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Procedura : 2006/2109(INI)
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Ciclo del documento : A6-0016/2007

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A6-0016/2007

Discussioni :

PV 13/02/2007 - 11
CRE 13/02/2007 - 11

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PV 15/02/2007 - 6.8
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Testi approvati :

P6_TA(2007)0049

Discussioni
Martedì 13 febbraio 2007 - Strasburgo Edizione GU

11. Riforma dell’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’on. Katerina Batzeli, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla riforma dell’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo (2006/2109(INI)) (A6-0016/2007)

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE), relatore. (EL) Signora Presidente, come lei ha affermato, l’odierno dibattito in seno al Parlamento europeo sulla riforma dell’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo apre una riflessione sul futuro di uno dei più importanti settori produttivi, economici e commerciali dell’Unione europea.

Quello su cui dobbiamo concentrarci oggi con questa revisione è l’obiettivo di mantenere tale settore europeo ai massimi livelli nel mondo, la semplificazione della legislazione comunitaria, la compatibilità con altre politiche europee di sviluppo, il riconoscimento dei prodotti, la loro proporzionalità e la coesione di tutte le aree vitivinicole.

Questo messaggio è emerso anche dai dibattiti tenuti in seno alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e dalle opinioni espresse dalla commissione per il commercio internazionale e da quella per lo sviluppo regionale, nonché dalle nostre consultazioni con gli operatori del settore a livello nazionale ed europeo.

La riforma del settore deve tenere conto delle caratteristiche specifiche della produzione vitivinicola a livello regionale e nazionale, della struttura e organizzazione del settore, della sua capacità di esportazione e del fatto che potrebbe essere l’unico prodotto su cui la legislazione comunitaria si applica con un alto grado di sussidiarietà.

Gli accordi previsti dalle politiche attuali e i finanziamenti dell’attuale OCM, che spesso hanno alterato il mercato e la competitività dei prodotti, vanno modificati affinché il bilancio comunitario di 1,3 miliardi di euro, ai sensi del primo pilastro, venga assegnato a politiche che nel lungo periodo mirino a:

– mantenere e rafforzare la viticoltura europea;

– rafforzare e aumentare la competitività del settore a livello europeo e internazionale;

– un approccio territoriale che tenga conto della protezione ambientale e delle risorse naturali mediante il finanziamento delle pratiche agricole di coltivazione;

– regolare domanda e offerta controllando la produzione con il meccanismo dei sottoprodotti e della distillazione di alcol potabile e con la modernizzazione del registro vitivinicolo;

– compatibilità o adattamento delle politiche dell’OCM a quelle della PAC;

– mantenere il riconoscimento a livello internazionale e transregionale dei vini europei di qualità e dei vini a indicazione geografica e denominazione di origine, la classificazione dei quali dev’essere decisa in linea di principio dal Consiglio, tenendo conto delle opinioni scientifiche dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV);

– intensificare la cooperazione tra tutte le agenzie vinicole, dal livello della produzione a quello della circolazione attraverso programmi operativi;

– rafforzare la viticoltura rurale e regionale con interventi strutturali supplementari.

Per raggiungere tali obiettivi strategici, la commissione per l’agricoltura propone alcune misure, che comprendono:

– in primo luogo, una riforma transitoria, in modo da dare ai produttori la possibilità di adeguarsi, abbandonando le misure di sostegno al mercato e passando a misure strutturali, pratiche di coltivazione e attività commerciali;

– in secondo luogo, le normali politiche comunitarie vanno integrate nello sviluppo nazionale e nei programmi di sostegno al settore, a seconda delle priorità e degli orientamenti previsti da ciascuno Stato membro in seguito alle consultazioni con gli operatori a livello nazionale e regionale.

Il finanziamento di tali programmi – mi riferisco alle dotazioni finanziarie nazionali – dovrà essere determinato a livello comunitario sulla base di criteri oggettivi standard in modo da evitare distorsioni o disparità tra Stati membri e regioni.

Signora Commissario, il mercato attraversa la sua fase più vulnerabile e delicata. Si tratta di un punto di svolta pieno di rischi. Con le sue proposte, tuttavia, lei abbandona la partita. Sta cacciando i vini e i commercianti europei dal mercato.

Wine Spectator ha pubblicato uno studio secondo il quale, nel 2010, gli USA saranno i massimi consumatori di vini di qualità e costosi. Con i suoi interventi finanziari aggressivi di sradicamento, distillazione e arricchimento, tutte misure sulla base delle quali lei ottiene un risparmio di 760 milioni di euro, si avrebbe una drastica riduzione dal punto di vista quantitativo, ma si farebbe uscire il vino europeo dal mercato, anche se questo non è giustificato dai suoi sviluppi. In sostanza, vi sarebbe una radicale ridistribuzione delle risorse comunitarie a beneficio delle aree vinicole ricche di grande produzione e a scapito delle aree regionali e montane e della varietà dei vini europei, nonché una ridistribuzione del mercato a vantaggio dei vini d’importazione.

Vorrei tuttavia dichiarare la mia posizione in merito agli emendamenti presentati in seduta plenaria. Le opinioni dei miei colleghi sono comprensibili e sono certa che essi intendono dar voce a interessi e richieste locali e nazionali.

La presente relazione, nella forma in cui ha ricevuto l’approvazione della commissione per l’agricoltura, è un documento equilibrato e completo che può passare senza modifiche al tavolo negoziale per la preparazione del testo legislativo. Attenuare le posizioni espresse nella relazione equivarrebbe a sminuire la posizione e la credibilità del Parlamento europeo. Non possiamo chiedere a gran voce una riforma radicale per poi proporre, in sostanza, un radicale status quo. Non possiamo condannare la Commissione per il suo tentativo di liberalizzazione e rispondere con la nazionalizzazione.

In conclusione, le nostre proposte devono mirare a progettare il futuro, non a smantellare i risultati ottenuti in passato.

(Applausi)

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, ringrazio molto il Parlamento europeo e soprattutto la relatrice, onorevole Batzeli, nonché la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la commissione per il commercio internazionale e la commissione per lo sviluppo regionale per il lavoro di preparazione di una relazione d’iniziativa sulla comunicazione della Commissione “Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile”.

Sapevo prima di cominciare che il processo di riforma sarebbe stato difficile e complesso. Gli ultimi mesi hanno senza dubbio confermato questa impressione. Le mie discussioni in seno alla commissione per l’agricoltura e con numerosi deputati in seno all’intergruppo sul vino, in quest’Aula e nelle loro circoscrizioni elettorali, mi hanno mostrato che stiamo affrontando questioni difficili e delicate.

Pertanto accolgo con favore la relazione. Si tratta di un lavoro ambizioso che investe l’intero ventaglio di aspetti affrontati nella comunicazione. Credo di non esagerare dicendo che l’onorevole Batzeli ha messo in rilievo i numerosi punti di contrasto che dobbiamo conciliare nel corso della riforma. E’ stato un valido sforzo, e ora esamineremo attentamente la relazione.

Innanzi tutto, stasera farò alcune osservazioni basate sulla nostra prima lettura della relazione. In primo luogo, vorrei esprimere un certo rammarico. All’inizio la relazione afferma che la Commissione, invocando la necessità della riforma all’interno dell’Unione europea, non presta sufficiente attenzione all’immagine dei vini europei. Pertanto vorrei essere del tutto chiara. Il settore vitivinicolo comunitario non è secondo a nessuno: produce il miglior vino del mondo, è estremamente vario e rappresenta una parte importante della nostra tradizione culturale.

Alcune parti del settore, tuttavia, si trovano in difficoltà. Milioni di ettolitri vanno in distillazione di crisi ogni anno. Ciò significa che il settore non è in perfetta salute, come invece sarebbe auspicabile. Voglio che il settore possa competere in modo che l’Europa continui a essere la maggiore produttrice di vino al mondo. Per questo motivo il regime attuale va modificato, perché la situazione non è più sostenibile.

Penso si possa concordare sul fatto che si è prodotto uno squilibrio strutturale. Le riserve sono cospicue e di conseguenza i prezzi di molti vini sono bassi e si sono ridotte le entrate dei viticoltori. Questi sviluppi, insieme al calo dei consumi, al cambiamento degli stili di vita e all’aumento delle importazioni da paesi terzi, ci hanno costretto ad attuare cambiamenti: questo fatto, mi sembra, è ampiamente riconosciuto.

La direzione che tutti vogliamo prendere è descritta nel considerando K della relazione, che propone i seguenti obiettivi di riforma: consolidare il dinamismo e la competitività del mercato senza rinunciare alla propria quota sui mercati internazionali, tenendo parimenti conto degli interessi dei produttori e dei consumatori di vino, del rispetto della tradizione viticola europea nonché della qualità e dell’autenticità dei vini europei.

E’ fuor di dubbio che siate critici verso alcuni elementi della comunicazione, tra cui questioni quali le previsioni di consumo e gli avvisi, e la contraddizione tra le politiche di sradicamento e la competitività.

La Commissione concorda sul fatto che una delle principali sfide sia rinvigorire la domanda, ma la redditività è ancor più essenziale e prima occorre arrestare il meccanismo di eccedenze strutturali che porta all’abbassamento dei prezzi e alle entrate negative. La redditività non si ottiene con la concentrazione della produzione in poche mani e la successiva standardizzazione del vino. Vi sono piccoli produttori che fanno vino di grandissima qualità ottenendo anche ottimi profitti, e non vedo alcun motivo per cui in futuro non debba continuare a essere così. Lo sradicamento, tuttavia, permette ai produttori di vino che non saranno mai in grado di essere competitivi e che non riescono a soddisfare la domanda dei consumatori di abbandonare l’attività con dignità e con un indennizzo. Senza dubbio nessuno vuole costringere i produttori privi di un futuro prevedibile di profitti nel settore a rimanere solo perché non si possono permettere di abbandonare. Comprendo appieno che lo sradicamento è una questione delicata. Pertanto apprezzo in modo particolare l’atteggiamento di cui il Parlamento europeo ha già dato prova al riguardo. Apprezzo che, anche a vostro parere, la decisione dello sradicamento spetti al viticoltore e, detto questo, ho anche studiato i vostri svariati suggerimenti con molta attenzione.

Affermate inoltre con molta chiarezza che la decisione dello sradicamento non può e non deve essere presa in una situazione di vuoto. Concordo appieno. Avete presentato suggerimenti per assicurare che lo sradicamento rispetti alcuni criteri sociali e ambientali, e vi posso assicurare che questi saranno fonte di utile ispirazione quando valuteremo come meglio inquadrare lo sradicamento nell’ambito della nostra proposta legislativa.

Ho inoltre notato che proponete di attuare una riforma in due fasi. Avremo molto tempo per discutere del calendario e di come calibrare i diversi strumenti nelle varie fasi, ma concordo sull’idea che innanzi tutto dobbiamo affrontare gli squilibri strutturali che oggi gravano pesantemente sul settore.

Una questione su cui lei torna nella relazione, che è stata altresì un fattore chiave nei dibattiti precedenti, è la sua netta propensione a mantenere il bilancio vitivinicolo all’interno del primo pilastro. Innanzi tutto, credo che questo sia in contrasto con l’opinione comunitaria che le misure per lo sviluppo rurale possano dare un contributo sostanziale alle migliorie necessarie nelle regioni vinicole. Non dimentichiamo che possiamo stanziare fondi per le regioni vinicole nell’ambito del bilancio di sviluppo rurale. Penso tuttavia che la sua posizione al riguardo poggi sulla falsa convinzione che io voglia allontanare fondi considerevoli dal primo pilastro, il che non è vero. Ho detto in numerose occasioni, e lo ripeto stasera, che in futuro la maggior parte dei finanziamenti al settore continuerà a venire dal primo pilastro, ma questo non deve impedirci di attingere dagli ovvi benefici insiti nel far ricorso anche al secondo pilastro.

So che in seno al Parlamento è forte l’impulso a favore di un maggiore impegno comunitario per la promozione. Di fatto è importante migliorare l’informazione sui vantaggi di un consumo moderato e responsabile di vino, e promuovere le opportunità nei paesi terzi in modo più aggressivo. Credo concorderete con me sul fatto che necessitiamo di un approccio più progressista e moderno. A questo presterò senza dubbio la dovuta attenzione nella proposta legislativa.

In conclusione, vorrei dire che lavoro con il Parlamento da due anni e mezzo. Avete chiaramente dimostrato di essere capaci di creativa lungimiranza, anche in ambiti delicati quali la riforma dello zucchero, nella ricerca di equilibrate soluzioni di riforma che preparino adeguatamente l’agricoltura comunitaria ad affrontare le sfide presenti e future. Quando però considero molte delle vostre proposte, soprattutto per quanto riguarda arricchimento, distillazione e stoccaggio privato, devo ammettere che vi trovo un po’ più timidi del solito quanto a zelo riformista. Non mi aspetto che ora giungiamo a concordare su tali questioni, ma queste sono aree in cui credo dovremo essere innovativi e creativi.

Ci aspetta dunque un lavoro cospicuo e difficile, ma attendo con ansia il vostro contributo indefesso e preziosissimo. Sono lieta di avere avuto l’occasione di discutere questa sera. Mi scuso con il Presidente per essere stata più lunga del solito, ma la questione è molto importante e fulcro di enorme attenzione in tutte le regioni d’Europa; per questo motivo mi sono presa la libertà di parlare un po’ più del solito.

 
  
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  Béla Glattfelder (PPE-DE), relatore per parere della commissione per il commercio internazionale. (HU) Nel suo parere, la commissione per il commercio internazionale ha sottolineato che nel corso del processo di riforma del settore vitivinicolo la cosa più importante è rendere il vino europeo più competitivo sui mercati internazionali come pure su quelli interni. Non è assolutamente un compito facile, poiché regolamentare il mercato vinicolo è straordinariamente complesso, e le industrie vinicole europee devono affrontare numerose difficoltà.

Uno dei punti importantissimi della raccomandazione della commissione per il commercio internazionale è che il sostegno allo sradicamento non può essere l’elemento centrale della riforma. Occorre un regolamento molto più complesso di questo. A mio avviso, nella misura in cui occorre dare sostegno allo sradicamento, lo si deve concentrare nelle regioni in cui attualmente si producono eccedenze.

Si può infatti notare che nelle regioni in cui la produzione è in deficit – in altre parole, in cui si consuma più di quanto si produce – oppure è in equilibrio, la crescita delle importazioni non viene principalmente da vigneti di altri Stati membri dell’Unione, ma da quelli di paesi terzi. Pertanto, se lo sradicamento viene condotto in aree che finora sono riuscite a produrre a sufficienza per il proprio consumo, ma che d’ora in poi non lo potranno più fare, non è per nulla certo che questo porterà a un calo delle eccedenze prodotte all’interno dell’Unione europea. E’ molto più probabile che porterà a un aumento delle importazioni da paesi terzi.

Oltre a queste considerazioni, è opinione della commissione per il commercio internazionale che si debba agire in modo energico nei fori internazionali, nel quadro dell’OMC, ossia negli accordi commerciali bilaterali, al fine di assicurare la protezione delle indicazioni geografiche.

 
  
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  Iratxe García Pérez (PSE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale.(ES) Nel parere presentato, la commissione per lo sviluppo regionale ha voluto porre l’accento su talune questioni che reputa importanti dal punto di vista della coesione territoriale, nel momento in cui si tratta di attuare una riforma che avrà conseguenze significative per alcune regioni europee.

I vigneti e la produzione vinicola svolgono un ruolo strutturale fondamentale in alcune regioni in quanto motore di sviluppo rurale, e pertanto, quando si tratta di adeguare le norme che regolano il settore vitivinicolo, occorre prendere in considerazione aspetti quali il crescente spopolamento che mina molte regioni europee.

Pertanto desideriamo richiamare l’attenzione sul sistema di sradicamento proposto dalla Commissione, che pregiudicherebbe gravemente la situazione economica e sociale di alcune regioni in cui il settore vitivinicolo è la principale fonte di occupazione e prosperità. Crediamo che la Commissione debba proporre misure volte a modernizzare le tecniche di produzione vinicola e i metodi di marketing.

In conclusione, la riforma va applicata in modo graduale e deve comprendere periodi di transizione e una valutazione costante dei suoi effetti sulla condizione economica e sociale delle regioni dell’Unione europea.

 
  
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  Elisabeth Jeggle, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei nuovamente ribadire che l’oggetto della discussione è una relazione d’iniziativa che rappresenta la risposta del Parlamento europeo alla comunicazione della Commissione in merito alla riforma dell’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo. In qualità di relatrice per il gruppo del PPE-DE, posso dire che la Commissione a ragione considera il potenziamento della capacità innovativa e della competitività del settore vitivinicolo in Europa e nel mondo l’obiettivo primario della riforma, di cui fanno parte le campagne promozionali e informative volte a incoraggiare un consumo responsabile del vino.

Per perseguire con determinazione tali obiettivi, reputiamo indispensabile che la totalità dei finanziamenti al settore vitivinicolo permangano nell’ambito del primo pilastro. A tale proposito, siamo molto lieti che l’applicazione delle nuove norme segua il principio di sussidiarietà: si prevede infatti il recepimento delle norme stesse in programmi nazionali approvati dalla Commissione. Benché sradicamento e abbandono definitivo dei vigneti rientrino nella riforma, non ne devono rappresentare la parte centrale. Analogamente, prima di assegnare nuovi diritti di piantatura, occorre esaminare la situazione nelle singole regioni vitivinicole per quanto riguarda gli impianti illeciti.

Se vogliamo arrivare a una politica vitivinicola ambiziosa e lungimirante, dobbiamo adottare un approccio su misura per i finanziamenti attuali. L’attuale distillazione, che corrisponde a 600 milioni su un totale di 1,4 miliardi di euro, certamente non è un’opzione per il futuro. Crediamo tuttavia che occorra mantenere il sostegno alla distillazione dei sottoprodotti della vinificazione e alla distillazione di alcol potabile.

Il compromesso sulle tradizioni vitivinicole dei singoli Stati membri consiste nel rispetto delle diverse tradizioni e anche l’aggiunta di saccarosio fa parte delle pratiche enologiche tradizionali. La viticoltura non ha solo un valore economico, ma appartiene all’eredità culturale delle varie regioni dell’Unione europea. Le nuove sfide necessitano di norme che permettano la sostenibilità e la competitività sostenibile, elementi che dobbiamo porci come obiettivo.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos, a nome del gruppo PSE.(ES) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con la relatrice, onorevole Batzeli, per l’immensa mole di lavoro svolto.

In secondo luogo, vorrei dire al Commissario Fischer Boel che secondo la sua stessa analisi il consumo di vino nell’Unione europea è in calo, la nostra bilancia commerciale rispetto ai paesi terzi si sta deteriorando e abbiamo un’eccedenza produttiva che la Commissione colloca al 15 per cento del totale per il 2011.

Concordo con il Commissario Fischer Boel sulla necessità di questa riforma, ma spero che ella abbia compreso il messaggio dell’Assemblea, ossia che lo sradicamento non può rappresentare l’elemento centrale su cui s’impernia la riforma, ma piuttosto un ulteriore strumento di adeguamento strutturale, soggetto al controllo degli Stati membri.

Abbiamo bisogno di una riforma che preservi il meglio di ciò che siamo. Non dev’essere una questione di produrre di meno per lasciare spazio a paesi terzi, ma di compiere i cambiamenti necessari a migliorare le nostre strutture di produzione, di trasformazione e soprattutto, come richiede il settore, di commercializzazione.

Per quanto riguarda il finanziamento, il Parlamento sostiene inequivocabilmente il mantenimento del bilancio attuale, nell’ambito del primo pilastro della PAC. La sua distribuzione a priori tra gli Stati produttori, in funzione dei dati storici, mediante i cosiddetti “pacchetti nazionali”, favorirà un’applicazione più adeguata della riforma.

Quanto alla liberalizzazione dei diritti di piantatura, credo vada condotta con prudenza e sempre sotto la supervisione e il controllo degli Stati membri.

Vorrei inoltre accordare espressamente il mio sostegno all’emendamento presentato dall’onorevole Fraga, che, per l’arricchimento, raccomanda l’uso di mosti prodotti all’interno dell’Unione europea.

 
  
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  Anne Laperrouze, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signora Commissario, onorevole Batzeli, onorevoli colleghi, il settore vitivinicolo comunitario rappresenta un’attività economica di primaria importanza, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni. L’Unione europea è la prima vigna del mondo. Il consumo mondiale di vino è in aumento, e tuttavia il settore vitivinicolo europeo è in crisi. Si tratta di una situazione davvero paradossale.

In seno al Parlamento abbiamo lavorato con passione per delineare la riforma dell’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo. I produttori di vino sfruttano la loro esperienza per perpetuare la tradizione nella viticoltura moderna. Questi uomini e queste donne svolgono il proprio mestiere con passione, ed è nostra responsabilità difenderli, aiutarli ad affrontare la realtà economica e sostenerli con la stessa passione. Tuttavia, a tanta passione la Commissione sa rispondere solamente ordinando con freddezza “sradicamento su vasta scala, liberalizzazione dei diritti di piantatura e abolizione dei meccanismi di distillazione”.

A mio avviso, questa relazione, su cui esprimeremo il nostro voto giovedì, dimostra che il Parlamento risponde con una proposta di riforme, questo è vero, ma di riforme progressiste. A mio parere dobbiamo lasciare agli Stati membri, e soprattutto alle regioni, ampio margine di manovra al riguardo: non si può negare che, in alcune regioni, non cresce nulla al di fuori della vite, né si può negare il contributo dato dai produttori di vino alla struttura delle campagne.

Grazie alle loro competenze di pianificazione urbana e rurale, gli Stati membri e le regioni hanno dunque le capacità necessarie per valutare le politiche di impianto o sradicamento, in stretta cooperazione con i produttori e i rappresentanti del settore.

E’ vero che alcuni strumenti dell’attuale organizzazione del mercato comune sono ormai inadeguati o non vengono utilizzati correttamente, e tuttavia mi aspetto che la Commissione si dia pena di collaborare con gli Stati membri all’analisi delle conseguenze dell’abolizione o della sostituzione di tali strumenti, e soprattutto dei meccanismi di distillazione. Mi aspetto che la Commissione proponga strumenti di regolazione del mercato e di gestione di eventuali crisi.

La ricetta è semplice: vino di qualità e promozione. Il consumo mondiale di vino è in aumento, e il boom economico e culturale in alcuni paesi è accompagnato da un interesse per il consumo di vino. E’ importante che il settore vitivinicolo comunitario venga reso più competitivo mediante azioni condotte in tutte le fasi della produzione e della commercializzazione. Per quanto riguarda le pratiche enologiche, i nuovi paesi produttori hanno regolamenti più flessibili. Penso si debba stare attenti a non “globalizzare” i nostri vini. Senza dubbio dobbiamo allentare le restrizioni imposte ai produttori europei e permettere loro di adeguarsi alla domanda e all’accresciuta competitività. Accordo il mio sostegno al divieto di vinificazione dei mosti importati e della loro miscela con mosti comunitari.

In conclusione, vorrei ricordarle, signora Commissario, che i vini hanno il sapore della terra in cui vengono coltivati, il colore delle stagioni e lo spirito dei produttori di vino. Hanno il sapore dei paesi, dell’Unione europea. Mi viene in mente una citazione anonima: “Per fare un buon vino serve un pazzo appassionato che coltivi la vigna, un saggio che l’amministri, un artista lucido che faccia il vino, un amante che lo beva e un poeta che ne canti le lodi”.

 
  
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  Sergio Berlato, a nome del gruppo UEN. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, il vino, oltre che produzione agricola ed economica, rappresenta per noi storia, cultura e tradizione. Non possiamo quindi accettare una riforma essenzialmente volta a ridimensionare un settore che oggi utilizza soltanto il 3% dei fondi di bilancio, a fronte di una produzione di valore aggiunto del 7%.

La Commissione propone di ridurre le produzioni e di estirpare circa 400.000 ettari di vigneti in cinque anni, adducendo la motivazione della necessità di ridurre i costi di gestione delle eccedenze di produzione e di migliorare la competitività europea attraverso il principio del “solo i più forti resteranno sul mercato”. E’ curioso constatare che, mentre in Europa si favorisce l’estirpazione dei vigneti, in altri paesi come in Sudamerica e il Sudafrica, si favorisce la loro piantumazione.

Considerando che la domanda globale non è in ribasso ma in aumento, sembra che la Commissione intenda ristabilire un equilibrio nel mercato interno dell’Unione europea senza prendere in considerazione la domanda globale e l’equilibrio del mercato mondiale e senza considerare che nella frettolosa opera di riduzione della produzione vinicola europea vi è il rischio di eliminare alcuni vigneti che, pur non producendo prodotti estremamente forti sul mercato, costituiscono produzioni regionali di qualità, con tradizioni storiche fortemente radicate che costituiscono a tutt’oggi il tessuto sociale di intere aree regionali.

La verità è che i vini del nuovo mondo stanno guadagnando mercato grazie a un crescente miglioramento della qualità delle produzioni, unita alla competitività dei loro prezzi. Le nuove modalità di intervento dovrebbero consentire a tutta la filiera di fare fronte alle nuove sfide imposte da un mercato sempre più globalizzato. La ricetta vincente rimane quella di chi investe sulla qualità e sulla caratterizzazione dei vini europei, sulle riduzioni dei costi, sulla promozione del vino per allargarne il mercato e temiamo pure che la liberalizzazione di nuove pratiche enologiche possa produrre il deterioramento dell’immagine del vino e quindi compromettere il rapporto di fiducia tra consumatore e prodotto, con conseguenza gravissime sul consumo.

Signora Commissario, al settore vinicolo serve una riforma che favorisca condizioni di maggiore competitività sul vino europeo, proseguendo con la ristrutturazione dei vigneti per renderli più competitivi e favorendo la permanenza della viticoltura a presidio del territorio e dell’ambiente. Le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine devono essere intese come strumenti indispensabili per meglio garantire e proteggere i produttori europei.

In definitiva, Signora Commissario, rilancio e sviluppo del settore sul mercato mondiale è quello che chiediamo per una nuova politica vitivinicola dell’Unione.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signora Presidente, signora Commissario, la relatrice è davvero una devota sostenitrice del vino europeo. Mi trovo in disaccordo con lei sotto molti aspetti, ma bisogna proprio riconoscere il suo impegno. Benché propenso ad accogliere le proposte della Commissione, devo sottolineare che molte regioni percepiscono la liberalizzazione attuata con cura attraverso tali proposte come una prova di insensibilità da parte di Bruxelles. E’ un dato da considerare con serietà, che anche la relatrice mette in luce. Quando ci ha invitati a bere il vino greco questa sera, mi sono trovato in pieno accordo con lei – e spero di non essere stato l’unico – sul fatto che a nessuno verrebbe in mente di trasformare il vino offertoci in tale occasione in puro spirito. E’ proprio questo il problema. Dobbiamo commerciare il vino in quanto prodotto di qualità, e dare ai viticoltori l’occasione di fare altrettanto.

Per quanto riguarda lo sradicamento – che, va detto e ripetuto, non dev’essere obbligatorio, bensì deve consistere nell’offrire ai viticoltori l’opportunità di cessare l’attività se non vedono alcun futuro nel mercato vitivinicolo – la Commissione deve intraprendere misure volte a creare un futuro migliore per il mercato. In altre parole, dapprima si dovrebbe rivolgere ai viticoltori un’offerta, per poi dire loro che, se non si può fare nulla, possono abbandonare la viticoltura con l’aiuto dei finanziamenti pubblici.

Vi è poi la questione delle regioni. Signora Commissario, si tratta di soldi. Le regioni hanno ricevuto denaro, e interrompere ora una determinata misura le priverà di tale denaro. Pertanto è una lotta per beni puramente materiali. Anche a tale proposito, alle regioni andrebbe assicurato che continueranno a disporre di tali finanziamenti – secondo specifici criteri sociali e ambientali e tenendo conto del mercato – affinché esse possano continuare a produrre vino. Imboccare questa via eliminerebbe molte tensioni, permettendo inoltre di raggiungere un accordo con la relatrice.

 
  
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  Diamanto Manolakou, a nome del gruppo GUE/NGL. (EL) Signora Presidente, l’ultima riforma della PAC ha posto l’obiettivo di tagli più rapidi al settore agricolo e al sostegno di cui tale settore gode, in modo da risparmiare risorse a favore di altre politiche impopolari.

Nel contempo si promuove l’eliminazione delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, in modo da concentrare in poche mani terra, produzione e commercio. Il vino non è esente da tale obiettivo.

E se l’Europa fosse al primo posto nel mondo per produzione, consumo ed esportazioni grazie ai vini di alta qualità che produce? Per l’Europa, gli elementi principali sono la concorrenza, la liberalizzazione del vino e le importazioni di mosti a scapito della produzione europea, che minano così anche la qualità.

Per questo motivo viene imposto lo sradicamento massiccio, con forti incentivi e svendite dei diritti delle vigne di piccole e medie dimensioni alle società del settore, favorendo in questo modo la creazione di cartelli, e adducendo a pretesto le eccedenze strutturali e la necessità di trovare un equilibrio tra domanda e offerta sul mercato comunitario al fine di garantire prezzi migliori.

Tale pretesto è una presa in giro, perché la liberalizzazione delle importazioni di mosti e vini da paesi terzi e la legalizzazione della pratica di miscelarli con mosti e vini comunitari, insieme al riconoscimento di pratiche vinicole che utilizzano materiali esteri per la vinificazione, trasformando in tal modo il vino da prodotto agricolo a prodotto industriale, favoriscono i vini economici, mettendo a rischio la qualità.

Quel che è certo è che le vigne europee si ridurranno, i viticoltori piccoli e medi scompariranno e trionferanno le importazioni. La misura dello sradicamento, inoltre, è già stata applicata in passato, una decina di anni fa.

In Grecia sono stati sradicati più di 20 000 ettari. Le eccedenze sono state ridotte temporaneamente, ma il problema è ricomparso con le massicce importazioni e di fatto ha dato come risultato la distillazione anche di vini di alto livello.

