– Relazione Díaz de Mera García Consuegra (A6-0288/2007)
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La Repubblica di Finlandia ha presentato un’iniziativa che mira ad adattare il regolamento applicabile agli archivi di analisi alla normativa ancora in vigore.
In realtà il protocollo del 2003, entrato in vigore nell’aprile di quest’anno, contiene una modifica nel titolo III della convenzione Europol, ed esattamente nella parte relativa alla creazione di archivi di analisi e alla raccolta, al trattamento, all’utilizzo e all’eliminazione dei dati personali conservati in tali archivi.
Pertanto le modalità di applicazione adottate dovranno essere modificate di conseguenza.
Si tratta inoltre di una misura che, anche se provvisoria, è necessaria e opportuna.
In realtà tale misura sarà in vigore per un periodo breve, poiché tutti gli atti pregressi saranno abrogati nel momento in cui entrerà in vigore la decisione del Consiglio che istituisce l’Ufficio europeo di polizia.
– Proposta di risoluzione comune: Calamità naturali (RC-B6-0323/2007)
Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della presente risoluzione, ma vorrei richiamare l’attenzione su un altro punto, ovvero sulla creazione di una forza di protezione europea. All’interno del Parlamento europeo abbiamo la tendenza ogni volta di richiedere subito, di fronte a determinati avvenimenti, la creazione di una nuova istituzione o di una nuova posizione.
Occorre chiarire in tale contesto ancora una volta che gli Stati membri, quando si tratta di affrontare calamità naturali, non devono essere esentati dalle loro responsabilità, bensì compete preminentemente a essi fornire assistenza, dotare i corpi dei vigili del fuoco delle migliori attrezzature e formarli, per poi implementare delle misure nel campo della lotta contro le calamità naturali. Solo in casi eccezionali, in presenza di disastri di proporzioni estreme, l’Unione europea dovrà dimostrare la propria solidarietà, ovvero sarà chiamata a intervenire e fornire assistenza, ma tale competenza deve rimanere in linea di principio nelle mani degli Stati membri.
Agnes Schierhuber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione relativa alle calamità naturali, perché si è visto ancora una volta come l’Europa non sia immune da tali situazioni estreme e come necessiti della solidarietà dell’Unione europea. Ma una cosa deve essere chiara: il coordinamento deve migliorare notevolmente, e non deve accadere che degli Stati membri dell’Unione ricorrano all’aiuto di paesi terzi soltanto perché noi non siamo in grado di fornire assistenza. Gli Stati membri sono chiamati a creare agenzie di soccorso meglio organizzate, soprattutto nel campo del volontariato, ad esempio dei corpi dei vigili del fuoco dotati delle migliori attrezzature disponibili.
Un problema pressante è lo smaltimento delle carcasse di animali domestici e selvatici, problema che va affrontato quanto prima per evitare il diffondersi di malattie e ridurre l’inquinamento ambientale.
Andreas Mölzer (ITS). – (DE) Signor Presidente, anch’io ho votato a favore di questa risoluzione, nonostante sia dell’opinione che i devastanti incendi boschivi non debbano assolutamente avere come conseguenza un ulteriore inutile aumento del numero di istituzioni europee. A mio avviso né un’agenzia europea per la protezione civile né una forza d’intervento europea per le calamità naturali sono in grado di fornire una protezione efficace nell’Unione europea nel caso di calamità naturali. Anzi, ciò porterebbe soltanto a un ulteriore aumento della burocrazia e al lievitare dei costi.
Dobbiamo migliorare la cooperazione fra Stati per essere attrezzati per affrontare calamità naturali nel futuro, nonché tenere i corpi dei vigili del fuoco, i boschi e altro in condizioni tali che i disastri naturali semplicemente non assumano più tali proporzioni.
Glyn Ford (PSE). – (EN) Signor Presidente, devo dire che nella lista di voto del mio gruppo questa risoluzione sulle calamità naturali è definita come risoluzione sugli incendi boschivi, ma le calamità naturali verificatesi in Europa durante l’estate sono andate ben oltre ciò, e vorrei sollevare la questione delle peggiori inondazioni in oltre un secolo che hanno colpito la mia regione. Circa 300 000 persone sono rimaste senza acqua potabile per più di una settimana, 4 000 case sono state gravemente danneggiate e decine di migliaia di case sono state evacuate per un costo totale di 150 milioni di euro.
Spero che il mio governo richieda l’assistenza della Commissione europea per consentire alla contea e alle città della mia regione, nonché di altre regioni in Gran Bretagna, di ottenere un qualche risarcimento dei costi che inesorabilmente andranno a colpire segmenti molto limitati della popolazione.
Presidente. − Il titolo della proposta di risoluzione è “calamità naturali” ed è stato corretto.
Linda McAvan (PSE). – (EN) Signor Presidente, vorrei solo ribadire quanto detto dall’onorevole Ford sulle calamità naturali nel Regno Unito. Forse la gente non ne è al corrente, ma sono state inondate40 000 abitazioni, sono state colpite 900 scuole, alcune fra le linee ferroviarie principali sono ancora chiuse e sono stati colpiti i terreni agricoli, fra cui il 75 per cento del raccolto di piselli del Regno Unito. Nella sola regione dello Yorkshire e Humber, da dove io provengo, l’evento ha interessato diverse migliaia di persone e molti non sono ancora in grado di fare ritorno alle loro abitazioni.
Quello che chiediamo alla Commissione, dal momento che il governo britannico ha fatto domanda di poter usufruire del Fondo di solidarietà, è di dare una risposta in tempi rapidi a questa istanza, ma al contempo occorre che le istituzioni dell’Unione europea diano al cambiamento climatico la massima priorità. Quando nei prossimi mesi il Parlamento prenderà in esame un pacchetto di norme consistente, spero che i miei colleghi terranno presente i disastri naturali di questa estate, apportando il nostro contributo alla soluzione a lungo termine del problema del cambiamento climatico, e mi auguro che non si verificheranno più calamità naturali delle proporzioni di cui siamo stati testimoni questa estate.
Nirj Deva (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, vorrei anch’io esprimere il mio sostegno alla richiesta di fondi presentata alla Commissione europea. La mia regione, l’Inghilterra sudorientale, è stata colpita in maniera altrettanto dura, soprattutto nell’Oxfordshire e in parti del Berkshire, e io, insieme all’onorevole Hannan, ho presentato alla Commissione europea una richiesta per alcuni fondi di emergenza. Il motivo per cui ho preso la parola è che desidero chiedere alla Commissione di accelerare l’erogazione di fondi per l’assistenza e il ritorno alla normalità della mia regione, l’Inghilterra sudorientale.
Françoise Castex (PSE), per iscritto. – (FR) Votando a favore della risoluzione in materia di calamità naturali verificatesi questa estate, ho voluto esprimere la mia solidarietà a tutti i famigliari delle vittime e agli abitanti delle regioni colpite. Vorrei inoltre trasmettere il mio ringraziamento a tutti coloro – professionisti, volontari ed enti locali – che hanno contribuito a estinguere gli incendi e a salvare quanti sono stati colpiti dalle inondazioni.
A mio avviso, l’incombenza più urgente è mettere a punto misure per gli aiuti comunitari straordinari, in particolare di natura finanziaria, al fine di offrire assistenza nel lavoro di ricostruzione delle regioni che hanno subito gravi danni. E’ inoltre necessario ristabilire il potenziale produttivo delle zone colpite, tentare di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e di intraprendere azioni adeguate per compensare i costi sociali legati alla perdita di posti di lavoro e di altri fonti di reddito.
Sono tuttora preoccupato dal proliferare di calamità causate da fenomeni climatici estremi, i quali, secondo gli esperti, sono da ricondursi in gran parte al cambiamento climatico, un fenomeno che ha come conseguenza il riscaldamento del pianeta. A tale riguardo, mi rivolgo alla Commissione affinché prenda una serie di iniziative per garantire il rispetto degli impegni assunti a Kyoto e per assicurarne il rinnovo.
Den Dover (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Pur sostenendo e votando a favore della proposta di risoluzione comune sulle calamità naturali, i conservatori britannici hanno alcune riserve per quanto riguarda la creazione di una “Forza europea” (paragrafo 9), poiché riteniamo che sia le capacità di prevenzione che quelle di intervento rapido debbano essere concentrate nelle risorse degli Stati membri.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Riteniamo che la presente risoluzione sia positiva e proponiamo di votarla, ma dobbiamo richiamare l’attenzione sul fatto che manca una qualsivoglia proposta di peso (nonostante i diversi riferimenti alle precedenti risoluzioni del Parlamento europeo), nonché sul fatto che si insiste su altre proposte in merito alle quali nutriamo invece forti dubbi.
Dobbiamo pertanto insistere sulla necessità di rivedere il Fondo di solidarietà ed estenderlo alle calamità regionali, creare meccanismi di sostegno alle persone colpite e di assistenza al rimboschimento, con un occhio di riguardo alla prevenzione dei disastri di notevole entità provocati dal cambiamento climatico. E’ necessario un sistema pubblico di assicurazione per l’agricoltura, finanziato dall’Unione europea, che garantisca ai coltivatori un reddito minimo nel caso di emergenze pubbliche quali siccità, incendi e inondazioni.
E’ necessario affermare una cultura della prevenzione che affronti il problema delle calamità naturali, problema che riguarda soprattutto l’area del Mediterraneo, e introdurre cambiamenti radicali nella politica agricola comune con l’obiettivo di combattere il declino delle piccole e medie aziende agricole, nonché delle aziende agricole familiari, promuovendo la produzione agricola, la biodiversità e l’occupazione dei terreni.
Nutriamo dubbi riguardo al meccanismo comunitario di protezione civile, poiché potrebbe rappresentare un altro stratagemma per sottrarre alla competenza degli Stati membri aspetti importanti come la gestione delle risorse naturali, e in modo particolare quella delle aree boschive.
Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) E’ oramai da alcuni anni che inauguriamo la sessione autunnale del Parlamento con discussioni riguardanti le tragiche conseguenze delle calamità naturali che colpiscono l’Europa durante l’estate. I casi di siccità, le ondate di caldo, le inondazioni e gli incendi stanno devastando l’Europa. Se vi aggiungiamo le catastrofi industriali provocate dalle forze della natura, allora abbiamo un quadro dell’Europa in cui i suoi cittadini assistono impotenti alla forza distruttiva della natura.
Oltre 60 persone sono morte quest’anno durante gli incendi in Grecia, molte famiglie hanno perso tutto quello che possedevano, e migliaia di ettari di boschi e di uliveti sono andati distrutti. Il quadro è davvero tragico. So cosa significa una tragedia del genere. Il mio paese è stato colpito da inondazioni e abbiamo avuto molte vittime causate da tragici incidenti minerari. Per tale motivo vorrei porgere le mie condoglianze e la solidarietà dell’Europa ai familiari e ai cari delle vittime del disastro in Grecia, nonché agli abitanti delle regioni colpite dagli incendi.
Allo stesso tempo, non ritengo che l’Europa possa permettersi di assistere passivamente al verificarsi di tali eventi. Ciò non significa solo prestare assistenza finanziaria, in modo da consentire la ricostruzione delle regioni colpite dalle calamità. Innanzi tutto, dobbiamo mettere a punto all’interno dell’Unione europea un meccanismo di prevenzione e allarme precoce più efficace, il quale, pur non potendo evitare il verificarsi di disastri, avrebbe di certo un impatto in termini di alleviamento delle conseguenze. Anche se la protezione della popolazione dalle calamità è responsabilità dei singoli Stati, dobbiamo riflettere su un monitoraggio più efficace delle politiche di controllo delle crisi a livello nazionale, e forse anche su una forza di intervento rapido da impiegare in tali disastri.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Vorrei esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime dei gravi incendi boschivi manifestatisi quest’estate in Grecia, nonché la mia solidarietà ai loro familiari e a tutte le popolazioni colpite.
E’ ora di passare dalle parole ai fatti. L’Unione europea deve attivare gli strumenti e i mezzi finanziari necessari per soddisfare i bisogni materiali delle persone colpite e promuovere la ripresa socioeconomica e ambientale delle regioni interessate.
Alla luce dei punti fin qui sollevati, vorrei ricordare alcune delle proposte presentate nel 2003 e 2005, le quali sono oggi più che mai pertinenti:
– mantenere l’ammissibilità delle calamità regionali per l’assistenza a titolo del Fondo di solidarietà;
– riconoscere il carattere specifico delle calamità naturali dell’area mediterranea, dove si registra il 90 per cento degli incendi e della siccità;
– creare un programma comunitario di protezione delle aree boschive dagli incendi;
– valutare la possibilità di creare un fondo per le calamità nel settore agricolo;
– riservare un’attenzione particolare alle regioni più svantaggiate nel caso di calamità naturali.
Vorrei infine sottolineare che, se i fondi destinati alla spesa militare, in continuo aumento, venissero invece impiegati nel campo della prevenzione e della lotta contro le calamità naturali, nonché per la ricostruzione delle regioni colpite, allora l’impatto e le conseguenze di tali disastri sarebbe notevolmente ridotto.
Carl Lang (ITS), per iscritto. – (FR) Alla fine di agosto, la Grecia ha vissuto la peggiore tragedia della sua storia. Secondo un primo bilancio provvisorio, gli incendi di enormi proporzioni che hanno devastato gran parte del Peloponneso hanno fatto 63 morti, oltre 40 000 capi di bestiame vi hanno trovato la morte, 250 000 ulivi sono bruciati, così come centinaia di migliaia di ettari di bosco.
I tre giorni di lutto nazionale decretati dal Primo Ministro Kostas Karamanlis non potranno cancellare l’assoluta incapacità del governo di proteggere i propri cittadini e di soccorrere i paesi circondati dalle fiamme, in una regione dove le estati arroventate e i rischi di incendio sono fenomeni ricorrenti.
Ovunque abbiamo assistito a una mancanza di personale e di attrezzature, ma anche all’assenza di preparazione e al mancato coordinamento delle operazioni. Questo governo con a capo Nuova Democrazia, come i precedenti governi del PASOK, non ha fatto niente per impedire che si scatenassero incendi di tali proporzioni e gravità. Con assoluto cinismo e sulla base di calcoli puramente politici, il Primo Ministro ha annunciato, proprio quando gli incendi stavano imperversando ovunque in Grecia, la convocazione di elezioni generali anticipate. A sostegno del popolo greco, vittima della sua classe politica, vogliamo sperare che in futuro i governi irresponsabili saranno sostituiti da governi responsabili.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della risoluzione sulle calamità naturali di quest’estate, e accolgo con particolare favore l’esistenza del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che è preposto ad assistere gli Stati membri nell’affrontare le conseguenze di tali calamità. Si tratta di un’utile espressione di solidarietà che aiuta in modo concreto i paesi e i cittadini dell’Unione europea nei momenti di grande bisogno.
Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN), per iscritto. − I drammatici incendi che quest’estate hanno in particolare colpito la Grecia e l’Italia meridionale, mietendo vittime e distruggendo migliaia di ettari di boschi e di fondi agricoli, ripropongono l’urgente questione di un maggiore coordinamento di pronto intervento delle forze di protezione civile degli Stati membri.
A tal fine, si rende ormai evidente l’esigenza di istituire una Agenzia europea per la protezione civile che coordini e gestisca gli interventi per eliminare o ridurre preventivamente le cause delle catastrofi.
Inoltre, la summenzionata Agenzia - che lo scrivente ha a più riprese proposto alla Commissione europea di istituire, sulla base della positiva esperienza della Federal Emergency Management Agency statunitense – non si limiterebbe a combattere i devastanti incendi che annualmente provocano ingenti danni nei Paesi del Mediterraneo, ma affronterebbe con tempestività le emergenze a seguito di tutti i tipi di calamità prodotti da eventi naturali, come, ad esempio, le recenti alluvioni che hanno flagellato la Bulgaria, o antropici.
Nel sottolineare il carattere sovranazionale che le calamità possono rivestire, occorre che l’Europa non si affidi unicamente alla generosità del volontariato o alle competenze e ai mezzi del solo Stato colpito, ma che disponga di risorse umane, finanziarie e di mezzi adeguati pronti ad intervenire con tempestività.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Per una questione di coerenza, alla luce di quanto abbiamo detto in passato e di quello che ci aspettiamo dal Fondo di solidarietà europeo, va da sé che voterò a favore di questa risoluzione. Ma questo voto non è solo un’espressione di coerenza.
L’integrazione europea presenta, fra gli altri innumerevoli vantaggi, quello delle sue proporzioni e delle economie di scala associate alla solidarietà. Senza ridurre in alcun modo le competenze degli Stati membri e dei rispettivi governi, è possibile e auspicabile mostrare solidarietà a livello europeo, al fine di affrontare i disastri causati dalla natura e dalla sua crescente imprevedibilità, piuttosto che dagli errori commessi nella gestione del territorio.
Pur insistendo su tale punto, non possiamo tralasciare il fattore umano, quando gli incendi sono di natura dolosa o un piano per il territorio rende più probabile tali calamità o ne amplifica le conseguenze. Ritengo pertanto che sia ora di rivedere molte delle nostre politiche, soprattutto nel campo della gestione delle aree boschive e dello sviluppo rurale, ma non solo: dobbiamo infatti prestare attenzione anche alle nostre misure in campo ambientale, in modo da impedire che l’uomo diventi una forza ancora più distruttiva della forza della natura.
Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) Più di 60 morti, 184 000 ettari di terra bruciati, è questo il bilancio degli incendi che hanno devastato la Grecia alla fine di agosto.
L’Europa non è rimasta a guardare. La solidarietà è stata pienamente messa in atto tramite lo “strumento europeo di intervento rapido” che abbiamo votato lo scorso marzo. Si tratta di un meccanismo comune di protezione civile, per il quale 30 diversi Stati mettono risorse come i Canadair, le autocisterne, personale qualificato (i “caschi verdi”) a disposizione dei paesi colpiti dalle calamità, causate dall’uomo o dalla natura.
Non sono una sostenitrice entusiasta di un trasferimento delle competenze verso l’Europa, ma ritengo che un sistema comunitario di protezione civile – e l’ho detto a più riprese in questa sede, e precisamente al tempo dei drammatici incendi verificatisi in Portogallo nel 2003 – possa essere utile, perché i disastri naturali travalicano i confini nazionali.
Il progetto europeo deve urgentemente dar prova del suo valore aggiunto. Deve servire da modello, così che vi sia solidarietà fra tutti i cittadini europei, e non soltanto in occasione di questo particolare disastro.
Gilles Savary (PSE), per iscritto. – (FR) La tempesta catastrofica del dicembre 1999, le inondazioni del 2002 in Europa centrale, gli incendi del 2004 in Portogallo e in Spagna, adesso gli incendi in Grecia dove delle persone hanno trovato la morte, nonché gli incendi in Romania e in Bulgaria: ogni volta vi è una forte ondata emotiva, ogni volta l’Europa mostra la sua compassione, ogni volta la Commissione promette di rafforzare la propria solidarietà e i meccanismi di assistenza.
Proprio qui, il 18 gennaio 2000 per la precisione, lanciai un appello per la creazione di un Eurocorps per la sicurezza pubblica, e l’idea venne ripresa dal Commissario Barnier nella sua relazione del maggio 2006.
Proprio qui, in questo Parlamento, abbiamo reclamato invano il rinnovo del regolamento del 1992 in base al quale sarebbero stati stanziati fondi per le attrezzature nel campo della prevenzione degli incendi, come le fasce tagliafuoco, le strade di accesso e i sistemi di monitoraggio.
Oggi non dobbiamo attendere il prossimo disastro, col suo carico di vittime. Attuiamo la proposta Barnier. Esiste un Eurocorps militare. L’Europa sarà senz’altro in grado di dotarsi di un Eurocorps per la protezione civile, al fine di proteggere i propri cittadini dai rischi naturali e dai rischi di incidenti.
Dobbiamo quindi chiedere agli Stati membri di elaborare piani di prevenzione degli incendi boschivi, nonché aiutarli e incoraggiarli a finanziarli attraverso uno strumento specifico sulla falsa riga di quello previsto dal vecchio regolamento del 1992.
Di fronte al cambiamento climatico, è nell’interesse dell’Europa intera di mettere in atto delle politiche di prevenzione ambiziose.
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). – (SK) Per quanto riguarda le regioni, visto che il loro ruolo nel processo legislativo significa che sono spesso direttamente responsabili dell’attuazione e dell’applicazione delle normative europee, l’impegno volto a legiferare meglio è estremamente importante. Gli organi ai diversi livelli di governo nazionale e locale, le parti economiche e sociali, i rappresentanti della società civile e le organizzazioni non governative devono avere parte attiva, per quanto possibile, nelle consultazioni relative al processo legislativo europeo.
Altrettanto importante è il loro ruolo nella valutazione dell’influenza e dell’impatto di tale normativa sugli Stati membri. Ciò aumenterà la qualità, la chiarezza e la trasparenza delle norme in fase di preparazione, tenendo conto al contempo delle condizioni e delle differenze a livello locale e regionale. In tal modo inoltre saremo in grado di evitare interpretazioni errate, nonché eventuali ritardi nel recepimento e nell’attuazione della normativa.
Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Nel contesto del mio mandato parlamentare mi imbatto in cittadini che si rammaricano del fatto che durante il recepimento della normativa europea alcuni Stati membri impongano loro obblighi che vanno oltre le disposizioni delle norme in questione. I cittadini sono oberati da costi amministrativi inutili, che li spingono verso un’attitudine ostile nei confronti della normativa comunitaria adottata.
Ho votato a favore della relazione su “Legiferare meglio” nell’Unione europea, che ha incorporato i miei emendamenti, poiché ciò rappresenta una grande opportunità per avvicinarsi alla normativa europea da una nuova prospettiva. Le norme europee vengono redatte con lo scopo di semplificare la vita dei cittadini dell’Unione europea e non per renderla più difficile, ed è per questo motivo che devono essere semplici e comprensibili, ponendo l’accento sulla qualità e non sulla quantità. Allo stesso tempo, se le parti interessate a tutti i livelli saranno informate del recepimento della normativa dell’Unione europea in modo efficiente e tempestivo, ciò avrà l’effetto di aumentare la fiducia dei cittadini nel progetto europeo.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della presente relazione su “Legiferare meglio” nell’Unione europea. Sono fortemente convinto che le norme debbano essere improntate alla riduzione al minimo dei costi e all’ottimizzazione dell’efficienza, consentendo lo sviluppo di un’economia europea più competitiva e registrando al contempo risultati migliori nel campo sociale, ambientale ed economico.
Jonathan Evans (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori britannici si rammaricano del fatto che il paragrafo 3 sostenga vagamente “qualsiasi” iniziativa nel campo dell’applicazione del diritto comunitario.
I conservatori britannici appoggiano l’applicazione del diritto comunitario, ma desiderano valutare e prendere in considerazione ogni iniziativa proposta dalla Commissione. Per il resto, riteniamo che la relazione rappresenti un eccellente lavoro.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della presente relazione su come il processo legislativo dell’Unione europea può essere migliorato. Un quadro normativo e giuridico più efficace e snello porterà a migliori risultati nel campo socioeconomico, alla creazione di nuovi posti di lavoro e a un miglioramento della qualità della vita.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Nella relazione si afferma che la semplificazione del quadro normativo, mirata a garantire la chiarezza, efficacia e qualità della normativa, è una condizione essenziale per raggiungere l’obiettivo del “Legiferare meglio”, che a sua volta rappresenta una priorità per l’Unione europea. Nel frattempo, vi si afferma che circa 500 nuove iniziative legislative (200 delle quali per il solo 2007) sono state integrate in un programma modulato separato, specifico per le codificazioni, il che dimostra la complessità della burocrazia comunitaria.
La relazione richiama inoltre l’attenzione sul fatto che la semplificazione promossa a livello europeo deve andare di pari passo con una semplificazione adeguata a livello nazionale, la quale faccia sì che i vantaggi della semplificazione a livello comunitario non siano compromessi dalle normative nazionali o da ostacoli di carattere tecnico.
E’ però necessario operare una distinzione fra le questioni puramente burocratiche e i casi in cui potrebbero essere chiamati in causa dei diritti.
Concordiamo con la proposta che la Commissione adotti definitivamente la rifusione come tecnica legislativa standard, di modo che, per ogni iniziativa, il testo sia disponibile nella sua interezza, anche laddove vi siano emendamenti specifici, indicando chiaramente le parti nuove e quelle che rimangono immutate, migliorando così la leggibilità e la trasparenza della normativa comunitaria.
Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della presente risoluzione su legiferare meglio. In qualità di socialista, non ho problemi a imporre ulteriori oneri all’industria per garantire la salute, la sicurezza, l’ambiente o per aumentare il minimo salariale. Ciononostante, chiedo risultati quantificabili. La direttiva relativa ai veicoli fuori uso, entrata in vigore alcuni anni addietro, è costata all’economia, secondo le stime dell’Ufficio di gabinetto britannico, 400 milioni di sterline (590 milioni di euro), fruttando benefici ambientali e sociali di circa 100 milioni di sterline (150 milioni di euro) l’anno. Se tali cifre sono accurate, allora questa direttiva è stata un fallimento dal punto di vista politico e ambientale. Vogliamo costi a carico dell’industria (e della società) laddove vi è un notevole effetto moltiplicatore per quanto riguarda i benefici, con costi di 100 milioni di sterline che fruttano utili nella misura di 500 milioni. L’attuazione delle raccomandazioni per la conduzione in futuro di analisi costi-benefici delle normative proposte servirà esattamente a questo scopo.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE), per iscritto. − (SV) Riteniamo che un processo legislativo di tipo tradizionale e il metodo di coordinamento aperto possano coesistere e che entrambi siano tuttora necessari. Non condividiamo quindi la posizione secondo la quale il metodo di coordinamento aperto debba essere utilizzato soltanto in via eccezionale, bensì riteniamo che debba continuare a essere impiegato nei casi in cui l’armonizzazione non è una strada auspicabile o produttiva.
Concordiamo tuttavia sul fatto che il Parlamento europeo debba essere coinvolto maggiormente quando viene utilizzato il metodo di coordinamento aperto.
Jonathan Evans (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori britannici sostengono lo slancio della relazione Medina Ortega, la quale fissa limiti precisi per la promozione e l’impiego del diritto comunitario.
Per quel che concerne il paragrafo 18, vorremmo puntualizzare che i conservatori non sostengono una maggiore integrazione europea, ma condividono l’opinione che tali proposte potrebbero contribuire a alleviare la crescente sfiducia nelle istituzioni dell’Unione europea.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Concordiamo col relatore sul fatto che la nozione di strumenti giuridici non vincolanti (strumenti di soft law), basata sulla pratica comune, è ambigua e perniciosa, e non deve essere utilizzata in alcun documento delle istituzioni comunitarie, anche se non siamo d’accordo sul alcuni altri punti della relazione.
Tali strumenti di soft law, che possono essere utilizzati legittimamente come strumenti interpretativi e preparatori per gli atti normativi vincolanti, non devono essere considerati al pari della normativa, né deve essere loro conferita alcuna efficacia vincolante, e ogni paese deve decidere riguardo al loro utilizzo, soprattutto nei casi in cui gettano luce sull’interpretazione delle misure nazionali adottate per attuarli e nei casi in cui hanno per obiettivo quello di integrare le norme comunitarie vincolanti.
Ovviamente, i cosiddetti strumenti normativi non vincolanti non possono sostituire gli atti e gli strumenti giuridici, che esistono per garantire la continuità del processo legislativo. La Commissione deve pertanto prestare particolare attenzione all’impatto della soft law sui consumatori sulla possibilità di rivedere tutto ciò prima di proporre qualsiasi misura riguardante gli strumenti di soft law.
Daniel Strož (GUE/NGL), per iscritto. − (CS) La presente relazione è molto importante ai fini del miglioramento e della semplificazione del contesto normativo comunitario. Vorrei sottolineare in particolare la sua rilevanza riguardo alla necessità di consolidare il ruolo del Parlamento europeo nel processo legislativo, nonché riguardo all’eliminazione del deficit democratico. Inoltre, sostengo appieno l’aspirazione di istituire metodi per la consultazione con il Parlamento europeo sull’adozione dei cosiddetti atti normativi non vincolanti, visto soprattutto che tali atti sono abbastanza diffusi. Questi vengono spesso definiti come poco trasparenti e inefficienti, e il loro eccessivo impiego potrebbe essere un sintomo del fatto che si va oltre le competenze della Commissione. Al di là di questo, l’opinione pubblica potrebbe vedere in tali atti una manifestazione della “superburocrazia” europea.
Nonostante la relazione raccomandi di non impiegare la soft law nei documenti ufficiali della Comunità e di non riconoscere la distinzione fra dura lex e mollis lex, non sono dell’avviso che si tratti di una questione rilevante. La differenza fra atti comunitari vincolanti e non vincolanti è un dato di fatto, e tale raccomandazione non modifica la realtà della loro esistenza né della loro essenza. Inoltre, il fatto che le norme di soft law incluse nel diritto comunitario secondario non siano vincolanti dal punto di vista giuridico non significa che non abbiano valore giuridico. Pensate ad esempio alla loro importanza nell’interpretazione degli atti giuridici. Se poi un organo comunitario non rilascia una raccomandazione o non esprime un’opinione in casi in cui è tenuto a farlo, può essere accusato di passività. Comunque, quest’ultima è un’osservazione di carattere tecnico e non toglie niente alla relazione nel suo complesso.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, oggi abbiamo approvato una relazione con la quale abbiamo condotto un riesame del funzionamento del mercato comune dell’Unione europea. Il mercato comune, che consiste della libera circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci, ha promosso una crescita economica significativa, un aumento del tasso di occupazione e migliorato la competitività dell’economia europea.
Tuttavia, per migliorarne il funzionamento, è necessario abolire gli ostacoli esistenti e la normativa superflua. Purtroppo accade ancora che alcuni paesi limitino la circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri. E’ altresì importante informare i cittadini, gli investitori e gli imprenditori sui benefici e sulle opportunità legate al mercato comune interno.
Un mercato unificato, senza confini o restrizioni, costituisce il pilastro fondamentale dell’Unione europea. Il mercato comune contribuisce a unire la nostra comunità, introducendo principi trasparenti in materia di concorrenza e promuovendo la crescita dello spirito imprenditoriale. Ciononostante, deve tenere conto della coesione sociale, delle questioni inerenti all’occupazione, alla tutela dell’ambiente e dei consumatori. Una tematica particolarmente importante è l’adozione di misure che riducano i costi amministrativi all’interno dell’Unione europea.
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, al paragrafo 16 della relazione Toubon si afferma con rammarico che non si è data abbastanza importanza al contributo potenziale dell’energia nucleare. Il mio voto contrario a questa proposizione si basa sulla supposizione che ci si riferisse alla fissione nucleare, in relazione alla quale io, come molti altri, abbiamo un problema per quanto riguarda lo smaltimento delle scorie radioattive e dell’eredità dello smantellamento. Qualsiasi enfasi del contributo potenziale della fusione nucleare, tuttavia, anche se ancora lontana nel tempo, merita sostegno.
Il paragrafo 32 si riferisce, fra le altre cose, all’armonizzazione nel campo fiscale, e invita la Commissione a procedere con le sue proposte relative una base imponibile consolidata comune per le persone giuridiche. La delegazione irlandese del gruppo PPE-DE è decisamente contraria a qualsivoglia armonizzazione nel campo delle imposte dirette, ivi inclusa l’imposta sulle imprese, e continueremo a respingere qualsiasi proposta che cerchi di indebolire tale posizione. Per tale motivo, nonostante molti punti eccellenti presenti nella relazione Toubon, i miei colleghi e io abbiamo dovuto optare per l’astensione.
Jan Andersson, Göran Färm e Inger Segelström (PSE), per iscritto. − (SV) Riteniamo che la relazione abbia un approccio equilibrato nei confronti del mercato interno e accogliamo con favore soprattutto i passaggi relativi alle analisi delle conseguenze per l’ambiente, che devono essere alla base delle nuove iniziative politiche. Non condividiamo però la posizione sul ruolo dell’energia nucleare e riteniamo che la relazione sia poco chiara in materia fiscale. Non è chiaro per noi, ad esempio, quali iniziative la Commissione dovrebbe assumere nel campo delle accise e dell’IVA, e richiamiamo l’attenzione sul fatto che il livello dell’imposizione fiscale è competenza degli Stati membri. Non è inoltre ben chiaro per noi quali misure di tutela al commercio la relazione intenda. Anche se ci saremmo augurati una posizione più decisa sulle clausole sociali, abbiamo votato a favore della relazione nel suo complesso, poiché sosteniamo il riesame e i punti principali del testo.
Liam Aylward, Brian Crowley, Seán Ó Neachtain e Eoin Ryan (UEN), per iscritto. − (EN) I primi dieci anni del mercato interno hanno significato un apporto di 877 miliardi di euro nell’economia dell’Unione europea, nonché hanno contribuito a creare 2,5 milioni di posti di lavoro. Questi dati sono la prova che il mercato unico funziona.
Essendo un paese votato al commercio, l’Irlanda può solo trarre vantaggio da un mercato unico pienamente funzionante. La garanzia della competitività è un elemento di importanza vitale nel mix di politiche di un mercato unico del tutto funzionante. Non accetto l’opinione secondo cui la base imponibile consolidata comune per quanto riguarda l’imposta sulle società–(CCCTB) non scalfirà la competitività dell’Unione europea, come descritto nella relazione Toubon. La CCCTB è una scorciatoia verso l’armonizzazione fiscale. E’ fondamentale per gli Stati membri avere la flessibilità di utilizzare l’imposizione fiscale in diversi modi e con aliquote diverse per raggiungere i loro obiettivi socioeconomici. L’armonizzazione fiscale impedirebbe tutto ciò.
La relazione Toubon contiene molti punti positivi nel campo della società della conoscenza per un’Unione europea sostenibile, per un’Unione aperta al mondo e per un’Unione ben regolamentata. Tuttavia, mi sono astenuto dal voto finale perché credo fermamente che sia nel migliore interesse dell’Unione europea promuovere la competizione in campo fiscale, e non l’armonizzazione fiscale.
Françoise Castex (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato contro la relazione sul riesame del mercato unico: affrontare le barriere e le inefficienze attraverso una migliore attuazione e applicazione.
Non condivido la posizione del relatore, l’onorevole Toubon, secondo cui l’apertura alla concorrenza all’interno del mercato unico non conoscerebbe né restrizioni né una regolamentazione sul piano sociale. Ho inoltre votato contro l’ulteriore liberalizzazione del servizio postale invocato dalla relazione, e mi rammarico del fatto che gli emendamenti relativi all’armonizzazione sociale e fiscale siano stati respinti.
E’ altresì deplorevole il nuovo riferimento all’introduzione di un mercato interno transatlantico senza restrizioni; dovremmo dare la priorità alla salvaguardia e alla promozione del modello sociale europeo.
A mio avviso, la realizzazione del mercato unico deve essere regolamentata per mezzo di garanzie di protezione sociale per i cittadini europei – cosa che non viene proposta dalla relazione Toubon –, il solo contributo del Parlamento europeo al riesame del mercato unico.
Brigitte Douay (PSE), per iscritto. – (FR) I socialisti francesi hanno votato a favore della relazione Toubon sul riesame del mercato unico e sul suo adeguamento al XXI secolo, perché sottolinea elementi importanti, relegati a volte in secondo piano quando si tratta di discutere l’attuazione del mercato unico. In tale modo la coesione sociale e territoriale e dei servizi di interesse generale moderni vanno di pari passo con l’attuazione del mercato unico. Abbiamo però votato contro il paragrafo 24 sulla liberalizzazione dei servizi postali. La relazione insiste inoltre sulla protezione dei consumatori, strettamente legata all’attuazione del mercato unico europeo, protezione che deve essere garantita. Infine, la dimensione ambientale deve essere integrata nelle disposizioni relative al mercato interno, poiché si tratta di un patrimonio dell’Unione, a condizione che questi grandi principi siano rispettati.
Un punto importante della relazione riguarda le piccole e medie imprese e il loro accesso al mercato unico europeo nel suo complesso, dato il loro ruolo fondamentale, come quello dell’artigianato, nel campo dell’occupazione e dell’innovazione in Europa.
Sostengo in modo particolare la volontà manifestata dal relatore di combattere attivamente ed efficacemente la contraffazione, vera piaga dell’economia europea.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La relazione presenta una prospettiva estremamente neoliberale, dimostrando che il Parlamento europeo è sempre più favorevole a una maggiore liberalizzazione, a maggiori rendite sul capitale per le grandi imprese e i gruppi finanziari che già fanno registrare utili del 35 per cento e oltre.
Quindi, dopo un elogio dei grandi vantaggi che il mercato unico comporta (per le grandi imprese e i gruppi finanziari), ci sentiamo dire che vi sono ancora tendenze protezionistiche che vanno assolutamente contrastate, e che è necessario progredire in altri settori che non sono stati ancora pienamente liberalizzati e integrati, come i servizi finanziari, la politica fiscale, i trasporti, i servizi postali e l’energia.
Distorcendo la realtà, tentano di mascherare le vere conseguenze del mercato unico, come l’aumento dei costi, la riduzione dei servizi prestati e della loro qualità, la perdita di posti di lavoro, solo per nominarne alcune.
Poiché la presente relazione costituisce un tentativo di promuovere ulteriormente la liberalizzazione dei servizi pubblici, di trasferire altre competenze di carattere politico dal livello nazionale a quello transnazionale, nonché un ulteriore attacco ai diritti dei consumatori e dei lavoratori, non possiamo che votare contro.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) La Junilistan condivide l’opinione del relatore, secondo cui il mercato interno è uno dei maggiori successi dell’Unione europea, nonché il parere che è necessario svilupparlo e migliorarlo ulteriormente.
Esprimiamo tuttavia parere negativo su diverse proposte specifiche contenute nella relazione. Ci dissociamo dai passaggi sull’armonizzazione fiscale, sul giudizio favorevole nei confronti dell’euro e sulla necessità che gli Stati membri liberalizzino i servizi postali, i quali costituiscono un servizio pubblico che dovrebbe essere regolamentato in primo luogo dai singoli Stati membri.
Concordiamo sul fatto che il quadro giuridico per quanto riguarda i servizi di interesse generale non sia chiaro. Abbiamo deciso di votare contro l’emendamento n. 12/rev. presentato dal PPE-DE e contro l’emendamento n. 4 presentato dal PSE, poiché le conseguenze delle clausole contenute in essi significano che a lungo andare alla Corte di giustizia saranno trasferiti ulteriori poteri.
In base alle ragioni appena elencate, abbiamo deciso di esprimerci contro la relazione durante la votazione finale.
Malcolm Harbour (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori britannici sono stati in prima fila nella creazione di un mercato unico pienamente funzionante ed efficace. Accogliamo favorevolmente la relazione Toubon e il suo esplicito sostegno a un’opera continua tesa a rendere il mercato unico dinamico, aperto nei confronti dell’esterno e flessibile, facendo sì allo stesso tempo che i cittadini ottengano vantaggi reali.
In questo contesto, i conservatori britannici hanno affermato che la politica fiscale deve rimanere sotto il completo controllo degli Stati membri dell’Unione europea, e che le politiche uguali per tutti a livello dell’Unione minacciano il dinamismo dell’economia e la competitività globale, elementi così importanti per il futuro dell’Europa. Per tale motivo, abbiamo votato contro una base imponibile consolidata comune in materia di imposta sulle società.
Anna Hedh (PSE), per iscritto. − (SV) Nonostante la relazione presenti alcuni passaggi positivi, ho deciso di non votare a favore. A parte i passaggi relativi all’energia nucleare, cui non posso dare il mio sostegno, la relazione è critica nei confronti delle accise e di un’armonizzazione minima nell’ambito dei consumatori, il che nel prosieguo potrebbe avere conseguenze negative, sia per la politica svedese in materia di bevande alcoliche, sia per la tutela dei consumatori. Accolgo con favore il riesame, ma avrei auspicato disposizioni più forti in campo sociale e ritengo che la relazione non sia sufficientemente equilibrata.
Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Toubon sul riesame del mercato unico, e sostengo l’approccio positivo del relatore nei confronti di uno dei più importanti pilastri dell’Unione europea. Le quattro libertà fondamentali del mercato unico, ovvero la libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, devono essere ulteriormente promosse e sviluppate per garantire che tutti godano appieno dei vantaggi del mercato unico.
Per quanto riguarda la libera circolazione dei servizi, mi rammarico molto del fatto che non sia stata data maggior importanza al principio del paese di origine, già gravemente mutilato dalla direttiva “Servizi”, nel contesto dell’attuazione di un vero mercato unico e per la creazione di posti di lavoro.
Ritengo inoltre che il rispetto del principio del paese di origine per quanto riguarda l’IVA sui servizi di vendita per corrispondenza e l’e-commerce sia la sola base efficace per garantire un quadro fiscale coerente e trasparente, in modo da consentire la libera circolazione di merci.
A mio avviso, la concorrenza fiscale non costituisce comunque un ostacolo all’attuazione del mercato unico, al contrario, spinge gli attori economici a far valere le loro libertà in materia di libera circolazione all’interno del mercato unico.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della relazione sul riesame del mercato unico, sul quale sta lavorando la Commissione. Accolgo con particolare favore l’accento posto sul miglioramento della normativa in tutta l’Unione, nonché l’importanza attribuita alla certezza giuridica per i servizi di interesse generale.
Christel Schaldemose (PSE), per iscritto. − (DA) I membri danesi del gruppo socialista del Parlamento europeo – Poul Nyrup Rasmussen, Britta Thomsen, Christel Schaldemose, Dan Jørgensen e Ole Christensen – hanno votato contro il paragrafo 18, che riguarda il riesame da parte della Commissione dell’acquis relativo ai consumatori. La delegazione ritiene che sia necessaria un’armonizzazione minima, dal momento che permane una grande disparità nel livello di tutela dei consumatori tra i vari paesi dell’Unione.
La delegazione non condivide inoltre il paragrafo 26, il quale afferma che gli attuali sistemi in materia di IVA e accise costituiscono un ostacolo all’attuazione del mercato unico. La delegazione è dell’avviso che tale formulazione sia in conflitto, fra le altre cose, col sistema danese in materia di accise.
La delegazione vorrebbe comunque sottolineare il proprio sostegno a una migliore attuazione del mercato unico.
Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Desidero spiegare che non posso sostenere il paragrafo 32 della relazione, il quale invoca un’ampia armonizzazione fiscale, o l’armonizzazione delle imposte sulle persone giuridiche, né il considerando O, che critica gli Stati membri che mantengono le loro prerogative in materia fiscale. Gli Stati membri devono essere liberi di decidere la propria politica fiscale come parte della politica fiscale nazionale. Per quanto riguarda la seconda parte del paragrafo 40, darò il mio voto favorevole perché sono preoccupato dal fatto che in tutta una serie di questioni gli Stati membri impieghino la normativa comunitaria per procedere al gold plating nell’ambito legislativo nazionale, per poi scaricare la colpa sull’Unione europea nel caso in cui vengano rivolte loro critiche.
Voterò inoltre a favore della seconda parte del paragrafo 16, in cui si afferma che non è stato dato sufficiente peso all’energia nucleare come strumento col quale affrontare il cambiamento climatico in modo equilibrato, e spero che possa essere avviata una discussione sulla base dei fatti, e non delle paure, alla luce del ruolo che l’energia nucleare può rivestire nel quadro del cambiamento climatico e come parte di una politica energetica equilibrata.
Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. − (EN) Ho votato contro la presente relazione perché sono stati adottati e vi sono stati inclusi emendamenti favorevoli all’armonizzazione fiscale. Sono assolutamente contraria a qualsiasi misura che promuova l’armonizzazione fiscale in tutta l’Unione europea. Vengono fatti continui tentativi di far rientrare tali misure sotto forma di emendamenti, e anche nel corpo delle relazioni, e mi opporrò a tali tentativi in ogni occasione. La Commissione deve essere più franca riguardo alle sue intenzioni in questo campo in vista del referendum sul Trattato di riforma.