Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0262/2006), presentata dall’onorevole Trüpel a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente [COM(2005)0548 – C6-0375/2005 – 2005/0221(COD)].
Ján Figeľ, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, come ho detto all’onorevole Sifunakis, lo speciale gruppo di relazioni in esame conferma il fatto che l’aspetto culturale dell’istruzione riceve un particolare impulso da queste discussioni. Per cominciare vorrei esprimere la mia gratitudine all’onorevole Trüpel, della commissione per la cultura e l’istruzione, ma anche alle altre commissioni che sono state coinvolte in questa relazione e hanno partecipato alla sua elaborazione, nonché ai gruppi politici che hanno discusso in maniera costruttiva con la Presidenza e la Commissione europea; tali discussioni ci hanno portato a un accordo su questa raccomandazione relativa alle competenze chiave.
Tutte le Istituzioni si sono impegnate per realizzare un testo equilibrato e consentire quindi un accordo in prima lettura. Comprendiamo tutti l’importanza di questa proposta per i cittadini europei e per lo sviluppo di strategie di apprendimento permanente coerenti e globali, che dovranno aiutare l’Europa a raggiungere il suo obiettivo: diventare l’Europa della conoscenza – un’Unione amica della conoscenza.
Questa raccomandazione si propone di individuare e definire le competenze di cui tutti hanno bisogno per vivere, apprendere e lavorare in una società della conoscenza. Essa abbraccia competenze tradizionali come l’alfabetizzazione e le tecnologie della società dell’informazione – grammatica digitale – ma le supera fino a includere competenze importanti per la cittadinanza, per vivere insieme in società più varie e più numerose. Credo che dopo la sua approvazione questa raccomandazione debba tradursi, quanto prima, in misure concrete che favoriscano lo studio e la formazione dei cittadini.
Il nostro obiettivo è migliorare le opportunità di lavoro, l’occupabilità e le possibilità future dei nostri cittadini. Credo che sia stato fatto molto, soprattutto da parte dell’onorevole Trüpel e dei suoi colleghi, per analizzare, discutere e modificare la nostra proposta iniziale. In seguito al successo dei negoziati, credo siano stati apportati alcuni miglioramenti e cambiamenti, senza trascurare l’importanza di un testo breve e conciso. Ritengo che adesso la raccomandazione affronti meglio il problema dell’alfabetizzazione e la necessità di garantire pari opportunità, nonché l’esigenza di definire procedure per riconoscere le competenze e valutare i risultati.
I gruppi di destinatari ora comprendono i soggetti con scarse competenze di base e gruppi specifici composti, per esempio, da persone che ritornano al lavoro dopo un periodo di interruzione; inoltre, sono state chiarite alcune definizioni di competenze. Questo documento, insieme ad altre relazioni e al programma per l’apprendimento permanente di cui disporremo a partire dal 2007, potrebbe creare condizioni più favorevoli a valorizzare la conoscenza, le qualifiche e un’Europa amica della conoscenza. Apprezzo il largo consenso accordato dall’Assemblea alle politiche in materia di istruzione, formazione e apprendimento, sia per quanto riguarda il programma che a proposito di strumenti legislativi.
Ringrazio voi tutti per la cooperazione di cui avete dato prova nel gettare le basi di questa raccomandazione, e mi auguro che continueremo a godere del vostro sostegno nella fase attuativa.
(Applausi)
Helga Trüpel (Verts/ALE), relatore. – (DE) Signor Presidente, Commissario Figeľ, onorevoli colleghi, vorrei cominciare ringraziando il Commissario Figeľ per le sue osservazioni introduttive, e anche per aver riassunto con tanta chiarezza lo spirito dell’accordo raggiunto in prima lettura, illustrando altresì i miglioramenti apportati al testo e resi possibili dai nostri sforzi congiunti. Il Commissario ha inoltre sottolineato che adesso la relazione, benché ambiziosa, è più sensibile ai fattori sociali e più equilibrata, ed è perciò un trionfo per i nostri sforzi congiunti.
Guardando a ritroso, la raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente prende come punto di partenza la mutata situazione mondiale, e l’economia globalizzata in cui l’Europa avrà possibilità di successo soltanto se riuscirà a offrire ai suoi cittadini un’istruzione e una formazione migliori; per questo la politica dell’istruzione vuole essere – e dev’essere – parte integrante della strategia di Lisbona. Poiché siamo un continente povero di materie prime, le nostre opportunità future in un’economia globalizzata sono strettamente legate alle risorse dell’istruzione e della ricerca; il nostro potenziale futuro va ricercato nelle qualità e nelle competenze dei nostri cittadini, ed è per questo che gli Stati membri e l’Unione europea devono investire di più nell’istruzione, e definire con chiarezza le competenze che sono effettivamente necessarie in una società basata sulla conoscenza. Questo è lo scopo delle raccomandazioni sulle otto competenze chiave; ripeto che si tratta solo di raccomandazioni.
Le competenze chiave sono: primo, comunicazione nella madrelingua; secondo, comunicazione nelle lingue straniere; terzo, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; quarto, competenza digitale; quinto, imparare a imparare; sesto, competenze interpersonali, interculturali e sociali e competenza civica; settimo, imprenditorialità; ottavo, espressione culturale. Si tratta di competenze ugualmente necessarie per la coesione, l’occupabilità e lo sviluppo personale. Ovviamente dobbiamo sostenere gli Stati membri al momento di realizzare politiche che consentano a tutti i giovani, una volta completata la loro istruzione di base, di possedere sufficienti competenze chiave per intraprendere la vita adulta, e agli adulti di sviluppare tali competenze, nel corso della loro vita, sulla base delle conoscenze più aggiornate.
Non esiste alcuna gerarchia per le competenze chiave, che sono tutte di pari valore; ovviamente vi sono sovrapposizioni tra loro, e tutte contribuiscono a una vita di successo in una società basata sulla conoscenza. Tali competenze vengono definite come una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini. Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali nella società della conoscenza, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione. Il concetto di umanità sotteso a questa definizione di competenze chiave si ispira all’umanesimo, e ciò che anima questa raccomandazione è l’idea che le competenze non debbano essere considerate esclusivamente per l’uso che se ne può fare, e che l’istruzione è un valore in sé.
Questo concetto di competenze chiave comprende abilità quali pensiero critico, creatività, spirito di iniziativa, capacità di risolvere i problemi, disponibilità ad assumere rischi, capacità decisionale e talento imprenditoriale. Mi sembra di poter dire, in termini politici, che abbiamo optato per il giusto approccio offrendo agli Stati membri queste definizioni come orientamenti per le loro politiche in materia di istruzione, e consentendo loro quindi di prepararsi meglio al futuro. Nei negoziati con il Consiglio e la Commissione ho fatto del mio meglio affinché fosse chiaro che, indipendentemente dall’ambizione che ispira tali competenze chiave – giacché noi tutti dobbiamo impegnarci in questo apprendimento permanente, se vogliamo avere successo e soddisfazione in una società basata sulla conoscenza –, non dobbiamo mai dimenticare l’aspetto sociale, perché non tutti partono dallo stesso punto né con le stesse opportunità. Per questo è fondamentale aiutare e sostenere coloro che, per circostanze personali, sociali, culturali ed economiche, hanno difficoltà di apprendimento, coloro che abbandonano prematuramente la scuola, le persone con scarse competenze di base, i disoccupati di lungo periodo o coloro che vogliono tornare al lavoro dopo un lungo periodo di interruzione, senza dimenticare – soprattutto – le donne che riprendono il lavoro dopo la maternità. Dovremo tener conto di tutte queste circostanze se vogliamo dare ai nostri cittadini l’aiuto specifico di cui hanno bisogno per sfruttare le opportunità di istruzione che si offrono loro.
Dopo vari negoziati con il Consiglio, siamo riusciti a raggiungere un accordo su una raccomandazione che è sensibile in termini sociali e sottolinea l’uguaglianza di genere, pur essendo notevolmente ambiziosa. Credo che questo sia un buon compromesso, e quindi raccomando a tutti i deputati di quest’Assemblea di adottare questo testo nella versione concordata in prima lettura. I negoziati si sono dimostrati costruttivi e interessanti, e per questo voglio estendere i miei ringraziamenti ai colleghi, alla Commissione e al Consiglio.
(Applausi)
Thomas Mann (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario Figeľ, l’anno scorso nell’Unione europea il 10 per cento di tutti gli adulti ha partecipato a progetti di formazione permanente – una cifra decisamente bassa in considerazione delle competenze necessarie nell’era della globalizzazione. L’apprendimento deve aver luogo in ogni fase della vita; le competenze chiave – come la padronanza della propria lingua madre e di lingue straniere, le competenze matematiche e tecniche, le competenze sociali e interculturali – devono essere acquisite e costantemente aggiornate.
L’Unione europea offre il proprio aiuto per sviluppare tali abilità e favorire quindi l’occupabilità dell’individuo. La commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha adottato all’unanimità il mio parere, sul quale era stato raggiunto un compromesso dai diversi gruppi politici. La mia preoccupazione riguardava un punto a cui il testo della Commissione non rivolge ancora la dovuta attenzione, ossia le disposizioni più favorevoli da accordare ai gruppi svantaggiati come i disabili, i disoccupati di lungo periodo e coloro che abbandonano prematuramente la scuola; si tratta di soggetti che hanno difficoltà ad acquisire nuove abilità di propria iniziativa. Se dovranno compensare le proprie carenze, avranno bisogno di misure ad hoc. Anche i giovani che vivono in quartieri caratterizzati da alti livelli di disoccupazione si sentono abbandonati e frustrati; hanno bisogno di supporto psicologico e aiuto specifico per acquistare fiducia in se stessi ed essere motivati a lavorare al fine di migliorare le loro condizioni di vita e quelle delle loro famiglie. L’obiettivo dell’apprendimento permanente è l’acquisizione di competenze chiave che sono necessarie non soltanto per adattarsi ai cambiamenti ma anche e soprattutto per essere agenti attivi dei cambiamenti.
La nostra commissione è favorevole ad accertare ogni tre anni le competenze a livello nazionale, regionale e locale, e a pubblicare i risultati di tali accertamenti, perché soltanto così sarà evidente in quali settori si sono ottenuti progressi concreti.
Anneli Jäätteenmäki (ALDE), relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. – (FI) Signor Presidente, l’apprendimento permanente e l’istruzione sono componenti importanti della strategia di Lisbona, e quindi della competitività europea. L’istruzione è importante perché garantisce un lavoro ai nostri cittadini.
L’istruzione è un settore di competenza degli Stati membri, ma se l’Unione europea e gli Stati membri vogliono garantire un posto di lavoro ai propri cittadini, e assicurare al contempo la competitività delle proprie imprese, è necessario integrare tutti i nostri i cittadini e investire tempo e denaro nell’apprendimento permanente.
Vorrei sollevare brevemente due questioni. Dobbiamo rivolgere una particolare attenzione alle donne di mezz’età, e in secondo luogo agli adolescenti. Le donne di mezz’età sono una categoria svantaggiata, poiché non ricevono una formazione adeguata; di conseguenza, non riescono a trovare lavoro. L’altra questione riguarda gli adolescenti. In Europa un numero sempre maggiore di adolescenti abbandona la scuola subito dopo aver completato l’istruzione secondaria, e questo dà luogo alla disoccupazione.
Nina Škottová, a nome del gruppo PPE-DE. – (CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di raccomandazione offre uno strumento di riferimento europeo per le competenze chiave in materia di apprendimento permanente. La raccomandazione dovrebbe consentirci di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini dell’Unione europea; in altre parole, essa potrebbe aiutare centinaia di milioni di persone. In considerazione di tali cifre, è estremamente difficile strutturare e definire le competenze chiave in maniera ottimale, equilibrata, adeguata e di agevole utilizzo, così da soddisfare le aspettative, favorire l’integrazione dell’individuo nella società e contribuire alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona in materia di crescita e occupazione. La raccomandazione cerca di definire le abilità che formeranno il moderno profilo del cittadino europeo, abilità che tutti i cittadini dell’Unione europea potrebbero e dovrebbero acquisire. Ritengo che questo sia un obiettivo molto ambizioso e ancora lontano.
Come strumento di riferimento questo testo dovrebbe dimostrarsi utile. La sua lacuna più evidente è ovviamente il tentativo di delineare il profilo del cittadino in tutti i complessi aspetti della vita, pur senza definire una gerarchia delle competenze interessate. Così come ogni progetto scientifico ha diversi obiettivi e diversi metodi per raggiungerli, anche in questo caso è necessario individuare gruppi di competenze socialmente integrate; per esempio, mi riferisco ai rapporti tra gli individui e ai rapporti tra le diverse culture, o ancora alle abilità imprenditoriali e alle competenze più sistematiche che consentono di raggiungere gli obiettivi fissati. Ho menzionato intenzionalmente il rapporto con i progetti scientifici, perché le competenze in campo scientifico, e quindi i metodi e i principi scientifici, si annoverano tra le competenze chiave. La rilevanza delle competenze chiave è ancora maggiore in rapporto alla società dell’informazione e alla società basata sulla conoscenza. Ritengo che sia stata rivolta scarsa attenzione alla necessità di fondare la società sul rispetto reciproco e la democrazia. A mio avviso, il principio sociale è una priorità, e ritengo che la capacità degli individui di vivere insieme sia la competenza più importante. Desidero congratularmi con l’onorevole Trüpel per l’ottimo contributo che ha offerto alla qualità di questo documento.
PRESIDENZA DELL’ON. OUZKÝ Vicepresidente
Lissy Gröner, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono grata all’onorevole Trüpel per l’ottima cooperazione di cui ha dato prova, e che ha spianato la strada all’accordo in prima lettura.
A causa della globalizzazione dobbiamo affrontare sfide formidabili; l’uomo comune deve adattarsi alle nuove condizioni con velocità e flessibilità sempre maggiori e in tutto ciò l’istruzione – a livello sia sociale sia economico – acquista un valore strategico. Se vogliamo garantire le pari opportunità in Europa, dobbiamo assicurare a tutti l’accesso all’istruzione e ridurre al minimo gli svantaggi – provocati da circostanze personali, sociali, culturali o economiche. Questo è particolarmente importante in vista dell’imminente “Anno delle pari opportunità per tutti”.
La strategia di Lisbona si è posta un obiettivo ambizioso: fare dell’Europa l’economia basata sulla conoscenza più dinamica al mondo; di conseguenza non possiamo permetterci di escludere ampi strati della popolazione, ed è per questo che il gruppo socialista al Parlamento europeo accoglie con favore il quadro di riferimento delineato dall’onorevole Trüpel, che comprende otto competenze chiave. Sono proprio i gruppi svantaggiati, come quelli formati da coloro cui le condizioni familiari o la carenza di istruzione primaria hanno negato l’opportunità di una formazione professionale sana e sicura, che non devono essere esclusi. Gli individui con difficoltà di apprendimento, coloro che hanno abbandonato gli studi, i disoccupati di lunga durata e coloro che tornano al lavoro dopo essersi presi cura della famiglia – cioè soprattutto le donne – per non parlare delle persone meno giovani, dei migranti e dei disabili, dovranno essere sostenuti nei loro sforzi mediante politiche e programmi mirati, come quelli per l’apprendimento permanente; tuttavia, sappiamo benissimo che la legislazione in materia di istruzione rientra essenzialmente fra le competenze degli Stati membri ed è molto varia. Soltanto recentemente in Germania le questioni scolastiche sono state trasferite, attraverso la riforma ispirata al federalismo, dal livello nazionale a quello regionale; chiedo quindi che si raggiunga velocemente un accordo su un quadro comune europeo di riferimento. Adottare un approccio ristretto e nazionalistico nel settore dell’istruzione e dell’apprendimento permanente equivarrebbe a capitolare davanti alle sfide del mondo odierno. Sarà proprio la nostra risposta a tali sfide, in ultima analisi, a determinare il successo o il fallimento del modello economico e sociale europeo.
Marian Harkin, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, vorrei cominciare congratulandomi con la relatrice per questa eccellente relazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente.
La relazione elenca otto competenze, ma personalmente credo che la quinta competenza, “imparare a imparare”, sia la più importante, perché l’apprendimento permanente è un processo che ci consente non solo di adeguarci ai cambiamenti ma anche di gestirli, e credo che ci aiuti ad apportare cambiamenti. In tale contesto, esso non soltanto contribuisce a raggiungere gli obiettivi di Lisbona o ad affrontare la globalizzazione, ma accresce considerevolmente la qualità della nostra vita. L’istruzione non riguarda soltanto le conoscenze o il posto di lavoro, ma l’intero sviluppo della persona. L’apprendimento permanente è un processo capacitante, che spesso offre all’individuo una seconda o una terza chance, o semplicemente un’altra possibilità.
Ho insegnato per 20 anni, quindi so benissimo che l’istruzione formale è solo una parte del processo educativo, e che l’apprendimento permanente dev’essere il naturale proseguimento di tale processo. E’ cruciale che l’apprendimento permanente sia accessibile a tutti e che siano disponibili opportunità pratiche e accessibili affinché i cittadini possano acquisire le competenze fondamentali o migliorare quelle di cui già dispongono.
In tale contesto, sarebbe opportuno adottare le disposizioni adeguate per includere soprattutto le persone con esigenze specifiche, per esempio chi abbandona gli studi, i disabili, i disoccupati di lunga durata e le persone con scarse qualifiche nelle abilità del saper leggere, scrivere e far di conto. Secondo un recente studio svolto nel mio collegio di North Leitrim, West Cavan, si sono registrati bassi livelli di alfabetizzazione soprattutto tra gli uomini delle aree rurali. Questo problema dev’essere affrontato con urgenza; è essenziale, infatti, capire che bassi livelli di alfabetizzazione ostacolano la partecipazione politica. Concordo con l’oratrice che mi ha preceduto: il tema in discussione non è soltanto un problema di istruzione, ma una questione democratica fondamentale.
(Applausi)
Doris Pack (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, discuto sempre con piacere di politica dell’istruzione, perché in tali occasioni assumiamo un comune modo di pensare e cerchiamo di progredire insieme.
Raramente si registrano dissensi in materia di cultura e istruzione, e questo è straordinario; il problema è la carenza di fondi, ed è un problema che noi tutti ci troviamo ad affrontare. Prendo atto con soddisfazione, quindi, che siamo riusciti a lanciare la Carta per la mobilità nell’ambito del nuovo programma per l’apprendimento permanente e che oggi discutiamo le competenze chiave; poiché non abbiamo alcun potere in questo campo, però, le nostre proposte in materia possono essere considerate unicamente alla stregua di raccomandazioni. Quindi, possiamo soltanto avanzare dei suggerimenti. Una settimana fa ho partecipato a un’importante conferenza sull’apprendimento permanente a Sarajevo, durante la quale abbiamo discusso di competenze chiave – un concetto che sta raccogliendo un diffuso consenso. Credo perciò che le nostre proposte lancino un segnale importante, dal momento che paesi non ancora membri dell’Unione europea stanno già adottando iniziative in materia.
Con una nota d’ottimismo, vorrei aggiungere che questo ci offrirà un quadro di riferimento per le competenze chiave che consentono ai nostri cittadini di adattarsi a un mercato del lavoro in evoluzione in una società basata sulla conoscenza. Vorrei anche esprimere la mia soddisfazione per l’importanza che questa proposta attribuisce allo sviluppo di strategie nazionali per l’apprendimento permanente e anche alle riforme dei programmi scolastici, senza dimenticare la standardizzazione dell’istruzione permanente e degli adulti negli Stati membri.
Sono altresì favorevole alla raccomandazione concernente l’inclusione di individui con esigenze specifiche, di cui si è parlato molto, e il modo di introdurre la dimensione europea nelle competenze civiche, ossia come impartire l’insegnamento della nostra storia europea e favorire la consapevolezza della nostra identità culturale europea. Vi suggerirei di comprare una copia dei libri di storia franco-tedeschi che sono sul mercato ormai da tre mesi, e che offrono uno splendido esempio del significato dell’identità europea.
Infine, vi invito a non indulgere, sulla base di questa raccomandazione, in fantasie eccessivamente utopistiche su come sarà il 2010; fondamentalmente, i superlativi non ci servono. Costruiamo invece sulle effettive possibilità che si offrono a tutti i cittadini, affinché essi possano acquistare le competenze di base e svilupparle.
Marianne Mikko (PSE). – (ET) Onorevoli colleghi, come compagine nazionale la Repubblica estone, che è stata ripristinata quindici anni fa, ha vinto la sua partita: una terapia shock ha consentito all’Estonia di tornare rapidamente nell’area culturale ed economica europea. Ma la società estone si è divisa in vincitori e vinti. Tra la popolazione attiva, i vincitori sono i giovani, che nella nuova situazione hanno rapidamente acquisito le qualifiche e le competenze necessarie; i vinti sono gli individui ormai vicini all’età della pensione, che sono stati considerati relitti inutili, e a cui perciò non è stata data alcuna opportunità di riqualificazione.
L’acquisizione delle otto competenze chiave proposte dalla Commissione faciliterebbe certamente l’adattamento dei lavoratori ai nuovi requisiti del mercato del lavoro. Mediamente i lavoratori americani cambiano professione tre volte nel corso della loro vita, fenomeno che presto diverrà comune anche in Europa. Con l’aumentare dell’aspettativa di vita, un lavoratore di quarantacinque anni sarà soltanto a metà della carriera. Di conseguenza si richiedono nuove iniziative per le persone di mezz’età, sebbene le discriminazioni basate sull’età rimangano una triste realtà per i lavoratori di medio e basso livello in tutto il mondo.
Con l’introduzione del sistema di apprendimento permanente, dobbiamo cambiare la percezione sociale. Il contenuto delle otto competenze chiave dev’essere tale da trasmettere al lavoratore fiducia nel futuro; una fiducia che scaturisce dalla consapevolezza di potersi evolvere. Allo stesso tempo, dobbiamo incoraggiare i datori di lavoro affinché investano in esperti esterni. L’Europa deve abituarsi all’apprendimento permanente come fenomeno quotidiano e parte integrante della vita lavorativa; altrimenti, la conquista degli obiettivi di Lisbona rimarrà un pio desiderio.
(Applausi)
Ján Figeľ, Membro della Commissione. – (SK) Apprezzo molto quest’atmosfera e l’ovvio consenso esistente sulla necessità di migliori e maggiori investimenti nell’istruzione. Questa relazione, sulla proposta di raccomandazione relativa alle competenze chiave considera la possibilità di utilizzare gli stessi fondi con maggiore efficienza, per garantire risultati migliori. L’anno scorso nell’Unione europea sei milioni di studenti hanno abbandonato prematuramente gli studi – una cifra enorme. Credo che questa da sola dovrebbe indurci a considerare con maggiore attenzione le materie e i metodi d’insegnamento, il contenuto dei programmi scolastici e il miglioramento dell’offerta, poiché troppo spesso le nostre scuole producono giovani laureati che vanno ad aggiungersi alle file dei disoccupati.
Vorrei esporre a voi tutti alcune considerazioni. La comprensione delle competenze chiave implica una sorta di equilibrio e uno spazio unico sia per la competitività economica sia per la coesione sociale, o responsabilità sociale. Possiamo ispirarci allo stesso argomento per ciò che riguarda il rapporto tra le scienze umane e quelle naturali; entrambe sono necessarie. E credo che le competenze chiave riflettano appunto questa situazione. Come ha rilevato l’onorevole Pack, su questa base molti paesi dei Balcani occidentali, i nuovi Stati membri e anche i vecchi avviano il processo di riforma. Ritengo positivo che sia possibile stimolare, e in una certa misura unificare, questo processo, e progredire verso la modernizzazione dei contenuti educativi.
Vorrei anche ricordare l’intervento dell’onorevole Harkin, la quale ha dichiarato che la competenza chiave sta nell’imparare a imparare, piuttosto che nell’aspettare di acquisire una conoscenza enciclopedica a scuola: la capacità di gestire le informazioni, l’esperienza e un ambiente che diventano sempre più complessi e globali. Inoltre, l’abilità intellettuale di percepire ed esprimere se stessi, nonché le relazioni interpersonali e sociali sono estremamente importanti per formare la personalità e far maturare i cittadini. Pertanto, vorrei ringraziare ancora una volta l’onorevole Trüpel per la sua ottima presentazione della posizione assunta dalla commissione parlamentare. Credo che questo si rifletterà nella votazione. Attendo con ansia ulteriori progressi nell’attuazione delle capacità e delle competenze chiave; è un processo in corso.
(Applausi)
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
Véronique Mathieu (PPE-DE). – (FR) Nell’attuale contesto della globalizzazione, l’ambiente professionale, divenuto complesso e multiforme e sottoposto a cambiamenti rapidissimi, genera ansia e insicurezza. I nuovi metodi di lavoro, produzione, innovazione e scambio obbligano i lavoratori a rimettere continuamente in discussione le proprie conoscenze e competenze.
Nel tentativo di riconciliare questi obiettivi economici sempre più ardui con la nostra visione umanistica del lavoro, l’apprendimento permanente – principio che si ritrova in gran parte dei nostri diritti nazionali – riscuote un ampio consenso.
Le ingiunzioni ufficiali – anche quelle europee – sono già numerose. Ma non fermiamoci agli slogan!
Siamo ancora lontani dalla fase della realizzazione pratica e della sistematizzazione dell’apprendimento permanente. Troppo spesso esso si riduce a un obbligo giuridico che le imprese si sobbarcano senza effettivamente riflettere sul valore aggiunto di tali azioni, e senza una reale politica di ampio respiro, o a una formula usata in caso di emergenza per far fronte ai problemi sociali.
E’ quindi necessario operare a livello nazionale e locale per sviluppare, da una parte, efficienti strutture di apprendimento e, dall’altra, un impegno reale da parte di imprese e dipendenti.