Ciononostante sono state eliminate migliaia di vigne di piccole e medie dimensioni. Per questo motivo la proposta della Commissione non può rappresentare una base di discussione, giacché non affronta il problema della viticoltura.

Né posso concordare con l’odierna relazione, perché in sostanza propone un periodo di transizione più lungo per l’applicazione del nuovo regolamento, con alcune modifiche alle misure proposte al fine di attenuarne le conseguenze.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Signora Presidente, i produttori di altre parti del mondo sono riusciti a produrre vini non solo graditi ai consumatori europei, ma anche più economici del vino europeo. Secondo la relatrice dobbiamo contrastare questa situazione immettendo più denaro nella politica agricola, attuando nel contempo campagne di diverso tipo.

Senza dubbio l’Europa produce alcuni vini eccezionali. La domanda interessante, in linea di principio, è se si debba permettere che i paesi più poveri vengano esclusi per favorire la produzione vinicola europea.

Il Nuovo Mondo di certo non è dato solo da giganti economici quali gli Stati Uniti e l’Australia, ma anche da paesi di recente industrializzazione come il Sudafrica, il Cile e l’Argentina, dove il vino viene spesso prodotto in zone povere e dimenticate. Nei suddetti paesi non c’è nulla di analogo alle reti di sicurezza sociale che si trovano negli Stati membri dell’Unione. Se si dovesse impedire la produzione vinicola in queste zone, vi sarebbero gravi ripercussioni sulla popolazione.

Quando si discute questo problema, è importante avere uno sguardo d’insieme, adottando quindi anche una prospettiva di salute pubblica. A lungo andare, gli aspetti protezionistici di questa relazione andrebbero a svantaggio dei produttori di vino sia dell’Unione sia del Nuovo Mondo. In fin dei conti, il vino è una bevanda alcolica, e perciò l’Unione non dovrebbe sponsorizzare campagne che ne incoraggino un consumo maggiore.

 
  
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  Jean-Claude Martinez, a nome del gruppo ITS.(FR) Signora Presidente, signora Commissario, fin dal 22 luglio 1993, data dei primi progetti di riforma del settore vinicolo, ci è stato detto che dobbiamo sradicare le vigne, sostenendo l’affermazione con tanto di numeri.

Nel 1993, per esempio, ci hanno detto che il consumo nel 2000 sarebbe sceso a 115 milioni di ettolitri, ma di fatto è stato di 127 milioni – la Commissione ha sbagliato di 12 milioni. Ci dicono inoltre che vi è sovrapproduzione, ma dove? Sul mercato globale delle bevande alcoliche sono mancati 9 milioni di ettolitri nel 2002 e 11 milioni nel 2003. E sappiamo perfettamente che è giunto il momento dei produttori di vino soprattutto in Cina, dove il Presidente Mao disse “lasciate che il popolo beva vino”.

Che cosa si cela dunque dietro queste riforme in materia di libera piantatura, aggiunta di zuccheri, distillazione, infusioni di trucioli, importazioni di mosti d’uva e, naturalmente, sradicamento? In realtà, la Commissione persegue due scopi con questo sradicamento di 400 000 ettari – l’episodio più violento nella storia mondiale del vino, perché dobbiamo risalire all’imperatore Domiziano nel 92 per trovarne uno equivalente: innanzi tutto, abbandonare le nostre esportazioni di vino nell’emisfero australe entro il 2015, in cambio del suo mercato dei servizi, e in secondo luogo il graduale trasferimento nell’Europa meridionale dei pensionati dell’Europa settentrionale. Pertanto l’Europa ha bisogno di una riserva di terra, che si può trovare nei 400 000 ettari che verranno sradicati e rimpiazzati da case – quattro milioni di case su quattro miliardi di metri quadri, con un giro d’affari di mille miliardi di euro.

E’ questo, questo sradicare terre, la vera tragedia, perché il vino non è solo un’OCM: è più dell’agricoltura, e persino più della cultura, nonostante i pittori, i 275 poeti del vino e le strutture dei 5 000 villaggi vitivinicoli d’Europa – il vino è il luogo d’incontro col divino. Alle nozze di Cana, il primo miracolo di Gesù è stata la trasformazione dell’acqua non in whisky o coca cola, né in telefoni cellulari Nokia, ma in vino. Rinunciare a tutto questo, pertanto, non è come rinunciare alle pecore della Nuova Zelanda o ai polli del Brasile: vuol dire rinunciare all’identità europea.

Per questo, signora Commissario, lei non deve abbandonare il vino, che l’argentino Jorge Luis Borges ha definito il profondo fiume patriarcale che scorre attraverso la storia del mondo.

 
  
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  Giuseppe Castiglione (PPE-DE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, desidero ringraziare la collega Batzeli per il lavoro svolto e anche il Commissario Fischer Boel, per la capacità di ascolto dimostrata dal momento della comunicazione. Ci auguriamo che la proposta legislativa che ci sarà sottoposta sia coerente con le tante indicazioni fornite sia dal Parlamento sia dai produttori europei. Si tratta di una scommessa molto importante, che mette la viticoltura europea in condizioni di ridare slancio al mercato, di riacquisire competitività e soprattutto di permettere ai nostri vini di concorrere con i paesi terzi, riguadagnando vecchi mercati ma anche conquistandone di nuovi.

Alcune soluzioni non ci convincono del tutto, signora Commissario e, soprattutto, il caposaldo della riforma non può essere quello dell’estirpazione definitiva. Tale misura si tradurrà in un abbandono massiccio e incontrollato della viticoltura difficile che, oltre ad avere una funzione produttiva, ha anche un ruolo di tutela ambientale e paesaggistica. Estirpare dunque nel momento in cui i nuovi Stati produttori impiantano, significa lasciare loro nuove e ampie fette di mercato. Si tratta di fare una scelta e di campo e la nostra scelta non può che essere quella di un vino di qualità, non al pari di una qualsiasi bevanda. Nel promuovere i nostri vini dobbiamo promuovere le nostre tradizioni, i nostri territori, la nostra cultura, il nostro valore aggiunto, espressione di un grande patrimonio storico e culturale.

Per tale ragione non mi convince neppure la proposta di consentire l’utilizzo dei mosti importati per arricchire i nostri vini o tagliarli con i vini di paesi terzi, né tanto meno l’idea di indicare nell’etichetta l’annata del vitigno nei vini senza indicazione geografica, consentendo di utilizzare varietà legate al territorio ma soprattutto con il grande rischio di confondere il consumatore.

In tema di liberalizzazione dobbiamo invece tutelare gli sforzi e gli investimenti fatti dai viticoltori, promuovere le nostre indicazioni geografiche sul piano internazionale ed evitarne lo svilimento economico. Due sono le parole che dovremmo ricordare: flessibilità e orientamento al mercato. Ma “flessibilità” non significa improvvisa e totale e indiscriminata abolizione di tutte le attuali misure di gestione. Inoltre, signora Commissario, ritengo che le risorse vadano ripartite in base al criterio storico, ossia seguendo lo stesso criterio utilizzato per tutte le altre riforme finora adottate.

 
  
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  Vincenzo Lavarra (PSE). – Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, considero la relazione Batzeli sull’OCM vino un momento preparatorio di un dialogo che ci porterà alla relazione legislativa e dunque a decisioni definitive nell’arco di quest’anno. Tuttavia, penso che sia utile che il Parlamento si pronunci su alcuni dei capisaldi della proposta e fra questi, certamente, quello dell’estirpazione.

Come altri colleghi, non condivido questa proposta come unica ed esclusiva possibilità di riequilibrare il mercato. Dobbiamo confrontarci nello scenario mondiale e la forza del vino europeo sta nella valorizzazione della qualità e delle pratiche tradizionali, come pure nel collegamento con i territori e con le pratiche centenarie che accompagnano questa produzione.

A questo fine, anch’io sono contrario all’importazione dei mosti: abbiamo presentato come gruppo socialista un emendamento rafforzativo in questo senso. Io penso che, anche attraverso il passaggio di oggi, il dialogo porterà a risultati positivi anche per periodi di transizione verso misure che, come la distillazione, abolite immediatamente, tolgono reti di protezione per molti viticoltori. Io penso che il reciproco ascolto comunque consentirà di sostenere la produzione europea su scala mondiale.

 
  
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  Marie-Hélène Aubert (Verts/ALE).(FR) Signora Commissario, onorevoli colleghi, sono passati alcuni mesi ormai da quando siamo stati colti di sorpresa dall’accordo sul vino concluso con gli Stati Uniti, in merito al quale abbiamo dovuto indire una discussione urgente e che già conteneva alcuni dei pessimi ingredienti della riforma che oggi lei propone: mitigare i criteri europei di qualità dei vini, confondere le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine, accettare pratiche enologiche molto discutibili, liberalizzare maggiormente il mercato, a beneficio di prodotti standardizzati presumibilmente graditi a un consumatore mondiale non meno standardizzato.

Senza dubbio commercianti ed esportatori ne trarranno beneficio, ma certamente non se ne avvantaggeranno la lavorazione di prodotti strettamente legati, dal punto di vista culturale, alla propria area locale, né la varietà e le ricche fragranze dei vini europei, né il consumatore, che ben presto sarà costretto a sorbire bevande che a malapena si possono definire vino, né certamente i viticoltori, che lavorano sodo, talvolta in regioni difficili e in aree di dimensioni modeste, per tutelare la qualità del vino e il piacere di berlo.

Poniamo dunque fine ai meccanismi più assurdi che incoraggiano la sovrapproduzione e hanno troppi effetti nefasti, ma per favore, signora Commissario, combatta con noi e metta a disposizione le risorse per promuovere i vini di qualità, per sfruttare al meglio la varietà di gusti e territori, per preservare il terreno e la biodiversità e per descrivere al mondo intero questa meravigliosa alchimia del vino europeo che si perpetua da più di 2 000 anni.

 
  
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  Vincenzo Aita (GUE/NGL). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, credo che le cifre parlino chiaro: in questi ultimi anni l’Europa ha visto diminuire la propria produzione, mentre altri paesi extraeuropei vedono costantemente aumentare le proprie quote produttive. Oggi, nell’avviare la riforma dell’OCM del vino l’Europa deve tener conto che sono interessati circa 3.400.000 ettari e 3.000.000 di addetti. Pensare allo sradicamento come strumento di equilibrio del mercato significa percorrere la strada delle precedenti modifiche delle OCM del tabacco e dello zucchero. Non possiamo continuare su questa strada, che determina cadute di livello occupazionale e abbandono di interi territori agricoli, spesso collocati in aree fragili dal punto di vista della tenuta idrogeologica.

Qualsiasi riforma quindi deve tener conto soprattutto delle imprese, dei lavoratori e delle condizioni ambientali, ed è solo difendendo e mantenendo un sistema produttivo agricolo europeo che possiamo garantire la qualità e la sicurezza per i consumatori. Certamente, lo sforzo della relatrice, on. Batzeli, ha determinato un miglioramento rispetto alle posizioni del Commissario. Ma nonostante ciò ritengo che ci siano ancora elementi di preoccupazione.

Innanzitutto dobbiamo abbandonare l’ipotesi dello sradicamento e usare la leva della riconversione produttiva per quelle produzioni che hanno difficoltà di mercato, in direzione di una produzione di qualità. Così come dimostrano gli ultimi dati dell’esportazione europea, a essere premiata è la qualità e, di conseguenza, una produzione che deve identificarsi con i territori e con le nostre tradizioni. E’ questa la strada che bisogna seguire e non quella della trasformazione del vino in un semplice prodotto industriale. Da qui il rifiuto dello zuccheraggio come strumento di arricchimento e la necessità di definire regole precise sulla vinificazione.

In questo senso l’uso dei mosti di origine europea per l’arricchimento non può essere penalizzato, in quanto pratica della tradizione di viticoltura europea che non intacca la qualità del vino stesso. E’ per questo che è importante mantenere il sostegno al finanziamento ai mosti. In ultima analisi, qualsiasi riforma non può non tener conto delle modificazioni climatiche attualmente in atto, che avranno pesanti ripercussioni in alcune aree del sud dell’Europa, sconvolgendone i sistemi produttivi. E’ ora giunto il momento per l’Europa di difendere il suo territorio, la sua civiltà e le sue tradizioni.

 
  
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  Esther Herranz García (PPE-DE).(ES) Il vino non si fabbrica, è il prodotto di un lavoro paziente e delicato. Vi è una differenza sottile, ma importante, perché dice molto della persona che sta parlando e della sua opinione e sensibilità verso il settore. Il settore vinicolo europeo è in difficoltà. Il problema fondamentale che affronta in questo momento è l’aumento della domanda interna, perché il consumo sta tuttora crescendo a livello internazionale.

Il problema va tuttavia risolto, e nel risolverlo occorre tenere conto delle sue molteplici conseguenze, perché il settore europeo fa fronte a crescenti importazioni. Pertanto il problema non è ciò che produciamo, ma il prezzo a cui lo vendiamo. Perché vendiamo a prezzi diversi? Essenzialmente perché i produttori europei non devono rispettare gli stessi requisiti dei produttori di paesi terzi, ma molti di più, e perciò non competono alle stesse condizioni.

Dobbiamo rendere competitivo il settore, non distruggendo 400 000 ettari di vigne, ma controllando, non liberalizzando indiscriminatamente, bensì controllando, promuovendo e salvaguardando la cultura, la tradizione e la qualità delle vigne europee, perché il vino non si fabbrica, è il prodotto di un lavoro paziente e delicato. Pertanto dobbiamo sostenere tale cultura e promuovere tra i consumatori la consapevolezza di quale vino bevono e di quando si tratta di un vino de crianza o di un vino reserva, gran reserva, un vino da tavola, un vino de la tierra, un vino d’annata o come vogliamo chiamarlo. Dobbiamo migliorare e integrare tutte le qualità di vino, controllando le pratiche vinicole, promuovendo un consumo responsabile e soprattutto facendo ricerca, sviluppo e innovazione. Non fabbricando, ma lavorando il vino all’interno di una cultura, una tradizione e una qualità che rappresenta i vini europei, rispettando le nostre tradizioni e soprattutto aumentando la domanda al fine di armonizzare la qualità verso l’alto e mai verso il basso.

Pertanto speriamo che la proposta della Commissione dia almeno prova di leadership e d’immaginazione, garantendo davvero la competitività del settore.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (PSE).(PT) Innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Batzeli per l’ottimo lavoro svolto in circostanze difficili e ringraziare ancora una volta il Commissario Fischer Boel per la sua presenza in Aula.

Tutti i dibattiti politici, le audizioni, gli incontri con i rappresentanti del settore, i sopralluoghi nelle aree vinicole degli Stati membri e le centinaia di emendamenti sono ampia dimostrazione dell’interesse che i deputati nutrono per l’analisi dell’importante questione dell’agricoltura europea.

Vi è consenso sulla necessità di riforma ed è giusto sottolineare che non sono state proposte alternative al modello originario della Commissione. Vi sono tuttavia differenze importanti tra Parlamento e Commissione per quanto riguarda i tempi, l’intensità e le modalità di attuazione delle misure principali. Senza dubbio è necessario sradicare le vigne di scarsa qualità, ma bisogna iniziare da quelle illegali. E’ inoltre necessario che la decisione finale sullo sradicamento spetti agli Stati membri. Senza dubbio bisogna porre fine alle sovvenzioni per la distillazione, ma è indispensabile garantire sostegno alla distillazione di alcol potabile; i vini fortificati, tanto importanti per le esportazioni europee, hanno bisogno di tale sostegno.

Non ha senso promuovere l’autenticità e la tradizione dei vini europei sostenendo nel contempo il libero ingresso di mosto concentrato da paesi terzi. La relazione testimonia la buona fede e l’impegno del Parlamento. Confido che la Commissione accolga le nostre proposte, in modo da attuare riforme soddisfacenti nel settore.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Come ha confermato l’intervento del Commissario Fischer Boel, lo scopo principale della riforma dell’OCM del settore vitivinicolo, da lei auspicata, è il ricorso allo sradicamento delle vigne come mezzo per equilibrare il mercato vinicolo. Questo significa che le regioni meno sviluppate e soprattutto le aziende agricole a conduzione familiare e gli agricoltori a basso reddito sarebbero i più colpiti, con un effetto sociale e ambientale disastroso che aggraverebbe la desertificazione e di conseguenza porterebbe all’abbandono delle aree rurali.

Per vaste aree dei paesi del sud, come il Portogallo, le conseguenze potrebbero essere devastanti, al pari della tragedia degli incendi estivi nei boschi. Pertanto poniamo l’accento sulla protezione delle vigne e della viticoltura, che ha svolto un ruolo centrale nella civiltà europea, e in particolare in quella mediterranea. Vogliamo vedere i nostri agricoltori produrre vino sempre migliore e mantenere la distillazione di bevande alcoliche. Siamo contrari a sminuire la produzione di vino dall’uva per sostituirlo con un vino industriale che deriva dall’importazione di mosto da paesi terzi. Signora Commissario, i nostri vini di alta qualità vanno difesi.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario Fischer Boel, onorevoli colleghi, come il nostro Presidente in carica del Consiglio, Angela Merkel, ha detto nel suo discorso pronunciato in quest’Aula il 17 gennaio, “ciò che contraddistingue l’Europa, ciò che ne costituisce l’anima, è il modo in cui trattiamo la nostra diversità” e “l’anima dell’Europa è la tolleranza”.

Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi abbiamo intrattenuto molte discussioni circa le proposte di riforma del mercato vinicolo. Nord e sud, le singole regioni vinicole, una vasta gamma di opinioni e interessi sono stati rappresentati. Ciascuno di noi pensa che, se avesse potuto scrivere da sé la relazione Batzeli, l’avrebbe fatta in modo diverso, più specifica, più concisa. Siamo comunque riusciti a moderare i diversi interessi in modo che tutti possano sostenerli.

Si tratta dunque di un compromesso non solo tollerante, ma anche rispettoso della diversità del settore vinicolo europeo, che porta a ulteriore sviluppo – benché con piccoli passi.

Il Commissario Fischer Boel si è data pena di visitare numerose regioni vinicole negli ultimi mesi, e di questo la ringrazio. Ha visto quanto le regioni siano diverse tra loro. In campo vinicolo, soprattutto, abbiamo bisogno di maggior margine per le decisioni a livello nazionale e regionale. Abbiamo inoltre bisogno di bilanci nazionali nell’ambito del primo pilastro, sulla base del quale si possono scegliere, e quindi attuare, misure adeguate da un catalogo comunitario di misure per il settore vinicolo nelle regioni.

Concordiamo sul fatto che non vogliamo desistere, non vogliamo sradicare 400 000 ettari. Vogliamo lottare per le quote di mercato, per i nostri posti di lavoro, il nostro paesaggio culturale, lo stile di vita europeo. Il vino fa parte dell’Europa e dobbiamo conservarne le tradizioni nonché le pratiche enologiche di antica memoria. I nostri concorrenti nel mondo sono pronti a fornire ciò che non produciamo più.

Vi è un elemento che la discussione ha messo in chiaro, ossia che Roma non fu fatta in un giorno: occorre tenacia. Le nostre politiche devono essere attendibili. Nel lungo periodo, tuttavia, le nostre misure vanno adattate in risposta al mercato.

 
  
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  Béatrice Patrie (PSE).(FR) Signora Commissario, onorevoli colleghi, il nostro lavoro non è stato vano. Innanzi tutto vorrei ringraziare l’onorevole Batzeli per la relazione, che apporta modifiche estese e molto positive alle proposte eccessivamente liberiste presentate dalla Commissione l’estate scorsa.

Di fatto dobbiamo inviare un messaggio forte all’intero settore vinicolo, che attraversa una grave crisi. Sappiamo che il calo dei consumi in Europa, insieme all’aumento delle importazioni da paesi terzi, ha avuto come conseguenza l’abbassamento dei prezzi e del reddito dei viticoltori, e che solo una politica di regolamentazione attiva, non una liberalizzazione estrema, ci farà uscire dalla crisi.

Vogliamo promuovere una viticoltura di qualità che rispetti la natura e le tradizioni delle aree vinicole e la diversità delle aziende agricole, soprattutto se a conduzione familiare. Lo sradicamento massiccio e indiscriminato di 400 000 ettari, visto come soluzione strutturale, va chiaramente escluso. I diritti di piantatura vanno preservati, ma nel contempo vanno intensificati i controlli per prevenire gli impianti illeciti. L’assegnazione di nuovi diritti iscritti nel registro vinicolo modificato deve andare soprattutto a beneficio di giovani produttori di vini di qualità.

Le organizzazioni commerciali svolgono un ruolo importante nella competitività del settore e andrebbero rafforzate mediante programmi operativi nazionali. In conclusione, la promozione di un consumo ragionevole di vino insieme a una dinamica politica di esportazione, che comprenda un’etichettatura semplificata, richiederà un’effettiva assegnazione di risorse di bilancio cospicue.

 
  
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  Ioannis Gklavakis (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, signora Commissario, siamo sul punto di approvare la relazione sulla comunicazione della Commissione in merito all’organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo, insieme a una serie di emendamenti.

Ecco il messaggio fondamentale che vogliamo trasmettere alla Commissione:

– innanzi tutto, no allo sradicamento incontrollato in quanto può distruggere preziose aree di produzione che offrono pregiati vini di qualità;

– in secondo luogo, andrebbero mantenute alcune misure d’intervento – e qui mi riferisco alla distillazione – volte a equilibrare il mercato e a sostenere indirettamente il reddito dei produttori;

– in terzo luogo, vanno create dotazioni finanziarie nazionali che contengano diverse azioni tra cui gli Stati membri possano scegliere. Tuttavia, affinché tali dotazioni siano efficaci, devono ricevere finanziamenti adeguati;

– in quarto luogo, senza dubbio dovremo evitare di trasferire risorse dal primo al secondo pilastro, in quanto questo essenzialmente indebolirebbe l’OCM.

Dobbiamo rivolgere l’attenzione a soluzioni drastiche, e vorrei menzionarne due:

– in primo luogo, dobbiamo cercare soprattutto di mantenere una produzione vinicola comunitaria di alta qualità. Questo è un punto fermo;

– in secondo luogo, e più seriamente, dobbiamo mirare a una promozione più intensa dei vini comunitari. Le quote di mercato non crescono perché lo desideriamo ardentemente. Solo una politica aggressiva può produrre un aumento dei consumi all’interno e all’esterno dell’Unione europea.

Ovviamente vi sono opinioni divergenti sulle varie questioni della comunicazione, quali per esempio l’arricchimento del vino. Per noi – per me – il vino prodotto con l’aggiunta di zuccheri e acqua non si classifica tra i vini. Il vino viene prodotto dall’uva, non dalla barbabietola da zucchero.

So che verrà decisa l’aggiunta di zucchero. Se così avverrà, allora va dichiarato sull’etichetta. Dobbiamo essere onesti e proteggere sia i consumatori che i produttori.

 
  
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  Bogdan Golik (PSE). (PL) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con lei per la sua elezione e per aver presieduto questo dibattito, e ringraziarla a nome dell’Assemblea per la grande pazienza dimostrata permettendoci di superare i limiti di tempo, cosa necessaria a vantaggio di tutti.

Signora Presidente, signora Commissario, innanzi tutto vorrei congratularmi con la relatrice, onorevole Batzeli, che negli ultimi mesi ha duramente lavorato per preparare la relazione sulla riforma del settore vinicolo e ha coordinato con grande sagacia il lavoro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale su questo documento.

Concordo sulla necessità di una riforma sostanziale dell’organizzazione comune del mercato nel settore vinicolo e di una sistemazione della struttura produttiva vinicola per assicurare la competitività e l’equilibrio del settore. Occorre intervenire quanto prima per incoraggiare l’equilibrio del mercato, perché la mancanza di tale equilibrio brucerà quantità sempre più cospicue di risorse del bilancio comunitario.

Vorrei richiamare la vostra attenzione sull’esigenza di sostenere lo sviluppo delle aree rurali nelle regioni in cui la viticoltura, benché insignificante nell’ambito della Comunità nel suo insieme, è importante per il turismo locale e per la diversificazione dell’agricoltura nelle aree rurali. Tali aree verranno tutte parimenti interessate dalle riforme. Pertanto, per riformare il mercato vinicolo, dobbiamo adottare soluzioni che non pongano restrizioni economiche inadeguate alla viticoltura su scala locale. L’innovazione locale nella viticoltura delle aree rurali dei nuovi Stati membri, inoltre, non è direttamente collegata al mercato vinicolo europeo, e pertanto non necessita di regolamentazione basata su principi di mercato rigorosi. Tali regioni non hanno mai creato costose eccedenze vinicole, e qualunque azione volta a limitare future sovrapproduzioni non deve quindi applicarsi ad aree con un basso livello di produzione vinicola.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez (PPE-DE).(ES) Signora Presidente, signora Commissario, l’impossibilità di raggiungere un compromesso prima dell’adozione della relazione ha portato a una serie di errori e contraddizioni che mi auguro vengano risolti con il voto in seduta plenaria.

Tra tali errori, vorrei porre l’accento su quello contenuto nel paragrafo 18, concernente la distillazione dei sottoprodotti, in cui si chiede che l’alcol ottenuto mediante una simile distillazione venga indirizzato, almeno in parte, al mercato dell’alcol potabile.

Questo dimostra la scarsa conoscenza dei diversi tipi di distillazione e degli alcol da essi prodotti, in quanto l’alcol potabile, inteso esclusivamente per la produzione di acquavite, porto e liquori, è un prodotto di qualità, cosa che non si può assolutamente ottenere con l’alcol da distillazione dei sottoprodotti.

Per tutti questi motivi credo si debba votare contro questo paragrafo, al fine di evitare ulteriore confusione in relazione ai tipi di distillazione e agli alcol da loro prodotti.

In secondo luogo, vorrei porre l’accento su una cosa cruciale per qualunque riforma dell’OCM: gli aspetti finanziari. Finora tutte le riforme dell’OCM hanno adottato una distribuzione dei fondi basata su criteri storici. Stranamente, nel caso della riforma del settore vinicolo, l’intenzione è di cambiare a favore di altre formule, che ancora non sono però molto chiare, ma che stanno creando grande incertezza nel settore.

Al fine di conferire maggiore chiarezza alla relazione Batzeli, pertanto, propongo inoltre di votare per gli emendamenti sull’impiego del criterio storico per la distribuzione dei fondi.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE).(HU) Commissario Fischer Boel, mi creda, anche noi vogliamo la riforma: una riforma profonda e radicale, e al riguardo la Commissione e il Parlamento europeo dovrebbero essere alleati. Il punto di disaccordo rispetto al Commissario è che non vogliamo dare altrettanto peso allo sradicamento, in quanto tutte le parti accettano il fatto che i cambiamenti di struttura e la modernizzazione sono almeno altrettanto importanti quanto lo sradicamento.

Vorrei richiamare l’attenzione della signora Commissario Fischer Boel sul grave rischio che nei nuovi Stati membri vi sia uno sradicamento eccessivo da parte dei viticoltori poveri, il che aggraverebbe solo i problemi dei nuovi Stati membri. Per questo motivo tutti i pagamenti vanno inseriti nella dotazione finanziaria nazionale, e vorrei congratularmi con il Commissario al riguardo, perché questo può significare il futuro non solo del settore vinicolo, ma dell’intera PAC: definiamo i limiti e inseriamoli nella dotazione finanziaria nazionale, in accordo con il principio di sussidiarietà.

Si tratta di un’ottima soluzione, ma le nostre basi per determinare le dotazioni finanziarie nazionali sono problematiche, signora Commissario, se è vero che si devono basare al 20 per cento su criteri territoriali e all’80 per cento su criteri storici. Sarebbe una grave discriminazione ai danni dei nuovi Stati membri. Di conseguenza, per i nuovi Stati membri solo una distribuzione della dotazione nazionale su base territoriale sarebbe accettabile, se le informazioni sono corrette – ma mi auguro non lo siano.

Per quanto riguarda il quinto aspetto, quello della distillazione, lei ha ragione: va fermata del tutto. In conclusione, per quanto riguarda lo sviluppo rurale, dobbiamo rendere possibile l’uso di finanziamenti supplementari allo sviluppo rurale per lo sviluppo delle regioni vinicole, oltre a quelli stanziati per il settore vitivinicolo.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario, innanzi tutto mi dà grande soddisfazione notare che sono le donne a guidare questo dibattito. Purtroppo la relazione è stata sfortunata fin dall’inizio. E’ vero che un po’ è migliorata. Tuttavia, a mio avviso, è ancora troppo caotica per trasmettere con chiarezza il segnale desiderato alla Commissione e far capire, anche a questa Istituzione, che le cose non vanno male come appare dalla comunicazione. Sosterrò le parti della relazione che continuano a considerare indispensabile un’organizzazione di mercato specifica per il settore vinicolo. A mio parere, tuttavia, non è che una provocazione il fatto che ora la Commissione dedichi un’attenzione superficiale alle proposte di organizzazione a mercato unico per tutti i prodotti agricoli, mentre qui ci scervelliamo da mesi sulla riforma dell’OCM vitivinicolo e ortofrutticolo.

Quanto ci prende davvero sul serio la Commissione? Che cosa occupa i suoi pensieri? Per quanto riguarda l’OCM per il settore vinicolo, occorre che il finanziamento rientri nel primo pilastro. E’ necessario migliorare l’utilizzo dei fondi per mantenere e migliorare il nostro potenziale produttivo, riguadagnare i vecchi mercati e conquistarne di nuovi, nonché promuovere un moderato e sano consumo di vino. Occorre maggiore sussidiarietà e responsabilità per la professione, in modo che i finanziamenti possano essere spesi in modo più selettivo a livello regionale. Tuttavia, quando si tratta di assegnare finanziamenti nazionali, le regioni che hanno compiuto i minori sforzi per produrre e commercializzare vini di qualità non andrebbero ricompensate di nuovo, sulla base di “criteri storici”, per aver speso centinaia di milioni di euro per la distillazione di vino invendibile. E’ inaccettabile. E’ altresì impensabile che alle regioni settentrionali, che hanno commercializzato i propri vini di qualità senza finanziamenti europei, sia vietata la produzione dei propri vini secondo metodi tradizionali. Questo non risolve i problemi strutturali di quelle regioni che, inebriate dai milioni della distillazione, hanno trascurato completamente l’attuazione delle riforme strutturali.

L’Europa, infatti, non ha un’eccedenza strutturale di vino, bensì un’eccedenza che corrisponde esattamente alle quantità piantate illegalmente. Se i viticoltori vogliono rinunciare presto all’attività, devono poterlo fare e gli effetti sociali vanno ammortizzati, ma devono farlo senza arrecare danni ambientali irreparabili, sradicando entro i limiti della produzione di vino di qualità. Ai mercati mondiali dev’essere possibile competere a condizioni concorrenziali eque. I vini europei non vanno prodotti usando acqua europea, o mosti importati da paesi terzi. Miscelare vini europei e vini importati è altresì fuori questione. A cosa pensava la Commissione?

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Margrietus van den Berg (PSE).(NL) Signora Presidente, vorrei tentare un approccio diverso. Sarebbe miope pensare che, in quest’epoca di globalizzazione, la politica europea abbia conseguenze solo sui nostri cittadini. Se l’Europa modifica la politica del settore vinicolo, questo interesserà moltissime persone al di fuori dell’Europa, persone i cui redditi subiranno un calo per via della concorrenza sleale da parte del settore vinicolo europeo. Per questo motivo è necessario integrare le politiche in settori diversi. Le proposte della Commissione di riformare il settore vinicolo rappresentano un passo nella giusta direzione. In qualità di vicepresidente della commissione per lo sviluppo e di socialdemocratico, sono molto deluso del fatto che la relazione della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale abbia trascurato la politica europea di sviluppo e il commercio equo e solidale. Secondo la relazione è necessario tenere il settore vinicolo al di fuori dei negoziati che si svolgono intorno al tavolo del commercio mondiale.

Dopo tutto, stando alla relazione, le difficoltà del settore vinicolo sono causate da importazioni sempre crescenti da paesi terzi. Nel contempo, la Commissione deve prendere misure di ogni genere per proteggere il nostro settore vinicolo. Perché vorremmo riprendere ai paesi in via di sviluppo ciò che offriamo loro con la politica europea di sviluppo? Perché vorremmo chiudere i nostri mercati alla concorrenza leale? Perché non lasciar decidere al cliente quale vino voglia bere, che sia Bordeaux francese, Chardonnay sudafricano o Merlot cileno? La concorrenza leale con altri paesi non esclude un settore vinicolo europeo competitivo, ma una politica protezionistica per il settore esclude tuttavia decine di migliaia di persone il cui pane quotidiano dipende dal commercio equo del vino con l’Europa. Per questo motivo sono lieto di bere un bicchiere di Groot geluck sudafricano dicendo “A una politica europea coerente; la Commissione riceve il mio sostegno. Salute!”

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE).(CS) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ormai da qualche anno il mercato vinicolo è in difficoltà per via delle eccedenze, che l’attuale politica sul mercato vinicolo comune non è stata in grado di risolvere in modo soddisfacente. Il sostegno alla distillazione vinicola, per esempio, è a mio parere un insensato spreco di risorse limitate. Il mercato vinicolo riformato oggi non incoraggia i produttori di vini da tavola di qualità inferiore ad accostarsi alla produzione di vini di qualità superiore. Per questo motivo è tanto importante riformare il mercato.

Ciò che occorre è un sostanziale incoraggiamento alla competitività del settore vinicolo europeo. In questo contesto, la relazione Batzeli offre molti suggerimenti, e io, per parte mia, ritengo si tratti di un lavoro molto equilibrato.

L’area fondamentale su cui dobbiamo concentrare l’attenzione è la riforma del bilancio. Il sostegno dev’essere proporzionato all’area di terra usata per la coltivazione e al valore della produzione vinicola. Non si deve finanziare lo sradicamento di vigne che violino l’acquis. I pagamenti per l’esportazione di vino da tavola sono del tutto privi di sistematicità e di certo non contribuiscono a promuovere il buon nome del vino europeo.

Onorevoli colleghi, in ultimo è importante capire che se ci preoccupiamo di sostenere la competitività dei prodotti europei non possiamo perseguitare i produttori europei. Le condizioni geografiche nei paesi del nord sono diametralmente opposte a quelle del sud. Addolcire con la barbabietola da zucchero è una tradizione nei paesi del nord quanto acidificare il vino nei paesi del sud. Vietarlo segnerebbe la fine di tante belle famiglie di viticoltori dei nostri paesi, distruggendo le tradizioni e quindi anche le soluzioni ai problemi della produzione rurale. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Françoise Castex (PSE).(FR) Signora Presidente, signora Commissario, la viticoltura europea necessita di una riforma ambiziosa. Come avrete compreso, desideriamo che tale riforma rispetti la tradizione vinicola europea e gli uomini e le donne che lavorano nel settore.

Vorrei tuttavia richiamare la vostra attenzione sull’opinione della commissione per il commercio internazionale, inclusa nella relazione Batzeli. La riforma dell’OCM del settore vinicolo deve infatti tenere conto degli interessi commerciali. L’Europa resta il massimo esportatore mondiale di vino, e pur essendo necessario renderla più competitiva di fronte alla crescente concorrenza dalle vigne del Nuovo Mondo, la vitalità delle esportazioni del settore si basa soprattutto su una qualità e un’autenticità riconosciute in tutto il mondo.

Pertanto abbiamo bisogno di una politica commerciale aggressiva per promuovere la qualità dei vini europei. Sarebbe perciò assurdo e controproducente, per esempio, autorizzare la vinificazione dei mosti importati e la miscela di vini europei con vini provenienti da altre parti del mondo.

La relazione del Parlamento europeo è pertanto fortemente contraria. Analogamente, è necessario assicurare una migliore protezione delle indicazioni geografiche protette (IGP) e delle denominazioni d’origine protette (DOP) nel quadro dei negoziati e degli accordi bilaterali dell’OMC. Vogliamo difendere la produzione vinicola legata ad aree locali dai vini perlopiù non regolamentati.

Mi auguro, signora Commissario, che la Commissione europea rispetti le opinioni che appaiono nella relazione dell’onorevole Batzeli, cui questa sera rendo omaggio e con cui mi congratulo.

 
  
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  Armando Veneto (PPE-DE). – Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, sappiamo che la riforma che si tenta di attuare deve dare una risposta adeguata alla sfida della competitività del mercato vitivinicolo europeo nel contesto mondiale. Siamo d’accordo nell’affermare che l’Europa può vincere la sfida solo a condizione di conservare e migliorare la qualità del vino, esaltandone la specificità. Ma non tutte le risposte che abbiamo trovato sono pienamente coerenti con l’obiettivo finale. Sicché possiamo dire che il testo approvato in commissione agricoltura è il migliore possibile e tuttavia richiede ulteriori aggiornamenti.

E’ giusto pertanto procedere a una riforma prudente, per tappe, accuratamente gestita, basata sul principio di sussidiarietà al fine di rispettare le specificità esistenti a livello nazionale e regionale. Per questo tutti i finanziamenti agricoli vanno mantenuti sotto il primo pilastro: occorre attuare campagne di formazione per un consumo responsabile; conservare, almeno per ora, le misure di distillazione quale rete di sicurezza per i produttori; autorizzare gli Stati membri a limitare l’estirpazione dei vitigni su base di rigidi criteri ambientali e sociali, facendo rotta preferenziale verso la tutela delle piccole produzioni di qualità.

Quanto al mantenimento delle norme in vigore sulle pratiche ammesse per la vinificazione, zuccheraggi e mosti, osservo che la strenua difesa di tali pratiche da parte di alcune delegazioni pone il problema degli interessi nazionali rispetto a quelli dell’Unione e richiama l’esigenza di potenziare l’idea dell’Europa unita, evitando distorsioni di mercato che l’eccesso di nazionalismo comporta. Se la scommessa è quella di migliorare la competitività dei vini europei, la proposta di sostenere la pratica dell’aggiunta di saccarosio e quella di utilizzare i mosti va in controtendenza, perché l’uso di tali correttivi abbassa il livello di qualità e riduce le differenze, che sono invece l’espressione migliore della coltura del vino.

Forse avremmo potuto compiere uno sforzo maggiore per questo aspetto, ponendo il problema degli interessi comunitari e per chiedere, come io faccio, che tutti i paesi dell’Unione – nessuno escluso – valutino quanto sia inopportuno e politicamente scorretto anteporre gli interessi nazionali a quelli dell’Europa e come sia indispensabile trovare un giusto equilibrio tra tali esigenze.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE-DE).(FR) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Batzeli, la relatrice, che, come abbiamo udito, esprime un’opinione ampiamente condivisa in quest’Aula.

Vorrei dire ancora una volta che le proposte della Commissione non sono accettabili nella loro forma attuale. Lungi da noi negare l’esistenza di un problema: il consumo europeo è in calo, le esportazioni ristagnano, ma nel contempo le importazioni di vino aumentano. La risposta della Commissione è la proposta di un massiccio piano di sradicamento davvero inutile per i nostri viticoltori.

Ci dicono che vi è sovrapproduzione; va bene, ma rifiutare di intervenire sulle importazioni equivale a usare la produzione europea come “valvola di sicurezza” del mercato. E’ inaccettabile. Possiamo accettare lo sradicamento delle vigne solo se questo si basa su un approccio volontario, il che comporta un cospicuo indennizzo finanziario, e solo se si introduce il concetto di sradicamento temporaneo.

In secondo luogo, nemmeno la riduzione del bilancio per l’OCM del settore vinicolo è accettabile. La Commissione menziona la possibilità di trasferire parte del bilancio allo sviluppo rurale. Tuttavia, senza voler chiamare in causa il principio vero e proprio di un’OCM specifica per il settore vinicolo, trovo difficile capire come il già basso livello di crediti possa essere ridotto, soprattutto dopo aver da poco accolto due nuovi Stati, anch’essi produttori. Come hanno affermato molti deputati, siamo dunque contrari a un trasferimento, un trasferimento qualsiasi, di crediti dal primo al secondo pilastro della PAC.

Il mio terzo punto, con cui mi avvio a concludere, è che, da una parte, crediamo davvero che la viticoltura europea abbia un futuro. Non pensiamo che sia finito il tempo dei viticoltori. Il futuro non sta nella concentrazione di terre, come implica il massiccio piano di sradicamento. Dobbiamo costruire tale futuro rendendo più competitivi i nostri vini, soprattutto all’estero. Per questo crediamo che la prima priorità per una riforma dell’OCM del settore agricolo sia rendere le nostre vigne più interessanti mediante un grande progetto di promozione, e commercializzarle in tutto il mondo.

Mi ha fatto piacere sentirle dire altrettanto poc’anzi, signora Commissario; adesso passiamo ai fatti.

 
  
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  Giorgos Dimitrakopoulos (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, vorrei congratularmi vivamente con la mia amica, onorevole Batzeli, per l’ottimo lavoro svolto, ed esprimere la mia soddisfazione, perché questa relazione è stata redatta da una collega proveniente dalla Grecia, paese che ha una storia vitivinicola vecchia di secoli.

Il vino, in quanto prodotto agricolo, è sempre stato per noi al centro della vita, dei costumi, delle tradizioni, della storia, della gioia e del dolore. In altre parole, è parte integrante della nostra civiltà.

E’ pertanto molto positivo che questa relazione rispecchi in larga misura le opinioni del settore vinicolo greco. Nel contempo, la relazione Batzeli costituisce una chiara presa di posizione da parte del Parlamento europeo alla luce della nuova OCM del settore vinicolo progettata dalla Commissione, e corregge con una salutare dose di prudenza e logica l’iniziale approccio della Commissione che peccava di frettoloso schematismo.

Chiedo di votare la relazione così com’è.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei unirmi ai ringraziamenti rivolti alla relatrice e a tutti i relatori ombra per il loro lavoro. Questa è la terza riforma del settore vinicolo in 12 anni, e sono lieta che ora una comunicazione della Commissione abbia permesso di conciliare le svariate posizioni e i diversi obiettivi. La ragione per cui le nostre opinioni all’inizio divergevano tanto è che il vino è un argomento dalla carica emotiva molto forte. Dico sempre che il vino è uno dei più eleganti prodotti agricoli. Tale divergenza viene messa in luce anche dalla presentazione di quasi 600 emendamenti. A mio parere, buona parte della relazione si può vedere in modo molto positivo. Essa contiene molti compromessi. Vorrei porre l’accento soprattutto sul fatto che delle pratiche enologiche tradizionali si è davvero tenuto conto. Va detto chiaramente, tuttavia, che non esiste alcuna possibilità di raddoppiare l’indennizzo o il sostegno alle regioni, in quanto non lo potremmo giustificare agli occhi del contribuente europeo.

Resta un problema significativo per l’Austria. Si deve ancora prendere adeguatamente in considerazione la questione dell’etichettatura dei vini da tavola. Ad ogni modo, vogliamo vedere i vini da tavola etichettati in modo diverso rispetto ai vini di qualità. Dev’esserci una chiara distinzione a favore dei consumatori.

In conclusione, chiedo al Commissario Fischer Boel di leggere con attenzione questa relazione d’iniziativa. Sono convinta che lei e l’intero suo staff lo faranno. Comprende alcune proposte valide che, auspicabilmente, la Commissione integrerà nella sua proposta sulla nuova OCM del settore vitivinicolo che dovrà presentarci in estate.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, mi limiterò a sfiorare alcune delle principali questioni che molti di voi hanno sollevato nel corso di questa importantissima discussione.

Lo sradicamento è stato menzionato pressoché da tutti. Non sono molto sicura che abbiate ascoltato con attenzione ciò che ho detto nell’introduzione, quando ho ricordato la necessità di assicurare che lo sradicamento rispetti alcuni importanti e legittimi criteri sociali e ambientali. Ascoltate attentamente, e io prenderò in considerazione la cosa quando elaboreremo le proposte legislative.

L’onorevole Graefe zu Baringdorf ha detto con estrema chiarezza che lo sradicamento non va imposto ai viticoltori. Esatto. Non va imposto, perché la decisione di sradicamento spetta ai viticoltori e solo a loro. La decisione non spetta agli Stati membri o alla Commissione, ma esclusivamente ai viticoltori. Non dobbiamo però costringere quei viticoltori, che oggi devono lottare per sopravvivere nel loro settore, a continuare un’attività con cui non riescono a guadagnare di anno in anno. Perciò diamo loro la possibilità di lasciare il settore in modo dignitoso.

Per quanto concerne la distillazione, devo ancora incontrare qualcuno disposto a sostenere, in un’occasione non ufficiale, che la distillazione di crisi possa rivelarsi una scelta razionale. Al contrario, penso che essa offra ai cittadini la scusa di dipingere la PAC nel modo più negativo, facendo riferimento ai metodi e agli strumenti superati che usavamo in epoche precedenti. Non possiamo sostenere l’opportunità di spendere mezzo miliardo di euro l’anno per sbarazzarci di vino che nessuno vuol bere. Non funziona e mi auguro di incontrare il vostro sostegno al riguardo.

Abbiamo pertanto bisogno di promozione. E’ un fatto che il Parlamento europeo ha ribadito più e più volte, e sono pronta a compiere uno sforzo al riguardo. La promozione a livello europeo, tuttavia, non dev’essere un ammortizzatore per il settore vinicolo. Anche il settore stesso deve essere molto più aggressivo.

In Irlanda abbiamo visto crescere il consumo di vino. Oggi il 70 per cento del vino consumato in Irlanda viene importato dai paesi extracomunitari. Pertanto non ho proprio capito il motivo per cui, nel corso dei recenti campionati mondiali di aratura svoltisi in Irlanda, che hanno attirato 250 000 visitatori, fossero presenti solo due produttori di vino, nessuno dei quali europeo. Posso solo chiedermi perché.

Per quanto riguarda il mosto importato per la vinificazione, ho detto chiaramente fin dal principio che dobbiamo mettere tutto sul tavolo di discussione e ho preso nota delle reazioni del Parlamento europeo, di diversi Stati membri e delle parti interessate.

L’onorevole Christa Klaß ha affermato che vi sono enormi differenze all’interno delle diverse regioni. Ho potuto constatarlo personalmente, e pertanto penso che si debba porre l’accento sull’importanza delle dotazioni nazionali nella comunicazione della Commissione. Penso che gli Stati membri e le regioni abbiano così l’occasione di assegnare i diversi strumenti e il denaro nell’ambito di una dotazione nazionale adeguata alle diverse regioni. Lo reputo essenziale.

Molti di voi hanno sottolineato che dobbiamo fondare il futuro del settore vinicolo sulla qualità, qualità e poi ancora qualità, cosa che sostengo appieno.

Sono ansiosa di discutere in futuro della riforma del settore vinicolo che presenterò al Consiglio – spero subito prima della pausa estiva – dopodiché sarò lieta di venire in quest’Aula a presentarlo, nello stesso momento, quale base delle nostre discussioni future.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) Il settore vinicolo comunitario produce alcuni dei migliori vini al mondo e ha un enorme potenziale che va sviluppato ulteriormente in modo sostenibile. La crescita costante del mercato in Cina, che ora inizia a produrre attivamente vino, insieme alla crescente produzione in altri paesi quali Australia, Nuova Zelanda, USA, Canada e Sudafrica, ha fatto sì che i vini del Nuovo Mondo guadagnassero una notevole quota di mercato a scapito dei vini europei.

Concordo con la Commissione sul fatto che gli squilibri tra domanda e offerta nel settore vinicolo, nonché le crescenti sfide poste ai mercati vinicoli europei e internazionale, implicano un’esigenza di riforma anche in questo settore. Tuttavia sono in pieno disaccordo con alcune soluzioni proposte nella comunicazione della Commissione del 22 giugno 2006. I piani di massiccio e indiscriminato sradicamento dei vigneti pongono una minaccia particolare all’ambiente, e a mio parere rappresentano un attacco ingiustificato alla tradizione vinicola europea. La viticoltura, che si fonda principalmente sulle risorse naturali, ha un effetto positivo sulla protezione del suolo dall’erosione. Come forza motrice dello sviluppo rurale, la viticoltura offre inoltre la promessa dell’auspicata prosperità per molte regioni europee.

Con la loro tradizione vinicola, le regioni della Slovacchia si sono concentrate sulla promozione dell’enoturismo, sfruttando il potenziale dei Carpazi minori, della Kamenínska, Hontianská e delle vie del vino Tokaj, e ora si aspettano che la riforma dell’OCM nel settore vinicolo assicuri la crescita dinamica e la competitività del settore vitivinicolo europeo mediante l’assegnazione di risorse finanziarie adeguate e, soprattutto, mediante la promozione dell’innovazione.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (NI), per iscritto. – Concordo con la Commissione sull’importanza di semplificare e armonizzare le misure legislative e di rafforzare la competitività del settore vitivinicolo europeo garantendo allo stesso tempo la sostenibilità ambientale. Tuttavia, se da una parte si rende necessario ridurre gradualmente il sostegno agli agricoltori europei e il pesante bilancio agricolo a favore di altre politiche, dall’altra parte occorre che l’UE tuteli i settori portanti della sua economia. Il settore vitivinicolo è senz’altro tra questi, con una produzione che nel 2005 ha fruttato quasi 2 milioni di euro, e che nella sola Italia interessa più di 2.500.000 di aziende, e non può essere interamente abbandonato alle regole del libero mercato: la libera concorrenza potrebbe avere un impatto deleterio sulla qualità e sulla diversità della nostra produzione, la quale si basa per la grande maggioranza sull’attività di piccole azione incapaci di competere a livello internazionale. Trovo inoltre increscioso il tentativo, purtroppo portato a termine, dei paesi del nord Europa di alterare le condizioni di concorrenza all’interno della UE proponendo aiuti all’utilizzo del saccarosio per aumentare la gradazione alcolica, senza mantenere quelli alla produzione del mosto, pratica corrente nel nostro e in altri paesi mediterranei, e che garantisce la qualità maggiore della nostra produzione.

 
Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2007Avviso legale