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Procedura : 2007/2109(INI)
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Testi presentati :

A6-0467/2007

Discussioni :

Votazioni :

Dichiarazioni di voto
PV 12/12/2007 - 3.7
CRE 12/12/2007 - 3.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0606

Discussioni
Mercoledì 14 febbraio 2007 - Strasburgo Edizione GU

6. Dichiarazioni di voto
PV
  

– Relazione Fava (A6-0020/2007)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, sono lieto che la relazione abbia evidenziato chiaramente la totale estraneità del governo austriaco e di qualsivoglia organismo o autorità ufficiale del mio paese alla vicenda.

Ho tuttavia votato contro la relazione poiché, nonostante non siano state corroborate da alcun tipo di prova, le affermazioni in essa contenute non sono state eliminate dal testo e, soprattutto, non è stato espunto nemmeno l’errore materiale su Europol. Questo significa che la relazione continua a fornire una falsa interpretazione dei fatti, insinuando che Europol avrebbe impiegato membri dei servizi segreti americani; si tratta di un’affermazione priva di qualsiasi fondamento in quanto è vero proprio il contrario.

Una relazione contenente simili errori lede la credibilità del Parlamento ed è questo il fattore che ha indotto un così vasto numero di deputati a votare contro la relazione nel suo complesso.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Fava, il cui valore non supera di molto quello di un collage di articoli di stampa, sub specie della difesa dei diritti umani, rappresenta invece un tentativo di demolire la forza e l’efficacia dell’attività antiterroristica.

La pretesa di veder pubblicizzati sul sito del Parlamento europeo anche i nomi e i cognomi dei funzionari del servizio segreto militare italiano dimostra soltanto un livello di irresponsabilità di chi, ipocritamente, si dichiara per la lotta al terrorismo, e poi nei fatti coglie ogni propizia occasione per ostacolarne l’attuazione.

Il Parlamento europeo non può e non deve attribuirsi il potere di esautorare i governi nazionali e gli Stati membri dell’Unione europea della loro piena sovranità nell’ambito della tutela della sicurezza dei loro cittadini, che è e deve restare patrimonio intoccabile delle Nazioni e degli Stati membri.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, la delegazione dei conservatori britannici ha votato contro la relazione Fava. A nostro avviso questa relazione costituisce un costoso esercizio di duplicazione del lavoro svolto dal Senatore Marty in seno al Consiglio d’Europa. Trabocca di accuse infondate, rivolge richieste irragionevoli al Consiglio, criticando Gijs de Vries, Javier Solana e gli accordi NATO, che prevedono la collaborazione con gli Stati Uniti d’America quali nostri alleati nella lotta contro il terrorismo internazionale.

La relazione invoca inaccettabili sanzioni contro gli Stati membri dell’UE ai sensi degli articoli 6 e 7, chiede assistenza consolare per i cittadini del Regno Unito, pregiudicando il concetto di cittadinanza britannica, e non accetta garanzie diplomatiche contro la tortura nell’estradizione di sospetti terroristi verso paesi terzi. Non ho altro da aggiungere.

 
  
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  Jim Allister (NI), per iscritto. – (EN) Ho votato contro questa relazione, non perché io sia indifferente alle accuse di presunti illeciti internazionali, ma perché il documento si basa in ampia misura su supposizioni non provate. Persino prima che venisse redatta questa relazione esisteva una virulenta agenda politica antiamericana volta a orientare il documento verso le sue conclusioni attuali, antefatto che spiega la preferenza accordata dal relatore agli articoli pubblicati sulla stampa anziché a prove fondate. La relazione, quindi, è talmente squilibrata che a giovarne saranno le forze terroristiche e antidemocratiche.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. (SV) Ci siamo astenuti nel voto sulla relazione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri.

E’ indubbio che, nella lotta al terrorismo, sono state commesse violazioni dei diritti umani, come dimostrano gli esempi contenuti nella relazione. Noi conservatori svedesi condanniamo questi atti di crudeltà. Mescolando ai fatti assodati ipotesi e voci non confermate, la relazione rischia tuttavia di indebolire, anziché rafforzare, le critiche giustificate.

Ci siamo opposti alla creazione della commissione speciale poiché riteniamo che debbano essere le autorità giudiziarie a far luce sui reati presunti. La responsabilità delle indagini è in primo luogo di competenza nazionale. La commissione costituzionale svedese, ad esempio, ha esaminato la condotta del governo svedese e si è pronunciata su di essa. La maggior parte delle questioni affrontate nel documento rientra non nella competenza dell’UE ma degli Stati membri. In proposito i governi degli Stati membri sono responsabili non nei confronti del Parlamento europeo ma solo ed esclusivamente dei loro parlamenti nazionali, nella misura in cui non sia stata violata alcuna norma giuridica europea. Se gli Stati membri non hanno rispettato gli impegni assunti a livello europeo, è responsabilità della Commissione svolgere indagini su tali violazioni e adire le vie legali al riguardo.

 
  
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  Simon Coveney (PPE-DE), per iscritto. (EN) Noi deputati irlandesi della delegazione del Fine Gael abbiamo votato a favore della relazione nel suo complesso, poiché appoggiamo la tesi generale in essa sostenuta e la sua forte presa di posizione nei confronti del programma di consegne straordinarie e del coinvolgimento di paesi e aeroporti europei in tale processo.

Vorrei tuttavia precisare che non condividiamo in toto la formulazione del paragrafo 125 della relazione. Ho cercato di eliminare questo paragrafo, ma non ci sono riuscito (il voto è andato perso per poco).

Detto questo, vale la pena di sostenere gran parte della relazione, poiché si tratta di una forte dichiarazione contro il processo di consegne straordinarie, che costituisce una violazione del diritto internazionale. Abbiamo dunque votato a favore della relazione nel suo complesso.

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE), per iscritto. – (PT) Mi sono astenuto nella votazione finale per le seguenti ragioni:

1. La relazione è intempestiva e inefficace;

2. Una decisione che concilia la necessità di impegnarsi nella difesa dei diritti umani con il sostegno alla lotta al terrorismo e alle sue cause è accettabile solo se genera un forte consenso;

3. La relazione non ha prodotto tale consenso né ha elaborato l’indispensabile analisi politica in materia;

4. Il documento dedica un’attenzione eccessiva all’analisi dei fatti accaduti nei vari Stati membri, senza riuscire a trarre l’importante conclusione che occorre difendere l’inalienabile diritto alla protezione dei cittadini e l’integrità degli Stati membri nel quadro del rispetto per i diritti umani individuali;

5. Infine, una relazione su questa delicata questione deve essere coordinata con l’intervento del Consiglio europeo e tenere conto delle eventuali decisioni adottate dal Consiglio d’Europa.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Voto a favore della relazione del collega Fava sul trasporto e la detenzione illegali di prigionieri. Sia chiaro che non condivido in toto la sostanza della relazione, poiché contiene alcuni elementi molto controversi, tra cui riferimenti gratuiti all’ex Segretario alla difesa britannico, che abbiamo respinto in quest’Aula stamani. E’ stato affermato che molte delle argomentazioni esposte nella relazione non sono corroborate da prove. Si potrebbe dire altrettanto a proposito dell’intervento in Iraq e in Afghanistan. Per parafrasare Donald Rumsfeld, sappiamo di sapere alcune cose, e di non saperne altre, ma ci sono anche cose che ignoriamo di non sapere. Beh, in questo caso so che la nostra commissione temporanea e il suo relatore, onorevole Fava, hanno individuato una grave violazione dei diritti umani nell’Unione, che contravviene al diritto internazionale. Con il mio voto intendo sostenere l’evidente realtà riscontrata e non i particolari ad essa associati, che, inevitabilmente, in assenza di una chiara collaborazione da parte delle autorità, non sono altro che speculazioni, le quali pur rivelandosi spesso fondate, talvolta non lo sono.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La motivazione addotta dalla Presidenza tedesca per sottrarsi ai problemi e sfuggire alle proprie responsabilità politiche riguardo al “presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri” è sorprendente. Che ci crediate o meno, benché adotti una posizione politica dietro l’altra su tutto ciò che ritiene di suo interesse e nonostante sia più che evidente che questi problemi sono stati affrontati nel quadro delle relazioni UE-NATO e UE-USA, il Consiglio afferma che la questione non è di sua competenza.

E’ stato nuovamente dimostrato che tali atteggiamenti sono quanto meno indicativi o di un tentativo di nascondere questa inammissibile violazione del diritto internazionale e dei più basilari diritti umani, o di una connivenza con gli USA e persino di una sottomissione ad essi.

La relazione presentata dalla commissione temporanea – che ha dato un volto e un nome a molte delle vittime – rappresenta l’ennesimo contributo alla scoperta dell’intera verità e aiuterà i parlamenti nazionali, gli organismi effettivamente preposti a effettuare controlli e valutazioni sul comportamento dei governi, a compiere il loro dovere. Questa è una richiesta che il partito comunista portoghese formula e avanza da tempo in seno all’assemblea portoghese.

 
  
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  Jean Lambert (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Fava, nonostante le modifiche apportate da colleghi ansiosi. Alcuni hanno utilizzato la cosiddetta “guerra” al terrore per modificare il diritto internazionale e violare le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e il trattamento dei prigionieri (basandosi su sospetti, non prove) senza processi né procedimenti giuridici di sorta.

I diritti umani sono universali e indivisibili e l’UE è tenuta a rispettarli. Questa relazione ci pone dinanzi a una realtà scomoda ed esortiamo i parlamenti e i governi degli Stati membri a far luce su quanto potrebbe essere accaduto sul loro territorio.

Questa commissione non è dotata di pieni poteri investigativi, ma è invece autorizzata a formulare raccomandazioni politiche e, se vogliamo davvero rispettare i nostri valori, dobbiamo rispettarle.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Sostengo questa relazione che indaga sui presunti voli segreti per le “consegne” straordinarie della CIA. Giacché i diritti umani costituiscono un valore fondamentale dell’Unione europea e, per estensione, delle attività del Parlamento europeo, è più che giusto che la nostra Assemblea, come Istituzione, discuta e svolga indagini sulle eventuali violazioni dei diritti umani perpetrate all’interno dei suoi confini.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. (EN) La relazione presentata oggi dall’onorevole Fava solleva alcune questioni cruciali riguardo ai diritti fondamentali di ogni essere umano in Europa e nel mondo.

La relazione dipinge uno sconvolgente quadro di violazioni dei diritti umani e attività illecite, tutto questo con la connivenza degli Stati membri, Irlanda compresa. L’approccio del governo irlandese alle consegne illegali, che sembra non trovare nulla da ridire al riguardo, non è convincente né accettabile. La relazione evidenzia che negli aeroporti irlandesi sono stati effettuati almeno 147 scali da voli operati dalla CIA, anche da parte di aerei coinvolti nelle “consegne straordinarie”, o nei rapimenti, per utilizzare il termine che impiegheremmo di solito in tali occasioni.

Ora chi di noi vuole conoscere la verità riguardo a questi rapimenti deve sollevare la questione in seno al proprio parlamento nazionale e contestare direttamente il governo del proprio paese. Le vere pressioni devono essere esercitate in patria, dove coloro che hanno permesso e tollerato queste azioni ne sentiranno gli effetti.

A tal fine, chiedo al governo di avviare subito un’esauriente indagine parlamentare in seno al Dáil sull’utilizzo del territorio irlandese nell’ambito delle consegne della CIA. Noi del Sinn Féin abbiamo votato a favore della relazione per accordare il nostro sostegno a questa richiesta in seno al Parlamento europeo.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), per iscritto. (EN) Noi deputati del partito laburista al Parlamento europeo (EPLP) abbiamo votato a favore della relazione Fava poiché a nostro avviso è importante che il Parlamento europeo abbia svolto indagini sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri.

Noi deputati al Parlamento europeo siamo direttamente eletti dai cittadini e rispondiamo direttamente a loro. Abbiamo svolto indagini su ogni sorta di questioni a loro nome e non abbiamo potuto ignorare le allusioni a un’eventuale violazione, da parte degli Stati membri, degli obblighi loro incombenti in virtù dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, che delinea i principi fondamentali della democrazia, dei diritti umani e del rispetto della legge.

Il partito laburista al Parlamento europeo ha votato a favore degli emendamenti volti a impostare maggiormente la relazione sul tema delle presunte consegne anziché sulla politica personalistica e partitica. Il partito laburista al Parlamento europeo ha votato a favore della relazione presentata in plenaria, più equilibrata ed equa rispetto a quella emersa in sede di commissione.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), per iscritto. (EN) Noi deputati del partito laburista al Parlamento europeo (EPLP) abbiamo votato a favore della relazione Fava poiché a nostro avviso è importante che il Parlamento europeo abbia svolto indagini sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri.

Noi deputati al Parlamento europeo siamo direttamente eletti dai cittadini e rispondiamo direttamente a loro. Abbiamo svolto indagini su ogni sorta di questioni a loro nome e non abbiamo potuto ignorare le allusioni a un’eventuale violazione, da parte degli Stati membri, degli obblighi loro incombenti in virtù dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, che delinea i principi fondamentali della democrazia, dei diritti umani e del rispetto della legge.

Il partito laburista al Parlamento europeo ha votato a favore degli emendamenti volti a impostare maggiormente la relazione sul tema delle presunte consegne anziché sulla politica personalistica e partitica. Per questo ha votato contro l’emendamento n. 29. Il partito laburista al Parlamento europeo ha votato a favore della relazione presentata in plenaria, più equilibrata ed equa rispetto a quella emersa in sede di commissione.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione descrive e – fino a un certo punto – conferma le rivelazioni e i fatti venuti alla luce sui rapimenti, i voli segreti, le detenzioni illegali in carceri segrete, gli atti di tortura, eccetera, effettuati dalla CIA in territorio europeo.

I deputati al Parlamento europeo del partito comunista greco si sono astenuti dalla votazione perché ritengono ipocrita la posizione del partito popolare e socialista precedentemente al governo, che ha sostenuto e sostiene la cosiddetta strategia antiterroristica degli USA e approva tutte queste azioni.

Oggi, sotto la pressione della protesta popolare di fronte a tali scoperte, stanno cercando di apparire come difensori della “politica terroristica” e come protettori dei diritti umani per riscattare “l’onore perduto” dell’UE.

Siamo in netto disaccordo e non abbiamo alcuna intenzione di contribuire a ingannare i popoli sulla natura della politica di “lotta al terrorismo”. Si tratta del pretesto con cui gli imperialisti intendono costruire una gigantesca macchina repressiva in tutto il mondo al fine precipuo di instaurare la loro supremazia e colpire l’opposizione e i movimenti di base.

In un momento in cui il Parlamento europeo sta facendo il massimo sulle violazioni dei diritti umani, in tutta l’UE si promuovono leggi autocratiche per colpire il movimento e contenere le dimostrazioni. Si promuovono altresì la stesura di fascicoli personali su tutti quanti e la firma di nuovi accordi con gli Stati Uniti.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della relazione Fava perché costituisce un passo storico nella lotta contro un parastato criminale internazionale. Oltre alle enormi responsabilità del Consiglio europeo, anche i governi di molti Stati membri hanno responsabilità evidenti. E’ indispensabile che, al termine di questa complessa indagine da parte del Parlamento europeo, siano istituite commissioni d’esame in seno ai parlamenti nazionali degli Stati membri – tra cui purtroppo figura la Grecia – apparentemente coinvolti nelle attività illecite della CIA. Il testimone nella lotta contro il parastato internazionale è ora nelle loro mani.

 
  
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  Tobias Pflüger (GUE/NGL), per iscritto. (DE) Il governo federale tedesco ha la sua buona parte di responsabilità nei voli della tortura operati dalla CIA; questo è il verdetto della relazione della commissione d’inchiesta sulle attività della CIA, adottata oggi in seno al Parlamento europeo. Il governo federale tedesco – una coalizione composta da conservatori e socialdemocratici – non può più esimersi dall’affrontarne le conseguenze, benché sia ovvio che è stato a seguito delle pressioni da esso esercitate che i socialdemocratici al Parlamento europeo hanno in parte moderato il linguaggio della relazione. Il Parlamento europeo è giunto alla conclusione che, “secondo informazioni fornite dall’avvocato di Murat Kurnaz e dalle autorità tedesche, il governo tedesco non ha accettato l’offerta nel 2002 di liberare Murat Kurnaz da Guantánamo” e che “il governo tedesco ha comunicato all’avvocato di Murat Kurnaz che era impossibile avviare negoziati con il governo USA sulla liberazione del prigioniero in quanto questi era cittadino turco” benché da tutte le indagini fosse emerso che “già alla fine di ottobre del 2002 Murat Kurnaz non rappresentava alcuna minaccia terroristica”. I miei colleghi ed io conveniamo che occorre far luce sulla gravità di questo comportamento scorretto da parte dei rappresentanti dell’ex governo federale socialdemocratico-verde. Il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che in precedenza aveva coordinato i servizi segreti tedeschi, dovrebbe smettere di ingannare i cittadini e assumersi finalmente la responsabilità di quanto è accaduto in quell’occasione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Ho votato contro la relazione Fava, altresì nota come relazione CIA, per quattro motivi.

La solida difesa dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia, che sostengo, non può essere garantita da un’azione politica determinata più da un semplice antiamericanismo di sinistra che dalla vera e propria difesa di tali valori.

Non spetta al Parlamento europeo controllare gli Stati membri. Questo compito è in primo luogo appannaggio dei parlamenti nazionali e qualsiasi violazione di tale principio è di per sé un errore politico e un’anomalia giuridica.

La relazione commette l’imperdonabile errore di trarre conclusioni definitive da dichiarazioni non provate e controverse, trasformando opinioni in verità e insinuazioni in fatti concreti.

Quanto al Portogallo, anche a seguito degli emendamenti adottati, sussiste ancora un certo squilibrio tra ciò che è stato dimostrato (o persino dichiarato dalle presunte vittime) e ciò che è stato dedotto o, peggio ancora, congetturato.

Vorrei infine elogiare l’onorevole Coelho per l’instancabile lavoro svolto nella promozione dell’equilibrio, della ragionevolezza e della difesa dei nostri principi e valori fondamentali. Ritengo che se il relatore fosse stato lui, anziché il presidente della commissione, la relazione sarebbe stata sostanzialmente più equilibrata.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) Il Parlamento europeo ha appena pronunciato il suo verdetto sul lavoro svolto dalla commissione temporanea sull’utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri. Il verdetto non ha riservato alcuna sorpresa: condanna dei vari Stati membri che hanno effettivamente appoggiato la CIA.

La relazione Fava ha una grande qualità, quella di indicare una base comune di valori fondamentali: rispetto dei diritti dell’uomo, denuncia della tortura e rispetto del quadro giuridico nella lotta al terrorismo.

Ha inoltre un grande difetto: trascura totalmente il fatto che gli sforzi dei nostri governi sono limitati solo dalla ragione, quella ragione che permette loro di respingere l’impossibile: i servizi segreti non saranno mai accoglienti e trasparenti!

Non confondiamo l’umanesimo con l’ingenuo ottimismo. Come disse il filosofo Alain, “non può esserci libertà senza sicurezza; la sicurezza non vale nulla senza la libertà”.

E’ stata questa preoccupazione per la sicurezza nel contesto della libertà a motivare la mia astensione. Sono convinta che il mio collega Antoine Duquesne, ex ministro degli Interni del Regno del Belgio, avrebbe trasmesso lo stesso messaggio, se oggi avesse potuto votare.

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri. Dal gennaio 2006, molto è stato fatto dalla commissione temporanea del Parlamento europeo, incaricata di svolgere indagini sulle contestazioni pubblicate sulla stampa riguardo a questa delicata questione. Vorrei precisare che, affinché il suo lavoro sia legittimo, è importante che la commissione si avvalga di prove tangibili e verificabili, in modo tale da conservare una certa imparzialità. I deputati al Parlamento europeo hanno il dovere della trasparenza e dell’informazione nei confronti dei cittadini: chi fornisce tali informazioni deve dunque essere guidato dalla preoccupazione di riportarle quanto più fedelmente possibile. Benché la relazione finale non risponda perfettamente a questa esigenza, ho deciso di votare a favore, convinta che, attraverso queste commissioni, il Parlamento sia chiamato a svolgere un ruolo decisivo per contribuire al rispetto dei diritti umani e dei valori fondamentali ai quali l’Unione aderisce pienamente nei Trattati. Pertanto, la lotta al terrorismo dev’essere combattuta nel rispetto del diritto internazionale in vigore, e nessuna violazione dei diritti umani può essere giustificata.

 
  
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  Marek Siwiec (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato contro l’adozione della suddetta relazione finale poiché conteneva riferimenti alla Polonia che non rispecchiavano i risultati del lavoro della commissione temporanea sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri. La commissione non ha trovato alcuna prova, al di là delle notizie apparse sulla stampa, che confermi l’esistenza di carceri segrete della CIA nel mio paese. Non si possono utilizzare mere supposizioni, non corroborate da prove, quale base di una relazione finale su una questione tanto grave.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Occorre rendere merito all’onorevole Fava per essere riuscito a fare approvare in plenaria questa complessa e delicata relazione sulle accuse relative alle consegne straordinarie. Nell’Europa odierna le violazioni dei diritti umani, la tortura e le deportazioni illegali vanno condannate.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE-DE), per iscritto. (DE) Respingo la relazione sui voli CIA poiché non fa nemmeno quanto di più basilare ci si possa attendere da una relazione elaborata da una commissione d’inchiesta, in termini sia metodologici sia di processi analitici.

Le conclusioni non si discostano in alcun modo da quelle raggiunte dall’investigatore del Consiglio d’Europa Dick Marty, alcuni ex testimoni del quale, nel frattempo, hanno cambiato idea.

Anche se con ciò non intendo dire che approvo le azioni degli Stati Uniti, devo ammettere che, in questa relazione, la verità, i fatti e l’onestà hanno lasciato il posto a supposizioni e accuse.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto. (SV) Nella lotta al terrorismo si sono registrati molti episodi spiacevoli. Tuttavia, di questi problemi si sono già occupati il Consiglio dell’ONU per i diritti umani e il Consiglio d’Europa. Il governo svedese ha accettato le critiche espresse. Non esiste dunque alcuna ragione per affrontare la questione anche in seno al Parlamento europeo. Ho pertanto votato a favore di buona parte delle proposte, ma mi sono astenuto nella votazione sulla relazione in quanto tale.

 
  
  

– Relazione Glattfelder (A6-0013/2007)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione sulla concessione di assistenza finanziaria comunitaria a favore della Moldova, a sostegno della bilancia dei pagamenti e delle riserve estere del paese. Sono convinto che queste risorse permetteranno a uno dei paesi più poveri d’Europa di superare le attuali difficoltà finanziarie. Un sostegno eccezionale aggiuntivo dovrebbe rivelarsi molto utile per agevolare e sostenere l’attuazione delle riforme economiche del governo della Moldova.

Tenuto conto dei cambiamenti sociali ed economici positivi intervenuti in Moldova, compresa la recente abolizione della pena di morte, ritengo sia opportuno rafforzare i contatti bilaterali con la Moldova e approfondire le relazioni dell’Unione europea con il paese. Con una sovvenzione a fondo perduto per un importo massimo di 45 milioni di euro, l’Unione europea trasmetterà un forte segnale, soprattutto alla luce del divieto imposto dalla Russia all’importazione di vino dalla Moldova e dell’aumento del costo dell’energia.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Sono favorevole alla concessione di assistenza finanziaria a uno dei paesi più poveri d’Europa, la cui economia è stata duramente colpita dagli eventi che hanno interessato la regione. In particolare, accolgo con favore gli emendamenti volti a rafforzare il ruolo del Parlamento.

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria comunitaria a favore della Moldova. Infatti, nonostante i progressi economici compiuti, la Moldova rimane uno dei paesi più poveri d’Europa. Dal 1° gennaio, la Moldova, che condivide una frontiera con la Romania, è diventata un paese confinante con l’Unione europea e il Consiglio vuole aiutarla a far fronte alle sue difficoltà commerciali e finanziarie. Nondimeno, vorrei rilevare che questa solidarietà, che si concretizza in 45 milioni di euro, è di carattere eccezionale e limitato nel tempo e richiede alcune condizioni. La concessione dell’assistenza deve infatti essere subordinata al conseguimento di obiettivi, tra cui una maggiore trasparenza delle finanze pubbliche e il rispetto dei diritti umani.

Infine, ritengo soprattutto che, in seguito all’allargamento del 2004 e del 2007, lo spirito di solidarietà dell’Unione europea debba ora estendersi ai paesi del sud del Mediterraneo. Attraverso la sua politica di vicinato e il suo partenariato euromediterraneo, l’Unione deve salvaguardare l’efficacia dei suoi strumenti finanziari e intensificare gli scambi commerciali con la riva sud del Mediterraneo.

 
  
  

– Relazione Miguélez Ramos (A6-0476/2007)

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Il divieto totale delle reti da posta derivanti e la sua applicazione efficace devono diventare una priorità per gli Stati membri. Troppi delfini, focene e foche muoiono inutilmente a causa dell’uso di queste reti. Sarebbe bene adottare una definizione uniforme, al fine di eliminare ogni scappatoia per l’uso di queste reti distruttive.

 
  
  

– Relazione Miguélez Ramos (A6-0014/2007)

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Poiché la Lista di giugno non ritiene che l’Unione debba avere una politica comune della pesca, abbiamo votato contro la relazione. Ci permettiamo inoltre di rimandare gli interessati alle precedenti dichiarazioni di voto concernenti la politica della pesca.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Scopo di questo regolamento è chiarire quali attrezzi da pesca debbano essere classificati come reti da posta derivanti, tramite l’armonizzazione di una definizione comune per tutta la legislazione pertinente.

Le reti derivanti hanno gravi ripercussioni sulle risorse alieutiche e sugli ecosistemi marini e un impatto economico – in termini di concorrenza e diminuzione del reddito – sui pescatori che utilizzano attrezzi più tradizionali.

In questo contesto, l’Unione europea ha integrato nel suo acquis (regolamento n. 354/1992) la risoluzione 44/225 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che introduce una moratoria sull’uso delle reti derivanti, pur prevedendo alcune eccezioni regionali a livello comunitario.

Ciò considerato, sosteniamo il contenuto della relazione, che contribuirà a migliorare il controllo e ridurre l’impatto di queste reti nelle acque portoghesi, in particolare nelle zone economiche esclusive delle Azzorre e di Madera, frequentate da flotte di altri Stati membri, che utilizzano tali reti per la pesca del tonno e di altre specie marine in modo illegale o approfittando di omissioni nella legislazione.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto.(SV) La relazione contiene diverse proposte costruttive per prevenire la pesca eccessiva.

Ho quindi votato a favore della proposta per motivi pragmatici. La politica della pesca dell’Unione, in generale, ha operato contro lo sfruttamento sostenibile a lungo termine delle risorse marine, sovvenzionando l’acquisto di imbarcazioni efficienti da parte dei pescatori.

La politica della pesca è anche pregiudizievole per le popolazioni dei paesi poveri, in quanto l’Unione acquista diritti di pesca nelle acque territoriali di tali paesi da governi deboli. L’Unione deve quindi restituire la politica della pesca agli Stati membri e far sì che essi non catturino quantitativi eccessivi delle specie che migrano nelle acque territoriali di più paesi.

 
  
  

– Relazione Goepel (A6-0009/2007)

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE), per iscritto. (PT) Per errore ho votato a favore della risoluzione proposta, ma intendevo votare contro, come ho fatto per la proposta legislativa.

Chiedo quindi la correzione del mio voto sulla risoluzione legislativa (voto contrario).

 
  
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  Jill Evans (Verts/ALE), per iscritto.(EN) Mi sono astenuta dal voto sulla proposta della commissione per l’agricoltura di respingere la proposta della Commissione relativa alla modulazione volontaria, perché in tal modo si rinvierebbe ulteriormente l’inizio dei nuovi programmi di sviluppo rurale e il loro finanziamento. Questo avrebbe ripercussioni negative sugli agricoltori e sulle comunità rurali del mio distretto elettorale, che hanno disperato bisogno di tali fondi.

La mancanza di finanziamenti per lo sviluppo rurale è un problema per il Galles. Tale problema deriva da una combinazione di più fattori: il mancato conferimento al Regno Unito di una quota equa dei finanziamenti europei, la difesa della riduzione del suo contributo al bilancio da parte del governo britannico e l’accordo sulle prospettive finanziarie della Presidenza britannica. In conseguenza di questo insuccesso del governo, i ministri faranno assegnamento sulla modulazione per integrare questo fondo.

Si deve garantire la sussidiarietà, in modo che la decisione di applicare o meno la modulazione volontaria e in quale misura sia adottata al livello appropriato. Nel mio distretto elettorale ciò significa a livello di assemblea nazionale del Galles, invece che a livello di Stato membro. Esistono ampie differenze di metodo e comunità rurali distinte nel Regno Unito, e sarebbe assolutamente inaccettabile avere un unico livello. Devono anche essere previsti congrui finanziamenti supplementari attinti ai fondi del governo centrale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Come abbiamo già affermato, la questione centrale è che la proposta della Commissione non è una proposta di vera modulazione, cioè una proposta che aumenti gli aiuti a favore di chi riceve poco o nulla, tramite la riduzione del sostegno a chi riceve molto, in modo da garantire una maggiore equità nella distribuzione degli aiuti tra produttori, paesi e colture e sostenere i piccoli e medi agricoltori e l’agricoltura a conduzione familiare.

A nostro parere, la Commissione deve presentare una nuova proposta, al fine di creare una vera modulazione, obbligatoria, che garantisca maggiore equità e renda disponibili risorse finanziarie, con l’introduzione di un limite massimo degli aiuti per azienda agricola (tetto) e un aumento percentuale degli aiuti a favore degli agricoltori che ricevono aiuti minimi dalla PAC (modulazione), per esempio proponendo un aumento del 15-20 per cento per i piccoli e medi agricoltori che ricevono meno di 5 000 euro in aiuti e tenendo conto di una varietà di fattori se ricevono un importo superiore.

In caso contrario, si corre il rischio di aggravare le disuguaglianze esistenti. Esortiamo quindi la Commissione a riformulare la proposta, onde evitare che una decisione adottata in quest’ambito conduca da ultimo alla rinazionalizzazione dei costi della PAC. Tuttavia, la Commissione finora non lo ha fatto. Per questo motivo ci siamo astenuti dal voto.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. (PT) Il Parlamento europeo ha già respinto la proposta della Commissione relativa alla modulazione volontaria dei pagamenti diretti nell’ambito della PAC fino al 20 per cento. Secondo la proposta, i fondi destinati agli agricoltori sarebbero resi disponibili nel secondo pilastro della PAC – lo sviluppo rurale – cioè sarebbero trasferiti ai bilanci nazionali degli Stati membri che decideranno di applicare tale modulazione.

La soppressione degli aiuti a favore degli agricoltori solleverebbe problemi di concorrenza tra gli agricoltori dei paesi che non applicheranno la modulazione e quelli dei paesi che la applicheranno, nonché tra gli agricoltori di questi ultimi, in funzione del livello di modulazione scelto.

Per questo motivo, condivido la raccomandazione del relatore, onorevole Goepel, di respingere nuovamente la proposta della Commissione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La Lista di giugno ritiene che la politica agricola comune dell’Unione europea debba essere gradualmente soppressa. Ci opponiamo anche a nuove sovvenzioni a titolo dello “sviluppo rurale”. Ci chiediamo perché l’Unione ritenga che gli Stati membri non siano in grado di gestire da soli lo sviluppo delle proprie zone rurali.

Abbiamo due alternative in questa votazione: la proposta della Commissione e la proposta della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo. In queste circostanze, abbiamo scelto di votare a favore della proposta della Commissione, perché è migliore di quella della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che è assurda.

Nella motivazione della relazione è esposta un’intera serie di pareri. Per esempio, si critica il possibile abbandono o la rinazionalizzazione della politica agricola comune – uno sviluppo che la Lista di giugno considera auspicabile – e si afferma che il diritto di partecipazione del Parlamento europeo non è rispettato, parere che la Lista di giugno non condivide.

Inoltre, nella motivazione si afferma che il controllo dello stato di salute del bilancio a lungo termine dovrebbe solo costituire la base di proposte per il periodo di finanziamento successivo al 2013. La Lista di giugno respinge totalmente questo parere. Riteniamo che la revisione intermedia debba sfociare in riduzioni del bilancio per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sin dall’attuale periodo di programmazione, cioè 2007-2013.

La Lista di giugno osserva che in queste circostanze il Parlamento europeo, per fortuna, non ha poteri di codecisione per quanto riguarda la PAC. Se così non fosse, l’Unione cadrebbe nella trappola del protezionismo e delle forti sovvenzioni a favore di tutte le categorie del settore agricolo.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto.(EN) Ho votato a favore della proposta di introdurre la modulazione volontaria della PAC, in quanto nel Regno Unito essa è usata in modo più efficace che in qualsiasi altro Stato membro. E’ usata come fonte essenziale di finanziamento per i regimi di sviluppo rurale in tutto il paese.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (ITS), per iscritto.(FR) Oltre a separare gli aiuti e la produzione, la riforma della PAC ha introdotto un nuovo strumento: la modulazione. In pratica, si tratta della possibilità di trasferire parte degli stanziamenti, i pagamenti diretti agli agricoltori, ai fondi destinati allo sviluppo rurale. Lo si definisce “trasferimento dal primo al secondo pilastro”.

Nel quadro della modulazione volontaria, è possibile trasferire fino al 20 per cento dei fondi. Gli Stati membri possono scegliere questa modulazione da un menù ridotto, anziché da un menù imposto che propone “aiuti diretti” come piatto principale e “sviluppo rurale” come dessert.

In realtà, la modulazione equivale a derubare Paul, l’agricoltore, per finanziare Pierre, il paesaggista. E’ una tecnica di bilancio che mira a nascondere l’insufficienza dei fondi con l’illusione di poter scegliere il modo in cui gestirne la penuria.

 
  
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  Andreas Mölzer (ITS), per iscritto.(DE) Anche se l’Unione europea sembra difendere la causa dell’agricoltura, resta il fatto che continuiamo a perdere agricoltori e sempre più aziende agricole sono ora gestite solo come attività secondaria. Considerato che le grandi imprese e le case reali beneficiano delle nostre sovvenzioni e noi non riusciamo a perorare la causa della nostra agricoltura biologica in seno all’OMC, non c’è da stupirsi di questi sviluppi.

Sarebbe utile definire indicatori di qualità e di benefici per la salute comprensibili, quale strumento per garantire prezzi equi per prodotti sani. E’ tuttavia essenziale semplificare la giungla di sovvenzioni dell’Unione, se necessario tramite una rinazionalizzazione dell’agricoltura. Per questo motivo, ho votato contro la relazione Goepel.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE), per iscritto.(EN) La delegazione dei conservatori britannici riconosce l’importanza vitale dei regimi agro-ambientali. Tuttavia, per tre importanti motivi, i conservatori con il loro voto hanno respinto la proposta della Commissione sulla modulazione volontaria. In primo luogo, per gli agricoltori britannici, la modulazione volontaria sarebbe tutt’altro che volontaria: essi sarebbero costretti ad accettare una riduzione fino al 20 per cento dei pagamenti a favore delle singole aziende agricole, diversamente dagli altri agricoltori d’Europa. Se il Primo Ministro Blair avesse negoziato un migliore accordo di bilancio comunitario per il Regno Unito in materia di fondi per lo sviluppo rurale, i nostri agricoltori non si troverebbero di fronte a questa triste prospettiva. In secondo luogo, la proposta su cui siamo chiamati a votare in ogni caso è inaccettabile per lo stesso governo britannico, perché non permette la regionalizzazione, limita la libertà del governo di decidere le priorità di spesa e mantiene una franchigia che non è idonea alla struttura agraria del Regno Unito. Gli eurodeputati laburisti non hanno presentato alcun emendamento inteso a garantire un maggiore allineamento della proposta ai desideri del loro governo! In conclusione, le ultime dichiarazioni del Commissario Fischer Boel lasciano intendere che la fortissima opposizione del Parlamento alla proposta non possa essere totalmente ignorata e che si possa giungere a un compromesso. Ci auguriamo sinceramente che ciò sia nell’interesse degli agricoltori britannici.

 
  
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  Christel Schaldemose (PSE), per iscritto.(DA) Votiamo contro la proposta del Parlamento che invita la Commissione a ritirare la sua proposta e a favore della proposta della Commissione.

Riteniamo che il Parlamento stia tentando di ricattare la Commissione con la minaccia di trattenere il 20 per cento delle risorse per lo sviluppo rurale. Anziché interessare la Commissione, ciò colpirebbe gli agricoltori, che non riceverebbero i pagamenti, e soprattutto l’Unione nel suo insieme, la cui reputazione difficilmente migliorerebbe se in futuro il ricatto spudorato tra le Istituzioni dovesse diventare la norma.

A nome della delegazione danese del gruppo socialista al Parlamento europeo.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto.(EN) Le proposte di riforma della PAC devono essere sostenute. E’ deludente che il Parlamento abbia respinto per la seconda volta queste riforme, che garantiscono una strategia sostenibile in materia di sviluppo rurale. Il voto di oggi rinvierà di nuovo i pagamenti a favore degli agricoltori in Scozia e nel Regno Unito. Gli eurodeputati non possono chiedere la riforma della PAC, da un lato, e poi non sostenerla nella pratica. I nostri elettori chiedono da molto tempo una riforma della PAC. E’ preoccupante che si permetta agli interessi nazionali e agli interessi acquisiti di pochi di falsare tale urgente riforma.

 
  
  

– Relazione Starkevičiūtė (A6-0022/2007)

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Le reti transeuropee nel settore dei trasporti (TEN-T) rappresentano un investimento volto a garantire l’accessibilità nel territorio europeo e sono un elemento centrale della strategia di Lisbona, sia come investimenti nell’innovazione e nella creazione di posti di lavoro sia perché mirano a creare strutture che contribuiscano ad accelerare la coesione e lo sviluppo socioeconomico.

Per questo motivo, lo scarso aumento delle risorse finanziarie disponibili per le TEN-T e la lentezza nel realizzare i progetti TEN-T prioritari destano grave preoccupazione. E’ quindi fondamentale che gli Stati membri attribuiscano la massima priorità alla realizzazione di questi progetti e non si esimano dall’adottare tutte le misure necessarie per il loro completamento.

Oltre a dare priorità ai collegamenti transfrontalieri, è necessario garantire un migliore coordinamento e una maggiore trasparenza delle procedure, per poter infine vedere i frutti di più di un decennio di lavoro.

Questi progetti rivestono importanza vitale per la coesione nel continente europeo, per l’intermodalità, per l’interoperabilità e, infine, per ridurre la congestione del traffico. Si devono ora prendere decisioni atte a rafforzare l’effetto moltiplicatore dei finanziamenti comunitari. Oggi non dobbiamo avere alcuna esitazione a correggere gli errori, introdurre le modifiche necessarie e garantire che questi progetti procedano il più rapidamente possibile.

 
  
  

– Risoluzione sul cambiamento climatico (B6-0045/2007)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, desidero chiarire che, sebbene la delegazione del partito popolare austriaco abbia sempre sostenuto apertamente azioni proattive atte ad affrontare i cambiamenti climatici, abbiamo tuttavia votato contro tale risoluzione per il motivo che tenta di far entrare l’energia nucleare dalla porta di servizio. Allo stesso modo abbiamo sempre rifiutato apertamente tale forma di energia, che, dal nostro punto di vista, non ha futuro. Mi ha enormemente stupito notare che qualche deputato fra coloro che si autoproclamavano oppositori dell’energia nucleare – in particolare i membri del gruppo socialista e del gruppo Verde – ha votato nonostante tutto a sostegno di tale relazione.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione sui cambiamenti climatici, in quanto ritengo fermamente che sia una necessità urgente definire una strategia dell’Unione europea su tale questione, che è così importante per l’umanità.

Appare di estrema importanza per il Parlamento europeo far sentire la propria voce in materia. Gli Stati membri dell’Unione e la Commissione europea stanno fronteggiando una sfida straordinaria. Come si può sostenere lo sviluppo economico proteggendo nel contempo l’ambiente naturale? Gli esperti del settore invitano a limitare i gas che contengono CO2, e a sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore dell’energia rinnovabile e delle tecnologie per il risparmio energetico. Inoltre, è importante cooperare con i paesi al di fuori dell’Unione europea e, in particolare, far conoscere ai cittadini i rischi derivanti dai cambiamenti climatici.

Siamo tutti responsabili della protezione della Terra. E’ necessario comprendere, tuttavia, che la riduzione delle emissioni e dell’inquinamento comporterà costi aggiuntivi per le aziende europee e per i cittadini nel breve periodo.

Se consideriamo che paesi quali la Cina, il Brasile e l’India producono ogni anno quantità sempre maggiori di anidride carbonica e altre sostanze nocive, l’Unione dovrebbe adoperarsi per aiutarli a passare a metodi di produzione più puliti e più efficienti dal punto di vista energetico. Occorre promuovere il commercio nell’ambito della cosiddetta tecnologia verde e lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili. Tali provvedimenti sono indispensabili nel nostro stesso interesse e nell’interesse delle generazioni future.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, al paragrafo 34 della risoluzione sui cambiamenti climatici, che abbiamo appena votato, si invita la Commissione a valutare i rischi posti da alluvioni e tsunami causati dai cambiamenti climatici in relazione alle installazioni nucleari.

Esiste una campagna finlandese dietro questa idea che si basa su un romanzo inventato, e per la quale non c’è alcun fondamento scientifico. Nella storia, uno tsunami, provocato dai cambiamenti climatici, dà origine a un incidente causando enormi danni a una centrale nucleare. Sono favorevole a esercitare grande cautela e valutare i rischi, ma tale iniziativa è irritante e francamente imbarazzante per la reputazione della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Innanzi tutto, i cambiamenti climatici non provocano tsunami; tale idea è considerata assurda da seri ricercatori. Bisogna riconoscere ai colleghi che promuovono tale iniziativa che una valutazione dei rischi per le centrali nucleari è sempre necessaria, ma è un errore lasciar intendere che questo non sia già stato fatto. Nessuna centrale nucleare è stata costruita senza la garanzia che potesse resistere alle alluvioni. Per tali motivi, devo invitare la Commissione a valutare i rischi politici derivanti da iniziative parlamentari basate su pura finzione. Sono lieta che questa volta il problema sia stato evitato.

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. – (SV) Abbiamo votato a favore degli emendamenti nn. 3 e 8 poiché riteniamo positivo che gli Stati membri dell’UE trovino un accordo unanime sulle imposte che favoriscono la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Tuttavia, non appoggiamo le decisioni in materia fiscale prese sulla base di una maggioranza a livello di UE, dal momento che noi socialdemocratici svedesi siamo del parere che le decisioni in materia fiscale vadano prese a livello nazionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Siamo in larga parte d’accordo sull’adozione della relazione, che costituisce un ulteriore atto sui cambiamenti climatici. Si tratta di un documento che afferma, o conferma, il nostro impegno sulla riduzione delle emissioni e la promozione di forme di energia alternative. Tuttavia, non si occupa allo stesso modo di altri fattori importanti quali la promozione dell’efficienza energetica e l’uso di trasporti pubblici di alta qualità; tali alternative vengono trattate fugacemente o in maniera superficiale.

Inoltre, la relazione pone in rilievo la proposta di commercializzare i diritti di emissione, o per definirli in maniera più appropriata, i “diritti di inquinare”. Da quanto dichiarato, questo sarebbe in contrasto con gli obiettivi stabiliti, a causa del suo carattere commerciale, dal momento che chi è in grado di pagare potrà ancora inquinare. Questo riguarderà in particolare i paesi con un’economia più debole che non hanno la disponibilità finanziaria per acquistare i diritti di emissione.

Sebbene compaiano alcune gradite proposte nell’ambito delle riduzioni delle emissioni e dell’energia rinnovabile, ci sono altre proposte difficilmente attuabili considerati i rigidi requisiti imposti ai vari paesi, tenuto conto in particolare dell’opposizione nei loro confronti.

In ogni caso, controlleremo attentamente l’attuazione di alcune delle iniziative presenti nella relazione, pur impegnandoci per assicurare che non vengano sfruttate allo scopo di concentrare ulteriormente l’energia nelle mani dei paesi più ricchi o in modo tale che sia il consumatore ad assumersi la responsabilità dei costi di inquinamento delle aziende inquinanti.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) I risultati della sessione plenaria di Parigi rappresentano una sconfitta per tutti coloro che credevano che opposizione e interessi sarebbero stati superati di fronte al grave pericolo del surriscaldamento del pianeta e alle catastrofiche ripercussioni sul medio e lungo periodo per gli abitanti del pianeta.

Tuttavia, la risoluzione sui cambiamenti climatici, un testo incisivo, non propone specifiche soluzioni concrete, ma esprime in larga misura illusioni e continua a fare affidamento sulla stessa metodologia responsabile dei gravi problemi di oggi, favorendo meccanismi di mercato, imponendo tasse e contributi ai lavoratori e dispensando le multinazionali.

La risoluzione specifica chiaramente che la riduzione delle emissioni darà un contributo a favore della competitività e del raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e di Lisbona. E’ proprio questa politica dei profitti ad essere responsabile della contaminazione dell’ambiente e delle emissioni, e non può essere un criterio per tutelarlo.

Inoltre, tutti coloro che hanno ratificato il protocollo di Kyoto presentano tutto considerato significative variazioni, mentre gli Stati Uniti continuano ad aumentare i gas ad effetto serra, così come Cina e India. Di conseguenza, Kyoto ha poco a che fare nella pratica con le riduzioni delle emissioni.

La conclusione è che l’UE del capitale e i suoi portavoce politici stanno distruggendo il pianeta con il pretesto dei mutamenti climatici e la loro unica preoccupazione è trovare il modo per fare un uso più redditizio dei “meccanismi di mercato” di Kyoto.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Condivido gli obiettivi generali della risoluzione del Consiglio. Sebbene sia d’accordo riguardo al contenuto degli emendamenti proposti dal gruppo Verts/ALE e con l’impegno di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 30 per cento entro il 2020, ritengo che l’oggetto dell’emendamento fosse troppo ristretto e mi sono astenuto dalla votazione su questo specifico emendamento.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Quella relativa ai cambiamenti climatici rappresenta probabilmente la sfida politica più significativa del nostro tempo. Il tipo di azioni richieste in questa risoluzione, e le azioni collettive a livello multilaterale sono fondamentali per combattere i cambiamenti climatici.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) Nonostante abbia sostenuto la risoluzione, sono del parere che l’UE debba intraprendere ulteriori iniziative per affrontare i cambiamenti climatici.

Gli scaffali dei negozi traboccano di beni deperibili e di scarso valore trasportati per decine di migliaia di chilometri per soddisfare le aspettative sulla dinamica dei prezzi al consumo. L’impronta ecologica in termini di carbonio che tale forma di commercio globale si lascia dietro è colossale.

Pertanto, chiedo l’introduzione di un sistema di “etichettatura del carbonio”, che consentirebbe ai consumatori di disporre delle informazioni necessarie per compiere scelte sagge e responsabili.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Occorre attivarsi urgentemente per rendere il Parlamento europeo un’Istituzione a zero emissioni di CO2. Affrontare i cambiamenti climatici è la sfida del nostro tempo; tutti dobbiamo fare la nostra parte. La nostra impronta ecologica in termini di carbonio sarà probabilmente l’argomento che più di qualsiasi altro farà cessare definitivamente i nostri soggiorni mensili a Strasburgo. Dopotutto, noi in quanto deputati europei dovremmo mettere in pratica ciò che predichiamo.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto. – (SV) L’effetto serra è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Pertanto, è importante compiere sforzi considerevoli per ridurre le emissioni di biossido di carbonio. Uno dei migliori e più importanti metodi per eliminare tali emissioni è quello di sostituire l’energia prodotta attraverso la combustione di gas e petrolio con l’energia nucleare. L’IAEA ha osservato che l’energia nucleare è uno dei fattori chiave per ridurre le emissioni di biossido di carbonio. E’ deplorevole che la risoluzione in questione scelga di ignorare questo fatto insistendo che le emissioni non vadano ridotte mediante l’uso di energia nucleare. E’ per questa ragione che voto contro la risoluzione.

 
  
  

– Risoluzione sul nuovo accordo PNR – SWIFT (B6-0042/2007)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, noi tutti sappiamo che la lotta al terrorismo può avvenire soltanto nell’ambito di una cooperazione, e non ci sono dubbi sull’importanza, per l’Unione europea, di avere gli Stati Uniti quale alleato in questo contesto, né sull’esigenza, a tal fine, di scambi di dati e informazioni, che però devono svolgersi nel rispetto di regole accettate da entrambe le parti. Ora che abbiamo stabilito tali regole, che – dall’uso specifico in cui i dati possono essere destinati alla conversione a un sistema push, mediante la non conservazione dei dati sensibili – hanno conquistato il sostegno di una larga maggioranza, e siamo riusciti, soprattutto, a ottenere l’impegno da parte delle autorità statunitensi di informare le controparti nell’Unione europea della presenza di sospetti terroristi, sono lieto di dare il mio appoggio a questa risoluzione. Sono convinto che – se il commissario Frattini sarà incaricato di condurre i negoziati – sarà possibile conseguire un risultato positivo nell’interesse della sicurezza dei cittadini dell’Unione europea.

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I conservatori britannici accordano il loro pieno appoggio alle misure che individuano transazioni finanziarie fraudolente che favoriscono il finanziamento del terrorismo. Tuttavia, la proposta di risoluzione in esame non cita i risultati delle indagini portate avanti dalle autorità belghe. Inoltre, la proposta non riconosce l’importanza di garantire che l’accesso a tali dati sia limitato a specifiche autorità di contrasto cui viene affidata l’azione antiterrorismo.

Nel caso dell’accordo PNR, i conservatori ritengono che un paese abbia il diritto sovrano di chiedere informazioni sulle persone che giungono nel suo territorio. Ogni accordo relativo al trasferimento dei dati dovrebbe riconoscere tale diritto. Il metodo più appropriato per gestire tali accordi e garantire elevati livelli di protezione dei dati si basa su un meccanismo di cooperazione intergovernativa. Per tali ragioni i conservatori britannici hanno votato contro la risoluzione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’UE è attivamente impegnata nella lotta al terrorismo globale, sulla base dei propri valori umani e del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.

Non vi è motivo, per quanto in sé lodevole, che possa giustificare l’assenza di legittimità democratica. Di conseguenza, la condivisione dei dati deve essere costantemente sottoposta a un controllo parlamentare e giurisdizionale.

Seri dubbi riguardano il trattamento dei dati personali da parte delle autorità statunitensi, che accumulano dati in maniera indiscriminata, violando la legislazione europea in materia di protezione dei dati. Inoltre, gli accordi non sono reciproci: i cittadini americani godono di maggiore protezione in Europa rispetto agli europei che si trovano negli Stati Uniti.

Ritengo, pertanto, che occorra istituire un quadro comune con gli Stati Uniti al fine di salvaguardare le garanzie in materia di condivisione di informazioni sensibili nel contesto della lotta contro il terrorismo. Il Parlamento dovrà sorvegliare attentamente l’accordo PNR che dovrà essere negoziato dalla Commissione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Abbiamo sempre dichiarato la nostra opposizione alla conclusione di un accordo con gli Stati Uniti sulla condivisione dei dati personali, sia in relazione all’accordo PNR che a SWIFT.

Il motivo è innanzi tutto che l’accordo fa parte di un vasto contesto di misure di sicurezza – basti pensare al programma di intercettazioni telefoniche illegali negli Stati Uniti – adottate sulla base della cosiddetta “lotta contro il terrorismo”, che rappresenta un pretesto per scatenare atti di ingerenza e aggressioni nei confronti di paesi e cittadini quando sono in gioco gli interessi imperialistici statunitensi.

Inoltre, ci opponiamo a tale accordo poiché non fornisce valide garanzie che i diritti legittimi dei cittadini saranno salvaguardati attraverso l’attuazione delle norme concordate che regolano la protezione dei dati personali, tra cui quelle definite dalla stessa Unione europea. Per di più, non è garantito un efficace controllo di tali accordi da parte dei parlamenti nazionali.

Non vi è alcun dubbio che la gravità dell’attuale situazione verrebbe ridotta stabilendo misure più specifiche, metodi di controllo più efficaci dei dati personali da trasferire, limiti dell’uso cui i dati possono essere destinati, informazioni per i cittadini, e la possibilità per i cittadini di accedere ai propri dati personali. Tuttavia, ciò di cui si sente realmente la necessità è di porre fine a questo assalto repressivo, che, con il pretesto della cosiddetta “lotta contro il terrorismo”, mina i diritti, le libertà e le garanzie dei cittadini.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) Il Sinn Féin ritiene che l’accordo PNR non avrebbe dovuto essere concluso con leggerezza o a porte chiuse. L’accordo PNR fa parte della cosiddetta “guerra al terrore” e violerà le libertà civili dei cittadini irlandesi.

Gli Stati membri dell’UE non dovrebbero lasciarsi convincere ad applicare un accordo che non garantisce i diritti di protezione dei dati dei propri cittadini.

L’Irlanda dovrebbe prendere l’iniziativa in seno al Consiglio dell’UE di richiedere un accordo più accettabile. Ho invitato il governo a emendare l’accordo proposto prima della sua adozione per garantire almeno questo: l’analisi congiunta annuale prevede un requisito per la valutazione dell’accordo che riguarda sia i dettagli sul suo funzionamento sia la sua efficacia contro l’obiettivo stabilito di “combattere il terrorismo”, e che ogni cambiamento delle disposizioni irlandesi, europee o americane in materia di protezione dei dati che sia significativo per il funzionamento dell’accordo comporti un’immediata e trasparente rinegoziazione dell’accordo esigendo un’ulteriore approvazione da parte di entrambe le camere dell’Oireachtas.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La risoluzione del Parlamento europeo sulla trasmissione dei dati personali dei passeggeri da parte delle compagnie aeree europee (PNR) e lo scandalo della trasmissione di informazioni relative a transazioni finanziarie dei clienti che utilizzano SWIFT ai servizi di sicurezza statunitensi rivela il vero carattere delle dichiarazioni delle forze politiche alla base della strada a senso unico europea e dell’assoggettamento europeo.

Le loro proteste sulla violazione della tutela dei dati personali e della privacy nella risoluzione si sono trasformate nella convinzione che “l’Unione europea e gli Stati Uniti siano alleati fondamentali e leali nella lotta contro il terrorismo”. Per questo motivo propongono, inoltre, di firmare un nuovo accordo sulla trasmissione dei dati personali dei passeggeri, avente lo stesso contenuto del precedente, e il trasferimento di informazioni relative a transazioni finanziarie per “fini di indagini giudiziarie”, a condizione che gli USA ne garantiscano la tutela. I nuovi accordi proposti si aggiungono alle rivelazioni sulle attività criminali della CIA negli Stati membri dell’UE, con rapimenti, detenzioni in carceri segrete e torture nei confronti di “sospetti di atti di terrorismo”, dimostrando in tal modo che, nonostante le loro ipocrite dichiarazioni, la cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti è sempre più profonda, nel tentativo di limitare i diritti fondamentali e le libertà popolari, col pretesto di combattere il terrorismo.

 
  
  

– Risoluzione sulla Strategia di Lisbona (B6-0040/2007)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) Ho votato per l’adozione della risoluzione del Parlamento europeo sul contributo al Consiglio di primavera programmato per l’8 e 9 marzo. Ho espresso il mio appoggio alla versione modificata della risoluzione, poiché ritengo che il mantenimento della competitività nell’ambito del mercato interno e l’attuazione di una politica di innovazione strategica che privilegia l’efficienza energetica rappresentino una risposta chiara e moderna al problema del raggiungimento degli obiettivi della strategia di Lisbona. Al fine di migliorare la trasparenza e la chiarezza della strategia, sostengo il processo di miglioramento della formulazione della normativa che tutela i consumatori.

Un passaggio fondamentale della risoluzione è l’appello ai parlamenti nazionali di adottare i programmi nazionali di riforma, dato che il successo nel conseguimento degli obiettivi di Lisbona dipende principalmente dall’iniziativa di ogni Stato membro. In tale contesto, vorrei citare l’esempio della Slovacchia dove, grazie alle riforme strutturali messe in atto dall’azione di governo di Mikuláš Dzurinda, si stanno già ottenendo risultati concreti, ad esempio quasi il 10 per cento di crescita economica e la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro. La strategia attuata nell’ambito del programma MINERVA, che comporta la mobilizzazione dell’innovazione a sostegno dell’economia nazionale e lo sviluppo delle attività educative e scientifiche, costituisce un’attuazione della strategia di Lisbona che mira a fare della Slovacchia una delle società più prospere, moderne e avanzate del mondo, e in tal modo forse anche una fonte di idee e ispirazione per gli altri Stati membri dell’Unione.

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. – (SV) Abbiamo sostenuto la risoluzione sulla strategia di Lisbona. Riteniamo che, anche per quanto riguarda il futuro, la strategia di Lisbona dovrà basarsi sulla necessità che politica sociale, politica economica e politica ambientale offrano l’una all’altra un sostegno reciproco. Nel lavoro in corso sulla strategia, è indispensabile sottolineare l’importanza della prospettiva generale di una sua efficace attuazione e dei mercati aperti, dell’istruzione, di una politica sociale attiva ed egualitaria e di una politica ambientale progressista che contribuiscono congiuntamente alla crescita e alla creazione di posti di lavoro.

Tuttavia, non abbiamo sostenuto la richiesta di eliminare gli ostacoli alla creazione di posti di lavoro, tra cui la creazione di posti lavoro a retribuzione relativamente bassa. Questo potrebbe essere interpretato in termini di apertura verso un mercato a basso salario, cui siamo assolutamente contrari, in quanto vogliamo evitare una evoluzione in tal senso. Questo può essere realizzato consentendo ai contratti collettivi e alla cooperazione tra parti sociali di svolgere un ruolo più significativo.

Siamo inoltre contrari alle formulazioni che incoraggiano lo sfruttamento di “energia pulita” e tecnologie energetiche che non provocano emissioni di biossido di carbonio, in quanto potrebbero indurre a pensare che siamo favorevoli all’espansione dell’energia nucleare. Preferiremmo assistere a un’intensificazione degli sforzi volti a incentivare l’energia rinnovabile per promuovere lo sviluppo sostenibile.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La risoluzione che abbiamo di fronte rivela il vero carattere della “strategia di Lisbona” – l’agenda a livello europeo dei datori di lavoro e dei grandi gruppi economici e finanziari – rafforzata nel 2005 dal suo rilancio e dall’avvio dei programmi nazionali di riforma in tutti gli Stati membri al fine di far approvare le cosiddette riforme strutturali, volte a rendere i rapporti di lavoro più flessibili, deregolamentare i mercati, liberalizzare i servizi, commercializzare l’istruzione e la ricerca e privatizzare la sicurezza sociale. Ora che la liberalizzazione dei servizi è stata raggiunta, nel mirino della strategia al momento vi sono le relazioni di lavoro con la cosiddetta “flessicurezza”, la completa deregolamentazione e la liberalizzazione dei licenziamenti senza giusta causa.

Desidero precisare che le questioni e gli obiettivi di carattere sociale, che in precedenza sono stati utili a nascondere il vero carattere dell’agenda di Lisbona, sono attualmente scomparsi.

Resta il fatto che dal 2000, nell’UE della strategia e nell’era della zona euro, abbiamo assistito a una debole crescita economica e occupazionale, a un aumento di precarietà, povertà, esclusione sociale e disparità di reddito, e alla persistenza di un tasso elevato di disoccupazione.

Pertanto, è necessaria una svolta radicale rispetto alle attuali politiche dell’Unione europea.

 
  
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  Bruno Gollnisch (ITS), per iscritto. – (FR) Le idee dei tre gruppi principali di questo Parlamento sono talmente simili per quanto riguarda la politica occupazionale, sociale, economica e commerciale, che hanno immediatamente presentato un’unica risoluzione sul prossimo Consiglio europeo. Ritengo che ciò sia una ragione di per sé sufficiente per respingerla.

Riflettendo, come avviene, una patetica linea di pensiero esclusivamente europeista, questo testo contiene tutto quanto provoca crescente ostilità da parte degli europei nei confronti del vostro sistema: il paragrafetto, scritto in modo indiretto, sui disoccupati responsabili della loro condizione – “poveri asini”, come affermava Gabin nel film La traversata di Parigi –, quello sui benefici che derivano dall’immigrazione, a prezzo del saccheggio dell’élite dei paesi in via di sviluppo e della pressione sui salari in Europa, quello sulla necessaria riforma del nostro sistema di protezione sociale “alla luce delle dinamiche mondiali in evoluzione”, che significa chiaramente che sono condannate, il paragrafetto sugli atti casuali di discriminazione, quando la più scandalosa discriminazione è rivolta agli europei, nel loro stesso territorio, quello relativo alla crescita, senza far mai riferimento al potere d’acquisto e ai consumi, all’esplosione del numero di lavoratori poveri e alle responsabilità dell’euro, e, infine, quello sulla “felice globalizzazione”, che è un ossimoro.

La vostra eterna soluzione è quella di avere ancora più Europa. Meritate davvero di fallire!

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Io e i miei colleghi conservatori britannici abbiamo appoggiato la proposta di risoluzione avendo sempre sostenuto gli obiettivi della strategia di Lisbona al fine di aumentare la competitività dell’Europa e lo sviluppo di una economia innovativa e dinamica, migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e promuovere la deregolamentazione nell’UE. Inoltre, approviamo l’invito agli Stati membri di astenersi dal protezionismo. Riteniamo che tale risoluzione sostenga ampiamente tali scopi.

Questo non significa che approviamo l’intero elenco delle misure politiche dettagliate presenti nella risoluzione. Sosteniamo piuttosto le linee generali di ciò che riteniamo essere l’effetto liberalizzante del testo, che è certamente atteso.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Sostengo in particolare l’emendamento che invita a promuovere le norme essenziali in materia di lavoro dell’OIL e l’agenda per il lavoro dignitoso. Inoltre, sostengo di evitare il dumping ambientale quale elemento essenziale della concorrenza leale. Lo sviluppo degli scambi commerciali non deve prescindere dagli aspetti ambientali e sociali.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Il termine ultimo del 2010 per il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona di diventare l’economia basata sulla conoscenza più dinamica del mondo è imminente. Parte di questo obiettivo riguarda il ritorno di un numero maggiore di donne sul posto di lavoro. Nel corso del Vertice di Barcellona del 2002 gli Stati membri hanno raggiunto un accordo con il quale si sono proposti di fornire entro il 2010 un’assistenza all’infanzia per un terzo dei bambini di età inferiore ai tre anni e per il 90 per cento dei bambini dai tre ai sei anni di età. Apparentemente solo cinque Stati membri hanno raggiunto tale obiettivo. Se vogliamo che un numero maggiore di donne goda della libertà di lavorare, la nostra priorità politica fondamentale deve essere quella di garantire la disponibilità di servizi di custodia di qualità e accessibili dal punto di vista economico.

 
  
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  Marc Tarabella (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la risoluzione comune presentata dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, il gruppo socialista al Parlamento europeo e il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa che presenta idee per il Consiglio di primavera del 2007 in relazione alla strategia di Lisbona.

In effetti, i due paragrafi che consideravo fondamentali sono stati adottati dai miei colleghi, sebbene io senta che vanno contro le mie convinzioni europee.

In primo luogo, il Parlamento europeo ha concordato di sostenere la politica che permette il finanziamento privato delle università e di incoraggiare il settore privato ad esprimersi sulle esigenze di mercato in materia di istruzione e formazione. Tali misure possono portare a una forma di competizione tra le università, che potrebbe compromettere l’uguaglianza nell’ambito dell’istruzione universitaria.

Inoltre, il Parlamento europeo ha deciso di invitare gli Stati membri a rivedere i modelli sociali inefficaci alla luce della loro sostenibilità finanziaria a lungo termine, delle dinamiche mondiali in evoluzione e delle tendenze demografiche, allo scopo di rendere detti modelli sociali più sostenibili. A mio parere, ciò equivale né più né meno che a un’aperta minaccia ai nostri sistemi di sicurezza sociale.

Per queste due sole opzioni ho deciso, contrariamente alle mie convinzioni, di votare contro questa risoluzione.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La risoluzione comune sulla strategia di Lisbona del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, i socialdemocratici e liberali adottata dal Parlamento europeo dimostra ancora una volta l’accordo tra i portavoce politici del capitale nel promuovere le loro scelte strategiche.

La priorità del capitale eurounificante è la promozione rapida ed efficace degli orientamenti della strategia di Lisbona, che esprime l’ambizione di aumentare i profitti per potersi imporre alla concorrenza monopolistica mediante un attacco barbarico nei confronti di tutti i diritti guadagnati dalle classi lavoratrici.

Gli obiettivi della strategia del capitale legalmente applicata dal governo del partito Nuova democrazia, con il sostegno del Pasok, sono illustrati nella risoluzione; in altre parole, l’avvento del capitale nei settori della sanità, dell’assistenza sociale e dell’istruzione, mediante partenariati tra pubblico e privato, la posizione della ricerca al servizio dei monopoli, la liberalizzazione e la commercializzazione dell’energia, la riorganizzazione dei rapporti di lavoro e l’abolizione del sistema di sicurezza sociale. Particolare importanza è conferita all’adeguamento del sistema dell’istruzione alle esigenze della concorrenza del capitale.

Il gruppo del Partito comunista greco al Parlamento europeo ha votato contro questa risoluzione e invita le classi lavoratrici a intensificare la loro lotta contro le politiche antipopolari dell’UE e i suoi governi di “centrodestra” e di “centrosinistra” e a pretendere un impiego regolare, stabile, duraturo, un sistema sanitario e di sicurezza sociale nazionale e un’istruzione pubblica gratuita.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto. – (SV) La proposta contiene alcune iniziative costruttive relative all’importanza di una maggiore competitività e di migliori condizioni per l’impresa e l’innovazione. Tuttavia, il processo di Lisbona deve essere considerato principalmente come una questione nazionale, che è il motivo per cui purtroppo il Parlamento viene coinvolto in diversi settori sui quali spetta ai singoli Stati membri decidere.

Ad esempio, la relazione si occupa del modo in cui gli Stati membri devono organizzare la previdenza sociale e garantire che venga offerto un lavoro a tutti coloro che terminano la scuola o che questi ultimi possano sfruttare le misure volte a renderli occupabili. Pertanto, voto contro la risoluzione.

 
  
  

– Relazione Hall (A6-0467/2007)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il testo adottato oggi, che fa seguito alla comunicazione della Commissione sulla politica comunitaria in materia di spettro radio, è piuttosto contraddittorio dal momento che dà l’impressione di unire posizioni ideologicamente opposte.

La relazione contiene proposte volte, tra l’altro, a salvaguardare i servizi di interesse pubblico, a mantenere un certo livello, possibilmente alto, di sovranità nazionale in materia di gestione dello spettro radio, a trasferire alcuni dei benefici derivanti dalle nuove tecnologie alle regioni meno sviluppate, a recuperare frequenze pubbliche laddove queste non venivano utilizzate in conformità degli impegni assunti, a proteggere interessi pubblici e frequenze di importanza strategica e a mantenere alti livelli qualitativi nei “servizi di interesse pubblico e generale”. Nondimeno, la relazione si compiace della proposta della Commissione di adottare un approccio allo spettro basato sul mercato e di stabilire un chiaro quadro giuridico che offra soluzioni basate sulla concorrenza.

In definitiva, nonostante le buone intenzioni, apre la strada al perseguimento di politiche neoliberali e all’idolatria del mercato, che rischiano di compromettere la fornitura di servizi pubblici.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore di questa relazione in quanto si esprime a favore di un accesso equo e non discriminatorio allo spettro radio e sostiene che dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento a tutte le tecnologie. Un approccio combinato alla gestione dello spettro, volto a dar vita ad una maggiore flessibilità e reattività nei confronti del mercato, contribuirà ai benefici economici e sociali derivanti dal suo uso.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Vorrei sostenere il relatore nello sforzo di affrontare le serie preoccupazioni suscitate dai tentativi di escludere le frequenze di radiodiffusione dalle proposte, in particolare per quanto riguarda il dividendo digitale che sarà disponibile in seguito al passaggio alla radiodiffusione digitale. Si avverte la necessità di esortare le emittenti a utilizzare lo spettro radio in maniera efficiente.

 
Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2007Avviso legale