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Procedura : 2007/2112(INI)
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Ciclo del documento : A6-0495/2007

Testi presentati :

A6-0495/2007

Discussioni :

PV 30/01/2008 - 23
CRE 30/01/2008 - 23

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PV 31/01/2008 - 8.11
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P6_TA(2008)0034

Discussioni
Mercoledì 30 gennaio 2008 - Bruxelles Edizione GU

23. Una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’on. Carl Schlyter, a nome della commissione per la pesca, su una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea [2007/2112(ΙΝΙ)] (Α6-0495/2007).

 
  
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  Carl Schlyter, relatore. − (SV) Signora Presidente, sono grato al relatore ombra per averci aiutato a realizzare un’ottima relazione. Desidero inoltre ringraziare il Commissario Borg per aver finalmente (finalmente!) proposto misure vigorose che si occupano di rigetti nella pesca e di catture accessorie.

Al momento disponiamo di una politica sulla pesca che sta svuotando gli oceani del mondo, danneggiando i fondali marini, distruggendo gli ecosistemi e provocando il collasso degli stock ittici. La nostra attuale politica sulla pesca sta uccidendo persino gli uccelli marini. Se tale distruzione avesse avuto luogo sulla terraferma, se avessimo trattato le nostre foreste al pari dei nostri mari, ci saremmo riversati nelle strade, ma la distruzione degli oceani è avvenuta in modo nascosto e silenzioso. Il libro di Rachel Carson, Primavera silenziosa, ebbe un notevole impatto nel 1962 e fu come una sveglia per molti che iniziarono a impegnarsi nella tutela dell’ambiente e nella salvaguardia della natura. Ora ci troviamo nel momento del Mare silenzioso. Infatti, lo scorso anno, la giornalista Isabella Lövin ha pubblicato un libro proprio con questo titolo. Riaccendiamo la lotta per salvare le generazioni future di pesci e pescatori.

Le proposte della Commissione significheranno infatti la fine dei sistemi delle quote e di una normativa dettagliata, che hanno praticamente incoraggiato i pescatori a svuotare i mari e a gettare i pesci morti poco remunerativi, e in base ai quali lo sviluppo dell’attrezzatura di pesca è stato finalizzato principalmente a prendere dal mare sempre maggiori risorse. Di fronte al pericolo di riempire le proprie imbarcazioni di pesci non commerciabili, i pescatori sono incoraggiati a pescare in modo più selettivo nell’Unione europea.

Ma una politica di successo ha bisogno sia di bastoni che di carote. Per esempio, possiamo concedere più giorni di pesca per le imbarcazioni con attrezzi selettivi, o dare loro accesso alle zone vietate ai pescherecci che non utilizzano attrezzi selettivi.

È importante, per ogni tipo di pesca, fissare obiettivi di riduzione annuali per le catture accessorie e i rigetti nonché instaurare un dialogo con le parti interessate al fine di raggiungere i migliori risultati. Ne sono esempi positivi il Golfo di Biscaglia, e le zone costiere di Kattegat e Skagerrak. In tali aree, i pescatori francesi e svedesi hanno impiegato griglie selettive con grande successo per la pesca dello scampo norvegese (Nephrops), eliminando di fatto completamente le catture accessorie.

Con un po’ più di libertà e responsabilità per le flotte dei pescherecci, forse può aumentare la cooperazione tra la comunità di ricerca e i pescatori, la qual cosa condurrebbe a sviluppi positivi. Tutto questo va associato a migliori dati su quale pesce viene catturato. È necessario studiare sistemi che impieghino logbook elettronici e un’eventuale videosorveglianza al fine di verificare se possiamo progettare una buona soluzione per mantenere l’integrità personale.

Un altro aspetto importante è quello che intendiamo fare con il pescato sbarcato sotto forma di cattura accessoria in luoghi in cui esiste il divieto di rigetto. È fondamentale che tale pratica sia in qualche modo possibile, ma che al contempo il livello del compenso sia talmente basso da non costituire un incentivo a ricorrere attivamente alle catture accessorie.

Auspico e credo che la Commissione terminerà rapidamente una proposta che possa essere attuata e che diventerebbe poi un elemento importante nella lotta allo sfruttamento eccessivo delle acque e nel raggiungimento di una pesca sostenibile. Tuttavia, certamente questo non è sufficiente; abbiamo bisogno anche di riduzioni generali nello sforzo di pesca che attualmente minaccia le specie coinvolte, ma forse potremo parlarne un altro giorno.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare innanzi tutto il relatore e tutti i membri della commissione per la pesca per l’eccellente lavoro svolto.

Tutti noi condividiamo il punto di vista secondo cui il rigetto è, per dirla francamente, uno spreco inutile di beni naturali e risorse economiche che dovrebbe essere fermato. Tuttavia, ogni metodo di pesca è diverso dall’altro e necessita di soluzioni su misura. Pertanto, abbiamo scelto un approccio basato sui risultati che implica la fissazione degli obiettivi intesi a ridurre la quantità di rigetti in un determinato lasso di tempo e che lascia quindi che siano i pescatori interessati a scegliere il modo in cui raggiungere tali obiettivi; queste misure potrebbero contemplare un aumento delle dimensioni delle maglie, l’impiego di dispositivi selettivi, chiusure in tempo reale, modifiche delle zone di attività o qualsiasi altra misura possibile o una combinazione di esse.

Tornando adesso nello specifico della relazione, per quanto riguarda i piani d’azione comunitari sugli uccelli marini e gli squali, posso informarvi che l’ultimo è in fase di realizzazione e che, riguardo al precedente, i miei servizi stanno raccogliendo informazioni e risultati scientifici con la prospettiva di completarlo entro la fine del 2009.

Concordo in modo particolare sul fatto che la politica relativa al rigetto non debba essere considerata un elemento a sé stante, ma in quanto parte di un approccio generale per avvicinarci all’obiettivo del rendimento massimo sostenibile. Siamo inoltre favorevoli a un approccio caso per caso, nonché all’importanza della partecipazione e consultazione del settore a tutti i livelli. Su questo punto, rilevo con interesse la vostra proposta di sperimentare nuovi usi del monitoraggio delle pratiche di rigetto, come è stato fatto in alcuni paesi terzi.

Inoltre, occorre garantire che gli incentivi compensino una reale riduzione dei rigetti; devono pertanto essere valutati attentamente affinché non comportino effetti collaterali. In realtà, gli Stati membri hanno già la possibilità di promuovere metodi di pesca più puliti attraverso l’assegnazione di quote. Detto questo, sono dell’opinione che gli incentivi dovrebbero accompagnare le varie fasi di attuazione, al fine di promuovere un cambiamento nel comportamento sino alla realizzazione dell’obiettivo.

Quanto all’attuazione della politica, concordo riguardo ai vostri suggerimenti in linea generale, ma sotto un diverso aspetto. Dovremmo fissare l’obiettivo di un divieto di rigetto nella pesca ovunque possibile e sin dal principio, e non come ultima spiaggia di una misura come voi sembra suggeriate. Tuttavia, ho bisogno di chiarire su questo punto che, in alcuni casi, l’obiettivo proposto deve essere quello della riduzione dei rigetti al minimo assoluto possibile.

A che punto siamo dunque del processo? Sulla base di risultati scientifici previsti a breve, quest’anno sceglieremo i tipi di pesca per una normativa specifica e al contempo elaboreremo una tabella di marcia con relativo calendario per le proposte successive che, nel tempo, riguarderanno tutta la pesca europea.

In parallelo, come stabilito a dicembre in sede di Consiglio, gli Stati membri sperimenteranno le riduzioni dei rigetti nella pesca del coregone nel Mare del Nord al fine di ridurre del 30% i rigetti di merlano. Per quanto riguarda il merluzzo, la Norvegia si è impegnata a ridurre i rigetti a meno del 10%. Altre attività comprendono la proposta sulle misure tecniche nell’Atlantico, la proposta sulla revisione del piano di ricostituzione del merluzzo, la revisione del regolamento di controllo e numerosi studi e valutazioni d’impatto per le proposte di legge.

Inoltre, posso accogliere gli emendamenti nn. 1, 3, 5, 6, 8 e dal n. 10 al n. 12. Gli emendamenti nn. 2 e 7, ai quali sono favorevole, sono correlati a un lieve cambiamento. Per quanto riguarda l’emendamento n. 9, è necessaria un’attenta riflessione, in quanto tali tecniche richiedono ulteriore ricerca e ci sono problemi relativi ai costi elevati e all’affidabilità.

Infine, non posso accogliere l’emendamento n. 4 così come è stato formulato. Riguardo agli emendamenti nn. 13, 14 e 15, ho bisogno di pensarci ancora, dato che l’intera questione relativa agli incentivi adeguati per i pescatori, volti a incoraggiarli ad adottare una politica efficace in materia di rigetti, necessita di ulteriori studi e valutazioni prima di assumere una posizione definitiva.

Concludo affermando nuovamente l’urgente bisogno di azioni normative in questo campo, e confido nella vostra cooperazione continuativa nello sviluppo di tale politica.

 
  
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  Avril Doyle, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signora Presidente, il rigetto o lo scaricare il pescato nelle acque europee distrugge oltre un milione di tonnellate di pesce l’anno, in particolare nella pesca multispecifica. A livello globale, secondo la FAO, ogni anno vengono gettati in mare milioni di tonnellate di pesce della cattura accessoria. Ciò si ripercuote negativamente sull’economia della pesca futura e sulla salute degli ecosistemi marini. Tale pratica è amorale, priva di etica e del tutto non sostenibile ed è il risultato diretto della politica comune della pesca, che criminalizza i pescatori che sbarcano le catture accessorie, costringendoli pertanto al rigetto; pescatori che tentano disperatamente di costruirsi una vita mentre vengono posti di fronte a livelli sempre più scarsi di stock ittici.

Il nostro obiettivo finale deve essere la riduzione di queste catture accessorie e l’eliminazione virtuale dei rigetti attraverso il divieto di tale pratica, con incentivi messi in atto al fine di garantire che tutta la cattura accessoria venga sbarcata. Ma in quale modo e quando arrivare a un divieto dovrebbe essere un problema per tutte le parti interessate, tra cui la Commissione, i consigli consultivi regionali (RAC), i pescatori, gli scienziati, i governi nazionali e le ONG, e riguardante ogni tipo di pesca. La spirale negativa della microgestione deve essere evitata e la politica comune della pesca necessita di modifiche sostanziali, in quanto la questione del rigetto ne dimostra la scarsa validità. La risoluzione del problema dei rigetti è positiva per tutte le parti interessate, in particolare per i pescatori e attuare i divieti è possibile, come ci dimostrano gli esempi della Norvegia e dell’Islanda.

Sono lieta che la relazione sottolinei che i pescatori e le altre parti interessate debbano assumersi la responsabilità di qualsiasi politica volta a eliminare i rigetti e che la condividano. Potrebbero essere utilizzati nuovi metodi di sorveglianza dei pescherecci, quali i logbook elettronici e l’impiego di CCTV sulle fiancate dei pescherecci, che sono stati sperimentati in Canada e Nuova Zelanda con un discreto successo. L’unico modo utile teso al raggiungimento dell’attuazione di ogni eventuale divieto di rigetto è il coinvolgimento dei pescatori nel monitoraggio e controllo e, soprattutto, la pressione tra pari che garantisce condizioni eque. Ringrazio il relatore per la sua cooperazione e per la relazione equilibrata, che raccomando a quest’Aula.

 
  
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  Catherine Stihler, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, i rigetti sono uno spreco spaventoso. Ogni anno vengono gettate enormi quantità di pesce nella pesca europea e nel mondo: all’incirca sette-otto milioni di tonnellate. Non agire al fine di ridurre i rigetti non è tra le opzioni e adesso disponiamo della relazione Schlyter quale risposta d’iniziativa alla comunicazione della Commissione del 2007.

Tale comunicazione è valutata in modo positivo, nonostante l’azione ritardata, e la Commissione ora intende agire rapidamente, includendo alcuni aspetti in un nuovo regolamento sulle misure tecniche per il 2008.

In un mondo ideale, dovremmo dirigerci direttamente verso un divieto immediato di rigetto. Ma la realtà è molto più complessa. La relazione dell’onorevole Schlyter riconosce la complessità dell’affrontare il problema del rigetto del pescato e sono davvero favorevole al suo approccio globale.

Nella relazione si sottolineano gli aspetti pratici tra cui il costo dell’affrontare i rigetti e che cosa fare con i rigetti sbarcati, i costi dell’introduzione di attrezzature più selettive, le conseguenze per il regime del totale ammissibile di catture e di quote se il rigetto venisse vietato, nonché la necessità di offrire incentivi ai pescatori affinché peschino in uno modo più sostenibile. Nel documento si riconosce che non funzionerà all’interno della Comunità un’unica soluzione, dato che le cause dei rigetti e le misure per ridurli variano da un tipo di pesca all’altro.

Un’amnistia sui rigetti non è la soluzione, in quanto può creare un mercato di rigetti anziché incoraggiare i pescatori a una pesca sostenibile. Considerati i livelli di sovrasfruttamento delle acque e le preoccupazioni per gli stock ittici, tra cui il merluzzo e il tonno rosso, abbiamo bisogno ancora di una buona gestione degli stock esistenti.

La relazione colloca inoltre la questione dei rigetti nel più ampio contesto del problema delle catture accessorie di uccelli marini e di squali, e chiede una lunga serie di progetti pilota per il rigetto con un’estensione geografica.

Chiedo ai colleghi di sostenere questa relazione che contribuisce in modo significativo ad affrontare la vergogna dei rigetti.

 
  
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  Elspeth Attwooll, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signora Presidente, il gruppo ALDE accoglie con un caloroso benvenuto il contenuto della relazione dell’onorevole Schlyter, che deve essere lodata per l’approccio sensibile benché altamente pratico.

Il pubblico ritiene sia pressoché impossibile comprendere il motivo per cui consentiamo che il pesce venga catturato e in seguito gettato morto in mare. Anche i pescatori sono enormemente preoccupati per il fatto che questo tipo di pratica sia, in un certo qual modo, obbligatoria per loro, in quanto l’attuale combinazione di norme e di possibilità tecniche implicano semplicemente che alcuni tipi di pesce non siano desiderati a bordo. Talvolta il motivo è il loro scarso valore economico. Dobbiamo compiere uno sforzo tempestivo e di concerto al fine di prevenire i rigetti derivanti dai tentativi di rigetto di tipo selettivo. Ho il sospetto che nei tipi di pesca in cui i giorni di mare sono limitati vi sia già una tentazione minore di fare uso di tale pratica.

A volte, tuttavia, il rigetto è il risultato delle condizioni che noi stessi imponiamo, per esempio le taglie minime di sbarco e le restrizioni sulle quote. Di certo, se parliamo seriamente, abbiamo bisogno del totale ammissibile di cattura. Tuttavia, secondo me, è necessario che valutiamo altrettanto seriamente i metodi che impieghiamo per mantenere il pescato entro i limiti fissati dai TAC per determinare, tra le altre cose, la possibilità di un’interrelazione tra l’introduzione delle quote e il problema dei rigetti, in particolare per quanto riguarda la pesca multispecifica.

Questo, oltre all’adozione delle misure suggerite nella relazione, deve ovviamente essere affrontato con il pieno coinvolgimento delle parti interessate; in mancanza di ciò, non abbiamo alcuna speranza di successo. L’industria sta già indicando la strada e sono particolarmente orgogliosa degli scozzesi, per il loro sistema volontario di chiusure immediate. Sono necessari incentivi adeguati per le iniziative positive come questa e per la gran quantità di cose che rimane da fare. Ho fiducia nel pieno sostegno del Parlamento alla relazione e che la Commissione e il Consiglio affronteranno i problemi nel modo in cui raccomandano di fare.

 
  
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  Seán Ó Neachtain, a nome del gruppo UEN. – (GA) Signor Presidente, desidero esprimere la mia approvazione riguardo a questa relazione; ritengo che il relatore abbia elaborato un approccio pratico e completo al problema dei rigetti di pesca in mare. Ma la situazione non è così semplice e tutti pensano a nuovi metodi da applicare.

È giunto il momento di porre fine alla vasta quantità di parole spese sull’argomento e iniziare ad agire. La relazione contiene molti suggerimenti pratici che potrebbero essere attuati. L’unica cosa che di sicuro non possiamo fare è non agire; dobbiamo farlo finché la pesca presenta il problema.

Desidero inoltre domandare alla Commissione di garantire che i pescatori artigianali non debbano affrontare costi aggiuntivi a causa delle misure intese a risolvere il problema di tali rigetti.

 
  
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  Ian Hudghton, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, la politica comune della pesca (PCP) è stata un misero fallimento. Non ha preservato gli stock, non ha sostenuto le nostre comunità dipendenti dalla pesca e non ha conquistato l’approvazione o la credibilità del pubblico.

Uno dei motivi principali è lo scandalo dei rigetti. È lo stesso sistema delle quote della PCP la causa diretta dei rigetti, poiché non viene misurata la quantità di pesce catturato, bensì di quello sbarcato.

Detto ciò, accolgo con ampio favore questa relazione dell’onorevole Schlyter. Nello specifico, concordo decisamente con il principio degli incentivi positivi che prevedono una ricompensa per i pescatori che intraprendono iniziative al fine di ridurre o eliminare i rigetti.

Concordo inoltre sul fatto che le disposizioni vengano determinate in funzione delle diverse tipologie di pesca. Per molto tempo un grande difetto della PCP è stato quello di essere eccessivamente centralizzata e inflessibile. Mi concentro sul paragrafo 15, che valuta positivamente il sistema di fermi in tempo reale introdotto dalla Scozia, un eccellente esempio del tipo di iniziativa che dovrebbe essere incoraggiata e incentivata dalla PCP almeno finché siamo vincolati a essa quale misura di gestione.

 
  
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  Thomas Wise, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, i rigetti sono solo un aspetto dell’incubo che la PCP costituisce. L’Unione europea, attraverso la sua politica sconsiderata, sta distruggendo i mezzi di sussistenza dei paesi in via di sviluppo nel mondo. L’esportazione di pesce è notevolmente più importante per il commercio del mondo in via di sviluppo rispetto ad altri prodotti quali il riso, il caffé e il tè.

La Mauritania, per esempio, dipende dalla sua industria della pesca per la metà delle sue esportazioni, che rappresentano il 15% del PIL di tale paese. Tuttavia, avendo devastato le acque della Mauritania, adesso la Commissione vuole cancellare il suo accordo e non pensa che queste acque, ora sterili, valgono 86 milioni di euro l’anno. Tale delazione di un accordo di pesca avrebbe dovuto essere un segreto; bene, lo era fino ad ora. Credo che il popolo africano debba conoscere i piani meschini e disonorevoli dell’Unione europea. Questo è il più pericoloso dei colonialismi, e accuso queste istituzioni di razzismo e sfruttamento delle società deboli. L’impero non imperialista del Presidente Barroso non è così benevolo come avrebbe voluto farci credere; quindi, se volete andare avanti, rigettate Giscard e gettate il Trattato di Lisbona e la PCP.

 
  
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  Jim Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, lo scandalo dei rigetti è stato causato dalla stessa Unione europea. Alla pesca multispecifica vengono imposte quote impossibili e restrizioni, e gli stock vietati, inevitabilmente catturati, di conseguenza vengono gettati, morti, in mare. E tutto questo mentre la fame si impone in tante parti del pianeta.

Per anni l’Unione europea ha dimostrato il suo sdegno per quanto accadeva ma, sinceramente, non ha fatto niente per fermarlo. Ritengo che questo pesce dovrebbe essere sbarcato e venduto a un prezzo fisso, sufficientemente basso da scoraggiare la cattura volontaria e abbastanza alto affinché valga la pena sbarcarlo.

Inoltre, è saggio e corretto ricompensare l’impiego di attrezzature di pesca più selettive. Tuttavia, rifiuto categoricamente qualsiasi divieto di rigetto generalizzato in quanto si tradurrebbe in un altro meccanismo per far fallire ancora di più i nostri pescatori.

Ci siamo scervellati su questa questione per anni. Adesso, finalmente, è il momento di fare qualcosa a riguardo.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez (PPE-DE). – (ES) Signora Presidente, in termini generali sostengo la relazione del collega quale espressione della preoccupazione, di lunga datqa ormai, sulla rigidità della politica comune della pesca nell’affrontare i problemi insiti nel nostro sistema di gestione della pesca, dei quali i rigetti costituiscono solo un altro esempio.

Sostengo in particolare i paragrafi che chiedono l’introduzione caso per caso di riduzioni nelle catture accessorie e nei rigetti, nonché la loro progressiva eliminazione, e l’introduzione di divieti solo nel caso in cui si accerti che non vi sono alternative, come affermato dal Consiglio e dai comitati consultivi regionali.

Non potremmo adottare un altro approccio né agire in direzione di un divieto completamente generalizzato sui rigetti, nel quadro di un sistema di gestione che li incoraggia attraverso il rigido strumento dei TAC e delle quote, attualmente in vigore, nonché con l’assenza di misure tecniche appropriate che costituiscono un fattore fondamentale nella prevenzione delle catture accessorie, di cui aspettiamo da anni la revisione affinché vengano adattate all’Atlantico.

Signora Presidente, non posso accogliere l’emendamento n. 10 che consentirebbe la creazione di un mercato della pesca parallelo basato sul pesce di rigetto, e che sarebbe pertanto illegale. Ritengo che dobbiamo restare fermi nella difesa del principio di non commercializzazione dei rigetti come sancito nel paragrafo 32 della relazione, essendoci paesi con una più lunga tradizione in questo problema come la Norvegia.

Gli incentivi per la prevenzione dei rigetti devono essere di un’altra tipologia: per esempio, incentivi finalizzati a ridurli al minimo mediante l’utilizzo di attrezzature di pesca più selettive. Per un pesce giovane è molto meglio continuare a vivere nel mare e crescere per nutrire gli esseri umani o altri pesci, anziché essere rigettato e soggetto ai negoziati della produzione di farina di pesce.

 
  
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  Stavros Arnaoutakis (PSE). – (EL) Signora Presidente, desidero prima di tutto esprimere la mia soddisfazione per il progetto di relazione sui rigetti nella pesca e sottolineare che questo è uno dei problemi più importanti della pesca europea e internazionale.

Consentitemi di formulare un paio di osservazioni sulla relazione. Ritengo che debba essere realizzata una politica comune intesa all’eliminazione definitiva dei rigetti, oltre ai punti suggeriti. Tale politica dovrebbe essere il risultato di uno studio del problema in tutti i paesi dell’Unione europea che svolgono attività di pesca, e dovrebbe contenere tutti gli studi nazionali e la ricerca globale.

Al fine di affrontare il problema in modo radicale, l’Unione europea deve finanziare immediatamente uno studio su tutte le attrezzature di pesca, le tipologie di pesca e i tipi di cattura e deve inoltre commissionare tale studio a istituti di ricerca specializzati che lo conducano. Questo consentirà all’Unione europea di imporre agli Stati membri le soluzioni migliori e più efficienti in modo diretto, attraverso regolamenti. Se ciò non accade, temo che il problema verrà prima considerato e poi dimenticato, mentre tutti gli stock vengono devastati.

 
  
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  Philippe Morillon (ALDE). – (FR) Signora Presidente, anch’io desidero esprimere la mia approvazione dell’approccio suggerito dal nostro relatore al fine di rimediare allo spreco delle risorse, giustamente criticato, nell’attuale pratica dei rigetti.

Mentre elaborava la presente relazione, l’onorevole Schlyter era consapevole delle conseguenze che un’attuazione immediata del totale divieto sui rigetti avrebbe potuto avere, prima di tutto, sul fragile equilibrio finanziario di coloro che lavorano nel settore e, in secondo luogo, sul monitoraggio della sua attuazione da parte degli Stati membri e della Commissione, costringendoli ad adottare metodi di sorveglianza non conformi al rigore finanziario che si richiede loro.

Per questo motivo, ha ritenuto fosse più appropriato proporre la graduale introduzione di una serie di misure intese a incoraggiare gli stessi pescatori a modificare i loro metodi di pesca e le loro attrezzature, un approccio fortemente appoggiato dalla Commissione.

 
  
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  Struan Stevenson (PPE-DE). – (incomprensibile) … dal principio, ritengo che sia altamente ambizioso. Posso congratularmi anche con gli onorevoli Schlyter e Doyle per la gran quantità di lavoro che hanno svolto per questa relazione?

Sono lieto di sostenere la politica a favore dello sbarco totale dell’onorevole Doyle, secondo cui i pescatori saranno costretti a sbarcare tutto quello che hanno catturato, la qual cosa comporta molti vantaggi. Gli scienziati disporranno di un quadro più chiaro del pesce catturato e del luogo in cui viene pescato, il che consentirà di elaborare piani di recupero e di conservazione più precisi. Inoltre, quando vengono sbarcati i pesci piccoli e sotto taglia, gli ispettori della pesca potrebbero chiedere immediatamente una chiusura temporanea di specifiche aree di pesca al fine di evitare ulteriori pressioni sugli stock immaturi.

In virtù di tale politica, i pesci sotto taglia e altre specie che precedentemente sarebbero stati rigettati, potrebbero essere venduti al settore di lavorazione, alla disperata ricerca di materie prime per rifornire l’industria della farina e dell’olio di pesce. Sarebbero pagati attraverso un fondo di compensazione regionale, con una cifra simbolica, all’incirca di 50 euro a tonnellata, che non sarebbe abbastanza da incoraggiare a cacciare questi pesci e creare il mercato nero temuto dall’onorevole Fraga Estévez, ma sarebbe troppo per indurre a gettarli, morti, di nuovo in acqua.

L’intera operazione potrebbe essere controllata attraverso l’installazione su ogni peschereccio di telecamere CCTV resistenti alle intemperie. In un settore già limitato dalla riduzione del numero di giorni di mare, il tempo passato a catturare e selezionare il pesce che non ha valore commerciale viene considerato dai pescatori un notevole spreco di tempo. Pertanto, credo che i pescatori approveranno questa proposta.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos (PSE). – (ES) Onorevoli colleghi, desidero ringraziare l’onorevole Schlyter per il suo lavoro e sono particolarmente soddisfatta del fatto che numerosi emendamenti, da me presentati, siano stati annessi al testo della relazione che oggi discutiamo.

Mi riferisco in particolar modo agli emendamenti in cui si afferma che la pratica dei rigetti non è da mettere in rapporto unicamente con l’utilizzo di un determinato tipo di attrezzo, ma che su di essa influisce anche il carattere dell’attività di pesca in questione, come nel caso della pesca europea, che è quasi sempre multispecifica e dove il rischio di rigetti è pertanto maggiore. Quindi, è necessario che ogni misura adottata sia specifica per i vari casi concreti.

È grazie anche ai miei emendamenti che dalla relazione si può rilevare che la pratica dei rigetti è causata da una serie di fattori, tra cui uno sforzo di pesca eccessivo, e l’attuale approccio in materia di totale ammissibile di catture (TAC) e di quote, che impone la pratica dei rigetti per le catture per le quali non sono disponibili quote. Pertanto, occorrono misure intese a evitare che alcune specie di taglia legale, che vengono inevitabilmente catturate, siano obbligatoriamente rigettate a causa della mancanza di una quota su di esse.

Detto questo, vorrei avvisare l’onorevole Schlyter di procedere con cautela, poiché a seguito del suo discorso contro i pescatori e il mestiere di antiche tradizioni che è la pesca, non sono sicura di quanto stiamo facendo, né se l’onorevole Schlyter lascerà disoccupati il signor Commissario, noi della commissione per la pesca e i pescatori. (È una battuta, signora Presidente).

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, ringrazio molto l’onorevole Schlyter per la sua relazione che ritengo eccellente. Ringrazio inoltre il Commissario per le sue osservazioni iniziali, in cui si avvicina al divieto di rigetto, poiché è ben consapevole che io stesso, come molti altri colleghi in quest’Aula, l’ho visto più volte proporre un divieto di rigetto, e penso sia veramente il momento di introdurlo.

Ritengo inoltre che, alla fine della giornata, se possiamo tutelare gli stock ittici, nel lungo termine sarà la cosa migliore per i pescatori, in quanto dobbiamo avere una pesca sostenibile. Certamente, i risultati scientifici che stiamo impiegando spesso possono essere imperfetti. Pertanto, lo sbarco di tutta la cattura e della cattura accessoria, affinché su di essa si possa condurre ricerca, ci offrirà un’idea più chiara delle risorse presenti nel mare. Credo anche che alcune pratiche, come le reti da traino a coppia e altre, che hanno molte catture accessorie, porranno nuovamente in evidenza quanto accade. Di certo, tra le catture indesiderate sbarcate, emergeranno molti problemi relativi alla cattura dei delfini, degli squali e delle focene, nonché molte altre questioni. Pertanto, ritengo che il modo adeguato di procedere sia utilizzare la giusta quantità di “carote” per incoraggiare allo sbarco e non troppe da incentivare la cattura accessoria. Valuto quindi positivamente il sostengo del signor commissario alla relazione nonché la relazione stessa, che noi tutti dovremmo appoggiare.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, prima di tutto desidero ringraziare gli onorevoli deputati per le loro osservazioni interessanti, che ancora una volta hanno dimostrato che condividiamo l’obiettivo comune di eliminare questa pratica spaventosa.

Come ho precedentemente dichiarato, la nostra proposta sarà graduale ma efficace. Parlando in termini realistici, non possiamo semplicemente introdurre un divieto di rigetto all’improvviso. Tuttavia, come affermato da un oratore, non agire non è tra le opzioni e, senza dubbio, nel corso di quest’anno presenteremo, si spera, tre proposte di legge sulla riduzione delle pratiche di rigetto per specifici tipi di pesca, oltre a incentivare e incoraggiare gli Stati membri a elaborare progetti pilota, in virtù dei quali potremmo ottenere l’introduzione di una riduzione nei rigetti o, forse, persino i divieti di rigetto.

L’esempio della Scozia, adottato dal Consiglio a dicembre, è stato davvero degno di nota.

Per quanto riguarda la questione sollevata sugli incentivi positivi, concordo che questi siano importanti, ma occorre trovare la giusta combinazione e i livelli adeguati, poiché altrimenti potrebbero risultare controproducenti, e potremmo finire in una situazione in cui incoraggiamo più catture quando, per motivi di sostenibilità, avremmo voluto ridurle al fine di raggiungere i livelli del rendimento massimo sostenibile.

Desidero inoltre precisare che non potrei essere più d’accordo sul fatto che le nostre proposte debbano essere determinate in funzione delle diverse tipologie di pesca, nonché essere di per sé incentivanti, come ho detto, e sostenere i diversi comportamenti che i pescatori dovranno adottare.

Infatti, nel nostro regolamento sui TAC e i contingenti, abbiamo già adottato incentivi per i pescatori affinché impieghino metodi più selettivi, evitando pertanto i rigetti.

Nel primissimo intervento e in altri successivi è stato dichiarato che i rigetti sono provocati dalla politica comune della pesca. Desidero affermare che questo non è proprio esatto, poiché le cause dei rigetti variano dall’elevata selezione effettuata dai pescatori al fine di avere il pesce migliore, la qual cosa avviene indipendentemente dalle quote, alla cattura di pesci giovani, anch’essa indipendente dalle quote. Il problema esiste solo in presenza di quote di cattura troppo elevate, ma anche in questo caso dipende, perché se il luogo di pesca è pulito e la quota è elevate, vuol dire che quest’ultima è stata fissata per motivi di sostenibilità.

In realtà, è nei luoghi in cui la cattura è multispecifica e una delle tipologie di cattura ha un contingea quota inferiore per ragioni di sostenibilità, e le altre sono catture bersaglio, che si praticano rigetti di pesce quale risultato dei regolamenti sui TAC e sulle quote.

Questi sono gli aspetti che desideriamo affrontare al fine di introdurre attrezzature più selettive, affinché le catture possano diventare persino più pulite, che è uno dei metodi attraverso cui la pratica del rigetto può realmente essere ridotta.

Vorrei inoltre precisare che, secondo le valutazioni della FAO, i rigetti nelle acque comunitarie sono circa un milione di tonnellate e nel mondo circa otto milioni di tonnellate, e sono stime molto prudenti. Se si pensa che il sistema di cui facciamo uso sta producendo meno di un decimo di tutti i rigetti, tenendo in considerazione i TAC e le quote, penso che ci siano diversi altri fattori che contribuiscono al rigetto, oltre al sistema previsto dalla politica comune della pesca.

Detto questo, stiamo cercando attivamente modi e mezzi attraverso cui migliorare la gestione affinché TAC e quote funzionino in modo tale da ridurre i rigetti a un minimo assoluto o da vietarli del tutto.

Infine, sulla questione sollevata relativa alla Mauritania, vorrei dire che con questo paese abbiamo appena firmato un protocollo di intesa, che condurrà a un nuovo protocollo che garantirà alla Mauritania la stessa quantità dell’accordo esistente, ma che rispecchierà le attuali possibilità di pesca in modo maggiormente realistico.

Quindi, pagheremo la Mauritania al fine di sostenerla nel rafforzare le sue infrastrutture di pesca e in generale la sua economia grazie ai fondi di sviluppo, affinché, in questo modo, venga garantita al paese la piena quantità. Ma finalmente ciò che paghiamo per il pesce rispecchierebbe la quantità reale di pesce che è possibile catturare nelle acque della Mauritania.

 
  
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  Carl Schlyter, relatore. − (SV) La ringrazio, signora Presidente. Sì, signor Commissario, sono molti i motivi per cui il pesce viene gettato in acqua, ma continuo a pensare che tale pratica venga esasperata dalla nostra politica della pesca.

Desidero farle una domanda: non capisco davvero come mai lei non sia favorevole all’emendamento n. 4, se mira ai suoi medesimi obiettivi. Attualmente nella relazione si legge che si dovrebbe adottare un divieto dei rigetti unicamente dopo aver sperimentato altri tipi di misure. L’emendamento significa che l’attuazione di un simile divieto avrebbe luogo unicamente dopo l’applicazione di altri incentivi negativi. Pertanto, partiamo dalla stessa premessa se l’emendamento n. 4 viene approvato, nello specifico abbiamo una politica sul divieto dei rigetti la cui attuazione è subordinata alle condizioni di ogni singola tipologia di pesca. Realmente non capisco perché ha dichiarato di opporsi all’emendamento n. 4, ma forse potremo parlarne nuovamente in seguito.

Ciò che mi rende ottimista è che, nonostante tutto, abbiamo un discreto consenso. Ho parlato con i ricercatori e con i pescatori e c’è un accordo positivo in questo settore su quanto è necessario fare. La Commissione e il Parlamento sono sulla stessa linea e anche i pescatori e le organizzazioni ambientaliste la approvano. Questo mi infonde un certo ottimismo. Probabilmente tutte le parti interessate coopereranno e certamente otterremo un risultato.

Per l’emendamento n. 10 è stato richiesto il voto a maggioranza. Sarà pertanto possibile tener conto di quanto detto dall’onorevole Fraga Estévez se potremo votare a favore della prima parte e contro la seconda.

La ringrazio e ringrazio tutti voi che avete preso parte alla discussione e al lavoro. È stato un piacere lavorare su questa relazione.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 31 gennaio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Bogdan Golik (PSE), per iscritto. (PL) Onorevoli colleghi, la quantità di pesce gettato, che il relatore stima all’incirca di un quarto del totale catturato, è un grave problema ambientale ed economico di fronte al quale non possiamo rimanere indifferenti. La portata del fenomeno mostra uno spreco enorme di risorse e gravi danni alla biodiversità provocati dall’irresponsabile intervento umano.

Modificare le norme non condurrà ai risultati sperati. La situazione necessita di un’azione molto più ad ampio raggio, un cambiamento totale dell’approccio e del pensiero relativi alla questione. Dobbiamo definire chiaramente i nostri obiettivi, adottare in modo proporzionato i coerenti strumenti della PCP, e garantire i finanziamenti necessari. Dobbiamo evitare una situazione come quella attuale, in cui gli effetti negativi di alcuni strumenti giuridici vengono semplicemente ignorati. L’imposizione di totali ammissibili di cattura o di una taglia minima dei pesci da poter sbarcare (in particolare nel caso delle catture multispecifiche), è un esempio significativo, dato che conduce ai rigetti.

Concordo pienamente riguardo al punto di vista del relatore secondo cui il nostro approccio inteso a ridurre le pratiche di rigetto dovrebbe essere costituito in gran parte da incentivi diretti ai pescatori affinché cerchino soluzioni nuove e innovative nei metodi e nelle attrezzature di pesca. Dovrebbe inoltre essere fatto un maggiore impiego della loro esperienza nonché della conoscenza della comunità scientifica.

Vorrei sottolineare che una campagna informativa efficace sarà cruciale per il successo di tale strategia. In assenza di comprensione, da parte del settore della pesca, della fondamentale importanza di eliminare i rigetti in eccesso e senza il sostegno generale dei pescatori, la strategia è destinata a fallire.

 
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale