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Procedura : 2008/2567(RSP)
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B6-0194/2008

Discussioni :

PV 24/04/2008 - 12.2
CRE 24/04/2008 - 12.2

Votazioni :

PV 24/04/2008 - 13.2

Testi approvati :

P6_TA(2008)0185

Discussioni
Giovedì 24 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

12.2. Iran: il caso di Khadijeh Moghaddam
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sul caso di Khadijeh Moghaddam(1).

 
  
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  Paulo Casaca, autore. (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, uno degli aspetti più oscuri del regime teocratico iraniano è la sua misoginia. Dalla rivoluzione islamica del 1979, le autorità iraniane hanno successivamente cancellato tutti i più importanti diritti delle donne. La lapidazione, la mutilazione e la violazione della riservatezza e dei diritti fondamentali adesso sono la regola. La società sta reagendo in modo sempre più chiaro ed energico a questa situazione.

In tale contesto, il movimento per un milione di firme, che ha iniziato a organizzarsi circa due anni fa, è una delle più importanti manifestazioni del desiderio della società civile iraniana di dimostrare la propria opposizione al regime al potere.

Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a circa 100 sentenze di detenzione e altre sanzioni attribuite a persone che avevano firmato la petizione del movimento. Oggi, dopo aver presentato la nostra proposta, siamo stati informati da diverse organizzazioni per i diritti umani che è stata sospesa la condanna di detenzione e delle frustate per tre attiviste donne di questo movimento, Nashrin Afzali, Nahid Jafari e Zeynab Peyghambarzadeh. E’ una situazione intollerabile e chiedo a tutti i colleghi di dimostrare il loro ripudio della situazione ed esprimere il loro sostegno alle donne iraniane.

 
  
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  Erik Meijer, autore. (NL) Signor Presidente, l’Iran è un paese in cui solo le persone pronte a essere terrorizzate dai militari e dai teologi conservatori possono sopravvivere. In questo paese, la libertà, la democrazia e i diritti umani non hanno alcun significato. Vengono svolte le elezioni ma i candidati devono essere approvati dal clero conservatore, e i dissidenti vengono pertanto esclusi. Molti iraniani sono fuggiti dal regime di terrore del loro paese e molti di loro non sarebbero più in vita se non l’avessero fatto. Dovremmo trovare spazio per questi rifugiati in Europa anziché rimpatriarli o trattarli come terroristi.

Al contempo, è innegabile che una parte della popolazione iraniana approvi l’uccisione degli omosessuali, la discriminazione contro le donne e la repressione delle minoranze etniche. Queste persone sono rifuggite dalla decadenza occidentale nel loro paese nel periodo della dinastia Pahlavi, che è stata condotta in esilio negli ultimi anni ‘70 dopo aver reso l’Iran un prolungamento dell’America e dell’Europa. Anche allora di democrazia non se ne parlava. E gli oppositori del regime venivano perseguitati o mandati in esilio. Gli errori dell’Occidente sono ampiamente responsabili dell’attuale regime di terrore che sta salendo al potere. Se l’Iran avesse avuto una reale possibilità di diventare un paese moderno con il Primo Ministro Mossadeq nei primi anni ‘50, non sarebbe mai diventato un terreno fertile per i dittatori di oggi.

Ci sono movimenti per il cambiamento in Iran, ma sono soggetti a persecuzioni generalizzate. Khadijeh Moghaddam è stata arrestata l’8 aprile e accusata di “diffusione di propaganda contro lo Stato, disturbo dell’opinione pubblica e attività contro la sicurezza nazionale”. E’ stata rilasciata da allora, ma le severe restrizioni sulle donne, semplicemente, continuano. Dobbiamo dimostrare solidarietà con gli oppressi.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola, autore. (FI) Signor Presidente, come emerge dalla risoluzione, in Iran le misure coercitive vengono impiegate per cercare di zittire coloro che nel paese si dichiarano apertamente a favore dei diritti delle donne. Vengono arrestati, interrogati e condannati alla detenzione, alcuni vengono persino minacciati di lapidazione. Il lavoro delle ONG è stato reso molto difficile ed esistono limiti alla libertà di parola e di assemblea. Inoltre, all’inizio di gennaio la rivista Zanan, che ha parlato a favore della parità, è stata chiusa.

E’ preoccupante anche che l’Iran non abbia ancora ratificato la Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne. L’avvocatessa iraniana per i diritti umani, Mehrangiz Kar, ha dichiarato che il sistema giuridico iraniano è incompatibile con la Convenzione ONU per i diritti delle donne, in quanto la sua costituzione non può essere contraria alla legge della Shari’a. Tuttavia, la maggior parte dei paesi musulmani ha ratificato la Convenzione.

