Presidente. – L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0081/2006), della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE) [(12064/2/2005 – C6-0054/2006 – 2004/0175(COD)].
Frieda Brepoels (PPE-DE), relatore. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la politica ambientale è senza dubbio uno dei maggiori successi dell’Unione europea, e la legislazione comunitaria è essenziale per rispondere alle grandi sfide ambientali che incombono sull’Europa. Un migliore accesso all’informazione territoriale è indispensabile per coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica nell’applicazione della politica ambientale a tutti i livelli amministrativi. Come sapete, intendiamo utilizzare INSPIRE per mettere a punto un’infrastruttura per l’informazione territoriale in Europa, in cui lo scambio e la condivisione di dati fra i governi rappresentino un elemento chiave.
Naturalmente, deve fornire anche l’impulso per la raccolta di nuove e aggiornate informazioni ambientali, e in ultima analisi rappresenterà uno strumento per rendere la politica ambientale più efficiente ed efficace a livello transfrontaliero. Le infrastrutture di dati e le informazioni ambientali esistenti negli Stati membri saranno meglio coordinate e rese comprensibili a livello comunitario. Questa proposta concerne sia l’informazione necessaria per monitorare lo stato dell’ambiente, sia quella occorrente per migliorarne le condizioni. A mio avviso tutte le decisioni politiche che incidono, in maniera diretta o indiretta, sull’ambiente trarranno beneficio da questa misura.
Consentitemi di citarvi qualche esempio. Per proteggere i cittadini dalle inondazioni – come l’onorevole Seeber, nella sua qualità di relatore, potrà confermarvi tra poco – la standardizzazione e lo scambio di dati sui bacini fluviali, i corsi d’acqua e i rischi relativi sono di importanza inestimabile. E ancora, disponendo di dati su tipologie del suolo, vegetazione, livelli di umidità e direzione dei venti, saremo in grado di monitorare e affrontare incendi forestali come quelli che hanno colpito l’Europa meridionale. Analogamente, sulla base di dati concernenti la migrazione dei banchi di pesci, la temperatura dell’acqua e l’inquinamento, è possibile individuare l’equilibrio più adatto tra le esigenze del settore della pesca, da un lato, e la sopravvivenza di alcune specie ittiche, dall’altro.
Infine per quanto riguarda l’influenza aviaria – nella forma in cui l’abbiamo sperimentata, o per fortuna non ancora sperimentata –, la nostra reazione comune potrebbe essere ancor più efficace se fossero resi disponibili i dati su aziende di pollicoltura, fauna selvatica e migrazioni transfrontaliere di uccelli. Anche rispetto ad altri grandi progetti europei, come GMIS, il valore aggiunto è considerevole, in quanto INSPIRE può fornire i dati necessari per allestire, nell’ambito di GMIS, un sistema globale di informazioni operative per il monitoraggio dell’ambiente e della sicurezza.
Non occorre aggiungere altro in merito al valore aggiunto e all’importanza di INSPIRE, a beneficio di chi ancora ne dubitasse. Aggiungerò qualche commento sulla procedura, dal momento che circa un anno fa, in prima lettura, la relazione fu approvata quasi all’unanimità dalla nostra Assemblea. Alla fine della Presidenza lussemburghese il Consiglio ha poi raggiunto un accordo politico cui, nel gennaio di quest’anno, ha fatto seguito la posizione comune. Nella relazione presentata in seconda lettura – che stiamo discutendo oggi – la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha sottolineato ancora una volta alcuni elementi che noi consideriamo assai importanti, ma che sono stati eliminati dalla posizione comune; vorrei elencarvene i più importanti.
A nostro avviso i servizi di ricerca e consultazione sono essenziali per il pubblico, e in linea di principio non dovrebbero essere a pagamento. Lo scaricamento gratuito di dati non è materia di discussione: è possibile, ma non obbligatorio. Resta la possibilità di prevedere licenze on-line e tengo a precisare che la vendita di mappe e atlanti, per esempio, non è interessata. Il Parlamento è anche contrario a continuare all’infinito la serie delle analisi e degli studi di fattibilità supplementari, per non compromettere le probabilità di successo di INSPIRE. La commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ritiene inoltre che il possesso di diritti di proprietà intellettuale da parte di autorità del settore pubblico non possa costituire motivo per rifiutare l’accesso ai dati ambientali. Nell’interscambio di dati fra autorità pubbliche non si esclude la possibilità di richiedere compensi o rilasciare licenze; la proposta prevede anzi che gli Stati membri debbano tutelare la redditività finanziaria delle autorità pubbliche.
