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B6-0047/2008

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PV 30/01/2008 - 16
CRE 30/01/2008 - 16

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PV 31/01/2008 - 8.8
CRE 31/01/2008 - 8.8

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Discussioni
Mercoledì 30 gennaio 2008 - Bruxelles Edizione GU

16. Situazione in Iran (seguito della discussione)
PV
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  Presidente. − Proseguono le dichiarazioni dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e della Commissione sulla situazione in Iran.

 
  
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  Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. − (EN) Signor Presidente, ho seguito con molta attenzione gli interventi dei rappresentati dei gruppi politici del Parlamento europeo.

Condivido la maggior parte di quanto è stato detto oggi, e pertanto non ho molto da aggiungere. Tuttavia, vorrei soffermarmi su tre importanti questioni che ritengo dobbiamo affrontare adesso riguardo all’Iran.

Desidero ribadire che non è una contraddizione affermare che l’Iran è un paese molto importante caratterizzato da una società vivace, per lo meno potenzialmente, e che dobbiamo tentare di instaurare relazioni con esso. Il fatto è che è molto difficile al momento. Dobbiamo continuare a impegnarci per migliorare le relazioni con un paese del suo calibro. Ancora una volta dobbiamo sottolineare che non sta facendo molto su questo versante. Riguardo ai tre aspetti importanti cui ho accennato, ossia i diritti umani, le problematiche regionali e la questione nucleare, è davvero difficile sviluppare il processo negoziale. In un’area è impossibile registrare progressi perché nel 2006 è stata del tutto stralciata dalle consultazioni. Il dialogo sui diritti umani è stato interrotto, non da noi ma dall’Iran.

Vorrei spendere una parola al riguardo. Come ho affermato poc’anzi, condivido la maggior parte delle osservazioni formulate oggi in merito alla questione dei diritti umani, che è collegata, come hanno evidenziato diversi onorevoli deputati, alle elezioni che si svolgeranno tra breve, nel mese di marzo. Sarà interessante osservare il comportamento del pubblico, dei cittadini iraniani, in occasione di queste consultazioni.

Ma è di estrema importanza che i candidati che sono stati presentati non siano esclusi dalle elezioni. Come sapete, a più del 30% dei candidati non è stato consentito partecipare, molti dei quali, mi permetto di dire, rappresentano le “forze moderne”, se posso usare questa espressione in Iran.

La seconda grande tematica è la questione regionale. Quest’Assemblea oggi non si è pronunciata molto al riguardo, ma è di fondamentale importanza che l’Iran diventi un soggetto costruttivo e non una “turbativa” delle esistenze del popolo del Medio Oriente e nel processo di pace della regione, come intendiamo noi lo sviluppo del processo di pace nel Medio Oriente. In agenda figurano due punti principali. Il primo è il processo di pace, su cui divergiamo sostanzialmente. Noi crediamo in una soluzione a due Stati e loro no. Vedremo in quale modo possiamo indurre l’Iran ad accettare tale processo, che hanno approvato tutti i paesi arabi della regione tranne, come dimostrato non molto tempo fa, l’Iran.

Un altro punto è il Libano. È un tema che non figura nella nostra agenda di oggi, ma vi è sempre presente, anche se non formalmente. I problemi di questo paese occupano un posto nelle nostre menti e nei nostri cuori. Sappiamo che è una questione su cui l’Iran dovrebbe assumere un atteggiamento molto più costruttivo.

La terza questione che vorrei affrontare, e di cui abbiamo discusso in altre occasioni, è quella del nucleare. Prima di tutto, desidero ringraziare l’onorevole Beer che ho incontrato prima della visita della commissione in Iran e con la quale ho avuto un eccellente scambio di opinioni, molto equilibrato. La cooperazione con l’Agenzia è essenziale, che appoggiamo con forza e che vorremmo di tutto cuore vedere sortire risultati. Tuttavia, tutto ciò non è abbastanza. Dobbiamo risolvere le “questioni in sospeso”.

Si tratta di questioni che, come sapete, appartengono al passato. Perché sono in sospeso? Perché non sono mai state spiegate, una differenza rispetto ad alcuni degli altri paesi che sono stati citati. L’Iran è un firmatario del Trattato di non proliferazione, in virtù del quale gli incombano obblighi che esso non ha rispettato. Al momento è in corso una discussione con El Baradei e i responsabili del fascicolo nucleare per vedere se è possibile risolvere le “questioni in sospeso”. Adesso siamo nel 2008, e alcune di esse risalgono al 2003, 2004 e 2005.

Questa era la prima cosa che volevo dire; la seconda, che è molto importante, è che proseguiamo nel sostenere l’approccio a doppio binario. Vogliamo i negoziati e vogliamo anche seguire la strada per New York, insieme, in parallelo. Ci piacerebbe vedere come può svilupparsi questa situazione. Non intendiamo punire il popolo iraniano. Desideriamo che si sieda nuovamente al tavolo negoziale armato di uno scopo morale.

Vi illustrerò un esempio: come sapete, lo scorso martedì si è svolto l’incontro di Berlino. Il mercoledì ero qui a Bruxelles a cena con Saeed Jalili, il giorno dopo abbiamo parlato di New York e di come far progredire il processo in quella sede, non volevo dare l’impressione che stessimo architettando qualcosa che non vogliamo comunicare direttamente. A dimostrazione del fatto che non è nostra intenzione interrompere il dialogo, l’ho incontrato, ho cenato con lui e gli ho spiegato la situazione. Pertanto, in quel senso, è sicuro che stiamo compiendo ogni sforzo possibile per mantenere il canale di dialogo aperto, ma non aperto e basta, aperto in modo proficuo.

Non è il caso che vi dica che talvolta non ottenete la risposta alla domanda. In quest’Aula si svolgono discussioni e sapete che a volte, forse a causa di un problema di traduzione, non arriva la risposta alla domanda, arriva per altri interrogativi ma non per quella domanda in particolare. Lo sapete, l’avete provato, ma noi dobbiamo continuare a tentare, a tentare e ancora a tentare, e lo faremo!

Per quanto riguarda il rapporto dei servizi segreti citato, posso affermare che non è una nostra responsabilità, ma delle Nazioni Unite. In ogni caso, tuttavia, se lo leggete, quando verrà reso pubblico, i principali aspetti sono pubblici, afferma molto chiaramente che nel 2003 è stata sospesa una parte del processo di weaponisation nucleare. Ora, quest’ultimo è strutturato in tre elementi. Primo, e anche il più importante, è necessario disporre di uranio arricchito, in mancanza di questo non si avrà mai la possibilità di attuare un programma nucleare militare. Secondo, occorre un missile da lanciare e, terzo, serve il vero e proprio detonatore della bomba. La seconda fase è quella cui hanno interrotto le operazioni ed è quanto accaduto nel 2003. Questa è una parte.

La seconda parte riguarda il missile e sapete bene che la tecnologia in materia si evolve con rapidità. Siamo preoccupati. Non si tratta di una delle questioni chiave ma è un problema. Oggi abbiamo una distanza di 1 300 chilometri, che non è proprio un’inezia. Il terzo fattore è il materiale arricchito, prodotto in violazione degli impegni assunti. E questo è poi il nocciolo del problema: dobbiamo vedere come riuscire a raggiungere un accordo su questo punto.

Ribadisco: perché una centrale nucleare produca energia – può piacervi o meno, ma non è l’oggetto della discussione di oggi – sono necessari, come sapete, almeno sette-otto anni dalla firma del contratto al momento in cui l’impianto è operativo. Al momento non esiste alcun contratto tra l’Iran e un qualsiasi soggetto che possa costruire una centrale nucleare per generare energia, chilowatt; nessun contratto tranne quello russo. Come sapete, il contratto con i russi contiene una clausola che dispone, innanzi tutto, che la fornitura dell’uranio arricchito sarà a opera della Russia e, secondo, che il materiale combusto, ossia il plutonio arricchito o quello che rimane al termine del processo, sarà ritirato dalla Russia, quindi l’Iran non ha bisogno di disporre di uranio arricchito, in quanto gli viene fornito.

Secondo, se il processo di arricchimento prosegue, la domanda è “perché?”, visto che non hanno un luogo dove impiegarlo, nessun’altra centrale. Si tratta quindi di una domanda che è corretto porre ma che difficilmente ottiene risposta. È l’unica risposta che posso dare a una simile domanda, in quanto è un problema che ricade sotto il vostro controllo e di quello dei leader e dei cittadini dell’Unione europea.

Ho cercato di fornire un resoconto onesto riguardo a come vediamo la situazione, i problemi e le tre principali questioni di cui ci dobbiamo preoccupare, in quanto europei. Ribadisco che nutriamo un grande rispetto per il paese, un profondo rispetto per l’Iran, e vorremmo davvero intrattenere relazioni con esso e vederlo agire in quella direzione.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, domani quest’Aula adotterà una risoluzione sull’Iran cui andrà l’appoggio del nostro gruppo politico.

Non è un caso che la prima parte della risoluzione in parola verta sulla situazione dei diritti umani.

La settimana scorsa la nostra commissione per gli affari esteri ha avuto un incontro tutt’altro che soddisfacente con Saeed Jalili, il quale non ha risposto a nessuna delle domande postegli riguardo ai diritti umani, alle torture e alle esecuzioni pubbliche, all’acquisto di missili nordcoreani e siluri sovietici che possono essere dotati di testata nucleare.

Signor Solana, abbiamo sentito molto bene che sta attendendo la risposta alle domande formulate a Saeed Jalili, e la signora Commissario Ferrero ha affermato la stessa cosa e anche noi stiamo ancora aspettando le risposte agli interrogativi sollevati.

Non è pertanto sufficiente che ci lamentiamo del fatto che non abbiano sospeso il programma nucleare, disattendendo l’appello della comunità internazionale e tre risoluzioni delle Nazioni Unite. Javier Solana ha appena finito di informarci che la comunità internazionale è convinta che il paese abbia in corso un processo di arricchimento dell’uranio per fini non pacifici.

È altrettanto inutile, signor Presidente, che nel progetto di risoluzione dichiariamo di non aver intenzione di proseguire sulla via di un accordo di cooperazione o di associazione con l’Iran fino a quando il paese non abbia compiuto progressi sostanziali nel campo dei diritti umani e non offra garanzie oggettive che ci consentano di pensare che non si stia proseguendo il processo di arricchimento di uranio per scopi pacifici.

