Presidente. L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sugli episodi di violenza razzista e omofoba in Europa.
Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, consideriamo particolarmente importante la questione che stiamo affrontando in plenaria. Ogniqualvolta sono in pericolo la sicurezza e la dignità di un cittadino dell’Unione europea, siamo tutti in pericolo. Ne va della credibilità dell’Unione, dei suoi principi e delle sue Istituzioni.
Come si è detto con estrema chiarezza nel corso del dibattito di stamani, l’Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto. Questo principio è sancito dai Trattati costitutivi, e da allora è stato riaffermato in numerosi accordi istituzionali e atti giuridici. Dobbiamo pertanto considerare le azioni di violenza razzista o omofoba provocazioni dirette, e dobbiamo compiere passi decisivi per contrastarle.
Non dobbiamo permettere che i cittadini della nostra Unione si sentano estranei ad essa, né possiamo accettare che persone che vengono qui da altre regioni del mondo abbiano esperienze che sono in netta opposizione coni nostri valori.
Dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, l’Unione ha creato con direttive sulla parità di trattamento elaborate nel 2000 una serie di strumenti che mirano a prevenire, o meglio a combattere, in tutta l’Unione europea la discriminazione, sia essa dovuta, tra le altre cose, alle origini etniche, alla religione o all’orientamento sessuale.
Sulla base di queste due direttive, è stato istituito il programma d’azione comunitario per combattere le discriminazioni (2001-2006). In tal modo, l’Unione europea afferma con estrema chiarezza che nell’affrontare la questione non si limiterà ad approvare testi giuridici, ma adotterà misure globali al fine di attuare le politiche contro la discriminazione.
Le misure in questione si conoscono, perciò non occorre che le illustri nel dettaglio. Vorrei tuttavia sottolineare in modo particolare la grande importanza che noi tutti attribuiamo all’attività che l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia svolge in questo senso. Per coloro che occupano posizioni di potere politico, le sue ricerche offrono una base preziosa per le decisioni.
A questo proposito, vorrei proseguire parlando di una questione che ho già affrontato stamani. Riteniamo che sarebbe un giusto riconoscimento delle azioni a favore dell’uguaglianza e contro la discriminazione e il razzismo se creassimo un’apposita agenzia per i diritti fondamentali che si occupasse di tali problematiche. Compito dell’agenzia sarebbe garantire il rispetto negli Stati membri, in seno alle Istituzioni e agli enti ufficiali delle norme dell’Unione europea, norme che sono divenute parte dell’acquis comunitario. Non si tratta di condurre studi generali in merito ai diritti umani e di metterci in concorrenza con altre istituzioni, in particolare il Consiglio d’Europa. La questione, semmai, è che all’Unione occorre un’istituzione cui affidare l’incarico di attuare le misure decise in questa sede.
Ribadisco ciò che ho già detto stamani, ossia che a mio avviso la prevista agenzia per i diritti umani assolverebbe questo compito. La società civile i nostri concittadini la vuole e ne ha bisogno.
Sabbiamo che nell’ambito della lotta alle forme d’intolleranza, al di sotto del livello dell’Unione, vi è un gran numero di valide iniziative nazionali, sia pubbliche che private. Tali iniziative si sforzano di promuovere la consapevolezza, di avvicinare gruppi diversi al fine di eliminare i pregiudizi o, nel caso dei giovani, di utilizzare strumenti educativi per evitare l’insorgere di pregiudizi, cosa che mi pare particolarmente importante. Meritano il nostro pieno sostegno.
Laddove però si debba riconoscere che le iniziative concrete, l’istruzione e la consapevolezza non bastano a fermare la violenza o i suoi precursori l’intolleranza e l’istigazione gli Stati membri devono ricorrere a misure giuridiche al fine di proteggere i cittadini. Gli Stati dell’Unione europea hanno procedure penali perfettamente adatte ad affrontare le sfide poste dai modelli di comportamento razzisti e intolleranti.
La Presidenza austriaca del Consiglio ritiene che una decisione quadro europea sulla lotta al razzismo e alla xenofobia rappresenterebbe un segnale importante e un passo significativo verso il completamento degli strumenti europei pertinenti. I lavori riguardo a tale decisione quadro hanno avuto inizio nel 2001, benché vi siano ancora problemi a causa dei sistemi penali che si sono sviluppati negli Stati membri nel corso della storia. Lavorare in quest’ambito è arduo, e finora non si è raggiunto un risultato definitivo.
Alla luce della sfida grave e pericolosa rappresentata dalla violenza razzista e omofoba, occorre una leadership decisa da parte di chi detiene la responsabilità politica, soprattutto da parte della Presidenza del Consiglio. Ursula Plassnik, Presidente in carica del Consiglio, il sottoscritto e altri rappresentanti della Presidenza austriaca abbiamo tentato e tentiamo tuttora di offrire tale leadership. Per tale motivo il 21 marzo di quest’anno, nella quarantesima giornata internazionale per l’eliminazione del razzismo, Ursula Plassnik ha dichiarato, tra l’altro: “La battaglia mondiale contro il razzismo non è assolutamente vinta; anche nell’Unione europea non vi è motivo di autocompiacersi”.
In precedenza, il 17 marzo, nel corso di un evento relativo proprio a questo tema, io stesso ho aggiunto: “Il contributo degli enti locali e regionali alla protezione delle minoranze e alle misure contro la discriminazione è assolutamente indispensabile”. Ho inoltre richiamato l’attenzione sulla situazione della minoranza rom, spesso purtroppo bersaglio della discriminazione e della violenza razzista nell’Unione europea.
Il 5 maggio, che in Austria è la giornata nazionale contro la violenza e il razzismo, il Presidente in carica del Consiglio ha commemorato la liberazione del campo di concentramento di Mauthausen, nonché i cittadini di oltre 30 nazioni europee che sono stati condotti dai nazisti in quel luogo, dove sono stati umiliati, torturati e uccisi. Questo dovrebbe ricordarci dove portano l’intolleranza e il razzismo, e l’Unione europea deve assicurare che ciò non accada mai più.
Onorevoli deputati, desidero ringraziare di cuore l’Assemblea anche a livello personale, poiché mi occupo della questione da molti anni per aver inserito nel programma un tema di tale importanza, e desidero assicurarvi che il Consiglio apprezza moltissimo la vostra dedizione all’argomento e che vi offrirà la sua stretta collaborazione.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione si oppone per principio a ogni forma di razzismo e xenofobia e continuerà a lavorare con tutto il proprio impegno alla lotta contro tali fenomeni, come stabilito nel Trattato.
Oggi più che mai tale compito dev’essere prioritario a tutti i livelli: internazionale, europeo, nazionale e locale. La Commissione è tristemente delusa del fatto che gli Stati membri debbano ancora adottare la proposta di decisione quadro del Consiglio sulla lotta al razzismo e alla xenofobia che la Commissione stessa ha presentato nel 2001. Tale proposta mira a far sì che ogni forma di razzismo, tra cui quello di natura religiosa, sia perseguibile penalmente in tutti gli Stati membri. La Commissione invita nuovamente il Consiglio ad adottare la proposta senza mitigarne l’efficacia e si sta sforzando di riaprire il dibattito sulla proposta, la cui adozione sarebbe un importante passo avanti nella lotta alla criminalità razzista e omofoba. La Commissione si augura che il seminario sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia, organizzato con la Presidenza austriaca e l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (EUMC), che si svolgerà tra il 20 e il 22 giugno, porterà alla riapertura del dibattito in seno al Consiglio durante il semestre di Presidenza finlandese.
La decisione quadro non è l’unica iniziativa della Commissione per la lotta contro razzismo e xenofobia. Ad esempio, la Commissione sostiene il lavoro dell’EUMC raccogliendo dati sull’entità e lo sviluppo del razzismo nell’Unione europea. Il fatto che l’EUMC stia diventando un’agenzia per i diritti fondamentali non avrà conseguenze negative sulle attività attuali, poiché la lotta al razzismo e alla xenofobia resterà un obiettivo fondamentale del nuovo organismo. Al contrario, sono convinto che tale lotta e le nostre azioni verranno di fatto rafforzate. La Commissione si impegna altresì al fine di assicurare che gli Stati membri attuino in modo completo e corretto i regolamenti antidiscriminatori che sono stati adottati, e gestisce una serie di programmi e iniziative quali l’anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007), che contribuirà alla lotta al razzismo e alla xenofobia.
La Commissione si è impegnata a proseguire e a intensificare tali attività, ed è decisa ad ampliare i futuri sforzi per la lotta al razzismo e alla xenofobia. La Commissione, inoltre, è fermamente contraria a qualsiasi forma di omofobia, che è in contrasto con i principi su cui si fonda l’Unione europea. A tale proposito, è necessario sottolineare che la Carta dei diritti e delle libertà fondamentali vieta espressamente ogni forma di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale.
La Commissione desidera ricordare la dichiarazione che ha pronunciato in quest’Aula nel gennaio 2006. Nell’ambito dei propri poteri, la Commissione mantiene la propria posizione per quanto riguarda la lotta contro l’omofobia. Combattere la discriminazione è un elemento fondamentale di tale lotta, e l’Unione europea è già attiva in questo senso, ad esempio con l’adozione della direttiva 2078/CE. La Commissione è altresì consapevole che le misure legislative devono essere accompagnate da ulteriori iniziative che mirino a combattere efficacemente i comportamenti discriminatori, sprezzanti, stereotipati e umilianti. A tal fine, il contributo della Commissione si esprime anche attraverso campagne informative e iniziative quali l’Anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007).
Tutto considerato, la Commissione è convinta che l’Unione europea, il cui impegno per una maggiore solidarietà tra le nazioni ha radici profonde, deve dare l’esempio nella lotta alla discriminazione e deve avere un ruolo di guida nella lotta a ogni forma di razzismo, xenofobia e omofobia.
Onorevoli deputati, attendo la vostra discussione con interesse.
Patrick Gaubert, a nome del gruppo PPE-DE. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione europea si fonda su una comunità basata sui valori indivisibili e universali della dignità, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà umane.
Unendosi, i nostri paesi hanno deciso di sostenere e promuovere tali valori. Ciascun gruppo politico ha deciso di presentare una risoluzione per dar seguito alle dichiarazioni che abbiamo udito poc’anzi; io stesso ne ho elaborata una a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei.
Quasi ogni giorno abbiamo sotto gli occhi le prove che la battaglia contro l’intolleranza è tutt’altro che vinta. Avrei preferito affrontare l’argomento in modo diverso. E’ sconvolgente che si debba ancora affermare in pubblico che il razzismo nelle nostre società è intollerabile. In tempi recenti si sono avute varie aggressioni di stampo razzista, xenofobo, antisemita e omofobo nei nostri paesi, il che è inaccettabile e intollerabile.
Se in quanto cittadini dobbiamo rimanere vigili, in qualità di rappresentanti eletti dobbiamo mantenere salde le nostre posizioni e condannare energicamente tali comportamenti; restare in silenzio equivarrebbe ad accettare la situazione. Dobbiamo inoltre adottare leggi a protezione dei nostri concittadini in questo campo è essenziale la volontà politica e i paesi che non hanno promulgato leggi contro il razzismo e la discriminazione devono provvedervi.
Ribadirò ciò che ho detto ieri in quest’Aula e ciò che affermo da mesi in sede di commissione. Il Consiglio deve immediatamente smettere di bloccare la decisione quadro contro il razzismo e la xenofobia, altrimenti le belle parole e le buone intenzioni non serviranno a nulla. Ciascuno dei nostri governi deve dare l’esempio e proseguire questa lotta per l’uguaglianza, il rispetto verso gli altri e la tolleranza.
Per quanto riguarda la situazione attuale, purtroppo occorre constatare che stiamo assistendo a un aumento dei partiti di estrema destra in molti dei nostri paesi. Benché personalmente m’impegni con ogni mezzo in questa lotta, comprendo le ragioni per cui il mio gruppo non ha firmato il progetto comune, che resta aggrappato a posizioni ideologiche divenute obsolete. Tali paesi non verranno indotti a procedere lungo la strada del rispetto rigoroso dei valori comunitari dalla nostra condanna di qualsivoglia specifica situazione attuale.
E’ inaccettabile confondere casi singoli di aggressione perpetrati negli Stati membri che lottano contro il razzismo e l’omofobia con le posizioni estreme adottate apertamente da alcuni governi. Dobbiamo distinguere tra tali situazioni. E’ pericoloso trattare tutto alla stessa stregua. Dobbiamo distinguere questo problema dalla discussione relativa a qualsiasi causa particolare. La lotta al razzismo, alla xenofobia e all’omofobia non è questione di sinistra o di destra; è un fatto che dobbiamo accettare. Per questo motivo la risoluzione comune che domani verrà messa ai voti mi sembra un compromesso equilibrato.
In conclusione, deploro fortemente che il Parlamento sia riluttante a esprimersi all’unisono al riguardo. Si tratta di un’occasione perduta, perché so che questa è una lotta cui tutti noi, membri dell’Assemblea, partecipiamo.
(Applausi)
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando sono stato eletto deputato al Parlamento europeo 12 anni fa, non avrei ritenuto possibile che si dovesse svolgere ancora una volta un dibattito di questo genere.
Allora eravamo molto più avanti in Europa di quanto non siamo oggi. E’ un campanello d’allarme che indica che, nell’odierna Unione europea, dobbiamo affrontare la questione di come possiamo combattere e venire a capo dell’aumento di razzismo, antisemitismo, xenofobia e odio delle minoranze, siano esse di natura etnica, religiosa o sessuale.
Per questo motivo, in qualità di leader del gruppo socialista al Parlamento europeo, formulo una dichiarazione a nome di tutti i membri del nostro gruppo. La socialdemocrazia europea, i democratici cristiani in Europa, i conservatori, i liberali, le forze democratiche di sinistra e di destra, coloro che hanno visto nascere l’Unione europea sapevano perché doveva esserci una soluzione sovranazionale ai conflitti alla fine della prima metà del XX secolo.
Ripensiamo dunque ancora una volta al passato: quali motivazioni avevano? Che cosa aveva causato le catastrofi europee della Prima e della Seconda guerra mondiale, ma soprattutto, le catastrofi del fascismo e dello stalinismo? L’odio delle minoranze, un sentimento razzista di superiorità, l’esclusione di chi non si uniformava, dei disabili, di coloro che avevano un diverso orientamento sessuale, delle persone che potevano essere bollate come nemiche, al fine di incanalare lo scontento generale e rivolgerlo contro i capri espiatori, coloro che venivano da un altro luogo, che ci rubavano il lavoro. Non intendo ripetere tutto in questa sede, sono cose che sapete già.
Gli agitatori della prima metà del XX secolo sono stati questi individui animati da follia razziale e religiosa. E noi che cosa abbiamo fatto, invece? Una soluzione fondata sull’integrazione, su una comunione di valori e di leggi, e su diritti fondamentali per tutti: non importa quale sia la loro religione o se credono in Dio o meno, non importa qual è la loro razza o il colore della loro pelle; non importa da dove vengono, quali convinzioni hanno o non hanno, non importa come desiderano vivere le loro esistenze individuali, se sulla base della famiglia, da soli o in qualsivoglia forma di associazione, sta a loro decidere. Ciò che ci lega è che, nella nostra ricchezza, nella nostra superiorità, possiamo organizzare una società che dice “sì” a una comunità in cui ciascuno ha il proprio posto: cattolici e musulmani, protestanti ed ebrei, neri e bianchi, eterosessuali e omosessuali, capifamiglia e persone che vivono da sole.
Perché si dovrebbe fare della razza, dell’orientamento sessuale o del credo un argomento di dibattito politico, se non come mezzo per ottenere uno scopo, e cioè riuscire nei propri fini politici a spese di una minoranza. E’ quanto di più ributtante la storia europea abbia mai visto, ed è ciò che ha portato a tale inumanità. Non rivolgiamo la nostra critica ad alcun paese, perché purtroppo lo stesso fenomeno si incontra in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, non solo nei nuovi Stati membri, ma anche in quelli vecchi.
La critica che formuliamo in questa sede non è indirizzata ai popoli o agli Stati, ma al difetto intellettuale di coloro che diffondono tali ideologie, a prescindere dal luogo d’Europa in cui si trovano. Non hanno una collocazione in alcun luogo, né in alcuna società, e mi auguro che non l’abbiano neppure in quest’Aula!
(Applausi)
Sophia in ’t Veld, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, purtroppo questa discussione è invece tuttora necessaria. Nella risoluzione troverete un elenco di nomi di singole vittime, persone uccise solo per il colore della pelle o per l’orientamento sessuale. E’ una barbarie che questo accada nel XXI secolo in Europa e dovremmo vergognarcene. D’altro canto sono orgogliosa di appartenere a quest’Assemblea, che si oppone a simili atti di barbarie.
L’intolleranza è in aumento ovunque, e il mio paese non fa eccezione in questo senso. Pertanto accolgo con favore tutte le manifestazioni di massa che abbiamo visto in tutta Europa a favore della tolleranza e dell’uguaglianza e, in tempi recentissimi, il corteo per l’uguaglianza a Varsavia, che ha riscosso grande successo. Mi ha fatto molto piacere prendervi parte.
La tolleranza, la lotta alla discriminazione e l’uguaglianza non sono questioni nazionali, interne. L’Unione europea è innanzi tutto una comunità di valori, e se siamo una comunità di valori, dobbiamo discutere di tali questioni a livello europeo e non accetteremo che gli Stati membri si nascondano dietro l’argomentazione della sussidiarietà, perché si tratta solo di un pretesto. Come ho detto nel corso del dibattito di ieri sera, all’Unione europea occorre una strategia ambiziosa per diventare il campione mondiale dei diritti umani. Dobbiamo essere ambiziosi in quest’ambito esattamente quanto lo siamo quando si tratta di economia e di temi quali la strategia di Lisbona.
Non dobbiamo piangere lacrime di coccodrillo: dobbiamo agire. Non dobbiamo essere timidi e riluttanti quando si tratta di intervenire in problemi che emergono negli Stati membri. Pertanto sono molto lieta di sentire che il Consiglio accelererà i lavori in merito alla decisione quadro e all’agenzia per i diritti fondamentali.
Vorrei rivolgermi a livello molto personale al Presidente in carica del Consiglio, chiedendo che si riconoscano gli omosessuali come vittime del regime nazista. Se ne è parlato in precedenza in seno all’Assemblea. Mi fa anche piacere sentire che la Commissione è disposta ad avviare procedure per inadempimento e che sta prendendo in considerazione una direttiva orizzontale.
In conclusione, non dobbiamo esitare a utilizzare uno strumento a nostra disposizione, cioè l’articolo 7, nel caso in cui uno Stato membro o il governo di uno Stato membro non osservi i principi dell’Unione europea.
Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, accolgo con favore le dichiarazioni forti che abbiamo ascoltato dal Consiglio, dalla Commissione e dai miei colleghi in seno all’Assemblea, e mi auguro che altri politici siano altrettanto chiari ed espliciti nel condannare razzismo, xenofobia, antisemitismo, omofobia e altri discorsi e crimini di odio.
Come si è già detto oggi pomeriggio, in questa risoluzione vi è un triste elenco, che però non è completo. Avremmo potuto aggiungere le tragiche uccisioni di giovani avvenute di recente nel Regno Unito, ed è chiaro che nessuno Stato membro dell’Unione è immune da tale odio. Non credo però che dovremmo cercare di eliminare i nomi dei paesi dalle risoluzioni.
Questa settimana abbiamo assunto una posizione molto coraggiosa in merito a Guantánamo; penso che dobbiamo fare altrettanto quando ci apprestiamo a esaminare ciò che accade all’interno degli Stati membri e che dobbiamo mettere assolutamente in chiaro altresì che non intendiamo tollerarlo. E’ molto facile essere coraggiosi con i paesi terzi, ma è molto più arduo esserlo, sotto certi aspetti, con il proprio, il che, a mio avviso, è vergognoso.
Le persone sul suolo europeo hanno il diritto di vivere libere dalla violenza; hanno il diritto di vivere in pace, cosa che ritengo incontestabile. La risposta politica dei governi e delle altre Istituzioni agli attacchi razzisti e omofobi è cruciale e invia segnali molto forti.
Sono state necessarie diverse morti nel Regno Unito, e una in particolare, affinché i servizi di polizia si accorgessero di essere istituzionalmente razzisti e si accingessero a cambiare. E’ ancora uno sforzo lungo e lento, ma si stanno facendo progressi. Se dobbiamo parlare chiaro, dobbiamo anche essere critici nei confronti di alcuni dei nostri media, che sono altresì determinati, a mio avviso, a seminare odio anziché informazione e integrità.
(Applausi)
Vittorio Agnoletto, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, i continui attacchi omofobi in Europa sono sintomo di un’emergenza democratica che questo Parlamento deve affrontare, soprattutto se si verificano in paesi membri dell’Unione europea come la Polonia.
Il governo di estrema destra polacco, che reprime i diritti civili della comunità omosessuale, deve sapere che tali comportamenti sono incompatibili con l’appartenenza all’Unione stessa. L’ultimo Gay Pride di Varsavia è stato autorizzato solo grazie alle pressioni europee. Sappia la Polonia che, se gli attacchi omofobi dovessero continuare, il mio gruppo non esiterà a chiedere eventuali sanzioni politiche per violazione dell’articolo 7 dei Trattati costitutivi e dei principi democratici fondamentali dell’Unione.
Urge inoltre che la decisione quadro del 2001 sul razzismo e la xenofobia venga estesa anche al reato di omofobia, categoria giuridica già esistente in Francia e in Belgio.
Guardo con sconcerto all’immobilismo della Presidenza austriaca su questi temi e mi chiedo se non sarà dovuto al fatto che il partito neofascista di Haider fa parte del governo di Vienna. Sfido il Consiglio qui presente a dire qualcosa al riguardo. Spero pertanto che la Presidenza finlandese dia uno slancio di civiltà a questa Europa in preda a nuovi e pericolosi fantasmi.
Wojciech Roszkowski, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, la giustizia esige ragione e prudenza. Perciò se razzismo, xenofobia, antisemitismo e disprezzo per i musulmani o i cristiani sono deplorevoli fatti quotidiani in taluni paesi europei, dobbiamo fare molta attenzione quando confrontiamo e generalizziamo tali fenomeni nel corso del dibattito politico. Altrimenti è possibile che otteniamo l’opposto di ciò che volevamo e contribuiamo ad aggravare anziché attenuare il conflitto.
La proposta di risoluzione sul razzismo e l’omofobia contiene troppe contraddizioni e generalizzazioni ingiustificate, il che può avere proprio un simile effetto. Non è corretto gettare il razzismo e la cosiddetta omofobia e islamofobia nello stesso calderone. Così si mescola la vera discriminazione su basi razziali o religiose con un’opposizione all’ideologia, il che è giustificato nel discorso politico democratico. La collega liberale dei Paesi Bassi è piuttosto modesta quando si tratta di valutare la tolleranza nel suo paese. Di recente vi è stato riconosciuto legalmente un partito politico pedofilo, e vorrei chiedere: quanto oltre si spingerà la tolleranza in tale paese? I postcomunisti che parlano con tanta libertà in questa sede farebbero meglio a guardare i propri trascorsi di tolleranza invece di prendersela con la Polonia.
E’ grottesco che la risoluzione contrapponga il rammarico per la mancanza di dati confrontabili in merito ai fenomeni summenzionati e i giudizi generici circa i paesi in cui si manifestano. Perché il Parlamento dovrebbe rendere pubblico il fatto di aver lavorato in modo approssimativo in questo progetto superficiale di un documento tanto importante, se da molti anni affrontiamo tali fenomeni in seno alle commissioni del Consiglio d’Europa? Ratificando i paragrafi 1, 3, 4 e 11 nella versione attuale, il Parlamento perderebbe solo credibilità nella lotta al razzismo e alla discriminazione.
Vorrei rivolgermi a tutti coloro che tra voi sono animati da un’autentica preoccupazione per la giustizia affinché evitino i falsi paragoni e le generalizzazioni ingiustificate.
Bogdan Pęk, a nome del gruppo IND/DEM. (PL) Signor Presidente, questo è un giorno importante per il Parlamento europeo, perché il presente dibattito, e soprattutto la risoluzione che potenzialmente ne risulterà, potrebbero creare una nuova tendenza nella giusta lotta contro ogni genere di razzismo e di persecuzione delle minoranze. Tuttavia, per l’amor di Dio, non permettiamo che divenga un’altra arma nella lotta politica condotta dalla sinistra e dai liberali europei contro i partiti politici che propendono a destra e i paesi in cui i partiti di destra sono arrivati al potere.
Protesto fermamente contro la formulazione proposta al paragrafo 4 della risoluzione, che rivolge pesanti e ingiustificate accuse contro il mio paese. Si tratta di accuse terribilmente gravi da un punto di vista morale e politico, che comprendono xenofobia, antisemitismo, omofobia e mancanza di tolleranza in Polonia.
Mille anni di storia polacca provano di certo al di là di ogni dubbio che la Polonia è il paese più tollerante d’Europa. E’ un paese che non permetterà mai che il proprio buon nome venga trascinato nel fango impunemente.
Protestiamo contro le menzogne e l’ipocrisia della sinistra.
Maciej Marian Giertych (NI). – (PL) Signor Presidente, l’onorevole Schulz, insieme ai suoi colleghi socialisti, si è unito alle fila dei postcomunisti polacchi nel protestare per il destino degli omosessuali in Polonia. E’ a conoscenza di qualche caso d’intolleranza verso gli omosessuali? Se così non è, perché tutte queste proteste?
A quanto risulta, un membro della Lega delle famiglie polacche ha invocato l’uso della violenza contro gli omosessuali. Tale accusa è ora oggetto di una denuncia presentata dallo stesso individuo contro il giornale che ha pubblicato l’affermazione. Il Parlamento si renderebbe ridicolo se dovesse protestare contro una dichiarazione che non è mai stata rilasciata. Innanzi tutto dobbiamo verificare i fatti. Ha detto che la polizia deve evitare che si svolgano manifestazioni illegali, se necessario con la forza. Quando i postcomunisti erano al potere, i cortei illegali di omosessuali venivano protetti dalla polizia. Ora non è più così. Abbiamo un governo deciso a mantenere l’ordine.
Sì, siamo contrari alla promozione dell’omosessualità in Polonia. Siamo contrari alla promozione di comportamenti immorali. La nostra opinione di ciò che è o non è moralmente accettabile differisce nettamente da quella dell’onorevole Schulz.
Farebbe meglio a combattere l’intolleranza nel proprio paese. Sono abbastanza vecchio da ricordare l’intolleranza tedesca verso i polacchi nel corso della Seconda guerra mondiale. Oggi vi sono ancora esempi di deplorevole intolleranza in Germania.
Bogusław Sonik (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, appoggio quanto dichiarato dall’onorevole Gaubert, mio collega del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, secondo cui l’Assemblea si è fatta sfuggire l’opportunità di esprimersi all’unisono e di sostenere la risoluzione da lui elaborata. Tale documento pone in evidenza il tipo di meccanismo che andrebbe introdotto in seno all’Unione europea: monitoraggio costante dei crimini razzisti, introduzione di una direttiva quadro e creazione di un’agenzia per i diritti fondamentali prima possibile. Queste dovrebbero essere le priorità del nostro dibattito e della risoluzione, non gettare fango contro determinati paesi ed episodi, come sembra stia accadendo in questa sede.
L’Unione europea sta cercando di promuovere gli standard più elevati per i diritti umani. Questo è lo scopo dell’agenzia per i diritti fondamentali di imminente istituzione. L’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia con sede a Vienna pubblica già una relazione annuale su razzismo e xenofobia nell’Unione europea. Vale la pena di esaminare la relazione del 2005. Al capitolo 5, relativo a violenza e reati di matrice razzista, vi è una valutazione della situazione nei 25 Stati membri. Che cosa possiamo dedurre da tale testo? In quattro paesi europei, tra cui l’Italia, onorevole Agnoletto, vi sono lacune nell’accessibilità al pubblico dei dati ufficiali circa i casi di crimini e violenza razzisti.
Tra i nuovi Stati membri, afferma la relazione, Repubblica ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia raccolgono dati ufficiali in materia di violenza e reati di matrice razzista su scala più ampia rispetto ad altri paesi. Non abbiamo un sistema europeo unificato per registrare tali crimini, il che rende difficile la realizzazione di analisi comparative del fenomeno. Nel Regno Unito, grazie a un efficiente sistema di registrazione di questi dati statistici, sono stati registrati più di 52 000 incidenti a sfondo razzista, in Germania ne sono stati registrati 6 400, in Francia 1 565 e nella Repubblica ceca 209. Tale disparità dimostra quanto sia importante introdurre un sistema di monitoraggio unificato.
Leggiamo che la maggioranza dei 25 Stati membri dell’Unione europea ha recepito la direttiva antidiscriminazione nei propri contesti nazionali. Nel luglio 2000 sono state presentate alla Corte di giustizia denunce contro quattro paesi, tra cui la Germania, onorevole Schulz, per non aver rispettato gli obblighi relativi alle direttive sull’uguaglianza razziale.
Martine Roure (PSE). – (FR) Signor Presidente, oggi è nostro dovere prendere posizione, dichiararci contrari a questo ritorno all’odio, alla xenofobia e all’omofobia. In tutta Europa assistiamo con orrore ad atti odiosi e sentiamo parole di disprezzo e incitamenti alla violenza. Ribadisco: in tutta Europa. Pertanto è nostro dovere dire “basta”, che non tollereremo oltre questi atti di violenza, che questi comportamenti orribili sono contrari ai nostri valori e alle fondamenta su cui abbiamo costruito la nostra Europa.
Dobbiamo porre fine, una volta per tutte, ai reati di matrice razzista, xenofoba e omofoba, siano essi contro un uomo o una donna perché è di colore, contro un giovane perché è ebreo o nordafricano o contro una donna perché è transessuale. E’ nostro compito essenziale ridurre al silenzio tutti coloro che predicano questa vile ideologia. Sappiamo tutti dove conduce: all’abisso e all’orrore.
Dobbiamo inoltre mantenere salde le nostre posizioni contro le incitazioni all’odio espresse dai leader polacchi contro gli omosessuali. A tale scopo, mi compiaccio della tolleranza e della gioia di vivere insieme dimostrata dai cittadini polacchi in occasione del Gay Pride di Varsavia.
Questo è il mio appello solenne: prendiamo posizione, perché sono tempi duri. Basta contare le risoluzioni che abbiamo adottato al riguardo con scarsi risultati, perché la situazione è solo peggiorata. Ora dobbiamo passare all’azione. Gli Stati devono mobilitarsi contro l’odio che riemerge sul proprio suolo. L’Unione deve riconoscere la gravità della situazione e rendere prioritaria questa lotta. Non potremo dire, in futuro, che non sapevamo che cosa stava accadendo. E’ adesso che dobbiamo agire, tutti insieme, con urgenza e senza indugio. Vorrei pertanto rivolgermi agli Stati membri affinché raggiungano un accordo sulla decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia quanto prima. E’ giunta l’ora di agire.
Frédérique Ries (ALDE). – (FR) Signor Presidente, abbiamo un’altra risoluzione che condanna gli atti di razzismo, antisemitismo e omofobia, risoluzione purtroppo giustificata dati i livelli straordinari e allarmanti di odio e intolleranza cui assistiamo da alcuni anni nell’Unione europea.
Si tratta di fatti orrendi che sono stati citati dai precedenti oratori: gli attacchi razzisti – tutte le forme di razzismo considerate insieme – stanno aumentando in modo drastico. L’articolo 2 della proposta di risoluzione comune cita i più recenti: ad Anversa, il 12 maggio 2006, Oulemata Niangadou è stata uccisa perché nera, insieme alla piccola Luna cui badava. In Francia, Ilan Halimi è stato rapito, torturato e ucciso perché ebreo.
Potremmo stare giorni interi a discutere le cause di tali atti di barbarie. La prima, a mio avviso, è la banalizzazione delle argomentazioni. Vi sono coloro che usano l’argomentazione “non gettiamo benzina sul fuoco”. Vi sono quelli che predicano l’infame “ricerca della pace sociale”. Vi è inoltre una certa cultura del silenzio, che accresce il senso d’impunità percepito dai perpetratori di tali atti di xenofobia, e soprattutto vi sono argomenti che infiammano gli spiriti.
Illustrerò un esempio concreto, benché ve ne siano altri, di tale diffusa tendenza a ricorrere a banalizzazioni che paralizzano le persone e impediscono alle autorità pubbliche di intervenire tempestivamente. Nel 2004, in Francia, il comitato consultivo per i diritti umani ha affermato che l’antisemitismo era la causa di metà delle aggressioni fisiche e verbali del paese. Ciononostante, ci sono voluti due anni e l’assassinio di Ilan Halimi perché i francesi comprendessero che in alcuni quartieri viene esibita con orgoglio una cultura dell’antisemitismo, da parte di una minoranza, è vero, ma una minoranza attiva e particolarmente indottrinata. Due anni di troppo, due anni che si sarebbero dovuti passare a parlare apertamente, a condannare, a integrare e ad avvicinare le persone.
E’ mia abitudine concludere in tono ottimistico. Potrei ad esempio citare il considerando I e dire che dobbiamo lavorare a istruire i cittadini al rispetto degli altri, al dialogo e alla tolleranza. E’ un dovere evidente e indispensabile: la conoscenza allo scopo di riconoscere l’altro in tutta la sua ricchezza e differenza.
In conclusione, signor Presidente, vorrei dire che, al fine di contenere la crescita del razzismo, dobbiamo innanzi tutto, parafrasando Albert Camus, osare chiamare le cose con il loro nome, dobbiamo individuare chi le provoca e avere il coraggio di guardare in faccia la verità.
Bairbre de Brún (GUE/NGL). – (L’oratore ha parlato in irlandese) (EN)
La mia circoscrizione elettorale nel nord dell’Irlanda è stata scenario di numerose aggressioni violente alle comunità provenienti da altri Stati membri e da territori più lontani, nonché di un corrispondente livello di violenza omofoba. Sperimentiamo inoltre continui attacchi settari, quale il recente omicidio di un quindicenne cattolico, Michael McIlveen.
E’ assolutamente indispensabile che il Consiglio ora adotti la decisione quadro del 2001 sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia. Vorrei ribadire gli appelli alla Presidenza finlandese affinché riprenda con estrema urgenza i lavori al riguardo e, come abbiamo sentito oggi, al Consiglio affinché adotti le decisioni senza mitigarne l’effetto. I governi nazionali e le altre Istituzioni devono reagire in modo adeguato.
(L’oratore ha proseguito in irlandese)
Eoin Ryan (UEN). – (EN) Signor Presidente, credo sia importante che tutti cogliamo questa occasione per porre l’accento sul deplorevole aumento del razzismo alle partite di calcio in Europa.
La FIFA, la federazione internazionale che disciplina il calcio, ha affermato che di recente si è verificato un aumento improvviso dei comportamenti discriminatori verso i tifosi e i giocatori neri, escalation che si collega perfettamente con l’acquisto di giocatori provenienti dall’Africa e dall’America latina da parte di molti club europei. La FIFA ha dichiarato che si osserva una deplorevole tendenza all’aumento delle aggressioni di matrice razzista in Europa. Questo non accade in un singolo paese, ma ovunque. E’ increscioso che si scelga un solo luogo o paese per illustrare il fenomeno.
Gli episodi di razzismo di cui sono state scenario le partite di calcio europee comprendono i seguenti atti: versi scimmieschi, canti derisori, esibizione di striscioni che riflettono idee neofasciste e lancio di bucce di banana sui campi di calcio. In tutto, più di 30 milioni di spettatori televisivi dovrebbero assistere ai campionati mondiali appena iniziati.
Accolgo con favore il fatto che la FIFA intenda usare i mondiali quale occasione per dare un giro di vita agli atti di razzismo alle partite di calcio in Europa. Intende compiere numerosi interventi, che non elencherò per motivi di tempo. Reputo tuttavia importante che il Commissario per lo sport, Jan Figel’, la Presidenza finlandese, l’Unione europea e il Parlamento nei prossimi mesi valutino con attenzione come si possa porre l’accento su tale esecrabile tendenza.
Credo inoltre che i giocatori abbiano un ruolo importantissimo al riguardo. Sono molto influenti nei confronti dei tifosi e possono avere effetti enormemente positivi nel far sì che le persone pongano termine a simili comportamenti.
(Applausi)
Urszula Krupa (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, il razzismo nasce dal fatto che alcune persone vogliono dominarne altre perché convinte della propria superiorità.
La violenza razzista e le altre forme di discriminazione dovute all’estrazione sociale, all’età avanzata, alla malattia o alla religione non si possono combattere utilizzando metodi razzisti, soprattutto in seno al Parlamento europeo. Per questo motivo protesto fermamente contro la diffamazione della Polonia, dei polacchi e dell’emittente Radio Maria, aumentata soprattutto da quando la destra è salita al governo. La destra è stata osteggiata in modo feroce dai socialisti liberali internazionali che, avendo in pugno la stampa mondiale, macchiano il buon nome dei polacchi, accusandoli di xenofobia, antisemitismo e omofobia semplicemente per il fatto che la maggioranza dei miei compatrioti crede in Dio e sostiene valori tradizionali.
La perfida menzogna diffusa dai media anticattolici è che la Santa Sede abbia rivolto presunte critiche a Radio Maria. Tale radio è l’unico mezzo di comunicazione indipendente in Polonia con un pubblico mondiale, cosa che auspicherei per tutti i media, che rispetti le verità di fede, difenda la vita e la vera libertà e promuova la verità, la dignità umana e i diritti umani.
La Polonia era ed è uno dei paesi più tolleranti, dove da molti secoli vengono accolti coloro che vengono perseguitati in altri paesi. Per questo motivo adottare la risoluzione che afferma la presenza in Polonia di antisemitismo, xenofobia, razzismo o omofobia sarebbe uno scandalo e indicherebbe la presenza di razzismo e xenofobia in seno al Parlamento europeo.
In quanto cattolici polacchi, ci sentiamo offesi da tali insulti, nonché discriminati, e non per la prima volta. Si tratta di qualcosa che non dovrebbe accadere, soprattutto in seno al Parlamento europeo, che si vanta di osservare i principi di tolleranza, democrazia, rispetto della diversità e libertà di credo.
(Applausi)
Frank Vanhecke (NI). – (NL) Signor Presidente, innanzi tutto, naturalmente, vorrei unirmi alla condanna netta e senza riserve di ogni forma di violenza. In effetti dobbiamo essere severi con tutti i perpetratori di violenza, a prescindere dalla loro provenienza. Questo è incontestabile.
In secondo luogo, vorrei però sottolineare altresì che la violenza perpetrata da individui isolati non deve mai condurre a una caccia alle streghe nei confronti di persone o partiti che non hanno nulla a che vedere con tale violenza e che, utilizzando esclusivamente mezzi pacifici, richiamano l’attenzione sugli enormi problemi dell’immigrazione, un fenomeno dalle proporzioni decisamente troppo ampie e che è cresciuto, di fatto, sfuggendo totalmente a qualsiasi controllo.
In terzo luogo, vorrei aggiungere che ancora una volta l’Assemblea mostra scarsi segni di buon senso. La risoluzione comune che domani verrà messa ai voti non vale semplicemente la carta su cui è scritta per via delle sue grottesche esagerazioni e del fatto che mescola la violenza da un lato e le critiche legittime a un’irrealizzabile società multiculturale dall’altro. A causa del suo vero e proprio appello a limitare ulteriormente la libera espressione delle opinioni, è altresì antidemocratica in modo preoccupante.
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, mi è capitato di vedere e sentire forme indistinte di omofobia, alla televisione e altrove, ma ascoltando le parole che alcuni colleghi polacchi hanno pronunciato oggi in quest’Aula, soprattutto gli onorevoli Roszkowski, Pęk, Giertych e Krupa, vi riconosco proprio l’omofobia! E’ un fatto assolutamente incredibile!
(Applausi)
Sono lieto di avere molti ottimi, giudiziosi e razionali amici polacchi, perché se quella è la storia liberale, allora per carità di Dio non voglio sapere che cos’è il conservatorismo di destra!
Me ne dispiace. A mio avviso tale risoluzione concerne quattro elementi. Riguarda la lotta al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’omofobia.
Innanzi tutto, abbiamo già visto una risoluzione sull’omofobia, firmata da tutti i partiti politici, cosa di cui mi compiaccio davvero molto.
In secondo luogo, è chiaro che in Europa la violenza razzista è aumentata e che non possiamo limitarci a stare a guardare. Abbiamo bisogno di azione. Abbiamo bisogno di azione da parte della Commissione, come ha affermato l’onorevole in ’t Veld, e abbiamo bisogno di azione, come molti hanno detto, da parte della Presidenza finlandese.
La mia terza e ultima considerazione è che quando sono venuto qui ho pensato che la risoluzione non dovesse riportare il nome di alcun paese o partito politico. Sto ancora sforzandomi di pensare che non debba farlo, ma se qualcuno voleva inserirvi la Polonia, credo che, dopo aver ascoltato la discussione, non vi sia alcun dubbio sul motivo. Poiché sono un grande amico della Polonia, penso ancora che non vada citata.
(Applausi)
Józef Pinior (PSE). – (PL) Signor Presidente, la storia europea assegna una responsabilità particolare ai politici, alle chiese e alla società civile per quanto riguarda la tutela della tolleranza e dei diritti umani. Una responsabilità che grava in modo particolare sui governi degli Stati membri dell’Unione europea, che dovrebbero vegliare sui diritti sanciti dal Trattato sull’Unione.
Purtroppo alcune, ripeto alcune azioni dell’attuale governo di Varsavia, specialmente quelle legate alla Lega delle famiglie polacche, diffondono intolleranza e omofobia. Il vice Primo Ministro nonché ministro dell’Istruzione, Roman Giertych, ha licenziato il direttore del Centro nazionale di formazione degli insegnanti in servizio per aver pubblicato una guida ufficiale del Consiglio d’Europa dal titolo: Compass: manuale per l’educazione ai diritti umani con i giovani. Il vice Primo Ministro ha asserito che il testo, cito dalla stampa, “incoraggia le scuole a tenere incontri con le organizzazioni omossessuali”. Roman Giertych sta valutando l’eventualità di chiudere tale istituzione, che esiste dal 1991 e che in Polonia è un ente importante, responsabile dell’elaborazione e dell’attuazione di programmi educativi basati su valori umanistici.
Fortunatamente tali azioni del governo hanno sollevato la reazione di un’altra parte della società polacca. 140 000 persone hanno firmato una petizione su Internet che chiede la destituzione del ministro dell’Istruzione. Insegnanti e allievi stanno protestando e si sta delineando una nuova società civile.
Mojca Drčar Murko (ALDE). – (SL) Abbiamo definito l’omofobia una paura irrazionale della diversità, un timore di qualcosa che non si conosce bene o che non si vuole conoscere. Opporsi all’omosessualità è semplicemente una forma d’opinione fondata su un pregiudizio radicato. Nasce da radici comuni al razzismo, alla xenofobia, all’odio verso persone di diverse opinioni e religioni, e ad altre fobie.
Nel caso dell’omofobia, ciò che abbiamo di fronte è una forma tradizionale di pregiudizio, spesso istigata dai media e di cui abusano i politici populisti. Si manifesta con un ampio spettro di azioni, dai discorsi di incitamento all’odio contro chi è diverso agli inviti alla discriminazione contro i singoli e all’effettiva disuguaglianza in ambito legislativo. Talvolta questi politici possono contare su un diffuso consenso, soprattutto quando scelgono di collegare l’omofobia allo sciovinismo nazionalistico, al fervore religioso, al disprezzo delle minoranze etniche e così via.
Poiché tali idee possono alimentare il fuoco dell’odio, soprattutto in aree economicamente svantaggiate, è nostro dover metter in guardia dall’illegittimità dell’omofobia e degli atti di razzismo. Eliminare il pregiudizio è però solo uno degli obiettivi nell’educazione dei cittadini alla tolleranza verso chi è diverso e può integrare altri tipi di educazione al comportamento tollerante. Il Parlamento europeo può individuare i pericoli dell’omofobia e denunciarne gli artefici, ma da ultimo sono i singoli Stati membri ad avere la responsabilità di intraprendere misure intese alla sua repressione.
Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL). (EL) Signor Presidente, purtroppo i casi di razzismo e violenza sono in aumento, sia per intensità che per frequenza, non solo in Polonia, ma anche, disgraziatamente, in tutta Europa. Dobbiamo condannare i vari crimini razzisti, ma, alla luce delle due passate risoluzioni e dell’attuale normativa comunitaria, questo non basta.
La legislazione e le pratiche amministrative quotidiane dei vari Stati membri favoriscono a tal punto l’intolleranza e la discriminazione che si può parlare di razzismo istituzionalizzato. Gli Stati membri devono adottare misure pratiche per combattere il razzismo. Chi influenza l’opinione pubblica non deve creare un clima di razzismo. Va incoraggiato il perseguimento dei gruppi che alimentano il razzismo. Il razzismo è un problema dalle molte sfaccettature e dimensioni. Per questo motivo occorrono misure composite per combatterlo, misure che mirino sia a prevenire che a curare. Dobbiamo combattere sia le percezioni razziste che l’esclusione sociale che favorisce la diffusione del razzismo.
Jan Tadeusz Masiel (NI). (PL) Signor Presidente, dovremmo cogliere l’occasione e, riconoscendo nel contempo l’aumento di razzismo, xenofobia, omofobia o ogni altro genere di oppressione, evitare di porre prematuramente fine alla discussione dicendo che non dovrebbe nemmeno svolgersi. Dobbiamo invece riflettere sulle ragioni di tale crescita, perché è questo tipo di riflessione che è mancata in seno all’Assemblea.
Vi sono numerosi gruppi, diversi da quelli menzionati oggi, che vengono oppressi a loro volta. Ritengo che tutti gli europei dell’Unione vengano oppressi dal fatto che si impone loro l’allargamento nella forma dell’adesione della Turchia all’UE. Altro gruppo oppresso è quella parte della società che ha una mentalità cristiana tradizionale, che non ha nulla contro gli omosessuali, ma che è sconvolta dai loro cortei. Perché sono necessari i cortei? Anch’essi sono una forma di oppressione.
Michael Cashman (PSE). (EN) Signor Presidente, mi rattrista ciò che ho sentito dire oggi pomeriggio dai nostri colleghi polacchi della Lega delle famiglie polacche e del partito “Legge e Giustizia”. Li ho sentiti parlare di promuovere l’odio, la discriminazione, il male. Abbiamo sentito addurre a motivazione o a scusa i concetti di famiglia e religione. Non vi è motivo né giustificazione per la promozione dell’odio.
Ho sentito parlare di valori tradizionali. Quale valore c’è nello sminuire le vite di esseri umani come tutti gli altri? Nessuno. Quest’Assemblea è sorta sulle ceneri della Seconda guerra mondiale. Quando è stata costruita abbiamo promesso solennemente che nessuna minoranza avrebbe mai più fatto da capro espiatorio. Manteniamo questa convinzione e la difenderemo.
Mi trovavo a Varsavia in occasione del corteo che il vostro governo ha tentato di vietare. Vorrei dirvi che l’accoglienza che abbiamo ricevuto da quegli onesti e comuni cittadini mi ha dato conferma del fatto che i vostri due partiti non rappresentano gli uomini e le donne onesti e comuni della Polonia!
(Vivi applausi)
Sarah Ludford (ALDE). (EN) Signor Presidente, l’azione comunitaria è viziata da una lacuna immensa e ingiustificabile. I nostri cittadini devono sentirsi molto disorientati. Da una parte abbiamo leggi valide e una nuova strategia per vietare la discriminazione contro le persone in quanto lavoratori dipendenti e consumatori.
L’Unione europea, tuttavia, non riesce a bandire i reati di odio contro le persone in quanto tali. Non riesce a liberare la sicurezza dalla paura, anche se parliamo molto di creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Stamani il Presidente Barroso ci ha ingiunto di essere orgogliosi dell’Europa e dei suoi valori. Perché, dunque, manca l’azione contro i crimini di odio, se gli Stati membri possono accettare sanzioni penali per i reati d’inquinamento? Si tratta di compiacenza? Ignoranza? Mancanza di volontà politica?
Mi auguro di non sentire più la pomposa retorica di un’Europa di valori fintanto che i nostri leader si rifiutano di agire. I deputati al Parlamento europeo, compreso, con mio grande piacere, l’onorevole Gaubert del gruppo PPE-DE, sono concordi nel chiedere tale azione.
Vorrei dire all’onorevole Roszkowski che la sua menzione dei pedofili nell’ambito dell’orientamento sessuale è profondamente fuori luogo e vergognosa. Nulla indica che la pedofilia sia maggiormente diffusa, in proporzione, tra gli omosessuali; per la verità, probabilmente è vero il contrario.
Kader Arif (PSE). (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui per elaborare una risposta comune all’aumento della violenza razzista, antisemita e omofoba nei nostri Stati, e al suo corollario, la formulazione sempre più frequente di opinioni di estrema destra.
E’ nostro dovere ribadire giorno dopo giorno il messaggio che dobbiamo combattere ogni forma di odio e discriminazione fondata sull’origine etnica, la razza, la religione o l’orientamento sessuale: un dovere di tolleranza, un dovere da insegnare ai nostri figli, un dovere di memoria nei confronti della storia. Sarebbe la prova del nostro impegno totale per i diritti umani. L’orrore non è mai lontano. Di recente eventi tragici hanno scosso le nostre coscienze e i nostri cittadini. Non molto tempo fa una guerra mondiale fondata sull’odio per l’altro ha devastato il nostro continente. Dobbiamo ricordarci sempre che l’Europa è nata da quelle amare ceneri, sulla base dei valori di pace e tolleranza.
Non possiamo ammettere debolezze o concessioni, nemmeno in seno al Palamento. Ci occorrono risposte forti, dobbiamo rafforzare gli strumenti giuridici e applicare con rigore quelli già esistenti. E’ indispensabile rilanciare i lavori che mirano all’adozione della decisione quadro del Consiglio. Dobbiamo essere decisi e dare l’esempio, poiché questo è ciò che c’impongono i nostri valori. In risposta ai colleghi polacchi: è possibile credere in Dio senza essere omofobi.
Claude Moraes (PSE). (EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, se si è stati oggetto di violenza razziale o omofoba non lo si scorderà mai. Quando i miei genitori sono giunti nell’Unione europea dall’India, non siamo stati accolti a braccia aperte: abbiamo subito con regolarità insulti e violenza razziali. Non lo si dimentica più una volta che è successo.
Vorrei dire ai colleghi polacchi e a chiunque altro dubiti che oggi, in quest’Aula, si possa intervenire, che invochiamo l’azione. La decisione quadro del Consiglio è al centro della risoluzione. A quei colleghi che non sono d’accordo sul fatto di nominare i singoli, desidero far presente che sono d’accordo, perché si tratta di una tragedia profondamente personale che non si scorda più.
Vorrei tuttavia dire alla Presidenza austriaca che può far sì che questo accada. Il progetto è stato accantonato così tante volte, ma alle aggressioni di matrice razzista si può trovare una soluzione, le pene si possono aumentare, si può inviare un segnale politico. Così si fermerà l’odio? No. Ma avete parlato di leadership, ed è leadership che cerchiamo oggi, perché questo sfregio all’Europa oggi, nel 2006, è più grande di quando i miei genitori sono arrivati nell’Unione europea negli anni ’60. E’ profondamente deplorevole. Prendiamo provvedimenti.
(Applausi)
Hélène Goudin (IND/DEM). (SV) Signor Presidente, ho esaminato con un certo sgomento le notizie che ci sono giunte di recente da paesi sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea. Contribuiscono a dimostrare che vi sono tendenze molto sgradevoli e pericolose verso gli omosessuali tra i cittadini d’Europa. Uno dei principi fondamentali di una democrazia è la libertà di riunione, tutelata anche dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tale libertà non sempre viene rispettata. In Russia, al corteo del Gay Pride è stata negata l’autorizzazione a proseguire, il che ovviamente non solo è una violazione della Convenzione, ma anche un insulto a coloro che volevano esercitare pacificamente i propri diritti democratici.
Tuttavia non è necessario rivolgerci al di fuori dell’Unione europea per trovare esempi analoghi. Basti pensare alla Polonia, dove, da tutto il mondo politico, arrivano sempre nuove dichiarazioni omofobe contro i cortei del Gay Pride e manifestazioni simili. Tutto ciò è assolutamente da condannare. La religione è spesso usata come giustificazione. Senza dubbio anche la libertà di religione è una delle libertà fondamentali, ma in nessun caso va usata quale scusa per opprimere gli altri. E’ un fatto che non possiamo accettare, sia da parte dei cittadini degli Stati membri che da parte dei colleghi in seno al Parlamento europeo.
Se, a prescindere dal paese di provenienza, vogliamo dirci democratici, dobbiamo condannare energicamente ciò che accade ora e fare tutto ciò che è in nostro potere per porre fine all’oppressione. La questione riveste una tale importanza, tuttavia, che ci si dovrebbe chiedere se il Parlamento europeo sia il forum adatto per discuterne. Ciò che non deve accadere in nessun caso è che la questione dell’omofobia venga affrontata allo scopo di rilasciare dichiarazioni politiche di livello scadente.
Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, sono fermamente convinto che riusciremo ad affrontare questa importante questione, indispensabile alla nostra credibilità, solo se ci atterremo con fermezza ai valori di questa nostra Unione europea. Dobbiamo essere attendibili ed esprimerci all’unisono. Mi sembra importante e persino essenziale che le Istituzioni comunitarie, e in particolare il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, parlino la stessa lingua. Personalmente non credo che faremo progressi se tenteremo di accusarci e rimproverarci l’un l’altro, perlopiù per non aver osservato i principi di rispetto e tolleranza. Dobbiamo trovare una lingua comune. Oggi ho sentito molti interventi che andavano in questa direzione, cosa che apprezzo davvero di cuore.
(EN) L’onorevole Lambert ha parlato di un elemento che giudico di vitale importanza: il ruolo dei media. Dieci giorni fa abbiamo partecipato a una conferenza EUROMED a Vienna, in occasione della quale abbiamo discusso, tra l’altro, del ruolo dei media. Tutti erano d’accordo sul fatto che non si possono censurare i mezzi d'informazione e non si può dir loro che cosa fare. Non possiamo mirare a un codice o a una norma che disciplini ciò che la legge deve o non deve fare. I media devono però controllare da sé il proprio operato, perché svolgono un ruolo cruciale. Per quanto mi riguarda, in una democrazia i media indipendenti hanno probabilmente il ruolo principale nel trasmettere tutto ciò che si è detto in questa sede a favore della tolleranza e della lotta contro il razzismo. E’ molto importante.
All’onorevole in ’t Veld vorrei dire che si tratta di un problema austriaco. Dal 2000 lavoriamo alacremente per trovare soluzioni per le vittime del nazismo austriaco. Non vi è assolutamente alcun dubbio che le vittime della discriminazione fondata sull’orientamento sessuale vengono considerate vittime del nazismo.
(DE) All’onorevole Agnoletto, che purtroppo non è più in Aula, vorrei dire che respingo con estremo vigore, e con una certa emozione personale, l’accusa secondo cui la Presidenza austriaca del Consiglio è colpevole, proprio al riguardo, di inattività. Credo che l’onorevole Agnoletto non abbia davvero seguito gli eventi dell’ultimo semestre di Presidenza austriaca.
Desidero ringraziare in modo particolare l’onorevole Sonik per aver posto l’accento sull’attività dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia di Vienna, e per aver sottolineato l’importante ruolo potenziale che potrebbe assumere l’agenzia per i diritti umani proprio in quest’ambito. Mi rivolgo ancora una volta a tutti i deputati affinché sostengano la futura Presidenza del Consiglio al riguardo, in modo che questa agenzia europea per i diritti umani possa diventare realtà. Apporterebbe un contributo fondamentale alla lotta contro il razzismo e a favore della tolleranza.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. (CS) Onorevoli deputati, i concetti di uguaglianza e di tolleranza fanno parte del pensiero politico europeo da secoli. Mi ricordo di una bolla papale dell’inizio del X secolo che apriva con le parole: “Il sole non splende allo stesso modo per tutti?”. Nonostante l’esistenza di tale concetto, l’Europa molto spesso ha sopportato periodi di brutale intolleranza, che hanno fatto sì che milioni di persone venissero uccise e che ne venissero stroncate le esistenze, per non parlare di coloro che non sono stati distrutti fisicamente, ma che sono vissuti in condizioni d’intolleranza.
Onorevoli deputati, sono stati citati alcuni eventi storici, e credo che l’esperienza storica sia d’importanza vitale. Si comincia impercettibilmente con un progressivo abbassamento degli standard di tolleranza e di pari opportunità. Tali inizi appena percepibili danno poi vita a movimenti dall’effettiva influenza politica, con i risultati disastrosi che essi comportano.
Per questo motivo l’Europa ha istituito le pari opportunità, la tolleranza e la non discriminazione quali pietre miliari del proprio pensiero politico e della propria interpretazione politica. A mio parere, questo è il valore più importante che partecipa al progetto europeo, in quanto tutti gli altri sono più che altro strumentali. Sta a noi adottare misure efficaci a tutti i livelli ogniqualvolta ciò sia possibile. Questa lotta non è solo un problema dell’Europa, degli Stati membri o dei vari livelli. No, onorevoli deputati, questa lotta è un problema di tutti noi in quanto individui.
Pertanto mi sento molto incoraggiato dalle idee che sono emerse nel corso del dibattito, che dimostrano che in seno al Parlamento esiste un forte desiderio di sostenere l’attuazione effettiva e attiva delle idee di pari opportunità e tolleranza e il rifiuto fondamentale del razzismo, dell’antisemitismo e dell’omofobia.
Presidente. A conclusione della discussione, comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.