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Procedura : 2007/2184(INI)
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Ciclo del documento : A6-0104/2008

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A6-0104/2008

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PV 23/04/2008 - 13
CRE 23/04/2008 - 13

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P6_TA(2008)0180

Discussioni
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Mercoledì 23 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

13. Verso una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Cristiana Muscardini a nome della commissione per il commercio internazionale, “Verso una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio” [2007/2184(INI)] (A6-0104/2008).

 
  
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  Cristiana Muscardini, relatrice. Signor presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, prima di tutto un ringraziamento caloroso al segretariato, che è stato molto attivo e utile con tutti i colleghi della commissione per stendere questo progetto. Consegniamo noi oggi alla Commissione una serie di considerazioni, frutto di un’accurata riflessione condotta in armonia da tutta la commissione commercio internazionale.

La nostra commissione vuole un’organizzazione mondiale del commercio più efficace e democratica, pronta, dal punto di vista del funzionamento istituzionale, a svolgere l’importante compito di regolatore del commercio internazionale e perché questa avvenga è indispensabile una riforma.

L’ingresso recente di numerosi nuovi membri – citiamo la Cina e l’imminente adesione della Russia – mettono in luce il successo dell’organizzazione che annovera oggi 152 paesi. Ma proprio per questo, con la sua nuova dimensione, è necessario una riflessione rivolta alla sua riorganizzazione.

Nella relazione noi sottolineiamo con forza gli aspetti vitali per comprendere come l’OMC e il multilateralismo commerciale vogliano dire una nuova caratura più forte e dinamica e democratica. La nostra agenda è riempita dai negoziati del Doha Round, questo accordo sappiamo che è sempre dietro l’angolo ma non lo si raggiunge ancora. La commissione commercio internazionale perciò, cosciente di questo problema, reitera il suo sostegno ai negoziati che devono sfociare in un successo per un commercio più equilibrato ed equo, ma ritiene nello stesso tempo che sia giunto il momento di guardare avanti al dopo Doha con coraggio e ambizione.

Nel consegnare le nostre considerazioni alla Commissione, chiediamo all’esecutivo comunitario di avere lo stesso coraggio e la stessa ambizione per intraprendere a Ginevra un’iniziativa politica che possa aprire la strada ad una revisione del funzionamento di alcuni meccanismi che oggi obiettivamente non funzionano.

Occorre una struttura istituzionale che possa migliorarsi rispetto all’odierna situazione distinguendo le attività legate alla negoziazione di nuove regole internazionali e ai nuovi impegni connessi all’applicazione di accordi già esistenti. Il principio del consenso è e deve restare la norma delle conferenze ministeriali, ma noi dobbiamo pensare anche modalità diverse rispetto all’unanimità nelle procedure che conducono alla decisione finale di un’organizzazione che, essendosi ingrandita, ha bisogno di un passo diverso. Lo abbiamo pensato per l’Europa, dobbiamo pensarlo anche per l’OMC!

Il criterio guida del ciclo Doha è stato quello di coinvolgere tutti i paesi membri con negoziati relativi ad una pluralità di questioni, in un’organizzazione ampia come questa nostra, questa formula deve essere rivista con un approccio plurilaterale, una sorta di geometria variabile. Ne avevamo parlato a suo tempo per l’Europa, è necessario oggi per l’OMC!

Lo sviluppo è un tema importante e negli ultimi il gruppo dei paesi in via di sviluppo è diventato sempre più ampio ed eterogeneo e comprende paesi emergenti ed altri già largamente emersi, pensiamo alla Cina, all’India, al Brasile, al Sudafrica. Occorre perciò, nell’interesse dei veri paesi che sono ancora in via di sviluppo, operare dei raggruppamenti più chiari ed omogenei che corrispondano all’evoluzione della situazione economica chiedendo a tutti impegno e responsabilità in corrispondenza della loro forza economica.

Il Segretariato dell’OMC, pur essendo prestigioso e competente, e molte volte l’abbiamo consultato in questi mesi di lavoro, è limitato istituzionalmente: sarebbe opportuno rafforzarne il ruolo, consentirgli di prendere iniziative e suggerire compromessi. Rafforzare il segretariato vuole dire dargli una rappresentatività geografica che lo faccia sentire il centro e il motore dell’azione e dell’organizzazione, nell’interesse di tutti i suoi membri, compresi proprio quei paesi in via di sviluppo che oggi non sono sufficientemente tenuti nella considerazione necessaria per un vero sviluppo.

Trasparenza, dimensione parlamentare: abbiamo necessità di incrementare la trasparenza nei procedimenti di risoluzione delle controversie internazionali per rafforzare l’immagine verso l’esterno. La promozione di una dimensione parlamentare dell’OMC deve sfruttare l’esistente conferenza parlamentare sull’OMC per arrivare a creare una vera assemblea parlamentare con poteri consultivi che ne legittimi l’operato.

La concorrenza e il coordinamento con le altre organizzazioni internazionali è assolutamente necessaria, per questo dobbiamo rafforzare anche i rapporti con le organizzazioni internazionali del lavoro e con alcune agenzie dell’ONU, perché temi sociali e ambientali di grande portata internazionale non possono restare estranei all’attività dell’OMC.

Oltretutto, non possiamo dimenticare che dobbiamo rendere le controversie commerciali che costituiscono l’aspetto tipico e forte senza tenere conto che se non si trova un modo per snellire e accelerare queste procedure, noi rischiamo di avere contenziosi annosi con un danno per le società, per i paesi membri e per i consumatori. Per questo noi rivolgiamo un caloroso appello alla Commissione perché abbia lo stesso coraggio che ha avuto la commissione parlamentare nell’individuare norme nuove per rendere più snello il futuro dell’organizzazione mondiale della sanità.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, la Commissione è grata al Parlamento per la sua relazione tempestiva e approfondita.

Garantire che l’OMC sia in grado di rispondere alle sfide poste da un’economia globale in rapido cambiamento deve costituire una priorità fondamentale dell’Unione europea. Inoltre, alla luce delle attuali difficoltà economiche che molti membri dell’OMC stanno affrontando, è più essenziale che mai un’istituzione multilaterale forte per rispondere alla richiesta di politiche protezionistiche egoistiche.

La relazione riconosce l’importanza centrale dell’agenda di Doha per lo sviluppo (ADS). La Commissione desidera ribadire che qualsiasi iniziativa a Ginevra in merito al futuro dell’ADS dovrà essere calibrata e radicata in ciò che ci auguriamo che sarà un esito positivo dell’ADS stessa.

Oggi, nel corso di quella che potrebbe essere la fase finale dell’ADS, nessun membro dell’OMC avrebbe la volontà politica e/o le risorse amministrative per impegnarsi in una significativa riflessione sulla riforma dell’OMC. Ci aspettiamo e ci auguriamo che tale situazione si evolverà verso un accordo ADS definitivo da sottoscrivere prima della fine del 2008, il che aprirà anche le porte a un dibattito sul futuro dell’OMC, un dibattito che dipenderà moltissimo dalla conclusione positiva o meno dell’ADS.

