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Discussioni
Giovedì 24 aprile 2008 - StrasburgoEdizione GU
ALLEGATO (Risposte scritte) - INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE

Interrogazione n. 75 dell’on. Mairead McGuinness (H-0172/08 )  
 Oggetto: Norme sulla produzione alimentare nell’UE
H-0172/08
 

L’UE si vanta dell’importanza che attribuisce ai temi della sicurezza alimentare e del fatto di offrire ai consumatori un regime che consente la completa tracciabilità della produzione alimentare all’interno del suo territorio.

Tuttavia, benché tale sistema sia prevalente nell’Unione, vi sono gravi problemi legati alle norme che disciplinano la produzione degli alimenti importati - un aspetto venuto alla luce in riferimento alle importazioni di carne bovina dal Brasile.

Inoltre, molte delle prassi che saranno vietate nell’UE, tra cui i sistemi di produzione di uova in batteria entro il 2012, continueranno ad essere consentite in paesi non appartenenti all’Unione da cui provengono alcune importazioni comunitarie.

Può la Commissione esprimersi su tale importante questione e specificare come intende affrontare le incongruenze esistenti tra le sue politiche e le norme in vigore?

Riguardo al divieto dei sistemi di produzione di uova in batteria, quali misure intende adottare per evitare la rilocalizzazione di tale produzione intensiva dall’UE al di fuori dei suoi confini dopo il 2012? In tale probabile scenario, le produzioni vietate all’interno dell’UE saranno trasferite al di fuori dell’Unione, che si ritroverà ad importare grandi quantità di prodotti (come le uova essiccate) destinati al settore della trasformazione alimentare e ottenuti da sistemi di produzione in batteria, senza che i consumatori ne siano più informati di prima.

 
  
 

Riguardo alle questioni relative al benessere degli animali e ad aspetti commerciali, non esistono accordi multilaterali vincolanti che affrontino direttamente il problema e il benessere degli animali in particolare non è esplicitamente trattato nell’accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie concluso nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Si tratta di uno dei principali motivi di preoccupazione per la Commissione. Nel 2002 la Commissione ha pertanto definito una specifica strategia per far fronte alle implicazioni concorrenziali derivanti per i produttori comunitari dai sistemi di garanzia del benessere degli animali per i volatili da gabbia. Sono già state intraprese varie iniziative per promuovere il benessere degli animali quale vantaggio concorrenziale, come indicato nel programma d’azione comunitario per la protezione e il benessere degli animali 2006-2010.

Accordi bilaterali con Cile e Canada includono già un capitolo sul benessere degli animali. Nel 2007 è stato inoltre concluso un accordo di cooperazione con la Nuova Zelanda. Un numero crescente di partner commerciali segue attualmente con interesse gli sviluppi in materia e sta valutando in quale modo sia possibile cooperare con l’UE riguardo a una questione che sta diventando sempre più importante soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Secondo un sondaggio di Eurobarometro del 2006, l’89 per cento dei consumatori ritiene che i prodotti importati devono essere realizzati in condizioni di benessere degli animali identiche a quelle previste per i prodotti provenienti dall’UE. Al momento la Commissione sta pertanto valutando la possibilità di creare un sistema di etichettatura che tenga conto dell’esigenza di garantire il benessere degli animali e intende presentare nel 2009 una relazione in materia al Parlamento europeo e al Consiglio. Tale sistema sarebbe compatibile con le regole dell’OMC e consentirebbe ai produttori comunitari di porre in evidenza le norme elevate in materia di benessere degli animali applicate nella Comunità allo scopo di informarne i consumatori, che a loro volta insistono sempre più su tali norme elevate nelle loro decisioni di acquisto.

Nel 1999 il Consiglio ha adottato il divieto dei sistemi delle “gabbie non modificate”(1) , che proibisce nuovi impianti a partire dal 2003 e concede più di 10 anni al settore del pollame europeo per convertirsi a sistemi alternativi. Alcuni produttori comunitari sono già passati a sistemi di produzione alternativi(2) . La Commissione ritiene che spetti a ciascun produttore compiere la propria scelta a questo riguardo e agli Stati membri far applicare la direttiva.

Dalle informazioni disponibili emerge che i consumatori sono sempre più interessati agli aspetti etici e sostenibili della produzione alimentare in Europa, e questo vale anche per i prodotti alimentari trasformati, anche se in generale non sono a conoscenza delle norme attuali e dei requisiti effettivi applicabili all’agricoltura. La Commissione continuerà a valutare le migliori opzioni possibili in modo da sostenere i produttori che soddisfano tali aspettative.

 
 

(1) Direttiva 1999/74/CE del Consiglio del 19 luglio 1999 che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole (GU L 203 del 3.8.1999).
(2) Secondo recenti studi della DG Agricoltura, nel 2006 nei seguenti Stati membri sono state registrate le seguenti percentuali di produzione di uova con sistemi alternativi: Germania 32,4 per cento, Paesi Bassi 52,6 per cento, Regno Unito 36,2 per cento, Irlanda 34,1 per cento, Francia 18,8 per cento e Italia 12 per cento.

 
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale