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Procedura : 2005/0042A(COD)
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Testi presentati :

A6-0184/2007

Discussioni :

PV 09/07/2007 - 16
CRE 09/07/2007 - 16

Votazioni :

PV 10/07/2007 - 8.30
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0318

Discussioni
Lunedì 9 luglio 2007 - Strasburgo Edizione GU

16. Programma d’azione comunitaria in materia di salute (2007-2013) – Iniziative per contrastare le malattie cardiovascolari (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca:

– la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0184/2007), della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un secondo programma d’azione comunitaria in materia di salute (2007-2013) [16369/2/2006 – C6-0100/2007 – 2005/0042A(COD)] (Relatore: onorevole Trakatellis), e

– la discussione sull’interrogazione orale (O-0033/2007 – B6-0134/2007) dell’onorevole Ouzký, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, alla Commissione: Iniziative per contrastare le malattie cardiovascolari.

 
  
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  Antonios Trakatellis (PPE-DE), relatore. – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, vi invito a rivolgere la debita attenzione alla necessità di promuovere la salute, che dev’essere considerata non soltanto un bene prezioso e un indicatore di prosperità sociale, ma anche un parametro che genera investimenti.

Questo approccio è particolarmente evidente nel campo della prevenzione, su cui si concentra soprattutto il programma in discussione, poiché prevenzione significa limitare la morbilità e quindi ridurre i costi delle terapie e delle cure ospedaliere. Non è necessario analizzare gli effetti benefici di un simile esito per l’assicurazione sanitaria e, per estensione, per le finanze pubbliche.

Migliorare la salute della popolazione favorisce certamente il progresso, rafforza i cittadini – garantendo loro una vita migliore, più lunga e più produttiva – e rappresenta il prerequisito della prosperità economica. Limitando il numero delle ore lavorative perdute, la prevenzione contribuisce anche ad accrescere la produttività e l’occupabilità dei lavoratori, due indicatori conformi al processo di Lisbona.

La prevenzione quindi è il fattore chiave di una nuova politica sanitaria improntata all’efficienza e un campo d’azione preferenziale per i programmi dell’Unione europea. Per questo motivo l’Unione europea ha bisogno di un secondo programma d’azione in materia di salute: perché serve un’azione congiunta di difesa dai rischi sanitari che si sono manifestati in maniera così drammatica, con la possibilità di una pandemia di influenza e con l’epidemia di influenza aviaria, e questo è uno degli obiettivi del programma.

Dobbiamo promuovere congiuntamente uno stile di vita sano per i nostri figli, offrendo loro una dieta appropriata in una società libera dal fumo e dallo stress, e caratterizzata da condizioni socioeconomiche adeguate che abbiano un deciso effetto sulla salute – questo è appunto uno degli obiettivi del programma.

Dobbiamo ingaggiare una lotta comune per ridurre i tassi di morbilità e mortalità delle malattie gravi che distruggono il corpo e la mente, e questo è uno degli obiettivi del programma.

Dobbiamo far sì che migliori prassi mediche, che rappresentano il modo più efficiente non solo per combattere le malattie ma anche per limitare l’ulteriore peggioramento dello stato di salute, siano accessibili a tutti, sia a coloro che esercitano la professione sanitaria, sia ai semplici cittadini, e anche questo è uno degli obiettivi del programma.

Assume particolare importanza la raccolta dei dati sulla resistenza dei batteri agli antibiotici, che rappresenta attualmente un flagello per gli ospedali europei. Ugualmente importanti sono l’effetto dei fattori ambientali sulla salute, nonché la raccolta di dati e lo sviluppo di strategie sulla mobilità dei pazienti.

Potrei continuare descrivendo uno per uno tutti gli obiettivi del programma. Credo però che non sia necessario, giacché siamo tutti convinti della necessità di agire congiuntamente e a livello europeo, dando al contempo agli Stati membri la possibilità di accrescere la propria efficienza nelle questioni sanitarie. Questo è il secondo programma, che sarà realizzato nel periodo 2008-2013. E’ migliore, più esaustivo e più ambizioso, ed è caratterizzato da una percezione integrata della salute e dei mezzi, delle prassi e dei meccanismi che si rendono necessari per affrontare i problemi sanitari.

Esso favorirà la convergenza e l’integrazione dell’Unione europea, che dobbiamo considerare non solo in termini di economia o di politica estera, ma anche in termini di convergenza nei settori dell’istruzione e della sanità, perché è qui che si intreccia il tessuto della stabilità e della prosperità della società europea.

Un piano ambizioso come questo che, allo stesso tempo, apporta benefici eccezionali non solo alla salute ma anche all’economia dell’Unione europea, richiede investimenti finanziari che genereranno risultati esponenziali, poiché esso ridurrà considerevolmente i costi onerosi dei servizi sanitari negli Stati membri.

Purtroppo, nel mese di dicembre il Consiglio ha apportato al bilancio dell’Unione europea drastici tagli, che si sono rivelati estremamente dolorosi per alcuni programmi, come per esempio quello in oggetto. Ci si chiede come sia possibile progredire lungo l’impervia strada dell’integrazione europea quando i programmi che servono a costruire e creare la società europea del futuro sono soggetti a tagli radicali.

La buona notizia è che Consiglio, Commissione e Parlamento hanno compreso la necessità di offrire fondi adeguati al programma sanitario, e credo che l’accordo mediato attraverso consultazioni ufficiose consentirà un finanziamento appropriato nel rispetto delle norme del bilancio comunitario.

Chiedo agli onorevoli colleghi di votare a favore degli emendamenti concordati attraverso consultazioni ufficiose.

 
  
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  Miroslav Ouzký (PPE-DE), autore. – (CS) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero esprimere il mio apprezzamento per le parole dell’onorevole collega, dottor Trakatellis, sullo specifico tema delle malattie cardiovascolari. Nella mia interrogazione alla Commissione, mi sono concentrato su un tema assai noto, ossia la gravità delle malattie cardiovascolari, che nella sola Unione europea mietono almeno due milioni di vittime all’anno. Questo è un fatto universalmente noto e consolidato: già nel 2004, il Consiglio riconobbe l’importanza di individuare soluzioni decisive al problema delle malattie cardiovascolari. Negli ultimi 10-15 anni si sono registrati straordinari progressi medici in questo campo, ma il problema sta nel sensibile aumento dei costi. A fini esplicativi, nei dibattiti su questo tema faccio sempre notare ai cittadini cechi – e ribadisco lo stesso punto in questa sede – che per curare una trombosi coronarica 15 anni fa, usando i metodi di allora, servivano circa 20 euro al giorno; dopo l’introduzione della streptokinasi il costo è salito a 1 000 euro per ogni terapia. Oggigiorno, con l’avvento degli stent e la cateterizzazione acuta il costo è salito a 10 000 euro per un’unica terapia. In altre parole, vi è stato un enorme aumento dei costi finanziari. D’altra parte sono aumentate le possibilità di curare un numero significativo di pazienti che in passato erano destinati a sofferenze e morte. Oggi i pazienti affetti da trombosi coronarica acuta, a condizione di ricevere cure rapide e adeguate, possono tornare a casa lo stesso giorno e riprendere il lavoro pochi giorni dopo. Il denaro che spendiamo quindi può essere recuperato successivamente.

