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Procedura : 2008/2566(RSP)
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Testi presentati :

RC-B6-0185/2008

Discussioni :

PV 24/04/2008 - 12.1
CRE 24/04/2008 - 12.1

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PV 24/04/2008 - 13.1
CRE 24/04/2008 - 13.1

Testi approvati :

P6_TA(2008)0184

Discussioni
Giovedì 24 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

12.1. Zimbabwe
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca sei proposte di risoluzione sullo Zimbabwe(1).

 
  
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  Erik Meijer, autore. (NL) Signor Presidente, il Presidente dello Zimbabwe, Mugabe, un tempo era l’eroe della lotta per la liberazione. Grazie a lui l’ex Rhodesia meridionale divenne il nuovo stato dello Zimbabwe, il che, dopo la fine del governo coloniale e in opposizione a una politica di apartheid condotta dai bianchi, conferì una voce democratica alla popolazione maggioritaria di colore, che si ribellò all’autorità coloniale.

Per anni, Mugabe è stato un governatore incredibilmente moderato. Non ha perseguito l’imperativo pressante della ridistribuzione della proprietà delle terre. E’ stato radicale unicamente nella sua avversione contro gli omosessuali. Solo quando si è trovato in pericolo di perdere il potere si è ricordato le sue iniziali promesse sulla riforma delle terre. Sino ad allora, le sue azioni sconsiderate hanno ridotto l’economia del paese a un totale disastro. La ridistribuzione dei terreni agricoli non ha seguito un piano adeguato, ma è stata svolta in modo del tutto arbitrario, con i suoi sostenitori più aggressivi che si sono accaparrati le terre.

Ancora peggiore è il modo in cui ha trattato i suoi oppositori politici. Sono stati spietatamente minacciati e attaccati, ma finora sono riusciti a sopravvivere. L’ultima volta che si sono svolte le elezioni nel paese già vi era il sospetto che i risultati fossero stati truccati. Questa volta, l’opposizione ha vinto le elezioni politiche, ma sembra che il riconteggio proposto abbia lo scopo di rubarle la vittoria. Il risultato delle elezioni presidenziali è tenuto segreto già da un mese intero, motivo per cui le dimensioni della sconfitta di Mugabe restano sconosciute.

Negli ultimi giorni, il Presidente ha dichiarato con entusiasmo che non cambierà mai niente nel suo paese. Può mantenere tale promessa attraverso la violenza e la repressione. Lo farà impiegando un intero carico navale di armi cinesi importate. Date le circostanze, è comprensibile che il mondo esterno si preoccupi per questo conflitto interno. Il sostegno ai profughi e all’opposizione, nonché la pressione sul partito al governo, sono modi essenziali di conseguire ciò che Mugabe stesso ha sempre dichiarato di volere, vale a dire il potere politico per la maggioranza.

 
  
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  Geoffrey Van Orden, autore. (EN) Signor Presidente, desidero prima di tutto esprimere il mio disappunto per il fatto che il Consiglio non sia rappresentato in questa importante discussione.

E’ passato quasi un mese dallo svolgimento delle elezioni in Zimbabwe. Non ci sono molti dubbi sul fatto che siano state vinte dal Movimento per il cambiamento democratico. Il Presidente Mugabe e i suoi seguaci ora dovrebbero essere fuori dal governo, ma non si è sentito praticamente nulla in merito al risultato elettorale, tranne il fatto che i sostenitori di Mugabe hanno ancora una volta reagito con violenza e stanno disperatamente cerando di truccare i risultati delle elezioni.

Da anni indichiamo lo Zimbabwe come la maggiore vergogna sul territorio africano, una testimonianza degli effetti della tirannia, della corruzione e dello sfruttamento da parte dello spaventoso regime di un solo uomo. Mugabe ha distrutto un paese in passato fiorente. Tuttavia, nel corso di tutti questi anni, altri leader africani sono rimasti a guardare e non hanno fatto nulla o hanno addirittura applaudito il tiranno ogni volta che ne avevano l’occasione. Che disgrazia! E che scandalo è stato. E che tragedia, non solo per la popolazione dello Zimbabwe, ma per l’intera Africa.

Per tutti questi anni, la prima soluzione per il destino del paese è stata portata dal Sudafrica, benché Thabo Mbeki non solo non è riuscito a compiere in modo adeguato i suoi compiti in qualità di mediatore, ma ha sfacciatamente appoggiato Mugabe. Qualche giorno fa, il mondo guardava esterrefatto quando Mbeki ha annunciato che non vi era alcuna crisi in Zimbabwe, solo normale politica elettorale.

L’Unione europea ha almeno imposto sanzioni mirate al regime di Mugabe, ma si è adoperata per far sì che nessuno le prendesse sul serio, invitando persino Mugabe, al quale è vietato viaggiare nei paesi dell’Unione europea, al Vertice UE-Africa che si è tenuto a Lisbona lo scorso dicembre, per motivi che erano completamente fasulli. Quale sforzo diplomatico o economico è stato realmente compiuto al fine di persuadere altri paesi africani a fare la cosa giusta per quanto riguarda lo Zimbabwe? La risposta è: uno sforzo molto piccolo.

Bene, c’è ancora tempo per fare la cosa giusta. Jacob Zuma, presidente dell’ANC, ha adesso chiesto allo Zimbabwe di agire. Oggi, nella nostra proposta di risoluzione, chiediamo agli uomini di buona volontà a capo dello Zanu-PF in Zimbabwe, di aprire gli occhi e riconoscere che è in atto una trasformazione.

E’ giunto per noi il momento di far sentire la nostra voce. Portiamo a compimento il cambiamento democratico che è infine necessario nell’interesse della popolazione dello Zimbabwe.

 
  
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  Bogusław Rogalski, autore. (PL) Signor Presidente, in Zimbabwe sia la situazione politica che la sicurezza interna hanno subito un peggioramento repentino dopo le elezioni politiche e presidenziali di marzo. Lo stesso fatto che i risultati delle elezioni non siano ancora stati resi pubblici è la prova della violazione dello Stato di diritto nonché della natura totalitaria dell’amministrazione in questo paese africano.

Oggi, in Africa, è in serio pericolo la democrazia stessa. Il regime ha nuovamente usato la forza contro l’opposizione e le aspirazioni democratiche della popolazione dello Zimbabwe. Per questo motivo occorre una reazione decisiva da parte dell’Unione europea, che dovrebbe comprendere il nostro Parlamento. Dovremmo reagire alla situazione, ma anche condannare l’operato della Cina che, inviando una nave da carico piena di armi alla costa africana, cerca di sostenere il regime di Mugabe.

E’ questo il motivo per cui sono lieto di sostenere la clausola contenuta nella nostra proposta di risoluzione comune, che chiede alla Cina di sospendere le esportazioni di armi allo Zimbabwe. Solo in questo modo sarà possibile ridurre il numero delle vittime dello stato di terrore cui sono soggetti i cittadini del paese.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, dopo molti anni di governo coloniale britannico e un periodo di dittatura di apartheid da parte di Ian Smith, l’ex Rhodesia, adesso Zimbabwe, è stata portata all’indipendenza da un gruppo di persone che lottavano per la libertà, tra cui Robert Mugabe.

Nessuno può negare il contributo di queste persone al raggiungimento della libertà in Zimbabwe ma, come spesso accade, il potere eccessivo e duraturo, oltre all’opportunismo e a un’avidità incontrollata per i successi materiali personali, ha presto corrotto lo spirito altruista di libertà e democrazia e trasformato il regime al governo di Mugabe in un organo amministrativo repressivo con nessuna prospettiva e eccessive manifestazioni di totalitarismo. Il risultato è stato l’isolamento internazionale dello Zimbabwe e la caduta continua del paese nella povertà e nella miseria della corruzione.

Nelle ultime elezioni, la popolazione dello Zimbabwe ha dimostrato il proprio desiderio di un cambiamento davvero necessario, ma il regime di Mugabe non vuole rinunciare al potere e adesso rischia seriamente di gettare il paese nell’anarchia e nella guerra civile.

Con la presente proposta di risoluzione, inviamo il messaggio che la volontà del popolo dello Zimbabwe, espressa mediante il processo elettorale, deve essere rispettata. Garantiamo inoltre che coloro che in Africa affermano di preoccuparsi realmente della situazione nel paese si assumano pienamente le loro responsabilità, vedano la realtà della situazione, considerino Mugabe non per quello che è stato molti anni fa, ma per quello che è oggi, e agiscano in modo decisivo al fine di realizzare una transizione democratica in Zimbabwe.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore. (ES) Signor Presidente, alla luce degli avvenimenti, ritengo che la situazione in Zimbabwe meriti senza dubbio la nostra attenzione in questa seduta urgente. Pertanto, mi unisco, e non potrei fare diversamente, al coro di voci di coloro che hanno già condannato la violenza da parte dell’esercito del governo contro i gruppi dell’opposizione, i giornalisti e i sostenitori dei diritti umani.

Auspico inoltre che la presente risoluzione contribuirà finalmente a sostenere coloro che cercano, all’interno e all’esterno del paese, di ripristinare il processo democratico.

Tuttavia, c’è un aspetto in particolare sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione e riguarda il famoso caso della nave cinese An Yue Jiang, con un carico di armi e munizioni di 77 tonnellate destinate allo Zimbabwe, che è stata costretta a lasciare il porto sudafricano di Durban dopo che i lavoratori portuali si sono rifiutati di scaricare il carico e che un giudice ha stabilito che le armi non avrebbero potuto essere trasportate attraverso il territorio sudafricano.

Secondo le informazioni a mia disposizione, attualmente la nave è in cerca di un porto sul quale scaricare la merce, anche se pare che tornerà in Cina senza aver compiuto la sua missione, considerata l’opposizione nella regione ad accettare quel carico.

Ancora una volta, è evidente che non si sarebbe mai dovuto consentire alla nave di salpare e che tutti i governi devono riunirsi al più presto al fine di elaborare un trattato internazionale poiché, purtroppo, nel mondo esistono molti luoghi come lo Zimbabwe, ai quali non dovrebbe essere mai consentito di ricevere armi o munizioni di qualsiasi tipo.

Facciamo sì che questo esempio funga da stimolo per i negoziati di un Trattato sul commercio delle armi (ATT), che da anni chiedono moltissime ONG della rete IANSA, come ha fatto anche quest’Assemblea.

 
  
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  Urszula Gacek, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signor Presidente, a breve sarà trascorso un mese dallo svolgimento delle elezioni presidenziali in Zimbabwe. Di certo c’è stato tutto il tempo di contare i voti e annunciare i risultati. Al momento, il riconteggio prosegue in 23 circoscrizioni su richiesta del partito Zanu-PF al governo. Ci sono serie preoccupazioni riguardo al modo in cui sono state raccolte le urne e non può essere escluso che siano state manomesse nel corso di questo processo di riconteggio. Dalle proiezioni è emerso che sarebbe stato necessario un secondo turno nella corsa delle presidenziali. Se il Presidente Mugabe annuncia ora la sua vittoria, deve essere contestata. Speriamo quindi che abbia luogo un secondo turno.

Tuttavia, la comunità internazionale deve continuare a esercitare pressione al fine di garantire che questo turno sia il più libero ed equo possibile. Deve essere consentito agli osservatori elettorali e ai giornalisti l’ingresso nel paese. Nel più lungo periodo saranno necessarie riforme, tra cui la creazione di una commissione elettorale indipendente, che garantiscano che una simile farsa non venga più chiamata elezione democratica.

 
  
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  Katrin Saks, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, la costituzione dello Zimbabwe dichiara che “nessun individuo può subire torture o punizioni disumane e degradanti o un altro trattamento simile”.

Le violazioni del diritto nazionale e internazionale sono così numerose che non c’è, semplicemente, neanche il tempo di elencarle. Desidero rivolgermi a queste due persone: il commissario generale della polizia, Augustine Chihuri, e il comandante dell’esercito, Constantine Chiwenga. La tortura e altri trattamenti o forme di punizione crudeli, disumane o degradanti sono assolutamente vietate dal diritto internazionale: per esempio, in virtù dell’articolo 5 della Carta africana dei diritti umani e dei popoli e dell’articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Lo Zimbabwe fa parte di entrambi gli strumenti.

Vi chiedo di porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani perpetrate da ufficiali di polizia e soldati, e vi invito a garantire che si indaghi in modo rapido, indipendente e imparziale su tutte le accuse di un coinvolgimento militare e di polizia in abusi dei diritti umani, compresi gli attacchi violenti alle persone.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, a nome del gruppo ALDE. (PL) Signor Presidente, il governo dittatoriale del Presidente Mugabe ha trasformato lo Zimbabwe da un paese con un’economia fiorente in un totale disastro. L’inflazione ha raggiunto il 100 000 per cento l’anno. Il PIL è diminuito di un terzo negli ultimi anni e il decreto sulla riduzione dei prezzi del 50 per cento si è tradotto in negozi vuoti. Di recente, tutte le imprese del paese sono state nazionalizzate. Inoltre, l’aspettativa di vita in Zimbabwe è tra le più basse del mondo: 37 anni per gli uomini e 34 per le donne. Un quarto della popolazione ha il virus dell’HIV e circa l’80 per cento vive al di sotto della soglia di povertà.

Se desideriamo che in Zimbabwe si verifichino cambiamenti, e il cambiamento è assolutamente essenziale, allora dobbiamo garantire che ciò avvenga attraverso elezioni e non per mezzo di rivolte sanguinose e rivoluzioni.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, il 29 marzo 2008 si sono svolte in Zimbabwe le elezioni presidenziali e politiche. Tuttavia, non è stato ancora annunciato alcun risultato.

Il blocco della pubblicazione degli esiti delle elezioni presidenziali e la repressione dell’opposizione che l’ha accompagnato sono una forma inaccettabile di soffocamento delle aspirazioni democratiche del popolo dello Zimbabwe. Il fatto che il 14 aprile 2008 la Corte Suprema del paese abbia respinto l’urgente richiesta del gruppo di opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico, affinché la commissione elettorale annunci i risultati delle elezioni presidenziali, dimostra la dipendenza della magistratura dall’attuale titolare dell’ufficio presidenziale, Robert Mugabe, che teme di perdere potere.

Condanniamo severamente le violazioni dei diritti umani e l’uso della forza contro l’opposizione.

Fornire armi al paese in questo momento significa incoraggiare la possibilità dello scoppio di una guerra civile e merita la stessa condanna. Anche per questo motivo, uno speciale apprezzamento va ai lavoratori portuali del Sud Africa, che si sono rifiutati di sbarcare le armi inviate dalla Cina alle forze di sicurezza dello Zimbabwe.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI). – (NL) Signor Presidente, quante volte la situazione dei diritti umani in Zimbabwe è ormai comparsa sulla nostra agenda in Aula quale questione per una discussione urgente? Quante volte siamo rimasti qui impotenti inveendo contro il modo in cui Mugabe reprime il suo popolo? Non siamo sempre stati unanimi su tutto, ma sullo Zimbabwe raggiungiamo un certo consenso.

Lo spettacolo ignobile delle recenti elezioni è la dimostrazione che, ancora una volta, a questo dittatore senza scrupoli non importa un bel niente della democrazia. La politica di pulizia etnica contro i contadini bianchi prosegue senza tregua. Mugabe disprezza l’opposizione, la comunità internazionale e il suo stesso popolo. Nello Zimbabwe i più deboli sono i primi a soffrire, ma lo sappiamo da anni.

Tuttavia, lo scorso dicembre la Comunità europea ha disteso il suo tappeto rosso per quest’uomo al Vertice UE-Africa di Lisbona. Solo il Primo Ministro britannico Gordon Brown si è opposto e ha boicottato questa disgustosa piccola riunione. Tutti noi lo sappiamo, ma il nocciolo di questa deplorevole situazione è questo. Mugabe sa di essere sostenuto. Sa di essere appoggiato da un certo numero di colleghi capi di Stato, o potremmo dire colleghi-dittatori dell’Africa, che relegano ogni critica alla sua politica criminale come “neocolonialismo”. Il ruolo del Sud Africa è particolarmente infido in questo caso. Finché l’Unione africana non lo condannerà in modo inequivocabile, Mugabe continuerà ad agire impunito.

Mugabe è consapevole di avere anche il sostegno della Cina, che intende assumere in Africa il ruolo dell’Europa, e lo fa dichiarando ai capi di Stato corrotti che la Cina non creerà loro alcun problema per quanto riguarda i diritti umani e la buona governance. Il regime cinese sta rivelando il suo vero aspetto non solo in Tibet, ma anche in Darfur e Zimbabwe. Questo è il significato della discussione odierna ed è la colpevolezza condivisa di Cina e Africa che dobbiamo condannare e sottolineare con maggiore vigore.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, gli avvenimenti in Zimbabwe sarebbero ridicoli se non fossero così drammatici e potessero in realtà diventare piuttosto tragici.

Qual è lo scopo di queste elezioni? L’elezione democratica di un governo. Ciò significa che il processo di votazione deve essere libero ed equo, che i voti devono essere contati, i risultati pubblicati e le scelte della popolazione rispettate. Questo non accade nello Zimbabwe di Mugabe.

La mancata pubblicazione dei risultati e il riconteggio, nel modo in cui è stato organizzato, sono completamente assurdi. La comunità internazionale deve seguire questo con molta attenzione. Dobbiamo ascoltare gli avvertimenti dei leader religiosi che fanno appello al nostro senso di responsabilità poiché temono che ciò si potrebbe tradurre in una crisi molto violenta delle dimensioni di un genocidio. Questa è una prova anche per gli organismi internazionali sui quali dobbiamo esercitare pressione, ossia la SADC, l’Unione africana e l’ONU.

Infine, per quanto riguarda la nave cinese: ci sono informazioni riguardo al fatto che potrebbe fare ritorno in Cina, come ci ha riferito il Commissario Michel martedì. Tuttavia, abbiamo bisogno di una conferma, e invito la Commissione a sollecitare la Cina; deve essere una decisione politica e non solo della società di navigazione.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, nell’ex Rhodesia si trovava spesso un cartellone turistico che invitava le persone “Venite in Rhodesia e visitate le rovine dello Zimbabwe”. Negli anni seguenti, lo slogan è stato invertito per renderlo un gioco di parole a doppio senso: “Venite in Zimbabwe e vedete le rovine della Rhodesia”. Oggi la pubblicità potrebbe essere benissimo letta: “Venite in Zimbabwe e vedete le rovine dello Zimbabwe”, il che non si riferisce al famoso complesso di rovine, ma alle antiche speranze di prosperità e democrazia.

Ritengo che l’Unione europea abbia il dovere di utilizzare l’attuale situazione – in cui, nonostante le manovre di diverso tipo, il coraggio dell’opposizione dello Zimbabwe ha vinto, dopotutto, una battaglia importante – al fine di promuovere la democrazia e lo tato di diritto in questo importate paese africano. Il suo popolo ha sofferto abbastanza. Tuttavia, dobbiamo trovare modi per sostenerlo che non possano essere interpretati come neocolonialismo. E’ quindi importante che ciò che facciamo abbia il sostegno anche dei paesi vicini e della stessa popolazione dello Zimbabwe.

Questo è il motivo per cui accolgo con favore i primi positivi passi da parte dell’African National Congress, nonostante debba fare di più! Questo è anche il motivo per cui valuto con particolare favore l’esempio coraggioso dei lavoratori portuali. Occorre dichiarare molto chiaramente che è un compito condiviso dell’Unione europea, dell’Unione africana e delle diverse potenze dell’Africa meridionale garantire che l’opportunità ora creata, a seguito delle elezioni, venga impiegata adeguatamente. Robert Mugabe ha già un posto nella storia; ogni giorno che passa ne lascia uno sempre meno imponente.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) I timori dell’opposizione che Robert Mugabe decida di usare la forza per nascondere la sconfitta nelle elezioni del 29 marzo del suo partito al governo si sono avverate: 36 manifestanti sono stati arrestati nel corso di una marcia pacifica di protesta contro il ritardo nell’annuncio dei risultati elettorali.

L’interesse della Cina nel petrolio dell’Africa è un altro problema che deve affrontare il paese, che si trova in una profonda crisi economica, con centinaia di migliaia di persone che emigrano alla ricerca di una vita migliore altrove. In cambio di armi, la Cina sostiene la corruzione e un regime dittatoriale ed è uno dei maggiori partner commerciali e fornitori di assistenza del regime di Robert Mugabe.

