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Procedura : 2006/2034(INI)
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Ciclo del documento : A6-0256/2006

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A6-0256/2006

Discussioni :

PV 27/09/2006 - 10
CRE 27/09/2006 - 10

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PV 28/09/2006 - 7.7
CRE 28/09/2006 - 7.7
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P6_TA(2006)0388

Discussioni
Mercoledì 27 settembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

10. Relazioni economiche e commerciali dell’UE con l’India (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0256/2006), presentata dall’onorevole Sajjad Karim a nome della commissione per il commercio internazionale, sulle relazioni economiche e commerciali dell’Unione europea con l’India [2006/2034(INI)].

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE), relatore. (EN) Signor Presidente, poiché nel XXI secolo il centro geopolitico di gravità si sposta in Asia, se ci si rivolge all’India si vede il futuro. Tenendo conto della sua estensione e complessità, la società stabile e vivace dell’India resta un traguardo imponente. Il suo impegno per la democrazia, il pluralismo e lo Stato di diritto garantisce la continuità delle relazioni commerciali. Pur avendo quasi un quinto della popolazione mondiale, tuttavia, l’India rappresenta meno di un cinquantesimo del commercio mondiale.

In quanto maggior partner commerciale e principale fonte d’investimenti esteri dell’India, l’Unione europea è pronta ad aiutarla a raccogliere i benefici della liberalizzazione. Avendo in comune la storia e l’impegno per un governo laico e per il pluralismo religioso, l’Unione europea e l’India sono partner naturali. Siamo diventati partner strategici nel giugno 2004, ma è trascorso un altro anno prima che si concordasse un piano d’azione comune. Ancora oggi il Commissario Borg non dispone dell’autorizzazione per trasformare in un accordo concreto il lavoro dei gruppi ad alto livello per il commercio. Nel frattempo, il Presidente Bush è riuscito a fare da mediatore in un patto nucleare USA-India francamente inquietante.

Il Commissario sostiene che l’India è per scelta la sua destinazione e naturalmente qui mi riferisco al Commissario Mandelson e tuttavia ha alimentato l’ossessione comunitaria per la Cina. L’India pone sfide analoghe, benché distinte, per l’Unione europea, cosa che la Commissione deve esprimere nell’elaborare la nuova strategia lavorando con le parti in causa per rispecchiare la consultazione con la Cina.

Il Doha Round resta il principale meccanismo per la creazione di una globalizzazione equa. Il sistema di scambio multilaterale è un modo giustissimo e molto efficace di espandere e gestire il commercio che protegge i deboli dallo sfruttamento e dagli abusi nella lotta unilaterale per il dominio del commercio. Un eventuale patto di Doha, tuttavia, non preclude gli accordi bilaterali OMC+. Solo con una maggiore apertura a partenariati che vadano al di là di ciò che un accordo dell’OMC inteso come minimo comune denominatore potrebbe offrire in questo momento, l’Unione europea inizierà ad affrontare il programma per la competitività globale del futuro.

Un accordo di libero scambio con l’India dev’essere centrale per la nuova strategia della Commissione per un’Europa mondiale. L’Assemblea deve dare pieno sostegno al Commissario Borg quando esporrà al Consiglio le ragioni di un mandato di negoziazione per il compimento di accordi bilaterali di libero scambio, dell’apertura dei mercati e della creazione di condizioni di scambio più eque nelle nuove aree di crescita in tutta l’Asia.

L’India deve dimostrare di avere la nostra stessa determinazione e sostenere le proprie promesse per Helsinki. L’India si è dimostrata abile nel manipolare gli attori globali per incrementare la competitività. E’ il momento di sancire un accordo con il suo partner più ovvio. Le scadenze vanno fissate in modo che si possano raggiungere ambizioni comuni nei settori che detteranno i termini del XXI secolo: protezione dei diritti di proprietà intellettuale, mercati aperti per servizi e investimenti e strumenti efficaci di difesa commerciale.

Nessuna strategia per la crescita economica è completa se non affronta la crescente crisi del cambiamento climatico. Le conseguenze della crescita in Asia sull’approvvigionamento energetico sono enormi. La futura crescita dell’India dipende dalla sua capacità di soddisfare un fabbisogno energetico in vertiginoso aumento. Una grave mancanza di risorse e un’eccessiva dipendenza da petrolio e carbone provocano l’aumento dei costi e dell’inquinamento. Il tentativo di produrre energia nucleare è sintomatico di tale crisi. Tuttavia, anche producendo energia nucleare, l’India soddisferebbe solo il 2 per cento del fabbisogno totale di energia. Questo equivarrebbe inoltre a fare marcia indietro rispetto alle promesse di Gleneagles di fermare il cambiamento climatico e promuovere la conservazione dell’energia.

Sia l’India che l’Unione europea hanno una lunga tradizione di promozione dell’energia rinnovabile. L’India ha costruito la quarta industria dell’energia eolica al mondo, ha progettato digestori di biogas e pannelli solari e ha sostenuto la produzione dell’energia rinnovabile in Asia. Dobbiamo collaborare per definire l’architettura energetica mondiale mediante uno sviluppo energetico innovativo e sostenibile, pur rispettando le norme di riferimento in materia di cambiamento climatico.

La crescita economica indiana sta raggiungendo l’otto per cento ed è destinata a raddoppiare nell’arco di un decennio. In India, i ricchi sono i benefattori del settore informatico, che incassano denaro man mano che l’India diventa il centro nevralgico dello sviluppo della tecnologia informatica. L’economia indiana resta però piena di paradossi. La distribuzione iniqua dei vantaggi della globalizzazione ha lasciato quasi quattro milioni di persone a vivere con meno di un dollaro al giorno.

L’Unione europea deve fare in modo che i benefici dei nostri rapporti commerciali vengano condivisi con gli indiani tutti i cittadini indiani. Il commercio internazionale può essere un potente motore di crescita economica e di riduzione della povertà, ma non è un deus ex machina. Per continuare a sollevare le persone in condizioni di povertà, le riforme commerciali dell’India devono integrarsi con le politiche di sviluppo.

Le infrastrutture indiane non favoriscono un collegamento tra le politiche esterne e quelle interne, avendo tutte le caratteristiche delle infrastrutture di una nazione in via di sviluppo, mentre le imprese hanno concentrato le loro sedi a Mumbai e Bangalore. Gli investimenti devono concentrarsi nelle zone rurali, fornendo migliori servizi di approvvigionamento idrico e migliori sistemi fognari, potenziando le reti di trasporto e innalzando la qualità dell’erogazione di energia della rete.

L’India si è impegnata a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, e il suo stesso piano quinquennale è superiore alle aspettative dell’ONU, ma vi sono crescenti dubbi circa il fatto che possa realizzare quattro degli otto Obiettivi secondo il calendario previsto. Permangono forti preoccupazioni sul lavoro infantile, e la diffusione dell’HIV/AIDS è in grado di arrestare i progressi dell’India.

I rapporti commerciali non si possono disgiungere dai diritti umani e dai problemi legati allo sviluppo. Verso l’India abbiamo il dovere di rovesciare queste tendenze. L’aiuto comunitario va indirizzato alle regioni in ritardo di sviluppo e ai gruppi sociali sottorappresentati. Gli sforzi tesi a potenziare le capacità devono concentrarsi sugli Stati più poveri, consentendo loro un uso efficace dei finanziamenti. Gli investimenti stranieri devono fornire finanziamenti all’istruzione e all’assistenza sanitaria nelle zone rurali.

Mentre passa da paese in via di sviluppo alla condizione di pieno sviluppo, l’India si assume una responsabilità a livello regionale e regge alla crescita sostenuta. Deve trascinare nella sua scia i paesi vicini. Gli accordi di libero scambio nell’Asia meridionale porteranno a una variegata espansione nella regione. In effetti, le cose non sono state facili fino ad ora, e le dispute tra India e Pakistan hanno bloccato i progressi, ma grazie a una leadership forte nella regione il commercio è ora usato come uno strumento per la costruzione di un clima di fiducia, soprattutto per quanto riguarda il Kashmir.

L’Europa deve guardare all’Asia considerando la sua sorprendente crescita come un’occasione, non una minaccia. All’Unione europea occorre maggiore fiducia circa la sua capacità di gestire il cambiamento restando competitiva. Saranno inevitabilmente necessari qualche forma di ristrutturazione e un cambiamento di mentalità.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore, onorevole Karim, e la commissione per il commercio internazionale per l’ottimo lavoro svolto.

La relazione è completa, in quanto affronta quasi tutti gli aspetti possibili dei rapporti economici e commerciali tra Unione europea e India. La relazione è inoltre tempestiva, perché si colloca prima dell’imminente Vertice UE-India, che si svolgerà a Helsinki il 13 ottobre 2006, e noi terremo conto delle sue raccomandazioni. La nostra cooperazione con l’India è multiforme ed è arduo parlarne in modo esaustivo in questo intervento. Pertanto affronterò solo alcuni degli aspetti principali che riguardano le vostre preoccupazioni e vi aggiornerò con maggior dovizia di dettagli sulle questioni relative al commercio e agli investimenti.

In generale, la nostra cooperazione è buona e fa progressi. Per quanto riguarda l’ambiente, ad esempio, l’anno scorso l’India ha ospitato il primo forum UE-India sulla gestione dei rifiuti, seguito da diverse visite e incontri del gruppo di lavoro pertinente. Si sta discutendo di tenere un secondo forum sull’ambiente.

Per quanto concerne l’occupazione e le questioni sociali, nel corso di un incontro bilaterale la Commissione e il ministro indiano del Lavoro hanno concordato un programma di lavoro per il 2006 e il 2007 basato sul piano d’azione comune. Una bozza di memorandum d’intesa dev’essere firmata o siglata in seno al prossimo Vertice di Helsinki. Più in generale, in seguito a un incontro bilaterale tra il Commissario Almunia e il ministro indiano delle Finanze, è stato proposto l’avvio di un regolare dialogo macroeconomico.

L’aspetto commerciale non è stato dimenticato. Grazie al Commissario Mandelson, che insieme con la sua controparte, il Ministro Nath, ha avanzato l’idea, la Tavola rotonda UE-India del CEO, che consentirà il dialogo tra le imprese, potrà essere lanciata in occasione del Vertice sui rapporti commerciali del 12 ottobre 2006.

La nostra cooperazione allo sviluppo si concentra sul sostegno settoriale all’istruzione primaria, alla sanità e al benessere della famiglia. Alleviare la povertà è stato l’obiettivo centrale di tutti i progetti. Il documento strategico nazionale per il periodo 2007-2013 conferma tale impegno con uno stanziamento del 65-70 per cento circa a favore dei settori della sanità e dell’istruzione. La cosa incoraggiante è che i nostri programmi di partenariato statale con il Rajasthan e il Chhattisgarh, che si traducono in un contributo complessivo di 160 milioni di euro al sostegno alla gestione delle risorse idriche, all’istruzione e alla sanità, sono stati sottoscritti e ora possono essere attuati.

Venendo agli investimenti e alle relazioni commerciali con l’India, sono lieto che le conclusioni della relazione adottata dalla commissione per il commercio internazionale accordino pieno sostegno all’orientamento della Commissione. Più specificamente, la commissione per il commercio internazionale si è rivolta all’Unione europea affinché istituisse un accordo di libero scambio con l’India. L’India mira a firmare quanto prima un accordo di libero scambio con l’Unione europea; questa è da molto tempo la sua posizione, sostenuta dallo stesso Primo Ministro Singh.

Accolgo con favore il primo commento della commissione, secondo cui i negoziati sul programma di sviluppo di Doha non sono incompatibili con i negoziati bilaterali OMC+. L’Unione europea mira a proseguire e integrare il suo impegno verso il sistema di scambio multilaterale dell’OMC con una nuova generazione di accordi bilaterali di libero scambio, soprattutto con gli importantissimi mercati in crescita dell’Asia. L’Unione europea continua a considerare l’OMC l’impalcatura fondamentale su cui costruire la liberalizzazione globale.

Non c’è ritorno dal multilateralismo. Un accordo di libero scambio UE-India può portare avanti la liberalizzazione multilaterale dell’OMC affrontando settori quali il commercio e i servizi, i mercati ad appalto pubblico, la politica di concorrenza e l’armonizzazione normativa, che si ricollegano direttamente ai punti di forza commerciali dell’Unione non ancora affrontati appieno dalle norme o dagli standard dell’OMC.

Abbiamo assicurato che la motivazione economica dell’accordo di libero scambio UE-India sia ineccepibile e che vi sia un livello analogo d’intesa e ambizione da parte dell’India, il che è necessario al buon funzionamento di qualunque negoziato. A tale scopo, accolgo con favore il sostegno accordato dalla commissione al lavoro del gruppo ad alto livello sul commercio. Il 19 settembre 2006 il gruppo ad alto livello sul commercio ha concluso la relazione per il Vertice UE-India del 13 ottobre 2006, che suggeriva di ampliare il partenariato commerciale mediante la negoziazione di un accordo di scambio e investimenti su ampie basi.

Il Vertice raccomanderà che Unione europea e India approdino a negoziati su un simile accordo. Anche se durante il Vertice non avvieremo un accordo di libero scambio, daremo tuttavia segnali concreti in tale direzione. Non vogliamo soltanto lanciare, ma anche preparare il terreno per i successivi negoziati. Questo potrebbe comportare, dopo il Vertice, ulteriore lavoro in merito ad alcune delle questioni più delicate, in modo da migliorare la comprensione delle reciproche aspettative e possibilità di movimento. Perciò condivido l’opinione della commissione secondo cui occorre approfondire la discussione in materia di negoziati sui servizi, diritti di proprietà intellettuale e appalti pubblici.

In conclusione, condivido anche la preoccupazione della commissione circa il basso livello di scambi commerciali intraregionali all’interno della SAARC e le sue raccomandazioni a quest’ultima affinché riesamini le opportunità di espansione del commercio e degli investimenti nella regione. Stiamo seguendo da vicino il problema della mancata attuazione da parte del Pakistan dei programmi previsti dall’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale e ce ne stiamo occupando a livello informale con quel paese.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo. (PL) Signor Presidente, vorrei congratularmi vivamente con l’onorevole Karim per l’ottima relazione sull’India. Si tratta di un lavoro complesso, come c’era da aspettarsi, poiché presentare una visione d’insieme della cooperazione economica e commerciale tra Unione europea e India, mettendo in luce nel contempo le sfide che si pongono a quest’ultima, è un compito complesso. Credo che il relatore l’abbia affrontato molto bene.

Apprezzo l’importanza delle questioni economiche e commerciali trattate nella relazione, ma vorrei ringraziare in modo particolare il relatore per aver sostenuto il parere della commissione per lo sviluppo e per aver considerato l’India non solo un paese che attraversa uno sviluppo economico dinamico, un paese con grandi potenzialità e un partner commerciale ed economico importante per l’Europa, ma anche un paese con una struttura sociale particolarmente complessa e con grandi disuguaglianze nei livelli di sviluppo e nella distribuzione dei profitti ottenuti.

Nel contempo, l’India è un paese che lotta contro problemi gravi tipici dei paesi in via di sviluppo, quali la povertà e l’analfabetismo. Come ho sottolineato nella mia relazione per la commissione per lo sviluppo, il senso primario del partenariato strategico tra Unione europea e India deve continuare a essere il lavoro volto a perseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e la guerra alla povertà.

Vorrei richiamare l’attenzione su due importanti questioni di politica dello sviluppo che riguardano la cooperazione tra Unione europea e India. La crescita economica in India è stata in media del 6 per cento l’anno nell’ultimo decennio. Tuttavia, quasi il 30 per cento della popolazione indiana, circa 400 milioni di persone, vive ancora al di sotto della soglia della povertà, sostentandosi con meno di un dollaro al giorno. L’analfabetismo rasenta il 40 per cento. E’ essenziale che la cooperazione economica e commerciale tra Unione europea e India contribuisca a rimediare a tale disdicevole squilibrio. I nostri sforzi vanno rivolti a sollevare le sorti delle fasce più povere della società e a promuovere le migliori pratiche nelle regioni con la crescita economica più spiccata. Andrebbe altresì intensificata la cooperazione nell’ambito della sanità e dell’istruzione.

 
  
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  Zbigniew Zaleski, a nome del gruppo PPE-DE. (PL) Signor Presidente, il presente documento è di natura fondamentalmente economica, ma contiene un messaggio molto più ampio per entrambi i partner. Tale messaggio si collega a questioni politiche, sociali, educative, scientifiche e di sviluppo.

Abbiamo superato le differenze minori tra i gruppi politici per raggiungere posizioni comuni che spesso erano il risultato di un compromesso. L’India può desumere da questa risoluzione che l’intera Europa è unita nel desiderio di cooperare con un paese che ha una tradizione storica e un potenziale economico tanto grandi. Senza dubbio, da parte nostra metteremo in luce le difficoltà che affliggono i cittadini indiani. In accordo con gli standard europei, tuttavia, tali difficoltà andrebbero discusse apertamente e risolte per gradi. Al fine di ottenere una cooperazione positiva cui partecipino imprenditori e cittadini, si devono stabilire valori comuni condivisi. In caso contrario, otterremo soltanto dichiarazioni firmate dai governi e dai politici, e abbiamo visto molti documenti inefficaci di questo genere redatti dal Parlamento europeo.

Speriamo in un’autentica cooperazione che attinga all’esperienza delle relazioni passate, soprattutto tra il Regno Unito e l’India. Confidiamo tuttavia che si evolva in un partenariato cooperativo per eccellenza, scevro dalle pastoie del passato, che si possono intendere come un riferimento al colonialismo.

Questo documento servirà da base e da trampolino a un salutare scambio che gioverà a entrambi i partner. In qualità di relatore ombra, propongo di adottarlo così com’è.

 
  
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  Erika Mann, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il Commissario Borg nonché il relatore per quest’ottima relazione, che tocca tutte le questioni rilevanti in merito all’India.

Il Commissario Borg ha menzionato una questione specifica che credo dovremmo considerare in modo approfondito, cioè che l’India nel XXI secolo potrebbe infine diventare un centro geopolitico. Penso abbia ragione al riguardo e che l’Unione europea e la Commissione si dovranno decidere: non si può dire “l’India o la Cina”; non è questo l’approccio giusto. Dovremo però certamente concentrarci su un paese, perché affrontarli entrambi e i molti altri paesi che verranno per quanto riguarda gli accordi bilaterali potrebbe essere impossibile per la Commissione, mentre si assicura che il dialogo multilaterale vada a buon fine. Vorrei pertanto ricordare al relatore e all’Assemblea che il mio gruppo sarà un po’ più cauto nell’affrontare un accordo di libero scambio.

Non siamo contrari a un accordo di libero scambio; semmai è vero il contrario. Ci siamo già espressi a favore di un accordo di libero scambio e di un accordo regionale nel 2002, quando ho presentato la mia relazione in quest’Aula, ma penso che prima dovremmo tenere un dibattito e una discussione approfonditi al riguardo. La Commissione presenterà la sua nuova relazione strategica il 4 ottobre, solo tra poche settimane. Perciò non sosterremo un accordo di libero scambio in questo momento, perché vogliamo avere innanzi tutto un dibattito in seno al gruppo e vogliamo mettere in chiaro che il Parlamento parteciperà appieno al dibattito e al processo di consultazione.

E’ importante e rilevante vedere il passaggio da un accordo multilaterale a un accordo con caratteristiche piuttosto bilaterali e assicurare che vi sia una qualche coerenza in materia di politica commerciale. Questo è uno dei motivi per cui domani non intendiamo sostenere l’idea di un accordo di libero scambio in questa fase. Sono altresì lieta che l’onorevole Karim abbia accennato alle varie questioni high-tech. Reputo assolutamente essenziale concentrarci maggiormente sull’India e cooperare con lei a più stretto contatto.

Dunque, tutto quello che ho detto non è a nome di Glyn Ford, che è il relatore ombra. Egli si scusa per la sua assenza con l’onorevole Karim. Deve tornare in Inghilterra, ma certamente darà seguito alle questioni emerse e ne discuterà nel dettaglio.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Ringrazio il relatore per aver posto con chiarezza l’accento sull’importanza del settore finanziario per lo sviluppo dell’economia indiana. Si tratta di un fattore cruciale per la cooperazione economica tra India e Unione europea. Il volume di investimenti dipende in buona misura dalla fiducia degli investitori nei paesi destinatari e nell’applicazione degli standard normativi dei mercati finanziari e della contabilità. Sarebbe quindi una buona idea invitare la comunità indiana del commercio a trarre ispirazione dalle esperienze accumulate dall’Unione europea nell’assicurare un’adeguata tutela degli investitori. Vorrei chiedere alla Commissione di dare ulteriore risalto alle esperienze che abbiamo acquisito e al modello normativo finanziario dell’Unione europea che abbiamo elaborato e applicato, in modo che la comunità indiana del commercio possa trarre vantaggio dalla nostra esperienza al riguardo. A tal fine, il lavoro della Commissione dev’essere ulteriormente coordinato in modo che i Commissari che operano in settori diversi possano comunicare su scala più ampia e la cooperazione con paesi terzi non sia un obbligo solo per chi è impegnato in questo campo, ma anche per tutti gli altri Commissari.

Una delle maggiori sfide è che il settore finanziario indiano non è liberalizzato a sufficienza. Richiede ingenti investimenti, soprattutto per portare le attività economiche nelle zone rurali, senza uno sviluppo delle quali il progresso indiano è semplicemente irrealizzabile. Tuttavia lo sviluppo del settore finanziario indiano non sarà possibile senza un contributo delle maggiori banche mondiali ed europee. Dobbiamo pertanto promuovere la cooperazione e invitare i legislatori indiani a prendere parte ai gruppi di esperti comuni tra Unione europea e paesi terzi nell’elaborare leggi pertinenti che assicurino l’esistenza delle condizioni adeguate per il lavoro comune nelle prime fasi.

Vorrei inoltre accordare il mio sostegno al dialogo bilaterale, alla cooperazione economica vera e propria tra Unione europea e India e al conseguimento di accordi comuni, soprattutto perché i negoziati multilaterali non sempre tengono nella dovuta considerazione i requisiti caratteristici delle relazioni.

 
  
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  Margrete Auken, a nome del gruppo Verts/ALE.(DA) Signor Presidente, nel corso della precedente tornata abbiamo avuto una relazione sul commercio comunitario con la Cina in cui abbiamo espresso aspre critiche verso le violazioni dei diritti umani nel paese. Oggi l’argomento è il commercio con l’India. La relazione è ottima. Ho potuto concordare con la maggior parte di ciò che sostiene, e il gruppo Verde/Alleanza libera europea voterà senza dubbio a suo favore. In questa sede vorrei tuttavia concentrarmi su una questione significativa: quella del motivo per cui la relazione non attribuisce importanza ai problemi in materia di diritti umani. Ne discute, ma in termini molto generici. Inoltre, il problema più grave – e probabilmente uno dei problemi in materia di diritti umani più diffusi al mondo – non viene quasi neppure menzionato; mi riferisco, naturalmente, ai dalits, i senza casta. Vengono citati, ma insieme agli adivasis, come se in gioco vi fosse solo un problema generale di minoranze. I dalits sono una sottoclasse disprezzata in diversi paesi, ma sono soprattutto un problema dell’India. Non sono soltanto poveri ed esclusi socialmente, la loro condizione è più grave: vengono trattati come se non fossero affatto esseri umani. Sono intoccabili, detestati dagli altri gruppi della popolazione e stanno alla base della piramide sociale. Godono di diritti, ma solo sulla carta; in realtà, non ne hanno e svolgono i lavori più umili e pericolosi. Questo, inoltre, è senza dubbio motivo d’interesse a tale proposito. Sono loro, nell’industria e nell’agricoltura, a lavorare con sostanze chimiche tanto nocive da essere proibite nella maggior parte del mondo. Senza istruzioni né protezioni, cospargono i campi di neurotossine mortali; nelle fabbriche, se ne stanno a piedi nudi in vasche di acido a tingere le nostre fibre tessili. Nessun altro tollererebbe una cosa del genere, ma i dalits sono costretti a farlo. Per di più, l’Unione europea commercia i prodotti indiani senza porre domande dirette su come sono stati fabbricati. E’ un brutto affare per l’India, ma è quasi più imbarazzante per l’Europa, che sa bene quale sia la realtà. Spesso siamo stati proprio noi a vender loro i prodotti pericolosi. Migliaia di persone vengono ferite, e molte di esse muoiono, e sono dalits. Non hanno voce né un sindacato. Abbiamo l’obbligo di diventare noi stessi la loro voce, se vogliamo porre fine a queste violenze. Il problema dev’essere affrontato dall’Unione europea, ed è disdicevole che la relazione non ne parli apertamente.

 
  
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  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un ringraziamento sentito quello che rivolgo all’onorevole Karim e a tutta la commissione per il commercio internazionale, hanno fatto un ottimo lavoro per questa relazione.

Il rapido sviluppo economico dell’India, la più popolosa democrazia del mondo con un tasso di crescita del 9 per cento nel solo 2005, rappresenta, anche per le caratteristiche geopolitiche del paese, un’ennesima sfida, per molti versi affascinante, posta all’Unione europea sui mercati internazionali, una sfida che avrà potenziali vantaggi per l’Europa, ma anche possibili rischi.

In India quattrocento milioni di cittadini vivono con meno di un dollaro al giorno. Il settore agricolo impegna, con strutture e mezzi antiquati, il sessantacinque per cento della popolazione. L’energia nucleare è utilizzata solo come deterrente nell’annosa guerra con il vicino Pakistan, è poco sfruttata ai fini dello sviluppo ecocompatibile e questo fa dipendere il paese dall’energia straniera e lo spinge a ricercare nel mondo le fonti energetiche necessarie al suo sviluppo.

L’India è paese di grandi ricchezze e di grandi povertà ed ancor oggi è difficile per le donne trovare un lavoro, ancora meno se qualificato, a parte le mansioni più umili, oppure è difficile per le donne farsi accettare come imprenditrici.

Parlare di India non è semplice data l’immensità del suo territorio e tutte le variabili che questo comporta, ma l’India è anche una grande speranza di una migliore distribuzione del commercio internazionale. L’India è anche un grande paese con un prodotto interno lordo in continua, altissima crescita, con una classe altamente competente in grado di sostenere le nuove sfide internazionali nei settori di avanzata tecnologia. L’economia è sulla via del progresso in molte regioni e si sono aperte le porte agli investimenti stranieri dai quali sembra, però ad oggi, esclusa l’Europa. L’India rappresenta per l’Europa solo l’un per cento del totale dei suoi scambi.

Da qui, per noi, la necessità di concludere un partenariato strategico tra questi due grandi blocchi, inteso a creare un clima più proficuo alla cooperazione, con una migliore conoscenza reciproca che permetta di ridurre le rispettive barriere nel rispetto di regole condivise.

I recenti dissapori emersi a Ginevra nei negoziati del Doha round hanno creato qualche difficoltà, ma India ed Unione europea devono assumersi la responsabilità di rilanciare un quadro multilaterale. Per le sue caratteristiche di paese in avanzato sviluppo, ma con profondi squilibri sociali, il colosso asiatico ha bisogno di una più forte presenza europea, in grado di contribuire a una crescita equilibrata.

Da parte europea deve esserci un approccio leale e aperto, inteso a rafforzare la presenza europea in India con il dovuto sostegno alle nostre iniziative in quell’area del mondo. Quello che occorre, come deve essere fatto anche nei confronti della crescente espansione economica cinese, è la ricerca di una strategia per l’Europa verso il resto del mondo.

Non possiamo esimerci però, dal ricordare la piaga del lavoro minorile, in molti casi infantile, che ha un’incidenza altissima nell’economia indiana, priva di standard minimi di protezione sociale per le categorie più deboli, nonché la divisione della società in caste, che rende difficile la vita e la crescita di una parte della popolazione.

Per questo, nel massimo rispetto per le tradizioni di questo grande paese, dobbiamo chiedere alla classe politica ed economica indiana e alle imprese che operano in India di contribuire con grande responsabilità a lottare con tutti i mezzi contro il fenomeno dei bambini che lavorano invece che studiare, favorendo invece il maggiore sviluppo di un’alfabetizzazione, sicura speranza dei popoli nel futuro.

 
  
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  Bogusław Rogalski, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, gli analisti economici ritengono che nel 2015 l’India, che è considerata una “tigre dell’Asia”, sarà ormai diventata la quarta economia mondiale. L’India diverrà pertanto un forte contrappeso rispetto alla Cina per quanto riguarda il commercio. Nel primo trimestre di quest’anno, il tasso di crescita dell’economia indiana ha superato il 9 per cento. Man mano che abbandona la condizione di paese in via di sviluppo e viene ad essere riconosciuta quale paese sviluppato, l’India aspira a raggiungere la Cina e ad assumere una posizione dominante in Asia. Dobbiamo perciò dare particolare importanza ai rapporti commerciali con l’India. L’Unione europea è già il principale partner commerciale indiano. Gli scambi con gli Stati membri dell’Unione europea ammontano a più del 22 per cento delle esportazioni dell’India.

L’industria indiana ha risposto alle sfide globali ed è favorevole allo sviluppo basato sulla scienza quale strategia commerciale. I numerosi indiani giovani e istruiti che costano poco come dipendenti e parlano un inglese discreto rappresentano una grande risorsa per il paese. Dovrebbero diventare un vantaggio per quanto riguarda le nostre relazioni bilaterali. Esistono però altri fattori che l’Unione europea dovrebbe porre all’attenzione dell’India. Più di 390 milioni di cittadini indiani vivono con meno di un dollaro al giorno e le cifre statistiche relative al lavoro infantile in India sono tra le più alte al mondo. Questo deve cambiare.

La lotta alla povertà deve diventare un aspetto chiave del partenariato tra Unione europea e India. Dobbiamo inoltre sforzarci di assicurare che l’India venga meglio rappresentata in seno al FMI. Sarebbe inoltre opportuno lanciare un’iniziativa che miri alla firma di un accordo di libero scambio con l’India, che rafforzerebbe il nostro partenariato commerciale strategico per molti anni a venire. L’onorevole Karim ha prodotto un’ottima relazione che merita il nostro sostegno.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo a nome del nuovo PSI e faccio i complimenti al collega Karim per la condivisibile impostazione della relazione. Come rappresentante del Parlamento europeo e come membro della commissione per lo sviluppo non posso che essere soddisfatto per l’adesione dell’India agli Obiettivi di sviluppo del Millennio e per l’operato del governo indiano, il quale sta dimostrando da tempo di poter essere un partner affidabile per le eventuali future interazioni e le collaborazioni anche commerciali.

Tuttavia ritengo che gli sforzi finora compiuti per la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile, al dumping, specie nel settore tessile e calzaturiero, alla pirateria e per la creazione di uno sviluppo ecocompatibile siano insufficienti e labili.

L’Unione ha il dovere di supportare e incoraggiare l’India affinché problematiche di tali dimensioni siano risolte attraverso le grandi e assai attese riforme strutturali. La più grande democrazia asiatica ha la responsabilità di sviluppare una riforma sociale ben definita, che permette il superamento dell’odierna società di casta la quale comporta ampie ripercussioni negative sia sull’accesso all’istruzione e ai servizi sia sulla condizione più generale in cui versano le donne; equità e pari opportunità, dunque, come target da raggiungere nel medio termine attraverso un impegno serio ed uno sforzo concreto, mentre in campo economico urge una riforma finanziaria adeguata che abolisca le barriere non tariffarie, i dazi nelle importazioni e apra il mercato.

Il miglioramento del sistema potrebbe e dovrebbe, anche attraverso il rafforzamento degli scambi commerciali col Pakistan, portare allo sviluppo di relazioni di pace durature con i paesi vicini e, per quanto concerne il mercato interno, favorire lo sviluppo di scambi e di sinergie tra le differenti regioni oggi caratterizzate da un’enorme disparità socioeconomica.

Su queste basi ed in questa cornice non possiamo che garantire il nostro pieno e convinto appoggio a un paese il quale, dopo essere rimasto a lungo in ginocchio, è pronto ad alzarsi e a giocare la sua partita.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, l’entità e il dinamismo della crescita fanno dell’India un importante partner commerciale ed economico per l’Unione.

Come tutti sappiamo, in Asia l’India è l’unica grande economia dallo sviluppo dinamico verso cui l’Unione europea abbia una posizione dominante in materia di commercio estero e investimenti esteri in uscita. Ciononostante gli scambi bilaterali sono impari, in quanto l’India è solo il decimo partner commerciale dell’Unione.

Nel contempo, però, va sottolineato che l’India è il maggior beneficiario nell’ambito del sistema delle preferenze generalizzate, con un accesso privilegiato al mercato comunitario.

Nonostante lo straordinario incremento della cooperazione bilaterale, il volume degli scambi e degli investimenti è al di sotto del potenziale attuale. A mio avviso, gli effetti dei contratti esplorativi sull’accordo in materia di scambio bilaterale e investimenti rappresentano un dato positivo. L’accordo vero e proprio, tuttavia, dipenderà da una forte volontà politica su entrambi i fronti. In nessun caso, tuttavia, tale accordo bilaterale va interpretato quale negazione del nostro apprezzamento per il multilateralismo. Entro questo quadro, si dovrà prestare attenzione, tra l’altro, agli alti dazi sulle importazioni e alle diffuse barriere tecniche che l’India continua ad avere.

Particolarmente importanti sono le questioni di comune interesse, quali una protezione più efficace della proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche.

In conclusione, un importante parametro del partenariato strategico più ampio è l’ulteriore sostegno alle sinergie nel settore della scienza e della tecnologia. Come ha accennato il Commissario Borg, inoltre, vanno esaminate e ampliate le prospettive di rafforzamento dei rapporti intraregionali tra l’Unione e l’Associazione per la cooperazione regionale dell’Asia del sud (SAARC).

Vorrei concludere congratulandomi con l’onorevole Karim per il suo contributo creativo al lavoro della commissione per il commercio internazionale e del Parlamento europeo in generale.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi anch’io con l’onorevole Karim per l’ottima relazione.

Come la relazione dimostra chiaramente, quando si discute dell’India il primo problema è decidere di quale India si parla. Si tratta dell’India con quasi quattro milioni di famiglie che guadagnano più di 150 000 euro l’anno e con più laureati di qualunque altro paese? O si tratta dell’India con 390 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, in cui due persone su cinque sono analfabete e la cosiddetta rivoluzione informatica riguarda solo un indiano su cinquanta? Mi auguro che, in quanto Parlamento, ci interessino entrambe.

Se l’India porrà rimedio ai problemi infrastrutturali, e soprattutto alle continue interruzioni dell’erogazione di energia elettrica e all’inadeguatezza delle reti di trasporto, credo che nell’arco di una generazione abbia le potenzialità per diventare il nostro principale partner commerciale, più importante della Cina o degli Stati Uniti. Pertanto accolgo con favore le parole del Commissario Borg circa le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sul commercio. Penso che dovremmo intensificare le relazioni con l’India in materia di scambi e investimenti. In questa fase, tuttavia, concordo con gli onorevoli Mann e Papastamkos sul fatto che dovremmo astenerci dal realizzare un’area di libero scambio, perché non vogliamo che l’India venga presa ad esempio per denigrare le prospettive di un esito positivo per il programma di Doha per lo sviluppo. Dobbiamo puntare le nostre carte innanzi tutto e soprattutto su questo programma, e qualunque altra cosa va vista come una digressione rispetto ad esso.

L’onorevole Papastamkos giustamente afferma che il 77 per cento delle merci indiane entra nel mercato comunitario con dazi nulli attraverso il sistema delle preferenze generalizzate. Tale sistema impone all’India l’obbligo di migliorare alla radice i propri standard lavorativi. L’India deve fare di più per porre rimedio al lavoro infantile e a quello forzato, e deve firmare la Convenzione 98 dell’OIL relativa al diritto di associazione e di contrattazione collettiva. L’India ha sottoscritto gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e l’Unione europea, con la cooperazione, dovrebbe contribuire favorendo l’accesso universale all’istruzione, i programmi Eurohealth e le politiche per l’occupazione dei giovani delle zone depresse.

Credo che commercio e sviluppo vadano di pari passo, ma solo se ci impegniamo a fondo su entrambi. Non sarà automatico. Dobbiamo avere la volontà politica di portare a compimento entrambi. Accolgo con favore l’enfasi posta dalla relazione su questi due aspetti dei nostri rapporti con l’India.

 
  
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  Bastiaan Belder (IND/DEM). (NL) Signor Presidente, le relazioni economiche e commerciali tra Unione europea e India rivestono grandissima importanza per entrambi i partner, ed è per questo motivo che sia l’Unione europea che l’India devono impegnarsi al massimo per eliminare qualunque ostacolo superfluo, soprattutto nel quadro dell’OMC. L’India deve fare tutto il possibile in seno al G20 per ripristinare il programma di Doha per lo sviluppo. Il fatto è che un sistema commerciale multilaterale offre enormi potenzialità a un paese come l’India. Per questo motivo il paese dovrà presentare un’offerta ragionevole qual è la riduzione delle tariffe d’importazione.

La questione delle tariffe d’importazione, inoltre, dev’essere senza dubbio sollevata a livello bilaterale. A più riprese la Commissione ha sottolineato l’importanza degli accordi bilaterali solidi, come faccio io adesso. Gli ostacoli sia di tipo tariffario sia di altra natura rappresentano un impedimento notevole per le imprese europee. Vorrei rivolgermi alle autorità indiane affinché pongano fine a questa politica protezionistica.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, l’Unione europea è il maggiore partner commerciale dell’India e in quanto tale ha un interesse naturale verso lo sviluppo economico del paese. Di recente sono giunte buone notizie. L’India ha registrato una rapida crescita economica, ha dimostrato impegno per la riduzione del lavoro infantile ed è uno dei paesi più attivi per quanto riguarda la lotta al dumping. L’India sta inoltre tentando di riformare la sua posizione finanziaria e ha in programma di eliminare le restrizioni alla rupia. L’attuale dialogo sui diritti umani tra Unione europea e India, inoltre, ha visto un avvio incoraggiante. La commissione nazionale per i diritti umani dell’India ha lavorato in modo rigoroso.

Nel contempo si sono registrati anche sviluppi preoccupanti. Cresce il divario tra città e campagna per quanto riguarda la qualità della vita e aumenta la pressione sull’ambiente. Quasi 400 milioni di indiani, circa un terzo della popolazione del paese, hanno un reddito inferiore a un dollaro al giorno. L’ingente crescita dell’economia è distribuita in modo molto eterogeneo: il 40 per cento della popolazione è analfabeta. La perdurante discriminazione in base al sistema delle caste all’interno del paese contribuisce a distribuire in modo iniquo la ricchezza e persino le opportunità sempre meno numerose di crescita economica. Le condizioni peggiori sono quelle dei dalits, privi di casta, i cui diritti non vengono monitorati con sufficiente attenzione dalle autorità.

Apprezzo il fatto che la maggiore democrazia mondiale miri attivamente a rimediare agli scompensi della sua società attraverso la legislazione. La discriminazione positiva ne è un esempio. Le leggi però non bastano: occorre altresì maggiore impegno in favore della loro applicazione. Le autorità locali devono tradurre sistematicamente nella pratica le buone decisioni politiche. Se la situazione resterà invariata, molto del potenziale dei cittadini indiani e numerose loro capacità rimarranno inutilizzati.

Nello stesso tempo, chiedo seriamente al Consiglio di porre le seguenti questioni all’ordine del giorno del Vertice UE-India di Helsinki: le condizioni delle persone svantaggiate dell’India, i suoi problemi ambientali e la sua preparazione ad affrontare catastrofi naturali. Inoltre, il dialogo in materia di energia avviato in primavera deve continuare, poiché il principale fattore determinante della futura crescita economica indiana è la sua capacità di soddisfare il proprio fabbisogno energetico, che cresce a un ritmo vertiginoso.

 
  
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  Kader Arif (PSE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo poche settimane prima del prossimo Vertice UE-India dobbiamo rendere omaggio all’impegno dell’Europa a compiere maggiori sforzi per la cooperazione con l’India. Quella grande democrazia non è solo uno dei nostri partner privilegiati in Asia, ma anche un protagonista con responsabilità sempre maggiori, sia a livello regionale che internazionale. Per questo motivo ringrazio il collega, onorevole Karim, per aver dichiarato che le nostre relazioni con l’India non si limitano meramente all’ambito commerciale, ma che vengono sostenute da un’ampia cooperazione in un vasto numero di aree.

L’India ha intrapreso importanti riforme in relazione alla promozione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, benché esse possano talora apparire insufficienti. Si è assunta l’impegno di tutelare l’ambiente, applicare le norme internazionali in materia di diritto del lavoro e lottare contro la povertà e l’AIDS. Simili iniziative vanno incoraggiate e sostenute da una volontà politica forte e da risorse finanziarie sufficienti a soddisfare le esigenze di questo paese-continente.

L’intensificazione della cooperazione universitaria tra India e Unione europea è di fatto cruciale, ma dobbiamo fare in modo di contrastare ad ogni costo eventuali fughe dei cervelli, che priverebbero il paese del suo maggiore punto di forza. Non dimentichiamo che le nostre relazioni vanno guidate dal principio del partenariato e dello scambio reciproco. Non possiamo pertanto considerare l’India soltanto un immenso serbatoio di manodopera a basso costo.

La visione ottimistica che abbiamo circa la futura cooperazione con l’India non deve mettere in ombra una realtà sempre problematica. Come sottolinea la relazione, alcuni settori dell’economia indiana sono molto fragili. Penso in particolare al settore agricolo, che subisce le conseguenze della liberalizzazione incontrollata del commercio. Per questo motivo mi sorprende – e al riguardo concordo con ciò che hanno detto diversi deputati – che si sia proposta la conclusione di un accordo di libero scambio. Non solo una decisione simile sarebbe prematura, ma devo sottolineare che l’Unione europea si è impegnata ad agire innanzi tutto e soprattutto entro il quadro del Doha Round. Parlare d’ora in avanti di appoggiare negoziati bilaterali sarebbe in contrasto con i principi che sosteniamo da mesi e sarebbe un segnale molto negativo per la struttura multilaterale cui sinceramente aspiriamo.

In conclusione, se il nostro scopo è davvero far sì che il commercio vada a vantaggio dello sviluppo, le nostre relazioni commerciali dovranno essere ideate in modo concertato e graduale entro un quadro razionale e solido con il nostro partner.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, il partenariato strategico comunitario con l’India democratica è d’importanza vitale sia per l’Unione europea che per l’India. Accolgo con favore l’intensificazione del dialogo e dell’impegno politico ed economico, come pure le discussioni in materia di diritti umani in occasione del Vertice UE-India del 13 ottobre. Tuttavia, data la recente straordinaria crescita dell’economia indiana e la sua condizione di potenza mondiale emergente, il nostro partenariato deve ora diventare più approfondito. Pertanto sono fortemente favorevole a un accordo bilaterale di libero scambio tra India e Unione europea, che darebbe risultati vantaggiosi per entrambe le parti in quanto le nostre economie sono complementari, poiché all’India occorrono i nostri prodotti finiti high-tech e noi abbiamo bisogno dei loro servizi e macchinari di base. Siamo già il maggior partner commerciale dell’India, per un valore di circa 40 miliardi di euro l’anno, e ora collaboriamo a progetti ad alta tecnologia quali GALILEO e ITER, che danno prova di quanto sia sofisticata l’economia indiana, che cresce dell’otto per cento l’anno.

Chiedo inoltre l’intensificazione della cooperazione regionale e dell’integrazione economica di India e Pakistan con la SAARC e l’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale, che rafforza le misure volte a creare la fiducia tra i due Stati che fino a poco tempo fa erano sul punto di farsi guerra. La linea di controllo tra le regioni divise dello Jammu e del Kashmir potrebbe infine diventare solo una linea su una cartina, se le persone, le merci e i servizi potessero circolare liberamente.

Il Pakistan deve desistere dalla sua lista positiva restrittiva di merci scambiate liberamente e passare a una lista negativa più liberale, come auspicano le norme delle nazioni più favorite e dell’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale. L’India sta diventando velocemente la protagonista geopolitica dell’Asia meridionale ed è giunto il momento che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite accolga tra le sue fila come membro permanente la maggiore democrazia del mondo. La Cina è il nostro secondo partner commerciale, ma con lei l’Unione europea non condivide gli stessi valori fondamentali come con l’India. Questo fatto necessita di un maggiore riconoscimento in quest’Aula.

In quanto cittadino del Regno Unito, con i suoi legami tradizionali con l’India, esprimo il mio apprezzamento per la relazione Karim e mi rivolgo alla Commissione affinché approfondisca molto le relazioni politiche ed economiche tra India e Unione europea per giungere a un accordo bilaterale di libero scambio.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signor Presidente, vorrei a mia volta congratularmi con l’onorevole Karim per la relazione davvero significativa che ci ha presentato.

Vorrei però accennare a un’altra questione. Com’è ovvio, sosteniamo tutti la creazione di un partenariato strategico con l’India, economia emergente forte, nuovo polo geostrategico dell’intera Asia. Se tuttavia tale relazione deve andare a vantaggio anche dell’Unione europea, non basta che accogliamo con favore il vantaggio statistico che l’Europa detiene sull’India in materia di bilancia commerciale, investimenti stranieri diretti e trasferimento di tecnologie. Abbiamo bisogno anche di una strategia comune per l’Unione europea che vada al di là degli interessi nazionali individuali degli Stati membri. La recente questione Mittal-Acelor ha dimostrato che a livello europeo non dobbiamo continuare a dar seguito alla frammentazione degli interessi individuali dell’Unione europea.

L’India, come abbiamo detto, è un soggetto molto importante. Dobbiamo però vedere anche l’altro della medaglia. In questo momento l’India ha firmato con gli Stati Uniti un accordo in materia di energia nucleare che delinea un nuovo quadro e un nuovo legame di potere in Asia. Dobbiamo chiedere all’India di firmare il Trattato di non proliferazione. Ciò è fondamentale per le nostre future relazioni con quel paese.

D’altra parte dobbiamo comprendere che l’India ha una parte importante di responsabilità nel fallimento del Doha Round nell’ambito dell’OMC. E’ l’India che viola le norme antidumping; è l’india che sfrutta il dumping sociale e ambientale. Tutti questi problemi vanno posti all’attenzione dell’India se davvero si vuole un sistema multilaterale di scambio funzionale, efficace e democratico.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Karim per la sua relazione eccellente e completa sulle relazioni economiche e commerciali dell’Unione europea con l’India. Noi trascuriamo i rapporti con l’India, con le sue opportunità sia per l’India che per l’Europa, ed entrambe le parti ne pagano il prezzo.

In futuro, se l’Unione europea concentrerà maggiori sforzi sulla politica economica invece che su altre distrazioni, vedo le potenzialità per un’imponente alleanza di libero scambio. Il Regno Unito, con i suoi legami storici, svolgerà un ruolo fondamentale in questo processo. Pertanto sono lieto che il leader dei conservatori britannici David Cameron dedichi particolare attenzione alle relazioni con l’India. In un recente incontro con la comunità d’affari di Mumbai, egli ha colto l’occasione per esprimere la propria opinione sulla globalizzazione. Ha accennato anche alla sfida del terrorismo.

Il terrorismo è la piaga del nostro secolo. Colpisce molti paesi europei. E’ diventato un tragico dato di fatto anche in India, non solo nel Kashmir, ma a Mumbai, dove a luglio sono state uccise 200 persone, e a Malegaon, dove l’8 settembre 2006 sono state uccise 40 persone. Le responsabilità precise di tali attacchi sono ancora incerte, ma si nutrono forti sospetti di coinvolgimento esterno.

Dopo l’11 settembre, il Pakistan ha aiutato le democrazie a combattere il terrorismo lungo il suo confine occidentale con l’Afghanistan, ma ha fatto ben poco per smantellare l’infrastruttura del terrorismo sul confine orientale con l’India o per controllare le madrasa estremiste che offrono l’humus in cui crescono i terroristi.

Al fine di proseguire il ben accetto e continuo processo di pace tra India e Pakistan, quest’ultimo deve mettere in pratica le solenni promesse di fermare il terrorismo transfrontaliero e di mantenere gli impegni espressi dal Presidente Musharraf in quest’Aula il 12 settembre 2006.

Essendo una delle grandi democrazie, l’India attira le ire degli estremisti. Tale minaccia può essere scongiurata solo dagli sforzi comuni delle nostre nazioni e agenzie che lavorino insieme in stretta cooperazione.

Accolgo con favore le occasioni che abbiamo d’impegnarci a fondo con l’India e per un maggiore ruolo dell’India nella regione.

 
  
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  Bogdan Golik (PSE). (PL) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare di cuore il relatore per il suo lavoro. Due anni fa, Parlamento e Commissione hanno aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Unione e India, definendole come un partenariato strategico. All’epoca rappresentavo il Parlamento europeo in una missione in India per preparare il Vertice, fiducioso che il paese dovesse diventare nostro partner strategico.

Sembrava una scelta ovvia. Le due maggiori democrazie al mondo comprendono insieme più di 1,5 miliardi di persone e sono nella posizione di creare un nuovo ordine economico mondiale. All’epoca ci siamo promessi una crescita in materia di investimenti reciproci, scambi commerciali, scambi giovanili e cooperazione tra imprese e istituti d’istruzione superiore. Tutto ciò sembrava eminentemente ragionevole. Vi stiamo lavorando? L’Unione europea vuole conservare il proprio posto alla guida del mondo, benché al momento stia rimanendo piuttosto indietro. Senza dubbio, perciò, il suo partner e il suo mercato più importante dovrebbe essere un paese con una popolazione di un miliardo di persone, una crescita economica sostenuta superiore al 7 per cento e in cui il 50 per cento della popolazione ha meno di 20 anni.

Questo è diventato una realtà? Purtroppo no. Che ne è stato della nostra strategia di scambi giovanili e investimenti? Non si è mai realizzata perché un paio di paesi si sono messi in testa che il nostro partner strategico doveva essere la Russia. La Russia è un paese con una popolazione superiore a 150 milioni, in cui l’età media è vicina a cinquant’anni, un paese disposto a ricattare l’Europa con la minaccia di tagliare l’approvvigionamento di gas ed energia. Mi rivolgo al Parlamento e alla Commissione affinché rivedano la propria politica e restino fedeli agli accordi sottoscritti entro il quadro di un partenariato strategico tra Unione e India.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, nonostante la crescita economica compresa tra il 5 e il 7 per cento l’anno, l’India resta un paese di grandi contrasti. Il 65 per cento della popolazione è rappresentato da agricoltori, di cui quasi il 70 per cento vive in aree rurali. Anche se l’India arriva quasi in vetta alla classifica dei bravi ingegneri, specialisti informatici e scienziati, circa un terzo dei cittadini è analfabeta e vive perlopiù in povertà.

Dal punto di vista della cooperazione, tali contrasti rappresentano una combinazione unica di vantaggi per l’India, perché può attingere a una forza lavoro a basso costo sia priva di specializzazione che altamente qualificata. L’India ha una popolazione superiore al miliardo di persone ed è la quarta economia mondiale. Dovrebbe pertanto essere un partner allettante per l’Unione per quanto riguarda il commercio e gli investimenti. Tale potenziale non viene sfruttato appieno dalle società comunitarie, che sembrano avere una forte preferenza per la Cina. Gli scambi dell’Unione con l’India ammontano a meno del 20 per cento di quelli con la Cina. Queste cifre suggeriscono che vi è un grandissimo potenziale che non viene sfruttato al massimo, ma è indispensabile ridurre sia le tasse elevate sulle importazioni in India di merci europee sia le barriere non tariffarie.

L’Unione si è già dichiarata a favore di concessioni significative entro il quadro dei negoziati dell’OMC. Le autorità indiane devono sforzarsi di limitare la burocrazia, in quanto ostacola gli investimenti esteri. La mancanza di investimenti nel settore dei trasporti e dell’energia impedisce in modo particolare lo sviluppo, benché queste possano essere aree interessanti per gli investimenti esteri. L’Unione potrebbe attingere alla propria esperienza passata per contribuire a risolvere i problemi associati al notevole squilibrio dello sviluppo regionale in India, dove l’ovest e il sud del paese differiscono molto dall’est e dal nord.

Man mano che portiamo avanti le relazioni commerciali, dobbiamo anche promuovere il rispetto dei diritti umani in India. Si tratta di un tema importante che va sollevato durante l’imminente Vertice di ottobre.

 
  
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  Libor Rouček (PSE).(CS) Onorevoli colleghi, gli investimenti esteri diretti sono un fattore importante per lo sviluppo di qualsiasi paese. Provengo da uno dei nuovi Stati membri e posso decisamente confermare che gli investimenti esteri diretti hanno svolto un ruolo importante per l’attuale crescita economica dinamica che abbiamo sperimentato nell’Europa centrale ed orientale. Di fatto, lo stesso vale per l’India, che è il terzo paese al mondo per attrazione di investimenti esteri, dove l’Europa è uno dei maggiori investitori con investimenti superiori a un miliardo di euro nel 2004. Nonostante questa tendenza positiva e molti altri miglioramenti, tuttavia, gli investitori stranieri in India continuano a incontrare notevoli problemi. Devono scontrarsi con la burocrazia cittadina, regionale e nazionale, con normative ambigue e che cambiano spesso, al punto di essere del tutto impossibilitati a investire in molti settori, di cui l’agricoltura è un esempio. Vorrei rivolgermi alle autorità indiane affinché pongano rimedio alla situazione e facilitino l’ingresso sul mercato indiano degli investitori stranieri. Come ha dimostrato l’esempio positivo dell’Europa centrale e orientale, tutto ciò sarà vantaggioso non solo per gli investitori ma anche per i paesi in cui affluiscono gli investimenti, cioè, in questo caso, l’India.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, grazie per i commenti, da cui emerge con chiarezza che tutti attribuiamo grande importanza alle relazioni di vasta portata tra Unione e India.

Solo la settimana scorsa, il 19 settembre 2006, il gruppo ad alto livello UE-India ha completato la relazione per il Vertice UE-India del 13 ottobre 2006 e ha concluso con la raccomandazione di elaborare un partenariato commerciale ampliato per mezzo della negoziazione di un accordo di scambio e investimenti su base ampia. Questo è il nucleo delle raccomandazioni del gruppo ad alto livello sul commercio al Vertice UE-India. E’ di buon auspicio affinché in seno al Vertice si giunga a concordare che vi sono forti motivi per avviare negoziati bilaterali per un accordo di libero scambio e che le parti sono disposte a intraprendere i passi necessari per l’avvio dei negoziati.

Le aree su cui si fondano le relazioni bilaterali tra Unione e India, analizzate nei tre incontri della sottocommissione UE-India, vanno dalla politica economica al dialogo e alla cooperazione, comprendendo politica industriale, scienza e tecnologia, finanza e affari monetari, ambiente, sviluppo sostenibile e cambiamento climatico, cooperazione energetica, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, aviazione civile, trasporti marittimi, tecnologia spaziale, politica agricola e marittima, dogane, politica occupazionale e sociale, cooperazione commerciale e cooperazione allo sviluppo, fino al commercio e agli investimenti e all’avvicinamento dei popoli e delle culture. Molti di tali settori senza dubbio saranno oggetto di discussione al Vertice delle imprese del 12 ottobre 2006 e al Vertice politico del 13 ottobre 2006, allo scopo di compiere progressi in tutti i settori delle relazioni UE-India.

E’ nell’interesse comune proseguire la ricca storia di esperienze e partenariato con l’India. La questione dell’accordo di libero scambio con l’India ci pone dinanzi a numerose possibilità. Un accordo con l’India presenterebbe diversi vantaggi, quali il consolidamento della posizione privilegiata dell’Unione europea in un mercato importante e in crescita. L’India è l’unica economia emergente importante di cui l’Unione europea è sia il maggior partner commerciale che il maggiore investitore. Pur essendoci state notevoli riforme, l’accesso al mercato indiano è tuttora molto ristretto, dato che in alcuni settori vengono applicate tariffe superiori al 30 per cento e ci sono molti limiti agli investimenti esteri diretti nel campo dei servizi. La riduzione delle tariffe per le società comunitarie e la liberalizzazione del commercio di servizi assicurerebbero l’accesso a un mercato in rapida crescita, contribuendo così alla competitività.

Un vantaggio secondario verrebbe dall’assicurare le riforme economiche in India, a beneficio della crescita economica a lungo termine del paese e della regione. La visibilità e i benefici economici di un accordo di libero scambio con l’Unione europea sosterrebbero il programma indiano di riforme e creerebbero un clima più stabile per gli investimenti.

Il programma di Doha per lo sviluppo non preclude accordi bilaterali di libero scambio, e la conclusione di tali accordi non inficia e non inficerebbe il compimento di tale programma. L’Unione europea e l’India restano fedeli al sistema multilaterale di scambio fondato sulle regole. L’esito positivo dei negoziati commerciali multilaterali del programma di Doha per lo sviluppo restano la loro principale priorità in materia di politica commerciale. L’India e l’Unione continueranno a collaborare a stretto contatto nel reciproco interesse e a occupare ruoli dominanti per quanto concerne il programma di Doha per lo sviluppo.

Nel discorso pronunciato a Berlino il 18 settembre 2006, il Commissario Mandelson ha affermato che in occasione della revisione della politica commerciale di ottobre sarebbe stata sostenuta, come elemento centrale, la necessità per l’Unione europea di portare avanti e integrare gli sforzi per il sistema multilaterale di scambio con una nuova generazione di accordi bilaterali di scambio con mercati chiave in crescita.

Mentre l’Europa continua a essere altamente competitiva sui mercati mondiali delle esportazioni, le società europee perdono terreno per quanto riguarda i prodotti a tecnologia superiore e i mercati in più rapida crescita. Nelle regioni che crescono rapidamente come l’Asia, l’Unione europea ottiene risultati insoddisfacenti. Ora vi è motivo di nuovi accordi bilaterali di libero scambio studiati per offrire mercati più aperti. Gli accordi di libero scambio possono prendere le mosse dalla liberalizzazione multilaterale dell’OMC, interessando settori quali il commercio e i servizi, gli appalti pubblici e la politica di concorrenza, che ancora non vengono affrontati appieno dalle norme dell’OMC. A tale proposito, l’approfondimento delle relazioni commerciali bilaterali tra Unione europea e India sostiene il più ampio sistema commerciale multilaterale.

In conclusione, come molti di voi hanno affermato nel corso della discussione, intensificare le relazioni tra Unione europea e India rappresenta una grande speranza: quella di ridurre le disparità di ricchezza che esistono nel paese, di migliorare le condizioni dei lavoratori e di assicurare migliori livelli di protezione per tutti i lavoratori, in particolare per le donne e i bambini, e di innalzare la qualità della vita dei cittadini indiani in generale, che, com’è stato giustamente sottolineato, è ancora tale da far vivere 190 milioni di persone con meno di un dollaro al giorno.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì, alle 12.00.

La seduta è sospesa. Potete partecipare alla Conferenza dei presidenti, che inizia alle 17.30 ed è aperta a tutti i deputati, per assistere a uno scambio di opinioni con il Primo Ministro libanese Siniora sulla situazione in Medio Oriente.

 
  
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  Glyn Ford (PSE).(EN) Innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Karim per la sua relazione sui rapporti commerciali tra Unione europea e India. A differenza del dibattito del mese scorso sulle relazioni tra UE e Cina, il suo lavoro e la sua relazione sono stati un modello di cooperazione e consenso cui il mio gruppo e io accorderemo il nostro sostegno. Devo solo scusarmi per il fatto che non sarò presente alla votazione di domani, perché parteciperò alla Conferenza del partito laburista a Manchester.

Ho un commento generale e due questioni specifiche riguardo alla relazione. In primo luogo, in seno al gruppo PSE non vogliamo sentir dire che un accordo bilaterale di libero scambio può sostituire il compimento positivo del programma di Doha per lo sviluppo. Sappiamo che l’India si è impegnata al riguardo, ma non tutti i deputati condividono tale impegno.

In secondo luogo, pur avendo dato un cauto benvenuto alla liberalizzazione, condivido alcune delle preoccupazioni dell’onorevole Markov in merito all’impatto sociale sui piccoli agricoltori e sulle piccole imprese, visto che i prestiti preferenziali finiranno. Se l’emendamento dell’onorevole Markov fosse stato formulato in modo più avveduto, avrebbe ottenuto il mio sostegno.

In terzo luogo, non sono favorevole alla partecipazione dell’India a ITER. Credo che l’intero programma ITER sia sbagliato e sarei stato lieto se fosse stato rivolto ai giapponesi, così loro avrebbero sprecato il loro denaro in maggior misura e noi ne avremmo sprecato meno del nostro. Posso solo dolermi con i cittadini indiani.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). (EN) Dati i forti legami che esistono tra il mio Stato membro e l’India, sono naturalmente lieto che l’Unione europea faccia tutto ciò che è in suo potere per aiutare l’India a mettere in atto il suo enorme potenziale di sviluppo economico. Avendo avuto il privilegio di visitare l’India in numerose occasioni, sono rimasto profondamente impressionato dal ritmo di sviluppo economico del paese negli ultimi anni e soprattutto in settori chiave del XXI secolo quali la tecnologia informatica.

Mi compiaccio dei progressi compiuti nella costruzione del dialogo in seno al sesto Vertice UE-India dell’anno scorso. Migliorare le relazioni economiche e commerciali si dimostrerà reciprocamente vantaggioso sia per l’Unione che per l’India, ma è indispensabile che un obiettivo chiave del nostro contributo allo sviluppo economico sia l’eliminazione della povertà, che va mantenuta quale priorità primaria del nostro partenariato strategico. Mi congratulo con l’onorevole Karim per la sua relazione.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 17.30, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 
Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2006Avviso legale