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Procedura : 2006/2224(INI)
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Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0298/2007

Discussioni :

PV 05/09/2007 - 15
CRE 05/09/2007 - 15

Votazioni :

PV 06/09/2007 - 5.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0382

Discussioni
Giovedì 6 settembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

6. Dichiarazioni di voto
PV
  

Relazione Segelström (A6-0308/2007)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Sono lieto che la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni abbia approvato all’unanimità la posizione comune del Consiglio sul programma specifico “Prevenzione e informazione in materia di droga” come parte del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia”, in linea con la raccomandazione dell’onorevole Inger Segelström.

Mi dispiace che il Consiglio, pur accettando le posizioni del Parlamento, abbia respinto gli emendamenti volti a dare al Parlamento la possibilità di bloccare le decisioni della Commissione sull’attuazione del programma, ovvero in fase di individuazione delle priorità annuali. Mi spiace inoltre che nella sua dichiarazione in plenaria la Commissione europea abbia ritenuto opportuno dichiarare che il suo impegno a trasmettere al Parlamento europeo le necessarie informazioni relative ai progetti dei programmi di lavoro annuali rappresentava una misura eccezionale. Il presente programma deve essere lanciato quanto prima ed è di buon auspicio che la commissione abbia approvato la posizione comune.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Il problema della tossicodipendenza richiede l’adozione di un insieme di politiche trasversali che comprendano, fra le altre cose, la prevenzione, la cura e il reinserimento, nonché la lotta contro il traffico di stupefacenti, la criminalità organizzata e il riciclaggio di denaro.

Tali politiche pubbliche rappresentano priorità assolute, poiché la tossicodipendenza ha conseguenze gravi dal punto di vista umano e sociale, soprattutto fra le generazioni più giovani.

Vi si devono affiancare altre politiche pubbliche finalizzate a migliorare le condizioni di vita delle persone garantendo l’accesso all’assistenza sanitaria, all’alimentazione, agli alloggi, al sistema scolastico, al profitto scolastico e al lavoro stabile, nonché tutelando il diritto a una retribuzione equa, alla libertà creativa e di fruizione culturale, e all’attività sportiva.

Tenendo conto dei propri obiettivi e delle proprie iniziative, il programma specifico “Prevenzione e informazione in materia di droga” sviluppato a livello europeo può contribuire ad aumentare le conoscenze, migliorare lo scambio di informazioni e prevenire l’uso di stupefacenti, sostenendo e integrando le misure adottate da ogni Stato membro. La cifra (inadeguata) di quasi 21 milioni di euro, destinata ai 27 Stati membri per il periodo 2007-2013, sarà fatta fruttare a pieno e concretamente.

 
  
  

Relazione Ouzký (A6-0263/2007)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato ha favore dell’eccellente relazione dell’onorevole Miroslav Ouzký, sul regolamento sanitario internazionale, riveduta nel 2005 dall’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Lo scopo di tale regolamento è quello di prevenire il diffondersi delle malattie e di tutelare i cittadini da queste malattie senza creare inutili e costose interferenze con il commercio internazionale. Il meccanismo sanitario internazionale deve essere attuato urgentemente in modo coordinato con la Comunità europea, perché le malattie infettive, come sottolineato dall’onorevole Françoise Grossetête, rappresentano una minaccia e una sfida per qualsiasi paese.

Tali aspetti di ordine sanitario solleveranno ancora una volta la questione della qualità di controlli alle nostre frontiere esterne, sia per quanto riguarda le persone che le merci. E’ fondamentale sostenere lo sviluppo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM), istituito nel 2004, nonché il sistema europeo di allarme rapido e di reazione contro le minacce per la salute pubblica, che deve promuovere un’attuazione rapida e coerente negli Stati membri dell’Unione europea del regolamento sanitario internazionale.

 
  
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  Irena Belohorská (NI), per iscritto. − (SK) Poiché non abbiamo avuto una discussione sulla relazione dell’onorevole Ouzký sul regolamento sanitario internazionale, vorrei esprimere la mia opinione sul tema almeno in questa forma.

La crescita del commercio internazionale e l’aumento della mobilità all’interno dell’Unione europea elevano il rischio di diffusione di malattie infettive all’interno dell’Unione o della loro trasmissione in Europa da continenti lontani. La risposta a tali epidemie, facendo ricorso a metodi difensivi, deve essere integrata e coordinata per essere efficace. Oggi nell’Unione europea abbiamo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM), fra i cui compiti vi è la lotta contro le epidemie di massa. Allo stesso tempo, gli Stati membri sono anche membri dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha pubblicato il regolamento sanitario internazionale: anch’essi si occupano della lotta contro le malattie che possono diffondersi da un paese all’altro.

Esiste una decisione della Commissione sul sistema di allarme rapido e di reazione per la prevenzione e il controllo delle malattie trasmissibili. L’Unione europea dispone inoltre di alcuni strumenti finanziari, come ad esempio il Fondo europeo di solidarietà e il programma d’azione nel campo della sanità pubblica, che costituiscono un nuovo strumento di allarme rapido e reazione nel caso di gravi emergenze. Allo stesso tempo, in conformità del principio di sussidiarietà, gli Stati membri hanno il controllo dei propri servizi sanitari.

Visto questo complesso sistema di legislazione doviziosa a diversi livelli, sarà difficile rispondere in modo rapido e coordinato se si presenterà un rischio di epidemia. I sistemi dell’Unione europea e degli Stati membri devono essere meglio collegati gli uni con gli altri, in modo da non ritrovarsi in una situazione in cui la normativa europea non è all’altezza del livello di preparazione degli Stati membri.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il regolamento sanitario internazionale adottato dall’Organizzazione mondiale della sanità rappresenta un nuovo strumento finalizzato alla tutela della salute mondiale, che sostituisce il precedente regolamento risalente al dopoguerra, con controlli concentrati sulle frontiere, segnatamente con controlli sanitari nei confronti delle navi e degli equipaggi, e che include il vaccino internazionale contro la febbre gialla, al quale altre vaccinazioni sono state aggiunte successivamente. Le questioni emergenti nel campo della salute pubblica, come la tubercolosi e la malaria e persino nuovi vaccini come l’influenza aviaria e il rischio delle epidemie di influenza hanno reso la cooperazione internazionale e l’informazione sulla salute pubblica sempre più urgente.

Le recenti minacce legate a epidemie e pandemie hanno dimostrato che nessun paese o nessuna regione è immune dai problemi sanitari, e che non è possibile garantire questo. Il nuovo regolamento promuove lo scambio di informazioni e spinge i paesi a coordinare le loro risposte alle minacce globali, riconoscendo che tutti i paesi sono importanti e che è fondamentale offrirsi reciprocamente assistenza.

In Portogallo la sorveglianza sanitaria delle frontiere, i vaccini internazionali e le consulenze ai viaggiatori hanno ottenuto sempre meno attenzione, in particolare a causa della chiusura da parte del governo dei centri regionali di sanità pubblica. Senza un adeguato sistema nazionale di sorveglianza, l’attenzione riservata a questi settori continuerà ad essere insufficiente.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della presente relazione. Vent’anni fa le malattie infettive non venivano percepite come una minaccia seria, mentre oggi rappresentano un rischio e una sfida per tutti i paesi. Le minacce come le epidemie di influenza, malaria e tubercolosi rappresentano un rischio per la salute a causa delle mutazioni dei virus, dell’aumento della resistenza agli antibiotici e a sistemi sanitari deboli.

I nuovi rischi per la salute includono inoltre le malattie di origine alimentare, gli incidenti o gli attacchi chimici, biologici e nucleari, l’inquinamento industriale e il cambiamento climatico. Tali minacce potrebbero mettere a repentaglio le vite di milioni di persone in diversi paesi.

La diffusione della globalizzazione e la crescita dei flussi e del commercio internazionali rappresentano dei fattori aggravanti. La cooperazione internazionale volta a controllare le malattie infettive è pertanto di importanza vitale. A tale fine, è fondamentale eliminare qualsiasi inutile ingerenza con il traffico e il commercio internazionali.

La presente relazione fornisce agli Stati membri un ulteriore incentivo per sviluppare altre iniziative comuni che si basino sullo scambio di migliori pratiche. L’introduzione di sistemi di allarme rapido nel caso di pandemie gravi nei paesi limitrofi e nei paesi terzi è parimenti di importanza vitale.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE), per iscritto. − (SK) Vorrei formulare alcune osservazioni in merito alla relazione dell’onorevole Ouzký concernente il regolamento sanitario internazionale, documento a cui ho dato il mio voto.

Il presente strumento giuridico è necessario al fine di garantire in maniera mirata la prevenzione, la tutela e in modo particolare il controllo nei casi di diffusione di una malattia. Allo stesso tempo questo strumento farà in modo che la risposta da parte della sanità pubblica sia proporzionata ai rischi venutisi a creare.

Questo standard, che fu adottato in primo luogo dai paesi membri dell’Organizzazione mondiale della sanità (1951), è stato modificato da allora in quattro occasioni. La sua graduale attuazione cominciò nella sua forma attuale nel giugno 2007.

Il presente testo fornisce l’interpretazione definita chiaramente della posizione adottata dalla Commissione, e chiarisce il ruolo dell’Unione europea nell’attuazione del regolamento sanitario internazionale. Esso esamina altresì l’esistenza e il ruolo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) e il sistema europeo di allarme rapido e di reazione contro le minacce per la salute pubblica (sistema ARR).

Inoltre contribuirà alla tutela della salute dei nostri cittadini, e per tale ragione accolgo con favore la sua adozione.

 
  
  

Convenzione sulla lotta contro la desertificazione

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della proposta di risoluzione presentata da diversi gruppi politici, fra cui il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei (PPE-DE) sugli obiettivi dell’Unione europea per l’ottava riunione della conferenza delle Parti alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione, che si sta tenendo a Madrid, dal 3 al 14 settembre 2007. Una conseguenza importante del riscaldamento del pianeta attualmente in corso è il prosciugamento delle sorgenti per evaporazione e la riduzione del flusso dei livelli idrometrici dei fiumi e dei bacini di acqua di falda, distruggendo in tal modo la struttura superficiale del suolo. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), la desertificazione attualmente interessa circa il 25-30 per cento dell’area complessiva di terre del mondo, e fra 1,2 e 2 miliardi di persone in almeno 100 Stati sono a rischio. A livello globale, la desertificazione sta aumentando, provocando povertà, migrazioni forzate e conflitti. A mio parere, l’Unione europea deve attuare quanto prima una politica europea in materia di acque, non solo per quanto riguarda la qualità ma anche per quanto riguarda la quantità.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) Sostengo la presente risoluzione comune relativa alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione e alla riunione in corso a Madrid. Come sappiamo, la desertificazione interessa il 20-30 per cento dell’area complessiva di terre del mondo e da 1,2 a 2 miliardi di persone, molte delle quali vivono in povertà assoluta, in almeno 100 Stati.

In conseguenza del cambiamento climatico e dell’intervento dell’uomo, che assume la forma del disboscamento e dell’eccessiva coltivazione dei terreni, il mondo sta divenendo sempre più un deserto, il che causa a sua volta povertà, migrazione forzata e conflitti. Un esempio lampante è il Darfur, dove la desertificazione ha innescato un complesso conflitto fra pastori e agricoltori, poiché gli agricoltori sono stati spinti ad est nel territorio dei pastori, dando così origine a centinaia di migliaia di profughi, stupri, massacri e uccisioni. Solo un’azione determinata e rapida della comunità internazionale può impedire che il Darfur diventi il primo di una lunga serie di conflitti analoghi, la cui causa primaria è la desertificazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) A parte il disaccordo in campo scientifico sulle questioni ambientali, non vi è alcun dubbio che, come rilevato nella risoluzione, gli eventi climatici estremi come le inondazioni e i periodi di siccità legati al cambiamento climatico stiano divenendo più frequenti e più distruttivi, elevando quindi il livello di rischio e le ripercussioni negative in campo economico e sociale della desertificazione.

Non vi è neppure alcun dubbio che tali ripercussioni negative si facciano sentire sia nei paesi direttamente colpiti che nei paesi limitrofi. Se non altro per questa ragione, visto che l’Unione europea deve tenere presente che le sue zone di frontiera stanno subendo un processo di desertificazione, il prossimo vertice UE-Africa dovrà affrontare la questione in modo scrupoloso e coerente.

Inoltre, su un altro livello di certo degno di essere citato, la questione della desertificazione è rilevante anche all’interno della stessa Unione europea. E’ per questo il motivo per cui la fondamentale riforma della politica agricola comune, assolutamente necessaria, deve prendere atto del fatto che occorre combattere la desertificazione, al cui fine è fondamentale anche attuare una politica mirata a far insediare le persone nelle regioni rurali.

E’ auspicabile che sia la politica che i politici ragioneranno sul lungo periodo, affinché i problemi affrontati possano essere risolti in tempo. Ciò è vero per quanto riguarda la desertificazione: i libri di storia sono pieni di lezioni che dobbiamo imparare in tempo.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) La desertificazione costituisce un problema grave che concerne molte parti del mondo ed è importante che il problema sia affrontato su scala globale.

Un’eventuale inazione sarà causa di problemi gravi per molte persone, in particolare nei paesi in via di sviluppo, ragion per cui le Nazioni Unite, forti del nostro sostegno, devono agire adesso.

Voterò a favore della risoluzione comune, ma spero che questo sia l’inizio di un processo in cui si affronti questo problema, e che negli anni a venire non ci pentiremo del fatto di non aver agito quando avevamo la possibilità di farlo.

La desertificazione è una calamità che dobbiamo evitare; la presente risoluzione è un primo passo in questo senso. Noi dell’Unione europea dobbiamo assumere la guida nel cercare di invertire questa tendenza.

 
  
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  Peter Skinner (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della risoluzione con l’obiettivo di esercitare pressione affinché si prendano ulteriori iniziative per affrontare questo problema sempre più serio. In particolare, temo che molte persone nei paesi in via di sviluppo siano tenute all’oscuro del problema, poiché le ripercussioni spesso riguardano proprio questi paesi. Il Darfur è un esempio di un conflitto causato dalla desertificazione.

 
  
  

Relazione Martínez-Orozco (A6-0302/2007)

 
  
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  Koenraad Dillen (ITS). (NL) Signor Presidente, il Parlamento avrà anche dato il massimo dei voti alla politica dell’Europa ufficiale in materia di diritti umani, ma la realtà è che le clausole sui diritti umani contenute in accordi siglati con molti paesi arabi e africani rimangono spesso lettera morta e non vi è alcuna politica attiva e coerente nel campo dei diritti umani.

Inoltre, cosa dire della politica nei confronti della Cina, dove è chiaro a tutti che gli interessi commerciali ed economici dell’Unione e dei suoi Stati membri hanno la precedenza sui diritti umani?

La cosa più grave però è ovviamente la politica nei confronti della Turchia. Mentre la relazione fa continuamente riferimento ai diritti delle donne, l’Europa continua a tenere la porta spalancata a questo paese musulmano dove la situazione in materia di diritti delle donne non ha fatto che peggiorare da quando l’AKP è giunto al potere. Comunque sia il nostro gruppo e il partito Vlaams Belang non intende più partecipare a questa ipocrisia.

 
  
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  Frank Vanhecke (ITS). (NL) Signor Presidente, l’onorevole Dillen ha appena sottolineato a ragione il grande divario fra la retorica ufficiale dell’Unione europea, da un lato, e la politica che persegue in concreto nel campo dei diritti umani, dall’altro.

Vorrei aggiungere qualcosa al riguardo. Mentre l’Europa propaganda in tutto il mondo i valori di una società occidentale aperta e, soprattutto, della libertà di parola, mediante il dialogo sui diritti umani tanto acclamato qui ma che avviene senza paletti, scopriamo che nella stessa capitale ufficiale dell’Europa, Bruxelles, gli stessi difensori della libertà di parola europea vengono messi a tacere. Ritengo che il Parlamento e il suo Presidente debbano prendere posizione contro i diktat del sindaco di Bruxelles Thielemans, membro del Parti Socialiste, che vieta manifestazioni contro l’avanzata dell’islam intollerante nella nostra capitale europea e in tutti i paesi europei. Comunque sia, martedì 11 settembre sarò davanti al Parlamento europeo a manifestare con altri in sostegno alla libertà di parola e contro l’avanzata dell’islam.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Elena Valenciano Martínez-Orozco sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni sui diritti umani con i paesi terzi. I diritti umani fanno parte dei valori fondamentali dell’Unione europea ed è molto importante garantire che siano messi automaticamente al centro dei dialoghi politici dell’Unione con i paesi terzi. Il Consiglio deve applicare sistematicamente la clausola sui diritti umani e sulla democrazia in tutti gli accordi e in tutte le relazioni dell’Unione europea con i paesi terzi.

Pertanto, sostengo l’idea di rafforzare la coerenza interistituzionale e cercare modi per migliorare il coordinamento fra le diverse istituzioni comunitarie (il Consiglio, la Commissione e il Parlamento) istituendo un trilogo interistituzionale sul dialogo politico e sui dialoghi e le consultazioni sui diritti umani. In un momento in cui i valori vengono erosi in un mondo che diventa sempre più complesso, l’Unione europea deve garantire il rispetto dei valori legati ai diritti e alla democrazia in tutti i suoi progetti e programmi, specialmente quelli relativi agli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione tecnica, commerciale e finanziaria.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La relazione dell’onorevole Elena Valenciano sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni sui diritti umani con i paesi terzi è appena stata adottata con una grande maggioranza e mi congratulo con la relatrice per il suo lavoro esauriente.

La relazione afferma giustamente che le questioni legate ai diritti umani devono essere affrontate nel quadro del dialogo politico generale condotto con i paesi terzi. Infatti, la promozione dei diritti umani è una parte fondamentale della politica estera e allo sviluppo dell’Unione europea.

Sono inoltre lieto che la relazione esorti il Consiglio e la Commissione a snellire le procedure applicate per i dialoghi e le consultazioni. Una maggior coerenza e cooperazione interistituzionale conferirebbe alla politica dell’Unione europea in materia di diritti umani più credibilità a livello internazionale. Sarebbero opportuni anche una valutazione e un controllo obiettivi.

Infine, la relazione sottolinea l’importanza di garantire la trasparenza di tali dialoghi a livello europeo e di consolidare il ruolo del Parlamento europeo in tale campo. Per tutti questi motivi ho sostenuto l’adozione della presente relazione durante la votazione finale in plenaria.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) E’ senza dubbio fondamentale promuovere l’universalità e l’indivisibilità dei diritti umani, “intendendo con questi ultimi non soltanto i diritti civili e politici ma anche i diritti sociali, ambientali, economici e culturali”.

Tuttavia, vi sono alcune contraddizioni nella relazione: ad esempio, pur affermando che il dialogo con un paese terzo sui diritti umani sarà condotto in accordo con quest’ultimo, allo stesso tempo paventa la possibilità che, nel caso in cui questi rifiuti il dialogo, l’Unione europea prenda in considerazione delle iniziative specifiche in tale paese, utilizzando a tal fine lo “strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo”.

Gli Stati membri saranno d’accordo nell’applicare reciprocamente questa misura? Ovvio che non lo saranno, perché il “dialogo” sui diritti umani con i paesi terzi non è pensato per discutere i diritti umani nell’Unione europea, bensì in tali paesi.

L’esempio aiuta a illustrare il vero obiettivo, che è quello di tentare di utilizzare i diritti umani come uno strumento di pressione e ingerenza, alla mercé e negli interessi delle principali potenze europee. La relazione, conscia di questa eventualità, che in realtà non sostiene, sottolinea l’esigenza di “coerenza” e “credibilità” da parte dell’Unione europea. Il silenzio sui voli illegali della CIA parla da solo.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − Ho votato a favore della presente relazione, che esorta la Commissione e il Consiglio a garantire un più elevato livello di coerenza nel campo dei dialoghi dell’Unione europea sui diritti umani con i paesi terzi. In particolare, sostengo l’appello a coinvolgere maggiormente il Parlamento sul contenuto dei dialoghi in corso, e invito a utilizzare dei criteri e dei meccanismi di monitoraggio più rigorosi.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Ho votato a favore dell’adozione della relazione sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni sui diritti umani con i paesi terzi.

La relazione ha sollevato una questione molto importante, ovvero che il Parlamento europeo sia rappresentato in maniera adeguata nei dialoghi e nelle consultazioni con i paesi terzi. Le questioni legate ai diritti umani devono ovviamente far parte dal programma di lavoro dell’Unione europea. Inoltre, dobbiamo far sì che il Parlamento europeo sia adeguatamente coinvolto in tutte le questioni relative ai diritti umani.

 
  
  

Relazione Fraga Estévez (A6-0298/2007)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo scelto di non sostenere la relazione, poiché cerca di minare alcune delle buone intenzioni della Commissione finalizzate a creare una pesca più sostenibile.

La pesca nell’Unione europea deve diventare più sostenibile dal punto di vista ambientale, al fine di tutelare sia gli ambienti marini che la redditività a lungo termine dell’industria della pesca.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore dell’ottima relazione d’iniziativa dell’onorevole Carmen Fraga Estévez in risposta alla comunicazione della Commissione sul conseguimento della sostenibilità della pesca tramite l’applicazione del rendimento massimo sostenibile.

Al pari dell’onorevole Fraga Estévez, mi fa piacere che la Commissione riconosca che l’attuale politica di gestione della pesca ha fallito, e accolgo con favore la sua proposta di creare un nuovo modello di gestione che garantisca la ricostituzione degli stock, adatti lo sforzo di pesca alla realtà del settore, e che migliori l’affidabilità e la stabilità della flotta peschereccia.

Ciononostante, è importante adottare un approccio prudente e considerare le nostre capacità di pesca in relazione ai requisiti europei e mondiali in materia di consumo, nonché in relazione all’urgente bisogno di ricercare altre risorse. Inoltre, qualsiasi modifica alla politica della pesca dell’Unione dovrà includere meccanismi di compensazione adeguati e accettabili dal punto di vista finanziario, che richiederanno una valutazione dell’impatto giuridico e socioeconomico della proposta definitiva.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La sostenibilità delle risorse ittiche è essenziale per garantire l’attività di pesca e la redditività della pesca a lungo termine.

La salvaguardia della sostenibilità delle risorse attraverso l’attuazione di piani a lungo termine e misure a breve termine deve essere ovviamente affiancata da una valutazione delle ripercussioni socioeconomiche e, pertanto, lo stanziamento di risorse finanziarie che garantiscano il perdurare dei pescherecci, dell’occupazione e del reddito dell’industria e dei pescatori. A nostro avviso, questa è la relazione che esprime meglio il principio del rendimento massimo sostenibile e che deve esserne alla base.

In altre parole, il rendimento massimo sostenibile non deve essere utilizzato come uno strumento per promuovere ulteriormente la demolizione di pescherecci e la distruzione di posti di lavoro.

I piani e le misure per garantire la sostenibilità delle risorse devono basarsi sulla ricerca scientifica, senza trascurare altre misure che tengano conto delle conseguenze dei fattori naturali e di quelle dovute alle attività dell’uomo che hanno un impatto sugli ecosistemi marini. E’ per questo motivo che abbiamo proposto l’introduzione nella relazione della necessità di aumentare gli stanziamenti relativi alla ricerca scientifica nel campo della pesca nell’ambito del Settimo programma quadro per azioni di ricerca e sviluppo tecnologico.

Infine, dobbiamo sottolineare che la partecipazione dei pescatori alla definizione di tutte queste politiche è fondamentale.

 
  
  

Relazione Patrie (A6-0281/2007)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, ho dato il mio sostegno alla posizione di compromesso del Parlamento europeo sulla revisione dell’acquis in materia di protezione dei consumatori all’interno dell’Unione europea.

La relazione propone miglioramenti per mezzo miliardo di persone ogniqualvolta queste ultime esercitano i rispettivi diritti in merito al recesso da un contratto, alla fornitura delle merci, alla garanzia legale, ai metodi di calcolo del periodo di recesso, alle clausole contrattuali sleali, ai contratti di fornitura di contenuto digitale e alle aste on line.

Nonostante abbia dato il mio sostegno, ritengo che, visto che la Commissione sta preparando la più ampia revisione dell’acquis condotta finora, il Parlamento avrebbe potuto sollecitare modifiche più moderne, innovative e capillari, soprattutto nei seguenti settori prioritari:

− un livello più alto di protezione dei consumatori nell’ambito del commercio elettronico;

− una semplificazione delle transazioni transfrontaliere per i consumatori e gli imprenditori;

− un’applicazione adeguata e il rispetto delle norme europee da parte degli Stati membri;

− una miglior formazione dei consumatori e

− un corretto esercizio dei diritti dei consumatori attraverso le frontiere.

Spero che la proposta della Commissione oserà di più. So che il Commissario Kuneva ha assunto l’impegno di affrontare un compito così difficile.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa dell’onorevole Béatrice Patrie sul Libro verde sulla revisione dell’acquis in materia di protezione dei consumatori, tenendo in particolar modo conto dell’obiettivo dichiarato di modernizzare, semplificare e migliorare il quadro normativo per i professionisti e i privati, facilitando in tal modo il commercio transfrontaliero e una maggiore fiducia da parte dei consumatori. E’ opportuno chiederci periodicamente, soprattutto con lo sviluppo del commercio elettronico, se il normale funzionamento del mercato interno crei un equilibrio adeguato fra un alto livello di protezione dei consumatori e la competitività delle imprese, unitamente al rispetto del principio di sussidiarietà. Questa relazione propone alcune idee interessanti per quanto riguarda l’approccio legislativo generale, le restrizioni relative alle clausole sleali, l’armonizzazione della normativa, il diritto di recesso, la vendita di beni di consumo e, infine, l’applicazione efficace del diritto dei consumatori.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Ci rammarichiamo del fatto che, in seno al Parlamento europeo, una maggioranza abbia respinto le proposte presentate. Ciò significa che la semplificazione della normativa in materia di diritti dei consumatori sarà un percorso a ostacoli. Potrebbe esservi un tentativo di ridurre e limitare tali diritti, in particolare nei paesi che sono più progrediti.

Ci rammarichiamo del fatto che le proposte avanzate dal mio gruppo siano state respinte, in particolare la definizione di un insieme limitato di norme generali comuni a tutti gli strumenti verticali della protezione dei consumatori: ciò garantirebbe un alto livello di protezione dei consumatori con l’attuazione del metodo approvato dell’armonizzazione minima abbinata al principio del paese di destinazione, in modo da non compromettere la legislazione nazionale vigente.

Come abbiamo detto, non sarebbe accettabile per una direttiva sui diritti dei consumatori tornare al principio del paese di origine come regola generale, come si è tentato di fare nella versione iniziale della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi.

Dato che la relazione contiene ancora diverse contraddizioni e aspetti negativi, abbiamo espresso voto contrario e seguiremo attentamente l’evolversi della situazione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (EN) Un po’ di coerenza nel campo della politica per i consumatori, come l’introduzione di livelli minimi di protezione dei consumatori, può stimolare la volontà dei consumatori di acquistare merci e servizi da altri Stati membri dell’Unione e promuovere così lo sviluppo di un mercato interno che funzioni in modo armonioso. Ciononostante, vorremmo sottolineare che i consumatori acquistano anche molte merci da paesi e regioni al di fuori dell’Unione europea, come gli Stati Uniti e l’Asia. A tale riguardo, il ruolo delle istituzioni europee non deve quindi essere esagerato.

E’ fondamentale che le misure adottate dall’Unione siano proporzionali e che il principio di sussidiarietà sia pienamente rispettato in tutte le circostanze. Siamo pertanto contrari a diverse delle proposte presentate precedentemente nel Parlamento europeo, come le campagne informative lanciate dall’Unione per i consumatori, l’informazione dei consumatori a livello europeo (che può essere gestita a livello nazionale o mediante la cooperazione volontaria fra le autorità esistenti negli Stati membri), nonché le autorità e gli istituti finanziati dall’Unione europea.

Ciononostante, la presente relazione del Parlamento europeo e il Libro verde della Commissione sulla revisione dell’acquis in materia di protezione di consumatori sono fondamentalmente equilibrati, e creano un quadro normativo più semplice e prevedibile. Abbiamo pertanto deciso di esprimere voto favorevole nella votazione finale.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Accogliamo con favore la revisione dell’acquis in materia di protezione di consumatori e riteniamo che sia un passo positivo il fatto che proponiamo di indagare sulle sperequazioni, i divari e le direttive aventi un oggetto analogo. Non vediamo alcun problema di fondo relativo all’armonizzazione, la quale, fintanto che significa che non dobbiamo ridurre il nostro livello di protezione dei consumatori, che deriva da un’antica tradizione svedese di protezione dei consumatori, semplifica il quadro e avvantaggia i consumatori e i professionisti europei. Avremmo quindi voluto che vi fosse una garanzia a protezione dei consumatori e ci rammarichiamo del fatto che il Parlamento non abbia condiviso la nostra posizione.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Non ho potuto votare a favore della relazione Patrie a causa del testo del paragrafo 2, che raccomanda di riesaminare la direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico. A mio avviso, l’attuale direttiva, che stipula, inter alia, che il tasso dell’IVA sia quello del paese di origine, funziona molto bene nella pratica.

Perché dovremmo modificare questa eccellente direttiva per introdurre un sistema in cui i consumatori devono pagare l’IVA per i servizi ottenuti nel paese di destinazione? Ciò porterebbe al caos totale per tutte le parti interessate: sia per le autorità in campo fiscale, che dovranno gestire importi IVA di società con base in 27 paesi diversi, che per le imprese interessate, che dovranno applicare fino a 27 diversi regimi IVA.

Una tale situazione sarebbe inaccettabile e impedirebbe la libera circolazione di merci, creando così un ostacolo quasi insormontabile per il mercato unico dei servizi elettronici.

 
  
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  Marcin Libicki (UEN).(PL) Signor Presidente, volevo semplicemente dichiarare che durante la votazione elettronica sulla relazione Patrie ho tentato per due volte di votare a favore di un emendamento, ma purtroppo il mio dispositivo di voto non ha funzionato. Vorrei che se ne prendesse nota.

 
  
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  Presidente. − Grazie, onorevole Libicki. Ne sarà presa nota nel processo verbale.

 
Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2008Avviso legale