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Procedura : 2007/2620(RSP)
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Testi presentati :

B6-0341/2007

Discussioni :

PV 06/09/2007 - 10.2
CRE 06/09/2007 - 10.2

Votazioni :

PV 06/09/2007 - 11.2
CRE 06/09/2007 - 11.2

Testi approvati :

P6_TA(2007)0385

Discussioni
Avvertenza
Giovedì 6 settembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

10.2. Bangladesh
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sulle sei proposte di risoluzione sul Bangladesh(1).

 
  
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  Robert Evans (PSE), autore. – (EN) Signor Presidente, il Bangladesh è un paese che ho visitato molte volte, per il quale nutro una grande passione. In effetti, a Londra ho molti amici di origine bangladeshi e seguo con grande attenzione la situazione politica del paese.

La presente risoluzione prende atto che negli ultimi mesi la situazione si è deteriorata notevolmente, a tal punto che adesso vi sono serie preoccupazioni riguardo all’ordine pubblico, ai diritti umani e alla sopravvivenza stessa della democrazia in quel paese, il che è sottolineato da questa risoluzione.

Quando il processo elettorale fu interrotto a gennaio, penso che la maggioranza di noi sperasse che si sarebbe trattato di aspettare qualche settimana prima che potessero svolgersi le elezioni, ma le settimane sono diventate mesi, e i mesi sono ormai diventati anni, e ancora non vi è alcun governo democraticamente eletto.

Nel frattempo, ci troviamo ad affrontare una situazione incostituzionale e insoddisfacente, in cui un governo provvisorio civile appoggiato dai militari cerca di mantenere l’ordine in un clima sempre più disperato e violento. Due ex primi ministri sono in carcere. Sono scoppiati scontri all’università, vi sono stati centinaia di arresti (fra cui docenti universitari) e presumibilmente aggressioni e torture.

Ciò non può continuare e, come affermato dal paragrafo 11, sono certo che noi del Parlamento europeo saremo pronti a dare il nostro contributo per il ritorno della democrazia in Bangladesh quanto prima.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE), autore. – (EN) Signor Presidente, il Bangladesh dal punto di vista territoriale è grande circa quanto la Grecia e ha una popolazione che è quasi il doppio della Germania. Come nazione si è formato soltanto nel 1971 in seguito ad anni di guerra civile che coinvolsero le altre colonie ex britanniche Pakistan e India. Il Bangladesh è stato retto per 15 anni da una dittatura militare e anche se nel 1990 fu ripristinato il governo civile, il paese è ben lungi dall’avere una vera democrazia.

Attualmente il Bangladesh è un paese molto povero, martoriato da una diffusa corruzione, ingerenze politiche da parte dei militari, gravi abusi dei diritti umani, messa al bando delle attività politiche, discriminazioni nei confronti delle donne, estremismo religioso e un lungo elenco di altri mali, alcuni dei quali sono citati nella presente relazione. Eppure, come viene affermato chiaramente nel considerando N: “l’Unione europea e il Bangladesh hanno da lungo tempo buone relazioni e importanti legami commerciali”. Ciò è vero, ma smettiamola parlare di come ci scegliamo gli amici e i partner e di come siamo bravi ad aiutare queste nazioni così amichevoli a migliorare il loro benessere, il loro grado di democrazia e lo Stato di diritto.

In tutta onestà, l’Unione europea ha tentato di migliorare la situazione in Bangladesh, ma ha tentato con sufficiente tenacia? Gli aiuti stanziati a favore del Bangladesh sono stati impiegati bene al fine di migliorare l’infrastruttura produttiva del paese, oppure sono stati dirottati nelle tasche di funzionari corrotti? La pressione esercitata sui militari affinché questi smettano di interferire con la vita politica del paese è stata sufficientemente rigorosa e decisa, oppure è stata debole e inefficace?

E’ possibile offrire diverse risposte a queste domande. Tuttavia, a mio avviso siamo lontani da quello che occorrerebbe fare; vi è un bisogno urgente di rivedere la nostra politica relativamente al Bangladesh, senza escludere l’attuazione di sanzioni e includendo senza dubbio dei severi moniti al Pakistan e all’India affinché questi non si lascino andare alla tentazione di interferire negli affari interni del Bangladesh.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), autore. – (EN) Signor Presidente, come l’onorevole Robert Evans, anch’io rappresento oltre 150 000 elettori di origine bangladeshi che vivono a Londra, nella nostra regione.

Il Bangladesh è un grande paese dell’Asia meridionale, di importanza strategica, e purtroppo, ancora una volta, si è ritrovato sotto i riflettori per le manifestazioni di studenti ad agosto e per l’arresto di tre ex primi ministri in un processo finalizzato a combattere la corruzione, ma che purtroppo ha tutta l’aria di essere un tentativo di soffocare le classi politiche democratiche, anche se profondamente divise.

Il governo provvisorio ha rassicurato l’Unione europea e gli Stati Uniti sul fatto che entro la fine del 2008 si terranno elezioni democratiche, una volta che il processo di registrazione elettorale sarà stato completato e sarà abbastanza consolidato per evitare brogli elettorali. Tuttavia, il calendario è molto dilatato, e vi sono sospetti che i militari, i quali hanno alzato il proprio profilo politico recentemente, siano intenzionati a cambiare i connotati politici del paese mettendo fuori combattimento i due principali contendenti, gli ex Primi Ministri Sheikh Hasina e Khaleda Zia. E’ difficile comprendere perché non vengano rilasciati su cauzione in attesa del processo, nonché perché gli arresti in primo luogo siano stati così esagerati e perché non siano stati rispettati i diritti della difesa previsti dallo stato di emergenza, di cui la presente risoluzione invoca giustamente la revoca, così come chiede che degli osservatori diplomatici dell’Unione europea siano presenti ai processi dei due ex primi ministri.

Certamente, i donatori occidentali seguono le vicende in Bangladesh con molta attenzione, date le preoccupazioni suscitate dal deterioramento della situazione dei diritti umani negli ultimi anni, nonché la crescente radicalizzazione in chiave islamica della società e un allontanamento, purtroppo, dalla sua rotta originaria di democrazia secolare pluralistica, un modello che noi dell’Unione europea dobbiamo continuare a sostenere per questo paese.

 
  
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  Marcin Libicki (UEN), autore. (PL) Signor Presidente, il prossimo paese all’ordine del giorno di questa discussione pomeridiana è il Bangladesh, altro paese in cui i diritti fondamentali sono violati. Avendo appreso di tutti questi casi individuali, dobbiamo chiederci come possa esistere una situazione del genere in un mondo che è sempre più esposto alla cosiddetta globalizzazione, ossia sempre più avvolto nella rete delle organizzazioni economiche e ancor di più nella rete delle organizzazioni politiche, un mondo che ha visto la nascita delle Nazioni Unite e dell’Unione europea nel nostro continente, e un mondo in cui vi sono così tante organizzazioni che invocano il rispetto dei diritti umani. Potremmo chiederci perché non vi sia stata la globalizzazione dei principi umanitari fondamentali.

Sembra essere un problema che riguarda il nostro tempo e le nostre organizzazioni. Tutti siamo interessati alla politica e all’economia, ma quando si tratta di dare alla politica e all’economia una dimensione umana, in modo che non sia fatto alcun torto alla gente comune e umile, sembriamo non riuscire a far niente.

Il Commissario Reding ha affermato poc’anzi durante la discussione sulla Birmania che vi è il rischio che perderemo ogni influenza e che non saremo più in grado di reagire a tali ingiustizie. Dobbiamo comprendere tuttavia che devono essere compiuti certi passi e che vi è uno squilibrio fra l’entità delle nostre attività in campo politico ed economico e la misura in cui sono rispettati i diritti fondamentali.

Desidero inoltre richiamare l’attenzione su un’altra questione. Nella dichiarazione si fa riferimento all’emergere della persecuzione su basi religiose, fra l’altro. Vorrei sottolineare che le persecuzioni religiose sono dirette in generale, anche se non sempre, contro i cristiani, segnatamente contro i cattolici. A livello globale, i cattolici sono il gruppo attualmente più spesso perseguitato, i cui membri sono più frequentemente uccisi per la loro fede. Dobbiamo attenerci ai fatti e, quando facciamo riferimento alle persecuzioni, non dobbiamo dimenticare chi perseguita chi.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), autore. – (SV) Signor Presidente, a mio avviso il Bangladesh è stato un paese di grandi speranze. Gode di libertà religiosa, le donne nelle zone rurali hanno accesso al microcredito e un’economia locale potrebbe cominciare a svilupparsi.

Tuttavia, tali tendenze positive si sono rapidamente invertite, in un paese dove si sta diffondendo il terrore. Per affrontare la corruzione, il governo sta arrestando giornalisti, avvocati, politici e attivisti del movimento studentesco. Se mi è consentito, arrestare tutti è, a dir poco, un modo errato di affrontare la corruzione. Promettiamo che aiuteremo il Bangladesh sulla strada della democrazia, e vi deve essere buona volontà da parte del governo.

Prima di finire, vorrei sollevare una questione contemplata nella risoluzione, della quale però non molti parleranno, questione a mio parere importante, dal momento che ho passato molto tempo con la gente delle baraccopoli. Alcuni nel vecchio regime, nella classe al potere, si sono appropriate di terreni, ma quando il governo ha tentato di ottenere indietro quei terreni, milioni di persone povere, poveri contadini e abitanti delle baraccopoli sono state costrette a sgomberare le proprie case, a lasciare l’ultimo spiraglio di speranza che avevano su un piccolo appezzamento. Dobbiamo pensare anche a queste persone quando lottiamo per la democrazia in Bangladesh, poiché hanno meno influenza di tutti, hanno meno potere di tutti.

 
  
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  Bogusław Sonik, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, la situazione in Bangladesh è senz’altro preoccupante. Tuttavia, sono stati compiuti alcuni passi per far sì che le elezioni si tengano nella data prestabilita. Ciononostante, il programma di lavoro della commissione elettorale presentato nel luglio 2007 non sarà completato in tempo. Non dobbiamo dimenticarci che la missione di osservazione dell’Unione europea è terminata il 22 gennaio, quando anche le Nazioni Unite hanno ritirato il loro sostegno.

Non possiamo abbandonare il Bangladesh a questo punto. Dobbiamo inviare osservatori con ampi poteri. Gli osservatori dovranno inoltre monitorare i procedimenti penali in corso e gli arresti di cittadini comuni. E’ particolarmente importante esercitare pressione sulle autorità per fare in modo che vengano liberati gli studenti arrestati durante le proteste del 28 agosto 2007. Dobbiamo reagire con prontezza, fornire aiuti di ampio respiro; se non vi riusciremo, non possiamo aspettarci che le elezioni si svolgano nella data prestabilita.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, a nome del PSE. – (PL) Signor Presidente, è passato quasi un anno dall’ultima risoluzione del Parlamento europeo sul Bangladesh. Nonostante le nostre speranze, la situazione nel paese è peggiorata. Le elezioni in programma per il mese di gennaio di quest’anno non si sono tenute e sono state rinviate alla fine del 2008. Con il sostegno dell’esercito, il governo ad interim ha dichiarato lo stato d’emergenza.

L’attuale leadership impone apertamente restrizioni a qualsiasi attività politica e alla libertà di stampa, nonché ad altri media. Fra le persone arrestate vi sono due ex primi ministri, 160 politici di spicco e più di 100 000 civili. La brutale repressione delle proteste studentesche contro l’esercito all’università di Dhaka ad agosto di quest’anno ha suscitato grave preoccupazione a livello internazionale.

Alla luce di tali avvenimenti, il Consiglio e la Commissione europea devono controllare attentamente la situazione. Essi devono fare soprattutto pressioni affinché in Bangladesh sia di nuovo permesso alle istituzioni indipendenti e ai partiti politici riprendere le proprie attività. E’ fondamentale inviare un’altra missione di osservazione e fornire assistenza tecnica, il che rappresenterebbe un contributo positivo in vista di elezioni libere e democratiche. Solo se tutte le parti in causa lavoreranno assieme sarà possibile stabilizzare la situazione in Bangladesh in modo efficace.

 
  
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  Koenraad Dillen, a nome del gruppo ITS. (NL) Signor Presidente, naturalmente è positivo che la situazione in materia di diritti umani in Bangladesh goda dell’attenzione del Nord del mondo. Dopotutto, abbiamo visto come l’attuale regime abbia tentato di mettere a tacere le legittime proteste politiche degli studenti e dei giornalisti ricorrendo ad arresti e a incarcerazioni arbitrarie. Da quando il nuovo governo ha preso il potere nel gennaio del 2007, più di 250 000 persone sono già finite in prigione. Da quando è stato proclamato lo stato d’emergenza, l’esercito si è reso responsabile di innumerevoli casi di tortura e omicidio.

Tuttavia, vorrei veramente sollevare un’altra questione, una questione endemica in quel paese, che permane a prescindere dagli avvicendamenti al governo. Si tratta di un aspetto che spesso viene trascurato da tutte le organizzazioni per i diritti umani, probabilmente perché è qualcosa di cui semplicemente non si può parlare. Mi riferisco alle sevizie di gruppo sistematiche che si verificano in Bangladesh. La violenza nei confronti delle donne e delle ragazze è una delle più efferate violazioni dei diritti umani che hanno luogo in quel paese musulmano. Questo genere di violenza abbraccia la violenza sessuale e la violenza domestica, le sevizie di gruppo, l’acido gettato addosso alle donne e i delitti di onore. Che la gente ne voglia sentire parlare o meno, è innegabile che mediante tali atrocità i fondamentalisti islamici vogliono epurare il Bangladesh dalle sue minoranze religiose, al fine di trasformare il paese in uno Stato islamico monolitico. Tutti i governi del Bangladesh si sono dimostrati incapaci di agire e questa è una vera e propria disgrazia. Il Bangladesh ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna nel 1984. E’ ora che il Parlamento invii un segnale molto chiaro al governo del Bangladesh per richiamarlo alle sue responsabilità.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE).(ET) Onorevoli colleghi, né l’Unione europea né le Nazioni Unite sospendono facilmente le loro missioni di osservazione; purtroppo in Bangladesh abbiamo dovuto farlo. A gennaio la democrazia è stata sospesa con l’appoggio dei militari, in un paese in cui i due principali partiti, caso unico al mondo, hanno a capo due donne.

Riconosco che la lotta contro la coercizione e la corruzione è importante per un’economia e una politica efficienti, anche se, per raggiungere questo fine, non è lecito ricorrere a metodi sporchi come la repressione di manifestazioni, l’imbavagliamento della stampa e l’impedire che i processi si volgano regolarmente. Da quasi venticinque anni il Bangladesh si muove verso il modello europeo. Il laicismo, mano nella mano con la tolleranza religiosa, i diritti umani e la libertà di parola sono valori che il nostro Parlamento sostiene con ogni mezzo.

Dobbiamo pertanto fare tutto il possibile affinché il Bangladesh riprenda la strada della democrazia. L’assistenza tecnica per organizzare le elezioni e i gruppi di lavoro bipartitici sono il minimo che l’Unione europea possa fare. Chiediamo che venga posta immediatamente fine allo stato d’emergenza e all’intervento militare.

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione europea condivide la preoccupazione relativa alla situazione dei diritti umani in Bangladesh espressa nelle proposte di risoluzione parlamentari. L’Unione europea, a proposito, ha alle spalle una storia meritevole di impegno costruttivo nel campo dei diritti umani e della democrazia in Bangladesh, e la decisione di inviare una missione di osservazione elettorale dell’Unione europea per indagare sulle mancate elezioni del 2007 e la decisione di sospendere la missione alla luce del boicottaggio della Lega Awami e degli evidenti tentativi di falsificare i risultati elettorali sono esempi di tale impegno.

All’indomani della formazione del governo provvisorio sostenuto dai militari e della proclamazione dello stato d’emergenza nel gennaio del 2007, l’Unione europea ha cercato di equilibrare un forte sostegno al ripristino della democrazia nel 2008 con un monitoraggio rigoroso della situazione dei diritti umani, il che è riflesso nell’intenzione della Commissione europea di ampliare il suo già notevole sostegno, insieme a otto altri partner nel campo dello sviluppo internazionale, per elaborare un elenco votanti corredato di fotografie. Il Parlamento si ricorderà che il profondo malcontento riguardo all’elenco preparato in vista delle elezioni del 2007 ha rivestito un ruolo essenziale nel rinvio delle elezioni.

La delegazione della Commissione europea a Dhaka segue da vicino il progetto pilota relativo all’elenco di votanti e si è espressa molto positivamente sul processo. L’Unione europea, tuttavia, ha fatto notare a più riprese che il progresso nell’ambito dei preparativi tecnici per le elezioni deve andare di pari passo con il progresso nel campo delle riforme politiche, e come ha sottolineato la troika dell’Unione recatasi in visita a Dhaka in giugno, i partiti politici devono essere coinvolti nel processo di riforma quanto prima.

Con un’iniziativa di buon auspicio, la commissione elettorale del Bangladesh ha annunciato un calendario per le consultazioni con i 15 principali partiti del paese.

L’Unione europea ha ribadito al governo del Bangladesh, e ai militari, la necessità di garantire il rispetto per i diritti umani e dei diritti di difesa; l’ultima volta è stata l’8 agosto, quando una troika locale dell’Unione europea ha espresso la sua preoccupazione ai consiglieri del ministero degli Affari esteri. Nella stessa occasione sono stati inoltre sollevati sette casi individuali di violazioni dei diritti umani.

Il governo ha fornito risposte dettagliate ad alcuni di questi casi. I capi missione dell’Unione europea continueranno a esprimere le preoccupazioni relative ai diritti umani presso le autorità, affinché coloro che hanno commesso abusi siano puniti adeguatamente e gli altri siano rilasciati. Per quanto riguarda il caso specifico del relatore speciale delle Nazioni Unite Sigma Huda, il capo della delegazione della Commissione europea a Dhaka ha espresso la sua preoccupazione relativamente alle sue condizioni di salute e alle sue cure dinanzi al ministero degli Affari esteri. Dalle informazioni a mia disposizione, Sigma Huda ha intenzione di impugnare la sentenza del tribunale, e la Commissione europea seguirà il caso molto attentamente.

Il sostegno ai diritti umani e il buon governo costituiscono anch’essi una delle tre priorità dell’assistenza finanziaria della Commissione europea al Bangladesh nell’ambito della strategia per paese per il periodo 2007-2013, unitamente allo sviluppo umano e sociale nonché al commercio e allo sviluppo economico. 55 milioni di euro sono stati stanziati per le misure da adottare nell’ambito di tale priorità per il periodo 2007-2010.

In conclusione, la Commissione europea rimane ottimista sul fatto che il Bangladesh possa tenere elezioni parlamentari credibili nel 2008. Stiamo ampliando gli aiuti politici e finanziari sostanziali per includere tale obiettivo, rimanendo però –e vorrei sottolinearlo –molto vigili sul tema dei diritti umani e su altre questioni.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà al termine delle discussioni di questo pomeriggio.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2008Avviso legale