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Procedura : 2007/2146(INI)
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Ciclo del documento : A6-0518/2007

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A6-0518/2007

Discussioni :

PV 15/01/2008 - 5
CRE 15/01/2008 - 5

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PV 15/01/2008 - 10.2
CRE 15/01/2008 - 10.2
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P6_TA(2008)0009

Discussioni
Martedì 15 gennaio 2008 - Strasburgo Edizione GU

5. Strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro (discussione)
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’onorevole Glenis Willmott, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro [2007/2146(ΙΝΙ)] (A6-0518/2007).

 
  
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  Glenis Willmott, relatrice. - (EN) Signora Presidente, salute e sicurezza sul luogo di lavoro contemplano un’ampia gamma di questioni. A un livello base, si tratta di ridurre gli infortuni sul posto di lavoro e le malattie professionali. Per il singolo, si tratta della propria integrità fisica, della dignità e del benessere. Sul versante delle imprese, si tratta di ridurre i costi di assenteismo, indennità di malattia e perdita di produttività. Per la società nel complesso, i costi delle cattive condizioni di salute e di sicurezza sul luogo di lavoro hanno raggiunto la percentuale astronomica del 3,8% del prodotto interno lordo.

La Carta dei diritti fondamentali, siglata il mese scorso proprio in quest’Aula, nonostante la vergognosa reazione di alcuni parlamentari conservatori e dell’UKIP, con l’articolo 31 sancisce che ogni individuo ha il diritto a condizioni di lavoro che rispettino salute, sicurezza e dignità. Stabilisce inoltre che ogni lavoratore ha il diritto a una limitazione della durata massima del lavoro.

Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro ogni anno oltre 140 000 persone nell’UE muoiono a causa di malattie professionali e circa 9 000 a causa di infortuni sul lavoro. Tali cifre dimostrano che ogni tre minuti e mezzo qualcuno nell’Unione europea muore per una ragione legata al lavoro. Ciò significa che, nel breve lasso di tempo in cui ho parlato, è possibile che qualcuno sia deceduto, e, nel momento in cui il dibattito sarà terminato, è probabile che 20 persone siano morte.

Alcuni nostri colleghi potrebbero contestare il diritto fondamentale alla buona salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro, ma sono certa che nessuno di loro metterebbe in dubbio il diritto alla vita. Una strategia in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro per l’UE dovrebbe essere efficace nell’attuare correttamente e applicare il quadro normativo esistente. Ciò di cui disponiamo è in gran parte soddisfacente, ma necessita di essere costantemente rafforzato nell’Unione. Tuttavia, ciò non significa che, laddove la normativa vigente si rivela chiaramente inadeguata, non dobbiamo aggiornarla per far sì che funzioni in modo regolare e offra i migliori livelli di tutela possibili. Inoltre, non vuol dire che dobbiamo reagire alle proposte di atti legislativi come un vampiro alla vista dell’aglio, come alcuni farebbero in quest’Aula.

Di certo nessuno discuterà sul fatto che la via legislativa sia sempre la migliore. Tuttavia, vi sono casi in cui sono necessarie regole vincolanti al fine di garantire che un rischio nuovo o emergente sia affrontato in modo adeguato e coerente in tutti gli Stati membri. La comunicazione della Commissione va accolta con favore e plauso per il suo obiettivo di ridurre gli incidenti sul lavoro e la sua particolare attenzione riservata alle PMI. Tuttavia, dobbiamo anche concentrarci sulle malattie professionali che comportano un costo enorme in termini di salute dei lavoratori, un costo per le imprese e la loro produttività e per l’intera società tramite i costi associati a previdenza sociale e assistenza sanitaria.

La relazione rispecchia tale necessità ed esorta la Commissione a garantire che le malattie professionali siano individuate in modo corretto e sia trovato un rimedio, prestando particolare attenzione ai tumori professionali, al fine di stabilire obiettivi per la loro riduzione. Sono inoltre necessari piani d’azione dettagliati corredati di impegni finanziari e scadenze. Oltre agli obiettivi di ridurre del 25% il numero degli infortuni, sembrano esserci pochi modi in cui i progressi possano essere monitorati e quantificati. Tra le priorità d’azione identificate nella mia relazione figura un approccio che coniughi stimoli e sanzioni all’applicazione della normativa esistente. Vorrei che gli Stati membri adottassero incentivi per le imprese che promuovono salute e sicurezza, in particolare che applicassero sgravi fiscali e accordassero una preferenza nelle gare d’appalto e l’introduzione di un sistema bonus-malus nelle polizze di assicurazione, nonché ulteriori incentivi finanziari. Tuttavia, vorrei anche sanzioni più severe per quei datori di lavoro disonesti che trascurano salute e sicurezza della loro forza lavoro, così come maggiori procedimenti di infrazione contro gli Stati membri che non applicano e non fanno rispettare in maniera adeguata la vigente normativa in materia di salute e sicurezza.

Qualsiasi strategia in materia di salute e di sicurezza dovrebbe naturalmente concentrarsi su coloro che sono esposti a un rischio maggiore. Tali gruppi vulnerabili includono lavoratori migranti, che spesso sono sfruttati, lavoratori giovani e anziani, che necessitano di attenzioni particolari, e i soggetti con disabilità. È indispensabile applicare in modo rigoroso la direttiva quadro del 1989 a tali gruppi e ad altri lavoratori che spesso sono ignorati, quali lavoratori agricoli e operatori sanitari, in fase di elaborazione e realizzazione delle strategie. Gli Stati membri devono tenere conto di questi gruppi. Abbiamo bisogno di una direttiva quadro relativa alle patologie muscoloscheletriche per affrontare un problema come dolori e disturbi alla parte inferiore della schiena, dovuti in realtà a sforzi ripetitivi.

Vorrei sollevare numerose altre questioni, ma il tempo a disposizione è poco, quindi resto in attesa di ascoltare gli altri colleghi e ciò che la Commissione ha da dire.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. - (EL) Signora Presidente, onorevoli deputati del Parlamento europeo, per prima cosa desidero ringraziare l’onorevole Willmott per l’ottima relazione che ha elaborato sulla strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

La Commissione attribuisce un’elevata priorità politica alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro e condivide i vostri punti di vista in merito a varie raccomandazioni.

Anzi, desidero sottolineare che deve essere una strategia comunitaria e non soltanto della Commissione. Questo è davvero l’unico modo per raggiungere l’obiettivo fondamentale e ambizioso, vale a dire una riduzione costante e sostenibile degli infortuni e delle malattie professionali. Pertanto, uno dei nostri principali interessi è la partecipazione in più settori possibile a livello politico, operativo e istituzionale.

L’obiettivo strategico della Commissione di conseguire una riduzione del 25% degli infortuni sul lavoro nell’Unione europea negli anni 2007-2012 richiede in effetti una partecipazione e un impegno attivi, non solo delle amministrazioni pubbliche, ma anche delle parti sociali con la loro responsabilità, sul luogo di lavoro, di prevenire gli infortuni.

È molto importante porre in risalto l’impegno che gli Stati membri hanno assunto con la risoluzione del Consiglio del 25 giugno 2007: definire e attuare strategie in materia di sicurezza e di salute pubbliche sul luogo di lavoro, adattate alle realtà nazionali, in cooperazione con le parti sociali, e fissare inoltre obiettivi quantificabili per ridurre gli infortuni sul lavoro e l’incidenza delle malattie professionali, soprattutto nei settori di attività nei quali i tassi di incidenza sono superiori alla media.

La Commissione è particolarmente soddisfatta della reazione del Parlamento europeo alla sua comunicazione, e per il sostegno alle priorità e alle linee generali di azione stabilite in tale comunicazione.

Ho notato le preoccupazioni del Parlamento riguardo alla necessità di una pianificazione e una distribuzione delle risorse adeguate, a una valutazione degli sviluppi registrati e a una presentazione di relazioni sui progressi compiuti in quanto agli obiettivi della strategia.

La Commissione fornirà i dettagli e il piano preciso delle misure speciali da adottare a livello comunitario nell’ambito della tabella di marcia dell’Agenda europea. Garantiremo anche la partecipazione del Comitato consultivo per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, nel quadro di uno scambio multilaterale di informazioni sul contenuto delle strategie nazionali, gli obiettivi, le iniziative intraprese e la verifica dei progressi compiuti. Il Parlamento sarà tempestivamente informato in merito ai risultati della procedura.

Per quanto riguarda la richiesta di una revisione della direttiva 91/383 del Consiglio, vorrei informare gli onorevoli deputati del Parlamento europeo che i servizi della Commissione sono impegnati al momento nell’esame della situazione nei diversi Stati membri sulla base di uno studio elaborato da un consulente esterno. Nel 2008 sarà redatta una relazione pertinente, e la Commissione deciderà quali altre azioni avviare in questo settore, tenendo conto delle conclusioni della relazione.

In merito alla richiesta di revisione della direttiva 92/85 del Consiglio, desidero inoltre farvi presente che i servizi della Commissione, dopo aver consultato le parti sociali europee sui possibili emendamenti al documento in questione, stanno ora effettuando una valutazione d’impatto volta a determinare le conseguenze di alcuni emendamenti alla direttiva. Qualora, al completamento della valutazione d’impatto, la Commissione decidesse di presentare una proposta al riguardo, è quasi certo che la proposta sarà approvata dalla Commissione nel 2008.

Condivido l’opinione sulla necessità, per il periodo a venire, di migliorare l’applicazione della normativa comunitaria sulla salute e sulla sicurezza, soprattutto per le PMI, insieme alle misure che assegneranno un’importanza equilibrata alla responsabilità del datore di lavoro e alla partecipazione del lavoratore.

Per quanto riguarda la salute sul luogo di lavoro, auspico che la nuova strategia rappresenti un ulteriore passo avanti verso la creazione di un ambiente di lavoro più sano nell’UE, in cui saranno soddisfatte le esigenze di una popolazione attiva che invecchia e i gruppi più vulnerabili saranno tutelati appieno. La Commissione intensificherà i suoi sforzi nella direzione di un’appropriata definizione degli indici di salute e altre misure statistiche, al fine di garantire che i rischi per la salute sul luogo di lavoro siano adeguatamente controllati.

Siamo fiduciosi che le priorità fissate nella strategia comunitaria per il periodo 2007-2012 e nella relazione che oggi approverete spianeranno la strada a luoghi di lavoro più sicuri e più sani nell’Unione europea.

 
  
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  Edit Bauer, relatrice per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. - (EN) Signora Presidente, nel suo parere la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere da un lato, sottolinea che i problemi di salute più gravi manifestati dalle donne e causati dalle loro condizioni lavorative riguardano patologie muscoloscheletriche e problemi psicologici. Dall’altro lato, rileva che la necessità di analizzare i rischi che donne e uomini affrontano e di adottare misure appropriate non comporta la reintroduzione di politiche protettive di esclusione, né lo sviluppo di professioni diverse per donne e per uomini.

Anche se il quadro delle direttive comunitarie per la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL) è neutrale nella sua impostazione di genere, non è una ragione sufficiente per far sì che i rischi lavorativi per la salute e la sicurezza delle donne siano sottovalutati e trascurati rispetto a quanto avviene per gli uomini, in termini sia di prevenzione che di ricerca.

I lavoratori, sia uomini che donne, in tutta l’Unione europea sono esposti a rischi diversi sul posto di lavoro: agenti chimici, biologici e fisici, condizioni ergonomiche nocive, un complesso mix di pericolo di infortuni e rischi per la sicurezza, oltre a vari fattori psicosociali. Inoltre, le donne e gli uomini non costituiscono un gruppo omogeneo. Di conseguenza, le strategie e le misure volte a migliorare la sicurezza e la salute sul lavoro devono essere adeguate in modo specifico ai luoghi di lavoro, tenendo presente che alcuni fattori possono avere sulle donne un impatto diverso che sugli uomini.

Il parere sottolinea inoltre nuovi fattori di rischio quali le molestie, la violenza e i maltrattamenti da parte di clienti sul posto di lavoro, principalmente nei settori del servizio pubblico i cui addetti sono soprattutto donne. Infine, evidenzia la necessità di considerare l’introduzione dei concetti di pericolo, rischio e prevenzione nei programmi scolastici e nei sistemi d’insegnamento in generale quale strumento efficace per costruire una cultura forte e sostenuta in materia di sicurezza e salute, basata sulla prevenzione.

 
  
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  Thomas Ulmer, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signora Presidente, signor Commissario e onorevoli colleghi, desidero ringraziare l’onorevole Willmott per la leale e costruttiva qualità della nostra collaborazione in seno alla commissione. La relazione riflette l’alta priorità attribuita alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro nei 27 Stati membri dell’Unione europea. I principali elementi di protezione vengono posti in risalto e ponderati. I costi per la prevenzione degli infortuni e la sicurezza sono elevati, ma permettetemi di sottolineare con estrema chiarezza che la buona salute non ha prezzo. Gli aspetti importanti sono dati dal fatto che le disposizioni dovrebbero essere recepite e applicate in tutti gli Stati membri e che l’Unione europea dovrebbe aiutare gli Stati membri a trasporre le norme e offrire loro assistenza anziché comminare sanzioni.

Ritengo occorra dedicare particolare attenzione alle piccole e medie imprese, che per rimanere competitive necessitano di assistenza in questo settore. A tale proposito, invitiamo la Commissione a realizzare le condizioni di base adeguate per le PMI nei casi in cui tali condizioni non esistono ancora e a migliorarle laddove sono presenti. La tutela fornita ai lavoratori non deve dipendere dal paese in cui svolgono l’attività o dalle dimensioni dell’azienda.

Nel breve tempo che ho a disposizione, vorrei solo elencare alcuni punti di particolare importanza, quali una maggiore protezione contro le epatiti e l’AIDS e l’eliminazione regolare e sistematica dell’amianto dai luoghi di lavoro, per quanto possa essere un processo complicato e costoso. Ritengo che dobbiamo concentrarci sull’epatite B e in particolare su quei soggetti che sono esposti a un elevato rischio professionale di infezione da parte dei virus dell’epatite, in altre parole medici, paramedici, personale addetto all’assistenza e gli addetti al pronto soccorso.

Sul versante del pronto soccorso, gli sforzi devono anche includere coloro che, in numerosi Stati membri, oltre alla loro occupazione giornaliera, svolgono un’attività di volontariato non retribuita con i servizi di emergenza. Ritengo fosse molto importante che la relazione rimanesse con rigore logico incentrata sulla problematica ed evitasse di riportare esempi, che avrebbero anche potuto generare pregiudizi in merito a numerose questioni.

La ringrazio per la nostra vantaggiosa collaborazione. Il gruppo PPE-DE appoggia la relazione.

 
  
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  Pier Antonio Panzeri, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 6 dicembre scorso un incidente ad un impianto della Thyssen Krupp a Torino ha causato la morte di sette operai: un fatto gravissimo, che dimostra quanto sia ancora non risolto il problema della sicurezza!

Ma la tragedia torinese impone un’altra riflessione da compiere qui in quest’Aula: avremmo dovuto attenderci da questa multinazionale un comportamento serio, ma così non è stato. I giornali italiani riportano ieri che in un documento riservato e redatto da un big manager della Thyssen Krupp, dopo il tragico rogo dell’acciaieria e sequestrato dalla magistratura, vengono definiti i lavoratori sopravvissuti e intervistati dopo l’incidente operai che fanno gli eroi e i divi in televisione. Non ci sono parole per descrivere questo fatto, se non considerarlo una mascalzonata.

Sarebbe davvero importante che questo Parlamento, e anche lei, signor Commissario, fuori dalle formalità, potesse e volesse esprimere il proprio sdegno nei confronti della Thyssen Krupp. Quanto è successo a Torino avviene un po’ dovunque e sollecita, anche sulla base della buonissima relazione Willmott, l’impegno di una vera e propria moratoria contro gli incidenti e le morti sul lavoro.

 
  
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  Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signora Presidente, questa è una relazione eccellente e desidero ringraziare la relatrice per la sua cooperazione.

Sono lieta che la relazione si occupi di una migliore attuazione delle attuali direttive. Accolgo inoltre con favore le richieste di ispezioni più severe. Nessuno Stato membro dà importanza, se non a parole, all’applicazione, come molti fanno in materia di salute e sicurezza, e quindi, piuttosto spesso, chiedono maggiore normativa, anche se dalle prove scientifiche e mediche non emergono rischi.

Un settore che richiede normativa, e lo abbiamo chiesto nel 2005, è la prevenzione di oltre un milione di infortuni da ago che colpiscono gli operatori sanitari ogni anno nell’UE. Immaginate l’orrore di essere accidentalmente punti da un ago e di rimanere in trepidante attesa per sapere se è stata contratta una grave infezione come l’HIV o l’epatite B!

La Commissione deve dare ascolto alla nostra richiesta e presentare un emendamento alla direttiva del 2000 sugli agenti biologici. In alcuni settori, uno scambio delle migliori prassi probabilmente si rivela sufficiente, ragione per cui sono soddisfatta che gli emendamenti da me avanzati sulle infezioni contratte in ambito sanitario siano stati adottati in commissione. Infezioni come lo SAMR sono gravi non solo per i pazienti ospedalieri, ma anche per coloro che in ospedale lavorano. I tassi di infezione variano in modo considerevole tra gli Stati membri. Ad esempio, il tasso di infezione nel Regno Unito è 10 volte maggiore rispetto ai Paesi Bassi. Dobbiamo sapere perché e in che modo possiamo imparare dalle migliori prassi. Questa è la ragione per cui, in uno dei miei emendamenti adottati in commissione, ho chiesto un codice europeo di buona pratica in materia di infezioni contratte in ambito sanitario e che sia promosso lo screening di tutti gli operatori sanitari nell’UE.

 
  
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  Sepp Kusstatscher, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signora Presidente, per prima cosa desidero ringraziare la relatrice, l’onorevole Willmott, per il suo ottimo lavoro e in particolare per essere stata così disponibile al compromesso. Ogni anno nell’UE oltre 160 000 persone muoiono e circa 300 000 restano invalide a causa di infortuni sul lavoro e malattie professionali. È eccessivo. Nella nostra società, in cui spesso l’individuo è considerato alla stregua di un semplice fattore di produzione, si pone troppa poca attenzione all’aspetto umano del problema. Lo Stato, vale a dire le assemblee legislative e i governi, deve garantire che gli operatori del mondo imprenditoriale, guidati soltanto dal profitto, sostengano i costi sociali dello sfruttamento. Questo è l’unico modo per garantire che alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro venga attribuita la dovuta priorità.

L’opinione pubblica tende a considerare di più gli infortuni sul lavoro rispetto all’ampia varietà di malattie professionali. Occorrono sforzi maggiori e più efficaci al fine di ristabilire l’equilibrio. Non è possibile ottenere miglioramenti senza un’analisi dettagliata, vale a dire ispezioni e indagini, e la definizione di precisi obiettivi volti a una riduzione dell’incidenza delle malattie professionali, tra cui le patologie che colpiscono coloro che sono attivi in settori quale la nanotecnologia.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signora Presidente, adottare la presente relazione in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro aggiungerebbe ulteriore burocrazia, proprio quando credevo che la Commissione avesse intenzione di ridurla!

I lavoratori che perdono tempo a causa di malattie e infortuni alzano i costi per l’impresa interessata e quindi i prezzi. In un’Unione europea fatta di libera circolazione di beni e servizi esiste più concorrenza, perciò coloro che trascurano la loro forza lavoro ci rimettono. Le persone non a lavoro per malattia aumentano anche i costi delle prestazioni sociali, contribuendo inoltre a una crescita dei prezzi. È pertanto nel massimo interesse dell’azienda mantenere in salute la propria forza lavoro.

Le buone idee non mancano mai, quindi non dovrebbe essere una cosa troppo difficile. Certamente dipende dal fatto che esista un libero mercato, ma, se al pari di alcuni membri della commissione per l’occupazione e gli affari sociali ritenete che questo porti a imporre la legge della giungla, allora si dovranno fare i conti con un’altra grave malattia. Sembrerebbe che gli Stati membri che promuovono il libero mercato siano casi psichiatrici.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI) . (FR) Signora Presidente, i suicidi dei lavoratori di Renault e Peugeot in Francia e le migliaia di casi di tumori ai polmoni fra coloro che svolgono l’attività a contatto con l’amianto, sono una prova evidente che la salute sul luogo di lavoro rappresenta un problema.

In risposta a tale situazione, la Commissione europea ha presentato una comunicazione elevata al rango di “strategia per la salute”, che sembra piuttosto giungere dalla Walt Disney, una risoluzione redatta da Biancaneve per i sette nani. In effetti è abbastanza toccante. Ad esempio, al paragrafo 35, ci viene fatto presente che occorrono stili di vita sani sul luogo di lavoro; il paragrafo 29 stabilisce che sono necessarie visite mediche; il paragrafo 54 sollecita l’installazione di impianti antincendio a pioggia (sprinkler); il paragrafo 49 indica che lo stress è una minaccia per la salute e il considerando D evidenzia che nel settore edile si verificano più infortuni mortali che tra gli alti funzionari pubblici europei.

Fortunatamente, il relatore della commissione per l’industria ci propone una serie di soluzioni, tra cui l’impiego di uno psicologo e di un religioso ogni 500 dipendenti.

Ma, in realtà, non veniamo minimamente informati riguardo alle cause delle malattie professionali, che sono tre. La prima è l’ideologia dello smantellamento delle difese alle nostre frontiere, che mette pertanto i nostri lavoratori in concorrenza sleale con i lavoratori schiavi dell’Asia. L’unico modo in cui le nostre aziende possono sopravvivere è inseguendo la produttività, a discapito della salute.

Il secondo problema è la futile politica dell’euro forte, che ci priva della competitività a livello di tassi di cambio. L’unica variabile rimasta per risolvere la situazione è accelerare ancora una volta la produttività, , che compromette nuovamente la salute.

La terza causa dei nostri problemi è la filosofia nevrotica della competitività, in realtà una guerra economica tra Europa e Asia o America latina. Tuttavia le guerre provocano morti e feriti, e in questo caso le vittime sono le persone colpite da malattie professionali e infortuni sul lavoro. In altre parole, il lavoratore europeo si trova nell’arena economica mondiale come un toro affaticato e sanguinante, prossimo alla morte. La soluzione è allora far uscire i lavoratori da quest’arena mondiale con le sue regole sleali, e ciò richiederà una nuova tecnologia relativa ai dazi doganali deducibili.

 
  
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  Romano Maria La Russa, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei voluto passare in rassegna i punti focali di questa strategia ed elaborare le raccomandazioni contenute nel mio parere: la necessità di garantire uguale copertura sociale a tutti i lavoratori indipendentemente dalle forme di contratto, lo snellimento delle procedure burocratiche per le medie e piccole imprese, l’esigenza di prevedere incentivi anche di carattere finanziario nella formazione sono aspetti di primaria importanza.

Ma parlare solo di ciò sarebbe tuttavia ingeneroso nei confronti di chi giustamente chiede spiegazioni e giustizia di fronte ad immani tragedie, ultima quella avvenuta pochi giorni orsono a Torino e ricordata poc’anzi anche dall’onorevole Panzeri. Nella notte del 6 e 7 dicembre un incendio divampato nello stabilimento della Thyssen Krupp ha causato la morte di sette operai: gli estintori non funzionavano. Solo in seguito si è avuta conoscenza che l’azienda era inadempiente circa le norme di sicurezza! Il Parlamento europeo e il sottoscritto non possono esimersi dal ricordare questa disgrazia.

Lungi, comunque, da me il voler emettere una totale condanna sulla condotta della multinazionale tedesca e di pensare anche lontanamente che l’azienda, pur colpevole, possa aver dolosamente e volontariamente omesso di adempiere agli obblighi sulla sicurezza per risparmiare. Non intendo sposare le tesi ideologiche di alcune parti di certi sindacati della Sinistra italiana che, alla notizia della chiusura dello stabilimento, lo scorso mese di giugno, si erano erti a paladini della sicurezza dichiarandosi responsabili e vigilanti sulla sicurezza degli impianti. Ma non è il momento ancora di procedere a giudizi soprattutto se affrettati.

Pur rispettando le competenze nazionali in materia, ritengo dunque urgente che l’Unione europea si adoperi per garantire piena applicazione delle leggi, in primo luogo rafforzando l’attività di vigilanza dell’Agenzia per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, e di rafforzare il coordinamento degli interventi rispettivi a livello nazionale, migliorando il funzionamento del Comitato europeo dei responsabili dell’Ispettorato del lavoro.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE) . (EL) Signora Presidente, non c’è dubbio che la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro contribuiscono alla gestione di qualità, al rendimento economico e alla competitività, e favoriscono lo sviluppo dell’economia e il raggiungimento degli obiettivi di bilancio, tra cui i bilanci destinati ai regimi di sicurezza sociale. Oltre a tutte le questioni tecniche, esistono, com’è ovvio, ragioni umanitarie che rendono non solo un’esigenza, ma una priorità, proteggere la salute dei dipendenti e garantire che i luoghi di lavoro siano sicuri.

La strategia per il periodo 2002-2006 ha sortito risultati concreti, e le prospettive dal 2007 in poi sono positive se tutti rivestiamo un ruolo, non solo in termini di pianificazione europea, ma anche al corrispondente livello nazionale, nel controllo e nell’organizzazione per la salute e la sicurezza, soprattutto per quanto riguarda le categorie vulnerabili, vale a dire i giovani, i dipendenti più anziani, che sollecitiamo a partecipare alla produzione per un periodo più lungo delle loro vite, e anche le donne, esortate in modo analogo a prendere parte alla vita lavorativa. Una vita lavorativa con nuove richieste, frammentata in diversi tipi di contratto, lavoro autonomo e piccole e medie imprese che sono prive della capacità delle grandi imprese di far osservare condizioni idonee di lavoro e sicurezza. Pertanto, dovrebbe essere interesse di tutti noi gestire correttamente le risorse nazionali e comunitarie, come propone la relazione Willmott, in modo da ottenere i risultati desiderati.

 
  
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  Maria Matsouka (PSE) . (EL) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare la nostra collega, l’onorevole Willmott, poiché la sua relazione ha ampiamente colmato le gravi lacune della comunicazione della Commissione.

La dignità dal punto di vista lavorativo significa salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Comporta condurre indagini sulla prevenzione dei rischi professionali e che i datori di lavoro forniscano controlli medici preventivi. Implica apprendimento permanente, istruzione e formazione professionali. Prevede che la salute e la sicurezza siano i criteri essenziali per gli accordi commerciali con paesi terzi. Se queste proposte devono tuttavia avere qualche fondamento, un requisito basilare è di certo un dialogo sociale costante, ma occorre soprattutto affrontare le principali minacce che offuscano il settore delle relazioni sindacali.

Mi riferisco in particolare alla diffusione della povertà tra i dipendenti, alla rapida crescita di forme non ufficiali di occupazione e all’aumento delle ore di lavoro. Se non si mettono a punto politiche incentrate totalmente sull’uomo in grado di mutare questi nuovi “anni bui” dell’occupazione, i conflitti sociali saranno inevitabili.

 
  
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  Adamos Adamou (GUE/NGL) . (EL) Signora Presidente, le misure proposte dalla Commissione europea per una strategia fino al 2012 sono in prevalenza superficiali e sono tese a garantire che non sia colpita la competitività.

L’obiettivo di ridurre del 25% gli infortuni entro la fine del periodo previsto dalla strategia può sembrare impressionante, ma in realtà è del tutto inadeguato. L’obiettivo dovrebbe gettare le basi e rafforzare gli interventi istituzionali da parte dello Stato, cosicché il tragico tasso di mortalità di migliaia di individui ogni anno, nonché numeri analoghi per coloro che sono vittime di gravi problemi di salute a causa della qualità del loro ambiente di lavoro, si avvicini il più possibile all’eliminazione. La relatrice si interessa piuttosto allo sfruttamento cui sono soggetti i dipendenti, ad esempio coloro che svolgono attività pericolose, donne, lavoratori interinali, immigranti, gli anziani, e propone provvedimenti più severi per i datori di lavoro e una sorveglianza garantita.

Uno dei contributi più rilevanti della relazione è forse la scoperta che il lavoro a tempo indeterminato è un requisito volto a contrastare gli infortuni e le malattie collegati al lavoro.

Inoltre, oltre agli infortuni, si dovrebbe riservare maggiore attenzione alle cause all’origine di malattie mentali, dipendenza e rischi psicologici del luogo di lavoro.

Occorre pertanto un approccio multilaterale a tutti i fattori che incidono sulla salute e sulla sicurezza sul luogo di lavoro.

 
  
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  Jiří Maštálka , a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Onorevoli colleghi, devo ammettere che, quando ho letto la strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, presentata lo scorso febbraio dalla Commissione europea, sono rimasto molto deluso. Anche se la Commissione ha fissato l’obiettivo relativamente ambizioso di ridurre del 25% il numero di infortuni sul luogo di lavoro, questa strategia contiene solo un numero ristretto di iniziative e suggerimenti concreti su come conseguire tale obiettivo. Inoltre, pone di nuovo la propria attenzione soprattutto sugli infortuni sul luogo di lavoro, che ovviamente rappresentano soltanto un aspetto dei problemi di salute connessi al lavoro. Le malattie professionali sono alquanto trascurate. Secondo me, questo costituisce un passo indietro.

D’altro canto, devo ringraziare e congratularmi con l’onorevole Willmott per la sua relazione su questa strategia. Il documento, a differenza del testo della Commissione, contiene proposte e suggerimenti concreti su come ottenere risultati migliori in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Sono lieto che anche la relatrice abbia sottolineato l’esigenza di definire correttamente il tumore e di rappresentare numericamente la patologia come una malattia professionale, nonché di indicare gli obiettivi volti alla riduzione di questo grave disturbo. Finora solo il 5% dei casi di tumore provocati dal lavoro è stato classificato come malattia professionale.

Ho accolto con grande favore l’inserimento del mio emendamento nella relazione, presentato alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali, relativo alla necessità di garantire ai cittadini accesso gratuito alle norme tecniche. Questo è un problema che i dipendenti di numerosi Stati membri si trovano ad affrontare costantemente e che dovrebbe essere risolto.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM) . (EN) Signora Presidente, se abbiamo intenzione di ridurre gli infortuni sul luogo di lavoro, dobbiamo sapere come avvengono. Non possiamo analizzare tutti gli incidenti e le negligenze ma, lasciatemelo dire, un giovane irlandese di 19 anni è morto in un cantiere edile poiché il suo bulldozer giapponese più leggero montava una pala escavatrice europea pesante. La sua morte è stata registrata come un decesso in cantiere e la Irish Health and Safety Authority non ha mai indagato oltre. Allora in che modo possiamo salvare il prossimo alla guida di un trattore con attrezzature non adatte? Perché non lo sappiamo.

Non è possibile esaminare tutto, ma possiamo impedire tutti gli infortuni fatali e debilitanti, in particolare quelli nei settori più pericolosi come l’agricoltura, la pesca, l’edilizia e i trasporti. Abbiamo bisogno di interrompere questa tendenza per introdurre misure pratiche. Inoltre, a parte i lavori rischiosi, esistono gruppi vulnerabili della forza lavoro, anziani, disabili e lavoratori che non parlano la lingua del luogo in cui lavorano.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio partecipando al cordoglio per la tragedia del lavoro che ha colpito gli operai dello stabilimento torinese e vi sottopongo l’incontestabile fatto che in Italia troppo spesso si muore per incidenti sul lavoro perché troppo poco si fa in termini di prevenzione e rispetto delle norme.

La responsabilità di questo è equamente ripartita tra impresa, sindacati ed enti di controllo: c’è chi fa impresa anche ricorrendo al lavoro nero, soprattutto di extracomunitari, o chi fa impresa come la Thyssen Krupp, con arroganza veteroindustriale; c’è chi dovrebbe difendere gli interessi dei lavoratori e spesso è assente, se non connivente, invece che vigile e pronto a segnalare agli enti preposti le lacune nel sistema di sicurezza; c’è, infine, l’ispettorato del lavoro e gli altri uffici preposti ai controlli e alla vigilanza che di propria iniziativa spesso non brillano.

Nell’Unione è necessario promuovere la sicurezza sul luogo di lavoro e la relazione Willmott in questo soddisfa assai più della proposta della Commissione. Ritengo che non si debba limitare, quando parliamo di lavoro e di industria, il discorso alla semplice garanzia della libera concorrenza e della competitività

 
  
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  Iles Braghetto (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei luoghi di lavoro si muore ancora. Là dove con forza e creatività si dovrebbe manifestare la capacità dell’uomo di manipolare la materia, sviluppare la conoscenza e trovare sostegno per la propria vita, si manifestano troppo spesso episodi di morte e di attentato alla vita ed alla salute della persona.

Per questo la rabbia e lo sconcerto, che hanno colpito l’opinione pubblica italiana per i 7 operai morti tra le fiamme alla Thyissen Krupp di Torino nel dicembre scorso, non possono non interrogarci su cosa non ha funzionato in quella fabbrica per evitare tale disastro; di quali inadempienze siamo responsabili in tutti i luoghi in cui l’uomo lavora.

L’impianto normativo per sostenere una corretta politica di prevenzione, per definire gli obblighi delle imprese, per affrontare le nuove malattie professionali è oggi in fase avanzata in Europa. Ma sono carenti i controlli, le ispezioni per far rispettare le leggi, il personale ed i mezzi finanziari. Manca ancora una cultura che valuti l’importanza di rigorosi servizi di prevenzione, che ritenga la prevenzione un processo continuo e non un obbligo una tantum, che attui un dialogo continuo tra le parti per un effettivo sviluppo di elevati standard di sicurezza, che sappia cogliere l’emergere di nuove malattie professionali di carattere psicosociale.

Penso anche e concludo, che vada ripreso, il tema oggetto del Libro verde sulla responsabilità sociale delle imprese, quale elemento coagulante ed innovativo, rispetto all’impegno per la riduzione degli infortuni e delle malattie professionali.

 
  
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  Richard Falbr (PSE) . – (CS) Per prima cosa desidero ringraziare l’onorevole Willmott per la relazione accuratamente elaborata. È stato affermato che l’obiettivo della Commissione è ridurre del 25% gli infortuni sul luogo di lavoro. Non credo che sarà possibile. Il numero di ispettori del lavoro non è sufficiente e questi non dispongono di strumenti adeguati per effettuare cambiamenti. L’influenza dei sindacati è stata costantemente ridotta ; in vari paesi non partecipano più alle indagini nelle cause di infortuni sul luogo di lavoro e all’eliminazione delle loro conseguenze. Inoltre, occorre fare i conti con la giungla costituita dall’impiego dei lavoratori tramite agenzie e anche con la pressione per ottenere un continuo aumento della cosiddetta flessibilità nei tempi lavorativi dei dipendenti. Tale situazione fa sì che i dipendenti lavorino molte ore e i rischi d’infortunio stanno crescendo.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN) . (PL) Signora Presidente, il progetto di risoluzione evidenzia la responsabilità sociale delle aziende riguardo alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro, prestando attenzione alla questione della giusta concorrenza. Prende in considerazione la grande importanza del dialogo tra le parti sociali, in particolare il ruolo dei sindacati nel rafforzare la sicurezza nell’ambiente di lavoro.

Richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di un trattamento speciale per le piccole e medie imprese nella strategia per il miglioramento della salute e della sicurezza, nonché sull’esigenza di offrire ai dipendenti una formazione continua. La maggior parte degli infortuni coinvolge persone che hanno appena iniziato a lavorare, che mancano di esperienza, ma anche persone che non dispongono di un periodo di riposo sufficiente dopo il lavoro.

Contiene importanti osservazioni relative alla riabilitazione e all’integrazione nel luogo di lavoro dei soggetti che tornano a svolgere la loro attività dopo un infortunio, nonché requisiti riguardanti la non discriminazione in merito all’accesso al lavoro per le persone affette da tumore. Desidero congratularmi con la relatrice.

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE-DE) . (PL) Signora Presidente, in quest’Aula discutiamo da diversi anni della strategia europea per il mercato del lavoro. Le nostre opinioni riguardo alla direzione che dovrebbero seguire le nostre attività sono molteplici. Alcuni si mostrano a favore di una profonda armonizzazione della normativa in materia di occupazione, altri difendono la visione che la naturale diversità nei mercati del lavoro europei sia vantaggiosa per l’economia dell’UE.

Come sapete, il mio punto di vista in merito è a favore della seconda opinione, con un’importante eccezione riguardo alle norme per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Ritengo che, in questo settore, il coinvolgimento attivo delle istituzioni dell’UE sia giustificato e necessario.

A seguito dell’ultimo allargamento dell’UE, possiamo osservare persino una maggiore diversità di condizioni di lavoro. Tale situazione è in effetti territoriale e ambientale, poiché, a prescindere dal paese, la maggior parte degli infortuni sul lavoro e le malattie connesse ad esso colpiscono quei gruppi tra cui figurano i lavoratori migranti, i dipendenti giovani o le persone più mature. Non voglio insinuare che questi siano gruppi soggetti a una discriminazione mirata e intenzionale. Più propriamente si tratta di una conseguenza di un’istruzione insufficiente e di una mancanza di esperienza. Proprio per questo occorre fornire condizioni di lavoro e di sicurezza appropriate soltanto per questi lavoratori.

Vorrei anche sottolineare che in tutti gli Stati membri è possibile rilevare problemi maggiori nel conformarsi alle norme di sicurezza sul luogo di lavoro più rigide in settori quali l’edilizia, l’agricoltura e i trasporti. È soprattutto in questi comparti che si collocano le piccole e medie imprese e per loro, dal punto di vista delle caratteristiche finanziarie, organizzative e giuridiche, risulta complicato osservare gli standard elevati in materia di salute e sicurezza. Sono queste aziende che necessitano di un sostegno da parte dell’Unione europea, da parte delle sue istituzioni e dai governi degli Stati membri, un sostegno che si rivela urgentemente necessario. Non si tratta soltanto di una questione di sanzioni e controlli intensificati. Tali strumenti, che sono certamente essenziali, dovrebbero essere accompagnati da investimenti nell’istruzione di dipendenti e datori di lavoro, e da assistenza finanziaria per attrezzature del luogo di lavoro perfezionate e più sicure.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE) . (RO) Accogliamo con favore le buone intenzioni della Commissione, tuttavia nutriamo dubbi per quanto riguarda la loro efficacia.

Sono necessarie accurate statistiche relative alle malattie professionali al fine di sfruttare al massimo l’impatto delle politiche e tutelare i lavoratori. I dati esistenti sono incompleti, valutano per di più i fatti in modo sbagliato o ignorano la realtà. Le donne sono le principali vittime di tale situazione lacunosa, soprattutto perché sono maggiormente coinvolte nel sistema economico non ufficiale, o “sommerso”.

In questo ambito, gli effetti delle condizioni di lavoro sulla salute non sono minimamente registrati. Il quadro giuridico esistente conserva un approccio che mette in evidenza gli infortuni e i rischi nei cosiddetti settori “pesanti” dell’economia, dominati dagli uomini.

Esortiamo la Commissione a prestare maggiore attenzione alle particolari differenze tra dipendenti di sesso maschile e di sesso femminile e a una valutazione della disponibilità dei dati disaggregati per genere e di quelli riguardanti gli effetti a lungo termine e le conseguenze psicologiche del lavoro.

Per concretizzare la nostra richiesta, vorremmo invitarvi a visitare uno stabilimento tessile. La vista e l’udito possono essere indeboliti in maniera significativa, e la diffusione di disturbi alla circolazione è elevata. Le statistiche ignorano la situazione. Questa è la cosiddetta industria “leggera”, in cui la maggior parte dei lavoratori è costituita da donne, e i salari sono addirittura bassi poiché apparentemente non esistono rischi. Pertanto, le attuali statistiche conservano la storica disparità tra uomini e donne, incluso il divario di genere nella retribuzione.

 
  
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  Harald Ettl (PSE) . (DE) Signora Presidente, una strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro è assolutamente essenziale. Se le misure tecniche per la salute e la sicurezza stanno determinando rapidi miglioramenti, la repentina crescita del cambiamento nel mondo del lavoro prevede nuovi rischi. I problemi e i rischi connessi a occupazioni a contatto con nuove sostanze chimiche sono evidenti.

In primo luogo, tuttavia, la crescente pressione incentrata sul rendimento che caratterizza i moderni luoghi di lavoro genera non solo problemi fisici, ma anche psicologici. I lavori precari e la paura delle persone di restare prive dei propri mezzi di sussistenza conducono a problemi psicosociali. Nasce un nuovo potenziale per l’aggressività, nuovi fattori di stress conducono alla violenza psicologica e i fenomeni di prepotenza diventano comuni.

Le PMI sono particolarmente suscettibili a questi fenomeni contemporanei, a meno che non siano bloccate da contromisure, informazioni, controllo e formazione. Di conseguenza, questa risoluzione è più importante di quanto probabilmente si creda. Mi congratulo con la relatrice.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE) . (DE) Signora Presidente, deve essere data priorità alla salute sul luogo di lavoro. Gli edifici del Parlamento a Bruxelles e Strasburgo figurano tra i luoghi in cui occorre maggiore intervento. Consideriamo solo la temperatura ambientale in quest’Aula, rasente un rischio per la salute. Credo inoltre nell’efficacia del buon esempio.

Alcuni mesi fa sono rimasto bloccato in un albergo in Grecia, poiché tutt’intorno divampava un incendio boschivo, e devo dire che l’albergo, una tipica PMI, era preparato a questa eventualità nella maniera più esemplare. Se non avesse disposto di tutte le precauzioni di sicurezza perfettamente concepite, ben organizzate ed esercitate correttamente, molti dei presenti, con molta probabilità, non avrebbero potuto sopravvivere. Questa è la ragione per cui credo che occorra attribuire grande importanza a questo processo di apprendimento a cui ha fatto riferimento l’onorevole Ettl, a questa formazione e preparazione in caso di emergenza. A questo proposito si rivelerebbero anche utili i sistemi di incentivi; ad esempio, gli assicuratori potrebbero concedere sconti appropriati sui premi alle imprese dotate di personale formato, e gli enti di previdenza e di assistenza sociale potrebbero inoltre offrire relativi corsi di formazione.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE) . - (SK) In quanto membro del Parlamento europeo e medico, accolgo con favore il progetto della Commissione di ridurre in media del 25% gli infortuni sul lavoro nell’Unione europea, e sono consapevole della necessità di applicare misure più efficaci in tutti gli Stati membri, tra i quali esistono disparità enormi.

Oltre a settori quali quello elettrico, della metallurgia, dell’edilizia e della silvicoltura, vorrei anche evidenziare i lavori ad alto rischio dei medici e del personale di assistenza, che durante l’espletamento delle loro attività sono esposti a enormi rischi di infezione e all’AIDS, alla tubercolosi, all’epatite e a numerosi altri contagi. Inoltre mi rammarico che la riduzione del numero di lesioni sul luogo di lavoro e di malattie professionali in particolare, non includa, ad esempio, i lavoratori migranti, i lavoratori con contratti temporanei e quelli con basse qualifiche, e le donne in determinate aziende, come le piccole e medie imprese.

Desidero evidenziare le disposizioni di alcuni paesi che attuano con successo una completa riabilitazione a seguito di un infortunio in quanto condizione per un riuscito ritorno nel mercato del lavoro.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . (RO) In quanto relatrice dell’ITRE per il presente documento, ho chiesto di promuovere in modo attivo il coinvolgimento dei sindacati europei e ho invitato la Commissione a proporre un quadro giuridico che incoraggi le parti sociali a intraprendere negoziati transfrontalieri.

La Commissione europea e gli Stati membri potrebbero fornire i finanziamenti per la formazione dei rappresentanti sindacali che tutelerebbero e promuoverebbero i diritti dei lavoratori per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro.

Abbiamo anche chiesto agli Stati membri di firmare e ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei lavoratori migranti e dei propri familiari e di impegnarsi congiuntamente per migliorare l’accesso alla formazione, in particolare per i lavoratori a tempo parziale e i lavoratori contrattuali, al fine di consentire loro di trovare un posto di lavoro più stabile.

Ritengo che gli Stati membri dovrebbero applicare le misure necessarie affinché i lavori difficili o pericolosi non siano disgiunti dai relativi diritti di protezione sociale di cui possono avvalersi i lavoratori interessati sia durante la vita lavorativa che nel periodo della pensione.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE) . – (RO) Una strategia europea per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro è un’iniziativa gradita da parte della Commissione europea. Tuttavia, ritengo che dovrebbero essere analizzati anche altri aspetti. Come uno degli oratori che mi ha preceduta ha opportunamente sottolineato, dovremmo considerare che esiste una particolare situazione riguardante gli immigrati sul mercato europeo del lavoro.

Da un recente studio condotto dalla Commissione europea emerge che gli immigrati sono esposti a rischi molto più elevati per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Ciò è dovuto alla diffusione del lavoro illegale e ad altri fattori quali una mancanza di consapevolezza dei vantaggi sociali e dei diritti pensionistici negli Stati membri, e problemi nell’utilizzo transfrontaliero dell’assicurazione sanitaria.

Tali questioni rientrano nella sfera di competenza comunitaria, e la Commissione dovrebbe verificare attentamente l’applicazione delle norme europee, in modo da migliorare le precarie condizioni degli immigrati.

Inoltre, i finanziamenti europei potrebbero essere usati per la formazione di ispettori supplementari della tutela del lavoro in grado di individuare le omissioni relative all’osservanza delle norme in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.

 
  
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  Stephen Hughes (PSE) . (EN) Signora Presidente, desidero parlare delle lesioni da ago, poiché sono stato il responsabile della relazione del 2006 relativa a tale questione. Mi domando se il Commissario concordi con me sul fatto che, laddove si stabilisca che un rischio necessiti di essere affrontato a livello europeo, allora occorra che la Commissione ne chieda conto senza indugi.

Se è d’accordo con me, mi domando se possa spiegare il motivo per cui la Commissione abbia impiegato un anno intero per organizzare e valutare il primo ciclo di consultazione con le parti sociali relativo alle lesioni da ago, nonostante siano pervenute solo 10 risposte al riguardo.

Mi chiedo inoltre se sia in grado anche di garantirci che il lavoro su tale questione procederà più rapidamente nell’anno venturo. Ogni anno un milione di lavoratori è vittima di da lesioni da ago. Ciò significa che dal completamento della relazione da parte del Parlamento ne sarà interessato circa un milione e mezzo di persone. La Commissione può agire un po’ più velocemente in futuro?

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signora Presidente, ringrazio tutti gli oratori per i loro contributi molto positivi.

In effetti, ogni infortunio, ogni lesione, ogni morte sul luogo di lavoro, com’è avvenuto lo scorso dicembre a Torino, in Italia, ci ricorda che occorre compiere maggiori sforzi al fine di tutelare i lavoratori e le lavoratrici d’Europa, e di raggiungere il nostro obiettivo finale: rendere l’Europa un luogo di lavoro sicuro.

La nuova strategia mira precisamente a ridurre l’attuale livello inaccettabile di infortuni sul lavoro e di malattie professionali.

Desidero sottolineare che, prendendo in considerazione le risorse umane disponibili, si può affermare che l’attuale assegnazione del personale permetterà ai servizi della Commissione di svolgere adeguatamente i loro incarichi in quest’ambito. Nel quadro della collocazione complessiva delle risorse umane destinate al settore dell’occupazione e degli affari sociali, la Commissione verificherà costantemente il carico di lavoro nelle diverse aree specializzate, e assegnerà il personale di conseguenza.

Vorrei anche far notare che, in merito alla questione delle ferite provocate da aghi, stiamo preparando una proposta pertinente per un emendamento alla direttiva, che presenteremo nel 2008.

Desidero nuovamente ringraziare quest’Aula per la discussione e per l’approvazione della relazione dell’onorevole Willmott.

Abbiamo assistito, ancora una volta, alla dimostrazione del solido sostegno politico del Parlamento europeo a favore del principio volto ad attribuire priorità nell’agenda alla questione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, a vantaggio dell’economia e, inoltre, come garanzia che i lavoratori tornino sani e salvi dalle proprie famiglie a fine giornata.

 
  
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  Glenis Willmott, relatrice. − (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare i colleghi per le loro osservazioni e formulare solo un paio di considerazioni.

Primo, in merito alla questione dei tumori, è necessario aggiornare la direttiva sulle sostanze cancerogene al fine di riflettere i progressi tecnici e la diversa conoscenza scientifica nel mondo del lavoro. È importante essere dotati di efficaci limiti vincolanti per agenti cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche per la riproduzione. I valori limite dovrebbero essere basati su prove scientifiche e desidero esortare il comitato scientifico dell’UE a esaminare la silice cristallina come questione primaria. Vorrei sollecitare i colleghi a non cancellarne il riferimento e a opporsi all’emendamento n. 6.

Secondo, la relazione richiede di controllare le nanotecnologie e valutare i potenziali rischi per la salute, e vorrei esortare i colleghi a opporsi all’emendamento n. 5, che mira a cancellare questo passaggio. Riconosco appieno i possibili benefici delle nanotecnologie. Tuttavia, la loro rapida crescita supera la nostra comprensione di potenziali rischi professionali per la salute: i lavoratori possono essere esposti a nanoparticelle attraverso inalazione, contatto dermico e ingestione, e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia e rifiutarci di condurre ricerche e di valutare la presenza di rischi.

Terzo, vorrei soltanto ribadire alla Commissione la richiesta di portare avanti un emendamento legislativo alla direttiva sui rischi dovuti ad agenti biologici sul luogo di lavoro al fine di affrontare il problema delle lesioni da ago. È necessario che ciò sia fatto con urgenza.

Come ho detto in precedenza, salute e sicurezza sono un diritto fondamentale incluso nella Carta. Abbiamo bisogno di una strategia europea forte per garantire il rispetto di questo diritto fondamentale e una tutela adeguata dei lavoratori nell’UE. Ciascun infortunio e ogni malattia professionale costituiscono una violazione dei diritti fondamentali del lavoratore.

Tutti sappiamo che esistono ottime ragioni economiche e commerciali per mantenere salute e sicurezza sul luogo di lavoro ma, essenzialmente, l’argomento più convincente deve essere il costo per la salute e le vite che possono essere salvate. Una vita ogni tre minuti e mezzo, chi se la sente di discuterne?

(Applausi)

 
  
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  Presidente .La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, martedì 15 gennaio 2008, alle 12.00.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Desidero innanzi tutto congratularmi con la Commissione europea per la strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro e per il lavoro svolto dalla nostra commissione parlamentare. Ogni anno almeno 500 000 persone muoiono o sono colpite da disabilità permanente per cause connesse al lavoro, e dobbiamo lodare l’obiettivo della Commissione di ottenere una riduzione media del 25% degli infortuni sul lavoro nell’UE. Appoggio il progetto di un incremento dell’attività dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro di Bilbao (Spagna). Riguardo a tale questione e, più genericamente, allo sviluppo di un’Europa sociale, deploro il fatto che né la relazione, né per di più la comunicazione da parte della Commissione europea, sottolineino che è fondamentale sostenere le parti sociali; dobbiamo sempre ricordare che, secondo i Trattati esistenti, negli articoli 137 e seguenti del Trattato che istituisce la Comunità europea (e ciò è stato confermato dal Trattato di Lisbona in corso di ratifica), gli strumenti legislativi sono disponibili al fine di facilitare lo sviluppo del diritto sociale europeo.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale