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Procedura : 2006/0106(CNS)
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Ciclo del documento : A6-0398/2006

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A6-0398/2006

Discussioni :

PV 11/12/2006 - 16
CRE 11/12/2006 - 16

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PV 12/12/2006 - 14.19
CRE 12/12/2006 - 14.19
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P6_TA(2006)0549

Discussioni
Lunedì 11 dicembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

16. Prevenzione degli incidenti e promozione della sicurezza (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0398/2006), presentata dall’onorevole Kathy Sinnott a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza [COM(2006)0329 – C6-0238/2006 – 2006/0106(CNS)].

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di esprimere i più vivi ringraziamenti per il gravoso lavoro svolto dai membri delle commissioni parlamentari in merito alla proposta della Commissione relativa alla raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza. Vorrei menzionare in modo particolare l’impegno che l’onorevole Sinnott ha dedicato a questa importante iniziativa. Desidero inoltre ringraziare la Presidenza austriaca che ha ospitato una conferenza durante il suo mandato, e ha quindi offerto un contributo alla soluzione del problema.

La Commissione ha avviato azioni a favore della prevenzione degli incidenti nell’ambito del precedente programma dell’Unione europea in materia, e ha continuato a offrire il proprio sostegno nell’ambito dell’attuale programma di sanità pubblica. Com’è noto, dopo le patologie cardiovascolari, il cancro e le patologie respiratorie, gli incidenti rappresentano la quarta causa più comune di morte negli Stati membri. Ogni anno, circa 235 000 cittadini dell’Unione europea muoiono in seguito a un incidente o a violenze. Oltre 50 milioni di cittadini richiedono assistenza medica in seguito a incidenti, e 6,8 milioni vengono ricoverati in ospedale. E’ stato stimato che gli incidenti, intenzionali e involontari, sono la principale causa di invalidità cronica nei giovani, riducendo notevolmente gli anni di vita trascorsi in buona salute. Anche tra le persone di età superiore ai 65 anni, gli incidenti e gli infortuni sono una causa importante di morte e invalidità, e producono spesso un deterioramento fatale della salute.

Tra i settori che in passato hanno ottenuto scarsa attenzione, si annoverano gli incidenti in casa, nello sport e nel tempo libero, nonché gli incidenti che riguardano i gruppi più vulnerabili della popolazione, come i bambini, gli adolescenti e gli anziani. Le ricerche dimostrano che più del 50 per cento degli incidenti gravi sono prevenibili e che una riduzione di un quarto dovrebbe essere un obiettivo realistico nei prossimi dieci anni. Ma naturalmente, per poter pianificare azioni a livello europeo, è essenziale disporre di informazioni affidabili sugli incidenti in Europa. Le informazioni sugli incidenti sono altresì essenziali per valutare l’esito dei nostri sforzi e delle nostre azioni.

La Commissione ha predisposto un piano d’azione comunitario sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza nella sua comunicazione “Azione per un’Europa più sicura”. Gli Stati membri vengono incoraggiati a creare piani nazionali analoghi per la prevenzione degli incidenti; tali piani dovranno offrire un contesto operativo per azioni che coinvolgano i partner e le parti in causa. Essi inoltre dovranno definire le responsabilità istituzionali e dovranno basarsi sulle buone prassi e sulla promozione della sicurezza.

La raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza è un primo passo per associare gli sforzi della Commissione a quelli degli Stati membri, promuovendo azioni a favore di un’Europa più sicura, e riducendo l’onere individuale e collettivo degli incidenti. Questo approccio congiunto, che si basa sull’apprendimento dalle reciproche esperienze, ci garantirà risultati più rapidi e più efficaci. Ci auguriamo, e ci aspettiamo, che la situazione all’interno degli Stati membri in materia di incidenti e infortuni migliori significativamente negli anni a venire.

Ancora una volta desidero ringraziare la relatrice e la commissione parlamentare. Mi attendo un dibattito molto interessante.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), relatore.(EN) Signor Presidente, un incidente – casuale, provocato o autolesionistico – può spegnere una vita o cambiarla in un istante. Ogni anno gli incidenti sono la causa di morte di 250 000 persone, e si concludono con 65 milioni di trattamenti medici. Il nostro obiettivo quindi, al momento di affrontare una sfida così diffusa, grave e prevenibile come un incidente, è quello di salvare vite umane e tutelare la salute. Per questo motivo, lavorare a questa relazione è stato per me un onore e una sfida.

In questa relazione, che si concentra in modo particolare sulla raccolta di dati relativi agli incidenti, ho affermato che, per promuovere la sicurezza e prevenire gli incidenti, abbiamo bisogno di dati di qualità migliore. Per quanto riguarda la prevenzione, non basta sapere il numero complessivo delle vittime di incidenti stradali. Dobbiamo sapere che cosa ha reso fatale l’incidente. La condizione o il tipo del veicolo? La vittima era il conducente, un passeggero o qualcuno che camminava lungo la strada? L’incidente è stato provocato da eccessivo consumo d’alcool, dall’alta velocità o dalle cattive condizioni atmosferiche? Com’era la strada? Questo è il tipo di analisi che dobbiamo effettuare per ogni tipo d’incidente se vogliamo salvare vite umane. Non possiamo sperare di esaminare accuratamente ogni singolo incidente, ma dovremmo e dobbiamo creare un sistema di raccolta dei dati che analizzi più attentamente i fattori determinanti di tutti gli incidenti fatali e gravemente invalidanti, per scongiurarli con maggiore efficacia in futuro.

Questo è l’approccio che ho adottato nella relazione, e che la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha sostenuto con forza. La raccolta di tali informazioni può sembrare difficile, ma in realtà molte di esse sono già disponibili: le compagnie di assicurazioni dispongono di dati dettagliati sugli incidenti; negli archivi della polizia si trovano dati su incidenti violenti e autolesionistici. Dobbiamo individuare gli esperti di perizie di incidenti, e collaborare con loro per ottenere le informazioni da analizzare per prevenire seriamente gli incidenti e promuovere la sicurezza.

Il documento della Commissione ha riservato un posto specifico al sistema di sorveglianza per gli incidenti e la sicurezza in tutti i futuri programmi sanitari. In tal modo si garantisce il finanziamento del sistema, indipendentemente dal fatto che esso si dimostri efficace o vantaggioso. Siamo convinti che un’iniziativa per prevenire gli incidenti e promuovere la sicurezza sia di importanza tale da dover essere collocata nell’ambito dei programmi sanitari. Dovremo approfondire questo punto quando prenderemo in considerazione tali programmi. Ciò significa che questa specifica raccomandazione non dev’essere legata ai programmi sanitari, ma piuttosto considerata a fianco di questi ultimi. Per questo motivo, la commissione per l’ambiente ha eliminato dal documento qualsiasi riferimento ai programmi sanitari.

La Commissione ha fissato sette priorità, a cui abbiamo aggiunto gli incidenti e la sicurezza nel luogo di lavoro, e abbiamo inoltre messo in evidenza il problema della violenza domestica a danno di donne e bambini. Vorrei apportare una modifica, ossia eliminare l’emendamento n. 4, su cui terremo una votazione distinta domani. Nell’emendamento si legge: “La violenza contro le donne in ambito domestico è la principale causa di morte e invalidità nelle donne di età compresa tra i 16 e i 44 anni”. La violenza domestica contro donne e bambini è ovviamente un reato, e sono decisamente favorevole a tutti gli emendamenti che hanno messo in risalto questo punto. Tuttavia, una raccomandazione che intenda produrre dati di migliore qualità non può comprendere dati imprecisi. Il dato statistico fornito da questo emendamento sulla principale causa di morte è impreciso. Già in ottobre una pubblicazione di Eurostat dichiarava che gli incidenti su mezzi di trasporto e il suicidio sono le principali cause di morte per le donne di questo gruppo di età.

Poiché vogliamo ampliare la sorveglianza degli infortuni, abbiamo incluso riferimenti ai comportamenti a rischio, alla droga e all’alcool, a considerazioni di genere e alle condizioni sociali e ambientali. Si dà altresì rilevanza alle autolesioni a causa della loro crescente incidenza. Abbiamo inoltre ampliato l’elenco dei gruppi ad alto rischio, che adesso comprendono i giovani, gli anziani, i disabili e le donne. L’elenco non è comunque completo.

Sono favorevole agli emendamenti sulle ferite provocate da aghi e sugli infortuni degli operatori sanitari. Conosciamo bene la soluzione di questi problemi, che sono facilmente prevenibili e quindi del tutto imperdonabili.

E’ evidente che gli incidenti sono un gravoso onere per l’economia. Dal mio punto di vista comunque la cosa più importante è la sorte degli infortunati e delle loro famiglie. Ma la vera chiave della prevenzione degli incidenti e della promozione della sicurezza sta nel valore che attribuiamo all’essere umano. Un’opera d’arte rinascimentale ha bisogno di cure assai maggiori del poster di una rivista. Le persone e il loro valore intrinseco devono tornare a essere per noi l’elemento fondamentale.

Non è certo possibile prevenire tutti gli incidenti, ma se comprenderemo meglio in che modo essi avvengono, sviluppando prassi e prodotti più sicuri, potremo ridurne l’incidenza. Non riusciremo però a esercitare un impatto significativo sul livello di incidenti finché non vi sarà una diffusa consapevolezza dell’importanza di ogni individuo e del fatto che anche la perdita o l’invalidità di una sola persona è per tutti noi una grave perdita. Quando lo capiremo, cominceremo a trattare gli esseri umani come una vera opera d’arte, e diverremo consapevoli della comune responsabilità per la reciproca sicurezza. Questo è il principio ispiratore dell’emendamento n. 21, e per questo motivo faccio notare alla Commissione che la tragedia di un incidente non si limita ai suoi costi economici.

 
  
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  Antonios Trakatellis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, otto anni fa ebbi l’onore di fungere da relatore per un programma sulla prevenzione degli infortuni durante il tempo libero; in quell’occasione rimasi impressionato dal gran numero di tali infortuni, palese sintomo della gravità del problema.

Osservo subito che la relazione dell’onorevole Sinnott è veramente di alto livello; anch’io ho contribuito con i miei emendamenti, e se in futuro verrà creato un meccanismo comunitario, ossia un “sistema di controllo e notifica degli infortuni”, esso potrà contribuire all’elaborazione di politiche nazionali di prevenzione, poiché la raccolta sistematica dei dati rivelerà le cause degli infortuni, cioè quelli che definiamo i determinanti degli infortuni. Ritengo che le cause principali menzionate dalla relatrice si debbano collegare esclusivamente all’efficacia della prevenzione degli infortuni; suggerisco in particolare di esaminare la situazione degli anziani, che costituiscono la maggioranza delle vittime, e gli infortuni provocati dalla violenza contro le donne, che a mio avviso sono moltissimi; e poi naturalmente gli incidenti stradali e automobilistici e gli infortuni sportivi, oltre agli infortuni causati da prodotti e servizi.

Per migliorare l’efficienza e ridurre i costi, stimo necessario integrare programmi e infrastrutture esistenti (banche dati e così via), in quanto la Commissione dispone già di programmi che trattano questo problema; vi sono quindi dati che occorrerà prendere in considerazione, quando essa preparerà la sua proposta per il Parlamento. Questo meccanismo raccoglierà i dettagli forniti dagli Stati membri sulla base dei propri sistemi nazionali di sorveglianza sugli infortuni, consentendo di accedere facilmente alle informazioni e di ricorrere alle prassi corrette.

Onorevoli colleghi, concludo osservando che le migliaia di morti e i danni finanziari provocati dagli incidenti costituiscono una ferita aperta per le Comunità europee. Questa ferita non guarirà facilmente, ma possiamo ancora creare in futuro un meccanismo comunitario per la raccolta di dati, che ci aiuti a prevenire efficacemente questi incidenti.

 
  
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  Edite Estrela, a nome del gruppo PSE. – (PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, i dati indicano con eloquenza la necessità di mettere in guardia i cittadini sulle conseguenze dei comportamenti a rischio. Quanti incidenti di vario tipo sono provocati dall’alcool o dall’uso di droghe? Quanti bambini subiscono gravi infortuni a causa della scarsa sorveglianza da parte degli adulti, per esempio nel caso di bambini che ingeriscono detersivi o medicinali? Attualmente, circa 235 000 cittadini europei muoiono in seguito a un incidente o a infortuni legati a violenze, dato che nella sola Unione europea equivale a circa 600 vittime al giorno. Queste cifre sconvolgenti testimoniano da un lato di sofferenze e tragedie personali, e dall’altro comportano forti costi sociali e di bilancio.

E’ un fatto: incidenti e infortuni causano pesantissimi costi umani – morti premature, e anni di vita segnata dalla disabilità –, ma implicano anche un alto prezzo in termini di assistenza sanitaria e una perdita per la società dovuta alla mancata produttività. Gli infortuni però si possono evitare; è quindi essenziale adottare uno stile di vita più sano e rendere più sicure le condizioni di vita. Prevenire è meglio che curare.

Il rischio di infortuni non è diffuso in maniera uniforme in tutti gli Stati membri, né in tutti i gruppi sociali; i fattori di rischio sono determinati anche dall’ambiente domestico e di lavoro, ma occorre tener conto parimenti dell’età e del genere. Per tale motivo ho presentato un emendamento teso a integrare la prospettiva di genere in tutti i settori, compresa la politica sanitaria. A tal fine occorre altresì realizzare studi quantitativi basati sul genere e destinare risorse applicando il principio dell’articolazione di bilancio alla luce del genere; infatti, come hanno già detto altri colleghi, la violenza domestica, la violenza contro le donne, è a sua volta un’importante causa di infortuni che hanno conseguenze terribili anzitutto per le donne, ma anche per la società.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, signor Commissario, in primo luogo desidero congratularmi con l’onorevole Sinnott per l’eccellente relazione, che merita il nostro incondizionato sostegno. La materia trattata da questa proposta di risoluzione legislativa è certamente di grande importanza, giacché riguarda la morte prematura di più di 200 000 cittadini dell’Unione europea all’anno, e gli incidenti in cui sono coinvolti vari milioni di persone nei 25 Stati membri. Alcuni di questi incidenti sono terribili, e possono sfigurare in modo permanente migliaia di persone, o provocarne una grave e permanente invalidità.

Ci sono due aspetti essenziali nella prevenzione degli infortuni accidentali: l’individuazione e la valutazione dei fattori di rischio, e l’adeguata comunicazione e attuazione delle misure di sicurezza. L’onorevole Sinnott osserva giustamente che, oltre a raccogliere informazioni sugli incidenti istituendo un sistema di sorveglianza, la relazione del Consiglio va integrata accentuando l’importanza della promozione della sicurezza e sensibilizzando l’opinione pubblica sulle conseguenze dei comportamenti a rischio. Tra i numerosi fattori di rischio che influiscono sulla vita umana, vorrei concentrarmi su uno in particolare: l’alcool e la sicurezza stradale.

In questo settore c’è ancora molto da fare in termini di prevenzione. Il consumo di alcool da parte dei conducenti è estremamente pericoloso, soprattutto perché l’alcool ottunde le funzioni cerebrali superiori, indebolendo la percezione sensoriale, rallentando i riflessi, alterando il coordinamento muscolare locomotorio e riducendo il senso del pericolo. Da questo punto di vista, nel corso degli anni l’alcool è stato responsabile della morte di milioni di persone in seguito a incidenti stradali in tutto il mondo. Eppure, o per ignoranza, o più probabilmente per le forti pressioni dei produttori di bevande alcoliche, non comprendiamo appieno la necessità di adottare azioni più drastiche nei confronti di coloro che guidano in stato di ebbrezza. Al contrario, ci viene fatto credere che l’assunzione di alcool è priva di pericoli entro certi limiti, che nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea equivalgono a un livello di 50 mg per 100 ml di sangue.

Questo approccio mi sembra del tutto errato. Per chi guida, nessuna quantità di alcool è innocua. Qualunque livello di assunzione di alcool, per quanto ridotto, influirà in una certa misura sull’attività cerebrale. Per legge una persona con un livello di alcool nel sangue pari a 20, 30 o 40 mg/100 ml ha il diritto di guidare, ma il rischio che questa persona sia coinvolta in un incidente è assai maggiore rispetto a chi non abbia assunto alcoolici.

I nostri sistemi scolastici statali, e i nostri sistemi giuridici, conferiscono alle persone alla guida un falso senso di sicurezza, inducendoli a credere di poter guidare con sicurezza a condizione di non assumere un eccessivo quantitativo di alcool. Questo è assurdo, e dobbiamo correggere la situazione affinché si imponga l’approccio di mantenere il livello di alcool nel sangue del conducente pari a zero. Soltanto così potremo sperare di ridurre considerevolmente il numero di morti per incidenti stradali provocati dall’uso di alcool. Ma – purtroppo in politica c’è sempre un “ma” – quanti di noi vogliono e possono assumersi il compito di battersi per introdurre una legislazione che proibisca l’uso di alcool agli automobilisti, e quanti di noi potrebbero sopravvivere politicamente se entrassero in conflitto diretto con l’industria delle bevande alcoliche, per aver sostenuto la necessità di proibire il consumo di alcoolici agli automobilisti?

Per concludere, se vogliamo trasmettere un messaggio importante di prevenzione degli incidenti ai cittadini in occasione del prossimo Natale, dobbiamo affermare che l’alcool uccide sulla strada, indipendentemente dal fatto che sia assunto in piccole o in grandi quantità, mentre solo un livello di alcool nel sangue pari a zero garantisce una guida sicura.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). (SK) Desidero unirmi a coloro che sostengono le raccomandazioni del Consiglio; ringrazio anche la relatrice, per aver redatto la relazione del Parlamento europeo su questo tema.

La ragione fondamentale che ha indotto a elaborare questa relazione è già stata ricordata più volte questa sera. Ogni giorno 600 persone muoiono a causa di incidenti e infortuni: ciò significa 250 000 persone all’anno. Da un lato queste cifre testimoniano dell’angoscia e delle sofferenze delle famiglie, ma dall’altro non dobbiamo dimenticare che incidenti e violenze nella vita economica e sociale costituiscono un pesante onere economico per lo Stato.

In molti Stati membri gli ospedali devono valutare scrupolosamente l’efficacia delle cure, per esempio nei pazienti affetti da tumori. Curare le vittime di incidenti e violenze comporta forti spese, ma questi episodi si possono prevenire. Ogni anno nell’Unione europea vengono ricoverate in ospedale sette milioni di persone, mentre 65 milioni hanno bisogno di cure mediche; queste statistiche esprimono e riflettono le enormi sofferenze sostenute da tutti coloro che sono coinvolti in queste situazioni.

Ritengo quindi che la proposta di stabilire procedure comuni, da parte degli Stati membri dell’Unione europea, per ridurre il livello degli incidenti e delle violenze, sia altamente efficace. Statistiche precise, rispecchianti le differenze che si riscontrano fra gli Stati membri, ci aiuteranno a individuare con maggior sicurezza i metodi di prevenzione più adatti. Sapendo che le persone con più di sessantacinque anni di età costituiscono il 16 per cento della popolazione dell’Unione, ma il 40 per cento delle vittime degli incidenti mortali, dovremmo varare una serie di campagne di sensibilizzazione, oppure introdurre misure di protezione destinate alle persone di questa particolare fascia di età. I giovani sono un altro gruppo importante, cui dobbiamo dedicare la nostra attenzione per prevenire incidenti e violenza. Gli infortuni sportivi avvengono spesso nonostante la presenza di un allenatore, e nel corso delle attività svolte nel tempo libero. Dobbiamo rispettare la nostra salute, oltre a quella degli altri; insieme, dobbiamo opporci alla violenza cui siamo esposti, e che proviene dalla televisione, dai film e dai giochi per bambini, i quali spesso costituiscono un incoraggiamento a praticare tali indesiderabili forme di comportamento sociale.

 
  
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  Horst Schnellhardt (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’opera della Commissione per ridurre l’elevato numero di incidenti e di vittime e giungere a un significativo miglioramento della situazione negli Stati membri è certamente apprezzabile, e in effetti la relatrice ci ha esposto interessanti argomentazioni in merito. Tuttavia, siamo veramente convinti che queste misure faranno diminuire il numero degli incidenti nei nostri paesi? A mio parere succederà proprio il contrario. Queste misure porteranno a impegnare in questi paesi fondi che si possono usare appunto per queste misure.

Vorrei commentare il problema dei costi, che vengono sempre enumerati. Naturalmente mi preoccupa il numero delle vittime. Ho letto oggi, con riferimento a REACH, di quanto si potrebbero ridurre le spese sanitarie se riuscissimo a migliorare questa situazione; si tratta naturalmente di cifre corrette, ma non riusciremo mai a raggiungerle. L’unico risultato che otterremo da questo documento è un’espansione della burocrazia, anche se tutti ripetiamo che l’Unione europea non lo vuole, e anzi intende ridurre le pastoie burocratiche. Eppure gli Stati membri dell’Unione europea sono bene attrezzati per affrontare questo problema: raccolgono statistiche, adottano le misure necessarie e conoscono la situazione locale meglio di noi a Strasburgo o Bruxelles. Ci inganniamo, se pensiamo che le nostre statistiche possano dire agli Stati membri cose che essi già non sappiano; siamo sulla strada sbagliata. Prendiamo per esempio il problema degli incidenti automobilistici: non possiamo sperare di influenzare da Bruxelles le abitudini degli automobilisti in Sicilia o in Finlandia. Tale influenza si può esercitare solo con iniziative a livello locale, e quindi l’azione in questo campo va regolata unicamente dal principio di sussidiarietà. Permettetemi un’analogia un po’ esagerata. Qualcuno potrebbe far notare che molte persone si infortunano perché cadono dalla scala, mettendo le tende alle finestre; ma in alcuni paesi, tradizionalmente, non si usano tende e quindi tali incidenti non si verificano. Come fare paragoni? Lo stesso vale in molti altri casi. A mio parere, quindi, ci siamo avviati sulla strada sbagliata; dovremmo ripensare queste misure e concentrarci su misure bilaterali che, a differenza di questa proposta, produrranno veramente una diminuzione degli incidenti.

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati per l’interessante dibattito. Condivido la vostra frustrazione: nell’Unione europea molte cause di incidenti, morte e danni alla salute sono prevenibili, e potremmo fare molto di più al riguardo. Credo che i vostri interventi siano un passo nella giusta direzione e contribuiscano a questo sforzo. So che il Parlamento europeo ha manifestato grande coerenza nella propria attività in materia di prevenzione degli incidenti, e il dibattito odierno mostra il diffuso interesse su tale problematica.

Per noi, e per me personalmente, l’obiettivo principale, il centro di tutte le politiche risiede nell’essere umano, nella gente: questa è la realtà. Dobbiamo però ammettere che, oggigiorno, non tutti i centri decisionali ispirano la propria azione unicamente a questa considerazione. Perciò potremo raggiungere questo obiettivo con maggiore facilità quando riusciremo ad associare a tali ragionamenti argomentazioni di carattere finanziario ed economico. Non mi spingerò a dire che queste ultime sarebbero prioritarie o comunque l’elemento principale da prendere in considerazione, ma ritengo che comunque sarebbero d’aiuto. Oltre alle sofferenze umane, al dolore e all’impatto sociale prodotto dagli incidenti, questi aspetti rappresentano un grave problema anche per le economie degli Stati membri e quindi è necessario investire anche da questo punto di vista.

Per quanto riguarda la posizione della Commissione sui vari emendamenti, la Commissione può accettare integralmente numerosi emendamenti, per esempio i nn. 5, 18, 21, e parzialmente gli emendamenti nn. 7, 11, 15, 16 e 17. E’ in corso di distribuzione ai deputati l’elenco completo delle posizioni della Commissione su ogni emendamento e mi auguro che esso verrà inserito nel processo verbale della seduta(1).

Non possiamo accogliere l’emendamento che riguarda la soppressione dei meccanismi finanziari nell’ambito del programma di sanità pubblica perché non abbiamo alternative, e giuridicamente non possiamo accettare che un emendamento sia sostenuto attraverso il Fondo di coesione e i Fondi strutturali. Quindi, date le circostanze, dovremo insistere sul mantenimento del finanziamento attraverso il programma di sanità pubblica.

L’obiettivo principale di questa proposta naturalmente è l’informazione, perché in mancanza di informazioni adeguate non saremo in grado di definire le politiche più opportune, né di fissare obiettivi, e non sapremo se stiamo raggiungendo i nostri scopi. La maggior parte degli Stati membri ha bisogno di aiuto, come appare evidente dai risultati e dalle informazioni di cui disponiamo; tale aiuto deve basarsi del Trattato, nonché sulle politiche di integrazione e sostegno a favore degli Stati membri per i loro sforzi e il coordinamento politico, indipendentemente dalle singole politiche; è questo il fondamento della proposta. E’ vero; ci sono informazioni frammentarie, ma dobbiamo riunirle insieme per imparare dalle reciproche esperienze e dimostrare che questa è un’Unione europea della solidarietà, un’Unione europea della cooperazione, in cui possiamo apprendere e aiutarci a vicenda, affinché i singoli Stati membri non debbano passare attraverso questo processo di apprendimento a costo di vite umane e della salute dei cittadini europei. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare, e credo che potremo sfruttare appieno l’opportunità di scambiarci le migliori prassi e informazioni e di collaborare in modo stretto. Questo è l’obiettivo della proposta in discussione; ancora una volta ringrazio l’onorevole Sinnott e il Parlamento per il loro sostegno alla nostra proposta.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.

 
  
  

Allegato – Posizione della Commissione

Relazione Sinnott (A6-0398/2006)

La Commissione può accogliere gli emendamenti nn. 5, 18 e 21.

Gli emendamenti nn. 7, 11, 15, 16 e 17 possono essere accettati in parte.

La Commissione non può accettare gli emendamenti nn. 1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 19, 20, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29 e 30.

 
  

(1)Per la posizione della Commissione sugli emendamenti presentati dal Parlamento: cfr. Allegato.

Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2007Avviso legale