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Procedura : 2007/2678(RSP)
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B6-0543/2007

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PV 12/12/2007 - 11
CRE 12/12/2007 - 11

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P6_TA(2007)0622

Discussioni
Mercoledì 12 dicembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

11. Vertice UE/Cina - Dialogo sui diritti umani UE/Cina (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazionedella Commissionesul vertice UE-Cina.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione.(EN)Signora Presidente, saluto con favore la discussione di oggisul dialogo sui diritti umaniUE-Cina. Come sapete, la questione dei diritti umani è stata sollevata ediscussanel recentissimo verticediPechinoe anche la dichiarazione congiuntavi fa un esplicito riferimento.

Penso sia corretto riconoscere che, nonostante permangano seri motivi di preoccupazioneche necessitano di venire affrontati, la Cinaha comunque realizzato notevoli progressinel settore dei diritti umaninell’ultimo anno, e questo è vero in particolare nell’ambito dei diritti socialied economici, ma anche in altre aree.

Sono già stati avviati provvedimenti perriformareil sistema della“rieducazione attraverso il lavoro”. A questo propositoci felicitiamo della nuova iniziativa normativaattualmente al vaglioe speriamo altresìche riforme concrete entrino presto in vigore. Non privare un individuo della sua libertà senza che la giustizia faccia il suo corso e ci sia stato un equo processocorrisponde a un principio fondamentaledi diritto umanitario.

La Cina sta inoltre lavorando per attuarele raccomandazionidel relatore speciale delle Nazioni Unitesulla tortura. Ad esempio, il ministero della Giustizia ha recentementeistruito i tribunalinel senso di non basarsi sulle sole confessionicome prova sufficientedi colpevolezza, dal momento che queste possono talvolta esser frutto di torturada parte della polizia o del personale addetto alla detenzione. Analogamente, la Cina ha avviato misure specifichedi formazione indirizzatea tali settori del personale preposto alla tutela dell’ordine.

Siamo altresì lietidi notarei progressirealizzati in riferimento alla corte suprema del popoloche ora detiene un pieno poteredi riesame delle condanne a morte comminatedai tribunali di grado inferiore. Ed è chiaro che da questo risulta una riduzionenel numero di condanne a morte e di esecuzioni effettive. Questo è gratificante per l’Unione europea, in quanto, come sapete, si è trattato per molto tempo di unsettore prioritario d’intervento.

Nondimeno (e adesso naturalmente arrivo alle dolenti note),la Commissioneresta preoccupata per la situazione relativa ai diritti umaniin Cina in generalee più in particolare nel settore dei diritti civilie politici. Qui alludiamo specialmente alla libertà d’espressione, di religionee di associazione, nonché alla tutela dei diritti delle minoranze, ad esempio in Tibet e nella provinciadelloXinjiang.

In questo contesto, la repressionenei confronti dei difensori dei diritti umaniresta un problema cruciale. L’esercizio del diritto di libertà di parolaspesso porta a subire pestaggi, arresti domiciliario finanche pene detentive. L’accessoa Internet (che rientra nel diritto all’informazione)è attentamente controllatoe limitatoe a coloro, ad esempio, che parlano a favore di una maggioreautonomiaper il Tibet sono comminatepene detentive sproporzionatamente lunghe. L’uso della normativa sul segreto di Statoo di altrenorme penali di ambigua definizioneagevola il perseguimentodi coloro che parlano o pubblicano liberamente.

La Commissionepertantosollecita il governo cinesea permetterel’espressionedi ogni sorta di opinione. Riteniamo che questo sia anche un fattore molto importante per determinare la visione della Cina nell’opinione pubblicainternazionale, in particolare per la preparazione dei giochi olimpicidel prossimo anno, che attirerà sulla Cina l’attenzione di tutto il mondo. La storia dimostra che permettere la libertà di espressioneporta, nel lungo termine, a una società molto più stabile, e noi tutti lo sappiamo.

Tutte queste problematiche sono regolarmente esaminatenel dialogo sui diritti umani UE/Cina. Pertanto, ci rallegriamo del fatto che il più recente momento di dialogo, svoltosi in ottobre a Pechino, abbia permesso unsinceroe approfondito scambiodi vedute su tutti i motivi della nostra preoccupazione, e molte di queste discussioni siano sfociate in attività di controllo nel tempo. E’ importantericonoscere che questo dialogocostituisce un forum importantedoveentrambe le parti possono parlare apertamentedi quello che sinceramente le preoccupa, contribuendo altresì a una reciproca comprensione delle nostre divergenze, che rimangono notevoli.

In questo contesto, deploriamo la decisionecinese di ritirarsi dal seminario sui diritti umania Berlinoa causa della partecipazione di due ONGe che, per ragioni analoghe, lo stesso seminario non abbia potuto recentemente tenersi a Pechino. Riteniamo che la società civileabbia un ruolo molto importanteda svolgeree che il seminariorappresenti per le ONG la sede adeguatadove apportare i loro preziosi contributi. Ho fiducianella possibilità per noi di trovare una soluzione reciprocamente concordatain modo chequesta importanteattivitàcontinuiin futuro il suo cammino fruttuoso, come sottolineato nel verticeUE/Cina.

Permettetemi di concludere dicendo che vi sono due questioni,in materia di diritti umani,particolarmente importanti, che noi solleviamo regolarmentenei confronti della parte cinesecome problematica altamente prioritaria. Una è rappresentata dalla ratifica cinesedel patto internazionale sui diritti civili e politicie l’altra dal rilascio di coloro che sono stati incarceratiin seguito agli eventi del 1989 in piazzaTienanmeno che successivamente li hanno commemorati. Un’azione decisiva di entrambe le parti invierebbe un chiaro segnale positivoe sarebbe grandemente apprezzata.

 
  
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  Edward McMillan-Scott, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signora Presidente, vorrei esprimere la mia gratitudine alCommissario Ferrero-Waldner per il suo discorso.

Credo sia molto importante, in seguito al vertice UE/Cina(e in particolare al dialogo sui diritti umani UE/Cina)che esista l’opportunitàper i membri di quest’Auladi valutarne i risultati. Non intendo soffermarmisul vertice in quanto tale; voglio parlare del dialogo sui diritti umani, perché è questo che mi ha portato a Pechino lo scorso maggio quando, assieme all’onorevole Flautre, stavo preparando una relazionesulla riforma dell’iniziativa europeaper la democrazia e i diritti umani.

In questo pomeriggiodesidero parlare per coloro che non possono parlare da sé, ivi compresa, va da sé, la grande maggioranza dei cinesi, che vuole cambiamenti e riforme; ma quel movimento è guidato, fra gli altri, da Gao Zhisheng, un avvocato cristiano che è scomparso dalla sua casa di Pechino, dove era trattenuto agli arresti domiciliariin seguito alla sua condanna per “sovversione”l’anno scorso in questo stesso periodo.

Pur sapendo che il suo nome è stato fra quelli fattinell’ambito del dialogo, penso che uno dei problemiche rintracciamo in quest’Aulasia proprio in relazione al dialogo. Se da un lato noto come il Commissariodicache si sia trattato di uno scambio di vedute sincero e approfondito, e sono sicuro che sia stato proprio così per la parte europea, dall’altro non sono altrettanto convinto che questo sia statoil casoper la parte cinese. Secondo la mia esperienza, che data dal tempo in cui sono stato relatore per i rapporti UE/Cinanel 1997(ossia, quando questo processo è iniziato, 10 anni fa), non c’è stato assolutamente alcunprogresso della Cina in termini di diritti umani, nel sensoche le vite delle personeabbiano conosciuto miglioramentio prigionieri siano stati rilasciatio la tortura si sia arrestatao le incarcerazioni di massariferite da Harry Wu della fondazione Laogai siano finite. Secondo le sue stime, vi sono oggi 6,8 milionidi persone oggetto di una qualche formadi detenzione in Cina, molti di loro a causa delle loro convinzioni religiose, e qui ci riferiamo specialmente agli adepti della Falun Gong, che non hanno commesso nullama vengono torturati e, sovente, muoiono per il loro credo.

Vorrei anche riflettere sull’imminenzadei giochi olimpici. Non si dovrebbe dimenticareche l’articolo 1 della carta olimpicadichiara che i paesi dovrebbero imporre l’osservanza di“principi etici fondamentali e universali”. Questo significa una cosa sola: che la Cinanon può essere ritenuta unorganizzatore appropriatoper queste Olimpiadi, in particolare dal momento che fondamentalmente non è cambiato nulla dal 2001. Spero che tutti i gruppi appoggerannola proposta congiunta, che chiede una valutazioneda parte del CIO dell’ottemperanza della Cina alle regole concordategià nel 2001: temoche si dimostrerebbe scarsa. La mia opinione è che le Olimpiadi debbano essere trasferiteimmediatamente adAtene e lì restino per sempre.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE.(DE) Signora Presidente, per andare subito al punto, ritengo che l’organizzazione dei giochi olimpicidebba andare avanti in Cina, perché abbiamo una buona opportunitàdiutilizzare proprio questa manifestazioneper accelerare il nostro dialogo con quelpaese. Anche questo è riportato nella dichiarazione congiunta, onorevole McMillan-Scott, e se voi nutrite davvero le opinioniche avete espresso, siete contro la dichiarazione congiunta.

Commissario Ferrero-Waldner, una dei vostri ex omologhi, Madeleine Albright, ha osservato che quando era segretario di Stato USA era naturalmente molto più difficile sollevare questioni in materia di diritti umani in Cina che in Birmania, perché in Cina entravano in gioco fattori geopolitici. E’ un dato di fatto che abbiamo bisogno della Cina come partner nella ricerca di una soluzione a molti problemi globali. Questo, tuttavia, non deve impedirci di sollevare la questione dei diritti umani e discuterla nei minimi dettagli, per quanto non necessariamente in un tono da maestri di scuola che sanno tutto. Sono estremamente lieto che la Carta dei diritti fondamentali sia stata firmata oggi, perché molti oratori hanno osservato che non abbiamo diritto di parlare di diritti umani a meno di non avere noi stessi una buona tradizione di rispetto dei diritti umani. Invero, siamo fermamente convinti che sia interesse della Cina non calpestare i diritti umani, ma rispettarli adeguatamente.

La Cina vuole stabilità, ma come può rimanere stabile se alla questione dei diritti umani non è data maggiore importanza? Non vogliamo che la Cina crolli. Non ha senso costruire l’Europa cercando allo stesso tempo di distruggere la Cina, ma il mancato rispetto dei diritti umani mette in pericolo la stabilità cinese. Vogliamo che la Cina sia governata in conformità ai principi della giustizia sociale. Nel contesto di un processo di crescita colossale, al quale anche il Presidente Barroso si è riferito, il solo modo di tutelare la stabilità è quello di tenere pienamente in conto i fattori sociali. Tuttavia, è impossibile lottare per la giustizia sociale se i diritti umani non sono rispettati, se le persone non possono dar vita a sindacati o promuovere iniziative popolari.

Vogliamo che la Cina si concentri più intensamente sulle questioni ambientali, perché l’ambiente rappresenta una risorsa globale di enorme importanza. Sappiamo che numerose iniziative sono in fase di elaborazione in Cina per organizzare proteste di massa contro la violazione di parametri minimi di rispetto dell’ambiente. Sarebbe una buona cosa per la Cina se lo Stato ascoltasse queste voci. Sarebbe un passo avanti per il paese.

Per queste ragioni credo che non sia una questione di arroganza da parte dell’Europa ma di tutela dei nostri interessi comuni. Nell’interesse della Cina solleveremo la questione dei diritti umani, e i rappresentanti più illuminati del sistema politico cinese faranno bene ad ascoltare noi e questa risoluzione, che va incontro agli interessi cinesi e aiuterebbe la Cina a progredire, cosa che non può fare a meno di non rispettare i diritti umani.

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. (EN)Signora Presidente, ammiro molto il contributo della Cina allo sviluppo della civiltà mondiale. In termini tecnologici, sociali e culturali, la Cina ha probabilmente contribuito più di ogni altro paese al progresso dell’umanità.

Mi spiace che la crescente maturità economica della Cina non sia accompagnata da una crescente maturità politica, ma mi spiace anche che l’Unione europea non stia facendo di più per spingere la Cina nella giusta direzione.

Due giorni fa, in occasione del sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani, l’Unione ha proclamato il suo impegno per la “promozione e protezione dei diritti umani nel mondo come pietra d’angolo della nostra politica estera.

E tuttavia, due settimane fa, Barroso e Socrates hanno lasciato il vertice in anticipo, avendo ricevuto la garanzia della tutela degli interessi economici europei, lasciando i funzionari a negoziare le conclusioni, le quali, com’era prevedibile, hanno citato appena i diritti umani, sostenuto la cessazione dell’embargo sugli armamenti e contestato la richiesta di Taiwan di entrare nelle Nazioni Unite, facendo molto per smentire le parole accuratamente studiate dall’alto rappresentante Solana il mese scorso.

Mi chiedo dove andremo a finire se l’Unione europea, l’autoproclamata protettrice dei diritti umani universali, interdipendenti e indivisibili, non sa poi parlare chiaramente contro uno dei peggiori colpevoli di abuso di diritti umani al mondo.

Sospetto che sia la Cina sia altri paesi potrebbero giungere a dispiacersi della decisione di ospitare a Pechino i giochi olimpici. Le stesse autorità cinesi avevano promesso che questi avrebbero portato un maggiore clima di libertà e apertura, ma le cifre fornite da Human Rights Watch suggeriscono casomai che gli abusi siano aumentati negli ultimi sette anni. Non solo la Cina continua a eseguire più condanne a morte che tutto il resto del mondo messo insieme ma ha dato un notevole giro di vite sul dissenso interno e sulla libertà mediatica in anticipo sui giochi.

Questi sviluppi violano lo spirito della carta olimpica e sono in diretta contraddizione con gli impegni presi dalle autorità di Pechino nel contratto di città ospitante che hanno firmato col comitato olimpico internazionale.

Quel contratto non è stato reso pubblico. Perché? Perché, se il mondo vedesse la completa e totale divergenza fra le promesse cinesi e le pratiche cinesi, non avremmo scelta se non quella di boicottare il governo di Pechino allo stesso modo in cui veniva un tempo boicottato il Sudafrica dell’apartheid.

Non credo ai boicottaggi. Ho anche sostenuto che prendere impegni con una Cina incamminata in un processo di riforme e apertura darebbe frutti migliori rispetto a proferire vuote minacce. Però, il Presidente Hu Jintao deve accettare il principio che i patti sono patti. Il contratto di città ospitante, la clausola sui diritti umani nella costituzione cinese, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: sono tutte promesse fatte ai cittadini cinesi. Se la Cina vuole che le Olimpiadi dimostrino la sua legittimità e credibilità agli occhi del mondo, allora a sua volta deve provare la sua volontà di rispettare gli impegni presi in materia di diritti umani, attraverso il miglioramento della libertà dei mezzi di comunicazione di massa conformemente alle norme olimpiche, la sospensione della pena di morte conformemente alle richieste delle Nazioni Unite, la cessazione del suo appoggio a dittatori militari, dalla Birmania al Darfur e l’autorizzazione allo svolgimento di elezioni a suffragio universale a Hong Kong. Solo così la Cina potrà guadagnarsi il suo posto nel cuore della comunità internazionale.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN.(PL) Signora Presidente, la Repubblica popolare cinese è un paese che si può trovare in ogni lista di violazioni dei diritti umani, che siano inerenti alla libertà di parola e di associazione, agli aborti obbligatori, alle sparizioni, alle torture, alla libertà religiosa o alle minacce di aggressione all’indirizzo di Taiwan.

La Cina continua a perseguitarei cattolici. Una relazione di David Kilgour, l’ex segretariodi Stato per l’Asia del governo canadese, illustra come uno dei gruppi più perseguitatidal 1999 sia laFalun Gong, ai cui membri vengonoestratti gli organi con la forza nei campi di lavoro cinesi. Individui il cui solo crimine è stato incontrare il Vicepresidentedi questo Parlamento, l’onorevole McMillan-Scott, sono recentemente scomparsi senza lasciare traccia.

Intanto, le nostre relazioni commercialifioriscono. La Cina sta estendendo la sua influenza in Africa e presto ospiterà milioni di personeper i giochi olimpici. Non riesco a comprendere come finora non si riesca a dare la risposta più ovvia: il mondo libero deve boicottare le Olimpiadi del 2008.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signora Presidente, oggi il nostro interlocutore è il Commissario Ferrero-Waldner, e ne sono lieta. Tuttavia, al decimo vertice UE/Cinatenutosi a Pechino il 28 novembre, l’Unione europeaera rappresentatadal suo Presidente, dal Commissario per il commercioe dal Commissario per gli affari economici e monetari.

Se è vero che, a partire dal 2000, il commercio fra l’Unione europeae la Cinaè aumentato del 150 per cento,è anche veroche è diventato molto più difficileelaborare statistichesull’aggravarsi della situazione dei diritti umani in Cina. Le questioni in materia di diritti umani non rappresentano un tabùche non può essere discusso insieme alle questioni commerciali. Anzi, c’è un evidente legame fra di loro, ad esempio in relazione alla libertà di iscriversi a un sindacato, alla possibilità dei lavoratori cinesi di mobilitarsie chiedere migliori condizioni di lavoro. L’atteggiamento generaleche si ravvisa è deplorevole, tanto piùin quanto ha come effetto di farci perdere tempo prezioso: la decisionedel 2001 prometteva l’apertura della Cinae progressinel campo dei diritti umani e della democrazia; il popolo cinese aspetta che quella promessa sia mantenutae ce ne chiede conto.

C’era già nella popolazione l’aspettativa che l’apertura sarebbe scaturita dall’organizzazione dei giochi olimpici in Cina, ed è andata delusa, lasciando una profonda amarezza. Nonsolo la preparazione delle Olimpiadiha finoravisto una repressione ancora più durama (aspetto ancora più spiacevole)la stessa organizzazione dei giochi ha avuto conseguenze imprevedibilied è stata usata come pretesto per gravi violazioni dei diritti umani; alludo quiai casidi espropriazione forzatae di sfruttamento di manodopera immigrata. Tutto questo non dovrebbe sorprendere, dato che il dissidente Hu Jia ci informache il capo della sicurezzadi Pechinoè anche la personaresponsabile per l’organizzazione dei giochi olimpici nella stessa città.

Forse eluderemo il problema esprimendo sorpresa e finanche sgomentoquando le misure d’intimidazionee di repressionenei confronti dei giornalisti stranieri, che sono già cominciate,diventeranno anche più radicali, visto che già ora si impedisce loro di lavorare. L’arrestodi due giornalistidell’agenziaFrance-Presseil 12 settembre, ad esempio, mostra come le regole introdottenel gennaio 2007 sono applicate solo sporadicamentee solo fintantochéle personeinteressatenon causino imbarazzo al regime. Gli impegni presi dallaCina restano lettera morta; anzi, a tal punto essi non vengono rispettatiche si è arrivati all’elaborazione di liste nere: ne esiste attualmente unadi 42 categoriedi persone consideratepersonae non grataein occasione dei giochi olimpici, le quali vanno dal Dalai Lamaai seguaci della Falun Gong, comprendendo altresì vari dissidenti.

Nel gennaio di quest’anno, sono cominciati i negoziatiper un nuovo accordo quadro UE/Cina. Questo è positivo, in quanto un nuovo accordo significa ancheuna nuova clausolain materia di “diritti umani e democrazia”, e crea nuovi spaziper la discussionesui diritti umanicon le autorità cinesi. Tuttavia, il 2007 è stato anche l’anno che ha visto la cancellazionedi un seminario giuridicopreparatorio al dialogoin materia di diritti umania causa del rifiuto cinesedi permettere la partecipazione di due determinateONG, fra cuiquella ben conosciuta che è rappresentatada Sharon Hom, militante per i diritti umani. Certamente la fermezza mostrata dall’Unione in quell’occasione è stata salutare, ma allo stesso tempo, naturalmente, bisogna chiedersi se seminaridi questo tipo possano continuare a tenersi. Secondo il nostro parere, le due cose non si devono escludere a vicenda. E’ molto importantecontinuare a organizzare seminari giuridici, ma, allo stesso tempo, non possiamo permettere alle autorità cinesidi dettare legge su chi possa partecipare a essi.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI).- (NL)Onorevoli colleghi, nei decenni passatiquest’Aulaha fatto da scenario a molte dichiarazioni squillantiin materia di diritti umani. La proclamazione dellaCarta dei diritti fondamentaliancora una volta ci ha fatto concentraresul problema della reale essenza dell’Europa. Siamo una comunità di valori, basatasulla solidarietà, sulla tolleranzae sul rispetto per i diritti umani.

O almeno, questo è vero in teoria, ma la realtà è piuttostodiversa, e piuttosto diverso dovrebbe davvero esserel’osservatorio dell’Unione europeasui diritti umani. Nelle ultime settimaneè apparso in maniera decisamentechiarache coloro che sono stufidi sentir parlare di diritti umanisono spesso le stesse persone che applicano quell’altro principiodiRealpolitikche Bertolt Brecht ha reso con le parole“erst das Fressen, dann die Moral” e che si può rendere anche come “Primum vivere, deinde philosophare”.

A Parigi Nicolas Sarkozy, in cambio di contratti vantaggiosi, sta stendendo il tappeto rossodavanti a un pluriomicidache solo pochi giorni fa ha cercato dilegittimareil terrorismo, vantandosi di non sprecare parole per discutere di diritti umani nel suo paese. A Lisbonaun tiranno sanguinario come Mugabe è ricevuto con tutti gli onori, perché anche in Africa dobbiamo preoccuparci dei nostri interessi commerciali.

In Cina stiamo seguendo la stessa linea. L’anno scorsoAmnesty Internationalha riferito come Pechinomostrasse ritardi su questioni cruciali, quali la pena di morte, le procedure giudiziarie, la libertà di stampa e la libertà di circolazioneper gli attivisti in materia di diritti umani. Nel frattempola capitale cinese, secondoAmnesty International, sta subendo un’accurata opera di bonifica. La rieducazionetramite lavoro forzatoe la carcerazionenon giustificata sono ora usate per punire infrazionicome l’affissione non autorizzata di avvisi,la guida di taxi senza licenza e la richiesta di elemosina, per citarne solo alcune.

Gli attivisti in materia di diritti umani saranno zittiti, ma l’anno prossimo gli stadi splenderannoe scintilleranno, onorevoli colleghi. Tante personalità europeefaranno carte false per aggiudicarsii posti in prima filaalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, per poi sicuramente continuare la lotta contro l’estremismo in Europa, una volta tornate a casa. Ce n’è abbastanza per farvi venire la nausea.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT)Non si può negare che a partire dal 1998, quando abbiamo assistito all’inizio degli incontri al verticefra Cina ed Europa, le relazioni fra UE e Cina,a livello politico, economico, commerciale edi ricerca scientifica,si siano intensamente sviluppate e siano sfociate in un partenariato strategico. Tuttavia, i partenariati strategici, come noi li intendiamo, si basano su valori comuni come ilrispetto per la democrazia e i diritti umani.

Il rispetto per i diritti umaniè sempre stato e continuaad essere la base su cui è costruita l’Unione. Non si tratta diuna dichiarazione effimera, come la storia europeadurante piùdi mezzo secolo ha indubbiamente provato. E’ tempo che tutti i paesi, e i partner dell’UE, comprendano che vi sono alcune questionisu cui l’UEnon cederà e non transigerà mai. Vorrei pertanto far notareche diverse ore fain questo stesso emiciclo è stato firmato un documento storico, la Carta UE dei diritti fondamentali.

A questo punto vorrei menzionareil fattoche determinate questionihanno unimpatto negativosullo sviluppo delle relazioniUE/Cinae la chiave per risolvere questiproblemiè nella maggior parte dei casi nelle mani delle autorità cinesi.

Nel corso delle nostre conversazioni con i rappresentanticinesi, e anche durante i negoziati sugliaccordi di cooperazione economica e commerciale, abbiamo sempre ricordatoe non dimenticheremo mai il fattoche le persone in Cina continuano asoffrire in carcereper le loro opinioni politiche, per la loro religioneo per la loro appartenenza a gruppi etnici minoritari, e che per reati economici, come l’evasione fiscale, subiscono la pena di morte.

Negli ultimi anni, con l’avvicinarsi dei giochi olimpicia Pechino, abbiamo avuto notizia di altri“sviluppi”come il fatto che le abitazioni delle persone vengono demolite senza che venga concesso un indennizzo, per fare spazio alla costruzione delle strutture olimpiche, e l’esistenza di una listadi 42 categoriedi persone non autorizzate ad assistere alle Olimpiadi, fra cui ilDalai Lama, i suoi seguaci e i difensori dei diritti umani.

Posso solo dire una cosa: tutto questo è assolutamente in contrasto con le tradizionie lo spiritodei giochi olimpici. Il mio suggerimento sarebbe quindi di cancellarequeste liste, che non fanno alcun onore alla Cina, e garantire che in onore dei giochiolimpicisiano rilasciati tutti i prigionieri politici ei prigionieri d’opinionee sia dichiarata una moratoriasulla pena di morte.

Mi spiace che il vertice Cina/UE a Pechinoabbia perso l’occasione di diventare un evento storicoe che ipartecipanti non fossero il genere di politici capaci di portare le relazioni UE/Cinaa un nuovo livello. Per questo mancava solo una cosa: maggiore considerazione e rispetto per le persone umanee i loro diritti.

 
  
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  Glyn Ford (PSE).- Signora Presidente, intervengo in questa discussione sul verticeUE/Cinae sul dialogo sui diritti umani UE/Cina, benché a giudicare da alcune delle risoluzionipresentate da gruppi politici in quest’Aulanon si direbbe che la prima parte di questa discussione sia avvenuta.

E’ abbastanza corretto dire chesolleviamo la questione dei diritti umani nei confronti della controparte cinese. La situazione in questo ambito in Cina è lontana dall’essere soddisfacente. La Cina continuaautilizzare la pena di morte, come dichiarato dal Commissario Ferrero-Waldner nel suo intervento di apertura, reprimendo le organizzazioni che fanno campagna per l’autonomia tibetana, le associazioni religiose al di fuori di un insieme molto ristrettodi gruppi ufficialmente autorizzati, nonché altre comunità che promuovono le loro regioni, difendono la libertà di stampao provano a costituire sindacati. Un’insormontabile barrieraviene del pari frapposta alle centinaia dimilionidi lavoratoriimmigrati in Cina che cercano di organizzarsiper mettere fine allo sfruttamento e promuovere condizioni di lavoro accettabili.

Ma da parte di molti in quest’Aula c’è un totale rifiutodi riconoscerealcun progressocompiutodalla Cina negli ultimi vent’anni. La situazione in Cina in materia di diritti umani, a mio parere, benché lontana dall’essere soddisfacente, è molto migliore di quanto fosse nei giorni di piazzaTienanmen. Come dichiarato dal Commissario, le condanne a morte, ad esempio, devono essere ora confermate dalla Corte suprema cinese. Secondo la mia personale esperienza, ora in Cinac’è un maggior grado di libertà di pensieroma non di libertà di associazione, perché questa rappresenta ancora una condizionesine qua nonin termini di quanto la Cina e le autorità cinesi sono disposte a concedere.

Dobbiamo continuare a esercitare pressione sulla Cina in merito a tali questioni, ma rifiutare di riconoscere alcun progressodi sicuro scoraggerebbequelle forze progressive e liberaliall’interno del regime che stanno cercandodi portare avanti questo processo, perché non riceverebberoun riconoscimento per quello che hanno già fatto.

La Cina ora costituisce una potenza globaledal punto di vista economico, industrialee politico. L’UE ha bisognodiadottare un atteggiamento obiettivoche giustamente critichila Cina laddove sbaglia o potrebbe fare di più, e allo stesso tempo intavoliun dialogoper affrontare il riscaldamento globale, gli effetti negatividella globalizzazione, lo sviluppo dell’Africa e la lotta al terrorismo.

 
  
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  Dirk Sterckx (ALDE).- (NL)Signora Presidente, saluto con grande favoreun partenariato strategicocon la Cina. Sono molto lieto del fatto che ora ci uniscanopiù di semplici legami economicie che gliscambi culturali fra di noi, ad esempio, siano enormemente cresciuti negli ultimi anni. Sono molto felicedi vedere così tanta attenzionededicata alla dimensione politica, e citerò un esempio.

L’Africa: dobbiamo mantenere il collegamento con laCina sulla sua politica africanae ora abbiamo una sede in cui farlo. Mi fa piacere che il Commissario Michel si appresti ad andare aPechinoper discutere questo e altri problemi, e apprezzo molto il fatto che stiamo sempre piùlavorando insieme sulle questioni economiche. Ma sono molto preoccupato per gli squilibripresenti nelle nostre relazioni economiche.

Ad esempio, non vedo paroladel fattoche dovremmo fare di piùpertrasmettere la nostra esperienza del mercato unicoai cinesi che, in questo ambito, devono notevolmente migliorare il loro mercato. Lo stesso vale per la politica regionale eper l’eliminazionedelle differenze fra regioni. Sono campi in cui abbiamo esperienza e abbiamo imparato alcune lezioni; ma non credo che i cinesi siano così disposti a collaborare in questo senso.

Il Commissario Mandelson ha affermato che c’èun discreto margine d’incertezza sugli investimenti inCina, e che questo danneggia le nostre esportazioniin quel paese, nonché la stessa crescita economicacinese. Penso che abbia ragione. Perché l’economia prosperi servono Stato di diritto e certezza delle condizioni sulle questioni legate alla proprietà intellettuale, alla sicurezza dei prodotti o alla gestione del capitale. Ma lo Stato di diritto, naturalmente,serve anche in riferimento ai diritti umani individuali: si tratta di un problema egualmente importante, se non lo è anche più.

Mi rallegro del fattoche abbiamo una relazione sul dialogo sui diritti umani. Penso che dovremmo riceverne una in ogni occasione. Come lei, Commissario, vedo una seriedi segnali incoraggianti, ma il Parlamento europeo deve continuare a insisteresu una o due questioni che non sono state ancora risolte: libertà di espressione, politica nei confronti delle minoranze, lavori forzati (pratica sfortunatamente ancora in vigore), abuso di potere (che purtroppo si commette troppo spesso), e pena di morte (che esiste ancora). Noi, in quanto Parlamento europeo,dobbiamo continuare a mettere l’accento su tali questioni, e dobbiamo farlo incessantemente.

 
  
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  Helga Trüpel (Verts/ALE).- (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che ci troviamo di fronte molto spessoal problema della corretta manieradi procederenei nostri rapporti politicicon la Cina. L’onorevole Sterckx ha appena parlato ancoradi partenariato strategico, e a ragion veduta: lo trovo un obiettivo assolutamente desiderabile. Però dobbiamo anche essere realistici, e riconoscere che chiaramente non siamoancora a quel livello allo stato attuale, perché non abbiamo una base di valori condivisi(diritti umani, equo trattamento delle minoranze, rifiuto della pena di morte)su cui un autentico partenariato strategicopotrebbe essere edificato.

Credo sia stato assolutamente giusto(e lo dico con cognizione di causa in quanto europarlamentare verde tedesco)che Angela Merkel abbia incontrato il Dalai Lama, perché dimostra che quando parliamo del rispetto per i diritti umani non lo facciamo a vuoto.

D’altra parte, ci sono altri comportamenti che non considero affatto appropriati. Il Presidente Sarkozy, che ha parlato recentemente in questa sede, ci ha detto che i diritti umanidevono essere il segno distintivo dell’Unione europea, solo per andare inCina tre settimane dopoe non discutere dei diritti umani in quel paese. Questa è una politica europea del doppio binario, qualcosa che non dobbiamo tollerare.

Credo fermamenteche il nostro dialogo con la Cina, che appoggioe che dobbiamo avere la volontà politicadi continuare, non possa essere fatto tutto di moine e salamelecchima debba anche comprendere un confronto. Se combiniamoquesti aspetti e negoziamocon la Cinasentendoci sicuri di noi, dobbiamo anche esprimere apertamente le critiche. Anche nel contesto dei giochi olimpici, i cinesidevono raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati, e noi europeidovremmo esserecoraggiosi e franchi,facendo presente ai cinesi le nostre critiche in caso si renda necessario.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE).- Signora Presidente, alcune ore fail Presidentedel Parlamento europeoha firmato la Cartadei diritti fondamentali e dichiarato che “abbiamo l’obbligo moralee politicadi difendere la dignità umana. Questo si applica a ogni essere umano su questa terra”.E il Primo Ministro portoghese ha dichiaratoche “la Carta fa partedella politica estera UE”.

Fatemi considerare il caso cinese. E’ chiaro che, diventando la nazione ospite dei giochi olimpici, la Cina si è impegnataa rispettare appienosia l’ideale olimpico della dignità umanasia i diritti umani internazionalmente garantiti.

Il Parlamento europeodeveora concludereche c’è stato recentementeun aumentodella repressionea carattere politico,direttamente collegato alleOlimpiadi. Inoltre, sono eseguite più condanne a morte in Cina (fino a 10 000 l’anno) che in tutto il resto del mondo.

I difensori delladignità umanavengono arrestati, e fino a sette milioni di persone subiscono torturenei famigerati campiLaogai.

Cosa dovremmo fare? Penso che la risposta ce l’ha fornita qui ieri Osman, il vincitore del premio Sakharov, che ci ha detto di esercitare piùpressioni sui rispettivi governiper fare qualcosa di concreto. C’è una certa indulgenza per il peccato di omissione, per lanostra responsabilità per quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Esprimere le nostre preoccupazioni non è sufficiente; è tempo di applicare il principiodel dialogo condizionatoe di dichiarare, come ci ha detto l’onorevole Watson, che i patti si devono rispettare.

Il solo modo di spingerei dittatori comunisticinesi a rispettare maggiormente i loro cittadiniè inviareun segnaleda cui si comprenda che prendiamo i nostri valori di solidarietàe dignità umana abbastanza seriamenteda fare davvero male ai dittatoriper i loro abusi e la loro arroganza.

 
  
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  Józef Pinior (PSE).- (PL)Signora Presidente, il Parlamento europeo haposto l’accento sulla violazione dei diritti umaniin Cina, e la mancanza di democrazia in quel paese, in molte occasioni. Queste sono considerazioni ovvie. Solo ieri, discutendo la relazione dell’Unione europea sui diritti umaniper l’anno scorso, abbiamo parlato della mancanza di rispetto per i diritti umani, di democraziae dello Stato di diritto in Cina.

D’altra parte, non mi sembra giusto ignorare i cambiamenti in meglioche stanno avvenendo in Cina. In particolare, il fatto che le Olimpiadi si svolgano il prossimo annodovrebbe essereusato dall’Unione europeaper esercitare pressioni sulle autorità cinesi nel senso della liberalizzazione, della democratizzazione, dello Stato di diritto e del rilascio di tutti i prigionieri politici.

Il 20 novembreuna delegazionedella sottocommissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeopresso l’ONUa New York ha incontrato Liu Zhenmin, rappresentante cinese presso le Nazioni Unite. Ritengo che si sia trattato di un incontro costruttivo. La parte cineseha mostrato segnidiaperture e sensibilitàalle pressioni su diritti umanie democrazia,fatto questo che è stato sottolineato anche da rappresentantidi Human Rights Watche diAmnesty Internationalnei colloqui con la delegazione della sottocommissione.

 
  
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  István Szent-Iványi (ALDE).- (HU)Signora Presidente, Commissario, miliardi di personeaspettanol’8 agosto 2008, giorno della cerimonia di apertura dei giochi olimpici, con grande interesse. E staranno a guardare non solo gli appassionati di sport, ma anche quelliche si aspettano progressida parte cinese nel settore dei diritti umani. Purtroppo, finora non possiamo essere soddisfatti dei risultati. Il partito comunista cinese può festeggiare, in virtù del grande successo rappresentato dalla legittimazione del suo potere, ma anche noi abbiamo l’opportunità di sfruttare al massimola fase preparatoria prima delle Olimpiadie chiedere fermamente spiegazioniper le palesi violazionidei diritti dell’uomo. Il dialogoCina/Unione europeasui diritti umaniè proseguito per 24 anni. Purtroppo, il bilancio che possiamo tracciarne non è affatto favorevole. C’è stato un certo progresso, ad esempio per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte, ma in molti settori, quali la libertà di espressione, la libertà distampa e quella di usare Internet, si ha la forte impressione di una marcia indietro. Per poter ottenere un cambiamento, dobbiamocambiare anche l’impostazione del dialogo sui diritti dell’uomo.

In primo luogo, dobbiamo direche il dialogosui diritti dell’uomonon è la sola sedeper sollevare tali problemi. Ogni Stato membroè del paritenutoad agire rigorosamente e con fermezzasu queste materie nell’ambito delle relazioni bilaterali.

In secondo luogo, nei negoziati devono essere garantite la presenza diorganizzazioni della società civilee la trasparenza. Quest’ultima è per noi molto importanteper osservare quello che succede in Cina. Dal momento che il dialogo non è di per sé un fine, esso ha un sensosolo se apporta un buoncontributoal miglioramento della situazione per quanto riguarda i diritti umani inCina.

Infine, vorrei parlaredella situazione della minoranza uigura: si parla poco di loro e si tratta di una minoranza dimenticata. Non soffrono solo l’oppressione generalein Cina, ma sono anche vittime di una discriminazione etnica, religiosae linguistica. Vi sollecito ad agire anche nel loro interesse e vi ringrazio.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE).- (ES)Signora Presidente, vorrei cogliere quest’opportunitàper indirizzare un paio di promemoriaai governi europei.

Il primo ha a che farecon la soppressione dell’embargo di armamenti nei confronti della Cina, a cui si è fatta allusione in diverse occasioni. Vorrei far notare come quest’aulaha sovente insistitosulla possibilità di questa soppressionesolo qualoravi siano progressi autentici e significativoin riferimento alle persone detenute in seguito agli eventi di piazzaTienanmen del 1989. Nonquindi progressi in termini generali, ma specificamenteriferiti a tale questione, perché questo è quanto attendiamo dalle autorità cinesiin questo momento: progressi significativiche ci metterebbero in grado di prendere un simile provvedimento.

Fino ad allora credo che la soppressione dell’embargo (che, insisto, è stato imposto in quel momento per questioni molto specifiche che certamente non sono state ancora risolte) non solo sarebbe prematura, ma invierebbe un messaggio totalmente sbagliatoe darebbe un’immagine pessima dell’Europa.

Il secondo messaggio, approvando l’opinione dell’onorevole Trüpel, verte sull’inaccettabilità per certi paesi europeidi cedere, e talvolta soccombere, alle pressioni delle autorità cinesiche mirano a impedire lorod’incontrare ufficialmente importanti personalitàcinesi, in alcuni casi dissidenti, o rappresentanti come il Dalai Lama, in cambio della garanzia sulle relazioni commerciali con la Cina.

Specialmente oggi, nel giorno in cui abbiamofirmato la Carta dei diritti fondamentali, si tratta di qualcosa del tutto in contrastocon l’impostazione fondamentaleche vorremmo dare all’Unioneeuropea.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).- (PT)In occasione del vertice, l’Europaha parlato chiaramentedi come la Cina stia stravolgendo le regole dell’OMC, mancando di rispetto per i diritti dei lavoratori, esportando prodotti dannosi per la salute, contraffacendo prodotti tecnologicie impedendo l’accessoeuropeo al mercatocinese. I dirigenti cinesinon erano abituati a sentire l’UEparlare in maniera così francae per rappresaglia hanno bloccato per alcuni giorni la dichiarazione congiunta, ma purtroppo i leader europeinon hanno saputo reggere alla pressione: non solo hanno fatto concessioni inaccettabilisulreferendum a Taiwan, senza contraddire la politica di “una sola Cina”,ma si sono anche astenuti dal confrontarsi conPechino sui gravi problemi in materia di diritti dell’uomo. Il Presidente José Sócrates ha detto ai giornalisti portoghesi che, per mancanza di tempo, forse di queste cose si sarebbe parlato a cena.

Pena di morte e liberazione dei prigionieridetenuti sin dai tempi del massacro di piazza Tienanmen: queste sono alcune delle ragioniper cui questo Parlamentoè a favore del mantenimentodell’embargo sugli armamenti per la Cina. Detenzioni e processi arbitrari, corruzioneed evizioniforzate, persecuzione e repressione di giornalisti e utenti Internet, repressionedei tibetani e di altre minoranze, responsabilitànelle tragediein Darfur e Birmania: nessuna di tali questioni fondamentaliera all’ordine del giorno del vertice. Chiaramente non è solo l’UE a dover chiedere conto a Pechinoprima che essa ospiti i giochi olimpici del 2008. Se il Comitato olimpico internazionaleè disposto a mediare sulla qualitàdell’aria, perché non giudicaPechino in base al rispetto dell’ideale olimpiconelle sue relazioni con i propri cittadini e quelli di altri paesi? Nessuno, e meno di tutti il Consiglio e la Commissione UE, possono continuare a tralasciare la lottaper le libertà e i diritti umani in Cina. Si tratta di una maratona che non farà che acquistare slancio nel contesto delle Olimpiadi del 2008, e non riguarda solo milionie milionidi cinesi, ma avrà conseguenze per tutta l’umanità.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE).- (DE) Signora Presidente, il dialogo sui diritti umanifra l’UEe la Cinanegli ultimi undici anni si è svolto al ritmo di due incontri l’annoa porte chiuse, e tuttavia non ha portato ad alcun miglioramento nella situazione per quanto riguarda i diritti dell’uomo inCina. Testimonianze di esecuzioni capitali, tortura in prigione e nei campi di lavoro, e oppressionedel popolo tibetanomostra chiaramente come noi europeinon ci stiamo assumendo le nostre responsabilità.

Le Olimpiadi sono alle porte, e forniscono una buona ragione alla Cinaper dare prova di genuino zelo riformista. Al tempo stesso, non dobbiamo nemmeno perseguire una politica del doppio binario. E’ molto positivo che il Cancelliere federale Angela Merkel abbia ricevuto il Dalai Lama nonostante le pesanti critiche subite. Sarebbe semplicemente logicoattendersi che i governanti di Belgio, Franciae altri paesi facessero lo stesso. L’UE èuniversalmente accettata come la voce dei diritti umani, ed è tempoche agiamo coerentemente in ogni contesto, ivi compreso quello del dialogo con la Cina.

 
  
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  Alexandra Dobolyi (PSE).- Signora Presidente, oggi stiamo discutendo sul verticeUE/Cina, che si è tenuto 10 giorni fa, e sulla XXIVsessione del dialogo UE/Cina sui diritti umani, che si è svolta due mesi fa.

Oggi in particolare, permettetemi di cominciare da quest’ultima. Il rispetto per i diritti umani e per le libertà fondamentaliè un principio basilare dell’UEe delle sue politicheed è anche qualcosache noi tutti abbiamo a cuore e sosteniamo fortemente, ma sono uno di quelliche credono che l’UEdebba adottare un’impostazione orientata ai risultatiper promuovere il rispetto dei diritti umani,anziché una esclusivamente dottrinaria.Cosa ancor più importante, dobbiamo accettare l’idea che i miglioramenti saranno solo graduali. Questo non significa che l’UE debba esitare a esprimere apertamente le sue critiche e usare il suo potere per insisteresulla necessità di riforme democratiche.

Sono anche uno di quelliche si preoccupano dell’alto livello di sicurezza dei prodotti che interessa550 milionidi cittadini europei; che si preoccupa degli squilibri commerciali, dell’accesso effettivo ai mercati, dei diritti di proprietà intellettualee delle politiche di concorrenza internazionale che interessanomigliaia di società europeee milioni di lavoratori europei; e che si preoccupa della collaborazione per la tutela dell’ambiente, della gestibilità internazionale dell’ambientee del cambiamento climaticoche interessa l’intera popolazione della Terra.

E proprio perché ci preoccupa tutto quello che ho appena esposto, appoggiamo con forzala Commissionee il Consiglio e la sua Presidenzaper affrontare, trattaree rimarcare continuamenteognuna di queste materienel dialogo regolarecon la parte cinese. Una semplice lettura della dichiarazione congiunta di 18 pagine emessa in occasione del vertice UE/Cina è sufficiente per capire chela complessità, delicatezza e importanzadella cooperazione fra UE e Cina...

(La Presidentetoglie la parola all’oratore)

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione.(EN)Signora Presidente, questa discussione mostra ancora come i cambiamentinella società richiedano tempo, e penso che dobbiamo sempre ricordarci da che passato venga la Cina. Ritengo che dobbiamo anche riconoscere che certi progressi sono stati compiuti, come detto all’inizio. Ma, allo stesso tempo, è vero che non siamo ancora al punto cui vorremmo che la Cina arrivasse.

Pertanto, penso che il dialogosui diritti umani(accompagnato anche dal seminario delle ONG)rimanga il pilastro principale per risolvere le nostre preoccupazioni sui diritti umaniriferite alla Cina.

Tuttavia, credo che dobbiamo essere determinatima anche realistici. Determinatia convincere la Cina che sia nel suo interesseprimariostabilire un completo e generalizzatorispetto per i diritti umani. Realistici, perché dobbiamo riconoscere che solocon l’impegno e gli sforzi a lungo terminepossiamo realmentesperare di arrivare ad autentiche riformein Cina. In tale contesto, vorrei anche direche continuare a tenereil seminario ONGrientra nell’interesse reciproco sia della Cina sia dell’Unione europea, e questo è stato altresì appena confermatodal vertice.

Penso, pertanto, che ci sia una buona probabilitàche, consecutivamente al prossimo ciclo di dialogo sui diritti umanisotto la Presidenza slovena, saremo in grado di riprendere questo seminario della società civile.

Su altre questioni, permettetemi di dire soltantoche i diritti dell’uomosono stati menzionati anche nella dichiarazione comuneemessa, di cui leggerò solo le prime righe. “Le due parti hanno sottolineato il loro impegno a promuoveree tutelare i diritti dell’uomoe continuato ad attribuire un grande valoreal dialogo UE/Cina sui diritti umani, nonché al seminario giuridico che lo accompagna.”Avete visto: ecco qua. Le parti sottolineano l’importanza di progressi concretinel settore dei diritti umani, affermanoil loro impegnoa rafforzare ulteriormente il dialogo e così via.

Vorrei anche segnalare l’esistenza di alcuni punti concretiche sono stati evidenziati in questa discussionee in cui vogliamo vedere progressi, come la questione della Falun Gong. La situazione dei seguaci di questa setta, che hanno subito la repressionea causa delle loro credenze,resta per noi motivo di preoccupazione. Abbiamo sollevato il problema diverse volte, e più in particolarein occasionedelle sessionidel dialogo sui diritti umani. Abbiamo chiesto, e continueremoa chiedere, alle autorità cinesidi mettere fine al duro trattamentoimposto ai seguaci della Falun Gong.

Riguardo alla pena di morte, ho detto primache la questione è ai primi posti nel nostro ordine del giorno, e in questo contesto abbiamo sollecitato la Cina (e continueremo su questa linea)a ridurre l’ambito di applicazione delle sentenze capitali, avendo come prospettivail risultato finale dell’abolizione della pena di morte.

Un primo passo in questa direzione sarebbe l’imposizione di unamoratoriasulle esecuzioni. Quello successivo, come ho detto nelle mie osservazioni introduttive, sarebbe una revisione delle condanne a morteda parte della Corte supremacome primo provvedimento da controllare costantemente.

Penso che la discussione abbia mostratomolto chiaramente l’esistenza di un quadro variegato: c’è progresso, ma c’è ancora molto da fare, e posso solo direche ci impegneremo ancora di più con la Cina per incoraggiarla a andare avanti. Ritengo che i giochi olimpicicostituiranno una buona opportunitàper la Cina dimostrare di aver compiuto ancora più progressi.

 
  
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  Presidente. − Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione, conformemente all’articolo 103 paragrafo 2del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, 13 dicembre 2007.

 
Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2008Avviso legale