In quanto alle idee espresse nella relazione, in linea di principio la Commissione ne condivide la maggior parte, anche se risulta chiaro che alcune proposte avanzate nella proposta di risoluzione si troveranno di fronte alla forte resistenza di alcuni membri dell’OMC.

In merito alle questioni istituzionali, la Commissione continua a incoraggiare la promozione della dimensione parlamentare dell’OMC e di altre idee, quali la concessione di risorse aggiuntive al Segretariato dell’OMC e l’espansione dei suoi compiti, così come il potenziamento di meccanismi attivi per garantire la trasparenza, nonché il controllo e la supervisione efficaci dell’applicazione delle norme.

Prendiamo nota della richiesta di apertura nei procedimenti di risoluzione delle dispute e desideriamo sottolineare che si basa su una nostra iniziativa grazie alla quale sono state aperte al pubblico alcune udienze relative a casi dell’OMC che coinvolgevano l’Unione europea.

In merito alle proposte sostanziali avanzate nella relazione, la necessità di integrare interessi non commerciali nel campo di applicazione delle norme dell’OMC resterà un principio guida della politica dell’Unione europea nel quadro multilaterale, così come in quello delle sue negoziazioni bilaterali avviate di recente sulla base della comunicazione Europa globale e delle iniziative unilaterali in favore dei paesi in via di sviluppo. Ne costituisce un esempio il nuovo sistema unilaterale per le concessioni tariffarie a favore dei paesi in via di sviluppo, il Sistema di preferenze generalizzate plus.

La relazione tra la politica commerciale, le risorse umane e l’ambiente costituirà certamente un settore importante e sull’ordine del giorno potrebbero comparire altri temi relativi al commercio.

Dare forma a una nuova politica multilaterale dopo la conclusione del Ciclo di Doha costituirà una delle sfide più stimolanti e difficili per la politica commerciale europea. Il Parlamento si assumerà un ruolo sempre maggiore nel definire e guidare tale politica, in particolar modo una volta che sarà entrato in vigore il Trattato di Lisbona.

La Commissione, e in particolare il mio collega Peter Mandelson, è ansiosa di impegnarsi con voi in un dialogo aperto e costruttivo al fine di giungere a conclusioni solide e realistiche volte a potenziare l’OMC e l’intero sistema commerciale multilaterale.

 
  
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  Johan Van Hecke, relatore per parere della commissione per lo sviluppo. – (NL) Signora Presidente, signora Commissario, la nostra commissione per lo sviluppo appoggia appieno le argomentazioni del relatore, l’onorevole Muscardini, a favore di una radicale riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Nel 2001 la relazione Sutherland ha avviato un dibattito molto vivace all’interno dell’OMC stessa in merito alla riforma istituzionale, un dibattito che purtroppo si è concluso davvero troppo rapidamente. Alcune persone ritengono che al momento non sia appropriato un dibattito sulla riforma. Vogliono aspettare il risultato dell’agenda di Doha per lo sviluppo, prima di sostenere un dibattito fondamentale sulle istituzioni in quanto tali. A nostro avviso, tuttavia, i due dibattiti non si escludono reciprocamente.

Dal punto di vista dello sviluppo, desideriamo vedere nell’OMC una nuova differenziazione tra i paesi in via di sviluppo, sulla base delle necessità di sviluppo di ciascun paese, piuttosto che delle categorie di paese. L’onorevole Muscardini ha già spiegato perché ciò è necessario. Non solo nell’OMC è necessaria maggiore trasparenza, ma è altresì essenziale una migliore cooperazione con le altre organizzazioni internazionali, quali l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’UNCTAD. Per quanto concerne la nostra commissione, è fondamentale la proposta contenuta nella relazione Sutherland in merito ad accordi di finanziamento per l’assistenza tecnica a favore dei paesi meno avanzati da considerarsi come un diritto contrattuale, così che possano partecipare pienamente al sistema commerciale multilaterale. Infine, anche la risoluzione delle controversie, da cui spesso, per le ragioni che noi tutti conosciamo, escono peggio i paesi in via di sviluppo, deve essere rivista, come sosteneva Sutherland.

In breve, la riforma dell’OMC è fondamentale, non solo per rafforzare la sua legittimità con tutti i suoi Stati membri, ivi compresi i più poveri, ma, ritengo, anche per salvaguardare il multilateralismo.

 
  
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  Gunnar Hökmark, relatore per parere della commissione per gli affari economici e monetari. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare la relatrice e la commissione per il commercio internazionale per la presente relazione. Ritengo che valga la pena, quando discutiamo dell’OMC, di sottolineare anche il fatto che la globalizzazione e il libero commercio hanno offerto nuove opportunità a milioni e milioni di persone. Il mondo non ha mai visto più progressi nella lotta alla povertà di quelli osservati nel corso degli ultimi due decenni.

Ciò sottolinea la necessità di salvaguardare un quadro stabile di norme eque e multilaterali per il libero commercio, il che costituisce il compito principale dell’OMC ed è anche il motivo per cui è importante avere un’OMC forte e potenziata. Dobbiamo garantire di essere in grado di avere più commercio e concorrenza internazionali senza distorsioni. Ecco perché la commissione per gli affari economici e monetari ha messo in evidenza la necessità di ridurre gli aiuti di Stato, di rimuovere le barriere commerciali non tariffarie e di aiutare i paesi in via di sviluppo a trovarsi in una posizione migliore nei negoziati relativi al quadro multilaterale e alle norme del libero scambio.

Ciò evidenzia ancora una volta perché necessitiamo di un’OMC e di un Segretariato forti – al fine di prendere decisioni e confermare le norme, ma anche al fine di sviluppare il sistema commerciale multilaterale.

Se riusciremo ad avere un’OMC forte e un Segretariato forte, faremo una cosa importante per salvaguardare le opportunità del commercio globale di svilupparsi in un quadro di norme eque e libere. Questo è il nostro compito – niente di più e niente di meno.

In tal senso, è altresì importante sottolineare alcune cose che vanno necessariamente fatte: dobbiamo aumentare il libero scambio nei servizi; dobbiamo aumentare l’apertura nei servizi finanziari; dobbiamo garantire che possiamo avere più libero commercio in agricoltura. Quando discutiamo dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, vediamo l’importanza di aprire i mercati.

Ma non riusciremo mai a fare tutto ciò senza un’OMC solida e la possibilità di sostenere un quadro forte, che sia adatto ai paesi in via di sviluppo e che possa offrire ai meno abbienti opportunità nuove e migliori, nonché aiutare tutti noi a trarre vantaggio dalle opportunità del libero mercato.

 
  
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  Georgios Papastamkos, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signora Presidente, a prima vista è strano che dobbiamo dibattere la riforma dell’OMC sulla scia dell’estesa impasse dei negoziati del ciclo di Doha. Ciononostante, vale la pena di discutere il funzionamento e il futuro dell’OMC, dato che tale empasse è dovuta a problemi istituzionali e strutturali, nonché ai difetti del sistema del commercio mondiale, il che è dimostrato anche dalla relazione dell’onorevole Muscardini.

A mio avviso, sono tre le sfide principali della riforma tentata. Innanzi tutto, vi deve essere la liberalizzazione degli scambi commerciali più grande e reciprocamente vantaggiosa possibile, dato che costituisce una garanzia consolidata di crescita economica. L’obiettivo resta senza dubbio l’equa distribuzione dei benefici tra i membri dell’OMC e l’inserimento armonioso dei paesi in via di sviluppo nel sistema commerciale mondiale.

In secondo luogo, le sfide vanno cercate negli accordi istituzionali necessari a garantire consenso, impegno congiunto, legittimazione democratica, trasparenza ed efficacia di una governance organizzata del commercio mondiale. In terzo luogo, l’adeguato equilibrio va cercato tra le questioni commerciali e quelle non commerciali.

Gli Stati membri dell’OMC hanno tutti i diritti di applicare misure commerciali restrittive volte a proteggere l’ambiente, la sanità pubblica e i consumatori. Un esempio tipico è costituito dai casi contro l’UE portati dinanzi ai tribunali dell’OMC da partner commerciali, a causa degli OGM e del divieto di importare carni contenti ormoni dagli USA e dal Canada. Va tuttavia compreso che la soluzione non si trova nel sovraccaricare l’OMC con responsabilità aggiuntive, bensì nel collegare il sostegno reciproco e la coerenza con gli obiettivi e le azioni, sia da parte dell’OMC che delle altre organizzazioni internazionali.

Onorevoli colleghi, la missione dell’OMC non è colmare vuoti operativi lasciati da altri organismi specializzati del sistema ONU. La comunità globale sta attraversando sia una crisi economico-finanziaria preoccupante, che una catastrofe alimentare mai registrata. Di fronte a questi due flagelli, i cambiamenti superficiali, quali l’abolizione delle barriere, non sono sufficienti. Sfide globali necessitano comprensione globale, convergenza sistematica e norme coerenti, il che si applica a responsabilità sociale, tutela ambientale e competitività economica.

 
  
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  Harlem Désir, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, è fondamentale completare il ciclo di Doha, ma è altresì essenziale esaminare ancora una volta il funzionamento dell’OMC. Ogni giorno la vediamo sommersa di problemi riguardanti la sua efficacia, la sua legittimità e la sua interazione con le altre organizzazioni multilaterali.

Per certi versi era inevitabile che, solo poco dopo 10 anni dalla sua creazione, i suoi meccanismi di funzionamento necessitassero di una revisione. Passando dall’AGTC all’OMC, il sistema commerciale multilaterale non è cambiato solo nelle dimensioni; per certi versi è mutata anche la sua natura. Le norme commerciali sono state estese a una gamma considerevole di nuovi settori: servizi, proprietà intellettuale, investimenti, barriere non tariffarie. I nuovi paesi membri si sono uniti a quelli originari e questo allargamento ha introdotto una diversità, una disparità di situazioni e Stati membri, con risorse e problemi diversi. Tutto ciò significa ovviamente che, oltre agli sforzi per completare i negoziati sul Round per lo sviluppo, vanno esaminate anche le riforme necessarie.

Accolgo con favore il lavoro condotto dalla nostra relatrice, l’onorevole Muscardini, e il fatto che siamo stati in grado di cooperare con lei e con gli altri gruppi. Desidero sottolineare vari punti di questa relazione di estrema rilevanza, che mi auguro sia adottata domani dalla grande maggioranza di quest’Assemblea.

Il primo elemento è l’equilibrio in termini di norme internazionali e di istituzione di nuove relazioni tra l’OMC e le altre organizzazioni internazionali. Vedrete che nella relazione abbiamo accennato all’interazione con le questioni ambientali e sanitarie – il che è chiaramente essenziale, come si è visto nel caso dei farmaci generici e della proprietà intellettuale – ma anche con le questioni sociali. Non possiamo mancare di discutere questo tema in seno all’OMC.

La cooperazione tra l’OIL e l’OMC, che è stata ripresa dai direttori generali delle due organizzazioni, deve spingersi molto oltre e l’Unione europea deve essere la forza propulsiva a tal riguardo. Avanziamo due proposte specifiche: la prima è che sia conferito all’OIL lo status di osservatore nell’OMC, come nel caso del Fondo monetario internazionale; la seconda è che l’OMC debba istituire – e l’Unione deve presentare la proposta – una commissione per il commercio e il lavoro decoroso, sul modello della commissione per il commercio e l’ambiente, che ha permesso di compiere molti progressi in merito all’interazione tra norme ambientali e norme commerciali.

In secondo luogo, desidero sottolineare gli aspetti della relazione che incoraggiano l’OMC a destinare maggiori risorse ai membri più deboli, ai paesi meno sviluppati, al fine di garantire una partecipazione equa, efficace ed efficiente nel corso di tutti i negoziati e in tutte le commissioni in cui si dà forma ai futuri accordi e alle politiche commerciali.

In terzo luogo, poniamo altresì l’accento sull’importanza della trasparenza esterna e sulla possibilità, per la società civile, per i parlamentari e per una dimensione parlamentare effettivamente dinamica, di avere un ruolo di maggior peso in seno all’OMC. Vogliamo una vera assemblea parlamentare. Al momento, un’assemblea parlamentare si riunisce a fianco dell’OMC, a cui di recente si è rivolto il direttore generale, così come i ministri del Commercio, ma vogliamo che venga riconosciuta ed è per questo che avanziamo proposte molto specifiche, ad esempio relativamente all’organo di appello e la risoluzione delle controversie. Dato che tali procedimenti sono simili a quelli in una corte o in un tribunale, dovrebbero svolgersi pubblicamente e i documenti dovrebbero essere accessibili al pubblico. Ritengo che ciò contribuirebbe anche a sfatare certi miti e a rendere tale organizzazione più trasparente.

Infine, le risorse del Segretariato costituiscono un’altra importante questione ed è stata messa in risalto. Oggi il bilancio dell’OMC è di 135 milioni di dollari: sei volte inferiore rispetto a quello del FMI e circa 10 volte inferiore rispetto a quello della Banca mondiale. Occupa circa 600 persone, un dato che è ancora molto inferiore rispetto a quello delle altre organizzazioni multilaterali. Di conseguenza, aumentare le risorse di un’OMC che è meglio inserita nel sistema delle organizzazioni multilaterali è, a mio avviso, una delle condizioni per norme commerciali migliori al servizio dello sviluppo.

 
  
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  Mariela Velichkova Baeva, a nome del gruppo ALDE. – (BG) Il processo dinamico dell’integrazione economico-finanziaria su scala globale costituisce un fattore determinante per il difficile ambiente economico internazionale. Le analisi condotte dalle organizzazioni mondiali leader sulle politiche di macroeconomia e le tendenze globali indicano che nel corso dei prossimi dieci anni vi saranno elevati livelli di insicurezza politica ed economica. Al momento, si profilano minacciosamente taluni rischi, quali l’aumento dei prezzi dell’energia, il cui movimento dinamico influisce sui prezzi dei prodotti agricoli. Presi insieme tali fattori generano pressione inflazionistica e insicurezza alimentare, limitate capacità di infrastruttura per l’approvvigionamento destinato ai trasporti, che sono essenziali per il commercio internazionale, nonché disordini finanziari. Attiro la vostra attenzione su tali rischi e insicurezze non perché voglio privarvi di un sonno ristoratore, ma perché desidero sottolineare alcuni dei parametri dell’ambiente economico internazionale e la necessità di attuare una politica per correggere gli squilibri e sostenere le economie vulnerabili. Lasciate che vi ricordi che due delle industrie maggiormente colpite dalla liberalizzazione degli scambi sono quella manifatturiera e quella agricola e che l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari ha sollevato violente proteste in molte regioni in tutto il mondo.

Per rispondere alle realtà politiche ed economiche, l’Organizzazione mondiale del commercio, in quanto sistema commerciale dotato di norme vincolanti nell’ambito del commercio internazionale, deve migliorare le proprie regole di funzionamento, struttura organizzativa e procedura decisionale, nonché mostrare una flessibilità e adattabilità istituzionale maggiormente pragmatiche e nel farlo deve, senza dubbio, tenere conto del fatto che negoziare in un’organizzazione composta di 150 Stati che si trovano a livelli di sviluppo differenti, che hanno strutture economiche distinte e che attuano riforme diverse nei settori economici, è un’impresa alquanto ambiziosa. Tuttavia, se Sofia, Cotonou, Santiago, Bruxelles propongono delle alternative, i dibattiti di Ginevra costituiscono il meccanismo per giungere ad accordi volti a rimuovere progressivamente le barriere.

 
  
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  Seán Ó Neachtain, a nome del gruppo UEN. – (GA) Signora Presidente, l’agricoltura non deve rimetterci in un accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il Commissario Mandelson al momento sta negoziando un accordo molto impari, che sarebbe estremamente dannoso per gli agricoltori europei e per l’intero settore agroalimentare dell’UE.

Mi sembra che il calendario elettorale degli USA stia dettando le tempistiche dei negoziati dell’OMC. Non si deve tollerare quest’assurdità. I contenuti e la sostanza dell’accordo sono molto più importanti di qualsiasi elezione.

Sebbene l’Irlanda sia il quarto maggiore esportatore mondiale di carni, verrebbe colpita negativamente da tale accordo. Gli accordi dell’OMC comprometteranno il mercato interno irlandese delle carni e delle carni di agnello, che al momento è stimato essere superiore ai 2,5 miliardi di euro. La riduzione fino al 70 per cento dei dazi sulle importazioni delle carni e delle carni di agnello proposto dal Commissario Mandelson è semplicemente eccessiva.

La scorsa settimana 10 000 agricoltori hanno marciato per le strade di Dublino per protestare contro il Presidente Barroso in visita alla città. Il Presidente Barroso conosce la profonda rabbia degli agricoltori irlandesi ed è tempo che tenga a freno il Commissario Mandelson.

Infine, è imperativo raggiungere un accordo nell’Organizzazione mondiale del commercio – un accordo che sia soddisfacente per tutti; un accordo che porti vantaggi all’Europa, agli agricoltori e all’agricoltura; e un accordo che salvaguardi le risorse alimentari.

 
  
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  Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, il gruppo dei Verdi appoggia le linee generali della presente relazione, in particolare la richiesta di maggiore coerenza tra il quadro normativo dell’OMC, il lavoro delle agenzie ONU e gli accordi esistenti in ambito sociale, ambientale e dei diritti umani. Riteniamo che debba comprendere uno status di osservatore per l’OIL, così come le misure contro il dumping sociale ed ecologico.

Appoggiamo altresì il ruolo del controllo parlamentare al fine di mitigare la mancanza di affidabilità e di legittimazione dell’OMC, nonché la necessità di sviluppare la risoluzione delle controversie dell’OMC sulla base del diritto sociale e ambientale internazionale, garantendo che disponga di reali poteri sanzionatori.

Sono tuttavia allarmata dal fatto che la relazione ometta di prendere atto del fatto che il fallimento del ciclo di Doha sia radicato precisamente nei difetti dell’OMC in quanto organizzazione. Si tratta di due cose separate. L’impasse del ciclo di Doha è completamente collegato agli abusi sistematici dei processi decisionali operati da alcuni paesi forti e la conseguente alienazione dei paesi più deboli.

Ritengo che la relazione ometta anche di riconoscere che a Cancún, nel 2003, è stata necessaria niente meno che una rivoluzione da parte dei paesi in via di sviluppo e di alcuni dei paesi emergenti antecedenti a Hong Kong per avviare la fine del vecchio sistema feudale in cui ha funzionato fin troppo a lungo l’OMC. Ritengo che sia chiaro che dobbiamo smettere di aspettare di ottenere un risultato dal Ciclo di Doha e iniziare immediatamente con la riforma dell’OMC: riforma sia delle sue procedure che delle sue politiche, perché il processo di riforma da solo non è sufficiente. Dobbiamo esaminare un’intera serie di norme che nel XXI secolo sono completamente superate per far fronte a nuove sfide, come il cambiamento climatico.

Dobbiamo pertanto esaminare norme quali ad esempio quella sui PPM: il divieto di distinguere i prodotti in base a come sono stati prodotti. Tale distinzione è fondamentale se vogliamo essere in grado di appoggiare e promuovere obiettivi, quali l’efficienza energetica, ad esempio, e la diminuzione delle emissioni.

Vogliamo anche che le procedure per la risoluzione delle controversie siano rifocalizzate completamente. Desidero complimentarmi con i miei colleghi per un emendamento elaborato dai Verdi che richiede in modo molto specifico un nuovo modo per esaminare il meccanismo di risoluzione delle controversie, garantendo che si basi sui principi della Carta dell’ONU e che sia separato da quello attuale dell’OMC.

 
  
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  Jacky Hénin, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signora Presidente, l’unico punto su cui saremo d’accordo è la necessità urgente di rivoluzionare l’OMC.

L’OMC, come il FMI, è un’organizzazione illegittima, antidemocratica e pericolosa per quanto riguarda l’interesse delle persone. Inizialmente era stata istituita per garantire l’egemonia finanziaria e industriale degli Stati Uniti e dei principali gruppi transnazionali.

L’Unione sì è, ovvio, messa servilmente al servizio di tale sistema, nella speranza di raccogliere qualche briciola dalla tavola del padrone americano. Oggi questo libero scambio sfrenato si è rivoltato contro i suoi fondatori e il centro di gravità economica del pianeta si è spostato verso est e verso l’Asia in particolare, producendo la crisi finanziaria e alimentare più terribile che il mondo abbia mai attraversato.

Non sono pochi i paesi che ieri erano stati classificati come nazioni emergenti, divenuti a loro volta predatori, che rinunciano alla loro strategia predatoria in nome di non si sa quale benevolo obiettivo, con tutta l’organizzazione stessa del commercio internazionale costruita intorno all’OMC che li incoraggia a continuare il cammino. La regola conosciuta da tutti i giocatori è arricchirsi il più velocemente possibile, senza riguardo per i mezzi impiegati, ivi compresa la speculazione sui farmaci o sui prodotti alimentari di prima necessità.

Nell’Unione sono esplose le disparità e la classe media e quella proletaria stanno diventando sempre più povere. La crisi alimentare che colpisce le popolazioni meno abbienti è una diretta conseguenza della politica dell’OMC volta a distruggere le colture di sussistenza a vantaggio delle colture di esportazione. I biocarburanti sono semplicemente un facile capro espiatorio di un sistema mercenario che deve essere rivoluzionato quanto prima.

Desidero cogliere questa opportunità per denunciare le osservazioni irresponsabili del Commissario Mandelson, che ha richiesto un’ulteriore deregolamentazione dei mercati agricoli in un momento in cui il Programma alimentare mondiale sottolinea l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e lo definisce, cito, come uno “tsunami silenzioso che minaccia di ridurre alla fame più di 100 milioni di persone”. Il Commissario Mandelson vuole pertanto passare alla storia sotto il vergognoso epiteto di affamatore?

L’OMC deve pertanto essere rivoluzionata al fine di frenare la speculazione e appoggiare i produttori piuttosto che una minoranza di profittatori che traggono vantaggio dai mercati finanziari mondiali, in modo tale da incoraggiare le popolazioni a diventare più indipendenti in termini di prodotti alimentari e di industria, nonché di esortare le nazioni a cooperare piuttosto che a competere.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, dalla relazione sembra che l’UE imponga a tutti gli Stati membri di raggiungere un consenso nelle negoziazioni dell’OMC o di giustificare la loro posizione per iscritto. Il Regno Unito pertanto, ad esempio, deve andare d’accordo con il resto dell’UE. Dobbiamo rigar dritto. In parole povere, significa che, riformando l’OMC, la Gran Bretagna sarà obbligata in maggior misura a intrattenere scambi commerciali con tali altri paesi come permesso dall’UE. Ma noi siamo operatori del commercio mondiale. Lo siamo stati per secoli. Abbiamo molta esperienza nel commercio internazionale. Ad esempio, i nostri scambi commerciali con gli USA sono più intensi di quelli di Francia e Germania messi insieme. Ma i paesi dell’UE non sembrano intenzionati a trarre vantaggio dalla nostra esperienza e così ci troviamo già frenati dagli accordi commerciali dell’UE, il che sta distruggendo la reputazione commerciale della Gran Bretagna a livello mondiale. Non ci è permesso di intrattenere sufficienti scambi commerciali con i nostri partner tradizionali del Commonwealth britannico. Non si tratta di scambi commerciali esclusivi. Non cercheremmo di impedire agli altri paesi europei di unirsi a noi nel commercio con i nostri amici del Commonwealth. Andrebbe a vantaggio di tutti gli interessati. I paesi dell’UE prospererebbero e molti paesi del Terzo mondo vedrebbero aumentare il loro tenore di vita. L’OMC è stata istituita al fine di promuovere il commercio e l’amicizia e l’UE continua a ripetere di voler aiutare i più svantaggiati. Bene, un modo per iniziare è ampliare i legami commerciali, anziché tagliarli.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). – (SK) Non ci sono molte persone che dubiterebbero dell’importanza dell’OMC, ma non vi è neppure nessuno che avrebbe dei dubbi in merito alla necessità di riformare questa organizzazione, il cui obiettivo principale è combattere la povertà e fornire aiuti ai paesi in via di sviluppo.

La base per la riforma deve essere la relazione dell’onorevole Peter Sutherland. Com’è noto, al momento l’onorevole Sutherland dirige due giganti sovranazionali: BP e Goldman Sachs International. Altri membri della sua squadra sono ex diplomatici, uomini d’affari e docenti universitari, nessuno dei quali è noto per le critiche mosse nei confronti dell’attuale sistema.

Con il dovuto rispetto per tutti questi signori, desidero chiedere: gli interessi di chi protegge la riforma dell’OMC da loro proposta? Proteggerà gli interessi dei paesi in via di sviluppo o gli interessi delle imprese sovranazionali? Che segnale è questo per i paesi meno avanzati e per quelli in via di sviluppo?

Com’è noto a tutti noi, la fiducia è importante nelle questioni economiche così come in quelle politiche. L’OMC non è un’istituzione meramente economica, ma anche politica ed ecco perché è importante la fiducia tra i suoi membri. Tuttavia, le persone nei paesi in via di sviluppo crederanno che i signori delle imprese sovranazionali hanno a cuore il loro bene? Perché fare il gioco degli oppositori dell’OMC e mettere a repentaglio l’immagine di questa istituzione?

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente, in un momento in cui i negoziati nel quadro del ciclo di Doha si disarticolano e ristagnano, la questione del funzionamento dell’OMC è più rilevante che mai.

Non è possibile uscire da questa fase di stasi riformando l’OMC? Mancando un accordo sulla sostanza, è possibile favorire il processo per giungere a tale accordo? Questo rilancio dell’OMC sembra possibile e le permetterà di funzionare e prendere decisioni in modo più efficace.

Sono previsti due livelli di riforme: quelle volte a migliorare la procedura negoziale e quelle volte a migliorare la legittimità dell’OMC, un fattore fondamentale della sua organizzazione. A tale scopo, è importante porre l’accento sulla dimensione parlamentare dell’OMC e trarre il massimo vantaggio da noi, i rappresentanti legittimi dei cittadini, e rendere più trasparenti e democratiche le questioni legate alla globalizzazione.

E’ necessario molto lavoro al fine di garantire la coerenza delle politiche internazionali. Non serve a nulla eliminare gli ostacoli alle frontiere se dietro di esse restano ancora ostacoli agli investimenti, disprezzo per i diritti sociali e violazione delle norme ambientali. Un’OMC efficace è pertanto fondamentali al fine di garantire l’obiettivo di maggiori scambi commerciali e liberalizzazione regolata dai mercati. Con norme, tuttavia, non si intende protezionismo. Infatti la liberalizzazione senza tutele non è la soluzione di tutti i mali, in particolare di quelli che viviamo oggi a causa dell’aumento dei costi delle materie prime agricole e la conseguente diffusione della fame.

La proposta Falconer di ridurre i dazi doganali è pertanto inaccettabile per gli agricoltori europei e avrebbe conseguenze immani sulla produzione agricola dei paesi più poveri.

Inoltre, al fine di concludere il ciclo di Doha, è essenziale riequilibrare i negoziati e giungere ad accordi effettivamente reciproci sull’accesso al mercato. Non siamo ancora pronti a sacrificare la nostra agricoltura e il nostro ruolo nel contribuire alla sicurezza alimentare solo per ottenere, vergognosamente, qualche riduzione dei dazi applicati ai prodotti industriali.

 
  
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  Kader Arif (PSE). – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, accolgo con favore la discussione di questa sera sulla relazione dell’onorevole Muscardini relativa alla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio.

La crisi alimentare che al momento sta colpendo duramente i paesi in via di sviluppo mostra perfettamente la necessità urgente di una migliore regolamentazione del commercio mondiale, che deve essere portata da un’OMC riformata capace di controllare i prezzi della globalizzazione e di promuovere norme commerciali più eque. Questa crisi è strutturale, non ciclica. E’ un segnale dei gravi problemi che stanno sviando il commercio globale da quello che dovrebbe essere il suo obiettivo principale: garantire lo sviluppo di tutti e in particolare quello dei paesi più poveri del pianeta.

Sono state avanzate diverse teorie nel tentativo di spiegare l’origine di tale crisi e non dubito della loro pertinenza. Ritengo, tuttavia, che dovremmo porci, collettivamente, diverse domande. Questa crisi avrebbe avuto le stesse dimensioni qualora in seno all’OMC fosse stata data maggiore considerazione alle priorità dei paesi in via di sviluppo? Qualora vi fosse stato un migliore coordinamento tra l’OMC e le altre organizzazioni internazionali quali l’UNDP e la FAO? Qualora i nostri accordi sul libero scambio non avessero incoraggiato i paesi in via di sviluppo a specializzarsi in singole colture destinate all’esportazione, a discapito delle loro tradizionali colture di sussistenza e di autosufficienza alimentare? Qualora in seno all’OMC avessimo ascoltato e appoggiato i paesi africani quando hanno richiesto l’inserimento di un’azione sui prezzi dei prodotti di base nell’attuale ciclo di negoziati? A tale proposito, desidero sottolineare che l’articolo 38 del GATT impone a tutti i membri dell’OMC di stabilizzare e migliorare la situazione dei mercati per i prodotti primari, che sono di particolare importanza per i paesi in via di sviluppo.

Al fine di trattare i problemi attuali e migliorare l’efficienza e la legittimità dell’OMC, tale relazione propone diverse misure. Per garantire che le voci, i punti di vista e gli interessi dei paesi in via di sviluppo siano ascoltati di più e, certamente, presi in considerazione, pone l’accento sulla necessità di introdurre un sistema decisionale più democratico e una migliore rappresentanza nel Segretariato dell’OMC, a cui è altresì necessario fornire ulteriori risorse umane e finanziarie.

Al fine di garantire maggiore trasparenza delle discussioni e dei lavori dell’organizzazione, è necessario prevedere una migliore informazione, il dialogo tra l’organizzazione e i rappresentanti della società civile e l’apertura al pubblico degli incontri, in particolare per i procedimenti di risoluzione delle controversie.

Infine, è necessario potenziare la dimensione parlamentare dell’OMC, che garantisce legittimità democratica e trasparenza delle negoziazioni, il che comprende in modo particolare la creazione di un’assemblea parlamentare dell’OMC con poteri consultivi.

Oltre a tali misure, è necessario rivedere gli obiettivi stessi del sistema commerciale multilaterali con l’intenzione di garantire coerenza con le altre organizzazioni internazionali. Solo una riforma impegnata in tal senso ci permetterà di concludere il Ciclo di Doha che sta effettivamente lavorando per lo sviluppo e per il raggiungimento degli obiettivi del Millennio. Desidero sottolineare a tale proposito che il primo di tali obiettivi è l’eliminazione della povertà e della fame dal mondo; purtroppo l’attuale situazione ci ricorda i nostri impegni non mantenuti.

 
  
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  Daniel Dăianu (ALDE).(EN) Signora Presidente, desidero sottolineare che la riforma dell’OMC deve essere inserita nel rimodellamento dell’intera organizzazione istituzionale che si occupa della governance delle sfide globali.

Guardate semplicemente agli effetti del surriscaldamento globale e alla crisi finanziaria dovuta agli enormi squilibri economici. Il libero commercio deve essere equo. Deve inoltre essere connesso alle politiche che aiutano i paesi poveri a svilupparsi, in particolare mediante l’agricoltura. Il formidabile aumento dei prezzi dei prodotti alimentari incoraggeranno il protezionismo e le restrizioni a meno che in tutto il mondo non ci concentriamo sullo sviluppo della produzione alimentare.

Gli aumenti dei prezzi dei prodotti di base ha peggiorato uno stato di cose generale molto complicato. I prodotti alimentari verranno sempre più visti come una questione di sicurezza nazionale, nei paesi poveri come in quelli ricchi. E’ pertanto necessario esaminare la riforma della PAC, la politica di cooperazione allo sviluppo dell’UE e le politiche in materia di energia, tenendo conto dei drammatici cambiamenti del contesto internazionale.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, signora Commissario, desidero attirare la vostra attenzione su tre questioni nel contesto della presente discussione.

Innanzi tutto, molti paesi, pur essendo membri dell’OMC, non rispettano le norme sociali, ambientali e in materia di benessere animale. I loro costi di produzione sono di conseguenza inferiori. Purtroppo, tuttavia, è allora impossibile competere con prodotti lavorati in tali economie. E’ necessario tener conto di questo aspetto quando si migliorano le possibilità di accesso al mercato europeo per i beni di paesi terzi, altrimenti molti settori manifatturieri europei cesseranno semplicemente di esistere.

In secondo luogo il mercato europeo continua ad aprirsi ai prodotti agricoli di paesi terzi in cambio di agevolazioni a vantaggio di tali paesi sulle esportazioni dall’Europa di servizi e prodotti industriali. Il potenziale agricolo dell’Europa si sta pertanto indebolendo.

Terzo, appoggio pienamente i suggerimenti dell’onorevole Muscardini riguardanti l’istituzione di un’assemblea parlamentare dell’OMC, i cambiamenti alla classificazione dei paesi sviluppati e in via di sviluppo, la necessità di una più stretta collaborazione tra l’OMC e l’ONU e la deroga al principio del consenso in particolare a livello di commissioni e gruppi di lavoro all’interno del quadro dell’OMC.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL). – (NL) Signora Presidente, desidererei molto parlare a lungo delle mie idee in merito alla riforma dell’OMC, ma preferisco invece porre alla Commissione alcune domande specifiche alle quali desidererei una risposta. Le domande illustrano i punti che abbiamo preso in considerazione nel corso della discussione sulla riforma dell’OMC, oltre alle riforme procedurali, quali la trasparenza, che sono già state menzionate.

Nel contesto del cambiamento climatico, vi è sempre maggiore pressione a utilizzare i biocarburanti. In questa sede non voglio entrare nel merito del dibattito per capire se sia positivo o negativo, ma sollevo le seguenti domande relative agli obblighi dell’Unione europea nel quadro dell’OMC. Il pacchetto dell’UE sul cambiamento climatico contiene diversi criteri ambientali che i biocarburanti devono rispettare. Tuttavia, io e molti miei colleghi desiderano vedere applicati criteri sociali, quali il minimo salariale e la prevenzione del lavoro minorile. Ciò è compatibile con i requisiti dell’OMC? Se non lo è, non ci troviamo allora in una posizione che ci obbliga ad accettare il lavoro minorile e a essere sottopagati? Ho un’altra domanda relativa al commercio di alimenti contenenti OGM. Ritengo che il Protocollo di Cartagena lasci agli Stati membri la decisione di approvare o meno gli OGM. Ciò è compatibile con l’OMC e, se non lo è, come intendete risolvere la questione? Il Parlamento ha indicato che la maggioranza dei suoi membri si oppongono al commercio di pelli di foca. Il Canada minaccia ora di contestare tale posizione attraverso l’OMC. Come ritiene che possano essere sostenuti i desideri della maggioranza della popolazione dell’UE in merito a tale questione? Ritengo che questi punti siano molto importanti e che vadano presi in considerazione nel corso della riforma.

 
  
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  Patrick Louis (IND/DEM). – (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, gli scambi commerciali tra le nazioni sono una cosa buona. Il libero commercio è auspicabile, ma oggi il mondo è cambiato e le regole dell’OMC sono inadatte e in molti casi devono essere modificate.

La natura effettiva del commercio internazionale è cambiata. In passato il commercio si basava sulla complementarietà: si cercava quello che non si aveva e si esportavano le eccedenze. Tale ordine ha fatto prosperare le nazioni. Ma oggi primeggia il dumping sociale. Si abbandona quello che si sa fare per importare ciò che qualcun altro produce a prezzi inferiori, non perché sia più produttivo, ma perché comporta costi, tasse e obblighi sociali inferiori.

Quest’ordine dell’OMC permette ai paesi poveri, ai meno abbienti nei paesi ricchi, di rendere i ricchi dei paesi poveri ancora più ricchi. Si basa sempre meno sulla solidarietà o su accordi di reciprocità tra le nazioni; si tratta piuttosto di un ordine che distrugge le nazioni stesse e che crea un conflitto tra vincitori e vinti.

E’ necessario pertanto modificare le regole dell’OMC. Devono restaurare la preferenza comunitaria e rinnovare lo spirito del Trattato di Roma, che istituiva la tariffa doganale comune. Non si trattava di una protezione eccessivamente cauta, bensì di un’equa compensazione di fronte al dumping sociale. I padri fondatori non avevano sempre torto. L’OMC deve includere nella sua valutazione degli obblighi commerciali le fluttuazioni errate dei tassi di cambio. E’ inammissibile che lo yuan resti così basso mentre il paese ha un’eccedenza commerciale estera così elevata. E’ scandaloso che l’EADS perda un miliardo di euro ogni volta che il dollaro perde 10 centesimi contro un euro ideologico.

In conclusione, il futuro di un commercio veramente libero ci ricorda che abbiamo molto da fare prima di poterci rilassare. Da un lato dobbiamo ristabilire le frontiere come condizione della politica e pertanto la libertà dei popoli; dall’altro dobbiamo subordinare la politica monetaria e quella finanziaria all’economia reale, all’economia produttiva, dato che è l’unica a permettere ai popoli di vivere qui in libertà.

 
  
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  Jim Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, l’OMC ha molti difetti, ma senza dubbio il più ridicolo è l’ingiusto vantaggio dato a Cina, India e Brasile conferendo loro il favorevole status di paesi in via di sviluppo. Una volta erano economie emergenti, ma oggi sono decisamente emerse e possono competere con le economie più forti. Sono senza dubbio così affermate da essere leader mondiali in molti settori. Eppure, inspiegabilmente, offriamo loro un giro gratis come paesi in via di sviluppo, accettando di conseguenza da parte loro norme e impegni inferiori.

Non c’è da meravigliarsi che i miei elettori spesso ritengano che l’OMC non soddisfi o non serva i loro interessi, sensazione accentuata quando vedono il Commissario Mandelson fare una concessione dopo l’altra senza pari relativamente a questioni agricole.

Signora Commissario, ottenere il giusto accordo è più importante di ottenere un accordo. Non si tratta del giusto accordo se la nostra industria agroalimentare verrà spazzata via da una marea montante di importazioni a basso costo da paesi ai quali accordiamo un trattamento più favorevole di quanto non necessitino le loro solide capacità economiche.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, un’istituzione che non funziona adeguatamente deve essere riformata al fine di garantire che serva correttamente tutte le parti interessate e i consumatori. Siamo a favore del libero scambio, ma purtroppo è spesso accompagnato dalla tentazione di soccombere all’avidità. Con la liberalizzazione degli scambi è necessario istituire un meccanismo di controllo, il che costituisce lo scopo di un’Organizzazione mondiale del commercio solida che opera nel modo corretto. Oggi il commercio internazionale è diventato così rapido e vario e si è sviluppato a un punto tale che si è reso necessario un buon coordinamento. Il Parlamento europeo non può stare a guardare senza far nulla. Nel profondo del mio cuore ritengo pertanto che il lavoro dell’onorevole Muscardini sulla riforma di quest’organizzazione servirà a soddisfare tali aspettative e porterà a un organismo internazionale capace di guidare gli scambi commerciali lungo un percorso chiaro e ben definito.

 
  
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  David Martin (PSE). – (EN) Signora Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Muscardini per la sua eccellente relazione.

L’OMC ha ancora un ruolo significativo a livello mondiale e tutt’ora lo svolge bene, ma necessita di essere modernizzata e riformata. Ritengo che una delle riforme fondamentali sia di portare la democrazia parlamentare nell’OMC. Necessitiamo di un’assemblea parlamentare che si incontri con regolarità e che controlli i lavori che procedono attorno al tavolo negoziale dell’OMC.

Dobbiamo anche aggiornare le regole dell’OMC al fine di garantire che la sostenibilità ambientale e il cambiamento climatico siano presi in maggiore considerazione nelle negoziazioni dell’OMC e che all’interno di tali negoziazioni siano altresì incluse le clausole sociali e le condizioni di lavoro. In particolare desidero che l’OIL sia più strettamente collegata al lavoro dell’OMC di quanto non sia attualmente.

In termini di relazione nel suo complesso, appoggio decisamente il lavoro compiuto dall’onorevole Muscardini nella commissione per il commercio internazionale.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, il mercato comune e il commercio senza restrizioni costituiscono i prerequisiti fondamentali per lo sviluppo economico. L’espressione “senza restrizioni” non significa tuttavia non regolato e non munito dei principi che determinano le condizioni di scambio commerciale mentre prevedono la competitività. La necessità di un’adeguata regolamentazione degli scambi commerciali a livello mondiale è particolarmente forte nel contesto della globalizzazione. Ecco perché è così importante il ruolo dell’Organizzazione mondiale del commercio, che è un ampio organismo che riunisce più di 150 paesi membri. L’OMC sarà in grado di agire con maggiore efficacia qualora le sue competenze saranno definite chiaramente e limitate alla politica commerciale.

La chiarezza e la competitività comportano la garanzia che il processo produttivo rispetti standard stabiliti e requisiti di qualità relativi ad esempio alla tutela ambientale, alle condizioni salariali e di lavoro e al benessere animale. La competitività non si misura esclusivamente in termini di prezzi e di costi di produzione. Dato che concludo, desidero dire che la riforma dell’OMC costituisce un’espressione della volontà di collaborare negli interessi dello sviluppo e al fine di combattere la povertà.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, desidero fare le mie congratulazioni per questa relazione a tutte le persone coinvolte, in particolare alla relatrice.

Vedo – e cito liberamente dalla motivazione della relazione – che l’analisi dell’intera Organizzazione mondiale del commercio, che la commissione per il commercio internazionale sta per intraprendere, si baserà fortemente sulle considerazioni finali della relazione Sutherland, che, per molti anni, è rimasta a languire coperta di polvere su una mensola. Apparentemente, allora, quando la commissione avrà elaborato la sua propria relazione, spetterà alla Commissione europea il compito di prendere a Ginevra le iniziative necessarie a portare avanti i miglioramenti raccomandati.

Quale garanzia abbiamo che qualsiasi nuova relazione riceva azioni ulteriori rispetto all’eccellente relazione Sutherland? Le considerazioni sull’ambiente e il cambiamento climatico rientreranno in un nuovo pacchetto dell’OMC? Relativamente al punto già fatto nella relazione in merito alla mancanza di omogeneità tra i paesi in via di sviluppo e all’attuale posizione di Cina, Brasile e India, distingueremo più chiaramente a tale livello tra i diversi stadi di sviluppo?

La mia ultima domanda è: la sicurezza alimentare regionale per tutte le regioni sarà una considerazione legittima?

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli deputati per i loro suggerimenti e osservazioni, di cui si terrà conto nel corso delle riflessioni della Commissione riguardo alla riforma dell’OMC.

La Commissione condivide molte delle preoccupazioni espresse nel corso della discussione ed effettivamente appoggia molte delle proposte avanzate nella relazione dell’onorevole Muscardini. Ciononostante si deve riconoscere che alcune di esse incontreranno una forte resistenza, ma senza dubbio la Commissione le promuoverà.

La Commissione appoggia pienamente in particolare la richiesta di coerenza tra l’OMC e le altre organizzazioni internazionali e la richiesta di maggiore trasparenza, così come di un ruolo potenziato per i parlamenti, in particolare nella revisione della politica commerciale e di monitoraggio. La Commissione condivide anche l’opinione che un’OMC forte sia nell’interesse dei paesi in via di sviluppo.

Desidero anche rispondere alle osservazioni dell’onorevole Liotard, che vanno oltre la riforma dell’OMC. A questo stadio non posso entrare nei dettagli, ma desidero garantirle che siamo già impegnati con i nostri partner in merito al lavoro minorile e alle altre questioni correlate e che appoggiamo la cooperazione tra l’OIL e l’OMC.

Infine, desidero dire che riferirò senza dubbio le vostre osservazioni al mio collega, il Commissario Mandelson, in modo tale che ne tenga pienamente conto nel corso delle discussioni con gli altri membri dell’OMC.

 
  
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  Cristiana Muscardini, relatrice. Signor presidente, onorevoli colleghi, grazie alla Commissione per l’apprezzamento svolto nel lavoro in commissione e grazie al conforto del relatore della commissione sviluppo e della commissione economica e dei molti colleghi intervenuti in quest’Aula. Di questo conforto politico e diciamo tecnico io mi avvalgo oggi, questa sera, per risottolineare alla Commissione la necessità di non porre tempo in mezzo perché guai a coloro che hanno tempo e che questo tempo sprecano! Cioè è vero il Doha può finalmente trovare una soluzione, ma troppe volte in questi anni questa soluzione è stata rimandata e se oggi c’è una gravissima crisi alimentare, dobbiamo anche ricordarci che una certa responsabilità è anche di alcuni tecnici, anche dell’Unione europea, che in certi lontani periodi immaginarono scenari diversi per l’emergenza agricola ed alimentare.

Se noi vogliamo evitare lo scontro tra i paesi veramente poveri e in via di sviluppo e i paesi che si sono già sviluppati, se vogliamo rendere equo il mercato – e il mercato può essere equo e libero solo attraverso delle regole – noi abbiamo la necessità di avere coraggio perché, se vogliamo difendere il concetto di lavoro dignitoso e se vogliamo rendere celeri i contenziosi, non possiamo accettare di rimandare ancora una volta.

La commissione per il commercio internazionale è cosciente delle difficoltà esistenti per un progetto di riforma dell’OMC, dove certi equilibri sono consolidati da tempo, ma anche cosciente che l’OMC, per allinearsi alle aspettative che provengono da più parti e diventare una moderna organizzazione del terzo millennio, deve in qualche modo avere la pretesa e il coraggio di procedure sulle vie della riforma. Alla Commissione il compito di raccogliere e fare proprie queste nostre riflessioni, che domani il Parlamento europeo a larga maggioranza formalizzerà in una richiesta politica.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione di terrà domani alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Nel 2001, i negoziati del ciclo di Doha avevano l’obiettivo di ridurre le barriere commerciali in tutto il mondo, permettendo liberi scambi tra paesi caratterizzati da diversa prosperità.

Nel 2005, l’UE ha tagliato i prezzi offerti ai coltivatori europei di zucchero di circa il 40 per cento a causa della decisione dell’Organizzazione mondiale del commercio di contribuire ad avvantaggiare i paesi più poveri sul mercato globale, quali Australia, Brasile e Thailandia. Purtroppo ciò ha avuto un effetto estremamente negativo sui paesi dell’Unione europea, quali l’Irlanda, la cui industria dello zucchero è stata distrutta, e sulle nazioni produttrici di zucchero più povere dei paesi Africa-Caraibi-Pacifico, come Mauritius, Belize e Figi.

Ancora oggi nel 2008, molti di questi paesi più poveri, che hanno subito l’impatto della ristrutturazione del settore dello zucchero dell’UE, stanno ora affrontando disordini civili a causa del prezzo di prodotti fondamentali, quali il riso e il mais, che non si possono più permettere perché sono venute a mancare loro le entrate derivanti dallo zucchero.

Prima di accogliere nuove misure di smantellamento sulla protezione del commercio, dovremmo eseguire un’onesta valutazione d’impatto sull’effetto che l’UE potrebbe avere sui suoi vicini più poveri in modo tale che nessun altro cambiamento di questo tipo sia nuovamente distruttivo.

 
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale