dai precedenti oratori.
Non dobbiamo mettere il carro davanti ai buoi, ma partire dalle basi, il che vuol dire “no alle armi atomiche”. E’ incomprensibile che ad alcuni, i “buoni” – e chi decide chi sono? – sia consentito avere tali armi, mentre ad altri non lo sia. Se il Sottosegretario parte da questa considerazione in un’ottica austriaca, forse potrà ottenere risultati molto buoni e duraturi invece di essere solo superficialmente diplomatico e gradevole nel breve periodo.
Charles Tannock (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, da alcuni anni l’Iran tenta di esportare la rivoluzione fondamentalista oltre le sue terre sciite verso le aree di popolazione sunnita, tra cui la Palestina, dove, attraverso la Siria e i suoi hezbollah semiterroristi, si lega alla jihad islamica e ad Hamas, entrambi votati a teocrazie governate dalla legge islamica, la sharia. Un Iran dotato di armi nucleari è pertanto particolarmente pericoloso per la sicurezza dell’Occidente, soprattutto per quella d’Israele.
Non vi è consenso su come trattare con l’Iran, che sta chiaramente violando il TNP e gli accordi con Regno Unito, Francia e Germania, ma concordo con il voto espresso dall’AIEA il 3 febbraio, favorevole a deferire il caso dell’Iran al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Accolgo altresì con favore il tardivo sostegno di Cina e Russia. Il patto tradizionale – in base al quale l’Iran sostiene la Russia in seno al CIO contro la Cecenia, in cambio dell’aiuto russo nell’acquisizione della tecnologia nucleare e del veto in seno al Consiglio di sicurezza ove necessario – sembra ormai sciogliersi.
Naturalmente la Cina rifiuta un’ulteriore proliferazione nucleare ed è inoltre preoccupata per le minacce interne di matrice islamica. L’intransigenza dell’Iran e il suo rifiuto della ragionevole offerta russa per l’arricchimento dell’uranio hanno rappresentato un segnale d’allarme per la Russia e la Cina. Solo Siria, Cuba e Venezuela hanno rifiutato la proposta. Gli iraniani hanno immediatamente promesso di riprendere l’arricchimento dell’uranio su scala commerciale, che può essere utilizzato o come combustibile per le centrali elettriche o, come in realtà desiderano, nel nucleo di una bomba atomica. Hanno posto fine alle ispezioni non annunciate dell’AIEA.
Secondo l’intelligence occidentale, l’Iran sta usando una rete di società di copertura per cercare di comprare componenti per la produzione di missili e bombe dall’Europa occidentale e di assumere scienziati nucleari impoveriti dell’ex Unione Sovietica. Concordo con tutti quelli che affermano che l’Occidente debba disporre di tutte le opzioni per evitare che l’Iran acquisisca armi nucleari. Trovo ridicola l’affermazione rassicurante del ministro degli Esteri britannico Jack Straw, secondo il quale l’azione militare è inconcepibile, mentre il suo capo, il Primo Ministro Tony Blair, giustamente si rifiuta di escluderla.
Lilli Gruber (PSE). – (EN) Signor Presidente, vorrei ricordare ai deputati che nel corso della vicenda irachena molti hanno commesso fondamentali errori di valutazione delle intenzioni del regime di Saddam in materia di armi di distruzione di massa. L’intelligence, oggi come allora, è ampiamente inefficace, se non fuorviante. Si basa perlopiù su inferenze ed è spesso priva di dati concreti. Oggi le migliori agenzie d’intelligence non hanno una sola fonte attendibile in Iran in grado di fornire informazioni sulle intenzioni e sulle risorse di Teheran.
Seppur imperfetta, l’AIEA è l’unico mezzo per monitorare eventuali programmi nucleari in Iran. Tra il 1991 e il 1998, nonostante i grandi sforzi di Saddam a partire dal 1992, l’AIEA non è riuscita a dichiarare l’Iraq privo di armi di distruzione di massa. Evitiamo dunque di compiere altri costosi errori dovuti alla confusione tra diffidenza e un fondato sospetto. Questo è ciò che i politici guerrafondai stanno cercando di insinuare nella nostra mente, ed è decisamente illogico.
Ciò che dovremmo imparare dalla vicenda nucleare in Iraq è molto semplice: è stato il bombardamento del reattore di Osirak nel 1981 a portare Saddam a decidere di intraprendere un serio programma nucleare. Non è difficile immaginare quali disastri potrebbe causare oggi un simile “attacco chirurgico”, per così dire.
Abbiamo il tempo di negoziare, abbiamo basi politiche e giuridiche solide per chiedere che l’Iran soddisfi appieno il TNP, e in Iran vi è un’opposizione politica e sociale tutt’altro che blanda; ma, se vogliamo creare le condizioni per la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente, noi, come europei, dobbiamo spiegare con chiarezza a tutte le parti in causa che diritti e doveri internazionali sono gli stessi per tutti.
Questo significa inoltre che i nostri amici americani devono cambiare il paradigma politico con l’Iran, riconoscendo che gli approcci assunti in passato si sono rivelati inefficaci e che devono adottare una politica di maggiore collaborazione al fine di salvaguardare gli interessi di tutti in questa parte cruciale del mondo.
(Applausi)
Cecilia Malmström (ALDE). – (SV) Signor Presidente, la situazione in Iran offre validi motivi di preoccupazione. Non solo la situazione in cui versano i diritti umani è deplorevole, ma il regime si fa anche beffe della comunità mondiale violando principi internazionali e ignorando le richieste dell’AIEA. L’idea che l’Iran acquisisca armi nucleari è senza dubbio indicibilmente spaventosa, soprattutto alla luce delle dichiarazioni e delle minacce a Israele e per ciò che tali sviluppi comporterebbero per il resto della regione. I disordini per le vignette su Maometto sembrano inoltre adattarsi perfettamente al regime di Teheran, e numerosi indizi fanno pensare che sia proprio Teheran a fomentarli.
E’ tempo che l’Unione formuli una strategia molto chiara nei confronti dell’Iran, una strategia a molti livelli diversi: cooperazione internazionale, chiaro sostegno ai dissidenti e alle forze democratiche, tra cui il movimento per i referendum, all’interno e all’esterno dell’Iran, condanna perentoria delle gravi violazioni dei diritti umani, pressioni all’Iran affinché rispetti le convenzioni internazionali e, naturalmente, dialogo e diplomazia. Tale strategia deve tuttavia comprendere anche la preparazione di eventuali sanzioni stabilite in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Bernat Joan i Marí (Verts/ALE). – (EN) Signor Presidente, sembra che la nostra strategia contro il regime iraniano sia ampiamente fallita. Oggigiorno in Iran vediamo la fase peggiore di un regime teocratico: le esecuzioni proseguono, i diritti umani sono nelle peggiori condizioni nella storia iraniana; la commistione tra religione e politica è più grave che in qualunque altra parte del mondo e il governo mobilita il proprio e gli altri popoli del Medio Oriente contro la democrazia.
Credo che tutti riconoscano che la produzione di energia atomica e di armi nucleari in Iran sarebbe pericolosa per l’intera regione. Per questo motivo, concordo che dobbiamo agire con cautela quando parliamo di energia nucleare nella regione, poiché potremmo dare al regime iraniano la scusa ideale per proseguire il programma nucleare. I capi iraniani potrebbero avere la tentazione di dire che, se Israele non pone fine al suo programma nucleare, l’Iran ha il diritto di portare avanti il proprio.
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che, quando parliamo del regime iraniano, parliamo anche della Siria e del Libano, del futuro del processo di pace in Israele e in Palestina, di teocrazia e democrazia, di diritti umani e valori universali.
Tobias Pflüger (GUE/NGL). – (DE) Signor Presidente, la proposta di risoluzione comune è molto problematica. I paragrafi 4 e 7 sostengono la posizione instabile del gruppo E-3, che in quest’occasione contribuisce sensibilmente all’escalation. E’ scandaloso che Jacques Chirac si sia dichiarato disposto a far uso di armi nucleari contro gli Stati “terroristi”. Anche il paragone storico di Angela Merkel è totalmente inaccettabile. Non è solo il programma iraniano per l’energia atomica a essere pericoloso; anche le armi nucleari nell’Unione – in Francia e nel Regno Unito – e negli USA vanno ridotte ai sensi del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. L’uso dell’energia nucleare è problematico in sé.
Convocare l’Iran dinanzi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è il primo passo verso un attacco militare contro quel paese. Ogni opzione militare va eliminata; il presidente della SPD tedesca, Matthias Platzeck, ha assolutamente ragione al riguardo. La guerra in Iraq è chiaramente un modello per il conflitto con l’Iran. Gli indicibili commenti del Presidente iraniano su Israele e le violazioni dei diritti umani nel paese non vanno strumentalizzati ai fini di una strategia di guerra contro l’Iran.
Georgios Karatzaferis (IND/DEM). – (EL) Signor Presidente, dobbiamo discutere per capire qual è l’oggetto del nostro timore: le armi nucleari o la persona che ne è in possesso? Temiamo la persona che ne è in possesso. Non abbiamo paura delle armi nucleari, poiché quando Israele qualche anno fa ha acquisito armi nucleari con lo stesso metodo, non abbiamo protestato con tanta forza. Mi direte che Israele è una democrazia, mentre l’Iran è una dittatura. E’ vero, ma anche il Pakistan ha un dittatore – Musharef – e noi gli permettiamo di avere armi nucleari. Guardiamo dunque in faccia la realtà. La storia di Davide e Golia si ripete: allora non era permesso avere fionde e pietre, ma Davide le ha usate e il suo nome è passato alla storia.
Qual è la realtà? La realtà è che vogliamo che solo i nostri alleati e nessun altro abbiano armi nucleari. Si tratta d’intimidazione ed è an-ti-de-mo-cra-ti-co! Dobbiamo intraprendere un dialogo, non lanciare minacce. Le minacce conducono sempre nella direzione sbagliata. Portano all’aggressione, alla guerra, alla morte. Nessuno è mai stato ferito dal dialogo! Dobbiamo dare un’opportunità, dobbiamo parlare, per quanto l’altra parte punti i piedi. Dobbiamo fare uno sforzo, perché siamo i più civili.
Ģirts Valdis Kristovskis (UEN). – (LV) Commissario Frattini, onorevoli colleghi, da qualche tempo è chiaro che la questione nucleare iraniana sarà esaminata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ricordiamoci che alla fine dell’anno scorso, quando si è discussa la relazione del Parlamento europeo sulle armi di distruzione di massa, è stato proprio il programma nucleare dell’Iran a dare origine ai dibattiti più accesi. L’appello a un intervento costruttivo lanciato in quell’occasione dall’Assemblea è stato ignorato con l’affermazione che solo la via delle trattative avrebbe risolto la questione iraniana. E’ ovvio, tuttavia, che le tensioni tra l’Iran e la comunità internazionale non hanno fatto che aumentare.
Onorevoli colleghi, gli ultimi mesi sono stati un momento di consolidamento dell’azione internazionale. Ora non solo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, bensì tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riconoscono all’unanimità che il programma nucleare dell’Iran non ha carattere pacifico.
Certamente non sarà il Parlamento europeo a decidere l’ulteriore corso degli eventi, ma dobbiamo sottolineare che l’incapacità degli Stati di concordare un’azione comune in seno alla Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, nel 2005, non ha fatto altro che scatenare un’ossessione all’interno della leadership iraniana.
Onorevoli colleghi, mentre la questione nucleare iraniana viene esaminata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in questa situazione il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali devono ripetutamente sottolineare l’esigenza di unità in seno alla comunità internazionale. Non dimentichiamo che ogni dubbio o mancanza di convinzione è fonte di forza per il regime iraniano, incoraggia i fanatici e gioca a loro favore.
Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signor Presidente, innanzi tutto dobbiamo ricordare che è stata l’Europa a vendere la tecnologia nucleare all’Iran. Tendiamo a dimenticare questo dato, che oggi non ci colloca nella migliore posizione per protestare. In secondo luogo, dobbiamo tenere a mente che vi è un’enorme differenza tra il grado di arricchimento dell’uranio per scopi civili e quello a fini militari. Terza considerazione, tornando alle armi nucleari, non è sconvolgente che la comunità internazionale abbia permesso a diversi paesi a est e a ovest dell’Iran di acquisire armi nucleari senza reagire in alcun modo?
Infine, pronunciandomi esclusivamente sugli aspetti esteriori della rivoluzione iraniana, vorrei ricordarvi che le forme più radicali e ostili dell’islam giungono da paesi diversi dall’Iran, contrariamente a quanto è stato detto da alcuni oratori.
In conclusione, in passato siamo stati sommersi da tante bugie che ora abbiamo il diritto di essere informati meglio. Dobbiamo assicurare che lo Stato di diritto, che tanto invochiamo, sia lo stesso per tutti. E’ indispensabile per la nostra credibilità.
Elmar Brok (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, non dobbiamo permettere che i fondamentalisti e coloro che abusano delle opportunità offerte dalla libertà in Europa distruggano la nostra capacità di dialogo. Non si può permettere che eventi a cominciare dalla disputa sulle caricature fino alle drastiche e inaccettabili dichiarazioni del Presidente iraniano privino i moderati che vivono in ogni regione e paese del mondo della facoltà di dialogare tra loro.
Lo reputo un punto di partenza cruciale; altrettanto cruciale è assicurare che un simile Presidente non possa trionfare in Iran e che i molti giovani istruiti che desiderano vivere una vita dignitosa abbiano delle prospettive. Perciò dobbiamo mantenere intatta la capacità di dialogare, per sostenere il processo di riforma interna anche qui.
Questo significa inoltre che non dobbiamo salire troppo in fretta i gradini dell’escalation; non si può scendere neppure di un gradino, quindi occorre una valutazione attenta. Per tale ragione, sono lieto che lunedì prossimo, ad esempio, la commissione per gli affari esteri abbia l’opportunità di dialogare con il ministro degli Esteri iraniano, e tale incontro sarà parte integrante di un dibattito come questo.
La comunità internazionale dev’essere risoluta nei casi di violazione del diritto – a prescindere dal fatto che essi si verifichino nell’ambito della libertà d’espressione – o quando si deve assicurare che l’Iran si attenga al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e alle regole concordate. L’Iran deve inoltre comprendere che, se non vi provvederà in modo ragionevole entro il 6 marzo, la comunità internazionale sarà unita e che la questione potrà essere discussa in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Per questo motivo è importante assicurare che il dialogo contribuisca a costruire un mondo più pacifico, che ora non ci lasciamo indurre a compiere passi che rendano impossibile utilizzare i gradini dell’escalation per scopi pacifici e inoltre che, durante il processo, non cadiamo in un automatismo senza via d’uscita.
Christa Prets (PSE). – (DE) Signor Presidente, purtroppo dobbiamo renderci conto dell’aggravarsi della situazione in Iran, il che non è certo il modo giusto di assumere un ruolo responsabile per il futuro del processo di pace internazionale, in particolare in Medio Oriente, come l’Iran ama descrivere la cosa. Vedo con favore il desiderio di progresso scientifico e tecnologico a vantaggio dei cittadini da parte di un paese – cui va data questa possibilità –, ma un’arma a doppio taglio come la ricerca nucleare richiede uno sforzo collettivo da parte della comunità internazionale; è inaccettabile che chiunque agisca da solo.
E’ essenziale alimentare la fiducia reciproca, sia da parte degli Stati Uniti e dell’Europa che da parte dell’Iran. Ma com’è possibile se si parla di opzioni militari su entrambi i fronti? La verità è che la situazione politica nella regione non è stabile come vorremmo per le persone che vi vivono. Per questo motivo, invitiamo tutti i paesi della regione a intraprendere un processo di dialogo.
Stabilità e sicurezza regionali non si possono ottenere con l’intervento esterno, e non bisogna permettere che i giochi di potere ci chiudano delle porte, in modo che non sappiamo più ciò che accade dall’altra parte. Non dobbiamo dare alcuna possibilità al fondamentalismo o al fanatismo.
Gerard Batten (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, si stima che l’Iran potrebbe acquisire armi nucleari entro un periodo compreso tra i tre e i dieci anni, benché il punto di non ritorno oltre il quale non si potrà più fermare tale sviluppo potrebbe essere raggiunto molto prima. Trattare con l’Iran è divenuto molto più arduo dopo la guerra in Iraq, che non solo è stata un disastro ma potrebbe rivelarsi un gesto di follia geopolitica. Non si può permettere che il regime iraniano produca armi nucleari. E’ un regime religioso fondamentalista, barbaro, vicino al terrorismo e antisemita.
Il mondo si era abituato alla situazione di stallo in materia di nucleare tra l’Occidente democratico e l’Oriente comunista durante la guerra fredda, ma in quel confronto si è evitato il disastro perché da ultimo ambo le parti sono state razionali. I fondamentalisti religiosi dell’Iran non sono razionali. Un dispositivo nucleare iraniano potrebbe rivelarsi la più grande bomba suicida che il mondo abbia mai visto. In tale situazione tutte le opzioni sono rischiose, ma la più rischiosa è non fare nulla.
Koenraad Dillen (NI). – (NL) Signor Presidente, non c’è nulla di nuovo nel fatto che tutti ritengano inaccettabile che un regime di maniaci religiosi disponga di armi di distruzione di massa; perciò, sotto questo aspetto la discussione odierna è superflua. E’ molto più pertinente, invece, chiederci se non saremmo dovuti intervenire molto prima. Nel minuto a mia disposizione vorrei richiamare la vostra attenzione sull’ipocrisia dimostrata dall’Europa e dagli Stati Uniti in questioni simili per perseguire la realpolitik.
Dopo tutto è stata la Francia a offrire rifugio e asilo all’ayatollah Khomeini e a contribuire alla caduta nell’oscurantismo della Persia dello Scià. Se oggi restiamo scioccati – e a buon diritto – dalle barbare esecuzioni di minori da parte di Teheran, nello stesso momento in cui occupa un ruolo dominante nella campagna di calunnie contro la Danimarca, non dobbiamo mettere in discussione anche la situazione dei diritti umani nel grande paese islamico dell’Arabia Saudita, considerata il maggiore alleato statunitense e quindi anche il nostro? Non abbiamo nemmeno nominato il Pakistan, esso stesso un paese dotato di armi nucleari. Che cosa facciamo se domani un altro Ahmadinejad comincia a ribellarsi in Pakistan?
Jana Hybášková (PPE-DE). – (CS) Signor Presidente, stamani l’Iran ha annunciato altre quattro esecuzioni. A gennaio sono state giustiziate 18 persone e a dicembre 35. Ce ne stiamo qui seduti a parlare mentre l’Iran porta avanti la palese produzione di armi nucleari. Né gli Stati Uniti né Israele possono proteggerci. Una soluzione militare a prezzo di milioni di vite umane al momento non è un’opzione. Pertanto, se vogliamo trovare una soluzione, dobbiamo comprendere le ragioni del comportamento dell’Iran. Sarebbe un errore madornale pensare che l’Iran reagisca per timore o paura. I persiani non sono arabi.
L’Iran ha dominato il Medio Oriente nell’antichità e per cinque secoli nel Medioevo. Il paese è convinto della propria posizione di potenza dominante in Medio Oriente e produce armi nucleari per difendere tale posizione. Il suo partner storico naturale in questa egemonia è la Russia. L’Iran è una nazione di masse in rapida crescita, ridotte in povertà, non istruite, isolate e radicalizzate, che vengono costrette al silenzio da un regime totalitario intransigente. Non abbiamo di fronte l’islam radicale, ma un regime totalitario radicale. I regimi totalitari hanno bisogno di nemici esterni, hanno bisogno di attaccare l’Occidente, di bloccare le trasmissioni radio e di giustiziare i propri cittadini. A differenza dei precedenti Stati totalitari, la natura trascendente dell’ideologia islamica rende possibile l’utilizzo delle loro armi. Sosteniamo il dialogo con coloro che lo apprezzano e che ne hanno bisogno. Il nostro atteggiamento nei confronti dei regimi totalitari dev’essere però chiaro, deciso e retto.
(Applausi)
Marek Maciej Siwiec (PSE). – (PL) Signor Presidente, in politica non vi è peccato più grande dell’ingenuità. In un discorso di un minuto come questo, si può solo fare appello alle emozioni e all’immaginazione.
Il peccato d’ingenuità è quello che tutti commettiamo quando pronunciamo queste sagge parole, quando siamo d’accordo l’uno con l’altro e quando restiamo indifferenti di fronte al fatto che tali parole non hanno assolutamente alcun effetto. Ripetiamo sempre le stesse parole. L’Iran crea continuamente nuove situazioni. Di recente l’Iran si è avvicinato al conseguimento di armi nucleari? Sì. Si è avvicinato all’energia atomica? Sì. Si è avvicinato al conseguimento di mezzi efficaci per lanciare queste bombe? Sì. Sì, si è avvicinato, ma noi continuiamo a pronunciare le stesse parole, le stesse ingenue parole.
Prepariamoci per il giorno in cui le armi nucleari in Iran diverranno una realtà. Cambiamo dunque il nostro concetto di difesa, perché anche l’Europa sarà colpita, e ricordiamoci quanto è costato, in passato, il peccato d’ingenuità all’Europa.
Panagiotis Beglitis (PSE). – (EL) Signor Presidente, vi sono fatti di cui nessuno può dubitare. Certamente disapproviamo il modello autocratico di governo in Iran e condanniamo le violazioni dei diritti umani, ma tutti dobbiamo riconoscere che i cittadini iraniani hanno scelto la nuova leadership politica con procedure democratiche.
Il secondo fatto è che l’Iran ha il diritto inalienabile di elaborare un programma nucleare per scopi pacifici. Il terzo fatto è che il programma nucleare non s’identifica solo con il Presidente Ahmadinejad, bensì ha il sostegno dell’ampia maggioranza delle forze politiche e dei cittadini dell’Iran. L’unico modo per risolvere la questione è quello di ricercare una risposta politica e diplomatica attraverso il dialogo, il negoziato e il rispetto del diritto internazionale.
Unione europea, Presidenza e Commissione devono contribuire a evitare la minaccia o l’uso dei mezzi militari o dell’intervento preventivo contro l’Iran. La questione decisiva per tutti noi è creare fiducia reciproca sulla base di dati ed elementi effettivi, e non di mere informazioni. Signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, l’Unione europea ha tutto l’interesse a evitare che nella regione si crei un altro Iraq.
Marcello Vernola (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, bisogna fermare l’attività di arricchimento dell’uranio, sulla quale non c’è sufficiente trasparenza.
Il comportamento della dirigenza iraniana nei confronti dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica non ha permesso di costruire la necessaria base di fiducia fra l’Iran e la comunità internazionale. Rimangono tuttora forti dubbi sulle asserzioni iraniane di voler sviluppare l’energia nucleare esclusivamente per scopi pacifici.
Le recenti azioni di Teheran, la rottura dei sigilli apposti da parte dell’Agenzia atomica e la sospensione dell’applicazione volontaria del protocollo addizionale sulle salvaguardie sono di segno opposto rispetto alle dichiarazioni di intenti del governo del paese e ai nostri tentativi di trovare una soluzione negoziale.
Da tutto ciò desumiamo che l’Iran si sta proponendo sul piano internazionale come l’autorità guida della rivolta islamica contro l’Occidente e intende quindi affermare la propria superiorità militare rispetto alle altre nazioni musulmane. Per questo motivo diventa strategico l’attacco a Israele e la sua demonizzazione. L’Iran si sente invincibile e inattaccabile sul piano economico, industriale, finanziario ed energetico, e temiamo quindi che qualsiasi negoziazione sia destinata a fallire.
Come delegazione di Forza Italia proponiamo pertanto di invitare il ministro degli Affari esteri iraniano a Bruxelles per un incontro con la nostra delegazione parlamentare UE-Iran. Abbiamo bisogno di spiegare che non è possibile costruire un dialogo fra il nostro Parlamento e il governo iraniano se il governo iraniano non istituisce una corrispondente delegazione parlamentare.
Occorre quindi sollecitare un confronto costante con tutte le forze politiche iraniane di maggioranza e di opposizione ed esprimere solidarietà verso Israele per i continui attacchi subiti, impegnando l’Unione europea a garantire la sicurezza nell’area mediorientale. Invitiamo quindi a votare contro ...
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Monika Beňová (PSE). – (SK) Credo che le persone ragionevoli e di mentalità pacifica in tutto il mondo non abbiano problemi con l’Iran in sé. L’Iran è un paese popolato da persone esattamente come noi, con i loro alti e bassi quotidiani. Il nostro problema non è il paese con i suoi cittadini. Il nostro problema è un individuo, Mahmoud Ahmadinejad, che si dà il caso sia divenuto Presidente dell’Iran, e il suo fondamentalismo religioso.
Ogni problema nasce dalla mente malata di quest’unico fanatico, che sia il rinnovo del programma nucleare, i brutali attacchi verbali allo Stato d’Israele o il rinnegamento rozzo e deplorevole dell’Olocausto, la più grande atrocità e il maggiore genocidio della storia umana.
Pertanto reputo importante distinguere tra questi due elementi e non identificare il Presidente con l’intero paese. Purtroppo è vero che nel corso della storia simili menti malate sono ripetutamente riuscite a portare la guerra non solo alle loro nazioni e paesi, ma spesso anche a intere regioni, e in due occasioni persino al mondo intero. E’ questo il maggiore pericolo.
Onorevoli colleghi, la situazione è grave, benché non disperata. Tuttavia non riusciremo mai a sconfiggere il fondamentalismo sostituendogli una forma diversa di fondamentalismo – è il mio messaggio all’amico George Bush. Siamo stati investiti della responsabilità, e dobbiamo agire con prudenza per assicurare che un giorno le generazioni future non ci rimproverino di non essere riusciti a far fronte a questa grave situazione.
Luís Queiró (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, nonostante gli sforzi internazionali, si evince con sempre maggior chiarezza che l’Iran o sta alzando la posta diplomatica, o non è davvero interessato a porre fine al programma di arricchimento dell’uranio e al suo successivo impiego per scopi militari.
L’Iran di oggi si fa beffe delle regole della comunità internazionale, non sembra avere alcuna intenzione di rispettarle e rappresenta una minaccia alla pace della regione e del mondo. L’Iran di oggi è potenzialmente pericoloso. L’Iran di domani, provvisto di armi nucleari, è un pericolo certo.
Con queste premesse, i cittadini si aspettano che l’Unione europea garantisca loro la sicurezza e agisca da fattore stabilizzante sulla scena mondiale. Tocca in primo luogo a coloro cui è stato affidato il compito di condurre le trattative con l’Iran dissipare i timori dei cittadini, nonostante il rischio – un rischio chiaramente calcolato – che l’Iran non dia ascolto alle legittime richieste della comunità internazionale.
Signor Presidente, limitarsi a deferire il caso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è, a mio parere, sufficiente. Crediamo che il primo compito dell’Unione europea debba essere l’impegno affinché la risposta della comunità internazionale alla minaccia che l’Iran rappresenta per la regione e per il mondo resti coesa e decisa.
Non dobbiamo permettere che le attuali difficoltà e questo periodo delicato dal punto di vista politico producano divisioni, quando in gioco c’è un elemento fondamentale come la sicurezza mondiale. L’Iran deve sapere che la via diplomatica resta aperta, ma anche che è suo compito ripristinare la fiducia per mezzo di azioni pratiche e verificabili miranti alla totale sospensione delle attività di arricchimento e rigenerazione dell’uranio. Deve inoltre abbandonare la sua retorica provocatoria in merito a Israele e all’Olocausto e deve impegnarsi in una politica, accettabile per la comunità internazionale, di rispetto dei diritti umani e dei partiti di opposizione.
Quali misure adeguate ed efficaci si possono adottare per raggiungere tali obiettivi? E’ questa la domanda fondamentale cui dobbiamo rispondere.
Signor Presidente, è sempre più evidente che la rilevanza del ruolo dell’Unione sulla scena internazionale dipende esclusivamente dalle sue azioni. Speriamo che questo periodo particolarmente difficile consenta all’Unione di dimostrare che dispone dei mezzi necessari per ricoprire un ruolo importante su scala mondiale, cosa che l’Assemblea ha chiesto più volte. Ci auguriamo che ci riesca.
Libor Rouček (PSE). – (CS) Onorevoli colleghi, la parola più usata nel corso del dibattito di stamani è “dialogo”: dialogo tra culture, tra civiltà e, direi, persino tra l’Unione europea e l’Iran. Negli ultimi anni le relazioni tra l’Unione e l’Iran si sono fondate su un triplice approccio, che comprende la cooperazione commerciale, il dialogo politico e il dialogo sui diritti umani. Credo fermamente, nonostante le numerose delusioni e battute d’arresto delle scorse settimane e degli ultimi mesi, che questo approccio sia ancora applicabile e valido. Naturalmente è del tutto inaccettabile che il Presidente iraniano metta in discussione l’esistenza di un altro Stato, Israele; né si può permettere all’Iran di acquisire armi nucleari, così come non gli si può permettere di aggirare il diritto internazionale o le decisioni delle organizzazioni internazionali. Sono tuttavia convinto che non si siano ancora del tutto esaurite le possibilità di un dialogo e di una soluzione diplomatica. Sono altresì convinto che non sia interesse dei cittadini dell’Iran, degli stessi iraniani, che il loro paese diventi una sorta di buco nero all’interno della comunità internazionale. Pertanto sono favorevole al dialogo menzionato poc’anzi con i gruppi riformisti in Iran e nella regione circostante.
Pierre Schapira (PSE). – (FR) Signor Presidente, parlando a titolo personale, non posso esimermi dal notare un collegamento tra i commenti del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, che chiede che Israele venga cancellato dalla carta geografica, e la decisione iraniana di riprendere le attività di conversione dell’uranio. Non credo che la concomitanza dei due episodi sia fortuita, né penso che la nostra Istituzione possa ragionevolmente ignorarne la correlazione.
Molti paesi stanno sviluppando le proprie risorse nucleari, ma la comunità internazionale si preoccupa solo della proliferazione in quei paesi che rappresentano una minaccia immediata alla pace nel mondo. Credo che, se oggi l’Iran non ci ispira fiducia, è perché, tra l’altro, il suo Presidente pronuncia dichiarazioni bellicose, revisioniste e antisemite. Sono le cattive intenzioni del Presidente a rendere la ripresa del programma di arricchimento dell’uranio tanto inquietante per quanto riguarda la pace nel mondo. Per questo motivo accolgo con favore la presente risoluzione.
Inger Segelström (PSE). – (SV) Signor Presidente, questo dibattito è molto importante. La discussione sul Medio Oriente da parte dell’Assemblea e dei media si è concentrata nella maggior parte dei casi sull’Iraq e sulle elezioni in Palestina. Ora che l’oggetto del dibattito è l’Iran, si discute delle armi nucleari. Nel contempo si assiste alla violazione dei diritti umani, questione affrontata da molti dei precedenti oratori.
In qualità di membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari esteri, nonché in qualità di vicepresidente delle Donne socialdemocratiche in Europa, ricevo notizie e racconti molto preoccupanti riguardo alle violazioni dei diritti sia delle donne che dei bambini. Si deve dedicare più tempo alle questioni relative ai diritti umani e si dovrebbe agire in modo molto più energico di quanto, credo, si stia facendo attualmente.
Nella società iraniana, proprio in questo momento sono in corso grandi cambiamenti. Tra noi troppo pochi parlano di dialogo e troppi si sono arenati di fronte al pensiero di un grande conflitto. Occorre riprendere il dialogo tra l’Unione europea e l’Iran. Le dichiarazioni su Israele sono inaccettabili, come pure le esecuzioni, le condanne a morte e la cattura di prigionieri politici. Le soluzioni diplomatiche vanno preferite a un’escalation di violenza e di altre ingiurie. Nei conflitti moderni sono sempre i civili, le donne e i bambini a essere feriti e oltraggiati più di chiunque altro. A tutto questo bisogna porre fine adesso che ve ne è ancora il tempo.
Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, come ha dimostrato anche questo dibattito, la soluzione della questione nucleare iraniana resta una preoccupazione centrale per l’Unione europea e per la comunità internazionale in generale; i dubbi circa la natura pacifica di tale programma nucleare sono di fatto giustificati.
Vorrei tuttavia porre ancora una volta l’accento su un elemento citato da molti oratori in quest’Aula: l’Unione porta avanti il suo impegno per una soluzione diplomatica della questione nucleare iraniana entro un quadro multilaterale, in particolare entro il quadro dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica. E’ importante sottolinearlo. Crediamo che la proposta della Russia di costruire un impianto russo-iraniano per l’arricchimento dell’uranio in territorio russo sarebbe una valida alternativa all’attività di arricchimento in Iran: questa soluzione gode del pieno sostegno dell’Unione europea. Alcuni hanno detto che l’Austria dovrebbe prendere l’iniziativa, ma naturalmente in quest’occasione parlo in qualità di rappresentante del Consiglio, e come tale rappresento la posizione assunta dal Consiglio nel suo complesso, a prescindere da qualsiasi posizione nazionale.
Tuttavia, come hanno detto molti oratori – cui sono grato – è importante tenere a mente anche che la questione del programma nucleare dell’Iran non è l’unico problema significativo e fondamentale per i nostri rapporti con quel paese, né è l’unico problema da risolvere se vogliamo migliorare le nostre relazioni con il suo governo e con il suo Presidente. Vi è anche la questione dei diritti umani. Vorrei ricordare all’Assemblea che dal 1975 l’Iran fa parte, senza riserve, sia della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici che della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, entrambe delle Nazioni Unite. Pertanto l’Iran, secondo il diritto internazionale, ha il chiaro obbligo di soddisfare i requisiti di tali importanti accordi internazionali.
In conclusione, vorrei ribadire che condivido l’opinione espressa dall’onorevole Brok e da altri secondo cui dobbiamo naturalmente proseguire il dialogo con le forze iraniane inclini alla coesistenza pacifica e al rispetto degli obblighi del paese. Questo è il nostro intento. Siamo indubbiamente disposti a intraprendere un dialogo, ma va detto chiaramente che non dobbiamo permettere che di tale dialogo si abusi, e quindi dobbiamo essere molto attenti nella scelta dei partner per il dialogo. Anche la questione della promozione della società civile in Iran mi pare particolarmente importante al riguardo.
(Applausi)
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che un punto essenziale sia il fatto che nella comunità internazionale, e ovviamente nella nostra Europa, non ci possono e non ci debbono essere divisioni su come affrontare le relazioni con l’Iran.
L’Iran ha superato molti limiti per quanto riguarda l’attività di arricchimento dell’uranio, le violazioni sistematiche della dignità di donne, uomini e anzitutto bambini, nonché il supporto a organizzazioni che noi definiamo giustamente terroristiche. Tuttavia, c’è ancora uno spazio per il dialogo e per la soluzione diplomatica.
Come è stato detto da molti – e ricordo il presidente Schulz – l’Iran non è l’islam, per cui si impone un dialogo regionale per la stabilità e la pace che coinvolga anzitutto l’Iran, ma anche tutti gli altri attori nella regione interessati a un dialogo serio con la comunità internazionale.
L’Iran non è nemmeno il Presidente Ahmadinejad. Lo hanno detto in molti e lo ha ricordato da ultimo l’onorevole Běnová. E’ evidente che l’Europa può esercitare un’azione politica nel dialogo con la società civile e con le forze moderate che in Iran si battono per la libertà, che vogliono ragionare scegliendo liberamente il loro destino e che non si affidano alle parole che incitano all’odio e alla violenza del loro Presidente.
Quali sono allora le opzioni future? Io credo che il Consiglio di sicurezza debba oggi dar prova della sua credibilità e della sua autorevolezza. Coloro che in quest’Aula hanno dubitato del ruolo del Consiglio di sicurezza dubitano indirettamente del ruolo che tutti noi gli attribuiamo. Il Consiglio di sicurezza è la sede della legittimità internazionale. Nessuno deve avere paura che il Consiglio di sicurezza affronti un ampio e approfondito dibattito sulla crisi iraniana, poiché è proprio la sede in cui tale questione deve essere portata. Molte volte abbiamo invocato il Consiglio di sicurezza. Ora è giunto il momento di dare al Consiglio di sicurezza la possibilità di esercitare davvero il ruolo che gli spetta.
Signor Presidente, l’Europa si trova davanti alla scelta tra lavorare per la pace e per la stabilità regionale, come credo sia nostro dovere, oppure fingere che non stia accadendo nulla, con il rischio di trovarsi nella regione una potenza atomica aggressiva.
L’Europa ha la grande opportunità di esercitare la diplomazia e la fermezza. Prima di parlare, anche solo lontanamente, di qualsiasi opzione non pacifica, io credo sia meglio sottolineare la democrazia, la fermezza e la diplomazia come strumento di soluzione dei conflitti e di una violenza potenziale che noi dobbiamo in tutti i modi evitare.
Non c’è uno scontro in atto, ma c’è una diversità nell’approccio ai diritti, ai valori e alla democrazia. Se noi circonderemo l’Iran con la democrazia e con la diplomazia, potremo scongiurare conseguenze catastrofiche.
Presidente. – Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà alle 11.30.
Dichiarazione scritta (Articolo 142 del Regolamento)
Iles Braghetto (PPE-DE). – Che dobbiamo fare con i Mullah “atomici”? Quali iniziative dobbiamo assumere con il regime di Teheran che marcia speditamente verso la costruzione dell’arma nucleare? L’Unione europea deve assumere posizioni di fermezza per non rendere esplosiva la situazione in Medio Oriente come nel continente euroasiatico.
L’atomica degli Ayatollah è una potente arma di ricatto nei confronti del popolo iraniano, un’arma che chiude la bocca alle voci più libere e aperte. La società iraniana sembra sprofondare nel silenzio. Serve quindi un’iniziativa che aiuti coloro i quali in Iran lottano per la libertà, per i diritti umani e per il rispetto di ogni fede e credo religioso. Il silenzio degli iraniani non è rassegnazione volontaria. Toccherà a loro disinnescare la bomba dei Mullah, agli uomini e alle donne dell’Iran che hanno a cuore il bene della loro terra. L’Iran non è l’islam, l’Iran non è il Presidente Ahmadinejad. Pertanto, il dialogo deve continuare e deve farsi più serrato.
Non siamo di fronte a uno scontro di civiltà, bensì a un diverso atteggiamento nei confronti dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Dobbiamo favorire uno sguardo più attento e più rispettoso nei confronti di ogni frammento di umanità, perché solo in questo modo si potranno vincere l’odio e la violenza.