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Discussioni
Mercoledì 14 febbraio 2007 - Strasburgo Edizione GU

12. Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0003/2007).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

La prima interrogazione è dell’onorevole Guerreiro, che questo pomeriggio sarà rappresentato dall’onorevole Figueiredo.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 1 dell’onorevole Pedro Guerreiro (H-0070/07):

Oggetto: Revisione dello statuto e degli obiettivi della Banca centrale europea

Quali sono le analisi e le proposte al centro della discussione in seno al Consiglio affinché nel contesto della prossima presidenza tripartita sia esaminata la necessaria e urgente modifica del ruolo della Banca centrale europea, segnatamente, tra gli altri aspetti, tramite la revisione dei suoi obiettivi, iniziando ad attribuire la priorità all’occupazione e alla crescita economia sostenuta, nonché la revisione delle procedure decisionali e delle prerogative, che non devono prevalere sulle scelte dei governi e dei parlamenti nazionali?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signora Presidente, posso rispondere all’interrogazione come segue. Gli obiettivi del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) sono sanciti nell’articolo 105 del Trattato che istituisce la Comunità europea. L’obiettivo principale indicato nell’articolo è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Tuttavia, oltre al suddetto obiettivo, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 dello stesso Trattato CE. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, il che comporta in particolare un’efficace allocazione delle risorse in linea con i principi del Trattato che istituisce la Comunità europea. Gli articoli indicati nell’articolo 107, paragrafo 5, del Trattato CE possono essere emendati dal Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, vale a dire a maggioranza qualificata su raccomandazione della Banca centrale europea (BCE), previa consultazione della Commissione, oppure all’unanimità su proposta della Commissione, previa consultazione della BCE. In entrambi i casi è necessario il parere conforme del Parlamento europeo. Tuttavia, poiché l’articolo 105 CE citato all’inizio non è tra quelli elencati all’articolo 107, paragrafo 5, esso può essere emendato solo avvalendosi della procedura generale di modifica dei Trattati, ai sensi dell’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea. Al momento il Consiglio non sta esaminando alcuna proposta in tal senso.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), in sostituzione dell’autore. – (PT) Signor Presidente in carica del Consiglio, come spiega il fatto che la Banca centrale europea sta minacciando di rivedere ulteriormente al rialzo i tassi di , dopo averli quasi raddoppiati nel corso dell’ultimo anno? Tale intervento ha avuto gravi ripercussioni negative sull’economia, sulle piccole, medie e microimprese e sulle famiglie, soprattutto in paesi come il Portogallo, con economie molto fragili.

E’ forse un esempio della solidarietà e coesione economica e sociale che state difendendo? Se è così, perché non modificare gli obiettivi e il modus operandi della Banca centrale europea?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Al momento dell’istituzione della Banca centrale europea, abbiamo stabilito un principio importante, vale a dire l’indipendenza di tale istituto. In ultima analisi il suo compito è valutare, sulla base di vari indicatori, come disciplinare il mercato monetario e anche la questione dei rialzi dei tassi di interesse. Di conseguenza, il Consiglio o uno Stato membro non possono in alcun modo influire sulla politica monetaria.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) La Banca centrale europea dispone di un proprio indicatore stabile dell’inflazione, che è vicino al 2 per cento. Tuttavia, nell’applicazione dei criteri di Maastricht, tale elemento non viene considerato. In base a tali criteri, l’indicatore dell’inflazione viene calcolato applicando una metodologia totalmente diversa, che non ha nulla a che vedere con l’indicatore della Banca centrale europea. Tali indicatori non dovrebbero forse essere coordinati, di modo che si possa conoscere con certezza il valore stabile del tasso di inflazione?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Budreikaitė, che io sappia non vengono utilizzate basi diverse per il calcolo del tasso di inflazione. Posso solo garantire che un compito chiave della Banca centrale europea consiste nell’adoperarsi per assicurare la stabilità dei prezzi, in quanto anche tale aspetto è importante in relazione all’ultima questione dibattuta qui in plenaria: lo sviluppo economico.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-1054/06):

Oggetto: Riunione ministeriale euroafricana

Il Consiglio può valutare i risultati della recente riunione ministeriale euroafricana sull’immigrazione svoltasi a Tripoli?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) La riunione ministeriale euroafricana tenutasi il 22-23 novembre 2006 a Tripoli è stata un evento importante, che ha riunito per la prima volta tutti gli Stati membri dell’UE e – voglio sottolinearlo molto chiaramente – tutti i paesi africani, segnatamente i membri dell’Unione africana più il Marocco, per discutere le problematiche dell’emigrazione e dello sviluppo. Scopo della riunione era rafforzare la cooperazione all’insegna del partenariato in tali campi, che sono di importanza vitale per entrambe le parti, e anche decidere un’azione comune.

La riunione ministeriale si è conclusa con l’adozione di una dichiarazione politica in cui vengono elencati svariati campi in cui occorre intervenire, dalle questioni dello sviluppo ai canali legali di immigrazione e alla lotta contro l’immigrazione illegale. E’ stato inoltre adottato un piano d’azione per combattere il traffico di esseri umani, in particolare donne e bambini. L’attuazione dei due strumenti suddetti è prevista nell’arco dei prossimi mesi.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) Come saprete, in questo momento la Commissione sta presentando una serie di proposte per regolamentare l’immigrazione legale, in accordo con i paesi d’origine e in particolare con gli Stati africani. Vorrei sapere se, nel contesto di tale riunione di Tripoli, il Consiglio sarà in grado di appoggiare la posizione della Commissione a tale riguardo.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Medina Ortega, in occasione della riunione di Tripoli abbiamo discusso un intero pacchetto di misure, in quanto siamo dell’avviso che il problema dell’immigrazione non possa essere risolto con un’unica proposta o soluzione, e che sia necessaria una serie di provvedimenti. E’ stata esaminata anche la questione dell’immigrazione legale, compresi vari punti relativi alla possibilità di risoluzione di tale questione. La riunione ha tuttavia analogamente studiato la possibilità che gli africani che vivono in Europa – nella diaspora, secondo il loro punto di vista – rientrino nei paesi d’origine per un periodo limitato al fine di contribuire allo sviluppo dei sistemi di istruzione e alla creazione di posti di lavoro, ad esempio. Si è inoltre parlato della possibilità di ridurre i costi dei trasferimenti di fondi in tali paesi. Ad esempio, può succedere che di 1 000 euro inviati in un paese ne giungano a destinazione solamente 800 a causa dei costi elevati. Abbiamo quindi dibattuto un intero pacchetto di misure con i paesi dell’Unione africana più il Marocco. Inoltre, a titolo di esempio, proseguono le discussioni sulle possibilità di impiego temporaneo in Europa che l’UE e i paesi africani potrebbero offrire.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, un altro degli obiettivi della riunione è stato senza dubbio quello di valutare le possibilità di riduzione delle cause dell’emigrazione, vale a dire adottare le misure preventive del caso. Vi sono esempi validi che dimostrano l’efficacia di tali provvedimenti, quali la Repubblica democratica del Congo. In quel paese, unità di polizia europee hanno fornito assistenza nel campo della formazione giuridica e in campo militare, contribuendo allo sviluppo dello Stato di diritto, per conseguire una maggiore stabilità e consentire gli investimenti economici.

Siamo pronti a estendere il modello in questione anche ad altri Stati africani, visto che sappiamo che i flussi migratori provengono non solo dall’Africa settentrionale, ma anche dal centro e dal sud del continente, dove regna l’instabilità?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Pirker, lo scorso luglio a Rabat si è tenuta una riunione, non euroafricana, bensì una riunione indetta da Marocco, Spagna e Francia, in cui ci si è soffermati sulla rotta migratoria dell’Africa occidentale. In occasione della riunione di Tripoli è però emerso che esiste un’altra rotta africana, quella da oriente a occidente, che dovrebbe richiamare la nostra attenzione.

Tuttavia, per tornare alla sua domanda specifica, vi sono effettivamente esempi di interventi efficaci. Un altro aspetto importante che la riunione doveva chiarire era che uno dei modi per affrontare le cause consiste nell’applicare la governance migliore, nel far sì che il governo scelga una forma di governance che dia ai cittadini la possibilità di essere coinvolti nella produzione e nella vendita di materie prime e nell’istruzione.

E’ stato inoltre sottolineato l’obbligo dell’UE – degli Stati membri – di offrire assistenza nel campo dell’amministrazione e dei sistemi di polizia e giudiziari, laddove vi sia una richiesta in tal senso. Qualche anno fa, nel corso di vari dibattiti in Europa, si è parlato delle “migliori prassi” – cioè del prendere esempio dalle misure che i paesi vicini attuano più efficacemente – e tale concetto potrebbe sicuramente esser trasposto ad alcuni paesi africani. Abbiamo esaminato questo tipo di approccio onnicomprensivo, e adesso spetta a noi decidere quale azione intraprendere nei vari campi – anche se devo ricordare che non in tutti i casi occorre applicare tutte le misure, in quanto alcuni paesi hanno già compiuto progressi enormi grazie agli sviluppi nazionali. L’Unione ha comunque offerto rassicurazioni sul proprio sostegno e solidarietà in tal senso.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) Signora Presidente, Malta è il paese che ha maggiormente sofferto a causa dell’immigrazione illegale dall’Africa. Diverse nazioni, tra cui la mia, nel nome della solidarietà con Malta, hanno invitato gli immigrati clandestini a trasferirsi nei nostri paesi promettendo l’immediata legalizzazione del loro status. Il Ministro ritiene che tale proposta sortirà effetti positivi o avversi sulla situazione dell’immigrazione illegale?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) La cosa importante – come ha appena ricordato l’onorevole Pirker – è agire sulle cause di tale immigrazione. E’ lì che vanno trovate le soluzioni. Il fenomeno dell’emigrazione esisterà sempre, per svariate ragioni, ma in molte regioni il motivo è la mancanza di prospettive. Per questo dobbiamo affrontare il primo punto, cioè eliminare le cause dell’emigrazione da tali paesi. Vi sono molti altri campi oltre a questo, che sono appena stati citati, tra cui valutare come consentire a coloro che vogliono lavorare in Europa per un periodo prestabilito di farlo in modo legale, e come farli iniziare a lavorare. Infine, dobbiamo capire come favorire l’integrazione delle persone che cercano un impiego o che cercano di guadagnarsi da vivere qui. Il punto più importante è tuttavia rappresentato dal primo approccio, ossia eliminare la necessità della fuga causata da pressioni economiche o, come a volte accade, da violazioni dei diritti umani.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-1056/06):

Oggetto: Sviluppi demografici in Europa

In considerazione dei mutamenti demografici registrati in Europa e dell’accresciuto interesse manifestato dall’Unione europea per una soluzione del problema demografico, intende la Presidenza tedesca elaborare, in analogia con gli Accordi europei sulla gioventù (22-23 marzo 2005) e sulla parità di genere (23-24 marzo 2006), un Accordo europeo sulla qualità della vita familiare?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) I mutamenti demografici in Europa preoccupano tutti i paesi dell’Unione. Un aspetto saliente è costituito dai tassi di natalità bassi o in calo che si registrano in tutta Europa. Tali cambiamenti demografici all’interno delle nazioni richiedono mutamenti strutturali di ampio respiro come parte di una strategia a lungo termine, se vogliamo preservare la coesione sociale delle generazioni e la competitività dell’economia europea.

Nella sua comunicazione intitolata “Il futuro demografico dell’Europa – da sfida a opportunità” dello scorso 12 ottobre, la Commissione europea ha rilevato che l’Europa nella sua storia non ha mai registrato una crescita economica che non fosse accompagnata dall’aumento della popolazione. Alla luce di ciò, affrontare la sfida demografica con l’aiuto della rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione assume un’importanza particolare.

Una priorità in tal senso per la Presidenza del Consiglio tedesca è consentire agli uomini e alle donne che vogliono costituire una famiglia di soddisfare il loro desiderio con l’aiuto di politiche favorevoli alle famiglie. L’esperienza raccolta in numerosi Stati membri ha evidenziato che le misure politiche sono possibili, oltre che necessarie. Ci dovrebbe essere una “alleanza europea per la famiglia” a fungere da piattaforma per consentire lo scambio di idee ed esperienze tra gli Stati membri. Tra le sue competenze dovrebbero figurare compiti chiave correlati alla gestione dei mutamenti demografici.

Tale alleanza dovrebbe anche coinvolgere attivamente le parti sociali, la società civile e i rappresentanti di scienza e industria. Obiettivo chiave dell’alleanza dovrebbe essere l’offerta di sostegno agli Stati membri mediante tale scambio continuo. L’intenzione è che, entro la fine del semestre di Presidenza tedesca, non solo siano stati lanciati i segnali di partenza politici, ma siano stati anche compiuti i primi passi tangibili verso la realizzazione di tale alleanza. Nel fare ciò, l’idea è di sfruttare le risorse esistenti e di utilizzare le strutture già presenti; i fora demografici europei avviati dalla Commissione nella sua comunicazione costituiranno punti di riferimento particolarmente importanti in tal senso.

La Commissione europea ha già istituito un gruppo ad alto livello sulla demografia e la famiglia. L’alleanza farà da complemento alle iniziative ad ampio raggio già avviate a livello europeo per la promozione dell’uguaglianza di genere, in particolare il Patto europeo per la parità di genere e la tabella di marcia della Commissione per la parità tra uomini e donne 2006–10.

Soltanto un miglioramento della possibilità di conciliare famiglia e vita lavorativa indurrà uomini e donne a decidere di avere più figli senza rinunciare alla carriera. Gli Stati membri devono collaborare con le parti sociali e le singole imprese per ridurre le ineguaglianze retributive e per sostenere i genitori nelle prime fasi della crescita dei figli.

Dopo tutto, il miglioramento della possibilità di conciliare famiglia e carriera rappresenta un altro obiettivo chiave del Patto europeo per la gioventù, per permettere ai giovani di accedere all’integrazione professionale e sociale.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente in carica del Consiglio, grazie della risposta.

Tuttavia, sul tema del Patto per la gioventù, vorrei che mi chiarisse quali azioni specifiche state pensando di intraprendere. Poiché la politica della famiglia è di competenza nazionale e, di conseguenza, ogni Stato membro ha la propria politica, quali misure comuni prevedete di applicare per realizzare la vostra intenzione di aiutare le famiglie?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Poco fa, nel corso del dibattito, abbiamo sollevato la questione dell’occupazione e il fatto che paesi diversi presentino strutture e sviluppi diversi. Vi sono sovrapposizioni, vale a dire l’emergere di tendenze comuni in Stati membri diversi. Anche in questo caso si tratta principalmente di prendere atto della situazione e di capire quali risposte specifiche possono essere applicate.

Nella mia risposta ho citato svariati campi che desideriamo sviluppare per esaminare ancor più da vicino tale questione, e molti di tali campi riguardano i giovani. Nell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti emergono i seguenti interrogativi. Come garantire che i giovani trovino un lavoro o una possibilità di formazione professionale? Quali pregiudizi esistono in seno alla società, ad esempio contro i giovani figli di immigrati? Sono tutte questioni che ci auguriamo di trattare in diverse conferenze nell’anno in corso.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, se vogliamo che in Europa emergano tendenze demografiche ragionevoli, dobbiamo in ogni caso smetterla di guardare la realtà con i nostri paraocchi ipocriti e ideologicamente distorti e di sognare un modello di vita che esisteva forse 200 anni fa. I bambini nascono non solo in seno alle famiglie tradizionali, ma anche all’interno di altri modelli di vita. Nell’Unione abbiamo un esempio di tendenze demografiche favorevoli – in Francia – in quanto lì l’assistenza all’infanzia è sufficientemente diffusa e alla portata di tutti. Mi piacerebbe sapere che cosa ha in mente di fare il Presidente in carica a tale proposito.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Leichtfried, la ringrazio della domanda supplementare. Anche in questo caso possiamo raccogliere le fila di dibattiti tenuti in precedenza in occasione dei Vertici di primavera, dove si è parlato della generazione di investimenti negli Stati membri per consentire di conciliare la vita familiare e professionale. In tal senso andrebbero certamente considerati numerosi aspetti. Un punto chiave è tuttavia l’aver posto l’accento sulla Francia e su altri paesi membri che stanno riscuotendo un certo successo. Io vengo da un paese in cui la situazione è insoddisfacente, ma dove si sta cercando di trovare una soluzione. E’ importante non offrire una soluzione centralizzata, bensì farsi guidare dal principio di prendere esempio dai vicini che attuano politiche efficaci e capire come poterle conseguentemente applicare anche da noi. E’ questa la strada per ottenere un risultato che sia finalmente diverso da quello attuale.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(DE) La mia domanda riguarda le misure comuni che potrebbero esserci d’aiuto. Che cosa ne pensa il Presidente in carica del suggerimento di incaricare la Presidenza tedesca – insieme alla Commissione europea, ovviamente – di selezionare e raccomandare i migliori esempi in Europa? Ha citato la Francia, ma ce ne sono anche altri. Tale indicazione sarebbe particolarmente preziosa per i nuovi paesi membri.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Sarò lieto di raccogliere nuovamente il suggerimento. E’ un’idea preziosa: invece di mantenere il segreto, per così dire, sugli sviluppi positivi dell’UE, sulle cose che hanno prodotto risultati soddisfacenti, dovremmo valutare la loro applicabilità anche nel nostro stesso paese sulla base di strutture analoghe. Prendo volentieri nota dell’indicazione, che trasmetterò al ministro del mio paese, signora von der Leyen, che è l’attuale Presidente del Consiglio responsabile delle questioni familiari, delle donne, dei giovani e degli anziani.

 
  
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  Presidente. – Grazie, signor Ministro. Ho ricevuto richieste di domande supplementari sul punto in oggetto, ma purtroppo dobbiamo tener conto dei tempi, dell’equilibrio politico e di chi è già intervenuto, perciò mi dispiace di non poter soddisfare tali richieste.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Sarah Ludford (H-1058/06):

Oggetto: Diritti dei Rom

In questo Anno europeo delle pari opportunità per tutti, quale priorità attribuisce il Consiglio all’urgente soluzione della importante crisi in materia di diritti umani nell’Unione europea costituita da discriminazioni, molestie e violenze subite dagli 8 milioni di cittadini Rom (e il doppio nell’Europa allargata), compreso un allarmante aumento degli sfratti forzati e un fiume di abusi e pregiudizi?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) La decisione di proclamare il 2007 Anno europeo delle pari opportunità per tutti è stata adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2006. Il Consiglio ha convenuto che dovessero essere trattati e affrontati con le varie misure da applicare a livello europeo e nazionale tutti i tipi di discriminazione sanciti nell’articolo 13 del Trattato che istituisce la Comunità europea, compresi tutti i gruppi interessati.

Nelle trattative con il Parlamento, il Consiglio ha dato il proprio assenso all’inserimento di una menzione specifica della popolazione rom nella decisione che istituisce l’Anno europeo delle pari opportunità per tutti. Il testo contiene un considerando che descrive nei dettagli la situazione dei rom in Europa, in cui il Parlamento richiama l’attenzione sulla prevalenza di sentimenti ostili nei confronti dei rom e sui loro effetti discriminatori per le opportunità in termini di occupazione, istruzione e servizi sociali per il gruppo etnico di minoranza più svantaggiato dell’Unione europea.

Va tuttavia ricordato che il lavoro che rientra nell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti 2007 si basa sui principi della responsabilità personale e della sussidiarietà. Ogni Stato membro è pertanto responsabile di decidere quali misure attuare nei mesi a venire.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Ministro, il primo problema è che gli sfratti e la segregazione vengono spesso tollerati o persino incoraggiati dal governo locale e regionale, e i governi centrali non sono stati efficaci nel tentare di contrastarli. La Presidenza si impegna a incoraggiare tutti gli Stati membri a farlo?

In secondo luogo, non mi soddisfa molto il suo riferimento alla sussidiarietà. La legislazione antidiscriminazione non è sufficiente per arginare la discriminazione sistemica. Occorrono interventi positivi e misure proattive. In alcuni Stati membri le autorità pubbliche hanno il dovere di promuovere la parità. Sono certa che tutti gli Stati membri possano essere incoraggiati a farlo attraverso un processo di revisione tra pari.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Baronessa Ludford, per quanto riguarda la sussidiarietà, la responsabilità spetta effettivamente ai paesi membri. La lunga serie di relazioni intermedie prodotte nel corso dell’adesione dei paesi membri dell’Europa orientale comprendeva un esame della questione delle minoranze sotto diversi punti di vista, in particolare per quanto riguarda tutti gli aspetti del popolo rom. E’ sempre importante ricordarlo. D’altro canto, c’è sempre la possibilità di elaborare programmi volti a promuovere l’integrazione del popolo rom, anche coinvolgendo la Banca mondiale. A mio parere, tale questione non può essere risolta isolatamente dai rispettivi paesi membri, e l’integrazione di tali fasce della popolazione richiede l’assistenza altrui.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signor Presidente in carica, avrei una domanda sul tema. Siamo tutti d’accordo sul fatto che la non discriminazione è una questione di tempo. Nel mio paese d’origine, le autorità operanti non a livello nazionale bensì a livello inferiore si stanno adoperando per imporre il divieto di mendicare, ad esempio. Ritengono che possa rappresentare una soluzione per evitare il verificarsi di almeno qualche fenomeno. Secondo me si tratta dell’approccio sbagliato. Qual è il parere del Consiglio?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Leichtfried, tutte le misure adottate a livello locale rientrano nella competenza del paese membro coinvolto; il Consiglio non ha la possibilità di imporre alcun obbligo. In alcuni campi, ovviamente – ad esempio per quanto riguarda la direttiva contro le discriminazioni – si possono prendere determinate misure, ma in questo caso si tratta in fin dei conti della decisione del paese membro coinvolto e non di un tema su cui può essere espresso un parere a livello europeo.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Claude Moraes (H-1061/06):

Oggetto: Sistema per lo scambio di quote di emissioni ambientali

Qual è il parere del Consiglio sugli attuali progressi nel conseguimento degli obiettivi del sistema europeo di scambio di quote di emissioni? Gli Stati membri stanno conseguendo progressi effettivi nella riduzione delle emissioni da carbone?

Quali misure prenderà l’attuale Presidenza per incoraggiare l’azione degli Stati membri?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Il sistema di scambio di emissioni dell’Unione europea è uno dei più importanti strumenti politici che la Comunità europea e gli Stati membri hanno a disposizione per realizzare gli obiettivi di Kyoto nel modo economicamente più efficiente possibile. Come il collega sa, ai sensi della direttiva 2003/87 gli Stati membri sono tenuti a pubblicare i loro piani di ripartizione e devono comunicarli alla Commissione e agli Stati membri almeno diciotto mesi prima dell’inizio del primo periodo di riferimento del protocollo di Kyoto, ovvero 2008-2012. La Commissione ha valutato i piani nazionali di ripartizione degli Stati membri. La Presidenza continuerà il controllo del sistema di scambio delle emissioni dell’Unione europea basandosi sulla comunicazione della Commissione in cui sono indicate le questioni da affrontare con priorità. Inoltre, la Presidenza darà seguito anche alla proposta di includere nel sistema l’aviazione. La Presidenza sta lavorando affinché il sistema di scambio di emissioni contribuisca, come auspicato, alla realizzazione degli obiettivi di Kyoto e si sta impegnando per migliorare e potenziare questo sistema comunitario, affinché si crei un mercato globale del carbonio che porti alla riduzione di emissioni necessaria per contrastare il cambiamento climatico.

 
  
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  Claude Moraes (PSE).(EN) Nessuno mette in discussione la determinazione del Consiglio a proposito del sistema di scambio di emissioni. Nessuno mette in discussione le buone notizie che abbiamo sentito recentemente. Però i cittadini europei chiedono qual è il vero incentivo che permette di far funzionare il sistema. Si tratta di un progetto enorme e durante la Presidenza tedesca ci sarà spazio per ulteriori incentivi che incoraggino gli Stati membri a realizzare gli obiettivi e per obbligarli in tal seno, ora che i cittadini europei credono veramente che qualcosa si sta muovendo e ci sono elementi molto positivi?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. (DE) Onorevole collega, il sistema è in pieno funzionamento, più o meno, e lei ha ragione quando afferma che il sistema è ancora perfettibile, magari ricorrendo anche agli incentivi. La Presidenza si occuperà anche di questo, ma lei sa benissimo che si tratta di un processo di lunga durata e la soluzione non la si trova semplicemente premendo un interruttore. In ogni caso, la Presidenza si occuperà della questione.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE).(EN) Ho una domanda rapida. Qualche settimana fa la Commissione ha presentato una proposta sull’energia e il cambiamento climatico. Nella proposta il livello di emissioni di carbonio per le automobili è stato aumentato da 120 g/km a 130 g/km. Secondo la Presidenza, in questo modo si aiuta o si ostacola la questione delle emissioni?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Come lei ben sa, la Commissione ha avanzato la sua proposta. Ora gli Stati membri la stanno analizzando e ne stanno discutendo, e poi saranno comunicate le risposte. Sono sicuro che, quando in primavera si discuterà del piano d’azione per l’energia, si troverà una soluzione che riguarderà tutte le modalità di trasporto e tutte le fonti di emissioni.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Il sistema di scambio di emissioni è chiaramente buono nel suo funzionamento e mi ha fatto piacere sentire l’impegno del Presidente in carica per cercare di estenderlo all’aviazione. Ciononostante, non pensa che ci sia il giusto clima – e non è un gioco di parole – per negoziare al di fuori dell’Unione europea con paesi come gli Stati Uniti per renderlo un sistema realmente globale che abbia così un impatto molto più forte sull’ambiente?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole deputato, effettivamente non basterebbe limitarci alla sola Unione europea. La Germania detiene anche la Presidenza del G8 ed è chiaro che l’energia e la tutela del clima e dell’ambiente sono importanti argomenti di discussione, ad esempio con i grandi paesi consumatori quali la Cina e gli Stati Uniti.

Ciò, però, non significa che noi aspetteremo fino a quando, forse, si troverà un accordo in seno a quella istanza. Dobbiamo dare il buon esempio ai paesi soglia e, parallelamente, dobbiamo negoziare con i paesi consumatori.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Chris Davies (H-1063/06):

Oggetto: Trasmissione su Internet delle deliberazioni del Consiglio

Qual è la valutazione degli effetti della trasmissione su Internet delle discussioni legislative del Consiglio nell’intento di rendere le procedure UE più aperte e trasparenti?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Per rispondere all’interrogazione dell’onorevole Davies, la Presidenza desidera rimandare alla sua relazione sull’attuazione della politica globale sulla trasparenza e alla valutazione dei suoi effetti sull’efficacia dei lavori del Consiglio – un titolo davvero lungo – che è stata presentata al Consiglio l’11 dicembre 2006. Oltre a una valutazione provvisoria dell’effetto del numero crescente di dibattiti e consultazioni pubbliche sull’efficienza dei lavori del Consiglio, la relazione comprende anche dati sulla frequenza con cui vengono visitati il nuovo sito web in video streaming del Consiglio e il sito Internet, dai quali è possibile accedere ai documenti del Consiglio concernenti le deliberazioni e i dibattiti pubblici. Già nei quattro mesi e mezzo successivi all’introduzione delle nuove misure a favore della trasparenza sono state 28 000 le visite di queste nuove opportunità presenti sul sito del Consiglio. Queste cifre sono una testimonianza della reazione positiva dell’opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione alle nuove misure a favore della trasparenza. Il webcast, così come la pubblicazione on line dei documenti relativi alle sedute pubbliche, hanno aumentato notevolmente la possibilità di seguire i dibattiti e i processi decisionali in seno al Consiglio. Il Consiglio si impegna costantemente per migliorare l’offerta. Per quanto riguarda l’effetto delle nuove misure per la trasparenza sull’efficienza dei lavori del Consiglio, vorrei ricordare che al momento della prima valutazione richiesta dal Consiglio europeo nel giugno 2006 le nuove regole erano in vigore da meno di sei mesi, incluso agosto. Era ed è, pertanto, prematuro esprimere un giudizio definitivo.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE), in sostituzione dell’autore. – (EN) Signora Presidente, è un vero piacere potermi rivolgermi a lei in questa veste.

Apprendo con grande piacere che ci sono state 28 000 visite e che i cittadini possono seguire i dibattiti in rete. Parliamo molto di democrazia e del piano D per il dialogo, e questa è un’opportunità per i cittadini di vedere tali idee in azione. Questo costituisce, secondo me, un passo reale verso una maggiore trasparenza. Lei, però, ha affermato che il Consiglio si sta impegnando molto per migliorare la situazione, e io vorrei sapere se siete soddisfatti di come queste iniziative hanno funzionato finora. Avete progetti per promuovere o pubblicizzare le nuove iniziative presso un pubblico più ampio? Avete idee precise su eventuali miglioramenti, anche se l’azione è stata lanciata solo da poco tempo?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Ho già detto che è in vigore solo da pochi mesi, quindi è troppo presto per trarre un bilancio definitivo. Credo, però, che le cifre diano prova di un certo interessamento. Oggi abbiamo parlato molto della trasparenza e di come comunicare la politica europea, e anche di decisioni vicine ai cittadini. Compito costante di molti soggetti operanti nell’Unione europea è quello di trovare i modi per rendere più trasparente questa politica. Tra qualche tempo, quando avremo a disposizione dati affidabili, rifletteremo su cosa deve essere ancora migliorato e su come si possa ampliare ulteriormente il bacino degli utenti. Vi chiedo un po’ di pazienza, finché non disporremo di informazioni più affidabili.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE).(EN) Signor Presidente in carica, in passato ho lavorato nella pubblica amministrazione e mi è capitato più volte di prendere appunti durante le riunioni del Consiglio, per cui so che queste riunioni non sono necessariamente gli eventi più entusiasmanti del mondo e, quindi, 28 000 spettatori – hmmm, insomma, capisco!

Mi piacerebbe presentarle una proposta concreta e un testo. Invece di stare seduti intorno al tavolo del Consiglio con accanto il rappresentante permanente, perché non ci sediamo nell’emiciclo senza assistenti di alcun tipo? Forse questo renderebbe il dibattito più interessante e le visite al sito aumenterebbero. Cosa ne pensa?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Non so che impressione si sia fatto in generale quando era funzionario dell’Unione europea, ma vorrei dire che si è tentato di creare più trasparenza. Spesso dipende anche dagli argomenti da trattare, che a un osservatore esterno possono sembrare molto tecnocratici. Ripeto: si tratta di migliorare la trasparenza. E’ già stato fatto un passo avanti, che però non basta – me ne rendo perfettamente conto. Esistono certamente altre possibilità, ma, per quanto riguarda gli assistenti cui lei si riferiva, non sono poi così tanti.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 7 dell’onorevole Bernd Posselt (H-1066/06):

Oggetto: Status del Kosovo

Come valuta la presidenza tedesca del Consiglio le possibilità nell’imminenza delle decisioni sullo status del Kosovo? Intende essa preparare l’UE a dar prova di maggiore impegno in sede di amministrazione e consolidamento di tale paese?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Posselt, risponderò così alla sua domanda: l’Unione europea appoggia senza riserve gli sforzi di Martti Ahtisaari. L’obiettivo strategico è e resta quello di trovare rapidamente una soluzione duratura in Kosovo senza mettere in pericolo la democrazia in Serbia e la stabilità nell’intera regione. Al momento l’Unione europea si sta occupando della pianificazione di tre progetti. Si tratta della missione civile internazionale (ICM), della missione per lo Stato di diritto e di programmi per continuare a favorire lo sviluppo economico e la prospettiva europea del Kosovo. In tutti questi tre casi la pianificazione procede in stretta collaborazione con le autorità locali e gli altri attori internazionali, soprattutto con gli Stati Uniti e la NATO.

Il 9 ottobre 2006 la squadra che sta preparando la missione civile internazionale ha iniziato i lavori a Pristina. Essa ha il duplice compito di pianificare l’organizzazione e le risorse umane della missione, individuandone le esigenze in termini di infrastrutture, e preparando al contempo un eventuale passaggio di consegne dall’UNMIK e dalle autorità competenti del Kosovo alle autorità locali e all’ICM.

Dal maggio 2006 si trova in Kosovo una squadra di pianificazione con il compito di preparare un’eventuale missione per lo Stato di diritto nel quadro della politica europea di sicurezza e di difesa. La missione prevista dovrà assistere, osservare e fornire consulenza a proposito di questioni concernenti lo Stato di diritto. In settori quali le forze di polizia, la giustizia, le questioni doganali, avrebbe anche poteri esecutivi. La portata esatta del mandato verrà determinata dopo che sarà stata risolta la questione dello status. La missione, che dovrebbe iniziare a conclusione del processo dello status e dopo una fase transitoria con l’UNMIK, sarebbe la più grande missione di PESD mai organizzata finora.

Una conclusione positiva del processo dello status, guidato dal Presidente Martti Ahtisaari, è un presupposto decisivo per potere offrire una chiara prospettiva agli abitanti del Kosovo, ma anche per la stabilità nell’intera regione. E’ l’ultima tappa nel processo di scioglimento della ex Jugoslavia.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Signor Ministro, la ringrazio per la risposta molto valida e precisa. Quanto più si ritarda la soluzione dello status, tanto più grande è il pericolo di instabilità in Kosovo, e questo a sua volta potrebbe essere utilizzato per dividere il Kosovo, anche se passando dalla porta di servizio. La mia domanda è concreta: per potenziali regioni di crisi come Mitrovica, non si potrebbe prevedere una maggiore presenza internazionale e dell’UE – in termini di forze civili e militari – che andrebbe ben al di là delle attuali dimensioni e che sarebbe simile a quella di Vukovar tempo fa?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Onorevole Posselt, lei ha parlato di ritardi e degli eventuali pericoli che potrebbero derivarne. E’ molto importante che si sia detto – il Consiglio “Affari generali e relazioni esterne” se ne è occupato in modo molto intenso lunedì – che dobbiamo trovare una soluzione.

Nelle conclusioni del Consiglio non c’è nulla che indichi che si voglia rinviare tutto alle calende greche. Al contrario, abbiamo utilizzato le opinioni espresse – anche alla riunione della troika dell’UE a Belgrado – come un’occasione per dire che dalle forze democratiche sta emergendo un nuovo parlamento e si sta anche formando un nuovo governo. Dobbiamo dare loro un po’ più di tempo per nominare la nuova squadra negoziale che parteciperà alle trattative. Il Consiglio si rende conto che, in ogni caso, non possiamo far ripartire l’intero processo da zero perché la tempistica è molto importante se vogliamo evitare l’instabilità di cui lei parlava. Per questo motivo, non voglio speculare in questo momento su altre cose che potrebbero succedere o meno.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Ministro, lei dice che i ministri degli Esteri dell’UE vogliono evitare un rinvio indefinito, ma si teme che la missione di Ahtisaari sullo status rischi di essere prolungata. Le morti deplorevoli di sabato scorso durante una dimostrazione cui hanno partecipato, secondo quanto riferito, 3 000 persone – e io direi “solo” 3 000 – non mettono forse in discussione le capacità e la competenza delle attività di presidio delle dimostrazioni e non segnalano l’urgenza di una migliore gestione affinché la situazione non sfugga di mano?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Ripeterò ancora una volta che ci troviamo in una fase importantissima del processo riguardante lo status. Tuttavia, dobbiamo sempre avere presenti anche gli sviluppi in Serbia. La scadenza ravvicinata che è stata fissata è importante per portare avanti il processo. Sappiamo che non è la sola Unione europea a decidere, bensì anche l’inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite deve avanzare proposte per poter compiere i passi necessari.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE).(NL) Signora Presidente, Ministro Gloser, penso che dare al Kosovo l’indipendenza de facto costituirà una delle sfide più grandi per la comunità internazionale nei prossimi mesi, una sfida riguardo alla quale l’Unione europea dovrà svolgere un ruolo importante. Lei stesso ha parlato della missione civile internazionale, ovvero la parte civile della politica europea di sicurezza e difesa. Secondo le cifre che circolano, alla missione civile internazionale saranno assegnati 71 funzionari, mentre un altro migliaio si occuperà delle attività dell’Unione europea concernenti la politica di sicurezza e difesa. Ha già un’idea di cosa questo implichi in termini di bilancio? Il Consiglio si è già attivato per predisporre un’eventuale modifica al bilancio?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) In nessun caso la dimensione delle forze che verranno dispiegate sarà al livello da lei citato; si tratterà invece della più grande missione civile nel settore della giustizia e delle forze di polizia. Sono, comunque, disposto a comunicare le cifre concrete concernenti la missione e a spiegare cosa esse significhino esattamente. I mezzi necessari per questa missione sono notevoli e costituiscono una parte consistente del nostro bilancio.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 8 dell’onorevole Ingeborg Gräßle (H-1068/06):

Oggetto: 50a relazione della Camera dei Lord su “Gestione finanziaria e frode nell’Unione europea: concetti, fatti e proposte” (pubblicata il 13 novembre 2006)

La Camera dei Lord constata quanto segue a pag. 47 (paragrafo 172) della relazione summenzionata: “Riteniamo che il Consiglio “Bilanci” dovrebbe essere preoccupato dei conti dell’Unione almeno quanto lo è della redazione del bilancio. Riteniamo pertanto che il Consiglio “Bilanci” dovrebbe elaborare una relazione sull’audit e la dichiarazione di affidabilità annuali della Corte dei conti che il Parlamento europeo potrebbe discutere contemporaneamente alla relazione della Corte dei conti.”

Può il Consiglio far sapere qual è la sua posizione in merito alla proposta della Camera dei Lord?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Il Consiglio attribuisce enorme importanza all’audit annuale e alla dichiarazione di affidabilità della Corte dei conti e ha ripetutamente affermato il suo sostegno incondizionato per una sana gestione finanziaria dell’UE.

Per ogni esercizio finanziario, dopo un’analisi approfondita della relazione annuale della Corte dei conti da parte delle competenti istanze del Consiglio, quest’ultimo invia al Parlamento una raccomandazione di discarico ai sensi dell’articolo 276, paragrafo 1, del Trattato CE. Parte integrante della raccomandazione di discarico sono le dettagliate conclusioni del Consiglio a proposito della relazione annuale della Corte dei conti europea, dove il Consiglio affronta in modo esaustivo i rilievi della Corte dei conti e le posizioni assunte al riguardo dalla Commissione.

Le conclusioni comprendono anche raccomandazioni per la Commissione e gli Stati membri su come colmare ed eliminare le lacune e i punti deboli individuati. Le conclusioni del Consiglio vengono discusse dal Parlamento congiuntamente alla relazione annuale della Corte dei conti europea nel quadro della procedura di discarico. Un’ulteriore relazione del Consiglio, il cui contenuto, inevitabilmente, sarebbe pressoché identico, appare superflua, considerato il carattere esaustivo delle conclusioni del Consiglio.

 
  
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  Ingeborg Gräßle (PPE-DE).(DE) Mi permetta una domanda, per favore. Il problema concernente la dichiarazione di affidabilità consiste nella gestione condivisa. Una relazione di questo tipo potrebbe essere una soluzione per ottenere una dichiarazione di affidabilità positiva proprio per la gestione condivisa. Perché il Consiglio non è disposto ad agire in questo senso?

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Posso darle una risposta molto sintetica: tra gli Stati membri non c’è la maggioranza necessaria per apportare una modifica.

 
  
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  Richard Corbett (PSE).(EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, è d’accordo sul fatto che gli Stati membri devono assumersi le loro responsabilità? L’80 per cento delle spese dell’Unione europea è realizzato, per conto dell’Unione, dai governi nazionali, ed è proprio a quel livello che si verificano gli errori – fortunatamente non si tratta né di frode né di cattiva amministrazione – che ogni anno sono individuati dalla Corte dei conti. Gli errori si verificano a quel livello e, finché gli Stati membri non si assumeranno le loro responsabilità, dovremo affrontare lo stesso problema anno dopo anno, arrecando un danno enorme all’immagine dell’Unione europea.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) La questione non è nuova e tiene occupati molti esperti. Ancora una volta dico chiaramente che, quando si effettua il controllo di bilancio, non si tratta necessariamente di una richiesta della Corte dei conti, ma piuttosto si tratta di capire come organizzare in modo più efficace, trasparente e omogeneo le disposizioni, anche quelle di bilancio, affinché si possa realizzare il controllo necessario. Per introdurre un cambiamento manca la maggioranza necessaria tra gli Stati membri.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE).(NL) Signora Presidente, Ministro Gloser, in due occasioni lei ha affermato che questo regolamento non ha avuto il sostegno della maggioranza in seno al Consiglio. Potrebbe essere così schietto da dire quali Stati membri sono disposti ad approvare un regolamento di questo tipo e quali no? Penso che così si eserciterebbe una forte pressione democratica su quegli Stati membri che non vogliono il regolamento e non vogliono avere l’obbligo di rendere conto dei fondi da loro spesi.

 
  
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  Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) A dire il vero, al momento non so di quali Stati membri si tratti. Posso, però, garantirle che si tratta della maggioranza preponderante. In questo momento non ha senso dividere i buoni dai cattivi. Ci sono però altre proposte, anche della Commissione, per creare un quadro di controllo integrato. Anche in questo caso, tuttavia, è esclusa la dichiarazione di affidabilità nazionale. Ci sono molti altri aspetti che possono contribuire a effettuare un giusto controllo di bilancio, anche nell’ambito della responsabilità personale. Inoltre, il settore cui lei si riferiva non è previsto dal Trattato CE, indipendentemente dalla presenza o meno della volontà politica. Ad ogni modo, ritengo che le altre possibilità che ho citato prima per semplificare le procedure siano fattori decisivi.

 
  
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  Presidente. – Grazie, signor Presidente in carica.

Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.00, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2007Avviso legale