Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sull’Etiopia(1).
Adam Jerzy Bielan (UEN), autore. – (PL) Signor Presidente, le notizie dei continui arresti, delle umiliazioni e delle intimidazioni ai danni di politici dell’opposizione e di studenti in Etiopia hanno suscitato indignazione. Simili azioni vanno condannate con fermezza. Il recente arresto e l’espulsione dall’Etiopia di due funzionari dell’Unione europea, accusati di aver cercato di aiutare Yalemzewd Bekele, avvocato e difensore dei diritti delle donne che lavora per la Commissione europea ad Addis Abeba, non fa che evidenziare la gravità della situazione. Non dobbiamo, poi, dimenticare che 111 persone sono tuttora detenute dopo gli arresti in massa di sostenitori dell’opposizione durante le dimostrazioni di giugno e novembre 2005.
Invito la Commissione e il Consiglio a fare tutto quanto in loro potere per avviare in Etiopia un dialogo di vasta portata, in cui coinvolgere i partiti politici, le organizzazioni della società civile e le autorità, per concordare una soluzione definitiva all’attuale crisi politica. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo per garantire che in Etiopia siano applicati nuovamente i sempre validi principi del rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. Affinché ciò possa realizzarsi, le autorità etiopi devono dimostrare al mondo che sono intenzionate a risolvere la crisi attuale. In tale ottica, il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici sarebbe sicuramente interpretato come un segnale di buona volontà.
Marios Matsakis (ALDE), autore. – (EN) Signor Presidente, la questione dei diritti umani in Etiopia è stata oggetto di molte proposte di risoluzione adottate in passato in quest’Aula. Purtroppo, sembra che i nostri consigli e le nostre parole di saggezza e decisa condanna non siano state ascoltate all’interno del governo etiope. Del resto, come biasimarlo per il suo comportamento arbitrario e assolutamente inaccettabile nei confronti del Parlamento europeo dopo che la Commissione, per ragioni note solo a se stessa, ha invitato il Primo Ministro etiope Meles Zenawi a discettare specificamente di questioni di governance in occasione delle Giornate europee dello sviluppo? Quell’invito ha lanciato – né poteva essere diversamente – il segnale sbagliato in merito alla linea politica dell’UE in materia di rispetto dei diritti umani, dei principi democratici, dello Stato di diritto e del buon governo. Forse oggi il Commissario sarà così gentile da spiegarci quale logica fosse sottesa a tale invito.
Noi tutti comprendiamo le difficoltà che l’Etiopia si è trovata ad affrontare durante la sua travagliata storia post-coloniale, e ci rendiamo conto del fatto che una parte della colpa va chiaramente e giustamente attribuita agli ex colonizzatori. Noi tutti vogliamo aiutare il popolo etiope a raggiungere un livello di vita accettabile, a liberarsi dai demoni delle lotte intestine e dei conflitti regionali. Ma il regime al governo ad Addis Abeba deve capire, in maniera piena e inequivocabile, che non potrà realizzare l’auspicata stabilità politica se continuerà a compiere arresti, maltrattamenti, detenzioni arbitrarie, umiliazioni e intimidazioni ai danni di politici dell’opposizione, di attivisti della società civile, di studenti e altri comuni cittadini. Al contrario, azioni del genere sono destinate ad aggravare la già fragile situazione politica, e il temuto ulteriore peggioramento di quest’ultima diventerà una realtà concreta, più che una semplice possibilità.
Invito vivamente i colleghi ad appoggiare questa proposta di risoluzione. Ascolterò con interesse i commenti che il Commissario vorrà fare sulla questione dell’invito al Primo Ministro Meles Zenawi.
Ana Maria Gomes (PSE), autore. – (PT) La repressione degli studenti e dei gruppi etnici degli oromo, amhara e altri; i continui arresti e i processi farsa dei capi eletti dell’opposizione, di leader sindacali, giornalisti, insegnanti, attivisti dei diritti umani e dello sviluppo, nonché di molti altri cittadini etiopi che lottano per la libertà e la democrazia; la manipolazione da parte del governo Meles Zenawi delle conclusioni cui è giunta la commissione d’inchiesta sul massacro di 193 persone nel giugno e nel novembre 2005, in seguito a manifestazioni di protesta contro le frodi elettorali, e la persecuzione contro i membri di quella commissione che si sono rifiutati di manipolare i dati e che sono stati perciò costretti a fuggire dal paese; la detenzione dell’avvocato Yalemzewd Bekele, che lavorava per la delegazione dell’Unione europea; l’ingiustificata espulsione di diplomatici europei, in violazione della Convenzione di Vienna: tutti questi fatti non solo dimostrano quanto sia antidemocratico e totalitario il regime di Meles Zenawi, ma ne rivelano altresì la crescente fragilità e disperazione.
Già dalla fine della missione degli osservatori elettorali dell’UE, nel 2005, i governi degli Stati membri, all’interno del Consiglio, e la Commissione avrebbero dovuto lavorare insieme per adottare misure concrete nei confronti del regime di Meles Zenawi. Come ha detto Teshale Aberra, uno dei giudici della commissione d’inchiesta che ha dovuto abbandonare il paese, il governo di Meles Zenawi è almeno altrettanto brutale, se non addirittura peggiore, del regime di Mengistu.
L’Etiopia riceve aiuti finanziari dall’Unione europea; pertanto, quest’ultima ha il dovere di chiedere il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici. Deve chiedere inoltre che sia condotta un’inchiesta internazionale sui massacri del 2005 e che i loro responsabili siano assicurati alla giustizia. L’Unione europea deve adottare gli idonei provvedimenti previsti dall’articolo 96 dell’accordo di Cotonou, di cui l’Etiopia è uno dei firmatari, come chiede il Parlamento europeo.
Tali provvedimenti comprendono il congelamento dei beni europei di Meles Zenawi e dei membri del suo governo, nonché il rifiuto di concedere loro visti d’ingresso in Europa. Tutte queste misure devono essere predisposte in modo tale che vadano a colpire i principali responsabili, risparmiando il popolo etiope. I nostri governi e la Commissione devono smetterla di giustificare il loro atteggiamento tollerante verso quel regime antidemocratico che viola i diritti umani, con la scusa che sarebbe un alleato nella lotta contro il terrorismo.
L’Europa e gli Stati Uniti devono smettere di illudersi. L’intervento etiope in Somalia, con il pretesto di contrastare il terrorismo, è servito soltanto a rafforzare i tribunali islamici a Mogadiscio, ma le sue disastrose conseguenze non si fermano qui: screditato e privo di sostegno popolare, il regime di Meles Zenawi ha spalancato le porte, in quello che è il secondo paese più popoloso dell’Africa, a infiltrazioni da parte di terroristi.
Michael Gahler (PPE-DE), autore. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mese scorso l’onorevole Kinnock ed io, insieme con due colleghi africani, abbiamo avuto l’onore di guidare una delegazione in Etiopia, dove abbiamo avuto colloqui con esponenti sia del governo sia dell’opposizione, nonché con familiari dei dissidenti incarcerati.
Siamo molto preoccupati per la situazione in quel paese. Abbiamo riscontrato una totale mancanza di disponibilità – in particolare da parte del governo – a trarre qualche insegnamento concreto tanto dai risultati delle elezioni quanto dai risultati di una commissione d’inchiesta sul parlamento insediata dal governo stesso.
Abbiamo sollecitato il Primo Ministro a considerare i risultati della commissione d’inchiesta come spunto per avviare un dialogo a livello nazionale. A tale richiesta, il Primo Ministro non ha dato una risposta precisa; per contro, abbiamo scoperto che i membri di quella commissione hanno subito violenze e che alcuni di essi sono dovuti fuggire all’estero. Se la relazione della commissione sarà mai pubblicata, lo sarà di certo in una versione ripulita e falsificata.
Siamo grati al Presidente della Commissione per aver parlato con il Primo Ministro in termini invero chiarissimi durante la visita di quest’ultimo; è però un peccato che il Commissario competente per l’ambiente, invitando il Primo Ministro Meles a Bruxelles, abbia minato la posizione della Commissione.
Ritengo importante, ora che ci stiamo dotando di un nuovo strumento per la democrazia e i diritti umani, assicurarci che esso sia efficace e tale da metterci in condizione di appoggiare le forze politiche democratiche. A tale scopo, il nuovo regolamento deve comprendere una formulazione linguistica specifica, perché, altrimenti, come potremo fornire consulenza giuridica all’opposizione, o come potremo aiutare i parlamentari neoeletti che non dispongono di danaro per esercitare i loro diritti costituzionali? Per questo motivo sollecito non solo la Commissione ma anche e soprattutto gli Stati membri a superare le loro resistenze alla redazione in questi termini di uno strumento efficace per la democrazia e i diritti umani.
Alyn Smith (Verts/ALE), autore. – (EN) Signor Presidente, in queste discussioni sottolineiamo periodicamente l’importanza del dialogo e di una discussione franca. Nel caso dell’Etiopia, tale dialogo sarà cruciale, sia per la sua importanza, sia per la nostra posizione critica nei confronti delle attuali pratiche del governo etiopico.
Gli auspici non sono dei migliori: i disordini di giugno e di novembre 2005 hanno fatto circa 193 morti. La relazione su quell’inchiesta resta inedita, contiene omissis ed è ancora poco chiara. Da allora diversi etiopi sono stati incarcerati, e di recente due funzionari UE sono stati espulsi dal paese. Tutto questo non è niente di nuovo per i partecipanti a questa discussione, ma gli eventi incalzano e le cose non si stanno mettendo bene per l’Etiopia.
Il dialogo sarà infatti di importanza cruciale e, come dichiara l’onorevole Matsakis, il paragrafo 7 della presente risoluzione esprime rammarico per l’imminente visita del Primo Ministro Zenawi a Bruxelles, il quale verrà a parlarci di buon governo. E’ un’ironia che sarebbe ridicola se non fosse tragica. Ma cerchiamo di essere positivi: speriamo che il Commissario oggi ci dica che avremo l’opportunità di parlare al Primo Ministro Zenawi e di informarlo con franchezza dei nostri timori. Spero che il Commissario confermerà che non si debba sprecare questa opportunità, quando il Primo Ministro Zenawi verrà qui a Bruxelles.
L’Etiopia riveste un ruolo importante nell’ambito dell’Unione africana e in tema di sviluppo. Potremmo agire molto meglio in cooperazione reciproca. Tuttavia, tale cooperazione, come è stato ricordato dai colleghi, non va data per scontata e deve fondarsi su principi comuni e, soprattutto, sull’adesione ad essi.
Se noi non restiamo fedeli ai nostri principi, non possiamo aspettarci che gli altri lo facciano, pertanto spero che avremo una discussione franca e aperta con il Primo Ministro quando giungerà a Bruxelles.
Karin Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, dopo l’esito delle elezioni parlamentari del 15 maggio 2005, ancora una volta sull’Etiopia è calata un’atmosfera di repressione politica, e ancora una volta, quindi, ci troviamo riuniti in quest’Aula a discutere di quel paese.
La sua manipolazione delle elezioni e la sua risposta repressiva ai tumulti popolari sono costate al governo etiopico il rispetto all’interno del paese e all’estero e all’Etiopia la propria stabilità. L’unico modo di controbilanciare questi sviluppi è quello di riavviare il processo di democratizzazione coinvolgendo i partiti dell’opposizione. Un anno fa, il parlamento etiopico creò una commissione che doveva indagare sugli omicidi commessi a giugno e a novembre 2005, pertanto chiediamo al governo etiopico di pubblicare senza indugio la relazione finale di tale commissione, senza alterazioni e per intero. Le sue conclusioni devono essere portate dinanzi ai tribunali competenti e utilizzate come base per procedimenti giuridici equi.
Chiediamo anche al governo etiopico di rilasciare tutti i detenuti politici senza indugio e incondizionatamente.
Marcin Libicki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, siamo ben consapevoli del fatto che tutti i paesi e le società di tutto il mondo hanno diritto alla libertà e all’indipendenza. Dovrei sottolineare che oggi stiamo parlando di un paese molto particolare, un paese più antico di molti paesi, perfino europei, che affonda le proprie radici ai tempi del Vecchio Testamento: ai tempi del re Davide e della regina di Saba.
Questo paese, che adottò il cristianesimo prima di molti, se non della maggioranza dei paesi europei, è un paese senza eguali nel continente africano. Ha conservato la sovranità per tutta la sua storia, ad eccezione di un breve periodo negli anni ’30, quando fu conquistato da uno Stato europeo. Perfino allora, conservò la sua indipendenza dal punto di vista legale. Anche durante quell’invasione, che fu un tentativo di imporre un dominio coloniale, l’Imperatore Haile Selassie, l’onorato sovrano del paese, molto rispettato in tutto il mondo e in Etiopia, rappresentò il suo paese da profugo e da esule.
Negli anni ’70, l’Etiopia cadde vittima di un complotto comunista ordito dal Cremino e da Cuba. Da allora, non è più ritornata alla normalità. Non voglio ripetere ciò che è già stato detto riguardo alle attuali sofferenze del popolo etiopico, ma è veramente nostro dovere aiutare questo paese e la sua società.
Ryszard Czarnecki (NI). – (PL) Signor Presidente, signor Commissario, purtroppo la Commissione europea si è comportata come un elefante in un negozio di porcellane quando ha invitato il Primo Ministro etiopico alle Giornate europee dello sviluppo. Questo evento, a cui il Primo Ministro dell’Etiopia è stato invitato come ospite, ha avuto inizio lo stesso giorno della sessione parlamentare e terminerà domani. Il Primo Ministro etiopico ha persino preso parte all’evento in qualità di oratore. La Commissione europea ha deciso che preferisce non dare ascolto alle notizie delle persecuzioni che ci giungono dall’Etiopia.
Tuttavia, l’Unione europea non può far finta di avere a che fare con un paese normale: al contrario. Abbiamo a che fare con un paese che è una prigione politica per molti giornalisti, sindacalisti e attivisti per i diritti umani. Non sappiamo neanche quanto è grande questa prigione perché il governo etiopico si rifiuta sistematicamente di rivelare quanti sono i suoi detenuti politici o le persone arrestate.
Di recente, sono stati arrestati esponenti di un’altra professione: gli insegnanti. E’ chiaro che l’atteggiamento della Commissione europea e del Consiglio nei confronti dell’Etiopia deve dipendere dall’atteggiamento di quel paese rispetto alla tutela dei diritti umani e, in primo luogo, rispetto al rilascio dei suoi detenuti politici. Tuttavia, deve essere chiaro che questa problematica non riguarda soltanto l’Unione europea: anche l’Unione africana dovrà prendere provvedimenti. E’ per questo che sottolineo che entrambe le unioni devono affrontare il problema.
Olli Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, dopo la crisi seguita alle elezioni del 2005, la Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri dell’UE e con la comunità internazionale, compì sforzi per disinnescare le tensioni e invitò il governo etiopico a ridare fiducia al processo di democratizzazione rilasciando i detenuti politici. L’UE, in linea con la comunità internazionale dei donatori, ha dato priorità al mantenimento di un dialogo aperto e strutturato con il governo etiopico, considerandolo il modo più adatto per migliorare la situazione.
In seguito a una visita a detenuti politici di spicco, il Commissario Michel ha ottenuto l’impegno del Primo Ministro Zenawi, durante un colloquio a febbraio, di sottoporli a un processo breve e imparziale. Il Presidente Barroso ha incontrato il Primo Ministro Zenawi ad Addis Abeba lo scorso ottobre per esprimere i timori della Commissione per tali processi e per i detenuti. Il Presidente Barroso ha sottolineato che si attendeva che il processo fosse rapido, imparziale e trasparente. Ha anche sottolineato che non ritiene che i procedimenti penali siano una risposta adeguata alle divergenze politiche etiopiche. Invece, ha suggerito che la riconciliazione e il dialogo rappresentano l’unica strada percorribile per creare un clima di fiducia.
Quando due membri della delegazione della Commissione furono arrestati ed espulsi dall’Etiopia e fu arrestato anche un dipendente locale della delegazione, il Presidente Barroso, il Commissario Michel e gli Stati membri dell’UE espressero subito la loro grande preoccupazione per questi fatti, che rappresentavano una chiara violazione della Convenzione di Vienna. La Commissione respinse fermamente le accuse mosse alla sua delegazione e al suo personale. Il quartier generale della Commissione espresse il proprio sostegno e solidarietà al personale della delegazione e fu soddisfatto del fatto che questa sua reazione forte e immediata portò al rilascio su cauzione dell’agente locale arrestato.
Sono stati sollevati dubbi in merito alla saggezza dell’invito al Primo Ministro Zenawi alle Giornate europee dello sviluppo. La Commissione ritiene che occorra ricercare il dialogo e compiere ulteriori sforzi per comunicare le preoccupazioni dell’UE al governo etiopico e per ottenere l’impegno di questo alla realizzazione delle riforme democratiche e del buon governo. Gli incontri e le discussioni previste per le Giornate europee dello sviluppo saranno un’occasione per recapitare direttamente questi messaggi e per esprimere la nostra profonda preoccupazione.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà al termine della discussione.