Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0212/2007), presentata dall’onorevole Katerina Batzeli a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sulla delinquenza giovanile: il ruolo delle donne, della famiglia e della società [2007/2011(INI)].
Katerina Batzeli (PSE), relatore. – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, il Parlamento europeo oggi apre il dossier sulla delinquenza giovanile, un dossier che sempre più pullula di casi irrisolti in cui esecutori e vittime sono minori, e di una società che talvolta si preoccupa, spesso viene stigmatizzata, e reagisce in modo frammentario, considerando questi giovani un segno negativo dei nostri tempi e chiedendo che siano puniti in modo esemplare, oppure mostrando indifferenza in merito al loro destino, o ancora mettendo in evidenza le cause del problema e l’importanza del loro reinserimento nella società.
E’ estremamente difficile individuare i motivi precisi del comportamento delinquenziale in un minore, poiché ciascun atto specifico si esprime nel contesto di un complesso processo di socializzazione e controllo sociale. Nondimeno, sono possibili due considerazioni attendibili. In primo luogo, non è affatto vero che la delinquenza minorile è una malattia attribuibile ad anomalie fisiche, intellettuali o mentali; in secondo luogo, per poter analizzare il comportamento dei minori, non soltanto quelli che delinquono, è necessario esaminare l’ambiente in cui si sviluppa il loro carattere: la famiglia, la scuola, gli amici e il contesto sociale. Inoltre, nell’epoca in cui viviamo, i minori si ritrovano catapultati nel mondo degli adulti da fattori esterni quali i media, la tecnologia e soprattutto Internet, e spesso reagiscono in modo aggressivo.
Lo scopo della nostra relazione non è tanto quello di interferire con i tribunali e con i sistemi penali nazionali, poiché la nostra commissione non è competente in questo settore e il ruolo del Parlamento europeo è molto limitato in questo campo. Il nostro obiettivo è evidenziare le migliori prassi applicate a livello nazionale, intensificare lo scambio di informazioni ed esperienze, creare collegamenti tra le agenzie competenti fornendo loro un sostegno istituzionale, organizzativo e finanziario. L’esperienza acquisita in ciascuno Stato membro è un indicatore importante per gli altri Stati membri del fatto che metodi innovativi e alternativi possono risultare più efficaci dei metodi tradizionali di rinchiudere i giovani delinquenti e trattarli come criminali.
Occorre una strategia integrata a livello nazionale ed europeo, che preveda misure articolate attorno a tre pilastri: meccanismi di prevenzione, meccanismi di integrazione sociale per i minori e meccanismi di intervento giudiziari ed extragiudiziari. Tuttavia, nel definire e attuare una politica integrata nazionale e comunitaria, è determinante la partecipazione sociale diretta di tutti gli enti competenti, le autorità regionali e locali, la comunità scolastica, la famiglia, gli enti non governativi e i media. Come illustrato in dettaglio nei singoli paragrafi della relazione, la Commissione europea deve porsi le seguenti priorità immediate:
innanzi tutto, istituire un Osservatorio europeo sulla delinquenza giovanile, sulla base degli osservatori nazionali;
secondo, istituire un numero verde gratuito a livello europeo per i minori;
terzo, presentare politiche di base incentrate direttamente sulla diffusione di informazioni e sulla promozione dell’integrazione di misure preventive nei programmi comunitari esistenti, nonché sulla pubblicazione di uno studio in collaborazione con una rete di esperti nazionali, che porti alla stesura di una comunicazione della Commissione e di un programma quadro integrato per combattere la delinquenza giovanile, da finanziare con una nuova linea del bilancio comunitario.
Le azioni di base del programma potrebbero comprendere iniziative per diffondere le migliori prassi preventive, sistemi di valutazione e di analisi messi a punto per il trattamento dei giovani criminali, quali una giustizia riparativa, lo sviluppo di un modello europeo per l’integrazione e il benessere sociale dei giovani e dei delinquenti minorenni e soprattutto la messa in rete dei servizi competenti delle autorità locali e regionali.
Signor Commissario, vista la sua consapevolezza politica dei diritti dei minori e le sue proposte al riguardo, sarebbe opportuno che inserisse questo problema del Parlamento europeo in un piano europeo per i giovani. Si dice che i bambini cattivi di solito sono bambini tristi. Diamo loro un motivo per sorridere.
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, accolgo con favore questa relazione e appoggio le principali raccomandazioni della relatrice, l’onorevole Batzeli. La delinquenza minorile è sicuramente una delle principali sfide che dobbiamo affrontare nelle nostre società moderne. Voglio farvi un esempio. Da un recente studio sul bullismo nelle scuole, condotto dalla Rete europea di prevenzione della criminalità, è emerso che il bullismo nelle scuole era, e rimane tuttora, un problema rilevante in Europa, che riguarda da uno su sette a uno su tre studenti in un dato anno scolastico.
Come primo passo, occorre approfondire la nostra conoscenza del fenomeno raccogliendo dati pertinenti. I dati raccolti a livello nazionale non sono facilmente confrontabili, a causa delle differenze nelle legislazioni degli Stati membri e dei diversi modi in cui vengono elaborate le statistiche ufficiali sulla criminalità. Negli ultimi cinque anni la Rete europea di prevenzione della criminalità ha svolto un lavoro considerevole per migliorare la qualità e la confrontabilità dei dati degli Stati membri in materia di giustizia penale. Inoltre, il sito web della Rete è diventato un efficace strumento di informazione, per gli operatori e per il grande pubblico, sulle politiche di prevenzione degli Stati membri.
Inoltre, il piano d’azione quinquennale sulle statistiche, adottato dalla Commissione lo scorso agosto, comprenderà anche dati e valutazioni in materia di delinquenza e giustizia minorile, per fornire una visione più ampia del fenomeno a livello europeo. Di conseguenza, saremo maggiormente in grado di identificare le esigenze politiche e di mettere a punto indicatori, tenendo conto dell’attuale lavoro delle organizzazioni internazionali, e probabilmente saremo in grado di formulare una strategia di prevenzione della delinquenza giovanile a livello europeo.
La prevenzione è chiaramente un aspetto fondamentale in questo campo e condivido l’opinione della relatrice che non possiamo limitarci ad applicare misure repressive per affrontare il problema. Occorre lavorare su una base interdisciplinare e pluriistituzionale. In particolare, le politiche in materia di pianificazione spaziale, edilizia sociale, inclusione sociale, istruzione e formazione, misure contro le discriminazioni e il razzismo, nonché integrazione degli immigrati, svolgono un ruolo rilevante nella prevenzione della criminalità, e in particolare della delinquenza minorile.
L’esperienza delle reti che svolgono attività di prevenzione della criminalità giovanile e urbana dimostra che tutte le attività sociali intese a migliorare l’ambiente, quali l’intervento sugli spazi pubblici, la riqualificazione di piazze, l’illuminazione, la pulizia delle strade, la politica abitativa, le strutture e i servizi di intervento sociale, contribuiscono ad una politica attiva e durevole di prevenzione della criminalità tra i giovani.
La prevenzione della criminalità deve fornire anche un contributo efficace alle politiche comunitarie per la sicurezza, che mirano a evitare il profilarsi del rischio di delinquenza, in particolare promuovendo società sane e attente, che offrono ai giovani l’ambiente sociale necessario per sviluppare un senso di identità e di integrazione e dare un senso alla propria vita. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che gli Stati membri e le autorità locali sono i principali responsabili dell’attuazione di politiche efficaci di prevenzione della criminalità, in misura anche maggiore per quanto riguarda la delinquenza giovanile, un fenomeno tipicamente locale. Quindi sono innanzi tutto le autorità locali a doversi fare carico del problema, idealmente sostenute dalle autorità nazionali.
Tuttavia, le iniziative di cooperazione e sostegno a livello europeo possono svolgere un ruolo importante senza sostituire le politiche nazionali degli Stati membri. Ho già citato l’importante lavoro svolto dalla Rete europea di prevenzione della criminalità nel raccogliere dati e agevolare lo scambio di informazioni. La Rete ha tuttavia svolto un ruolo rilevante anche nello scambio di esperienze e di migliori prassi tra gli Stati membri in merito a politiche di prevenzione efficaci. Inoltre, lo scorso anno ha preso il via uno studio comparativo generale sulla delinquenza giovanile in tutti gli Stati membri dell’UE, nonché nei paesi candidati e in via di adesione, che sarà completato entro la fine di quest’anno. Ovviamente ve lo renderò disponibile. Studi di questo tipo forniscono una valida base per la definizione di future politiche europee al riguardo.
Negli ultimi anni, le iniziative politiche in materia di prevenzione della delinquenza hanno ricevuto un consistente sostegno finanziario attraverso vari programmi finanziati dalla Comunità. Nel quadro dei programmi HIPPOCRATES e AGIS, negli ultimi cinque anni la Commissione ha cofinanziato oltre 120 progetti transnazionali in aree quali la progettazione di ambienti urbani sicuri, lo scambio di migliori prassi in materia di delinquenza giovanile e criminalità urbana e lo sviluppo di buone prassi nel sistema giudiziario minorile.
Inoltre, al fine di rispondere all’esigenza di un’azione decisa contro la violenza tra i bambini e i giovani, ivi compreso il bullismo nelle scuole, la Commissione ha finanziato, e continuerà a finanziare, numerosi progetti concernenti la violenza tra pari e il bullismo nel quadro del programma DAPHNE II, a cui farà seguito DAPHNE III. Come ho già accennato, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione per il bullismo nelle scuole e sono in corso diversi progetti interessanti. La nuova generazione di programmi finanziari nel quadro della nuova prospettiva finanziaria in materia di giustizia, libertà e sicurezza, in particolare il programma “prevenzione e lotta contro la delinquenza”, insieme a DAPHNE III offriranno un sostegno finanziario consistente a progetti nazionali e transnazionali in questo campo.
Infine, nello stesso periodo 2007-2013 queste iniziative saranno integrate da ulteriori cospicui finanziamenti nei settori istruzione e formazione, gioventù, cultura e cittadinanza. Sono certo che conoscete il nuovo programma Gioventù in azione. Come ho già accennato, l’istruzione è uno degli elementi fondamentali per prevenire la delinquenza minorile, per cui questi programmi costituiscono un altro importante contributo alle politiche di prevenzione a lungo termine.
Esther Herranz García, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto vorrei esprimere un ringraziamento per il lavoro della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, nonché degli esperti che sono intervenuti alla nostra udienza pubblica, perché grazie al loro contributo abbiamo acquisito conoscenze estremamente preziose per affrontare il fenomeno della delinquenza minorile in Europa. Inoltre, desidero congratularmi con l’onorevole Batzeli per questa relazione e con gli onorevoli deputati per il loro impegno e il loro lavoro.
L’aumento della delinquenza minorile in Europa è un fenomeno che non possiamo ignorare. I minori che commettono reati sono sempre più giovani, e questo è un dato estremamente preoccupante. Occorre quindi che il Parlamento europeo solleciti gli Stati membri a condividere le rispettive esperienze e a proporre soluzioni intese ad arginare questo fenomeno.
A questo proposito è altresì importante non soltanto formulare una strategia efficace e coerente, ma anche tenere conto del ruolo specifico svolto dalla famiglia, dagli insegnanti e dalla società in generale nel plasmare i valori dei giovani. In particolare, vorrei sottolineare il ruolo che noi politici dobbiamo svolgere al riguardo, e pertanto apprezzo l’iniziativa attuata a La Rioja, dove è stata creata la figura del coordinatore extracurriculare, qualcuno vicino ai giovani che condivide con loro il tempo libero fuori dalle aule scolastiche e che ne promuove lo sviluppo e l’integrazione sociale. Ora è possibile potenziare quell’iniziativa mediante programmi più ambiziosi, come quelli descritti dal Commissario.
Quando si parla di delinquenza minorile, però, non si può dimenticare la realtà sociale. Onorevoli colleghi, il 17 maggio 2003 Sandra Palo, una giovane spagnola di 22 anni con problemi mentali, è stata rapita, stuprata, investita ripetutamente e bruciata viva da quattro giovani tra i 14 e i 18 anni. Uno di loro verrà presto rilasciato dopo aver trascorso quattro anni in un centro di detenzione minorile.
Onorevoli colleghi, la libertà comporta delle responsabilità e le nostre società, che sono libere, devono essere responsabili. Se vogliamo impedire che si ripetano casi come quello di Sandra Palo, dobbiamo evitare messaggi che creano un senso di impunità tra i giovani e adottare misure efficaci che ristabiliscano la fiducia dei cittadini nel sistema.
Lissy Gröner, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto vorrei esprimere un particolare ringraziamento all’onorevole Batzeli per questa relazione, preparata su iniziativa del gruppo socialista al Parlamento europeo, che oggi si compiace del fatto di ricevere questo elenco di proposte di misure contro la delinquenza giovanile, variegato e di ampia portata. Naturalmente l’attuazione è in primo luogo di competenza degli Stati membri, ma anche noi nell’Unione europea abbiamo la responsabilità di far fronte a questo fenomeno crescente. Il Commissario, come sapete, ha presentato una strategia per i diritti dei bambini. Si tratta senza dubbio di un ulteriore contributo in direzione di una risposta comune. Non possiamo aspettare che le periferie siano di nuovo in fiamme per prendere qualche iniziativa.
Soprattutto, occorre un approccio integrato per risolvere i problemi sociali. Dobbiamo fare in modo di ridurre la disoccupazione giovanile, di mitigare la povertà tra i giovani e di sanare gli squilibri sociali. Naturalmente, disponiamo anche di Fondi strutturali che possiamo continuare a utilizzare; gli Stati membri hanno molte possibilità al riguardo. Signor Commissario, lei è stato molto chiaro: il programma DAPHNE offre una gamma di possibilità veramente valide per affrontare il fenomeno della violenza a livello transfrontaliero e anche il programma Gioventù in azione prevede misure utili a tale proposito.
Tuttavia ritengo che gli Stati membri debbano offrire una consulenza psicosociale efficace alle famiglie problematiche in misura molto più ampia. Occorre rafforzare il ruolo della scuola nella lotta contro la violenza e la delinquenza minorile. Spetta a noi fornire assistenza con il nostro programma “Apprendimento lungo l’arco della vita”. A mio parere, occorre sottolineare con maggiore forza la responsabilità dei media, che comporta ad esempio la responsabilità di ridurre le scene di violenza. A mio parere, è indispensabile vietare ai giovani i video violenti e i giochi con contenuti violenti.
In conclusione, ringrazio il Commissario Frattini. Il numero telefonico gratuito per bambini e giovani è un contributo importante per offrire assistenza e prestare ascolto ai giovani.
Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, mi congratulo con la relatrice per la sua eccellente relazione su un argomento di così grande importanza, che influisce, direttamente o indirettamente, sulla vita di tutti i cittadini.
Da numerosi studi emerge che in Europa la delinquenza minorile è in aumento, il che rappresenta un fenomeno estremamente deprimente e preoccupante della nostra epoca, che minaccia seriamente la nostra società futura. Occorre fare qualcosa per arrestare e, se possibile, invertire questa tendenza.
L’onorevole Batzeli ha affrontato il problema nel dettaglio, trattando di eziologia, prevenzione e gestione della delinquenza. A mio parere, l’approccio preventivo è particolarmente importante e a questo proposito è estremamente rilevante il ruolo della madre, del padre, della famiglia in generale, della scuola e della società. Detto questo, vorrei far notare che, a mio parere, non è il ruolo delle donne, bensì delle madri a essere rilevante in questo contesto. Desidero inoltre sottolineare che il ruolo del padre è altrettanto importante e forse dovrebbe essere citato nel titolo della relazione.
Noto con rammarico che la relazione è stata adottata in seno alla commissione esclusivamente da donne, per cui deduco, e correggetemi se sbaglio, che si tratti di una commissione composta solo da donne. Non riesco a comprenderne appieno il motivo in termini istituzionali e pratici. Comunque, mi sarei aspettato un maggiore apporto maschile nelle consultazioni in seno alla commissione sulla relazione in esame e non so come mai non ci sia stato.
Pare che la delinquenza giovanile sia, almeno in certa misura, un effetto collaterale della cosiddetta vita moderna e delle pressioni imposte ai genitori dalle loro complesse esigenze socioeconomiche. Forse, nella nostra fame di ricchezza e di avanzamenti di carriera, che nella maggior parte dei casi richiedono che padre e madre siano fuori di casa per molte, troppe ore ogni giorno, noi genitori abbiamo ridotto la priorità che davamo ai nostri figli.
In occasione della discussione su questa relazione, sarebbe saggio invitare i genitori a fermarsi per un momento a riflettere seriamente su che cosa è più importante nella vita: un reddito più alto o più tempo dedicato ai propri figli? I genitori conoscono la risposta.
Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la delinquenza minorile è un fenomeno di massa, purtroppo in aumento. La domanda è scontata: perché? In che cosa abbiamo sbagliato? Quali metodi e modelli dovremmo adottare nella lotta contro la delinquenza minorile?
Alcuni invitano ad abbandonare completamente i metodi restrittivi per concentrarsi su azioni preventive e sulla promozione della solidarietà sociale. Altri auspicano un rafforzamento del ruolo della famiglia e della scuola. Alcune voci estremiste chiedono che i giovani criminali siano posti in isolamento.
Purtroppo, le analisi e le idee più diffuse spesso non tengono conto dei motivi principali di un’educazione sbagliata, tra cui la globalizzazione che peggiora la situazione economica delle famiglie, nonché la migrazione di massa alla ricerca di lavoro e la rottura dei legami familiari e del contatto tra figli e genitori, fondamentale per l’educazione dei figli.
In secondo luogo, i giovani sono rovinati dalla diffusa disponibilità di materiale poco etico e immorale, che promuove l’aggressività e la violenza. La collaborazione tra genitori, organizzazioni socioeducative e scuole è diminuita. Abbiamo assistito a un fenomeno di rottura con le tradizioni culturali e all’indebolimento del ruolo svolto dalla Chiesa nell’educazione dei giovani, senza che venissero proposte soluzioni alternative positive.
Pare che il fruscio delle banconote abbia reso sordi il cuore e la mente dei ricchi e dei potenti. Il denaro ora è più importante dell’umanità; ha schiacciato l’umanesimo e la fede nel bene comune.
Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, molte grazie alla relatrice. Sappiamo che l’inserimento della delinquenza minorile nell’agenda dell’UE è un passo importante e che la creazione di un programma quadro comunitario trasmette altresì un segnale molto positivo.
E’ vero che dobbiamo intervenire con misure di prevenzione, affinché bambini e giovani non divengano violenti e non nascano focolai di disordini sociali. Tuttavia, trovo riprovevole che in quest’Aula molti annuiscano quando si afferma che è colpa del fatto che entrambi i genitori lavorano, mentre nel contempo assistono senza muovere un dito alla chiusura di strutture per giovani e bambini, o addirittura vi contribuiscono, in una società che praticamente mette i bambini sulla strada e li priva della possibilità di impegnarsi in attività costruttive.
A mio parere è molto importante un tema centrale, quello della rappresentazione della violenza nei media. Trovo deplorevole, Commissario Frattini, che ne abbia parlato così poco e che se ne parli così poco anche nella sua relazione sulla protezione dei minori. Sappiamo che i bambini si confrontano già molto presto con film dell’orrore, pornografia e scene di violenza. In Germania, alle dieci di sera 800 000 bambini sono ancora davanti al televisore, e sappiamo che negli USA un ragazzo di 18 anni ha già visto oltre 200 000 scene di violenza. E’ quindi evidente quanto sia importante occuparsi di questo tema. I giochi di violenza che addestrano all’omicidio mediante la simulazione, su un dispositivo portatile o in rappresentazioni reali, attenuano il senso di empatia tra i giovani. Avrei voluto che la Commissione facesse di più al riguardo.
Presenteremo ulteriori proposte di emendamento alla relazione sui diritti dei minori, per chiedere un divieto. Gli Stati membri devono verificare con maggiore impegno se non si debba migliorare la tutela dei giovani nei media. Su questo punto non possiamo permetterci di chiudere gli occhi, minimizzare e dissimulare.
Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, non si può parlare di delinquenza minorile senza analizzarne le cause fondamentali. In fin dei conti, è sulle misure preventive, di cui vi è tanto bisogno, che dobbiamo concentrare l’attenzione.
La causa all’origine del problema, non dimentichiamolo, è il rafforzamento delle politiche neoliberali, che hanno portato a disuguaglianze sociali e territoriali, alla disoccupazione giovanile, le cui conseguenze sono molto più gravi rispetto alla disoccupazione in generale, a elevati tassi di povertà ed esclusione sociale a causa dei salari ridotti e dell’erosione dei sistemi previdenziali, per non parlare dell’indebolimento dei servizi pubblici e dell’impatto del lavoro precario sulla vita delle famiglie e sull’educazione di bambini e adolescenti.
Occorre dunque una completa inversione di rotta nelle politiche che hanno dato origine a questa situazione; è giunto il momento di smettere di perseguire queste strategie. Le condizioni di vita delle famiglie devono migliorare, cosicché si possa dedicare maggiore attenzione ai bambini e ai giovani. Quindi i lavoratori hanno bisogno di maggiori diritti, tra cui l’aumento dei salari e la riduzione delle ore di lavoro a parità di reddito. Occorre anche migliorare i servizi pubblici, tra cui l’istruzione, la sanità, gli alloggi e la protezione sociale. Come ben sappiamo, però, si tratta di interventi che richiedono orientamenti politici differenti a livello nazionale e comunitario, che diano la priorità alle persone invece che alla concorrenza e ai profitti dei grandi gruppi economici e finanziari.
E’ il momento di promuovere i valori racchiusi nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, come suggerito nelle proposte che abbiamo presentato. Inoltre, teniamo a sottolineare l’importanza di una formazione specialistica per i magistrati che operano con i minori e per tutti coloro che lavorano nei tribunali minorili, cosicché si possa investire nella prevenzione prima che sia troppo tardi.
Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, l’aumento della delinquenza minorile è inestricabilmente collegato al crescente declino e alla frammentazione della famiglia, nonché alla promozione di una visione femminista del ruolo della donna, in base alla quale la maternità è considerata un peso e un ostacolo alla realizzazione personale.
I delinquenti minorenni per lo più provengono da famiglie divise o disfunzionali, e spesso sono allevati da madri sole, che devono affrontare una serie di problemi, non soltanto materiali. I problemi emotivi nei rapporti tra genitori, l’uso di metodi immorali nell’educazione di un figlio, modelli di comportamento delinquenziali, condizioni di vita inadeguate, lacune nell’istruzione e la mancanza di tempo da dedicare ai figli sono tutti fattori che provocano un senso di rifiuto e di minaccia, nonché un atteggiamento di antipatia nei confronti di altre persone. Un bambino che è stato privato del legame con i suoi genitori spesso mostra una tendenza alla devianza e alla criminalità già prima dei cinque anni. Questi bambini diventano individui antisociali, poiché il male peggiore che si possa immaginare è la perdita di un legame d’amore con le persone più importanti nella vita di ciascuno.
Un altro problema distinto è l’impatto nocivo di un’educazione liberale, dove niente viene prescritto o vietato. I media promuovono uno stile di vita edonistico, in una crescente atmosfera di violenza e aggressività, che riguarda persino il mondo della politica. Non dobbiamo dimenticare il ruolo svolto dalla dipendenza dall’alcol e dalla nicotina, nonché il potere distruttivo della tossicodipendenza e della stratificazione sociale, con tutte le conseguenze negative che ne derivano. La prevenzione si deve basare innanzitutto sul ripristino dei principi etici e morali in tutti i settori della vita. Occorre anche un’azione legislativa di prevenzione, oltre a misure giudiziarie ed extragiudiziarie. Inoltre, occorre restituire alle donne il loro status di protagoniste. Una donna che viene utilizzata semplicemente per realizzare gli intenti della Strategia di Lisbona non sarà in grado di allevare adeguatamente i suoi figli.
Una società che presenta disfunzioni sempre maggiori, non solo in termini di criminalità, ci impone di ristabilire il rispetto per la dignità umana, il ruolo della maternità e della famiglia. Solo i bambini circondati da amore ed educati secondo norme morali sono in grado di non violare i principi etici e la legge.
Viorica-Pompilia-Georgeta Moisuc, în numele grupului ITS. – Raportul doamnei Bazeli tratează o gamă foarte largă de aspecte privind delicvenţa în rândul tineretului, prezentând în mod corect cauzele acestui fenomen extrem de grav, aflat în plină expansiune pe diverse paliere, atât în statele Uniunii Europene, cât şi în afara ei. Mă voi referi la două aspecte pe care nu le-am găsit semnalate în raport, şi anume:
1. Biserica - indiferent cărui cult îi aparţine, poate şi trebuie să aibă un rol din ce în ce mai important în sistemul educaţional al copiilor şi tineretului, în şcoală şi înafara şcolii. Cooperarea bisericii cu şcoala şi familia este benefică în prevenirea unor alunecări nedorite a tinerilor pe panta infracţională, în formarea unei mentalităţi sănătoase şi corecte despre viaţă, dar şi pentru recuperarea unor tineri aflaţi în situaţii critice. Educaţia religioasă în şcolile de toate gradele este cvasi-absentă. Ea ar trebui să-şi recapete locul pe care l-a avut în urmă cu mulţi ani.
2. Spiritul de disciplină şi de responsabilitate al tinerilor faţă de familie şi societate, faţă de chiar viaţa lor, lasă mult de dorit ca urmare a unor multiple cauze analizate, de altfel, în raport. În plus, în statele foste comuniste, constrângerile exagerate la care au fost supuşi tinerii generaţii după generaţii, au fost înlocuite acum, în ultimii şaptesprezece ani, într-o măsură mult prea mare, cu un libertinaj deschizător al unor periculoase alunecări, spre negarea valorilor naţionale şi europene şi copierea unor aşa-zise modele extrem de dăunătoare pentru formarea civică şi profesională a tinerilor.
Ca profesor şi ca pedagog, apreciez în mod deosebit efortul doamnei Bazeli pentru analizarea acestei problematici atât de complexe şi o rog să se aplece cu bunăvoinţă asupra celor mai sus amintite.
Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) La delinquenza minorile è sostanzialmente più pericolosa della criminalità adulta perché interessa una parte estremamente vulnerabile della popolazione nel momento in cui si sta formando la personalità ed espone molto presto gli adolescenti al rischio di esclusione sociale. Attualmente, la delinquenza minorile è anche più preoccupante a causa delle sue caratteristiche di massa, essendosi abbassata l’età in cui comincia il comportamento delinquenziale ed essendo aumentato il numero dei reati commessi da ragazzi di età inferiore ai tredici anni. Inoltre, i loro crimini sono sempre più crudeli.
Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Batzeli, che descrive con chiarezza le cause della delinquenza minorile e cerca di trovare risposte per la sua graduale eliminazione. Gli studi psicologici più recenti indicano nella famiglia il luogo primario dove un bambino impara ad amare, a rispettare e a essere rispettato. La maggior parte dei giovani criminali provengono da famiglie disfunzionali, dove i genitori non si prendono cura dei figli che non ricevono l’amore, la comprensione e il sostegno necessari. Molto tempo fa, Platone considerava la famiglia come l’unità fondamentale della vita sociale e il principale luogo di educazione. Auguste Comte descriveva la famiglia come un ponte tra l’individuo e la società e ne sottolineava il ruolo sociale fondamentale.
L’educazione di un bambino comincia nei primi anni di vita in famiglia, molto prima che varchi la soglia di una scuola. Tutto ciò che il bambino impara a scuola o fuori dalla scuola contribuisce a formare i suoi comportamenti e la sua personalità, nel modo giusto o sbagliato. L’adolescenza è un periodo in cui la vita spirituale è vissuta più intensamente, un periodo in cui si modellano gli atteggiamenti nei confronti dei problemi della vita personale nella società, un periodo in cui è necessario un sostegno straordinario all’interno della famiglia. Il ruolo della famiglia in quanto ambiente educativo non si limita ai primi anni di vita del bambino, ma continua fino alla sua indipendenza, ossia finché trova un lavoro.
Onorevoli colleghi, c’è del vero nel detto popolare secondo cui la casa sono le mani che ti abbracciano quando piangi. Sono convinta che possiamo ridurre la delinquenza minorile nella società solo se creiamo un ambiente sostenibile all’interno del quale ogni famiglia è in grado di rafforzare il suo ruolo di responsabilità nella società. La famiglia dev’essere il nostro porto sicuro, la nostra maestra di vita, il nostro sostegno.
Edite Estrela (PSE). – (PT) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Batzeli per la sua relazione, che contiene proposte ragionevoli di cui vi è urgente bisogno, come la creazione di un Osservatorio europeo sulla delinquenza giovanile.
L’aumento della delinquenza minorile richiede una politica efficace ed integrata a livello di famiglia, scuola e società, che contribuisca a trasmettere valori sociali e di civiltà e ad integrare i giovani nella società. Nel contempo, occorrono misure per combattere la povertà e l’esclusione sociale. Una società con evidenti squilibri sociali non può promuovere la coesione sociale, né prevenire la delinquenza giovanile.
Le immagini di episodi di violenza giovanile in diversi paesi industrializzati, all’interno e all’esterno dell’UE, sono allarmanti. Che cosa spinge centinaia di giovani a usare la violenza per attirare l’attenzione sui loro problemi? Famiglie, politici e la società nel suo complesso devono riunirsi e chiedersi dove hanno sbagliato e perché.
L’aumento della delinquenza giovanile è un problema grave e dobbiamo domandarci perché ragazzi dai 13 ai 17 anni maltrattano fisicamente e addirittura uccidono individui indifesi per divertirsi. E’ sconvolgente. Condannare e criticare non basta. E’ necessario agire, affinché negli anni a venire non ci rammarichiamo del fatto che ormai è troppo tardi per fare qualcosa e non ci ritroviamo a dover affermare, come i padri di questi giovani delinquenti, di avere fallito come padri.
Le cause individuate dagli esperti sono in primo luogo la mancanza di supervisione e in secondo luogo l’ozio. Senza un’occupazione, né a scuola né al lavoro, i giovani diventano irresponsabili. A questo si aggiunge una cultura permissiva con pochi doveri, o addirittura nessuno, e diritti illimitati. Non c’è verso che la società chieda qualcosa ai giovani con fermezza; né il lavoro, né il merito sono valorizzati.
Alcuni di questi giovani sono stati vittime di violenze o sono cresciuti in un’atmosfera di violenza a casa. Alcuni si sentono sradicati e socialmente emarginati, mentre altri copiano gli esempi di violenza che vedono in televisione. Anche i videogiochi e i cartoni animati coltivano la violenza.
Kathy Sinnott (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, la lettura di questa relazione infonde tristezza. Sono sempre più numerosi gli adolescenti che si avviano alla delinquenza in età sempre più giovane e con atti sempre più brutali. E’ una situazione talmente grave per i giovani coinvolti e per tutti i membri della società che s’impone la necessità di trovare soluzioni, ma l’analisi del problema dev’essere accurata.
La relazione contiene un elenco dei fattori critici che influenzano la formazione dei bambini: famiglia, scuola, amici e circostanze socioeconomiche. Per maggiore accuratezza, aggiungerei all’elenco i mezzi di comunicazione di massa e le telecomunicazioni, intendendo cinema, televisione, videogiochi e Internet – nonché, ora, le nuove tecnologie dei telefoni cellulari.
Dagli studi emerge che i ragazzi passano più tempo con i media che con tutti gli altri fattori di influenza messi insieme. Gli articoli 13 e 17 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, citata come prima autorità nella relazione in esame, sembrano concedere ai bambini un diritto assoluto ai media e alle telecomunicazioni e dare ai media e alle telecomunicazioni un accesso assoluto ai bambini. Dati l’attuale contenuto di violenza, odio, razzismo e pornografia e il loro utilizzo da parte di predatori di bambini, tutti potenziali fattori di predisposizione alla delinquenza, è giusto che i media e i bambini godano di questo diritto assoluto?
Se uno qualsiasi degli altri fattori di influenza presenti nell’elenco, come la famiglia o la scuola, abusasse dei bambini o li danneggiasse, interverremmo per tutelare la sicurezza dei bambini. Nell’attuare la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo nell’UE e negli Stati membri dobbiamo rivedere gli articoli 13 e 17, che sono stati scritti nel 1989, quando ancora non si comprendeva che cosa sarebbe stata Internet nel 2007.
Occorre anche considerare il ruolo dei padri. Gli psicologi sostengono che le madri danno al figlio il senso della propria identità individuale e all’interno della famiglia, mentre i padri aiutano i figli ad adattarsi all’ambiente sociale e a comprendere quali sono i comportamenti accettabili.
Amalia Sartori (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la collega Batzeli per il lavoro svolto e la Commissione per la proposta che ci è pervenuta.
Io credo che di fronte a un fenomeno che sta dilagando in tutto il mondo e che, anche a livello europeo, si presenta sotto forme pesanti, sia da un punto di vista di qualità della criminalità giovanile sia da un punto di vista numerico, sia giusto chiedersi che cosa possiamo fare. Sicuramente l’idea di stabilire norme minime idonee per tutti i paesi dell’Unione e la diffusione delle buone pratiche sono una politica utile di fronte a un problema dilagante. Condivido pertanto il parere che sia necessario che la Commissione si occupi di questo problema.
Per quanto riguarda strettamente i contenuti, io credo che sia importante sottolineare alcuni passaggi. Il primo punto è che dobbiamo continuare a ripetere a noi stessi e a tutti che i nuovi nati sono un valore per tutta la Comunità e rappresentano il nostro futuro. Per questo motivo, è d’interesse generale che i bambini, fin dalla loro nascita, siano messi nelle condizioni di avere a disposizione tutto quanto serve loro per diventare cittadini di questa Unione europea, vale a dire politiche che accompagnino la crescita del bambino nella famiglia, nella scuola e nel lavoro, lotta alla povertà, politiche per la casa e per il lavoro, servizi alle persone, rigoroso rispetto del diritto e del dovere alla formazione scolastica e culturale fino all’inserimento lavorativo, lotta alla diffusione della violenza e tolleranza zero nei confronti dello sfruttamento e della violenza sui minori, anche se questo avviene in famiglia. E’ necessaria una certezza dei diritti, ma anche dei doveri e delle pene.
Silvia-Adriana Ţicău (PSE). – Doresc să o felicit pe colega Bazeli pentru acest raport. Delicvenţa juvenilă şi violenţa în şcoli sunt fenomene care există în toate statele membre şi pe care avem responsabilitatea de a le combate prin strategii şi măsuri la nivel naţional şi european. Este nevoie de prevenire, de includerea socială şi reabilitarea delicvenţilor minori, precum şi de măsuri judiciare corespunzătoare. Pentru că anumite grupuri de minori sunt mai vulnerabile - fete între 14 şi 18 ani, grupuri de imigranţi, persoane fără domiciliu fix - şi pentru că există riscul ca organizaţii criminale să utilizeze minori pentru traficul de stupefiante, prostituţie şi furt, este important ca incitarea minorilor la delicte să se constituie în circumstanţe agravante pentru infractorii adulţi. Măsurile educative trebuie să devină prioritare şi este important să existe acorduri de parteneriat între diferite instituţii precum şcoală, poliţie, instituţie şi autorităţile locale pentru dezvoltarea de centre de recreere pentru tineri şi incluziunea socială a acestora. Instruirea părinţilor privind importanţa supervizării copiilor şi îndrumarea acestora, precum şi conştientizarea pericolelor, le va permite acestora să intervină de la primele semne ale apariţiei unor probleme de comportament.
Anna Záborská (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con l’onorevole Batzeli per la sua relazione. Il titolo indica che spetta alle donne, alla famiglia e alla società intera rispondere alla delinquenza giovanile. Avrei gradito che nel titolo figurassero anche gli uomini e i padri di famiglia. Tutti siamo consapevoli della loro l’importanza e vorrei che in futuro osassimo citare apertamente il ruolo dei padri nelle diverse politiche europee.
Statistiche molto accurate, in particolare quelle del ricercatore irlandese Patrick Fagan della Heritage Foundation di Washington, dimostrano indiscutibilmente che il legame affettivo tra i genitori e i loro figli si instaura nella prima infanzia. Basandosi sulle statistiche della polizia criminale, Fagan dimostra che quanto più solido è il legame affettivo in seno alla famiglia, tanto minore è il rischio di delinquenza giovanile.
La strategia di Lisbona prevede che il 60 per cento dei bambini debba avere un posto in un asilo nido. Non intendo contestare il desiderio dei giovani genitori di perseguire una carriera professionale ma, alla luce delle statistiche e dell’esperienza di genitori che noi tutti condividiamo, onorevoli colleghi, dobbiamo esigere la migliore qualità possibile nell’assistenza all’infanzia. Nelle vicinanze del luogo di lavoro di uno dei genitori devono trovarsi dei centri di assistenza accessibili ad un prezzo ragionevole.
Ringrazio la relatrice per aver insistito sull’importanza della qualità delle strutture di accoglienza per i bambini.
Quella di eliminare la violenza tra i giovani è una responsabilità che famiglia e società devono condividere. La società deve stabilire il quadro di intervento dello Stato. Mi rifiuto di depenalizzare e decriminalizzare gli atti di violenza commessi da giovani e raccomando di dotare l’Unione europea di un Osservatorio sulla violenza giovanile per istituzionalizzare l’educazione dei giovani.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). – (EL) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mi congratulo con la relatrice per l’eccellente lavoro che ci ha presentato, per la valida collaborazione dimostrata nel corso dell’esame degli emendamenti e per averci fornito un approccio integrato al problema della delinquenza giovanile.
E’ necessaria la collaborazione tra tutti gli organi competenti coinvolti nell’educazione dei bambini per affrontare questo problema, che non è nuovo nella società umana, anzi, è sempre esistito. Lasciate che vi ricordi un fatto che da bambina mi ha colpito: la storia di un detenuto che, quando gli è stato chiesto di chi era la colpa del fatto che si trovasse in prigione per aver commesso reati gravi, ha risposto che era di sua madre, che aveva accettato un uovo rubato che lui le aveva portato all’età di tre anni. Quindi non bisogna dare la colpa ai genitori che lavorano – i genitori lavorano sempre; la colpa è dei genitori che non rispettano i principi e i valori morali fondamentali, degli insegnanti che non aiutano i bambini a riconoscere il valore primario del rispetto per la dignità umana. Questa è l’origine di tutto, che ci impone di prendere le misure necessarie: non possiamo sottrarci a questo dovere e naturalmente dobbiamo punire, e se il termine non vi piace cercherò di mitigarlo e dirò che dobbiamo rimproverare i giovani affinché apprendano l’autocontrollo.
Ovviamente l’autocontrollo si insegna, come abbiamo sentito, già in tenera età, e dunque una certa responsabilità ricade sugli insegnanti e sulle istituzioni cui affidiamo i nostri figli già nei primi anni di vita. I giovani devono imparare ad essere cittadini retti e responsabili, in grado di fornire un apporto alla vita economica e sociale dell’ambiente in cui vivono grazie alla loro personalità e alle loro competenze.
Non sono favorevole ad un Osservatorio. Spetta agli Stati membri prendere delle misure e attuare iniziative speciali con i relativi meccanismi di finanziamento per combattere il problema.
Tadeusz Zwiefka (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, anch’io vorrei ringraziare l’onorevole Batzeli per la sua eccellente relazione. Naturalmente la maggior parte dei presenti è d’accordo sul fatto che la delinquenza minorile è in aumento e rappresenta una crescente minaccia.
I modi di affrontare e di prevenire la delinquenza minorile variano fortemente da uno Stato membro all’altro. Inoltre, alcuni politici tentano di sfruttare il problema per i propri fini specifici. Limitandosi a promuovere punizioni più severe e a introdurre una rigida disciplina nelle scuole non solo non risolvono il problema della delinquenza giovanile, ma possono anche peggiorare l’attuale situazione.
Sono totalmente d’accordo con la conclusione della relatrice che la prevenzione dovrebbe essere l’aspetto principale e più importante della strategia per combattere la delinquenza minorile. Le politiche di prevenzione naturalmente si prefiggono obiettivi di lungo termine, e perciò in genere superano il periodo di una legislatura parlamentare e la durata in carica di un determinato governo. Queste politiche sono anche più costose nel breve termine e non portano immediati vantaggi politici. Purtroppo, questo significa che i politici preferiscono politiche coercitive, che producono risultati rapidi e semplici, soprattutto in termini di copertura dei media. Quindi, il compito primario consiste nel depoliticizzare completamente il problema della delinquenza giovanile e istituire quadri di riferimento sociali a livello comunitario, piuttosto che concentrarsi sul diritto penale, che resterà di competenza dei singoli Stati membri.
Condivido l’opinione che l’adozione di un codice di prevenzione e solidarietà sociale rappresenterebbe un importante passo avanti. La relatrice ha sottolineato che il problema della delinquenza giovanile andrebbe analizzato in base a quattro criteri, e precisamente la famiglia, la scuola, gli amici e il contesto sociale. Solo questo approccio sfaccettato offre una possibilità di riuscita. Quindi, le politiche a favore della famiglia attuate dai singoli Stati membri non si devono concentrare prevalentemente sull’offerta di incentivi finanziari per promuovere le nascite. Invece devono innanzi tutto mirare a fornire la più ampia gamma possibile di servizi di assistenza e sostegno alle famiglie dopo la nascita di un figlio. Non ho dubbi che l’anello più importante in questa catena è proprio la famiglia.
Mairead McGuinness (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare la relatrice per la sua eccellente relazione. Vorrei richiamare la vostra attenzione su una nuova relazione sulla delinquenza minorile pubblicata in Irlanda nelle ultime settimane, nella quale si afferma che quattro ragazzi su cinque nei nostri riformatori hanno problemi psichiatrici. La relazione su “intelligenza emotiva, salute mentale e delinquenza minorile” è stata redatta da due ricercatori universitari dello University College di Dublino; è la prima volta al mondo che viene condotta una ricerca di questo tipo, che pertanto è significativa ai fini di questa discussione. La ricerca mostra che due terzi dei giovani delinquenti soffrono di disturbi del comportamento quali l’ADHD. Oltre la metà abusa di alcol e droghe; alcuni hanno cominciato ad assumere cannabis e alcol già a nove anni e a prendere cocaina all’età di soli 13 anni.
Dalla ricerca emerge che i giovani registrano tassi molto elevati di disturbi psichiatrici, compiono reati gravi e presentano deficit significativi nell’intelligenza emotiva e nelle abilità cognitive. Come ho già accennato, si tratta di risultati significativi perché è la prima volta che viene condotta una ricerca di questo tipo. In otto casi su dieci, i ragazzi considerati nella ricerca soddisfano i criteri diagnostici relativi ad almeno un grave disturbo psichiatrico.
I ricercatori hanno riscontrato che questi ragazzi soffrivano in media di almeno tre disturbi psichiatrici. Una cifra che arrivava quasi a triplicarsi tra i ragazzi che erano stati indirizzati ad un servizio di assistenza psichiatrica a causa delle difficoltà che stavano vivendo.
Purtroppo, le difficoltà evidenziate da questa ricerca non vengono affrontate nei servizi attualmente previsti per questi giovani. La grande maggioranza non riceve cure per questi problemi e la relazione evidenzia, e direi che questo vale anche per tutta Europa, l’importanza di affrontare queste difficoltà. Oltre a ridurre gli effetti esercitati dai problemi di salute mentale sul comportamento e sullo sviluppo dei bambini, una cura porterebbe a una riduzione significativa dei reati e della delinquenza, con conseguenti vantaggi significativi per la società e il sistema giudiziario, in Irlanda e certamente nell’UE nel suo complesso. Pertanto raccomando al Parlamento questa ricerca.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, giovedì 21 giugno 2007.