Insieme ai colleghi relatori ombra, che ringrazio vivamente per la costruttiva cooperazione che mi hanno offerto su questo dossier irto di difficoltà tecniche, mi rammarico che non sia stato possibile raggiungere un accordo con il Consiglio in seconda lettura. Nonostante ciò, nell’interesse generale dovrebbe essere possibile allacciare un dialogo onesto e aperto, anche nel corso della procedura di conciliazione, e mi pare che questa relazione rappresenti un ottimo punto di partenza. Ringrazio ancora una volta la commissione parlamentare e tutti i colleghi per il loro sostegno.
Stavros Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, vorrei in primo luogo ringraziare la relatrice, onorevole Brepoels, per l’eccellente lavoro che ha compiuto sulla proposta in discussione.
Per elaborare politiche corrette – dall’influenza aviaria, cui si è accennato, alle alluvioni – è necessario avere a disposizione informazioni valide. A livello nazionale o a livello di Unione europea, la politica ambientale dipende in particolare dall’informazione territoriale, ossia dall’informazione che si può situare su una carta geografica; tutti gli altri settori si basano, a loro volta, su analoghe informazioni di alta qualità. La politica agricola e regionale, per esempio, si fonda in particolare sull’esistenza dell’informazione territoriale. L’elaborazione delle nostre politiche è ostacolata dal fatto che l’informazione territoriale è spesso relegata in sistemi non facilmente accessibili. Analogamente, in alcuni casi i dati sono classificati in maniera tale da rendere impossibile combinarli con altre fonti, e ciò, a sua volta, impedisce di compiere le valutazioni necessarie per elaborare le politiche. La proposta di direttiva INSPIRE intende affrontare tale problema migliorando l’accessibilità e l’interoperabilità dei sistemi di informazione territoriale gestiti dalle autorità pubbliche degli Stati membri. Sarà così possibile sviluppare nel modo migliore il potenziale che la tecnologia moderna ci offre per accedere alle informazioni che ci occorrono; in questo caso, la possibilità di raccogliere e riunire le singole esperienze degli Stati membri è un ottimo esempio del valore aggiunto offerto dalla proposta di direttiva a livello di Unione europea.
In prima lettura la Commissione aveva accettato gran parte degli emendamenti presentati dal Parlamento; purtroppo, la Commissione non è stata poi in grado di accettare la posizione comune del Consiglio, che indeboliva sensibilmente alcuni elementi della proposta della Commissione. I punti essenziali sono i seguenti: il livello di accesso elettronico da parte del pubblico all’informazione territoriale, l’eliminazione degli ostacoli all’uso comune dell’informazione territoriale tra le autorità pubbliche e infine la procedura di comitatologia per l’introduzione di norme attuative.
Noto con soddisfazione che questi problemi sono stati in gran parte affrontati grazie agli emendamenti presentati dalla relatrice e dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare; tali emendamenti rispecchiano in maniera adeguata lo spirito e gli obiettivi che animavano inizialmente la proposta. Di conseguenza, il pacchetto degli emendamenti costituisce una valida base per portare avanti la procedura di compromesso con il Consiglio. Dal momento che parecchi Stati membri continuano a nutrire riserve sulle questioni fondamentali, essi evidentemente chiederanno concessioni da ambo le parti; desidero assicurarvi che la Commissione farà ogni sforzo per agevolare la conclusione di un accordo soddisfacente per tutti.
John Bowis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, porgo un ringraziamento particolare alla relatrice, onorevole Brepoels, che ha compiuto un ottimo lavoro. Ella ha ascoltato la varietà di opinioni e preoccupazioni che si riscontrano su questo tema, cercando di individuare una strada comune in un terreno sul quale siamo tutti sostanzialmente d’accordo: maggior accesso alle informazioni per il pubblico e per chi ha bisogno di conoscere la materia, partendo dalle questioni ambientali per passare poi, come ha notato il Commissario, all’agricoltura, ai trasporti e ad altri settori.
