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Procedura : 2005/0183(COD)
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Testi presentati :

A6-0234/2006

Discussioni :

PV 25/09/2006 - 13
CRE 25/09/2006 - 13

Votazioni :

PV 26/09/2006 - 5.6
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0362

Discussioni
Martedì 26 settembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
PV
  

– Relazione Mavrommatis (A6-0264/2006)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Trüpel sulla proposta di raccomandazione in prima lettura del Parlamento e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente. Per i cittadini europei è d’importanza fondamentale poter avere, tramite la formazione, una ragionevole sicurezza di trovare un impiego nella società basata sulla conoscenza, come la definisce la strategia di Lisbona. Noto con soddisfazione che lo spirito d’iniziativa è una delle otto competenze chiave di cui tutti gli europei devono poter disporre. Ciascuno deve rendersi conto che, se le qualifiche sono necessarie, non sono più sufficienti e occorre inculcare “lo spirito d’iniziativa”, che sarà un requisito considerevole per chi lo acquisirà grazie alla messa in atto da parte degli Stati membri di questa raccomandazione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Nella sua relazione, il relatore discute l’importante ruolo svolto dai media nello sviluppo di un paese. Una democrazia richiede libertà di espressione e di stampa. E’ necessario anche che tutti i gruppi della società abbiano facile accesso ai media se una società vuole funzionare bene.

Nella relazione, tuttavia, ci sono alcuni elementi ai quali ci opponiamo con fermezza. E’ chiaro che restiamo decisamente dell’idea che l’aiuto non debba essere gestito a livello comunitario. E’ una questione che riguarda gli Stati membri. Parimenti, inoltre, l’Unione non deve effettuare campagne d’informazione all’interno degli Stati membri.

Nel complesso, però, riteniamo che il contenuto della relazione sia valido. Pertanto abbiamo votato a favore della relazione in occasione del voto odierno.

 
  
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  Daniel Strož (GUE/NGL), per iscritto. – (CS) Vorrei esprimere un commento sulla relazione Mavrommatis, che abbiamo votato senza prima dibatterla. Benché offra una serie di idee e conclusioni indubbiamente interessanti, la relazione contiene una gran quantità di chiacchiere vacue e superflue che, oltre a non rispecchiare ciò che sta effettivamente avvenendo negli Stati membri dell’Unione, non contribuisce neppure a risolvere i problemi che l’Unione deve affrontare in questo settore.

Vorrei anche sottolineare che in alcuni Stati membri non ci sono media che si possano anche lontanamente chiamare indipendenti o professionali. I media in quei paesi non sono assolutamente un “processo vitale ed essenziale per lo sviluppo umano”, per citare le parole della relazione. Nella Repubblica ceca, per esempio, i media sono soltanto componenti del mercato e sono chiaramente uno strumento di manipolazione politica usata per disinformare il pubblico. Non è un segreto che i media più importanti della Repubblica ceca appartengano a società straniere e che la stampa locale appartiene a una casa editrice tedesca.

Una caratteristica peculiare di questo stato di cose è la ghettizzazione, nel complesso, delle opinioni di sinistra, il trattamento da criminali e da paria riservato a interi settori della popolazione, nonché il declassamento della funzione dei giornalisti a meri braccianti, obbligati senza discutere a rispettare e difendere la piattaforma politica del loro editore. Non ci sono limitazioni applicabili agli editori relativamente al rispetto della concentrazione del potere mediatico.

E’ ovvio che una devozione puramente formale nei confronti dell’etica e dell’umanità è profondamente ingenua ed equivale a chiudere un occhio sui reali problemi con cui è alle prese il settore dei media nell’Unione.

 
  
  

– Relazione Beazley (A6-0267/2006)

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE). – (CS) Ho sostenuto la relazione Beazley sull’appoggio alle iniziative designate ad integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee ad includere la dimensione europea. E’ chiaro che l’inclusione della storia europea, dell’eredità culturale condivisa e la conoscenza approfondita di come stanno attualmente le cose in Europa devono andare di pari passo con lo sviluppo di altri settori come l’appoggio al multilinguismo. Mi fa piacere che l’onorevole Beazley abbia citato il portale didattico European Schoolnet e le sue attività. Vorrei anche menzionare il progetto eTwinning, che ha il compito di collegare le istituzioni didattiche di diversi paesi europei per allestire progetti comuni. Oltre 17 000 scuole europee hanno aderito a eTwinning. La relazione d’iniziativa costituisce una buona soluzione per aiutare gli Stati membri a incorporare argomenti europei nei loro sistemi d’istruzione.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore dell’eccellente relazione del collega, onorevole Beazley, sulle iniziative destinate ad integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee ad includere la dimensione europea. Parlando di costruzione europea, tutti sanno quanto sia indispensabile diffondere la cultura europea presso i cittadini, soprattutto presso i giovani: è una cosa essenziale per il successo del progetto europeo relativamente alla creazione di una civiltà umanista. Oltre all’apprendimento delle lingue, la storia e la geografia dell’Unione dovrebbero, assieme alle arti e alla cittadinanza, essere le discipline in cui si deve privilegiare la dimensione europea. Condivido in pieno le proposte della relazione, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento degli insegnanti nell’integrare la dimensione europea nella didattica. Ritengo che ci debba essere un percorso analogo per le università e in materia di formazione permanente.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Mentre, da una parte, accettiamo che ci siano disparità fra gli Stati membri e al loro interno quando si tratta di includere la dimensione europea nell’istruzione e che, considerata l’importanza fondamentale delle lingue, ai programmi COMENIUS e LINGUA debba essere destinato un finanziamento comunitario più sostanzioso, dall’altra non siamo d’accordo sull’esistenza di una sola visione della storia e dei valori europei, come vengono chiamati.

Ogni paese ha le sue peculiarità e ogni popolo la sua storia; anche questa può essere vista da diverse angolazioni a seconda della prospettiva da cui la si osserva.

Riteniamo che la ricchezza dell’Europa derivi dalla diversità delle sue culture e delle sue lingue, cosa che va mantenuta evitando qualunque normalizzazione.

Di conseguenza, benché la relazione, sulla scorta di relazioni precedenti e di programmi comunitari già esistenti, sottolinei alcuni aspetti positivi in merito alle competenze linguistiche e non solo, ci opponiamo a qualunque tentativo di normalizzazione che il testo potrebbe comportare. Da qui la nostra astensione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno ha già fatto rilevare in Parlamento – e ora lo fa un’altra volta – che gli Stati membri hanno la competenza esclusiva dell’organizzazione didattica e del contenuto dei sistemi scolastici. In precedenza il Parlamento aveva affermato, tra le altre cose, di volere aver voce in capitolo in merito all’insegnamento delle lingue e all’adeguamento dei sistemi d’istruzione a settori come la nuova tecnologia e l’informatica. Ora è la dimensione europea a trovare posto nei programmi scolastici.

Ma come bisogna definire la dimensione europea nella storia comune e nell’eredità culturale dell’Europa? E chi è che la definisce?

Dobbiamo agire secondo il principio di sussidiarietà. Spetta agli Stati membri stessi propugnare la democrazia e la tolleranza in Europa, quando stabiliscono i loro programmi scolastici e si rivolgono ai propri cittadini. Tali questioni non vanno disciplinate a livello comunitario.

Pertanto abbiamo votato contro la relazione.

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. – (EN) La relazione d’iniziativa non mira a interferire nelle competenze nazionali in materia di istruzione, ma fondamentalmente a chiarire cosa s’intende per “dimensione europea”.

Ci sono molti programmi finalizzati agli scambi di insegnanti e di studenti, come per esempio ERASMUS/SOCRATES. Tuttavia, nel Regno Unito, sono parecchi gli studenti che non sono a conoscenza di queste opportunità e il paese è indietro rispetto ad altri per quanto riguarda i soggiorni di studio all’estero.

Da quando il governo laburista ha reso facoltative le lingue per il General Certificate of Secondary Education, solo in quest’anno il numero degli studenti di francese e tedesco è sceso del 14 per cento rispetto all’anno scorso.

Poiché il linguaggio degli emendamenti orali è ambiguo, i conservatori britannici non hanno potuto approvare la relazione nel suo complesso.

 
  
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  Bairbre de Brún e Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) Appoggiamo la relazione Beazley perché vogliamo che si dia maggior risalto all’insegnamento delle lingue al fine di instillare una cultura plurilinguistica nell’ambito del sistema scolastico irlandese. Riteniamo inoltre che tutti i cittadini debbano avere accesso a informazioni dettagliate e obiettive sull’Unione e sull’impatto che essa ha sulle loro vite.

L’appoggio del Sinn Féin alla relazione Beazley (A6-0267/2006) sulla “dimensione europea del materiale didattico” non dev’essere inteso come un’adesione al rafforzamento del ruolo che l’Unione ha nel sistema scolastico degli Stati membri. L’istruzione è competenza di ogni singolo Stato membro e tale deve rimanere.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il dibattito sulla dimensione europea nelle scuole potrebbe facilmente passare inosservato. Questo, tuttavia, è un dibattito che solleva alcune questioni fondamentali.

Non possiamo dimenticare che qualsiasi decisione da noi adottata nel settore dell’istruzione avrà un impatto decisivo sulle generazioni future, sulle loro vite e sulla loro visione del mondo.

Pertanto ritengo che le affermazioni dell’onorevole Beazley sulle competenze linguistiche siano estremamente opportune e vorrei ribadire che l’indicatore europeo di competenza linguistica non deve trasmettere un’idea erronea: incoraggiare l’apprendimento generalizzato di alcune lingue europee soltanto sarebbe controproducente.

E’ d’importanza cruciale promuovere le altre lingue europee al di là dei nostri confini. E’ un patrimonio di conoscenze che tutta l’Europa deve diffondere.

Sotto questo aspetto dobbiamo seguire l’esempio di alcuni paesi come l’Austria, la Spagna, il Portogallo e la Slovenia. La dimensione europea ha una posizione consolidata nel sistema scolastico di questi paesi e viene incoraggiato lo studio delle lingue europee.

La dimensione europea nelle scuole non dev’essere trascurata, soprattutto se consideriamo la posizione dell’Europa nel mondo, le nuove sfide di crescita economica che stiamo affrontando e gli obiettivi delle politiche di cooperazione col resto del mondo.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Mi congratulo col nostro relatore per la sua iniziativa. L’istruzione è e deve rimanere competenza dei singoli Stati membri. In Scozia, infatti, siamo noi a determinare il nostro sistema scolastico e così facciamo da secoli. Tuttavia, il nostro relatore afferma giustamente che, spesso, nel nostro paese i giovani terminano gli studi senza la preparazione adeguata per partecipare alla Comunità europea come cittadini, e spesso sanno poco dell’Unione e degli altri governi che lavorano per loro. I passi intrapresi nella relazione rendono interessante il compito degli insegnanti europei.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Pur appoggiando le iniziative per valorizzare lo studio delle lingue straniere, migliorare la conoscenza della cultura e della storia dei tanti paesi europei e stimolare un franco dibattito sulla natura dell’Unione, comprese le sue numerose lacune di fondo, sono fermamente contrario all’adozione di misure volte a inculcare il sostegno a favore del progetto comunitario d’integrazione politica e a formare false identità di cittadinanza “europea”. La relazione confonde questi diversi aspetti. Pertanto mi sono astenuto.

 
  
  

– Relazione Krahmer (A6-0234/2006)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, l’aria pura è indubbiamente un tema d’importanza cruciale per noi tutti e dobbiamo anche considerare che i costi derivanti dalla cattiva qualità dell’aria in Europa sono certamente più elevati di quanto non lo siano le spese di adeguamento per le aziende e l’industria. Tuttavia le eccezioni e le potenziali proroghe previste dal testo di compromesso sono troppo complesse e sono suscettibili di creare seri problemi amministrativi; per questo motivo la delegazione austriaca del Partito popolare europeo ha respinto in gran parte questi compromessi, che vanno considerati anche alla luce della better regulation, cosa che non si può dire abbiano conseguito. Per questa ragione il pacchetto meritava di essere bocciato nel suo complesso; preferiremmo la posizione del Consiglio.

 
  
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  Joseph Muscat (PSE). – (MT) Il voto che ho espresso in merito alle relazioni Krahmer e Corbey era favorevole a più elevati livelli della qualità dell’aria e a controlli più severi in materia. Il motivo principale della mia decisione è il modo in cui i cittadini maltesi e gozitani sono attualmente trattati dalle autorità del paese. Ci troviamo in una situazione in cui non solo i criteri europei non vengono rispettati, ma la gente non è neppure informata come le spetterebbe di diritto per tutelare la propria salute e l’ambiente. Ne è un esempio concreto il fatto che solo dopo un mio intervento le autorità hanno ammesso pubblicamente che sono state violate le direttive europee riguardanti le emissioni delle centrali elettriche del paese. Inoltre siamo arrivati al punto che le apparecchiature che misurano il livello d’inquinamento causato dalle centrali elettriche di Marsa e Delimara non funzionano da mesi dopo che, stando a quanto si dice, sono state colpite da un fulmine. Ieri il quotidiano maltese L-orizzont ha svelato che i provvedimenti da noi adottati sono tuttora inadeguati, perché il nuovo impianto non è stato ancora acquistato. Questo è inaccettabile; spetta alle autorità competenti e alla Commissione seguire questa inadempienza con maggiore attenzione.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Krahmer sul progetto di risoluzione legislativa, in sede di prima lettura, in merito alla proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio riguardante la qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa. Questa proposta di direttiva intende sostituire cinque strumenti giuridici diversi, contribuirà al processo “legiferare meglio” e costituisce un passo avanti molto positivo. Combattere l’inquinamento atmosferico è un dovere che abbiamo verso le generazioni future ed è del tutto normale, alla luce dei recenti sviluppi della scienza e delle questioni sanitarie, rivedere e semplificare i testi vigenti. Dobbiamo apprezzare tutti gli sforzi fatti dalle aziende e dalle imprese di trasporti che hanno applicato norme abbastanza severe da essere all’altezza delle sfide con cui ci confrontiamo, soprattutto di quelle che riguardano la salute dei nostri concittadini. Dobbiamo assicurarci che gli Stati membri traspongano la normativa e la applichino con rigore.

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM), per iscritto. – (DA) Siamo a favore di criteri comuni di minima per l’inquinamento atmosferico. La direttiva ha una base giuridica abbastanza solida negli articoli 175 e 176, i quali affermano che gli Stati membri possono mantenere in vigore o adottare disposizioni che abbiano lo scopo di garantire una più ampia tutela. Tuttavia l’articolo 176 afferma anche che questa tutela va notificata alla Commissione e non deve contravvenire ai Trattati. I valori limite per l’inquinamento atmosferico possono essere in conflitto col mercato interno, ragion per cui non reputiamo che una direttiva che abbia la sua base giuridica negli articoli 175 e 176 rappresenti di per sé una garanzia sufficiente della capacità degli Stati membri di mantenere in vigore o adottare disposizioni con lo scopo di conseguire livelli più elevati di tutela.

Nondimeno voteremo “sì” perché consideriamo auspicabili i criteri comuni di minima e pertanto avanzeremo proposte in sede di seconda lettura in Parlamento che forniscano una base giuridica alla direttiva per salvaguardare il diritto degli Stati membri di adottare provvedimenti più rigidi e mettere in chiaro che hanno questo diritto.

 
  
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  Anne Ferreira (PSE), per iscritto. – (FR) Aria pura per i cittadini, la loro salute e la loro qualità della vita: l’intenzione è buona.

Purtroppo la relazione che abbiamo appena adottato non è all’altezza del suo compito.

Questo testo non corrisponde alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e difetta della necessaria urgenza.

Il PM2,5 indica le particelle più sottili e pericolose per l’organismo: per questo il suo valore limite non deve superare i 12 microgrammi.

Inoltre, i termini di applicazione, che si estendono fino al 2015, non riflettono la gravità del problema ed è inaccettabile che si debbano anche prevedere deroghe.

Deploro altresì che questa prima lettura sia stata l’esito diretto di un compromesso fra i gruppi politici, impedendo il corretto svolgimento del lavoro parlamentare e costringendoci a adottare una posizione ben lontana dai nostri obiettivi politici.

Concludendo, la relazione non riflette le ambizioni che abbiamo nondimeno chiaramente espresso in materia ambientale, sia sulla scena internazionale che presso il pubblico europeo.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’elevato grado d’inquinamento atmosferico, soprattutto nelle regioni e nei centri urbani dell’Unione densamente popolati è, assieme ad altri fattori, responsabile delle innumerevoli malattie respiratorie e dei gravi danni arrecati agli ecosistemi. Sono particolarmente a rischio i bambini, gli anziani e le persone che vivono nelle città più popolate o nelle vicinanze delle vie intasate dal traffico.

Nella proposta iniziale della Commissione i valori limite proposti segnavano un regresso rispetto a quanto concordato nel 1999, ovvero nella direttiva 1999/30/CE. A tal proposito vorrei segnalare, in particolare, i limiti delle polveri sottili (PM2,5) che sono molto elevati e superiori a quelli fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Purtroppo le proposte presentate dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica sono state respinte nel corso del dibattito parlamentare.

Pertanto il documento che è stato appena adottato è di scarse vedute, quantunque contenga alcune proposte positive volte a perseguire un certo equilibrio nella lotta all’inquinamento, sebbene in modo annacquato. Da qui la nostra astensione.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto. – (FR) Mi sono astenuto dal voto sulla relazione Krahmer, le cui parti principali sono incomprensibili per i comuni mortali, compreso il corpo legislativo che si suppone debba legiferare. Se il Parlamento vuole impegnarsi per migliorare la qualità dell’aria ambiente, deve accontentarsi di fissare i principi di massima e il quadro generale, lasciando agli esperti il compito di stabilire i valori limite.

 
  
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  Vasco Graça Moura (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La qualità dell’aria ambiente è un fattore determinante per la salute e la qualità della vita dei cittadini europei.

Questa proposta riveste pertanto la massima importanza. Come parte del processo di semplificazione della normativa ambientale, fonde in una sola direttiva cinque tra le disposizioni vigenti in materia di qualità dell’aria e propone anche traguardi più ambiziosi di quelli che si prefiggono le disposizioni esistenti.

Appoggiamo perciò l’introduzione di nuovi obiettivi per le particelle PM10 e soprattutto la definizione di valori obiettivo per le particelle PM2,5, ritenute le più nocive per la salute umana, ma non ancora contemplate nella normativa europea.

Abbiamo presentato alcuni emendamenti che introducono misure come la revisione quinquennale della direttiva per potere recepire le scoperte scientifiche più recenti, le garanzie sulla qualità dell’aria, l’esclusione di determinate aree che non consideriamo rilevanti perché sono poco frequentate o sono già debitamente monitorate e, infine, la semplificazione dei criteri di misurazione relativi alle strade.

I deputati al Parlamento del partito socialdemocratico portoghese appoggiano la relazione Krahmer con gli emendamenti succitati.

 
  
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  Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN), per iscritto. – L’elevato numero di malattie dell’apparato respiratorio e di perdite di vite umane dovute ad un alto tasso di inquinamento atmosferico dimostra quanto sia urgente ed improrogabile un ulteriore intervento legislativo comunitario in materia di protezione della salute, che limiti maggiormente le emissioni nocive per l’uomo.

Preoccupano, in modo particolare, le abnormi ed alte percentuali di malformazioni congenite in alcune zone industriali dell’Unione europea.

Il caso dei complessi petrolchimici di Sicilia è emblematico: tra il 1992 e il 2002, su tredicimila nati, quasi mille presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti e all’apparato digerente, mentre il tasso di mortalità per i tumori allo stomaco nei maschi è superiore del 57 per cento rispetto alla media italiana.

Anche in alcune zone urbane, come nella città di Messina, che assorbe giorno e notte il traffico veicolare che dalla Sicilia è diretto al continente europeo e viceversa, la situazione è ormai insostenibile.

La posizione favorevole dell’UEN alla relazione Krahmer è un ulteriore incentivo affinché la lotta all’inquinamento dell’aria in Europa si rafforzi negli anni avvenire.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) L’inquinamento atmosferico è una delle preoccupazioni di maggior rilievo che riguardano la sanità pubblica. A titolo esemplificativo, si ritiene che il particolato fine prodotto da alcune attività umane causi una riduzione dell’aspettativa di vita degli europei pari a circa 9 mesi. Solo in Belgio sono circa 13 000 le persone che muoiono prematuramente ogni anno per via delle particelle emesse specialmente dai motori diesel. Tutte queste malattie respiratorie possono essere evitate e i legislatori dovrebbero trasmettere un messaggio semplice: un’aria più pulita per l’Europa comporta necessariamente norme antinquinamento drastiche.

Non è questo il messaggio che oggi il Parlamento ha trasmesso adottando la relazione dell’onorevole Holger Krehmer sulla direttiva CAFE (Cleaner Air for Europe, un’aria più pulita in Europa). Deploro che su un tema di tale importanza per la gente, ovvero l’impatto dell’inquinamento sulla salute umana, i miei colleghi abbiano difettato di ambizione, mirando soprattutto a non urtare taluni settori produttivi. Continuo a sperare che, in sede di seconda lettura, il Parlamento aggiusti il tiro, sia più ricettivo in merito alle argomentazioni degli esperti di salute ambientale ed eviti il trabocchetto di una regolamentazione dalle norme meno rigide di quelle attualmente in vigore. Con questo voto la California non è mai parsa così lontana.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) E’ veramente scandaloso che oggi il Parlamento stia indebolendo considerevolmente le norme vigenti sulla qualità dell’aria. Per la prima volta quest’Assemblea sta persino adottando una posizione più debole di quella del Consiglio. Ciononostante, ci sono prove scientifiche sufficienti per sostenere che il particolato fine presente nell’atmosfera inquinata causa circa 3,6 milioni di anni di vita in meno, che si traducono in 348 000 morti premature.

Entro il 2020 l’inquinamento atmosferico causato dall’ozono e dalle polveri sottili costerà all’Europa da 189 a 609 miliardi di euro all’anno! La posizione di questo Parlamento è considerevolmente meno ambiziosa delle raccomandazioni formulate dall’Organizzazione mondiale della sanità ed è stato dimostrato che questi livelli sono raggiungibili nelle grandi città dei paesi industrializzati. Ma il peggio è che il Parlamento sta dando agli Stati membri l’opportunità di aumentare da 35 a 55 il numero dei giorni solari durante i quali il valore limite per il particolato PM10 per anno civile può essere superato, il che equivale a nascondere la testa nella sabbia. Gli Stati Uniti, avendo fissato dal 1997 un valore limite annuale pari a 15 µg/m3 per il PM2,5, hanno dimostrato che si può adottare un approccio più rigido. Il limite dev’essere raggiunto al massimo entro il 2010. Lo Stato della California, sia detto per inciso, sta prendendo la cosa anche più seriamente, perché ha stabilito dal 2003 un valore limite pari a 12 µg/m3. Il Parlamento s’impegna a raggiungere i 20 µg/m3 entro… il 2015! Se il Consiglio non farà abbastanza per controbilanciare questo provvedimento che indebolisce la normativa, la Commissione non potrà fare altro che ritirare la proposta.

 
  
  

– Relazione Ferber (A6-0280/2006)

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I conservatori britannici prendono atto con favore dell’osservazione della Corte dei conti secondo cui si sono registrati progressi in merito all’integrità dei conti comunitari. Tuttavia siamo costernati nel rilevare che, stando alle segnalazioni dei revisori, sussistono lacune nei sistemi di supervisione e di controllo; inoltre sosteniamo l’opinione del relatore, ovvero che tali lacune vadano affrontate, in quanto costituiscono un problema della massima priorità.

Per quanto riguarda il contratto d’affitto relativo agli edifici del Parlamento a Strasburgo, conveniamo con quanto afferma la relazione e lo approviamo: l’autorità parlamentare si è comportata correttamente, ma l’autorità comunale di Strasburgo non ha agito in buona fede. A nostro avviso, però, il fatto che il Parlamento continui a occupare due sedi non rappresenta un buon affare per i contribuenti europei e, pertanto, non possiamo appoggiare alcuna proposta di acquistare gli edifici parlamentari strasburghesi.

Per questi motivi i conservatori britannici si sono astenuti dal voto finale sulla relazione Ferber.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore del discarico, ma mi sono astenuto sulla risoluzione perché la commissione per il controllo dei bilanci si ostina a mischiare i veri problemi con quelli falsi. Il Parlamento non può, semplicemente adottando una risoluzione, cambiare una sede stabilita in virtù di un trattato.

La commissione per il controllo dei bilanci si è sbagliata di grosso sulla questione degli affitti pagati e del prezzo di acquisto degli edifici strasburghesi. In un’economia di mercato è impossibile parlare di un affitto equo, perché tutti gli affitti o tutti i prezzi di acquisto sono frutto di una trattativa fra il proprietario e l’affittuario o il compratore. Benché il modo in cui si è comportata Strasburgo si possa considerare poco corretto, non si è verificata nessuna illegalità o appropriazione indebita. E’ proprio questo che alcuni deputati e mezzi d’informazione hanno affermato, ovviamente senza l’ombra di una prova. Vorrei dissociarmi da questi sgradevoli individui.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno è dell’idea che non si debba accordare al Presidente il discarico per l’esercizio 2004, principalmente per due ragioni.

La prima è che riteniamo i leader del Parlamento responsabili quanto la città di Strasburgo del fatto che, per anni, il canone pagato per la locazione degli immobili è stato troppo alto. Questo è costato grandi somme di denaro ai contribuenti dell’Unione e il Parlamento deve, in questo caso, adottare una linea dura per garantire che il canone in eccesso venga rimborsato. Poiché, per come stanno le cose, c’è ancora un’informazione carente per quanto riguarda l’entità dei pagamenti in eccesso (vedi il paragrafo n. 19, trattino n. 5 del progetto di relazione), riteniamo anche di non avere esaurito la questione.

La seconda ragione è che, a nostro avviso, il Parlamento in quanto Istituzione non dev’essere ritenuto responsabile del deficit del programma pensionistico integrativo dei deputati, i cui diritti previdenziali vanno collegati al rendimento degli investimenti del loro fondo pensione. E’ così che funziona per i comuni cittadini di tutta l’Unione e, nella fattispecie, non è il caso di dare ai deputati un incentivo particolarmente sontuoso.

 
  
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  Silvana Koch-Mehrin (ALDE), per iscritto. – (DE) Il voto in merito alla relazione sul discarico per l’esercizio 2004 (Parlamento europeo) è stato rinviato per esaminare a fondo le condizioni inerenti all’affitto dell’edificio strasburghese. Successivamente il Parlamento ha versato alla città di Strasburgo pagamenti eccedentari pari a quasi 60 milioni di euro e non c’è possibilità di risarcimento per i danni che ha subito.

Inoltre è stato rilevato un difetto di correttezza, di trasparenza e di decisione. Nonostante ciò, dobbiamo deliberare sull’acquisto dell’edificio strasburghese. Il Partito liberaldemocratico (FDP) è dell’idea che il Parlamento sbagli ad acquistare l’edificio strasburghese, perché sarebbe irresponsabile vincolarsi a Strasburgo nel lungo periodo.

Pertanto abbiamo respinto gli emendamenti del caso. L’FDP approva l’insediamento dell’European Institute of Technology a Strasburgo ed è a favore di un’unica sede parlamentare, quella di Bruxelles.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard e Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. – (NL) La relazione va oltre l’approvazione del rendiconto attinente all’esercizio 2004. Senza l’emendamento n. 9 autorizza anche l’Ufficio di presidenza a impiegare la riserva per l’acquisto degli edifici di Strasburgo.

Non abbiamo niente contro il calcolo con cui si dimostra che, nel lungo termine, un acquisto si rivelerà più vantaggioso di quanto non lo sia protrarre l’accordo di locazione. Voteremmo a favore se questo fosse l’unico tema in esame che, cosa più importante, ci aiuterebbe in misura significativa a svolgere in modo sostenibile le tornate mensili di Strasburgo.

Queste tornate ci costano 200 milioni di euro se non di più all’anno. Nel settembre del 1999 il Parlamento olandese si è unanimemente espresso contro il perdurare delle sedute del Parlamento europeo in due città diverse. Di conseguenza i rappresentanti olandesi presenti in tutti gli organi comunitari sono stati sollecitati a porre fine a questa prassi non appena se ne presentasse l’occasione. Ciò rispecchia quanto da anni sostengono i media olandesi e l’opinione pubblica.

Quantunque i Paesi Bassi considerino l’acquisto degli edifici di Strasburgo una delle decisioni chiave di questo Parlamento, la questione che si cela dietro l’autorizzazione all’acquisto non viene poi trattata a parte dopo questo punto dell’agenda. Per questo motivo voteremo contro.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Il pregio principale della relazione Ferber è quello di chiudere una polemica che è durata fin troppo. Ecco perché voto a favore del discarico.

Tuttavia non sono soddisfatta di alcune affermazioni contenute nel testo. Se è assodato che la città di Strasburgo non ha commesso alcuna irregolarità giuridica, l’accusa di scortesia rappresenta un pretesto troppo comodo per alcuni deputati che cercano semplicemente di approfittare dell’occasione per sollevare un’altra volta la questione della sede.

Avendo seguito la vicenda degli edifici in tutti i suoi dettagli, mi sembra chiaro che è dominata dalla malafede. Quando il Parlamento, i cui deputati erano insufficientemente preparati per una struttura giuridica complessa, afferma che non era al corrente del subaffitto degli edifici, dice semplicemente una menzogna. La città di Strasburgo non ha mai avuto l’intenzione di “spennare” quest’Assemblea.

Infine, la proposta d’acquisto dei tre immobili è una buona notizia per il contribuente europeo.

Constato con tristezza che il fondo pensione dei deputati è stato oggetto di attacchi ingiustificati, sferrati all’insegna del principio “calunniate, calunniate, qualche cosa resterà”.

 
  
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  Cecilia Malmström e Anders Wijkman (PPE-DE), per iscritto. – (SV) Oggi abbiamo deciso di votare a favore della relazione dell’onorevole Ferber sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione per l’esercizio 2004. Non è stato possibile confermare che siano stati commessi illeciti in relazione all’affitto di due degli edifici utilizzati dal Parlamento a Strasburgo. Al tempo stesso, sembra evidente che il principio della “sana gestione finanziaria”, come definito nel regolamento finanziario, non è stato pienamente osservato.

Acquistare adesso gli edifici è un buon affare nel lungo termine, da un punto di vista strettamente finanziario. Ciononostante riteniamo che, considerata la situazione attuale, sarebbe auspicabile rinviare una simile decisione, soprattutto alla luce del fatto che le due sedi parlamentari sono un argomento molto discusso. Un milione di cittadini comunitari hanno firmato l’iniziativa che mira a porre fine al circo itinerante fra Bruxelles e Strasburgo. Sosteniamo toto corde la richiesta di un’unica sede per il Parlamento, ovvero quella di Bruxelles.

La relazione riguarda anche questioni importanti come le indennità parlamentari e di segreteria e il regime pensionistico volontario. Abbiamo deciso di non aderire al regime pensionistico. A nostro avviso è irragionevole che i contribuenti europei debbano concorrere a finanziare un regime che prescinde completamente dalla propria remuneratività.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Non possiamo che rallegrarci per la firma dell’accordo quadro che permette al Parlamento di acquistare la piena proprietà degli edifici WIC, SDM e IPE3 per la somma di 143,125 milioni di euro. Tuttavia, l’accordo difficilmente dissiperà il sospetto e la perdita di fiducia che hanno guastato i rapporti fra Strasburgo e il Parlamento.

Se ne possono trarre diversi insegnamenti. Innanzi tutto, non devono esserci operazioni immobiliari che coinvolgano più attori, perché ciò comporterebbe transazioni giuridiche e finanziarie estremamente complesse che sarebbero contrarie ai principi della trasparenza. Analogamente, si dovrà rivedere in toto la politica immobiliare del Parlamento e quella di tutte le Istituzioni europee, creando un’Autorità europea per l’attività immobiliare che abbia compiti e poteri chiaramente definiti.

Quanto al dibattito in corso sulla sede unica, occorre rilevare che il riferimento pertinente rimane il protocollo n. 12 allegato al Trattato di Amsterdam e che, di conseguenza, il Parlamento non ha competenza in materia.

Mi sembra infine fondamentale che l’uso dell’indennità di segreteria debba essere più trasparente e in particolare che sia necessario proporre in tempi brevi uno statuto per i nostri collaboratori al fine di regolamentare le condizioni di lavoro, le questioni fiscali e di previdenza sociale. L’Europa sociale comincia da noi.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il problema dell’ubicazione delle sedi delle Istituzioni non è meramente geografico, logistico o economico. Quando si sceglie una determinata città come sede di un’Istituzione comunitaria, alla base della scelta ci sono sempre anche ragioni politiche, il che è assolutamente giustificato, benché da questo non consegua che qualunque decisione politica sia valida, indipendentemente dal fatto che sia razionale dal punto di vista economico o logistico.

Nel caso del Parlamento la scelta di Strasburgo è dovuta a ragioni storiche, ma oggi, per motivi economici e pratici, non è più praticabile. Benché non sia questo il tema in discussione, è necessario tenerlo presente.

Ci si poteva aspettare che la città di Strasburgo agevolasse il più possibile il Parlamento a insediarsi nella città, magari accollandosi una parte dei costi, come spesso impongono le regole dell’ospitalità in simili circostanze. Invece scopriamo – o meglio, sospettiamo, dal momento che le autorità responsabili non aiutano a chiarire completamente le cose – che il Parlamento a Strasburgo costituisce un vero affare immobiliare da cui queste autorità ricavano un profitto immeritato. La mancanza di buona fede, di una decorosa ospitalità e di correttezza che questo fatto rivela dev’essere oggetto della nostra ferma condanna; dovremo tenerne conto quando si deciderà in merito all’ubicazione del Parlamento.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Ho votato contro la proposta di collocare a Strasburgo la sede dell’European Institute of Technology, perché penso che sia un’idea assurda. Le proposte in merito all’EIT vengono sviluppate dalla Commissione e meritano di essere valutate seriamente; non vanno utilizzate come pretesto per risolvere il nostro dilemma di andarcene da Strasburgo. Il Parlamento deve avere una sola sede, a Bruxelles, e il progetto dell’EIT deve procedere oltre. Si tratta di due questioni distinte ed è da irresponsabili tentare di associarle in questo modo.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) La petizione con un milione di firme affinché il Parlamento abbia come unica sede quella di Bruxelles va vista con favore. Poiché questo è il solo Parlamento al mondo a non avere voce in capitolo sul luogo in cui si riunisce, il Consiglio dei ministri deve, una volta per tutte, porre fine a questa situazione. I popoli d’Europa si sono espressi. La loro voce va ascoltata. Il Parlamento europeo deve avere una sola casa e questa dev’essere a Bruxelles.

Come questione a parte, vorrei che si mettesse a verbale che mi oppongo al regime pensionistico integrativo. Poiché l’emendamento n. 5 è stato respinto, non posso appoggiare la relazione e dovrò votare contro.

 
  
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  Jeffrey Titford (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Poiché la relazione definisce questo Parlamento “l’organo democratico rappresentativo dell’Unione”, è bene che tutti sappiano quanto poco questa definizione gli si confaccia.

In quest’Istituzione non hanno luogo dibattiti, bensì interventi rigidamente controllati e orchestrati, senza possibilità di replica. Ci si limita ad approvare le mozioni in quella che è solo la pallida ombra di un parlamento.

Lo dimostra – e non può esserci esempio migliore – la petizione con un milione di firme che richiede di mettere fine al pellegrinaggio del tutto insensato e assurdamente costoso che viene fatto ogni mese a Strasburgo. Ignorando questa richiesta del popolo che si presuppone dovremmo rappresentare, questo Parlamento sta considerando seriamente l’idea di acquistare questi edifici e rendere effettivo questo bizzarro compromesso.

E’ davvero un’ottima cosa che la relazione metta in forse la “buona fede” della città di Strasburgo, ma la realtà è che questa città ha ottenuto il meglio che potesse ricavare per sé. Il Parlamento ha firmato docilmente, senza preoccuparsi di verificare i termini o cercare di negoziare condizioni più favorevoli. In altre parole, stavano aspettando proprio noi!

 
  
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  Helga Trüpel (Verts/ALE), per iscritto. – (DE) Oggi abbiamo votato a favore della relazione Ferber, benché costituisca un presupposto per acquistare l’edificio parlamentare di Strasburgo. Tuttavia, il nostro voto favorevole non indica una pregiudiziale relativamente alla sede del Parlamento. Abbiamo sostenuto, assieme a oltre un milione di altri europei, l’iniziativa OneSeat.eu e continueremo a batterci, noi e i cittadini, affinché le attività del Parlamento vengano trasferite da Strasburgo a Bruxelles.

 
  
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  Lars Wohlin (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Ci sono tutte le ragioni per criticare alcune delle attività del Parlamento. Tuttavia non è stato possibile dimostrare che siano avvenuti illeciti.

I regimi previdenziali volontari sono una forma di assicurazione pensionistica complementare che va ad aggiungersi alla pensione base dei deputati. Secondo questo sistema, i contribuenti europei devono pagare i due terzi di tutti i contributi (attualmente pari a 2 088 euro al mese per ogni deputato che ha scelto di aderire a questo regime). Il restante terzo è stato finora a carico dell’indennità di segreteria parlamentare, nonostante la Corte dei conti abbia criticato questo compromesso fin dal 1999, affermando che i contributi vanno versati su base interamente privata per prevenire accuse di “utilizzo di fondi pubblici per pagare il costo di contributi ad un regime pensionistico privato”. Quest’osservazione in sé può essere considerata singolare, dal momento che il sistema si basa su contribuiti coperti per due terzi dal bilancio comunitario. Ritengo che l’intero sistema debba essere gradualmente abolito il più presto possibile.

Inoltre ho votato a favore di quegli emendamenti che impediscono al Parlamento di comprare l’edificio parlamentare di Strasburgo. Nel breve termine il suo acquisto comporterebbe un risparmio finanziario ma, in un caso come questo, l’obiettivo dovrebbe essere il finanziamento dell’acquisto mediante la vendita dell’edificio parlamentare di Bruxelles. La cosa più importante è limitare il numero delle sedi dell’Unione a una sola.

 
  
  

– Relazione Prets (A6-0255/2006)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, lo studio all’estero, ma anche l’apprendimento a distanza godono di una crescente popolarità, non da ultimo grazie ai sovvenzioni milionari dell’UE. Di questa tendenza si avvantaggiano, da un lato, gli stessi studenti che, oltre ad ottenere una qualifica specialistica, hanno la possibilità di sviluppare le proprie capacità personali, ma dall’altro lato anche le università locali registrano a propria volta un incremento di studenti stranieri. Dal mio punto di vista, però, è sorprendente che in Austria, nonostante il modesto numero di laureati, tale categoria rappresenti una percentuale molto elevata tra i disoccupati. In tal senso varrebbe la pena di riflettere sull’opportunità di promuovere in misura maggiore i tirocini all’estero e anche di ampliare le possibilità di formazione continua e apprendimento a distanza. Per tale motivo ho votato a favore della relazione Prets.

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE). (CS) Ho appoggiato la relazione sulla mobilità transnazionale in considerazione del ruolo che tale attività riveste per le capacità e le competenze acquisite dagli studenti e come importante presupposto per la concretizzazione di tali capacità e competenze nel luogo di lavoro. Valuto positivamente l’inclusione nella relazione di principi che, se correttamente applicati, aumenteranno l’efficacia di qualunque tipo di mobilità organizzata nell’ambito dell’istruzione. Grazie a Europass gli istituti d’istruzione e i datori di lavoro otterranno informazioni trasparenti sul progresso e la qualità dell’esperienza lavorativa e sui tirocini di specializzazione dello studente. La relazione è un gradito contributo ad un ulteriore sostegno a favore dell’istruzione generale e specialistica.

 
  
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  Christopher Beazley (PPE-DE), per iscritto.(EN) Data l’importanza della relazione Prets sulla mobilità transnazionale all’interno della Comunità a fini di istruzione e formazione, la delegazione dei conservatori britannici nel gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei voterà a favore della relazione.

Tuttavia la delegazione rimane contraria alla dicitura “integrazione politica” di cui all’emendamento n. 3, relativo al considerando 1 bis (nuovo), poiché ciò implica un impianto costituzionale nell’UE, e ciò non riflette la situazione attuale e non ha ottenuto l’avallo dei 25 Stati membri.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione Prets (A6-0255/2006) sulla Carta europea per la mobilità, perché sono una ferma sostenitrice dell’adozione di misure mirate a promuovere un significativo aumento della mobilità, che costituisce una parte integrante della cittadinanza europea.

La Carta europea per la mobilità dovrebbe contribuire ad aumentare i livelli generali della qualità della mobilità europea, sviluppare il riconoscimento dei periodi dedicati all’istruzione o alla formazione professionale e il riconoscimento dei titoli, delle qualifiche e delle prestazioni a titolo della sicurezza sociale e stabilire una reciproca fiducia al fine di migliorare e rafforzare la cooperazione tra le autorità, le organizzazioni e tutti i protagonisti della mobilità.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno è fortemente favorevole all’aumento della mobilità in Europa, particolarmente nel settore dell’istruzione e della formazione. Tuttavia, quando la burocrazia si appropria di una buona causa, bisogna sempre porsi degli interrogativi. Votiamo a favore del compromesso, ma siamo contrari all’emendamento n. 47, il quale propone la seguente aggiunta: “La Carta deve essere messa prontamente a disposizione, nella rispettiva lingua, di tutti gli studenti e le persone che seguono una formazione a cura delle autorità, delle organizzazioni e delle altre parti interessate alla mobilità nei paesi di origine e nei paesi ospitanti, e deve rappresentare un quadro di riferimento fondamentale.”

Riteniamo che sia responsabilità dei singoli Stati membri svolgere i compiti che si sono assunti.

 
  
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  Sérgio Marques (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Desidero congratularmi con l’onorevole Prets per la sua tempestiva relazione sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione: la Carta europea di qualità per la mobilità, che appoggio incondizionatamente. In modo particolare accolgo con favore gli emendamenti intesi a incoraggiare le autorità pubbliche in Europa ad attuare le misure per migliorare la mobilità in Europa e facilitare la mobilità di ricercatori, studenti e insegnanti nell’UE.

La mobilità nell’istruzione e nella formazione professionale, innanzi tutto, aiuterà a promuovere un senso di appartenenza all’Europa e quindi a sviluppare una consapevolezza europea. Inoltre darà impulso alla cittadinanza europea e alla creazione di una società basata sulla conoscenza, l’innovazione e l’imprenditorialità.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Quando i cittadini europei fanno proprio un progetto UE, questo è un segno del successo di tale progetto. E’ questo chiaramente il caso dei programmi intesi a promuovere la mobilità tra gli studenti. I partecipanti sono così numerosi che si comincia già a parlare della “generazione Erasmus” e i numeri continuano a crescere anno dopo anno.

In verità è proprio questo il tipo di successo che fa credere nel concetto di cittadinanza europea.

Ciò detto, l’iniziativa politica UE è stata rapidamente superata dal successo dei programmi comunitari. A questo punto è necessario recuperare il tempo perduto e adottare una serie di misure per rimuovere gli ultimi ostacoli (giuridici, amministrativi e finanziari), traendo così il massimo beneficio dalla mobilità nell’istruzione e nella formazione.

Accolgo con favore la relazione perché essa invoca l’adozione di una Carta europea di qualità per la mobilità che pone l’accento non soltanto sull’aumento della mobilità, ma sul miglioramento della sua qualità, e dunque sul pieno sviluppo delle risorse umane.

Non vi è dubbio che qualunque miglioramento nella mobilità dell’istruzione e della formazione contribuirà a creare un’economia basata sulla conoscenza propizia alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo sostenibile, che sono i pilastri della strategia di Lisbona.

 
  
  

– Relazione Trüpel (A6-0262/2006)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, mi sono astenuto dal voto sulla relazione Trüpel perché il conseguimento delle cosiddette competenze chiave sottintende abilità di base quali sapere leggere, scrivere, far di conto e possedere la capacità di ragionamento logico e critico. Come tuttavia rivela lo studio PISA, in questo ambito si registrano delle difficoltà. La presenza di una percentuale elevata di alunni stranieri nelle classi scolastiche causa dunque gravi problemi nell’acquisizione di queste conoscenze fondamentali.

Se non fisseremo in tempo un limite massimo per il numero di alunni stranieri nelle classi, queste non soltanto continueranno a patire i conflitti predeterminati tra gruppi e culture diverse, ma avranno anche sempre più difficoltà ad acquisire le competenze chiave.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Trüpel sulla proposta di raccomandazione in prima lettura del Parlamento e del Consiglio europeo sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente. E’ fondamentale per i cittadini europei poter ottenere, tramite la formazione, la ragionevole garanzia della propria occupabilità nella società basata sulla conoscenza definita dalla strategia di Lisbona. Noto con soddisfazione che lo spirito d’iniziativa figura tra le otto competenze chiave di cui ogni europeo dovrebbe disporre. In effetti, ognuno dovrebbe essere consapevole che le qualifiche, per quanto necessarie, non sono più sufficienti ed è fondamentale infondere “l’imprenditorialità”, che sarà un considerevole asso nella manica per quanti la conseguiranno grazie all’attuazione della raccomandazione da parte degli Stati membri.

 
  
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  Christopher Beazley (PPE-DE), per iscritto.(EN) Data l’importanza della relazione Trüpel sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente, la delegazione dei Conservatori britannici al gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei voterà a favore della relazione.

Tuttavia, nonostante il sostegno generale alla relazione, in riferimento all’emendamento n. 1 al considerando 4, la delegazione non concorda che fissare obiettivi percentuali per i livelli di occupazione sia un esercizio efficace per contribuire ad ottenere l’incremento dei tassi di occupazione, ma è consapevole che tale emendamento si limita semplicemente a riaffermare la posizione del Consiglio europeo.

 
  
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  Sérgio Marques (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Desidero congratularmi con l’onorevole Trüpel per la sua relazione su una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, che io sostengo. In particolare accolgo con favore il riferimento alla necessità di aumentare l’investimento nell’istruzione e nella formazione.

Ritengo inoltre che sia molto importante, da questo punto di vista, offrire ai cittadini gli strumenti necessari per adattarsi al tipo di mercato del lavoro caratteristico di una società basata sulla conoscenza.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) Sempre di più la globalizzazione pone l’Unione europea di fronte a nuove sfide che impongono a tutti i cittadini europei un continuo incremento delle proprie conoscenze e abilità, nonché delle competenze più generali, tanto nella vita privata, quanto nella vita pubblica e professionale. La necessità di accedere alle competenze chiave che costituiscono la base dello sviluppo personale, dell’inclusione sociale, della cittadinanza attiva e dell’occupazione è dettata dalla crescita della società basata sulla conoscenza nel contesto del processo di Lisbona ed è associata alla collocazione sul mercato del lavoro.

Per tali motivi ho votato a favore della relazione Trüpel, incluse le raccomandazioni della Commissione, in quanto tale relazione costituisce uno strumento di riferimento europeo per le competenze chiave e suggerisce dei modi per garantire a tutti i cittadini europei l’accesso a tali competenze, tramite l’apprendimento permanente. Il documento offre un importante contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e, in particolare, l’attuazione del programma di lavoro “Istruzione e formazione 2010”.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Poiché provengo da un paese nel quale il tasso di analfabetismo e di disoccupazione di lungo termine è ancora molto elevato e nel quale il 50 per cento degli studenti non termina gli studi secondari, ho sostenuto la relazione che pone l’apprendimento permanente tra le massime priorità nella riforma dei mercati del lavoro.

La pressione della globalizzazione e delle nuove tecnologie ha chiaramente messo in evidenza numerose lacune in una serie di competenze chiave che rendono più difficoltoso per i lavoratori adattarsi a mercati del lavoro sempre più flessibili.

Con l’adozione di un quadro di riferimento europeo, ciò diventa al contempo un intervento a monte – nella misura in cui sostiene l’istruzione e la formazione di giovani per fornire loro le conoscenze chiave di cui hanno bisogno per avviare la propria vita lavorativa – e un intervento a valle, con lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze chiave dei lavoratori tramite l’apprendimento permanente. L’azione dunque mira tanto all’acquisizione delle competenze quanto allo sviluppo e al successivo aggiornamento di tali competenze.

L’iniziativa rientra negli obiettivi della strategia di Lisbona intesi a investire nella crescita e nell’occupazione e dovrà essere finanziata da una nuova generazione di programmi comunitari (2007-2013), come il Fondo sociale Europeo del quale l’apprendimento permanente costituisce una delle priorità.

Accolgo favorevolmente la relazione in quanto promuove una politica sociale moderna, che tiene conto delle nuove realtà della società nella quale viviamo e lavoriamo.

 
  
  

– Relazione Corbey (A6-0235/2006)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, sono favorevole alla strategia elaborata dalla relatrice, ma vorrei formulare due critiche: innanzi tutto, la strategia europea sull’inquinamento atmosferico non contiene alcun obiettivo vincolante, come invece dovrebbe essere. In secondo luogo, la Comunità dovrebbe lasciare agli Stati membri e alle regioni la facoltà di scegliere come raggiungere tali obiettivi. Tale libertà di scelta è limitata da un numero eccessivo di disposizioni comunitarie. Basti pensare alla direttiva sul costo delle infrastrutture, che non consente l’imposizione del pedaggio ai mezzi pesanti in aree afflitte da un grave inquinamento ambientale e atmosferico.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Nella documento in esame la relatrice discute della strategia tematica della Commissione sull’inquinamento atmosferico.

La Lista di giugno ritiene che i problemi ambientali transfrontalieri rappresentino una questione che dovrebbe essere gestita a livello comunitario. L’inquinamento atmosferico infatti ne è un esempio.

Il paragrafo 25 invita il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio a concludere un accordo interistituzionale nel quale tali Istituzioni esprimono il loro impegno a favore degli obiettivi di qualità dell’aria. La Lista di giugno, inoltre, auspica chiaramente una migliore regolamentazione, ma riteniamo che sarà difficile raggiungere tale obiettivo se il potere legislativo ed esecutivo hanno deciso in anticipo quali regolamenti si applicheranno in futuro. Per tale motivo abbiamo votato contro la relazione nell’odierna votazione.

 
  
  

– Relazione Hegyi (A6-0233/2006)

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, due terzi della popolazione del mio paese, l’Ungheria, vive nelle città. Questi cittadini sono i più esposti ai danni ambientali causati dall’industria e dai trasporti. Questo per noi di per sé è già un motivo sufficiente per compiere sforzi speciali tesi a migliorare l’ambiente urbano.

La situazione a Budapest è particolarmente grave e quindi ho ritenuto importante appoggiare la relazione, anche se contiene molti elementi discutibili. L’onorevole Hegyi si aspetta norme UE in svariati ambiti che rientrano esclusivamente nella sfera di competenza degli Stati membri o delle autorità locali. Comprendo le sue ragioni perché, come me, abita a Budapest, dove negli ultimi anni non si è fatto nulla per migliorare la qualità dell’ambiente.

I requisiti UE, in effetti, possono fungere da incentivi importanti e la loro osservanza deve essere controllata attentamente. Non possiamo, tuttavia, aspettarci che l’Unione risolva i problemi ambientali delle città europee con norme che definiscono programmi dettagliati, specifici. Questo è compito delle autorità locali, e Strasburgo e Bruxelles non possono compensare i loro fallimenti.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione Hegyi (A6-0233/2006) sulla strategia tematica sull’ambiente urbano, perché è vitale promuovere la prestazione ambientale globale delle città in Europa riducendo la burocrazia, promuovendo l’efficienza nell’attuazione della politica ambientale e incoraggiando la pianificazione ambientale a lungo termine.

Circa l’80 per cento dei cittadini europei vive in aree urbane, ma le loro esigenze e i loro interessi sono spesso sottorappresentati nei fondi, nei progetti, nelle iniziative e nelle strategie dell’Unione. Di conseguenza, allo scopo di aumentare la qualità della vita degli europei che abitano nelle città, la normativa comunitaria deve andare oltre, adottando piani di gestione urbana sostenibile e piani di trasporti urbani sostenibili.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La relazione appena approvata in Parlamento contiene alcuni punti positivi che condividiamo; ad esempio un uso più diffuso di trasporti più rispettosi dell’ambiente, l’incoraggiamento dell’uso dei trasporti pubblici, la riduzione della densità edilizia, più spazi verdi nelle aree urbane, la ristrutturazione di edifici fatiscenti, e soprattutto dei centri storici, una migliore efficienza ambientale degli edifici in termini di isolamento e l’uso di fonti energetiche rinnovabili.

E’ altresì importante, come afferma la relazione, promuovere lo scambio di migliori pratiche a livello comunitario in termini di strategia e pianificazione della gestione urbana sostenibile e di maggiore coinvolgimento dei cittadini nei dibattiti pubblici nella fase di pianificazione.

Tuttavia, tutto ciò presuppone che sia stato concesso un aumento dei finanziamenti comunitari, fatto che purtroppo non corrisponde a verità. In effetti, è vero il contrario: l’UE sta introducendo maggiori obblighi e requisiti senza rendere disponibili le risorse finanziarie adeguate, il che potrebbe esasperare le disuguaglianze tra regioni e paesi più ricchi e altre zone arretrate.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’accessibilità è un fattore chiave nello sviluppo sostenibile e in tal senso i trasporti sono il fulcro di qualunque discussione sulla politica urbana.

Posto che esistono svariate idee su come risolvere le questioni ambientali e la congestione di cui soffrono le nostre città, ritengo che dovremmo concentrare i nostri sforzi sull’esame dell’impatto sulla sanità pubblica e la qualità della vita, in termini di dinamismo socioeconomico.

L’idea di un piano di trasporti urbani sostenibili è indubbiamente importante, tuttavia non dobbiamo trascurare la necessità di utilizzare tale strumento in modo flessibile e appropriato rispetto alle peculiarità di ciascuna città.

L’uso di mezzi di trasporto e tecnologie rispettosi dell’ambiente è un fattore chiave per ottenere un ambiente più pulito. Tuttavia tale uso si diffonderà soltanto se le autorità locali e nazionali si scambieranno esperienze e buone pratiche.

Pertanto mi pare chiaro che, per promuovere un approccio integrato alla politica urbana, è cruciale incoraggiare il partenariato pubblico-privato e gestire in modo efficace gli strumenti comunitari esistenti per sostenere la politica urbana.

Soltanto con misure adeguate alla situazione effettiva in ogni Stato membro potremo ottenere un futuro sostenibile per le nostre città e la crescita armoniosa delle nostre società.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. – (SV) Voto a favore della relazione nonostante contenga alcuni punti negativi, quali, ad esempio, le aree verdi pro capite e la riduzione nell’ambiente urbano della musica da fonti domestiche, che sono chiaramente questioni locali che andrebbero deliberate a livello locale. Tuttavia, gli aspetti positivi della relazione, come le tasse sulla circolazione, l’uso ridotto delle automobili e i piani locali di sostenibilità prevalgono su quelli negativi e può darsi che i governi conservatori abbiano bisogno di una spinta dall’UE in tali materie.

Detto questo, il contenuto della relazione dovrebbe mantenere una natura di raccomandazione e non dare origine a una legislazione completa.

 
  
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  Renate Sommer (PPE-DE), per iscritto. – (DE) In qualità di relatrice ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei sulla relazione relativa alla strategia tematica sull’ambiente urbano, oggi ho invitato i membri del mio gruppo ad astenersi nella votazione finale.

La relazione è un tentativo di ledere il principio di sussidiarietà.

Tuttavia non mi sembrava giustificato bocciare la relazione, in quanto essa descrive prevalentemente normative già in vigore, invita allo scambio di esperienze tra città e semplicemente invita la Commissione europea ad elaborare linee guida. Migliorare l’ambiente urbano tramite simili misure è imprescindibile specialmente nei nuovi Stati membri.

 
  
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  Gabriele Stauner (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Mi sono astenuta dalla votazione sulla relazione relativa alla strategia tematica sull’ambiente urbano.

La relazione è un tentativo di ledere il principio di sussidiarietà.

Tuttavia non mi sembrava giustificato bocciare la relazione, in quanto essa descrive prevalentemente normative già in vigore, invita allo scambio di esperienze tra città e semplicemente invita la Commissione europea ad elaborare linee guida. Migliorare l’ambiente urbano tramite simili misure è imprescindibile specialmente nei nuovi Stati membri.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Ho votato contro la relazione, non per sminuire il lavoro dell’onorevole Hegyi, ma perché la sussidiarietà non è rispettata e l’UE e le sue Istituzioni interferiscono nelle questioni nazionali. Non mi pare giustificato. Questa tendenza dell’Europa a intromettersi sempre nella vita quotidiana dei cittadini, anche laddove non è necessario, è una delle cause primarie della disaffezione dei cittadini dall’Europa.

 
  
  

- Relazione Thomas Mann (A6-0248/2006)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) In considerazione dell’importanza che riveste il riconoscimento reciproco delle qualifiche tra i diversi Stati membri UE per coloro che si spostano in un altro paese, un Quadro europeo delle qualifiche (EQF) potrebbe rivelarsi proficuo.

Condivido la visione contenuta nella relazione secondo cui occorre rifiutare la fissazione di criteri prescrittivi in merito all’iter, alla durata e al luogo dei corsi di formazione e istruzione. Accogliamo altresì favorevolmente l’idea che l’organizzazione e la validazione dell’apprendimento permanente sono di competenza degli Stati membri e non possono essere facilmente integrate nell’ambito dell’EQF.

Tuttavia dobbiamo concentrarci sulla forma in cui l’EQF viene sviluppato, le fondamenta su cui si basa e gli obiettivi che perseguiamo.

A tale riguardo la relazione contiene alcune contraddizioni, ad esempio i tentativi di allineare l’EQF con il cosiddetto processo di Bologna e la cosiddetta strategia di Lisbona, che, come sappiamo, mirano sostanzialmente ad andare incontro agli interessi dei gruppi economici e finanziari. Per questo ci siamo astenuti.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Sostengo la relazione perché credo fermamente che la creazione di un Quadro europeo delle qualifiche (EQF) contribuirà all’occupabilità e alla mobilità geografica della forza lavoro nell’UE.

Accolgo con favore un simile approccio europeo perché affronta di petto le nuove sfide imposte dalla società europea basata sulla conoscenza e cerca di rispondere ai nuovi requisiti sul mercato del lavoro europeo. La filosofia soggiacente all’EQF, alla fine, è promuovere la competitività della coesione economica e sociale europea, in linea con gli obiettivi della strategia di Lisbona.

Accolgo calorosamente le iniziative che pongono in cima all’agenda l’occupabilità, incoraggiando la mobilità professionale tramite il riconoscimento, la comparabilità e la trasferibilità delle qualifiche professionali nell’area comunitaria.

Mi rammarico, però, che l’iniziativa non rifletta sufficientemente quanto sta realmente accadendo sul mercato del lavoro e trascuri l’importanza della formazione professionale, concentrandosi invece prevalentemente sulla formazione accademica.

 
Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2006Avviso legale