Presidente. L’ordine del giorno reca la relazione di Adam Gierek, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di decisione del Consiglio che stabilisce gli orientamenti tecnici pluriennali per il programma di ricerca del Fondo di ricerca carbone e acciaio [COM(2007)0393 – C6-0248/2007 – 2007/0135(CNS)] (A6-0039/2008).
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Onorevole Presidente, innanzi tutto desidero esprimere la mia gratitudine al Parlamento europeo, e in particolare al relatore, l’onorevole Gierek, per l’interesse e il sostegno dimostrato riguardo al Fondo di ricerca carbone e acciaio.
Desiderei anche ringraziare la presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, l’onorevole Niebler, e i relatori ombra, l’onorevole Laperrouze e l’onorevole Březina, per il loro prezioso aiuto. Mi pare di capire che la richiesta di una discussione sia stata avanzata da alcuni membri della commissione ITRE. Sono quindi più che felice di riassumere l’argomento in questione.
Nel 2002, un protocollo allegato al Trattato di Nizza ha creato il Fondo di ricerca carbone e acciaio, un intelligente strumento finanziario che utilizza l’interesse maturato dagli attivi resi disponibili dalla scadenza del Trattato europeo per il carbone e l’acciaio. In base al Trattato CECA, le attività erano finanziate attraverso un’imposta pagata dalle industrie del carbone e dell’acciaio, con il 27,2 per cento e il 72,8 per cento del bilancio assegnati rispettivamente a carbone e acciaio.
Con un approccio dal basso verso l’alto, questo Fondo di ricerca è volto unicamente a finanziare progetti di sviluppo nei settori collegati alle industrie del carbone e dell’acciaio, due importantissimi settori tradizionali nei quali c’è ancora bisogno di ricerca: in primo luogo, per adeguarsi alle attuali politiche UE in materia di standard ambientali per combattere il cambiamento climatico a livello globale e, in secondo luogo, per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico grazie a un mix di combustibili che risponda alla domanda europea.
I principi cardine e le adeguate procedure decisionali collegati alla gestione di questo fondo sono definiti all’interno degli orientamenti tecnici pluriennali per il programma di ricerca del fondo di ricerca carbone e acciaio. Questi orientamenti devono essere rivisti o aggiornati ogni cinque anni, considerando che il primo periodo è terminato il 31 dicembre 2007.
Il 10 luglio 2007, la Commissione ha adottato una proposta di decisione del Consiglio sulla revisione di questi orientamenti tecnici. La revisione mirava a estendere i risultati positivi raggiunti nei primi cinque anni del programma di ricerca del fondo di ricerca carbone e acciaio, soprattutto riguardo alla protezione ambientale. Secondo la Commissione, non era necessaria alcuna revisione complessiva, ma, piuttosto, il perfezionamento delle norme esistenti per adeguare gli orientamenti all’allargamento dell’UE, al Settimo programma quadro e alle attuali regolamentazioni europee, soprattutto in termini di politiche di parità di genere e di gestione finanziaria. Questa proposta di decisione del Consiglio era stata inviata al Parlamento europeo ai fini di consultazione, ed è questo il motivo per il quale siamo qui oggi.
Desidero esprimere il mio apprezzamento per il fatto che la relazione dell’onorevole Gierek appoggia ampiamente la proposta della Commissione.
Adam Gierek, relatore. − (PL) Signor Presidente, la decisione della Commissione sul proseguimento del funzionamento del fondo di ricerca carbone e acciaio dovrebbe essere accolta con soddisfazione. Questo fondo è il risultato del pagamento del 72,8 per cento da parte dell’industria dell’acciaio e del 27,2 per cento da quello del carbone a seguito della scadenza del Trattato della comunità europea del carbone e dell’acciaio. L’interesse su questo fondo ammonta a circa 60 milioni di euro l’anno, il che rende possibile fornire sovvenzioni aggiuntive alla ricerca non a titolo del Settimo programma quadro. Questo riguarda la ricerca di base per la razionalizzazione del funzionamento sia dell’industria del ferro e dell’acciaio che delle miniere di carbone, nonché la ricerca volta a ottenere ulteriori miglioramenti nella qualità del prodotto finito all’interno di questo settore, vale a dire carbone e acciaio. La necessità di queste attività di ricerca risulta particolarmente importante per le suddette industrie nei nuovi paesi dell’Unione europea.
L’acciaio. L’acciaio è il più importante materiale da costruzione. Il potenziale tecnologico per aumentare di diversi gradi la qualità dell’acciaio e i miglioramenti nell’efficienza della produzione siderurgica sono ben lungi dall’essere esauriti, soprattutto laddove si tratta di nuove tecnologie per la fabbricazione di semilavorati destinati a una successiva lavorazione. Una maggiore affidabilità delle strutture di acciaio e una più elevata efficienza operativa delle varie parti dei macchinari e delle dotazioni necessita di notevoli volumi di ricerca empirica in questo settore. Questo vale altresì per i miglioramenti nella composizione chimica e nelle proprietà funzionali di vari tipi di acciaio. E’, inoltre, straordinariamente importante dedicare impegno allo studio di un metodo efficiente ed ecologicamente valido per il riciclo degli scarti, cioè dell’acciaio che deriva dagli scarti galvanizzati problematici delle industrie automobilistiche.
Il carbone. Carbone significa sicurezza energetica. La competitività di questo combustibile solido, la cui definizione, in conformità della proposta avanzata in questo regolamento, è da estendere a fini pratici per includere gli scisti bituminosi, noti anche come argillite petrolifera, che sono estratti in Estonia, dipende dallo sfruttamento delle sue risorse regionali.
I problemi specifici dell’estrazione del carbone sono ampiamente subordinati alle condizioni geologiche locali e richiedono un lavoro di indagine costante. Tali indagini dovrebbero precedere la costruzione e il funzionamento di miniere di carbone da coke estratto da giacimenti saturi di metano situati in profondità, per esempio. L’utilizzazione del carbone potrebbe anche includere il metodo non convenzionale della gassificazione sotterranea. Il prolungamento del funzionamento del Fondo di ricerca carbone e acciaio implica che ogni gruppo consultivo scientifico includa nel proprio profilo esperti in grado di garantire una rappresentazione ottimale dal punto di vsta dell’ubicazione dell’industria del carbone e dell’acciaio nell’Unione europea, con particolare attenzione per gli esperti provenienti dai nuovi paesi dell’Unione europea.
Jan Březina, a nome del gruppo PPE-DE. – (CS) Dopo un periodo di cinque anni, in linea con gli orientamenti del Consiglio, la Commissione europea ha riesaminato l’attività del Fondo di ricerca carbone e acciaio, che gestisce le risorse della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, ora scaduta, e investe l’interesse prodotto dal capitale nella ricerca in materia di carbone e acciaio.
Accolgo con piacere che la proposta della Commissione rifletta in maniera coerente i cambiamenti che sono avvenuti nell’arco degli ultimi cinque anni, tenga conto delle disposizioni inserite nei Trattati di adesione al tempo dell’allargamento dell’UE del 2004 (un esempio specifico cui già si è accennato è il Trattato di adesione dell’Estonia), e includa il fatto che la definizione del termine “carbone” ora è più ampia, e si concentri in particolare sulla protezione dell’impiego e sull’utilizzo efficiente dei materiali e delle risorse energetiche nelle industrie di produzione e manifatturiere.
Un’altra parte importante della proposta è costituita dalle disposizioni che riguardano gli emendamenti relativi al Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo e a quelle aree che non sono coperte in dettaglio dal Settimo programma quadro. Oltre alla proposta stessa della Commissione, desidero elogiare il lavoro svolto dal relatore, l’onorevole Adam Gierek, e il suo testo. I risultati del voto nella commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, che ha adottato tutti gli emendamenti sostanziali, testimoniano lo straordinario lavoro di base e il sensibile approccio a un ulteriore investimento nella scienza e nella ricerca in merito al settore del carbone e dell’acciaio, due materie prime per l’energia e la produzione attualmente insostituibili.
Vorrei cogliere questa occasione per chiedere ai miei onorevoli colleghi di rifiutare in maniera decisa le proposte di alcuni gruppi che mirano a screditare l’importanza di carbone e acciaio e delle fonti convenzionali di energia in generale, o, come potrebbe essere, la rilevanza futura di questo Fondo, che si è dimostrato insostituibile in termini di finanziamento alla ricerca. Carbone e acciaio sono tra le più importanti materie prime per l’energia e la produzione sviluppatesi in maniera significativa negli ultimi anni. La relazione dovrebbe dunque considerare, per esempio, l’ubicazione geografica delle riserve: questo contribuirà a un uso più efficiente dell’energia e a una maggiore sicurezza energetica nell’intera Unione europea.
Silvia-Adriana Ţicău, a nome del gruppo PSE. – (RO) Il Fondo di ricerca carbone e acciaio è stato creato dopo la scadenza del Trattato che istituiva la Comunità del carbone e dell’acciaio, il primo trattato dalla fondazione dell’Unione europea.
L’Europa possiede importanti miniere di carbone, ma dobbiamo investire in nuove soluzioni di lavorazione più pulite.
L’acciaio è un prodotto tutt’ora usato in molti settori industriali, ma è necessaria ricerca anche in questo settore per individuare soluzioni più pulite ed efficienti dal punto di vista energetico.
La rilevanza della ricerca appare ancora maggiore dal momento che i due settori in questione comportano un vasto numero di posti di lavoro che devono essere mantenuti e le cui condizioni vanno migliorate.
La ricerca dovrebbe dunque avere come risultato migliori condizioni di lavoro per gli addetti in questi due settori.
In Romania, ogni anno si estraggono circa 34 milioni di tonnellate di carbone e si producono circa 8 milioni di tonnellate di acciaio.
Il numero di persone occupate in maniera diretta o indiretta in questi due settori industriali è pari a diverse centinaia di migliaia. Ecco perché ritengo che questo documento sia estremamente importante.
Anne Laperrouze, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le attività di ricerca nel settore dell’acciaio sono necessarie per proteggere l’industria europea dell’acciaio e, di conseguenza, l’economia europea. Ma sono più cauta per quel che riguarda l’industria del carbone.
James Hansen, climatologo e direttore dell’Istituto Goddard per gli studi spaziali della NASA, ha dichiarato recentemente che sebbene la portata del cambiamento climatico sia stata sottovalutata, abbiamo a nostra disposizione diversi strumenti per porvi rimedio, uno dei quali è la chiusura entro il 2030di tutte le centrali elettriche alimentate a carbone. Una centrale a gas emette tra i 300 e i 400 kg di CO2 per megawatt all’ora, un impianto alimentato a carbone di ultima generazione ne emette 800 kg e uno a lignite 1 000 kg.
Quanto si sta dimostrando coerente l’Unione europea se, da una parte, sviluppa un piano ambizioso per combattere e adattarsi al cambiamento climatico e, dall’altra, sostiene il carbone quale fonte di energia pulita?
L’umanità è passata dall’età del legno a quella dell’acciaio a quella del petrolio. Oggi, il Parlamento può scegliere tra appoggiare il ritorno all’età del carbone o essere coerente con il suo progetto climatico e, quindi, evitare di definire il carbone una fonte pulita di energia. Per questa ragione il mio gruppo è deciso a sostenere alcuni emendamenti proposti dai Verdi.
Per concludere, vorrei condividere con voi una meravigliosa citazione di Alphonse Karr: “Un amante è quasi sempre un uomo che, se ha trovato un carbone che brilla, se lo mette in tasca credendo che sia un diamante”. L’amore non è che passione. Per l’energia, affidiamoci invece alla ragione.
Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono una di quelle persone che hanno difeso gli irrilevanti emendamenti nella commissione. Ma, in linea con ciò che l’onorevole Laperrouze ha detto sul carbone, non mi è per nulla chiaro il motivo per il quale la Commissione dovrebbe decidere di garantire sovvenzioni al carbone ad infinitum, per così dire.
Il carbone è stato sovvenzionato in maniera incredibile per 50 anni, e continuare su questa strada va contro a tutte le dichiarazioni dell’UE riguardo alla propria politica sul clima. Riteniamo che, al contrario, questi aiuti al carbone dovrebbero essere sostituiti da un sostegno più coerente alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Altrimenti, l’Europa non sarà nella posizione adeguata per raggiungere i suoi obiettivi in termini di politica sul clima.
L’acciaio è un’altra storia. Ma la Commissione ha omesso di chiarire che l’acciaio continua a essere sostenuto finanziariamente e il carbone no. A mio avviso, un ammontare sufficiente di risorse per il carbone, una fonte sporca di energia, è già stato reso disponibile nel Settimo programma quadro per la ricerca.
Lambert van Nistelrooij (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, onorevole relatore, onorevoli colleghi, il carbone e l’acciaio erano essenziali al momento in cui l’Unione europea è sorta, e lo sono tuttora, anche se in quanto parte di un’agenda completamente diversa che include le questioni della globalizzazione, del cambiamento climatico e dell’energia. E’ un po’, per così dire, “tiriamoci su le maniche”: il contributo di questo fondo, per quanto modesto, dà un apporto alla rivoluzione tecnologica necessaria per mantenere competitivo il settore dell’acciaio e per rendere il carbone un carburante pulito, una materia prima pulita: “carbone pulito”.
Anche la Commissione europea ha preferito questa opzione, alla vigilia dei nostri progetti pilota per la cattura e l’immagazzinamento del carbonio, per esempio come un’innovazione tecnologica. Sono decisamente a favore di questa opportunità. Non sono a favore della chiusura; sono a favore di mantenere l’apertura. Per esempio, NUON, una compagnia olandese di energia elettrica, ha in programma l’installazione di un impianto di gassificazione a del carbone a Groninga che prevede la cattura totale, ecc. Questo tipo di progetto richiede sostegno e più risorse di quelle che sono attualmente disponibili.
Più importante ancora – come il Commissario Potočnik sa – è la mia richiesta di una migliore combinazione di fondi, Fondi strutturali, contributi della Banca europea per gli investimenti, e così via. Sono necessari più coordinamento e più integrazione per consentire la ricerca importante in infrastrutture e investimenti. L’attuale regola “un fondo, un progetto” è chiaramente un ostacolo. Dobbiamo anche un po’ armeggiare con queste regole, e per fortuna la Commissione europea sta già sperimentando i limiti di questo approccio.
Il 5 e 6 marzo, a Brdo, in Slovenia, abbiamo parlato di una maggiore focalizzazione e raggruppamento dei progetti europei. Quest’estate, la Commissione presenterà un nuovo profilo del programma Esprit, per ottenere investimenti più mirati. Questo è ciò che vogliamo sentire, non il graduale abbandono del carbone. Quella è decisamente la via sbagliata.
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Presidente, vorrei congratularmi con l’onorevole Gierek per la sua relazione.
Onorevoli colleghi, un programma di ricerca che gestisca risorse proprie al di fuori del Settimo programma quadro e che abbia un bilancio annuale di 60 milioni di euro non può che essere ben accolto e sostenuto dal Parlamento, soprattutto se si tiene conto del fatto che l’acciaio è ampiamente utilizzato in diversi settori dell’industria e che ci sono ancora molte sfide scientifiche e tecnologiche da superare per rendere il processo produttivo più pulito ed efficiente.
Per quel che riguarda il carbone, le sfide sono ancora più grandi, a causa delle sue implicazioni per la produzione di energia e per il conseguimento dei nostri obiettivi di lotta al cambiamento climatico.
Rendere il carbone più competitivo sul mercato dell’energia, potenziare la sicurezza e la capacità operativa delle miniere e raggiungere una combustione più pulita sono tutti aspetti che richiedono ricerca e sviluppo, e le nuove tecnologie per la cattura e l’immagazzinamento di CO2 rappresentano un’area di ricerca che l’Unione europea ha chiaramente appoggiato. Di conseguenza, sono totalmente d’accordo rispetto al contenuto di questa relazione.
Vorrei anche congratularmi con il relatore per la sensibilità dimostrata nei confronti della problematica dell’equilibrio di genere con la proposta di misure volte a ottenere una maggiore presenza e partecipazione delle donne in un settore nel quale gli uomini sono ancora la maggioranza.
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). – (RO) Inizierò dalle immediate priorità politiche dell’Unione europea, e vorrei sottolineare alcuni aspetti di bilancio della presente relazione.
La proposta della Commissione fa riferimento al Libro verde sull’energia e all’obiettivo ivi specificato di aumentare l’utilizzo del carbone quale importante fonte di energia, usando tecnologie pulite, per ridurre e immagazzinare il biossido di carbonio.
Tra le iniziative ammesse a ottenere il finanziamento europeo dal Fondo di ricerca acciaio e carbone figurano i progetti pilota e i progetti che mostrano le ultime tecnologie in questo campo.
Il problema risiede negli importi di bilancio estremamente ridotti per questo fondo: 57 milioni di euro l’anno. Mi riesce difficile immaginare come questa somma possa coprire un numero significativo di progetti sull’intero territorio dell’Unione europea.
Vi ricordo che più di un quarto dei paesi dell’Unione europea continua a soddisfare i propri fabbisogni energetici utilizzando il carbone quale risorsa principale.
Da questo punto di vista, ritengo che sia necessario in questo settore un maggiore coinvolgimento finanziario da parte dell’Unione europea, sia attraverso il Fondo di ricerca carbone e acciaio che attraverso i programmi del Settimo programma quadro.
Catherine Stihler (PSE). – (EN) Signor Presidente, non volevo intervenire, ma mi sento obbligata a farlo, riguardo alla questione della tecnologia del carbone pulito.
L’importanza di una tecnologia del carbone pulito è assolutamente cruciale, e la domanda cui va data una risposta è la seguente: cosa può fare l’Unione europea, come sottolineato poc’anzi nell’intervento precedente, per sostenere le nuove tecnologie, in particolare la tecnologia del carbone pulito? L’avanzamento della tecnologia del carbone pulito è fondamentale affinché possiamo raggiungere i nostri obiettivi sul cambiamento climatico, ed è cosa urgente. Quest’urgenza può essere affrontata unicamente con la nostra collaborazione in seno all’Unione europea.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, sono particolarmente lieto che quest’oggi il Parlamento europeo stia già discutendo il secondo progetto di ricerca. Ritengo che soprattutto la ricerca sull’acciaio sia una questione di particolare importanza, in particolare alla luce del cambiamento climatico, siccome stiamo lottando, com’è ovvio, per rendere la produzione il più efficiente possibile e per fare dei criteri di efficienza una componente essenziale del consumo. Desidero dunque ribadire le mie particolari congratulazioni al relatore per questo documento, e posso dire che quest’oggi è un giorno fondamentale per la ricerca.
Petru Filip (PPE-DE). – (RO) Il mio intervento parte da alcuni aspetti: innanzi tutto, sono lieto che il carbone e l’acciaio ritornino, sebbene non troppo sovente, come argomenti nell’agenda del Parlamento.
Ritengo che il potere economico europeo si fondi sul fatto di avere il migliore acciaio ai prezzi più bassi, dunque i risultati derivanti dalla ricerca comune dovrebbe essere condivisi a livello comunitario.
In molti paesi europei, esistono regioni che dipendono primariamente dalla produzione di carbone e acciaio. La questione della conversione della manodopera impiegata nella produzione di carbone e acciaio rimane irrisolta e, purtroppo, tali regioni sono entrate nella categoria delle aree con problemi in termini di qualità della vita e che necessitano di programmi di coesione.
Infine, mi pongo la domanda retorica se l’Europa la smetterà di comprare carbone e acciaio al di fuori della Comunità, se non vuole allinearsi al programma di protezione ambientale dell’Unione europea.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, apprezzo i commenti a sostegno della proposta esattamente quanto apprezzo le osservazioni che chiedevano di illustrare come affronteremo le tematiche dell’energia e del cambiamento climatico nel futuro. Voglio chiarire che quest’oggi stiamo parlando di fondi addizionali per ricerca e sviluppo a titolo di finanziamenti che già esistono, sulla base di un protocollo – per essere più preciso, parliamo degli orientamenti tecnici. Penso sia meglio che questi soldi vengano utilizzati per ricerca e sviluppo che anziché per altri settori, perché è vero che quando si parla di energia e di cambiamento climatico non c’è spazio per la compiacenza.
Un’altra delle attività che verranno affrontate è quella che riguarda la cattura e l’immagazzinamento di carbonio (CCS), ma è lungi dall’essere la risposta concreta. Quindi, le domande reali, e la discussione concreta sulle questioni aperte oggi, emergeranno quando discuteremo la strategia per il piano tecnologico sull’energia – come approcciarci a esso, come agire nel futuro, e come trovare le risposte giuste. In riferimento a ciò, sarà estremamente importante che rimaniamo consapevoli che continuare tutto come il solito non è una scelta. Ci mancano le risorse umane e i fondi. Il Programma quadro rappresenta solo in parte una soluzione.
Dovremo occuparci di tale questione in maniera seria perché è necessario considerarla sia in una prospettiva di breve periodo, cercando le possibili soluzioni per colmare il divario laddove ce n’è urgente bisogno, sia nella prospettiva delle soluzioni a lungo termine. Queste soluzioni sono assolutamente necessarie e d’ora in poi dobbiamo concentrarci sulle fonti rinnovabili. E lo faremo quando discuteremo di queste ultime. Non dimenticate che il finanziamento dell’energia nel 1980 in Europa era quattro volte superiore a quello odierno. Quindi, affrontare questi problemi come se potessimo continuare a lavorare come facciamo di solito sarebbe un’illusione. Non commettiamo questo errore.
Adam Gierek, relatore. − (PL) Signor Presidente, vorrei soffermarmi solo su una questione sollevata quest’oggi, vale a dire l’idea che le miniere dovrebbero essere chiuse il prima possibile a causa di motivazioni di carattere ambientale. Penso che la sicurezza energetica, per esempio nel mio paese, la Repubblica ceca, e in molti altri Stati dell’UE, non si concili con quest’idea, e quest’idea non è ampiamente condivisa. Direi, infatti, piuttosto il contrario: anche solo per il fatto che si stanno sviluppando nuove tecnologie, come il “carbone pulito” o “la cattura e l’immagazzinamento di carbone”, probabilmente ci troveremo ad aprire nuove miniere in futuro. Il carbone continuerà a rappresentare una fonte importante e competitiva di energia in Europa ancora per un po’ di tempo. Non dovremmo inoltre dimenticare – e qui mi rivolgo a coloro che vorrebbero chiudere tutte le miniere – che il carbone non è soltanto una fondamentale materia prima per l’energia, ma è anche una materia prima chimica.
Per prima cosa, dunque, il Fondo di ricerca carbone e acciaio è necessario. Secondo, il Fondo non rientra nell’ambito del Settimo programma quadro, dal momento che quest’ultimo tratta una sfera di azione totalmente diversa. Terzo, è indicato un aumento dei costi qualificati dal 40 al 50 per cento. Quarto, la mancata inclusione degli scisti bituminosi nel programma del Fondo di ricerca carbone e acciaio – e il gruppo dei Verde/Alleanza libera europea ha presentato una proposta di tale genere per questi emendamenti – avrebbe danneggiato l’Estonia, il cui settore di produzione dell’energia si basa principalmente su questo combustibile.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 10 aprile 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Urszula Gacek (PPE-DE), per iscritto. – (PL) In Polonia, il 95 per cento dell’energia elettrica è prodotto da centrali alimentate a carbone. Di conseguenza, la Polonia è particolarmente interessata a nuove tecnologie per l’utilizzo del carbone che migliorino l’efficienza nelle centrali, riducano le emissioni di CO2 e consentano di trasformare il carbone in combustibili idrocarburi con basse emissioni di CO2.
Nuove tecnologie aprono la possibilità di utilizzare i reattori nucleari come fonti di calore senza emissioni per raggiungere gli obiettivi dell’industria del carbone.
Al fine di attuare la sinergia tra carbone ed energia nucleare abbiamo tuttavia bisogno di reattori ad alte temperature. In Europa, la ricerca sui reattori ad alte temperature è in corso ormai da qualche anno. Purtroppo, non esiste un centro unico di ricerca in Europa sui reattori ad alte temperature che abbia l’obiettivo di introdurre un programma di sinergia carbone-nucleare. Un tale centro darebbe uno slancio tecnologico all’Europa, compresa l’industria del carbone. Rappresenterebbe anche un passo importante a sostegno dell’accettazione dell’energia nucleare in Europa attraverso una cooperazione diretta con l’industria del carbone, lottando per modernizzarla anziché competendo con questa.
Tenendo presente l’importanza del carbone nel settore dell’energia in Polonia, risulterebbe sensato creare un centro europeo in questo paese. Senza un’azione decisa, rischiamo di perdere la gara tecnologica in questo settore contro gli Stati Uniti, il Sudafrica, la Cina e la Corea del Sud.
Esorto la Commissione affinché prenda in considerazione la necessità di creare tale centro quale parte di orientamenti tecnici a lungo termine relativi al programma di ricerca del Fondo di ricerca carbone e acciaio.
Katrin Saks (PSE), per iscritto. – (ET) In conformità del protocollo allegato al Trattato di Nizza sulla scadenza del Trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e sul Fondo di ricerca carbone e acciaio, nel 2002 tutti gli attivi della CECA venivano messi a disposizione della Commissione europea. E’ previsto che il ricavato proveniente da questi attivi sia utilizzato per la ricerca nei settori collegati all’industria del carbone e dell’acciaio. Il Consiglio ha adottato due regolamenti volti a migliorare l’attuazione del programma di ricerca: un regolamento finanziario e uno tecnico. La relazione Gierek riguarda quest’ultimo.
Nel Trattato di adesione all’UE dell’Estonia, all’argillite petrolifera veniva attribuito lo status di carbone. Di conseguenza, la Commissione europea ha proposto al Consiglio di rendere gli orientamenti tecnici per il programma di ricerca sul carbone e sull’acciaio coerenti con il Trattato e ha incluso di conseguenza l’argillite petrolifera nella definizione di carbone. Così, la ricerca sull’argillite petrolifera in Estonia può essere ammessa a chiedere fondi a titolo del programma di ricerca sulle stesse basi del carbone.
Il relatore polacco, l’onorevole Adam Gierek, ha proposto di sostituire il termine “argillite petrolifera” contenuto nella definizione con quello di “scisti bituminosi”, sulla base del fatto che quest’ultimo termine comprende anche l’“argillite petrolifera”. In realtà, è vero il contrario: “argillite petrolifera” è un termine più ampio di “scisti bitumonosi”. I Verdi hanno avanzato una proposta per eliminare completamente l’argillite petrolifera dalla definizione di carbone. Ancora una volta, richiamo la vostra attenzione sul fatto che quando l’Estonia è entrata nell’UE ha confermato che l’argillite petrolifera doveva avere lo status di carbone e, quindi, le basi per il finanziamento al programma di ricerca sull’argillite petrolifera dev’essere la stessa di quella prevista per il Fondo di ricerca carbone e acciaio.
Esko Seppänen (GUE/NGL), per iscritto. – (FI) Ero relatore parlamentare l’ultima volta che è stato concesso il discarico rispetto alle attività della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. I fondi della non più esistente Comunità sono stati accumulati dalle industrie del carbone e dell’acciaio, ed è dunque corretto che il denaro rimasto venga investito in ricerca in questi ambiti e non sia utilizzato per finanziare la ricerca nel settore petrolifero.
Ricerca e istituti di ricerca sono necessari se vogliamo arrivare a utilizzare carbone “pulito” senza emissioni. Questo comprende la cattura e l’immagazzinamento di carbonio, anche se non ci sono abbastanza risorse in questo fondo per finanziare tale attività, nonostante l’immenso bisogno. E’ interessante che, per caso, proprio oggi la Shell abbia richiesto finanziamento pubblico, cioè finanziamento UE, per questo.
L’onorevole Gierek, in qualità di relatore, è ovviamente a favore dell’utilizzo del carbone nella produzione di energia, e cerca di rappresentare al meglio gli interessi del suo paese. Per di più, non è vietato a livello UE, ma c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare ad avere carbone pulito.