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Procedura : 2006/0014(CNS)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0305/2006

Discussioni :

PV 29/11/2006 - 18
CRE 29/11/2006 - 18

Votazioni :

PV 30/11/2006 - 8.14
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0517

Discussioni
Mercoledì 29 novembre 2006 - Bruxelles Edizione GU

18. Attuazione del settimo programma quadro della CE e della CEEA (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca in discussione congiunta la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0392/2006), a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione [12032/2/2006 – C6-0318/2006 – 2005/0043(COD)] (Relatore: onorevole Jerzy Buzek);

– la relazione (A6-0304/2006), presentata dall’onorevole Philippe Busquin a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell’ambito del settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013) [COM(2005)0705 – C6-0005/2006 – 2005/0277(COD)];

– la relazione (A6-0305/2006), presentata dall’onorevole Anne Laperrouze a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di regolamento del Consiglio (Euratom) che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell’ambito del settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2011) [COM(2006)0042 – C6-0080/2006 – 2006/0014(CNS)];

– la relazione (A6-0360/2006), presentata dall’onorevole Umberto Pirilli a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta modificata di decisione del Consiglio concernente il programma specifico “Persone” recante attuazione del settimo programma (2007-2013) della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione [COM(2005)0442 – C6-0383/2005 – 2005/0187(CNS)];

– la relazione (A6-0369/2006), presenta dall’onorevole Angelika Niebler a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico “Idee” recante attuazione del settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione [COM(2005)0441 – C6-0382/2005 – 2005/0186(CNS)];

– la relazione (A6-0371/2006), presentata dall’onorevole Vittorio Prodi a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico “Capacità” recante attuazione del settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione [COM(2005)0443 – C6-0384/2005 – 2005/0188(CNS)];

– la relazione (A6-0379/2006), presentata dall’onorevole Teresa Riera Madurell a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico “Cooperazione” recante attuazione del settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione [COM(2005)0440 – C6-0381/2005 – 2005/0185(CNS)];

– la relazione (A6-0335/2006), presentata dall’onorevole David Hammerstein Mintz a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico da attuare mediante azioni dirette dal Centro comune di ricerca nell’ambito del settimo programma quadro della Comunità europea di attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) [COM(2005)0439 – C6-0380/2005 – 2005/0184(CNS)];

– la relazione (A6-0357/2006), presentata dall’onorevole Daniel Caspary a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico da attuare mediante azioni dirette dal Centro comune di ricerca nell’ambito del settimo programma quadro (2007-2011) della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) di attività di ricerca e formazione nel settore nucleare [COM(2005)0444 – C6-0385/2005 – 2005/0189(CNS)];e

– la relazione (A6-0333/2006), presentata dall’onorevole Umberto Guidoni a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico recante attuazione del settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare (2007-2011) [COM(2005)0445 – C6-0386/2005 – 2005/0190(CNS)].

 
  
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  Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, Ministro Lehtomäki, stasera e domani a mezzogiorno saranno momenti importanti per l’Europa e per la scienza europea. Con il vostro voto, onorevoli deputati al Parlamento europeo, domani dimostrerete che l’Europa della ricerca è viva e piena di vigore.

Insieme, abbiamo lavorato sodo nell’ultimo anno, per permettere ai ricercatori d’Europa di cominciare a lavorare e sfruttare al massimo le opportunità offerte dal nuovo programma quadro.

Insieme, siamo riusciti a presentare un programma quadro che risponde agli obiettivi che ci siamo prefissi sin dall’inizio: ambizione ed eccellenza, equilibrio tra continuità e novità e una solida base per semplificare le regole e le procedure.

Inoltre, stiamo adottando il settimo programma quadro in tempo utile.

Ci siamo riusciti, nonostante alcune circostanze difficili, come l’accordo tardivo sulle prospettive finanziarie e l’acceso dibattito su questioni etiche delicate.

Ci siamo riusciti, perché abbiamo tutti la ferma convinzione che la cooperazione nella ricerca sia al centro della società della conoscenza che vogliamo per l’Europa: un’Europa capace di garantire la crescita e l’occupazione e un buon tenore di vita.

L’adozione puntuale dell’ambizioso settimo programma quadro trasmetterà un forte messaggio alla comunità scientifica, all’industria e ai cittadini in generale.

Il messaggio è: non perdiamo tempo. Lavoriamo insieme e realizziamo le potenzialità dell’Europa per l’eccellenza.

Vorrei rendere omaggio ai deputati che hanno reso possibile tutto questo: il relatore per il settimo programma quadro, onorevole Buzek, il relatore per le regole di partecipazione, onorevole Busquin, e l’onorevole Laperrouze per la parte Euratom; i relatori per i sette programmi specifici, onorevoli Teresa Riera Madurell per il programma “Cooperazione”, Angelika Niebler e Jan Christian Ehler per il programma “Idee”, Umberto Pirilli per il programma “Persone”, Vittorio Prodi per il programma “Capacità”, Umberto Guidoni per il programma “Euratom”, David Hammerstein Mintz per le azioni comunitarie dirette dal Centro comune di ricerca, Daniel Caspary per le azioni dirette dal Centro comune di ricerca nell’ambito dell’Euratom e il lungo elenco di relatori ombra e altri deputati che hanno partecipato ai lavori.

La nostra cooperazione è stata enormemente agevolata dalla competente presidenza dell’onorevole Chichester. Ho imparato molto da lui e lo ringrazio.

Vorrei anche esprimere riconoscimento per il duro lavoro e la gradevole compagnia di tutte le Presidenze coinvolte nell’adozione dei programmi. In particolare, ringrazio la Presidenza finlandese per il ruolo costruttivo che ha svolto nell’ultima fase del processo.

I nostri negoziati hanno prodotto un forte e ampio consenso fra le tre Istituzioni sugli aspetti principali del pacchetto relativo al settimo programma quadro. Abbiamo proceduto esaminando ogni singolo atto come parte del medesimo pacchetto e assicurando la piena coerenza politica del pacchetto nel suo insieme.

Avete grande familiarità con il settimo programma quadro e i suoi contenuti. Limiterò quindi le mie osservazioni ad alcuni aspetti chiave.

Innanzi tutto, la relazione dell’onorevole Buzek sul settimo programma quadro, seconda lettura. Si sono compiuti molti sforzi per giungere a un accordo equilibrato, che potesse essere approvato dalle tre Istituzioni. Vorrei esprimere un sentito ringraziamento al relatore per la sua apertura e per la sua costante collaborazione.

La Commissione accetta tutti gli elementi dell’accordo raggiunto in seguito alle riunioni tripartite. In particolare, vorrei menzionare alcune delle questioni più importanti, sulle quali abbiamo infine raggiunto un adeguato equilibrio.

In primo luogo, la revisione intermedia e le future decisioni sul Consiglio europeo della ricerca, la nomina dei suoi membri e i suoi costi amministrativi. La Commissione ha adottato una dichiarazione al riguardo.

In secondo luogo, la maggiore attenzione dedicata alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, alle quali andrà più della metà del bilancio prioritario per l’energia. Sono particolarmente soddisfatto del livello di attenzione da dedicare all’efficienza energetica in tutte le priorità tematiche. La Commissione ha adottato una dichiarazione anche su questo punto.

In terzo luogo, la ridistribuzione del bilancio a favore dei programmi “Cooperazione”, “Idee” e “Persone” e, nell’ambito della dotazione per il programma “Cooperazione”, a favore della salute, dell’energia, delle scienze socioeconomiche e umanistiche e della sicurezza.

In quarto luogo, il disimpegno in due fasi del bilancio destinato allo strumento di finanziamento con condivisione dei rischi.

Riguardo alla questione dei finanziamenti dell’Unione europea a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, ritengo sia stato adottato un quadro etico molto responsabile per un programma di ricerca da attuare in così tanti paesi diversi. Esso dà seguito al quadro etico stabilito per il sesto programma quadro, dimostratosi valido nella pratica.

La Commissione ha adottato una dichiarazione esauriente sul quadro etico, che sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale come parte integrante del pacchetto relativo al settimo programma quadro. La Commissione rispetterà pienamente e applicherà con rigore la dichiarazione, che considero parte integrante dell’accordo sul settimo programma quadro.

Di conseguenza, la Commissione non finanzierà progetti che prevedano attività di ricerca comportanti la distruzione dell’embrione umano, compreso l’approvvigionamento di cellule staminali. L’esclusione dai finanziamenti di questa fase della ricerca non impedirà la concessione di contributi comunitari per le fasi successive riguardanti le cellule staminali embrionali umane. Anche se l’articolo 6, paragrafo 3, della decisione concernente il settimo programma quadro menziona la derivazione, la Commissione non finanzierà attività di derivazione che comportino la distruzione di embrioni umani.

L’accordo sull’etica riflette un equilibrio prudente e responsabile. La Commissione invita il Parlamento europeo a non compromettere questo equilibrio introducendo nuovi emendamenti.

Passo ora ai sette programmi specifici, che definiscono i particolari dei due programmi quadro per la ricerca.

In larga misura, le modifiche delle proposte della Commissione hanno riguardato la trasposizione delle disposizioni del programma quadro nei testi dei programmi specifici. In seguito a tali modifiche, i testi definitivi della Presidenza sui programmi specifici comprendono un mix positivo di richieste del Parlamento e riflessioni del Consiglio stesso, che li rende perfettamente compatibili con la posizione della Commissione.

Per il programma specifico “Cooperazione”, gli emendamenti del Parlamento posti al voto sono in generale coerenti con il testo del programma quadro e ampiamente accettabili. Ciò si deve anche all’ottimo lavoro svolto dalla relatrice, onorevole Riera Madurell. Non è stato facile affrontare un insieme così vasto di campi che presentano importanti sfide scientifiche. Consentitemi di menzionare, come esempio della nostra solida cooperazione, l’accordo raggiunto sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica.

Per il programma “Idee”, si è tenuto conto delle principali preoccupazioni del Parlamento europeo, espresse negli emendamenti e discusse a lungo nelle riunioni tripartite. In particolare, è stata data la debita considerazione ai seguenti punti: limite massimo per i costi amministrativi del bilancio complessivo; questioni legate al personale direttivo del Consiglio europeo della ricerca; approccio ben definito per la procedura di selezione, la durata e il rinnovo del mandato dei membri del consiglio scientifico; riferimento all’esame delle strutture e dei meccanismi del Consiglio europeo della ricerca e possibilità che il consiglio scientifico nomini un segretario generale. Ancora una volta, ringrazio la relatrice, onorevole Niebler, e l’onorevole Ehler per il loro lavoro costruttivo.

Per il programma “Persone”, l’attuale testo della Presidenza tiene conto di diversi emendamenti del Parlamento, pienamente accettati dalla Commissione. Vorrei evidenziare, in particolare, quelli riguardanti l’importanza di incoraggiare i giovani a intraprendere la carriera di ricercatori, aiutarli a seguire un percorso professionale più stabile e fare pieno uso del potenziale femminile. Porgo i miei sentiti ringraziamenti al relatore, onorevole Pirilli, per il suo sostegno.

Riguardo al programma specifico “Capacità”, consentitemi di dare risalto ad alcuni emendamenti, che hanno veramente migliorato la proposta iniziale della Commissione. Mi riferisco, in particolare, a quelli che chiariscono il ruolo degli esecutori di attività di ricerca e sviluppo tecnologico nell’ambito della ricerca a favore delle PMI e all’introduzione di meccanismi di cooperazione con i programmi di sostegno alla R[amp]S nazionali e regionali. Riguardo alle potenziali attività di ricerca, l’aggiunta del riferimento ai paesi associati chiarisce e sottolinea l’ammissibilità di enti di tali paesi a partecipare alle azioni sostenute nell’ambito di questo programma specifico. Il valido e assiduo sostegno del relatore, onorevole Prodi, è stato sinceramente apprezzato.

Quanto al programma specifico relativo al Centro comune di ricerca della Comunità europea, sono lieto che il Parlamento sostenga le priorità del CCR indicate nel programma. Concordo con la maggioranza degli emendamenti presentati, che mirano a definire meglio la missione del CCR in relazione con le sue diverse attività. In particolare, concordo con la richiesta relativa al ruolo che il CCR potrebbe assumere nel fornire un sistema di riferimento e informazione sulle energie sostenibili per quanto riguarda l’affidabilità dell’approvvigionamento energetico europeo e la disponibilità di risorse energetiche rinnovabili. La ringrazio per l’ottimo lavoro svolto, onorevole Hammerstein Mintz.

Riguardo al programma specifico per l’Euratom, il testo è ampiamente accettabile, fatte salve alcune piccole eccezioni. Ringrazio il relatore, onorevole Guidoni, per il forte sostegno accordato alla proposta della Commissione.

A questo punto, permettetemi di aprire una parentesi e dire che il progetto ITER è stato d’importanza cruciale. Devo ammettere di considerarmi fortunato per essere stato coinvolto direttamente. La settimana scorsa, ho avuto l’onore di partecipare alla cerimonia a Parigi e, come ho detto in tale occasione, sono certo che “i venti violenti rafforzano gli alberi”. In quel momento, ho pensato anche a lei, onorevole Busquin.

Riguardo al programma specifico per il Centro comune di ricerca nell’ambito dell’Euratom, sono lieto di constatare che il Parlamento europeo e il Consiglio sostengono l’approccio della Commissione e gli emendamenti presentati migliorano la proposta iniziale. Condivido la richiesta del Parlamento, secondo cui, “dato il rischio che si perdano le conoscenze e venga meno il ricambio generazionale nel settore della tecnologia nucleare, […] il CCR attuerà un programma di conservazione delle conoscenze per garantire la disponibilità di queste conoscenze, in forma facilmente accessibile, correttamente organizzata e ben documentata”. Ancora una volta, ringrazio il relatore, onorevole Caspary, per il suo sostegno.

Passerei ora alle relazioni degli onorevoli Busquin e Laperrouze sulle regole di partecipazione CE ed Euratom. La Commissione è molto grata al Parlamento europeo, in particolare ai relatori, ai relatori ombra e agli altri membri della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, per il loro atteggiamento costruttivo e il fermo impegno a raggiungere un buon compromesso con il Consiglio, che permetta di adottare le regole di partecipazione al settimo programma quadro comunitario in prima lettura. Ciò fa seguito all’ottimo precedente stabilito con il sesto programma quadro e sono certo che la cooperazione proseguirà in futuro.

Le regole Euratom si basano sugli stessi principi di quelle adottate per la Comunità europea, fatti salvi i necessari adeguamenti dovuti alle caratteristiche specifiche del settimo programma quadro Euratom.

Per quanto riguarda le relazioni Busquin e Laperrouze, la Commissione può accettare tutti gli elementi dell’accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio. Senza dubbio, il testo definitivo incorpora miglioramenti significativi rispetto alla proposta iniziale della Commissione.

Vorrei evidenziare i seguenti elementi dell’accordo sulle regole di partecipazione.

In primo luogo, la copertura e il calcolo dei costi indiretti, in particolare il tasso forfettario di copertura introdotto per gli organismi pubblici senza fini di lucro, le università, gli organismi di ricerca e le PMI. Il tasso forfettario è fissato al 60 per cento per i primi tre anni (2007-2009); in seguito la Commissione dovrà stabilire un nuovo tasso forfettario, che rifletta un’approssimazione ai costi indiretti reali dei partecipanti, ma non sia inferiore al 40 per cento. Siete stati molto persuasivi nel convincere sia il Consiglio sia la Commissione ad accettare la proposta.

In secondo luogo, il fondo di garanzia dei partecipanti, che sostituisce la responsabilità finanziaria collettiva prevista dal sesto programma quadro. Tale fondo sarà istituito dalla Commissione e servirà come base per esentare dalla verifica i partecipanti – fatta eccezione per i coordinatori dei progetti – che richiedono meno di 500 000 euro per un progetto. Inoltre, non può essere richiesta né imposta ai partecipanti alcuna garanzia supplementare, il che favorirà soprattutto le PMI e altri piccoli organismi.

In terzo luogo, i criteri di valutazione saranno definiti chiaramente nelle regole applicabili al settimo programma quadro.

In quarto luogo, è presente una precisazione riguardante i rendiconti finanziari e il compromesso raggiunto in materia riflette l’obiettivo comune del Parlamento e del Consiglio di semplificare e limitare il numero di certificati.

In quinto luogo, il limite massimo di finanziamento del 75 per cento per la ricerca nel campo della sicurezza, nel caso dello sviluppo di capacità altamente affidabili, ha un impatto sulla sicurezza dei cittadini europei ed è mirato a un numero limitato di organismi pubblici. La richiesta del Parlamento al riguardo è stata pienamente soddisfatta.

Infine, vi sono i diritti di accesso per le società affiliate a un’impresa europea con sede in uno Stato membro o paese associato, dei quali esse godranno se sarà richiesto l’uso delle loro conoscenze preesistenti o acquisite, alle stesse condizioni del partecipante cui sono affiliate.

Rinnovo i miei sentiti ringraziamenti agli onorevoli Busquin e Laperrouze per l’ottimo lavoro svolto.

Prima di concludere, vorrei affrontare un argomento che riguarda almeno alcuni di voi, come risulta dagli emendamenti presentati.

Mi riferisco alla partecipazione di organismi aventi sede in territori non riconosciuti a livello internazionale. Mi rendo conto che l’obiettivo è escludere gli enti giuridici che operano nei territori occupati da Israele.

Dall’agosto 1996, Israele è pienamente associato al programma quadro di ricerca e sviluppo. Gli organismi di ricerca israeliani sono oggi partner attivi e apprezzati nell’attuazione del programma quadro. La Commissione ha quindi raccomandato al Consiglio di rinnovare l’accordo di associazione per la durata del settimo programma quadro.

Gli accordi di associazione, assieme alle regole di partecipazione, conferiscono agli enti giuridici con sede in Israele gli stessi diritti e obblighi in materia di partecipazione e finanziamento degli enti giuridici con sede in uno Stato membro. Soltanto gli enti giuridici che hanno sede nel territorio di Israele riconosciuto a livello internazionale possono essere considerati tali, secondo il testo delle regole di partecipazione in esame. Gli enti giuridici con sede nei territori occupati non possono essere considerati enti giuridici israeliani, secondo la definizione contenuta nelle regole di partecipazione del sesto programma quadro e nell’accordo di associazione. La Commissione sarà molto vigile al riguardo.

Permettetemi di concludere dicendo che ho veramente apprezzato questi 19 mesi di assiduo lavoro e cordiale collaborazione.

Molti emendamenti hanno un significato speciale per me, perché mi ricordano ciascuno di voi, dall’interesse per le malattie infantili dell’onorevole Liese al forte sostegno al patrimonio culturale delle onorevoli Riera Madurell e Gutiérrez-Cortines, dalla strenua difesa delle piattaforme tecnologiche europee dell’onorevole Prodi all’attenzione per le fonti di energia rinnovabili degli onorevoli Hammerstein Mintz e Turmes, al forte sostegno al fondo di garanzia dell’onorevole Busquin, per menzionarne solo alcuni.

Penso che la nostra cooperazione sia di buon auspicio per l’attuazione del settimo programma quadro e per lo sviluppo continuo di politiche di ricerca e innovazione ambiziose che l’Europa merita e di cui ha bisogno.

La discussione di oggi e il voto di domani annunciano l’inizio di un nuovo viaggio, che mi auguro porterà l’Europa a varcare frontiere e raggiungere nuovi orizzonti. I ricercatori sapranno che le Istituzioni europee sono presenti e li sostengono in questo viaggio.

Sì, stasera e domani a mezzogiorno saranno momenti davvero importanti per l’Europa e per la scienza europea. Possiamo veramente essere fieri di ciò che abbiamo realizzato e della direzione del viaggio scientifico intrapreso insieme per offrire una vita migliore a tutti gli europei e all’intera umanità.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Signor Commissario, penso che i vivi applausi dell’Assemblea a un’ora così tarda esprimano grande soddisfazione per il lavoro della Commissione.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, vorrei dire innanzi tutto che il ministro del Commercio e dell’Industria, Mauri Pekkarinen, nel cui campo di competenza rientra il programma quadro in esame, purtroppo è ammalato e stasera non sarà presente in Aula. Per questo motivo, è per me un piacere e un onore rappresentare io stessa il Consiglio nella discussione di oggi. A causa di tale assenza per malattia, la Presidenza non sarà rappresentata a livello ministeriale alla conferenza stampa di domani, ma sono certa che andrà tutto bene.

Il settimo programma quadro di ricerca della Comunità europea è una delle più importanti misure comunitarie per attuare la strategia di Lisbona e migliorare la competitività europea. Le misure comunitarie a favore delle attività di ricerca e sviluppo sono fondamentali per realizzare questo obiettivo. Il bilancio per il programma quadro settennale è di oltre 50 miliardi di euro, dotazione che lo rende il maggiore programma quadro mai adottato in termini di bilancio e anche di durata.

L’accordo interistituzionale sul quadro finanziario per la Comunità è stato approvato in maggio. Di conseguenza, siamo riusciti a concludere positivamente i negoziati condotti dal Parlamento e dal Consiglio, anche se il calendario era stretto. Mi auguro che rispetteremo il nostro calendario ambizioso e completeremo il lavoro legislativo per il programma quadro entro la fine dell’anno.

In questo contesto, vorrei ringraziare il Parlamento europeo per il compromesso raggiunto, in particolare i relatori, onorevoli Jerzy Buzek e Philippe Busquin, il presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, Giles Chichester, i relatori ombra e molti altri deputati che si sono adoperati per trovare una soluzione comune. In particolare, vorrei ringraziare anche il Commissario Potočnik per il suo contributo costruttivo alla conduzione dei negoziati. La Finlandia, nell’esercizio della Presidenza del Consiglio, ha potuto fare assegnamento nel suo lavoro sui risultati raggiunti dalle Presidenze precedenti, soprattutto quella austriaca.

La proposta iniziale della Commissione relativa al programma quadro conteneva numerose iniziative nuove e ambiziose, come il Consiglio europeo della ricerca, le iniziative tecnologiche congiunte e lo strumento di finanziamento con condivisione dei rischi. A volte i negoziati sono stati molto difficili, per esempio riguardo alle iniziative che ho menzionato. La conclusione delle trattative ha richiesto molto lavoro, grande flessibilità e una reale volontà di raggiungere un compromesso da parte del Parlamento, della Commissione e del Consiglio.

Ciò considerato, vorrei dire che il Consiglio, nella sua posizione comune, ha adottato l’emendamento del Parlamento sui principi che disciplinano il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali nell’ambito del programma quadro. La Commissione ha compiuto uno sforzo risoluto per trovare un accordo, per il quale ringrazio il Commissario.

A mio parere, il risultato è un programma ambizioso, ma equilibrato. Costituisce un’ottima base per le misure comunitarie nel settore della ricerca e sviluppo per i prossimi sette anni. Un obiettivo importante della proposta della Commissione relativa alle regole di partecipazione era semplificare l’accesso. Al riguardo, il ruolo dinamico svolto dal Parlamento ha enormemente agevolato la piena partecipazione di tutti i ricercatori al programma quadro.

La Presidenza finlandese è lieta di constatare che vi sono pacchetti di emendamenti da sottoporre al voto, che si basano sull’esito dei negoziati tripartiti. Posso confermare che tali emendamenti sono approvati dal Consiglio. Mi auguro tuttavia che l’esito dei negoziati rimanga inalterato, alla luce degli altri emendamenti presentati.

Spero che il Parlamento adotti le decisioni sul settimo programma quadro di ricerca e sulle regole di partecipazione per la sua attuazione nella seduta di domani. In tal modo, l’obiettivo condiviso da tutte le Istituzioni – il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio – di lanciare il programma quadro all’inizio del prossimo anno potrà diventare una realtà. Questo è anche ciò che si attende la comunità scientifica europea.

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE), relatore.(PL) Signor Presidente, signor Commissario, la votazione sul settimo programma quadro si svolgerà domani. Negli ultimi 18 mesi, quattro Presidenze hanno lavorato al programma, insieme con il Parlamento e la Commissione. Il contributo di ogni Presidenza è stato prezioso, ma un ringraziamento particolare è dovuto alla Presidenza finlandese. In conseguenza dell’ottima cooperazione con il Consiglio e del grande impegno personale del Commissario Potočnik, per il quale lo ringrazio, e anche grazie al sostegno tecnico fornito dalla Commissione europea, in ottobre si è raggiunto un compromesso accettabile per tutti. Signor Commissario, la ringraziamo per la dichiarazione sulla ricerca sulle cellule staminali. E’ molto importante per il Parlamento.

Gli emendamenti di compromesso sono stati approvati dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia senza incontrare alcuna opposizione. Vorrei lodare i relatori ombra per il grande senso di responsabilità e lo spirito di cooperazione di cui hanno dato prova durante l’intera procedura. Grazie a tutti. In termini sia di lavoro sia di cooperazione, questo è stato un periodo di intensa attività per me. Vorrei ringraziare anche i coordinatori e i consulenti politici che hanno seguito i lavori e le otto commissioni parlamentari interessate per i loro pareri.

Assieme al settimo programma quadro, oggi discuteremo i programmi specifici e le regole di partecipazione. La commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha coordinato i lavori su questi documenti in seno al Parlamento europeo e devo ringraziarla calorosamente per il suo lavoro.

Passando al settimo programma quadro, vorrei rilevare che il Parlamento ha sempre affrontato la questione con spirito positivo. Abbiamo nondimeno introdotto diversi miglioramenti, tra cui nuove soluzioni parziali, importanti per il programma e considerate positive dal Consiglio e dalla Commissione europea, come dimostrano gli emendamenti di compromesso. La struttura e i principali elementi del programma rappresentano un’ottima risposta dell’Unione alle raccomandazioni contenute nelle relazioni Kok e Marimon e alle proposte del Parlamento europeo presentate nella relazione Locatelli.

Il settimo programma quadro permetterà di conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona in vari modi. Tutto si baserà sul criterio dell’eccellenza nella ricerca. Vi sono anche nuove e interessanti proposte, iniziative tecnologiche congiunte, che attingono alle risorse finanziarie dell’industria europea. Si tratta di un passo decisivo verso un’Europa innovativa, in linea con le attività delle piattaforme tecnologiche europee.

Inoltre, il Parlamento europeo ha deciso che è necessario sbloccare la capacità di ricerca in tutte le regioni d’Europa per creare un autentico spazio europeo della ricerca.

Il capitolo intitolato “Idee” contiene una definizione del Consiglio europeo della ricerca. Si tratta di una nuova iniziativa volta a promuovere la ricerca di frontiera di alto livello. Il Parlamento europeo ha insistito sulla necessità che questo organismo goda di un’ampia autonomia, le sue attività siano chiare e trasparenti e i suoi costi amministrativi siano mantenuti bassi.

Il capitolo successivo si intitola “Persone” e riguarda i ricercatori. Se si sfrutta pienamente il potenziale umano, in particolare se si sostengono i giovani scienziati all’inizio della carriera professionale, l’Europa potrà spiegare le sue ali e prevenire una fuga di cervelli.

Lo sviluppo di infrastrutture europee per la ricerca è fondamentale e figura nel capitolo intitolato “Capacità”. Un’altra priorità è rappresentata dalle PMI. In linea con il sesto programma quadro, è garantita loro una quota del 15 per cento nei progetti di ricerca. Sono stati istituiti anche ulteriori programmi speciali e procedure rapide per i piccoli progetti. Tra i fattori alla base dei nostri emendamenti relativi a questa parte del settimo programma figurano anche le nuove tecnologie e l’innovazione.

Il lavoro sulla legislazione è quasi completo e dobbiamo ora passare all’attuazione del programma. Procedure più semplici e flessibili sono una questione chiave, così come il coordinamento dei programmi europei con quelli nazionali. La frammentazione della ricerca europea deve essere evitata a ogni costo.

Sono certo che il settimo programma quadro ci permetterà di risvegliare l’entusiasmo per l’agenda di Lisbona e di superare il famoso paradosso europeo.

Per concludere, vorrei rivolgermi agli onorevoli colleghi deputati al Parlamento europeo e assicurare loro che, in seguito all’adozione degli emendamenti di compromesso negoziati con il Consiglio, il testo del settimo programma quadro risponde pienamente alle priorità evidenziate in prima lettura. Vi invito quindi a sostenere questi emendamenti, in modo che il Parlamento si esprima con una sola voce in materia di ricerca, sviluppo, innovazione e futuro dell’Europa.

 
  
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  Philippe Busquin (PSE), relatore. – (FR) Signor Presidente, signora Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, è evidente che la discussione di stasera sul settimo programma quadro e la prospettiva della sua attuazione rappresentano un momento felice per il Parlamento. E’ un momento felice soprattutto per la comunità scientifica, perché dopo tutto si tratta del terzo programma dell’Unione europea in ordine di importanza ed è un programma che permette alla comunità scientifica di assumere una dimensione europea e aspirare all’eccellenza. Garantire la continuità tra un programma e l’altro è quindi un obiettivo essenziale.

Grazie agli sforzi congiunti della Presidenza finlandese, della quale lodo la perseveranza e l’alta qualità del lavoro, del Commissario e dei servizi della Commissione e del Parlamento, lavorando con un ottimo spirito di collaborazione e rispettando gli obiettivi fissati, siamo giunti alla fase in cui è possibile lanciare il settimo programma quadro entro la data auspicata. E’ un punto essenziale.

Il secondo punto è un po’ meno soddisfacente: le risorse non sono all’altezza delle nostre aspettative. Non abbiamo poteri al riguardo. Come ha rilevato il Commissario, le prospettive finanziarie hanno prima ritardato la discussione del programma e poi non sono state all’altezza delle ambizioni dell’Europa. Non mi stancherò mai di ripetere che l’Europa di domani si costruisce sulla ricerca e sull’innovazione. Se ne parla, se ne discute, ma gli Stati membri non sono ancora disposti a conformare le loro politiche a questi obiettivi. E’ senz’altro pregiudizievole che il programma quadro proposto dalla Commissione sia stato ridotto di almeno il 25-30 per cento, tuttavia, come diciamo in Belgio, il faut faire avec, cioè dovremo farlo bastare e tentare di rendere il programma quadro il più efficace possibile. Al riguardo, come ha già detto l’onorevole Buzek, ritengo che la proposta della Commissione sia stata ampiamente accettata e che i miglioramenti e gli emendamenti introdotti vadano tutti nella giusta direzione.

Da parte mia, vorrei ancora sollevare due questioni. In primo luogo, il Consiglio europeo della ricerca rappresenta chiaramente una novità essenziale nella politica europea. E’ infatti indispensabile che la comunità scientifica si affermi su scala europea e riconosca essa stessa l’obiettivo dell’eccellenza. Ciò conferirà all’Europa una visibilità di gran lunga maggiore. Per questo motivo, assieme all’onorevole Niebler, tra gli altri, abbiamo prestato grande attenzione al modo in cui opererà il Consiglio europeo della ricerca.

Un altro aspetto che mi sembra essenziale riguarda le iniziative tecnologiche congiunte. Questo processo, che è un proseguimento delle piattaforme tecnologiche, è essenziale per sostenere la competitività dell’industria europea. Sarà quindi molto importante che il Consiglio, la Commissione e il Parlamento possano lanciare rapidamente iniziative tecnologiche congiunte in alcuni settori. Va da sé che non sarà possibile farlo in ogni settore, ma ritengo che lo strumento sia indispensabile.

Signor Commissario, lei è più diplomatico di me e vorrei quindi congratularmi con lei per aver ottenuto un accordo con il Consiglio sul proseguimento della ricerca sulle cellule staminali, in particolare per quanto riguarda le cellule staminali embrionali soprannumerarie. Si tratta di un accordo equilibrato, che fa seguito a ciò che si era deciso per il sesto programma quadro, ma è anche sostenuto da salvaguardie di ordine etico. La dichiarazione che ha appena fatto rassicura l’Assemblea: non saranno distrutti embrioni, ma tutte le prospettive offerte dalle cellule staminali, in particolare dalle cellule staminali embrionali soprannumerarie, per le conoscenze scientifiche e mediche di domani saranno salvaguardate. Mi congratulo quindi con lei per avere ottenuto questo accordo.

Vorrei inoltre segnalare al Parlamento che domani voteremo anche sui programmi specifici e sono stati presentati degli emendamenti. So che la procedura è diversa per i programmi scientifici, sui quali forniamo solo un parere. Sia come sia, il nostro voto sui programmi specifici non può essere incoerente con le disposizioni adottate per il programma quadro. L’onorevole Buzek ha giustamente affermato che il Parlamento sostiene le proposte di compromesso. Sono anche stati presentati legittimi emendamenti. Le maggioranze in Aula variano tra i programmi specifici e il programma quadro. Per garantire la coerenza generale del sistema, si deve evitare una divisione tra programmi specifici e programma quadro.

Passo ora alle regole di partecipazione. Sarò molto breve, perché lei, signor Commissario, ha già evidenziato gli aspetti nuovi della proposta. Tuttavia, vi è un precetto sul quale ritengo si sia d’accordo. L’obiettivo è la semplificazione e abbiamo cercato di evolvere in tal senso. Nondimeno, purtroppo dobbiamo rimanere umili e modesti, perché, anche se si ripete sempre che occorre semplificare, chi ha maggiore esperienza di programmi quadro purtroppo constata sempre che il sistema non è ancora perfetto. Non sono sicuro che ciò che abbiamo fatto sarà perfetto. In parte dipenderà dalla vostra vigilanza, ma anche da noi. Siamo pronti ad aiutarvi a eliminare le restrizioni provenienti da altre fonti che complicano il processo.

Per esempio, abbiamo cercato di garantire la partecipazione delle piccole e medie imprese. Non si è trattato solo di concedere loro il 75 per cento dei costi totali ammissibili; per esempio, nel contesto del fondo di garanzia, le PMI non avranno l’obbligo di presentare audit trimestrali per verificare se sono ammesse a partecipare. Queste saranno quindi le conseguenze pratiche, ma dipenderanno dall’esecuzione, perché a volte vi sono persone che dimostrano un eccesso di zelo. E’ abbastanza normale, ma può sfociare in eccessi. Dovrete quindi garantire una corretta attuazione.

Penso anche alla riduzione dei costi indiretti al 60 per cento. Certo si può sostenere che la cifra sia un po’ arbitraria e che i costi indiretti dovrebbero essere calcolati nel modo più accurato possibile. Questo è il motivo per cui si fa una distinzione fra i primi tre anni e quelli successivi, ma una cifra del genere era indispensabile per coinvolgere le università e le PMI di tutti i paesi, perché i sistemi contabili sono molto diversi.

Concludo dicendo grazie per il lavoro svolto, grazie soprattutto per aver reso possibile, con la vostra capacità di dialogare, con la capacità di dialogare della Presidenza finlandese, che è stata eccellente durante l’intero processo, l’adozione di questo programma quadro e delle regole di partecipazione per la comunità scientifica. Grazie ancora. Penso che domani saremo numerosi in Aula a votare senza problemi le vostre proposte e le nostre proposte modificate.

 
  
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  Anne Laperrouze (ALDE), relatore. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, signora Ministro, onorevoli colleghi, rendo omaggio all’ottimo lavoro svolto dai miei colleghi relatori e, in generale, dalle tre Istituzioni, per permettere la rapida adozione del pacchetto “ricerca”.

Il settimo programma quadro è lo strumento essenziale per la creazione dello spazio europeo della ricerca, con l’obiettivo di destinare alla ricerca il 3 per cento del PIL. Deve permettere di aumentare le sinergie e le complementarità tra le politiche nazionali e assicurare la coerenza tra le priorità degli Stati membri e gli obiettivi principali che saranno definiti dal Consiglio europeo della ricerca. Nonostante un bilancio inferiore alle attese della Commissione e del Parlamento, questo programma quadro deve essere apprezzato per il suo effetto moltiplicatore. Per superare le difficoltà ad accedere ai finanziamenti, in particolare per le PMI, l’introduzione del meccanismo di finanziamento con condivisione dei rischi è un passo nella giusta direzione. Tale meccanismo dovrà permettere di aumentare il numero di prestiti concessi dalla Banca europea per gli investimenti e dalle istituzioni finanziarie, di stanziare importi più significativi e di sostenere progetti più rischiosi.

Per quanto riguarda le regole di partecipazione Euratom al settimo programma quadro, ho lavorato in stretta collaborazione con l’onorevole Busquin, relatore per le regole di partecipazione al programma quadro di ricerca e sviluppo classico, al fine di preservare l’analogia fra i due testi e sfruttare così la procedura di codecisione. Per questo motivo, gli emendamenti di compromesso proposti sono frutto delle discussioni tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento sulla relazione dell’onorevole Busquin, adattati al settore dell’energia nucleare. Due emendamenti tuttavia si scostano dalla posizione del Consiglio.

Abbiamo infatti voluto precisare, con l’emendamento n. 58, i criteri di selezione e di aggiudicazione, come l’eccellenza scientifica, la capacità di realizzare l’azione con successo, la pertinenza rispetto agli obiettivi del programma specifico, la massa critica di risorse attivate e la qualità del piano di valorizzazione e diffusione delle conoscenze acquisite.

Richiamo la vostra attenzione anche sull’emendamento n. 88 della relazione, per il quale alcuni colleghi hanno chiesto la votazione per parti separate. L’emendamento non è incompatibile con la scelta di Barcellona come sede dell’impresa comune. Infatti, l’ubicazione della sede è stabilita chiaramente dalla decisione 2006/458 del Consiglio e siamo favorevoli. L’obiettivo dell’emendamento è garantire che le altre attività relative all’area tematica “Energia da fusione” siano attuate e gestite separatamente dall’impresa comune, in modo che i ricercatori possano sviluppare il loro potenziale creativo. La separazione permetterà inoltre di mantenere l’approccio integrato e il forte coinvolgimento delle associazioni per la fusione, in particolare attraverso l’accordo europeo per lo sviluppo della fusione. L’argomento è stato sollevato durante i triloghi con la Commissione e il Consiglio sulle regole di partecipazione, al fine di definire chiaramente i ruoli di ciascuno.

Scopo della presente relazione sulle regole di partecipazione è fornire un sostegno europeo alle attività di ricerca nel campo dell’energia atomica, con la speranza di superare i blocchi tecnologici nel settore nucleare e, soprattutto, di mantenere la promessa della fusione per la futura produzione di energia.

Vorrei esprimere i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Busquin, che ha messo a mia disposizione la sua competenza ed esperienza e mi ha associata a tutte le riunioni in cui sono stati negoziati gli emendamenti di compromesso con il Consiglio e la Commissione.

Vorrei ora concludere il mio intervento facendo alcune osservazioni sui programmi specifici, che ho seguito da vicino a nome del mio gruppo.

Per quanto riguarda le azioni dirette dal Centro comune di ricerca, merita rilevare che la sua esperienza si è estesa a campi che presentano notevole interesse politico e pubblico, come lo sviluppo di alternative alla sperimentazione sugli animali, il benessere sociale, l’agricoltura sostenibile e la protezione dell’ambiente. Nel campo dell’energia nucleare, vorremmo che il Centro comune di ricerca svolgesse un maggiore ruolo di sensibilizzazione e di formazione. Vorremmo anche che il Centro comune di ricerca mettesse a disposizione la sua esperienza ai fini della non proliferazione delle armi nucleari. Il programma specifico sulla cooperazione deve contribuire a rispondere alle sfide sociali, economiche e ambientali, concentrandosi su temi quali la salute, l’energia o l’ambiente e il cambiamento climatico.

Il lungo elenco di emendamenti presentati dal Parlamento europeo assomiglia, secondo alcuni, a una lista della spesa, e la sua lunghezza dimostra soprattutto che ci si attende molto dalla ricerca.

Teniamo presente la posizione e il ruolo dell’Unione europea nel mondo, ma soprattutto nella vita dei suoi cittadini. Un programma quadro coronato da successo sarà una prova che l’Unione europea sa compiere progressi.

 
  
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  Umberto Pirilli (UEN), relatore. – Signor Presidente, signor Commissario, signora Ministro, onorevoli colleghi, “People” approda in Aula dopo un anno di dialogo, di approfondimento e di confronto. La mia esperienza professionale e politica è stata apportatrice di idee largamente condivise e poi trasfuse nel programma, accolte in parte anche nel corpo dello strumento legislativo principale del Settimo programma quadro. Esprimo pertanto un grazie significativo all’onorevole Buzek.

Il mondo moderno corre velocissimo. Già il ventesimo secolo era stato tumultuoso e incantevole: ha saltato tre ere, passando da quella contadina a quella industriale a quella postindustriale ed è andato oltre negli ultimi due lustri. Fu allora che i capi di Stato e di governo dell’UE scrissero con lungimiranza la ricetta per il futuro: Lisbona 2000 è un’agenda lunga dieci anni, tempo previsto per costruire in Europa la società della conoscenza basata sulla ricerca e sull’innovazione. Oggi dobbiamo però constatare che i progressi sono stati lenti, anche se il Sesto programma quadro ha segnato una svolta significativamente positiva della politica europea in questo particolare settore strategico.

E’ uno sforzo modesto se paragonato a quello colossale dei paesi ad economia emergente: negli ultimi tre lustri gli investimenti nel settore “Ricerca [amp] Sviluppo” sono passati, in Cina, da 12,4 a 84,6 miliardi di dollari, con un incremento del 580%. Oggi la Cina occupa il 12,5% del mercato globale ed è il secondo produttore mondiale di beni ad alta tecnologia. Ci sono poi l’India e i paesi del bacino indopacifico, terzo polo tecnico-scientifico mondiale, che produce il 36% di prodotti high-tech dell’intero pianeta, esattamente il doppio di quanto produce tutta l’Europa.

La conclusione di alcuni analisti, rebus sic stantibus, è catastrofica: tra vent’anni il 90% degli scienziati della Terra vivrà in uno dei paesi dell’Asia orientale. A fronte dunque di investimenti in ricerca e sviluppo colossali in quei paesi, in taluni dei quali oltre il 10% del PIL, l’Europa resta indietro, prigioniera degli egoismi degli Stati membri, taluni dei quali ancora oggi investono meno dell’1%, mentre la media europea resta sotto al 2% del PIL. Questo, molto sinteticamente, è il quadro complessivo, mentre ci accingiamo a varare il Settimo programma quadro per il quale, giustamente, la Commissione europea aveva chiesto agli Stati membri uno sforzo finanziario più significativo.

Il programma “Persone” costituisce il corpo e la mente insieme dell’intero corpo legislativo: mens sana in corpore sano. Donde l’idea di motivare i ricercatori per motivare la ricerca. Con il Settimo programma quadro nasce il ricercatore europeo, libero, indipendente e motivato. In questa direzione va il contesto di cui ci occupiamo: dal riconoscimento della professione di ricercatore allo status giuridico; da un codice di condotta alla creazione di una banca dati per la selezione e l’assunzione di ricercatore; dall’adeguamento delle retribuzioni ai migliori standard internazionali, alle pari opportunità uomo-donna, con misure a tutela del ricercatore donna, e alla conciliazione della sua vita familiare con quella lavorativa; da iniziative di sostegno alla mobilità delle famiglie alle necessarie coperture sociali e assicurative, all’armonizzazione dei regimi fiscali e al riconoscimento dei titoli tra i paesi dell’Unione, alle libertà di movimento e all’indipendenza; questi sono i presupposti necessari per la creazione dello Spazio europeo della ricerca, all’inserimento professionale, atteso che, dopo anni di investimenti in formazione dei giovani ricercatori, è nostro interesse valorizzarli. Abbandonarli sarebbe un regalo agli Usa o alla Cina.

La positiva esperienza delle azioni “Marie-Curie” è opportunamente rivisitata e proseguirà, dando corpo e respiro al progetto che mira all’eccellenza quale valore aggiunto, con effetto strutturante dello Spazio europeo della ricerca. Sono inoltre previste collaborazioni e pari opportunità tra il settore pubblico e quello privato. Infine, ma non ultima, la proprietà intellettuale, su cui il Consiglio, si è comportato un po’ come Pilato con Gesù di Nazareth: ha recepito l’idea e l’ha trasformata in norma di indirizzo.

No, così non va bene! Se si vuole veramente motivare il ricercatore, occorre garantirgli concretamente la protezione dei diritti nascenti della proprietà intellettuale prodotta. Ciò è possibile – insisto nel chiederlo alla Commissione e al Consiglio – con clausole contrattuali di diritto privato, che tutelino i risultati conseguiti dalla ricerca e dal ricercatore individuale.

Per eccellere occorre motivare e per attrarre ricercatori da ogni parte del mondo occorre offrire condizioni appetibili. Per coniugare quantità e qualità e produrre eccellenza nella ricerca di base e in quella tecnologica, così come il programma “Persone” e il Settimo programma quadro si prefiggono, occorre saldare tutti gli anelli e dare risposta a tutti i problemi aperti, salvaguardare l’industria e gli investimenti privati, stimolandoli, questo sì, senza però mortificare nel contempo il motore, il cuore, la mente della ricerca che è e resta l’uomo.

Ringrazio voi tutti per la cortese attenzione, onorevoli colleghi e relatori ombra, e in modo particolare il presidente Chichester e i colleghi della commissione ITRE, i quali, voltando all’unanimità la mia relazione, hanno inteso dare un segnale forte alla Commissione e al Consiglio più che un riconoscimento al mio modesto lavoro.

 
  
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  Angelika Niebler (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, Ministro Lehtomäki, signor Commissario, onorevoli colleghi, dopo più di un anno e mezzo di intenso dibattito parlamentare, stiamo per adottare il settimo programma quadro e i programmi specifici ad esso associati. Oggi voglio ringraziare innanzi tutto il nostro relatore, onorevole Buzek, per il suo lavoro coscienzioso, ma anche tutti gli altri deputati al Parlamento che hanno contribuito al programma quadro e ai programmi specifici.

In veste di relatrice per il programma specifico “Idee”, naturalmente è per me una gioia e un onore speciale che con il settimo programma quadro, per essere precisi il programma “Idee”, si veda infine l’inaugurazione del Consiglio europeo della ricerca.

Perché abbiamo bisogno di un Consiglio europeo della ricerca? L’intenzione è rafforzare la ricerca di base in Europa e colmare così una lacuna significativa nel finanziamento della ricerca europea, finora principalmente concentrato sulla ricerca applicata, anche se quasi tutti gli sviluppi innovativi e pionieristici si sono verificati grazie alla ricerca di base. Basta pensare a oggetti comuni come le fotocamere digitali o i lettori di CD, che sarebbero stati impossibili senza i fondamenti teorici di scienziati come Max Planck o Albert Einstein.

Il Consiglio europeo della ricerca, il CER, deve essere un successo per riuscire ad attirare in Europa i ricercatori di punta o a trattenere i nostri migliori ricercatori europei. A tal fine, il CER deve poter svolgere il suo lavoro in modo indipendente, aspetto cui abbiamo dato più volte risalto in seno all’Assemblea e che anche il Commissario ha approvato nella sua presentazione. Ciò significa che, in questo Consiglio europeo della ricerca, devono essere i ricercatori ad avere voce in capitolo, a decidere quali progetti di ricerca di base debbano essere finanziati. E’ una vera e propria novità che i politici affermino la propria volontà di tenersi al di fuori delle decisioni relative a che cosa meriti sostenere e di lasciare che sia la comunità scientifica, cioè i ricercatori che nomineremo in seno al Consiglio, a decidere. Sono anche particolarmente fiera del fatto che si sia deciso – o si deciderà domani, come mi auguro – che l’unico criterio per la concessione di finanziamenti da parte del Consiglio europeo della ricerca sia quello dell’eccellenza scientifica.

Il Parlamento ha insistito sin dall’inizio sul fatto che il Consiglio europeo della ricerca non debba essere una versione in miniatura della DG Ricerca. Sono certa di avere la comprensione del Commissario se affermo che non ho nulla contro la Commissione, ma perché il Consiglio della ricerca sia veramente una novità, non devono essere i politici né i funzionari altamente qualificati della DG Ricerca a decidere le attività da svolgere, ma i ricercatori. Lo so che mi ripeto, ma lo considero un aspetto importante.

Noi parlamentari abbiamo anche contribuito a orientare il Consiglio nella giusta direzione. In seguito a una fase iniziale, in cui il Consiglio sarà amministrato dalla Commissione, si valuterà se esso sia effettivamente in grado di operare in modo indipendente. Dopo aver svolto questa valutazione, potremo prendere una decisione sulla struttura definitiva del Consiglio. Sono molto grata che nell’ambito del trilogo ci sia stato assicurato che l’Assemblea avrà potere di codecisione in merito alla struttura definitiva che dovrà avere il Consiglio.

Abbiamo anche reputato importante garantire che il Consiglio della ricerca, quando comincerà le sue attività il 1° gennaio 2007, non diventi un closed shop, in altre parole, che sia aperto e trasparente e lavori in modo aperto e trasparente. L’Assemblea ha presentato alcuni emendamenti a tal fine, tra cui la condizione che i membri del consiglio scientifico siano eletti in base a un sistema di rotazione. Naturalmente, limitando il bilancio destinato alle spese amministrative del Consiglio della ricerca, abbiamo garantito che in definitiva i fondi vadano dove devono andare, cioè ai ricercatori, e non siano spesi per l’amministrazione. Il bilancio destinato al Consiglio europeo della ricerca – che in ogni caso ammonta a 7,5 miliardi di euro per sette anni – dovrebbe quindi essere una buona base su cui poter cominciare a lavorare.

Il Consiglio della ricerca ha tutto il necessario per diventare un modello di successo europeo, ed è proprio ciò di cui abbiamo bisogno: un faro per la ricerca europea. Abbiamo anche bisogno di altro, che non ha nulla a che fare con il Consiglio della ricerca. Domani dovremo lanciare un appello, affinché l’Europa si identifichi anche nella sua comunità scientifica. L’Europa è una comunità pacifica, è percepita come una comunità di valori, una comunità fondata sullo Stato di diritto, con il mercato interno europeo e con l’Unione economica e monetaria. Manca solo una cosa, e l’onorevole Busquin, con il suo spazio europeo della ricerca, ha veramente scelto la giusta direzione. Dobbiamo diventare anche una Comunità europea della conoscenza, una Comunità europea di ricercatori. Se il Consiglio della ricerca, i programmi e tutto ciò su cui voteremo domani contribuiranno a farci avvicinare a tale realtà, avremo tutti svolto un ottimo lavoro.

(Applausi)

 
  
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  Vittorio Prodi (ALDE), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero naturalmente rivolgere un ringraziamento alla Presidenza finlandese, al relatore Buzek e a tutti gli altri colleghi e, ovviamente, un ringraziamento molto particolare al Commissario Potočnik, innanzitutto per tutto il lavoro svolto assieme, proprio partendo dai suoi suggerimenti sul Settimo programma quadro.

Voglio in particolare prendere atto della sua dichiarazione solenne di escludere qualunque proposta che preveda l’impegno di infrastrutture e imprese che operano contro le leggi internazionali, come pure del suo impegno solenne, un elemento integrante del Settimo programma quadro, riguardante la disciplina delle cellule staminali embrionali. Abbiamo fatto assieme un grande lavoro, cercando di fare il meglio possibile per l’Europa.

Il Settimo programma quadro offre un’ottima opportunità di definire uno sforzo esaustivo, volto a recuperare la competitività a livello dell’intera Unione europea, attraverso l’attuazione piena dello scenario di Lisbona. E’ dunque opportuno sottolineare che questo Settimo programma quadro rappresenta, di fatto, la manifestazione dell’esigenza di affrontare la questione della ricerca e dello sviluppo a livello d’Unione e dovrebbe pertanto essere visto come il nucleo centrale di una politica di sviluppo socioeconomico dell’Unione europea.

Attualmente la concorrenza riguarda attori con un ambito di intervento continentale, o comunque regionale-continentale, che trascende nettamente il singolo Stato membro. Occorre quindi perseguire l’eccellenza su scala europea: questo è ciò che si prefigge il Settimo programma quadro. Questo è dunque tutto ciò che abbiamo cercato di fare a livello europeo.

La mia insistenza su questo tema è stata così amabilmente sottolineata dal Commissario: vi sono anche effetti molto personali, comunque estremamente importanti, anche nell’ambito di questa collaborazione, e i quali danno altresì la sensazione che per la ricerca ci deve essere un coinvolgimento diffuso di tutte le aziende, anche e soprattutto a livello europeo, perché altrimenti non ce la facciamo. Il Settimo programma quadro rappresenta la consapevolezza del fatto che, senza uno sforzo davvero comune, dovremo rinunciare ad avere un’attività manifatturiera e di sviluppo in Europa. Questa è la sostanza di ciò che stiamo trattando oggi e questo è stato il modo in cui siamo stati tutti personalmente coinvolti in una tale impresa. E’ stato ovviamente necessario fare delle rinunce, ma alla fine si è portato avanti insieme un lavoro importante.

Vorrei fornire alcune delucidazioni riguardo al programma “Capacità”: a mio parere l’articolazione a livello regionale del Settimo programma quadro, ossia la capacità di mettere assieme, in sinergia, le risorse del Settimo programma quadro, i Fondi strutturali, con la possibilità di coinvolgere le regioni in un investimento, può essere realmente produttiva verso il futuro, sia nelle infrastrutture di ricerca che nelle regioni della conoscenza e nei distretti regionali di produzione. E’ dunque presente, a mio avviso, un complesso di strumenti che, assieme, riescono a farci individuare l’approccio più consono in tutte le questioni sul tappeto.

Vorrei altresì ricordare, in particolare, la necessità di impostare, a livello regionale, un accostamento dei cittadini alla scienza, nonché ciò che per me è stato un pensiero fisso in questi primi anni di lavoro nel Parlamento: l’educazione al rischio e la valutazione del rischio come strumento di scelta politica, coinvolgendo i cittadini nel senso in una consapevolezza complessiva. E’ ciò che abbiamo fatto, credo al meglio delle nostre forze, ed è qualcosa di cui possiamo essere soddisfatti.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE), relatore. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, signora Ministro, innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Buzek, l’onorevole Busquin, il Consiglio e la Commissione per l’importante lavoro svolto, e con i miei colleghi relatori per gli altri programmi specifici, perché, onorevoli colleghi, in questa sessione plenaria approveremo infine il settimo programma quadro, che definisce la politica scientifica dell’Unione europea per i prossimi sette anni.

Si tratta di una questione fondamentale nell’ambito della strategia di Lisbona, perché, se il nostro obiettivo è essere un’economia dinamica e competitiva basata sulla conoscenza, la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione sono senza dubbio gli strumenti principali per promuovere la crescita, l’occupazione e la competitività.

Il nostro obiettivo principale è stato dare risposta alle grandi sfide con cui devono confrontarsi la scienza, la tecnologia e l’innovazione, al fine di ridurre la distanza che ci separa dai nostri concorrenti. Il nostro lavoro non è stato privo di difficoltà, soprattutto in seguito all’accordo sulle prospettive finanziarie, che ha ridotto il nostro orizzonte economico iniziale. Tuttavia, ritengo che, nell’insieme, oggi possiamo essere soddisfatti.

In veste di relatrice per il programma specifico “Cooperazione”, vorrei ringraziare i relatori ombra e tutti gli onorevoli colleghi per i loro contributi, che sono stati fondamentali per la preparazione di questa relazione.

Il programma specifico “Cooperazione”, con una dotazione di 32 500 milioni di euro per i prossimi sette anni, rappresenta il 65 per cento del bilancio totale del settimo programma quadro, un aumento significativo rispetto al programma quadro precedente.

Onorevoli colleghi, si tratta del programma di cooperazione internazionale in materia di R[amp]S più vasto del mondo. Con questo programma, si intende consentire all’Unione europea di porsi all’avanguardia in settori di importanza strategica dal punto di vista scientifico e tecnologico, sostenendo la cooperazione fra le università, i centri di ricerca, le imprese e le istituzioni, sia all’interno dell’Unione europea sia nei paesi terzi.

A tal fine, la proposta della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia stabilisce dieci grandi temi prioritari, caratterizzati da un alto grado di continuità con il sesto programma quadro, anche se sono proposti miglioramenti che siamo convinti agevoleranno l’accesso ai programmi per i gruppi di ricerca.

Il testo finale adottato dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, che presentiamo all’Assemblea per l’approvazione definitiva, in generale conferma l’approccio proposto dalla Commissione europea. Comprende strumenti potenti per incoraggiare gli investimenti privati nella ricerca, anche se chiede un maggiore controllo parlamentare sull’intera esecuzione del programma. Esso amplia ed evidenzia inoltre alcuni campi della ricerca che erano assenti o non sufficientemente rappresentati nella proposta iniziale, e dà risalto a una serie di aspetti strutturali orizzontali del programma che consideriamo fondamentali.

Al riguardo, vorrei segnalare che la nostra proposta rappresenta un notevole progresso in termini di organizzazione di meccanismi atti ad assicurare la partecipazione delle PMI a tutte le azioni del programma. Per le PMI è stato fissato un obiettivo minimo di partecipazione del 15 per cento del bilancio totale e si è cercato di garantire il massimo contributo di tutte le Istituzioni comunitarie, compresa la Banca europea per gli investimenti, al finanziamento di progetti cui partecipino le PMI.

La nostra proposta sancisce il principio della coesione scientifica e tecnologica quale uno degli obiettivi del programma e sottolinea la necessità di ricercare il massimo grado di complementarità e sinergia con altri fondi nazionali e regionali. Chiediamo meccanismi che permettano di adottare approcci comuni per le questioni scientifiche e tecnologiche che rivestono interesse per più di un settore, nonché meccanismi atti ad affrontare i problemi complessi delle priorità tematiche, per le quali non è sufficiente un’impostazione puramente unidisciplinare per ottenere progressi scientifici significativi.

Sono stati migliorati molti aspetti riguardanti le iniziative tecnologiche congiunte, in conseguenza dell’approvazione del programma specifico “Cooperazione” da parte del Parlamento. Questi nuovi strumenti di gestione tecnica e finanziaria e di partecipazione al programma specifico “Cooperazione” richiedono meccanismi atti a garantire il rispetto dei criteri fissati per la loro costituzione e la trasparenza nella scelta delle priorità; richiedono anche una sana ed efficace gestione. La relazione in esame contiene proposte volte a compiere progressi in tutti questi ambiti.

Non intendo entrare nei particolari di ogni priorità tematica – è stato svolto molto lavoro – ma vorrei concludere dicendo che sono tra coloro che sostengono la necessità di continuare a finanziare la ricerca condotta con embrioni umani soprannumerari nelle prime fasi di sviluppo, in quanto è importante per compiere progressi nella cura dell’infertilità e per conoscere le cause delle malattie congenite e degenerative, e anche per trovare alternative alla sperimentazione sugli animali.

Onorevoli colleghi, con il lavoro di molti mesi, abbiamo tentato di contribuire a risolvere alcuni grandi problemi della nostra comunità scientifica e tecnologica. Ritengo che il risultato, frutto del maggiore consenso possibile, si possa considerare soddisfacente. Rinnovo quindi i miei ringraziamenti a tutti i colleghi per i loro contributi, nonché alla Commissione europea, in particolare al Commissario Potočnik, qui presente, per l’aiuto e la cooperazione costante.

 
  
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  David Hammerstein Mintz (Verts/ALE), relatore. – (ES) Grazie, signor Presidente. Grazie, Commissario Potočnik, per il suo atteggiamento aperto e per la sua collaborazione; grazie all’onorevole Buzek e a tutti gli altri relatori ombra. Facciamo tutti parte della famiglia del settimo programma quadro e in questa famiglia vi è stato un parto lungo e faticoso, con poche risorse sanitarie, ma il bambino è nato sano, anche se un po’ sottopeso.

Quando ci renderemo conto del fatto che la ricerca europea è ancora più importante delle sovvenzioni agricole e della costruzione di autostrade? Non è una domanda retorica; dobbiamo assolutamente chiederci qual è la priorità per il futuro dell’Europa, questa Europa che vuole agire ma non può.

Abbiamo individuato alcune sfide in questo programma quadro e in larga misura le abbiamo affrontate. Abbiamo compiuto alcuni progressi in termini di apertura della scienza, per conseguire il massimo trasferimento di conoscenze scientifiche e di informazioni tecniche e sostenere tutti gli incentivi che promuovono il trasferimento di tecnologie, in modo che le imprese, la società civile e le università possano creare ponti tra la ricerca e il necessario rinnovamento economico e tecnologico nelle società europee attuali, grazie a questa comunicazione e grazie alle regole in materia di pubblicazione obbligatoria dei risultati e promozione del software libero o all’obbligo, per esempio, di incoraggiare l’interoperabilità. Abbiamo compiuto alcuni progressi, ma dobbiamo continuare a compierne.

Dobbiamo anche chiederci se la scienza sarà a fianco e a favore dei cittadini, perché i pareri dei ricercatori devono essere compatibili con quelli di persone che non sono necessariamente degli esperti. Al riguardo, dobbiamo accogliere con soddisfazione il sostegno e l’importante lavoro della scienza nella società in questo programma, il rafforzamento finanziario di questo ambito e l’apertura del programma alle organizzazioni della società civile.

Mi chiedo anche se sia vero che piccolo è bello nella scienza europea, perché parliamo tutti delle PMI, ma è vuota retorica o un fermo impegno? Le PMI creano la maggioranza dei posti di lavoro stabili e sono fonte di stabilità economica. Il sostegno a iniziative quale quella di creare gruppi di piccole imprese nell’ambito delle piattaforme tecnologiche va accolto con favore; è molto importante aver stabilito un quadro del 15 per cento per le piccole imprese in tutti i programmi. E’ una sfida cui dobbiamo rispondere; vedremo se sapremo trasformare la nostra retorica in risultati.

Vi sarà meno burocrazia e più trasparenza in questo programma? Vi sarà accesso pubblico chiaro e intelligibile all’informazione, che deve essere garantita per tutti i processi di valutazione e di finanziamento dei progetti dell’Unione europea? E’ ora che la Commissione europea riduca le costose procedure amministrative, in quanto comportano l’emarginazione dei piccoli gruppi di ricerca e delle piccole imprese e ONG, che non sono in grado di farvi fronte. Chiediamo un’urgente semplificazione. E’ ora di farla finita con le scuse, bisogna agire.

Questo programma quadro significa anche un ritorno alla base e quindi, con l’istituzione del Consiglio europeo della ricerca, questo programma fornirà un forte sostegno pubblico alla ricerca di base con obiettivi sociali e ambientali a medio e lungo termine, condotta da scienziati di punta che difenderanno la loro autonomia. Dobbiamo garantire che tale autonomia sia rispettata da tutti, sia dal Parlamento sia dalla Commissione.

Noi del gruppo Verde ci chiediamo se, di fronte alla crisi energetica, disporremo di una scienza mirata a un buon clima, che è ciò che ci manca. E’ molto positivo che sia previsto un sostegno finanziario per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica e che sia stato aumentato del 250 per cento, ma al tempo stesso ci rammarichiamo che continui a essere soltanto un terzo dell’importo destinato alla ricerca nucleare nel suo insieme.

Siamo anche lieti del fatto che, riguardo alle scienze sociali, che sono anch’esse scienze, il programma preveda un solido sostegno a favore della ricerca socioeconomica e della ricerca multidisciplinare.

In generale, riteniamo che il programma sia positivo; la cooperazione tra tutti gli interessati condurrà l’Unione europea nella direzione necessaria per avere una vita più lunga e più felice e far sì che l’Europa svolga un ruolo più importante nel mondo.

 
  
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  Daniel Caspary (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, infine ce l’abbiamo fatta, il settimo programma quadro di ricerca è in arrivo e, nel corso dei prossimi sette anni, l’Unione europea investirà un totale di 54 miliardi di euro nella ricerca. Domani, dopo aver adottato i programmi specifici, potremo guardare indietro, con la coscienza pulita, a quasi due anni di duro lavoro in seno al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio.

Vorrei ringraziare, in particolare, tutti i colleghi deputati con i quali, in veste di relatore per le attività di ricerca nel settore nucleare del Centro comune di ricerca, ho avuto il privilegio di lavorare in questi mesi in un clima di piena fiducia, e naturalmente ringrazio anche il Commissario Potočnik.

Purtroppo, non abbiamo ottenuto tutto ciò che ci eravamo prefissi. Per esempio, non siamo riusciti a raddoppiare la spesa per la ricerca, ma il netto aumento del bilancio – del 50 per cento – rispetto a quello del sesto programma quadro è un passo nella giusta direzione. Questo aumento è frutto di ardui negoziati con il Consiglio e trasmette un messaggio positivo ai nostri istituti di ricerca e si spera incoraggi l’ottimismo, ma abbiamo mancato di gran lunga il raddoppio sperato. Altre regioni economiche del mondo raggiungono tassi di aumento molto più elevati nella spesa per la ricerca.

Rimarremo quindi ancora più indietro rispetto agli Stati Uniti e al Giappone. La Cina e altri paesi continuano a compiere progressi e presto ci supereranno. Le conseguenze ci colpiranno duramente e incideranno anche sulla prosperità, sul mercato del lavoro e sulla pace sociale.

Il programma di ricerca dell’Europa di sicuro non è il più vasto del mondo, ma è uno dei più intelligenti. Lo stesso vale per la ricerca nel settore nucleare del Centro comune di ricerca, per il quale sono relatore. Come ha giustamente osservato il Commissario Potočnik nel suo intervento iniziale, il Centro comune di ricerca dovrebbe assumere un ruolo cruciale di moderatore in molti ambiti chiave dell’attività nucleare.

Uno di questi è innanzi tutto la sicurezza nucleare. Gli Stati membri hanno pareri diversi sull’uso dell’energia nucleare. Alcuni costruiscono nuove centrali nucleari, altri non lo fanno. Alcuni svolgono ricerche sui nuovi reattori di quarta generazione, altri non lo fanno. Sono questioni su cui gli Stati hanno pieno diritto di decidere autonomamente, ma la sicurezza non si limita ai confini nazionali e per questo motivo il Centro comune di ricerca deve garantire che il necessario know-how sia disponibile a livello europeo.

In secondo luogo, vi è il controllo della sicurezza. Nel contesto degli ultimi sviluppi internazionali, le questioni legate alla non proliferazione della tecnologia nucleare e delle armi nucleari diventano sempre più importanti. Sono questioni urgenti cui l’Europa deve trovare risposta. Sono quindi lieto che il settimo programma quadro darà una boccata di ossigeno all’Istituto dei transuranici, leader mondiale in questo campo.

Lo stesso vale, in terzo luogo, per la salvaguardia e il trasferimento delle conoscenze nel settore della tecnologia nucleare, un tema che mi sta particolarmente a cuore. Dobbiamo garantire che in tutta Europa scienziati giovani ed eccellenti possano affrontare con idee nuove i problemi esistenti, ma non dobbiamo perdere le conoscenze già acquisite e quindi dobbiamo far sì che le conoscenze esistenti e di nuova acquisizione nell’Unione europea siano scambiate in misura ancora maggiore di quella attuale. Il Centro comune di ricerca può senza dubbio fornire un importante contributo a tal fine, e non solo in campo nucleare.

Anche se l’Assemblea completerà il suo lavoro con la votazione di domani, molto resta da fare: agli Stati membri, alla Commissione e soprattutto alla comunità scientifica. Invito gli Stati membri a investire ancora più di prima nelle attività di ricerca, per esempio avvalendosi della possibilità di investire i contribuiti dei Fondi strutturali nella creazione di capacità di ricerca e sviluppo nei loro paesi. La creazione di nuove strutture di ricerca non è compito del settimo programma quadro, ma degli Stati membri e dei Fondi strutturali.

E’ positivo che il settimo programma quadro possa veramente concentrarsi sull’eccellenza scientifica. Invito la Commissione ad attuare il programma senza indugi; la invito altresì a stabilire procedure di appalto chiare, trasparenti, ben studiate, efficaci ed eque, a valutarle, o farle valutare, in modo oggettivo e ad attuarle in modo pratico e non burocratico. Sono certo che l’approccio adottato dall’Assemblea non sia affatto il peggiore.

Permettetemi infine di invitare la comunità scientifica europea – le persone che svolgono la ricerca, che lavorano sui dettagli, che scoprono le cose – a sfruttare le possibilità offerte dal programma. Il Parlamento ha svolto il suo lavoro e spetta ora a voi compiere progressi nella ricerca e fare qualcosa di vitale per dare all’Europa un futuro pacifico, libero e prospero.

(Applausi)

 
  
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  Umberto Guidoni (GUE/NGL), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare il Commissario Potočnik e la Presidenza finlandese, che ha raccolto il testimone di un lavoro che dura da diversi anni. Prima di parlare del programma specifico di cui sono relatore, vale a dire il programma specifico “Euratom”, volevo svolgere alcune considerazioni sul Settimo programma quadro e sui programmi specifici.

Mi congratulo ovviamente con l’on. Buzek e con tutti gli altri relatori per un lavoro di squadra ben fatto, che ci ha portato a varare, seppur nell’ultimo minuto possibile, il Settimo programma quadro. Rimane, tuttavia, l’amarezza per non aver effettuato un salto di qualità, ossia quel raddoppio su cui erano basate molte speranze e che sarebbe stato un segnale forte, un segnale dell’importanza dell’Europa e soprattutto della sua convinzione di raggiungere l’obiettivo di Lisbona. Il raddoppio non c’è stato, ma cerchiamo comunque di conseguire un risultato.

Parto dall’ultima considerazione che ha fatto il Commissario Potočnik sulla cooperazione, relativamente a una preoccupazione che io ho espresso, a nome mio e del mio gruppo, sul rischio, nell’ambito del Settimo programma quadro, di finanziare organismi o entità che sono stati stabiliti o che funzionano in violazione del diritto internazionale. L’argomento è stato trattato ultimamente dal Parlamento europeo, con particolare riferimento all’entità costituita nei Territori occupati – West Bank, Gaza e Gerusalemme orientale – sebbene abbia un valore più generale.

Voglio ribadire che questa preoccupazione riguarda anche situazioni riscontrate, ad esempio, in associazioni scientifiche, che possono essere ammesse ai bandi del Settimo programma quadro, anche se sono basate su leggi nazionali che violano le leggi internazionali, ad esempio impedendo la libera partecipazione di persone e di gruppi etnici e religiosi all’attività di ricerca. Io credo che questo sia il problema su cui la Commissione è chiamata ad esprimersi. Non sono stato soddisfatto della risposta fornita a questo proposito, perché mi sembra che sia limitata a un settore molto specifico, mentre io credo che vada indirizzata a un ambito più generale.

Per quanto riguarda i programmi specifici, sono sostanzialmente soddisfatto della maggior parte dei risultati conseguiti e, in particolare, voglio sottolineare l’attenzione prestata ai ricercatori. Ritengo infatti che moltissime attività della complessa società moderna si basino sempre più sul fattore umano. E’ ovviamente impossibile pensare alla ricerca europea, senza pensare ai ricercatori e alle loro esigenze di mobilità, di formazione e di status, che sono espresse nella Carta dei diritti dei ricercatori. Il Settimo programma quadro dovrà mettere in atto provvedimenti volti a garantire le migliori condizioni di lavoro per gli scienziati europei, anche per arginare e possibilmente contrastare la tendenza alla fuga di cervelli verso le altre parti del mondo.

Ho molto apprezzato lo sforzo di puntare sulla ricerca di base, attraverso la creazione di un’entità autonoma rispetto alla Commissione, incaricata di fornire un giudizio di merito sull’eccellenza della proposta scientifica da finanziare nell’ambito del Settimo programma quadro. L’efficacia di questo nuovo organismo sarà misurata sulla sua capacità di essere autorevole nell’azione di selezione delle proposte e di guadagnarsi il rispetto della comunità scientifica. Solo così potrà attrarre proposte innovative e sarà in grado di finanziare progetti ambiziosi che facciano crescere il livello di qualità della ricerca europea. La trasparenza di funzionamento, anche attraverso il coinvolgimento del Parlamento nella valutazione dell’attività di questo organismo, sarà essenziale per il suo successo.

Vorrei ora approfittare dei minuti restanti per parlare del programma specifico “Euratom”. Concordo con la posizione della Commissione, espressa anche dal relatore Buzek sul programma quadro “Euratom”, e credo che l’Europa debba puntare sul potenziamento della fusione, affinché diventi a lungo termine una fonte di energia essenziale, illimitata, ecologicamente accettabile ed economicamente competitiva, in grado di fornire un importante contributo ad un approvvigionamento energetico sostenibile e sicuro.

ITER costituisce una tappa fondamentale del percorso verso l’utilizzazione dell’energia da fusione. Dopo lunghi negoziati sulla scelta del sito destinato ad ospitare il reattore, i partner del progetto hanno finalmente siglato l’Accordo internazionale su ITER. La positiva conclusione dei negoziati, ovvero la scelta di costruire ITER nel sito europeo di Caradache, in Francia, richiede l’adozione di decise misure coerenti da parte dell’Unione, nell’ambito del presente e dei successivi programmi quadro.

C’è quindi bisogno di istituire un’agenzia europea per ITER, sotto forma di impresa comune nell’ambito del trattato Euratom, per fornire i mezzi per adempiere agli obblighi internazionali derivanti all’Europa dall’accordo di ITER, il che significa la realizzazione della macchina e dei progetti di collaborazione con il Giappone. Questa agenzia, con sede a Barcellona, dovrebbe avere come primo obiettivo quello di realizzare ITER. Penso tuttavia che il ricorso all’agenzia debba limitarsi a ciò e non condivido la posizione della Commissione di affidare ad un’unica agenzia l’intero campo della ricerca sulla fusione. Io non intendo depotenziare il ruolo dell’agenzia, che credo sia importante, ma ritengo essenziale aiutarla a raggiungere l’obiettivo che di per sé è già abbastanza complicato.

Ritengo inoltre che la ricerca europea abbia bisogno di essere più indipendente, un discorso che vale in un certo qual modo anche per il Centro europeo di ricerca. D’altra parte, le associazioni dell’EFDA (European Fusion Development Agreement) hanno dimostrato nel corso degli anni di svolgere un ruolo essenziale. Se l’Europa ha la leadership di questo programma, è perché ha dimostrato sul campo la qualità della ricerca che svolge.

Costruire ITER è solo il primo passo, visto che dobbiamo utilizzarlo e utilizzarlo al meglio, attraverso una nuova generazione di ricercatori e una ricerca di elevato valore in Europa. Ciò può essere garantito mantenendo separata la realizzazione dalla ricerca, la quale continuerà a essere condotta con le macchine esistenti, man mano che ITER verrà costruito. Ecco perché credo che, così come è avvenuto per la relazione Buzek, sia importante che l’emendamento da me proposto venga approvato in Aula.

 
  
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  Neena Gill (PSE), relatore per parere della commissione per i bilanci. – (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con i relatori e con la mia collega della commissione per i bilanci, onorevole Xenogiannakopoulou, per i suoi pareri approfonditi e accurati.

Vorrei esprimere il mio sostegno senza riserve ai programmi di ricerca e sviluppo collaborativi in Europa. Lo considero un settore strategico molto importante, che ha un impatto diretto sul modo in cui l’Unione si sviluppa come economia globale e sul modo in cui siamo percepiti dal resto del mondo.

Il settimo programma quadro, come abbiamo sentito, è il più vasto programma di ricerca dell’Unione finora e raccoglie tutte le iniziative comunitarie legate alla ricerca nel suo programma da 53 miliardi di euro. La richiesta iniziale della Commissione era di 70 miliardi di euro, un aumento enorme rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che si tratta di un programma settennale, non quinquennale come il suo immediato predecessore, e che le sue risorse saranno distribuite tra 27 Stati membri, anziché 15 e poi 25 come nei precedenti periodi di programmazione. Dobbiamo anche comprendere che il raddoppio del settimo programma quadro risponde alla chiara importanza della scienza e della ricerca per lo sviluppo dell’Unione come soggetto globale e come potenza economica.

Per essere competitivi, dobbiamo tradurre le parole in azioni e investire nei settori che sappiamo essere fondamentali per la crescita. Purtroppo, non penso che il Consiglio ne sia veramente convinto ed è un peccato che non abbia sostenuto la richiesta della Commissione per 70 miliardi di euro. Nonostante tutta la propaganda che abbiamo sentito dal Consiglio e il gran chiasso che ha fatto sulla necessità di conseguire gli obiettivi di Lisbona e sull’importanza di aumentare la spesa per la ricerca e lo sviluppo al 3 per cento del PIL – che è comunque ben inferiore a quella del Giappone e degli Stati Uniti – non è incredibile che la cifra finale stabilita dal Consiglio porti la spesa solo all’1,5 per cento? L’aspetto ancora più stupefacente è che la proposta originale della Presidenza del Lussemburgo prevedeva una riduzione delle attività di ricerca e sviluppo ancora più significativa. Per fortuna, la proposta è stata respinta da molti Stati, tra cui il mio, che hanno compreso il chiaro nesso tra ricerca e sviluppo e crescita e competitività dell’Unione. Questa politica è stata rivista dalla Presidenza britannica, che ha presentato proposte volte ad aumentare la spesa. Accolgo con grande favore l’aumento, ma, come ho già detto, deploro che sia ben lontano dalla cifra richiesta dalla Commissione e dal Parlamento.

Il lancio di questo programma ci offre un’opportunità reale di trarre lezione dagli errori del passato e correggerli. Un aspetto su cui dobbiamo concentrare i nostri sforzi è la necessità di ridurre la durata delle procedure di finanziamento. La procedura attuale è assurdamente lunga. Non lo hanno constatato solo le organizzazioni della mia regione, le West Midlands; la Corte dei conti europea ha segnalato ritardi di otto o nove mesi. E’ una durata inammissibile e deve essere drasticamente ridotta. La lentezza della procedura causa molti problemi, non ultima la necessità di un lungo prefinanziamento da parte dei partecipanti. E’ una questione che dobbiamo affrontare con urgenza.

Inoltre, i ritardi nei pagamenti sono pregiudizievoli soprattutto per le PMI. In seno all’Assemblea parliamo sempre delle PMI e della nostra intenzione di sostenerle ed esse sono il principale motore della crescita nell’Unione. Tuttavia, i loro bilanci faticano a far fronte a tali ritardi. Eppure la Commissione ci dice che le PMI, come ho detto, devono ricevere speciale attenzione ed essere attivamente incoraggiate a partecipare. Forse prima di cercare di incoraggiarle dovremmo accertarci di non scoraggiarle. Vi chiedo quindi di effettuare prontamente i pagamenti.

I ritardi nei pagamenti mettono anche in discussione il principio di annualità. Poiché la Commissione ha riconosciuto questi problemi, la esorto a dare priorità alla loro soluzione. La Commissione deve garantire di valutare, selezionare e aggiudicare i finanziamenti in modo efficiente ed efficace.

Inoltre, ai fini di una corretta pianificazione, i partecipanti devono conoscere in anticipo la data in cui sarà presa la decisione. Ciò sarà possibile solo se si semplificano i metodi e le procedure futuri, al fine di accelerare la selezione. Si otterrebbe così un’impostazione molto più coerente, evitando inutili iter burocratici per i partecipanti e accelerando la negoziazione delle proposte selezionate. Si aumenterebbe inoltre la trasparenza, agevolando l’accesso al programma per le numerosissime organizzazioni che ho citato.

Un ostacolo è costituito dal duplice sistema di verifica. La Commissione dovrebbe istituire un sistema unico di verifica e certificazione e adottare e pubblicare norme specifiche, che tutte le parti interessate possano considerare chiare ed eque.

Alla luce di questa semplificazione oltremodo necessaria dell’accesso ai finanziamenti, sostengo le proposte della commissione per i bilanci volte a creare una base di dati per la presentazione delle domande e invito la Commissione ad applicare il principio di proporzionalità per quanto riguarda i documenti da presentare. Tuttavia, vorrei anche chiedere alla Commissione di prestare attenzione al modo in cui è controllato il programma. I meccanismi di controllo devono essere coordinati e, come ho detto, dobbiamo evitare inutili duplicazioni e assicurare che il costo globale dei controlli sia proporzionale ai vantaggi che essi offrono.

Per concludere, vorrei ricordare alla Commissione e al Consiglio che questo programma dovrebbe rispondere alle esigenze dei cittadini e promuovere l’eccellenza scientifica in tutta l’Unione europea. Ciò considerato, non penso che si debba chiedere a tutti i richiedenti di fare i salti mortali per partecipare. Al contrario, dobbiamo garantire la rapida aggiudicazione dei finanziamenti a coloro che in Europa dimostrano vero spirito di innovazione e di iniziativa e aiutarli a trovare nuove opportunità di finanziamento per aumentare il nostro vantaggio competitivo rispetto ad altre regioni del mondo. Come io e tutti i miei colleghi abbiamo affermato, tutti riconoscono il ruolo vitale che la ricerca e lo sviluppo svolgono per permettere all’Unione europea di far fronte alle sfide rappresentate dal rapido sviluppo economico della Cina e dell’India. Per questo motivo, invito caldamente la Commissione a destinare ogni euro di cui questo programma dispone all’uso più efficace possibile e garantire un tasso di esecuzione del 100 per cento.

Vorrei infine invitare anche i nostri leader in seno al Consiglio a guardare oltre le frontiere dell’Unione e confrontarsi con altre regioni del mondo e cercare di rivedere questa politica al fine di aumentare quanto prima le risorse disponibili.

 
  
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  Jamila Madeira (PSE), relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’innovazione e la scienza sono ora enunciati come un pilastro dello sviluppo dell’Unione europea. Tuttavia, perché tale enunciato dia frutti, è necessario che gli investimenti in risorse umane nel settore della scienza e della tecnologia, in particolare nei giovani scienziati, siano considerati cruciali e della massima importanza per realizzare gli obiettivi dell’agenda di Lisbona, come abbiamo previsto nel quadro finanziario per il periodo 2007-2013.

La realtà è che i cervelli europei tendono ad abbandonare l’Unione e rifugiarsi principalmente negli Stati Uniti, dove molto spesso sono garantite loro migliori condizioni di lavoro – o migliori condizioni di laboratorio – oltre a una migliore retribuzione. Partiamo quindi in ritardo e in posizione di svantaggio e dobbiamo compiere grandi sforzi per cambiare questo scenario. L’obiettivo è riuscire non solo a trattenere, in questo vecchio Continente che si vuole rinnovare, i nuovi ricercatori, ma anche incoraggiare il ritorno di molti di quelli che abbiamo già esportato. Dobbiamo anche riuscire ad attirare i ricercatori dei paesi terzi, con nuovi incentivi e con il riconoscimento reciproco delle qualifiche.

Vorrei concludere lanciando un appello: i ricercatori, che sono l’anima di questo settimo programma quadro, non dovrebbero essere liquidati in un solo minuto in questo programma, che è il tempo di parola concesso alla commissione per l’occupazione in questa discussione.

 
  
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  Markus Pieper (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. – (DE) Signor Presidente, signora Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, per la prima volta, alla ricerca agricola è dedicato un capitolo specifico nell’ambito del sostegno alla ricerca. Tra il 2007 e il 2013, saranno disponibili circa 1,9 miliardi di euro per l’innovazione nei settori dei prodotti alimentari, dell’agricoltura e delle biotecnologie. La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale accoglie con favore il riferimento esplicito alla ricerca agricola, la quale, insieme con la ricerca sull’energia e sull’ambiente, ha ora maggiori possibilità di beneficiare del sostegno europeo. In tal modo, non solo forniamo un contributo alla ricerca e allo sviluppo sostenibile in agricoltura, ma aiutiamo anche gli agricoltori ad attuare la riforma agricola del 2003 e a passare a sistemi di produzione competitivi a livello internazionale. I regimi pilota e innovativi di produzione agroalimentare, le istituzioni agricole, i ministeri, le associazioni e corporazioni artigianali devono ora prepararsi a beneficiare delle possibilità di innovazione che l’Europa offre loro.

 
  
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  Giovanni Berlinguer (PSE), relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento sarà più breve di 4 minuti. Vorrei semplicemente sottolineare un punto, cioè il grande rilievo attribuito in questo programma quadro al rapporto tra la scienza e la società: basti pensare alle azioni intese a promuovere le pari opportunità per le donne nella ricerca scientifica fino ai livelli più alti, all’azione “Giovani”, al rapporto tra i cittadini e la scienza nonché al rapporto tra i sistemi educativi e formativi ispirati alla cultura umanistica e l’esigenza del progresso scientifico.

Desidero sottolineare che la scienza – dico una cosa banale – ha un valore intrinseco e non soltanto un valore strumentale, produttivo e competitivo, il quale pure ha la sua importanza. La scienza deve essere considerata un bene comune e le sue conquiste devono essere accessibili a tutti.

Credo che l’Unione europea, proprio nel momento in cui espandere la sua attività scientifica, coinvolge nuovi temi e punta sulla qualità, debba anche avere come ruolo essenziale quello di guardare al resto del mondo e non di rinchiudersi in se stessa. Infatti, le conquiste della scienza devono essere accessibili a tutti: la situazione mondiale è largamente deficitaria e gran parte delle ricerche e delle conoscenze riguarda il benessere del 10% della popolazione mentre il resto, il restante 90% non ne fruisce.

Ci sono ovviamente misure importanti da adottare, compresa la limitazione dei brevetti quando questi incidono sul benessere collettivo, in particolare sulla presenza di malattie. Concludo dicendo che, per quanto riguarda il problema etico, concordo pienamente con quanto dichiarato dal collega Busquin: deve esserci coerenza tra le decisioni prese in questa sede e quelle adottate in ogni altra sede.

 
  
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  Giles Chichester, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, mi sento molto umile in presenza di questa galassia di relatori e relatori per parere. Stasera sono state pronunciate alcune parole gentili e vorrei ricambiare ringraziando il Commissario, la Presidenza e gli onorevoli colleghi, il relatore e i relatori ombra, per l’impegno costruttivo che hanno dedicato a questo progetto. Abbiamo lavorato sodo e mi piace pensare che abbiamo indotto il Consiglio e la Commissione a concedere un po’ più di quanto avrebbero voluto e forse non tanto quanto avremmo voluto: è stato un buon lavoro.

Condivido il rammarico di alcuni colleghi per il fatto che non siamo riusciti a persuadere il Consiglio a pescare più a fondo nelle tasche dei contribuenti per aumentare la spesa destinata alla ricerca. E’ un peccato che il Consiglio non sia stato all’altezza della precedente retorica.

Mi auguro vivamente che il pacchetto di compromesso sia adottato domani. Trasmetterà un forte segnale alla comunità scientifica, cioè che siamo in grado di svolgere la nostra attività e adottare la legislazione in tempo utile.

Gli aspetti specifici del programma quadro che considero nuovi e promettenti sono il Consiglio europeo della ricerca e il concetto di eccellenza, perché abbiamo bisogno di entrambi per poter competere nel mondo. Mi compiaccio della decisione di incoraggiare la partecipazione delle PMI, dei ricercatori di base e delle donne alla ricerca scientifica, nonché delle iniziative tecnologiche congiunte, soprattutto per l’onorevole Prodi.

Per concludere, vorrei ringraziare anche un’altra Istituzione dell’Unione europea, la Corte dei conti, per il suo contributo al lavoro sulle regole di partecipazione, in risposta al nostro invito a presentare un parere. Mi auguro che il nostro lavoro abbia reso la partecipazione al programma quadro di ricerca più semplice, chiara e responsabile.

 
  
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  Reino Paasilinna, a nome del gruppo PSE. – (FI) Signor Presidente, vorrei ringraziare i relatori, in particolare l’onorevole Busquin, seduto qui al mio fianco. Mi auguro che il programma quadro di ricerca ci permetterà di avvicinarci agli obiettivi di Lisbona. Il Parlamento ha espresso sostegno per questo ottimo pacchetto, e il mio gruppo è concorde.

I miliardi di euro del fondo di capitali di rischio sosterranno le piccole e medie imprese, le quali devono essere in grado di competere con le grandi imprese e offrire lavoro alle persone. Vi sono tutti i motivi per aumentare gli investimenti nella ricerca. Ciononostante, soltanto un paese ha investito più dell’1 per cento del suo bilancio in attività di ricerca e sviluppo, e tale paese è la Finlandia.

Gli investimenti dell’Unione nella ricerca sono più sporadici di quelli degli Stati Uniti d’America, anche escludendo i fondi che questi ultimi destinano alla ricerca nel campo della difesa. Con il nuovo programma quadro di ricerca, vi saranno nuovi campi di ricerca e nuove iniziative.

Le iniziative tecnologiche miglioreranno le possibilità delle imprese di partecipare al programma quadro. Il consiglio scientifico del Consiglio europeo della ricerca (CER) sarà incaricato di gestire la migliore ricerca di base. Dal canto suo, il programma quadro per la competitività e l’innovazione si concentrerà sul sostegno alle imprese. L’Istituto europeo della tecnologia può inserire nell’equazione un’università di punta, che competa con altre università. Anche il Centro comune di ricerca, che conta ora più di 2 000 ricercatori, è attivo in questi campi.

Temo che tutto questo lavoro si frammenterà e che vi saranno inutili sovrapposizioni. I richiedenti sono confusi e si chiedono a chi rivolgano effettivamente le loro richieste: forse alla luna.

Chiedo quindi alla Commissione di comunicare al Parlamento in che modo intende organizzare la struttura europea per la ricerca, affinché la confusione non rallenti lo sviluppo. Il programma ERA-NET è un elemento importante di questo lavoro, ma le iniziative comunitarie non sono già troppe? Il Commissario a destra sa che cosa fa il Commissario a sinistra?

(Applausi)

 
  
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  Patrizia Toia, a nome del gruppo ALDE. – La ricerca è un pilastro importante dello sforzo europeo per la crescita, non solo dell’economia, ma dell’intera società, perché valorizza il capitale umano e i risultati della ricerca sono finalizzati a un miglioramento della vita sociale, della salute e della conoscenza. Questi aspetti positivi non possono nascondere e far dimenticare che sotto il profilo etico resta, per come è formulato l’articolo 6, una carenza per la ricerca delle cellule staminali. Non si vogliono porre limiti o filtri oscurantisti: si vuole solo dire che anche la scienza e la ricerca necessitano di regole e i criteri guida.

Il criterio guida è il primato dell’uomo, se non si vogliono ribaltare fini e mezzi. Il profilo etico è imprescindibile quando la ricerca arriva fin dentro il patrimonio genetico e quando la scienza lambisce l’origine della vita stessa e dunque l’inizio dell’umano. Pensare che la ricerca si autodisciplini e trovi solo in sé e nel suo sviluppo la sua guida è illusorio e miope. Non condividiamo la formulazione dell’articolo 6, perché non possiamo accettare che i fondi europei contribuiscano a una ricerca che può distruggere l’embrione!

Per questo era importante, signor Commissario, definire una cut-off date, un termine di certezza sull’utilizzo del linee cellulari già estratte a una data. Questa data non c’è stata. Ma sarebbe stata la prova vera della volontà di non volere utilizzare in futuro embrioni ad hoc per la ricerca. Ciò non è stato fatto, ecco perché si esprime un giudizio critico.

C’è tuttavia un punto nell’allegato allo statement che esprime la decisione di non finanziare ricerche che implicano la distruzione di embrioni. Chiediamo alla Commissione di tener fede a queste parole, perché non siano solo una dichiarazione di circostanza priva di conseguenze, e formuliamo altresì la richiesta che la dichiarazione della Commissione e l’allegato, che rischiano di andare persi e separati dal regolamento, siano invece, per un’espressa volontà della Commissione e del Consiglio, sempre vincolati al regolamento, di cui devono formare parte integrante, come ha detto, mi pare, il Commissario nel suo intervento. Inoltre vogliamo una formalizzazione giuridicamente solida di questa volontà, perché non sia affidata soltanto a una volontà politica, la quale rimane nei verbali notturni di questa Assemblea.

Domani sarà un giorno importante per la ricerca, sebbene a mio avviso occorra ribadire che rimane l’amarezza di chi ha trovato, a volte, nel confronto un muro insormontabile su questi temi e rimane anche la contrarietà, se la soluzione adottata per le cellule staminali non sarà chiara e rispettosa dei valori della vita.

 
  
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  Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, la società compie progressi non grazie alle istituzioni, ma grazie a donne e uomini coraggiosi e intelligenti che prendono iniziative e le portano a compimento.

Signor Commissario, lei è uno di questi uomini. Lei ha compreso il cambiamento climatico e l’esaurimento delle risorse energetiche. Queste sono le sfide del XXI secolo. Onorevoli colleghi, siamo in corsa contro il tempo. Potremmo avere solo 10, 15 o al massimo 20 anni per uscire da una trappola che finirà per provocare spargimenti di sangue, guerre, anomalie climatiche e malattie. Sarà una catastrofe per il pianeta. L’unica via d’uscita è effettuare rapidamente massicci investimenti nell’uso intelligente dell’energia e in fonti e materiali energetici rinnovabili.

Abbiamo negoziato un accordo per destinare alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica dell’utente finale almeno il 50 per cento dei fondi stanziati per la ricerca non nucleare. Abbiamo un accordo su tre questioni. In primo luogo, l’efficienza energetica deve essere una priorità orizzontale in tutte le nostre attività di ricerca: si tratta di ricerca materiale e di TIC, e deve comprendere la dimensione dell’energia e delle risorse. Signor Commissario, lei deve istituire un organismo di coordinamento che renda possibile tutto questo non solo sulla carta, ma anche nella realtà.

In secondo luogo, per quanto riguarda le energie rinnovabili, in Europa siamo all’avanguardia in questo settore, perché abbiamo stanziato fondi nel quarto, quinto e sesto programma quadro al fine di investire nell’energia eolica, fotovoltaica e nella biomassa. I fondi a disposizione del settimo programma quadro devono far sì che l’Europa diventi il leader mondiale nella tecnologia eolica offshore, nella tecnologia eliotermica e nella tecnologia marina. Dobbiamo compiere progressi in questa direzione. La terza parte del nostro accordo è che questi aspetti devono essere seguiti da vicino.

Infine, ITER è la decisione sbagliata. Perché? Perché mi dicono che quanto minori sono le possibilità di progresso tecnologico, tanto maggiori sono le possibilità di ottenere un accordo internazionale.

 
  
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  Miloslav Ransdorf, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Onorevoli colleghi, se mi guardo attorno, ho l’impressione che sia in atto una delle leggi di Murphy: più importante è una questione, meno attenzione le si dedica. E questo nonostante il lavoro straordinario del Commissario Potočnik e dell’onorevole Buzek e dei suoi colleghi, tra i primi a esaminare le esigenze dei nuovi Stati membri, nei quali la scienza e la ricerca ricevono finanziamenti risibili. Uno dei nostri compiti è concentrare più risorse nei settori in cui producono un effetto moltiplicatore, come nel caso delle nanoscienze e delle nanotecnologie, per le quali le risorse sono un po’ inferiori al previsto. L’aspetto su cui dobbiamo lavorare di più, tuttavia, è la nuova politica di comunicazione, al fine di elevare il prestigio della scienza e degli scienziati nella Comunità, promuovere quello che in America chiamano spirito pionieristico e garantire che il settimo programma quadro sia il fiore all’occhiello della strategia di Lisbona.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz, a nome del gruppo UEN.(PL) Signor Presidente, il settimo programma quadro è una conditio sine qua non, se l’Europa vuole diventare un leader sulla scena economica moderna, nell’interesse della prosperità e della salute dei cittadini e della protezione dell’ambiente. La situazione economica e politica e la protezione ambientale tuttavia richiedono la definizione delle priorità che devono beneficiare di particolare sostegno finanziario e organizzativo. Una di queste è la riduzione della dipendenza dal gas e dal petrolio. I problemi di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi di questi combustibili hanno un impatto negativo sull’economia e sul tenore di vita.

Negli Stati Uniti, le attività di ricerca e sviluppo sui biocarburanti hanno permesso di svilupparli e di introdurre motori alimentati da biocarburanti. Hanno inoltre permesso di ridurre le importazioni di combustibili e creato un’enorme domanda di prodotti agricoli, aumentando così la redditività di tale settore. La costruzione di nuove centrali nucleari, in risposta alle esigenze del sistema energetico europeo, e anche di impianti di generazione di elettricità che utilizzano l’energia eolica, idrica e solare, garantirà la stabilità economica, ridurrà l’effetto serra e limiterà i danni ambientali. La gassificazione e la liquefazione del carbone offrono vantaggi analoghi.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Signor Presidente, in seno all’Assemblea non si mostra mai rispetto per il principio di sussidiarietà e non si presentano mai proposte volte a restituire il potere politico dell’Unione agli Stati membri. Per quanto riguarda la ricerca, tuttavia, esistono validi argomenti economici a favore di un maggiore intervento dell’Unione. Una pura economia di mercato determina una carenza di attività di ricerca, in quanto i benefici della ricerca sono goduti da tutti, mentre i costi devono essere sostenuti dalle singole imprese. Merita quindi investire il denaro dei contribuenti nel finanziamento della ricerca di base. Se diversi paesi uniscono le forze, è ancora più vantaggioso in termini socioeconomici, perché una maggiore percentuale dei benefici ritorna ai contribuenti. E’ un’idea eccellente quella di istituire il Consiglio europeo della ricerca e favorire la circolazione dei ricercatori all’interno dell’Unione. Dobbiamo tuttavia respingere l’intervento statale e l’aumento della burocrazia. Sono necessarie maggiori risorse per la ricerca, insieme con la trasparenza e la libera circolazione. La questione in ballo è la gestione della ricerca, in quanto politici, burocrati e nuove Istituzioni comunitarie vedono comunque ampliarsi l’ambito delle loro attività.

Permettetemi infine di richiamare l’attenzione sul modo grottesco in cui sono distribuite le risorse. I fondi disponibili per il settimo programma quadro ammontano a un settimo dei costi della politica agricola dell’Unione. Gli stanziamenti per la ricerca rivestono importanza vitale per il futuro dell’Europa. Per contro, la politica agricola sperpera risorse, sfrutta i consumatori europei e aggrava la povertà nel mondo. Un raddoppiamento degli stanziamenti per la ricerca, una riduzione del 50 per cento delle sovvenzioni agricole e una riduzione del 40 per cento dei contributi dovuti all’Unione sarebbero benedizioni meritevoli di una preghiera silenziosa.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, non voglio rovinare la festa stasera. Penso si possa essere fieri di ciò che abbiamo realizzato – il Consiglio europeo della ricerca, la promozione dell’eccellenza in vari programmi – ma penso anche che sia necessario dire stasera che non è sufficiente. Non è sufficiente rispetto a ciò che dovremmo riuscire a fare a livello europeo, ed è importante ricordarlo ai rappresentanti del Consiglio e anche a lei, signor Commissario, e sottolineare che non possiamo aspettare altri sette anni per intensificare gli sforzi necessari per rimanere al passo con altre regioni del mondo, se intendiamo essere l’economia basata sulla conoscenza più dinamica del mondo.

In veste di relatore ombra, sono fiero di ciò che abbiamo conseguito. Volevamo semplificare l’accesso ai programmi di ricerca per le PMI, e ci siamo riusciti. Volevamo ottenere migliori finanziamenti per le PMI, e ci siamo riusciti. Volevamo garantire che le università potessero partecipare ai progetti senza subire perdite attraverso i costi indiretti, e ci siamo riusciti. Volevamo anche ridurre la burocrazia, e ci siamo riusciti. Volevamo ampliare le possibilità di utilizzare i diritti di proprietà intellettuale, e ci siamo riusciti.

Siamo lieti di ciò che abbiamo ottenuto, ma ciò dimostra che dobbiamo compiere ulteriori progressi.

 
  
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  Catherine Trautmann (PSE).(FR) Signor Presidente, appena in tempo, il Parlamento è riuscito a completare questo tour de force e adottare il settimo programma quadro, evitando un vuoto di un anno per la ricerca europea. Ciò ci permette anche di rispondere alla sfida più entusiasmante: quella dell’intelligenza in rete.

Permettetemi di evidenziare i progressi positivi: l’adozione di priorità legate alla vita quotidiana, come la salute, l’energia e l’ambiente; il sostegno alle tecnologie di informazione e comunicazione, il cui impatto interessa tutte le politiche dell’Unione, e la maggiore attenzione prestata alle piccole e medie imprese, motore della competitività, tramite il fondo per la condivisione dei rischi; infine, una prospettiva di risorse future che ispira fiducia, con il rafforzamento delle azioni “Marie Curie” e la creazione del Consiglio europeo della ricerca. In veste di relatrice ombra per il programma “Idee”, sono lieta che tale Consiglio, che opererà grazie ai e in funzione dei ricercatori, rappresenterà una nuova forma di governance scientifica e rientrerà nella sfera della codecisione.

Il Parlamento europeo ha dato prova di unità e responsabilità. Al tempo stesso, mi rammarico che il bilancio non sia sufficiente per recuperare il ritardo rispetto ai nostri concorrenti americani e giapponesi, che investono più del doppio di noi nella ricerca. Il Consiglio deve ascoltare il nostro messaggio a sostegno del suo, signor Commissario. Il merito di questo programma quadro è che dà un volto umano alla globalizzazione, e questo sicuramente vale uno sforzo finanziario supplementare. Fissiamo una data per la revisione delle prospettive finanziarie.

 
  
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  Carlo Casini (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa che noi sogniamo è prima di tutto l’Europa dei diritti dell’uomo, poi quella del mercato; è l’Europa della solidarietà verso i più piccoli, poi l’Europa competitiva. La ringrazio perciò per le chiarificazioni che lei stasera ci ha fornito, ma lei sa che restano precisazioni incomplete, come ambigua resta la formulazione della posizione comune. Lei sa altresì che il denaro europeo incentiverà anche la distruzione di embrioni umani.

Ricordo con gioia quando, nel 1989, socialisti e popolari votarono insieme l’impegno a non condurre mai sperimentazioni sull’embrione umano, se non per la salvezza dell’embrione stesso. Oggi stiamo invece rovesciando questa posizione: si dice che l’urgenza di avere subito a disposizione il danaro non lascia margini di riflessione ulteriori, eppure basterebbe che il Consiglio accettasse l’interpretazione autentica formulata nei due emendamenti che molti di noi hanno presentato. Auspico che questi emendamenti vengano accolti quanto meno nei programmi specifici.

 
  
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  Britta Thomsen (PSE).(DA) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare i colleghi deputati e richiamare l’attenzione su alcuni aspetti positivi del programma specifico “Capacità”. In primo luogo, gli investimenti nelle infrastrutture sono una condizione essenziale per l’innovazione e lo sviluppo di nuove conoscenze. Con una prospettiva europea per le infrastrutture di ricerca, i ricercatori avranno possibilità sempre maggiori di ottenere vantaggi reciproci in tutta Europa dai nuovi investimenti. Le nuove e specializzate infrastrutture di ricerca sono costose e si dovrebbe quindi permettere al maggior numero possibile di ricercatori di farne uso. Con risorse comuni, saremo in grado di garantire un migliore accesso agli strumenti più moderni per tutti i ricercatori europei.

In secondo luogo, considero importante che il programma stanzi risorse per integrare meglio l’aspetto della disseminazione dei risultati. Se la società deve raccogliere i massimi frutti dalla ricerca europea, dobbiamo garantire che i risultati della ricerca facciano una differenza per le persone, le autorità e l’industria. La diffusione dei risultati della ricerca di alta qualità contribuisce a legittimare anche gli investimenti della società nella ricerca e a risvegliare l’interesse dei giovani a intraprendere la carriera di ricercatori. In questo contesto, è importante rilevare che il programma si concentra anche sulle donne nella ricerca e sulla necessità di offrire loro maggiori opportunità di entrare nel mondo della ricerca. La sottorappresentanza delle donne in questo settore è ben documentata, soprattutto dalle unità per le donne e la ricerca della Commissione stessa. A livello sia comunitario sia nazionale, dobbiamo quindi adoperarci per creare una situazione in cui la professione di ricercatore sia una scelta allettante tanto per gli uomini quanto per le donne.

In terzo luogo, considero importante che il personale addetto alla ricerca e i direttori dei centri di ricerca non solo partecipino a scambi tra organizzazioni partner negli Stati membri, ma che il principio sia esteso al fine di comprendere i partner nei paesi associati e nei paesi terzi. I programmi quadro dell’Unione sono aperti a diversi paesi partner e, nel settimo programma quadro, la Commissione intende incoraggiare una maggiore partecipazione di tali paesi rispetto al passato. La partecipazione dei paesi partner allo scambio di ricercatori senza dubbio conferirà valore aggiunto alla condivisione di conoscenze europee.

 
  
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  Cristina Gutiérrez-Cortines (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, poco alla volta la ricerca europea ha concesso più spazio ai temi legati all’ambiente, alle persone e alla cultura, dando così maggiore importanza alle loro situazioni e alla loro conservazione e sopravvivenza. L’attenzione prestata al patrimonio storico e culturale ne è un esempio. Ringrazio coloro che hanno sostenuto questo aspetto in seno alla Commissione.

Lo stesso si può dire dell’inclusione nel programma dell’industria dell’intrattenimento e multimediale, delle tecnologie dell’informazione e delle scienze sociali, oltre alla novità di introdurre la ricerca relativa ai servizi di informazione e alla lotta al terrorismo.

Mi compiaccio degli accordi raggiunti sulla ricerca con le cellule staminali: abbiamo stabilito chiari limiti che rispettano la sensibilità di tutti, è stato vietato il finanziamento della clonazione umana, la clonazione o creazione di embrioni a fini di ricerca e la loro distruzione, sempre sotto il controllo degli organismi regionali, nazionali e internazionali.

Quando parlo con i malati e con i loro familiari, mi commuove la loro capacità di aggrapparsi alla speranza. Sanno che potrebbero non essere loro a beneficiare delle soluzioni, ma si sentono obbligati a difendere quel filo di speranza per i nuovi pazienti, e non sarò io a negarglielo.

La ricerca è sempre stata una caratteristica della cultura europea; lo ha detto Steiner, il grande ricercatore europeo. La creatività e la ricerca sono aspetti della nostra identità.

 
  
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  Eluned Morgan (PSE).(EN) Signor Presidente, vorrei solo esprimere il mio compiacimento per aver raggiunto una conclusione su questo pacchetto. La scienza è fondamentale per la competitività dell’Unione europea. Quando si vedono emergere i giganti economici in Cina e in India e si osserva il numero di ingegneri informatici sfornati in quella parte del mondo, si sa che ci attende una sfida.

La Commissione lo ha riconosciuto nella sua presentazione iniziale del finanziamento richiesto per questo programma. Va detto che la risposta del Consiglio è stata molto deludente, e non per la prima volta sotto la Presidenza del Lussemburgo. Grazie al cielo i britannici hanno salvato la situazione e aumentato la dotazione destinata al bilancio per la scienza. E’ doveroso riconoscere il ruolo svolto dal Primo Ministro Blair al riguardo.

Tuttavia, dobbiamo anche ammettere che non è sufficiente: 50 miliardi di euro non sono sufficienti per un programma settennale per 27 paesi. Non è una proposta seria. Come minimo, gli Stati membri devono lavorare insieme in modo molto più costruttivo in termini di creazione di capacità, perché è essenziale. Mi riferisco a ciò che ha affermato l’onorevole Turmes. Prendendo ad esempio l’energia, è fondamentale prendere in considerazione iniziative quali le piattaforme tecnologiche e la piattaforma a emissioni zero. Sono iniziative che fanno una differenza reale per il cambiamento climatico. Se non stanziamo fondi a tal fine e non sottolineiamo il nesso tra la scienza, lo Stato e il settore privato, non avremo alcuna speranza di affrontare queste tematiche. A livello ideale, dovremmo sviluppare queste iniziative nell’Unione europea e poi trasferirle in regioni come la Cina per fare davvero una grande differenza.

Infine, per quanto riguarda le capacità, è essenziale che le regioni che si trovano nelle aree più povere della Comunità si mettano al passo con le altre, il che significa che in questo programma è essenziale sviluppare maggiormente la dimensione delle capacità.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, la ricerca non può fare a meno delle persone ed è per questo che la professione di ricercatore diventa sempre più importante e noi sosteniamo la creazione di un autentico spazio europeo della ricerca. Ciò deve essere accompagnato dal dovuto riconoscimento della professione di ricercatore, perché abbiamo bisogno di ricercatori, abbiamo bisogno di formare buoni ricercatori, abbiamo bisogno di mantenere i nostri ricercatori e far ritornare quelli che hanno lasciato l’Europa, e abbiamo anche bisogno di accogliere quelli di altri paesi che desiderano lavorare con noi.

A tal fine, è necessario semplificare le procedure di accesso alle azioni “Marie Curie”. Dobbiamo incoraggiare un approccio alla ricerca maggiormente ancorato agli obiettivi di Lisbona, in particolare creando ponti tra università e imprese. Dobbiamo anche verificare l’efficacia degli aiuti concessi e l’uso di fondi pubblici e promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne. Infine, dobbiamo inquadrare la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, non solo per quanto riguarda i risultati della ricerca, ma anche per i singoli ricercatori.

Per concludere, ci attendiamo che la Commissione europea ci trasmetta le migliori informazioni possibili sul controllo di questo programma.

 
  
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  Dorette Corbey (PSE).(NL) Signor Presidente, considerato che il programma di ricerca è un elemento chiave della strategia di Lisbona, si deve accogliere con favore l’aumento dei fondi disponibili. Il problema è che purtroppo sono di gran lunga insufficienti. E’ importante stanziare un importo molto cospicuo per la ricerca sulla salute e sull’energia, in quanto sussiste un’enorme necessità di ricerca innovativa in questi campi. Per l’energia sono stati stanziati due miliardi, almeno la metà dei quali è destinata all’energia sostenibile e all’efficienza energetica. Vi sono idee promettenti che meritano una ricerca più approfondita ed è importante che gli Stati membri collaborino molto di più in questo ambito.

Nel settore della salute, è importante prestare attenzione alle malattie trascurate e alla resistenza agli antibiotici. Considerato che questa settimana si celebra la Giornata mondiale dell’AIDS, potrebbe essere un buon momento per destinare più fondi alla ricerca nel campo della salute. Si deve accogliere con favore anche il fatto che il 15 per cento dei fondi per la ricerca sia riservato alle piccole e medie imprese. A tal fine, tuttavia, è ovviamente necessario ridurre drasticamente la burocrazia nella pianificazione dei programmi di ricerca. Finora, la partecipazione delle PMI è stata limitata, perché non riescono a far fronte a tutte le procedure amministrative. Si spera che la situazione possa ora cambiare.

Signor Commissario, vorrei concludere richiamando la sua attenzione su un’ultima osservazione. La ricerca nel settore della pesca riveste enorme importanza per proteggere gli stock ittici e prevenire la pesca eccessiva. Purtroppo, il tema della pesca non è affrontato specificamente nel settimo programma quadro. Ci può garantire che investirete tempo e denaro sufficiente in questo importante lavoro di ricerca?

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, signora Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, il settimo programma quadro rappresenta davvero una pietra miliare, se consideriamo il bilancio e la politica nel loro insieme.

In veste di relatore ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, ho notato che, in termini di capacità, siamo riusciti a ottenere dotazioni supplementari e ampliare il campo di utilizzazione dei Fondi strutturali per includervi le infrastrutture di ricerca a livello regionale. Grazie all’onorevole Buzek, all’onorevole Prodi, al Commissario Hübner e alla commissione per lo sviluppo regionale, il bilancio è stato aumentato di molti miliardi. Ciò non va necessariamente fatto a livello europeo e, con lo strumento di finanziamento con condivisione dei rischi della BEI, si possono effettuare notevoli investimenti.

La tabella di marcia per la ricerca e le infrastrutture di ricerca pubblicata di recente indica la via da seguire. Posso vedere prove di questi investimenti comuni, università ad alta tecnologia e innovazione aperta in tutta Europa. Di fronte a una concorrenza globale spietata, dobbiamo garantire più attenzione, più sostanza e più collegamenti tra ricerca e infrastrutture. Sto per concludere. In tal modo, potremo avere centri di eccellenza per le nanotecnologie, la microelettronica, le cure sanitarie, eccetera. Non vogliamo una “fuga di cervelli”, ma un “acquisto di cervelli”.

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare l’onorevole Buzek per la sua relazione e per gli emendamenti proposti per il settimo programma quadro e altri onorevoli colleghi per il lavoro svolto sui programmi specifici, in particolare il programma specifico per le azioni dirette dal Centro comune di ricerca, per il quale sono relatore ombra.

Dal momento che circa il 25 per cento della legislazione dell’Unione riguarda questioni tecniche o scientifiche, il Centro comune di ricerca ha un ruolo fondamentale da svolgere. Nell’ambito della Commissione, questa Istituzione è responsabile di preparare le basi scientifiche per le proposte legislative. Di conseguenza, è indispensabile garantire che la ricerca sia di alta qualità e disponga di finanziamenti adeguati. Ritengo inoltre che l’emendamento relativo alle regole di partecipazione al settimo programma quadro si sia rivelato idoneo, riuscendo a semplificare le regole in vigore, soprattutto per la ricerca universitaria. Mi auguro che questo processo di eliminazione degli ostacoli amministrativi permetta di sfruttare meglio le nostre potenzialità per la scienza e la ricerca in Europa.

 
  
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  Romana Jordan Cizelj (PPE-DE). – (SL) Vorrei parlare del programma “Euratom”. Nei prossimi anni l’Unione europea fornirà sostegno finanziario anche per la ricerca nei campi della fissione nucleare e della protezione dalle radiazioni. La principale innovazione, tuttavia, è il notevole aumento del livello di finanziamento disponibile per le attività di ricerca nel campo della fusione nucleare. La costruzione del reattore sperimentale più grande del mondo per la fusione nucleare, che non è un progetto soltanto europeo, ma anche globale, dovrebbe cominciare entro breve. Il programma è ambizioso e risponde agli obiettivi a breve, medio e lungo termine dell’Unione europea nel settore dell’energia.

Mi auguro che il Parlamento sosterrà la proposta presentata dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia e respingerà i nuovi progetti di emendamenti presentati in plenaria. In sintesi, siamo giunti a un accordo che prevede un miglioramento dell’efficienza nell’amministrazione finanziaria e la presentazione alle Istituzioni europee di relazioni periodiche sull’attuazione del programma. Abbiamo definito l’energia nucleare come una delle risorse vitali per l’affidabilità e la sostenibilità dell’approvvigionamento energetico in Europa. Abbiamo sottolineato l’importanza di garantire risorse umane adeguate e di fornire informazioni sufficienti e accurate sull’uso pacifico dell’energia nucleare. Sono soddisfatta dei contenuti, ma non del livello di risorse finanziarie.

A questo punto, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla preparazione del programma.

 
  
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  Ján Hudacký (PPE-DE). – (SK) Vorrei esprimere il mio apprezzamento per il fatto che sin dall’inizio la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha cercato di adottare chiare regole di partecipazione al settimo programma quadro, garantendo la massima trasparenza possibile. Abbiamo adottato un approccio responsabile analogo, adottando le procedure amministrative più semplici possibile, con particolare riguardo per i piccoli organismi che partecipano al settimo programma quadro. I principi su cui si fondano le regole di partecipazione al programma quadro Euratom sono in gran parte identici alle regole generali applicabili al settimo programma quadro. Considerato il tempo limitato, non mi soffermerò sugli accordi già raggiunti. Tuttavia, le regole di attuazione del programma Euratom nell’ambito del settimo programma quadro hanno le loro caratteristiche specifiche, in particolare per quanto riguarda la ricerca sulla fusione termonucleare controllata. Apprezzo il fatto che, anche in questo programma, siamo riusciti a raggiungere l’accordo e ad adottare diversi emendamenti specifici che saranno determinanti per realizzare il progetto ITER in modo più efficiente, oltre a finanziare diverse altre iniziative considerate prioritarie dall’accordo europeo per lo sviluppo della fusione.

 
  
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  Jan Christian Ehler (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, permettetemi di rivolgermi brevemente all’onorevole Morgan. Naturalmente saremmo lieti se il Primo Ministro Blair non si limitasse a lottare, ma pagasse anche il conto. Signor Commissario, penso che l’Assemblea abbia lanciato il sasso nel suo giardino, e ora speriamo che lei riesca a farne qualcosa. A parte il programma di ricerca, dovremo affrontare il problema di doverlo collegare al programma quadro per la competitività e l’innovazione e agli strumenti di finanziamento. In seno all’Assemblea abbiamo seguito una direzione, per la quale il Consiglio ci aveva promesso un contributo finanziario supplementare; abbiamo seguito tale direzione con i fondi del programma, e non è stato facile. Tuttavia, l’abbiamo seguita perché la consideriamo corretta nell’ambito di una strategia generale.

Dobbiamo dire apertamente che ora usiamo i fondi del programma di ricerca per finanziare l’innovazione, e quindi riteniamo di avere un obbligo. Il Parlamento ha ancora l’obbligo di vigilare sul meccanismo di condivisione dei rischi, in altre parole, non stiamo ancora uscendo di scena, continueremo a sostenerla, signor Commissario, ma – e lo dico in modo inequivocabile, perché ci è costato grandi sforzi – dovremo anche rimanere vigili in questo ambito. E’ dunque un grande successo, ma è lei ad avere il grande compito di saldare insieme tutti gli elementi.

 
  
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  Etelka Barsi-Pataky (PPE-DE). (HU) Signor Presidente, non si può che accogliere con favore il fatto che il programma quadro di ricerca europeo soddisfi i suoi obiettivi e l’accordo sia stato raggiunto in tempo utile. Ritengo vi siano buone garanzie che riusciremo a trattenere e a motivare i nostri ricercatori. Diverse nostre proposte miravano ad agevolare la partecipazione e renderla più trasparente. Applicando procedure di valutazione rigorose e garantendo un ampio accesso alle informazioni si può allargare la cerchia di coloro che possono partecipare a questi progetti europei. Tuttavia, mi rammarico che il Consiglio e la Commissione si siano rigidamente rifiutati di garantire la possibilità di contabilizzare l’IVA non rimborsabile tra le spese ammissibili, sebbene la Corte dei conti avesse sostenuto la nostra proposta e la sua motivazione. Tuttavia, il meccanismo di finanziamento forfettario alternativo, che promette di rivelarsi valido, offrirà ulteriori opportunità alle università e agli istituti di ricerca e ne garantirà la partecipazione diffusa e sostenibile a lungo termine. Le regole di partecipazione hanno quindi subito un cambiamento positivo e ciò significa grande soddisfazione e buone opportunità per i ricercatori dei nuovi Stati membri.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto congratularmi con il Commissario e con la Commissione per aver aumentato il bilancio del 63 per cento, rispetto alla cifra stanziata per il sesto programma quadro. E’ un risultato straordinario e dimostra la validità dell’agenda di Lisbona, sulla quale ci siamo concentrati. Ha ottenuto il pieno sostegno del Parlamento e del Consiglio. Abbiamo lavorato molti anni per migliorarlo; i compromessi cui siamo giunti sono fondamentali per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro. Oggi penso già all’ottavo programma. Se questa volta siamo riusciti a ottenere un aumento del 63 per cento, mi auguro che riusciremo a ottenerne uno analogo per l’ottavo programma.

Un aspetto molto più importante, tuttavia, è che il lavoro tecnico è appena stato completato e ora comincia il lavoro reale. Nel 2009 si svolgeranno di nuovo le elezioni del Parlamento europeo e vi sarà una nuova Commissione; abbiamo ancora tempo per vendere i nostri successi. Le chiedo di riunirsi con il Commissario Wallström e il Presidente della Commissione e studiare il metodo migliore per far comprendere alle parti interessate, per le quali abbiamo formulato questo programma – nelle università, nelle fabbriche, in ogni ramo e settore – che questo programma è stato elaborato per il futuro dell’Europa e che i nuovi prodotti e servizi ci permetteranno di tener testa alla concorrenza globale.

Dal momento che spendiamo più di 50 miliardi di euro per la politica sui prodotti, chiedo che si adotti un bilancio per la commercializzazione e le pubbliche relazioni, in modo che la semplificazione ottenuta, questo compito titanico che abbiamo svolto per l’Europa, possa essere comunicata anche ai suoi cittadini.

 
  
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  Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, a questa tarda ora, vorrei innanzi tutto ringraziare l’Assemblea, a nome di tutti i ricercatori d’Europa, per le parole di sostegno espresse durante queste tre ore di discussione.

Molti di voi hanno parlato dei finanziamenti. Purtroppo, abbiamo perso la scommessa, altrimenti il numero sette sarebbe stato davvero fortunato: sette anni, settimo programma, 70 miliardi di euro. In ogni caso, possiamo comunque essere fieri di ciò che abbiamo ottenuto, perché si tratta di un aumento significativo.

Sono certo che il programma sarà adottato domani. Potremo poi proseguire il nostro lavoro per il futuro. Innanzi tutto, sulla questione della pesca, vorrei solo aggiungere che il tema n. 2 è ora intitolato “prodotti alimentari, agricoltura, pesca e biotecnologie”. Questa è stata l’ultima modifica adottata in occasione dell’ultima discussione, quindi è stata inserita.

Vorrei richiamare la vostra attenzione su molti aspetti importanti, che fanno parte del pacchetto ottenuto. In futuro dovremo esaminare il modo in cui si evolve il Consiglio europeo della ricerca. E’ un’iniziativa importante per l’Europa. E’ un’importante innovazione: per la prima volta saremo in grado di ottenere insieme fonti a livello europeo, perseguendo l’eccellenza senza interferenze politiche, tra cui la mia. E’ un importante cambiamento di filosofia, che mi auguro sarà fonte di decisioni future legate allo spazio europeo della ricerca. Abbiamo le piattaforme tecnologiche europee che vanno ben oltre il programma quadro e hanno un potenziale di gran lunga maggiore. Parliamo di partenariati pubblico-privati in iniziative tecnologiche congiunte, che saranno un esercizio delicato ma utile in futuro. Dovremo anche seguirle da vicino. Dovremo occuparci di uno strumento di finanziamento con condivisione dei rischi, di cui avete parlato, e so perfettamente che vi aspettate procedure semplificate, e non sarà facile ottenerle. Mi sono impegnato a farlo, ma mi auguro sinceramente di poter contare sul sostegno di tutti coloro che possono contribuire in tal senso.

Purtroppo, ho imparato che a volte è semplicemente impossibile soddisfare tutte le aspettative. Se, da un lato, vi sono esigenze private che richiedono soluzioni rapide e, dall’altro, fondi pubblici, non ci si può accordare al 100 per cento. Faremo del nostro meglio e ci proveremo, ma voglio solo dire che in alcuni ambiti è semplicemente la logica del lavoro che non si adatta al 100 per cento.

Il programma quadro che stiamo presentando è un grande successo. Tuttavia, esso rappresenta solo le fondamenta su cui dobbiamo costruire. Dobbiamo spingerci oltre. Ecco perché voglio lanciare immediatamente il dibattito sullo spazio europeo della ricerca. Ho tre motivi principali. In primo luogo, tale spazio è stato lanciato lo stesso anno dell’agenda di Lisbona. Può essere una coincidenza, ma non penso che lo sia, perché lo spazio europeo della ricerca è l’elemento principale della filosofia di Lisbona.

In secondo luogo, nel 2009 affronteremo un nuovo dibattito sulle prospettive finanziarie. Sarà più di un nuovo dibattito sulle prospettive finanziarie, sarà un dibattito sulla forma che assumerà l’Europa futura. Dovremo giungere a questo dibattito con grandi potenzialità e soltanto se avremo realmente alle spalle un dibattito sullo spazio europeo della ricerca saremo abbastanza forti da dimostrare chiaramente che tutti i messaggi che ho ascoltato oggi in Aula sono quelli giusti. Anche gli altri li comprenderanno.

In terzo luogo, quando si parla di modifiche costituzionali e istituzionali, dobbiamo essere presenti al dibattito. E’ un dibattito che si aprirà presto e in questo contesto è anche importante il trattamento che lo spazio europeo della ricerca e la cooperazione europea nel settore della ricerca riceveranno in futuro. Questi sono motivi validi e sufficienti per quando affronteremo la cooperazione internazionale, il finanziamento, le infrastrutture e molte questioni riguardanti ciò che abbiamo fatto finora e i miglioramenti che potremo introdurre in futuro.

Quando parliamo del famoso 3 per cento cui tutti pensiamo, dobbiamo essere chiari sul fatto che esistono due sfide importanti. Una proviene dai paesi avanzati. Rispetto a loro siamo ancora indietro in termini di finanziamenti annuali per la scienza e la ricerca. Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, il problema non è dovuto ai fondi, ma alla velocità, perché essi compiono rapidi progressi. Sono queste le due sfide cui dobbiamo rispondere. Quando parliamo del 3 per cento, dobbiamo essere chiari sul fatto che la sua composizione è duplice: finanziamenti pubblici e finanziamenti privati. Da un certo punto di vista, è più facile gestire i finanziamenti pubblici, perché possiamo prendere le decisioni direttamente. Tuttavia, non sempre è facile raggiungere cifre come quelle che avremmo voluto ottenere per il settimo programma quadro, ma vi è comunque un controllo politico diretto. Invece, quando si tratta di finanziamenti privati, che in genere, in circostanze normali, costituiscono due terzi, non abbiamo un controllo diretto. Possiamo intervenire attraverso attività dirette, chiaramente collegate, come gli aiuti di Stato, gli incentivi fiscali, i diritti di proprietà intellettuale, i regolamenti, la normalizzazione, le iniziative di mercato, gli appalti pubblici, i capitali di rischio, e così via. Tuttavia, se siamo onesti, dobbiamo tenere conto degli aspetti legati alla competitività e al mercato interno.

Riguardo all’istruzione superiore, se non compiamo rapidi progressi, questo elemento trainante, costituito dagli istituti di istruzione superiore e dalle università in Europa, finirà davvero in secondo piano rispetto a tutto il resto: i mercati del lavoro e finanziari e, infine, la coerenza tra le politiche macroeconomiche e le politiche strutturali che si devono adottare. Quando affrontiamo le nostre questioni, sono quindi questioni che riguardano tutti i governi, l’intera Commissione, l’intero Parlamento. Non possiamo risolverle da soli. Per questo motivo, dobbiamo sempre esaminare il quadro nel suo insieme ed è questo il dibattito che dovremo affrontare in futuro.

Dobbiamo fare tesoro del clima positivo che a mio parere esiste in Europa. Stiamo ora chiaramente rivolgendo l’attenzione politica alla conoscenza, alla ricerca e allo sviluppo, ma l’importante non è spostarla su questi temi, ma mantenervela. Perché? Perché solo dedicando un’attenzione strategica costante per un periodo di alcuni anni potremo realmente realizzare cambiamenti significativi in Europa.

E’ vero che è quasi mezzanotte, ma, se lavoriamo insieme, sono certo che non sia troppo tardi.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – E’ raro, signor Commissario, che a mezzanotte siano ancora presenti in Aula così tanti deputati. Dimostra l’importanza di questa discussione, durata quasi tre ore.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE). (EN) Il settimo programma quadro non è solo l’ennesimo programma quadro, in quanto è stato elaborato, in termini di contenuto, struttura, metodi di attuazione e strumenti di gestione, quale contributo fondamentale al rilancio della strategia di Lisbona, ponendo l’accento sull’innovazione e sulla conoscenza a favore della crescita e dell’occupazione.

Introducendo e sostenendo idee nuove e innovative, tramite il settimo programma quadro e attraverso una più ampia cooperazione transnazionale, l’obiettivo è un reale ravvicinamento della scienza alla società. Si deve riconoscere che esiste un autentico valore aggiunto europeo nel riunire università, centri e gruppi di ricerca, industria, PMI e altri enti giuridici, affinché cooperino e partecipino a progetti di ricerca concernenti priorità definite in un unico quadro di gestione pluriennale.

Il settimo programma quadro dovrà ovviamente essere attuato in sinergia con altre politiche comunitarie, quali la politica di coesione e i Fondi strutturali che, in certa misura, sostengono anche la ricerca e lo sviluppo. L’attuazione del settimo programma quadro produrrà un vero e proprio effetto moltiplicatore sugli obiettivi di altre politiche comunitarie, quali la crescita, l’occupazione e la competitività. Si garantirà che le conoscenze, le capacità e le tecnologie innovative siano conosciute, trasferite, assimilate e utilizzate dalle imprese in tutta l’Unione.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE).(EN) Credo fermamente nei risultati che può offrire la scienza tramite la ricerca sulle cellule staminali non embrionali. Dobbiamo sostenerla. Dobbiamo garantire risultati. Le terapie basate sulle cellule staminali somatiche, cioè quelle che utilizzano le cellule staminali estratte da esseri umani dopo la nascita o dal cordone ombelicale e dalla placenta, sono a un punto di svolta. Sperimentazioni avanzate su soggetti umani stanno dando risultati promettenti. Questi progressi si osservano in un’ampia serie di patologie, tra cui le malattie cardiache ed epatiche, il diabete, la cecità causata da danni alla cornea, l’osteoporosi, la fibrosi cistica, l’ictus apoplettico, il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla.

Sono quindi convinto che sia nell’interesse dei cittadini che rappresentiamo garantire la priorità nei finanziamenti e maggiori incentivi ai ricercatori in grado di trovare, nel futuro prevedibile, cure per malattie tramite l’uso di cellule staminali adulte.

Sono inoltre convinto che si debba svolgere un esame periodico dei finanziamenti concessi per le attività di ricerca che possono o non possono dare risultati.

 
  
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  Lydia Schenardi (NI).(FR) Il settimo programma quadro di ricerca dovrebbe essere concepito come uno strumento al servizio di una politica di ricerca integrale, semplificata e più accessibile alle PMI, che rafforzi, in particolare, i legami tra la ricerca e l’industria. E’ quasi all’altezza di tale obiettivo.

Di fatto sussistono preoccupazioni e interrogativi, soprattutto riguardo alla partecipazione delle PMI – i costi di accesso per i partecipanti e l’accesso allo strumento di finanziamento con condivisione dei rischi sollevano ancora problemi – ma anche per quanto riguarda la coerenza e la necessità di evitare confusioni con altre politiche comunitarie, la diffusione delle conoscenze, in cui la qualità e il rispetto della proprietà intellettuale sono problemi da risolvere, e il ruolo degli Stati membri nella gestione del programma. Anche la durata settennale del programma sembra poco adatta a obiettivi di ricerca che possono mutare rapidamente, a dispetto delle fasi e valutazioni previste.

Deploriamo anche il fatto che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia stata vietata e che il Parlamento, così come il Consiglio e la Commissione, si accontenti in questo campo di semplici definizioni e restrizioni.

Resta comunque vero che la ricerca, se è oggetto di una politica incentrata sull’eccellenza, è uno dei rari settori in cui l’Unione europea può realmente offrire un valore aggiunto rispetto alle azioni nazionali.

 
Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2007Avviso legale