Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0192/2006), presentata dall’onorevole Roure a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale [COM(2005)0475 – C6-0436/2005 – 2005/0202(CNS)].
Martine Roure (PSE), relatore. – (FR) Signor Presidente, l’Unione europea è famosa nel mondo per il suo alto livello di protezione dei diritti fondamentali e, in particolare, per la protezione dei dati che garantisce ai propri cittadini. Tale principio infatti è sancito dall’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali.
In ambito comunitario il trattamento corretto di tali dati in relazione al mercato interno è regolato da due direttive e quando, ad esempio, i cittadini europei comprano qualcosa via Internet la società da cui acquistano è obbligata a chiedere l’autorizzazione all’utilizzo dei loro dati per poter inviare loro un’offerta. Gli europei sono quindi informati sull’utilizzo dei loro dati e, cosa fondamentale, possono chiederne la rettifica.
Tuttavia, in questo momento quest’area europea di protezione dei dati presenta una lacuna molto grave. Non c’è coordinamento tra i 25 Stati membri quando si tratta della protezione dei dati personali utilizzati in attività di polizia o in attività giudiziarie. In un periodo in cui stiamo lavorando alla realizzazione di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia il coordinamento è diventato assolutamente cruciale. Le forze di polizia degli Stati membri devono infatti lavorare in stretta cooperazione l’una con l’altra, scambiando informazioni al fine di combattere in maniera efficace la criminalità organizzata. Possiamo migliorare tale cooperazione, ma dobbiamo essere sicuri che i dati relativi ai cittadini europei siano protetti nella stessa maniera in tutta Europa. Vorrei sottolineare che il Parlamento europeo già da molti anni chiede il varo di uno strumento specifico per la protezione dei dati nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria.
Accogliamo pertanto favorevolmente la proposta della Commissione, e scopo della mia relazione è rafforzare tale proposta in modo da garantire la coerenza con gli strumenti di protezione dei dati esistenti nell’ambito del primo pilastro. Vogliamo inoltre che la decisione quadro in questione non si limiti alle informazioni scambiate tra gli Stati membri, ma che garantisca un livello minimo di protezione dei dati all’interno degli stessi Stati membri. Infatti, se così non fosse, potremmo arrivare ad avere due sistemi di protezione dei dati all’interno della stessa indagine. Ciò non soltanto metterebbe a repentaglio la tutela dei cittadini europei, ma complicherebbe altresì il lavoro svolto da polizia e magistratura.
Abbiamo aumentato le garanzie relative all’utilizzo di dati personali da parte di privati, nonché alla loro trasmissione agli stessi. quando il trattamento è legato alla pubblica amministrazione. Ora vogliamo anche garanzie relative all’utilizzo di dati personali da parte di paesi terzi, e alla loro trasmissione agli stessi. Vorrei sottolineare che la Corte ha annullato la decisione del Consiglio sull’accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti relativa al trattamento e alla trasmissione dei dati personali nonché la decisione della Commissione sull’adeguatezza della protezione di tali dati e, come sapete, il motivo risiedeva nelle basi giuridiche inappropriate.
Il signor Commissario Frattini ha annunciato di voler presentare una nuova proposta di accordo basata sul terzo pilastro. Abbiamo quindi bisogno di una normativa sulla protezione dei dati relativa al terzo pilastro e trovo positivo il sostegno della Commissione in tal senso.
Tengo a ricordare che, quando nel dicembre 2005 fu approvata la direttiva sulla conservazione dei dati, il Consiglio si impegnò moralmente davanti al Parlamento europeo ad adottare rapidamente, nel rispetto di una forma di sincera cooperazione tra le Istituzioni europee, il testo sulla protezione dei dati. Tuttavia, l’adozione di tale testo è già molto in ritardo e c’è il rischio che slitti oltre la fine dell’anno.
Vorremmo pertanto che il Consiglio prendesse degli impegni molti chiari davanti a noi oggi, soprattutto sui punti cruciali per il Parlamento europeo, e attendiamo che ci presenti un programma relativo ai tempi per l’adozione della decisione quadro in questione. Al momento sono molto deluso dal Consiglio. Se il Consiglio non si attiverà, il Parlamento europeo si sentirebbe tradito e la sua fiducia sarebbe seriamente compromessa per il futuro, e non vogliamo che questo accada.
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare l’onorevole Roure, autrice dell’importante ed equilibrata relazione in esame.
