Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione congiunta su
- l’interrogazione orale alla Commissione degli onorevoli Joseph Daul, Lutz Goepel e Neil Parish, a nome del gruppo PPE-DE, sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la tutela dei consumatori (O-0065/2007 – B6-0321/2007);
- l’interrogazione orale alla Commissione dell’onorevole Luis Manuel Capoulas Santos, a nome del gruppo PSE, sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la tutela dei consumatori (O-0067/2007 – B6-0377/2007);
- l’interrogazione orale alla Commissione degli onorevoli Sergio Berlato, Janusz Wojciechowski, Gintaras Didžiokas and Liam Aylward, a nome del gruppo UEN, sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la tutela dei consumatori (O-0069/2007 – B6-0378/2007).
Neil Parish, autore.–(EN) Signor Presidente, è con grande piacere che questa sera mi alzo in piedi per prendere la parola poiché adesso ci troviamo in una situazione in cui la sicurezza alimentare è diventata un vero problema. Per 25 anni ci siamo trovati in una situazione in cui vi era cibo in abbondanza in Europa. Infatti, abbiamo adottato molte decisioni in ambito agricolo, nel contesto della politica agricola comune, intese a limitare la produzione al fine di contenere i prezzi e ridurre il ricorso ai sussidi all’esportazione e all’esportazione di prodotti sui mercati mondiali.
Oggi, ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa: i prezzi dei cereali si sono triplicati quest’anno; il settore dell’allevamento sta attraversando un problema enorme, considerando che i costi dei mangimi sono aumentati forse del 50 per cento o 60 per cento, motivo per cui siamo estremamente preoccupati. Io, assieme agli onorevoli Daul e Goepel, abbiamo presentato questa interrogazione orale, e siamo lieti che la signora Commissario Fischer Boel sia qui presente stasera, poiché riteniamo che adesso dobbiamo valutare ogni opportunità di introdurre mangime supplementare nell’Unione europea.
Dobbiamo affrontare la realtà in cui ci sono alcuni mangimi che derivano da mais e soia geneticamente modificati e che al momento non possono entrare nell’Unione europea poiché non ne hanno l’autorizzazione. Penso che dobbiamo garantire che valutiamo la questione e che disponiamo di un sistema grazie al quale poter autorizzare questi prodotti. A patto che siano sicuri, dovrebbero essere introdotti per nutrire il nostro pollame, e i nostri suini in particolare, nonché il nostro bestiame, i bovini e le mucche da latte, poiché abbiamo bisogno di mantenere un’industria molto competitiva.
Dobbiamo inoltre considerare la situazione dal punto di vista dei supermercati perché, non dimentichiamo, non siamo solo preoccupati del prezzo che gli agricoltori sostengono per i loro prodotti, ma ci interessa anche quello che i consumatori devono pagare. Non vi è alcun dubbio che stiamo verificando, per esempio, che solo il 10 per cento del prezzo di un filone di pane è costituito dal grano come materia prima e che vi sono tuttavia enormi aumenti nel prezzo del pane poiché i supermercati dicono di dover pagare molto di più per il grano. Pertanto, dobbiamo incoraggiare i supermercati a garantire che i consumatori paghino il giusto prezzo.
È meraviglioso che questo ponga l’agricoltura europea in una posizione molto forte al fine di far fronte allo splendido nuovo mondo, poiché avremo bisogno della produzione alimentare, avremo bisogno degli agricoltori, e avremo bisogno della campagna, e tutte queste cose vanno molto bene.
Tuttavia, come ho affermato, adesso dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra i settori dei cereali e del bestiame, ed è questo il motivo per cui abbiamo presentato la nostra interrogazione. Saremo lieti di ascoltare quanto avrà da dirci in proposito la signora Commissario Fischer Boel.
Luis Manuel Capoulas Santos,autore. –(PT) Signor Presidente, signora Commissario, è un piacere rivederla in Parlamento. Come lei sa, qualche mese fa ci siamo stupiti di un cambiamento nella situazione del mercato per alcuni prodotti agricoli, che non molto tempo prima pensavamo inconcepibile; un’enorme pressione sull’approvvigionamento, con le conseguenze cui tutti assistiamo.
Ciò ha causato in cambio un importante tumulto nel settore dell’allevamento, prevedibili ripercussioni nella crescita dei prezzi al consumo, senza dimenticare l’avvertimento della FAO riguardo alle conseguenze sui generi alimentari in molte regioni del mondo che potrebbero derivare da questa situazione. Non dimentichiamo che mentre in Europa spendiamo il 10-20 per cento del nostro reddito interno in generi alimentari, ci sono società in cui questo dato è di circa il 90 per cento del reddito o oltre, e non è difficile immaginare cosa significherebbe un aumento dei prezzi per queste vaste popolazioni già così svantaggiate.
Occorre pertanto agire, e immediatamente, e sono molto felice che la Commissione abbia agito rapidamente, e bene, adottando alcune misure palliative, riducendo a zero la riserva per il 2008. E’ una vergogna che non siamo andati avanti. Esistono altre misure che forse potrebbero essere adottate senza costi aggiuntivi per il bilancio comunitario, come un’autorizzazione anticipata dei pagamenti ad alcuni allevatori degli aiuti cui hanno diritto, i quali non solo subiscono l’aumento dei prezzi, ma devono far fronte anche alle malattie del bestiame, come la febbre catarrale, e ritengo quindi che potremmo procedere anche da subito.
Tuttavia, prima di tutto dobbiamo proseguire nella valutazione e nello studio della situazione affinché possiamo individuare rapidamente le misure che, nel breve termine, possono essere adottate in un prossimo futuro. Naturalmente, riponiamo la nostra fiducia nella sensibilità della signora Commissario e della Commissione nell’occuparsi di questa nostra preoccupazione.
Sergio Berlato, autore.– Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, in tutta Europa si registrano casi di aumenti generalizzati dei prezzi dei prodotti alimentari. Le indagini di mercato effettuate mostrano come i consumatori europei stiano cambiando radicalmente le loro abitudini alimentari essendo costretti, a causa dei prezzi troppo elevati, a variare la qualità ed il tipo di prodotti da acquistare.
La responsabilità degli aumenti è da attribuirsi da un lato ai troppi passaggi intermedi che i prodotti subiscono dal produttore al consumatore e dall’altro ai rincari eccessivi applicati dalle grandi catene di distribuzione. Una cosa comunque è certa: la responsabilità di questi rincari non può e non deve essere attribuita ai nostri agricoltori, che sono le prime vittime di questa preoccupante situazione.
Noi, signor Presidente e signora Commissaria, riteniamo che oggi più che mai vada difeso il modello agricolo europeo, al fine di preservare la stabilità dei mercati agricoli nazionali dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali e dare consistenza alla difesa dei modelli di produzione e di utilizzo del territorio caratteristici dell’agricoltura europea. Condividiamo la decisione del Consiglio che ha approvato recentemente la proposta di azzeramento del set-aside per la campagna 2008.
Ma questo non basta a tranquillizzarci sulla preoccupante situazione degli stock di cereali e l’aumento del loro prezzo sul mercato mondiale. Occorre intervenire anche nelle varie OCM ed adoperare questi meccanismi di riequilibrio del mercato che permettano di calmierare i prezzi degli alimenti almeno nel mercato interno. Per questo abbiamo chiesto alla Commissione, anche con una recente interrogazione, di proporre subito un aumento urgente delle quote latte di almeno il 2-3%, al fine di favorire la stabilizzazione dei prezzi di questo prodotto di prima necessità.
In una congiuntura economica non favorevole come questa, spetta all’Unione europea e agli Stati membri intervenire per permettere ai consumatori di mantenere stabile la loro capacità di acquisto nel campo alimentare e allo stesso tempo tutelare il diritto di reddito dei nostri agricoltori.
Mariann Fischer Boel,Membro della Commissione.−(EN) Signor Presidente, ricordo una frase che penso sia una vecchia maledizione giapponese: “che possiate vivere in tempi interessanti”, e ritengo sia esattamente ciò che stiamo facendo adesso. Negli ultimi sei-otto mesi, abbiamo assistito a un’impennata dei prezzi delle materie prime nel settore agricolo, come già affermato dagli oratori, ma devo dire che ciò accade da un livello storicamente basso. Ritengo sia importante ricordarlo a tutti noi. Questi aumenti dei prezzi si rifletteranno sui prezzi al consumo ma in misura inferiore. Se posso fare l’esempio del pane, un bene di prima necessità, e farò l’esempio tedesco, se si considera il prezzo del pane in un supermercato o un negozio in Germania, solo il 4 per cento del prezzo è connesso al prezzo del costo del grano.
Per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, come già affermato, è già stato previsto un certo numero di misure diverse. Le quote latte sono state aumentate il 1° aprile 2006 e il 1° aprile 2007 dello 0,5 per cento in 11 Stati membri. Il 1° aprile 2006, otto nuovi Stati membri hanno ricevuto questa riserva di ristrutturazione che varia dal 2 al 5 per cento del livello delle loro quote nazionali. Il 1° aprile 2008, il prossimo anno, verrà aggiunto un ulteriore 0,5 per cento di aumento alle quote stanziate per 11 Stati membri.
Inoltre, tutti gli aiuti di sostegno al mercato sono stati ridotti in modo considerevole e, al momento, non vi sono rimborsi alle esportazioni e nessun aiuto a disposizione, niente di tutto ciò. La relazione sulla prospettiva di mercato nel settore lattiero-caseario sarà adottata dalla Commissione più avanti nell’anno e ci offrirà la base per un’ulteriore discussione sulla nostra eventuale necessità di aumentare nuovamente le quote. Inoltre, ho già avuto l’opportunità di segnalare chiaramente la scadenza del sistema delle quote entro il 31 marzo 2015, e ho indicato anche che ciò di cui abbiamo bisogno, da adesso al 2015, è un atterraggio morbido per l’eliminazione del sistema delle quote. Tra le possibilità citate, vi è l’aumento del sistema delle quote in questo periodo, di cui avremo l’opportunità di discutere nel corso della valutazione dello stato di salute del prossimo anno.
Nel settore dei cereali, esistono diverse ragioni per l’aumento dei prezzi. Dirò soltanto, per essere certa che non vi siano fraintendimenti, che non sono i biocarburanti a causare l’eccessivo aumento dei prezzi. Oggi, in Europa, impieghiamo meno del 2 per cento della produzione di cereali per l’etanolo, ma le ragioni sono diverse: le condizioni climatiche avverse in Australia, la siccità nell’Europa meridionale, le alluvioni in Europa settentrionale, la crescente domanda di India e Cina, e le esportazioni limitate a Russia e Ucraina. Pertanto, ovviamente, vi è un effetto valanga dall’impegno molto accentuato degli Stati Uniti sull’etanolo e, quindi, una certa influenza sull’aumento dei prezzi del granturco.
Come già affermato, la Commissione ha reagito: la riserva è stata posta a zero per il prossimo anno di produzione, per la semina di quest’autunno e della prossima primavera. Successivamente, sulla possibilità di continuare con la riserva zero, se ne discuterà nel corso della valutazione sullo stato di salute. Prevediamo che tale riserva contribuisca a qualcosa tra i 10 e i 12-15 milioni di tonnellate, a seconda delle condizioni climatiche. Inoltre, al collegio dei Commissari, presenterò una proposta rivolta al Consiglio intesa a sospendere i dazi di importazione per i cereali solo per la campagna in corso. Ritengo che tali iniziative ci aiuteranno ad alleviare la pressione sul settore dell’allevamento e dei prezzi al consumo.
Esistono diversi problemi per il settore delle carni suine. Vi è abbondanza di carne pertanto vi è un disequilibrio tra entrate e uscite nel settore e quindi, giovedì scorso, il comitato di gestione ha deciso di introdurre una riserva privata che auspico aiuterà a risolvere i problemi nel settore delle carni suine. Ci sono altre possibilità, ma ritengo dovremmo cercare di trovare il giusto equilibrio, poiché, se si tratta solo di prolungare la sofferenza, allora non otterremmo assolutamente niente.
Pertanto, penso che abbiamo reagito, e ho la possibilità di ringraziare il Parlamento per la sua risposta rapida affinché possiamo inviare, il prima possibile, chiari segnali al settore dell’allevamento sulla riserva zero. Nelle mie osservazioni finali vorrei tornare alla questione degli OGM, poiché vedo che il tempo a mia disposizione è scaduto.
Mairead McGuinness, a nome del gruppo PPE-DE.–(EN) Signor Presidente, avrei con piacere condiviso il mio tempo a disposizione con la signora Commissario, poiché mi interessa ascoltare il suo punto di vista sugli OGM, ma resterò in Aula per l’intera discussione.
Ritengo sia vero, in quanto non è la prima volta che viene affermato in quest’Aula, che la spiacevole verità è che l’epoca dei generi alimentari relativamente economici è terminata e che quanto accaduto non è stato previsto né all’interno della Commissione né, tantomeno, a livello globale.
La signora Commissario ha affrontato alcuni dei motivi per cui esiste tale disequilibrio nell’approvvigionamento e nella richiesta e concordo con lei: il tempo atmosferico, il cambiamento climatico, la domanda dei paesi in via di sviluppo e, sì, i biocarburanti hanno un’influenza a livello globale, e la signora Commissario lo ha riconosciuto. Tuttavia, è importante ricordare, come hanno fatto altri in quest’Aula prima di me, quanto dichiarato dal suo predecessore, Franz Fischler, al momento della riforma della PAC nel 2003. Ha promesso agli agricoltori migliori prezzi di mercato. Forse adesso stiamo assistendo alle conseguenze di queste riforme, e iniziamo a chiedere di queste conseguenze a causa dell’impatto sui prezzi al consumo.
Abbiamo avuto sviluppi positivi nei settori lattiero-caseario e dei cereali, ma non è accaduto altrettanto nel settore dell’allevamento per quanto riguarda i produttori di carne di vitello e agnello, di pollo e di suino, di cui ha parlato la signora Commissario.
Adesso, ci poniamo le domande circa la volatilità e se ne siamo soddisfatti relativamente alla domanda e all’approvvigionamento. Un’importante azienda alimentare mi ha di recente riferito che gli acquirenti dei supermercati non conoscono o non sono interessati all’economia della produzione dei generi alimentari, ma iniziano a notarne l’esistenza, il che è positivo. Tuttavia, dobbiamo controllare il potere dei supermercati e verificare se stanno giovando degli aumenti dei prezzi che attribuiscono ai produttori di generi alimentari. Solleciterei la Commissione, probabilmente il Commissario per la concorrenza, a controllare attentamente questo aspetto. Si sono rifiutati di farlo in passato.
Per quanto riguarda gli OGM, è una questione complessa. Esiste un problema in relazione alle differenze dei metodi di approvazione tra Unione europea e Stati Uniti, che dobbiamo tenere in considerazione. Pertanto, attendo le osservazioni della signora Commissario sugli OGM prima di formulare le mie nello specifico.
Infine, non possiamo ignorare l’impatto dell’insicurezza sui paesi in via di sviluppo, in particolare con il mercato del grano, nel cui ambito i paesi che non riescono a pagare di più per il cibo assistono a un considerevole aumento nella loro spesa alimentare. Dobbiamo ammetterlo in quest’Aula e tenerlo in considerazione nelle nostre future politiche.
Bernadette Bourzai, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, martedì 16 ottobre, nel corso della giornata mondiale dell’alimentazione, la FAO ha voluto accrescere la consapevolezza del pubblico sulla malnutrizione, che attualmente riguarda 854 milioni di persone nel mondo. In tale occasione, è stato sottolineato il prezzo crescente delle materie prime agricole, in particolare il suo impatto sui consumatori nei paesi in via di sviluppo, i miei colleghi hanno ampiamente parlato di questo, ma anche sulle popolazioni dei paesi poveri, che importano cereali. Mentre nei paesi sviluppati spendiamo dal 10 al 20 per cento del nostro bilancio nazionale in generi alimentari, tale dato oscilla tra il 60 e l’80 per cento del bilancio nei paesi meno sviluppati, e un aumento del 20 per cento nei prezzi dei cereali è drastico. Tale situazione è aggravata dal fatto che alcuni paesi dipendono enormemente dalle importazioni, e sono soggetti a oscillazioni della valuta, variazioni climatiche e aumenti nei costi dei trasporti.
Signora Commissario, lei ha risposto in parte, ma auspico che ci saranno altre misure. Quali misure intende adottare nel breve e medio termine, per la valutazione dello stato di salute della PAC, al fine di correggere questa situazione difficile per i consumatori della parte settentrionale, e ancora più difficile nella parte meridionale, e di contribuire a un equilibrio alimentare globale?
Niels Busk, a nome del gruppo ALDE.–(DA) Signor Presidente, signora Commissario, è importante che adesso ci si concentri sulla situazione molto interessante cui stiamo attualmente assistendo relativamente all’aumento dei prezzi molto evidente per alcune materie prime agricole. Al contempo, sappiamo che negli ambiti in cui non hanno ancora avuto effetto, in particolare nel settore delle carni suine, tali aumenti dei prezzi condurranno a un inverno molto costoso per quanto riguarda il costo dei generi alimentari. Conosciamo le cause sottese: scarsi raccolti autunnali, riserve di grano vuote, eccetera, non entrerò nei dettagli in merito.
Ritengo che la situazione che stiamo attraversando al momento debba offrire l’opportunità per maggiori discussioni. In primo luogo, non dovremmo allarmarci per gli attuali aumenti dei prezzi. Per fin troppo a lungo un litro di latte è costato meno di un litro di cola e di acqua. E’ del tutto irragionevole che non accettiamo che i generi alimentari costino quanto dovrebbero in realtà, poiché dietro ai prodotti c’è un lungo processo produttivo e molte ore di lavoro, in particolare nel settore lattiero-caseario. E’ inoltre chiaro che adesso vi è l’opportunità di aumentare la produzione dei generi alimentari in Europa. Il mercato ci sta di fatto chiedendo questo. La Commissione ha dimostrato una buona iniziativa eliminando la riserva e di certo abbiamo ancora la possibilità di aumentare la produzione molto rapidamente, in particolare nel settore lattiero-caseario.
Dovremmo proseguire la riforma della politica agricola comune dal 2003 riducendo il sostegno, nonché discutere seriamente di ulteriori trasferimenti del sostegno agricolo alla politica di sviluppo rurale. Adesso abbiamo l’opportunità di avviare una produzione agricola dinamica nell’Unione europea, e ciò significa che possiamo offrire agli agricoltori più libertà di quanta non ne abbiano al momento al fine di sfruttare la forte domanda attuale. Naturalmente, come di consueto, ci occuperemo anche degli agricoltori che operano nelle regioni montagnose e meno fertili, che è tutto ciò che è necessario! Tuttavia, non dobbiamo temere gli aumenti dei prezzi, ma comprendere invece e fare un uso attivo della situazione in cui ci troviamo.
Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, nell’Unione europea abbiamo di recente assistito a un aumento significativo del prezzo dei generi alimentari di prima necessità, in particolare nei nuovi Stati membri. In Polonia, per esempio, il prezzo del pane è cresciuto del 15 per cento negli ultimi due anni, il prezzo delle mele dell’83 per cento, quello delle patate del 33 per cento, mentre il prezzo del latte è raddoppiato. Esiste una tendenza simile in alcuni dei vecchi Stati membri: in Italia e in Irlanda. Tra i nuovi Stati membri, anche la Lituania ha visto quasi raddoppiare il prezzo di cereali, latte, frutta e verdura.
D’altra parte, la politica comunitaria è basata sulla limitazione della quantità dei prodotti agricoli, e sta cominciando a sembrare sempre più in contrasto con le necessità dei consumatori. Tutte le cosiddette riforme della politica agricola comune sono basate sulla limitazione dei prodotti all’interno dell’Unione europea.
La riforma del mercato dello zucchero è una limitazione sostanziale della produzione dello zucchero nell’Unione europea, da 18 milioni di tonnellate a 12 milioni di tonnellate. La riforma del mercato vinicolo comprende nuovamente limiti alla produzione.
Anche altre riforme mirano a una minore produzione nell’Unione europea. Dall’altra parte, abbiamo un segnale importante. I consumatori stanno chiedendo più cibo in Europa, e questo è l’importante segnale che l’intero obiettivo della politica agricola comune deve verificare. Dobbiamo domandarci se il metodo di limitare la produzione e fissare quote di produzione sia realmente positivo, soprattutto dal punto di vista degli interessi dei consumatori, poiché la questione riguarda loro in primo luogo.
Occorre che l’Europa fornisca la quantità di generi alimentari che la popolazione richiede. Vi sono numerosi segnali che indicano la necessità di modificare la politica agricola comune che stiamo portando avanti. Molte grazie.
Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, questa discussione è diventata folle. Stiamo parlando di diminuire i prezzi, di prezzi il più bassi possibile e dei livelli minimi da anni. Tutti gli oratori adesso si lamentano dell’aumento dei prezzi, finalmente guardando al futuro per una volta, e chiedono misure per arrestare gli aumenti dei prezzi.
Dovremmo essere felici che il mercato stia funzionando, con il vostro aiuto. Con l’aiuto dei vostri predecessori, ma anche delle richieste formulate dal Parlamento europeo, i miliardi di euro che erano destinati all’intervento e alla stabilizzazione dei prezzi (la pressione sui prezzi che ha danneggiato i prezzi di mercato sul mercato mondiale e ha messo in difficoltà il paesi del terzo mondo), sono stati eliminati. Infine, tale circostanza è stata abolita e ci stiamo avvicinando al mercato, entrando in una situazione che viene aggravata dall’impiego di grano per la produzione di carburanti.
Vi sono molti altri motivi dell’esistenza di una domanda così vasta attualmente sul mercato. Quest’ultimo reagisce, il prezzo aumenta e adesso noi, qui nel Parlamento europeo, in qualità di rappresentanti degli agricoltori, chiediamo che i prezzi diminuiscano nuovamente. Non sono mai stato coinvolto in qualcosa di così ridicolo in tutti i miei 20-25 anni in Parlamento! Per questo motivo ho applaudito l’onorevole Busk. Dovremmo essere felici di questa situazione. Certamente dobbiamo essere attenti per coloro che non possono acquistare i prodotti alimentari a prezzi normali.
Dobbiamo mantenere le retribuzioni ingiuste e le politiche sociali incaute, ma non possiamo adottare misure per poter sfamare i poveri a spese degli agricoltori che, negli ultimi anni, hanno lasciato l’attività in centinaia di migliaia. Questo non è il modo giusto di parlare!
Sono lieto che possiamo discutere della situazione anche oggi in quest’Aula e che abbiamo un mercato in cui i prezzi stiano finalmente aumentando.
Vincenzo Aita, a nome del gruppo GUE/NGL.– Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che questa discussione è importante iniziarla, ma credo che, anche per le cose che ci ha detto la Commissaria, siamo al di sotto di quelli che sono i problemi che stiamo vivendo.
Vorrei ricordare alla Commissaria che qualche mese fa sulla questione della discussione delle modifiche agli OCM sull’ortofrutta - e quello che adesso sta arrivando sul vino - noi chiedevamo una moratoria, di fermarsi e di riflettere su quello che stava succedendo, a partire da alcune questioni che vorrei rilevare.
La prima: qui si fa riferimento ad annate sbagliate per fatti climatici, ma non si fa riferimento al fatto che questo problema ce lo porteremo avanti per anni, perché c’è un cambiamento climatico in Europa e nel mondo. Primo dato!
Secondo: dal 1950, quando eravamo due miliardi e mezzo e avevamo a disposizione 0,5 ettari per ciascun cittadino nel mondo, nel 2020 passeremo a sette miliardi e mezzo (fonti delle Nazioni Unite) con circa 0,2 ettari disponibili per la coltivazione, per cittadino nel mondo.
Io capisco l’onorevole Baringdorf che c’è un problema di fondo, ma non credo che questi aumenti che si stanno registrando in questo periodo siano a vantaggio dei produttori. Perché se guardiamo alla differenza del costo del prodotto a quello che arriva ai consumatori, noi ci accorgiamo che c’è una filiera molto lunga che paga il consumatore, che paga il produttore. Ma questo è grazie anche alle politiche che noi abbiamo fatto qui in Parlamento europeo, allora io credo che la Commissaria qui dovrebbe valutare attentamente gli atti che andiamo a definire.
Certo, è stato importante fare quell’atto di rimettere a produzione il maggese però oltretutto oggi c’è bisogno di una riflessione a fondo. Quando è nata questa Comunità europea, si è fatta per soddisfare l’esigenza alimentare del popolo europeo. Oggi noi dobbiamo fare la stessa politica e non possiamo più consentirci che i terreni vengano messi al riposo per una politica di disaccoppiamento, perché questa determina anche una perdita produttiva sul mercato e sulle questioni nostre. Quindi si tratta di approdare ad una discussione a fondo: se le politiche di questi anni hanno dato risposte ai consumatori e ai produttori o non hanno creato un problema al contrario per questi due soggetti.
Jim Allister (NI).-(EN) Signor Presidente, vorrei concentrarmi sulla posizione nel settore della coltivazione intensiva. Non occuperò il tempo per un nuovo calcolo delle enormi difficoltà in cui si trovano molti produttori, ma desidero piuttosto concentrarmi su quanto credo che la signora Commissario dovrebbe fare per apportare un contributo. Ho quattro o cinque osservazioni da fare.
Prima di tutto, ritengo che la signora Commissario dovrebbe ammettere che queste misure blande, come la promozione del mercato, non saranno sufficienti. In secondo luogo, dovrebbe occuparsi, più di quanto non sia accaduto sinora, dell’impatto a lungo termine sulla disponibilità di grano e sui prezzi del cambio dilagante negli Stati Uniti alla produzione di biocarburante. I loro obiettivi, che sono molto aggressivi, stanno in realtà esaurendo le importazioni di cui avevamo bisogno su questo aspetto.
In terzo luogo, con le scorte d’intervento di grano a un livello preoccupantemente basso e il rapporto di utilizzo del tutto fuori uso, vi è urgente necessità di un’iniziativa intesa a occuparsi di questo equilibrio. In quarto luogo, suggerisco che la signora Commissario debba essere maggiormente proattiva nella lotta per un’approvazione più rapida dei sostituti degli OGM. Con tutto il rispetto, signora Commissario, lei deve, a nome del settore agricolo, eguagliare l’energia dei Commissari Kyprianou e Dimas nel modo in cui resistono all’approvazione degli OGM.
In quinto luogo e infine, porre le basi nel mercato per il nostro settore intensivo, con i rimborsi all’esportazione immediatamente estesi alle carni e agli insaccati. Su tale aspetto non sono sicuro che aiutare l’immagazzinamento privato risolverà molto nel lungo termine.
Struan Stevenson (PPE-DE).-(EN) Signor Presidente, mi consenta innanzi tutto di garantire all’onorevole Graefe zu Baringdorf che sono felice di vedere che finalmente i prezzi per i nostri agricoltori aumentano, purché siano gli agricoltori a trarne vantaggio, e non le catene di supermercati. Sinora, il numero ridotto di catene di supermercati che dominano il settore della vendita in Europa si sono arricchiti a spese dei nostri agricoltori e produttori.
Nella mia circoscrizione in Scozia, i produttori lattiero-caseari per troppo tempo hanno ricevuto 0,17 sterline al litro per il latte, che è al di sotto del costo di produzione, mentre era venduto sugli scaffali del supermercato a oltre 0,50 sterline al litro. Questo ha causato il fallimento di molti produttori lattiero-caseari della mia circoscrizione.
Adesso vediamo che quanto gli agricoltori percepiscono per il grano aumenta del solo 10 per cento, mentre nei supermercati i prodotti a base di grano sono aumentati del 40 per cento. Ancora una volta la grande distribuzione impiega le oscillazioni dei prezzi per intascare profitti maggiori.
Questa è una disgrazia, e sono completamente d’accordo con l’onorevole Parish sul fatto che dovremmo chiedere alla Commissione di avviare un’inchiesta sulla politica dei prezzi delle catene di supermercati al fine di garantire a consumatori e produttori un trattamento equo.
María Isabel Salinas García (PSE). – (ES) Signor Presidente, è chiaro che l’aumento dei prezzi di cui i consumatori hanno esperienza diretta nei loro cestini della spesa è causato da molteplici fattori, ma nel mio intervento discuterò solo di quanto affermato dall’onorevole Stevenson.
Ritengo che il ruolo degli intermediari e delle grandi catene di vendita dei prodotti alimentari sia preoccupante. In molti casi rispondono a movimenti speculativi, quindi gli aumenti dei prezzi dei prodotti finali sono maggiori, come è stato affermato, in termini percentuali, degli aumenti dei prezzi delle materie prime.
La situazione è inoltre molto preoccupante per i produttori che, a fronte dell’enorme potere d’acquisto del grande settore della vendita al dettaglio, sono costretti a ridurre i loro prezzi di vendita, senza essere in grado di compensare gli aumenti della materia prima o dei prezzi del carburante.
Ritengo pertanto, e appoggio il precedente oratore, che sia importante che la Commissione (e desidero cogliere l’occasione per ringraziare la signora Commissario per la sua presenza) agisca e adotti misure: dovrebbero svolgersi indagini e posti in essere gli strumenti necessari al fine di far cessare tali pratiche, che sono sleali e, in molti casi, illecite.
Ritengo che la risoluzione sia molto opportuna, e che siamo in tempo per poter adottare misure.
Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN).-(PL) Signor Presidente, molti di coloro che sono intervenuti prima di me si sono dimostrati felici dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari, ma dobbiamo chiederci se questo prezzo giunga agli agricoltori. Sono seriamente preoccupato al riguardo. Molte piccole aziende agricole stanno attualmente chiudendo in linea con la politica della Commissione e dell’Unione europea. Tuttavia, dobbiamo chiederci anche quale tipo di prodotti alimentari ricevono gli agricoltori. Prendono il manzo dal Brasile, lo zucchero dall’America Latina, pollame rischioso dall’Asia, e quindi gli alimenti economici entrano nel nostro mercato, che per noi sta “abbassando” i prezzi, ma di fatto limita la produzione in Europa. Sorge una domanda: dovremo continuare a prostrarci al lobbismo industriale? Per quale motivo, in fin dei conti, non possiamo iniziare a sostenere gli agricoltori europei ancora una volta, nel momento in cui è comparsa per noi una piccola possibilità di aumentare tale produzione e aumentare le quote per il latte e gli amidi, per esempio, per i quali vi è una domanda costante in Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale?
Diamanto Manolakou (GUE/NGL).-(EL) Signor Presidente, il problema del pane, del latte, delle patate e di altri alimenti che subiscono un aumento dei prezzi, che in alcuni Stati membri sono di 10 volte l’attuale tasso di inflazione, è molto acuto, in particolare per coloro con redditi bassi, per i quali la parte principale del bilancio è destinato ai generi alimentari.
Questo problema non è apparso dal nulla. Siamo consapevoli che il settore alimentare è controllato da poche imprese che traggono profitti consistenti a spese di produttori e consumatori: i prezzi al consumo sono di molte volte superiori rispetto a quelli pagati ai produttori, a causa del gran numero di intermediari e del monopolio di mercato. Per questo motivo adesso vi è una domanda globale crescente di alimenti e mangimi animali; i cereali e l’olio di colza vengono impiegati nella produzione di biocarburanti, non per motivi ambientali ma quale parte dei programmi intesi al profitto delle multinazionali del petrolio.
Si è verificato un crollo nei prezzi e l’intervento comunitario inteso a sostenere la produzione dei cereali è diminuito, ed è stata stabilita anche una riserva obbligatoria a causa della PAC. Tutti questi fattori, assieme, ovviamente, a condizioni climatiche terribili, hanno ridotto drasticamente gli approvvigionamenti e la produzione dell’Unione europea. Tuttavia, il commercio e l’industria hanno approfittato della situazione a spese di agricoltori e consumatori.
Questo è il motivo per cui i prezzi di generi alimentari e di mangimi animali sono aumentati. Tali aumenti hanno peggiorato la posizione dei lavoratori, accresciuto il numero di persone denutrite e di agricoltori e allevatori piccoli e medi in fallimento. Gli allevatori greci sono disperati; stanno intraprendendo iniziative al fine di chiedere assistenza significativa che li aiuti a sopravvivere.
La decisione del Consiglio dei ministri del 26 settembre di eliminare la riserva obbligatoria, sospendere i dazi sui cereali importati e l’adozione di altre misure, cui lei ha fatto riferimento, signora Commissario, allevierà in qualche modo il problema, ma non lo risolverà. La decisione suggerisce mezze misure, che sono per loro natura insufficienti. Sono necessarie misure significative per un incoraggiamento agli approvvigionamenti di mangimi animali, al controllo dei prezzi, e l’adozione di misure per i cartelli e la speculazione.
Agnes Schierhuber (PPE-DE). –(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, sono molto grata per aver potuto svolgere oggi questa discussione con la signora Commissario. Poiché i prezzi dei beni di prima necessità aumentano, le persone prestano nuovamente maggiore attenzione all’agricoltura. La situazione è causata, da un lato, come già affermato dalla signora Commissario e da alcuni dei precedenti oratori, dalla domanda dei paesi terzi e, dall’altro, dalle perdite nelle colture dei paesi tradizionalmente esportatori agricoli quali l’Australia e la Nuova Zelanda. Pertanto, è essenziale mobilitare tutte le risorse a nostra disposizione in Europa. Ho adesso stabilito, per esempio nel corso della mia visita in Romania, che almeno un terzo del totale dei terreni coltivabili non viene utilizzato, come è sempre stato. Disponiamo di risorse considerevoli nei nostri Stati membri. Un primo passo sarebbe sicuramente non consentire che i terreni restino incolti.
Come già dichiarato, in qualità di agricoltore, ritengo con tutta sincerità che la prima priorità dovrebbe essere produrre cibo sano, la seconda produrre foraggio e la terza produrre materiali energetici. Alla fine, tuttavia, credo che l’impennata dei prezzi per i nostri agricoltori non porta in alcun modo all’adattamento del prezzo che riparerebbe alle perdite degli ultimi decenni. Come molti che sono già intervenuti hanno sottolineato, forse percepiamo un 10 per cento in più nei prezzi delle materie prime, ma i rivenditori in alcuni casi li aumentano di circa il 40-50 per cento. Sto pensando al burro, per esempio, e questo non mi sembra leale.
Un modo di reagire per noi agricoltori sarebbe organizzarci meglio in cooperative di produzione con contratti di produzione, al fine di raggiungere il comando dei monopoli di vendita alimentare.
Csaba Sándor Tabajdi (PSE).-(HU) L’attuale discussione dimostra chiaramente ancora una volta come varino ampiamente le opinioni in quest’Aula. Concordo con l’onorevole Stevenson, ossia che questo aumento dei prezzi significa solo un aumento molto ridotto nei redditi degli agricoltori, paragonati al settore commerciale, le catene dei supermercati, e gli speculatori di mercato, che fanno la parte del leone.
Un altro problema è che i produttori di cereali ne beneficeranno ampiamente, mentre gli allevatori perderanno molto. In questo caso abbiamo una situazione insostenibile: alcuni settori sono o favoriti o ignorati nell’ambito della politica agricola comune, e tale aumento dei prezzi è destinato a rendere la situazione dei settori trascurati ancora peggiore, mentre quelli più fiorenti diventeranno ancora più ricchi.
Concordo con l’onorevole Graefe zu Baringdorf che l’aumento dei prezzi è positivo, ma chi ne pagherà le conseguenze? Queste contraddizioni sono in continua crescita, e purtroppo le distorsioni della politica agricola comune intensificano e aggravano tali distorsioni. Dobbiamo essenzialmente ripensare la politica agricola comune, poiché gli interventi frammentari sono semplicemente apparenti. Non può esistere una normale politica agricola comune finché i settori di allevamento, vino, frutta e verdura, dei suini e del pollame saranno settori trascurati. Grazie.
Esther Herranz García (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, come ho dichiarato il mese scorso durante la discussione che abbiamo svolto in Parlamento sulla sospensione della riserva obbligatoria, che è stata anche una seduta notturna, l’aumento dei prezzi agricoli dovrebbe provocare una discussione approfondita sulla direzione che sta prendendo la politica agricola comune.
Riceveremo presto la comunicazione della Commissione europea sulla “valutazione dello stato di salute” della PAC, ma temo che in tale comunicazione l’Esecutivo comunitario non sarà abbastanza coraggioso da riconoscere che anche la liberalizzazione dei mercati ha un prezzo, e che gli agricoltori e i consumatori europei stanno adesso iniziando a pagare tale prezzo.
Molti eurodeputati sono sempre stati a favore di uno smantellamento delle misure di gestione del mercato e hanno contribuito a delineare l’immagine negativa che i consumatori europei si sono costruiti sulla PAC.
Come ho dichiarato nel corso dell’ultima plenaria, vorrei sapere in quale modo spiegheremo ai cittadini che a malapena disponiamo degli strumenti per controllare questi aumenti dei prezzi agricoli nell’Unione europea.
Sarebbe inoltre interessante chiedere alla Commissione europea di valutare quale sarà il costo per i cittadini europei di questo aumento dei prezzi dei generi alimentari e di confrontarlo con il costo per ciascun cittadino coinvolto nella politica agricola comune.
Vorrei sapere anche se nei prossimi anni, alla fine, i cittadini trarranno o meno vantaggio dalla liberalizzazione dei mercati e dai drastici tagli degli aiuti diretti che stanno subendo gli agricoltori europei.
Vi fornirò una statistica che ritengo molto significativa: prima della creazione della PAC, nel 1961, i prezzi delle materie prime per la produzione di mangime animale erano il doppio dei prezzi pagati dagli agricoltori 20 anni dopo. La politica agricola comune ha garantito un approvvigionamento di materie prime a un prezzo accessibile e al contempo anche i consumatori europei hanno beneficiato di un prezzo più equo dei beni di prima necessità.
In paesi come il mio, la Spagna, stiamo assistendo a un aumento dei prezzi di generi alimentari di base come il latte. Credo che i ministri dell’Economia e delle finanze dei governi europei dovrebbero adesso preoccuparsi maggiormente delle ripercussioni che tale aumento avrà sull’inflazione nei loro paesi.
Rosa Miguélez Ramos (PSE). – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, tutti noi qui presenti questa sera conosciamo tutte le cause dell’aumento dei prezzi dei cereali e delle materie prime. Nonostante ci abbiate fornito alcune valide considerazioni riguardo a quali siano queste cause, esistono tuttavia altre questioni su cui avete soprasseduto.
Poiché a novembre ci presenterete le vostre proposte sulla “valutazione dello stato di salute” della PAC, preferirei dirvi adesso ciò che penso, e direi che spero che in questa “valutazione dello stato di salute” analizzerete se la PAC è in linea con i nuovi requisiti del mercato globale, in quanto una delle cause principali del limite della produzione europea, ritengo sia stata la mancanza di lungimiranza degli esperti comunitari.
Dobbiamo riesaminare l’attuale politica di approvvigionamenti estremamente ridotti. Le riserve d’intervento comunitarie dovrebbero essere, come affermato in quest’Aula, la rete di sicurezza per garantire l’approvvigionamento in tempi come questi, ma non vi sono approvvigionamenti e le riserve comunitarie sono vuote.
Sono molto preoccupata, signora Commissario, per le conseguenze che l’aumento dei prezzi dei mangimi animali sta portando all’allevamento europeo, in quanto il suo effetto è molto negativo, in particolare per le aziende agricole piccole e medie.
James Nicholson (PPE-DE).-(EN) Signor Presidente, questa discussione è molto opportuna. Tutti noi sappiamo che i prezzi dei cereali sono aumentati drasticamente, e ne conosciamo i motivi. Signora Commissario, è un dato di fatto che dipendiamo da, e ancora abbiamo bisogno, delle importazioni di grano e prodotti sostitutivi da paesi terzi, in particolare dagli Stati Uniti. A questo proposito, sono preoccupato che si stia impiegando troppo tempo per decidere circa le nuove specie di grano in attesa di approvazione. Sono ben consapevole che non è necessariamente colpa della Commissione. E’ una responsabilità dei governi nazionali, poiché potrebbero non essere d’accordo. Dovrete prendere una decisione, e auspico lo facciate al più presto.
Solleciterei un’approvazione più rapida delle nuove specie di grano nella produzione. Poiché i prezzi di produzione aumentano, il costo viene inevitabilmente caricato sui consumatori. E’ qualcosa che nessuno è impaziente di fare, ma è il punto in cui dobbiamo affrontare il potere dei supermercati.
Conosco l’onorevole Graefe zu Baringdorf da quasi 19 anni, sin da quando sono entrato in quest’Aula. Devo dire che a volte ha ragione e a volte ha torto; e in questa occasione si sbaglia. Non sono contrario all’aumento dei prezzi, purché arrivino al produttore nonché agli addetti alla trasformazione dei prodotti e al consumatore.
Non dobbiamo occuparci solo di questa questione, ma anche dell’impiego di grano geneticamente modificato. Stiamo importando all’interno dell’Unione europea generi alimentari che i nostri consumatori possono acquistare nei negozi quando non abbiamo idea del modo in cui vengono prodotti. Non vi è tracciabilità di queste importazioni. Possono essere state prodotte impiegando qualsiasi metodo di produzione. E’ un problema da affrontare. Una grande quantità della carne proveniente dal Brasile, per nominare uno dei paesi di cui abbiamo discusso, è quasi certamente prodotta impiegando grano OGM. In quale modo possiamo comunicare la differenza?
Catherine Neris (PSE). – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero congratularmi con gli autori di questa risoluzione e dare loro il mio appoggio.
L’impennata del prezzo dei cereali e quindi dei prodotti alimentari in generale riflette l’attuale dipendenza europea dalla volatilità dei mercati agricoli mondiali. Accettare questa situazione vorrebbe dire accettare che i consumatori diventino una variabile per l’adattamento durante le fasi correttive di questi mercati. Accettare questa situazione vorrebbe dire anche negare l’influenza dei grandi supermercati, che per 40 anni hanno contribuito alla tendenza al ribasso dei prezzi per gli agricoltori, mentre i prezzi dei generi alimentari per i consumatori sono rimasti gli stessi o sono aumentati.
Questa eccessiva cattura del margine potrebbe, e dovrebbe, essere stata impiegata dai grandi supermercati per assorbire il costo crescente delle materie prime agricole nella crisi che stiamo attraversando attualmente. E’ chiaro che non sta accadendo. I grandi supermercati continuano ad abusare della loro posizione dominante e la Commissione deve adesso discutere la questione quale prioritaria al fine di evitare che i consumatori europei vengano resi ostaggio di un sistema sleale e pericoloso.
Mariann Fischer Boel,Membro della Commissione.−(EN) Signor Presidente, cercherò di rispondere ad alcune delle domande poste.
Innanzi tutto, concordo con quanti dicono che è positivo e molto soddisfacente osservare che il mercato adesso funziona, che le riforme che stiamo apportando funzionano. Questa era l’idea generale dietro tutto il lavoro svolto al fine di riformare il nostro settore agricolo, pertanto ora gli agricoltori possono realmente rispondere al mercato, e questo, dal loro punto di vista, è ciò che noi desideriamo fare realmente.
Inoltre, è importante comprendere che questo aumento dei prezzi non è un fenomeno europeo, è un fenomeno globale, e questo è il motivo per cui è molto difficile per noi adottare alcune misure.
Vorrei solo rispondere all’idea di introdurre rimborsi all’esportazione. Ritengo che potrebbe trasmettere il segnale sbagliato al settore di continuare la produzione e quindi prolungare la sofferenza fino al punto in cui vediamo un aumento dei prezzi, e qui mi riferisco al settore delle carni suine. Ma ci sarà una pressione sui prezzi finché avremo una sovrapproduzione rispetto alla domanda. Vediamo che i prezzi stanno diminuendo sulle carcasse; sappiamo che fa parte del ciclo e che in autunno c’è sempre pressione sui prezzi delle carni suine.
Consentitemi solo di citare i biocarburanti che, nel contesto degli obiettivi vincolanti che la Commissione ha presentato il 10 gennaio 2007, rappresenteranno il 10 per cento del nostro settore del carburante dei trasporti entro il 2020. Non abbiamo mai previsto che sarebbe stata una produzione esclusivamente europea: avremo bisogno di importazioni. Tuttavia, è molto importante che iniziamo con la prima generazione e quindi incoraggiamo gli istituti di ricerca a cercare di trovare una soluzione ottimale per la seconda generazione che non sarà prodotta esclusivamente o principalmente dai cereali ma da paglia, trucioli e residui dei mattatoi. Pertanto, abbiamo il potenziale e stimiamo che, entro il 2020, dal 20 al 30 per cento proverrà dalla seconda generazione, e potremmo essere in grado di fare meglio se sollecitassimo gli investimenti nella ricerca.
Per quanto riguarda gli OGM, posso garantirvi del tutto che la Commissione è consapevole del problema posto dall’autorizzazione asincrona. Potete valutarne le conseguenze nella relazione di recente pubblicata dalla Direzione Generale Agricoltura, accessibile su Internet, in cui ci sono tre scenari diversi. La Commissione sta attualmente riflettendo sul miglior modo di affrontare questa situazione senza compromessi sul nostro elevato livello di valutazione dei rischi, sia per quanto riguarda l’ambiente che per quanto riguarda la salute umana.
Sono già stati apportati importanti miglioramenti nella riduzione della procedura o dei tempi, il tempo necessario, per autorizzare gli OGM. Vorrei citare, solo quale esempio, il recente impegno dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare nell’effettuare il controllo di completezza entro sei settimane, rispetto al periodo molto più lungo che richiedeva in precedenza. Mi aspetto inoltre che il sostegno più forte da parte degli Stati membri aiuti la Commissione in un’ulteriore riduzione dei tempi del processo di autorizzazione. Sono stati compiuti alcuni passi in questa direzione al fine di accrescere il sostegno degli Stati membri nel processo di autorizzazione.
Sono fermamente impegnata nell’attuazione realizzabile delle nostre norme intese a garantire che il commercio di mangime animale non venga interrotto, con conseguenze ovviamente negative per i nostri agricoltori. Tuttavia, sono impegnata anche nel garantire il livello più elevato di sicurezza per quanto riguarda l’immissione sul mercato di nuovi prodotti GM, e certamente i nostri partner commerciali conoscono le norme specifiche vigenti nell’Unione europea.
Appena due giorni fa, sono tornata dall’Argentina e dal Brasile. Mi hanno riferito chiaramente che saranno in grado di fornire prodotti non geneticamente modificati, principalmente soia e mais, nonché i tipi di prodotti GM che sono stati autorizzati in Europa. Tuttavia, hanno affermato che dobbiamo sapere che sarà più costoso. Se siamo pronti a pagare il prezzo, loro ci forniranno tali prodotti, ma dobbiamo ricordare che hanno altri clienti, e hanno citato la Cina quale grande cliente.
Sono pertanto abbastanza sicura che torneremo sulla questione, e sono altrettanto certa che lo faremo a breve.
Presidente. − Ho ricevuto sei proposte di risoluzione(1) presentate in virtù dell’articolo 108, paragrafo 5.