Un altro problema sta nelle differenze che esistono non solo tra i vari Stati membri ma anche all’interno dei singoli paesi. Secondo uno studio condotto nel mio paese, il tasso di mortalità dovuto a malattie cardiovascolari aumenta proporzionalmente all’aumentare della distanza tra l’ospedale e l’abitazione del paziente. Da questo punto di vista, nell’Unione europea si registrano enormi differenze, e quindi proponiamo di ricercare una soluzione sistemica. Benché non intenda oppormi al principio di sussidiarietà e interferire con i vari governi nazionali, vorrei chiedere alla Commissione come intenda realizzare uno scambio di informazioni ed esperienze; certamente disponiamo delle risorse necessarie per farlo, ed è uno dei modi per apportare miglioramenti sostanziali in questo settore. Quali azioni intende intraprendere la Commissione per ridurre l’onere economico e l’impatto delle malattie cardiovascolari sulle economie degli Stati membri? Di quali possibilità di finanziamento che possano essere raccomandate dispone la Commissione? In uno degli emendamenti che sottoscriverò quest’oggi, ho richiesto uno studio sull’opzione di una massiccia offerta pubblica di defibrillatori. Sappiamo che tale iniziativa si è dimostrata estremamente efficace in Giappone, e so anche di defibrillatori messi a disposizione in luoghi pubblici in molti altri paesi, fra cui gli Stati Uniti. Sono consapevole del fatto che si tratta di un’opzione molto costosa, e che gli oppositori di un approccio così indiscriminato invocherebbero una certa prudenza. Eppure un simile approccio, in molti casi, salverebbe vite umane prima dell’arrivo dell’ambulanza. Per questo motivo sono interessato a conoscere la risposta della Commissione a questa ulteriore interrogazione.

 
  
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  Markos Kyprianou, Μembro della Commissione.(EL) Signor Presidente, per cominciare ringrazio tutti i deputati per l’interesse rivolto alla proposta della Commissione sull’adozione di un secondo programma d’azione comunitaria in materia di salute.

Ringrazio in modo particolare il relatore, onorevole Trakatellis, e i relatori ombra per il loro impegno, che ci consentirà – ne sono certo – di raggiungere un accordo in seconda lettura.

Abbiamo davanti a noi un compromesso molto ampio, che è il risultato di alcuni contatti ufficiosi molto positivi fra le tre Istituzioni. Gli emendamenti di compromesso rafforzano il testo in numerosi settori, che sono particolarmente importanti per il Parlamento, come il follow-up delle iniziative comunitarie sul cancro e una più accurata formulazione dell’azione per l’ambiente e la salute.

Per quanto riguarda il bilancio, che abbiamo avuto occasione di discutere in passato, purtroppo il margine di manovra era molto ristretto e la Commissione deve attenersi rigorosamente ai limiti fissati dal quadro finanziario.

Pur tuttavia, secondo il testo della dichiarazione tripartita, dei requisiti speciali del programma si terrà conto durante la procedura di bilancio annuale. Inoltre, il testo odierno conterrà la base giuridica che tutelerà una più efficace collocazione delle risorse per raggiungere gli obiettivi del programma.

Non credo che qualcuno possa dubitare che Parlamento, Consiglio e Commissione si siano impegnati intensamente per raggiungere un compromesso accettabile. Mi auguro sinceramente che il voto che seguirà esprima questo approccio positivo e costruttivo, per cominciare a finanziare i piani concernenti i nuovi e importanti settori della sanità pubblica a partire dal 1° gennaio 2008.

Adesso, sulla base dell’interrogazione dell’onorevole Ouzký, passerò a un aspetto più specifico della sanità pubblica e a uno dei problemi più gravi; mi riferisco alle malattie cardiovascolari, che sono certamente una delle cause principali di morte precoce e di invalidità per i cittadini dell’Unione europea.

Le cause e i fattori di rischio sono noti, e comprendono il fumo, una dieta inadeguata e l’obesità, lo scarso esercizio fisico e l’eccessivo consumo di alcol.

So che il Parlamento ha dimostrato un sentito interesse per questo settore, e che la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare si accinge a presentare in seduta plenaria una proposta di risoluzione sulle malattie cardiovascolari.

Sapete bene che la Commissione attribuisce una particolare importanza alla prevenzione. Pur con le limitate risorse a nostra disposizione e mantenendo l’equilibrio delle competenze previste dal Trattato, rivolgiamo particolare attenzione alla prevenzione, settore nel quale ci impegniamo intensamente. Lo stesso dicasi per il problema del fumo; conoscete bene la strategia Help – che è stata accolta anche dal Parlamento – le varie leggi e il Libro verde che abbiamo adottato per proibire il fumo nei locali pubblici. Attendo con ansia il parere del Parlamento europeo in materia.

Per quanto riguarda la dieta, recentemente – nel mese di maggio – abbiamo pubblicato un Libro bianco su dieta e obesità e, com’è noto, abbiamo già cominciato ad applicare e attuare la strategia sull’alcol, per esempio con il Forum “Alcol e salute” tenuto in cooperazione con le organizzazioni non governative e le imprese del settore privato al fine di combattere questo nuovo problema.

Attraverso i programmi di sanità pubblica, la Commissione sostiene attività e reti concernenti le malattie cardiovascolari, tra cui un ampio registro di dati sulle malattie cardiovascolari negli Stati membri e lo sviluppo di indicatori per monitorare tali malattie.

L’istituzione di centri di riferimento, lo scambio di buone prassi, la lotta alle disuguaglianze che purtroppo esistono nell’Unione europea – non solo tra uno Stato e l’altro ma anche all’interno degli stessi Stati membri – sono gli obiettivi cui mira il nuovo programma.

Devo sottolineare però che noi ci limitiamo a offrire opportunità; spetta agli Stati membri approfittarne, dal momento che sono loro i responsabili dell’offerta di servizi sanitari.