Concordo con la risoluzione del Parlamento europeo sullo Zimbabwe, che appoggia l’opposizione e condanna le frequenti espressioni di razzismo dei sostenitori di Robert Mugabe e chiede alla Cina di tornare sui suoi passi.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, il popolo dello Zimbabwe merita giustizia e lo Stato di diritto. Le elezioni del mese scorso indicano la possibile fine della tirannia. Ritengo che il fatto stesso che il governo di Mugabe abbia ritardato a riconoscere il risultato e stia cercando di ricontare i voti dimostri, e sia la prova, che si sentono sconfitti.

Al contempo sono particolarmente preoccupato della violenza diffusa rivolta contro i presunti sostenitori dell’opposizione, persone che sono state picchiate e uccise solo perché le loro opinioni erano differenti da quelle del governo. Desidero inoltre citare il fatto che questo regime non può sopravvivere in mancanza di supporto esterno, pertanto l’elemento Cina è molto simbolico, navi cariche di armi che attraccano nei porti africani.

 
  
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  Presidente. – In teoria, la durata dell’intervento non dovrebbe essere “superiore ai due minuti”, conformemente al Regolamento, ma c’è un terzo oratore e vorrei davvero concedergli la parola.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, desidero unirmi a quanto oggi affermato dagli onorevoli colleghi sulla questione dello Zimbabwe, che non può essere ignorata. L’Europa ha investito e continua a investire fondi considerevoli in Africa con la buona intenzione di istituire la democrazia nel continente e aumentare lo standard di vita medio delle persone. L’esempio di Mugabe e dello Zimbabwe potrebbe influenzare altri burocrati improvvisati in Africa e, anche nei luoghi in cui c’è democrazia ma l’opposizione è equipaggiata con armi provenienti dalla Cina o da altri rappresentanti del mondo socialista, questo pone una minaccia a tali democrazie, e il nostro compito è quello di difenderle. Per questo motivo, non possiamo lasciare che lo Zimbabwe la passi liscia e ritengo che queste opinioni siano giuste e dovrebbero essere ascoltate in tutta l’Africa.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, ho seguito con interesse la discussione in quest’Aula e accolgo con favore la risoluzione sulla quale si voterà a breve.

Innanzi tutto, vorrei ricordare l’impegno continuato della Commissione per il popolo dello Zimbabwe. In tal senso, desidero anche sottolineare che l’Unione europea resta il maggior donatore del paese e intendiamo continuare a svolgere questo ruolo.

La situazione in Zimbabwe, in particolare a seguito delle elezioni del 29 marzo, è una grande preoccupazione e, al pari del Parlamento europeo, la Commissione segue gli avvenimenti da molto vicino. Stiamo collaborando in modo stretto con gli Stati membri, sia in Zimbabwe che qui in Europa, al fine di coordinare le azioni a livello comunitario.

Riteniamo che il popolo dello Zimbabwe e dei paesi vicini sia il principale attore nel trovare una soluzione alla crisi e di conseguenza incoraggiamo le autorità regionali del paese a svolgere un ruolo cruciale. La Commissione sostiene pertanto gli sforzi regionali in corso e le conclusioni del Vertice della SADC, svoltosi il 13 aprile a Lusaka, che chiede la diffusione dei risultati delle elezioni presidenziali e, in caso di ballottaggio, l’appello del governo dello Zimbabwe di garantire un ambiente sicuro.

Accogliamo con favore anche la nuova apertura da parte della SADC di una missione di osservazione elettorale che si occupi immediatamente del processo elettorale in corso sino al suo completamento, mentre siamo spiacenti che l’Unione europea non sia stata invitata a inviare una propria missione di osservazione elettorale.

Nel quadro della sua partecipazione al Vertice SADC sulla povertà, svoltosi nella Repubblica di Mauritius il 19 aprile, il Commissario Michel ha colto l’opportunità di incontrare la maggior parte dei Presidenti o Primi Ministri degli Stati membri della SADC al fine di discutere la crisi in Zimbabwe. Li ha ringraziati per i loro sforzi e incoraggiati a rafforzare il loro coinvolgimento nella ricerca di una soluzione accettabile.

Desidero confermare la volontà della Commissione di continuare a far uso di ogni opportunità di dialogo al fine di trovare una soluzione alla crisi in Zimbabwe. Al contempo, la Commissione e gli Stati membri continuano a fornire livelli senza precedenti di aiuti umanitari al popolo del paese.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà dopo le discussioni.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale