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Discussioni
Mercoledì 5 luglio 2006 - Strasburgo Edizione GU

13. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0312/2006).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

Annuncio l’interrogazione n. 1 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0503/06):

Oggetto: “Clausola passerella”

A quanto risulta, nel corso della riunione del 27 e 28 maggio a Vienna, i ministri degli esteri dell’UE non sono riusciti ad accordarsi sulla proposta della Commissione relativa al ricorso alla clausola “passerella” del Trattato di Nizza, per trasferire più competenze in materia di giustizia ed affari interni dal terzo al primo “pilastro” (comunitario).

Quali azioni intende comunque attuare la Presidenza finlandese per promuovere la ricerca di un processo decisionale più efficace, democratico e trasparente?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, come ha affermato oggi in quest’Aula il Primo Ministro Vanhanen, la Presidenza finlandese ritiene che trasformare l’Unione europea in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia sia un obiettivo di grande rilevanza. Alla luce di ciò, nel contesto della revisione del programma dell’Aia, la Presidenza intende anche esaminare come sia possibile migliorare il processo decisionale in materia di cooperazione penale e di polizia.

Il 28 giugno 2006 la Commissione ha presentato il cosiddetto “quadro di valutazione +” relativo al programma dell’Aia, per valutare in che misura il programma è stato realizzato e se negli Stati membri la legislazione UE è stata attuata correttamente e secondo il calendario concordato. Inoltre, la Commissione ha reso nota una comunicazione che contiene proposte relative al contenuto delle politiche nell’ambito della giustizia e degli affari interni e al miglioramento del processo decisionale.

Secondo le affermazioni del suo Presidente, la Commissione è disponibile ad avanzare proposte intese a utilizzare le opzioni contenute nei Trattati per adeguare il processo decisionale. La Finlandia intende discutere di tali proposte in modo approfondito rispondendo quindi alla richiesta rivolta alla Finlandia dal Consiglio europeo nella riunione del 15 e 16 giugno, cioè lavorare a stretto contatto con la Commissione per vagliare le possibilità di migliorare il processo decisionale e l’azione in materia di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei Trattati vigenti.

I ministri della Giustizia e degli Affari interni ne discuteranno in via preliminare alla riunione informale di Tampere il 21 e 22 settembre 2006. Tali discussioni continueranno nelle riunioni del Consiglio di ottobre e dicembre e in quella del Consiglio europeo di dicembre.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Ringrazio il Presidente in carica del Consiglio per la risposta. Nelle sei settimane trascorse da quando ho presentato l’interrogazione sono successe molte cose. Non rivendicherò post hoc ergo propter hoc. Abbiamo ricevuto il pacchetto completo di proposte la settimana scorsa dalla Commissione. Sono lieta che la Presidenza finlandese intenda assegnare loro grande rilievo, ma la Presidenza attribuirà altrettanta importanza alla proposta della Commissione sulla valutazione e il controllo nonché alla proposta su come trasformare un processo decisionale inefficace e non democratico? Insisterà presso gli Stati membri che non hanno attuato la decisione quadro sul terrorismo che è scandaloso che cinque anni dopo l’11 settembre 2001, due anni dopo l’11 marzo 2004 e, venerdì, un anno dopo il 7 luglio 2005 alcuni paesi UE non abbiano ancora inserito nei propri ordinamenti disposizioni che definiscano e considerino come reato le attività terroristiche?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, su questo punto concentreremo le nostre energie perché è chiaramente vicino il momento per attuare una stretta cooperazione in materia di giustizia e di polizia. Come ho detto nella mia risposta iniziale, la valutazione dell’attuazione del programma dell’Aia è attualmente in corso e miriamo a una cooperazione più efficace a livello di UE in questo settore.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Richard Seeber (H-0505/06):

Oggetto: Convenzione quadro sui cambiamenti climatici

A seguito dell’esito ampiamente positivo della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (COP11/MOP1) di Montreal della fine del 2005 è essenziale promuovere e accelerare rapidamente i nuovi processi iniziati - le trattative sugli impegni successivi al 2012 o il procrastinare del dialogo unitamente ad azioni concernenti la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici.

Può la Presidenza illustrare quali processi si sono potuti realizzare a tale riguardo durante il 24° incontro degli organi sussidiari della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici svoltosi a Bonn dal 15 al 26 maggio 2006?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, vi avviso fin d’ora che si tratta di una materia assai complessa e la mia risposta lo è ancora di più.

Come afferma l’interrogante, l’undicesima Conferenza delle parti che aderiscono alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e la prima Conferenza delle parti agente come riunione delle parti del Protocollo di Kyoto hanno prodotto due nuovi processi per il futuro: l’istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc per discutere in merito agli obblighi supplementari delle parti del Protocollo di Kyoto di cui all’allegato 1 della Convenzione, e il dialogo su una cooperazione di lungo termine in merito ai cambiamenti climatici tramite una più efficace attuazione della Convenzione. Il dialogo in sé non costituisce l’apertura di negoziati su nuovi impegni.

Il primo seminario sul dialogo nel contesto della Convenzione ha offerto a tutte le parti l’occasione di presentare le proprie idee sul modo di portare avanti in modo sostenibile gli obiettivi di sviluppo, affrontando il tema dell’azione relativa all’adeguamento e realizzando il pieno potenziale della tecnologia e delle opportunità basate sul mercato. Questo è stato il primo di quattro seminari e al contempo l’avvio di un processo più lungo che si propone di raggiungere una conclusione alla fine dell’anno prossimo. Sono state proposte nuove idee sull’azione futura che dovranno essere discusse maggiormente nel dettaglio. I leader del seminario, l’australiano Howard Bamsey e il sudafricano Sandia de Wet, hanno riferito al COP12 in merito al seminario e hanno promesso che la loro relazione sarà disponibile entro il mese di agosto 2006.

Il seminario ad hoc ha avviato l’esame degli obblighi supplementari delle parti del Protocollo di Kyoto di cui all’allegato 1 e ha stilato un piano di lavoro provvisorio per i prossimi anni. Pur riconoscendo che le discussioni del gruppo di lavoro ad hoc includevano l’esame degli obblighi supplementari delle parti di cui all’allegato 1, confermati in quanto cambiamenti all’allegato B del Protocollo di Kyoto, le deliberazioni del gruppo di lavoro hanno altresì sottolineato quanto sia importante tenere a mente il lavoro già in corso e i risultati raggiunti in questo ambito da altri organi e in altri processi facenti capo alla Convenzione e al Protocollo.

La seconda sessione del gruppo di lavoro ad hoc si terrà durante la seconda Conferenza delle parti agente come riunione delle parti del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo di ottenere un ulteriore sviluppo del piano d’azione del gruppo di lavoro. Alle parti di cui all’allegato 1 sarà invece chiesto di fornire entro l’inizio di settembre dati sulle questioni che vorrebbero sollevare nella seconda sessione, come ad esempio le tendenze delle emissioni, il potenziale in termini di politiche e tecnologie per contrastare i cambiamenti climatici, e i costi e benefici di una riduzione delle emissioni.

L’allegato al piano del gruppo di lavoro è un elenco, per quanto non esaustivo, redatto su iniziativa del presidente che ne è l’unico responsabile, di temi che possono essere rilevanti ai fini dei futuri compiti del gruppo di lavoro. Tali tematiche costituiscono una base scientifica per determinare gli obblighi supplementari, gli scenari e i rischi collegati a tali obblighi, i costi e l’impatto dell’adeguamento, le tendenze delle emissioni e i fattori socioeconomici, il potenziale per le politiche, le misure e le tecnologie per contrastare i cambiamenti climatici, i costi e i benefici di una riduzione delle emissioni, l’analisi settoriale e gli effetti sulla competitività, l’esperienza acquisita, le lezioni tratte dall’attuazione del Protocollo di Kyoto, la durata degli obblighi, l’approccio settoriale, un orientamento in merito ai futuri impegni e i costi supplementari dello sviluppo, dell’adozione e del trasferimento di tecnologie.

Riassumendo, posso dire che nella ventiquattresima sessione degli organi sussidiari è stata definita una solida base per entrambi i processi. La situazione dovrà essere riesaminata dopo la dodicesima Conferenza delle parti a Nairobi, in occasione della quale saranno discussi i due nuovi processi d’azione e verrà effettuata la prima revisione ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 2 del Protocollo di Kyoto.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Grazie, signora Ministro, per questa risposta così precisa. Anche l’interpretazione verso il tedesco era comprensibilissima. In qualità di austriaco, vorrei rivolgere a tutti voi i migliori auguri per la Presidenza.

Vorrei anche formulare una domanda complementare: potrebbe darmi ulteriori ragguagli in merito al rapporto costi/benefici e ai calcoli costi/benefici di cui questi gruppi di lavoro si stanno attualmente occupando? Qual è la sua proposta per garantire non soltanto che il Parlamento sia costantemente informato sull’andamento dei negoziati, ma che ne sia anche attivamente coinvolto?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, non è ancora possibile entrare nel dettaglio del calcolo costi-benefici, ma ovviamente è fondamentale procedere a una revisione per garantire che ne risulti un equilibrio corretto in termini di misure e di benefici che se ne possono trarre. Spero che potremo rimanere attivamente in contatto con il Parlamento europeo durante il processo, perché il Parlamento ha dimostrato uno spiccato interesse per le questioni relative al clima, e ciò è positivo alla luce dell’importanza che esso riveste per il nostro futuro.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).(FI) Signora Presidente in carica del Consiglio, apprezzo enormemente la sua risposta circostanziata all’interrogazione precedente. Vorrei approfondire l’argomento perché il Consiglio è attualmente rappresentato da una Presidenza che ha un’enorme esperienza diretta in materia di aspetti negativi del commercio delle emissioni, che è uno strumento chiave che l’UE ha scelto per prepararsi per il Protocollo di Kyoto. Tali esperienze negative includono la distorsione della concorrenza, le perturbazioni del mercato interno e il fatto che le parti che hanno affrontato in modo adeguato il problema e adottato con tempestività misure ambientali finiscono per pagarne lo scotto. Per tale motivo, mentre la Commissione continua a vantare il commercio di emissioni come un fiore all’occhiello, la Finlandia dovrebbe avere l’opportunità di inserire tale concetto in un quadro più realistico. La Finlandia intende farlo e quale tipo di miglioramenti sarebbe pronta a proporre per porre rimedio ai problemi del commercio delle emissioni?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, supponiamo che la relazione della Commissione sul regime del commercio delle emissioni sarà disponibile durante il semestre di Presidenza finlandese e naturalmente, quando sarà posta in discussione, la Finlandia avrà modo di sollevare la questione della propria esperienza nel contesto nazionale. Vorrei riprendere e fare mie le parole pronunciate oggi in quest’Aula dal Primo Ministro Vanhanen in merito al fatto che i cambiamenti climatici saranno una priorità non soltanto nell’agenda della cooperazione transatlantica, ma anche nelle relazioni con i paesi asiatici, durante la Presidenza finlandese e, speriamo, anche oltre.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0508/06):

Oggetto: Negoziati sullo status del Kosovo

Può la Presidenza del Consiglio far sapere come valuta l’attuale stato dei negoziati sullo status del Kosovo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’Unione europea sostiene pienamente i negoziati sul futuro status del Kosovo, attualmente condotti sotto la guida dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari. L’Unione europea sollecita tutte le parti a intervenire attivamente nel processo per la determinazione dello status del Kosovo e ricorda che i progressi compiuti nell’attuazione degli standard in Kosovo rivestiranno un’importanza cruciale per l’avanzamento del processo.

Esiste ancora una vasta gamma di pareri sull’argomento, ma le discussioni tecniche sullo status sono anche state necessarie e utili. La Presidenza, in particolare, auspica che questo processo sia coronato da successo.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Signora Presidente in carica del Consiglio, la Finlandia offre ai negoziati sul Kosovo un mediatore altamente qualificato nella persona dell’ex Presidente Ahtisaari, e ciò è motivo di fiducia, anche se ci aspettano problemi seri e, a lungo termine, la soluzione può essere solo una, cioè l’indipendenza, cosa di cui sono convinto. Vorrei sapere se lei ritiene concepibile che, mentre il Kosovo attraversa questa fase, l’UNMIK – ossia la missione per l’amministrazione provvisoria nella regione – venga sostituita da un’amministrazione europea nella forma dell’EUMIK, vale a dire, in altre parole, pensa che l’UE svolgerà un ruolo più attivo nell’amministrazione del Kosovo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, nel corso dell’intero processo continueremo a sottolineare quanto sia importante una cooperazione stretta e proficua con le Nazioni Unite. Dobbiamo ricordare che in realtà Martti Ahtisaari è l’inviato speciale delle Nazioni Unite nella regione.

E’ superfluo precisare che l’Unione europea, dal canto suo, è ovviamente disposta a sostenere il risultato finale di questo processo, qualunque esso sia.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Signora Presidente in carica del Consiglio, come lei sa, i Balcani occidentali sono stati uno dei temi principali della Presidenza austriaca del Consiglio. La Presidenza finlandese perseguirà la questione con la stessa energia dell’Austria?

Inoltre, qual è la sua opinione in merito alla capacità di assorbimento dell’UE? La Finlandia presenterà misure tangibili per gestire tale questione e sosterrà la relazione della Commissione?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, durante la Presidenza finlandese i Balcani occidentali saranno una questione importante da svariati punti di vista. I Balcani occidentali sono interessati dal processo di allargamento dell’UE, e su questo argomento si terrà un dibattito approfondito nel corso della riunione del Consiglio europeo di dicembre.

La Finlandia è lieta che la capacità di assorbimento dell’UE non sia diventata un nuovo criterio per l’allargamento, bensì una questione che richiede seria attenzione all’interno della stessa Unione europea. Tuttavia, posso garantirle che il ruolo importante svolto dai Balcani occidentali nel dibattito europeo rimarrà tale anche sotto la nostra Presidenza.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). (DE) Come lei sicuramente saprà, signora Ministro, il mantenimento della sicurezza interna, della legge e dell’ordine in Kosovo presenta non pochi problemi nel contesto della stabilizzazione e del conferimento di un nuovo status.

Quale aiuto presterete ai Balcani occidentali, e al Kosovo in particolare, durante la vostra Presidenza, affinché nell’ambito della sicurezza interna e dell’amministrazione della giustizia siano definiti standard tali da garantire adeguatamente la stabilità della regione nel suo complesso?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, la protezione dei diritti umani e delle minoranze, cui si è fatto riferimento in questa sede, è proprio una delle principali finalità dei negoziati sullo status del Kosovo. Ovviamente una soluzione provvisoria di lungo termine si può basare esclusivamente sulla capacità di garantire i diritti e la sicurezza di tutti i gruppi. Il rapporto più stretto del Kosovo con il processo di stabilizzazione e associazione dell’Unione europea contribuirà a sua volta in molti modi diversi alla realizzazione degli standard.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Nicholson of Winterbourne (H-0510/06):

Oggetto: Orientamenti operativi comuni nelle trattative con i rapitori di ostaggi

Negli ultimi anni in Iraq si è assistito ad un numero elevato e preoccupante di prese di ostaggi. La maggior parte dei casi riferiti dai media sono di grande rilievo in quanto riguardano stranieri attivi in qualità di operatori umanitari, giornalisti e ingegneri incaricati della ricostruzione. Tuttavia, il numero di rapimenti di stranieri in Iraq è in effetti molto ridotto se paragonato alle migliaia di iracheni presi in ostaggio. Gli esperti concordano nell’affermare che i numerosi gruppi criminali e terroristici responsabili di tali atti agiscono per molte ragioni diverse, ma che nella maggior parte dei casi si tratta di motivazioni economiche. Pertanto risultano particolarmente preoccupanti le recenti notizie secondo cui vari Stati membri dell’UE avrebbero pagato riscatti estremamente elevati a gruppi criminali e terroristici in cambio del rilascio dei connazionali rapiti. Il pagamento del riscatto è una misura particolarmente inopportuna e miope in quanto, lungi dallo scoraggiare tali azioni, ne favorisce il moltiplicarsi, esponendo sia stranieri che iracheni ad un rischio maggiore.

In tale contesto, quali misure può adottare il Consiglio per stabilire orientamenti e codici di condotta comuni per gli Stati membri che si trovano ad affrontare tale minaccia in Iraq e altrove?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, i cittadini dell’Unione europea sono sempre più spesso presi in ostaggio e talvolta tali rapimenti sono collegati ad atti di terrorismo. L’Unione europea e le Nazioni Unite hanno ripetutamente condannato tali sequestri. Dobbiamo sostanzialmente esecrare le richieste di riscatto per gli ostaggi. Il riscatto pagato ai rapitori è un incentivo per altri rapimenti e quindi può portare a un aumento del terrorismo.

La cooperazione internazionale, e in particolare la cooperazione nell’UE, è uno strumento molto utile per affrontare tali situazioni. Gli sforzi degli Stati membri dell’UE nelle crisi dovute alla presa di ostaggi hanno portato alla Convenzione internazionale delle Nazioni Unite contro la presa di ostaggi, entrata in vigore il 3 giugno 1983 e ratificata da tutti gli Stati membri dell’UE.

La presa di ostaggi è stata discussa dal Consiglio dell’UE, come pure direttamente tra gli Stati membri. Le forme pratiche di azione includono il sostegno politico congiunto e l’azione da parte dell’UE in caso di presa di ostaggi, la preparazione alle situazioni di rapimento nel quadro di progetti pilota comuni ed esercitazioni di crisi, il rafforzamento dei gruppi di crisi nazionali avvalendosi di esperti di altri paesi e una lista di opzioni per le azioni comuni per gli Stati membri. In alcuni casi specifici si è già verificata una cooperazione ad hoc, ma sarebbe utile chiarire ulteriormente le basi della cooperazione.

Per essere il più possibile efficace, questo tipo di cooperazione dovrebbe avere carattere informale, volontario ed estremamente pratico. Inoltre, tutte le informazioni dovrebbero essere trattate con la massima riservatezza. Bisognerebbe altresì rispettare il diritto all’autodeterminazione del paese interessato.

 
  
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  Nicholson of Winterbourne (ALDE).(EN) Vorrei dire che è un enorme piacere poter rivolgere un’interrogazione alla nuova Presidenza del Consiglio oltre che porgere le mie più vive congratulazioni e offrire il mio sostegno – sono certa insieme a quello di tutti i colleghi – alla Presidenza finlandese, che sappiamo sarà una Presidenza molto soddisfacente e proficua per l’Unione europea.

Ringrazio la signora Presidente in carica per la risposta completa e molto utile fornitaci. Sono particolarmente grata per il commento in merito al fatto che la cooperazione è stata alquanto sporadica e informale in passato e che forse si potrebbe rafforzarla rispetto a questo reato sempre più diffuso.

Vorrei attirare l’attenzione della signora Presidente in carica sulla relazione dell’aprile 2006 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), sulla tratta di esseri umani e sui modelli globali che questa assume. Poiché la presa di ostaggi e i sequestri di persona non sono limitati agli Stati deboli o ai paesi che si trovano in situazioni complesse di emergenza, come l’Iran, tali fenomeni costituiscono un anello fondamentale nella catena della tratta che fa capo alla criminalità organizzata e dunque in modo particolare al terrorismo internazionale. Alla luce di tutto ciò, attiro l’attenzione della Presidente in carica sul fatto che tra gli undici principali casi riferiti in merito ai paesi d’origine della tratta di esseri umani …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Non credo che si tratti di una questione che riguarda propriamente il Consiglio. Tuttavia vorrei rammentare all’onorevole parlamentare che la lotta alla tratta degli esseri umani è decisamente una delle priorità della nostra Presidenza e che presteremo attenzione alle questioni sollevate.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE).(DE) Questa mattina abbiamo tenuto con la Commissione una discussione sulla Palestina e la presa di ostaggi in tale regione. Quali altre azioni la Presidenza del Consiglio sta prendendo in esame in merito alla situazione in Medio Oriente, in Palestina e in Israele?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, come ho affermato nella mia dichiarazione a nome del Consiglio nella discussione di questa mattina, il Consiglio ritiene che sia importantissimo che entrambe le parti si impegnino immediatamente per allentare la crisi. L’Unione europea darà il proprio contributo in vari modi per trovare una soluzione alla crisi, ma ovviamente sono le parti in causa ad averne la chiave. Ci impegneremo a fondo e speriamo che si possa trovare una soluzione.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Spesso salta agli occhi come i nostri governi sono assai poco informati in merito a ciò che sta dietro alla presa di ostaggi: prima ci viene detto che queste azioni sono perpetrate da terroristi, per poi scoprire spesso che la motivazione è meramente criminale, quindi molto diversa. Vorrei chiederle se intendete premere per una maggiore integrazione tra i servizi segreti e per promuovere lo scambio di informazioni tra di essi allo scopo di conoscere meglio le logiche che sottendono la presa di ostaggi e quindi di organizzare più tempestivamente la giusta risposta.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, come indicato in precedenza nel corso della discussione sulla CIA e sulle consegne di prigionieri, il lavoro dei servizi segreti e le informazioni che essi offrono rientrano in quanto tali nella sfera di competenza degli Stati membri, anche se ovviamente è utile che vi sia una cooperazione agevole e approfondita per trovare soluzioni alla presa di ostaggi come in questo caso e per esaminare i fattori che stanno alla base di questi eventi, come ha affermato l’onorevole parlamentare.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0513/06):

Oggetto: Necessità di una politica integrale in materia di immigrazione

Considerando i recenti accordi sul controllo delle frontiere esterne dell’Unione nelle zone marittime in prossimità delle Isole Canarie nonché le esigenze di unità dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, non ritiene il Consiglio che sia giunto il momento di formulare una politica integrale in materia di immigrazione per l’insieme dell’Unione che consenta, da una parte, di garantire mercati del lavoro stabili nel nostro territorio e, dall’altra, di incanalare le forti pressioni migratorie attualmente esercitate sulle nostre frontiere esterne?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’Unione europea applica e intende continuare ad applicare una strategia globale e un modus operandi in materia di immigrazione sia nella politica interna dell’Unione sia nelle relazioni con i paesi terzi e nel dialogo con questi ultimi. Tale strategia e tale modus operandi riguardano vari aspetti e dimensioni dell’immigrazione, ad esempio l’immigrazione legale, la prevenzione e il controllo dell’immigrazione illegale, la tratta degli esseri umani e il contrabbando di persone. L’Unione europea opera naturalmente, come sempre, nei limiti delle competenze stipulate dal Trattato.

Quanto all’azione intrapresa dall’Unione in seguito ai recenti fatti nelle Isole Canarie, vorrei suggerire all’onorevole parlamentare di esaminare le risposte fornite alle interrogazioni orali H-0440, H-0455, H-0460, H-0473 e H-0478/2006. Questa serie di interrogazioni e risposte dimostra che si tratta di una questione seria e che si deve continuare a discutere di tale problema e delle misure ad esso collegate.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) La ringrazio molto per la risposta, signora Presidente in carica del Consiglio. Il problema specifico cui dobbiamo far fronte nell’ambito della politica dell’immigrazione è la mancanza di risorse economiche. Per l’anno in corso a quanto pare disponiamo soltanto di 5 000 000 di euro e non esiste la possibilità di ottenere altre risorse finché l’anno prossimo non verranno approvate le nuove prospettive finanziarie.

Come possiamo collegare la politica dell’immigrazione alle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 recentemente adottate?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, è necessaria una solida cooperazione con i paesi d’origine e di transito per migliorare le condizioni in tali paesi e dunque allentare nel lungo termine le pressioni associate, in particolare, all’immigrazione illegale. Ovviamente anche questo ambito delle relazioni esterne richiede risorse e strumenti idonei per poter produrre un impatto adeguato.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE).(EN) Rispondendo all’interrogazione su un mercato del lavoro stabile nell’Unione europea, lei ha dichiarato che il Consiglio sta prendendo in esame tutti gli aspetti della politica in materia di immigrazione.

Recentemente abbiamo letto e sentito degli eventi terribili verificatisi non soltanto nelle Isole Canarie, ma anche in Spagna e di quanto sta succedendo sul mercato del lavoro nelle aziende produttrici di frutta e pomodori nell’Europa meridionale.

Il Consiglio ha discusso di questa forma di schiavitù moderna e tale questione sarà sollevata al Vertice sociale che si terrà più avanti nel corso di quest’anno?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, i mercati del lavoro in Europa e il funzionamento del sistema del mercato del lavoro costituiscono evidentemente nel loro insieme una questione centrale che influenza direttamente la politica d’immigrazione, e pertanto è necessario discuterne i vari elementi e trovare soluzioni. La regolarizzazione degli immigrati illegali è innegabilmente una materia complessa, di grande significato per il singolo e per la sua tutela giuridica. Tuttavia, i lunghi processi di regolarizzazione hanno lati positivi e negativi e dovremmo ricordare che i loro effetti possono ripercuotersi in tutta l’Unione europea. In ultima analisi, le regolarizzazioni di questa natura rientrano nelle competenze degli Stati membri dell’Unione europea, anche se ovviamente è utile procedere a uno scambio di informazioni e inoltre stimolare un dibattito politico sull’argomento.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). (DE) Signora Presidente in carica del Consiglio, oltre alle sue dichiarazioni in merito all’intenzione di stilare regole comuni in materia di politica d’asilo, un ambito nel quale – come lei saprà – alcune competenze sono degli Stati membri e altre dell’Unione europea, si atterrà alla linea secondo cui, in futuro, continuerà ad essere discrezione degli Stati membri decidere quanti e quali lavoratori migranti hanno diritto d’ingresso, allo scopo di consentire la loro integrazione nel mercato del lavoro e di prevenire le distorsioni del medesimo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, la mobilità della forza lavoro e la disponibilità di manodopera straniera negli Stati membri dell’Unione europea è una questione che riguarda non soltanto l’immigrazione e il mercato del lavoro, ma anche la competitività europea. L’onorevole parlamentare ha chiesto se a decidere in merito a tale questione in futuro saranno gli Stati membri. Ovviamente è difficile fare previsioni per il futuro e sapere quale direzione prenderanno le decisioni politiche, ma è importante un dibattito politico su questioni che rientrano nella competenza nazionale, perché, come ho appena detto, le decisioni adottate dai singoli Stati membri hanno anche una rilevanza e un’influenza di più ampio respiro su tutta l’Unione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0586/06):

Oggetto: Misure relative all’accoglienza degli immigrati e a una loro migliore integrazione

Quali misure intende adottare il Consiglio affinché i cittadini europei partecipino attivamente alle decisioni sulla trasformazione dell’immigrazione illegale in immigrazione legale e accettino il fatto che gli immigrati devono essere integrati?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’integrazione dei cittadini di paesi terzi legalmente residenti negli Stati membri rappresenta una sfida costante per le società europee ed è cruciale ai fini del rafforzamento della coesione politica e sociale. Il programma dell’Aia nell’ambito della libertà, della sicurezza e della giustizia conferma quanto sia importante la politica d’integrazione per promuovere la stabilità e la coesione delle nostre società. Il programma dell’Aia menziona inoltre la necessità di migliorare il coordinamento tra le politiche nazionali.

Nel novembre 2004 i rappresentanti del Consiglio e degli Stati membri sono giunti ad alcune conclusioni sulla stesura di principi fondamentali comuni per la politica d’integrazione degli immigrati. Secondo tali principi fondamentali comuni l’integrazione è un processo dinamico e bilaterale di mutua comprensione e reciproco adeguamento da parte di tutti gli immigrati e di tutti i residenti degli Stati membri. Di conseguenza gli Stati membri sono invitati a tenere conto della politica d’integrazione e ad includervi sia gli immigrati sia i cittadini degli Stati membri.

L’interazione frequente tra immigrati e cittadini degli Stati membri è un meccanismo fondamentale per l’integrazione. I principi fondamentali comuni affermano, in particolare, che i forum comuni per il dialogo interculturale, l’informazione sugli immigrati e le loro culture e lo sviluppo delle condizioni di vita negli ambienti urbani potenziano le interazioni tra immigrati e cittadini degli Stati membri.

I principi fondamentali comuni sono basati sulle conclusioni del Consiglio adottate nel dicembre 2005, che tenevano conto della comunicazione della Commissione dal titolo “Un’agenda comune per l’integrazione – Quadro per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi nell’Unione europea”. La comunicazione è stata adottata nel settembre 2005.

L’importanza dell’integrazione in relazione all’accesso nel territorio della Comunità e degli Stati membri e la necessità di migliorare l’azione in questo campo sono state citate in svariate iniziative, come la comunicazione della Commissione relativa a un piano d’azione sull’immigrazione legale. In tali contesti si pone l’enfasi sulla necessità che i membri della società ospitante siano coinvolti in vari modi nella creazione di opportunità di partecipazione degli immigrati nelle società europee. Ciò sarà reciprocamente vantaggioso per i cittadini europei come pure per i cittadini di paesi terzi. Altri attori e Istituzioni comunitarie, come il Parlamento, il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni possono fare molto per promuovere la partecipazione dei cittadini europei nell’integrazione dei cittadini di paesi terzi residenti nell’Unione.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, vorrei chiederle se saranno previste strutture tramite le quali i cittadini europei potranno esprimere un’opinione sull’integrazione degli immigrati dai paesi terzi, così che vi siano in seguito reciproca accettazione e reciproco rispetto, allo scopo di una migliore integrazione degli immigrati nella società.

La Presidenza finlandese intende proporre tali strutture di partecipazione diretta dei cittadini a tali decisioni?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, è nell’interesse del Consiglio, in generale, sostenere anche un coinvolgimento più proattivo della società civile nell’integrazione degli immigrati, perché vi è il desiderio di promuovere la trasparenza dell’amministrazione UE in relazione al pubblico. Ovviamente spetta agli Stati membri decidere al riguardo e in merito al modo di creare le strutture per le piattaforme di cittadini a livello locale, ma anche la cooperazione a livello dell’Unione europea sarà importantissima.

Nel corso della Presidenza finlandese il lavoro del Consiglio sarà reso significativamente più trasparente, in quanto le deliberazioni sulla legislazione nel quadro della procedura di codecisione saranno pubbliche. Inoltre, saranno aperte al pubblico le discussioni su altri progetti legislativi. Speriamo che tramite questo canale i cittadini siano incoraggiati a conoscere i criteri decisionali e ad esercitare un’influenza anche nei periodi che intercorrono tra le varie elezioni.

 
  
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  Boguslaw Sonik (PPE-DE).(PL) Signora Presidente in carica del Consiglio, ho visitato i campi in Libia dove arrivano decine di migliaia di profughi dell’Africa subsahariana per essere più vicini all’Europa e per attraversare il Mediterraneo. FRONTEX, la nostra Agenzia per la protezione delle frontiere esterne, casualmente è diretta da un finlandese. In che misura intendete avvalervi di quest’Agenzia per fermare l’ondata di immigranti illegali verso l’Europa?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, il legame tra l’Agenzia di controllo delle frontiere e l’integrazione è alquanto blando dal mio punto di vista, ma durante la Presidenza finlandese cercheremo anche suggerimenti e proposte concrete per il lavoro di tale Agenzia.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 7 dell’onorevole Eugenijus Gentvilas (H-0516/06):

Oggetto: Differenze tra i sistemi fiscali dei paesi dell’UE

Alfred Finz, rappresentante del governo austriaco, il 17 maggio ha risposto a diverse domande dei deputati al Parlamento europeo concernenti l’imposta societaria nei diversi Stati membri dell’UE. Alfred Finz, in risposta a una domanda del deputato europeo Eoin Ryan, ha indicato che taluni Stati membri hanno introdotto di recente nuovi sistemi fiscali, in virtù dei quali alle imprese vengono applicati tassi impositivi nettamente inferiori rispetto a quelli vigenti nei vecchi Stati membri.

Alfred Finz ritiene che questi tassi di imposta ridotti costituiscano una concorrenza sleale alla quale occorre porre fine. Non ritiene la Presidenza del Consiglio che i nuovi Stati membri abbiano diritto di introdurre i propri nuovi sistemi fiscali? Non condivide il Consiglio il parere secondo cui i tentativi di uniformazione fiscale illustrano la volontà dei vecchi Stati membri di risolvere i propri problemi economici a spese dei nuovi Stati membri?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, gli Stati membri hanno il diritto di adottare i propri sistemi fiscali nei limiti del diritto comunitario. Il Consiglio rifletterà sulle proposte di armonizzazione, se e quando verranno avanzate dalla Commissione.

Dobbiamo ricordare che il 1° dicembre 1997 il Consiglio ha adottato una risoluzione sul codice di condotta da applicare alla tassazione delle imprese al fine di contrastare eventuali misure fiscali dannose che potrebbero avere un impatto significativo sull’ubicazione delle attività economiche nella Comunità. Il gruppo di lavoro incaricato di analizzare gli aspetti pratici del codice effettua una valutazione in base ai criteri previsti dal codice di condotta per stabilire se le misure fiscali adottate da uno Stato membro rappresentino una forma di concorrenza illegale. Lo Stato membro in questione annulla le misure fiscali dichiarate dannose dal gruppo di lavoro, su base volontaria. Gli Stati membri sono anche obbligati a non adottare nuove misure illegali.

Inoltre, proprio in questo periodo sono in corso in seno alla Commissione accurati preparativi tecnici relativamente alla proposta di una base imponibile comune e consolidata per le persone giuridiche. Secondo la Commissione, questa base imponibile verrebbe utilizzata per promuovere la strategia di Lisbona in modo significativo, perché contribuirà a rendere il mercato interno più efficiente, il che porterebbe a rafforzare la posizione competitiva dell’UE sui mercati globali. Tuttavia, la proposta non si occupa dell’aliquota per l’imposta sul reddito.

 
  
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  Eugenijus Gentvilas (ALDE).(LT) La ringrazio per la risposta, signora Ministro, ma lei ha citato varie volte la Commissione e le sue iniziative. Mi piacerebbe veramente sapere cosa pensa la Finlandia, che attualmente detiene la Presidenza dell’UE, della convergenza fiscale. E’ comprensibile che tutto ciò che porta alla concorrenza sleale è negativo, ma vorrei chiedere se mirare alla convergenza fiscale sia la cosa giusta da fare, visto che in Europa si stanno intraprendendo iniziative di questo tipo. Cosa pensa la Finlandia di queste iniziative? Non pensa che la concorrenza tra Gli Stati membri a proposito di questioni e sistemi fiscali dovrebbe rimanere, perché altrimenti tenderemmo a un’eccessiva armonizzazione? Noi, i nuovi paesi, abbiamo aderito all’Unione europea senza sapere che oggi si sarebbe delineata questa tendenza, ovvero il movimento verso l’armonizzazione fiscale.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, l’obiettivo di questa base imponibile comune e consolidata per le persone giuridiche è quello di creare una base imponibile per le società che sia semplice. L’iniziativa non entra nel merito della questione delle aliquote fiscali, ma si limita alla base imponibile. Il lavoro tecnico è già in corso. Non è intenzione della Presidenza finlandese discuterne con il Consiglio: l’obiettivo è di sentire come sta procedendo il lavoro tecnico.

 
  
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  Josu Ortuondo Larrea (ALDE).(ES) Signora Presidente in carica del Consiglio, nei Paesi baschi abbiamo il nostro sistema fiscale, che, storicamente, è separato e diverso dal sistema spagnolo. In altre parole, all’interno dello Stato spagnolo esistono due sistemi fiscali. La Commissione sembra non capirlo e vuole cambiare il nostro sistema.

Il Consiglio sarebbe favorevole all’idea di imporre un sistema fiscale uniforme per gli Stati membri senza il loro consenso o accordo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, ovviamente la concorrenza fiscale dannosa è negativa, ma c’è ancora un po’ di strada da percorrere prima di passare a un unico sistema fiscale armonizzato per gli Stati membri.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signora Ministro, se la conseguenza di aliquote fiscali così differenti è che altre imprese si trasferiranno altrove, si sta forse riflettendo sulla possibilità di accelerare queste delibere ? Troppi posti di lavoro vanno persi a causa di ciò che viene definito turismo delle sovvenzioni e attualmente, per quanto riguarda la politica regionale, stiamo riflettendo su come far fronte a questa situazione.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, questo era forse più un commento sul Consiglio che una domanda. Come ho detto nella mia risposta iniziale, la tassazione è importante sia per il funzionamento del mercato interno sia per la concorrenza. E’ altrettanto importante, quindi, analizzare l’imposizione fiscale a livello comunitario.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 8 dell’onorevole Jacky Henin (H-0519/06):

Oggetto: Azioni del Consiglio contro la debolezza del dollaro

Gli Stati Uniti, organizzando scientemente il deprezzamento del dollaro rispetto all’euro, stanno conducendo una spietata guerra economica nei confronti dell’Unione europea. Infatti, il volontario e continuo deprezzamento del dollaro distrugge ogni mese migliaia di posti di lavoro sul territorio dell’Unione europea. Così, Airbus si trova costretta a fatturare i propri contratti di subappalto in dollari e non in euro. Questo fatto favorisce le imprese americane rendendo in realtà americano per oltre il 40% un aereo europeo.

Quali misure di ritorsione politica, diplomatica e economica intende adottare il Consiglio al fine di indurre gli Stati Uniti a sostenere la propria moneta per permettere finalmente una concorrenza libera e non distorta fra l’Unione europea e gli Stati Uniti?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, il tasso di cambio ultimamente si è modificato, ma il Consiglio non prevede nessuna misura che obblighi gli Stati Uniti a sopravvalutare la propria moneta. In una dichiarazione rilasciata nel corso della riunione della scorsa primavera del Comitato monetario e finanziario internazionale dell’FMI, il Presidente del Consiglio ECOFIN ha ribadito la posizione del Consiglio sugli squilibri mondiali, affermando che nel medio termine i forti squilibri delle partite correnti non saranno più sostenibili, ed è responsabilità comune di tutti i principali attori coinvolti affrontare il problema. Nel contesto della cooperazione internazionale, si dovrebbe ricorrere a una politica macroeconomica e strutturale volta a mantenere la crescita, per agevolare le debite correzioni dei disavanzi e delle eccedenze delle partite correnti. In questo modo l’aumento delle pressioni protezioniste potrebbe essere evitato, così come le improvvise fluttuazioni dei tassi di cambio e i rischi per il settore finanziario. Esistono anche possibili rischi macroeconomici derivanti dalle misure protezioniste e dalle azioni unilaterali. Un sistema aperto e multilaterale di scambi commerciali è una condizione irrinunciabile per una crescita maggiore e costante. Maggiori risparmi nazionali negli Stati Uniti e la crescita interna nei paesi asiatici, in particolare, sono fondamentali per qualunque tentativo di correggere lo squilibrio mondiale.

Il comunicato dell’aprile 2006 del Comitato monetario e finanziario internazionale ha espresso queste stesse opinioni, che sono state accettate, in generale, dai partner mondiali.

 
  
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  Jacky Henin (GUE/NGL).(FR) Signor Presidente, Ministro Lehtomäki, noto che, sebbene si parli del medio termine, noi ci troviamo nel breve termine. I lavoratori dell’UE che nei prossimi mesi perderanno il lavoro, in parte a causa della nostra inerzia, non ne saranno entusiasti. Perché, allora, non facciamo in modo che la Banca centrale europea svolga un ruolo totalmente diverso, sotto il controllo del Parlamento europeo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, come sappiamo, la Banca centrale europea è un organo indipendente, il cui obiettivo principale è la stabilità dei prezzi. Il Consiglio dei ministri non può influenzare le decisioni sui tassi di interesse e, inoltre, l’indipendenza della Banca centrale deve essere protetta, affinché possa continuare a svolgere il suo lavoro.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signora Presidente in carica del Consiglio, se c’è parità di cambio con il dollaro, dobbiamo anche ricordare che l’Europa paga in dollari quando acquista petrolio e gas, e ciò comporta un vantaggio naturale per il consumatore europeo. Lei ritiene che i prezzi del petrolio in questo settore siano oggetto di speculazioni, o che ciò sia attribuibile alla valuta?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, forse questo non è il settore in cui sono più ferrata, né rientra nelle competenze del Consiglio fare ipotesi sui futuri prezzi del petrolio, ma è chiaro che la situazione attuale relativamente alla domanda e all’offerta e la direzione che sembra avere intrapreso non corroborano l’ipotesi secondo cui i prezzi scenderanno rapidamente a un livello molto basso.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 9 dell’onorevole John Bowis (H-0528/06):

Oggetto: Interrogazioni al Consiglio

Può il Consiglio precisare se intende rivedere le proprie procedure di risposta alle interrogazioni parlamentari che gli vengono rivolte?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole deputato per l’interesse dimostrato verso le procedure seguite dal Consiglio quando risponde alle interrogazioni parlamentari. In qualità di ministro per gli Affari europei, avrò l’onore personale di rispondere alle interrogazioni da voi rivolte al Consiglio in questa sede durante il Tempo delle interrogazioni per i prossimi sei mesi.

Per quanto riguarda la revisione delle procedure, vorrei dire che la Finlandia, durante la sua Presidenza, vuole tornare al metodo secondo il quale si risponderà alle interrogazioni nell’ordine in cui queste sono pervenute al Consiglio e, pertanto, la Presidenza non intende rispondere secondo un ordine tematico. Nonostante questo cambiamento, desidero sottolineare che restano invariati i principi generali in base ai quali vengono esaminate le interrogazioni rivolte al Consiglio. Le risposte fornite durante il Tempo delle interrogazioni verranno date a nome del paese che detiene la Presidenza.

Sarà anche compito della Presidenza fornire al Parlamento europeo risposte scritte alle interrogazioni non esaminate durante il Tempo delle interrogazioni per mancanza di tempo. Questa settimana ce ne sono molte.

Per quanto concerne la procedura per le interrogazioni scritte, posso dire che al momento il Consiglio sta vagliando le modalità per far fronte al numero sempre crescente di interrogazioni.

 
  
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  John Bowis (PPE-DE).(EN) Signora Presidente in carica, la ringrazio per la sua risposta, di cui mi rallegro. Tuttavia, abbiamo un problema: secondo il Regolamento di questo Parlamento ogni deputato ha il diritto di presentare per iscritto una sola interrogazione prioritaria al mese. Secondo lo stesso Regolamento, il termine per ricevere una risposta è di tre settimane. La Commissione riesce a rispettare tale termine, ma molto spesso il Consiglio impiega tre mesi per rispondere. Il motivo che viene spesso addotto è che è necessario un po’ di tempo per ottenere l’accordo su una risposta da parte tutti i membri del Consiglio. Di fatto, però, siete in grado di dare risposte improvvisate al momento alle domande complementari.

La richiesta che le rivolgo è quella di trovare un modo per accelerare la procedura. Forse si potrebbe fissare un termine per ricevere le risposte dagli altri membri del Consiglio, affinché la Presidenza ci possa rispondere entro le scadenze previste dal nostro Regolamento. Se possiamo aiutarla in questo senso, sarebbe un grande partenariato e il fiore all’occhiello della Presidenza finlandese.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Concordo sull’estrema importanza di accelerare la procedura di risposta. Sebbene la Presidenza parli a proprio nome, essa deve e vuole essere in linea con gli altri membri del Consiglio. Per questo motivo è fondamentale ricevere osservazioni dagli altri Stati membri. Ciononostante, sono sicura che siamo in grado di migliorare la situazione attuale. Spero di poter collaborare con il Parlamento europeo in modo efficace sulla questione.

 
  
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  Richard Corbett (PSE).(EN) La Presidenza del Consiglio forse saprà che il nostro Regolamento, nell’allegato sul Tempo delle interrogazioni, prevede che, con l’accordo del Consiglio, possiamo suddividere il Tempo delle interrogazioni al Consiglio in tempi riservati alle interrogazioni alla Presidenza, all’Alto rappresentante o al Presidente dell’Eurogruppo.

Se il Parlamento lo richiedesse, la Presidenza del Consiglio sarebbe d’accordo, una volta ogni tre mesi, ad esempio, a organizzare un tempo delle interrogazioni specifico, con la presenza dell’Alto rappresentante, dedicato a questioni di politica estera?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Se il Parlamento europeo avanzasse una richiesta di questo tipo, saremmo certamente disposti ad esaminarla. Per quanto riguarda l’Alto rappresentante, penso che anche lui dovrebbe avallare la procedura. In ogni caso, il Consiglio non ha ricevuto proposte simili, almeno per quanto mi risulti.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE).(EN) Lei ha appena vissuto l’esperienza di rispondere per un’ora alle interrogazioni del Parlamento europeo. Al termine della Presidenza lei sarà stata qui varie volte e avrà accumulato più esperienza – si è comportata molto bene durante il suo primo Tempo delle interrogazioni. Sarebbe disposta a comunicare le sue raccomandazioni pratiche al Consiglio relativamente al Tempo delle interrogazioni? Ad esempio, a dicembre potrebbe definire cosa potremmo migliorare durante il Tempo delle interrogazioni?

In qualche modo dobbiamo rendere queste occasioni più aperte ai nostri cittadini. Alcune persone ci seguono anche via Internet o su Euronews. Dobbiamo apportare qualche miglioramento. Mi piacerebbe sentire le sue raccomandazioni pratiche al termine della Presidenza. Sarebbe disposta a farlo durante il Tempo delle interrogazioni?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Sono certa che durante i prossimi sei mesi ci conosceremo molto bene, per cui tali raccomandazioni potrebbero anche essere elaborate in stretta cooperazione. Io – e noi, in quanto Presidenza – siamo più che disposti a utilizzare al meglio tutta l’esperienza e gli accordi e le raccomandazioni pratiche che potrebbero emergere durante la Presidenza. Aggiungo solo che, personalmente, trovo che rispondere a queste interrogazioni sia un’esperienza stimolante.

 
  
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  Presidente. – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.00, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MAURO
Vicepresidente

 
Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2006Avviso legale