Vorrei ricordare che il programma dell’Aia fissa espressamente l’obbligo di garantire lo scambio dei dati raccolti ai fini di ordine pubblico in conformità al principio di “disponibilità” a partire dal gennaio 2008. Allo stesso tempo si dovrebbero rendere assolutamente obbligatorie alcune condizioni basilari in materia di protezione dei dati. Pertanto è indispensabile adottare al più presto la decisione quadro sulla tutela dei dati nell’ambito del terzo pilastro.
La politica di sicurezza, in particolare quella antiterrorismo, deve tenere fede sia all’obbligo dello Stato di tutelare i cittadini dalle gravi forme di criminalità, ivi incluso il terrorismo, sia ai diritti fondamentali dei cittadini stessi alla protezione della loro vita familiare e privata nonché dei loro dati personali. Ritengo che per quanto riguarda i principi in materia di protezione dei dati ci debba essere coerenza ed uniformità all’interno dell’Unione europea e, non ultimo, tra il primo e il terzo pilastro.
La sentenza della Corte sull’accordo PNR, come giustamente ha affermato l’onorevole Roure, dimostra la necessità di mettere in atto un regime completo e coerente di protezione dei dati a livello Europeo basato su principi chiari e concreti di protezione dei dati. In tale contesto la decisione quadro rappresenterebbe un importante passo avanti.
La Commissione ha già proposto che la decisione quadro sulla tutela dei dati sia attuata entro la fine del 2006, prima dell’applicazione del principio di “disponibilità”. Mi unisco pertanto al Parlamento europeo e all’onorevole Roure nel loro appello al Consiglio affinché acceleri l’adozione della decisione quadro, tenendo nella dovuta considerazione la posizione espressa dal Parlamento.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione della decisione quadro, come già proposto dalla Commissione, la maggior parte dei capitoli dovrebbe fare riferimento alle situazioni interne. Ritengo che gli Stati membri dovrebbero dotarsi di principi comuni di protezione dei dati, validi per tutti i casi di trattamento degli stessi da parte della polizia e delle autorità giudiziarie nell’ambito della prevenzione, delle indagini, dell’accertamento e del perseguimento dei reati, quale base comune per lo scambio di dati personali nel pieno rispetto di tali principi.
Per quanto riguarda il sistema Europol/Eurojust, la Commissione conviene sul fatto che in seguito all’adozione della decisione quadro sarà necessario garantire un ravvicinamento e una semplificazione di massima del sistema europeo di protezione dei dati di comune accordo con le istituzioni coinvolte. Per decidere la reale tabella di marcia potrebbero essere necessarie ulteriori discussioni.
Sono favorevole all’aggiunta di specifiche misure di protezione dei dati relative agli identificatori biometrici e/o al DNA e farò particolare riferimento ai suggerimenti del Parlamento europeo in tale ambito particolare e sensibile.
In considerazione della posizione del Parlamento rifletterò sulla procedura per valutare concretamente il livello di tutela dei dati rispetto a paesi terzi o organismi internazionali. Ora, stando alla relazione, siete chiamati a definire una soluzione che conferirà alla Commissione il compito di stabilire, previa consultazione del Consiglio e del Parlamento, se un paese terzo o un organismo internazionale forniscono sufficienti garanzie di protezione dei dati ai sensi della decisione quadro. Come potrete immaginare, personalmente non ho nulla contro questa decisione. Dovremo lavorare in stretta collaborazione con il Consiglio perché abbiamo bisogno dell’unanimità se vogliamo che con la soluzione finale, qualunque essa sia, si consegua innanzitutto un meccanismo in grado di garantire che, una volta rispettate tutte le condizioni previste dalla decisione quadro, esista comunque un alto livello di protezione, e in secondo luogo che il Parlamento sia consultato in via preventiva e che il suo parere sia tenuto nella dovuta considerazione.
Camiel Eurlings, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei attribuisce una grande importanza alle garanzie comuni per la tutela della privacy a livello di Unione. Ciò servirà non solo ad alimentare la fiducia reciproca tra gli Stati membri relativamente allo scambio di dati, ma influirà positivamente anche sul perseguimento dei reati e sulla disponibilità allo scambio di dati in tale ambito. Avete perfettamente ragione quando sottolineate la disponibilità dei dati perché è importante che si possano compiere progressi reali in questo campo nell’interesse della sicurezza pubblica. Prima di procedere però dobbiamo fare questo passo per tutelare la privacy.
Tornando agli interventi precedenti, a nome del mio gruppo, vorrei rivolgere alla relatrice un sentito complimento; l’onorevole Roure ha infatti stilato una relazione equilibrata e la maniera realistica e misurata in cui ha condotto le discussioni con la Commissione è stata una dimostrazione della sua competenza in materia. Ci ha appoggiato fino in fondo su diversi aspetti e grazie a questo non siamo arrivati al punto di vietare completamente lo scambio di informazioni con i paesi terzi. Siamo quindi giunti insieme alla decisione giusta.
In secondo luogo abbiamo rifiutato – e rifiuteremo di farlo anche in futuro – di seguire il parere di coloro che vogliono far rientrare i servizi segreti nell’ambito di questa discussione. In terzo luogo la relatrice non ha esercitato alcuna pressione sul Consiglio affinché ponesse fine alle discussioni sulle relazioni sul Sistema di informazione finanziaria (FIS) e sul Sistema di Informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) fino al completamento della relazione in esame.
Agendo in questo modo l’onorevole Roure ha svolto un lavoro encomiabile. Si tratta di una relazione calibrata che sottolinea il giusto equilibrio tra la tutela della privacy, da un lato, e la creazione di opportunità per un maggior scambio di dati, dall’altro. Lo dobbiamo ai nostri cittadini, se davvero vogliamo che l’Unione faccia quanto in suo potere per tutelare la sicurezza. Grazie ancora, onorevole Roure, per la sua collaborazione.
Proinsias De Rossa, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, al mondo d’oggi è ormai dato largamente per scontato che tra i nostri servizi di polizia e, per la verità, tra le nostre autorità giudiziarie esistano uno scambio di informazioni ed una cooperazione più stretti. A mio giudizio, è impossibile combattere la criminalità transnazionale senza una tale cooperazione, indipendentemente dal fatto che i crimini siano commessi da movimenti antidemocratici che utilizzano il terrore come arma politica, o per perseguire un facile arricchimento personale attraverso il riciclaggio di denaro, il traffico illegale di esseri umani o di droga.
La cooperazione deve esistere sia all’interno dell’Unione europea che tra quest’ultima e i paesi terzi, ma essa è lecita solo esiste un’adeguata tutela dei diritti umani e delle libertà dei cittadini. Per tale ragione stasera in questa sede appoggio incondizionatamente la proposta dell’onorevole Roure e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.
Vi sono Stati membri che criticano alcuni elementi della cooperazione proposta non per ragioni legate alla tutela dei diritti umani, ma per motivi puramente ideologici di tutela della sovranità nazionale. Una siffatta posizione potrebbe essere comprensibile se per lo meno tali Stati fossero coerenti. Invece, questi stessi Stati sono ben disposti ad accettare le rassicurazioni di facciata degli USA a proposito della loro straordinaria rete di deportazione, che trasferisce le persone sospette da un paese all’altro, dentro e fuori dall’UE e addirittura in paesi terzi dove sappiamo essere praticata la tortura. Tale pratica calpesta la sovranità dei nostri Stati membri e gli USA hanno addirittura ammesso di non riconoscere la nostra definizione di tortura.
I nostri Stati membri dovrebbero cooperare insistendo su una corretta tutela per quanto riguarda l’utilizzo delle informazioni e la protezione delle persone i cui dati sono oggetto di scambio, come proposto nella relazione in esame.
Per essere coerenti, tuttavia, gli Stati membri dovrebbero anche insistere concretamente sul rispetto, da parte degli Stati Uniti, dei diritti civili e umani delle persone da loro illegalmente deportate e dare seguito all’appello per la chiusura di Guantánamo, affermando chiaramente che l’approccio degli USA sta aggravando la minaccia terroristica e rappresenta il miglior sergente di reclutamento che i fondamentalisti di tutte le confessioni abbiano mai avuto negli ultimi anni.
Alexander Alvaro, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente, l’onorevole Roure merita un caloroso ringraziamento per la relazione in oggetto che ha già ricevuto, meritatamente, i commenti positivi di diversi deputati. A mio giudizio tutti i gruppi hanno collaborato alla realizzazione di una relazione davvero eccellente, anche in considerazione del fatto che molti avevano iniziato a lavorare ad una relazione simile e a ribadirne continuamente la necessità molto prima che io fossi eletto deputato.
La ragione principale per cui tale relazione è più necessaria e urgente che mai in questo momento è legata all’era dell’informazione in cui viviamo. Vale la pena di ricordare che in totale i dati raccolti dalle autorità europee ammontano non a centinaia di migliaia, né a milioni, ma a miliardi di serie di dati che vanno a toccare la personalità di ogni individuo e che, in caso di mala fede, una malafede che, tuttavia, non ascrivo a nessuno Stato in particolare, potrebbero essere riuniti per formare profili con i quali si possono studiare i comportamenti dei cittadini non graditi. La relazione è resa ancor più urgente dalla possibilità che tali quantità di dati aumentino in futuro.
Sistemi come EURODAC e APIS esistono già, ma non sono operativi e il sistema di informazione sui visti è in via di sviluppo. Il sistema SIS – Sistema di informazione Schengen di seconda generazione – è attivo ed è possibile che in futuro siano attivati, nell’ambito del terzo pilastro, sistemi per conservare e trasferire informazioni sui passeggeri del trasporto aereo sicché quei miliardi di serie di dati aumenteranno ulteriormente.
A ciò va aggiunta la comunicazione della Commissione sull’interoperabilità e la sinergia nonché l’aumento dell’efficienza delle banche dati europee, per effetto della quale praticamente le banche dati saranno collegate l’una all’altra in modo che – una volta superati i problemi tecnici – lo scambio di dati sarà molto più semplice.
Il problema però è che coloro che si preoccupano della protezione di tali dati sono spesso messi in un angolo e trattati come pazzoidi che non sono in grado di bilanciare il valore dei diritti fondamentali con quello del diritto alla sicurezza. Grazie al cielo in questo frangente il Parlamento si è rifiutato di farsi trascinare in quell’angolo, sotto l’obbligo di rinunciare ai diritti fondamentali a favore della sicurezza, in quanto ciò che veramente mette a repentaglio la sicurezza pubblica è la riduzione dei diritti fondamentali.
Sono molto grato all’onorevole Roure per aver risparmiato a noi liberali una bella mole di lavoro includendo un numero considerevole di emendamenti e proposte di Peter Hustinx, il garante europeo della protezione dei dati. Su questo punto siamo stati in perfetto accordo.
Il Parlamento non ha molte armi a propria disposizione e credo che l’onorevole Roure l’abbia capito, ma la disponibilità a fermare, se necessario, lo sviluppo di SIS e VIS testimonia l’importanza di questa relazione.
Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, come altri prima di me, vorrei ringraziare sentitamente l’onorevole Roure a nome del mio gruppo per il lavoro svolto sulla relazione presentataci e per i miglioramenti apportati alla proposta iniziale.
Accolgo inoltre favorevolmente i commenti espressi dal Commissario questa sera relativamente al suo fermo impegno a portare a termine la tabella di marcia verso la decisione quadro. Anche il Parlamento, come la Commissione, comprende che, se continuiamo a proseguire nel cammino verso la raccolta e lo scambio di dati, è assolutamente necessario che siano predisposte delle tutele. Se in nome di tale principio una quantità sempre maggiore di dati dovranno essere immediatamente disponibili – online e su base transfrontaliera – abbiamo bisogno delle precise regole di cui si è parlato: non solo per le agenzie interessate, per le quali deve essere chiaro di che cosa sono in possesso e come lo possono utilizzare – ma anche perché la gente deve poter avere fiducia nel fatto che i dati saranno utilizzati in modo appropriato. La gente vuole essere sicura che i dati siano tutelati e non facilmente disponibili ai privati. Perciò siamo d’accordo sulla necessità di una legislazione severa e di sanzioni penali in tale ambito.
Siamo inoltre molto chiari sul fatto che – anche a causa delle recenti questioni sui trasferimenti di dati relativi ai passeggeri – quando ci apprestiamo a fornire dati ai paesi terzi, quando essi sono coinvolti, abbiamo bisogno di chiare tutele per quanto riguarda il luogo in cui confluiscono i dati e in quali circostanze. Siamo anche favorevoli alla valutazione dei loro dati dal punto di vista del rispetto dei diritti fondamentali. Trovo tragico dover ancora pensare in questi termini al giorno d’oggi, ma così stanno le cose. Forse quello a cui miriamo a questo proposito è una nuova definizione di paese terzo “sicuro”, almeno per quanto attiene alle sue informazioni.
La gente vuole anche avere fiducia nel fatto che i dati siano utilizzati in modo appropriato e per le finalità per le quali sono stati raccolti, anche se riteniamo assolutamente corretto che a diverse categorie di dati, che si tratti di indagati, condannati, testimoni, vittime, eccetera, corrisponda un diverso trattamento perché, una volta di più, in questo modo si conferisce chiarezza e si facilita la comunicazione.
Approviamo inoltre l’emendamento in cui si stabilisce che i dati relativi a persone non indagate dovrebbero essere utilizzati unicamente per lo scopo per il quale sono stati raccolti. Auspichiamo che gli Stati membri provvedano ad uniformarsi a tale principio dall’interno, anche se sono a conoscenza di almeno uno di essi in cui dati relativi al DNA sono stati conservati e non avrebbero dovuto esserlo. Pertanto apprezziamo molto anche le tutele supplementari relative al DNA e alla biometria inserite all’articolo 6.
Abbiamo bisogno di dati attendibili, anche se forse questo non è un obiettivo che si possa raggiungere con una direttiva quadro; tuttavia abbiamo anche bisogno di confidare nel fatto che i dati raccolti siano utilizzati in maniera appropriata e che i diritti siano salvaguardati, pur nella sempre maggiore efficacia della ricerca dei criminali.
Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, discutere della relazione dell’onorevole Roure significa discutere di un’ulteriore misura volta a conseguire una maggiore sicurezza per i cittadini nell’ambito dell’attuazione del programma dell’Aia che non può prescindere dalla cooperazione di polizia e giudiziaria. Tale cooperazione può esistere solo se le informazioni necessarie sono scambiate e messe a disposizione, ma affinché tutto ciò sia possibile deve esserci un controllo adeguato. E su questo punto la relatrice merita i miei complimenti per essere riuscita a stabilire il necessario equilibrio tra la protezione dei dati personali e quindi della vita privata, da un lato, e una migliore cooperazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie nell’interesse della sicurezza dei cittadini, dall’altro.
La relazione senza dubbio ha anche creato i presupposti per la riflessione sulle possibili soluzioni per ottenere una maggiore uniformità a livello di protezione dei dati tra gli Stati membri.
In terzo luogo essa crea le premesse affinché banche dati come il Sistema di Informazione Schengen e il Sistema di informazione sui visti – che in futuro saranno disponibili in una nuova forma – possano essere utilizzate congiuntamente consentendo un collegamento incrociato nell’interesse della sicurezza.
Inoltre la relazione sostiene il principio dell’interoperabilità tra le banche dati e questo, a mio giudizio, costituisce un passo avanti decisivo per quanto riguarda il futuro della politica di sicurezza dell’Unione europea. Il nuovo pacchetto sicurezza, oggi in discussione nell’ambito del programma dell’Aia, tuttavia, potrà dirsi completo solo quando verranno emanati anche i regolamenti sul Sistema di informazione sui visti e su Schengen II.
Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Signor Presidente, anch’io vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Roure. Sono tuttavia molto dispiaciuta per l’assenza del Consiglio questa sera; temo infatti che troppi di noi stiano predicando ai discepoli, quando è il Consiglio a dover essere convertito.
Vorrei unire la mia voce a quella di coloro che hanno sottolineato l’importanza del provvedimento, che poi è la ragione per cui il Parlamento lo sta chiedendo da diversi anni. Ora, tuttavia, è più cruciale che mai, nell’era di tutte le banche dati dell’UE, quali il Sistema di Informazione sui visti e il Sistema di informazione Schengen, Eurodac, e alla luce dell’intera questione legata all’accesso da parte dei servizi preposti all’applicazione della legge – la politica dell’interoperabilità – e, naturalmente, del problema del trasferimento di dati ai paesi terzi, che comprende anche l’accordo sui dati dei passeggeri del trasporto aereo.
E’ un grave errore pensare che la tutela dei dati in qualche modo ostacoli la polizia e la sicurezza: in realtà aumenta le possibilità di cooperazione grazie all’aumento di fiducia e convinzione, compresa quella dell’opinione pubblica. Ritengo pertanto che il Parlamento farà tutto il possibile per adottare il provvedimento in questione.
