Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione relative alla repressione delle recenti manifestazioni in Russia(1).
Danutė Budreikaitė (ALDE), autore. – (LT) Nelle iniziative e negli accordi con gli altri paesi, l’Unione europea agisce in sintonia con i propri valori fondamentali, primi tra tutti la democrazia, i diritti umani e le libertà.
Sebbene i delegati della Duma russa si rivolgano al Parlamento europeo professando di condividere i valori dell’Unione europea, la Russia non è propensa ad ascoltare i consigli di altri quando sono in gioco questioni interne nazionali.
La brutale reazione alle manifestazioni pacifiche dei cittadini di Mosca, San Pietroburgo e Nizhny Novgorod mette in luce l’intolleranza e il timore verso le divergenze di opinione del governo russo, in particolare adesso che ci troviamo in prossimità delle elezioni presidenziali del 2008.
Appena la Russia si è resa conto del potere economico e politico che può esercitare brandendo l’arma dell’approvvigionamento energetico, ha smesso di curarsi dell’opinione pubblica internazionale e dell’immagine che trasmette nel caso di violazioni dei diritti umani nel paese. La Russia è un partner strategico dell’Unione europea e per garantirci i rifornimenti di energia applichiamo due pesi e due misure diversi per la Russia e il resto del mondo.
Durante i negoziati per il nuovo accordo di cooperazione UE-Russia, invito il Consiglio ad aprire gli occhi sugli incidenti in Russia e a non fare nessuna concessione.
Michał Tomasz Kamiński (UEN), autore. – (PL) Signora Presidente, è positivo che in quest’Aula siamo riusciti a concordare una versione di compromesso della risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Russia, poiché è importante che il Parlamento europeo adotti una posizione unica e si rivolga alla società e al Presidente russo Putin con una sola voce. Nelle tristi giornate che seguono la scomparsa del primo Presidente russo democratico, Boris Eltsin, è particolarmente importante per chi ha sostenuto la democrazia in Russia e crede in una Russia democratica quale partner fondamentale dell’Unione, riconoscere che la Russia di oggi non ha realizzato tutte le speranze sorte con l’arrivo di Boris Eltsin sulla scena politica. Purtroppo, tali speranze sono state disattese; dobbiamo prenderne atto e questo è il senso della risoluzione in discussione. Desidero sottolineare nuovamente che sono soddisfatto di questa risoluzione, elaborata tramite il compromesso tra diversi e numerosi schieramenti politici.
Personalmente, devo dire che le immagini trasmesse delle manifestazioni organizzate in Russia dagli attivisti per i diritti umani e brutalmente represse mi hanno colpito profondamente, poiché mi hanno ricordato i tempi più bui del mio paese, quando le proteste spontanee erano soffocate con violenza dalla polizia. Occorre precisare che, a sorpresa, il mediatore russo per i diritti umani ha condannato la brutalità delle forze di polizia russe. In considerazione di ciò, nella risoluzione incoraggiamo la Duma russa e i nostri omologhi del parlamento russo a istituire una commissione speciale d’inchiesta.
Rivolgo un appello ai membri di questo Emiciclo affinché approvino la risoluzione e vorrei ribadire anche ai cittadini russi – che purtroppo al momento non hanno accesso a informazioni oggettive – che le nostre azioni non sono indice di un comportamento russofobico, come la propaganda del Cremlino vorrebbe fare credere. Anzi, le nostre azioni, la nostra lotta a difesa dei diritti umani in Russia, del ritorno della democrazia in Russia, sono motivate da un profondo sentimento di amicizia verso questo paese, di rispetto per la grande letteratura russa e per questa grande nazione che è la Russia. Vogliamo che i russi possano godere delle medesime libertà che sono garantite nell’Unione europea e vorrei che il Parlamento europeo fosse un faro di riferimento per i russi, un raggio di luce che illumina la rotta verso la democrazia.
Milan Horáček (Verts/ALE). – (DE) Signora Presidente, nel corso della settimana il Parlamento europeo ha dovuto occuparsi più volte della Russia, in seno alla sottocommissione per i diritti umani con il Commissario Piebalgs, in occasione di una riunione congiunta con la delegazione per i rapporti con Russia, Bielorussia e Ucraina e ora in plenaria, perché assistiamo all’acuirsi di alcuni problemi. Con profonda costernazione abbiamo ricevuto notizia delle violazioni sistematiche dei diritti umani perpetrate a Mosca e a San Pietroburgo durante le manifestazioni pacifiche contro l’autoritarismo del sistema a seguito dell’intervento violento delle forze di polizia, che hanno anche aggredito passanti estranei al corteo e giornalisti occidentali.
Questa politica d’intimidazione e di repressione della libertà di opinione, assemblea e stampa è ormai connaturata nel sistema russo. L’entità della disinformazione e della menzogna è diventata evidente durante la guerra in Cecenia. Numerosi mezzi di comunicazione sono controllati dal governo o si autocensurano. Giornalisti indipendenti come Anna Politkovskaya sono stati assassinati; durante il governo di Putin sono stati uccisi in Russia 13 giornalisti, un risultato allarmante che colloca la Russia al terzo posto dopo Iraq e Algeria.
L’opposizione politica non dispone di strumenti per farsi sentire, la libertà di stampa e di opinione sono in gravissimo pericolo. Alcuni potenziali oppositori di Putin come Khodorkovski e Lebedev sono detenuti in carcere senza aver subito un processo equo, mentre Garry Kasparov è stato arrestato più volte. Le organizzazioni non governative hanno le mani legate da alcune leggi che limitano i diritti della società civile. La dirigenza russa si avvale dei propri tribunali, anzi ormai dell’intero apparato delle forze di sicurezza, per mettere a tacere gli oppositori politici. Con questo dispiegamento di forze da parte del Cremlino viene messo a repentaglio il progresso verso lo Stato di diritto e un sistema giudiziario indipendente. E’ perfido marchiare chi chiede una vera democrazia per il paese come estremista, privandolo così della sua credibilità. Putin non è certo un democratico senza macchia: proviene dal KGB e il suo passato ha lasciato un’impronta forte.
Pur avendo aderito al Consiglio d’Europa, all’OSCE e alle Nazioni Unite, la Russia viola i diritti umani e fondamentali più elementari. Nel nuovo accordo di partenariato che l’UE sta negoziando deve essere previsto un capitolo sui diritti umani che è parte integrante di tutti i nostri accordi e trattati. Siamo solidali con gli amici russi che stanno lottando per un futuro di pace e democrazia.
Tunne Kelam (PPE-DE), autore. – (EN) Signora Presidente, la repressione delle manifestazioni pacifiche di alcune settimane fa mette seriamente in questione il futuro delle libertà fondamentali in Russia, quali la libertà di parola, di stampa e di assemblea. Il governo russo si era impegnato a garantire tali libertà nell’ambito della procedura di adesione al Consiglio d’Europa nel 1996. Sono trascorsi 11 anni da allora e la maggioranza dei russi si sente ancora insicura e sfiduciata verso le istituzioni e la giustizia. Il sessantacinque per cento dei russi afferma di essere infelice, oltre la metà della popolazione disapprova il governo che, stando alle parole di un leader dell’opposizione, “ha già trasceso il semplice autoritarismo”.
Ci aspettiamo che il governo russo reagisca a questa risoluzione che è un’espressione unanime e pacifica di grave preoccupazione. Parimenti crediamo che nel corso del prossimo vertice UE-Russia il Consiglio europeo e la Commissione dovranno insistere sul ripristino delle libertà fondamentali quale dimostrazione della capacità e volontà della Russia di proporsi come interlocutore internazionale credibile.
Al momento la Russia è diventato uno Stato autoritario e i politici UE dovranno accollarsi la loro parte di colpa per il deterioramento della situazione se non saranno capaci o disposti a fare fronte a questa nuova situazione con determinazione e chiarezza. L’unico modo per aiutare la Russia a ritornare sulla strada verso la democrazia è parlare con una sola voce, rispecchiando i valori europei. I cittadini russi devono poter godere dei nostri stessi diritti, incluso il diritto di non essere intimiditi o maltrattati dalla polizia.
Erik Meijer (GUE/NGL), autore. – (NL) Signora Presidente, i paesi delle Comunità europee si erano illusi a lungo che il monopartitismo autoritario e la repressione violenta di qualsiasi tipo di opposizione organizzata in Russia fossero un prodotto del comunismo. Rammento che il capo degli studenti radicali tedeschi Rudi Dutschke, ormai deceduto da diversi anni e soprannominato a suo tempo Bürgerschreck, aveva cercato di dissuadere la Sinistra dell’Europa occidentale da questa idea. A suo parere, quanto accadeva all’epoca in Russia era completamente slegato dal socialismo o dal comunismo e aveva piuttosto a che fare con quella che chiamava la tradizione “asiatica”, ossia la consuetudine prevalente nei paesi molto estesi e poco popolati di avere una élite ristretta che riesce a rimanere al potere adottando le maniere forti.
A ogni leader russo desideroso di ribaltare questa deprecabile usanza è succeduto in genere un politico che preferiva ricorrere ai vecchi costumi violenti. Kruscev negli anni cinquanta e sessanta e Gorbaciov negli anni ottanta e novanta non riuscirono a trasformare la Russia tramite un’operazione voluta dall’alto.
L’attuale Presidente Putin calca perfettamente le orme di Stalin e degli antichi zar. E’ riuscito ad arrivare al potere nel momento in cui il suo caotico predecessore Eltsin non era più in grado di governare il paese e dopo avere conquistato il favore dei russi con la distruzione della Cecenia, li sta ora privando della democrazia.
Disgraziato è il paese che possiede abbondanti risorse di petrolio o gas perché la ricchezza che queste garantiscono in termini di esportazioni pone i suoi leader in una posizione di forza e rende praticamente impossibile qualsiasi avvicendamento interno. Intanto le critiche sollevate dai paesi che devono acquistare energia sono messe ben presto a tacere. Oggi la Russia si trova nella medesima posizione dell’Arabia Saudita o dell’Iran. Anche nelle due città principali dove finora era tollerato un certo grado di critica e diversità, l’opposizione non ha più la possibilità di manifestare. Gli Stati e i cittadini europei non dovrebbero accettare questa repressione; dobbiamo essere solidali con chi vuole trasformare la Russia in una democrazia dignitosa.
Panagiotis Beglitis (PSE), autore. – (EL) Signora Presidente, la necessità di intrecciare rapporti con la Russia e di sviluppare un partenariato strategico e dinamico, dettata dalle attuali circostanze geoeconomiche e geostrategiche, non deve attenuare o inibire le nostre critiche alle reiterate violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Russia. Capisco i motivi della realpolitik dell’Unione europea nei confronti della Russia, ma ritengo anche che dobbiamo difendere i principi fondamentali della nostra comune civiltà democratica europea. Da questo punto di vista, reputo indispensabile porre la questione dei diritti umani tra le principali priorità dell’agenda dell’UE e del dialogo politico rafforzato con la Russia e i suoi dirigenti. Una prima occasione sarà offerta dal Vertice del 17 maggio e dalla riunione con il Presidente Putin.
Desidero tuttavia aggiungere un’osservazione su un altro punto. Sarebbe un grave errore politico da parte dell’Unione europea valutare la situazione dei diritti umani in Russia esclusivamente sulla base di quanto riferito da alcuni circoli, evidentemente sponsorizzati da taluni rifugiati politici russi all’interno della nota cricca degli oligarchi. Le recenti dichiarazioni di Berezovski a Londra riflettono chiaramente le intenzioni di alcuni ambienti.
Gabriele Stauner, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Russia è un paese di grande cultura; i grandi letterati, musicisti e pittori russi destano sempre in noi rispetto e ammirazione. Da questo punto di vista, la Russia rientra a pieno titolo nella comunità delle nazioni europee.
Purtroppo la Russia possiede anche un lato oscuro e le misure attualmente adottate dal governo russo a restrizione dei diritti umani e delle libertà fondamentali si collocano nella parte in ombra dell’anima russa. Gli incidenti del 14 e 15 aprile a Mosca e a San Pietroburgo non sono degni di uno Stato membro delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa.
Le libertà d’opinione e di stampa sono diritti imprescindibili in uno Stato democratico, diritti per i quali i popoli europei – incluso quello russo – hanno pagato con il loro sangue. E’ invero una vergogna che il governo di Putin si comporti con tanta viltà e violenza nei confronti del proprio popolo, mentre nel contempo cova velleità di potenza mondiale e si offre pavoneggiandosi come intermediatore nei conflitti internazionali.
Un governo di siffatta specie non è degno di sedere al tavolo delle trattative come interlocutore alla pari. Libertà è anche libertà di pensarla diversamente e il governo russo non dovrebbe dimenticarlo.
Józef Pinior, a nome del gruppo PSE. – (PL) Signora Presidente, vorrei iniziare esprimendo la mia ammirazione per il grande Presidente russo, Boris Eltsin, una delle persone che dobbiamo ringraziare per il trionfo della democrazia sulla dittatura nella seconda metà del XX secolo. Eltsin rappresentava la vera Russia, una Russia che incoraggia la società civile, una Russia democratica, una Russia che promuove lo Stato di diritto.
Questa settimana a Strasburgo si è tenuta una riunione straordinaria della sottocommissione per i diritti umani nella commissione per gli affari esteri, nell’ambito della quale abbiamo interrogato in maniera approfondita alcuni testimoni su quanto sta avvenendo in Russia. Tutti sono stati concordi nell’affermare che il paese ha imboccato una strada pericolosa. Il Parlamento europeo ha particolarmente a cuore che le elezioni della Duma il prossimo dicembre e le presidenziali del 2008 siano monitorate con la massima attenzione. Da parte nostra, dobbiamo fare tutto il possibile per portare la società civile russa più vicina alla democrazia, affinché le istituzioni siano in grado di garantire elezioni libere, giuste e senza brogli.
Marcin Libicki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, la Russia è funestata da tristi eventi. I tentativi di portare la democrazia in Russia sono repressi, come pure le manifestazioni e la libertà di parola. E’ opportuno in questo contesto ricordare che la Russia non ha alle spalle alcuna tradizione democratica e coloro che, come Alessandro I, hanno tentato in passato di portare la democrazia in Russia hanno dovuto abbandonare questo intento oppure, come Boris Eltsin, sono stati diffusamente criticati al momento della loro scomparsa. Dobbiamo tenere conto dei sondaggi, secondo cui i russi attribuiscono più importanza all’ordine che alla democrazia. Pur dando supporto a tutti gli eventi positivi e forieri di speranza che hanno luogo in Russia, dobbiamo prendere atto nei negoziati con il governo russo che i nostri interlocutori hanno un sistema di valori diverso da quello europeo. La Russia non conosce la democrazia al proprio interno e neppure sa adottare un comportamento normale e civile nelle sue relazioni esterne. Che questo serva da monito a chi vuole fondare il futuro dell’Europa sulla speranza di una Russia solidale e collaborativa.
Witold Tomczak, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signora Presidente, le misure volte a reprimere l’opposizione, inibire le manifestazioni pacifiche, limitare la libertà di stampa e violare i diritti umani sono fenomeni preoccupanti che devono essere sempre denunciati, a prescindere dal paese in cui si verificano.
Purtroppo queste accuse potrebbero essere rivolte a tutte le potenze di oggi, sia in Oriente che in Occidente, che si arrogano il diritto di dominare il mondo, pretendono di porsi come giudici del pianeta, poliziotti e tutori della moralità. Se accusiamo la Russia di pratiche antidemocratiche e violazioni dei diritti umani siamo come il bue che dà del cornuto all’asino.
Le ingiustizie verso gli oppositori politici, le minoranze etniche e religiose o le misure volte a ostacolare la pratica della religione sono all’ordine del giorno in numerosi paesi, sebbene siano spesso occultate dalle menzogne che ci propinano i mezzi di comunicazione. Soprattutto il diritto fondamentale di tutti gli individui alla vita, dal concepimento alla morte naturale, è violato ovunque nel mondo, Russia ed Unione europea incluse. Nessuno è innocente qui! Questo peccato è la radice di tutti i mali.
Bernd Posselt (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, il 1991 è stato l’anno in cui ho conosciuto sia il campione estone della libertà, Tunne Kelam, sia Boris Eltsin in occasione della sua visita a Strasburgo, dove annunciò la nascita di una nuova Russia. Da allora è stato compiuto un enorme passo indietro. La Russia è tornata ad essere uno stato autoritario con una politica estera aggressiva e dobbiamo ribadire senza mezzi termini che il pesce comincia sempre a puzzare dalla testa. Le milizie speciali OMON non sarebbero mai intervenute contro i manifestanti e i giornalisti stranieri, tra cui anche il corrispondente televisivo tedesco, senza un ordine esplicito da parte del Cremlino. Dobbiamo riconoscere che il Presidente Putin è il solo responsabile della repressione dei timidi tentativi di democrazia e libertà avviati in Russia.
Rinunciamo agli eufemismi: non si può parlare di uno sbaglio. La responsabilità risiede in Putin e nella dirigenza russa. Qui è in gioco la nostra credibilità, poiché la Russia ha sottoscritto la dichiarazione dei diritti umani del Consiglio d’Europa aderendo ai principi europei che noi dobbiamo difendere con determinazione e forza.
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Negli ultimi anni la Russia ha consolidato la propria economia e i sondaggi dimostrano che la cittadinanza è favorevole all’attuale regime. Di fronte a questi riscontri, risulta ancora più difficile comprendere le mosse di metà aprile effettuate dal governo russo ai danni dell’opposizione.
Impossibilitati a trovare spazio sui media, i partiti dell’opposizione e le organizzazioni non governative hanno tentato di denunciare le violazioni dei principi democratici in Russia. La reazione smisurata ai cortei di appena qualche migliaio di persone, aggravata dagli interventi della polizia e dell’OMON, offusca la già indebolita autorità della Russia in Occidente e rende più complessi i prossimi negoziati per un nuovo accordo tra UE e Russia.
Solo qualche funzionario a Mosca ha il coraggio di ammettere che gli interventi delle forze al potere hanno scavalcato i limiti dell’ammissibile. Le violazioni dei diritti umani e la crescente tensione tra governo e opposizione in Russia riducono le speranze che la campagna elettorale appena agli inizi possa essere condotta in uno spirito di trasparenza e democrazia.
Günter Nooke, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzi tutto ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di partecipare alla discussione e prendere la parola per la seconda volta come portavoce tedesco per i diritti umani.
Abbiamo seguito tutti con grande apprensione gli accadimenti del 14 e 15 aprile a Mosca e a San Pietroburgo. Non siamo in pochi a interrogarci sull’incerto futuro della libertà di assemblea in Russia. La costituzione russa salvaguarda il diritto dei cittadini a riunirsi pacificamente e senza armi, a organizzare raduni, manifestazioni, marce e sit-in.
In contrasto stridente con tale diritto si pone il comportamento delle autorità russe nei confronti dei manifestanti di Mosca, San Pietroburgo e Nizhni Novgorod. Garry Kasparov mi ha riferito personalmente per telefono degli eventi. Occorre inoltre ricordare che la milizia russa è intervenuta alle manifestazioni del 14 e 15 aprile con maggiore veemenza rispetto ai cortei precedenti, procedendo questa volta anche ad arresti temporanei di giornalisti accreditati e al loro pestaggio.
Alcuni organi di stampa non hanno avuto timore di riportare criticamente quanto accaduto. Tra i quotidiani, il Kommersant ha denunciato il “macello dei dissidenti”, il Moskovski Komsomolets recava il titolo “Lo strapotere dell’OMON” e il Novaya Izvestiya ha parlato di una “fortezza assediata e una durezza senza precedenti”.
Dall’altra parte, alcune voci compiacenti hanno tentato di minimizzare la portata degli eventi. Il medesimo dualismo era riscontrabile all’interno del governo; alcuni organi istituzionali hanno giustificato l’intervento delle forze di sicurezza, mentre il delegato per i diritti umani Lukin ha ammesso che la polizia ha abusato in larga misura dei propri poteri. La governatrice di San Pietroburgo, Valentina Matvienko, ha disposto un’inchiesta sui casi di aggressione da parte delle forze dell’ordine russe. La medesima richiesta è stata avanzata da Sergei Yastrzhembski, consulente del Presidente russo per le questioni attinenti all’Unione europea, mentre Ella Pamfilova, presidente del consiglio per la società civile, ha denunciato come il comportamento della milizia abbia danneggiato l’immagine della Russia in tutto il mondo.
Anche il governo tedesco ha reagito prontamente il 16 aprile, dando pubblica espressione della propria preoccupazione attraverso una dichiarazione della Presidenza di turno dell’UE. Anche il portavoce governativo Thomas Steg ha affermato il 16 aprile a Berlino che il ricorso smisurato alla violenza del precedente fine settimana era motivo di preoccupazione e ha giudicato inaccettabile il comportamento nei confronti dei giornalisti.
Il governo tedesco attende dalle autorità russe un’indagine approfondita su quanto accaduto. Immediatamente dopo gli incidenti di Mosca e San Pietroburgo, l’ambasciata tedesca nella capitale russa ha preso contatti con i massimi livelli per chiedere una spiegazione esaustiva. Il problema della libertà di espressione e di assemblea sarà senz’altro discusso con la controparte russa durante le consultazioni sui diritti umani che si terranno il 3 maggio tra UE e Russia.
La situazione dei diritti umani in Russia dovrà essere monitorata con la massima attenzione, in particolare per quanto concerne la libertà di opinione e di assemblea e un accesso equo e libero ai mezzi di comunicazione. La Russia si è impegnata a rispettare i diritti fondamentali quale membro delle Nazioni Unite, del nuovo Consiglio per i diritti umani, del Consiglio d’Europa e dell’OSCE. La tutela dei diritti fondamentali è particolarmente importante in questo momento, a ridosso delle elezioni in Russia.
Ribadiremo alla Russia che è nel suo stesso interesse fare tutto il possibile affinché la libertà di espressione e di assemblea sia vieppiù garantita anziché indebolita.
Credo che i valori e i diritti umani su cui si fonda l’Europa siano stati formulati con il contributo degli intellettuali e degli artisti russi; sono valori che noi tutti dobbiamo tenere vivi. Dobbiamo assicurarci di percorrere sempre questa via senza lasciarci deviare.
(Applausi)
Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, anche la Commissione è preoccupata per il ricorso smisurato alla violenza da parte delle forze di sicurezza russe contro i manifestanti pacifici e i giornalisti nelle giornate del 14 e 15 aprile a Mosca e a San Pietroburgo. Anche gli arresti arbitrari effettuati durante questi cortei di protesta sono motivo di preoccupazione.
La libertà di espressione e di assemblea, che comprende anche il diritto a manifestare, sono diritti umani fondamentali, i pilastri di una democrazia pluralista. La Russia si è impegnata a rispettare queste libertà tramite la sua adesione all’ONU, all’OSCE e al Consiglio d’Europa e tale impegno è quanto mai importante nel periodo che intercorre fino alle elezioni parlamentari e presidenziali russe.
L’UE ha sollevato questi timori in una dichiarazione della Presidenza del 16 aprile. Rileviamo che il portavoce presidenziale ha ammesso pubblicamente una reazione eccessiva da parte delle forze di polizia antisommossa.
La Commissione continuerà a seguire da vicino gli sviluppi in Russia durante la fase preelettorale. Continueremo anche a sollevare queste questioni durante i negoziati bilaterali con le autorità russe, per esempio nelle prossime consultazioni periodiche UE-Russia sui diritti umani che si terranno il 2 e il 3 maggio prossimi.