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Procedura : 2007/2658(RSP)
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B6-0478/2007

Discussioni :

PV 14/11/2007 - 8
CRE 14/11/2007 - 8

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PV 15/11/2007 - 5.8
CRE 15/11/2007 - 5.8

Testi approvati :

P6_TA(2007)0536

Discussioni
Mercoledì 14 novembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

8. Situazione in Pakistan (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla situazione in Pakistan.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, come sappiamo l’Unione europea ha osservato i recenti sviluppi in Pakistan con grande apprensione, in particolare gli eventi che hanno portato il 3 novembre alla dichiarazione dello stato di emergenza e conseguentemente a gravi disordini sociali e numerosi arresti, compreso quello del presidente della corte suprema, attualmente agli arresti domiciliari.

Non ho dubbi sul fatto che questo costituisca un grave passo indietro nello Stato di diritto e nel processo democratico del Pakistan che oserei dire fa venir meno qualsiasi speranza che il popolo pakistano, e la comunità internazionale generale, possano avere avuto di un rafforzamento della legittimazione delle istituzioni democratiche di quel paese. Per questo motivo il 6 novembre la Presidenza ha reso nota una dichiarazione a nome dell’Unione che esprime la nostra profonda preoccupazione in merito alla dichiarazione dello stato di emergenza e alla sospensione della costituzione pakistana e dei diritti fondamentali.

Il 4 novembre, due giorni prima, i capi della missione a Islamabad e l’Alto rappresentante Javier Solana avevano espresso i propri timori sul decorso degli eventi. Le nostre parole, le parole dell’UE, si sono così aggiunte alle molte altre che ribadivano l’importanza di ripristinare la Costituzione, l’ordinamento civile, di garantire l’indipendenza del potere giudiziario e la libertà dei mezzi di informazione, di rilasciare tutti i prigionieri politici, i giornalisti e i difensori dei diritti umani e di creare le condizioni necessarie per le elezioni legislative da svolgersi secondo programma, ovvero nel gennaio 2008.

Non abbiamo dubbi sul fatto che la stabilità e lo sviluppo di una nazione possano essere garantiti solo in un contesto di totale credibilità in termini di democrazia. Siamo seriamente preoccupati dalle notizie che ci giungono di numerosi arresti, del boicottaggio della libertà d’informazione, della repressione della fondamentale libertà di espressione dei cittadini e degli attacchi contro figure professionali come giudici, avvocati, giornalisti e attivisti per i diritti umani. Allo stesso tempo tuttavia formuliamo un forte appello a tutte le parti perché esercitino la massima moderazione e lavorino assieme per individuare una soluzione democratica e pacifica alla crisi attuale e consenta un rapido ritorno alla normalità.

Pur riconoscendo le difficoltà attualmente incontrate dal Pakistan in relazione alla sua situazione di sicurezza e i sacrifici e gli sforzi del popolo pakistano contro l’estremismo e il terrorismo, l’Unione europea crede fermamente che la soluzione a tali difficoltà non possa comportare l’interruzione del processo democratico.

Non possiamo tuttavia fare a meno di riconoscere l’alleato sul quale abbiamo sempre potuto contare nella lotta contro l’estremismo e il terrorismo. Dobbiamo pertanto far sì che il Pakistan confermi il suo impegno nella lotta contro tale minaccia globale, contro la quale la cooperazione internazionale costituisce uno strumento essenziale.

Infine l’Unione auspica che l’attuale clima di incertezza si risolva rapidamente e in modo pacifico e invita il Presidente Muscharraf a tener fede al suo impegno di smettere la sua uniforme militare e abbandonare la carica di capo di stato maggiore.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, il Pakistan rientra nell’ordine del giorno di questa plenaria per la terza volta nel giro di pochi mesi. Ciò testimonia la grande difficoltà della fase di transizione che il paese sta attualmente attraversando. L’imposizione il 3 novembre dello stato di emergenza da parte del Presidente Musharraf quale capo di stato maggiore ha inviato all’Europa e a tutto il mondo un segnale molto preoccupante e ha recato danno al cammino della democrazia in Pakistan.

Prima della dichiarazione dello stato di emergenza avevamo assistito ad alcuni sviluppi incoraggianti, che facevano sperare in un processo politico più inclusivo e in istituzioni democratiche più forti; malauguratamente tutto ciò viene messo in discussione e oggi ci chiediamo se tale situazione sia ancora reversibile o se sia troppo tardi per riportare la fiducia e le condizioni necessarie prima delle elezioni parlamentari.

Nel suo appello televisivo trasmesso la notte del 3 novembre il Presidente Musharraf ha detto che sospendeva la Costituzione a causa delle minacce contro la nazione dovute ad un chiaro aumento dell’attività e dell’incidenza degli attacchi terroristici. Non vi è dubbio che attualmente il Pakistan stia affrontando una serissima minaccia di estremismo religioso e di violenza, come hanno chiaramente dimostrato i recenti eventi verificatisi nella provincia di frontiera nord-occidentale e l’attacco al convoglio della signora Bhutto del 18 ottobre. Tuttavia oggi assistiamo anche all’arresto di migliaia di avvocati, giornalisti, dipendenti dei partiti politici e attivisti per i diritti umani, tra i quali personalità illustri come Asma Jahangir, presidente della commissione per i diritti umani del Pakistan o Aitzaz Ahsan, presidente dell’ordine degli avvocati presso la corte suprema.

Si tratta di persone che rivendicano un Pakistan aperto e tollerante, non sono terroristi e pertanto è ingiusto tenerli in arresto. Essi devono essere liberati immediatamente. Considero inoltre particolarmente grave la drastica misura assunta contro il potere giudiziario pakistano. Lo Stato di diritto è alla base di qualsiasi processo democratico e il funzionamento del sistema democratico non è possibile senza un potere giudiziario indipendente.

La dichiarazione della Presidenza, testé richiamata anche dal nostro Presidente a nome dell’UE, è pertanto molto chiara e questa continua ad essere la nostra posizione. Domenica scorsa il Presidente Musharraf ha annunciato nel corso di una conferenza stampa che si augura che le elezioni parlamentari pakistane possano tenersi entro il 9 gennaio 2008. Ciò costituirebbe un passo nella giusta direzione anche se rimane tutta una serie di problemi. Quando possiamo aspettarci che cessi lo stato di emergenza? Come possiamo avere elezioni libere ed eque se i mezzi di informazione della carta stampata ed elettronici sono censurati, se altri diritti civili e altre libertà sono sospese ed è stata lesa l’indipendenza del potere giudiziario? Come potranno i partiti condurre la campagna elettorale se è ridotta la libertà di assemblea e i capi di partito come Benazir Bhutto sono agli arresti domiciliari? Allo stato tali questioni non sono affatto chiare.

Per porre fine a tale incertezza è di fondamentale importanza che venga annunciata quanto prima una data fissa per le elezioni e una data entro la quale sarà revocato lo stato di emergenza. Se vogliamo che queste elezioni abbiano una qualche possibilità di potersi dire democratiche e trasparenti, sarà essenziale revocare tutte le limitazioni imposte sui diritti politici e le libertà fondamentali. Per come stanno le cose al momento sembra che non sarà possibile inviare una missione di osservatori delle elezioni. Alcune condizioni minime contenute nella comunicazione della Commissione sull’assistenza e sull’osservazione dell’UE per lo svolgimento di elezioni democratiche non sono soddisfatte.

Tuttavia se lo stato di emergenza fosse revocato abbastanza rapidamente e le condizioni potessero migliorare significativamente in tempi rapidi, potrei essere in grado di riesaminare la situazione. In ogni caso ho messo in moto i necessari preparativi per il possibile invio in Pakistan di una missione di osservatori dell’UE per le elezioni, qualora le condizioni cambiassero rapidamente e in modo netto per il meglio. Tuttavia, come dicevo, sono molto preoccupata sulla possibilità che questo possa verificarsi.

Vi sono state richieste di sospendere o riconsiderare l’aiuto comunitario dato al Pakistan e alcuni Stati membri hanno intrapreso, o stanno considerando, iniziative a tal fine. Vorrei ricordare che il sostegno della Commissione europea al Pakistan si focalizza su questioni chiave come la riduzione della povertà e l’istruzione, anche nella provincia di frontiera nord-occidentale e nel Baluchistan, ovvero le due province più indigenti del Pakistan.

Pertanto penso che dobbiamo considerare il modo migliore di procedere tuttavia, data la natura di tale assistenza, penso che dobbiamo riflettere molto attentamente.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, a nome del gruppo PPE-DE. (ES) Signor Presidente, la verità è che la situazione è molto preoccupante: sospensione delle garanzie costituzionali, stato di emergenza, arresto di molti esponenti della società civile, compresi avvocati come il signor Ahsan, presidente dell’ordine degli avvocati presso la corte suprema, e degli oppositori, come l’arresto del leader dell’opposizione signora Bhutto. Cosa fare davanti a questa situazione?

Abbiamo saputo che il Vicesegretario di Stato americano Negroponte visiterà a breve il Pakistan e che uno Stato membro dell’UE, il Regno Unito, si è unito alle Nazioni Unite nella richiesta al Presidente di rinunciare alla sua carica di comandante in capo dell’esercito e di revocare lo stato di emergenza entro dieci giorni.

E noi come Unione europea cosa possiamo fare? Ritengo che come primo passo occorra agire con la massima cautela. Mi pare che il rappresentante della Presidenza in carica abbia molto correttamente osservato che il Pakistan costituisce un partner irrinunciabile nella lotta contro il terrorismo oltre che un paese dotato di armi nucleari.

Ritengo pertanto che l’Unione europea debba, da una parte, chiedere al governo di ripristinare il prima possibile – perché occorre non dimenticare che il terrorismo costituisce un elemento importante in Pakistan – di ripristinare dicevo in qualche misura l’ordine, la stabilità, i diritti costituzionali e le libertà e di liberare chi è illegittimamente detenuto. Inoltre, signora Commissario, le chiedo di organizzare le notevoli capacità di cui dispone e gli sforzi in modo da assicurare che possano tenersi elezioni libere ed eque e, sulla base delle garanzie a cui ha fatto riferimento nel suo discorso, che l’Unione europea sia presente e mantenga una presenza in Pakistan, che è altamente importante per la stabilità della regione e per tutte le relazioni tra tale regione e l’Unione europea.

Pertanto, signora Commissario, riponiamo grande fiducia nelle sue capacità, nella sua azione diplomatica, nei suoi sforzi e ci auguriamo che portino ad un esito positivo che consenta all’Unione europea di essere presente nel processo elettorale.

 
  
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  Robert Evans, a nome del gruppo PSE.–(EN) Signor Presidente desidero ringraziare il Consiglio e la Commissione, in particolare il Consiglio per la sua dura dichiarazione dell’8 novembre.

Non penso che ci sia qualcuno che dubiti che la situazione del Pakistan è molto grave ed estremamente instabile. Forse è difficile prendere atto che tutto quello che sta succedendo è accaduto solamente negli ultimi dieci giorni circa, da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza. Vari deputati qui presenti hanno incontrato il generale Musharraf alcuni mesi fa, sia a Bruxelles che più tardi a Islamabad, e ci era stata fatta una serie di assicurazioni. Il generale si è dimostrato fermo sulla sua fedeltà alla costituzione e sul fatto che si sarebbero tenute elezioni libere ed eque. Accolgo con favore il suo annuncio che le elezioni potranno aver luogo entro il 9 gennaio, tuttavia condivido i timori del Commissario e porgo la seguente domanda: alla luce di quanto accaduto e delle attuali misure di emergenza – sospensione di alcuni canali televisivi e di altri diritti umani – è ancora possibile che si tengano elezioni libere ed eque in meno di otto settimane?

Sempre rivolgendomi al Commissario, vorrei anche attirare la sua attenzione in particolare sul paragrafo 14 della risoluzione in cui invitiamo la Commissione a considerare un aumento dell’aiuto al Pakistan per l’istruzione, la riduzione della povertà, l’assistenza sanitaria e operazioni di conforto erogando tuttavia i fondi attraverso ONG laiche e non direttamente al governo, in considerazione delle circostanze.

Non esiste un problema con il popolo pakistano. Diamo atto che il Pakistan è un alleato fondamentale dell’Occidente, come ha detto il collega Salafranca Sánchez-Neyra. Riconosciamo il ruolo importante svolto dal Pakistan in moltissime aree nonché il fatto che anch’essi sono vittime del terrorismo. Tuttavia non ritengo, onorevoli colleghi, che ciò significhi che noi dobbiamo stare da parte e ignorare quanto sta attualmente accadendo. Il mio gruppo voleva inoltre inserire un paragrafo sulle possibili sanzioni invitando il Consiglio...

(Il Presidente invita l’oratore a parlare più lentamente)

Mi pareva di parlare in inglese molto chiaro e che sarebbero stati perfettamente in grado di seguire, comunque va bene, parlerò più lentamente.

Invito inoltre il Consiglio a considerare la possibilità di sanzioni mirate, che è quanto avrebbe voluto fare il gruppo socialista, senza purtroppo ottenere appoggi in tal senso: eventuali divieti di viaggio, congelamento dei beni. Ci auguriamo ovviamente che tutto ciò non sarà necessario e auspichiamo che il Pakistan faccia un passo indietro dal baratro, che sia possibile revocare lo stato di emergenza e che il generale Musharraf si dimetta da capo dell’esercito. Signor Presidente mi scuso se ho parlato troppo velocemente.

 
  
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  Sajjad Karim, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, il Pakistan è un alleato irrinunciabile per l’Unione europea. Oggi vediamo che il Pakistan è ad un bivio. Tuttavia penso che il Pakistan sia desideroso di lavorare con noi e abbiamo riallacciato con il Pakistan una storia recente di impegni che, mi pare, proceda ragionevolmente bene.

Tuttavia non dobbiamo dimenticare il contesto storico in cui ci troviamo oggi. Conosco relativamente bene il Pakistan e il problema e la questione di gran lunga più grandi che il Pakistan si trova ad affrontare oggi internamente è la minaccia terroristica proveniente dall’Afganistan, paese con cui confina. L’Afganistan costituisce un problema globale comune. Anni fa noi occidentali abbiamo voltato le spalle all’Afganistan. Oggi è importante che non voltiamo le spalle al Pakistan.

Il Pakistan è in prima linea in questa battaglia, talvolta sostenendo un onere molto gravoso per conto della comunità internazionale, un onere talvolta troppo gravoso per le spalle deboli del Pakistan, un onere sostenuto dal popolo pakistano, che deve farsi carico di violenze e carneficine a non finire che, altrimenti, avrebbero colpito altre parti del mondo. La soluzione non è isolare i liberali e i valori liberali e di alienarli dal popolo pakistano.

Oggi vedo che la Commissione ha ancora una volta invocato il rilascio dei prigionieri attualmente detenuti e appoggio tale invito. Tra i detenuti anche il presidente della corte suprema del Pakistan e appunto Aitzaz Ahsan, uno degli avvocati pakistani di punta. Il Presidente del Pakistan deve – e questo per noi deve costituire la base di partenza – porre fine immediata allo stato di emergenza ripristinando la costituzione. Inoltre deve riassegnare i poteri alla corte suprema e procedere verso elezioni libere ed eque.

Il Presidente Musharraf deve riconoscere che non abbiamo voltato le spalle al Pakistan. Noi confermiamo il nostro impegno. E’ tempo che il Presidente Musharraf faccia un passo indietro rispetto alla sua attuale posizione, che riconosca i nostri valori di base facendone valori comuni. Pur in questa situazione disperata egli ha davanti a sé l’opportunità unica di dare il potere al popolo pakistano, ovvero al suo naturale custode.

 
  
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  Eoin Ryan, a nome del gruppo UEN.(EN) Signor Presidente, anch’io riconosco l’importanza del Pakistan per tutti noi nella lotta contro il terrorismo e il fatto che in tale lotta il Pakistan è nostro alleato. Tuttavia non ho mai pensato e non penso che tale fatto giustifichi, in nessuna circostanza, quanto accaduto in Pakistan nelle ultime settimane.

Qualsiasi deviazione dal generale processo democratico non può essere una soluzione per i problemi politici del Pakistan. Uno degli aspetti per me più inquietanti è il motivo per cui il presidente Musharraf ha fatto quello che ha fatto: perché temeva che la corte suprema avrebbe deciso in modo difforme da quanto lui si aspettava o voleva. In un certo senso è una questione abbastanza banale e da quanto vediamo è ricorso a misure estreme nei confronti del popolo pakistano, del potere giudiziario di quel paese, nel modo di affrontare i problemi e la cosa è estremamente pericolosa.

Accolgo favorevolmente il fatto che si sia impegnato a tenere le elezioni, tuttavia la comunità internazionale non deve consentire che egli venga meno a tale impegno. Lo stato di emergenza in Pakistan va rimosso immediatamente e il governo pakistano deve agire nei limiti della costituzione. L’abolizione della corte suprema ha arrecato un danno immenso al sistema della separazione dei poteri in quel paese. Quella che ci ha offerto il generale è una dimostrazione molto molto brutta. Condanno in pieno l’arresto in massa degli oppositori politici del generale tra cui 3000 manifestanti pacifici, civili e attivisti per i diritti umani.

Il Parlamento europeo deve inviare oggi un messaggio molto forte al generale Musharraf, ricordandogli che le sue recenti iniziative violano tutte le convenzioni internazionali e che sta conducendo il Pakistan su una via alquanto sbagliata e pericolosa.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo dei Verts/ALE.–(EN) Signor Presidente, come molti altri penso che siamo pervasi da un profondo senso di rammarico e da un certo sentimento di rabbia perché, ancora una volta, ci troviamo a discutere della situazione del Pakistan. Vorrei dire che sono d’accordo con quasi tutto è stato detto oggi pomeriggio. Ci troviamo in una situazione seria, non da ultimo perché il Pakistan ha il nucleare e il rischio associato alla rovina di una potenza nucleare è tale da inquietare tutti noi.

Giustamente è stato osservato che fondamentalmente solo il Presidente Musharraf e chi lo sostiene può fare un passo indietro dal baratro. Quest’idea che esiste uno stato di emergenza ma che comunque le elezioni devono andare avanti senza problemi non regge. Non si tratta certamente di elezioni pacifiche se i leader degli altri partiti politici sono agli arresti domiciliari o in prigione. Se non vi è libertà di stampa, se la popolazione non può neanche installare antenne satellitari perché le importazioni sono state vietate, allora non vi sono assolutamente le condizioni per elezioni libere ed eque.

E’ chiaro che noi vogliamo la liberazione di tutti quei prigionieri politici, che vogliamo la libertà di stampa e che il potere giudiziario possa funzionare liberamente in quanto, se tutti coloro i quali si sono impegnati per la democrazia sono dietro le sbarre, di rimarrà? Il messaggio che il governo pakistano, con il suo operato, sta inviando è pertanto estremamente preoccupante per uno Stato che si dice fedele alla democrazia.

Sono d’accordo con quanto dichiarato dall’onorevole Robert Evans. Dobbiamo predisporre delle sanzioni certe qualora il termine ultimo del 22 novembre fissato dal Commonwealth e dall’ONU non venga rispettato e qualora il Presidente Musharraf non si dimetta da capo supremo militare o revochi lo stato d’emergenza.

Dobbiamo sostenere il giorno dell’azione di Amnesty International che domani ricorderà i prigionieri politici detenuti in Pakistan e certamente dobbiamo esaminare la questione dell’aiuto e del modo in cui viene speso. Il Pakistan ha ricevuto 10 miliardi di dollari di aiuti dagli Stati Uniti negli ultimi cinque o sei anni, perlopiù sotto forma di misure antiterrorismo e non per la manutenzione e lo sviluppo dell’istruzione.

 
  
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  Georgios Georgiou, a nome del gruppo IND/DEM. – (EL) Signor Presidente, vedo che l’intero mondo occidentale, con gli Stati Uniti in prima linea, chiede elezioni anticipate in Pakistan. Si chiede un’elezione prima che l’opposizione esca di prigione e che ad Ahsan, presidente dell’ordine degli avvocati presso la corte suprema, siano revocati gli arresti domiciliari.

Le conseguenze si faranno certamente sentire in Pakistan. Ci sarà inevitabilmente anche instabilità politica e un impatto negativo sull’economia di un paese che si trova già in una situazione abbastanza negativa. E’ probabile che la crisi abbia altre ripercussioni a livello regionale con maggiori sviluppi che incidono sulla stabilità di tutta l’Asia. Reputo impossibile poter scindere gli sviluppi che si verificano in Pakistan e nel Kashmir dall’Afganistan.

Propongo che l’UE insista per mettere in sicurezza il ragguardevole arsenale nucleare pakistano, eventualmente tramite l’ONU, almeno sino a quando nel paese non torneranno le precedenti condizioni politiche e, se possibile, la democrazia.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).- (FI) Signor Presidente, signor Commissario, da anni noi e il resto del mondo occidentale pensiamo al Pakistan come ad un importante alleato. La minaccia del terrorismo e le promesse del governo pakistano nonché una rocciosa retorica in merito all’eliminazione di tale minaccia sono state usate per rassicurare l’UE. Tuttavia troppi incidenti hanno scalfito tale alleanza e la reciproca solidarietà. E’ finalmente ora di aprire gli occhi.

Lo stato di emergenza dichiarato dal generale Musharraf il terzo giorno, un vulnus per la costituzione pakistana, rappresenta solo la punta dell’iceberg, contro la quale avevamo messo in guardia in quest’Aula già in luglio e in ottobre. Negli anni la società pakistana è diventata stata sempre più militarizzata e la cartina di tornasole dello stato dei diritti umani, della libertà di religione e dei diritti delle minoranze ha rivelato come siano fortemente limitati. Invece di prepararsi per una marcia trionfale della democrazia quest’anno, il Pakistan ha dato chiari segni di un sistema di governo dittatoriale sempre più rigido. Gli arresti dei membri dell’opposizione, l’interruzione delle attività della corte suprema, il rifiuto di consentire ad un leader dell’opposizione di entrare nel paese e gli arresti domiciliari ad un altro leader politico, la detenzione di un rappresentante dell’ONU e la violenza messa in atto dalle autorità contro dimostranti pacifici sono tutti fatti che dimostrano che il Pakistan è sull’orlo di un precipizio.

Signora Commissario, l’UE deve ora inviare un messaggio forte e unitario che la più forte barriera contro la salita al potere dei gruppi radicali non sta nell’esercito ma nel potere democratico assegnato al popolo e in una società che rispetti i diritti umani. Sappiamo che la sicurezza del paese è minacciata dall’interno e alle minacce occorre dare risposta, tuttavia la democrazia non costituisce una minaccia per la sicurezza. Proprio la democrazia è la risposta nella lotta contro la talebanizzazione. L’UE deve avere il coraggio di parlare e dire che ritiene cruciale per l’alleanza con il Pakistan la costruzione di una società stabile e democratica. Il primo passo per la stabilità del Pakistan è garantire che la corte suprema possa lavorare in modo indipendente e pacifico. Vi è poi la questione delle elezioni parlamentari di gennaio. L’offerta di un’assistenza internazionale alle autorità nelle indagini sugli attentati di ottobre testimonierebbe la nostra preoccupazione. Una società che è, almeno sulla carta, costituzionale, con tradizioni democratiche che vengono da lontano e in cui il popolo anela sinceramente alla democrazia, alla pace e alla stabilità, non si arrenderà facilmente. Pertanto il Pakistan ha ancora molte speranze.

 
  
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  Libor Rouček (PSE).- (CS) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l’esperienza maturata nel tempo da parte di molti paesi indica che lo Stato di diritto e la democrazia costituiscono il metodo migliore e più efficace per evitare gli estremismi, l’instabilità e il caos. Vista in quest’ottica, la decisione del Presidente Musharraf di dichiarare lo stato di emergenza costituisce un grave errore e un passo falso. Il Pakistan non è un paese senza tradizioni democratiche: al contrario, come testimoniato dalla condotta coraggiosa e responsabile dei giudici, degli avvocati, di giornalisti e di altri rappresentanti delle organizzazioni non governative pakistane, la società civile ha radici forti e profonde in Pakistan. Tuttavia tale società civile va aiutata. Pertanto facciamo appello al Presidente Musharraf perché ponga termine allo stato di emergenza in modo da rilasciare tutti i prigionieri politici e da ripristinare i diritti e libertà garantiti dalla costituzione, compresi la libertà di circolazione, di parola, di associazione e di assemblea, in modo che all’inizio del prossimo anno possano tenersi elezioni parlamentari veramente democratiche, libere e trasparenti.

 
  
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  Neena Gill (PSE).- (EN) Signor Presidente, le ultime due settimane in Pakistan sono state un altalenarsi di eventi scioccanti. L’imposizione della legge marziale mascherata da stato di emergenza costituisce un tentativo sottobanco di destabilizzare il Pakistan per ambizione personale di un solo uomo.

Il Presidente Musharraf giustifica le sue azioni come un tentativo per evitare il suicidio del paese, tuttavia qui non è il paese che si suicida ma sono le azioni e le gesta di un dittatore che lo stanno uccidendo.

E’ assolutamente inaccettabile che il leader dell’opposizione, Benazir Bhutto, sia stata posta agli arresti domiciliari e che le sia stata vietata l’attività politica e che ad altri attivisti nonché ai mezzi di informazione e al potere giudiziario indipendente sia stato messo il bavaglio.

Pur riconoscendo che gli estremisti all’interno del paese costituiscono minacce reali, ritengo che l’operato del generale Musharraf non faccia che incoraggiare gli estremisti invece di sradicarli e che serva solo ad indebolire la democrazia e le voci moderate del paese.

Alcuni dicono che il Pakistan si trovi sull’orlo del baratro. Dobbiamo evitare che ciò accada dando una risposta forte. I moderati in Pakistan sono frustrati e arrabbiati e si sentono delusi dalle risposte soft dell’Europa.

Invito pertanto il Commissario Ferrero-Waldner e il Consiglio a dare un messaggio chiaro e inequivocabile al Presidente in merito alle gravi conseguenze che deriverebbero qualora la soppressione della costituzione e le limitazioni imposte ai politici, ai mezzi di informazione e al potere giudiziario non cessassero immediatamente.

 
  
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  Philip Claeys (NI).- (NL) Signor Presidente, quasi tutti i precedenti relatori hanno messo in evidenza il fatto che la dichiarazione dello stato di emergenza in Pakistan e il modo in cui ciò è stato fatto sono totalmente inaccettabili. E’ inaccettabile che Musharraf mostri un atteggiamento così sprezzante nei confronti della democrazia.

Inoltre tale stato d’emergenza esacerba ulteriormente un grave problema in quanto per così dire apre un secondo fronte, quello del terrorismo islamico.

Come sapete il regime di Musharraf si presta già ampiamente a critiche, dato che ad esempio le misure adottate contro i talebani e contro i gruppi associati ad Al-Qaeda operanti lungo il confine con l’Afganistan sono inefficaci. Pertanto, dichiarando lo stato di emergenza, Musharraf ha aperto la porta alle organizzazioni terroristiche di questo tipo e di conseguenza la situazione può solo degenerare.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, in primo luogo desidero ringraziare il Parlamento europeo per avere inserito all’ordine del giorno questa discussione che, in considerazione della situazione in Pakistan e della cooperazione avuta con quel paese in una battaglia così importante contro l’estremismo e il terrorismo, giunge davvero molto opportuna.

Non possiamo e non rimarremo indifferenti nei confronti di un paese come il Pakistan. Tale discussione mostra anche che le tre istituzioni, Parlamento, Consiglio e Commissione, condividano gli stessi obiettivi fondamentali immediati, ovvero il ripristino rapido e totale dello Stato di diritto e delle libertà democratiche in Pakistan e l’indizione di elezioni libere e democratiche. Si tratta di un obiettivo che ci unisce e quello per il quale dobbiamo lavorare tutti, in particolare le tre istituzioni, nell’ambito delle competenze e dei poteri di ciascuno.

Vorrei inoltre dire che la Presidenza comprende che, come il Commissario ha avuto modo di dire, qualsiasi misura che possa condurre alla possibile sospensione della cooperazione e che abbia ripercussioni su un popolo che già sconta molte privazioni va considerata ed esaminata con cautela. Il popolo del Pakistan ha già sofferto abbastanza e non deve continuare a soffrire. Anche questa è una questione meritevole di prudenza, qualora dovesse porsi.

Comunque sia, i nostri obiettivi sono chiari e definiti e posso assicurare che la Presidenza e il Consiglio assumeranno tutte le iniziative e le misure ritenute appropriate per rispondere agli sviluppi di questa situazione.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione.−(EN) Signor Presidente, penso si sia dimostrato molto chiaramente che riteniamo quanto accaduto molto difficile da capire. La situazione è molto seria. Siamo tutti preoccupati in quanto l’imposizione di uno stato di emergenza ha messo in grave pericolo il processo di rafforzamento delle istituzioni democratiche e la costruzione di un processo democratico più inclusivo. E’ pertanto di fondamentale importanza che siano ripristinati tutti i diritti civili e politici, che siano revocate le restrizioni imposte ai mezzi di informazione e che siano apportati miglioramenti essenziali al quadro e alle condizioni necessarie per tenere le elezioni. Stabilità e sviluppo sono conseguibili solo tramite la democrazia e lo Stato di diritto.

Dobbiamo pertanto riflettere ulteriormente sulla questione di una possibile missione di osservatori delle elezioni. Come ho detto potremmo essere in grado di inviare un’équipe ridotta di esperti per seguire il processo nelle circostanze del momento. Se ciò non fosse possibile, come ho detto, lo stato di emergenza dovrebbe essere revocato molto rapidamente e si dovrebbe procedere al ripristino delle libertà civili.

Sulla questione degli aiuti consentitemi di dire che avevamo già aumentato in modo consistente gli aiuti al Pakistan, in particolare nei settori dell’istruzione e dello sviluppo rurale. Pertanto, come dicevo, penso che a questo punto dobbiamo aspettare e giudicare con molta prudenza. Chiaramente non dobbiamo creare rischi per la popolazione povera del Pakistan, tuttavia occorre procedere nel modo corretto.

 
  
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  Presidente. − Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103 paragrafo 2 del regolamento(1).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 15 novembre 2007.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 )

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto.(EN) Il Pakistan è un alleato irrinunciabile nella guerra contro il terrorismo. Di conseguenza il Pakistan è stato sottoposto ad enormi pressioni interne e alla minaccia di instabilità. Il Presidente Musharraf ha risposto a tale situazione dichiarando lo stato d’emergenza.

Egli sostiene che una situazione eccezionale richiede iniziative eccezionali. La risposta è parzialmente comprensibile ma decisamente sbagliata. Le forze antidemocratiche si combattono con la democrazia, pertanto Musharraf deve porre fine allo stato di emergenza, annunciare la data delle elezioni e la data in cui si dimetterà da capo dell’esercito, dopodiché dovrà aprire una discussione aperta e di ampia portata sul futuro del Pakistan.

Sono convinto che una discussione di questo tipo rivelerebbe che la grande maggioranza dei pakistani respinge l’estremismo e il fondamentalismo e desidera vivere in un paese in pace con se stesso, con i suoi vicini e in buoni rapporti con l’Occidente.

 
  

(1)vedasi processo verbale

Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2008Avviso legale