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Procedura : 2007/2185(INI)
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Ciclo del documento : A6-0002/2008

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A6-0002/2008

Discussioni :

PV 18/02/2008 - 26
CRE 18/02/2008 - 26

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PV 19/02/2008 - 6.19
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P6_TA(2008)0053

Discussioni
Lunedì 18 febbraio 2008 - Strasburgo Edizione GU

26. Strategia dell’UE per assicurare alle imprese europee l’accesso ai mercati (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Guardans Cambó a nome della commissione per il commercio internazionale, sulla strategia dell’Unione europea per assicurare alle imprese europee l’accesso ai mercati [2007/2185(INI)] (A6-0002/2008).

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, relatore. − (ES) Signor Presidente, durante le discussioni sulla strategia di Lisbona e sul suo significato per la crescita e la competitività in Europa, la questione del commercio estero non ha ricevuto, purtroppo, l’attenzione che meritava quale parte sostanziale di una strategia per la competitività, la crescita e l’occupazione nell’Unione europea. Oggi, molto tempo dopo, la Commissione europea ha corretto la situazione, ha rettificato le cose e ha fatto chiaramente del commercio estero, l’accesso ai mercati esteri, un nuovo pilastro delle struture che devono portare alla crescita e al benessere nell’Unione europea.

L’esportazione di prodotti e servizi è una componente di base della competitività delle nostre economie e può generare occupazione e ricchezza nell’Unione europea. Le principali difficoltà a questo accesso, a queste esportazioni, derivano in particolare da barriere non tariffarie, piuttosto che dalle tariffe generalmente riconosciute. La Commissione ha già realizzato una vasta consultazione, dimostrando così le proprie intenzioni – che noi sosteniamo – nel contesto della più ampia strategia per un’Europa globale. La relazione, infatti, copre molte, o almeno alcune delle risposte ricevute nel corso della consultazione, e che la Commissione in quel momento aveva deciso di non includere.

La globalizzazione non è una minaccia esterna dalla quale dobbiamo proteggerci. A mio avviso, è una grandissima opportunità per raggiungere quello non abbiano raggiunto prima, e un mercato più ampio è uno strumento per creare ricchezza, in altre parole, creare occupazione e migliorare il benessere dei cittadini. Chiaramente, e lo dico espressamente rivolgendomi a una parte dell’Aula, quello che la relazione chiede è l’accesso al mercato, quell’accesso al mercato che deve essere promosso, una strategia che possa e debba rispettare le circostanze di ogni paese. La leadership europea nel settore sa rispettare le legittime preoccupazioni delle economie emegenti e deve continuare a farlo.

Tuttavia, una delle economie più aperte del mondo, com’è quella europea, non può permettersi di essere ostaggio di certi dogmatismi. L’esportazione di beni e servizi non può essere soggetta a barriere ingustificate, né tanto meno gli appalti pubblici, e la Commissione può e deve fare di più in entrambi i settori. Può e deve migliorare i suoi strumenti a Bruxelles, nel quadro dell’UE, attraverso un migliore coordinamento con le agenzie di promozione del commercio degli Stati membri e delle regioni, e con le imprese interessate. È qui, signor Commissario, che la parola sussidiarietà dovrebbe essere compresa nel senso più ampio. È qui che la Commissione deve svolgere un ruolo che nessuno può assolvere al suo posto, un ruolo che non arrechi disturbo a nessino, ma che ci arricchisca tutti, coordinando i lavori che già fanno altri, forse con meno efficacia di quanto potrebbe fare la Commissione.

La relazione quindi delina una serie di punti specifici, alcuni particolarmente concreti, che la Commiassione può migliorare nel contesto della sua strategia di accesso ai mercati. Non intendo leggerli qui, ma sono estremamente chiari e precisi, e possono essere valutati con la stessa precisione. Stiamo avanzando una richiesta estremamente specifica alla Commissione, di definire azioni ad hoc per difendere e migliorare la presenza dei prodotti delle PMI nei mercati dei paesi terzi, dato che sono questi prodotti a incontrare la maggior parte delle difficoltà quando non godono di protezione.

La Commissione, inoltre, può e deve assicurare un miglior coordinamento delle risorse in loco, senza urtare le sensibilità o escludere nessuno. Ciascuno Stato, ciascun organismo di sostegno alle esportazioni, ciascuna delegazione commerciale di uno Stato membro, senza offendere nessuno, le delegezioni commerciali dell’UE possono rafforzare il loro ruolo nei paesi terzi. Non può esserci giustificazione per la mancanza di comunicazione fra alcuni attori commerciali stranieri, di cui sarà a conoscenza chiunque abbia fatto una visita in loco. Né possiamo scartare, quando possibile, un approccio multilaterale genuino al fine di migliorare la standardizzazione e la necessità di migliorare i meccanismi in seno all’OMC, tutto questo sarà estremanente utile.

Ritengo quindi che possiamo tutti essere contenti dell’adozione della relazione, presumibilmente a grande maggioranza. Io, in particolare, desidero ringraziare il segretariato della commissione per il commercio internazionale, che ci ha aiutato nella stesura della relazione, e i relatori ombra dei vari gruppi parlamentari che hanno presentato emendamenti e migliorato il testo.

Questo è l’inizio di un nuovo slancio politico. Non è solo un documento da approvare, incorniciato e appeso al muro. È l’inizio di una strategia, come suggerisce il nome, e una strategia richiede un’intera gamma di misure. Queste misure devono essere attuate e noi dobbiamo poter chiedere alla Commissione in un momento successivo di tornare in quest’Aula e spiegarci come sono state attuate.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare in modo particolare il relatore, l’onorevole Guardans Cambó, e la commissione per il commerccio internazionale per questa relazione molto custruttiva. Il testo conferma che condividiamo una visione comune, sia sull’importanza di una strategia proattiva per l’accesso ai mercati in favore delle imprese europee e i lavoratori, che sul principio che dovrebbe costituire la base di questa strategia.

Le priorità definite nella relazione – PMI, barriere ai servizi e agli investimenti, appalti pubblici e diritti di proprietà intellettuale – sono anche mie priorità. È lo stesso messaggio che il Consiglio europeo ha trasmesso lo scorso giugno, di nuovo in risposta alla nostra relazione intermedia dello scorso mese. Abbiamo creato un nuovo e forte consenso sull’importanza di questo lavoro.

Al centro della strategia per l’Europa globale che abbiamo lanciato nel 2006 vi era l’ìmpegno a mantenere i nostri mercati europei aperti e a incentrare le nostre risorse sulla creazione di nuove opportunità per i lavoratori europei e le imprese europee nei mercati dei nostri principali partner commerciali. Possiamo farlo soprattutto attraverso un accordo commerciale di successo con l’OMC, ma possiamo farlo anche attraverso una nuova generazione di accordi di libero scambio. Stiamo parlando di un approccio più mirato per le moderne barriere commerciali, e in particolare le barriere non tariffarie, che operano non ai confini, ma al loro interno. I lavoratori europei e le imprese europee possono concorrere quasi dovunque se ricevono opportunità eque e parità di condizioni in base alla quali competere. Il nostro lavoro è sostenerli e fornire loro una piattaforma a tal fine, il che significa incentrarsi sulle barriere, sulle condizioni e sulle pratiche regolamentari discriminatorie che vanno contro loro e negano loro quell’equa opportunità di competere e commerciare.

Nel 2007 la sfida è stata tradurre in realtà questa politica. In particolare, abbiamo puntato al rafforzamento delle nostre risorse in loco nei nostri mercati più importanti, creando gruppi per l’accesso ai mercati che riuniscono un’impresa, uno Stato membro, più il personale e gli esperti della Commissione. Sono queste le persone che conoscono realmente i mercati e le politiche locali e comprendono chiaramente cosa è necessario o cosa è possibile fare. Questa soluzione ha prodotto buoni risultati. Negli ultimi sei mesi abbiamo ottenuto importanti successi nell’America del Sud, nell’Asia centrale, nell’Asia meridionale, in Giappome e in Russia, e abbiamo intensificato la nostra cooperazione con gli Stati Uniti sull’accesso al mercato, che si è rivelata utile per alcuni di questi traguardi.

Abbiamo anche introdotto un registro di denunce on line per le imprese dell’UE e lanciato una comunicazione in tempo reale e mensile sui lavori in materia di accesso al mercato. Io, pertanto, dissento leggermente dal suggerimento proposto dalla relazione che la Commissione non abbia fatto abbastanza per sfruttare il pieno potenziale di questo partenariato durante la fase di avvio. Questo non significa che consideri perfetta la collaborazione o che mi senta minimamente soddisfattto su ciò che potremmo fare in modo diverso, e anche meglio di quanto non facciamo attualmente.

Concordo che questa nuova strategia sia un processo dinamico che richiede una costante vigilanza e un impegno duraturo. Francamente, ci occorrono difensori di più alto profilo per ciò che stiamo facendo e per il modo in cui abbiamo deciso di portare avanti i nostri obiettivi, sia in quest’Aula che fra gli Stati membri – persone che credano nell’apertura economica, ma che non temano di parlare in favore dell’apertura reciproca dei mercati, soprattutto in quelle economie emergenti la cui crescita è stata spinta dal loro accesso ai nostri mercati. È giusto, è leale ed è il principio del commercio internazionale in cui crediamo – che mentre apriamo agli altri i nostri mercati, anche gli altri dovrebbero aprirci gradualmente i loro mercati, se vogliamo che il principio del commercio internazionale sia adeguatemten onorato.

Concordo con il relatore quando invita le parti interessate a partecipare a questo partenariato. Continuiamo a migliorare il nostro lavoro di coordinamento con gli Stati membri e l’industria, ma abbiamo bisogno che questi esperti si diano da fare se vogliamo sfruttare il nostro potenziale.

Per quanto riguarda le risorse, sono grato per l’aumento di personale che le autorità di bilancio hanno assegnato alla DG Commercio. Continueremo a chiedere più risorse per i mercati più importanti in Asia e, ad esempio, in Brasile. Nel frattempo, abbiamo rafforzato il nostro personale di Bruxelles impegnato nelle attività relative all’accesso ai mercati.

Infine, prendo nota della vostra richiesta di ricevere una relazione annuale dalla Commissione. Insieme alle relazioni periodiche, sarei lieto di discutere la relazione sull’attività annuale con il Parlamento.

Ringrazio nuovamente il relatore e l’Assemblea per il suo impegno in questo lavoro particolarmente importante. È fondamentale mantenere le nostre energie e i nostri impegni nel 2008 e oltre. Questa priorità significa molto per me e per i miei servizi. Significa molto per le nostre imprese in Europa e per l’occupazione che esse sono in grado di creare per i nostri lavoratori, che passa da un maggiore accesso ai mercati e dal rafforzamento del commercio mondiale, che è alla base della nostra politica strategica commerciale per un’Europa globale.

(Applausi)

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. − (RO) Signor Presidente, signor Commissario, la strategia di accesso al mercato dell’Unione europea è stata avviata nel 1996. La Commissione ha sviluppato un servizio libero che fornisce agli esportatori europei un registro elettronico pubblico, aggiornato, sulle condizioni di accesso al mercato in circa 100 paesi.

Nel 2007, nella zona dell’euro, gli scambi hanno registrato un’eccedenza di 28,3 miliardi di euro, rispetto a un disavanzo di 9,3 miliardi di euro nel 2006. Nel 2007, l’UE-27 ha registrano un disavanzo di 18,7 miliardi di euro rispetto al deficit di 192,1 miliardi di euro nel 2006. Pertanto, a livello comunitaro, si dovrebbe agire in modo che gli Stati membri al di fuori della zona dell’euro diventino più competitivi.

Riteniamo che l’accesso ai mercati sarà facilitato promuovendo i valori e i principi dell’Unione europea nei paesi terzi e promuovendo i mercati aperti, formulando norme sociali e ambientali e garantendo la protezione dei diritti intellettuali.

Gli investimenti nella ricerca, le campagne promozionali per rendere pubblici i servizi e le informazioni disponibili, il miglioramento del sistema informatico comunitario relativo all’accesso ai mercati, il collegamento delle banche dati specifiche e la formazione di specialisti che sosterrebbero le imprese europee sono tutti elementi che dovrebbero fare parte del partenariato della Commissione con gli Stati membri e le imprese europee.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, la nuova strategia per l’accesso ai mercati della Commissione dovrebbe contribuire realmente a eliminare le barriere nei paesi terzi. Pertanto, come dice il Commissario, è un’integrazione appropriata all’OCM e un’integrazione importante agli accordi di libero scambio. Sono molto soddisfatta della relazione positiva del Parlamento e vorrei ringraziare il relatore, l’onorevole Ignasi Guardans Cambó, che è riuscito a definire priorità molto chiare: una migliore cooperazione con le imprese europee e un maggiore sostegno per le piccole e medie imprese; il servizio di assistenza (help-desk) in seno alla Commissione, ma anche in loco nei paesi terzi. Penso che l’Istituto europeo in Cina per le piccole e medie imprese europee sia un’eccellente iniziativa della Commsisione.

È una questione di reciprocità. Noi apriamo il nostro mercato ai paesi terzi e poi i mercati di quei paesi terzi dovrebbero essere aperti alle imprese europee, in particolare nelle economie emergenti di Cina, India, Brasile e Russia. Dovremmo quindi dare questa priorità nella strategia sull’accesso al mercato, con gruppi per l’accesso al mercato che assisteranno le imprese europee in quei paesi. Ciò significa che dobbiamo assegnare il personale sufficiente a tal fine, anche nelle ambasciate europee, come è già stato detto. Le imprese europee sono il più grande esportatore del mondo e noi dobbiamo competere di continuo contro misure protezionistiche, anche in quei paesi terzi. Stabilite le vostre priorità per i settori che sono importanti: servizi, appalti pubblici, investimenti, proprietà intellettuale e procedure doganali.

Sono lieta del suo annuncio che presenterete una relazione annuale e sarebbe bene discutere le priorità una volta l’anno. Lei ha dimostrato ambizione ed è una cosa preziosa per noi. Mi auguro davvero che mostri ambizione quando si trattetà di adattare gli strumenti di protezione del commercio, la stessa ambizione di cui ha dato prova in questa strategia.

 
  
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  Carlos Carnero González, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, vorrei esordire congratulandomi con il relatore per il suo importante lavoro in termini di proposte e di analisi.

Quest’Assemblea non vota su dichiarazioni esplicative, ma se lo facesse su questa relazione, voterei a favore perché giustifica le principali proposte dispositive. Quindi posso annunciare il sostegno del gruppo socialista, con la richiesta che il relatore tenga conto di alcuni dei principali emendamenti che abbiamo presentato, conformi agli ideali di un gruppo di sinistra.

L’Europa è certamente il più grande esportatore di merci del mondo e il principale prestatore di servizi. Inoltre, in un contesto globalizzato, abbiamo il diritto legittimo di commercializzare quanti più nostri prodotti e servizi possibile nei mercati dei paesi emergenti. Perché no? È logico e normale, ed è ciò che vorrebbero i nostri cittadini. Quindi le proposte avanzate nella relazione e definite nella comunicazione della Commissione sono corrette, iniziando dalla prevenzione delle barrieere non tariffarie, una “Idra”, come il relatore correttamente le definisce. Una Idra che lavora dietro le quinte, non solo impedendo ai prodotti e ai servizi europei di raggiungere i mercati, ma impedendo anche lo sviluppo equilibrato in quei paesi e mercati.

Sono quindi dell’avviso che la relazione percorra la strada giusta, perché si tratta di realizzare la nostra agenda di Lisbona e rafforzare il nostro modello sociale. Dobbiamo anche garantire che questo modello possa penetrare nei paesi emergenti con i quali desideriamo commerciare. Non ho dubbi che questo andrà a vantaggio sia dei lavoratori europei che dei lavoratori degli altri paesi.

Attribuiamo grande importanza alle condizioni di lavoro, alla sicurezza, alla protezione dell’ambiente e, soprattutto, ai diritti. Questi sono i nostri principali emendamenti.

Devo ribadire la nostra richiesta che il relatore ne tenga conto. Infatti, come possiamo raggiungere in concreto questi obiettivi? Li raggiungiamo attraverso una cooperazione più intensa – non so se può essere chiamata cooperazione “rafforzata” dato che crea confusione con le disposizioni istituzionali del nuovo Trattato – fra UE, Stati membri e imprese, iniziando dal sostegno alle PMI. Congratulazioni, quindi e buona serata.

 
  
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  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sappiamo come questo argomento sia delicato e con quanta attenzione sia seguito nei nostri rispettivi paesi.Il gruppo UEN si considera molto soddisfatto della proposta presentata dall’on. Guardans Cambó e del lavoro di completamento della stessa in commissione per il commercio internazionale. Tengo a congratularmi con il relatore, apprezzando l’analisi e l’angolazione europea e quindi l’accento sulle difficoltà spesso generate da ostacoli ingiustificati, con le quali deve confrontarsi l’industria europea sui mercati internazionali.Migliorare tale competitività vuol dire dare una mano importante per la buona riuscita della strategia di Lisbona. Se siamo capaci di offrire migliori spazi nei mercati internazionali all’industria europea metteremo le imprese in condizioni di crescere, di investire anche in savoir-faire e tecnologia e di creare maggiore occupazione. E’ questo che ci viene chiesto da molti settori economici dei nostri paesi.L’accesso per l’industria europea sui mercati stranieri trova ostacoli di varia natura. Le barriere si compongono di un insieme di misure di vario tipo che vanno da regolamentazioni farraginose e da scoraggiare l’investimento o l’ingresso sul mercato a pratiche commerciali sleali, a scarsa attenzione ai diritti di proprietà intellettuale e a contraffazione diffusa a discapito dei prodotti europei e, più in generale, violazioni serie e sistematiche delle regole OMC e di altre norme che disciplinano il commercio internazionale.

La comunicazione della Commissione va nella giusta direzione e il Parlamento vuole appoggiare le iniziative indicate, volte a migliorare l’accesso sui mercati straieri. Tra queste l’instaurazione di un partenariato strategico rafforzato tra la Commissione, che manterrebbe il suo ruolo di coordinatrice, gli Stati membri e le imprese dell’Unione europea, al fine di sostenere gli operatori commerciali e soprattutto le piccole e medie imprese che vogliono avere contatti o esportare nei paesi terzi.

Bisogna rafforzare la presenza nelle delegazioni della Commissione situate in alcuni paesi chiave. Queste mosse devono essere inserite in una strategia più ampia, portata avanti congiuntamente con i principali partner commerciali, quali Stati Uniti, Giappone e Canada, che hanno a livello internazionale le nostre stesse preoccupazioni e possono farsi promotori con l’Unione di un accordo multilaterale sulla materia, promuovendo meccanismi OMC che consentano risposte rapide in caso di nuovi ostacoli non tariffari.

L’azione a livello multilaterale, la più efficace per il numero dei paesi coinvolti e anche la più difficile, ha bisogno quindi di essere accompagnata da accordi nei quali bisogna far emergere e risolvere da parte nostra le incongruenze legate alla presenza di ostacoli ingiustificati nei paesi terzi.

 
  
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  Carl Schlyter , a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, quando si legge la comunicazione della Commissione e in particolare la relazione del Parlamento, si potrebbe pensare che la povera piccola UE sia discriminata da forze straniere maligne. Questo emerge in modo speciale dal paragrafo 4 della relazione, in cui si sollecita la Commissione a garantire la difesa degli interessi commerciali legittimi dell’Unione europea rispetto alle pratiche commerciali scorrette o sleali attuate da paesi terzi. E ancora: “quando un paese terzo limita indebitamente l’accesso delle imprese dell’Unione europea al proprio mercato, quest’ultima dovrebbe reagire rapidamente e con fermezza”.

Dovremmo essere cauti nell’uso di questo tipo di linguaggio verso le ex colonie. Esse ricordano quando l’Europa ha agito per l’ultima volta con fermezza in difese dei propri interessi. Quel tipo di discorso può danneggiarci più di qualsiasi restrizione commerciale.

Certo, la Commissione ha ragione quando afferma che vi sono barriere tecniche agli scambi e norme sleali. Dobbiamo discuterle con i nostri partner con calma e ragionevolmente e risolvere i problemi che potrebbero verificarsi. Estendo l’invito non solo alle imprese, ma anche alle organizzazioni volontarie, comprese quelle dei paesi terzi. Forse possiamo comprendere come sono sorte quelle regole e capire se sono ragionevoli o meno.

Sono indeciso sull’elenco di dieci punti. Procedure di esportazione restrittive per le materie prime, un massimale per la proprietà estera nei servizi, limitazioni agli investimenti diretti esteri, procedure di appalto statali e applicazione degli aiuti di Stato: sono elementi che devono essere visti come barriere agli scambi che hanno una loro giustificazione. Derivano da norme legittime e da misure amministrative delle autorità pubbliche. Non possono essere rimosse senza consultazione pubblica e previa deliberazione, se non vogliamo compromettere la stabilità di quei paesi.

I paesi devono avere il diritto di proteggere la salute e l’ambiente e di avere procedure che garantiscano che le loro imprese locali non siano escluse completamente dalla concorrenza interanzionale, creando così disoccupazione di massa. E non possiamo nemmeno essere così irragionevoli da aspettare che quei paesi proteggano i nostri diritti di proprietà intangibili quando hanno appena le risorse per proteggere i diritti umani. Dovremmo promuovere la libertà piuttosto che tendere trappole.

Dobbiamo tornare a quelle norme che mirano a favorire le imprese nei loro paesi che hanno attività estere e che agiscono contro gli attori stranieri. Ecco dove possiamo eliminare le regole. Dovremmo essere in grado anche di chiudere un occhio per quelle regole che, direttamente o indirettamente, sono intese a proteggere la popolazione o le imprese attive localmente. Noi stessi proteggiamo le nostre industrie fino a che non sono abbastanza forti per concorrere a livello internazionale. Consentiamo agli altri di fare altrettanto.

 
  
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  Christofer Fjellner (PPE-DE).(SV) Creare l’accesso al mercato significa abolire le barriere tariffarie e non tariffarie agli scambi in tutto il mondo. È una priorità importantissima per la politica commerciale dell’Unione. Crea non solo opportunità commerciali per le imprese europee, ma dà loro anche l’accesso a prodotti migliori e più economici in altre parti del mondo. Crea prosperità nel globo.

È anche una questione sulla quale ritengo vi è un accordo inusuale nell’Assemblea. È gratificante in un momento in cui il protesionismo si sta diffondendo ovuqnue nel mondo. Pensso quindi che la comunciazione della Commissione e la relazione dell’onorevole Guardans Cambó siano ben accette più che in qualsiasi altro momento. Sono realmente ottime.

Nella discussione vorrei atytirare l’attenzione su un’altra questione che non dobbiamo ignorare – l’altro aspetto dell’apertura – Ritengo che siano collegati. Anche alle imprese europee occorre l’apertura in seno all’Europa per essere competitive su base globale e avvalersi dell’accesso al mercato che possiamo ottenere in altri paesi. Nel nostro mondo globalizzato, ove esiste un numero sempre più elevato di imprese dotate di catene di fornitua globali, le nostre tariffe possono essere dannose per le nostre imprese di successo al pari delle tariffe alle quali ci opponiamo negli altri paesi.

Ho una proposta concreta per il Commissario, proposta che potrebbe contribuire a risolvere la questione. Quando le imprese incontrano problemi commerciali in seno all’UE, li riferiscono al Solvit, che è uno strumento eccellente per aumentare la mobilità sul mercato interno. Se un’impresa ha un problema di esportazione verso un paese esterno all’UE, lo riporta nella banca dati sull’accesso ai mercati. Anche questo è uno strumento importantissimio. Entrambi i sistemi forniscono una base per negoziare come può essere facilitato il commercio. Speriamo di potere sviluppare la banda dati sull’accesso ai mercati o il Solvit per trattare i problemi che le imprese importatrici possono incontrare nell’UE.

Se lo facciamo, sia noi che il resto del mondo possiamo contunuare a spostarci in una direzione più favorevole al libero scambio. Allora possiamo mostrare che l’Europa è leader nell’apertura dei mercati, sia all’esterno che al suo interno.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). (PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Guardans Cambó copre tutti i settori che riguardano il rafforzamento del partenariato per consentire agli esportatori europei un accesso più facile ai mercati dei paesi terzi.

Le pratiche protezionistiche, la concorrenza sleale e l’introduzione di barriere burocratiche spesso limitano l’accesso a quei mercati. Le piccole e medie imprese creano la maggior parte dell’occupazione in Europa, ma incontrano problemi particolari per le esportazioni. Le loro opportunità sono limitate a causa della mancanza delle risorse necessarie per la ricerca, nuove tecnologie, per prendere piede in quel mercato e adeguare i rispettivi prodotti e servizi ai consumatori.

La relazione sottolinea a ragione la necessità che le risorse governative e diplomatiche europee offrano alle PMI una valida assistenza. L’Unione europea dovrebbe rafforzare la sua azione logistica e offrire un sostegno adeguato per facilitare queste imprese a essere attive sui mercati dei paesi terzi.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). (EL) Al pari di lei, signor Commissario, siamo particolarmente preoccupati per la mancanza di reciprocità nelle condizioni di accesso e del trattamento non paritario dei prodotti europei da parte di numerosi partner.

Nell’industria tessile e nel settore dell’abbigliamento, ad esempio, l’UE applica una tariffa media del 9%, che è una delle più basse del mondo. D’altro canto, molti concorrenti impongono tariffe fino a oltre il 30%, insieme a una serie di barriere non tariffarie.

Pertanto, anche le economie emergenti hanno bisogno di accettare, in certa misura, il principio della reciprocità delle concessioni, conformemente al loro livello di sviluppo e alla loro competitività in un dato settore. La protezione dei diritti di proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche a livello globale resta sostanzialmente inadeguata; neutralizza il vantaggio competitivo dell’elevato valore aggiunto dei prodotti industriali e agricoli europei.

