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Procedura : 2006/2050(INI)
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Ciclo del documento : A6-0260/2006

Testi presentati :

A6-0260/2006

Discussioni :

PV 07/09/2006 - 5
CRE 07/09/2006 - 5

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PV 07/09/2006 - 7.11
CRE 07/09/2006 - 7.11
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Testi approvati :

P6_TA(2006)0355

Discussioni
Giovedì 7 settembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

5. Tutela del patrimonio naturale, culturale e architettonico europeo nelle zone rurali e insulari (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0260/2006), presentata dall’onorevole Sifunakis a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulla tutela del patrimonio naturale, architettonico e culturale europeo nelle zone rurali e nelle regioni insulari [2006/2050(INI)].

 
  
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  Nikolaos Sifunakis (PSE), relatore. (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, questo è un giorno importante per me, ma anche per i miei colleghi e per la commissione per la cultura e l’istruzione, perché, a seguito di un intero progetto durato circa un anno, oggi ho il piacere di presentare alla Plenaria la mia relazione sulla tutela del patrimonio naturale, architettonico e culturale europeo nelle zone rurali e nelle regioni insulari.

Per secoli, con materiali e mezzi semplici, gli abitanti delle zone rurali e delle regioni insulari europee, obbedendo alle regole di base dell’umana convivenza e piegandosi all’asprezza dell’ambiente naturale, sono riusciti con le proprie mani a creare un patrimonio di inestimabile valore estetico.

In molti paesi europei, tuttavia, questo patrimonio umile, la cui tutela e promozione sono non soltanto un obbligo culturale, ma anche una necessità dello sviluppo, è stato profondamente alterato, a opera dei governi, a causa degli sviluppi sociali e tecnologici, nonché di uno sfruttamento economico e un ipersviluppo sfrenati, il che da un lato ha modificato i luoghi e distrutto il meraviglioso equilibrio tra ambiente naturale e ambiente creato dall’uomo, specialmente nelle isole data l’esiguità delle loro dimensioni, e dall’altro ha annientato un’agricoltura estremamente produttiva.

La mia relazione è intesa a formulare proposte specifiche per la tutela, la promozione e la gestione a lungo termine di questo ricco patrimonio nelle zone rurali e nelle regioni insulari europee a beneficio della qualità della vita di tutti i cittadini europei.

In tal senso, contiene quindi proposte che si rivolgono all’Unione europea, agli Stati membri, alle autorità locali e regionali e ai cittadini europei, tutti chiamati a intraprendere misure specifiche per preservarlo e promuoverlo, che commenterò solo in parte visto che il tempo a mia disposizione è limitato.

In primo luogo, l’Unione europea deve dotarsi di una strategia globale per il patrimonio culturale, obiettivo che sarà raggiunto soltanto se la Commissione europea, preparando le proprie proposte legislative, ne esaminerà approfonditamente le ripercussioni sulla cultura, il patrimonio culturale e, aspetto ancora più importante, il patrimonio architettonico popolare che gli artigiani hanno forgiato con le proprie mani nei secoli. In questo modo, in ogni politica dell’Unione si integreranno azioni a beneficio del patrimonio.

Dato che i programmi comunitari in campo culturale non mettono a disposizione stanziamenti sufficienti, occorre reperire altri fondi per preservare il patrimonio, unitamente ad altre risorse comunitarie nell’ambito della politica agricola comune, dei Fondi strutturali, nonché delle iniziative comunitarie LEADER, URBAN e INTERREG, da integrare per il prossimo esercizio finanziario nei nuovi strumenti finanziari della PAC e della politica di coesione.

Analogamente, nell’uso dei fondi comunitari, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare un turismo alternativo sostenibile che possa concorrere alla tutela e alla promozione del patrimonio architettonico delle comunità, molte delle quali hanno mantenuto la propria fisionomia.

Il programma Cultura, pur con i suoi vincoli di bilancio, ha offerto anch’esso un sostegno considerevole ai progetti riguardanti il patrimonio culturale, sebbene abbia escluso i progetti di restauro.

Vi sono tuttavia altre azioni che potrebbero essere finanziate nell’ambito del nuovo programma Cultura 2007.

In particolare, nel quadro dei progetti pluriennali di cooperazione previsti dal programma, si potrebbe creare una rete di importanti comunità architettoniche in vari Stati membri con non più di 1 000 abitanti.

Tali comunità svolgerebbero attività di tipo culturale in base alle tradizioni di ogni zona per consolidare la cooperazione tra comunità architettoniche e culturali importanti in Europa, il che fornirebbe loro uno strumento per sviluppare caratteristiche, usi, costumi e tradizioni locali.

In aggiunta a tutto questo, però, la Commissione è invitata in particolare a creare una nuova istituzione europea per le piccole comunità tradizionali europee, sulla falsariga di quella creata per le capitali della cultura, in virtù della quale ogni anno vengano selezionate una o due comunità interessanti nelle quali realizzare interventi di rinnovo e restauro, tenendovi peraltro una serie di eventi culturali nel corso dell’anno.

Assumendo come criterio lo sviluppo delle comunità europee architettonicamente importanti, proponiamo inoltre che sia creata una nuova categoria di riconoscimenti nell’ambito del “Premio dell’UE per il patrimonio culturale” da conferire al miglior recupero globale di un insediamento tradizionale.

Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’ambiente europeo creato dall’uomo, composto da vari sottogruppi di forme ed epoche architettoniche diverse, sta cambiando notevolmente a causa di un ipersviluppo sfrenato e dell’esistenza di strutture incompatibili e assolutamente dissonanti rispetto alle caratteristiche storiche e architettoniche locali.

Gli Stati membri devono dunque prevedere incentivi per la demolizione intera o parziale di tali costruzioni e, nel contempo, non vanno sostenuti con fondi comunitari progetti che manifestamente distruggono o alterano elementi importanti del patrimonio culturale.

Infine, la relazione propone anche l’introduzione nell’Unione europea di un “Anno europeo del patrimonio culturale”, volto a sensibilizzare i cittadini europei sull’importanza del patrimonio culturale, a prescindere dalla sua dimensione europea, nazionale o locale.

Per concludere, vorrei ringraziare in particolare il segretariato della commissione per la cultura, i cui esperti hanno collaborato con me, e ovviamente i miei colleghi della commissione.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei esordire esprimendo la mia gratitudine personale e quella del collega Figel’ al relatore e alla commissione per la cultura e l’istruzione per i costruttivi sforzi profusi nell’elaborare questa eccellente relazione. Il documento illustra l’importanza attribuita al patrimonio culturale, preoccupazione pienamente condivisa dalla Commissione.

Molto resta da fare in questo ambito, ma l’impegno della Commissione emerge chiaramente sia dall’attuale programma Cultura 2000, sia da altri programmi e strumenti finanziari europei, ed essa ha già tenuto presente diversi aspetti sollevati nella relazione. Si tratta nondimeno di una relazione estremamente utile che ci offre l’opportunità di ribadire ancora una volta quanto sia necessario avvalersi di tutti i mezzi esistenti per tutelare il patrimonio naturale e architettonico.

Nell’ambito del Trattato, la Commissione incoraggia gli Stati membri a sfruttare tutte le possibilità offerte dagli strumenti finanziari europei, tra cui ad esempio i Fondi strutturali, per investire in progetti riguardanti il patrimonio culturale. Tali investimenti sono evidentemente strumenti importanti per creare nuove opportunità di lavoro e crescita economica e, pertanto, contribuiscono alla rigenerazione e allo sviluppo regionale.

In tal senso, la Commissione europea e, in particolare, i servizi del mio collega Figel’ stanno monitorando tutti i programmi europei accertandosi che gli strumenti finanziari integrino nei propri obiettivi gli aspetti culturali, il che ci ha permesso, negli ultimi anni, di assistere a un sensibile miglioramento del quale sono particolarmente lieto. Potrei fornirvi esempi di Stati membri, come la Grecia o il Portogallo, che hanno colto le opportunità offerte dai quadri di sostegno comunitari e hanno introdotto programmi operativi per il patrimonio culturale.

La Commissione incoraggia inoltre la cooperazione tra Stati membri nel campo della cultura e del patrimonio culturale attraverso il programma Cultura 2000. In un prossimo futuro, tali sforzi proseguiranno attraverso il programma Cultura 2007-2013 appena proposto.

Grazie all’intensa collaborazione tra le tre Istituzioni – e vorrei cogliere l’opportunità per ringraziare, sempre a nome del collega Figel’, il relatore, onorevole Graça Moura – questo nuovo programma per il periodo 2007-2013 sarà, come speriamo, adottato entro la fine dell’anno. In tale contesto, in un futuro imminente, si potrebbe considerare la possibilità di finanziare partenariati del genere proposto nella relazione.

Come riconosce anche la relazione, la Commissione europea è molto attiva nei suoi sforzi per sensibilizzare ulteriormente all’importanza del patrimonio culturale attraverso azioni come il “Premio dell’UE per il patrimonio culturale” e le azioni congiunte intraprese con il Consiglio d’Europa per le “Giornate europee del patrimonio culturale”. In futuro, potremmo vagliare nuove ipotesi per ampliarne l’ambito e rispecchiare meglio in dette azioni le preoccupazioni del Parlamento europeo.

In conclusione, vorrei sottolineare che la presente relazione viene discussa proprio al momento opportuno. Siamo infatti in un periodo in cui il nostro nuovo programma Cultura è in procinto di essere adottato, la Commissione sta riflettendo sulle proprie azioni per i prossimi anni e sono emersi molti aspetti da discutere. In tale contesto, la relazione desterà dunque senza dubbio notevole interesse.

 
  
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  Vasco Graça Moura, a nome del gruppo PPE-DE. – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, se vogliamo riconoscere l’importanza del patrimonio culturale nelle zone rurali e nelle regioni insulari europee, dobbiamo spingerci oltre le mere dichiarazioni di principio alle quali i politici sono spesso inclini e adottare urgentemente tutta una serie di misure volte a tutelare, recuperare e promuovere tale patrimonio.

Oltre agli interessi culturali in gioco, va sottolineato che, per prendere sul serio queste idee, occorre tener presente i molteplici interessi umani, sociali ed economici. La relazione Sifunakis si muove nella giusta direzione e propone un elenco di priorità politiche per conseguire tali obiettivi suggerendo, ad esempio, un’analisi e uno studio sistematici del patrimonio e il riconoscimento della sua varietà e della sua versatilità, la creazione di un quadro legislativo per garantirne la tutela che comporti peraltro incentivi alla conservazione degli edifici tradizionali e assistenza finanziaria, la prosecuzione delle attività tradizionali come agricoltura, arti e mestieri artigiani, la salvaguardia delle professioni tradizionali e del know-how locale, il recupero degli habitat naturali e dell’architettura, la formazione degli artigiani, l’adozione di nuovi metodi e tecniche, la promozione di iniziative nel quadro di programmi comunitari intesi a creare un inventario del patrimonio europeo e, da ultimo, la promozione di tutti gli elementi materiali e immateriali che costituiscono tale patrimonio. Il documento sottoposto alla nostra attenzione è un mosaico estremamente complesso e copre molti più aspetti di quanti io ne abbia citati.

Difendere in tal modo il patrimonio delle zone rurali e delle regioni insulari è inoltre un mezzo per invertire la tendenza all’abbandono di molte zone coinvolte nel fenomeno e per creare punti focali che catalizzino posti di lavoro e generino benessere e sviluppo sostenibile. Le autorità nel mio paese hanno sottolineato che la politica per il patrimonio del mondo rurale dovrebbe articolarsi lungo tre assi principali: equilibrio sostenibile tra popolazione e area circostante, azione integrata, vale a dire collaborazione vera tra i vari livelli di autorità e le popolazioni locali, nonché dialogo costante con gli abitanti del luogo, che sono i diretti interessati e conoscono realmente le proprie esigenze.

Alcuni aspetti citati sono già stati proposti dalla Commissione per il periodo 2007-2013 e speriamo che una politica equilibrata per il patrimonio delle zone rurali e delle regioni insulari possa contribuire a invertire le attuali tendenze negative. La Carta di Cracovia del 2000 promuove principi perfettamente applicabili in tale ambito che si basano sulla pluralità di valori e la diversità di interessi del patrimonio; per esempio, città e insediamenti storici rappresentano, nel loro contesto, una parte vitale del nostro patrimonio universale e dovrebbero essere considerati nel loro complesso con le strutture, gli spazi e i fattori umani normalmente presenti nel processo di costante evoluzione e cambiamento.

 
  
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  Christa Prets, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, non vi è dubbio circa il fatto che il mantenimento e la tutela del patrimonio culturale europeo siano della massima importanza e rappresentino un compito fondamentale, ed è significativo che esistano vari accordi, come ad esempio quelli dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa, che registrano tali sforzi e sottolineano gli sviluppi positivi ottenuti.

Detto questo, quando discutiamo il tema della tutela del nostro patrimonio culturale, che riguarda essenzialmente la conservazione delle conquiste culturali del passato, non dobbiamo però mai dimenticare che la cultura è un processo dinamico e variegato, per cui se la politica culturale deve occuparsi del mantenimento e della conservazione del nostro patrimonio culturale, deve anche assumersi la responsabilità di creare reti culturali per le tendenze culturali e artistiche contemporanee che costituiscono la base del patrimonio culturale del futuro.

E’ estremamente importante promuovere nei cittadini la consapevolezza dei tesori culturali esistenti nel loro paese e in Europa, e l’“Anno europeo del patrimonio culturale” riuscirà senza dubbio a mettere in luce molte di queste ricchezze, sensibilizzando maggiormente gli europei alla loro importanza. Si potrebbe e si dovrebbe fare un maggior uso delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea sotto forma di Fondi strutturali, URBAN, LEADER, INTERREG, eccetera, per il patrimonio culturale, ma la responsabilità spetta agli Stati membri e sono loro a dover essere sensibilizzati al fatto che gli investimenti nel patrimonio culturale generano ricadute positive sulla qualità della vita nelle regioni e, ovviamente, sul turismo. E’ dunque con questi interessi in mente che dovremmo metterci al lavoro.

Non condivido invece il modo in cui stiamo facendo eccessivamente affidamento sul bilancio del programma Cultura 2000 o del suo successore, Cultura 2007, per un importo di 400 milioni di euro da ripartire tra 27 paesi nell’arco di sette anni, una somma che non ci lascia un margine di manovra sufficiente per abbinare investimenti strutturali a investimenti nell’arte contemporanea. Dovremmo invece utilizzare queste risorse per tenere seminari di sensibilizzazione e assegnare contratti di ricerca chiarendo il livello di scambio di esperienze e informazioni, descrivendo la situazione in altri paesi e pianificando progetti per la tutela delle regioni. Questo è ciò che si può e si deve fare con tale programma.

Nell’immediato siamo dunque tutti esortati a concepire il nostro patrimonio culturale come un tutto indivisibile, e possiamo sicuramente adoperarci in tal senso, ma in futuro non dobbiamo assolutamente prescindere da ciò che è contemporaneo.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, Commissario Frattini, onorevoli colleghi, anch’io vorrei esordire affermando quanto consideri fondamentale che una politica culturale europea significhi non solo tutelare il nostro patrimonio culturale e porre l’accento sulla nostra diversità culturale, ma anche, ovviamente, promuovere in maniera attiva e propositiva la causa dell’arte contemporanea. Il punto di forza della politica culturale europea non può che essere la sua capacità di considerare tutti questi elementi come un tutto unitario e inscindibile.

Ritengo nondimeno che la presente relazione sia importante in quanto cerca di sensibilizzare alla diversità della cultura europea e del patrimonio culturale europeo. Chiunque abbia avuto la possibilità di viaggiare in Europa, che si tratti di isole come Madeira, Canarie, Cipro o Malta, o di zone rurali in Toscana, Scozia, Lettonia, Finlandia, Polonia o Provenza, avrà avuto modo di apprezzare la bellezza e la diversità di questo patrimonio culturale europeo e quanto facile sia persuadere la gente a schierarsi in sua difesa.

Per questo la difesa di tale tesoro culturale è un obbligo politico, e parlo non solo del livello europeo attraverso la formulazione di una politica con i suoi vari programmi, ma anche del livello nazionale. Credo inoltre che sia estremamente importante, lavorando per la diversità culturale in Europa, non fermarsi semplicemente al programma Cultura 2007 e interpretare tale impegno come un compito realmente orizzontale e come politica di rete, includendovi anche la politica agricola e la politica strutturale, e dunque avvalendosi dei vari programmi disponibili come URBAN, LEADER e INTERREG, poiché va detto chiaramente che questo non è solo un compito importante in termini di politica culturale, ma ha anche a che vedere con la formazione al lavoro – penso ad esempio alla figura del restauratore – e con nuovi sviluppi nelle zone rurali. Si tratta quindi, nella migliore interpretazione, di una politica realmente sfaccettata che abbraccia vari programmi europei.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Sifunakis riveste una notevole importanza, in quanto richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare la base della cultura nazionale, ossia la cultura tradizionale che tuttora sopravvive, soprattutto nelle comunità rurali e insulari.

Ad oggi, gli sforzi profusi dall’Unione europea, ivi comprese quest’Aula e la Commissione, si sono principalmente rivolti al consolidamento di una cultura europea universale, una cultura per tutti. Sinora nessuno è riuscito a introdurre questa dottrina e nessuno vi riuscirà perché la cultura nasce dai valori sviluppati da singoli che si uniscono a formare gruppi nazionali. La cultura è il legante di una nazione, ma serve anche a distinguerla da altre nazioni attraverso la sua bellezza, la sua ricchezza, la sua unicità culturale e le sue tradizioni che uniscono un popolo e spesso sono considerate il suo patrimonio.

Noi, nell’Unione europea, dobbiamo pertanto promuovere la diversità linguistica perché la lingua è alla base della cultura, ma anche la cultura popolare, che è alla base della cultura nazionale. Dobbiamo inoltre tutelare il patrimonio culturale e i valori spirituali che stanno scomparendo, tra cui arti e mestieri artigiani tradizionali e folklore, vittime del progresso della civiltà e della tecnologia e della produzione di massa.

La conservazione della ricchezza delle singole culture, unitamente alla bellezza del paesaggio e all’ambiente naturale degli esseri umani, ci offre un’opportunità di sviluppo intellettuale e di maggiore consapevolezza del mondo che ci circonda. E’ un’occasione di comprensione, rispetto reciproco e integrazione naturale attraverso i valori anziché attraverso l’influenza del potere culturale ed economico dominante.

 
  
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  Thomas Wise, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, non ho incontrato molte persone che non siano a favore della tutela del patrimonio naturale, architettonico o culturale, e di fatto il mio collegio elettorale, l’Inghilterra orientale, risponde alle caratteristiche di una zona rurale, o perlomeno le soddisfa nella misura in cui riusciremo a fermare alcuni piani mal applicati di sviluppo insostenibile ad opera del nostro vice Primo Ministro John Prescott.

La Gran Bretagna è un’isola con un proprio patrimonio naturale e architettonico inestimabile. Tuttavia, sebbene apparentemente la presente relazione abbia nobili intenzioni, in realtà minaccia il patrimonio britannico. Le proposte contenute nella relazione sono specificamente intese a far confluire la cultura distintiva e diversa della Gran Bretagna nella vagheggiata creazione federativa di una comune cultura europea. Purtroppo, molti europarlamentari vedono la cultura soltanto come uno strumento per promuovere l’integrazione europea e perseguire un progetto maniacale chiamato “Stati Uniti d’Europa”. Perché non si riesce a capire che non esistono cose come una cultura europea comune, una storia comune o un patrimonio comune, così come non esistono un’architettura comune e una lingua comune? L’Europa è un continente formato da Stati nazione unici con storie e patrimoni molto diversi, ed è proprio questo che la rende così interessante e affascinante.

L’unico modo per realizzare l’ambizione dichiarata della relazione di persuadere i cittadini europei del fatto che condividono la stessa cultura sarebbe mentire, e questo mi spaventa. L’odierna élite politica pare non avere scrupoli nel deludere. Nel Regno Unito, abbiamo visto succedersi governi che in maniera verosimilmente deliberata sono riusciti a tenere il pubblico britannico all’oscuro del “progetto Europa”. Va dunque riconosciuto che il progetto di integrazione dell’Unione europea rappresenta una delle più gravi minacce per il patrimonio di ogni paese europeo degli ultimi decenni. Purtroppo relazioni come questa non riescono a vedere la grande contraddizione in esse connaturata.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il parere dell’on. Sifunakis è certo condivisibile negli intenti, anche a mio parere quanto è sostenuto nel primo capoverso circa l’identità europea va commisurato ad una già acclarata condivisione del medesimo mosaico di culture da parte dei cittadini europei, i quali semmai non comprendono dell’Unione alcuni meccanismi farraginosi dei suoi interventi troppo spesso volti solo a regolare e omologare.

Il patrimonio culturale, naturale ed architettonico – forse sarebbe più opportuno parlare di architettura, di paesaggio e di beni storici e paesistici, termini che in complesso meglio definiscono l’integrazione da ricercare nella sinergia tra paesaggio naturale e paesaggio antropico – è sicuramente fondamentale per diffondere benessere sociale, economico e ambientale, specialmente in quelle aree della nostra Europa che presentano fragilità paesistiche, ma anche del tessuto socioeconomico e demografico. Avrei desiderato anche una più precisa chiarificazione del concetto di piccole comunità tradizionali, quel termine "tradizionali" è troppo generico e si presta ad un possibile utilizzo indifferenziato delle risorse e degli impegni.

Le comunità rurali non solo sono parte della nostra memoria collettiva, sono la culla fondamentale dei valori, la fucina di rapporti sociali spesso assai più equilibrati di quelli delle comunità urbane, oltre ad essere assolutamente essenziali per la salvaguardia della cultura e dell’ambiente.

Questo patrimonio culturale non solo è minacciato, come avverte il collega, ma in tante parti in Europa è perfino a rischio di sopravvivenza funzionale: oltre a strumenti di conservazione e di salvaguardia del territorio e delle culture, l’Unione dovrebbe prevedere insieme agli Stati opportune politiche contro lo spopolamento rurale, soprattutto montano, altrimenti si rischia di investire soldi per ripristinare configurazioni architettoniche abbandonate, per verniciare antiche case che resteranno inabitate, per curare acciottolati che non verranno più calpestati.

 
  
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  Manolis Mavrommatis (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, dopo aver ringraziato il mio compatriota, onorevole Nikos Sifunakis, per il suo eccellente lavoro, non posso non ribadire che il patrimonio culturale è un elemento importante dell’identità e dello sviluppo storico dei popoli europei.

Conservarlo e tutelarlo è dunque particolarmente importante per l’educazione della nuova generazione e il rispetto dell’identità europea e, a prescindere dalla sua dimensione europea, la sua dimensione locale è un valore fondamentale per i cittadini europei. Noi tutti sappiamo che i riflettori sono puntati sulle grandi città che ospitano i monumenti più noti.

Cionondimeno, è un dato di fatto che le campagne comunitarie, pari al 90 per cento del territorio europeo, sono afflitte dall’abbandono e dal ristagno economico. Occorre quindi prestare particolare attenzione alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale architettonico delle regioni insulari e altre zone rurali europee, visto che tali aree mantengono immutate moltissime loro caratteristiche.

Quanto al rispetto dello spazio rurale tradizionale e alla ricerca di un equilibrio tra popolazione e ambiente, tutti i fattori che entrano in gioco nel campo della cultura devono garantire la conservazione del patrimonio culturale dell’Europa e sensibilizzare ulteriormente i cittadini alla sua importanza.

Il restauro e la conservazione dei monumenti dimenticati nelle regioni periferiche degli Stati membri potrebbero anche contribuire allo sviluppo del turismo rurale e, indirettamente, all’incremento della popolazione nelle campagne.

Infine, il riconoscimento e la tutela del patrimonio culturale comune sono un lascito importante per le future generazioni.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet (PSE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esordire complimentandomi con il relatore, onorevole Sifunakis, per il suo lavoro, che pone l’accento sulla natura specifica e l’importanza del patrimonio naturale, culturale e artistico europeo, un patrimonio che genera molti benefici sociali e culturali, ma anche ambientali ed economici.

La rapida crescita urbana, il progresso sociale ed tecnologico, i metodi agricoli moderni, nonché lo sviluppo economico e urbano pongono sfide notevoli alle comunità rurali e insulari che, come è stato sottolineato in questa sede, costituiscono la maggior parte del territorio dell’Unione europea allargata.

Pertanto, in un momento in cui da un lato l’abbandono delle campagne, lo spopolamento e la crisi economica e dall’altro incendi e calamità naturali sempre più numerose dimostrano la necessità urgente di esperti agricoli che siano in grado di lavorare sul nostro ambiente e occuparsene garantendo la sostenibilità e il futuro del nostro territorio e delle nostre campagne, la presente relazione è estremamente opportuna poiché sottolinea il bisogno di attuare una politica efficace che si basi essenzialmente su un equilibrio sostenibile tra popolazione e ambiente, nonché su un approccio integrato alle zone agricole tradizionali e, soprattutto, alle comunità rurali.

L’elaborazione di un quadro legislativo per la tutela del patrimonio culturale, la concessione dei fondi necessari al suo recupero, la formazione di esperti di conservazione della natura, nonché il sostegno agli artigiani e ai fornitori di materiali tradizionali sono tutte proposte che si muovono nella giusta direzione.

In proposito, vorrei sottolineare che la promozione di incontri internazionali per descrivere e scambiare esperienze e buone prassi nell’ambito della conservazione delle campagne e della tutela del patrimonio nell’Unione europea sarebbe un elemento estremamente positivo di tale politica a livello comunitario.

 
  
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  Bernat Joan i Marí (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, in primo luogo vorrei esprimere il mio apprezzamento per questa eccellente relazione e ringraziare il relatore per il suo lavoro. Tutelare l’ambiente naturale è uno degli obiettivi principali dell’Unione europea, ma il nostro compito presente e futuro è anche consolidare l’obiettivo di salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale europeo, aspetto importante soprattutto per le piccole isole.

Sicuramente è essenziale preservare il patrimonio naturale, ma va ricordato che, nei piccoli ecosistemi, l’ambiente, gli insediamenti umani e il patrimonio culturale sono strettamente intercorrelati. Vengo da Ibiza, un’isola che subisce i drammatici effetti della costruzione di due autostrade spropositatamente grandi. A causa di tali lavori, diversi elementi fondamentali del patrimonio culturale sono andati distrutti. Siti archeologici e abitazioni tradizionali sono stati devastati per far spazio alle nuove autostrade.

La situazione è stata ripetutamente condannata dalle organizzazioni della società civile, e io personalmente la ho denunciata dinanzi alla Commissione europea e in questa stessa Aula. Se il Parlamento e tutte le Istituzioni europee dovessero tener conto delle proposte contenute nella relazione Sifunakis, danni di questo genere potrebbero essere evitati e le piccole isole, i siti rurali e il patrimonio culturale potrebbero essere adeguatamente salvaguardati. Ora questo è il nostro principale obiettivo.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (UEN). (PL) Signor Presidente, vorrei manifestare il mio sostegno e la mia gratitudine all’onorevole Sifunakis per la sua relazione e avallare tutte le parole di lode pronunciate oggi in merito al presente documento.

Attraverso la relazione, il Parlamento europeo ha espresso la propria preoccupazione per il patrimonio architettonico dell’Europa rurale, un lascito importante che però è spesso negletto e dimenticato. Oggi viviamo in un mondo in rapido mutamento. Negli ultimi decenni, le zone rurali, prima cambiate poco nel corso dei secoli, hanno subito una drastica trasformazione. Metodi e attrezzi agricoli si sono modificati, la natura del lavoro agricolo è profondamente mutata e l’architettura rurale è anch’essa cambiata.

Fino agli anni ’60, le costruzioni nelle zone rurali della Polonia erano principalmente in legno. Poi è iniziato un periodo di rapida ristrutturazione. Le nuove case sono forse risultate più comode, ma non sempre più belle delle vecchie. L’architettura rurale tradizionale è scomparsa rapidamente e oggi molto poco ne rimane, una ragione in più per impegnarci in ogni modo al fine di garantire che tale patrimonio sia effettivamente conservato.

La relazione dell’onorevole Sifunakis pone l’accento sull’importanza di tali aspetti e indica modalità specifiche per sostenere attività volte a preservare la preziosa architettura rurale europea. E’ un passo nella giusta direzione che giunge al momento opportuno, quando ancora c’è qualcosa da salvare per le future generazioni.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è un segreto che viviamo in un’epoca di repentino cambiamento economico e sociale che ci induce a ricercare sempre più stabilità, sicurezza e guida. Un luogo nel quale possiamo trovare tale sicurezza è il nostro patrimonio intellettuale, culturale e architettonico, e il crescente interesse per questo patrimonio da parte del pubblico, come la sua maggiore consapevolezza della sua esistenza e il rispetto che per esso manifesta, ne sono una chiara dimostrazione.

E’ proprio questo rispetto che dovrebbe indurci a evitare che non si ripetano quegli atti di distruzione – distruzione deliberata – di questo patrimonio intellettuale, culturale e architettonico cui abbiamo assistito durante l’inferno delle due guerre mondiali nel corso del XX secolo, o quelli intenzionalmente pianificati e posti in essere in Europa orientale sotto il “socialismo reale”, lo stalinismo e il comunismo, o ancora quelli deprecabilmente perpetrati oggi dal brutale modernismo sostenuto dalla sinistra.

Credo inoltre che il patrimonio storico e culturale dell’Europa, soprattutto quello delle zone rurali, non debba essere considerato unicamente in termini economici né dovrebbe servire unicamente gli interessi del turismo.

Ritengo dunque consigliabile estendere progetti come la “Capitale europea della cultura” alle zone rurali. Penso che Sibiu, prima nota come Hermannstadt, in Transilvania, sulla quale è stata organizzata una mostra fotografica in quest’Aula ieri, possa essere citata come esempio dell’impegno che l’Unione europea può profondere per promuovere e sostenere il nostro patrimonio culturale.

 
  
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  Ljudmila Novak (PPE-DE). – (SL) Signor Presidente, conservazione del patrimonio culturale architettonico nelle zone rurali e nelle regioni insulari significa anche tutela della diversità culturale europea e delle radici delle singole nazioni. Distruggendo questo patrimonio, una nazione taglia i suoi legami ancestrali, recide le sue radici.

I tentativi compiuti per ottenere una sempre maggiore interconnessione si traducono in un crescente livellamento omologante tra le zone di nuova crescita delle città europee. Per questo è estremamente importante che ogni nazione preservi le caratteristiche che le conferiscono un’identità distintiva.

Sicuramente il patrimonio culturale e naturale più autentico si riscontra nelle regioni rurali, e va salvaguardato; altrimenti, se verrà dilapidato, cadrà in rovina, e questa è la sfida più impegnativa con cui dobbiamo confrontarci perché il restauro degli edifici inventariati e delle zone rurali più importanti è estremamente dispendioso in termini di tempo e costi. A ciò si aggiunge che le condizioni di vita in quelle costruzioni sono tutt’altro che idonee alle esigenze contemporanee, ragion per cui molti proprietari considerano il patrimonio culturale un fardello anziché una fonte di gioia e orgoglio. Analogamente, stanno scomparendo i vecchi mestieri artigiani perché non possono assicurare una fonte di reddito.

Se analizziamo il patrimonio culturale e naturale soltanto attraverso la lente del denaro e del profitto, tutto ciò che ci offre è una perdita finanziaria. Dobbiamo dunque ricercare continuamente un equilibrio tra conservazione e ulteriore sviluppo.

Condivido la proposta relativa all’“Anno europeo del patrimonio culturale” in quanto sensibilizzerà ulteriormente i nostri cittadini all’importanza del patrimonio culturale, ma sostengo anche il suggerimento di prevedere stanziamenti nell’ambito dei Fondi strutturali per la tutela del patrimonio naturale e culturale nei borghi più piccoli perché, così facendo, ridesteremo in proprietari e comunità locali l’interesse per il restauro, poiché vi vedranno anche opportunità di sviluppo e creazione di nuovi posti di lavoro.

Le perle sono piccole e nascoste. Anche le piccole comunità devono avere la possibilità di ricevere incentivi e fondi.

 
  
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  Antonio López-Istúriz White (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei esordire complimentandomi con il relatore, onorevole Sifunakis, per la sua splendida relazione. Questo documento ci permette di tenere una discussione estremamente interessante perché ancora una volta pone l’accento su un punto che io e molti dei colleghi presenti in Aula riteniamo assolutamente fondamentale nell’Unione, soprattutto negli ultimi anni: alla fine ci stiamo rendendo conto dell’impatto sulle regioni insulari delle loro caratteristiche insulari.

Nella relazione oggi sottoposta alla nostra attenzione, apprezzo dunque particolarmente il riferimento specifico alla tutela e alla promozione del patrimonio naturale, architettonico e culturale delle regioni insulari europee. In proposito, il fatto che il relatore venga da Creta, culla della civiltà minoica, la più antica civiltà europea, e che io venga dalle Baleari, dove si trova la Naveta des Tudons, considerata a sua volta l’edificio più antico d’Europa, grossomodo risalente al 1 500 a.C., ci rende entrambi particolarmente sensibili alla necessità di incoraggiare l’Unione europea ad adottare misure per tutelare e rilanciare il patrimonio culturale europeo.

A tal fine, il governo delle Baleari sta lavorando all’elaborazione e all’attuazione di politiche di sviluppo sostenibile basate sulla convergenza degli obiettivi di sostenibilità e competitività delle attività turistiche e, in particolare, sulla salvaguardia e il miglioramento del patrimonio naturale, architettonico e culturale. Questa è la direzione che dobbiamo seguire coinvolgendo una società civile sensibile alla fragilità specifica delle regioni insulari e particolarmente rispettosa dell’ambiente.

Si tratta di un punto di partenza valido per iniziare immediatamente a condividere e scambiarsi esperienze, come sostiene la relazione, in questo importante ambito della tutela del patrimonio europeo, tema di estrema importanza in quanto non solo riguarda gli esseri umani, ma è anche un elemento essenziale dello sviluppo storico e dell’identità delle regioni d’Europa.

 
  
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  Giuseppe Castiglione (PPE-DE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, con il Trattato di Maastricht l’Unione europea è diventata l’Unione dei popoli, si è dotata di una propria identità culturale nel rispetto delle differenze regionali e locali che, in contrapposizione ad una globalizzazione culturale sempre crescente, costituiscono la vera ricchezza di base di un patrimonio comune. Di questo patrimonio le zone insulari e rurali rappresentano la culla, con le loro tradizioni, la loro architettura, l’artigianato locale, le bellezze naturali e paesaggistiche.

E’ dunque prioritario proteggere questo enorme patrimonio, elaborare un progetto di sviluppo locale che miri ad attivare ed incentivare la valorizzazione della cultura e delle risorse ambientali, per farne strumento di crescita di un’economia oggi in difficoltà. Ciò significa in primo luogo una valorizzazione globale del territorio, nella quale – accanto al recupero e alla conservazione dell’architettura intesa sia dal punto di vista monumentale che paesaggistico – occorre anche considerare le persone che vivono e condividono la realtà dei piccoli borghi rurali.

Ciò vuol dire combattere l’esodo rurale, incentivare la formazione dei giovani, recuperare l’artigianato locale e le pratiche agricole tradizionali, dare nuovo slancio a mestieri antichi e a nuove professionalità, anche finanziando la ricerca e l’uso di nuove tecnologie, nonché garantire il mantenimento del paesaggio inteso non solo come conservazione degli spazi verdi, ma soprattutto come utilizzazione delle essenze e delle specie autoctone per non alterare la cultura dei luoghi.

Bisogna dare alle popolazioni che abitano questi territori tutti gli strumenti necessari per poter portare avanti le loro tradizioni nei loro borghi, villaggi o isole. Occorre rafforzare e potenziare i programmi appositamente dedicati. E’ necessario che la strategia globale per il patrimonio culturale dell’Unione europea diventi realmente un elemento trasversale alle altre politiche, al pari della sostenibilità ambientale, tutte le politiche devono al riguardo integrarsi tra loro.

Sono convinto che uno sfruttamento equilibrato, razionale e coerente e coordinato e soprattutto più efficace delle risorse anche sul piano finanziario consisterà di vincere questa doppia sfida. Salvaguardare il patrimonio culturale locale e regionale significa consentire uno sviluppo socioeconomico equilibrato del mondo rurale.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, vorrei esordire con un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno offerto un importante contributo all’odierna discussione sotto forma di idee e suggerimenti indubbiamente interessanti, e sono fermamente intenzionato a riferire in proposito al collega Figel’. Detto questo, vorrei ritornare soltanto su due aspetti, ossia quello dei fondi del progetto Cultura 2000 e quello della proposta specificamente formulata dal relatore di dichiarare il 2009 “Anno europeo del patrimonio culturale”.

In merito al primo punto, come tutti saprete molto meglio di me, per il progetto Cultura 2000 ora dovrebbero essere stanziati 400 milioni di euro a fronte dei 167 concessi in passato. Il bilancio, dunque, è stato considerevolmente incrementato grazie all’apporto e al sostegno politico del Parlamento europeo.

Quanto al secondo tema, quello dell’“Anno europeo”, la Commissione sta considerando con grande serietà la proposta e la valuterà nel contesto dei suoi obiettivi e piani prioritari per i prossimi anni poiché merita di essere analizzata attentamente. Vorrei inoltre cogliere questa opportunità per ricordarvi che il mio collega Figel’ ha recentemente formulato un’importante proposta, che la Commissione ha adottato, chiedendo che il 2008 sia dichiarato “Anno del dialogo interculturale”. Spero che il Parlamento, nel pronunciare il proprio parere in merito, accolga questo suggerimento.

Concludendo, come ho asserito poc’anzi, in uno spirito di collaborazione costruttiva tra Commissione e Parlamento, ragguaglierò il collega Figel’ in merito all’esito dell’odierna discussione.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.

(La seduta, sospesa alle 11.55, riprende per il turno di votazioni alle 12.00)

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) L’Unione allargata è costituita per il 90 per cento circa da terreni agricoli, tra cui parchi nazionali con fauna e flora preziose, ma anche resti storici che appartengono al patrimonio culturale europeo.

Ciononostante, molte soluzioni politiche per le zone rurali non considerano adeguatamente le loro caratteristiche specifiche e le loro esigenze reali. Per esempio, la campagna rappresenta l’85 per cento del territorio slovacco e ospita il 48 per cento della popolazione del paese. I giovani, tuttavia, tendono ad abbandonare la campagna, la densità della popolazione rurale si è ridotta, il nostro patrimonio culturale è minacciato e l’elevata disoccupazione è divenuta motivo di grande preoccupazione.

Ritengo che la presente relazione sia molto ben ponderata in quanto analizza la situazione corrente e tenta di individuare soluzioni che possano sostenere le zone rurali e le regioni insulari europee occupandosi, nel contempo, del futuro delle piccole comunità tradizionali con meno di 1 000 abitanti. La relazione si concentra sugli aiuti a micro-imprese, giovani agricoltori, arti e mestieri artigiani tradizionali, costumi e tradizioni locali, tutti elementi che sicuramente contribuirebbero a creare posti di lavoro e rendere la vita nelle campagne migliore e più allettante.

Il patrimonio culturale richiede maggiore attenzione e, soprattutto, più fondi. L’Unione europea dovrebbe introdurre un approccio a tutto tondo per sostenere il patrimonio culturale assicurandosi che ogni politica contenga disposizioni in materia di aiuti. Apprezzo infine l’iniziativa delle “Giornate europee del patrimonio culturale” e lo scambio di esperienze in tale ambito attraverso conferenze internazionali.

Discutendo la presente relazione, il Parlamento europeo ha confermato la serietà con la quale affronta il tema dello sviluppo sostenibile nelle zone rurali europee.

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. – (EN) Poiché Malta e Gozo sono le nazioni più piccole dell’Unione europea, è del tutto naturale che si faccia riferimento alla loro architettura e al loro patrimonio culturale in maniera olistica. Considerando l’esiguità delle risorse disponibili e la ricchezza del patrimonio architettonico e culturale, è impossibile tutelarlo utilizzando soltanto le risorse interne. Per questo dobbiamo rivolgerci all’Unione europea affinché ci venga in aiuto. Pochi sanno che i primi edifici indipendenti al mondo sono stati realizzati a Malta, ma hanno bisogno di interventi immediati. Ggantija, forse il complesso di templi più monumentale di Gozo, necessita urgentemente attenzione da parte di esperti. La Valletta, una delle capitali culturali più belle d’Europa, tuttora versa in uno stato disastroso. Sono trascorsi cinquant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, eppure la capitale ancora ne porta le cicatrici, e penso soprattutto alle rovine del Teatro dell’Opera, in passato di una spettacolare magnificenza. Mi appello dunque sia al governo tedesco che italiano affinché compiano un gesto di buona volontà con la ricostruzione del Teatro dell’Opera distrutto dai bombardamenti aerei, migliorando in tal modo l’architettura della Valletta e dando il loro contributo al suo patrimonio culturale.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MOSCOVICI
Vicepresidente

 
Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2006Avviso legale