La questione che emerge è legata all’eventualità che i responsabili politici e le autorità iraniane possano ritenere che le donne attive politicamente e che sono critiche nei confronti del sistema costituiscano una vera minaccia per la società iraniana. Queste donne tenaci e coraggiose rappresentano una forza enorme per il cambiamento. E’ importante che l’Unione europea dimostri il suo sostegno per gli iraniani che lottano per i diritti umani fondamentali.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, autrice. (PL) Signor Presidente, in Iran ci sono gravi violazioni dei diritti umani, in particolare la minaccia di lapidazione fino alla morte di circa dieci donne – sto parlando di Iran, Khayrieh, Kobra N, Fatemeh, Ashraf Kalhori, Shamameh Ghorbani, Leyla Ghomi, Hajar e le sorelle Zohreh e Azar Kabiriniat, nonché altre persone. L’uso della pena di morte per i bambini e coloro che parlano di diritti delle donne richiede una forte reazione da parte del mondo democratico. L’arresto di coloro che sono coinvolti nella campagna per “un milione di firme” dimostra in quale modo si evita che la società eserciti il suo diritto di esprimersi chiaramente sulle questioni importanti.

Tali azioni devono essere condannate. Gli organismi dell’Unione europea dovrebbero controllare la situazione dei diritti umani in Iran. Desideriamo assistere all’invio di un gruppo di osservatori in Iran che prepari una relazione dettagliata che il Parlamento europeo possa prendere in considerazione, affinché possa definire la propria posizione e presentare le sue proposte per le disposizioni che potrebbero contribuire a migliorare la situazione dei diritti umani in Iran.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, per quanto si tenti di essere comprensivi riguardo alla società, lo stile di vita e le circostanze diversi in un paese profondamente musulmano come l’Iran, non si può fare a meno di sentirsi scioccati e in collera per il trattamento brutale e ampiamente antidemocratico riservato alle donne in tale paese.

Tra gli esempi, figurano l’esclusione delle donne dalla maggior parte delle più alte cariche dello Stato e dalla nomina alla funzione di giudice, i diritti discriminanti per le donne nel matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità, il fatto che qualsiasi prova esse forniscano dinanzi a un tribunale vale solo la metà della prova fornita da un uomo, l’età legale per il matrimonio delle donne a soli 13 anni e la condanna delle donne a punizioni severe e degradanti, e persino alla morte, con mezzi primitivi e barbari, anche per presunti crimini quali una relazione extramatrimoniale.

Il regime al governo del paese anziché compiere sforzi intesi a migliorare la situazione, sta attualmente tentando di renderla peggiore. Un esempio è il progetto di legge sulla protezione della famiglia, che si sta valutando al momento e che mira a legittimare ulteriormente la poligamia, il matrimonio temporaneo e il diritto unilaterale dell’uomo di divorziare arbitrariamente e di ottenere la custodia dei figli. Per di più, le autorità iraniane stanno conducendo una campagna sempre crescente di repressione delle attiviste donne e di coloro che difendono i diritti delle donne in generale.

Chiediamo al regime iraniano di cercare di liberarsi dal fanatismo religioso e dalle filosofie politiche fallimentari e di gran lunga superate e, usando il comune buon senso, di tentare di riportare il suo paese nel XXI secolo, anziché farlo piombare nuovamente nelle epoche buie dell’estremo totalitarismo musulmano del passato.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore. (ES) Signor Presidente, conoscevo il caso di Mokarrameh Ebrahimi per una campagna internazionale promossa all’epoca da Amnesty International e Stop Stoning Forever, il cui scopo era quello di ottenere il rilascio di questa donna condannata alla pena di morte per lapidazione per aver avuto una relazione extramatrimoniale.

La buona notizia è che grazie, almeno in parte, a questa campagna, Mokarrameh Ebrahimi è stata liberata il 17 marzo 2008 dopo aver trascorso in carcere undici anni. La cattiva notizia è che il suo partner è stato meno fortunato ed è stato lapidato a morte un anno fa, e al momento almeno altre dieci donne e due uomini rischiano la morte per lapidazione in Iran.

Purtroppo, non è solo un caso isolato in un paese in cui le violazioni dei diritti umani, compresi i diritti delle donne, stanno raggiungendo livelli sconcertanti. Le esecuzioni sono raddoppiate nel 2007, facendo dell’Iran il paese con maggiori esecuzioni pro capite dopo l’Arabia Saudita e, assieme allo Yemen, sono i tre paesi in cui viene compiuta la maggioranza delle esecuzioni su persone al di sotto dei 18 anni.

Dall’inizio della campagna Stop Stoning Forever, nell’ottobre 2006, sei persone sono sfuggite alla morte per lapidazione, ad altre è stata concessa una commutazione della pena e molti casi sono tuttora in corso di riesame.