Signor Alto rappresentante, le chiedo pertanto se ritiene che la quarta risoluzione che elaborerà il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del vertice di Vienna, che ha riunito i membri permanenti del Consiglio di sicurezza e la Germania, sarà sufficiente affinché l’Iran non disattenda l’appello della comunità internazionale. Signor Solana, quale dovrebbe essere il contenuto della risoluzione dell’ONU per poter affrontare questa sfida e annientare la minaccia che questo programma di arricchimento dell’uranio dell’Iran rappresenta per la pace e la sicurezza internazionale?

 
  
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  Lilli Gruber (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente iraniano Ahmadinejad ha detto oggi a Busher, nel sud del paese, che Israele è una sporca entità sionista che prima o poi cadrà. Un’affermazione naturalmente inaccettabile e chiaramente propagandistica.

Il 14 marzo ci saranno le elezioni politiche in Iran, in cui conteranno più le sue promesse mancate che non i proclami. Del resto anche l’America è in piena campagna elettorale e dunque è necessario stare ai fatti. Oggi l’Iran è la potenza emergente nel Golfo e con essa Washington sta cercando di negoziare un accordo. A dicembre i servizi segreti americani hanno stabilito che l’Iran non rappresenta una minaccia immediata. Il 12 gennaio scorso il direttore dell’AIEA, El Baradei, ha avuto assicurazione dagli iraniani sulla risposta a tutti gli interrogativi ancora aperti.

La pressione sull’Iran va mantenuta, ma serve a raggiungere un accordo utile a tutti e alla stabilità della regione, evitando misure radicali e spesso inefficaci. Basta ricordare l’Iraq e l’inefficacia delle sanzioni contro di esso. Va riconosciuto il ruolo dell’Iran nei nuovi equilibri dello scacchiere e gli vanno offerte delle garanzie di sicurezza credibili in un contesto regionale così turbolento. Un coinvolgimento americano diretto è essenziale per il successo di trattative che devono a questo punto essere onnicomprensive, come sta facendo del resto l’Unione europea.

Dall’altro lato è assolutamente chiaro che l’Iran deve assumersi responsabilità adeguate: abbandono delle ambizioni nucleari e militari con stringenti verifiche, ruolo costruttivo per la soluzione dei conflitti ancora aperti, rispetto dei diritti umani e delle donne e, più in generale, delle regole democratiche.

Poco fa il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi mi ha mandato una mail in cui denuncia le gravi e sempre più frequenti violazioni dei diritti umani. “È questo, più di quello nucleare, il fronte più drammatico oggi in Iran” mi scrive. Cerchiamo di ascoltarla.

 
  
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  Baroness Nicholson of Winterbourne (ALDE).(EN) Signor Presidente, ringrazio Javier Solana e la signora Commissario Ferrero-Waldner per il lavoro immensamente arduo sulla questione della Repubblica islamica dell’Iran, fonte di così numerose emicranie e preoccupazioni a livello internazionale, e sul Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Ho avuto l’onore di rappresentare il mio gruppo in seno alla delegazione recatasi di recente, poco prima di Natale, nella Repubblica islamica dell’Iran, dove abbiamo partecipato a un ciclo di incontri straordinariamente positivo, di cui hanno già riferito Javier Solana e la signora Commissario Ferrero-Waldner.

Ovviamente, la nostra richiesta di dialogo trova nella Repubblica islamica dell’Iran orecchie molto ben disposte, in quanto, come sapete, nel 2000 l’ex Presidente dell’Iran aveva sottoposto alle Nazioni Unite l’idea dell’anno del dialogo interculturale, un’idea ripresa proprio quest’anno qui, nell’ambito dell’Unione europea.

Ritengo che le possibilità per sviluppare un dialogo siano enormi, e non solo sul fronte dei diritti umani o della questione cruciale del nucleare. Credo che dovremmo instaurare un dialogo su tematiche culturali, quali musica, arte, archeologia, pittura e calligrafia, in cui condividiamo tante radici storiche e che offrono grandi potenziali per il futuro.

Sono altresì dell’avviso che dovremmo affrontare un altro tema critico, la cosiddetta barriera tra Islam e democrazia. Forse è passato inosservato che la Repubblica islamica dell’Iran pensa di aver ovviato a quella particolare difficoltà, e che la sua forma di democrazia sia del tutto allineata con la versione dell’Islam, la fondamentale legge della shariah e la tradizione islamica sciita proposte dal paese. Penso che questo sia un aspetto che dovremmo accogliere in modo positivo e discutere quest’anno, forse con l’ex Presidente Khatami o con altri rappresentanti dell’influenza e della tradizione religiose dell’Iran.

 
  
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  Romano Maria La Russa (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo, anche alla luce di quanto ho ascoltato durante questo dibattito, che tuttora l’unica via da perseguire sia certamente quella del dialogo, anche se risulta tuttavia difficile capire su che basi questo dialogo si possa poi sviluppare.

Come dialogare infatti con un paese che non rispetta i diritti dell’infanzia ed estende la pena di morte ai minori? Con il paese, o meglio è più giusto dire con il regime, delle impiccagioni in piazza, un regime che minaccia di voler cancellare lo Stato di Israele? E sulla questione nucleare dovremmo forse soprassedere o non quantomeno dubitare dell’utilizzo pacifico del nucleare? Fino a che punto dovremmo credere ai piani militari di difesa nazionale? E ancora, possiamo ritenere affidabile un regime che finanzia la guerriglia nei paesi limitrofi?

Con riferimento poi al rapporto della CIA, inviterei a non farsi troppe illusioni sull’attendibilità dello stesso. Non è la prima volta, peraltro, che questi rapporti vengono poi clamorosamente smentiti. A nessuno certamente possiamo negare la possibilità di sperimentare il nucleare a fini civili e non militari, ma il Presidente Ahmadinejad non solo non dà garanzie, non solo non dà alcuna garanzia, ma di fatto fa temere il peggio.

Escludendo l’opzione di un intervento militare, lontano credo da tutti i rappresentanti e dai parlamentari dell’Unione europea, e quindi evitando l’intervento militare – questo è fondamentale e basilare –, ritengo che sarebbe una sconfitta per tutti e penalizzerebbe l’economia, penalizzerebbe un popolo inerme, ignaro e innocente, l’opzione delle sanzioni. Inviterei ancora ad usare la diplomazia, perché ripeto le sanzioni non hanno mai sortito nulla di buono, servono soltanto ad alimentare ulteriore odio verso l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, il sotterfugio è un’arma consentita dal Corano sotto la dottrina della taqiyya. L’Iran sostiene di non avere alcun piano di sviluppo di armi nucleari. Le prove a dimostrazione del contrario sono schiaccianti. Detenevano già 3 000 centrifughe di uranio. Non una può essere impiegata per produrre energia nucleare a scopi pacifici. Insieme genereranno all’anno uranio utilizzabile per fini militari sufficiente per una bomba.

Adesso l’Iran ha intenzione di costruire altre 5 000 centrifughe. Nel frattempo, importa illegalmente uranio grezzo dal Congo, un paese che l’UE sostiene con aiuti umanitari. La Gran Bretagna consente ancora agli studenti iraniani di studiare fisica nucleare presso le nostre università. Inoltre, Iran, Siria e Corea del Nord stanno collaborando alla fabbricazione di missili e testate chimiche. L’anno scorso sono stati uccisi tecnici di tutti e tre i paesi, quando qualcosa in Siria non ha funzionato. Successivamente sono state rilevate nell’atmosfera tracce di gas sarin.

Che tali paesi riescano o meno a sviluppare con successo le testate nucleari, queste ultime verrebbero di certo utilizzate nel prossimo futuro.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel ribadire il diritto all’autodeterminazione energetica dei popoli, apprezzo il tentativo negoziale dell’Unione e sostengo la sinergesi del piano di lavoro AIEA-Iran. È lodevole e utile per fugare preoccupazioni, anche al fine di depotenziare speculazioni politiche e strategiche basate sull’ipotetica minaccia alla pace.

Del resto, anche al punto 5 della risoluzione, si ammette la necessità di rinunce a retoriche speculazioni politiche sull’Iran. Tutta la prima parte della risoluzione e l’esortazione alla creazione di un nuovo quadro multilaterale per l’utilizzazione dell’energia nucleare sono condivisibili.

Appare invece demagogica la seconda parte. Le violazioni dei diritti umani in tantissima parte del mondo non registrano altrettante e solerti condanne. Ne sono esempio le recenti risoluzioni su Pakistan e Cina che non hanno avuto altrettanta energia, né palese sostegno all’opposizione interna. Questo mi obbliga a dichiarare la mia contrarietà alla risoluzione, perché diritti umani e libertà sono valori assoluti che non conoscono diversità di applicazione, né si prestano alla sperequazione tra il chiede e il condanna.

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, il programma nucleare iraniano rimane la fonte di maggior preoccupazione per noi. Auspichiamo che il processo volto a negoziare una soluzione non si interrompa.

L’Unione europea deve assumere una posizione unitaria riguardo a questo difficilissimo tema, e noi dobbiamo sostenere gli sforzi dell’Alto rappresentante e della Commissione, degli Stati membri e della comunità internazionale, tra cui la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU proposta di recente.

Gli sforzi dovrebbero essere intesi a indurre l’Iran a riavviare le consultazioni relative agli accordi a lungo termine relativamente alla soluzione della questione nucleare.

Noi della commissione per gli affari esteri di questo Emiciclo abbiamo deciso di invitare Saeed Jalili a confrontarsi e ad avere un dialogo. La nostra commissione è stata soddisfatta dalle risposte fornite, e sappiamo bene quanto sia difficile il dialogo. Dall’incontro con la commissione per gli affari esteri è tuttavia emersa la nostra posizione unanime riguardo alla questione iraniana, il che ha anche inviato un forte segnale politico al governo del paese.

Se vogliamo proseguire un dialogo significativo, dobbiamo ridare credibilità alle nostre relazioni. I nostri partner iraniani devono incentrare il loro programma nucleare sull’assoluta trasparenza cooperando appieno con l’AIEA. Devono attuare le disposizioni dell’accordo di salvaguardia globale e noi dovremmo mantenere la pressione sul governo iraniano affinché rispetti gli impegni assunti e per far comprendere che è l’unico modo per ottenere il riconoscimento internazionale, nonché per perseguire con successo lo sviluppo economico a vantaggio dei suoi cittadini.

La situazione dei diritti umani in Iran è gravemente peggiorata di recente e non dobbiamo cessare di condannare la sistematica violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare quelle perpetrate nei confronti di minorenni autori di reati e donne.

In quanto comunità basata su valori, con al centro dei nostri valori i diritti umani e la democrazia, e che reputa la stabilità e la sicurezza le nostre preoccupazioni prioritarie, non dovremmo e non possiamo chiudere gli occhi riguardo all’aggravarsi della situazione dei diritti umani, e dovremmo fare tutto quanto in nostro potere al fine di convincere i nostri partner che è vantaggioso rispettare lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali.

 
  
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  Libor Rouček (PSE).(CS) Onorevoli colleghi, nel mio contributo al dibattito odierno desidero concentrarmi su due aspetti riguardanti le relazioni con l’Iran.

Il primo attiene a una società civile. Come ho potuto constatare di persona in occasione della mia recente visita a Teheran, in Iran esiste una società civile molto forte e attiva. Donne, giornalisti, minoranze nazionali e religiose, tutti lottano per i propri diritti. Anche l’ambiente studentesco è abbastanza vivace. Conducenti di mezzi pubblici, panettieri e molte altre professioni si organizzano in sindacati indipendenti. Gli economisti e gli imprenditori esercitano pressione a favore della privatizzazione e della liberalizzazione dell’economia iraniana.

Tutti questi gruppi ed elementi che formano la società iraniana hanno lo sguardo rivolto verso l’Europa, verso l’Unione europea, in cerca di dialogo e aiuto. Per questo motivo desidero invitare la signora commissario e l’Alto rappresentante Javier Solana a impiegare con efficienza, quale parte di questo dialogo, il nuovo strumento a nostra disposizione per la democrazia e i diritti umani

Sono altresì dell’avviso che l’Unione europea dovrebbe avere una rappresentanza diplomatica nel paese. Questo non solo migliorerebbe il confronto e il dialogo con la società civile, ma rafforzerebbe anche la cooperazione con istituzioni e autorità locali in settori di comune interesse. Infatti, condividiamo molti interessi con l’Iran, nonostante le nostre divergenze di opinione sul programma nucleare o sui diritti umani.

Citerò solo un paese confinante con l’Iran, ossia l’Afghanistan. Sono convinto che non giovi né a noi né all’Iran se, per esempio, tonnellate di droga illegale afghana invadono l’Europa. Abbiamo interessi comuni analoghi quando si tratta della questione dei profughi afghani e di una soluzione pacifica globale alla situazione in Afghanistan.

Questa è solo una delle tante ragioni per cui è necessario che l’Unione europea abbia una rappresentanza diplomatica a Teheran.

 
  
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  Struan Stevenson (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sia Javier Solana che la signora commissario Ferrero-Waldner hanno sottolineato reiteratamente nei rispettivi interventi di oggi che occorrono dialogo, negoziati e persuasione. La signora Commissario Ferrero-Waldner ha posto l’accento sulla necessità di contatti interpersonali. Ci ha parlato degli ottimi risultati del nostro programma Erasmus Mundus e di quello inteso a eliminare la povertà.

Dunque, stiamo istruendo i loro fisici nucleari nelle nostre università? Stiamo pagando, a spese dei nostri contribuenti, misure di intervento per situazioni di povertà in uno dei paesi più ricchi al mondo produttore di petrolio perché il governo in loco ha deciso di spendere miliardi in un programma di armi nucleari? Quali risultati ha conseguito la nostra politica di riconciliazione?

Secondo Javier Solana, finora non abbiamo realizzato niente di positivo. Ha dichiarato che il regime iraniano continua a ignorarci. La signora Commissario Ferrero-Waldner ha affermato che il numero di esecuzioni è il più elevato di tutti i tempi. Allora, signor Presidente, la informo che nelle prime due settimane di quest’anno sono state giustiziate 23 persone, tra cui diverse donne. Cinque delle vittime avevano mani o piedi amputati. Uomini e donne continuano a venire lapidati a morte da questo regime seguace della jihad, misogino, omofobico, votato al genocidio e brutale, da questo sostenitore mondiale del terrore.

Se desideriamo davvero offrire un aiuto agli studenti iraniani, dovremmo sostenere i giovani coraggiosi dell’Università di Teheran, che da cinque giorni manifestano chiedendo che il regime cambi. Anziché appoggiare la riconciliazione, dovremmo schierarci a favore dell’opposizione iraniana legittima. Anziché inserire la PMOI nel nostro elenco dei terroristi, dovremmo aggiungere le guardie rivoluzionare dell’Iran sull’elenco dei terroristi dell’UE.

 
  
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  Helmut Kuhne (PSE).(DE) Signor Presidente, come abbiamo avuto modo di sentire, anche qui in seno al nostro Parlamento europeo, vi sono rappresentanti la cui priorità non è modificare il comportamento del regime iraniano, ma distruggere tale regime. Ritengo che vi sia un aspetto da spiegare con estrema chiarezza, ossia l’imperativo logico secondo cui coloro che mirano all’annientamento del regime e concentrano le loro politiche su tale obiettivo non faranno nulla per cambiare l’atteggiamento del governo. Eppure dobbiamo puntare a questo cambiamento di registro ogniqualvolta affrontiamo la questione nucleare.

Il versante diplomatico risulterebbe ampiamente rafforzato se gli Stati Uniti fossero direttamente coinvolti nei colloqui, in quanto gli USA possono offrire qualcosa che l’Unione europea non può offrire in ugual misura, vale a dire le garanzie in materia di sicurezza. Come sottolineato da Javier Solana, i risultati dei servizi segreti statunitensi non corroborano la tesi che il programma iraniano non rappresenta una potenziale minaccia. È in realtà un problema, e non può essere risolto allentando la pressione. La materia non può essere sottratta alla competenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU, perché prima o poi si corre il rischio che il regime iraniano dica alla fine “Grazie, ecco, ora abbiamo uranio arricchito a sufficienza; è giunto il momento per noi di staccarci dal Trattato di non proliferazione e di iniziare a produrre le nostre armi nucleari”. Qualora dovesse presentarsi questo scenario, non ci rimarrebbe altra alternativa se non tornare alla strategia della deterrenza nucleare che conosciamo dagli anni ‘60 e ‘70.

Un elemento che dovremmo a tutti i costi escludere dal presente dibattito, che sia ben chiaro, è la cosiddetta opzione militare. Qualsiasi concetto si intenda esprimere con il termine “l’Occidente”, che sia l’America del Nord da sola o includa l’Europa, esercitare la cosiddetta opzione militare si tradurrebbe in un disastro politico che si ripercuoterebbe sull’Occidente per decenni non solo per quanto riguarda le sue relazioni con il mondo musulmano, ma anche con paesi quali l’India che hanno contribuito a inserire questo tema nell’agenda del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Vorrei esprimere la mia profonda preoccupazione per l’aggravarsi della situazione dei diritti umani in Iran: ricorso alla pena capitale, tortura, trattamento inumano di detenuti e repressione degli oppositori politici. Dobbiamo condannare con fermezza tali evidenti violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali che costituiscono la base delle nostre società democratiche.

Personalmente, in quanto membro dell’Assemblea parlamentare euromediterranea, sono piuttosto preoccupato per la questione legata alla sicurezza e riguardo al fatto che l’Iran prosegua nello sviluppo del suo programma nucleare, nonostante le proteste sollevate dall’Unione europea e dalla comunità internazionale. Malgrado le assicurazioni che le attività sono totalmente dedicate a scopi pacifici, è molto difficile non allarmarsi per la china che sta prendendo la situazione.

Per concludere, vorrei menzionare la recente fornitura di materiale nucleare all’Iran da parte della Russia. Altri indizi ci suggeriscono che l’Iran è un partner inaffidabile e noi dovremmo comportarci di conseguenza.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).(EN) Signor Presidente, gli Stati membri dell’UE sono stati coerenti nel messaggio politico inviato all’Iran chiedendo di sostenere le azioni dei tre dell’UE e di Javier Solana riguardo al fascicolo nucleare e di rispettare l’imposizione delle sanzioni economiche?

E gli Stati membri dell’UE e lei, signor Solana, avete esercitato pressioni sull’Amministrazione Bush affinché parli direttamente all’Iran non solo della questione irachena ma del fascicolo sul nucleare in particolare? O fa parte di quella schiera che ritenga non ce ne sia bisogno e che attenderà la prossima Amministrazione americana?

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE).(PL) Signor Presidente, desidero riprendere un punto sollevato da Javier Solana, ossia la corretta interpretazione del rapporto della CIA sul programma nucleare dell’Iran.

Permettetemi di ripetere quanto affermato dal signor Solana: solo un elemento è stato interrotto e non si ha assolutamente la certezza che sia stato sospeso definitivamente. L’opposizione iraniana sostiene che il programma è stato semplicemente suddiviso su altri siti, ma che è tuttora in funzione. Ritengo che dovremmo credere a questa affermazione, dal momento che è stata l’opposizione iraniana a richiamare per prima l’attenzione sugli aspetti militari del programma nucleare avviato nel paese, e che le sue asserzioni sono risultate del tutto fondate.

E con questo passo quindi al punto successivo, vale a dire che è ormai tempo di cancellare i Mujaheddin del popolo dalla lista delle organizzazioni terroristiche. I giudici, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e il parlamento italiano si sono già pronunciati al riguardo e sarebbe ora che lo facessimo anche noi.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, per me, il signor Solana e la signora Commissario Ferrero-Waldner non esiste alcuna differenza tra il nucleare civile e il nucleare militare. Javier Solana ha spiegato che per costruire una bomba è sufficiente disporre di uranio. Ritengo che si debba essere un po’ ingenui per credere che un paese con ricchezze naturali straordinarie quale è l’Iran abbia bisogno di energia nucleare per svilupparsi. Per contro, si sa perfettamente che gli occorre l’energia nucleare per realizzare la bomba.

Il signor Solana ha anche affermato che il nucleare è un fattore di instabilità e che noi non esercitiamo alcuna influenza sull’Iran. Ha proprio ragione. La proposta da lui avanzata di vietare l’arricchimento ci trova assolutamente d’accordo. Mi spingerò ancora oltre: ritengo che il nucleare debba essere vietato e basta. Al momento solo il 4% dell’energia a livello mondiale è di origine nucleare.

Al signor Solana e alla signora Commissario Ferrero Waldner desidero chiedere se non pensano che la Francia e il nostro Presidente Nicolas Sarkozy giochino con il fuoco e con l’instabilità mondiale siglando accordi nucleari con paesi come la Libia, la Cina e la Georgia. Non si potrebbe approfittare dell’infelice esperienza con l’Iran quale opportunità per fermare la proliferazione dell’energia nucleare a livello globale?

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL).(NL) Signor Presidente, la discussione sull’Iran non si limita a un dibattito relativo a energia nucleare, minacce di guerra e violazioni dei diritti umani. Nella sua presentazione, Javier Solana ha già spiegato il motivo per cui l’Iran, malgrado sia caratterizzato da elementi di democrazia e da un elevato livello di istruzione, per molte persone non sia un luogo gradevole in cui vivere.

Molti tra coloro che sono oggetto di persecuzione da parte del governo iraniano o non possono vivere liberamente sotto l’attuale regime sono fuggiti in Europa. L’Unione europea e i suoi Stati membri non devono sbarrare la strada a queste persone, e devono concedere all’opposizione pacifica in esilio di godere della massima libertà possibile.

Per questo è importante che la Corte di giustizia europea abbia statuito che era un errore inserire questa organizzazione sulla lista delle organizzazioni terroristiche. È essenziale che il Parlamento faccia presente al Consiglio che è una decisione ingiusta e inaccettabile. Questa lista rappresenta un punto su cui non si può scendere ad alcun compromesso con il regime iraniano.

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei sapere se c’è qualcuno che mi può rispondere. Nel corso della visita a Teheran, i deputati hanno assistito per caso a esecuzioni pubbliche? Mi riferisco soprattutto quelle in cui vengono utilizzate gru di produzione europea.

 
  
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  Miloslav Ransdorf (GUE/NGL).(CS) Desidero far presente che, paradossalmente, il programma nucleare iraniano è stato avviato quando l’Iran era un alleato degli Stati Uniti. Gli americani consigliarono allo scià di costruire venti centrali nucleari. Sembra che i tempi siano cambiati: l’alleato è diventato un nemico e l’immagine dell’Iran è piena di contraddizioni.

Pur consapevole delle sofferenze subite dai nostri amici del partito Tudeh, devo tuttavia ammettere che nessun altro paese arabo vanta un tale livello di pluralità e una società civile sviluppata al pari dell’Iran.

La situazione dei sindacati evocata dall’onorevole Rouček merita la nostra massima attenzione, come del resto il movimento femminile. Ritengo che sarebbe opportuno valutare e sostenere le proposte avanzate dall’onorevole Rouček riguardo a una rappresentanza dell’Unione europea a Teheran.

È essenziale sviluppare queste relazioni. L’Iran è una grande nazione e una straordinaria cultura che ha più similitudini con noi di quanto possiamo immaginare.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, l’Iran rappresenta un pericolo per la stabilità del mondo e del Medio Oriente. I seguaci iraniani della jihad combattono al fianco dei terroristi in Iraq e uccidono i soldati britannici. I giudici iraniani condannano sistematicamente alla pena capitale omosessuali e giovani.

Perché l’Iran persiste nell’arricchimento dell’uranio quando non possiede nessuna centrale nucleare operativa né ha in programma di costruirne in futuro? Per quale motivo il paese sviluppa missili Shahab III che possono trasportare testate nucleari e sganciarle sulle città europee?

Il nostro messaggio deve essere chiaro e categorico. La comunità internazionale non permetterà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, quella di oggi è stata, ovviamente, una discussione di estrema importanza. Perché? Perché in Iran esiste una vastissima società civile che senza dubbio vorrebbe un altro tipo di vita, ma al potere c’è ancora un regime molto difficile.

Ritengo che nessuno di noi ignori che la questione nucleare è al momento un ostacolo di proporzioni enormi. Pregiudica qualsiasi opportunità di sviluppo e di relazioni bilaterali che presenterebbero, invece, grandi potenzialità. Questo è quanto ho detto reiteratamente a Saeed Jalili: “Perché non accettate? Perché non esiste la possibilità di avviare un dialogo con voi? Perché non mostrate qualche segno di volontà politica in questo senso?” Credo che quello che dobbiamo fare sia tentare di rivolgerci direttamente alla popolazione e verificare se esiste una minima possibilità di cambiare la situazione con le prossime elezioni, ben consci che sarà molto difficile.

Tuttavia ritengo sia interessante che l’opposizione si stia perlomeno riunendo. Si era divisa, ed era accaduto in un’atmosfera di rassegnazione. Adesso c’è almeno una rinnovata volontà di presentarsi alle elezioni e, forse, invertire la rotta, se non altro del governo. Ma ovviamente, come ho detto in precedenza, il Consiglio dei guardiani sta vagliando i candidati, fase cruciale. Come ha affermato l’onorevole Beer, se per 290 seggi possono presentarsi 7 000 candidati, ne è già stato bocciato un numero esagerato. Ne saranno stati respinti già 2 000. Pertanto mi auguro fortemente che una procedura di ricorso possa modificare la situazione. L’elettorato iraniano merita di poter scegliere i propri rappresentanti da un ampio spettro di partiti e idee. Com’è ovvio, è chiaro che non sosteniamo alcun partito in particolare, ma è essenziale che si instauri un clima di vero e proprio pluralismo.

Detto ciò, concordo appieno con coloro, e non mi sono addentrata in tutti i dettagli, che hanno affermato che abbiamo svolto un notevole lavoro sul fronte dei diritti umani, anche se non riusciamo a compiere progressi per quanto riguarda la questione nucleare. Abbiamo ovviamente sostenuto tutte le risoluzioni dell’ONU. Il Canada ne ha presentata una, che è stata adottata e che mostra con esattezza a che punto è, purtroppo, oggi l’Iran. Desidero far presente ad alcuni degli onorevoli deputati che oggi hanno dichiarato che dovremmo ricorrere allo strumento EIDHR, che lo impieghiamo già tramite l’ONU, l’UNICEF e l’UNODC, per esempio nel campo della giustizia minorile e dei giovani tossicodipendenti, e riguardo alla questione della giustizia. Ma è sempre più complicato intervenire in questa atmosfera così rigida. Sto tentando di garantire la presenza di un diplomatico in un’ambasciata onde poter coordinare più agevolmente i progetti congiunti. Si tratta senza dubbio solo di un piccolo passo, ma mi auguro molto significativo, che potrebbe spianare la strada, almeno un po’, allo sviluppo della nostra cooperazione. Tuttavia, l’Iran rimane purtroppo evasivo al riguardo. La scorsa settimana, quando ho personalmente accennato alla questione, non ho ricevuto alcuna risposta.

 
  
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  Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. − (EN) Signor Presidente, non mi dilungherò, dal momento che ho avuto l’opportunità di rispondere prima. Non sono emersi molti interrogativi nuovi e, come ho affermato in precedenza, noi condividiamo sostanzialmente i punti di vista espressi.

Per quanto attiene a quanto sollevato dall’onorevole Salafranca Sánchez-Neyra, è al momento in corso in sede di Consiglio di sicurezza un dibattito e quindi non ritengo di dover affrontare l’argomento. Mi è stato chiesto cosa vorrei accadesse. Vorrei una risoluzione che non è necessaria perché il dialogo che auspichiamo e chiediamo è diventato realtà. Sapete quali elementi occorre attuare per ottenere un dialogo costruttivo.

Per quanto riguarda altre riflessioni sul rafforzamento della cooperazione, ribatto che esistono molti altri settori in cui possiamo e dovremmo cooperare. Sono stati menzionati l’Afghanistan e la droga; si tratta di un problema importante riguardo al quale ci piacerebbe molto cooperare.

Sono state sollevate altre domande relative al gruppo dei sei in seno alle Nazioni Unite. Non posso pronunciarmi a nome di nessuno, posso solo parlare a nome dei sei con sui sto negoziando. Ho ricevuto sostegno da tutti, da ogni singolo membro del gruppo, compresa l’Unione europea, com’è ovvio, ma anche dagli altri membri del Consiglio di sicurezza che non appartengono all’Unione europea.

(FR) Per quanto attiene alla domanda sollevata dall’onorevole Béguin relativa all’energia nucleare, non è mia intenzione addentrami oggi in generale nel dibattito su tale argomento. Ne avremo il tempo quando affronteremo la questione dell’energia. Tuttavia desidero soffermarmi sulla netta differenza tra il nucleare per la produzione di energia elettrica e il nucleare per altri scopi, che lei ha ben distinto. La differenza consiste nel fatto che, per generare energia elettrica, il nucleare ha bisogno di un arricchimento di X e che, per la produzione di armi di distruzione necessita di un arricchimento che è di gran lunga maggiore.

Il secondo interrogativo riguarda le scorie. È fondamentale sapere che fine fanno. Si sa che contengono il plutonio e altri elementi che sono utilizzabili. È responsabilità delle imprese che offrono la tecnologia incaricarsi di ritirare tutte le scorie. Pertanto, la situazione è completamente diversa rispetto a quella che abbiamo in mente quando parliamo dell’Iran e del processo di arricchimento autonomo.

Nel corso del mio primo intervento ho delineato un’immagine dell’Iran che mi piacerebbe vedere: ritengo che questo Iran sia possibile, sia auspicabile e sia un paese con cui ci dobbiamo impegnare. È un paese vivace, di grande spessore intellettuale, culturale e sotto anche altri aspetti, che gradiremmo vedere coinvolto con noi per collaborare in più contesti, quali il settore dell’energia, dei diritti umani, per cooperare riguardo alla questione del Medio Oriente e al nucleare. Per questo motivo è essenziale avviare un dialogo concreto e serio su tutti i fascicoli.

Infine, desidero ringraziare per l’attenzione accordata a questo importante dibattito e sarò ben lieto di venire a discutere dell’Iran o di altri temi ogniqualvolta mi inviterete.

 
  
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  Presidente. − Molte grazie, signor Solana.

Ho ricevuto sei proposte di risoluzione(1), presentate in conformità dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 31 gennaio 2008.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale