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Procedura : 2006/2529(RSP)
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Testi presentati :

RC-B6-0112/2006

Discussioni :

PV 16/02/2006 - 14.3
CRE 16/02/2006 - 14.3

Votazioni :

PV 16/02/2006 - 15.2
CRE 16/02/2006 - 15.2

Testi approvati :

P6_TA(2006)0070

Discussioni
Giovedì 16 febbraio 2006 - Strasburgo Edizione GU

14.3. Guantánamo
PV
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  Presidente. L’ordine del giorno reca la discussione su cinque proposte di risoluzione su Guantánamo.

 
  
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  Martine Roure (PSE), autore. – (FR) Signor Presidente, i prigionieri del carcere di Guantánamo sono tenuti in un vuoto giuridico, senza alcuna accusa, da ormai quattro anni. Siamo allarmati dalle continue accuse di maltrattamenti: ad esempio, si ha notizia che persone che stavano attuando uno sciopero della fame come unica forma di protesta possibile per denunciare la totale negazione del loro diritto ad avere giustizia sarebbero state legate a sedie per ore e ore e sottoposte ad alimentazione forzata fino a vomitare sangue.

Vi ricordo che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Manfred Nowak, ha affermato che, se una cosa del genere fosse vera, sarebbe classificata come trattamento disumano, crudele e umiliante. Chiediamo che alle Nazioni Unite e alle organizzazioni non governative sia concessa l’autorizzazione di entrare nel centro di detenzione di Guantánamo e di incontrare i detenuti. Il centro, inoltre, deve essere chiuso immediatamente e i prigionieri devono essere giudicati da un tribunale indipendente.

Infine, gli Stati Uniti devono permettere almeno lo svolgimento di un’indagine indipendente sulle accuse di tortura.

 
  
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  Tobias Pflüger (GUE/NGL), autore. – (DE) Signor Presidente, la storia della base militare statunitense di Guantánamo è una storia di ingiustizia, perché gli americani si trovano lì per il semplice fatto di aver concluso ciò che definiscono un accordo con un precedente governo cubano, accordo che, a loro modo di vedere, può essere invalidato solo se viene annullato da entrambi i firmatari – un ragionamento decisamente perverso.

Non è ora che diciamo chiaro e forte che la base militare deve essere chiusa e la baia di Guantánamo restituita a Cuba? Le notizie che ci giungono dal campo americano per prigionieri di guerra sono terribili. Più di 500 persone vi sono tuttora detenute senza essere state sottoposte a processo né a un procedimento equo, e subiscono pesanti maltrattamenti e torture. Guantánamo è un luogo senza legge. Bisogna mettere fine alle torture e i loro responsabili ed esecutori materiali devono essere condotti sul banco degli imputati. Dobbiamo dire con estrema chiarezza che la chiusura di Guantánamo è invocata da moltissime persone, tra cui il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il cui ministro degli Interni, però, si è permesso di dire: “Se sono bene informato, una persona è stata interrogata a Guantánamo dalle autorità tedesche”. E’ evidente che la Germania o altri Stati membri dell’Unione traggono vantaggio da quanto sta succedendo laggiù. L’Unione europea deve smetterla una buona volta con questa doppia morale.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE), autore. – (DE) Signor Presidente, è difficile trovare parole più chiare di quelle pronunciate da Manfred Nowak, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, il quale ha affermato che “Guantánamo non soddisfa neppure i requisiti minimi del diritto internazionale”. Si tratta di un giudizio devastante. Dal canto suo, l’Unione europea deve dire ai suoi partner statunitensi molto apertamente che non può più considerare accettabili gli atti di ingiustizia compiuti a Guantánamo, e che non lo ha mai fatto.

Sono molto grato al Cancelliere Merkel per aver affrontare questo tema in modo molto diretto durante il suo incontro con il Presidente Bush. La realtà è che la lotta contro il terrorismo, che è di vitale importanza e che noi appoggiamo, può essere portata avanti solo nel rispetto della legge. Se qualcuno lanciasse al mondo il messaggio che, alla fine, è il più forte a vincere, l’effetto sarebbe catastrofico perché chiunque aspirerebbe soltanto a diventare il più forte, e si imporrebbe di nuovo la legge della giungla.

Per tale motivo, la guerra, anche quella contro il peggiore dei mali, può essere condotta solo sulla base della legge, sulla base dei diritti umani e del diritto internazionale, con tutta la determinazione e la risolutezza necessarie, in conformità di una rigorosa adesione ai valori comuni e alle convinzioni condivise dell’alleanza occidentale e dell’Unione europea, di cui a Guantánamo non c’è assolutamente traccia. Tutto ciò che posso fare, quindi, è sollecitare il Presidente Bush a chiudere Guantánamo quanto prima possibile e a consegnare i detenuti a un’autorità giuridica competente.

 
  
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  Graham Watson (ALDE), autore. – (EN) Signor Presidente, “quando, esattamente, finirà quest’incubo?” sono le parole pronunciate da Moazzam Begg, un cittadino britannico rilasciato senza imputazioni dalla prigione di Guantánamo nel gennaio di quest’anno – ma potrebbero essere benissimo le parole di qualsiasi cittadino per bene.

Il carcere di Guantánamo è diventato sinonimo di tutto ciò che vi è di sbagliato nell’attuale risposta degli Stati Uniti al problema del terrorismo. Quattro anni dopo l’arrivo dei primi prigionieri, nessuno di essi è stato sottoposto a un processo vero e proprio e 500 persone sono tuttora recluse, per la maggior parte senza un’accusa precisa e senza essere oggetto di un corretto procedimento giuridico. Proprio oggi le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto in cui si afferma che il trattamento riservato ai detenuti corrisponde alla definizione di torture così come prevista dalla Convenzione ONU sulla tortura. Gli autori del documento concludono che il governo degli Stati Uniti dovrebbe o sottoporre quanto prima i prigionieri a un processo, o rilasciarli senza indugi.

A nostro parere, tali misure non sono sufficienti. Concordiamo con il direttore di Amnesty International nel Regno Unito, secondo il quale non esistono vie di mezzo per risolvere il problema di Guantánamo: va chiuso e basta. Per questo motivo il mio gruppo appoggerà la risoluzione per invitare le autorità statunitensi a chiudere il carcere di Guantánamo e rilasciare i prigionieri, oppure a processarli in conformità del diritto internazionale.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), autore. – (ES) Signor Presidente, era un po’ di tempo che in queste sedute urgenti, nelle quali ci occupiamo di solito di violazioni dei diritti umani nel mondo, non discutevamo delle responsabilità degli Stati Uniti.

Anche se l’elenco dei temi da affrontare sarebbe molto lungo, mi fa piacere che abbiamo quanto meno l’opportunità di analizzare uno degli attacchi più vergognosi contro l’umanità e, in particolare, contro i nostri tempi: Guantánamo.

Dopo quattro anni, alle circa 500 persone che vi sono tuttora detenute vengono negate anche le minime garanzie giuridiche richieste in qualsiasi democrazia che rispetti lo Stato di diritto e le norme internazionali sui diritti umani.

L’Unione europea non può continuare a essere complice, con il suo silenzio, del mantenimento di ciò che, nei fatti, altro non è che un centro di tortura, un centro nel quale la pena di morte è comminata con metodi arbitrari.

L’esistenza di Guantánamo rappresenta una gravissima macchia nella storia non soltanto degli Stati Uniti, ma anche di tutti coloro al di fuori di quel paese che tacciono e tollerano questo scandalo, il quale, peraltro, rafforza ulteriormente l’immagine di una nazione imperialista e bellicista che non ha alcun rispetto per i reali diritti e le reali libertà che l’attuale governo USA sostiene di difendere in tutto il mondo.

Non esiste, quindi, assolutamente alcuna giustificazione per l’esistenza di Guantánamo, tanto meno con il pretesto della lotta contro il terrorismo. Sono lieto pertanto che il Parlamento europeo abbia finalmente trovato il coraggio di esigere all’unanimità la chiusura di Guantánamo.

In conclusione non mi resta che dirvi, onorevoli colleghi, che dobbiamo compiere un ulteriore passo, che dobbiamo completare il nostro lavoro chiedendo che venga istruita un’indagine su quanto sta succedendo in riferimento all’occupazione dell’Iraq. Più esattamente, dobbiamo condannare le vicende di Abu Ghraib.

 
  
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  Michael Gahler, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, ho l’impressione che il Parlamento sia ampiamente concorde sul tema in discussione. Se l’Unione europea chiede agli Stati di rispettare i diritti umani, deve farlo a livello globale e in modo credibile. Né i diritti umani né le norme internazionali in campo umanitario sono negoziabili, e lo dobbiamo dire molto chiaramente ai nostri alleati americani, con i quali, dopo tutto, abbiamo in comune i valori democratici. Mi turba che tale questione sia diventata motivo di disputa tra noi e gli Stati Uniti, che sono nostri alleati, ma questa è la differenza tra quel paese e gli altri paesi del mondo nei quali invochiamo il rispetto dei diritti umani. E’ positivo e incoraggiante che gli Stati Uniti siano una società aperta e democratica e che questa stessa discussione sia in corso anche lì. Credo che la maggioranza degli americani sia d’accordo con noi sul fatto che, in materia di diritti umani, non è possibile sospendere semplicemente lo Stato di diritto. E’ di vitale importanza continuare a mantenere un elevato standard morale se vogliamo che la nostra lotta contro il terrorismo in altre parti del mondo sia credibile e se vogliamo affermare la causa della democrazia. Non è ammissibile che chiudiamo gli occhi e facciamo finta di non vedere; soprattutto non possiamo farlo nei nostri rapporti con un grande alleato come gli Stati Uniti, assieme al quale stiamo diffondendo la democrazia e il rispetto dei diritti umani in altre zone del mondo, ad esempio in Afghanistan. Vale la pena considerare l’imbarazzo politico e morale in cui verremmo a trovarci se tacessimo su Guantánamo, poiché non potremmo più essere credibili nelle nostre relazioni con i paesi nei quali stiamo cercando di promuovere i diritti umani.

Per queste considerazioni è giusto chiedere che il centro di Guantánamo sia chiuso e le persone ivi detenute siano sottoposte a un equo processo. Forse non lo abbiamo detto così esplicitamente, però non si può non trarre la conclusione che, in assenza di prove della loro colpevolezza, quelle persone devono essere rilasciate, nonostante la pericolosità di alcune di esse. Anche a loro, infatti, dobbiamo riconoscere il beneficio del dubbio.

 
  
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  Karin Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, nel rapporto pubblicato ieri le Nazioni Unite invitano con grande enfasi gli Stati Uniti a chiudere Guantánamo immediatamente, e la nostra risoluzione odierna persegue, com’è ovvio, lo stesso scopo. Fino ad oggi sono state formulate accuse nei confronti soltanto di 10 delle 500 persone internate in quel carcere e le accuse sono venute, per di più, da tribunali militari, non da corti indipendenti. Detenzione arbitraria, torture e maltrattamenti costituiscono gravi violazioni della Convenzione di Ginevra. E’ ora che il governo Bush si renda conto finalmente di quanto cinico e sbagliato sia questo comportamento nella lotta contro il terrorismo. Per contrastare efficacemente il terrorismo occorre compiere un’opera di persuasione nei confronti nel mondo nel suo complesso, nonché ribadire l’importanza del diritto internazionale, che vieta l’uccisione arbitraria di civili. Ed è proprio il diritto internazionale che il governo Bush sta violando, non solo a Guantánamo, ma anche altrove.

 
  
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  Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, di quali altre prove hanno bisogno gli americani per chiudere quel luogo infernale? L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato ieri, fornisce ulteriori elementi a sostegno del fatto che ciò che gli Stati Uniti stanno facendo a Guantánamo è illegale e costituisce una diretta violazione dei diritti umani.

A quattro anni dalla sua apertura, dal carcere continuano a giungerci notizie di torture bandite dalla Convenzione ONU in materia. Il mio elettore, il signor Moazzam Begg, rilasciato l’anno scorso dopo tre anni di detenzione illegale, ha dichiarato di essere stato testimone di pestaggi, a carico di altri detenuti, talmente pesanti che potrebbero averne causato la morte. Ora apprendiamo dal rapporto che persone che stavano attuando uno sciopero della fame sono state costrette all’alimentazione forzata, non perché si voleva salvare loro la vita, bensì per evitare che continuassero a essere motivo d’imbarazzo per il governo statunitense.

In nome dell’umanità, chiediamo che il carcere di Guantánamo sia chiuso e che i detenuti siano sottoposti a equo processo oppure, in assenza di prove, siano rilasciati immediatamente.

 
  
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  Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, quella di cui stiamo discutendo è una risoluzione breve che può essere sintetizzata in due sole parole: chiudete Guantánamo. A Guantánamo brilla per la sua assenza il rispetto di qualsiasi forma di diritto umano e l’intera vicenda, dall’inizio alla fine, è caratterizzata non da diritti umani, bensì da errori umani.

Nel corso di una sola presidenza, gli Stati Uniti si sono trasformati da un paese che la maggior parte di noi vorrebbe visitare, con il quale vorrebbe commerciare e intrattenere altri tipi di rapporti, in un paese che molti cercano di evitare. Guantánamo può anche trovarsi in una base militare a Cuba, ma rappresenta un vile tentativo da parte degli Stati Uniti di sfuggire alle proprie leggi. Dagli Stati Uniti esigiamo soltanto che si attengano alla loro costituzione e applichino le convenzioni delle Nazioni Unite. Da entrambe queste prospettive, Guantánamo è un’assurdità. In materie quali il Protocollo di Kyoto, il Tribunale penale internazionale, Abu Ghraib, la guerra contro il popolo iracheno e tutta una serie di convenzioni che vanno dalla lotta contro il fumo al diritto all’alimentazione, il regime Bush si sta comportando come una banda di tirannici padroni coloniali di vecchio stampo.

L’aver voltato le spalle alla cooperazione internazionale e al diritto internazionale danneggia il popolo americano e il mondo in generale. I detenuti di Guantánamo non sono gli unici a soffrire l’oppressione del regime Bush, sono solo quelli che la subiscono maggiormente. Proviamo simpatia per la maggioranza degli americani che non hanno mai sostenuto il regime Bush e sono vittime delle sue procedure arbitrarie. Questa gente comune è colpita pesantemente dall’odio e dalle minacce provenienti dal mondo che la circonda. Il regime Bush potrebbe cominciare a fare penitenza chiudendo Guantánamo.

 
  
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  Jaromír Kohlíček, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo me è senz’altro giusto che il Parlamento discuta di una risoluzione su Guantánamo. Va ricordato che una risoluzione simile dovrebbe essere approvata per commemorare il 27 gennaio, che, come senz’altro saprete, è la Giornata internazionale per la prevenzione dei crimini contro l’umanità. Siamo naturalmente tutti d’accordo sul fatto che un paese che, per ammissione del suo stesso Presidente, tortura prigionieri ad Abu Ghraib e a Guantánamo non ha diritto di chiedere la collaborazione dell’Unione europea su azioni militari lanciate in modo unilaterale. E’ giunto il momento di imporre sanzioni contro gli Stati Uniti per aver violato i diritti umani. Questa è una posizione che il Parlamento ha ampiamente sottoscritto quando, questa settimana, ha approvato la relazione concernente l’inserimento della clausola sui diritti umani e sulla democrazia negli accordi europei. Forse non lo ricordate, o forse la potenza militare in questione è troppo forte, ma si tratta in tutta evidenza di un problema di doppia morale.

Credo che la risoluzione, che sostengo pienamente, dopo essere stata approvata dovrà essere seguita da una proposta volta a mettere in stato d’accusa coloro che, a Guantánamo e Abu Ghraib, hanno preso parte ad azioni che sono in contrasto con le leggi degli Stati Uniti e violano i diritti umani e gli accordi internazionali. Vorrei quindi proporre che la Commissione insedi un tribunale penale internazionale per giudicare quei criminali. Ritengo altresì importante raccomandare che il paese che detiene la Presidenza chieda al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di presentare una risoluzione che preveda sanzioni a carico degli Stati Uniti. Per inciso, vorrei dire ancora che sappiamo tutti che la base statunitense a Guantánamo per alcuni anni è stata occupata in violazione della volontà contraria del legittimo governo della Repubblica cubana.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signor Presidente, la nostra discussione odierna è pienamente confermata, io credo, dalla recente pubblicazione nel Los Angeles Times del rapporto dei cinque esperti della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Non dobbiamo più restare osservatori passivi di questa barbarie dei nostri giorni. Non dobbiamo più restare in silenzio di fronte alle continue violazioni del diritto internazionale in campo umanitario e delle convenzioni internazionali, né di fronte alle torture e alle umiliazioni che le autorità statunitensi continuano a praticare a Guantánamo. Credo che l’Unione europea e i suoi Stati membri debbano adottare un’iniziativa immediata per sottoporre la questione alle organizzazioni internazionali e alle Nazioni Unite, nonché chiedere l’immediata chiusura da parte degli USA del carcere di Guantánamo, l’apertura di un equo processo davanti a un tribunale internazionale indipendente e l’immediato rilascio dei detenuti.

Penso che continuare a restare in silenzio equivarrebbe a omertà. Il governo Bush non può, con il pretesto della lotta contro il terrorismo internazionale, portare l’umanità in un nuovo Medioevo. Oggi sono i prigionieri di Guantánamo, domani saranno i detenuti di altre carceri se non interveniamo in difesa dei valori umanitari comuni e dei nostri principi democratici.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).(PT) Centinaia di detenuti restano in una condizione di vuoto giuridico e subiscono torture. Non sto parlando delle famigerate prigioni di Saddam, dei talebani, della Siria o di altre dittature; no, sto parlando di Guantánamo, un carcere gestito dagli Stati Uniti d’America. Non dobbiamo dimenticare che gli USA hanno svolto un ruolo essenziale nella definizione del diritto internazionale in materia di diritti umani, diritti che ora, sotto il governo Bush, stanno violando in modo ignominioso, non rispettando neppure gli standard minimi della Convenzione di Ginevra.

L’Europa deve far sentire la sua voce riguardo alle vicende di Guantánamo e Abu Ghraib, nonché di qualsiasi altro luogo in cui il governo Bush esporti la tortura per mezzo di una prestazione eccezionale. L’Europa deve aggiungere la sua voce a quelle che si stanno levando sempre più alte negli Stati Uniti, tra cui l’American Civil Liberties Union, nel condannare l’immoralità e l’inutilità delle torture nella lotta contro il terrorismo, nonché l’inaffidabilità degli autori di simili abusi.

L’Unione europea deve chiedere che Guantánamo venga chiuso e che i politici e i responsabili militari americani di più alto livello siano processati per crimini commessi nel nome della lotta contro il terrorismo. Restare in silenzio significa, infatti, fare il gioco dei terroristi e sacrificare i valori fondamentali della dignità umana e dello Stato di diritto, gli stessi valori che i terroristi fanatici hanno cercato di annientare con gli attentati dell’11 settembre, di Madrid e di Londra.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE).(PL) Signor Presidente, condivido l’affermazione riportata nella risoluzione secondo cui il terrorismo globale rappresenta una minaccia, soprattutto quello diretto contro le società democratiche. Nondimeno, non possiamo contrastare il terrorismo usando tecniche terroristiche: azioni del genere non saranno tollerate, ed è nostro diritto affermarlo.

E’ nostro diritto perché l’Europa è la culla dei diritti umani, dato che le prime convenzioni sulla tutela dei diritti dei prigionieri, della popolazione civile e delle vittime di guerra sono state stilate qui in Europa all’inizio del XX secolo. Dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo ulteriormente elaborato questi principi umanitari e creato, qui in Europa, un nostro sistema per la tutela dei diritti umani, con la Corte di Strasburgo, e, nell’Unione europea, abbiamo approvato la Carta dei diritti fondamentali, che sarà – e, nei fatti, è già ora – parte della Costituzione europea. In tutti questi documenti si afferma in modo chiaro e inequivocabile che la dignità umana deve essere rispettata, che nessun essere umano può essere umiliato, minacciato o perseguitato, che nessuno può essere detenuto senza giudizio e che tutti hanno diritto alla difesa.

Ora mi chiedo: tutto questo è stato forse dimenticato a Guantánamo? Non c’è nessuno che lo voglia ricordare? Sia il rapporto di Amnesty International sia quello delle Nazioni Unite citano a chiare lettere quei principi. Non possiamo tollerare una situazione del genere, e per tale motivo condivido pienamente le riflessioni espresse nella risoluzione, la quale afferma che la lotta contro il terrorismo non può comportare alcuna violazione dei diritti umani.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare nuovamente gli onorevoli deputati per le loro osservazioni così precise. La lotta a livello mondiale contro il terrorismo su una scala finora sconosciuta ci ha posti di fronte a sfide nuove per quanto attiene alla tutela dei diritti umani. E’ impegno costante della Commissione sottolineare che la lotta contro il terrorismo deve essere subordinata al mantenimento del rispetto dei diritti umani.

In merito alla situazione delle circa 500 persone detenute nel carcere di Guantánamo, la Commissione ne segue da vicino gli sviluppi, pur non avendo competenze per intervenire a nome dei reclusi. Anche i paesi membri hanno manifestato agli Stati Uniti, a livello bilaterale, le loro preoccupazioni per il trattamento subito dai rispettivi cittadini.

La Commissione continua a ribadire che tutte le misure antiterrorismo devono essere conformi al diritto umanitario internazionale e alle norme internazionali sui diritti umani. E’ nostro fermo convincimento che le Convenzioni di Ginevra vadano applicate a tutte le persone fatte prigioniere sul campo di battaglia. Per quanto attiene alla persistente detenzione di persone nel carcere di Guantánamo, ai sensi della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici esistono diritti assoluti che vanno rispettati in qualsiasi circostanza, come il diritto a non essere torturati e a non essere sottoposti a trattamenti crudeli, disumani o umilianti.

In proposito, accogliamo con favore l’emendamento apportato di recente, su proposta del senatore McCain, alla legge sugli stanziamenti per la difesa, nel quale si afferma al di là di ogni dubbio che il divieto di trattamenti crudeli, disumani e umilianti vale anche per le persone tenute in stato di prigionia da parte degli Stati Uniti ovunque nel mondo. Inoltre, a nostro parere, chiunque sia stato detenuto deve godere di uno status in conformità del diritto internazionale e ha il diritto di non essere incarcerato arbitrariamente e di essere sottoposto a un procedimento corretto e a un processo equo.

L’Unione europea ha anche detto chiaramente che sosterrà la richiesta dei relatori speciali delle Nazioni Unite di recarsi in visita a Guantánamo e di poter intervistare i detenuti in privato. L’Unione ha avanzato più volte tale richiesta agli Stati Uniti e continuerà a farlo.

In risposta ad alcuni degli interventi, posso dire che la Commissione ha ripetutamente dichiarato agli Stati Uniti che l’Unione europea è affatto contraria alla pena di morte in qualsiasi circostanza. Voglio aggiungere che il rapporto dei relatori speciali delle Nazioni Unite pubblicato ieri è ora al vaglio della Commissione, la quale intende sollevare di nuovo questo argomento con gli Stati Uniti.

E’ fondamentale che la comunità internazionale cerchi di riaffermare il pieno rispetto delle norme del diritto internazionale, compreso il rispetto dei diritti umani e degli standard umanitari, per quanto riguarda i presunti talebani e appartenenti ad Al-Qaeda detenuti a Guantánamo e in altri luoghi. Solo garantendo il rispetto di questi valori da parte di tutti i soggetti interessati sarà possibile compiere reali passi avanti.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, riallacciandomi brevemente, con il vostro permesso, alle parole dell’onorevole Pflüger sullo Sri Lanka, vorrei dire che ha senz’altro ragione. Il fatto che le risoluzioni presentate possano poi essere ritirate previo accordo tra le parti costituisce un pericoloso precedente. Abbiamo accettato una simile procedura in questo caso, però voglio precisare, e lo faccio a nome del mio gruppo, che non la accetteremo una seconda volta e che non dobbiamo permettere che la circostanza odierna vada a costituire un precedente.

 
  
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  Robert Evans (PSE).(EN) Signor Presidente, mi permetto di informare l’onorevole Posselt che è stato il suo gruppo a chiedere di cancellare la votazione. E’ quindi un po’ strano che ora affermi che non accetteranno tale decisione.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà immediatamente.

 
Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2006Avviso legale