Tuttavia, sottolineerei che coloro che in Iran osano essere attivisti per i diritti umani subiscono moltissime persecuzioni e azioni repressive.

L’Assemblea consultiva islamica sta attualmente riesaminando il codice penale iraniano ma, nonostante ciò, la pena di morte per lapidazione deve essere sostituita, nel migliore dei casi, da altri metodi di esecuzione o tortura.

 
  
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  Bernd Posselt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, questo imponente edificio a Strasburgo è stato in seguito nominato Louise Weiss, che si è scontrata con la polizia e i tribunali nella Francia democraticamente illuminata degli anni della guerra perché manifestava per il diritto di voto alle donne.

Non possiamo, ovviamente, paragonare la situazione alla dittatura totalitaria in Iran, ma la memoria dovrebbe servire per insegnare a noi europei un certo grado di umiltà. Il regime iraniano è inaccettabile e totalitario ma l’Iran è un paese grande e dalle mille sfaccettature, in cui le forze riformiste stanno acquistando sempre maggiore forza. I promotori di questa petizione, per esempio, figurano tra i movimenti di riforma ai quali offrire il nostro netto sostegno, e che si sono adesso diffusi fino a includere anche i membri della famiglia Khomeini.

Si possono già trovare più donne in politica, nell’amministrazione e nel mondo accademico in Iran che in altri paesi islamici o asiatici. Ciò non corrisponde all’opinione generale ma è un dato di fatto.

Dobbiamo promuovere questo pluralismo in Iran al fine di provocare la caduta definitiva dell’inammissibile regime totalitario del paese. E’ una sfida straordinaria per noi europei. Pertanto, sono molto grato al collega onorevole Albert Dess per avermi aiutato, lunedì, a mantenere questo importante punto all’ordine del giorno perché, onorevoli colleghi, dobbiamo rendere l’Iran una delle nostre priorità nelle attività parlamentari intese al sostegno dei diritti umani!

 
  
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  Marianne Mikko, a nome del gruppo PSE. (ET) Onorevoli colleghi, la situazione delle donne in Iran è grave. La religione è spesso usata come scusa per violazioni dei diritti umani.

E’ umiliante apprendere che ancora oggi le donne possono essere punite con la lapidazione o persino con la pena di morte. E’ essenziale che l’Iran firmi la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne quanto prima. Questo importante documento è stato già sottoscritto da 185 paesi. Tuttavia, l’Iran è un autentico “neo” nella regione perché tutti i paesi con esso confinanti hanno già aderito alla Convenzione.

Accolgo calorosamente il rilascio della paladina della lotta contro la discriminazione nei confronti delle donne. Ma siamo onesti, ha trascorso nove lunghi giorni in una cella di detenzione. La campagna per un milione di firme cui lei ha dato avvio è stata un passo efficace verso l’istituzione dei diritti delle donne. E’ inammissibile che le donne vengano arrestate anche per aver lottato per la parità di diritti. La violenza contro le donne in Iran deve cessare; le donne devono avere voce in capitolo su ogni questione. L’Iran non può classificarsi quale eccezione nel villaggio globale del mondo.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE). – (PL) Signor Presidente, oggi si è svolto un incontro tra Maryam Rajavi, presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, e i politici e i rappresentanti francesi al Parlamento europeo.

Nella sua presentazione, la presidente Rajavi ha dichiarato esplicitamente quanto siano importanti i diritti delle donne per l’opposizione democratica iraniana, dimostrando ancora una volta che l’opposizione ci dà la speranza che nel paese avrà luogo un cambiamento. Tutto ciò è per noi necessario al fine di adottare alcune misure.

Il primo passo è conformarsi alle sentenze del tribunale che dichiarano che il Muhajeddin iraniano dovrebbe essere cancellato dall’elenco delle organizzazioni terroristiche. Il secondo, che è forse ancora più importante, è quello di riconoscere finalmente il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana quale rappresentante dell’Iran democratico, ed è in questo che dovremmo riporre le nostre speranze per un cambiamento pacifico.

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho resistito alla tentazione di dare un esempio, a me pare molto concreto, di quanto sono attendibili le autorità dei governi dell’Iran.

Il sottoscritto, Carlo Fatuzzo, che sta parlando adesso, è stato dichiarato sostenitore dei terroristi antiraniani, ripeto antiraniani, con mia grande soddisfazione naturalmente, in occasione di un pubblico e ufficiale incontro tra il ministro degli Esteri dell’Iran e una delegazione della Commissione della delegazione Unione europea-Iran. Questo è avvenuto cinque anni fa, ripeto cinque anni fa. A lei, signor Presidente, e ai miei numerosi colleghi, giudicare quanto io sia pericoloso per il regime dell’Iran. Questa è la credibilità dei ministri e dei governanti dell’Iran.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, per quasi 30 anni, la Repubblica islamica dell’Iran ha rappresentato una seria minaccia per i diritti umani e la democrazia. Le donne sono state il primo obiettivo di questa branca estremista dell’islam. I loro diritti sono stati sottratti dal regime dei mullah. Anche le giovani donne non sono eccezioni, e una bambina di nove anni viene trattata come un’adulta e punita con le bastonate, la pena di morte nonché la lapidazione.

Tuttavia, molte donne non si sono conformate al regime. E’ confortante vedere che il principale movimento di opposizione democratica, il Consiglio Nazionale della Resistenza, è guidato da una donna come Maryam Rajavi. Le risoluzioni sono positive ma non bastano. Dobbiamo sostenere queste donne in azione.

 
  
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  Armando Veneto (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo ricordare all’Assemblea che quando ero deputato nazionale al parlamento italiano ebbi rapporti notevoli con la resistenza iraniana ed espressi la mia opinione favorevole ad un intervento deciso per la tutela dei diritti umani che veniva propugnata dai rappresentanti della resistenza.

Ebbene, ebbi un velato rimprovero dal governo del tempo perché mi fu detto che ragioni realpolitik impedivano di prendere posizioni ben nette e precise. Dico questo perché al fondo questo dibattito deve interrogarsi su un punto fondamentale: noi qui eleviamo grandi riconoscimenti all’impegno umanitario dell’Europa tutta e del Parlamento europeo, però tutto questo si scontra con alcune esigenze concrete che sono relative al petrolio, che sono relative alle convenienze e agli opportunismi. Ed è proprio questo che bisogna combattere!

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione condivide la preoccupazione dei deputati riguardante Khadijeh Moghaddam e i casi di donne e difensori dei diritti umani perseguitati dalle autorità iraniane.

Khadijeh Moghaddam è un leader della campagna per un milione di firme, che sollecita il cambiamento del diritto iraniano in contrasto con i principi di parità di genere e con i diritti umani.

Accogliamo con favore la notizia del rilascio di Khadijeh Moghaddam, anche se dietro elevata cauzione. Tuttavia, dobbiamo sottolineare il fatto che altri due membri della campagna per le firme sono in carcere dall’autunno del 2007, Hana Abdi e Ronak Safazadeh.

Inoltre, deploriamo le recenti condanne di altri quattro membri della campagna per presunte azioni contro la sicurezza nazionale, a seguito della loro partecipazione a una manifestazione fuori dal tribunale di Tehran due anni fa: Zeynab Peyghambarzadeh a due anni di pena detentiva sospesa e Nashrin Afzali, Nahid Jafari e Minoo Mortazi a sei mesi sospesi di carcere e 10 frustate. Condanniamo energicamente tali sentenze, che possono essere considerate solo in quanto parte dell’attuale sforzo di intimorire e umiliare queste donne che manifestano pacificamente.

La campagna per i diritti e la parità delle donne è molto importante e significativa nel contesto iraniano. Ognuna di queste donne coraggiose merita il nostro totale appoggio. Chiedo alle autorità iraniane di rilasciare senza condizioni Hana Abdi e Ronak Safazadeh e di far cadere tutte le accuse a loro carico e contro le loro colleghe donne che manifestano per i diritti.

Ahimè, molti altri difensori dei diritti umani sono in pericolo in Iran. Invito le autorità in particolare a liberare Mansour Ossanlou e Emadedin Baghi senza riserve, nonché di porre fine alle torture, le intimidazioni e le persecuzioni politiche dei difensori dei diritti umani.

La Commissione ribadisce la sua preoccupazione per la chiusura, due mesi fa, della rivista femminile indipendente Zanan. La Commissione fa appello alle autorità iraniane affinché consentano nuovamente la pubblicazione di Zanan. L’Unione europea ritiene che il comportamento dell’Iran nei confronti di questa rivista, nonché della campagna della donne per la parità di diritti, sia un indicatore della sua volontà di impegnarsi realmente nel miglioramento della situazione dei diritti umani.

Chiediamo alla Repubblica islamica dell’Iran di rispettare completamente gli obblighi dettati dalle convenzioni internazionali, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici. Ricordiamo inoltre che, nel contesto dell’elezione al Consiglio dei diritti umani dell’ONU, l’Iran ha affermato di stare considerando l’adesione alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne.

L’Unione europea ha sollevato questioni relative ai diritti umani, compresi i diritti delle donne e la promozione della parità di genere, con le autorità iraniane e continuerà a farlo. In assenza di un miglioramento sistematico della situazione dei diritti umani in Iran, i nostri rapporti con questo paese non possono evolversi in modo adeguato.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà dopo le discussioni.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale