Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, è un piacere per me presentarvi oggi la relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani. La prima relazione sui diritti umani è stata pubblicata nel 1999, quando la Finlandia, come questa volta, fu coinvolta nella redazione del documento poiché ricopriva la Presidenza in carica dell’Unione europea. L’obiettivo della relazione da allora non è cambiato. Ancora oggi si occupa, in un modo unico, della politica per i diritti umani dell’Unione europea e di quanto viene realizzato in questo quadro. La relazione ora ultimata concerne le azioni e le politiche comunitarie realizzate nel periodo dal 1° luglio 2005 al 30 giugno 2006 e che miravano alla promozione del rispetto universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La relazione segue le sette precedenti pubblicate tra il 1999 e il 2005, conformemente alla dichiarazione adottata nel 1998 dal Consiglio europeo. Approvata in occasione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, essa esortava l’Unione europea a rafforzare la propria azione a favore dei diritti dell’uomo, invitandola inoltre a redigere annualmente una relazione sui diritti umani.
La relazione sui diritti umani presenta una panoramica del lavoro svolto dalle Istituzioni dell’Unione europea per promuovere i diritti umani e la democrazia. Vengono altresì esaminate le politiche esterne e le circostanze interne dell’UE. In una sezione separata, inoltre, viene analizzata l’azione del Parlamento europeo per promuovere i diritti umani e la democrazia. Il Parlamento europeo ha il merito di avere sollevato questioni concernenti i diritti umani garantendo che esse ricevano debita attenzione anche presso le altre Istituzioni dell’Unione.
La relazione evidenzia le speciali priorità della politica per i diritti umani dell’UE, quali il mainstreaming. In pratica, mainstreaming significa accrescere l’interazione tra gli esperti di diritti umani e i gruppi di riflessione nazionali e presentare aspetti concernenti i diritti umani in diversi ambiti di attività dell’UE, come la gestione delle crisi e l’esportazione di armi. L’Unione europea ha sviluppato alcune modalità per affrontare problemi speciali, come le donne, la sicurezza e i bambini, nel quadro dei conflitti armati. Il rappresentante personale del Segretario generale/Alto rappresentante ha partecipato attivamente all’integrazione dei diritti umani nel quadro della politica estera e di sicurezza comune contribuendo inoltre a una maggiore sensibilizzazione in merito agli orientamenti dell’UE sui diritti umani.
L’Unione europea ha adottato orientamenti speciali su alcune questioni e in questo modo ha determinato le priorità all’interno della sua politica per i diritti umani. L’Unione è assolutamente contraria alla pena di morte e ha messo in evidenza casi specifici in cui non sono stati rispettati i requisiti minimi del diritto internazionale. Durante il periodo di riferimento l’Unione ha prestato un’attenzione particolare ai paesi in cui è cambiata la politica sulla pena di morte.
L’Unione europea ha incoraggiato vari paesi a sottoscrivere la Convenzione contro la tortura, rafforzando così l’azione contro la sua abolizione.
Inoltre, l’Unione ha specificato alcuni paesi bersaglio prioritari, dove propone di migliorare la situazione dei diritti umani cercando in vari modi di alleviare le sofferenze dei bambini coinvolti nei conflitti armati. E’ stato importante rilevare la questione nei forum internazionali multilaterali attrezzando meglio l’UE per affrontare questa stessa questione nell’ambito della politica europea di sicurezza e difesa.
Per quanto concerne gli orientamenti dell’UE sui difensori dei diritti umani, l’Unione ha lanciato campagne globali sulla libertà di parola e sui diritti umani delle donne. Siccome i difensori dei diritti umani molto spesso si trovano ad essere attaccati a loro volta, i loro diritti sono ancora una delle priorità dell’UE.
Il Consiglio apprezza il ruolo centrale svolto dal Parlamento europeo nei nostri sforzi congiunti per difendere e promuovere i diritti umani. Il Premio Sacharov assegnato ogni anno a coloro che difendono la libertà di pensiero svolge un ruolo fondamentale in questo quadro. Nel corso degli anni il Parlamento ha riconosciuto i successi di grandi personaggi, come Nelson Mandela e Kofi Annan. Siamo lieti che quest’anno il Premio Sacharov sia stato assegnato al leader dell’opposizione bielorussa Aliaksandr Milinkievitch. Abbiamo motivo di credere che questo riconoscimento internazionale incoraggerà Milinkievitch e altri a continuare la loro importante opera di rafforzamento delle forze democratiche in Bielorussia.
Nel periodo analizzato nella relazione, ossia tra l’estate del 2005 e l’estate del 2006, si è verificato un grande cambiamento nelle strutture dell’ONU. I negoziati sulla creazione di un Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e, in seguito, la prima riunione del nuovo Consiglio, hanno costituito un quadro essenziale per l’azione dell’UE nell’ambito della politica multilaterale per i diritti umani. Obiettivo dell’UE è sempre stato quello di istituire un Consiglio che dia ai diritti umani lo status loro conferito dalla Carta dell’ONU. Anche se nel testo adottato definitivamente nel marzo 2006 non siamo riusciti a inserire tutti gli aspetti che ci stavano a cuore, l’Unione crede, comunque, che la creazione del Consiglio ONU per i diritti umani sarà un elemento essenziale per rafforzare il sistema dell’ONU per i diritti umani. Costituirà anche un grande passo in avanti nel processo complessivo di riforma delle Nazioni Unite.
La promozione dei diritti umani, della democrazia e del progresso nello Stato di diritto riveste un’enorme importanza nella lotta contro il terrorismo e i vari movimenti estremisti. Nelle dichiarazioni pronunciate presso l’ONU e altre istanze l’UE ha ribadito la sua opinione secondo la quale il rispetto dei diritti umani è vitale nella lotta al terrorismo. La Presidenza ha sottolineato in varie occasioni che azioni efficaci contro il terrorismo e la protezione dei diritti umani sono obiettivi complementari che si sostengono a vicenda.
Il dialogo politico è, innegabilmente, uno strumento irrinunciabile nella promozione dei diritti umani. Il mainstreaming dei diritti umani ha comportato un tentativo di garantire che le questioni concernenti i diritti umani vengano affrontate con coerenza e in uno spirito di collaborazione tra UE e paesi terzi a livelli diversi. Questo vale anche per paesi con i quali l’UE è coinvolta in un dialogo speciale sui diritti umani, come la Cina e la Russia. Quest’anno la relazione sui diritti umani sottolinea per la prima volta l’impegno dell’UE a favore del dialogo interculturale, sia all’interno dell’Unione sia con paesi terzi.
Le vittime delle violazioni dei diritti umani e i difensori dei diritti umani in tutto il mondo si attendono molto dall’Unione europea, e per una ragione. Ci si può attendere che l’Unione europea, in quanto Comunità basata su valori, si batta per promuovere i diritti umani e la democrazia con obiettivi chiari. Questa relazione ci aiuterà a giudicare se l’Unione ha risposto bene a questa sfida.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, accolgo con estremo favore la pubblicazione della relazione annuale 2006 sui diritti umani. Per la prima volta questa relazione è davvero frutto di un impegno combinato. Ci siamo battuti per questo. L’anno scorso, durante il dibattito qui in Aula, ho detto che sarei stata molto felice se avessimo potuto preparare la relazione insieme. Mi sarebbe piaciuto occuparmi di una delle prefazioni. Purtroppo sembra che fosse ormai troppo tardi, ma penso che la Commissione dovesse essere visibile.
E’ ormai diventata una prassi abituale tenere una seduta speciale sui diritti umani e la democrazia prima di Natale. E’ una buona tradizione; è una nobile tradizione vedere cosa è stato realizzato e quali sono i nuovi sviluppi.
Quest’anno la relazione annuale costituisce ancora una volta una testimonianza preziosa dell’impegno combinato di tutti noi per la promozione e la protezione dei diritti umani nel mondo e rispecchia il modo positivo in cui l’Unione europea ha riunito tutte le sue forze per elaborarla.
Questo dibattito mi dà l’opportunità di evidenziare rapidamente alcune attività svolte nel 2006.
Innanzitutto, l’integrazione dei diritti umani nelle politiche esterne è stata una delle massime priorità dell’UE nel 2006, grazie alle Presidenze austriaca e finlandese. E’ davvero una soddisfazione constatare che tutti gli attori dell’UE sono sempre più impegnati a favore di questo importantissimo aspetto delle nostre politiche. Tuttavia, non dimentichiamo che il mainstreaming o, altro termine che mi piace molto, l’“integrazione” dei diritti umani in tutte le politiche, non è un fine in sé, ma un mezzo per raggiungere determinati obiettivi. Per l’Unione europea questi obiettivi sono chiaramente sanciti nel nostro Trattato, che ci esorta a sviluppare e consolidare la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali tramite le nostre varie politiche esterne. In questo contesto, siamo particolarmente lieti che le questioni concernenti i diritti umani e la democrazia siano state integrate nei testi giuridici di tutti i nuovi strumenti di finanziamento previsti dalle prospettive finanziarie 2007-2013.
In secondo luogo, il mainstreaming è un processo senza fine; dobbiamo mantenere costantemente il nostro impegno e introdurre nuovi strumenti. A tale proposito sono lieta di comunicarvi che lo scorso giugno la Commissione ha modificato i mandati dei suoi capi di delegazione, dando seguito alla relazione dell’onorevole Agnoletto. Questi mandati ora citano esplicitamente i diritti umani e la democrazia, attribuendo, così, grande importanza alla necessità di riferire sull’argomento e di agire.
Allo stesso modo, nel quadro delle “clausole sui diritti umani” dei nostri accordi, sono state create nuove istanze per il dialogo e lo scambio di opinioni con paesi terzi. Sono aumentate le occasioni per discutere di promozione e rispetto dei diritti umani, da Argentina e Bangladesh a India, Giordania, Marocco, Turkmenistan e Vietnam. Ciò va ad aggiungersi ai dialoghi e alle consultazioni istituzionalizzate sui diritti umani e ai vari dialoghi politici dove l’argomento viene sempre sollevato.
Ultimo punto, ma non meno importante: la Commissione continua a includere gli “elementi essenziali” della clausola sui diritti umani e la democrazia nei negoziati dei nuovi accordi bilaterali di partenariato e cooperazione. E’ questo il caso, ad esempio, dell’accordo con sei paesi ASEAN. Stiamo inoltre preparando i negoziati per un accordo con la Cina, e la Commissione continua a sostenere incondizionatamente l’inclusione di questa clausola in linea con la prassi abituale.
In terzo luogo, mentre integriamo i diritti umani in tutte le nostre politiche, dobbiamo anche concentrarci su alcuni aspetti specifici della politica dei diritti umani. Questi aspetti sono stati delineati da due comunicazioni della Commissione: “Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini” e “Verso una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori”.
Il 2006 è stato caratterizzato anche dai cambiamenti fondamentali nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, con il nuovo Consiglio per i diritti umani che è già stato menzionato. Mentre all’inizio esistevano buone ragioni per essere ottimisti, ad esempio la partecipazione attiva delle ONG ai dibattiti o il desiderio di lasciarsi alle spalle il fallimento della precedente commissione per i diritti umani, il quadro complessivo alla fine dell’anno è fonte di preoccupazione a causa, tra l’altro, di segnali scoraggianti di politicizzazione di questa nuova istanza. Noi, l’Unione europea, dobbiamo rinnovare il nostro impegno e collaborare maggiormente con gli attori a Ginevra per convincerli del fatto che la comunità internazionale ha bisogno di un Consiglio per i diritti umani efficace. Abbiamo ancora la possibilità di far funzionare questo nuovo organismo mettendolo in condizione di produrre risultati. Dobbiamo effettivamente sperare che dall’odierna sessione sul Darfur scaturiscano risultati positivi.
Non posso concludere senza ribadire la mia soddisfazione personale, nonché quella della Commissione, per la votazione di ieri sulla proposta di regolamento che istituisce un nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani. Questo strumento permetterà alla Commissione di fissare con maggiore facilità le priorità al momento della realizzazione degli obiettivi previsti dal regolamento e in linea con il suo campo di applicazione.
In ogni caso, sappiamo fin troppo bene che le misure per la promozione dei diritti umani e della democrazia devono essere quanto più possibile numerose, multisettoriali, trasversali e di portata mondiale. Si dovrà tenere conto anche dell’aumento del numero dei beneficiari. E’ inoltre auspicabile una maggiore complementarietà con i vari strumenti, che spaziano dal dialogo politico e dai canali diplomatici ai vari strumenti di cooperazione finanziaria e tecnica, inclusi i programmi geografici e tematici.
Infine, intendiamo sviluppare approcci più integrati ai diritti umani e alla democrazia all’interno del nuovo strumento. In alcuni dibattiti sembra che i diritti umani e la democrazia siano due questioni separate. Secondo noi, invece, i diritti umani sono la base della democrazia e la democrazia è necessaria per sviluppare e proteggere i diritti umani. Quindi, non creiamo demarcazioni artificiali. Pensiamo, comunque, che questa sia una buona base per continuare il nostro lavoro l’anno prossimo.
Gerardo Galeote, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, il Ministro Lehtomäki ha richiamato il Premio Sacharov e io vorrei sottolineare che le Damas de Blanco sono donne indifese, mogli, madri e figlie di dissidenti politici del regime cubano che, in modo pacifico e silenzioso, provenienti da diverse città di Cuba, con un grande sforzo si riuniscono ogni domenica e passeggiano insieme vestite di bianco per le strade dell’Avana, come domenica scorsa, quando sono rimaste vittime di molestie, minacce e insulti da parte di gente che voleva festeggiare in questo modo la giornata dei diritti umani. Sembra ridicolo che io oggi debba dire che queste donne non sono terroriste pericolose e controrivoluzionarie finanziate dalla CIA, ma solo donne che non si rassegnano di fronte all’ingiustizia e alla violazione dei loro diritti più fondamentali in quanto esseri umani.
E, di conseguenza, è altrettanto ridicolo che il regime cubano continui a impedire che alcune rappresentanti di queste donne escano dal paese per ricevere il Premio Sacharov che il Parlamento europeo ha assegnato loro l’anno scorso.
Non sappiamo cosa ne sia stato dell’impegno assunto dal Presidente del Parlamento europeo in questa stessa Aula ormai un anno fa, ma, se ha fatto qualcosa, i risultati sono evidenti.
Per questo motivo mi rallegro per l’iniziativa degli onorevoli Flautre e Brok di inviare una delegazione a Cuba. Personalmente non mi spiace che tale delegazione approfitti del viaggio per incontrare le autorità del paese e constatare come sta cambiando il clima politico.
Chiedo, però, che i servizi del Parlamento europeo inizino fin da ora, senza indugio, le procedure formali per chiedere le necessarie autorizzazioni per l’ingresso nel paese. Alla Commissione e al Consiglio chiedo che esercitino tutta la pressione possibile affinché queste autorizzazioni siano concesse.
Se la risposta sarà favorevole, come auspico, potremmo manifestare una minima, ma efficace, espressione di solidarietà. Se sarà negativa, signor Presidente, sarà la dimostrazione dell’atteggiamento dell’attuale governo cubano, cosa di cui le Istituzioni europee dovrebbero prendere debita nota.
Elena Valenciano Martínez-Orozco, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, a nome del gruppo socialista al Parlamento europeo desidero ringraziare il Consiglio per essere venuto a presentarci per il secondo anno consecutivo la sua relazione annuale sui diritti umani in questa tornata di dicembre, che il Parlamento europeo dedica espressamente ai diritti umani.
Accolgo, dunque, con favore il lavoro svolto dal Consiglio su questa ottava relazione e in particolare mi complimento per il paragrafo dedicato all’attività del Parlamento europeo. Sembra che inizino ad ascoltarci.
Condivido l’importanza attribuita dal Consiglio al mantenimento della coerenza nelle azioni comunitarie. Questo principio, prezioso in tutti gli ambiti, lo diventa ancora di più quando parliamo di diritti umani.
L’Unione europea deve essere non solo coerente, ma anche esemplare nell’ottemperare agli obblighi internazionali. Abbiamo il dovere morale di sostenere fermamente la difesa dei nostri valori e dobbiamo porre i diritti umani, lo Stato di diritto e la legalità internazionale al centro della nostra azione, soprattutto quando alcuni di questi principi sono messi in discussione, anche da parte di governi democratici.
Dobbiamo dire con chiarezza che non si possono permettere violazioni dei diritti umani sul territorio dell’Unione europea e agire con determinazione per contrastare un certo regresso registrato nel rispetto degli strumenti di salvaguardia e garanzia.
A tale proposito vorrei vedere un maggiore impegno da parte del Consiglio, e approfitto per rettificare il riferimento della relazione alla commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri, visto che il Consiglio ha confuso l’indagine che sta svolgendo il Consiglio d’Europa con quella di questo Parlamento.
Esiste un rapporto sempre più stretto tra i diritti umani nelle relazioni esterne e nella politica interna dell’Unione, dimostrato, ad esempio, dal legame sempre più stretto tra sicurezza, cooperazione allo sviluppo e diritti umani.
L’Unione europea deve assumersi le sue responsabilità in quanto attore globale e, quindi, deve difendere una posizione ferma e parlare con una sola voce sulla scena mondiale.
Una maggiore visibilità e un’azione più decisa dell’Unione relativamente ai conflitti di lunga durata, come in Palestina o nel Darfur, saranno indubbiamente un contributo dell’Europa a questi diritti umani che oggi qui difendiamo tutti.
Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, le sarei grata se potesse aggiungere al mio tempo di parola quello che mi era stato assegnato prima, per cui per il gruppo ALDE abbiamo due minuti. Vorrei scusare l’onorevole Cappato per la sua assenza. Ha avuto un’urgenza personale e pertanto parlerò io a nome del gruppo.
Desidero ringraziare il Consiglio e la Commissione per il duro lavoro, e sono lieta che non ci si sia limitati a un semplice elenco di paesi in cui si registrano violazioni dei diritti umani. Mi fa piacere che questa volta una sezione sia dedicata al Parlamento europeo. Mi risulta difficile, comunque, quando parliamo di diritti umani in sottocommissione, sentirmi dire che non possiamo occuparci degli abusi nell’UE. So che se ne occupa la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, ma dobbiamo trovare un modo per unire le azioni della commissione per le libertà civili e della sottocommissione per i diritti dell’uomo.
Un ambito in cui dobbiamo essere più propositivi è quello delle bombe a grappolo. So che secondo molti la questione riguarda la difesa, ma secondo me concerne anche i diritti umani. Sebbene non siano contemplate dal Trattato del 1997 sulle mine antiuomo, le bombe a grappolo hanno lo stesso effetto devastante sui civili. Invito il Consiglio e la Commissione ad associarsi alla sempre più diffusa opinione secondo la quale le bombe a grappolo dovrebbero essere soggette a un bando totale, e spero che le voci secondo cui la Commissione starebbe per ridurre i fondi per la rimozione delle mine siano infondate, perché sono in gioco i diritti umani se le persone non possono muoversi liberamente.
Un’altra preoccupazione che è citata nella relazione – e ne sono lieta – è l’esistenza della prigione di Guantánamo, questione che lo scorso anno abbiamo sollevato più volte. Il Consiglio, in particolare, può assicurare che intensificherà gli sforzi per fare pressione sul governo americano affinché chiuda la prigione una volta per tutte, che è quanto il Parlamento ha chiesto? Sono lieta che la tratta degli esseri umani sia stata una delle priorità dell’UE, ma dobbiamo fare pressione su quegli Stati membri che non hanno ancora firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro la tratta degli esseri umani.
Infine, mi fa piacere che una sezione sia dedicata ai diritti delle persone disabili. La tempistica è perfetta poiché, come ben sapete, verrà firmata la Convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità. Speriamo che segua rapidamente la ratifica.
Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, domenica scorsa è deceduto l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, esattamente – per una strana coincidenza – cinquantotto anni dopo che nel 1948 i leader mondiali approvarono la Dichiarazione universale dei diritti umani.
L’Unione europea è – spesso diciamo – un progetto basato su valori, tra cui i principali sono il rispetto e la promozione dei diritti umani. E siamo in molti a pensare che deve essere così. La lotta per i diritti umani deve affrontare sempre di più aspetti trasversali, come la promozione della democrazia, la governabilità, la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi, il diritto umanitario, e così via. E’ altrettanto importante segnalare il carattere universale e indivisibile di questi diritti.
Proprio per questo motivo, è così triste constatare il terribile regresso di alcuni principi e valori. In concreto, dobbiamo ricordare la necessità di affrontare e correggere l’impatto sui diritti umani delle politiche interne dell’Unione europea, come la lotta al terrorismo o la gestione dell’immigrazione, nei paesi terzi.
D’altro canto, è importante riconoscere che il Consiglio si sta impegnando a fondo per garantire la trasparenza nei dialoghi sui diritti umani tra l’UE e la Cina, l’Iran e la Russia, ma continua a preoccupare l’esistenza di due pesi e due misure quando si tratta di giudicare fatti e comportamenti, a seconda che si tratti di un potenziale alleato economico o meno, fatto altrettanto preoccupante al momento di valutare il rispetto delle clausole democratiche di alcuni accordi di associazione.
Infine, l’Unione europea deve affrontare seriamente la grave crisi di legittimità e credibilità che stanno attraversando le nostre argomentazioni a favore dei diritti umani, soprattutto dopo gli episodi deplorevoli di collaborazione o collusione tacita relativamente alle detenzioni e alle consegne illegali, cosa che, in alcuni casi, significa condonare esplicitamente la tortura.
Hanna Foltyn-Kubicka, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, uno degli elementi principali delle attività dell’Unione europea l’anno prossimo sarà continuare il sostegno a favore della battaglia per la democrazia in Bielorussia. Iniziative come l’assistenza agli studenti vittime della repressione e finanziamenti per i centri di istruzione indipendenti o le trasmissioni radio sono idee eccellenti, ma si potrebbe fare di più.
Circa il 20 per cento dei bielorussi guarda EuroNews e il 40 per cento ha accesso a Internet. Queste sono opportunità di cui dobbiamo approfittare. Si dovrebbe istituire un servizio Internet rivolto specificamente a queste persone. Dovrebbe, inoltre, essere creata una serie di programmi nel quadro di EuroNews che, se possibile, trasmetta in bielorusso.
Vorrei che la Commissione considerasse la proposta inclusa nello strumento finanziario europeo per la promozione della democrazia e dei diritti dell’uomo nel mondo, adottato oggi. E’ fondamentale continuare a esercitare pressione sul regime di Lukashenko, utilizzando tutti i mezzi possibili. Sono fermamente convinta che questa pressione prima o poi permetterà al Parlamento europeo di dare il benvenuto al Presidente di un paese democratico, e non al leader dell’opposizione bielorussa.
Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, questa relazione presenta molti aspetti positivi sull’UE, ad esempio le sue iniziative per la promozione dei diritti umani e della democrazia. Tuttavia, la relazione contiene molte omissioni palesi – più di quante ne possa citare, quindi mi limiterò alla Cina. La Cina è l’unico paese al mondo dove il tasso di suicidi è più alto per le donne che per gli uomini. Circa cinquecento donne si uccidono ogni giorno in Cina, eppure la relazione non dice una sola parola sulla politica cinese del figlio unico, che nega alle donne il diritto di compiere scelte reali nella loro vita. Come se non bastasse, la relazione non parla dei disabili in Cina.
Quando ho visitato il paese l’anno scorso, ho incontrato un gruppo di disabili, e tutto riconduceva al fatto che le persone con disabilità, come la sindrome di Down, vengono semplicemente eliminate prima o dopo la nascita. In Cina i figli dei detenuti sono ostracizzati dal governo e dalla società e spesso – anzi, sempre – hanno minori possibilità di sopravvivenza dei loro genitori in carcere. E i genitori possono essere finiti in prigione per qualunque motivo.
Tollerando questo tipo di omissioni e, contemporaneamente, sedendo tranquillamente al tavolo negoziale con la Cina, si rischia di dare l’impressione che l’UE approva.
Simon Coveney (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, oggi è un giorno in cui il Parlamento concentra la sua attenzione sui diritti umani, con questo dibattito e con la presentazione del Premio Sacharov poco prima, e di questo mi rallegro.
La relazione del Consiglio si occupa delle politiche esterne e interne dell’UE, nonché delle politiche bilaterali dell’UE per i diritti umani relativamente ai paesi terzi e delle azioni presso le istanze multilaterali, oltre ad analizzare una serie di questioni tematiche.
Per quanto riguarda l’elaborazione della relazione, continuo a non essere soddisfatto a causa della scarsa consultazione tra Consiglio e Parlamento e, in particolare, con la sottocommissione per i diritti dell’uomo. L’anno scorso la Presidenza finlandese è stata invitata dalla relazione annuale del Parlamento a consultarlo attivamente durante la redazione della propria relazione. Ciononostante, ciò non è avvenuto in modo così attivo come avevamo auspicato.
Come concordato lo scorso anno, il Parlamento appoggia l’idea di una sola relazione dell’UE sui diritti umani, che rappresenti le tre Istituzioni, per evitare inutili duplicazioni del lavoro. Questo è però possibile solo se aumenta la consultazione tra Consiglio e Parlamento. Idealmente, il Consiglio dovrebbe presentare una prima stesura della relazione alla commissione competente così da procedere a uno scambio di opinioni sul testo prima dell’adozione definitiva.
Io sono relatore della relazione del Parlamento europeo per il 2006 e continuerò a esortare il Consiglio a produrre una relazione esaustiva e trasversale a tutte le Istituzioni. Manterrò la portata ristretta della relazione dell’anno passato per valutare e criticare in modo costruttivo la prestazione delle tre Istituzioni nel campo dei diritti umani.
Oggi è stato assegnato il Premio Sacharov a un candidato eccellente. Si tratta del leader dell’opposizione in Bielorussia e ora abbiamo la responsabilità di continuare a sostenerlo. Desidero incoraggiare il Consiglio e la Commissione a continuare a incrementare la visibilità del Premio Sacharov. A tale proposito, è un peccato che gli ultimi due vincitori, Aung San Suu Kyi della Birmania e le Dame in bianco di Cuba, non siano potuti venire qui in Parlamento per ricevere il premio. Spero che potremo recarci in questi due paesi con una delegazione del PE per premiarli.
Józef Pinior (PSE). – (PL) Signor Presidente, parlo oggi qui al Parlamento europeo nel venticinquesimo anniversario dell’introduzione della legge marziale nel mio paese, la Polonia. La legge marziale portò con sé violenza, arresti e incarcerazioni per migliaia di persone. Ne ho parlato ieri in Parlamento e ora ripeto le stesse parole, in un momento appropriato, qualche giorno dopo la morte del generale Augusto Pinochet, uno dei dittatori più crudeli al mondo nella seconda metà del ventesimo secolo.
La relazione annuale sui diritti umani è uno dei documenti più importanti dell’Unione europea. Il Parlamento europeo svolge un ruolo fondamentale nella creazione della politica dell’Unione per i diritti umani. In futuro penso che i lavori su questa relazione dovranno essere meglio coordinati con le attività del Parlamento europeo. Mi riferisco, in particolare, al coordinamento del lavoro su questa relazione con le attività della sottocommissione per i diritti dell’uomo in seno alla commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo.
Desidero richiamare la vostra attenzione sulla questione del coordinamento delle politiche per i diritti umani degli Stati membri dell’Unione con tutte le Istituzioni europee. E’ necessario attuare un migliore coordinamento in questo campo, al fine di evitare sovrapposizioni tra la politica per i diritti umani a livello europeo e le politiche dei singoli Stati membri. Occorre esercitare un controllo sistematico e trasparente sulla situazione dei diritti umani al di fuori dell’Unione europea in modo che sia possibile adottare misure adeguate nei confronti di quei paesi che violano tali diritti.
Le politiche per i diritti umani devono essere sincronizzate nonché collegate a tutti gli strumenti finanziari previsti dal bilancio dell’Unione europea. In tutti gli accordi conclusi tra l’Unione europea e altri paesi deve essere inclusa una clausola sui diritti umani.
Per concludere, vorrei sottolineare l’importanza delle visite effettuate dalle delegazioni del Parlamento europeo nei paesi in cui si registrano violazioni dei diritti umani. In particolare, sottolineo l’importanza della missione del Parlamento a Cuba durante questa fase di cambiamento che il paese sta attraversando.
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Il Territorio Antartico Britannico, il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman, Gibilterra, Montserrat, le isole Pitcairns, Sant’Elena, la Georgia del sud, le isole Sandwich meridionali, le isole Turks e Caicos e le aree della base sovrana di Akrotiri e Dhekelia a Cipro. Queste quattordici località sono considerate territori britannici d’oltremare ed erano precedentemente note come Colonie della Corona britannica. Si trovano tutte al di fuori dell’Unione europea tranne una. Sono colonie del XXI secolo situate in posizioni strategiche in diverse parti del mondo. In totale, sono abitate da migliaia di esseri umani. Non hanno governi eletti e quasi nessuna ha un parlamento eletto. Non sono rappresentate presso le Nazioni Unite. La Regina d’Inghilterra è il loro capo di Stato e la maggior parte di loro è amministrata da un governatore o da un amministratore nominato dal governo britannico. Sono sotto la sovranità del Regno Unito e sono occupate dall’esercito britannico. Eppure, in questa relazione di duecentocinquanta pagine sui diritti umani e la democrazia, così come in tutte le precedenti, non c’è una sola parola su di loro. Vorrei chiedere al Presidente in carica del Consiglio e al Commissario Ferrero-Waldner perché. Attendo le loro risposte con il massimo interesse.
Eoin Ryan (UEN). – (EN) Signor Presidente, anch’io voglio ringraziare la Commissione. Questo è un dibattito molto importante che va al cuore dell’Europa, ed è proprio questo il significato del nostro Parlamento.
Si tratta di una buona relazione, ma è solo una relazione. Spesso in situazioni come questa ciò che serve è l’azione. Vorrei che tutti si mettessero una mano sul cuore e si chiedessero se abbiamo fatto tutto il possibile per porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani nel Darfur, che continuano mentre noi parliamo. Oltre duecentomila persone sono morte e due milioni e mezzo sono state sfollate. E continua, continua, continua.
Non penso che possiamo dire onestamente di aver fatto tutto il possibile e di aver esercitato tutta l’influenza del Parlamento per sostenere le iniziative diplomatiche volte a risolvere la situazione e fare pressioni sul governo sudanese affinché cambi atteggiamento. Le autorità del paese, infatti, stanno giocando al gatto e al topo mentre centinaia di migliaia di persone stanno morendo.
E’ una buona relazione e la appoggio. Tuttavia, non credo davvero che, parlando di diritti umani e della posizione dell’UE in materia, si stia facendo abbastanza per porre fine a quanto sta succedendo nel Darfur.
Richard Howitt (PSE). – (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con la Presidenza finlandese sia per quanto ha fatto sui diritti umani sia per la sua presenza in Aula. Ogni anno uno dei nostri obiettivi è fare di questa tornata una “plenaria dei diritti umani”. A tale riguardo, il giorno della consegna del Premio Sacharov, la Presidenza finlandese ha svolto il suo ruolo, e credo che ora tutte le altre Presidenze seguiranno l’esempio.
Al contempo, vorrei ringraziare la Presidenza per avere accolto una serie di idee che io ho proposto in qualità di ex relatore per i diritti umani. I riferimenti al Parlamento europeo quest’anno sono più numerosi, e la nostra Istituzione è stata coinvolta più da vicino. Spero che questa tendenza continui anche in futuro. L’elenco dei paesi destinatari delle azioni prioritarie nella vostra relazione è molto simile alle proposte da me avanzate in merito all’elenco dei paesi europei che destano preoccupazioni, suggerimento ritenuto bizzarro da alcuni, ma che ha incontrato la vostra approvazione. Anche per questo ringrazio la Presidenza.
A mio avviso, sarebbe stato preferibile dedicare maggiore attenzione all’impatto e all’attuazione degli orientamenti UE sui diritti umani – c’era solo una pagina su duecentosessanta – ma accolgo con estremo favore la trasparenza di disporre di un elenco di azioni concernenti i diversi paesi. In ogni caso, vorrei chiedere alla Presidenza di non dimenticare la proposta del Parlamento, contenuta nella mia relazione, di mettere a disposizione un gruppo di deputati per consultazioni riservate su tali azioni, così come si fa per le questioni di sicurezza. Invito la Presidenza a riconsiderare questo aspetto.
In conclusione, vorrei chiedere a questa e alle future Presidenze, insieme alla Commissione, di ricordare la necessità di effettuare valutazioni d’impatto, e di non guardare solo il lavoro diretto sui diritti umani, ma anche l’impatto delle politiche esterne, soprattutto quelle per il commercio e lo sviluppo, in modo tale che i diritti umani possano essere integrati in tutte le azioni dell’Unione europea. Non è importante solo la relazione, ma ciò che essa rappresenta.
Jan Tadeusz Masiel (UEN). – (PL) Signor Presidente, l’Unione europea fa molto per i diritti umani nel mondo e ne siamo tutti orgogliosi. Tuttavia, sembra che a volte dimentichiamo i diritti dei cittadini dell’Unione europea. Mi sto riferendo al diritto al credo religioso e al diritto all’autodeterminazione. L’uomo, in parte, è una creatura religiosa e il rispetto dei diritti umani include anche il rispetto per questa natura religiosa. Ci sono paesi tra di noi che sono più sensibili di altri sulle questioni religiose. A volte ho l’impressione che il rispetto per l’ateismo sia più importante del rispetto per le fedi religiose.
Un’altra questione è il diritto di determinare il proprio futuro. Mi sembra che la maggioranza degli europei non voglia che la Turchia aderisca all’Unione europea. Ciononostante, i negoziati con questo paese sono in corso. Ciò costituisce, secondo me, una minaccia, se non all’identità religiosa, all’identità culturale dei cittadini dell’Unione europea.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per questo dibattito eccellente nel corso del quale ci sono state rivolte alcune critiche per le modalità redazionali. Prenderemo debita nota di questa critica e in futuro cercheremo anche di migliorare le procedure di consultazione con il Parlamento europeo. Forse perché questa relazione si basa su una decisione del Consiglio europeo del 1998, anche la procedura redazionale si svolge nell’ambito del Consiglio. Comunque sia, possiamo certamente migliorare il nostro metodo di lavoro da questo punto di vista. Dobbiamo anche ricordare che la relazione non tenta di occuparsi di tutti i possibili problemi concernenti i diritti umani che esistono al mondo, ma si concentra principalmente sulla presentazione delle azioni delle Istituzioni dell’Unione europea a favore dei diritti umani.
Come ho affermato nel mio intervento iniziale, la principale area prioritaria è il mainstreaming dei diritti umani, rendendoli parte integrante di altre politiche; in tutto questo il potenziamento delle attività esterne dell’Unione è certamente una parte importante, così che i diritti umani possano essere pienamente integrati nelle relazioni esterne e nella cooperazione allo sviluppo e il legame tra diritti umani e sicurezza, ad esempio, sia più chiaro per noi.
L’anno scorso sono stati effettuati progressi significativi quando abbiamo concluso un accordo sulla creazione di un’Agenzia europea per i diritti fondamentali. Essa contribuirà anche al rafforzamento delle azioni per i diritti umani all’interno dell’Unione europea. Il Commissario ha indicato che è stato raggiunto un consenso sullo strumento per i diritti umani. Desidero esprimere un sincero ringraziamento al Parlamento per la collaborazione. Indubbiamente questo strumento contribuirà a un processo che renderà più efficaci le attività dell’Unione europea a favore dei diritti umani.
Dobbiamo ricordare che occuparsi di diritti umani non sempre significa affrontare questioni contemporanee e chiaramente visibili: soprattutto si tratta di svolgere un lavoro scrupoloso per un lungo periodo di tempo che richiede pazienza prima che sia possibile ottenere risultati.
Questo dibattito ha anche sollevato un interrogativo quasi filosofico: abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare la situazione dei diritti umani? Spesso si tratta di trovare il giusto equilibrio tra la persuasione e l’azione drastica e di trovare il giusto equilibrio tra l’incoraggiamento e le misure restrittive. Ovviamente, in genere il dialogo porta a migliori risultati, anziché troncare i rapporti.
E’ importante mostrare che l’Unione europea applica le stesse norme sui diritti umani con tutti i suoi partner. Purtroppo, dobbiamo anche ricordare che, pur avendo fatto tutto il possibile, probabilmente le nostre risorse sono, tuttavia, insufficienti a migliorare la situazione in ogni parte del mondo. Le sfide nel settore dei diritti umani abbondano e questo dibattito sarà sicuramente una buona base sulla quale le Istituzioni dell’Unione europea potranno continuare il loro lavoro.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, poiché il tempo è poco, risponderò alle domande specifiche. Inizierò dalle Damas de Blanco citate dall’onorevole Galeote. La visita dei rappresentanti del Parlamento alle Damas de Blanco è una buona idea, e faremo del nostro meglio affinché, come speriamo, la delegazione del PE riesca a incontrare un rappresentante del governo cubano.
Nel quadro dell’iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani, Cuba è uno dei paesi cui è rivolta la Campagna 3 per la promozione del processo democratico. Dovremmo continuare lungo questa strada. Inoltre, abbiamo costantemente richiesto la liberazione dei prigionieri politici e la fine della repressione attiva dei membri dell’opposizione politica e degli attivisti dei diritti umani.
Un altro deputato ha chiesto cosa stanno facendo l’Unione europea e la Commissione in Palestina. Se si considera la sicurezza umana – ovvero la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura – come la base per la dignità umana, allora nessun altro ha fatto più di noi per aiutare i palestinesi nei servizi di base, sanitari e per l’energia, e per mantenere almeno questi servizi di base in circostanze estremamente difficili attraverso il Meccanismo temporaneo internazionale e altre misure. In particolare, abbiamo finanziato due elezioni – presidenziali e parlamentari – e abbiamo anche inviato osservatori che seguissero quelle elezioni per creare le basi per la democrazia.
Nel complesso, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto occupano un posto fondamentale nei piani d’azione della politica europea di vicinato. Non solo sono iscritti in tali piani, ma sono anche realizzati, e cerchiamo di controllarne l’attuazione.
Sulla Cina vorrei dire che speriamo che in futuro l’inclusione dei diritti umani, una clausola essenziale nel nuovo accordo che sarà negoziato con la Cina, rafforzerà il dialogo sui diritti umani che continua ormai da undici anni, dimostrando così la nostra ferma adesione ai principi dei diritti umani e della democrazia nella politica esterna dell’UE.
Come abbiamo tutti visto oggi, con il nuovo vincitore del Premio Sacharov, stiamo lavorando con molto impegno a favore di una società democratica in Bielorussia. Il 21 novembre abbiamo lanciato un documento informale in cui mostriamo al popolo bielorusso di quali possibilità potrebbe usufruire se il regime cambiasse e se si impegnasse per migliorare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto.
Questi sono solo pochi esempi, ma so che il tempo stringe e quindi non posso toccare tutti i singoli punti che sono stati sollevati. Vi ringrazio per il dibattito, che ha dato a tutti noi l’opportunità di andare avanti. Spero che l’anno prossimo saremo pronti per lavorare insieme a una relazione congiunta sui diritti umani di Consiglio, Commissione e Parlamento europeo.
PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS Vicepresidente
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, con rispetto, ma questi dibattiti servono a qualcosa solo se le nostre domande ricevono una risposta. Ho fatto una domanda molto importante sui diritti umani e la democrazia nelle colonie britanniche e non mi è stata data risposta.
Presidente. – Comunico di avere ricevuto una proposta di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).