L’armonizzazione dei modelli di regolamentazione internazionali e delle norme facilita l’accesso ai mercati esteri e non deve rendere più flessibile il quadro normativo europeo di protezione in materia di ambiente, politica sociale, sanità pubblica e consumatori.

È proprio il contrario. L’oggetto è la convergenza, ma verso l’alto. Riveste una speciale importanza la classificazione delle importazioni secondo le specificazioni e i requisiti pertinenti, nonché la ricerca di metodi di successo per affrontare il dumping ambientale e sociale.

Infine, vorrei sottolineare che le piccole e medie imprese devono essere il fulcro della nuova strategia di accesso ai mercati.

Mi congratulo con il relatore e con il relatore ombra nonché con il Commissario. Accogliamo con favore l’iniziativa della Commissione sulla nuova strategia per l’accesso ai mercati.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). (CS) Signor Commissario, anch’io sono convinta che le delegazioni della Commissione e i nuovi gruppi per l’accesso ai mercati che operano nei paesi terzi abbiano bisogno di un mandato molto più forte. La Commissione, a mio avviso, dovrebbe riconsiderare le sue priorità nell’assegnazione delle risorse umane nelle delegazioni dell’UE e aumentare il personale delle delegazioni, in particolare quelle che operano in Cina, India, Russia e Brasile. Gli Stati membri dovrebbero svolgere un ruolo sostanziale per contribuire alle risorse umane e finanziarie di queste delegazioni, proporzionalmente ai loro interessi commerciali. Inoltre, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero rafforzare la cooperazione con le camere di commercio europee, le associazioni e le agenzie degli Stati membri nei paesi terzi. Questo è fondamentale per lo scambio di informazioni fra delegazioni, ambasciate e associazioni di imprese europee e andrebbe in particolare a vantaggio delle PMI. L’obiettivo principale della nostra strategia, tuttavia, deve essere la reciprocità delle relazioni, soprattutto, ad esempio, in Cina, e l’attuazione più rigorosa della normativa internazionale sugli scambi, senza etichettare questa attuazione come protezionismo.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, ho trovato interessante che il Commissario sia stato l’unico a menzionare i colloqui sul commercio internazionale. Forse è un’occasione per ricevere informazioni sulle nuove possibilità che un accordo favorevole nell’ambito dell’OMC ci darebbe nei mercati dei nostri principali partner commerciali. Ma l’ha detto anche lei, signor Commissario, che forse le possibilità potrebbero derivare da una nuova generazione di accordi sul libero scambio. Sta ammettendo la sconfitta dell’OMC? Forse potrebbe darci informazioni aggiornate in merito, perché credo che questa sia una parte fondamentale del dibattito.

Posso chiederle di fugare alcuni timori sull’attuale situazione della parte agricola dell’OMC? Vi sono timori su ulteriori concessioni da parte dell’UE sulle tariffe all’importazione per prodotti delicati, e alcuni importanti aumenti della quota tariffaria che fanno parte dell’agenda, perché vi è anche la questione di quali progresi state compiendo nell’OMC sull’accesso per i prodotti e i servizi non agricoli. Ritengo che dobbiamo ricevere un aggiormanento, se lei può darcelo, nell’ambito di questa discussione.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). (PL) Signor Presidente, intervenendo nella discusione desideriamo attirare l’attenzione su tre aspetti. Il primo: è essenziale che l’Unione europea assuma una posizione ferma e univoca in ogni situazione in cui gli interessi all’esportazione di uno Stato membro vengono minacciati a causa di pratiche sleali da parte di paesi terzi. Al riguardo, dovremmo citare l’atteggiamento adottato dall’Unione europa nel caso dell’embargo che ha impedito alla carne e ai prodotti agricoli polacchi di accedere al mercato russo. Putroppo, la posizione nei confronti della Russia è stata adottata solo dopo un anno di restrizioni da parte di questo paese sulle espostazioni polacche, e successivamente la Polonia ha usato il suo veto per bloccare le preparazioni dell’accordo UE-Russia.

Il secondo: l’apertura dei mercati dell’Unione ai prodotti e ai servizi di paesi terzi dovrebbe essere regolata dal principio di reciprocità. L’Unione nel suo insieme dovrebbe quindi monitorare se gli esportatori dei paesi terzi includono nei loro costi di fabbricazione i contributi per potere rispettare le norme ambientali e la previdenza sociale per i lavoratori nei loro paesi. I prodotti europei saranno sempre battuti dai loro ocncorrenti sui mercati mondiali se non si tengono in considerazione i suddetti costi.

Il terzo: va esercitata grande cautela nell’apertura del mercato dell’Unione ai prodotti agricoli dei paesi terzi. Se il mercato viene aperto completamente, molti settori dell’agricoltura europea scompariranno, minacciando così la sicurezza alimentare dell’Europa.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, le economie e i mercati aperti sono caratteristiche dell’economia di mercato contemporanea, l’economia del XXI secolo. È una prima per l’economia globale. Non tutti gli organismi economici sono in grado di affrontare la concorrenza, tuttavia, specialmente quando la concorrenza non è sempre leale ed è dominata dai grandi e dai potenti.

Le grandi e le piccole imprese possono importare, ma le grandi imprese hanno più opportunità di sviluppare le esportazioni. Questo perché l’ingresso in nuovi mercati richiede investimenti sostanziali nella promozione e nella creazione dell’intero sistema logistico. È quindi opportuno per le PMI organizzare azioni comuni per sviluppare le esportazioni, in particolare per promuoverle.

Alla promozione delle esportazioni dovrebbe essere garantito un certo livello di aiuto e di sostegno statale, soprattutto nel settore del know-how. Anche nell’ambito dell’OMC dovrebbe essere raggiunto un accordo sullo sviluppo del commercio fra PMI. L’accessibilità alle informazioni sugli organismi attivi nel mercato globale è particolarmente importante. Dovrebbe essere migliorata la qualità degli scambi e la priorità andrebbe rivolta alla creazione di pari opportunità per l’accesso ai mercati.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare lei e gli onorevoli deputati per quello che è stato un dibattito molto costruttivo e utile su quest’eccellente relazione. Sono particolarmente grato al deputato che è intervenuto per sollecitare una rivalutazione dell’assegnazione di personale alle delegazioni della Commissione che operano nelle economie chiave. Ho pensato che fosse un’ottima proposta e non esiterò a comunicarla ai miei colleghi. Potrei elencarvi nei particolari l’esiguo numero degli addetti ai lavori nelle delegazioni, ad esempio, quelli che si occupano delle questioni commerciali in Cina, rispetto ai numeri molto più cospicui di quelli che si occupano della piccola percentuale di aiuti allo sviluppo e alla cooperazione in quel paese, accanto ai miliardi che sono in gioco per l’Europa nel commercio. Ma non lo farò. Semplicemente faccio mio il siggerimento e lo trasmetterò alle sedi opportune.

Certo, non è il caso che difenda gli accordi sul libero scambio a scapito dei colloqui sul commercio mondiale. Chiunque conosca la strategia commerciale “Europa globale” che abbiamo presentato nel novembre 2006 si renderà conto che la mia difesa di accordi di libero scambio più globali che conribuscano realmente ad aumentare il livello totale del commercio mondiale e non semplicemente a deviarlo, è stata una caratteristica del nostro approccio e del nostro impegno nei colloqui dell’OMC, il Doha Round. Posso assicurare all’onorevole deputato che continuo a lavorare perché siano un successo, e non un fallimento. Le voci su ulteriori concessioni inaccettabili o inopportune nel settore agricolo sono infondate. Infatti, l’unica notizia che ho raccolto su tali concessioni ingiustificate proveniva in realtà dal ministro degli Esteri irlandese nel Consiglio “Affari generali” di oggi. Sembra che queste notizie siano circolate in seno a una comunità di interessi relativamente piccola.

Il fatto è che nel settore agricolo – e in altri settori dei colloqui di Doha – andremo avanti nella misura in cui per noi sia prudente farlo, al fine di contribuire al successo dei colloqui sul commercio mondiale, ma in definitiva sempre entro i limiti del mandato che ci è stato conferito sulla base della riforma della PAC del 2003.

È vero che abbiamo due testi sul tavolo delle trattative che sono stati presentati dai presidenti dei gruppi di negoziato le scorse settimane. Per quanto riguarda l’agricoltura, abbiamo un testo in cui non tutto è di nostro gradimento, ma non vi è nulla che non possiamo gestire in quel testo sull’agricoltura o che ci spinigerà al di fuori del nostro mandato.

Per quanto riguarda l’accesso ai mercati non agricoli – prodotti industriali – a mio avviso, la situazione non è soddisfacente. In questo caso, il nuovo testo presentato dal presidente ha creato maggiore instabilità nei negoziati, piuttosto che gettare fondamenta più concrete. Mi rincresce, ma di nuovo è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti e negoziare secondo le nostre esigenze.

Queste discussioni non sarebbero così gradevoli se non fosse per i contributi dell’onorevole Schlyter. Ogniqualvolta interviene, sento sempre rafforzarsi il mio impegno e le mie convinzioni sul libero scambio. I suoi interventi mi rassicurano sempre che siamo sulla buona strada. Non si tratta della povera piccola Unione europea che lotta contro i potenti titani delle economie emergenti, né si tratta di un attacco di bullismo aggressivo che ha assalito la Commissione nel settore del commercio, in cui cerchiamo di imporre i nostri interessi su altri senza consultazione o considerazione.

Il fatto è che quelli di noi che credono nel commercio internazionale cercano un equilibrio e noi cerchiamo reciprocità, ma cerchiamo anche vantaggi reciproci. Quando chiediamo l’apertura delle economie degli altri, non lo facciamo solo per soddisfare noi stessi o per servire i nostri interessi e le nostre esigenze. Stiamo anche contribuendo al benesere e alla crescita delle economie in cui stiamo cercando maggiore apertura.

Certo, la liberalizzazione delle economie deve essere raggiunta gradualmente. È un processo incrementale, piuttosto che un big bang o una scossa improvvisa. Il fatto è che le economie emergenti beneficiano di una maggiore apertura. Ciò comporta un’utile concorrenza per stimolare l’innovazione e la produttività in quelle economie, significa riduzione dei costi dei fattori produttivi per l’industria locale, significa presenza di prodotti a prezzi ridotti per i consumatori in quelle economie emergenti, e significa apporto di capitale, tecnologie, creatività e abilità di gestione moderna per quelle economie emergenti.

Il fatto è che questo processo di apertura e di integrazione nell’economia globale garantisce la crescita e il rafforzamento di quelle economie emergenti per consentire alle loro imprese di crescere, di creare la tanto necessaria occupazione per i loro lavoratori in quelle economie, e di generare prodotti e servizi da esportare in modo che possano creare e garantire una quota crescente di commercio internazionale. In altre parole, l’apertura genera apertura, il commercio genera commercio. La nostra prosperità e le nostre opportunità generano opportunità per quelli che vivono e lavorano in quelle economie emergenti. È un processo virtuoso quello di cui stiamo parlando, ed è l’essenza della strategia per l’accesso ai mercati che il nostro relatore ha presentato in modo così eccellente.

In conclusione, vorrei dire che per quanto riguarda gli appalti pubblici, è importante sostenere e incoraggiare la capacità delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo ad approvvigionare i loro mercati degli appalti pubblici. Tuttavia, se questo comporta un aumento dei costi per gli appalti pubblici in quelle economie, se comporta inefficienze, mancanza di trasparenza e in alcuni casi corruzione nella gestione degli appalti pubblici, chi ne sopporta i costi? La risposta è: le persone del posto, i lavoratori locali, i contrinuenti locali delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo che non possono permettersi di farsi carico questi costi.

Ecco perché è importante favorire l’apertura e la trasparenza nelle politiche e nel comportamento in materia di appalti pubblici delle economie emergenti. Non si tratta solo di compiacere e soddisfare la “povera piccola” Unione europea.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, relatore. − (EN) Signor Presidente, non è rimasto molto da dire. Vorrei innanzi tutto ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno arricchito questo dibattito, non solo oggi, ma fin dal momento in cui abbiamo iniziato a discutere della materia, grazie ai loro contributi, ai loro emendamenti e anche alle conversazioni informali che hanno consentito di elaborare un testo finale che non è il lavoro di un solo relatore, ma di tutti quelli che vi hanno partecipato.

Condividiamo per lo più la diagnosi, e sono stato molto sorpreso dei toni di alcuni dei commenti dell’ala verde di quest’Aula. Sarebbe interessante che il collega in questione andasse a vedere i risultati e le coneguenze del libero scambio in situ e che andasse anche a spiegare a un’impresa media, diciamo vicino a Barcellona, dove vivo io, che questo era un “approccio coloniale”. Citerei così tante imprese che stanno lottando per esportare, dato che gran parte delle loro attività dipende dalle esportazioni. Potrebbe anche dire ai dipendenti di quelle imprese che si stanno comportando proprio da colonizzatori europei nel loro tentativo di ampliare la quota di esportazioni del prodotto che fabbricano, mentre se la Cina introduce barriere che impediscono loro di esportare i loro prodotti, sono i loro posti di lavori a essere in pericolo.

Non si tratta solo di paroloni sul comportamento colonialista delle grandi imprese europee, si tratta di qualcosa di più reale. Tutti abbiamo il diritto di dipingere le cose come vogliamo, ma devo dire che l’idea che questa sia una relazione “colonialista” mi ha davvero sorpreso e potrebbe anche essere considerata comica dai tanti esportatori del mio paese.

È chiaro, tuttavia, che in generale concordiamo sulla diagnosi. Come ha detto il Commissario, è qualcosa che è stato iniziato dal Consiglio, seguito dalla Commissione e sostenuto oggi da quest’Assemblea, che ovviamente le attribuisce una grande responsabilità, signor Commissario, perché noi abbiamo un approccio comune. Vorrei sottolineare ancora una volta che è un processo dinamico e una strategia nuova, e infatti alcuni elementi sono nuovi e devono essere approfonditi. Vorrei citare un punto della relazione sottolineato dal collega che lei ha molto apprezzato: “Invita la Commissione a ridefinire le priorità per quanto riguarda l’assegnazione di risorse umane alle delegazioni dell’Unione europea, e se del caso a potenziare tali risorse, di modo che vi sia più personale disponibile per avviare i lavori dei gruppi per l’accesso ai mercati e assicurare il loro buon funzionamento”. Lo stesso vale, inter alia, per quello che la relazione dice sulle PMI. Le relazione presenta molte novità e noi le auguriamo buon lavoro per la loro attuazione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La competitività dell’industria europea deve essere messa al centro dell’agenda comunitaria perché solo la competitività ci consentirà di creare posti di lavoro qualificati, di garantire la crescita economica dell’Europa, di assicurare la sopravvivenza del sistema sociale europeo e far sì che l’UE possa rimanere un’importante potenza commerciale nel XXI secolo.

Per assicurare il mantenimento di questa competitività, dobbiamo stabilire condizioni di accesso ai mercati eque e reciproche. Infatti, il mercato europeo è uno dei più aperti e competitivi del mondo, grazie principalmente al diritto di libera concorrenza, che garantisce una concorrenza aperta ed equa nell’UE.

Tuttavia, l’Unione europea si trova ad affrontare tutta una serie di ostacoli commerciali per quanto riguarda gli scambi estere, perché i mercati dei principali partner commerciali dell’Europa non presentano lo stesso livello di apertura e trasparenza del mercato comunitario. È quindi necessario ristabilire condizioni reciproche di accesso ai mercati dei paesi terzi e, più in particolare, dei paesi emergenti, e combattere pratiche commerciali restrittive. Dobbiamo agire prontamente e con fermeza per garantire che le nostre PMI abbiano un accesso completo e senza restrizioni a tutti i mercati, soprattutto nel settore degli appalti pubblici.

 
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale