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Procedura : 2006/2594(RSP)
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Testi presentati :

B6-0393/2006

Discussioni :

PV 05/07/2006 - 12
CRE 05/07/2006 - 12

Votazioni :

PV 06/07/2006 - 6.15

Testi approvati :

P6_TA(2006)0317

Discussioni
Mercoledì 5 luglio 2006 - Strasburgo Edizione GU

12. Intercettazione da parte dei servizi segreti americani dei dati concernenti i bonifici bancari effettuati attraverso il sistema SWIFT (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle intercettazioni da parte dei servizi segreti americani dei dati concernenti i bonifici bancari effettuati attraverso il sistema SWIFT.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, la presente questione è importante per molti aspetti, purtroppo però il Consiglio non è in grado di confermare le informazioni recentemente diffuse dai media sul trasferimento di dati tra il sistema SWIFT e gli Stati Uniti, né di rilasciare commenti al riguardo.

Come tutti in quest’Aula sanno, il Consiglio non ha la possibilità di indagare su azioni in contrasto con il diritto applicabile nel caso di specie. Ad essere responsabili di questo genere di indagini sono le autorità nazionali. D’altro canto, se la questione riguarda azioni che violano la legislazione comunitaria, la responsabilità spetta alle autorità nazionali e alla Commissione sotto la supervisione dei tribunali nazionali e comunitari. Il Consiglio presume che la cooperazione in corso tra imprese private come SWIFT e le autorità statunitensi sia conforme al diritto applicabile e rispettosa dei diritti fondamentali.

Il Consiglio, al pari del Parlamento, è un organo legislativo e, in quanto tale, intende richiamare l’attenzione dell’Assemblea sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi relativi all’ordinante, da allegare ai trasferimenti di fondi. Detto regolamento è in fase di discussione in seno al Parlamento e al Consiglio. Il regolamento, una volta approvato, si applicherà ai trasferimenti di fondi in qualsiasi valuta inviati o ricevuti da un prestatore di servizi di pagamento residente nella Comunità. L’articolo 14 della proposta di regolamento afferma che tutti i prestatori di servizi di pagamento devono fornire risposte esaurienti e sollecite alle richieste riguardanti i dati relativi all’ordinante allegati ai trasferimenti di fondi e la loro registrazione che possono essere loro rivolte dalle autorità responsabili della prevenzione del riciclaggio di denaro o del finanziamento del terrorismo nello Stato membro nel quale risiedono gli stessi prestatori di servizi.

Il Consiglio ritiene che tale atto comunitario, essendo conforme ai diritti fondamentali, rafforzerà il quadro legislativo necessario per bloccare i flussi di denaro sporco proveniente dai trasferimenti di fondi e suscettibili di compromettere la stabilità e la reputazione del settore finanziario. Nel contempo il regolamento impedirà ogni genere di azione illegale rivolta contro il sistema finanziario comunitario. In considerazione dell’estensione e dell’impatto di tali attività, gli Stati membri non sono in grado di attuare in modo adeguato gli obiettivi di questo regolamento: ciò può essere fatto con maggiore efficacia a livello comunitario. E’ pertanto urgente approvare questo regolamento.

Il regolamento in questione deve essere approvato mediante la procedura di codecisione. Il 6 dicembre 2005 il Consiglio è giunto a un accordo sull’impostazione generale della proposta. A seguito di alcuni incontri informali tra i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione, la Presidenza si augura che sia possibile trovare a breve una soluzione di compromesso per l’intero regolamento. Vigileremo da vicino sul lavoro legislativo per impedire, tra l’altro, attività illegali e ingiustificate ai danni del sistema finanziario.

La Commissione sta inoltre discutendo la proposta di decisione quadro del Consiglio sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. La Commissione ha presentato tale proposta il 4 ottobre 2005. La decisione quadro mira a garantire un elevato livello di protezione dei dati personali dei cittadini europei, il che richiede normative comuni al fine di poter valutare la legalità e la qualità dei dati gestiti dalle autorità competenti negli Stati membri. Sebbene la proposta non si applichi direttamente al sistema finanziario, garantirà comunque la tutela dei dati personali e potrebbe essere importante anche per il caso di cui ci stiamo occupando. La proposta è in fase di discussione in seno ai competenti organi del Consiglio.

Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che la nostra volontà comune sia quella di proteggere i cittadini europei non solo dal terrorismo, ma anche da ogni genere di attività illegale rivolta contro il sistema finanziario europeo, tenendo conto anche delle misure e della legislazione comunitarie.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, riguardo alla delicatissima questione in esame, al momento la Commissione dispone solo di informazioni parziali, a proposito delle quali abbiamo già chiesto che vengano integrate il prima possibile per accertare le esatte circostanze che hanno permesso alle autorità americane di ottenere accesso ai dati sulle transazioni finanziarie detenuti da SWIFT. Al momento sembra che sia avvenuto un trasferimento di informazioni finanziarie da imprese private dell’UE agli Stati Uniti.

A quanto mi risulta, varie autorità in Europa, compresa la Banca centrale europea, ne erano al corrente. Cito lo stralcio di una dichiarazione rilasciata il 23 giugno dal ministero del Tesoro americano: “SWIFT è diretta da un comitato formato dalle principali banche centrali, compresa la Federal Reserve degli Stati Uniti, la Bank of England, la Banca centrale europea, la Banca centrale giapponese e il garante supremo, la Banca nazionale del Belgio. I membri di tale comitato sono stati informati della collaborazione tra SWIFT e il ministero del Tesoro americano e sono state predisposte tutele giuridiche e garanzie”. Ripeto che sto citando lo stralcio di una dichiarazione del ministero del Tesoro americano.

Vi assicuro che queste notizie di cui adesso dispongo non erano giunte alla Commissione in precedenza, in quanto la trasmissione di siffatte informazioni finanziarie rientra nel campo di applicazione della direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati. Sono in primo luogo le autorità nazionali ad avere la responsabilità dell’adeguata applicazione delle norme sulla protezione dei dati. Confido che gli Stati membri europei intraprenderanno tutte le azioni necessarie per assicurare la debita applicazione e la rigorosa attuazione delle rispettive legislazioni nazionali sulla protezione dei dati. Constato che il Primo Ministro belga ha già chiesto al ministro della Giustizia di svolgere un’indagine e che anche la commissione belga garante della protezione dei dati si sta dando da fare per appurare le circostanze in cui è avvenuto questo specifico trasferimento di dati.

Comunque sia, la Commissione seguirà gli sviluppi molto da vicino e, se necessario, faremo pieno uso dei poteri conferitici dal Trattato. Sottolineo che in questa fase tale possibilità potrebbe non essere appropriata in quanto prima dobbiamo aspettare di sapere dalle autorità belghe che cosa di preciso è successo, come e perché.

Come il collega McCreevy ha affermato lunedì dinanzi al Parlamento, il regolamento riguardante i dati informativi relativi all’ordinante, da allegare ai trasferimenti di fondi, su cui voterete domani, contiene le adeguate garanzie sulla protezione dei dati e l’accesso ad essi da parte delle autorità competenti. Ho ricordato che il Garante europeo della protezione dei dati ha fornito una valutazione positiva e non ha rilevato alcuna preoccupazione in merito alla protezione dei dati. Ritengo pertanto che la questione SWIFT non dovrebbe ritardare il regolamento riguardante i dati informativi relativi all’ordinante, da allegare ai trasferimenti di fondi, la cui approvazione è essenziale per individuare i finanziamenti del terrorismo.

Vorrei concludere ribadendo nuovamente il mio impegno nella lotta al terrorismo e nell’individuazione dei suoi metodi di finanziamento, agendo, com’è ovvio, nel pieno rispetto dello Stato di diritto e in conformità dei diritti fondamentali.

(Applausi)

 
  
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  Eva Klamt, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, signor Commissario, signora Presidente in carica del Consiglio, SWIFT, la società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali, ha affermato di aver trasmesso una limitata quantità di informazioni relative ai trasferimenti internazionali di denaro alle autorità americane facendo seguito a una richiesta del ministero delle Finanze americano. Questa informazione è reperibile sul sito Internet della società. Inoltre, stando a quanto afferma la società belga detentrice dei dati, la collaborazione con le autorità sarebbe intesa a evitare cattivi utilizzi del sistema finanziario internazionale.

Il governo belga, perlomeno secondo quanto afferma la stampa, sta già svolgendo un’indagine per appurare se le attività investigative dell’amministrazione statunitense violino la legislazione nazionale, fatto, questo, che è stato menzionato poco fa dal Commissario Frattini. Il ministro belga della Giustizia ha inoltre avviato indagini al riguardo e, almeno nelle fasi iniziali, il suo ministero è quello giusto per assolvere detto compito, giacché, in virtù della legislazione vigente è la giurisdizione belga che deve intraprendere azioni ed effettuare indagini.

Se considero con attenzione quanto il Commissario ha appena ribadito e se rifletto su quello che adesso sappiamo al riguardo, devo trarre la conclusione che non sappiamo niente di certo e che non siamo giunti neanche alla fase in cui saremmo obbligati a svolgere indagini. Sappiamo che vi sono norme comunitarie sulla protezione dei dati dei cittadini e che la prevista legislazione europea sul trattamento dei dati personali in relazione al perseguimento dei reati e alla guerra al terrorismo, almeno a quanto mi consta, dovrebbe contenere solo norme che disciplinano il modo in cui le pubbliche amministrazioni devono gestire i dati sensibili. Penso pertanto che dovremmo adoperarci con urgenza per utilizzare questa legislazione, una volta approvata, al fine di intervenire e intraprendere misure con tempestività.

 
  
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  Martine Roure, a nome del gruppo PSE.(FR) Signor Presidente, abbiamo appreso da alcune inchieste giornalistiche che, al fine di combattere il finanziamento al terrorismo, le autorità americane avrebbero attuato un programma di intercettazione delle transazioni finanziarie gestite dalla società bancaria SWIFT. Tali fatti sono stati confermati dal Presidente Bush in persona e dalla stessa società SWIFT.

La protezione dei dati non è un ostacolo al lavoro delle autorità di polizia, bensì garantisce il rispetto dei diritti fondamentali. Ovviamente, i paesi europei non erano stati informati di queste attività, ma, come lei ha detto, Commissario Frattini, la Banca centrale europea avrebbe dovuto esserne al corrente. La Banca centrale europea è un’Istituzione europea che deve rispettare la legislazione sulla protezione dei dati, e per questo motivo vogliamo che il Garante europeo della protezione dei dati verifichi senza indugio se la BCE ha agito nel rispetto delle leggi.

Infine, dobbiamo fare in modo che non ci siano vuoti giuridici nella legislazione sulla protezione dei dati personali. Anche se non abbiamo ancora un testo europeo che disciplini la protezione dei dati nel quadro delle attività di polizia, la legislazione vigente prevede il rispetto delle leggi nazionali per tutti gli scambi di dati previsti nell’ambito della pubblica sicurezza. Tali scambi inoltre devono essere autorizzati dagli Stati membri.

Vorrei inoltre attirare l’attenzione del Consiglio, signora Presidente in carica Lehtomäki, e della Commissione sugli emendamenti nn. 26 e 58 alla mia relazione, concernenti la protezione dei dati nell’ambito del terzo pilastro. Tali emendamenti intendono disciplinare le modalità di trattamento dei dati quando vengono raccolti da privati nel quadro di un interesse pubblico, in quanto ritengo che sia proprio questo il nocciolo del problema.

 
  
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  Jean Marie Cavada, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei porgere il benvenuto alla Presidente in carica del Consiglio Lehtomäki. Desidero semplicemente dirle che ho ascoltato le sue affermazioni e che mi sembra necessario mettere in rilievo quanto segue: il Consiglio dei ministri o il Consiglio europeo costituisce il nostro governo. Anche se non dispone degli strumenti giuridici o politici per prendere una decisione su questo scandalo – mi riferisco al caso SWIFT – che fa seguito a quello degli aerei clandestini, niente impedisce al Consiglio di affermare la sua integrità morale e di dichiarare pubblicamente ciò che pensa al riguardo, cosa che per ora, a quanto ne so, non è avvenuta.

La seconda cosa che volevo dire è che ho preso buona nota delle affermazioni del Vicepresidente della Commissione Frattini in merito al fatto che lui e i suoi servizi erano all’oscuro della faccenda. Condivido il parere delle due colleghe, le onorevoli Klamt e Roure, che si sono poc’anzi pronunciate al riguardo. In Europa, e più precisamente nell’UE, abbiamo gradualmente costruito uno Stato retto dallo Stato di diritto in cui qualsiasi trasferimento di dati personali verso paesi terzi deve necessariamente e assolutamente rispettare le regole nazionali o europee, la prima delle quali prevede che ogni trasferimento di dati debba essere autorizzato solo ed esclusivamente da un’autorità giudiziaria. Né gli Stati né le banche sono proprietari delle informazioni che utilizzano. Se i dati in questione riguardano una società sono di proprietà della stessa. Se si riferiscono a persone fisiche sono di loro proprietà. Niente autorizza soggetti terzi a utilizzare tali informazioni nelle transazioni, ad appropriarsene, a trasmetterle a terzi o a disporne in chissà quali altri modi.

Faccio presente che lo strumento giuridico esiste e ricordo quanto ha detto or ora l’onorevole Roure: sarebbe un passo davvero decisivo se riuscissimo a risolvere tale questione nel corso della Presidenza finlandese.

Vorrei inoltre dire un’ultima cosa. C’è un proverbio francese che dice “dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”. Il nemico è il terrorismo, gli amici sono gli americani. Dopo i voli clandestini, la cattura di cittadini europei sospetti, a torto o a ragione, e il trasferimento illegale di prigionieri su aerei atterrati sul suolo europeo, adesso apprendiamo che la potenza nostra alleata, per quanto possa esserci amica, mette il naso nei nostri conti bancari! Quando inizieranno i prelievi di sangue? Quando dovremo presentare i certificati di nascita e via dicendo? E’ davvero troppo. E’ assolutamente necessario che il Parlamento ponga fine a questo genere di cose.

Concluderò dicendo che il terrorismo, se ho ben capito, è il nemico delle libertà. La libertà invece è la nemica del terrorismo, non certo dei comuni cittadini. Adesso, anche in questo ambito gli Stati Uniti devono scegliere da che parte stare.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sbaglieremmo a considerare la vicenda SWIFT come un fatto isolato.

E’ una vicenda che va inserita in un contesto più ampio, che ci parla del PNR, del controllo delle comunicazioni, del data retention e non è un argomento disconnesso a quello di cui abbiamo parlato fino a pochi minuti fa, ovvero rispetto alle rendition. Ma anzi, io direi che il caso SWIFT dell’altra faccia delle rendition, è forse un’operazione meno violenta, ma con lo stesso identico obiettivo, cioè estorcere informazioni.

Il controllo sistematico della vita dei cittadini europei ormai è diventata un fatto usuale e siamo davanti a quello che George Orwell ha chiamato il “grande fratello” e che ormai si è materializzato in nome della lotta al terrorismo. Io credo che si debba indagare per verificare le responsabilità della Banca centrale europea e anche delle banche nazionali, in quanto credo che tutto questo non sia accettabile.

Una settimana fa Le Soir, il più importante quotidiano belga, intitolava: “la CIA detta legge in Europa”. Io credo che questo debba essere impedito in nome della credibilità e del futuro stesso dell’Europa.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, sono preoccupato per le asserzioni pubblicate sul New York Times in merito a un programma segreto mediante il quale la banca dati dell’organizzazione SWIFT, da cui passa la maggior parte delle transazioni finanziarie mondiali, sarebbe stata intercettata dalla CIA. Questo programma è stato confermato sia da SWIFT che dal segretario del ministero del Tesoro statunitense.

Dobbiamo ribadire la determinazione, da entrambe le sponde dell’Atlantico, a combattere il terrorismo in modo risoluto ed efficace, ma non a spese del pieno rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto.

A prescindere dalle mie personali opinioni al riguardo, a quanto pare sarebbero avvenuti trasferimenti di dati agli Stati Uniti con l’obiettivo di ostacolare e combattere il terrorismo e altri crimini. In altre parole, queste operazioni concernerebbero la sicurezza pubblica e le attività dei singoli Stati membri nel settore del diritto penale nazionale. Se è così, la questione esula con ogni evidenza dal diritto comunitario. Queste sono le conclusioni che evinco dalla prima reazione del Commissario Frattini, comunicata dal suo portavoce, quando ha parlato della natura extracomunitaria della questione.

Non so se questa frase si è persa nella traduzione o se il Commissario Frattini ci ha effettivamente detto oggi che a suo parere nel presente caso si applica la direttiva 95/46/CE. Si tratta di un punto da risolvere; o si applica la direttiva 95/46/CE o la situazione esula dal primo pilastro e dal diritto comunitario e pertanto è giustificato l’invito ad approvare la decisione quadro sulla protezione dei dati nell’ambito del terzo pilastro.

Comunque sia, gli Stati membri devono proteggere questi dati. Reputo pertanto positiva la decisione del governo belga di avviare un’indagine per appurare quello che è realmente successo e vagliarne la legittimità in rapporto alla legislazione nazionale. Attendo con interesse i risultati di questa indagine.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE).(NL) Signor Presidente, è importante sfruttare la discussione odierna per rispondere al caso SWIFT. L’attuale risoluzione contiene vari e opportuni interrogativi che vanno sollevati perché il livello di ansia tra i cittadini sale alle stelle quando leggono storie del genere sui giornali.

Come nei precedenti dibattiti di oggi, questo è un altro caso in cui si trovano a confronto gli interessi della sicurezza e quelli delle libertà civili relative alla privacy delle persone fisiche e delle imprese. Di nuovo si tratta di attività nel quadro della lotta al terrorismo internazionale che possono svolgersi all’insaputa degli organismi di controllo e che potrebbero benissimo essere in contrasto con le convenzioni internazionali che garantiscono i diritti e le libertà fondamentali.

Anche se non voglio fare un paragone diretto tra questo caso e la questione dei voli della CIA, vorrei dire che il caso SWIFT non è isolato, ma è un esempio del modo in cui soprattutto gli americani sperano di combattere il terrorismo. La discussione odierna è un ulteriore esempio della necessità di discutere del tipo di guerra che stiamo ingaggiando.

Anche in questo caso dovremmo chiederci se sono state rispettate tutte le regole. Vi è il sospetto, peraltro confermato, che le Istituzioni europee fossero al corrente. Vogliamo sapere con precisione quale responsabilità hanno avuto nella faccenda e in che misura hanno già partecipato al controllo dell’attuazione delle norme vigenti. Tuttavia, mi preme soprattutto che non si crei una situazione in cui tutti si muovono in una sorta di zona grigia, per la presenza di un vuoto giuridico in cui neppure i cittadini sanno più ritrovarsi.

Il progetto di risoluzione contiene varie e pertinenti osservazioni in proposito. Inoltre, e questo è un aspetto che il Commissario Frattini ha già menzionato, esigiamo chiarimenti sul ruolo delle Istituzioni europee. Vogliamo altresì che siano eliminate tutte le scappatoie giuridiche affinché, se in futuro dovessero dimostrarsi necessari simili scambi di dati, tale operazione avvenga solo con un solido appoggio e nel pieno rispetto di garanzie certe e di criteri minimi. Vorremmo inoltre che gli Stati membri fossero invitati a rendere conto dell’attuazione delle norme concordate. Lo ripeto, dobbiamo evitare che la gente percepisca di trovarsi in un vuoto giuridico. Occorre eliminare tutte le scappatoie giuridiche presenti nella legislazione.

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE).(NL) Signor Presidente, che sia legale o meno, voglio fare presente che ai cittadini europei non è mai stato detto che i dettagli del loro conto corrente erano sotto controllo, e mi sembra che tale comunicazione avrebbe dovuto essere un requisito imprescindibile. Mi chiedo come avremmo reagito se non fossero stati gli Stati Uniti, ma un altro paese a controllare i nostri conti bancari e se, in tal caso, saremmo stati altrettanto tolleranti.

Quanto alla questione dell’efficacia, il Consiglio ha affermato poco fa che questo è l’elemento necessario nella lotta contro il terrorismo. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che due settimane fa Stuart Levey, il sottosegretario del ministero del Tesoro statunitense, ha reso noto che l’intercettazione di transazioni finanziarie era perfettamente riuscita. Tale dichiarazione tuttavia ha fatto imboccare la clandestinità alle transazioni dei terroristi che sono così finite fuori dalla nostra portata e dal nostro campo visivo. L’Unione europea deve approvare con urgenza una politica comune, coerente ed efficace, fondata su un processo decisionale democratico e in grado di garantire una valida protezione dei dati personali. Questa è davvero diventata una questione urgente.

Infine, sostengo anche la posizione di quanti affermano che non si tratta di un caso isolato. Il presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone, nonché il trattamento dei dati dei passeggeri dimostrano con evidenza che gli Stati Uniti non rispettano gli accordi. L’Unione europea deve parlare a una sola voce e fare in modo di lottare contro il terrorismo insieme al suo alleato in modo legale.

 
  
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  Mihael Brejc (PPE-DE).(SL) La stampa ha parlato delle informazioni che il governo statunitense ha ricavato dai dati finanziari privati detenuti da SWIFT, ma non ci ha detto se tale fatto riguarda la società menzionata negli Stati Uniti o se vale anche per l’Europa. Se la cosa riguarda SWIFT negli Stati Uniti, allora non è affar nostro. L’accesso ai dati di SWIFT in Europa riguarda principalmente le autorità belghe che hanno facoltà di concedere le autorizzazioni di accesso a quanti ne facciano richiesta. Al momento l’unica cosa che sappiamo è che SWIFT avrebbe condiviso con gli Stati Uniti determinate informazioni relative al finanziamento del terrorismo.

Vi sono due problemi in proposito. Primo, il Parlamento europeo non può impegnarsi in un dibattito serio sulla questione solo sulla base di quanto scrive la stampa e di vaghe dichiarazioni. Secondo, il Parlamento europeo deve attenersi ai Trattati ed essere cosciente della sua sfera di competenza. Sappiamo che le autorità belghe hanno avviato un’indagine al riguardo, ma non ne conosciamo ancora gli esiti. Dobbiamo chiarire una cosa: l’accesso al sistema SWIFT non significa che le transazioni ordinarie, come il deposito e il prelievo di contante, gli assegni, i mezzi di pagamento elettronico e via dicendo siano oggetto dell’intercettazione di dati.

I Socialisti e vari altri gruppi politici la pensano diversamente. Hanno presentato una proposta di risoluzione comune in cui affermano che le autorità statunitensi hanno accesso ai dati detenuti da SWIFT e che questo costituisce un caso di violazione da parte degli Stati Uniti delle disposizioni fondamentali sulla protezione dei dati personali. Queste parole non sono supposizioni, come dice l’onorevole Wiersma, perché risuonano in lungo e in largo come se fossero fatti. Analogamente si trascura il fatto che il governo belga ha la responsabilità di indagare sulla questione e che al Parlamento europeo in questa fase non spetta alcun ruolo.

Pertanto, al fine di preservare la dignità del Parlamento europeo e di rispettare l’acquis comunitario, noi, membri del gruppo PPE-DE, abbiamo approvato una nostra risoluzione in cui richiamiamo l’attenzione di tutti sulle regole del gioco e sulla necessità di ricorrere a siffatte risoluzioni solo quando disporremo di fatti incontrovertibili su cui lavorare. Solo così il Parlamento europeo potrà preservare la sua reputazione dinanzi all’opinione pubblica ed evitare di essere equiparato a un bel gruppo di discussione.

Sostengo le posizioni del Commissario Frattini e invito i deputati al Parlamento a sostenere la nostra risoluzione in quanto è pienamente conforme all’acquis comunitario, all’etica e alle norme di condotta del Parlamento europeo.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signor Presidente, lo scandalo SWIFT, unitamente al problematico considerando della recente decisione della Corte di giustizia relativa alla peraltro corretta reiezione dell’accordo sul trasferimento dei dati dei passeggeri, mette in luce il profilarsi di una zona grigia di eccezionale pericolosità nell’ambito dell’uso dei dati personali sensibili ai fini della lotta al terrorismo.

Per essere precisi, adesso qualsiasi paese terzo, non solo gli Stati Uniti, adducendo motivi di sicurezza nazionale, anche se fittizi, ha facoltà di definire:

– primo, il livello decisionale nell’Unione europea; in altre parole, se le decisioni devono essere adottate a livello comunitario o nazionale;

– secondo, la legislazione europea da applicare, nonché

– terzo, il livello consentito di accesso, utilizzo e protezione dei dati di milioni di cittadini innocenti. Tali dati vengono raccolti e detenuti da, sentite bene, società private, non dalle autorità di polizia, e per motivi privati.

Questo buco nero giuridico va colmato immediatamente; un modo molto efficace per riuscirci è attivare finalmente la cosiddetta clausola passerella; in altre parole, fare in modo che il Parlamento abbia voce in capitolo.

I pilastri non si possono applicare in questo ambito. PNR, SWIFT, registrazione dei dati: in tutti questi casi privati raccolgono dati che la polizia utilizza con il pretesto del terrorismo. Questi non sono i pilastri. Sono solo una cosa.

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE). – Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, signora Ministro e onorevoli colleghi, credo che dovrebbe allarmarci il filo rosso che tiene insieme molti ragionamenti e molti dibattiti che facciamo in quest’Aula. Potremmo commentare il tema che stiamo analizzando adesso, con una riflessione che facevamo poc’anzi nella discussione sui voli della CIA, e cioè ricordare che l’Unione è uno spazio legato alle regole e ai principi dello Stato di diritto e che, dunque, i dati personali, tutti i dati personali, anche quelli che riguardano i nostri conti correnti, non possono essere forniti a paesi terzi se non nei casi previsti da leggi nazionali e ora dalle direttive europee e che non sono previste deroghe, nemmeno in nome della lotta al terrorismo. Tutto ciò che va oltre è un arbitrio ed è un abuso.

Ciò che chiediamo – e mi unisco in questa domanda ad altri colleghi – è di conoscere quale sia il ruolo e il livello di consapevolezza del Consiglio e della Banca centrale europea sugli accordi segreti che sono intercorsi tra lo SWIFT e il governo degli Stati Uniti, perché il dovere di trasparenza non può appartenere soltanto alle nostre conversazioni e ai nostri dibattiti in Aula, deve esistere anche fuori da qui.

Signor Presidente, mi unisco anche alla richiesta che viene fatta al Consiglio di procedere rapidamente all’esame e all’adozione di una decisione quadro sulla protezione dei dati, perché è nel vuoto delle leggi che si annidano l’abuso e l’arbitrio.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, ho ascoltato con molta attenzione la discussione e mi sembra di poter dire che tra noi vi è un deciso consenso sulla necessità di tenere in adeguata considerazione le libertà dei cittadini e le questioni connesse alla sicurezza dei dati, anche nella lotta al terrorismo. La Presidenza ha una posizione molto ferma al riguardo, e, come è stato detto, spetta alla Banca nazionale del Belgio sorvegliare SWIFT. Inoltre adesso attendiamo con interesse di conoscere quello che le autorità belghe scopriranno.

Qualora le indagini portino alla luce fatti che richiedono una legislazione a livello europeo o un’armonizzazione legislativa, tale esigenza verrà presa in considerazione nella discussione sui progetti legislativi in preparazione. Si tratta di una questione tanto importante da richiedere una discussione specifica in seno al Consiglio “Giustizia e Affari interni”, ed è proprio quello che faremo.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per i suggerimenti che ho raccolto dal dibattito.

Credo si possa dire che il caso Swift ha una particolarità, che mi ha oggi portato a dirvi che la “direttiva primo pilastro” del 1995 sulla protezione dei dati è probabilmente quella applicabile. E ciò perché il trasferimento di dati è avvenuto tra Swift Belgio e Swift Stati Uniti, cioè tra due branche private di un organismo privato. Ecco perché la mia interpretazione – salvo ovviamente quello che ci diranno le autorità del governo belga – è che la comunicazione all’Autorità di protezione dei dati e le responsabilità nazionali degli organismi competenti, in questo caso, vi sarebbero. A differenza dal caso PNR, ricordato correttamente dall’on. Lambrinidis, in cui vi è stato trasferimento tra una compagnia aerea privata direttamente ad un organismo pubblico americano, in questo caso il trasferimento è tra due soggetti privati. E accade poi che in territorio americano, secondo la legislazione americana, quel dato trasmesso per ragioni commerciali viene utilizzato per fini di sicurezza. Questa è la differenza strutturale. La conseguenza, che è stata illustrata dall’on. Lambrinidis, è che vi è una zona grigia che deve essere assolutamente regolamentata.

Vi sono, a mio avviso, due possibilità immediate: la prima, da attuare con l’aiuto del Consiglio e della Presidenza, consiste nell’approvare in fretta la proposta che la Commissione ha presentato per una decisione quadro nell’ambito del terzo pilastro, volta a proteggere la riservatezza dei dati personali. A quel punto è evidente che noi avremmo almeno coperto un’area, quella in cui si trasmettono dati per ragioni di sicurezza, di investigazione, di lotta al terrorismo. Resterebbe la parte del primo pilastro, ovvero il passaggio tra due soggetti privati, per ragioni commerciali.

Mancherebbe un terzo aspetto: la trasmissione tra uno Stato membro e uno Stato terzo, cioè non dati trasmessi nell’ambito dell’Unione europea ad uno Stato terzo, ma da un singolo Stato membro direttamente a uno Stato terzo. Questo è un terzo aspetto che, a mio avviso, deve essere esaminato.

Se affrontiamo insieme questi tre punti che, francamente, non riguardano una polemica con gli Stati Uniti d’America, ma riguardano tutti gli Stati terzi, potremo superare esattamente quella zona grigia.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto cinque proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 6 luglio 2006, alle 12.00.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2006Avviso legale