Come egli ha osservato, restano alcune difficoltà, e credo che – come per l’ultima misura – si dovranno risolvere con la procedura di conciliazione; tuttavia, occorre ancora segnalare e affrontare un paio di motivi di preoccupazione. C’è naturalmente – come l’onorevole Brepoels ben sa, tanto che sarà probabilmente stufa di sentirselo ripetere – preoccupazione da parte soprattutto dell’Ordnance Survey nel Regno Unito, che ha una lunghissima tradizione di attività cartografica e rilevazioni geografiche; quest’ente è preoccupato per l’impossibilità di far pagare i propri servizi. L’eventualità esiste e in tal caso finirebbe nella lunga lista degli organismi finanziati dai contribuenti, mentre finora, per generazioni, è stato in grado di recuperare almeno parte dei costi. Ecco un’esigenza che dobbiamo riconoscere e soddisfare.
Segnalo poi un secondo problema, forse più grave, che riguarda le fonti della difesa. Concedere un accesso illimitato ai metadati di scoperta permetterebbe di individuare tendenze costanti nelle aree sotto controllo, ottenendo per esempio informazioni sui pattugliamenti navali; in tal modo chi avesse in animo di compiere attentati terroristici o altri reati in campo marittimo sarebbe in grado di seguire, intercettare o evitare le navi in transito. Si tratta di un problema concreto che va risolto. Se riusciremo ad affrontare questi problemi, produrremo sicuramente una misura soddisfacente per tutti, che ci consentirà di fare progressi.
María Sornosa Martínez, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare l’onorevole Brepoels per il suo lavoro, ed esprimerle gratitudine per la sua opera tesa a raggiungere un compromesso con il Consiglio in seconda lettura.
Non ho il minimo dubbio sull’utilità della proposta, che rappresenta uno strumento fondamentale per elaborare, applicare, monitorare e valutare a tutti i livelli le politiche ambientali, nonché le politiche e le attività che incidono in maniera diretta o indiretta sull’ambiente.
Giudico inoltre opportuno fondare questa infrastruttura comunitaria sulle infrastrutture di dati territoriali istituite e gestite dagli Stati membri, applicando pienamente il principio di sussidiarietà, soprattutto quando – come spesso avviene – gli Stati membri hanno diversi livelli di pubblica amministrazione
L’interscambio di dati fra autorità pubbliche rappresenta indubbiamente il fondamentale valore aggiunto di INSPIRE; dev’essere questo il principio di base delle disposizioni dell’articolo 17. Desidero comunque sottolineare che, anche qualora alla fine vi fossero costi da sostenere, tali costi rimarrebbero ragionevoli.
Un altro aspetto essenziale è che INSPIRE è stato concepito come strumento per fornire informazioni al pubblico. A tale proposito auspichiamo che esso vada a integrare l’informazione del settore pubblico nonché le direttive sull’accesso all’informazione ambientale adottate in applicazione della Convenzione di Aarhus, che abbiamo adottato di recente; ci auguriamo inoltre che INSPIRE affronti una serie di problemi di cui quelle direttive non si occupano, come la condivisione dei dati tra le autorità pubbliche e le questioni di interoperabilità.
Questo strumento deve consentirci di sfruttare il più completamente possibile i vantaggi e le opportunità che la globalizzazione di dati e servizi offre ai governi, all’imprenditoria privata, alle università, alla società intera e, soprattutto, ai cittadini. A mio avviso esso ha grande importanza come strumento di aggiornamento, al livello di una prassi già molto comune come risultato di Internet e di tutte le informazioni che vi si possono reperire.
Mi auguro quindi che tutti i settori e livelli dell’amministrazione promuovano questa direttiva, e che dalla procedura di conciliazione esca uno strumento valido che ci consenta di realizzare tutti questi obiettivi.
James Hugh Allister (NI). – (EN) Signor Presidente, la condivisione delle informazioni è naturalmente un obiettivo encomiabile, ma esistono problemi specifici. L’onorevole Bowis ne ha già ricordato uno, che riguarda il Regno Unito; vorrei soffermarmi brevemente su tale questione.
Nel Regno Unito l’Ordnance Survey è un organismo altamente sviluppato e sofisticato; nel mio collegio elettorale dell’Irlanda del Nord abbiamo un nostro servizio, che gode della stessa posizione di eccellenza mondiale. Esso è stato creato progressivamente, investendo nelle attrezzature più avanzate dal punto di vista tecnologico e sviluppando, nel corso di molti anni, un’adeguata base di competenze. Ne consegue che agli innovativi dati territoriali raccolti si collega un prezioso diritto di proprietà intellettuale.
A mio avviso la posizione comune del Consiglio sulla direttiva INSPIRE riconosce e tutela ampiamente queste realtà. A quanto pare, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare vuole invece organizzare una specie di saccheggio, per mettere gratuitamente a disposizione di tutti ciò che è stato accumulato con grandi spese nel corso di decenni. Non mi oppongo alla condivisione di informazioni e dati in tutta Europa, ma ciò che è stato acquisito a costi così alti deve avere un suo prezzo. Un interscambio di informazioni di questa natura deve configurarsi come un’operazione commerciale, non come un’offerta gratuita.
Il fatto che i dati abbiano un valore monetario costituisce la chiave del progresso e degli sviluppi futuri. Di conseguenza sono fermamente convinto che la posizione comune rappresenti la soluzione migliore, mentre gli emendamenti della commissione parlamentare ci fanno regredire in una direzione che comprometterà tutto quello che di buono è stato costruito finora, e penso per esempio all’Ordnance Survey del Regno Unito. Non vogliamo mettere a repentaglio la sostenibilità finanziaria della raccolta di dati territoriali nel Regno Unito o altrove; ma proprio questo, temo, sarebbe l’effetto di alcuni degli emendamenti in discussione.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice per il suo eccellente operato, e in particolare per lo zelo con cui si è impegnata nella sua relazione. Ascoltando vari colleghi, si trae l’impressione che i loro paesi non avrebbero mai dovuto aderire all’Unione europea, perché evidentemente a casa loro tutto va meglio che altrove, mentre l’Unione non fa altro che combinare guai. Da parte mia, invece, credo che una politica comune sull’ambiente vada a vantaggio di tutti i paesi europei, anche di quelli che hanno già varato normative esemplari, per il semplice fatto che i problemi ambientali non si fermano ai confini nazionali. Questo strumento, per il quale ringraziamo la Commissione europea e di cui la collega si è occupata con tanta abilità, dimostra ancora una volta che abbiamo bisogno di normative europee. Sta di fatto che ci occorre un’informazione territoriale comune, soprattutto a scopi ambientali, per sviluppare criteri di accessibilità e, nei limiti del possibile, per creare una struttura di dati geografici che funzioni efficacemente in tutta l’Unione europea.
E’ però necessario precisare le responsabilità di ognuno: chi genera le informazioni, chi deve conservarle e aggiornarle, chi ne detiene la proprietà. E’ necessario creare questi metadati e diffonderli ampiamente; ma allo stesso tempo dobbiamo affrontare alcuni problemi, come quello dei costi. Se trasmettiamo dati molto dettagliati, che in gran parte sono dati a livello comunale – intendo dire informazioni elaborate dalle autorità locali –, dobbiamo comunicare contemporaneamente anche le condizioni di utilizzo, e dobbiamo ricordare che le autorità locali avranno minori entrate. Come suggerisce la relazione, dovrebbe essere permesso chiedere il pagamento di un corrispettivo per la comunicazione dei dati; e sembra altresì logico che a decidere l’ammontare di tale corrispettivo sia l’autorità che elabora i dati.
Un altro problema: i dati che generiamo devono essere il più omogenei possibile, e ciò comporta un certo grado di armonizzazione.
PRESIDENZA DELL’ON. ONYSZKIEWICZ Vicepresidente
Evangelia Tzampazi (PSE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, permettetemi anzitutto di congratularmi con la collega per l’impegno che ha profuso nella sua relazione e per i risultati ottenuti finora.
In tutta Europa è ormai giunto il momento di affrontare seriamente la questione della carenza di infrastrutture e di archivi per le informazioni territoriali disponibili, specialmente in materia di ambiente e salute pubblica. Occorre poi avviare una nuova iniziativa che serva da base a una serie di servizi destinati ai cittadini: servizi di alto livello disponibili a tutti senza limitazioni, e soprattutto disponibili ai servizi pubblici e ad altri enti in grado di accedere a Internet.
Abbiamo un obiettivo comune: rompere con una filosofia tesa a nascondere le informazioni, comprendere che abbiamo tutto da guadagnare dalla disponibilità comune e gratuita di informazioni territoriali. Gli enti pubblici saranno in grado di reperire le informazioni più agevolmente e, com’è ovvio, i cittadini potranno accedere a dati sensibili, potranno manifestare le proprie opinioni e partecipare ad autentici processi di consultazione.
Infine, occorre mettere in rilievo la particolare carenza di infrastrutture che affligge numerosi Stati membri; si tratta di un aspetto che richiederà probabilmente misure specifiche di cui dovremo tener conto in qualsiasi proposta relativa alla direttiva INSPIRE.
Stavros Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, molti degli emendamenti proposti si riferiscono ad aspetti fondamentali della posizione comune. Gli emendamenti nn. 13 e 14 riguardano le misure di attuazione che si dovranno approvare in base alla procedura di comitatologia. Tali emendamenti evitano il ricorso a procedure macchinose per l’approvazione delle norme, e ne permettono l’applicazione uniforme in tutti gli Stati membri. La Commissione è quindi in grado di accettare senza riserve gli emendamenti in questione.
Gli emendamenti dal n. 18 al n. 22 riguardano l’accesso del pubblico ai dati e rispecchiano l’originario spirito della proposta della Commissione. Tali emendamenti possono essere accolti appieno, a eccezione dell’emendamento n. 21 che è accettabile in linea di principio. Scopo dell’emendamento n. 21 è quello di sostituire la norma originaria, in base alla quale viene tutelato l’accesso gratuito del pubblico alle informazioni, e la Commissione può senz’altro sostenere tale posizione; tuttavia, come ho osservato in precedenza, vi sono alcune categorie di dati che i fornitori di informazioni sono restii a fornire gratuitamente. Di conseguenza, la formulazione definitiva di questo specifico paragrafo deve tener conto di questi casi particolari.
Gli emendamenti dal n. 23 al n. 27 riguardano l’interscambio di informazioni tra le autorità pubbliche e possono essere accolti appieno, con l’eccezione dell’emendamento n. 24 che è accettabile solo in parte. La prima parte dell’emendamento n. 24 è in effetti di capitale importanza, perché garantisce che richieste di pagamento e licenze verranno effettuate o rilasciate nel rispetto dell’obbligo generale dello scambio di informazioni. La seconda parte dell’emendamento n. 24 riguarda l’ammontare delle richieste di pagamento, cioè un aspetto che non si applica necessariamente in tutti i casi.
Parecchi altri emendamenti ripristinano gli obiettivi della proposta originaria in merito a punti meno rilevanti, oppure si riferiscono, per esempio, all’organizzazione delle strutture di coordinamento negli Stati membri. Per la Commissione tutti questi emendamenti sono accettabili appieno, in linea di principio o in parte, a eccezione dell’emendamento n. 15, che si riferisce alla partecipazione delle parti interessate alle discussioni preparatorie sull’adozione delle disposizioni di attuazione. L’emendamento n. 15 è inaccettabile, perché elimina un’utile precisazione contenuta nel testo del Consiglio.
Presenterò in seguito un elenco completo delle posizioni della Commissione sugli emendamenti del Parlamento(1), e concludo ringraziando ancora una volta la relatrice per il suo eccellente lavoro.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì, a mezzogiorno.
Allegato – Posizione della Commissione
La Commissione può accettare in toto i seguenti emendamenti: nn. 1, 2, 3, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 13, 14, 16, 17, 18, 19, 20, 22, 23, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35 e 36.
I seguenti emendamenti sono accettabili in parte o in linea di principio: nn. 4, 8, 12, 21 e 24.
La Commissione non può accettare l’emendamento n. 15.