Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione su incendi boschivi in Grecia, loro conseguenze e conclusioni da trarre per l’elaborazione di misure di prevenzione e di allarme.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (FR) Signor Presidente, desidero innanzi tutto chiedere scusa per l’assenza del Commissario Stravros Dimas, il quale avrebbe voluto partecipare a questa discussione, ma la recente e seria operazione agli occhi cui è stato sottoposto gliel’ha impedito.
Onorevoli deputati, la Commissione europea esprime il suo più profondo rammarico riguardo alle devastazioni causate dagli incendi boschivi in Grecia. I nostri pensieri vanno alle vittime e alle loro famiglie. Il Presidente Barroso si è recato in Grecia il fine settimana scorso per rendersi conto di persona della situazione. Anche il Commissario Hübner si è recato sul luogo per valutare in quale misura i fondi europei possano contribuire all’opera di ricostruzione a livello nazionale. Renderà conto della sua visita nel corso dell’incontro del Collegio di domani. Il Commissario Dimas, che si trovava in Grecia quando sono scoppiati i primi incendi, è stato testimone dell’assistenza internazionale fornita ai vigili del fuoco greci. Il Commissario è intervenuto parimenti al Collegio per informare l’intero Esecutivo dell’assistenza fornita, nonché per esortare a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per una rapida ricostruzione.
Abbiamo assistito a una tragedia umana e a un disastro ambientale. Gli incendi hanno distrutto vite umane, abitazioni, nonché il tessuto economico di un intero paese. L’entità dei danni è considerevole. Almeno 180 000 ettari di terra sono andati bruciati e 130 città e paesi sono stati devastati. Nelle aree più colpite, come il Peloponneso e la parte centrale e orientale della Grecia, le economie regionali hanno sofferto danni pesanti. Tutti i cittadini europei si sono sentiti toccati dalle immagini degli incendi e l’Europa ha reagito con prontezza e ha preso provvedimenti quando la Grecia ha chiesto assistenza.
Il Centro di monitoraggio e informazione della Commissione ha coordinato l’assistenza offerta da quattordici Stati membri. La comunità internazionale ha fornito un aiuto complementare nell’estinzione degli incendi, rivestendo un ruolo di prim’ordine nel controllo della propagazione degli incendi stessi. Affiancati dalla Commissione, i partner europei della Grecia hanno offerto un’assistenza aerea specializzata: tredici bombardieri ad acqua Canadairs e venti elicotteri – i dati sono aggiornati a lunedì – forze terrestri per lo spegnimento degli incendi, veicoli e altri tipi di attrezzatura. Un aiuto importante è venuto dalla Norvegia, dalla Svizzera, dalla Serbia, dalla Russia e da Israele. Si tratta dell’operazione di protezione civile più imponente a livello europeo nei confronti di un membro dell’Unione europea. L’assistenza fornita è stata efficace, rapida e rappresenta un eclatante esempio di solidarietà europea.
I danni causati dagli incendi in Grecia sono di portata eccezionale e si collocano in un quadro generale di intensificazione di questo genere di calamità. Fra luglio e agosto di quest’anno, la Commissione ha ricevuto una decina di richieste di assistenza internazionale, ovvero dalla Grecia, da Cipro, dall’Italia, dalla Bulgaria, dall’Albania, dall’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. In generale, la risposta degli Stati membri è stata generosa ed immediata. Ciononostante, il moltiplicarsi delle richieste di assistenza ha creato una situazione in cui la capacità dei voli antincendio ha raggiunto i propri limiti. L’Unione europea dovrebbe considerare in via prioritaria l’eventualità di mobilizzare capacità supplementari e di trovare le risorse per dotarsi di velivoli supplementari da impiegare nell’attività antincendio, rivolgendosi sia a paesi terzi che al settore privato.
Il governo greco ha stimato i danni a circa 4 miliardi di euro, ovvero circa il 2 per cento del prodotto interno lordo della Grecia. Il governo sta preparando un piano d’azione coerente per porre rimedio alla situazione, e ha inoltre informato la Commissione che è sua intenzione chiedere di attingere ai programmi di assistenza esistenti in seno all’Unione.
Agli ingenti danni causati all’ambiente in Grecia vanno ad aggiungersi nell’immediato il pericolo che le piogge torrenziali defluiscano verso le coste e danneggino questo ecosistema reso fragile, così come il pericolo che il suolo venga eroso, provocando frane con conseguente inquinamento delle acque. Numerose aree protette sono state distrutte, e la Commissione sta studiando come i fondi esistenti, in particolare il fondo LIFE+, possono essere utilizzati per contribuire al ripristino degli habitat distrutti.
Tali aspetti sono stati discussi nel dettaglio dalla Commissione, che s’impegna a prendere tutte le misure possibili per aiutare il governo greco a far fronte alle conseguenze ambientali e socioeconomiche di questi incendi. Fra le possibilità offerte dagli attuali strumenti per far fronte alle esigenze espresse dal popolo greco, è possibile una riprogrammazione dei Fondi strutturali per le regioni e i programmi direttamente interessati.
Sarà inoltre possibile mobilizzare il Fondo di solidarietà sulla base di una richiesta trasmessa dalle autorità greche. In tale contesto, la cooperazione del Parlamento e del Consiglio sarà essenziale per snellire al massimo il processo di adozione di un bilancio rettificativo proposto dalla Commissione al fine di poter mobililzzare tale fondo.
Per quanto riguarda il sostegno da fornire a titolo dei programmi operativi 2006 in questione, la Commissione vaglierà, non appena presentata, la richiesta di modifica da parte delle autorità greche, esercitando la massima flessibilità nel quadro delle disposizioni normative esistenti. I crediti ancora disponibili saranno riorientati per rispondere alle esigenze immediate delle persone e delle regioni colpite da questa crisi. La Commissione ricorrerà a una procedura fast track per garantire un rapido processo decisionale.
Per il periodo 2007-2013, la Commissione procederà, come previsto, all’adozione di programmi nuovi in ottobre, in seguito alla richiesta delle autorità greche. Tali programmi potranno essere adottati in una data posteriore a seconda dei bisogni individuati e delle regioni e dei settori interessati, sulla base di un piano globale presentato dalle autorità greche. Per il Fondo sociale europeo, dobbiamo già ora richiedere alle autorità greche che il piano d’azione in fase di preparazione contenga una parte importante relativa alle “risorse umane”. Tale piano dovrà toccare soprattutto i seguenti settori: l’occupazione, l’inclusione e la sanità, l’istruzione e la formazione, nonché la riforma della pubblica amministrazione.
I cambiamenti climatici possono essere causa di inverni più secchi ed estati più calde, creando così un quadro ideale per gli incendi. Il pericolo di incendi boschivi è sempre maggiore e la risposta europea a tale tragedia deve tenere conto anche della necessità di ridurre l’impatto degli incendi nel futuro. La gestione dei boschi rientra sostanzialmente nelle competenze degli Stati membri, il che è comprensibile, visto che i governi nazionali sono in una posizione migliore per gestire il loro territorio nazionale, investire in misure di prevenzione degli incendi, nonché per pianificare l’azione dei servizi di emergenza.
Vi è inoltre un gran numero di opzioni a disposizione dell’Unione europea per sostenere la risposta a livello nazionale in questo campo. E’ intenzione della Commissione preparare una comunicazione relativa agli incendi boschivi, nonché vagliare alcuni provvedimenti pratici che possano contribuire a migliorare la prevenzione degli incendi boschivi e a ripristinare le economie e gli ecosistemi.
Anche se la risposta dell’Unione nel campo della protezione civile è stata imponente, la Commissione ritiene che sia giunto il momento di consolidare la propria capacità in tale ambito. Si tratta di un elemento che la Commissione sta valutando dall’inizio del 2006, dopo che il Presidente Barroso aveva chiesto a Michel Barnier di redigere una relazione in materia. Studieremo attentamente le raccomandazioni contenute nella relazione Barnier una volta che tali proposte saranno formulate.
E’ incoraggiante constatare come il Parlamento abbia sempre sostenuto uno sviluppo ambizioso della capacità dell’Europa nel campo della protezione civile. Tuttavia, se vogliamo adottare misure nuove, sarà necessario il sostegno unanime di tutti gli Stati membri, risultato spesso difficile da raggiungere.
Nel 2006 la Commissione ha proposto di mobilizzare i fondi comunitari dello strumento finanziario per la protezione civile, al fine di dotare quest’ultima di mezzi supplementari come i velivoli antincendio, nel caso di calamità di grande entità. Ciò corrisponde praticamente alla lettera del paragrafo 9 della risoluzione adottata oggi. Purtroppo, alcuni Stati membri non condividono questo punto di vista, che non può quindi essere portato a compimento. La Commissione chiede pertanto con insistenza agli Stati membri di assumere un approccio più ambizioso quando saranno loro presentate proposte in questo ambito.
PRESIDENZA DELL’ON. MARIO MAURO Vicepresidente
Ioannis Varvitsiotis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, il Commissario Špidla ha descritto nel dettaglio il cataclisma che ha colpito il mio paese. Il Presidente della Commissione europea Barroso e il Commissario Hübner si sono recati in Grecia e nelle altre aree colpite dal disastro.
A nome di tutti i greci, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare l’Unione europea, gli Stati membri e gli altri paesi per aver immediatamente inviato vigili del fuoco addestrati, nonché per il sostegno aereo, fornendo così al mio paese un’assistenza vitale nel debellare i catastrofici incendi.
Vorrei anche sottolineare che incendi simili (anche se non della portata vista in Grecia) hanno colpito tutti i paesi dell’Europa meridionale dove si sono create condizioni analoghe.
La nostra priorità consiste nel guardare alla prossima fase, che è già iniziata. I primi provvedimenti di sostegno economico alle vittime stanno sortendo i primi risultati. Nell’arco di qualche giorno, la maggior parte degli aventi diritto hanno ricevuto aiuti finanziari mirati a soddisfare le esigenze più immediate e a sostituire i propri effetti domestici. Molte persone rimaste senza tetto sono state sistemate in alloggi mobili temporanei.
Dopo la firma dell’accordo fra il governo greco e la Commissione europea, i coltivatori e gli allevatori colpiti (questi ultimi, vorrei aggiungere, hanno perso oltre 73 000 capi di bestiame negli incendi) stanno ricevendo pagamenti per compensarli della perdita delle colture, del bestiame e dell’attrezzatura.
Mi sento inoltre in dovere di informare il Commissario che ciò cui ha accennato è già in fase di realizzazione: uno studio e un progetto di piano di ricostruzione per tutte le zone colpite da incendi sono già sul tavolo. Il piano ha per obiettivo di soddisfare in tempi rapidi e con efficacia o bisogni più urgenti per le vittime, dal punto di vista umano ed economico, nonché di ovviare al danno ambientale il prima possibile.
Una parte particolare del piano riguarda la ricostruzione del paesaggio nel sito archeologico di Olimpia, che, insieme all’antico stadio, al museo e ad altri edifici, è stato salvato grazie agli sforzi sovrumani dei vigili del fuoco.
Bisogna riconoscere che il meccanismo comunitario di protezione civile ha erogato alla Grecia il più grande stanziamento nel campo dell’assistenza da quando è stato istituito nel 2001. Questa assistenza ha mostrato che i principi della cooperazione e della solidarietà sono alla base dell’Unione europea.
Tramite la risoluzione che voteremo domani ci poniamo l’obiettivo di far sì che la Commissione europea mobilizzi in tempi rapidi il Fondo di solidarietà dell’Unione europea e individui tutte le risorse finanziarie richieste per affrontare le conseguenze a medio e lungo termine.
In secondo luogo, è necessario istituire un meccanismo di risposta rapida per le grandi calamità naturali, area in cui sono già stati compiuti alcuni passi preliminari. Riteniamo inoltre – il Commissario Špidla vi ha già accennato, ma vorrei sottolineare questo punto – che la Commissione debba prendere in esame la creazione di una forza aggiuntiva che sia dotata di velivoli antincendio privati o di paesi che non presentano un serio rischio di incendi durante i mesi estivi. Tale forza di appoggio dovrebbe essere di stanza nei paesi ad alto rischio e dovrebbe essere pronta per un eventuale impiego a partire dall’estate del 2008.
Sono certo che l’Unione europea sosterrà il mio paese e darà prova concreta del fatto che la solidarietà è il principio alla base delle relazioni fra i nostri paesi.
Vorrei infine ringraziarvi ancora una volta per tutto il sostegno fin qui fornito.
(Applausi)
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fine settimana scorso ho avuto modo di vedere coi miei occhi le disastrose conseguenze provocate dagli incendi in Grecia. Insieme ai colleghi mi sono recato in alcune regioni colpite, e devo dire che non ho mai visto prima in vita mia una tale catastrofe. Nel giro di pochi minuti la gente è stata privata dagli incendi di tutto quello che possedeva. Ho parlato con persone che, nel vero senso della parola, sono fuggite con quanto avevano indosso. Siamo di fronte a una situazione drammatica. Un gran numero di persone è minacciato nella propria sussistenza e necessita di assistenza subito.
Ciò che ha detto il Commissario Špidla è pertanto vero: vi è bisogno di un’assistenza rapida priva di zavorre burocratiche. Quando parlo a nome del mio gruppo di assistenza rapida e priva di zavorre burocratiche ciò non significa, come possono pensare alcuni funzionari della Commissione, fra due o tre mesi. No, gli aiuti devono arrivare adesso, subito, perché la gente non avrà bisogno di aiuto fra due mesi, bensì ora. Vi preghiamo pertanto di mettere immediatamente a disposizione le risorse del Fondo di solidarietà e, qualora fossero rimaste risorse nei Fondi strutturali o in altri fondi, vi invitiamo a sbloccare anch’esse.
Non è la prima volta che ci ritroviamo a discutere di disastri. Nel corso degli ultimi dieci anni ci siamo spesso riuniti per dibattere sul da farsi. Ciò vale non soltanto per la Grecia, ma anche per le persone colpite dalle inondazioni in Gran Bretagna questa estate, o per le vittime colpite da terremoti, ovunque esse si trovino.
E’ necessario tenere presente quanto segue: il centralismo non produce niente quando si vuole affrontare una catastrofe in loco. Se vi è un incendio nelle vicinanze di Atene, quello di cui abbiamo bisogno sono vigili del fuoco efficienti sul luogo, e non un Commissario per le calamità naturali a Bruxelles. Questo è il punto fondamentale: le attività antincendio devono essere decentralizzate. I governi dell’Unione europea, a partire dalle realtà locali e assumendosi le loro responsabilità, devono pertanto approntare nei propri paesi le infrastrutture necessarie per agire localmente con rapidità ed efficacia, nel caso di inondazioni o incendi.
L’Unione europea deve sfruttare i mezzi a propria disposizione per garantire un coordinamento efficace. Alcuni governi insistono inizialmente nel fare tutto da soli, nonostante negli ultimi dieci anni abbiano sprecato qualsiasi occasione presentatasi per migliorare le infrastrutture, e poi si rivolgono all’assistenza altrui troppo tardi, per un sentimento fuori luogo di vergogna o di orgoglio.
E’ perciò necessario stabilire qui una volta per tutte quanto segue: la richiesta di aiuti internazionali, onorevoli signori che sedete al governo, non è un’ammissione di incapacità, al contrario, è segno di un atteggiamento responsabile e di una gestione efficace. In questo senso i governi devono operare con molta più rapidità, mentre noi dobbiamo sviluppare i meccanismi di coordinamento necessari per un’azione efficace.
Noi tutti, in quanto politici, dobbiamo avere ben chiaro che la gente non ama lo Stato. Lo Stato si presenta loro sotto la forma delle forze di polizia e del fisco, e sappiamo tutti perfettamente che ciò interessa ai cittadini in modo solo marginale. Ma una cosa interessa ai cittadini, ovvero che lo Stato centrale sia a disposizione quando se ne ha urgente bisogno. E se uno Stato non è a disposizione in tali frangenti, se non agisce quando è richiesto l’intervento della polizia o dei vigili del fuoco, allora i cittadini non glielo perdonano. I politici di tutti i paesi dovrebbero tenere bene a mente ciò.
Qual è il nostro compito? Dobbiamo creare le condizioni quadro per proteggere i cittadini dai pericoli più comuni, e ciò deve avvenire al livello locale. Lo ripeto ancora una volta: nelle località dove sono stato non esistono unità di volontari in appoggio ai vigili del fuoco. Nel mio paese, nella città di cui sono stato sindaco, tali unità esistono. Si tratta di cittadini che dedicano il loro tempo libero a prestare assistenza nel caso di incendi. Nelle zone colpite da incendi in Grecia non vi è niente del genere.
Sarebbe ad esempio un atto di solidarietà se i paesi che dispongono di un tale servizio riflettessero insieme alle regioni colpite, come la Grecia, sulla messa a punto di tali strumenti, e se l’Unione europea mettesse a disposizione le risorse e gli strumenti per finanziare tali sistemi. Questa dovrebbe essere la lezione da trarre da ciò cui stiamo assistendo.
Un’ultima considerazione che mi sta particolarmente a cuore: credo che, nella situazione in cui si trovano, sia molto importante per i greci non sentirsi abbandonati. Per questo motivo era così importante per me che oggi dicessimo, in qualità di gruppo socialdemocratico di questa Assemblea, alle persone che si trovano lì: “Tutti noi, senza distinzione di partito, sappiamo cosa state passando attualmente”. In una simile situazione non vi sono distinzioni ideologiche. Non esiste alcuna attività antincendio cristiano democratica o socialista. Ciò che esiste è la solidarietà con le persone che hanno bisogno di aiuto.
Un’ulteriore osservazione: ci saranno sempre più persone in bisogno di assistenza, a causa di un’inondazione o di un incendio, a meno che non capiamo che non si tratta solo di elementi criminali. Per me coloro che appiccano gli incendi per procurarsi della terra, distruggendo così la nostra natura, sono criminali allo stato primitivo. E’ un dato di fatto che esistono. Ma d’altro canto molto di ciò a cui assistiamo negli ultimi anni è conseguenza dei cambiamenti climatici, e dobbiamo dunque prepararci a scenari molto peggiori di quelli che ci troviamo ad affrontare attualmente. Ciò significa però anche che non è sufficiente combattere le conseguenze una volta che queste si verificano. Dobbiamo invece contrastare anche le cause. Pertanto un cambio di rotta nella politica climatica rappresenterà un contributo fondamentale a controllare quanto abbiamo visto in Grecia e altrove.
(Applausi)
Vittorio Prodi, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il Commissario Špidla per la sua presenza e per la sua testimonianza. Innanzitutto vorrei esprimere solidarietà in particolare al popolo greco, ma anche a quei popoli che negli altri paesi, per esempio in Sicilia e nell’Italia meridionale, hanno subito simili catastrofi, riconoscere poi l’abnegazione dei vigili del fuoco e dei volontari e naturalmente esprimere solidarietà anche alle vittime e ai loro familiari.
Vorrei riprendere l’ultima parte dell’intervento del collega Schulz, precisamente l’importanza di un’opera di prevenzione, a mio parere principale e prioritaria, proprio per quanto riguarda il cambiamento climatico – vorrei che ci persuadessimo che esso è una realtà e non uno slogan. Esso si traduce sostanzialmente in un aggravamento degli eventi estremi, per cui assistiamo a piogge più intense e a periodi di siccità più lunghi; è una sfida assolutamente nuova per il nostro territorio.
È necessaria una manutenzione dei nostri territori che miri ad azioni concrete contro tali fenomeni, in particolare contro gli incendi boschivi: occorre togliere carico d’incendio al bosco, sfoltire, eliminare tutto quello che può essere un elemento di propagazione dell’incendio e mirare in tal modo alla diminuzione del carico di incendio e della velocità di diffusione dell’incendio stesso.
Si tratta pertanto di una manutenzione che deve riguardare anche i corsi d’acqua per quanto concerne le piene, per aumentare i tempi di ritenzione dell’acqua. In materia dobbiamo semplicemente esaminare le numerosissime proposte fatte a partire dalla relazione Barnier per una struttura comunitaria d’intervento nelle catastrofi naturali.
In conclusione, tutto ciò dimostra come anche il settore della difesa civile sia un ambito in cui c’è bisogno di una capacità d’intervento dell’Unione come tale, proprio perché ci sono catastrofi che superano la dimensione dei singoli Stati membri.
Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, i nostri pensieri vanno innanzi tutto alle famiglie di coloro che hanno perso i loro cari, le case e gli averi. E’ importante che gli aiuti all’indomani della catastrofe si attivino quanto prima.
La società ha visto boschi e aree preziose andare distrutti. E’ fondamentale che gli aiuti a lungo termine siano inquadrati nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, in modo da evitare che i soldi stanziati si volatilizzino.
Parliamo di calamità naturali ma in realtà ci troviamo sempre più di fronte a catastrofi imputabili all’uomo: stiamo cambiando il clima, il che porta sia a siccità estreme che a precipitazioni oltremodo abbondanti. In certi casi la tutela dei boschi è insufficiente. In altri casi, tagliamo i fondi alla protezione civile, incaricata di difenderci dagli incendi. Per raggiungere una sostenibilità a lungo termine è necessario impegnarsi per quanto riguarda il clima, sia in sede legislativa che mediante una tutela concreta del territorio.
Vorrei che l’Europa ponesse come condizione per il suo sostegno alla ricostruzione il rimboschimento delle aree colpite, e non che i fondi stanziati venissero utilizzati per speculare con cinismo sugli incendi, costruendo nuove zone turistiche o comunque utilizzando il suolo per altri fini.
I miei colleghi del partito dei Verdi in Grecia mi hanno inoltre chiesto, visto che purtroppo non vi sono deputati Verdi dalla Grecia nel Parlamento europeo, di riferire che si stanno opponendo a una serie di emendamenti all’articolo 24 della costituzione greca che indebolirebbero la tutela dei boschi. Attualmente i boschi necessitano di una tutela accresciuta.
Non ho intenzione di criticare o difendere il governo oggi. E’ in corso una campagna elettorale e alcuni mirano a criticare, altri a difendere il governo, ma adesso dobbiamo assistere la Grecia e tutti gli altri paesi colpiti, e solo dopo, quando le conseguenze di questa catastrofe saranno liquidate, potremo passare alle critiche e alle analisi.
Dimitrios Papadimoulis, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signor Presidente, il mio paese, la Grecia, si trova di fronte a una tragedia. Quest’estate, 75 persone hanno perso la vita. Circa 300 000 ettari di boschi sono andati distrutti, e ci troviamo di fronte a un disastro ambientale ed economico di proporzioni immani.
Il governo è stato colto impreparato. Ha cercato di attribuire questa tragedia a un fantomatico nemico e a “minacce asimmetriche”, sottintendendo attività terroristiche interne ed esterne. In realtà, stiamo scontando le colpe del governo attuale e di quelli che lo hanno preceduto. La Grecia è l’unico paese a non avere un registro fondiario né uno forestale. In Grecia è in corso un tentativo di ridurre il livello di tutela delle aree boschive tramite una revisione dell’articolo 24 della costituzione. Nel paese sono presenti 2 milioni di edifici abusivi, molti dei quali in aree boschive. Le ville possono essere costruite su terreni bruciati ed essere successivamente allacciate alla rete elettrica e dell’acqua grazie a condoni di tipo clientelare adottati dai vari governi.
Ciò deve cambiare. Purtroppo, non è stato intrapreso niente per evitare questa tragedia. Nonostante l’inverno secco, senza precipitazioni e poi le ondate di caldo fossero stati segni premonitori di gravi incendi, le misure di protezione adottate sono state insufficienti. Quando gli incendi sono scoppiati, il coordinamento è stato insufficiente, e a tutt’oggi decine di milioni di euro approvati dal Fondo di coesione per la tutela dei boschi giacciono inutilizzati. A partire dal 2000 è stato stanziato un totale di 33 milioni di euro, ma finora non è stato impiegato un solo euro.
La Grecia, che è uno Stato membro, deve fare di più. Ma anche noi, come Unione europea e Parlamento europeo, dobbiamo fare di più per il patrimonio forestale dell’Europa.
E’ ora di finirla con la retorica, Commissario Špidla. “Valutiamo le proposte Barnier”: si tratta di aria fritta, perché lei ha archiviato tali proposte per un tempo molto lungo. E’ stato lei a richiederle, e adesso sta a lei attuarle e promuoverle. E’ necessario stanziare quanto prima, e senza lungaggini burocratiche, a favore della Grecia e degli altri paesi colpiti più risorse a titolo del Fondo di solidarietà e del Fondo per lo sviluppo rurale,. Infine, è necessario istituire un fondo per la tutela dei boschi europei e per la prevenzione degli incendi. Proprio come è stato fatto per le inondazioni, è necessario prendere in esame l’ipotesi di una direttiva sulla protezione contro i rischi d’incendio.
Vorrei inoltre esprimere una richiesta a nome del mio gruppo. L’Unione europea deve impegnarsi maggiormente nella tutela dei boschi e dell’ambiente. Anziché aiutare gli americani con forze di risposta rapida in Iraq e Afghanistan, dovremmo istituire una forza di risposta rapida europea per affrontare le calamità naturali.
Non è sufficiente discutere in astratto dei cambiamenti climatici. Noi, in quanto Unione europea, dobbiamo fare di più in questo ambito, e ciò significa più politiche comuni, più denaro disponibile dai Fondi comuni, e un controllo più rigoroso nei confronti degli Stati membri quando questi violano la normativa europea in campo ambientale.
Jens-Peter Bonde, a nome del gruppo IND/DEM. (EN)– Signor Presidente, mi rivolgo all’assemblea a nome dell’onorevole Georgios Karatzaferis, un membro greco del mio gruppo. Ha scelto di affrontare i problemi in Grecia, dove sono morti 63 cittadini, 120 paesi e città minori hanno subito danni e milioni di alberi sono bruciati. Le perdite probabilmente ammontano al 2 per cento del prodotto nazionale lordo. Si tratta di un disastro, e la Grecia necessita di tutto il sostegno possibile da parte degli altri Stati membri e delle istituzioni europee.
A quanto sembra i fondi europei a disposizione per la prevenzione di tali disastri non sono stati impiegati nel modo giusto. Chiedo pertanto alla Commissione di avviare un’inchiesta approfondita per stabilire cosa sia successo ai fondi comunitari riservati alla mappatura del territorio e alla prevenzione degli incendi. Di chi è la colpa? Chi sono i responsabili? Le famiglie dei 63 cittadini greci morti esigono una risposta, e lo stesso vale per noi, dato che rappresentiamo i contribuenti.
Gerardo Galeote (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, negli ultimi anni durante la seduta di settembre a Strasburgo si sta consolidando una triste tradizione, quella di parlare di catastrofi naturali. Ci troviamo senza ombra di dubbio di fronte a una situazione di proporzioni eccezionali per quanto riguarda i danni materiali e il numero delle vittime, soprattutto a causa dei terribili incendi in Grecia, ma anche in altre regioni d’Europa.
Dobbiamo innanzi tutto manifestare la nostra solidarietà nei confronti delle autorità greche, con l’intero popolo greco, ma soprattutto con i familiari delle vittime, le quali non sempre ricevono il sostegno a loro dovuto.
Ma i cittadini hanno diritto a pretendere qualcosa di più dalle istituzioni europee: di certo, come ha spiegato il Commissario Špidla, un approccio flessibile per quanto riguarda il Fondo di solidarietà europeo, cosa che non sempre è avvenuta, ma anche l’adozione di decisioni concrete.
Ed è il caso di chiedere al Consiglio quanto tempo debba passare prima che si convinca della necessità di affrontare la riforma di un fondo obsoleto. Vorrei qui ricordare che è passato più di un anno da quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta e il Parlamento europeo i suoi emendamenti, e per tale ragione il mio gruppo invita la Presidenza portoghese a considerare seriamente la convocazione di un Consiglio straordinario a tale scopo.
Inoltre, vista anche l’inazione del Consiglio, il mio gruppo invita la Commissione europea a presentare proposte concrete in ambito comunitario concernenti la protezione civile, come suggerito dalla relazione Barnier.
Signor Presidente, il mio gruppo ha preso parte attiva ai negoziati volti a una risoluzione comune, che sosteniamo senza alcuna riserva. Sono convinto che nessuno cercherà di strumentalizzare la presente discussione per intromettersi nella campagna elettorale greca, poiché sono sicuro che concordiamo tutti sul fatto che non vi è niente di più esecrabile che tentare di ottenere vantaggi elettorali dalle disgrazie umane.
Stavros Lambrinidis (PSE). – (EL) Signor Presidente, oggi siamo in lutto per la morte di 65 persone decedute nelle fiamme dei furiosi incendi che hanno colpito la Grecia. Nello spazio di una settimana abbiamo assistito alla distruzione di oltre il 12 per cento dell’intera area forestale della Grecia, parte del patrimonio boschivo europeo.
Di fronte a tale immane disastro i potenti dovrebbero provare non solo cordoglio, ma anche un senso di responsabilità. La responsabilità degli incendi ovviamente non ricade sul Parlamento, ma noi parlamentari europei abbiamo la responsabilità di far sì che l’Europa fornisca aiuto immediatamente e senza ostacoli burocratici, al fine di ricostruire le aree colpite. E’ inoltre nostro dovere trarre tutte le dovute conclusioni inerenti ai problemi legati alla prevenzione e al contenimento di tali incendi, così che la Grecia e altri Stati membri dell’Unione europea non debbano più affrontare tragedie del genere.
Noi parlamentari europei del PASOK vorremmo ringraziare tutti i colleghi dei vari partiti politici che hanno telefonato e spedito messaggi di sostegno ai cittadini greci. Vorremmo ringraziare l’onorevole Martin Schulz, che si è recato immediatamente nel nostro paese e, insieme a Giorgos Papandreou, si è adoperato per riferire della situazione e per garantire l’assistenza europea. Vorremmo inoltre ringraziare tutti i governi europei che hanno inviato aiuti, nonché la Commissione per il suo ruolo di coordinamento.
Signor Commissario, accolgo con favore gli impegni da lei assunti oggi, come richiesto sia dai socialisti che da altri gruppi politici. Il Fondo di solidarietà deve essere infine riformato, in modo da poter offrire assistenza concreta nell’immediato. Sono lieto in particolare del fatto che la Commissione sia favorevole alla proposta di stanziare fondi dal terzo quadro di sostegno comunitario. Nel mezzo di questa tragedia non dimentichiamoci di fare attenzione ai fondi destinati alle vittime, giacché rischiano di finire sperperati a causa di una cattiva gestione.
In conclusione, concordo pienamente sul fatto che sia necessario istituire una forza di risposta rapida, che non si sostituisca ai governi nazionali nell’espletamento delle loro funzioni, ma li assista nel far fronte a terribili calamità naturali.
Dalla catastrofe può nascere la speranza, ma per far sì che ciò avvenga è necessario che siano soddisfatte le seguenti condizioni:
– primo, le aree bruciate devono essere trasformate in modelli globali di uno sviluppo sostenibile, dinamico, che non abbia ripercussioni per l’ambiente;
– secondo, è necessario portare avanti un’opera di rimboschimento in grande scala;
– terzo, deve finire la politica di declassamento delle aree boschive, perché questo non fa che avvantaggiare chi appicca gli incendi;
– quarto, l’edificazione abusiva delle aree bruciate deve essere severamente proibita;
– quinto, la tanto attesa creazione in Grecia di un ministero dell’Ambiente indipendente deve essere concretizzata.
Che conclusioni possiamo quindi trarre? Questa tragedia, ahimè, non era inevitabile. Lo stesso governo greco l’aveva prevista nella sua relazione alla Commissione, ammettendo una pericolosa mancanza di coordinamento fra i ministeri e l’assenza di piani per la prevenzione. Eppure la Grecia, come viene sottolineato nella relazione, aveva fatto registrare progressi notevoli nel campo dell’efficacia della tutela dei boschi fra il 2001 e il 2004. Inoltre, il numero di focolai di incendi scoppiati allo stesso tempo non era un fenomeno inedito. Nel 2000 vi era stato un numero analogo di focolai, ma l’esito era stato completamente diverso.
La tragedia greca del 2007 ci ha ricordato che ci saranno sempre incendi, così come vi saranno sempre piromani. Di conseguenza, è necessario che si applichino politiche rigorose in materia di prevenzione e lotta agli incendi. Dobbiamo studiare i problemi della Grecia non per condannarla, ma per prevenire simili disastri nel futuro. Per l’Europa del 2007, un bilancio di 65 morti è inaccettabile.
(Applausi)
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, i recenti incendi boschivi in Grecia hanno devastato le comunità colpite. Decine di vite umane sono state spezzate, centinaia di persone hanno riportato ferite, migliaia di animali sono morti, paesi interi sono bruciati completamente e migliaia di ettari di foreste sono andati distrutti. Al popolo greco vanno le nostre condoglianze e la nostra solidarietà.
Per almeno 10 giorni abbiamo visto con orrore come in Grecia gli incendi stavano distruggendo vite, beni, nonché l’ambiente, e siamo tornati con la memoria a disastri simili verificatisi in Portogallo, Italia, Spagna e altre regioni d’Europa negli anni precedenti.
L’Unione europea ha il dovere di garantire che le misure in materia di indennizzi siano attuate quanto prima. Ha inoltre il compito di analizzare con occhio critico il perché tali incendi abbiano avuto conseguenze così catastrofiche, per capire cosa non ha funzionato in termini di efficacia della prevenzione ed estinzione degli incendi e trarne così le conclusioni che ci potranno guidare nel futuro.
Le notizie in arrivo dalla Grecia fanno supporre che sia le autorità centrali che quelle locali non siano state assolutamente in grado di adottare provvedimenti consoni atti a prevenire e spegnere gli incendi boschivi. A quanto sembra nei boschi non erano state previste aree antincendio, né vi erano prese o serbatoi d’acqua di emergenza funzionanti, piani adeguati per l’estinzione degli incendi o per un’evacuazione organizzata dei paesi, come non vi era del resto un’attrezzatura antincendio aggiornata e, in alcuni casi, non era prevista una moderna formazione per i vigili del fuoco.
Cos’è successo al controllo centrale dell’Unione europea dell’attuazione della politica di prevenzione degli incendi boschivi? La Commissione non era a conoscenza della precaria situazione in Grecia e quali provvedimenti, se ne sono stati presi, sono stati adottati per rettificare la situazione? Tali domande richiedono una risposta pronta e chiara.
Vi è un altro aspetto che dovrebbe essere fonte di preoccupazione, ovvero il fatto che secondo il governo greco vi sono prove consistenti che molti incendi sono stati provocati da organizzazioni di piromani.
Gli incendi in Grecia hanno dimostrato che siamo di fronte a un’altra forma di terrorismo in rapida ascesa: il terrorismo incendiario. Si tratta di una forma di terrorismo che è molto più difficile da affrontare, dal momento che i terroristi piromani non devono passare controlli di sicurezza sofisticati, bensì è sufficiente prendere l’automobile e recarsi in campagna. Non necessitano di complicati congegni esplosivi, tutto quello di cui hanno bisogno è una scatola di fiammiferi. E’ quindi giunto il momento di agire in modo deciso e a livello di collettività, al fine di contrastare in Europa questa nuova forma di terrorismo, così distruttiva.
In conclusione, è molto importante rinnovare ancora una volta la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno prestato soccorso a rischio della vita nei monti di Evia e nel Peloponneso, cercando di combattere la furia degli incendi, mentre i politici si davano battaglia in televisione ad Atene.
Elisabeth Schroedter (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, desidero estendere le mie sentite condoglianze a tutti colori che hanno perso familiari o amici. I miei pensieri vanno a quanti hanno perso i propri beni. Costoro hanno bisogno della nostra solidarietà.
Il governo greco ha dovuto ammettere pubblicamente che le lacune legislative e una politica sbagliata sono state delle concause dei furiosi incendi. In un’era di cambiamenti climatici, un fallimento della politica regionale può avere conseguenze catastrofiche per la natura di tale portata. Questo stato delle cose adesso deve cambiare anche in Grecia. Nel corso della ricostruzione sarà necessario attribuire priorità anche alla tutela e al ripristino dell’ecosistema, per rendere le aree colpite nuovamente vivibili e per garantire alla gente nuove basi di sussistenza e quindi un futuro. E’ necessario dire no alla speculazione sulla terra, qualunque forma essa assuma. Non deve essere permessa in alcun modo, men che meno con fondi europei!
Esorto inoltre la Commissione europea a non modificare le regole del regolamento dei Fondi strutturali a scapito della sostenibilità e del principio di partenariato ivi ancorati. Si tratterebbe della risposta sbagliata alle conseguenze catastrofiche degli incendi boschivi in Grecia.
Georgios Toussas (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, i disastrosi incendi e le inondazioni verificatisi quest’estate in Grecia come in Italia, Portogallo, Gran Bretagna e altri paesi dell’Unione europea, non sono una maledizione divina. Tali catastrofi senza precedenti evidenziano la necessità di scoprirne le vere cause, di individuare i responsabili e di porre fine a tale crimine contro l’umanità.
Desideriamo richiamare l’attenzione sul fatto che, attraverso una serie di leggi e provvedimenti reazionari, i governi degli Stati membri hanno spianato la strada allo sfruttamento dei boschi, del suolo e, in generale, di tutto quanto possa essere considerato un bene sociale. Gli incendi, che hanno ucciso 75 persone e distrutto più di 250 000 ettari di bosco, nonché causato enormi perdite a migliaia di famiglie comuni, rappresentano un crimine politico, economico e ambientale abbietto e senza precedenti nei confronti del nostro popolo.
Abbiamo lanciato a tempo debito un allarme riguardo a tali gravi conseguenze, il quale, purtroppo, si è rivelato tragicamente giusto. Vorrei ricordarvi le conclusioni della commissione multipartitica del parlamento greco nel 1993, che vennero approvate all’unanimità con un voto trasversale. Tali conclusioni sottolineavano lo status incerto della proprietà, cosa che incoraggia la speculazione e l’occupazione illegale del suolo boschivo, soprattutto nei dintorni delle città e nelle aree costiere. Le conclusioni facevano riferimento anche a una mancanza di investimenti nel campo della silvicoltura. Venne proposto di istituire un organo unico che si occupasse della tutela dei boschi e della creazione di un catasto forestale.
Cosa ne è stato fatto di tutto questo? Assolutamente niente.
La risoluzione comune dei gruppi parlamentari europei sugli incendi boschivi in Grecia, le loro ripercussioni e le lezioni da trarne dal punto di vista della prevenzione e dei sistemi di allarme precoce non tengono conto delle vere cause e della politica antipopolare dell’Unione europea e dei governi degli Stati membri. Sussiste una palese mancanza di lungimiranza.
Tale politica estremamente pericolosa e antipopolare arma la mano di coloro che appiccano gli incendi e premia coloro che si accaparrano della terra. Danneggia l’ambiente, causando gravi cambiamenti climatici, con conseguenze devastanti per il genere umano. Fintanto che questa politica antipopolare, foraggiata dalla crescita dei profitti del capitale, proseguirà, gli incendi continueranno a distruggere boschi e terreni. Vi sarà un’ulteriore erosione dei diritti dei lavoratori, e dei diritti dei cittadini in generale, sul luogo di lavoro, nel campo dell’istruzione, della sanità, della cultura, dello sport e dell’ambiente.
Anche ora, i monopolisti del settore turistico si preparano a banchettare sulle ceneri del nostro paese colpito dagli incendi. Riteniamo che per la Grecia debba essere garantito perlomeno quanto segue: nessuna modifica nella destinazione d’uso del suolo, immediato risarcimento collettivo per i prodotti agricoli e per il capitale agricolo danneggiato, l’assegnazione, a spese dello Stato e tramite agenzie governative, di un nuovo alloggio a tutti i residenti delle aree rurali.
Rivestono inoltre grande importanza l’immediata attuazione di progetti per la protezione dalle inondazioni e altre infrastrutture di base per la prevenzione di altre tragedie provocate da inondazioni, nonché l’applicazione di misure per la tutela nell’immediato dell’ambiente e dei siti di valore storico, la compilazione di un catasto forestale, la creazione di un organo unico inteso a controllare e proteggere i boschi, e l’abrogazione delle leggi lesive del settore forestale.
Antonios Trakatellis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, l’enorme numero di incendi che hanno colpito la Grecia, molti dei quali dolosi, o causati dalle alte temperature, dalla siccità durevole e dai forti venti, ha portato alla perdita di vite umane, alla distruzione di case e coltivazioni, e alla perdita di migliaia di capi di bestiame. Gli incendi hanno distrutto vaste zone boschive di straordinaria bellezza, provocando un immane disastro ambientale.
Uno dei principi fondamentali dell’Unione europea è quello della solidarietà, solidarietà di cui hanno dato prova molti Stati membri, la Commissione e altri paesi: la Grecia è grata a tutti coloro che hanno reagito con rapidità a questa calamità naturale, scaturita da condizioni che non avremmo mai potuto immaginare.
Tuttavia, se desideriamo che questa solidarietà sia rapida e coordinata in maniera efficace, è necessario creare un meccanismo a livello comunitario per la protezione civile dalle calamità naturali, soprattutto quando la loro gravità va oltre le capacità degli organi addetti alla protezione a livello locale e nazionale.
Fra le altre cose, la risoluzione comune propone una ristrutturazione e nuove regole flessibili per il Fondo di solidarietà europeo, il coordinamento dell’azione preventiva, nonché un’assistenza efficace nella lotta alle calamità naturali. Vi è un consenso diffuso sulla creazione di una forza europea di protezione civile ad hoc da poter impiegare in tali situazioni, sempre, ovviamente, in aggiunta all’azione a livello nazionale, in conformità alla proposta Barnier.
Spero che presto venga creato un meccanismo a livello comunitario e che il Fondo di solidarietà si dimostri più efficace nella gestione delle calamità naturali e delle loro vittime. Non dobbiamo rimanere a guardare ancora una volta, e l’Unione europea non deve aspettare che si verifichi un’altra catastrofe in uno Stato membro per ritornare sulla questione.
E’ ora di agire con determinazione: dobbiamo lasciarci alle spalle qualsiasi approccio meschino o miope alla questione delle calamità naturali e della protezione civile.
Dagmar Roth-Behrendt (PSE). – (DE) Signor Presidente, tutti noi siamo profondamente addolorati per coloro che hanno perso familiari o amici, ma anche per coloro che, avendo perso dei beni personali, hanno visto svanire pezzi interi della loro vita. Proviamo compassione per queste persone, ed è compito dell’Unione europea dimostrare la propria solidarietà. La solidarietà è un nostro principio fondamentale, e intendiamo esercitarla anche in questo caso. Vogliamo inoltre non venire meno alle nostre responsabilità che dobbiamo a ogni singolo Stato membro dell’Unione europea.
Ma quando siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità esigiamo anche che gli altri si prendano le loro. Dobbiamo chiederci: tutto questo si poteva evitare? Mi rivolgo ai colleghi che hanno preso la parola, i quali siedono in questo Emiciclo già da tempo e hanno approvato molte leggi e programmi d’azione. Vi sono fondati motivi per dire: sì, tutto questo si poteva evitare. Il Parlamento europeo già nove anni fa approvò il programma d’azione a favore della protezione civile. Cosa riportava tale programma d’azione, onorevole Trakatellis? Lei ha contribuito a tale programma, al pari di molti altri. Nel programma vi è scritto che gli aiuti devono essere prestati rapidamente, ma anche che va fornita formazione e che vanno organizzate campagne informative, che a livello locale i cittadini devono essere addestrati ad agire con rapidità e a richiedere aiuto altrettanto rapidamente. Forse in questo caso sarebbe stato possibile fare lo stesso, ma probabilmente non tutti sono all’altezza della situazione.
Qual è la situazione del programma “Forest Focus”? La silvicoltura viene presa sul serio? Nei paesi dell’Unione europea dove in estate fa molto caldo, vale a dire in tutto il sud, sono previste piste forestali? O forse non si tratta di un’attività abbastanza redditizia? E’ opportuno riflettere su questi aspetti. Se intendiamo assumerci le nostre responsabilità, abbiamo anche il diritto di esigere che gli altri si assumano a loro volta le proprie.
Qual è la situazione della politica dei rifiuti? Sentiamo sempre ripetere che alcuni Stati membri non la prendono molto sul serio. Abbiamo sempre sentito dire dalla Commissione europea che vi sono paesi che non fanno osservare le leggi esistenti. Ciò fa sì che anche un mozzicone di sigaretta possa provocare immediatamente un incendio. Vogliamo essere solidali e prestare assistenza, ma come la mettiamo con la cosiddetta forza di reazione rapida? A coloro che sollecitano oggi l’introduzione di una forza di reazione rapida europea, persino dei vigili del fuoco europei, vorrei rivolgere la seguente domanda: per quante persone in 27 paesi? Per quasi 500 milioni? Costoro sono estremamente ingenue, si potrebbero dire che vivono nel mondo delle fiabe, oppure sono dei demagoghi. O l’uno o l’altro.
Non dobbiamo dare a credere ai cittadini che l’Unione europea a Bruxelles, che sia la Commissione o il Parlamento, possa mettere a disposizione un numero di vigili del fuoco o di soccorritori da riuscire a intervenire in caso di disastri. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’infrastruttura nel campo delle comunicazioni, e dobbiamo richiedere elicotteri dalla Germania, dalla Finlandia o dalla Repubblica ceca quando ve n’è bisogno, ovvero lo stesso giorno. Esiste un sistema di allarme precoce per certi eventi nel settore alimentare, dove il limite di tempo è 12 ore. In questo campo potremmo agire anche più rapidamente. Sono convinta che dobbiamo essere onesti con gli altri e dire: possiamo stanziare fondi, possiamo costruire infrastrutture nel campo delle comunicazioni, possiamo tentare di prestare soccorso, ma la responsabilità, quella dovete assumervela voi in loco, non importa dove, in Germania, nell’Europa settentrionale, in quella meridionale o in qualsiasi altra regione.
Per quanto sia cupa la situazione attualmente, e pur esprimendo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà, dopodomani dovremo anche dire cosa deve cambiare!
Kyriacos Triantaphyllidis (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, i cittadini dell’Europa meridionale vittime dei disastrosi incendi hanno attraversato un periodo molto difficile. Eravate tutti al corrente del dramma che si stava consumando in Grecia, dove molte vite sono andate perse e vastissime aree boschive sono bruciate.
Oltre alle conseguenze economiche, il disastro ha avuto ripercussioni anche dal punto di vista umano e ambientale. Dobbiamo chiederci cosa accadrà a coloro che hanno perso la casa, il lavoro e la terra. Il Fondo di solidarietà fornisce assistenza finanziaria, ma cosa si può fare dal punto di vista sociale per reintegrare le vittime?
Inoltre, cosa ne sarà dell’ambiente? Dal momento che le prime piogge non tarderanno ad arrivare, vi è il rischio che si verifichino altre calamità nel corso dell’inverno.
Sono queste le domande che rivolgiamo alla Commissione, e dobbiamo insistere, come abbiamo già fatto in una risoluzione dell’anno scorso, affinché venga istituita un’autorità europea per la protezione civile.
Nikolaos Vakalis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, il governo greco sta dando fondo a tutte le sue risorse nella lotta contro una catastrofe che in Grecia ha assunto proporzioni bibliche. Ciononostante, le proporzioni di tale disastro vanno ben al di là delle capacità del paese, come hanno sottolineato il Presidente Barroso e l’onorevole Schultz.
In momenti come questo, la solidarietà europea trova la sua vera espressione. L’opinione pubblica internazionale segue con attenzione la situazione, valutando il modo in cui la famiglia europea sta gestendo la grave disgrazia che si è abbattuta su uno dei suoi membri.
Faccio appello al Presidente Barroso, che oggi non è presente, a ricorrere a tutte le risorse a sua disposizione in virtù del suo mandato costituzionale. I seguenti provvedimenti devono essere adottati senza indugi, e con ciò intendo dire “subito”:
– una mobilitazione flessibile del Fondo di solidarietà europeo;
– l’attuazione dell’articolo 100, paragrafo 2, del Trattato, il quale prevede lo stanziamento di fondi comunitari aggiuntivi nel caso di calamità naturali;
– la partecipazione della Commissione e dell’Agenzia europea dell’ambiente alla stesura di un piano strategico per la ricostruzione delle zone colpite dagli incendi;
– l’adeguamento del terzo e quarto programma del quadro comunitario di sostegno per riparare i danni;
– la deroga dalle norme comunitarie sulle quote agricole e quelle zootecniche, sugli aiuti di Stato e sulle esenzioni fiscali.
In conclusione, siamo grati per l’assistenza ricevuta dagli Stati membri nel corso degli ultimi giorni, davvero inestimabile. Tuttavia, ciò non ci esonera, a mio parere, dalla necessità di istituire una forza europea di protezione civile, come proposto dal Presidente Sarkozy e dal Primo Ministro Karamanlis.
Edite Estrela (PSE). – (PT) Signor Presidente, siamo tutti addolorati da quanto è accaduto in Grecia e nel Regno Unito. Esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime e auspichiamo che situazioni del genere non si ripetano più. Purtroppo, come ha già riferito il capogruppo del PSE, ogni anno in questo periodo il Parlamento europeo approva una risoluzione che esprime rammarico di fronte ai disastri verificatisi durante la pausa dei lavori parlamentari e che al contempo propone provvedimenti che tardano a essere adottati.
Rivolgo un invito affinché si passi dalle parole ai fatti, in modo che questo genere di situazioni non si ripeta ogni anno, con sempre maggior violenza e un numero sempre crescente di vittime. Tutto fa supporre che il rischio aumenterà a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale. Esistono diversi documenti che propongono soluzioni – sono già stati menzionati la relazione Barnier e altri documenti presentati dal Parlamento e dalla Commissione –, non solo per migliorare l’efficacia del meccanismo di protezione civile a livello europeo, ma anche per consolidare i mezzi a disposizione a livello nazionale.
Quanto ai costi, così spesso chiamati in causa, va detto che quando si verifica una tragedia è necessario affrontarla e ricostruire il patrimonio andato distrutto, e tutto ciò costa denaro. D’altro canto, costa più curare che prevenire. Nessuna delle risoluzioni approvate dal Parlamento prevede l’elaborazione di mappe che individuino le zone a rischio d’incendio, in modo da includerle nella pianificazione del territorio e nello sviluppo.
E’ inoltre necessario introdurre sanzioni di vario genere, come un divieto di edificazione nelle aree bruciate per un periodo di 10 o 15 anni. Gli Stati membri hanno le loro competenze e vi ricordo che nel 2003 e nel 2005 il Portogallo ha a sua volta dovuto far fronte a incendi di grande portata e che quest’anno, fortunatamente, ha potuto venire in soccorso della Grecia mettendo a disposizione una serie di velivoli antincendio. E’ quindi fondamentale consolidare il coordinamento a livello europeo, nonché migliorare i meccanismi a livello nazionale.
Sarebbe auspicabile che la Commissione presentasse una direttiva in materia di incendi, come ha già fatto riguardo alle inondazioni.
In conclusione, porgo le mie felicitazioni al Commissario Dimas.
Antonis Samaras (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, sono rientrato oggi da un viaggio nel Peloponneso, colpito dalla calamità. Ho visitato il mio luogo di nascita, Messinia, teatro degli incendi boschivi più gravi da un secolo a questa parte. Non si è semplicemente trattato di un incendio su un singolo fronte. Centinaia di incendi sono scoppiati simultaneamente ovunque, di giorno e di notte, e in tutte le direzioni.
Ho visto paesi bruciare, boschi e coltivazioni inghiottiti dalle fiamme: gli anziani hanno preferito bruciare nelle loro case piuttosto che abbandonarle, e i vigili del fuoco hanno eroicamente sacrificato la loro vita nell’adempiere il proprio dovere. In totale, 65 persone sono morte come martiri, la maggior parte di loro nel tentativo di salvare la propria casa e il proprio paese. Più di 250 000 ettari di terra sono bruciati. Decine di migliaia di residenti sono rimasti senza dimora e l’intera popolazione è sotto choc. A nome di queste persone, vi prego di prestare soccorso e dimostrare solidarietà. Date loro la speranza, affinché possano ricominciare a camminare da sole.
Vorrei ringraziare il Parlamento europeo e la Commissione, che hanno adottato un insieme di proposte importanti del governo greco. Vorrei ringraziarvi personalmente a nome della commissione per i bilanci, di cui sono membro. Domani presenterò ulteriori proposte ed emendamenti al riguardo.
L’Europa che stiamo costruendo è un’Europa all’insegna della solidarietà e della fiducia in se stessa. I nostri concittadini colpiti dalla disgrazia hanno bisogno della solidarietà e della fiducia che l’Europa può loro offrire.
In tale modo stiamo consolidando l’Europa stessa, la sua coesione e la fede dei popoli europei nella loro unità.
Richard Corbett (PSE). – (EN) Signor Presidente, la maggior parte degli oratori intervenuti nella presente discussione si sono comprensibilmente soffermati sugli incendi in Grecia, le cui proporzioni sono, anche a causa di come sono impresse nei nostri ricordi ancora freschi, difficili da comprendere fino in fondo. Ma non dimentichiamoci che il presente dibattito, nonché, con ogni probabilità, la risoluzione che ci apprestiamo ad adottare domani, vertono anche su altri disastri naturali verificatisi l’estate passata. Siamo tutti consapevoli che le loro cause, a lungo termine, sono concatenate.
Vorrei attirare in particolare l’attenzione sulle inondazioni che hanno colpito molte zone dell’Inghilterra, fra cui la mia circoscrizione dello Yorkshire e Humber. Inviterei la Commissione e coloro che sono coinvolti nell’esame delle richieste presentate per ottenere assistenza dal bilancio dell’Unione europea, e per la solidarietà che l’Unione può dimostrare, di far sì che in tutti questi casi i fondi siano mobilizzati quanto più rapidamente possibile, senza lungaggini burocratiche. Finché le decisioni sono prese velocemente e la gente sa che il denaro è in arrivo è possibile pianificare persino prima che il denaro arrivi a destinazione. E’ inoltre molto importante, sia da un punto di vista simbolico che politico, compiere tale gesto di solidarietà nei confronti di tutte le regioni che sono state colpite nel corso dell’estate. Poiché continuano ad aggiungersi nuovi eventi e il loro ricordo comincia già a sbiadire fra coloro che non sono stati colpiti direttamente, è importante far sì che tali questioni rimangano ai primi posti dell’ordine del giorno e che si adottino quanto prima i dovuti provvedimenti.
Ioannis Kasoulides (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, secondo le previsioni degli scienziati fra qualche decennio il Mediterraneo si trasformerà in un deserto. Il disastro ambientale causato dagli incendi boschivi in Grecia, nonché gli incendi verificatisi in altri paesi mediterranei, bastano a convincermi che tale previsione, qualora il riscaldamento globale e i fenomeni meteorologici anomali dovessero continuare, si avvererà.
Tale minaccia all’Unione europea va considerata come una minaccia al pari del terrorismo, dell’immigrazione illegale, della criminalità organizzata, e così via. L’Unione europea deve pertanto unire le proprie forze per affrontare simile sfida.
Accolgo con favore l’annuncio del Commissario Špidla che la comunicazione della Commissione è già allo studio. Mi auguro che la Commissione si rivolgerà ai massimi esperti nel campo della tutela dei boschi e del contenimento degli incendi boschivi in modo da migliorare le tecniche di spegnimento.
Tuttavia, ritengo che l’Unione europea dovrebbe anche promuovere la ricerca nel campo dello sviluppo nel campo dei velivoli antincendio in grado di operare di notte. Non è forse assurdo che i velivoli militari siano capaci di volare di notte, e che invece i velivoli antincendio, utilizzati per combattere una minaccia che grava su tutta Europa, non lo siano?
Un’ulteriore questione è il programma Natura 2000, di cui i nostri boschi fanno parte. Dobbiamo vagliare accuratamente tale programma, il quale proibisce la creazione di zone tagliafuoco e sentieri di accesso per i veicoli dei vigili del fuoco. Sta di fatto che perdiamo foreste nel tentativo di salvare alberi. Dobbiamo rivedere questo punto.
Infine, ritengo che tali studi, che dovranno essere condotti in tutta Europa, debbano dare ancora più peso al rimboschimento e alla ricostituzione dell’ambiente in seguito a tali disastri ambientali.
Donata Gottardi (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fenomeno degli incendi ha tristemente toccato numerosi paesi dell’Unione europea, arrivando a provocare vittime. Anche l’Italia è stata profondamente colpita, ancora una volta, anche quest’anno. Purtroppo non è una novità, è un fenomeno che cresce e soprattutto che non può essere trattato come un’emergenza anno dopo anno.
Per onestà, per dare senso ed efficacia alle nostre proposte e richieste, dobbiamo in primo luogo chiarire che nella gran parte dei casi non si tratta di tragiche fatalità, ma di veri e propri atti criminali, di crimini compiuti verso l’ambiente, le persone, la società intera e il suo futuro, realizzati a fini speculativi. Di fronte a questi crimini è necessario reagire in maniera rapida, efficiente, severa, dissuasiva e programmata.
Quale ruolo può giocare l’Unione europea affiancandosi agli Stati membri nel rispondere a questi disastri e atti criminali? Quali strumenti può mettere a disposizione? Buona è l’idea di una task force dell’Unione europea per dare un aiuto rapido nei soccorsi, destinare risorse e assistenza, ma l’obiettivo che dobbiamo porci deve essere più ampio e puntare alla radice del problema.
Si deve lottare contro la criminalità e il suo sistema di perversi interessi speculativi, contro le microconvenienze, mettendo in atto un coordinamento legislativo tra gli Stati membri relativo all’assetto e alla destinazione d’uso del territorio sottoposto a incendi e devastazioni! Occorre prevedere vincoli temporali che facciano da barriera ad abusi edilizi in agricoltura e nell’allevamento! Occorre investire risorse nella costruzione di una rete di rilevazione comune e aiutare così anche le comunità locali, in questo modo si salda la repressione con la prevenzione!
Rolf Berend (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato sottolineato più volte nel corso dell’odierna discussione che le recenti calamità naturali verificatesi negli Stati membri dell’Unione europea, e non solo in Grecia, hanno dimostrato che, oltre all’adozione di misure nazionali, è urgente anche migliorare i meccanismi di risposta rapida dell’Unione europea.
In quanto relatore del Fondo di solidarietà, non riesco a spiegarmi il motivo per cui il Consiglio tuttora non è riuscito a trovare un’intesa sull’esame della nuova stesura dello strumento di solidarietà entrato in vigore nel 2002, approvata un anno e mezzo fa dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Nella sua nuova versione tale strumento d’emergenza si presenta più flessibile e meno burocratico. E se tale strumento non verrà mobilizzato adesso, all’indomani di queste catastrofi, sotto la Presidenza portoghese, allora quando? I cittadini europei si chiedono a ragione perché l’Unione europea non è in grado di agire con più solerzia. Il valore della solidarietà fra Stati membri, così spesso invocata, si misura a mio parere proprio nelle situazioni di emergenza.
La versione del Fondo di solidarietà adottata dal Parlamento europeo nel 2006 rappresenta uno strumento forte e flessibile al servizio dell’Unione europea, grazie al quale gli abitanti delle regioni aventi diritto all’assistenza potranno godere appieno della solidarietà e del supporto dovuti. Tale fondo non è solo un mezzo per ristabilire la normalità e la funzionalità, nonché le infrastrutture socioeconomiche, bensì anche (e ciò non è di secondaria importanza per l’Unione europea) un chiaro segnale politico che l’Unione può inviare ai cittadini che si trovano attualmente in una situazione d’emergenza.
Non si tratta di aumentare la dotazione finanziaria del fondo. Ciò è indiscutibile e deve rimanere al livello di linea di bilancio nominale per un importo di un miliardo di euro. Tuttavia, per i motivi a noi tutti noti, esorto il Consiglio, e in particolare la Presidenza portoghese, affinché si impegnino in via prioritaria per l’entrata in vigore della versione riveduta dello strumento di solidarietà.
Manuel Medina Ortega (PSE). – (ES) Signor Presidente, desidero esprimere la mia solidarietà al popolo greco per la catastrofe da cui è stato colpito questa estate e, soprattutto, voglio estendere le mie condoglianze ai familiari di coloro che hanno perso la vita.
Come è già stato detto, le catastrofi naturali non sono un’esclusiva della Grecia. Durante l’estate appena passata, in Spagna siamo stati colpiti da incendi di ampia portata, soprattutto nella regione di Valenza e alle Canarie. Per fortuna l’apparato statale ha funzionato bene, gli incendi sono stati spenti tempestivamente e attualmente le istituzioni dello Stato stanno procedendo a indennizzare le persone colpite da tali calamità.
Sono d’accordo con l’onorevole Galeote, e mi rallegro della sua tardiva conversione, sul fatto che questo genere di discussioni non può essere utilizzato per attaccare un determinato governo. Gli interventi dei membri del gruppo socialista qui presenti sono stati sempre corretti, esprimendo la propria solidarietà alla Grecia senza lasciarsi andare a strumentalizzazioni di carattere politico. Mi auguro che il Partito popolare mantenga tale linea anche nel futuro.
Ritengo comunque che l’onorevole Dagmar Roth-Behrendt abbia posto la questione nei termini giusti: la responsabilità di fondo deve continuare a essere prerogativa degli Stati nazionali, ma è possibile agire in ambito europeo mediante il Fondo di solidarietà. Sia il Commissario che l’onorevole Roth-Behrendt e altri oratori intervenuti hanno posto l’accento sul ritardo accumulato nello sviluppo del Fondo di solidarietà europeo.
Spero che il Portogallo, paese particolarmente sensibile a questo tipo di disastri, darà impulso durante la sua Presidenza allo sviluppo del Fondo di solidarietà, in modo da poter cooperare nel futuro nel caso in cui si ripetano catastrofi del genere.
Manolis Mavrommatis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, quest’estate abbiamo avuto in Grecia condizioni come mai prima d’ora, ed è una tragedia che il prezzo in termini umani di questo disastro sia stato così alto. Tuttavia, vorrei soffermarmi oggi sulla minaccia che le calamità naturali rappresentano per i siti archeologici. Le calamità naturali, soprattutto gli incendi boschivi scoppiati in Grecia quest’estate, hanno messo in pericolo monumenti di grande importanza per il patrimonio culturale europeo.
È’ stato un tormento assistere al recupero del museo dell’antica Olimpia e del sito archeologico dei primi Giochi olimpici. A causa delle condizioni meteorologiche non è stato possibile contenere l’incendio prima che raggiungesse il sito archeologico. Malgrado ogni tentativo, la vegetazione dell’antico bosco sulla collina di Kronius è stata interamente distrutta.
L’antica Olimpia fa parte del patrimonio culturale mondiale. E’ qui che nacquero i Giochi olimpici, i più importanti giochi dell’antica Grecia. Manifestazione tenuta in onore di Giove, la fama dei Giochi era diffusa ovunque nell’antichità, e oggi la loro fama raggiunge ogni angolo del pianeta. Oltre alle gare, le attività culturali rivestivano, e rivestono a tutt’oggi, un ruolo fondamentale in questo avvenimento.
L’antica Olimpia rappresenta la culla della civiltà. E’ per tale motivo che ne faccio menzione a parte nella risoluzione. Vorrei infine richiedere al riguardo di riservare risorse appositamente per tali evenienze, in modo da far sì che i monumenti e i siti facenti parte del patrimonio culturale europeo siano protetti nel futuro dalle calamità e siano restaurati se danneggiati dagli incendi.
Evangelia Tzampazi (PSE). – (EL) Signor Presidente, stiamo discutendo di un disastro senza eguali, della perdita di vite umane, e di un disastro economico e ambientale. La causa di tutto ciò sono i cambiamenti ambientali, la siccità e le elevate temperature, nonché una mancanza di prevenzione e pianificazione e, in modo particolare, di coordinamento.
Dobbiamo agire di comune intento, senza indugi, per assistere le vittime. Il rimboschimento e il ripristino delle aree protette devono cominciare immediatamente. Dobbiamo inoltre impedire la conversione illegale della terra in terreno edificabile.
Ciò è possibile ricorrendo a un “riflesso europeo”, a patto che mobilizziamo i fondi comunitari senza ritardi democratici, adottiamo e attuiamo una rigorosa normativa per tutelare i boschi e gli ecosistemi, istituiamo una forza europea di reazione rapida indipendente, nonché attuiamo una strategia europea per contrastare l’impatto dei cambiamenti climatici.
E’ tuttavia anche necessario sottolineare i bisogni delle fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini, gli anziani e i disabili.
Vorrei ringraziare il Commissario Špidla per averci ricordato che dobbiamo integrare delle misure anti-esclusione nel piano d’azione della Grecia.
Marian-Jean Marinescu (PPE-DE). – (RO) Signor Presidente, quest’estate l’Europa ha assistito alla tragedia causata dalle calamità naturali in Grecia: la perdita di vite umane e la distruzione di migliaia di ettari di boschi. Ciò avrà ovviamente un impatto estremamente negativo dal punto di vista ambientale ed economico. L’Unione europea ha fornito assistenza in termini di risorse umane, così come sotto l’aspetto materiale e operativo, e spero che tale esperienza contribuisca al futuro della protezione civile europea. I fatti dimostrano che la creazione di una forza europea di reazione rapida è indispensabile. Ciò dovrebbe includere forze di reazione specifiche per i diversi tipi di calamità naturali, organizzate intorno a centri regionali, il tutto con l’obiettivo di ridurre i tempi di reazione. Dobbiamo essere inoltre certi che vi sia un meccanismo per stanziare risorse dal Fondo di solidarietà. Oltre ai devastanti incendi di quest’estate, l’Europa orientale, in particolare la Romania, hanno registrato un’estrema siccità e, negli ultimi anni, diversi paesi sono stati colpiti da terribili alluvioni. Nel 2005 la Romania ha registrato le peggiori inondazioni degli ultimi 20 anni, inondazioni che hanno colpito tutte le regioni del paese. La Romania ha ricevuto dall’Unione europea assistenza finanziaria nell’ambito dei progetti nelle regioni colpite, ma i fondi sono stati stanziati in ritardo rispetto al momento in cui avrebbero avuto più efficacia. Quest’estate, le temperature anomale registrate in Romania hanno causato morti, lo svenimento di centinaia di persone, il Danubio ha dimezzato la sua portata, mentre l’anno passato aveva inondato decine di migliaia di ettari, dieci distretti hanno dichiarato lo stato di calamità e, per la prima volta, è stato attivato l’allarme rosso. Va da sé che gli Stati membri devono adottare un approccio comune. La Commissione sul cambiamento climatico deve giungere quanto prima a conclusioni chiare sulle cause e sulle misure richieste per eliminare tali cause.
Paulo Casaca (PSE). – (PT) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto unirmi a quanti mi hanno preceduto nell’esprimere il mio cordoglio alle vittime di queste catastrofi, dalle Isole Canarie a ovest, fino alla Grecia e alla Bulgaria a est. Desidero inoltre sottolineare l’importanza, come è già stato fatto, del lavoro svolto dai servizi di protezione civile e, in modo particolare, dai vigili del fuoco, nel debellare queste calamità. Vorrei nella fattispecie accogliere con favore la dichiarazione formulata dal Commissario Dimas il 31 luglio, in cui è stata evidenziata l’importanza della relazione dell’ex Commissario Barnier, nonché della sua attuazione, affinché l’Europa sia attrezzata con un meccanismo di protezione civile che le permetta di fornire le risposte richieste.
Il coordinamento già esiste, è un dato di fatto, ma non possiamo dimenticarci dei suoi limiti, come quando nel luglio scorso la Bulgaria lanciò appelli che rimasero inascoltati.
La strada da percorrere è a mio parere molto chiara: la Commissione deve formalizzare quanto contenuto nella relazione in questione come sua proposta e il Parlamento, così come il Consiglio, ovviamente, devono riservarle la dovuta attenzione e dar seguito a tali proposte, essendo esse estremamente importanti per il futuro della protezione civile europea.
James Elles (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, dalla proposta di risoluzione emerge chiaramente che abbiamo avuto condizioni meteorologiche estreme in Europa, sia che consideriamo le ondate di caldo o le inondazioni. Abbiamo sentito molte cose al riguardo. Va da sé che mi unisco ai miei colleghi nell’esprimere la mia profonda solidarietà a coloro che sono stati colpiti dagli incendi in Grecia. Allo stesso tempo vi sono coloro che, come ha affermato l’onorevole Corbett, sono stati colpiti dalle inondazioni, fra cui si dà il caso che ci siano i cittadini della mia circoscrizione. Sono perplesso dal fatto che il Commissario non abbia toccato questo punto: dopotutto stiamo discutendo di catastrofi naturali, le quali includono anche le inondazioni.
Quest’anno giugno e luglio hanno fatto registrare nel mio paese un primato in fatto di precipitazioni da quando tali dati vengono registrati. L’Associazione degli assicuratori britannici ritiene che i conseguenti danni potrebbero ammontare a 5 miliardi di euro. Dieci persone sono morte, un numero imprecisato di case è andato distrutto, innumerevoli imprese sono state costrette a trasferirsi e le infrastrutture hanno subito ingenti danni. Sarebbe pertanto molto importante includere le inondazioni in qualsiasi azione la Commissione intenda suggerire.
Signor Commissario, la gente che si trova sul luogo pone domande come la seguente: l’Unione europea può stanziare fondi che siano pari a quelli nazionali al fine di prevenire, mediante la costruzione di difese contro le inondazioni, altre alluvioni? In secondo luogo, l’Unione europea dovrebbe rivedere la direttiva intesa a evitare che i detriti risultanti dal dragaggio dei fiumi e dei corsi d’acqua vengano lasciati sulle rive? Se diamo un’occhiata alle stime per il futuro, nessuno dubita del fatto che tali condizioni probabilmente peggioreranno. I climatologi prevedono che le precipitazioni medie a livello nazionale cresceranno di circa il 20 per cento, ed esse possono manifestarsi in rovesci temporali, quando in un giorno cade il quantitativo di pioggia di un mese.
Nella fattispecie, sarebbe rincuorante per coloro i quali nella mia circoscrizione, nella circoscrizione dell’onorevole Corbett o nel Regno Unito in generale forse stanno ascoltando il presente dibattito, se si potesse assicurare che le inondazioni verranno incluse, come è stato stabilito nel paragrafo 2 della proposta di risoluzione presentata dal nostro gruppo, nonché che l’assistenza verrà fornita quanto prima. In qualità di relatore generale per il bilancio del 2007, posso garantirle che seguirò la vicenda da vicino, per essere certo che i fondi vengano spesi in modo adeguato ed efficace.
Fernand Le Rachinel, a nome del gruppo ITS. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero esprimere, a nome del gruppo ITS, le mie condoglianze e la mia vicinanza alle vittime così come a tutto il popolo greco.
Sessantatre morti, per non parlare dei dispersi, dei paesi distrutti, dei 200 000 ettari di terra bruciati, tutte cose già menzionate dai miei colleghi. E poi decine di migliaia di capi di bestiame uccisi, le conseguenze per l’economia a livello nazionale, ma soprattutto locale, non ancora valutate appieno: questo è l’amaro bilancio degli incendi che imperversano in Grecia dalla fine di agosto.
L’Unione europea, come sempre, metterà mano al portafoglio per contribuire alla ricostruzione e, come sempre, approfitta di una tragedia per proporre un ampliamento delle proprie competenze istituendo una forza europea permanente con compiti di protezione civile. Ciò non avrebbe comunque aggiunto niente alla solidarietà dei paesi europei che hanno inviato elicotteri, bombardieri ad acqua e vigili del fuoco per prestare aiuto ai loro colleghi greci. Così come hanno fatto due anni or sono in Portogallo e come faranno in futuro ogniqualvolta uno Stato europeo ne avrà bisogno.
E, come sempre, l’Unione europea nasconde le proprie responsabilità. La politica di prevenzione degli incendi boschivi non dispone più di una fonte di finanziamento autonoma ed è ormai annegata nel programma LIFE, programma che si concentra sulla formazione, la comunicazione e il monitoraggio statistico degli incendi per quella parte contenuta che riguarda questo argomento.
I greci sono infuriati e ne hanno ben ragione, poiché l’entità di questa catastrofe è evidentemente il frutto di una serie di errori umani: manutenzione lacunosa del sottobosco, vigili del fuoco non adeguatamente addestrati, attrezzatura insufficiente, assenza di coordinamento durante le operazioni, politica urbanistica inappropriata, richieste tardive di assistenza e, soprattutto, nessuna prevenzione. Ciò è tanto più disarmante, visto che si tratta di un paese mediterraneo regolarmente teatro di incendi e siccità, il quale ha avuto tre ondate di calore dall’inizio dell’anno. Non ha capito, alla luce di questa particolarità climatica, che era necessario approntare una vera e propria forza aerea di bombardieri ad acqua.
Tuttavia, non dobbiamo puntare il dito solamente contro il governo Karamanlis, anche se il suo attendismo dei primi giorni ha dello scandaloso: solo mille vigili del fuoco, soltanto 440 militari. E’ necessario chiamare in causa anche i predecessori socialisti, il PASOK. Il partito di Nuova Democrazia e i suoi alleati sono collettivamente responsabili dell’insufficienza delle risorse umane e della scarsità di attrezzature per l’estinzione degli incendi, nonché dell’assenza di una politica di prevenzione degna di questo nome.
La terribile catastrofe che ha investito la Grecia non è, purtroppo, che la dimostrazione del fallimento di un sistema, e i cittadini greci avranno l’opportunità, fra qualche giorno, di castigare una classe politica compromessa e di sceglierne una nuova. Speriamo che facciano la scelta giusta.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, la discussione di una tematica così importante va a toccare altre questioni direttamente o indirettamente connesse.
Vorrei fare una serie di considerazioni di carattere generale sulla solidarietà europea, sul Fondo di solidarietà e su alcuni fatti che potrebbero servirci da lezione per il futuro.
Nel 2002 ero a capo di un paese colpito, insieme alla Germania e all’Austria, da gravi inondazioni. Furono le proporzioni di quel disastro a spronarci a creare il Fondo di solidarietà. Il disastro si verificò in agosto e i primi stanziamenti raggiunsero la Repubblica ceca il gennaio successivo. Posso dire senza alcuna ombra di dubbio che il processo fu incredibilmente rapido: partendo da zero, si dovevano formulare orientamenti politici, mettere a punto una struttura e fornire assistenza concreta. Tale assistenza fu di portata significativa e fu molto apprezzata nel nostro paese.
Da allora l’importanza della solidarietà per me è stata sempre chiara, in termini generali oltre che finanziari. Non dimenticherò mai i vigili del fuoco danesi e francesi e le molte persone provenienti da tutte le altre parti d’Europa che hanno apportato il loro contributo nell’affrontare un tale disastro.
In seguito a quella esperienza mi resi conto che, a prescindere da quanto ben organizzato possa essere un paese, vi saranno sempre disastri che varcano le sue frontiere. Nessun paese può mantenere costantemente il livello di risorse necessario per affrontare situazioni così estreme. Ritengo pertanto che sia giusto cercare di trovare modi e mezzi che ci permettano di agire in maniera coordinata in tali situazioni a livello dell’Unione europea. Questo punto è di importanza fondamentale. La forma che dovrà assumere è tuttora materia di discussione. E’ chiaro però che la capacità di reazione e di mobilitare tutte le eventuali risorse a livello europeo o tramite l’Unione europea è estremamente importante, nonché insufficiente allo stato attuale delle cose. Si è a malapena accennato al fatto che la Bulgaria non ha ricevuto alcuna assistenza. La capacità era stata semplicemente esaurita. Non vi è stata alcuna delibera segreta, semplicemente non erano disponibili velivoli, e non vi era abbastanza personale addestrato.
Per quanto riguarda l’assistenza alla Grecia nello specifico, è adesso chiaro che gli aiuti sono disponibili. Saranno attuati su richiesta del governo greco. Comunque, tutti gli organi della Commissione faranno tutto il possibile per garantire che gli aiuti siano utilizzati nel modo più rapido ed efficace possibile.
Vorrei ribadire brevemente quanto ho detto nel mio intervento iniziale. Prendiamo in considerazione il Fondo di solidarietà, che da quando è stato istituito è stato già mobilitato in 20 o 30 casi. Venne creato all’indomani delle inondazioni. E’ intervenuto o ha fornito assistenza nel caso di uragani devastanti, come gli uragani Gudrun e Kyril. Adesso sarà utilizzato per fornire assistenza in seguito ai recenti gravi incendi boschivi. Queste sono le possibilità offerte dai Fondi strutturali, i quali possono essere riorganizzati alla luce delle nuove esperienze e delle nuove esigenze, e siamo pronti a farlo, incoraggiati, fra l’altro, dalla visita del Commissario Hübner in Grecia. Un’altra lezione importante che ho imparato è che assistere a una tale tragedia con i propri occhi vale innumerevoli documentari televisivi.
Onorevoli deputati, abbiamo affrontato nel corso della nostra discussione i problemi del cambiamento climatico, della prevenzione delle inondazioni, della strategia per la tutela ambientale, della pianificazione e dello sviluppo urbano, e così via. Tutte questi problemi sono senza dubbio legati gli uni agli altri. E’ per questo motivo che è così importante cercare risposte a livello europeo, il che, in fin dei conti, è quello che stiamo facendo qui.
Onorevoli deputati, vorrei concludere dicendo qualcosa di molto semplice. La solidarietà è indispensabile, e quando se ne beneficia ci si sente, anche in situazioni estremamente difficili, molto più forti di quanto non ci si aspettasse. Grazie.
Presidente. − Prima di concludere il dibattito, intendo ringraziare tutti i colleghi intervenuti, di tutte le forze politiche, per l’alto livello degli interventi. Sono nato a Peschici, uno dei paesi dell’Italia meridionale, tra i più colpiti durante gli incendi di quest’estate, che ha contato tre vittime tra i morti degli incendi. Capisco lo sgomento e il dolore da molti manifestato e intendo ringraziare tutti per la grande concretezza e determinazione. Mi auguro che il Consiglio sia all’altezza delle preoccupazioni di Parlamento e Commissione.
Comunico di aver ricevuto 5 proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del regolamento(1).
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Jorgo Chatzimarkakis (ALDE), per iscritto. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, le immagini dei gravi incendi scoppiati in Grecia ci hanno accompagnato durante tutta l’estate. La prontezza con cui gli altri Stati dell’Unione europea hanno prestato assistenza nello spegnimento degli incendi e gli aiuti stanziati dall’Unione europea non verranno dimenticati presto in Grecia.
Una cosa di cui invece ci si dimentica da decenni in Grecia (e qui vorrei toccare le cause degli incendi) è la creazione di un catasto. L’Unione europea ha intimato alla Grecia di crearne uno tempo fa, senza alcun risultato. Così vaste zone della superficie boschiva in Grecia rimangono superfici comuni e quindi terra di nessuno. Chi ha dato fuoco a un appezzamento e poi vi ha costruito una capanna può contare di farla franca e di ottenere addirittura un condono a posteriori – una normativa che fa dell’incendio doloso un vero e proprio sport nazionale. L’Unione europea adesso presterà assistenza ai cittadini greci, ma deve tenere d’occhio lo Stato greco e se necessario redarguirlo. In concreto, ciò significa che se la Grecia non appronterà il catasto entro il 31 agosto 2008, non solo andranno in scadenza le sanzioni che oramai ammontano a vari milioni di euro, ma dovranno essere riconsiderati anche eventuali altri stanziamenti. In qualità di relatore per la trasparenza della spesa nel settore agricolo vorrei sottolineare in particolare quest’ultimo punto.
Neena Gill (PSE), per iscritto. – (EN) Fermo restando che sono ben consapevole della devastazione causata dagli incendi boschivi in Grecia, e pur esprimendo il mio cordoglio per le vite spezzate da tali incendi, vorrei sottolineare che ci troviamo di fronte a una risoluzione sui disastri naturali, motivo per cui sono delusa dal fatto che il Commissario non abbia fatto alcun riferimento alle inondazioni verificatesi nel Regno Unito. Tali inondazioni hanno provocato danni ingenti in tutto il paese, nonché nella mia regione, le West Midlands. Nel Worcestershire oltre 5 000 case e aziende sono state colpite e più di 2 000 abitanti sono stati temporaneamente sfollati.
L’impatto sulle infrastrutture è stato ingente: molte strade sono rimaste sommerse dall’acqua per settimane, mentre altre sono completamente scomparse. Anche l’agricoltura ne ha sofferto enormemente, non solo in termini di perdita di prodotti agricoli, ma anche in termini di perdita di colture, pascoli e del raccolto dell’anno prossimo.
Invito pertanto la Commissione a far sì che anche la richiesta da parte del Regno Unito di ottenere assistenza finanziaria dal Fondo di solidarietà venga anticipata per ovviare ad alcune delle conseguenze immediate delle inondazioni. E’ fondamentale che i sistemi che garantiscono l’accesso ai fondi siano snelliti e che qualsiasi forza di reazione rapida proposta dall’Unione europea al fine di assistere gli Stati membri includa anche le inondazioni gravi.
Péter Olajos (PPE-DE), per iscritto. – (HU) Le calamità naturali dell’estate.
Il cambiamento climatico ha trasformato quest’estate in un catalogo di catastrofi. Inondazioni, siccità e incendi boschivi mai visti prima hanno causato devastazioni in tutta Europa. In Ungheria una percentuale significativa delle coltivazioni di granturco è andata distrutta a causa della siccità, e oltre 400 ettari sono stati inghiottiti dalle fiamme in incendi boschivi, nonostante i nostri vigili del fuoco si siano battuti valorosamente in Ungheria così come in Grecia. Adesso l’Unione europea deve trarre le giuste lezioni da questi eventi.
Vorrei ricordarvi che si sospetta che gli incendi scoppiati in Sicilia e in Grecia siano di carattere doloso, ovvero che siano stati appiccati deliberatamente. E’ di estrema importanza che i danni provocati da un incendio doloso in un’area naturale oggetto di tutela, sia stata essa distrutta o solo danneggiata, non comportino una modifica dello status ufficiale di tali aree. Se è possibile eludere le autorità gettando semplicemente un mozzicone di sigaretta, e se si possono quindi ottenere le autorizzazioni, ad esempio quelle per edificare, negate per motivi di tutela ambientale, allora l’intera Europa sarà presto in fiamme. L’Unione europea e gli Stati membri devono attribuire particolare importanza a una rigorosa ricostruzione delle zone colpite dalle devastazioni.
Vorrei infine richiamare l’attenzione su una piccola lacuna di carattere amministrativo. Mentre una volta era possibile, prima che la prima assistenza fosse attuata, ottenere dall’Unione europea fondi per combattere le calamità naturali in tempi abbastanza rapidi, perfino entro due mesi, adesso la tempistica è di quasi un anno. Spero che l’Unione voglia modificare questa prassi e che la procedura per ottenere gli aiuti torni a essere rapida. Ricordatevi: donare rapidamente vuol dire donare due volte.
Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Negli ultimi anni la frequenza, l’entità, la complessità e le conseguenze delle calamità naturali sono enormemente aumentate in Europa. L’estate 2007 è stata caratterizzata da incendi boschivi particolarmente drammatici, nonché da gravi inondazioni e dagli ingenti danni materiali e ambientali a essi legati. Tali disastri naturali hanno evidenziato ancora una volta che le risorse nazionali disponibili sono ormai al limite, dal punto di vista finanziario e tecnico. E’ pertanto necessaria più che mai una protezione civile europea rapida e funzionante. Auspico quindi che l’Europa si impegni con efficacia ed esortola Commissione ad adottare i relativi provvedimenti.
Tutti ci ricordiamo ancora delle catastrofiche inondazioni verificatesi nell’Europa centrale nel 1999, 2001 e 2005. L’Austria e i suoi vicini vennero allora colpiti in maniera molto grave. Fu allora che venne creato il Fondo di assistenza alle vittime dei disastri. E’ giunta l’ora di strutturare tale fondo nel modo più flessibile e di mobilizzarlo senza ulteriori indugi. Grazie allo sviluppo di un meccanismo di reazione rapida sarà inoltre possibile reagire in tempi brevi nelle situazioni di grande emergenza.
Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Condivido la posizione espressa nella proposta di risoluzione presentataci, e desidero esprimere la mia solidarietà nei confronti delle persone che sono state colpite da questa tragedia in Grecia.
L’Unione europea deve fornire alla Grecia aiuti consistenti quanto prima, oltre a migliorare la sua capacità e le sue risorse in materia di protezione civile e di interventi in situazioni d’emergenza.
Quest’estate il clima è purtroppo stato impietoso anche con altre regioni in Europa. Inoltre l’uragano Dean, con venti che superavano i 200 km/h, è uno degli uragani più violenti che abbiano colpito la regione caraibica negli ultimi venti ann; ha causato danni ingenti sia all’agricoltura che alla rete elettrica e alle telecomunicazioni della Martinica e della Guadalupa, due regioni ultraperiferiche dell’Unione europea.
Invito con insistenza la Commissione europea a prendere le misure necessarie per sostenere l’agricoltura della Martinica e della Guadalupa, prestando particolare attenzione alle coltivazioni di banane e di canna da zucchero, in quanto le piantagioni sono state quasi completamente distrutte, con conseguenze assai preoccupanti per il tessuto economico, sociale e umano.
Il nuovo Fondo di solidarietà e il programma EuropeAid nella sua versione consolidata devono assolutamente entrare in vigore il più presto possibile.