In qualità di relatrice sul Sistema di informazione sui visti ho in mente un triplice pacchetto: il regolamento relativo al primo pilastro, il provvedimento sull’accesso al VIS da parte di polizia e servizi di intelligence, e questa decisione quadro sulla protezione dei dati. Per quanto riguarda il provvedimento relativo al primo pilastro è necessaria la codecisione e vorrei quindi lanciare al Consiglio un messaggio forte, affinché ne tenga conto. Desidero che il VIS diventi una realtà codificata quanto prima, ma è necessario predisporre parallelamente anche gli altri elementi.
Carlos Coelho (PPE-DE). – (PT) Commissario Frattini, onorevoli colleghi, il Parlamento da lungo tempo cerca un nuovo quadro legislativo per la protezione dei dati nell’ambito del terzo pilastro che sia paragonabile alle norme vigenti del diritto comunitario. Vogliamo mantenere lo stesso livello di protezione, pur tenendo conto della natura specifica del lavoro della polizia e della magistratura.
Dobbiamo ammettere che al momento la tutela è insufficiente. La recente adozione della direttiva proposta sulla conservazione dei dati è stata accompagnata da un chiaro appello all’adozione di opportune garanzie nell’ambito della decisione quadro in esame. In qualità di relatore su tre provvedimenti legislativi relativi alla creazione del Sistema di informazione Schengen II ho tentato di introdurre gli emendamenti necessari a garantire l’adozione della citata decisione quadro. Ho anche inviato una lettera al Commissario Frattini, chiedendo che la Commissione aggiorni, per coerenza, le regole sulla protezione dei dati nell’ambito della decisione relativa a Schengen II. D’altra parte, è estremamente importante che le nuove leggi siano applicabili sia al SIS II che al VIS.
La risoluzione originata dalla sentenza della Corte di Giustizia del 30 maggio, che ha annullato le decisioni sul trasferimento di dati PNR agli Stati Uniti, non può prescindere da decisioni assunte nell’ambito del terzo pilastro, come il Commissario Frattini ha dichiarato lunedì scorso.
Tutto ciò rafforza l’idea che sia di importanza vitale e pressante adottare uno strumento legislativo che garantisca la protezione dei dati personali al di fuori del primo pilastro. Pertanto l’adozione della decisione quadro in questione non è solo urgente ma anche estremamente importante. Vorrei congratularmi con l’onorevole Roure per la sua relazione. Approvo gli emendamenti da lei presentati e che sono stati adottati dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Tali proposte chiariscono i principi e le garanzie che vorremmo fossero salvaguardati. Approvo anche la richiesta della relatrice di posticipare il voto sulla risoluzione finale fino alla prossima sessione plenaria.
Barbara Kudrycka (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, questa decisione quadro è indubbiamente necessaria. E’ necessaria per incrementare le opportunità di cooperazione tra le magistrature degli Stati membri. Ed è altresì necessaria per estendere l’ambito di applicazione della protezione dei dati personali, incrementando così i diritti dei singoli nell’ambito della cooperazione del terzo pilastro.
A seguito degli attentati terroristici che hanno sconvolto il nostro continente siamo consapevoli di quanto tale cooperazione sia importante. Sfortunatamente sembra non esserci ancora una fiducia sufficiente per quanto riguarda la cooperazione tra i sistemi giudiziari degli Stati membri. In molti casi tale atteggiamento è giustificato, in quanto il livello di protezione dei dati è spesso variabile. Tuttavia, se vogliamo creare uno spazio di giustizia, libertà e sicurezza e conseguire in futuro il riconoscimento reciproco delle sentenze, decisioni come la decisione quadro odierna sono del tutto imprescindibili.
La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha presentato emendamenti al progetto in esame che sicuramente lo renderanno migliore e più preciso, allineandolo a quanto già previsto in materia di protezione dei dati personali nell’ambito del primo pilastro. Non dobbiamo tuttavia dimenticare due questioni generali quando discutiamo di questo problema. Spero, e questo è il primo punto, che le regole in materia di protezione dei dati contenute nella decisione quadro saranno in linea con le misure di protezione dei dati adottate per l’applicazione del principio dell’accessibilità nel quadro della cooperazione disciplinata dal trattato firmato a Prüm.
D’altro canto, mi auguro che l’adozione dello strumento in esame significherà che l’Unione europea non avrà più alcun motivo di posticipare i lavori in vista dei pacchetti legislativi su VIS e SIS la cui adozione è particolarmente importante per i nuovi Stati membri.