Per quanto riguarda la ricerca (perché la questione riguarda anche la ricerca), l’Unione europea ha messo a disposizione più di 100 milioni di euro per la ricerca nel settore delle malattie cardiovascolari attraverso il sesto programma quadro di ricerca e sviluppo. Queste malattie sono ancora una delle priorità della ricerca sanitaria nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo che è stato varato quest’anno. Di conseguenza, è possibile portare avanti la ricerca in questo settore nell’ambito del settimo programma quadro.

Non commenterò nei dettagli la Carta europea per la salute del cuore (European Heart Health Charter), perché il Parlamento ha già organizzato un dibattito e una manifestazione su questo tema, e ricordiamo tutti la presentazione svoltasi a Bruxelles il mese scorso. Questo documento è comunque importante per il suo approccio organico, che gli consente di unire tutte le istituzioni che possono contribuire alla soluzione di questo problema e, naturalmente, è tutelato dal programma sulla sanità pubblica.

Altre azioni di lotta contro i principali fattori che provocano malattie cardiovascolari e disuguaglianze nella salute entreranno a far parte della nuova strategia sanitaria dell’Unione europea che mi auguro – e sono certo – sarà adottata successivamente, prima della fine dell’anno.

Per quanto riguarda la parte finanziaria – perché anche questa è importante – c’è il Fondo europeo di sviluppo per i paesi in via di sviluppo; qui la Commissione risponde alle priorità fissate dai paesi stessi attraverso il dialogo e, naturalmente, il settore sanitario rappresenta una delle priorità.

Lo stesso vale per i Fondi strutturali che nell’Unione europea sono a disposizione degli Stati membri e che possono essere utilizzati per la salute in maniera ancora più ampia, adesso più che in precedenza; è ancora necessario, però, che la salute diventi un tema prioritario nell’utilizzo dei fondi da parte degli stessi Stati membri.

Noi offriamo opportunità, e con questo intendo dire che non manco di sollevare la questione con i ministri della Sanità ogniqualvolta ci incontriamo ma, in ultima analisi, la decisione sarà presa collettivamente dai governi degli Stati membri. Raccomando quindi agli Stati membri di utilizzare i Fondi strutturali nel settore della sanità, ma devo dire che c’è ancora un sostanziale margine di miglioramento.

Per noi è prioritario anche rafforzare i sistemi sanitari nazionali che consentono di gestire le priorità della sanità pubblica, in cui rientrano non solo le malattie trasmissibili – che ovviamente rappresentano la prima e più ovvia minaccia – ma anche quelle non trasmissibili; mi auguro di avere il sostegno e la cooperazione del Parlamento.

 
  
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  John Bowis, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, il benessere fisico è il prerequisito di quello economico: questo è il tema in discussione, e il tema secondario è che dobbiamo offrire cure e assistenza, ma anche prevenire le malattie e promuovere la salute. Il Commissario ha espresso il suo assenso su questi punti, e ha presentato un programma ambizioso – come ha detto il nostro relatore – ma due terzi del bilancio sono stati saccheggiati. E’ chiaro che in futuro dovremo fare di meglio nell’ambito del bilancio, e che adesso dobbiamo usare oculatamente le nostre limitate risorse, com’è chiaro che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle malattie non trasmissibili che sono responsabili dell’86 per cento dei decessi in Europa e devastano l’esistenza dei nostri cittadini e delle loro famiglie – malattie cardiovascolari, cancro, malattie mentali, diabete, patologie respiratorie e dell’apparato muscolo-scheletrico. Questo ovviamente ci riporta alla risoluzione che avete di fronte a voi: il 42 per cento dei decessi nell’Unione europea è provocato da malattie cardiovascolari.

Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sullo stile di vita. Circa l’80 per cento degli infarti cardiaci, degli ictus e del diabete, e il 40 per cento circa dei tumori potrebbe essere evitato cambiando stile di vita e riducendo i rischi che derivano da uno stile di vita improprio. Avremo bisogno di iniziative legislative ed educative in merito a fumo, droga, alcol, sale, grassi saturi e grassi trans, scarsa attività fisica, nonché a fattori come la gestione dello stress e tutte le cause dell’ipertensione. Cittadini, governi, servizi sanitari e datori di lavoro devono realizzare forme di partenariato, e abbiamo bisogno di idee come quella dei defibrillatori a cui ha fatto riferimento il collega.

Potrei concludere dicendo che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni; ma gli studi epidemiologici nel campo della promozione della salute dimostrano che se le buone intenzioni si traducono in azione, come nel progetto realizzato in Nord Karelia, tale via potrebbe condurre non all’inferno ma alla salute.

 
  
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  Linda McAvan, a nome del gruppo PSE.(EN) Signor Presidente, i miei primi ringraziamenti vanno all’onorevole Trakatellis per il suo ottimo lavoro volto a ottenere un accordo, quest’oggi, su un pacchetto di emendamenti relativi al programma di sanità pubblica.

Non è stato facile: negli ultimi mesi ci sono state numerose riunioni, ma alla fine abbiamo ottenuto un pacchetto che anche il gruppo socialista apprezza. Siamo favorevoli al chiaro impegno teso ad affrontare le disuguaglianze nel settore della sanità, come previsto da questo pacchetto e, come ha dichiarato l’onorevole Bowis, sosteniamo l’azione di lotta alle principali malattie che mietono il più alto numero di vittime in Europa.

Vogliamo che i centri di riferimento in tutta Europa vengano sfruttati al meglio, e siamo lieti che le ONG e le organizzazioni dei pazienti abbiano migliore accesso ai finanziamenti grazie a questo programma, che rivolgerà particolare attenzione ai più ampi determinanti della salute di tipo ambientale. Noi tutti sappiamo che la salute subisce l’effetto dei problemi ambientali, e riteniamo opportuno che si affronti tale questione.

Come gli altri oratori, constato con rammarico la disponibilità di un bilancio più ridotto di quanto fosse stato previsto ma, come ha dichiarato la Commissione in diverse occasioni, ci sono altri programmi quadro in cui si possono condurre ricerche sulla salute; quindi questi non sono gli unici fondi a disposizione della ricerca sanitaria nell’Unione europea.

Vorrei richiamare la vostra attenzione sull’emendamento n. 19, che il gruppo socialista ha presentato separatamente dal pacchetto. Nel considerando 14 parliamo dell’aumento degli anni di vita sani, e vogliamo cancellare le parole “anche chiamato indicatore di speranza di vita senza disabilità”. Abbiamo avuto numerosi contatti con le organizzazioni dei disabili, le quali affermano che disabilità non equivale a malattia, e che questa terminologia sembra far pensare che un disabile sia automaticamente una persona malata. Vorremmo quindi che Commissione e Consiglio considerino questo punto quando dovranno elaborare la formulazione finale del documento.

Infine, vorrei ringraziare ufficialmente il gruppo negoziale della Presidenza tedesca che ci ha aiutato a raggiungere un accordo quest’oggi e ha accolto molti dei nostri emendamenti parlamentari della prima lettura. Attendo con impazienza di vedere l’inizio del programma che, mi auguro, dovrebbe coincidere con l’inizio del prossimo anno. Questo è il desiderio di tutti in questa fase, e per questo motivo ci siamo adattati ad accettare un compromesso sul bilancio; siamo comunque molto soddisfatti del contenuto.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, mi congratulo con l’autore di questa eccellente relazione. Il professor Trakatellis ormai da molti anni si occupa di problemi sanitari, sia come clinico che come politico, e quindi conosce molto bene il tema di questa relazione; non è sorprendente perciò che l’abbia redatta con efficienza e saggezza. Gran parte di noi condivide le opinioni che il relatore ha espresso sulle principali questioni emerse nel quadro della relazione. Una delle più importanti è il problema delle disuguaglianze in campo sanitario, disuguaglianze che sussistono non solo tra gli Stati membri ma anche al loro interno. Si tratta di differenze che possono essere assai significative e, in molti casi, interessano l’intera gamma di prestazioni sanitarie, dalla prevenzione alla diagnosi fino alla terapia. E’ cosa nota, non solo tra gli operatori del settore sanitario ma anche tra i comuni cittadini, che tali disuguaglianze spesso fanno la differenza tra la vita e la morte.

Al diritto alla vita deve associarsi il diritto alla salute – una salute uguale per tutti, e non una per i ricchi e una per i poveri. In una società equa e solidale, come quella a cui aspiriamo negli Stati membri dell’Unione europea, tutti i cittadini devono essere uguali rispetto all’assistenza sanitaria. Concordo pienamente con il relatore: la questione deve diventare un obiettivo prioritario del programma sanitario e sono certo che anche il Commissario sarà d’accordo su questo punto.

Un’altra tematica menzionata dal relatore e sulla quale vorrei fare alcuni brevi commenti è quella del cancro. Il cancro è la seconda causa più comune di morte in Europa e nel mondo in generale eppure, a tutt’oggi, non esiste alcun sistema efficace di cooperazione, a livello comunitario, tra i centri di riferimento. Ed è una vergogna che tali carenze si osservino proprio nella redazione di un registro, a livello europeo, per quei tumori che rientrano nella raccomandazione del Consiglio sullo screening oncologico. Il relatore affronta entrambi questi temi e molti altri in maniera adeguata, e propone opportuni emendamenti che noi sosteniamo senza riserve.

 
  
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  Adamos Adamou, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signor Commissario, dobbiamo in effetti congratularci con il relatore, professor Trakatellis, per aver raggiunto il compromesso odierno. Farò alcuni commenti sul problema finanziario perché, come noi tutti sappiamo, fin dall’inizio la questione più controversa nei rapporti tra Parlamento e Consiglio riguardava il bilancio da destinare a questa politica.

Il compromesso che è stato raggiunto tra gli Stati membri, nel dicembre 2005, sul nuovo quadro finanziario per il periodo 2007-2013, ha lasciato una disponibilità di fondi assai inferiore a quella inizialmente proposta dalla Commissione per numerose politiche. Una delle politiche che ha subito i tagli più radicali è stata proprio la sanità pubblica, e la vittima principale è stata il programma sanitario.

Le conseguenze dei negoziati tra Commissione e Consiglio sono state negative per quanto riguarda il sostegno finanziario al programma d’azione. Il bilancio è stato tagliato a 365,6 milioni di euro, una cifra assai ridotta per un programma così ambizioso.

Il relatore tuttavia, con l’aiuto dei relatori ombra, ha esaminato le diverse possibilità di migliorare la situazione. Ma, data l’inflessibilità del Consiglio, ha accettato che lo spazio di manovra reso disponibile dal bilancio in questione fosse molto limitato e ha accettato il compromesso tra Consiglio e Commissione.

Sebbene il limitato bilancio disponibile per il programma non ci soddisfi, apprezziamo gli sforzi fatti dal relatore per mantenere intatti i numerosi emendamenti e le varie raccomandazioni del Parlamento e a evitare la procedura di conciliazione.

Constatiamo con piacere che il compromesso del relatore comprende la necessità di ridurre le disuguaglianze in campo sanitario e il riferimento alla medicina alternativa. Né omette l’opportunità di rafforzare l’assistenza sanitaria transfrontaliera e la mobilità dei pazienti, e di garantire ai cittadini un più facile accesso alle informazioni per consentire loro di prendere decisioni che siano nel loro interesse.

Vale la pena di notare che gran parte del bilancio andrà a organizzazioni non governative, che sono associazioni senza fini di lucro indipendenti dall’industria, dal commercio e dalle imprese specializzate nella promozione della salute e degli obiettivi del programma.

Ci auguriamo che sia possibile soddisfare le azioni e le aspettative ambiziose che, nonostante il ridotto bilancio, noi tutti nutriamo per questo programma, che entrerà in vigore nel 2008.

Signor Commissario, a questo punto vorrei sottolineare, come hanno già fatto i colleghi e i precedenti oratori, l’importanza della prevenzione e di una diagnosi tempestiva. Dobbiamo investire in questo settore. Non potete immaginare quante vite riusciremo a salvare e quante risorse finanziarie gli Stati membri risparmieranno applicando programmi rivolti a questo specifico settore, in particolare le malattie cardiache e il cancro. Lei ha ricordato che il cancro è la seconda causa di morte. Posso dire, con certezza matematica, che tra qualche anno il cancro sarà la prima causa di morte in seguito ai progressi fatti nelle patologie cardiovascolari.

Signor Commissario, siamo con lei e la sosterremo nell’applicazione del programma.

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, il programma d’azione comunitaria 2007-2013 in materia di salute mirava a proporre un modello per i servizi sanitari europei. Fin dall’inizio però il programma ha dato luogo a controversie, non soltanto per la scarsa chiarezza nell’offerta dei finanziamenti ma anche per altre ragioni.

I fondi stanziati riguardano solo ONG internazionali, e altri programmi sono stati tagliati. Conformemente a quanto previsto dal documento, importi significativi, pari al 60 per cento dei fondi forniti dalla Comunità e all’80 per cento in casi eccezionali, dovranno essere stanziati a favore di organizzazioni non governative a livello internazionale. I programmi di molte organizzazioni di questo tipo comprendono politiche abortiste. In alcuni casi le organizzazioni sono filiali di aziende farmaceutiche.

Finanziare laboratori senza accertare il tipo di ricerca che questi svolgono è un’altra fonte di preoccupazione. Purtroppo il programma affronta solo frettolosamente il problema dell’accesso ai servizi sanitari e l’assistenza agli anziani; non contiene alcuna disposizione specifica a sostegno della famiglia, per contrastare le malattie della società contemporanea o per l’accesso a consulenti altamente specializzati.

Il programma tratta il problema di una dieta e di uno stile di vita sani. Il problema dell’assistenza sanitaria transfrontaliera riemerge, insieme alle conseguenze negative che produce su alcuni sistemi sanitari. Sembra che, a causa dei limitati finanziamenti disponibili, il programma non riesca ad affrontare tutti i problemi concernenti i servizi sanitari europei.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). – (SK) Per quanto riguarda questa relazione, sottoscrivo tutte le osservazioni del relatore.

Su un bilancio originario di 969 milioni di euro, la Commissione ha ridotto gli stanziamenti a favore dell’assistenza sanitaria a 365 milioni di euro. Lo ha fatto sebbene il Parlamento non avesse ritenuto sufficiente l’importo di 969 milioni e lo avesse portato a 1,5 miliardi di euro. Questo taglio, pari al 60 per cento circa, mi sembra irresponsabile, ed è tanto più sconvolgente nella situazione attuale, in cui i sistemi sanitari dell’Europa orientale sono indeboliti dall’esodo di molti medici e infermieri che abbandonano il proprio paese per cercare lavoro nei 15 vecchi Stati membri dell’Unione europea. Altri programmi hanno registrato tagli pari ad appena il 2-5 per cento e, mentre un cittadino europeo su tre viene colpito da tumore, credo che la posizione assunta dalla Commissione umili e copra di ridicolo i pazienti e i cittadini dell’Unione europea. E’ perciò necessario sostenere il relatore nel suo tentativo di far aumentare questo scarso bilancio almeno del 10 per cento, ossia di portarlo a 402 milioni di euro, tenendo la soglia di variazione entro il limite del 5 per cento.

Allo stesso tempo, il programma dovrebbe affermare esplicitamente che i Fondi strutturali, come lei ha ricordato, signor Commissario, potranno essere usati per finanziare progetti sanitari, a condizione che gli Stati membri attribuiscano all’assistenza sanitaria un carattere prioritario nell’ambito dei propri programmi nazionali. Finora questi fondi sono stati usati soprattutto per finanziare progetti ambientali o costruire infrastrutture, e solo pochi cittadini sanno che potrebbero essere impiegati anche per finanziare l’ammodernamento di ospedali, acquistare attrezzature e formare operatori sanitari.

Accolgo con estremo favore l’istituzione di registri a livello europeo sulle principali malattie, come il cancro, che sarà fondamentale per la raccolta di dati e dimostrerà, una volta di più, l’esistenza di sperequazioni che raggiungono il 30 per cento – tra i diversi Stati membri – fra i tassi di sopravvivenza di pazienti affetti da alcuni tipi di tumore. Sulla base di simili statistiche, credo che la Commissione rivedrà le proprie priorità e approverà gli opportuni stanziamenti.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il programma d’azione in materia di salute e la prevenzione delle malattie cardiovascolari sono temi strettamente correlati. In primo luogo desidero porgere all’onorevole Trakatellis le mie più sincere congratulazioni per la sua instancabile lotta a favore di questo programma. Prevenire è meglio che curare. La prevenzione garantisce una vita più lunga, una vita migliore, una migliore qualità della vita, una minore assistenza medica, un numero inferiore di malattie, e minori costi legati alla malattia.

Avremmo certamente preferito risorse maggiori di quelle stanziate – 20 centesimi pro capite all’anno. Siamo tuttavia modesti e portiamo avanti molti programmi d’azione con pochi fondi. Ovviamente possiamo soltanto fissare le nostre priorità, e dobbiamo chiarire che qui stiamo parlando di prevenzione, di formazione, e non di terapia, che dopo tutto è una questione sussidiaria che rientra fra le responsabilità degli Stati nazionali. Prevenire significa impedire l’insorgenza delle malattie, soprattutto nel campo delle malattie cardiovascolari – infarti e ictus – dei tumori e delle loro cause – per esempio il tumore polmonare e il fumo – degli stili di vita insalubri – alimentazione non corretta o doping nello sport – e ancora della prevenzione degli incidenti e della ricerca e statistica, il cui obiettivo è di individuare e comprendere meglio le malattie per sviluppare migliori linee guida terapeutiche.

Rispondo ora all’interrogazione orale dell’onorevole Ouzký, a cui porgo i miei ringraziamenti. Si può fare molto per scongiurare le malattie cardiovascolari cambiando il proprio stile di vita: attività fisica, salute, sport, alimentazione equilibrata, evitando tra l’altro gli acidi grassi trans. Abbiamo anche bisogno di uno slogan accattivante per la prevenzione cardiovascolare, affinché i cittadini conoscano la posta in gioco. Per esempio potremmo dire “Salva il tuo cuore, salva la tua vita” o, in tedesco, “Herzlos kannst du nicht leben”.

Lo stanziamento di 325 milioni di euro in cinque anni a favore della prevenzione non è molto. Questa mattina ho visitato un ospedale tedesco specializzato in patologie cardiache dove, soltanto in un anno, sono stati investiti 200 milioni.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE).(EN) Signor Presidente, in qualità di relatrice ombra per il mio gruppo sulla proposta di risoluzione concernente l’azione per contrastare le malattie cardiovascolari, sostengo senza riserve questa importante iniziativa e ringrazio gli onorevoli Ouzký, Andrejevs e Bowis per il loro duro lavoro. Non posso che ribadire il contenuto della risoluzione e aggiungere la mia voce alla richiesta d’azione e agli altri punti sollevati nell’interrogazione orale.

Trovo sconcertante che quasi la metà di tutti i decessi in Europa vengano provocati da malattie cardiovascolari e che queste siano la causa principale di morte per le donne in tutti i paesi europei. Apprezzo la specifica menzione delle malattie cardiovascolari nel programma d’azione comunitaria in materia di salute 2008-2013, ma sono un po’ delusa dagli ampi tagli apportati agli stanziamenti di bilancio, dal momento che le malattie cardiovascolari costano ai paesi dell’Unione europea 169 miliardi di euro ogni anno.

L’Unione europea ha molto da offrire in termini di valore aggiunto, che certamente ripagherebbe molte volte i fondi spesi in questa lotta. Sostengo comunque il compromesso che è stato concluso e riconosco che è necessario stanziare quanto prima questi fondi. Qualsiasi ulteriore ritardo nell’adozione del programma non sarebbe auspicabile.

A livello di Unione europea c’è un ampio margine d’azione per recare valore aggiunto, e proprio per questo abbiamo bisogno di una strategia europea tangibile sulle malattie cardiovascolari che possa aiutare gli Stati membri a migliorare e coordinare le proprie strategie di prevenzione, individuare i soggetti ad alto rischio, sensibilizzare i cittadini, informare l’opinione pubblica e promuovere lo scambio di migliori prassi. Di tale strategia devono far parte chiari orientamenti politici.

Concluderò questo intervento ribadendo il mio sostegno alla proposta di risoluzione e invitando la Commissione a presentare, quanto prima, una coerente ed esaustiva strategia a livello europeo sulle malattie cardiovascolari che comprenda i suggerimenti avanzati dal Parlamento europeo.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL).(CS) Anch’io vorrei congratularmi con l’onorevole Trakatellis e ringraziarlo per la sua relazione e le sue proposte. Vorrei fare altresì una o due osservazioni. Non intendo entrare nei dettagli finanziari perché altri lo hanno fatto prima di me. Vorrei soltanto sottolineare, nella mia veste di medico, che se si tagliano le risorse finanziarie il normale programma di cui stiamo discutendo sarà semplicemente meno efficace. Sono fermamente convinto che, in termini di bilancio, l’assistenza sanitaria non può essere una questione secondaria.

Sono favorevole all’emendamento n. 1, che contiene proposte per le raccomandazioni del Consiglio in merito ai necessari meccanismi di attuazione. Mi sembra estremamente necessario, giacché abbiamo spesso richiesto documenti concernenti l’assistenza sanitaria o la lotta contro le malattie della civiltà, e naturalmente non disponevamo di strumenti efficaci per combattere tali patologie. Il secondo emendamento che vorrei menzionare e sostenere riguarda la sensibilizzazione dei pazienti. E’ necessario che i pazienti siano adeguatamente informati. Non si tratta soltanto di migliorare l’accesso alle informazioni, ma anche – a mio avviso – di migliorare la qualità delle informazioni; tali informazioni possono aiutare i nostri cittadini a nutrire un maggiore interesse per la propria salute, a prendersi cura di se stessi e ad essere meno influenzabili dalla pubblicità. Per quanto riguarda quest’ultimo tema, avremo un’occasione unica per dimostrare la nostra equità e la nostra onestà riguardo a temi come l’alcolismo quando discuteremo delle misure proposte dalla relazione Foglietta sulla lotta all’alcolismo. Su questo tema, presenteremo certamente alcuni emendamenti sulla pubblicità dei prodotti alcolici.

Consentitemi adesso di esprimere il mio sostegno all’iniziativa dell’onorevole Ouzký, per la sua interrogazione sulle malattie cardiovascolari. In qualità di ex cardiologo, credo di aver acquisito una sostanziale competenza a riguardo. I cardiologi oggi conoscono molto meglio le cause e sono riusciti a creare le condizioni necessarie affinché i pazienti ricevano una terapia molto efficace e poi ritornino a una normale vita lavorativa. Il problema sta nell’entità degli investimenti che si vogliono destinare a tali programmi, soprattutto quando si tratta di prevenzione. Allo stesso tempo, non si riesce a capire che queste risorse potranno certamente essere recuperate. Da questo punto di vista, la Repubblica ceca è un ottimo esempio. Credo che, nella nostra veste di deputati europei, abbiamo il dovere di auspicare una situazione di eguaglianza nel settore sanitario e nel settore economico; la questione riguarda la solidarietà finanziaria tra gli Stati membri dell’Unione europea.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, ieri i mass media hanno comunicato gli sconcertanti risultati di uno studio condotto sui bambini di un’ampia zona dell’Inghilterra: un bambino su 58 soffre di qualche forma di autismo. Com’è possibile che il numero di bambini affetti da una condizione così gravemente invalidante sia passato da 1 su 2 000 a 1 su 58 in appena 17 anni?

L’opera dell’onorevole Trakatellis sul programma di azione comunitaria in materia di salute (2007-2013) giunge proprio quando un approccio di collaborazione congiunta nei confronti delle principali minacce sanitarie che incombono sull’Europa è più urgente che mai. Uno dei principali contributi che l’Europa può offrire alla salute è nel campo della statistica e della ricerca, per accertare la situazione reale della minaccia di malattie – contagiose o no, croniche o acute – perché, nella comparazione delle terapie nei diversi Stati membri, cogliamo il quadro complessivo che ci aiuta a definire uno standard di migliori prassi e ci fornisce indicazioni per le migliori cure e terapie.

La Commissione – lo dico con soddisfazione – ha fatto il primo passo finanziando il Sistema informativo europeo sull’autismo, per realizzare un metodo efficace che le autorità sanitarie degli Stati membri possano utilizzare per raccogliere le informazioni essenziali sull’epidemia di autismo in Europa. Siamo però molto in ritardo. Gli Stati Uniti studiano quest’epidemia ormai da un decennio. Sulla base dei dati, il Congresso statunitense ha adottato 16 strumenti legislativi e stanziato miliardi di dollari, mentre l’Europa non ha fatto ancora niente.

Invito la Commissione a trovare il modo per garantire la migliore qualità di assistenza sanitaria negli Stati membri, e quindi un sistema che non consenta mai più a un’epidemia come quella dell’autismo di diffondersi senza alcun controllo, devastando la vita dei bambini e privandoli della possibilità di uno sviluppo normale.

 
  
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  Christofer Fjellner (PPE-DE).(SV) Il ruolo e la responsabilità dell’Unione europea in campo sanitario sono e devono restare limitati. Forse il contributo più importante che l’Unione europea può offrire, tuttavia, è quello di consentire ai suoi cittadini di richiedere assistenza sanitaria in altri paesi dell’Unione. Per molti malati, l’assistenza sanitaria in un altro paese dell’UE può essere questione di vita o di morte. E’ perciò incomprensibile che tanti Stati membri facciano il possibile per limitare tale opzione. I consumatori europei che richiedono assistenza sanitaria devono poter accedere all’intera gamma delle prestazioni sanitarie europee, ma ciò significa disporre di conoscenze e informazioni e, da questo punto di vista, il programma sanitario potrebbe svolgere un ruolo prezioso nella diffusione di informazioni sulla sanità e sull’assistenza sanitaria a tutti i pazienti europei.

Come molti altri anch’io ritengo deplorevole che, da parecchi punti di vista, proprio questo settore sia stato colpito quando, per motivi di bilancio, la Commissione ha riveduto la sua proposta di un nuovo programma sanitario. Mi risulta tuttavia che vi sia stata una forte opposizione a tutto questo. Perché la garanzia di una maggiore trasparenza tra diversi sistemi sanitari negli Stati membri rappresenta una questione così delicata? Perché non ci concentriamo sulla valutazione dei risultati probabili in termini di assistenza sanitaria e del numero di persone che verrebbero assistite, invece di preoccuparci delle risorse disponibili come il numero dei letti e i giorni di ricovero ospedaliero? L’unica spiegazione che riesco a darmi è l’intenzione di far sì che i pazienti rimangano disinformati e inermi.

E’ altrettanto incomprensibile che il compromesso raggiunto dagli Stati membri dell’Unione europea con il nostro relatore, onorevole Trakatellis, abbia reso necessaria, per esempio, la rimozione di alcune espressioni che io stesso avevo incluso proprio per conferire maggiore potere ai pazienti. Perché non si vuole confermare il diritto dei pazienti nella loro veste di consumatori di servizi sanitari? E’ stata cancellata la frase che aveva proprio questa intenzione. Lo trovo imbarazzante.

Conformemente al principio di sussidiarietà, le decisioni sanitarie devono essere assunte al più basso livello possibile. A mio avviso, ciò significa al livello dei pazienti, indipendentemente da ciò che dichiarano politici e burocrati degli Stati membri. Dobbiamo perciò ricorrere alla cooperazione europea per rafforzare la posizione dei pazienti, e conferire loro maggiore conoscenza e maggiore potere. In breve, dobbiamo consentire ai pazienti di assumere il controllo delle proprie malattie.

 
  
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  Dorette Corbey (PSE).(NL) Signor Presidente, mi congratulo prima di tutto con l’onorevole Trakatellis e la nostra relatrice ombra, l’onorevole McAvan. La salute è un bene prezioso, nonché un importante tema politico. Nel primo caso la salute rientra fra le competenze nazionali ma, per l’Europa, rappresenta un chiaro e importante valore aggiunto.

Attualmente, l’accesso dei cittadini europei a terapie adeguate è caratterizzato da profonde sperequazioni. I pazienti oncologici hanno possibilità di sopravvivenza assai maggiori in alcuni paesi rispetto ad altri. I metodi terapeutici sono diversi e l’accesso all’assistenza sanitaria è squilibrato. Le conoscenze dei pazienti in merito alle proprie malattie differiscono da un paese a un altro, e la prevenzione non ha l’attenzione che merita in tutti i paesi.

Per questo è necessario agire. Dobbiamo mettere in comune le nostre conoscenze. Gli Stati membri, gli ospedali, le associazioni dei pazienti e i medici generici possono apprendere gli uni dagli altri. Dobbiamo mettere insieme le nostre conoscenze sulla prevenzione e le terapie delle malattie più importanti, come il cancro, i reumatismi, il diabete, i disturbi polmonari e ovviamente le malattie cardiovascolari, e dobbiamo imparare dagli altri paesi per capire in che cosa possiamo migliorare. Reti e centri di riferimento, la cui attività è concentrata sulle malattie più importanti, possono essere una fonte vitale di informazioni sia per i medici che per i pazienti.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) E’ ampiamente dimostrato che il denaro investito nella salute umana rappresenta l’investimento migliore e garantisce i migliori profitti sugli investimenti. Sono quindi lieto che la proposta originaria della Commissione relativa a un programma congiunto in materia di salute e tutela dei consumatori per il periodo fino al 2013 sia stata respinta.

Bene ha fatto il Parlamento ad aumentare gli stanziamenti a favore della sanità portandoli a 1,5 miliardi di euro dal livello iniziale di 969 milioni di euro, inviando così un messaggio e un segnale chiaro sia al Consiglio che alla Commissione. Nel frattempo, i bilanci per i nuovi programmi pluriennali in tutti i settori politici sono stati oggetto di negoziati sul nuovo quadro finanziario per il periodo 2007–2013; in tale contesto, onorevoli colleghi, devo esprimere tutto il mio disappunto poiché molti programmi, tra cui quello in materia di salute, hanno ricevuto stanziamenti assai inferiori a quelli originariamente proposti dalla Commissione.

Sebbene successivamente, nella primavera del 2006, il Parlamento europeo sia riuscito in qualche modo a porre rimedio alla situazione, il risultato è del tutto inadeguato per alcuni programmi, fra cui quello riguardante l’assistenza sanitaria. Mi riferisco alla sanità pubblica, in cui il bilancio, che era stato aumentato, è stato invece tagliato per raggiungere l’incredibile cifra di 365,5 milioni di euro. E’ positivo che l’accordo politico del novembre 2006 per il settore sanitario abbia accettato la proposta riveduta della Commissione, anche per quanto riguarda il bilancio.

Credo che i programmi specifici rivolti a cittadini comuni e pazienti, come i programmi di screening per i tumori, le malattie cardiovascolari, il diabete e molte altre patologie, non saranno messi a repentaglio. Né sarà in pericolo la necessaria cooperazione a livello comunitario tra centri specializzati, o l’istituzione di registri di tali malattie a livello europeo.

Sostengo senza riserve l’approccio adottato dal relatore, onorevole Trakatellis, e credo che, ancora una volta, il Parlamento prenderà una decisione saggia.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). (LT) Mi congratulo con il relatore che ha raccolto la difficile sfida di adattare il bilancio sanitario settennale, drasticamente ridotto, alle crescenti aspettative dei cittadini dell’Unione europea. Un approccio coordinato a livello comunitario in questo settore accrescerebbe considerevolmente l’efficacia dell’utilizzo dei fondi. Adesso il programma dovrà essere approvato quanto prima affinché almeno i fondi per il 2008 vengano recuperati in tempo.

Nell’Unione europea allargata ci sono vistose differenze tra l’assistenza medica dei vari paesi. Il programma in discussione dovrebbe attenuare tali differenze. Ogni cittadino dell’Unione europea in ogni paese dell’UE ha il diritto di ricevere servizi medici di qualità. E’ particolarmente importante che i nuovi Stati membri dell’UE partecipino ai progetti europei.

Desidero altresì sottolineare la necessità di considerare con attenzione progetti preventivi, che ridurrebbero l’influenza dei fattori di rischio e migliorerebbero la salute della Comunità. Prevenire le malattie è sempre meglio che curarle, soprattutto in momenti come questi, in cui le risorse diminuiscono e i bisogni aumentano.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo programma di azione comunitaria fissa le priorità dei progetti finanziati a livello europeo e nazionale per affrontare le principali cause di morte in Europa, tra cui le malattie cardiovascolari, i disturbi neuropsichiatrici, il cancro, le patologie dell’apparato digerente e le malattie respiratorie. Tutti dobbiamo morire di qualcosa, soprattutto quando raggiungiamo una certa età. L’alto livello della medicina europea, insieme al miglioramento delle condizioni di vita, e in particolare il benessere economico dei cittadini, hanno dato luogo a maggiori aspettative di vita tra gli europei. In futuro dovremo affrontare nuove sfide. La prima riguarda le modalità del finanziamento pubblico dei sistemi sanitari e sociali europei e la seconda sta nel modo di migliorare le terapie per la polimorbilità, che diventa sempre più frequente con l’aumentare della longevità. Tali terapie sono cruciali per la qualità della vita degli anziani. Entrambe queste preoccupazioni sono comuni a tutti gli Stati membri, eppure nessuna delle due è stata inclusa dettagliatamente tra i principali obiettivi del piano d’azione dell’Unione in materia di salute. Sarà per la prossima volta.

Risolvere la prima di queste preoccupazioni economiche comporterà, tra l’altro, una valutazione di priorità in ambito comunitario, sia per quanto riguarda i programmi governativi che per ciò che riguarda la vita privata dei cittadini. La mia esperienza professionale mi ha insegnato che la vera priorità è responsabilizzare i cittadini in merito alla loro salute e alla prevenzione delle malattie. I pazienti non sono stupidi e sono capaci di decidere da soli. Hanno bisogno però di informazioni adeguate, formulate opportunamente. Sono quindi favorevole alle proposte della seconda lettura, tra cui l’emendamento n. 2, per esempio, che chiede al programma di offrire ai cittadini un migliore accesso all’informazione, e l’emendamento n. 9, che riguarda politiche volte a favorire uno stile di vita migliore. Per quanto riguarda il secondo problema, spero che gli Stati membri vorranno sostenere attivamente il coordinamento delle attività scientifiche per assicurare la terapia complessa di patologie associate, nonostante i sensibili e deprecabili tagli apportati al bilancio europeo a danno del piano d’azione a sostegno della salute.

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, ringrazio ancora una volta gli onorevoli deputati per l’interessantissima discussione e per il loro sostegno.

Non intendo ripetere il contenuto di precedenti interventi né quello delle mie osservazioni introduttive, ma vorrei fare alcuni chiarimenti. In merito al cancro, vorrei specificare che esso rimane una delle priorità della Commissione, e fa parte del programma sanitario. Ho fatto riferimento alle malattie cardiovascolari in particolare perché venivano menzionate da un’interrogazione presentata dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ma attraverso le attività di ricerca e altri programmi sosteniamo molte iniziative concernenti il cancro. Abbiamo avuto occasione di discutere questo tema in Assemblea poco tempo fa.

C’è un errore che vorrei correggere. L’onorevole Belohorská non è presente, e credo che non abbia seguito la discussione tanto da comprendere in che modo le prospettive finanziarie sono state approvate e come è stato scelto il responsabile della decisione. Non è stata la Commissione a ridurre il bilancio – non soffriamo di manie suicide. Come sapete, è stato il Consiglio che, all’unanimità, ha approvato tale riduzione, e i settori più colpiti, purtroppo, sono stati la sanità, l’istruzione e la cultura. E’ certamente deplorevole, come ho spesso avuto occasione di dire durante le discussioni tenute in questa sede, e comprendo la frustrazione provata dall’onorevole Trakatellis quando ha dovuto affrontare il problema.

In ultima analisi però vogliamo agire, vogliamo aiutare i nostri cittadini e vogliamo procedere, e quindi dobbiamo lavorare con gli strumenti disponibili e utilizzare al meglio le nostre risorse e i nostri fondi limitati. Per questo, come molti di voi, ritengo che la prevenzione sia uno degli obiettivi principali – un fattore prioritario, a nostro avviso – perché ha un valore aggiunto ed esercita un effetto moltiplicatore, quindi potremo sfruttare al meglio i fondi disponibili concentrandoci sulla prevenzione. Questa è una delle mie principali argomentazioni. Ho cercato più volte di convincere gli Stati membri che la spesa nel settore sanitario non è un costo ma un investimento e dev’essere considerata tale. Potremo beneficiarne solo nel lungo termine, e il fatto che i benefici si faranno sentire soltanto in futuro è naturalmente un disincentivo per l’adozione delle misure in questione.

Pur tuttavia, credo che non possiamo più pensare di risolvere i problemi soltanto riformando i sistemi sanitari o mediante la mobilità dei pazienti o ancora aumentando i costi assicurativi, ma dobbiamo investire nella prevenzione e nella salute e questa è una delle maggiori priorità. Attendo con ansia l’occasione di lavorare con voi tutti prossimamente.

Forse potrei fare riferimento a uno specifico emendamento, quello presentato dall’onorevole McAvan. Non abbiamo alcuna obiezione ad approvare la cancellazione di quella frase. Vi renderete conto che per noi è una grande conquista l’aver incluso come indicatore gli anni di vita sani, e questo era appunto il nostro obiettivo. Era soltanto un modo per esprimerlo diversamente, ma comprendiamo il senso dell’osservazione e quindi non ci opponiamo alla sua cancellazione, dal momento che il problema sta nella formulazione e non nella validità dell’indicatore.

Per quanto riguarda il punto sollevato dall’onorevole Fjellner sui diritti dei pazienti, abbiamo avuto occasione di discutere la questione in Assemblea e la stiamo esaminando mediante l’iniziativa sanitaria che dovrebbe essere adottata verso la fine dell’anno. Ci sono diversi sistemi nei diversi Stati membri, quindi non siamo sempre d’accordo su un approccio comune, ma faremo almeno il primo passo, e molte questioni concernenti per esempio le informazioni ai pazienti e altri aspetti dei diritti dei pazienti saranno trattate nell’ambito dell’iniziativa in materia di assistenza sanitaria.

Concluderò ringraziando voi tutti, in particolare la commissione per l’ambiente, nonché l’onorevole Trakatellis per la sua pazienza e la sua dedizione. Sarò lieto di lavorare con tutti voi nella fase attuativa del programma.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BIELAN
Vicepresidente

 
  
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  Presidente. – Dichiaro di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 5, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì, 10 luglio 2007.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2007Avviso legale