Presidente. – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale dell’onorevole Helmuth Markov, a nome della commissione per il commercio internazionale, alla Commissione, sugli sviluppi recenti nei negoziati sugli accordi di libero scambio tra Unione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo (O-0032/2008 –B6-0020/2008).
Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, qualcuno potrebbe dire che i negoziati sugli accordi di libero scambio con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo sono durati per 17 anni. In effetti è solo dal 2002 che se ne discute la sostanza. Noi, in Commissione, ma anche i rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio, ci auguriamo di concludere i negoziati più presto che tardi. Sappiamo che l’accordo di libero scambio contribuirà a intensificare le relazioni tra le nostre regioni. Nel 2007 i negoziati sugli accordi di libero scambio sono stati condotti a un ritmo accelerato e sono culminati nella visita del Commissario Mandelson a Doha del dicembre 2007, dando un significativo impulso politico. Abbiamo compiuto buoni progressi in merito a tutti i capitoli e siamo più vicini che mai a un accordo.
Vi sono, tuttavia, alcune questioni in sospeso, che sono importanti per garantire un effettivo accesso preferenziale dell’UE al mercato del CCG e nessuna discriminazione rispetto ad altri. Tali questioni riguardano i dazi all’esportazione, alcune eccezioni nell’area dei servizi energetici, in particolare da parte degli EAU, e alcune disposizioni orizzontali dell’accordo, quali la concorrenza e la proprietà intellettuale. A gennaio è stato cancellato un ciclo di negoziati. Da allora non vi è stato affatto alcun riscontro da parte del CCG. Ora ci auguriamo che il prossimo ciclo sia a inizio maggio, contemporaneamente all’incontro della commissione congiunta UE-CCG, programmata per il 6 maggio.
Il nostro obiettivo resta quello di compiere progressi nel corso del prossimo ciclo e di concludere quanto prima i negoziati, se tutto va come deve nei primi mesi della presidenza francese. L’accordo di libero scambio ha lo scopo di creare una relazione preferenziale tra l’UE e il CCG, in linea con i principi e le regole dell’OMC. Porterà di conseguenza alla liberalizzazione fondamentalmente di tutti gli scambi commerciali tra le parti. Ha altresì lo scopo di sostenere gli Stati membri del CCG nelle loro politiche di diversificazione economica, incoraggiando ulteriori riforme economiche e offrendo la possibilità di portare maggiori investimenti stranieri, oltre al maggiore dinamismo degli investimenti verso l’interno della regione.
L’accordo di libero scambio comprende impegni significativi sul commercio di servizi e investimenti di entrambe le parti e accesso reciproco ai mercati degli appalti pubblici, anche nei settori dell’energia e dei trasporti. Copre programmi ambiziosi di liberalizzazione dalle tariffe, anche nel settore chimico. Da ultimo, ma non per importanza, copre gli ambiti non tariffari, quali gli ostacoli tecnici al commercio, le norme sanitarie e fitosanitarie o i diritti di proprietà intellettuale.
Quest’Assemblea ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che l’accordo di libero scambio in corso di negoziazione con il Consiglio di cooperazione del Golfo non contiene clausole sulle norme ambientali, sociali e in materia di diritti umani. Lasciate pertanto che chiarisca innanzi tutto che l’attuale progetto di accordo di libero scambio UE-CCG comprende diverse clausole non commerciali – su diritti umani, migrazione, lotta al terrorismo e non proliferazione delle armi di distruzione di massa. Tali clausole sono state concordate qualche anno fa con il CCG. In occasione dell’ultimo ciclo è tuttavia emerso che il CCG aveva alcune domande in sospeso sulla forma della clausola di sospensione connessa all’applicazione di elementi politici fondamentali dell’accordo. Oltre a tali clausole, il preambolo dell’accordo si riferisce alla necessità di potenziare il processo di sviluppo economico e sociale nei paesi CCG e al contempo di tutelare l’ambiente. Si riferisce inoltre al fatto che le parti non devono incoraggiare gli investimenti esteri diretti abbassando o rilassando le norme interne in ambito ambientale o in materia di etichettatura. Prevede anche consultazioni qualora sembri che una misura proposta o effettiva non sia coerente con tali principi.
I negoziati sull’accordo di libero scambio UE-CCG hanno tenuto conto dei risultati e delle conclusioni di uno studio per la valutazione d’impatto in termini di sostenibilità condotto tra il 2001 e il 2004. Era il caso, in particolare, di settori che i consulenti avevano identificato come fondamentali per uno sviluppo economico maggiormente sostenibile nel CCG, in particolare i servizi e alcuni settori industriali. Oltre alla richiesta di quest’Assemblea, a febbraio abbiamo stabilito le direttive in materia di negoziato sull’accordo di libero scambio UE-CCG, ivi compresi tutti gli aggiornamenti conformemente alle procedure concordate e nel rispetto degli obblighi di riservatezza.
Desidero infine sottolineare soltanto che il Parlamento europeo è stato aggiornato regolarmente sullo stato di avanzamento dei negoziati sull’accordo di libero scambio UE-CCG e che la Commissione europea continuerà a tenerlo aggiornato.
Tokia Saïfi, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signora Presidente, la conclusione dell’accordo di libero scambio tra la Comunità europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo è oggetto di negoziati dal 1988 e sembrerebbe che presto verranno conclusi una volta per tutte.
Accolgo con favore i recenti progressi, perché la conclusione di un accordo di libero scambio è essenziale al fine di incrementare e regolare gli scambi commerciali tra l’Unione europea e gli Stati del Golfo. Dovrebbe pertanto avviare una nuova era, più dinamica, di cooperazione in diversi ambiti strategici tra due regioni che sono di reciproca importanza vitale, ma le cui relazioni mancavano di sostanza.
L’accordo di libero scambio deve contribuire a smantellare le barriere non tariffarie e a eliminare tutte le sovvenzioni e la compensazione pubblica, in particolare per l’accesso delle materie prime, conformemente alle attuali regole dell’OMC. Le opportunità e le sfide poste dall’importanza crescente dei fondi sovrani devono essere oggetto di un esame approfondito, del dialogo e della cooperazione costruttiva tra il Parlamento europeo e gli Stati del Golfo.
L’obiettivo in questo caso è mantenere un ambiente aperto agli investimenti ma che al contempo li renda più trasparenti. I gestori di tali fondi devono pertanto essere in grado di fornire al mercato le informazioni aggiuntive sull’origine delle loro risorse, nonché sui loro obiettivi e strategie di investimento. L’Europa deve tuttavia garantire anche di poter attirare tali fondi, che generano crescita, innovazione e occupazione, di fronte alla forte concorrenza internazionale, al fine di attrarre capitale produttivo.
La conclusione dell’accordo di libero scambio incoraggerà gli Stati del Golfo a essere maggiormente ricettivi dal punto di vista dei loro partner europei e di metterci in condizione, pertanto, di diversificare e accelerare i nostri scambi e il nostro commercio.
Carlos Carnero González, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare la signora Commissario per le sue delucidazioni e affermare immediatamente che il gruppo socialista al Parlamento europeo ritiene che la firma dell’accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo sia un obiettivo che condividiamo.
Dobbiamo infatti sottoscriverlo quanto prima, il che andrà a vantaggio dell’Europa e dei paesi che fanno parte del CCG. E’ altresì vero, tuttavia, che il mandato per negoziare tale accordo è piuttosto datato. E’ un mandato che non contiene le clausole necessarie a concentrarsi sulle questioni fondamentali odierne, quali i diritti umani, l’occupazione o l’ambiente.
Sono pertanto lieto che la signora Commissario ci abbia detto che l’Esecutivo intende fare tutto ciò che è in suo potere per inserire tali questioni nell’accordo, che sarebbe altrimenti assolutamente incomprensibile, perché non si tratta solo di scambi economici o commerciali.
Siamo tutti consapevoli del fatto che tali paesi sono importanti dato che dispongono di una delle più grandi fonti di benessere del pianeta, il petrolio, componente essenziale delle nostre società moderne.
Tali paesi, tuttavia, non dispongono solo di petrolio. Dispongono di persone, uomini e donne; uomini e donne nati in tali paesi e altri uomini e donne che vengono da altri paesi per lavorare. Ritengo che in tali Stati i diritti umani non siano rispettati come dovrebbero, ad esempio, in termini di libertà di espressione o di libertà di associazione. In merito alla mancanza di parità delle donne, non possiamo che provare vergogna e indignazione quando, ad esempio, leggiamo notizie, quali le relazioni di Human Rights Watch, che affermano che le donne in alcuni di tali paesi necessitano del permesso di un cosiddetto “guardiano”, che può essere il padre, il marito o persino un figlio, per lavorare, viaggiare, studiare o addirittura per accedere ai servizi sanitari, il che è semplicemente inaccettabile, completamente inaccettabile.
Tuttavia potremmo senza dubbio parlare anche della situazione che è stata precedentemente menzionata degli immigrati che lavorano in tali paesi, che costituiscono una grande forza lavoro. I loro diritti sono o non sono garantiti? Quali sono, inoltre, le preoccupazioni ambientali di importanti paesi produttori di petrolio quali sono gli Stati del CCG? Sono interessati al cambiamento climatico o al prezzo del petrolio greggio?
Va detto con amicizia, ma in tutta chiarezza. E’ per questo motivo che siamo lieti che la risoluzione che voteremo domani abbia finalmente incluso paragrafi importanti come i paragrafi 17 e 19, di cui ci sentiamo coautori, che si riferiscono, ad esempio, ai diritti umani in quanto oggetto di una clausola che deve costituire una parte fondamentale dell’accordo di libero scambio da sottoscrivere con il Consiglio di cooperazione del Golfo, o alla necessità che le parti ratifichino le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
Abbiamo anche proposto emendamenti aggiuntivi, che ci auguriamo possano essere appoggiati dai diversi gruppi, rafforzando di conseguenza tali questioni. Dobbiamo tuttavia stare attenti a non inviare ai nostri alleati un messaggio sbagliato: i diritti umani devono essere difesi a prescindere dalla presenza o meno del petrolio.
Ramona Nicole Mănescu, a nome del gruppo ALDE. – (RO) Tenuto conto della mia recente visita alla regione insieme alla delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati del Golfo, la discussione in merito ai negoziati sull’accordo di libero scambio tra la Comunità europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo ha catturato la mia attenzione.
Gli argomenti discussi nel corso degli incontri interparlamentari comprendevano anche i negoziati di tale accordo.
I rappresentanti del CCG hanno dichiarato che gli europei esercitavano pressione per ottenere l’accesso illimitato a diverse opportunità di investimento, mentre il CCG è interessato non solo ad acquisire capitale, ma anche al bisogno di tecnologia e di know-how nell’ambito della gestione.
Da un lato i negoziati avviati avrebbero dovuto essere completati nel 2006, ma osserviamo che proseguono e le ragioni sono imputabili a entrambe le parti.
L’Unione europea ritiene che i membri del CCG manchino di coordinamento e riforme e questi ultimi si lamentano di un interminabile elenco di requisiti che sono tenuti a rispettare.
Alcuni dei più importanti sono stati ricordati dal Commissario per il commercio, Peter Mandelson: accesso al mercato, segnalazione dell’origine dei prodotti, licenze governative, misure per proteggere gli investimenti, nonché i criteri per la loro garanzia all’interno del CCG.
Per questo motivo, ritengo che, con la conclusione dell’accordo di libero scambio, entrambe le parti si impegnerebbero ufficialmente nella cooperazione economica con importanti vantaggi reciproci: sviluppo della cooperazione energetica, sviluppo economico e tecnologico della regione e, implicitamente, maggiore impatto sulla protezione ambientale, creazione di un mercato comune e aumento degli investimenti europei sono solo alcuni di essi.
D’altro canto, nella regione è in corso una sensibile discussione sul problema del rispetto dei diritti umani. L’Unione ricopre un ruolo molto importante nell’economia internazionale, ma, al contempo, è anche uno dei principali promotori del rispetto dei diritti umani fondamentali.
Le discussioni che ho tenuto con i rappresentanti delle ONG più attive nella regione hanno rivelato molto chiaramente l’opportunità fornita dai negoziati sull’accordo di libero scambio al fine di esercitare pressione sugli Stati del Golfo per fornire maggiori libertà civili e politiche ai cittadini di tali paesi.
Per tale ragione, quando si negoziano questioni economiche, si deve dare implicitamente maggiore attenzione alle leggi relative al rispetto dei diritti dei lavoratori immigrati e delle donne.
Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, il mio gruppo appoggia fermamente l’appello alla Commissione di fornire al Parlamento maggiori informazioni circa i negoziati dell’accordo di libero scambio e in particolare di trasmettere l’attuale mandato negoziale e una valutazione d’impatto aggiornata in termini di sostenibilità.
Siamo a favore anche dell’accento posto sulla necessità di un capitolo forte sullo sviluppo sostenibile nel quadro dell’accordo di libero scambio, dati gli scarsi risultati ottenuti dagli Stati del Golfo relativamente alle norme sociali e ambientali. Questo è quanto ci preoccupa circa i suggerimenti della DG Commercio per cui, dato che i negoziati sull’accordo di libero scambio con gli Stati del Golfo sono stati avviati molto tempo fa, quando le questioni relative allo sviluppo sostenibile erano in apparenza meno rilevanti, ora è in qualche modo troppo tardi per caricare i negoziati di nuove questioni, come le clausole sui diritti umani.
Ritengo che vada detto che ciò è politicamente inaccettabile e ci auguriamo che la DG Commercio ricorderà che il Parlamento dovrà dare il suo assenso ai risultati finali dei negoziati.
Ma oltre alle nostre preoccupazioni circa le norme ambientali e sociali degli scambi commerciali all’interno della regione del Golfo, dobbiamo chiedere più attentamente quale tipo di commercio intende liberalizzare un accordo di libero scambio con il Golfo. Certamente sappiamo che l’interesse dell’UE riguarda l’accesso illimitato alle risorse energetiche, riguarda l’eliminazione di qualsiasi ostacolo al commercio, come le tasse all’esportazione o le restrizioni quantitative. Senza dubbio sappiamo che l’UE sta cercando di estromettere attraverso la concorrenza altre economie industrializzate ed emergenti al fine di ottenere le migliori condizioni di accesso, nonché che l’UE vede aumentare i prezzi dell’energia e vuole vendere di più alla regione al fine di compensare il suo bilancio commerciale. Certamente ciò non è assolutamente coerente con gli obiettivi dichiarati dell’UE in merito alla sua politica relativa al cambiamento climatico.
Ma proviamo semplicemente a immaginare uno scenario diverso: che l’UE non cerchi di equilibrare le sue relazioni commerciali attraverso una liberalizzazione totale, ma che utilizzi l’incentivo del disequilibrio commerciale al fine di promuovere lo sviluppo e l’applicazione dell’energia rinnovabile; che l’UE non partecipi alla corsa internazionale per assicurarsi l’accesso al petrolio, ma che insista sugli accordi internazionali perché tutti i paesi ricevano una quota equa di risorse globali in calo.
Paragonata a uno scenario ambizioso di questo genere che desidereremmo si realizzasse, l’insistenza del Parlamento per un capitolo sullo sviluppo sostenibile da inserirsi all’interno dell’accordo di libero scambio è assolutamente il minimo di cui abbiamo bisogno per decidere se quest’Assemblea può dare il proprio assenso al futuro accordo oppure no.
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, l’importanza di concludere un accordo di libero scambio adeguatamente funzionante non può essere ingigantita. E’ dagli anni ottanta che aumentano le esportazioni dell’UE verso gli Stati membri del CCG. Il CCG è attualmente il sesto mercato più grande delle esportazioni dell’UE e l’UE è il primo partner commerciale del CCG. Nel 2005 le esportazioni UE verso il CCG ammontavano a circa 50 miliardi di euro, contro i 37 miliardi di euro circa delle esportazioni UE dal CCG.
La Commissione si aspetta che il volume degli scambi raddoppi subito dopo la firma dell’accordo. Inoltre, per la prima volta, per come la vedo io, l’accordo proposto prevede clausole su diritti umani, non proliferazione e lotta al terrorismo, il che è senza dubbio da accogliere con favore.
Vi è purtroppo stato un lungo ritardo nel giungere a un accordo e quando, nel febbraio 2007, il Commissario Mandelson ha visitato la regione, ha dato impulso all’accordo di libero scambio, come ha detto lei, signora Commissario, se la sto citando correttamente.
Mi risulta, tuttavia, che egli abbia affermato pubblicamente, quando si trovava nella regione, che incolpava il protezionismo arabo del Golfo in quanto lo considerava una delle causa del ritardo della firma dell’accordo di libero scambio. Ritiene ancora la Commissione che sia così e ritiene che sia questo il genere di linguaggio da utilizzare per promuovere gli accordi internazionali?
Nonostante i contrattempi nel raggiungere un accordo commerciale, gli Stati membri del CCG si stanno impegnando in modo positivo con la Commissione in merito all’armonizzazione delle normative sulla sicurezza aeroportuale. Attualmente, i passeggeri che acquistano prodotti esenti da dazio e che si spostano all’interno del Golfo o nell’Unione europea potenzialmente potrebbero vedere i loro beni confiscati a causa delle attuali restrizioni sui liquidi per la sicurezza aeroportuale.
Ma fortunatamente diversi Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo si sono impegnati con la Commissione facendo domanda per il riconoscimento delle norme di sicurezza nel quadro del regolamento (CE) n. 915/2007, il che, mi risulta, permetterà ai passeggeri provenienti da paesi terzi di spostarsi con i loro acquisti esenti da dazio, a patto che il paese sia stato riconosciuto come sicuro. Attraverso tale domanda, questi paesi hanno istituito con successo una cooperazione tecnica e pratica con l’UE e ci si dovrebbe complimentare con la Commissione per aver intrapreso azioni in questo ambito.
Tale esempio di cooperazione pratica incoraggia più ampi accordi di libero scambio che potrebbero entrare in vigore in futuro. Desidero tuttavia vedere tale cooperazione e tali accordi accelerati ed estesi.
Un accordo di libero scambio deve altresì costituire un modo per promuovere la cooperazione scientifica con gli Stati del Golfo e di conseguenza appoggiare lo sviluppo sostenibile nella regione. Al momento la cooperazione scientifica tra l’Europa e gli Stati del Golfo è molto scarsa, sebbene il potenziale potrebbe essere enorme.
La cooperazione nelle scienze è particolarmente importante quando si tratta di cambiamento climatico e politica energetica. L’Unione europea attualmente importa circa il 50 per cento del suo fabbisogno energetico, di cui circa il 20 per cento dal Golfo.
Si deve potenziare un accordo di libero scambio nell’ambito della lotta al cambiamento climatico e pertanto accolgo con favore lo studio di fattibilità programmato dalla Commissione in questo settore.
David Martin (PSE). – (EN) Signora Presidente, desidero iniziare dagli aspetti positivi. Innanzi tutto desidero esprimere pubblicamente i miei ringraziamenti a David O’Sullivan, il direttore generale per il commercio, che ha risposto in modo rapido e positivo alla nostra richiesta di mandati negoziali. Li abbiamo ricevuti nel giro di circa una settimana da quando è venuto in commissione e gli abbiamo chiesto di fornirci tali mandati.
Accolgo inoltre con favore i progressi significativi che si stanno compiendo nel corso di tali negoziati e riconosco, così come hanno già fatto altri, che ciò dovrebbe aprire gli Stati del Golfo agli scambi commerciali con l’UE ed essere positivo per il commercio europeo.
Accetto anche senza riserve che qualsiasi accordo di libero scambio che negoziamo costituirà un miglioramento dell’accordo di cooperazione del 1989 e, come lei ci ha ricordato, signora Commissario, e come l’onorevole Doyle ha appena ripetuto, accolgo con favore il fatto che l’accordo di libero scambio contenga diverse clausole non commerciali su temi, quali diritti umani, migrazione, lotta al terrorismo e non proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Tuttavia non mi rammarico del fatto che le clausole sociali, ambientali e sulle condizioni di lavoro che stiamo negoziando con gli Stati del Golfo siano significativamente più deboli rispetto a quelle che stiamo negoziando nel corso del nostro attuale ciclo di accordi di libero scambio. Non accetteremmo, ad esempio per i negoziati con la Corea o con l’ASEAN, le norme che sembriamo pronti ad accettare per gli Stati del Golfo.
La Commissione ci ha già detto – e potremmo averlo anticipato – che ciò accade perché negoziamo sulla base di un vecchio mandato negoziale, un mandato che non è stato aggiornato dal 2001. Ciò che non ho sentito da nessun membro della Commissione, che sia il Commissario responsabile, che sia il direttore generale per il commercio o il Commissario presente in Aula stasera, è perché stiamo ancora negoziando sulla base di un vecchio mandato. E’ difficile non sospettare che la Commissione ritenesse che sarebbe stato troppo difficile negoziare con gli Stati del Golfo le attuali clausole di sostenibilità e di sviluppo nonché le clausole sulle condizioni di lavoro. Parimenti, perché la valutazione d’impatto in termini di sostenibilità non è stata aggiornata dal 2004? Anche in questo caso, non ho ancora sentito motivazioni convincenti in proposito.
Devo dire di essere particolarmente preoccupato – l’onorevole Carnero ha accennato alla situazione delle donne ed è una preoccupazione che condivido – ma sono particolarmente preoccupato circa i diritti dei lavoratori immigrati negli Stati del Golfo. Certo queste persone costituiscono la maggioranza della forza lavoro negli Stati del Golfo e non vedo in che modo, quale che sia, essi siano protetti da questo accordo di libero scambio. Cosa farà la Commissione per garantire che le norme fondamentali dell’OIL in merito ai lavoratori immigrati siano rispettate dagli Stati del Golfo ?
Infine, signora Commissario, la sua collega, il Commissario Ferrero-Waldner, la scorsa settimana ha incontrato la Bahrain Human Rights Society, che ha sollevato con lei diverse cause di preoccupazione riguardanti i diritti umani e i lavoratori immigrati. Il Gulf Daily News ha citato la sua dichiarazione in cui dava il suo pieno appoggio alle clausole sui diritti umani in qualsiasi accordo di libero scambio. Come ha in programma la Commissione di attuare tale promessa?
Kader Arif (PSE). – (FR) Signora Presidente, come è già stato affermato, l’Unione europea negozia la conclusione di un accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo da circa 20 anni.
Da allora il mandato negoziale della Commissione è stato modificato appena e senza dubbio non è stato aggiornato adeguatamente. Il risultato è una situazione in qualche modo sorprendente in cui l’Unione, per i suoi negoziati con i paesi del Golfo, non utilizza gli stessi criteri di cui si avvale con i suoi altri partner commerciali, quali la Corea o i paesi membri dell’ASEAN. In particolare il mandato negoziale non prevede affatto l’inclusione nel futuro accordo di alcuna clausola sulle norme sociali né alcun ambizioso capitolo sullo sviluppo sostenibile. La questione del rispetto dei diritti umani viene appena menzionata. Dato che tali elementi devono rientrare tra le priorità dell’azione europea, non solo devono essere pienamente integrati nel futuro accordo di libero scambio, ma devono anche essere oggetto di clausole sospensive per i casi in cui gli impegni non siano rispettati. E’ responsabilità dell’UE garantire che tutti gli accordi commerciali che negozia garantiscano la promozione e il rispetto dei principi democratici dei diritti umani, delle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro e delle norme ambientali.
Nel caso degli Stati del Golfo, particolare attenzione – e l’onorevole Martin ne ha appena fatto menzione – va data alle condizioni di vita e ai diritti dei lavoratori immigrati, presenti in gran numero nella regione per sostenerne la rapida crescita, ma che spesso lavorano in condizioni vergognose e inaccettabili.
Più in generale, al di là degli scambi commerciali che vanno sviluppati nel quadro di relazioni commerciali armoniose, l’Europa e i suoi Stati membri devono rafforzare il loro dialogo politico e sociale. Dobbiamo pertanto attuare un accordo di libero scambio che non solo non abbia un impatto negativo sulle persone che vivono nella regione, ma, al contrario, che consolidi i loro diritti economici e sociali. Ecco perché è fondamentale, ad esempio, garantire che durante i negoziati sui servizi, sia rispettata la necessità di garantire un servizio pubblico universale che sia accessibile, sostenibile ed economico e che rispetti elevati standard di qualità.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, siamo tutti d’accordo sul fatto che è molto importante rendere prioritario il miglioramento delle nostre relazioni con gli Stati del Golfo. L’Europa e gli Stati del Golfo hanno molti interessi in comune: da un lato l’Europa è il mercato più forte a livello mondiale, mentre dall’altro il Golfo ci fornisce risorse che sono uniche. Da questo punto di vista è essenziale intensificare le nostre relazioni con questi paesi con un occhio sul contesto globale.
Nell’OMC abbiamo la questione “Tutto tranne le armi”, che dovrebbe costituire la regola. Dobbiamo giungere a una soluzione sensibile il più rapidamente possibile a tal proposito, dato che è nell’interesse di entrambe le parti. Dobbiamo anche fare di più per promuovere gli scambi nell’ambito della ricerca, della conoscenza e del know-how, e cercare di costruire legami più stretti nel settore dell’istruzione. E’ altresì importante la conclusione congiunta della Carta dell’energia.
Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati per le loro osservazioni in merito ai negoziati sull’accordo di libero scambio UE-CCG. Desidero sottolineare che la Commissione continuerà ad aggiornare il Parlamento sullo stato di avanzamento di tali negoziati.
Sono rimasta particolarmente colpita dall’interesse manifestato dagli onorevoli deputati in merito all’inserimento di una clausola politica nell’accordo negoziato e desidero garantirvi che tali preoccupazioni verranno certamente affrontate nel corso delle negoziazioni. Posso anche confermare una cosa che è stata detta, e cioè che questo punto è stato trattato nel corso della visita del Commissario Ferrero-Waldner alla regione del Golfo della scorsa settimana. I paesi del Golfo hanno infatti espresso la loro determinazione a concludere l’accordo di libero scambio e a riconoscere l’importanza di un’ulteriore flessibilità in merito alla questione.
Presidente. – Onorevole Doyle, ha una mozione procedurale?
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, rinuncio questa volta, ma nel corso di altre discussioni era possibile porre una domanda veloce, se c’era, nata in seguito al dibattito, qualora non si fosse usufruito dei cinque minuti di “catch-the-eye”, anche se un deputato aveva già contribuito, in modo tale da utilizzare tutti i “catch-the-eye” o almeno un altro minuto.
Rinuncio questa volta, ma la mia richiesta è stata fatta solo in base a quanto detto, dato che questa sera c’è stato un solo “catch-the-eye”. Avevo una domanda supplementare per la signora Commissario, ma rinuncio.
Presidente. – Onorevole Doyle, può porre la domanda se lo desidera. Il punto è che non l’aveva chiesto.
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, a dire il vero volevo solo andare a fondo con il Commissario sul punto che, dati il tergiversare, il ritardo e la cancellazione dei negoziati dello scorso gennaio, nonché i pochi contatti che si sono avuti da allora e il numero di anni che questa situazione procede – con uno o due incontri all’anno – siamo convinti che vi sia una reale volontà da parte del CCG di concludere un accordo di libero scambio?
Ha in un certo senso appena risposto a questo punto, ma c’è la reale volontà a concludere un accordo di libero scambio con l’UE? Non è questa una domanda legittima, dato il tempo che stiamo negoziando?
Androula Vassiliou, Membro della Commissione. –(EN) Desidero semplicemente dire che ci auguriamo che ci sia. Come sapete, l’incontro pianificato per lo scorso gennaio non ha avuto luogo, ma ci auguriamo che nel prossimo incontro di maggio si svolgano negoziati sostanziali. Ce lo auguriamo.
Presidente. – Ho ricevuto una proposta di risoluzione(1)a norma dell’articolo 108, paragrafo 5, del Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Roberta Alma Anastase (PPE-DE), per iscritto. –(RO) In quanto membro della delegazione del Parlamento europeo per le relazione con gli Stati del Golfo, desidero porre l’accento sull’importanza di firmare quanto prima l’accordo di libero scambio tra la Comunità europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo. La conclusione di tale accordo nel 2008 costituirebbe una premessa fondamentale al fine di intensificare le relazioni economiche tra le due regioni e la necessità di garantire la sicurezza energetica dell’Unione europea riflette l’importanza e l’urgenza di tale tema.
Tenendo conto che gli attuali scambi commerciale sono incentrati sul settore energetico, è fondamentale che il futuro accordo tratti in modo chiaro e approfondito la cooperazione in questo ambito e il suo consolidamento, il che moltiplicherebbe e faciliterebbe la realizzazione di progetti comuni nel settore dell’energia, anche con gli Stati membri dell’UE nella regione del Mar Nero, che trarrebbe vantaggio dalle nuove opportunità di sviluppo e di cooperazione.
Costituisce pertanto una priorità la definizione di un programma ben definito al fine di completare gli attuali negoziati, così come di formulare lo scopo principale di reciproci vantaggi, che porterebbero non solo al potenziamento delle relazioni economiche tra l’UE e gli Stati del Golfo, ma anche al consolidamento della stabilità e dello sviluppo sostenibile in generale.