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Procedura : 2007/2217(INI)
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Testi presentati :

A6-0138/2008

Discussioni :

PV 07/05/2008 - 15
CRE 07/05/2008 - 15

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PV 08/05/2008 - 5.8
CRE 08/05/2008 - 5.8
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P6_TA(2008)0194

Discussioni
Avvertenza
Mercoledì 7 maggio 2008 - Bruxelles Edizione GU

15. Diritti umani nel mondo (2007) e politica dell’Unione europea – Missioni di osservazione elettorale dell’UE: obiettivi, prassi e sfide future (discussione)
PV
  

PRESIDENZA DELL’ON MAREK SIWIEC
Vicepresidente

 
  
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  Presidente. –L’ordine del giorno reca la discussione congiunta:

– la relazione, presentata dall’onorevole Cappato a nome della commissione per gli affari esteri, sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2007 e sulla politica dell’Unione europea in materia [2007/2274(INI)] (A6-0153/2008);

– la relazione, presentata dall’onorevole Salafranca Sánchez-Neyra e dall’onorevole De Keyser a nome della commissione per gli affari esteri, sulle missioni di osservazione elettorale dell’UE: obiettivi, prassi e sfide future [2007/2217(INI)] (A6-0138/2008).

 
  
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  Marco Cappato, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le politiche promozionali dei diritti umani passano innanzitutto per i poteri effettivi di politica internazionale della quale questa Unione europea si dota. Purtroppo troppo spesso, come anche la relazione che abbiamo approvato all’unanimità in commissione, troppo spesso la politica europea è in realtà politica degli Stati nazionali ed è difficile avere una politica europea sui diritti umani quando gli Stati nazionali fanno così tanto pesare i propri interessi nazionali.

Però è anche vero che quando c’è la volontà politica, e a volte la si conquista anche grazie a questo Parlamento europeo, che pure non ha poteri di politica internazionale, si riescono a fare dei passi avanti importanti. Vediamo sulla pena di morte: tre risoluzioni di questo Parlamento europeo hanno alla fine un po’ trascinato e un po’ convinto una posizione europea importante per la moratoria sulle esecuzioni capitali conquistata a dicembre alle Nazioni Unite a New York. Vediamo come questo Parlamento ha proposto una politica europea sulla questione Tibet con la risoluzione che abbiamo approvato nella scorsa sessione.

Esistono anche degli strumenti di diritti umani, ma troppo spesso l’Unione europea non rispetta la propria stessa legalità. Noi abbiamo clausole sul rispetto dei diritti umani in tutti i nostri accordi di cooperazione, eppure non abbiamo dei meccanismi efficaci di monitoraggio e di sospensione temporanea, perché quelle clausole davvero consentono di affermare il rispetto della democrazia nei paesi terzi.

Noi molto spesso, come Europa, in questi anni abbiamo criticato gli Stati Uniti d’America perché la via di promozione della democrazia attraverso lo strumento militare si è rivelata inefficace. E questo è vero! Però è anche vero che noi dobbiamo dotarci di strumenti alternativi; non basta dire che le armi non funzionano, perché altrimenti cediamo nella tentazione pacifista, neutralista, ma diciamo semplicemente che rischia di essere oggettivamente utile per i dittatori.

Allora l’arma che noi abbiamo individuato e che in questa relazione si dice esplicitamente – mi spiace davvero che in realtà ci sia un emendamento del gruppo socialista che vuole cancellare questa parte – è l’arma della non violenza, la non violenza ghandiana come strumento politico, non come richiamo folcloristico, non violenza fondata sul diritto, fare vivere il diritto, per la vita del diritto, per il diritto alla vita, fondata sulla conoscenza.

La non violenza è anche una tecnologia e allora noi in questa relazione proponiamo che il 2010 sia nominato Anno europeo della non violenza, che l’Unione europea promuova con la Commissione e il Consiglio gli strumenti della non violenza aiutando i dissidenti, una politica attiva, aiutando le opposizioni democratiche. Questo è fondamentale per non rimanere semplicemente a una difesa formale dei documenti dei testi per i diritti umani, ma per fare vivere davvero i diritti umani nella realtà delle dittature e delle non democrazie.

 
  
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  Véronique De Keyser, relatore. − (FR) Signor Presidente, a distanza di quindici anni dalla prima missione di osservazione elettorale in Russia e di otto anni dalla prima comunicazione in materia da parte della Commissione, quale bilancio si può fare riguardo alle osservazioni elettorali? Ebbene, innanzi tutto un bilancio positivo. L’obiettivo della presente relazione, redatta in collaborazione e in totale armonia con l’onorevole Salafranca, era evidenziare i successi conseguiti, ossia la crescente professionalità delle missioni di osservazione elettorale, la creazione all’interno dell’UE di un corpo di osservatori esperti – risultati per cui il bilancio dello strumento europeo la democrazia e i diritti umani è ora vicino al 25 per cento – e, soprattutto, la fortunata combinazione di due missioni, ognuna delle quali guidata da deputati al Parlamento europeo: quella dell’UE, più tecnica e a lungo termine, e quella del Parlamento, più breve e più di carattere politico.

Dobbiamo tuttavia continuare ad andare avanti. Le principali raccomandazioni della presente relazione sono, innanzi tutto, aprire le missioni ai membri ACP, EUROLAT ed EMPA, ma con molta cautela. Occorre essere prudenti al fine di non distruggere la professionalità e di mantenere un’impronta europea. In secondo luogo, mantenere lo stanziamento di bilancio a circa il 25 per cento per lo strumento europeo per i diritti umani e la democrazia, elaborare una relazione annuale che valuti le missioni dell’anno – davvero di estrema importanza –, verificare la sicurezza delle votazioni elettroniche – una nuova sfida per gli osservatori elettorali – e, in particolare, concentrarsi molto di più sul follow-up di tali missioni. E’ proprio riguardo a quest’ultimo aspetto che le difficoltà emergono, ed è complesso per le elezioni essere quell’autentica leva per la democrazia che dovrebbero essere. La relazione descrive una serie di percorsi di follow-up, ma in questa sede io mi soffermerò solo sul seguito politico, e mi rivolgo in particolare al Consiglio. E’ inammissibile che, nel caso di rappresentanti o presidenti eletti su base illecita, la politica dell’Unione europea si comporti nei loro confronti come se non fosse accaduto nulla. Tutto prosegue come se niente fosse. E’ altresì impensabile – e disastroso – che rappresentanti eletti su base democratica non abbiano il diritto al rispetto e alla legittimità loro conferita dal risultato elettorale. Abbiamo avuto tristi esempi in passato che hanno portato a situazioni tragiche. Non voglio farne un caso da manuale. La presente relazione si basa sul consenso e non sulla polemica e l’Europa si è dotata di un eccellente strumento. Non bisogna fare i difficili.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, relatore. (ES) Signor Presidente, la storia delle missioni di osservazione elettorale è una storia di successo, e credo che in questo caso alla politica estera dell’UE, tante volte criticata, vada il dovuto riconoscimento, in quanto rafforza la visibilità dell’Unione europea, aumenta il prestigio delle istituzioni europee e consolida l’immagine dell’Unione europea.

Ritengo sia giusto ammettere che sotto il mandato del Commissario Ferrero-Waldner, l’Unione europea è leader mondiale nell’attività di osservazione elettorale grazie alla sua metodologia e alla credibilità del lavoro che svolge.

Come affermato dall’onorevole De Keyser, la relazione in questione è stata adottata con 60 voti a favore e nessuno contrario in seno alla commissione per gli affari esteri, risultato che dimostra inequivocabilmente l’eccellente cooperazione.

Penso che dobbiamo partire dagli elementi positivi acquisiti con l’esperienza, ma non dobbiamo dormire sugli allori, benché meritati, perché c’è ancora molto lavoro da svolgere.

Credo quindi che sia importante sottolineare le raccomandazioni e i suggerimenti formulati nelle relazioni finali presentate dalle missioni di osservazione elettorale, senza dimenticare che si tratta di raccomandazioni e suggerimenti e che gli Stati sovrani possono decidere se attuarli o meno, ma ritengo che sia essenziale includerli nei programmi e nei dialoghi politici con i nostri partner.

Un altro aspetto fondamentale è l’indipendenza delle missioni, nonché il prestigio di cui godono grazie all’obiettività, all’imparzialità e all’indipendenza che le contraddistingue.

Tale indipendenza tuttavia deve tradursi in una capacità da parte delle missioni di coordinare con gli Stati membri e con la Commissione una sola posizione, affinché l’Unione europea parli con una voce sola e non vi sia frammentazione, come evidenziato dall’onorevole De Keyser quando ha spiegato che si sono stati alcuni problemi con il Consiglio dei ministri.

L’Unione europea e le missioni dell’Unione europea devono collaborare con altre missioni nonché con le organizzazioni locali.

Infine, signor Presidente, penso che sia di estrema importanza che la Commissione, il cui operato in questo ambito è davvero eccellente, disponga di un sufficiente margine di flessibilità e che non sia limitata da catene che le impediscono di sviluppare questa straordinaria missione.

In sintesi, signor Presidente, desidero esprimere il mio appoggio e la mia soddisfazione riguardo al lavoro svolto e anche il mio sostegno per il futuro.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. – (SL) Consentitemi un’osservazione di tipo procedurale prima di iniziare i commenti preliminari. Oggi è stato annunciato all’inizio della seduta che uno dei temi all’ordine del giorno era stato rimandato perché il Consiglio non poteva partecipare alla discussione. Considerata l’ora tarda alla quale ci accingiamo ad affrontare l’argomento, ci sono chiari motivi per spostarlo a un altro giorno, in particolare perché l’agenda della sessione odierna è così fitta. La Presidenza intende essere presente per tutte le discussioni indicate e ci sarà anche per l’intero dibattito che inizia a un’ora così avanzata, soprattutto perché è nostra intenzione illustrare l’importanza che il Consiglio e la Presidenza attribuiscono a questo tema. La mia introduzione si dilungherà pertanto un po’ più dei cinque minuti previsti. Vi chiedo quindi la vostra comprensione e cercherò di abbreviare la dichiarazione conclusiva al termine della discussione.

Onorevoli deputati, desidero accogliere con favore la relazione elaborata dall’onorevole Cappato, ossia il testo sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo. Voglio sottolineare che reputiamo fondamentale il ruolo del Parlamento nel promuovere il rispetto dei diritti umani a livello internazionale e consideriamo la vostra posizione critica un importante contributo agli sforzi dell’Unione europea in questo settore vitale. Il Consiglio esaminerà la relazione in dettaglio. Oggi desidero tuttavia ribattere riguardo a certi elementi chiave del suo testo, onorevole Cappato.

Prima di tutto, è indubbio che la sua relazione affronti gran parte delle principali sfide che l’Unione europea deve affrontare nel settore dei diritti umani. Ci fa soprattutto piacere che nella relazione sui diritti umani siano state incluse anche le attività del Parlamento europeo. Il capitolo riguardante questo ambito riconosce il ruolo significativo svolto da questa stimata Assemblea nella promozione del rispetto dei diritti umani. In futuro, anche il Consiglio si impegnerà al fine di garantire una stretta cooperazione con il Parlamento, in particolare con la commissione per gli affari esteri e la sottocommissione sui diritti umani. Riteniamo che le relazioni annuali continueranno a riflettere gli sforzi del Parlamento europeo in questo ambito.

Per quanto riguarda la richiesta, contenuta nella relazione, di rafforzare la cooperazione tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, devo ammettere che concordiamo sul fatto che vi siano ampie possibilità in tale campo che la firma di un memorandum d’intesa tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea sia ovviamente importante. L’Unione europea rispetta gli sforzi compiuti dal Consiglio d’Europa sul versante della promozione e della protezione dei diritti umani. L’Unione europea continua inoltre a essere una fedele sostenitrice del sistema delle Nazioni Unite di protezione dei diritti umani. Sosteniamo attivamente l’indipendenza dell’incarico dell’Alto commissario per i diritti umani e stiamo facendo tutto il possibile affinché il Consiglio per i diritti dell’uomo diventi un organo efficace per affrontare le gravi violazioni dei diritti umani nel mondo.

La settima sessione del Consiglio per i diritti dell’uomo, svoltasi di recente a Ginevra, è stata un successo per l’Unione europea. Le nostre due principali iniziative – il rinnovo dei mandati dei relatori speciali sui diritti umani in Birmania/Myanmar e nella Corea del Nord – sono state accolte. Sono state accolte anche tutte le iniziative dei singoli Stati membri dell’UE. Ci siamo inoltre impegnati per far sì che il mandato dell’esperto indipendente per la Repubblica democratica del Congo venisse riconfermato, ma purtroppo non siamo riusciti nell’impresa. Tra i risultati positivi di questa sessione è opportuno ricordare il rinnovo dei mandati dei difensori dei diritti umani e del diritto delle donne a non essere vittime della violenza.

In aprile, nel quadro del Consiglio per i diritti dell’uomo è stato avviato un nuovo meccanismo, il riesame periodico universale, che l’Unione europea considera un dispositivo fondamentale per proteggere e promuovere i diritti umani. E’ ancora prematuro valutare in modo adeguato il funzionamento di questo nuovo meccanismo, ma dalle impressioni iniziali emerge che gli Stati membri lo stanno prendendo seriamente e agiscono in modo responsabile. Suscitano tuttavia preoccupazione certi tentativi da parte di alcuni rappresentanti del Consiglio per i diritti dell’uomo intesi ad attenuarne l’efficacia.

Oltre all’intenso lavoro nel quadro delle Nazioni Unite, negli ultimi anni l’inserimento dei diritti umani in altre aree della politica estera è stato oggetto di particolare attenzione. Desidero ribadire che questo aspetto è in cima all’elenco di priorità della Presidenza slovena, la quale appoggia anche tutti gli sforzi compiuti al riguardo da Riina Kionka, rappresentante personale di Javier Solana per i diritti umani.

A questo punto, vorrei soffermarmi sulla parte della relazione che chiede di aggiornare gli orientamenti in materia di diritti umani. Durante il nostro mandato, saranno rinnovati tre dei cinque orientamenti tematici. La settimana scorsa il Consiglio “Affari generali e relazioni esterne” ha aggiornato gli orientamenti sulla tortura. Il prossimo mese dovremmo concludere anche l’aggiornamento degli orientamenti sulla pena di morte in concomitanza del loro decimo anniversario. La Presidenza sta portando inoltre a termine un aggiornamento degli orientamenti sui bambini e i conflitti armati. A tale riguardo, occorre notare che questo mese il Consiglio “Affari generali e relazioni esterne” dovrebbe anche approvare un riesame biennale dell’attuazione della lista di controllo per l’integrazione della protezione dei bambini confrontati ai conflitti armati nella politica estera e di sicurezza comune.

Per quanto attiene agli orientamenti sui difensori dei diritti umani, la sua relazione chiede agli Stati membri di considerare la possibilità di rilasciare visti per questi gruppi. In aprile la Presidenza ha organizzato, nell’ambito del gruppo di lavoro sui diritti umani del Consiglio europeo (COHOM), una serie di dibattiti mirati a uno scambio di informazioni sulle pratiche di rilascio dei visti. Risulta che il confronto abbia indotto alcuni Stati membri, di concerto con i dipartimenti consolari di competenza, a valutare la possibilità di assistere i difensori dei diritti umani rilasciando loro visti a breve termine. Al tempo stesso, gli Stati membri hanno appoggiato l’idea di inserire un riferimento a questo aspetto nel nuovo codice comune sui visti. L’elemento cruciale riguardo agli orientamenti e, com’è ovvio, la loro attuazione pratica, vale a dire il controllo delle situazioni nel campo dei diritti dell’uomo e la reazione alle violazioni con iniziative e dichiarazioni e l’inserimento di tale tema nel dialogo.

Uno dei principali obiettivi della politica estera e di sicurezza comune è infatti il rispetto dei diritti umani nel mondo. Grazie a strumenti quali misure e strategie congiunte, iniziative e operazioni di gestione della crisi, l’UE ha cercato di rafforzare il processo democratico e di migliorare la situazione dei diritti umani in molti paesi. In tale contesto, riveste particolare importanza il dialogo sui diritti umani. L’UE sta conducendo colloqui con Iran, Uzbekistan, Federazione russa, Unione africana e Cina.

Nell’ambito degli accordi di cooperazione, che contengono disposizioni relative ai diritti dell’uomo, questo dialogo viene sviluppato anche con altri paesi terzi. E a tale proposito, mi permetto di sottolineare che la prossima occasione di discutere la situazione in Cina sarà già la settimana a venire, il 15 maggio, quando si svolgerà a Lubiana il prossimo incontro del dialogo sui diritti umani tra UE e Cina. Desidero anche ricordare le recenti consultazioni con la Federazione russa, tenutesi nel mese di aprile.

Onorevoli parlamentari, vorrei anche soffermarmi sull’aspetto della cooperazione tra le singole istituzioni dell’Unione europea in materia di protezione e promozione dei diritti umani. Nei prossimi giorni il Consiglio dovrebbe formulare una risposta alla lettera del Presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Pöttering, relativa alla cooperazione interistituzionale nell’ambito del dialogo sui diritti umani. Posso garantire che è forte la volontà politica di consolidare queste relazioni, perlomeno da parte della Presidenza.

In conclusione, accolgo con favore la relazione dell’onorevole De Keyser e dell’onorevole Salafranca Sánchez-Neyra sulle missioni di osservazione elettorale, che sono un elemento di estrema importanza della politica dell’Unione europea ai fini del rafforzamento della democrazia. Tali missioni contribuiscono a migliorare il dialogo democratico e il processo di elezioni democratiche nonché a creare istituzioni democratiche. Quest’anno le elezioni si sono svolte, e si svolgeranno, in molti paesi. Il Consiglio le controlla da vicino e proseguirà in questo compito.

Nell’ambito dei nostri sforzi volti a potenziare i legami tra il Parlamento europeo e il Consiglio nel settore delle missioni di osservazione elettorale, abbiamo già avuto uno scambio di opinioni con i parlamentari che hanno guidato missioni di osservazione. Le loro relazioni contribuiscono in misura significativa alla formulazione della politica in questo campo e ritengo che anche il confronto di oggi si rivelerà utile a tale proposito.

 
  
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  Presidente. − Desidero far presente al signor Ministro che ha detto di essere sorpreso del fatto che le discussioni siano state ritardate. Questo avviene quando gli oratori impiegano molto più tempo per il loro intervento di quanto preannunciato. Secondo gli accordi precedenti, il Ministro doveva parlare per 5 minuti. Ha parlato per 10 minuti, e così adesso abbiamo un ulteriore ritardo di 5 minuti. Succede poi che con mezzo minuto qui e minuti là, questi ritardi si accumulano, pertanto assumiamoci tutti la responsabilità di mantenere la tabella di marcia.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, è ovviamente un grande piacere che possa intervenire di nuovo oggi alla discussione congiunta in plenaria in merito a due relazioni chiave nel campo dei diritti umani e della democrazia: la relazione Cappato sulla relazione annuale sui diritti umani e la relazione Salafranca/De Keyser sulle missioni di osservazione elettorale (MOE). Desidero congratularmi con i tre autori per l’eccellente lavoro svolto.

Accolgo altresì con favore il fatto che le due relazioni sui diritti umani e sull’attività di osservazione elettorale siano discusse congiuntamente perché ritengo che sia una prova tangibile della convinzione che condividiamo, ossia che i diritti umani e la democrazia devono procedere di pari passo e che non dovrebbero essere considerati separatamente. I diritti umani sono la base della democrazia e la democrazia è indispensabile per proteggere e promuovere i diritti umani.

Consentitemi di affrontare i due temi all’ordine del giorno uno dopo l’altro. Ovviamente, mi limiterò a fornire qui una panoramica generale ma sono ovviamente disposta ad approfondire le questioni nel corso della discussione.

L’osservazione delle elezioni è una storia di successo della politica estera dell’Unione europea e la ringrazio, onorevole De Keyser, per quello che ha affermato. Grazie a, credo, un metodo coerente e rigoroso nonché a un’osservazione a lungo termine indipendente e imparziale, l’UE si annovera tra le organizzazioni più affidabili di osservatori internazionali. Questo è stato confermato nelle recenti missioni di osservazione dell’UE in delicati processi elettorali quali, per esempio, Kenya (l’osservatore capo era l’onorevole Lambsdorff), Pakistan (onorevole Gahler) e Nepal (onorevole Mulder). Tra le prossime missioni figurano la Cambogia e il Rwanda, che devono entrambi risollevarsi da un passato estremamente doloroso. Come nel 2007, le missioni saranno finanziate nel pieno rispetto del quadro di bilancio deciso.

La cooperazione consolidata tra le MOE dell’UE e il Parlamento europeo combina la competenza tecnica con la sensibilità politica e garantisce che l’UE parli con una voce sola. Desidero pertanto congratularmi di nuovo con tutti gli osservatori capo per il loro straordinario lavoro. La professionalità delle MOE dell’Unione europea è stata per me infatti una priorità dall’inizio del mio mandato, durante il quale sono stati inviati osservatori capo in circa 36 paesi.

Convengo che l’osservazione elettorale dell’UE non possa costituire una politica a sé ma debba essere un elemento di una più ampia strategia a sostegno della democrazia e dei diritti umani. Occorre rafforzare il seguito delle MOE-UE, sul piano sia politico che tecnico. Tutti dobbiamo svolgere un ruolo e la Commissione userà il prossimo riesame dei documenti di strategia nazionale al fine di elaborare approcci politici più coerenti a livello nazionale, come suggerito nella relazione, onde garantire che i nostri interventi nei settori della protezione e della promozione dei diritti umani, della promozione della democrazia, del sostegno elettorale e dell’assistenza allo sviluppo finalizzati al miglioramento della governance democratica e dello Stato di diritto si rafforzino tra loro.

C’è senza dubbio un certo margine per migliorare ulteriormente la politica. Procederò su questa linea in stretto dialogo con il Parlamento. Ciò premesso, propongo di organizzare in autunno un secondo seminario congiunto sull’osservazione elettorale, sulla base del nostro positivo incontro dell’anno scorso incentrato sul tema essenziale del seguito nonché del mantenimento della qualità del lavoro di osservazione. In queste aree abbiamo già compiuto passi importanti: le MOE-UE sono adesso considerate sistematicamente nel ciclo elettorale ed è sempre maggiore la sensibilizzazione riguardo all’integrazione delle raccomandazioni delle MOE-UE nel dialogo con paesi partner. Le due serie di orientamenti riguardo alla metodologia interamente rinnovate e di recente pubblicazione, nonché il continuo appoggio ai programmi di formazione per gli osservatori, ci aiuteranno a sostenere il minuzioso lavoro di elevata qualità svolto sul terreno dagli osservatori capo e dai rispettivi gruppi. Il secondo seminario potrebbe concentrasi sul rafforzamento della visibilità per le MOE-UE e sulla dimensione politica del sostegno elettorale.

Possiamo, ovviamente, discutere dell’ulteriore apertura delle nostre missioni, come indicato dall’onorevole De Keyser. Finora, alle missioni hanno anche partecipato osservatori, per esempio, di Svizzera, Canada e Norvegia.

Cercherò di essere breve riguardo alla seconda parte, in quanto il nostro Presidente del Consiglio ha già detto molto. Questo è un anno importante per i diritti umani in quanto celebriamo il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e il 15° anniversario della Conferenza mondiale sui diritti umani.

Penso che dovremmo dire che lo scorso anno è stato caratterizzato da cambiamenti fondamentali nell’ambito dei sistemi ONU nel campo dei diritti umani intesi alla definizione istituzionale del Consiglio per i diritti dell’uomo. Il primo ciclo delle revisioni periodiche universali (RPU) è adesso giunto al termine e il secondo è iniziato il 5 maggio. Con alcuni Stati membri dell’UE e paesi terzi oggetto di esame, penso sarà molto utile analizzare in modo approfondito se questa innovazione chiave contribuirà positivamente a rafforzare l’efficacia del Consiglio per i diritti dell’uomo. Il pertinente gruppo del Consiglio UE (COHOM) – con sede a Ginevra – ha cominciato a migliorare il coordinamento nella prospettiva di una posizione dell’Unione europea più coerente in seno al Consiglio per i diritti dell’uomo e discuterà in dettaglio le conclusioni da trarre dai primi due cicli.

Non mi addentro ora in tutti i particolari. Penso che quanto rimane ancora da affrontare verrà fuori nel corso del dibattito e sarò pronta a rispondere a tutte le domande.

 
  
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  Thijs Berman, relatore per parere della commissione per lo sviluppo. − (NL) Signor Presidente, signora Commissario, la Birmania è sulla scia del disastro: risaie disseminate di cadaveri, sopravvissuti senza casa, organizzazioni di soccorso impossibilitate a entrare nel paese. Le esportazioni di gas della Birmania fruttano ogni anno al paese 3 miliardi di euro, tuttavia il regime sta destinando ora agli aiuti di emergenza solo 5 milioni di euro. E’ un’elemosina scandalosa dato che la giunta sapeva del ciclone ma non ha avvertito la popolazione.

La Birmania rappresenta un’enorme sfida per la politica dell’UE in materia di diritti umani. Insieme alle sanzioni è l’unica soluzione. Rafforzare le restrizioni riguardo ai visti, colpire quelle società che sostengono il regime, chiudere l’UE a qualsiasi transazione bancaria del governo.

Il Consiglio avrebbe dovuto adottare queste misure la settimana scorsa. Non l’ha fatto. Le considerazioni di natura commerciale hanno prevalso. Questo tipo di analisi critica è del tutto assente dalla relazione annuale dell’UE sui diritti umani nel mondo nel 2007. Le nuove sanzioni nei confronti della Birmania dovranno aspettare, comunque. Prima, l’UE deve sollecitare i paesi ASEAN a fornire aiuti. Anche gli stessi Stati membri devono essere pronti. Il Consiglio di sicurezza deve inviare il Segretario generale Ban Ki-moon in Birmania. Le frontiere del paese devono essere aperte.

 
  
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  Giusto Catania, relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione europea spesso si occupa delle violazioni dei diritti umani fuori dal nostro territorio e non si accorge che le nostre politiche contribuiscono alla violazione sistematica dei diritti fuori dall’Unione europea.

Per tali ragioni pensiamo che l’Agenzia dei diritti fondamentali debba estendere il suo mandato anche a paesi che hanno concluso accordi di stabilizzazione o di associazione o anche i paesi che hanno concluso accordi di riammissione con l’Unione europea. Pensiamo che questo sia importante per i migranti e per i richiedenti asilo, che spesso vengono espulsi dai nostri paesi e vengono spediti in luoghi dove non sono garantite le libertà individuali e i diritti fondamentali.

Possiamo parlare anche del paese che in questo momento ha la Presidenza di turno, la Slovenia, dove i cittadini, considerati cancellati dai registri e quindi privati e della loro cittadinanza, vengono spediti in paesi come il Kosovo o la Serbia dove non viene garantita la loro incolumità.

Siamo anche preoccupati perché la cooperazione internazionale, nell’ambito della lotta al terrorismo, ha abbassato il livello di protezione delle libertà fondamentali ed è per queste ragioni che il parere della commissione LIBE a questo rapporto è un parere che chiede con forza che siano attuate tutte le disposizioni previste da questo Parlamento, in particolare sui voli della CIA e sulle detenzioni illegali dei presunti terroristi.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, a nome del gruppo PPE-DE. (LT) Desidero innanzi tutto ringraziare i miei colleghi i cui sforzi congiunti hanno facilitato l’elaborazione della relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2007 e sulla politica dell’Unione europea in materia. Molte grazie, onorevole Cappato. La nostra cooperazione è stata proficua e gradevole.

La nostra risoluzione individua i diritti umani quali priorità principale e valore. La mia famiglia politica, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei ha sempre considerato i diritti umani un ambito della massima importanza. In cima alla nostra agenda figurano l’abolizione della pena di morte, l’inammissibilità della tortura, i diritti delle donne e dei minori e la lotta contro la discriminazione. Il gruppo PPE-DE ha sempre riservato grande attenzione alla situazione dei diritti umani in paesi quali Cina, Russia e Iran, e non senza motivo, in quanto il rispetto di tali diritti in queste regioni suscita enorme preoccupazione.

E’ ampiamente risaputo che l’UE ha sviluppato e attuato molte misure intese alla protezione dei diritti umani e alla diffusione della democrazia, tra cui figurano il dialogo politico, interventi e strumenti finanziari – strumenti europei finalizzati a proteggere la democrazie e i diritti umani, la struttura e l’attività di forum multinazionali.

Pertanto, uno degli obiettivi della nostra risoluzione è valutare l’efficacia della politica dell’UE e le misure al momento attuate insieme ai rispettivi risultati e suggerire eventuali modi per migliorare tali azioni rendendole più coerenti e garantendone la trasparenza e la visibilità. E’ opportuno sottolinea il fatto che le relazioni tra l’UE e le istituzioni dell’ONU nell’ambito della protezione dei diritti umani hanno sortito brillanti risultati; è quindi essenziale proseguire gli sforzi in futuro.

Parlando in tutta onestà, a causa delle nostre diverse convinzioni, esperienze e culture nel Parlamento europeo tendiamo a valutare in modo differente certe questioni e determinati problemi, ad esempio la salute sessuale e riproduttiva. Nell’affrontare queste controverse tematiche il criterio più appropriato è quello dei diritti umani, in particolare i diritti di bambini e donne. Pertanto, la pedofilia (si è compiuto qualche tentativo di mascherare tale fenomeno con l’espressione “salute sessuale”) non deve essere ammessa, in qualsiasi modo la chiamiamo.

Devo menzionare l’importanza del ruolo della società civile, perché senza quest’ultima, senza la partecipazione attiva di ONG, gli sforzi politici spesso non si tradurrebbero in alcun risultato. I difensori dei diritti umani, a prescindere dal loro paese di origine – Oswaldo Payá e le Damas de Blanco di Cuba, Yuri Bandazhevsky della Bielorussia, Salih Mahmoud Osman del Sudan e centinaia di altri – meritano il nostro rispetto e maggiore sostegno.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi, a nome del gruppo PSE. – (HU) Signor Presidente, a nome del Partito socialista europeo, desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Marco Cappato, per la sua equilibrata ed esauriente relazione e per la grande apertura e la disponibilità a cooperare. E’ di particolare importanza che, su raccomandazione dei socialisti, ai diritti economici e sociali sia stata riservata maggiore attenzione nel testo in oggetto. Se, a prescindere dalla nostra politica di partito in quanto membri del Partito popolare europeo, Liberali, Verdi o Socialisti, siamo orgogliosi di un’Europa sociale, è allora di estrema importanza che chiediamo ad altri – del tutto giustamente – di rispettare i diritti sociali. Nel caso della Cina e della Russia, per esempio, molte centinaia di milioni di coloro che vivono nei villaggi non hanno assicurazione sociale, né accesso all’assistenza medica e sanitaria di base e neppure la pensione. Sono esempi, credo, di diritti umani fondamentali e in futuro si dovrebbe rivolgere molta più attenzione a questi aspetti.

Siamo molto orgogliosi del fatto che la relazione chieda di intensificare la cooperazione tra l’Unione europea e il Consiglio d’Europa nel campo dei diritti delle minoranze. Sulla base dei criteri di Copenaghen, la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie sono, dopotutto, documenti chiave per l’Unione europea e il Consiglio europeo. Al contempo, tuttavia, riteniamo che sia un problema importante che non sia prevista una relazione distinta, o almeno un paragrafo specifico, sulle minoranze nazionali, dal momento che noi – e il Commissario Ferrero-Waldner in loco – controlleremo il Kosovo e definiremo quanto avviene riguardo ai diritti delle minoranze. Nella nostra relazione, intanto, non si fa altro riferimento se non alla Cina e alla Russia. In futuro sarebbe pertanto opportuno che le relazioni sui diritti umani contemplassero una sezione specifica sulle minoranze etniche, sui Rom e sui migranti, in altre parole sulle nuove minoranze. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, a nome del gruppo ALDE. – (PL) Desidero soffermarmi un attimo sul legame tra i diritti umani e la democrazia. E’ opinione diffusa che tali diritti possano essere pienamente rispettati solo nell’ambito di una democrazia. La democrazia è a propria volta identificata con governi di maggioranza il cui mandato è il risultato di un meccanismo elettorale. Questa era la democrazia greca, dove la maggioranza decideva in merito a tutto. Attraverso questo sistema di voto maggioritario, tuttavia, Socrate fu condannato a morte.

Pertanto, la volontà della maggioranza non può sempre fungere da garanzia dei diritti dei cittadini. E’ il motivo per cui nel XIX secolo si fece strada un timore nel pensiero politico – che oggi si comprende poco –, la paura di estendere i diritti di voto a gruppi sociali più ampi, collegata alla teoria che solo una minoranza illuminata sia in grado di rispettare i diritti umani e le libertà.

Oggi ci imbattiamo spesso in situazioni in cui elezioni del tutto rispettabili sfociano in governi dittatoriali, o nel sostegno a tali governi. Basti pensare a paesi come la Bielorussia, o ai governi di Hamas nella Striscia di Gaza. E’ altresì opportuno ricordare la famosa risposta da parte del Presidente dell’Egitto Mubarak, il quale, esortato a svolgere elezioni imparziali, affermò che si sarebbero tradotte in governi nel paese sotto il controllo di gruppi islamici radicali fondamentalisti.

E’ evidente che le elezioni sono un elemento di inestimabile valore ed è per questo che sono anche oggetto di controllo. Chissà, tuttavia, che in questi giorni in molti paesi non sia più importante avere un governo dello Stato di diritto e un potere giudiziario davvero indipendente anziché indire elezioni. Altrimenti potremmo avere una democrazia che non è nulla di più di una dittatura sostenuta da un mandato elettorale – una dittatura in cui non esistono istituzioni indipendenti per creare un complesso sistema di equilibri e garanzie al fine di proteggere i cittadini dall’azione arbitraria delle autorità. La democrazia deve essere democrazia liberale e non dittatura della maggioranza. Dobbiamo pertanto proseguire nell’attività di osservazione elettorale, ma non dobbiamo limitarci a questo nella lotta volta a instaurare un’autentica democrazia liberale. Questo significa che occorre rivolgere più attenzione alla creazione di una cultura democratica e delle istituzioni di una società civile.

Tali azioni non devono contare sul sostegno delle autorità autocratiche. E’ quindi necessario sviluppare meccanismi di assistenza più adeguati, dispositivi che siano anche più flessibili di quelli di cui già disponiamo, e si deve ampliare la portata del nostro intervento fornendo aiuti a quei coraggiosi che subiscono varie repressioni a causa delle attività svolte.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN).(PL) Signor Presidente, ritengo che l’unica spiegazione alla mancanza nella relazione sui diritti umani di parole adeguate in merito alla questione della libertà religiosa nel mondo sia riconducibile ai pregiudizi della sinistra e anche, forse, del relatore.

La libertà a professare e praticare una religione è uno degli elementi più importanti dei diritti umani. Tale principio è stato confermato nell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nell’articolo 16 del documento finale dell’OSCE e nell’articolo 9 della Convenzione europea. E’ una libertà che è stata violata su larga scala. I cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato nel mondo e non possono praticare liberamente la loro fede in Cina, nell’Arabia Saudita o in Iran. In Iraq i cristiani assiri, che vivono in quelle terre da secoli, hanno dovuto fuggire dalle proprie case. In Russia l’attività delle comunità religiose che non appartengono alla Chiesa ortodossa russa diventa sempre più difficile.

Purtroppo, non apprenderemo nulla di questo dalla relazione dell’onorevole Cappato. Una simile censura è una strada diretta verso la perdita di ciò che costituisce l’unica forza nel sistema della protezione dei diritti umani: la strada verso la perdita di credibilità.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, le relazioni presentate sono molto precise e ben documentate. Offrono un’indicazione convincente, credo, dell’attuale capacità del parlamento di valutare la politica dell’UE in materia di diritti umani e democrazia. Orientamenti, dialoghi e consultazioni, piani d’azione, la clausola sui diritti umani, le missioni di osservazione elettorale: questi strumenti sono valutati perfettamente e sono individuati con chiarezza anche i passi avanti ancora da compiere, che si tratti di elaborare singole strategie per paese nel campo dei diritti umani o di definire indicatori per valutare le situazioni o di chiedere al parlamento di avviare misure appropriate per l’attuazione della clausola relativa ai diritti dell’uomo. Questi obiettivi sono, penso, ben noti alla Commissione e al Consiglio e resteranno nell’agenda delle nostre discussioni.

Si rivolgono anche specifiche richieste agli Stati membri. In particolare, deploriamo il fatto che molti di loro non abbiano ancora ratificato un gran numero di convenzioni internazionali e di protocolli aggiuntivi: la Convenzione sulla protezione di diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e altri strumenti quali la Convenzione 169 dell’OIL. La loro ratifica farebbe onore agli Stati membri e a tutta l’UE.

Vi sono anche questioni ancora più complesse e ricorrenti che la situazione internazionale pone immancabilmente al centro delle nostre preoccupazioni: problematiche relative a un approccio esaustivo e integrato ai diritti umani in tutte le politiche dell’UE. Sì, la politica in materia di asilo e di immigrazione perseguita dall’UE e dagli Stati membri porta a gravi violazioni dei diritti umani, in particolare alle nostre frontiere esterne. Sì, grandi società europee chiudono un occhio di fronte agli attacchi diretti al diritto sociale o al diritto a un ambiente sano o addirittura li commettono. L’UE deve avanzare verso un quadro legislativo che promuova la compatibilità tra le sue attività e il rispetto dei diritti umani. Sì, la crisi alimentare mette in questione la nostra politica agricola e la nostra politica energetica. Sì, ancora una volta, l’impatto dei cambiamenti climatici sui diritti umani è evidente. I diritti alla vita, alla salute, alla casa e all’alimentazione sono in cima all’elenco delle violazioni.

La nostra ambizione è una politica globale e integrata. I lavori relativi all’attuazione del Trattato di Lisbona sono iniziati. Segneranno un’ulteriore tappa del nostro impegno sul fronte dei diritti umani. Tale impegno deve essere garantito da un’organizzazione e da risorse più sostanziose e più coerenti nel campo dei diritti dell’uomo. Ad esempio, il servizio europeo per l’azione esterna dovrà comprendere un centro dedicato al carattere trasversale dei diritti umani. Lo stesso Parlamento europeo dovrà saltare il fosso. Un organo parlamentare del tutto funzionante è altamente auspicabile a tale fine.

 
  
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  Vittorio Agnoletto, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, promuovere e difendere i diritti umani rischiano oggi di essere parole vuote di significato, soprattutto se le dichiarazioni di principio non seguono fatti precisi. Da tempo l’Unione europea sembra volutamente inerme di fronte a regimi che violano i diritti umani, interessata solo all’approfondimento delle relazioni commerciali ed economiche.

La Commissione è sempre più svuotata dal Consiglio e dagli Stati membri nelle sue strategie di promozione dei diritti umani nel mondo. Assistiamo da tempo a una consapevole rinazionalizzazione delle competenze in tema di promozione dei diritti fondamentali. Mai come oggi, insomma, la Commissione è debole in tema di proposte sui diritti umani e della democrazia nel mondo, come dimostra, ad esempio, il rifiuto di un uso generalizzato della clausola democratica votata dal Parlamento due anni fa.

I diritti umani sono tornati ad essere una variabile dipendente delle politiche di controllo economiche o militari, come dimostra la cosiddetta lotta al terrorismo dell’amministrazione Bush. Per questo è importante che il Parlamento europeo continui ad avere un ruolo di stimoli in questo settore come il rapporto del collega Cappato. Certo, il rapporto si concentra esclusivamente su una dimensione che definirei individualistica dei diritti.

Lo stesso relatore ha votato contro i nostri emendamenti che cercavano di dimostrare come la promozione dello sviluppo dei popoli, dei loro diritti sociali, economici e culturali, così come definiti dall’ONU, sono una condizione per il godimento dei diritti individuali. Sono gli stessi concetti di interdipendenza, di indivisibilità dei diritti che definiscono tale concetto.

Il relatore, ancora una volta, si è abbandonato alla relazione dei black list of countries, in cui si attaccano i soliti paesi e non si criticano i più potenti. Ad esempio, avevamo cercato di far notare con degli emendamenti che la Turchia è colpevole di una politica di annientamento dell’identità culturale, politica e sociale dei curdi. Una repressione che riguarda milioni di esseri umani, ma non è stato fatto nulla! Ricordo che la questione curda è, a mio avviso, determinante nella concezione del futuro di un’Europa democratica, il tutto unito a formulazioni generali e generiche sui diritti umani, che hanno sapore antico dei due pesi e due misure. Per questo il nostro gruppo ha deciso di astenersi nel voto finale.

 
  
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  Presidente. − Se qualcuno attendeva l’intervento dell’onorevole Georgiou del gruppo Indipendenza/Democrazia, rimarranno delusi, in quanto non è presente in Aula.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). (NL) Grazie, signor Presidente. Ritengo che, se alcuni aspetti della corposa relazione dell’onorevole Cappato sono aperti alle critiche, il testo, a suo merito, inserisce espressamente in agenda la discriminazione contro le religioni minoritarie in alcuni paesi terzi – una scelta che era estremamente necessaria.

Dobbiamo semplicemente avere il coraggio di affermare alcune cose con maggiore chiarezza e, senza menare il can per l’aia, di denunciare innanzi tutto il totalitarismo fanatico dei paesi islamici. Il fatto è che, mentre in Europa l’islam è riconosciuto e trattato come una religione di pari posizione e i musulmani sono, ovviamente, riconosciuti e trattati come cittadini alla pari, e nel mio paese l’islam è riconosciuto e sovvenzionato dal governo, nel mondo islamico i cristiani e i non credenti sono apertamente considerati come cittadini di serie B e oggetto di discriminazione.

Solo per dare un esempio, nella apparentemente “moderna” Algeria, chiunque tenti di convertire un musulmano viene condannato a cinque anni di carcere e al pagamento di multe salatissime. Anche in altri paesi islamici la discriminazione e l’oppressione di minoranze non islamiche sono semplicemente parte di una politica ufficiale. Di conseguenza, è ora che l’Europa intervenga con fermezza.

Constato che, mentre l’Organizzazione della conferenza islamica parla costantemente della discriminazione di cui sono vittima i musulmani qui e là, l’Unione europea non pronuncia una parola sulla persecuzione più irragionevole, sistematica e ufficialmente organizzata subita dai seguaci di altre fedi nei paesi musulmani. Questo tende a suscitare l’impressione che i dialoghi ufficiali e le clausole sui diritti umani siano diventati una sorta di carta da pacchi morale. Pensate a quanto possa essere credibile l’Unione europea se essa stessa spalanca la porta a un paese come la Turchia, dove è risaputo che la polizia fa un ampio uso della tortura?

Quali lezioni può impartire l’Unione europea sulla libertà di espressione e la libertà di stampa se poi da anni conduce segretamente e apertamente negoziati per l’adesione con un paese come la Turchia, descritto da Reporters sans frontières come uno dei peggiori violatori della libertà di espressione? Inoltre, quali lezioni può dare l’Unione europea riguardo alla libertà di religione quando sostiene un paese come la Turchia che ha massacrato o cacciato tutte le precedenti religioni minoritarie e perpetua alla luce del sole atti di discriminazione contro le poche rimaste?

Se, tuttavia, guardiamo al di là della retorica ufficiale e delle dichiarazioni e clausole ufficiali, spesso vediamo una politica europea in materia di diritti umani che usa due pesi e due misure e un enorme oceano tra le parole e le azioni.

Per inciso, un simbolo perfetto di questa ambigua politica europea è l’attuale Commissario europeo competente per lo Sviluppo e gli aiuti umanitari, Luois Michel. Quando era ancora ministro degli Esteri del Belgio, sembrava una specie di coscienza globale con il cordon sanitaire europeo contro l’Austria, mentre era tutto latte e miele con quel dittatore malvagio di Fidel castro. Alcuni mesi fa questo Commissario europeo ha ancora una volta perorato la causa di migliorare notevolmente le relazioni con Cuba, anche se tutte le organizzazioni nel settore dei diritti umani affermano che l’apparato statale di Cuba mira costantemente a ridurre i diritti e le libertà dei cittadini.

Soggetti come i Commissari europei non sono adatti a occuparsi della politica in materia di diritti umani. Un’altra considerazione riguarda la totale assenza nella relazione in questione della richiesta urgentemente necessaria di ripristinare il diritto alla libertà di espressione in alcuni dei nostri paesi europei, tra cui il Belgio. In tale Stato il partito di opposizione è vistosamente assediato da denunce e processi, e vari atti sono stati inaspriti onde rendere impossibile la libertà di espressione sul problema dell’immigrazione. E’ ora di avere il coraggio di vedere la trave nel nostro occhio.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, signora Commissario, il fatto che istituzioni riconosciute osservino i processi elettorali migliora l’atmosfera delle consultazioni e talvolta contribuisce a cristallizzare cambiamenti significativi, com’è avvenuto, ad esempio, durante la Rivoluzione arancione a Kiev. L’impresa di osservazione è ovviamente un’operazione costosa, ma giustificata, dal momento che, per un verso, insegna la democrazia e, per l’altro, ci aiuta a valutare la consapevolezza politica e la coscienza di una data nazione.

Ho qualche suggerimento su come le missioni possano essere efficaci senza comportare costi indebiti. Innanzi tutto, dovremmo inviare persone che sanno la lingua del luogo. Se non è fattibile, il gruppo di osservatori potrebbe essere formato in modo che nel suo ambito si usi una sola lingua (francese o inglese), in cui vengono effettuate le traduzioni le quali, a propria volta, comportano il ricorso a interpreti per la traduzione nella particolare lingua locale.

Per quanto possibile, sarebbe utile reclutare volontari da altri paesi, come studenti o membri di organizzazioni non governative o studentesche. Perché? Più osservatori ci sono, meglio vanno le cose. Anche se talvolta si sente affermare con ironia, in Africa ad esempio, che non hanno più bisogno dei colonizzatori, finisce che il contatto e l’interazione con gli elettori porta al riconoscimento della missione e, al tempo stesso, di quella forma di assistenza democratica.

Laddove entrano in gioco i diritti umani, noi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei interveniamo al fine di garantire che coloro che vivono in aree particolarmente vulnerabili del globo siano consapevoli dei propri diritti e possano lottare per difenderli. In questo ambito è necessaria un’opera costante di educazione. Non c’è altro modo. Concluderò facendo presente che senza i valori e i diritti umani fondamentali, la democrazia può essere una soluzione imperfetta, se non una caricatura di come si governa.

 
  
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  Józef Pinior (PSE).(PL) Signor Presidente, signora Commissario, la discussione che si svolge oggi qui riguarda una delle questioni più importanti in cui è impegnata l’Unione europea, e di certo il Parlamento europeo: l’osservazione dei diritti umani nel mondo, e il controllo dell’attuale situazione della democrazia globale. Mi sembra che le due relazioni costituiscano un risultato molto significativo del Parlamento europeo. Desidero esprimere le mie congratulazioni all’onorevole Cappato e all’onorevole De Keyser per l’elaborazione di questi documenti.

In simili situazioni ci troviamo sempre di fronte al seguente dilemma: come possiamo difendere i diritti umani, parlare dei principi del diritto che vorremmo dimostrare in altre regioni del mondo, e al contempo condurre un’efficace politica dell’UE? E’ la base dell’arte dell’odierna politica UE: equilibrare questi due principi, dimostrare i concetti dei diritti umani e, al tempo stesso, l’efficacia della nostra politica. Questa è la realtà nuda e cruda che dobbiamo affrontare oggi in Birmania, in Cina, nel Caucaso, e in moltissime regioni del mondo. Mi sembra che le due relazioni facciano un valido tentativo di equilibrio tra le due sfide cui deve far fronte l’Unione europea.

Ancora un punto: desidero approfittare della discussione per ringraziare il Commissario Ferrero-Waldner per le risposte fornite riguardo all’osservazione dei diritti umani. Le mie informazioni si rivelano corrette. La Mongolia può essere un esempio di un paese in cui il nostro impegno nel campo dei diritti umani sortisce risultati positivi. La Mongolia può essere un esempio di come la situazione può cambiare in meglio in questo ambito. E’ uno Stato asiatico di enorme importanza, cui l’Unione europea può guardare in futuro come un modello per altri paesi dell’Asia centrale.

 
  
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  Fiona Hall (ALDE).(EN) Signor Presidente, le missioni di osservazione elettorale sono un elemento centrale e vitale del sostegno dell’UE ai diritti umani, alla democratizzazione e al buon governo. Desidero riferirmi in particolare alle missioni di osservazione in Africa, perché esiste un particolare partenariato tra l’UE e i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

Spesso la missione di osservazione si svolge nel quadro di aiuti allo sviluppo forniti a titolo dell’accordo di Cotonou. Per le elezioni del 2006 nella Repubblica democratica del Congo, ad esempio, è stata prestata una rilevante assistenza tecnica riguardo al processo di registrazione elettorale, e le missioni di osservazione elettorale dovrebbero avere un seguito in un quadro di sostegno anche dopo le elezioni, come sottolinea la relazione dell’onorevole De Keyser. Dopo le elezioni è enormemente necessario fornire un aiuto pratico e tecnico, ad esempio, per formare i funzionari civili e per gli scambi tra pari con altri deputati. Ai parlamenti neoeletti occorre assistenza affinché possano rafforzare la propria capacità di far mantenere ai loro esecutivi gli impegni assunti. E’ inoltre necessario dare un seguito politico alle elezioni, soprattutto alle raccomandazioni della missione di osservazione, di cui si dovrebbe tener conto prima del successivo ciclo elettorale.

Vorrei soffermarmi su alcuni altri punti. Sì, la missione di osservazione elettorale occupa un posto molto speciale, nel senso che è indipendente e distinta dal resto del processo. Non è la Commissione; è diversa dalle relazioni esterne; e, se è vero che la missione di osservazione deve comunicare con la delegazione locale della Commissione, con gli ambasciatori degli Stati membri e anche con altre missioni di osservazione, non deve rendere conto a nessuno di questi e la sua indipendenza è la sua forza. Sono d’accordo riguardo al collegamento e al coordinamento, ma non ritengo che dovremmo avere missioni congiunte con alti organi poiché questa scelta potrebbe compromettere l’indipendenza estremamente importante della missione di osservazione dell’UE.

Rilevo il desiderio di ampliare le missioni di osservazione e di rafforzarne le attività nel Mediterraneo meridionale. Posso capirlo, ma non dovrebbe avvenire a spese di missioni di democrazie emergenti in Asia, America latina e soprattutto in Africa. Come sottolineato da molti, le missioni si pagano, pertanto, se avremo missioni in più, ci occorreranno anche risorse in più.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE).(ES) Signor Presidente, desidero innanzi tutto complimentarmi con l’onorevole Cappato per il lavoro svolto e il risultato ottenuto.

Desidero di fatto estendere i complimenti all’intera sottocommissione per i diritti umani, perché ritengo che la relazione dimostri che da tempo ormai la sottocommissione è diventata maggiorenne, con tutto ciò che questo implica.

Per quanto riguarda la relazione, vi sono tuttavia alcuni aspetti che vorremmo riprendere e invitiamo tutti a compiere un ultimo sforzo affinché siano riconosciuti.

Primo, si deve riconoscere e ricordare una volta ancora che i diritti umani sono universali e indivisibili, principio, questo, che non è esplicitamente riportato nel testo e che vorremmo venisse inserito, pertanto abbiamo presentato un emendamento al riguardo.

Secondo, sarebbe opportuno che decidessimo che, in futuro, ogni inviato speciale dell’UE sia dotato di un chiaro mandato in relazione ai diritti umani e, in particolare, alla garanzia del rispetto degli orientamenti in materia di diritti umani.

Terzo, per quanto attiene a questi orientamenti, ritengo che sia importante ricordare un altro punto: anche se i diritti delle donne sono, per definizione, diritti umani, ci sembra che gli elementi specifici spesso abbinati a certe violazioni di quei diritti, da una prospettiva di genere, rendano altamente raccomandabile adottare quanto prima una serie nuova di orientamenti concernenti in particolare i diritti delle donne.

Infine, sebbene sia indubbio che vi siano vari casi specifici che dovremmo menzionare, ma che non possiamo fare per mancanza di spazio e di tempo, voglio almeno approfittare della presente discussione per sollevare ancora una volta il problema della violazione di diritti umani nel Sahara occidentale per mano delle autorità marocchine, in quanto esempio lampante di una decolonizzazione incompleta o compiuta malamente.

Pertanto, la Spagna e, per estensione, l’Unione europea, ha il dovere di non tirarsi indietro rispetto a questo problema, tanto più considerando che il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha di nuovo esortato a risolvere il conflitto attraverso una soluzione equa e duratura in conformità del diritto internazionale, e tutti sappiamo che, soprattutto, questo comporta l’applicazione del diritto all’autodeterminazione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Luisa Morgantini (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie alla sottocommissione per i diritti umani e a Marco Cappato, anche se io non parlerò di questa relazione. Spero che la commissione per i diritti umani diventi una vera commissione e non soltanto una sottocommissione. Grazie soprattutto a De Keyser e Salafranca per l’approfondito e stimolante rapporto. Lamento, però, che il rapporto non sia stato fatto congiuntamente dalle commissioni per gli esteri e per lo sviluppo, tenuto conto che i presidenti delle due commissioni copresiedono il gruppo parlamentare delle osservazioni elettorali.

Grazie davvero anche alla Commissione, in modo particolare a Benita Ferrero-Waldner, per gli impegni e la determinazione profusi nello sviluppo dello strumento dell’osservazione elettorale per i diritti umani con la consapevolezza che democrazia e diritti necessitano non solo fair in free election, ma sviluppo e lotta contro la povertà.

Ho solo un minuto, vorrei sottolineare l’esigenza di una maggiore coerenza per il dopo elezioni e mi riferisco per esempio al caso della Palestina; credo che sia indispensabile questo per essere credibili con il nostro strumento, così come anche la continuità per il follow-up delle relazioni e delle politiche di sostegno ai parlamenti nazionali. Importante anche è la proposta di Ferrero-Walder di un secondo seminario di valutazione, soprattutto se riusciamo a coinvolgere la società civile e gli osservatori elettorali locali, che sarebbero per noi un modo di interlocuzione molto importante.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM). – (SV) Signor Presidente, l’UE è un’unione di valori che si basa sull’accordo comune di rispettare i diritti umani. Quando questi non vengono rispettati all’interno dell’UE o nell’area vicina ad essa, l’UE dovrebbe intervenire. Tuttavia, è un peccato che questo Parlamento tenti di usare i diritti umani per promuovere la propria posizione nel quadro della politica estera a spese della competenza degli Stati membri. Non dobbiamo dimenticare il fatto che vari Stati membri non sempre rispettano i diritti umani, ad esempio nel caso dei diritti di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transgender, quando nel nostro fanatismo ci battiamo moralisticamente il petto e critichiamo le politiche dei paesi terzi.

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, devo chiedere, la presente discussione è soltanto un rito annuale per lavarci la coscienza riguardo ai diritti umani o nell’UE stiamo davvero esigendo un reale cambiamento da parte dei paesi che perpetrano gravi abusi?

Sì, l’UE protesta, ma la portata della nostra azione è inversamente proporzionale all’importanza commerciale di quelli che sono i destinatari? Prendete l’India e la Cina. Stiamo corteggiando entrambi i paesi per gli scambi commerciali. Quanto siamo seri nel promuovere con loro l’agenda dei diritti umani? Perché i nostri accordi commerciali non hanno autentica forza di diritti umani? E’ vero che all’UE interessa più il commercio che la repressione?

Guardo l’India, con la sua discriminazione basata sulle caste, il suo spaventoso primato sul fronte del lavoro forzato e del traffico sessuale, e i diffusi abusi alla libertà di religione. E poi scopro che tutto quello che abbiamo con questo paese è un dialogo ad hoc e l’assenza di un impegno profondo in questioni relative ai diritti umani. Non c’è da stupirsi che le cose non migliorino.

Devo anche aggiungere che talvolta il nostro obiettivo è distorto, Quando si tratta di aiuti allo sviluppo, l’UE esercita forti pressioni su un’agenda dei diritti, che preveda la promozione dell’aborto, anche dove questo offende la cultura locale – come in Kenya, dove le ONG sostenute dall’UE usano i fondi per finanziare gli aborti in violazione degli usi e del diritto locali.

Il nostro obiettivo non dovrebbero essere i diritti fondamentali e un uso migliore delle risorse allo sviluppo al fine di fornire aiuti all’approvvigionamento alimentare e idrico, anziché diffondere la nostra agenda, spacciandola persino per politica in materia di salute?

 
  
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  Ari Vatanen (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, ritengo sia il giorno giusto per riflettere sull’importanza delle elezioni e delle missioni di osservazione. Proprio questa mattina abbiamo sentito un’altra serie di risultati dagli USA. Credo che lì le elezioni stiano andando avanti da secoli e non sappiamo ancora chi sia il candidato democratico alle presidenziali. Penso che sarà Obama, ma non me lo chiederanno.

Mentre da mesi negli USA avviene questo, in Russia si sono svolte le elezioni e oggi Vladimir Putin, dovrei dire, ha passato la presidenza a Medvedev. Dovrei dire che Medvedev è stato insediato, ma non sarebbe l’espressione corretta, perché quando era in corso la campagna elettorale, Medvedev si è preso un solo giorno per la sua propaganda – è quanto è stato scritto nel comunicato stampa del Cremlino. E’ stato persino sottolineato che era un giorno non retribuito. Come si può organizzare una campagna elettorale se la si fa in un giorno? E’ possibile se si sa che la copertura televisiva sarà superiore di 17 volte rispetto a quella di tutti gli altri tre candidati messi assieme. Questa è la triste situazione In Russia, Il popolo russo merita di più. Questa non è una critica al Cremlino. Dobbiamo esprimerci a favore del popolo russo e a favore di tutti coloro che in qualsiasi altro paese non abbiano ancora la democrazia nel modo che intendiamo noi.

Queste missioni di osservazione sono importanti? Sì, sono molto importanti, perché sono incentrate sulla costruzione della democrazia che è la nostra principale missione in quest’Aula. L’onorevole Salafranca e l’onorevole De Keyser hanno prodotto un’ottima relazione, ma dobbiamo semplicemente portare avanti questa tematica. L’UE deve diventare molto più forte. Non possiamo rimanere in silenzio, perché lo dobbiamo a coloro che non hanno ancora una democrazia.

 
  
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  Richard Howitt (PSE).(EN) Signor Presidente, complimenti a un eccellente relatore, l’onorevole Marco Cappato, per la relazione annuale sui diritti umani.

Vorrei spiegare due dei nostri emendamenti socialisti: innanzi tutto, rispetto la sua e la vostra posizione riguardo a Gandhi e alla non violenza e ritengo che sia una tradizione molto importante su cui cerchiate di attirare la nostra attenzione in Parlamento. Ma il nostro tentativo di cancellare il paragrafo in questione è solo dovuto al fatto che non può essere l’unico principio di orientamento della PESC. Il ripristino e il mantenimento della pace talvolta implicano l’uso di mezzi militari e sono comunque una parte nobile e onorevole di quanto possiamo e dobbiamo fare come Europa al fine di creare un mondo più pacifico e di successo.

In secondo luogo, per quanto riguarda il nostro emendamento sul Consiglio per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, essendo io qualcuno che si reca regolarmente a Ginevra con i colleghi della sottocommissione, posso condividere le sue preoccupazioni. E’ deludente constatare la polarizzazione ancora esistente riguardo ai territori occupati palestinesi, la mentalità del blocco, soprattutto nel gruppo africano, anche se noi stessi dobbiamo esserne consapevoli in Europa. Tuttavia, ritengo essenziale che quest’anno continuiamo ad appoggiare lo spirito della riforma ONU, che riconosciamo il ruolo positivo svolto dagli Stati membri dell’UE in seno al Consiglio per i diritti dell’uomo e che il processo di revisione tra pari è appena agli inizi e che per noi lavorare in modo aperto, globale ed efficace è il modo migliore per sostenere tale istituzione.

Infine, nel considerando P e nel paragrafo 4 chiediamo alla Commissione, insieme al Consiglio, di appoggiare la proposta di un consenso sulla promozione della democrazia nella politica di vicinato, nei criteri di Copenaghen, nelle nostre strategie regionali nel mondo. Parliamo di promozione della democrazia ma non esiste una definizione europea univoca al riguardo. L’idea che, come abbiamo raggiunto un’intesa sullo sviluppo, la Commissione, gli Stati membri e il Parlamento definiscano di concerto e si impegnino a promuovere la democrazia nel mondo è molto forte. Javier Solana l’ha appoggiata e mi auguro che il Consiglio e, in particolare, la Commissione sostengano ufficialmente l’idea questa sera.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE). (LT) La relazione dell’UE dell’anno scorso era di 104 pagine, 4 delle quali dedicata alla questione dei diritti umani. Quest’anno sono rispettivamente 216 e 10. Sono stati ripetuti fatti indicati nel testo dello scorso anno, come lo sviluppo dell’Agenzia per i diritti fondamentali e l’attività del Parlamento in questo ambito. Tuttavia, la relazione offre un resoconto dettagliato di come noi europei stiamo difendendo i diritti dell’uomo a livello mondiale.

Nondimeno, non una sola parola è stata detta nella relazione o nella risoluzione riguardo alla protezione dei diritti umani o di eventuali casi di violazione all’interno dell’Unione. Non esistono episodi in cui i diritti umani siano stati violati nell’UE o se, forse, ci sono, li risolviamo effettivamente in modo corretto e senza indugio? Secondo me, non è così. Sembra come se fosse più facile parlare dei peccati di altri che ammettere i propri.

Non siamo consapevoli del fatto che a Londra agenzie illegali per l’occupazione stanno trasformando in schiavi gli immigranti dalla Lituania e dalla Polonia? Non sappiamo che a Parigi gli arresti di massa di soggetti “illegali” avvengono per ordine del Presidente Sarkozy? E che dire delle azioni illegali contro i rumeni a Roma? Naturalmente, la parte lesa può adire la corte di Strasburgo. In vari anni, mentre i casi dinanzi a quella giurisdizione ammontavano a migliaia, si sarebbe potuto ripristinare la giustizia. Tuttavia, ogni giorno e ogni ora sono di grande importanza per le persone interessate.

Siamo stati eletti per lavorare per i nostri cittadini, per rappresentarli e proteggerne i diritti. Impegniamoci ad affrontarli. In Europa ogni individuo dovrebbe essere sicuro; saremmo più forti e in una posizione migliore per aiutare gli altri.

 
  
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  Presidente. − Grazie, onorevole Juknevičienė. Questo è uno di quei casi in cui vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non riusciamo a vedere la trave nel nostro.

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE). (DA) Signor Presidente, grazie per una splendida relazione sui diritti umani. Ha tuttavia un difetto molto grave. Il maggiore problema a livello mondiale nel campo dei diritti umani – la discriminazione contro 260 milioni di senza casta Dalit – viene menzionato solo brevemente e comunque soltanto nell’ambito di un elenco di aspetti che potrebbero scatenare la discriminazione. A febbraio dell’anno scorso abbiamo approvato una decisione lungimirante al riguardo, ed è pertanto allarmante che la commissione per gli affari esteri abbia respinto l’emendamento proposto dal gruppo dei Verde/Alleanza libera europea. Secondo la nostra proposta l’UE, di concerto con l’ONU, dovrebbe elaborare una serie di orientamenti volti a combattere le discriminazioni di casta e a sollevare il problema a incontri al vertice con i paesi interessati. L’India e il governo britannico hanno di nuovo affrontato il problema, visto che erano contro la decisione l’anno scorso, e sono riusciti a pervenire a un risultato positivo questa volta?

Il problema è una realtà in molti paesi dell’Asia meridionale, ma cito l’India perché è democratica, un aspetto che è stato evidenziato quale fattore di massima importanza in relazione ai diritti umani. E’ uno Stato democratico e vanta anche valide leggi contro le discriminazioni di casta, che, tuttavia, vengono continuamente violate. La democrazia dell’India merita il rispetto di tali leggi, e il paese deve diventare un modello per altri. E’ comunque anche imbarazzante che l’UE volti la faccia dall’altra parte di fronte alla sofferenza dei Dalit – e così fa il Parlamento! Potevamo affermare queste cose l’anno scorso. Cos’è accaduto che non possiamo affermarle oggi? La situazione dei Dalit è migliorata? La discriminazione sta scomparendo? No, tutti qui sappiamo che non è così. Perché, allora, la situazione disperata di queste persone non riceve l’attenzione concreta dell’UE?

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL). (ES) Signor Presidente, molte grazie. Onorevoli colleghi, il 13 aprile è stato arrestato a Marrakesh Ennaama Asfari, un difensore dei diritti umani nel Sahara occidentale. E’ tuttora in prigione in Marocco.

Lo sto dicendo, onorevoli colleghi, per farvi presente che non dobbiamo dimenticare che l’Unione europea è responsabile del processo di decolonizzazione appoggiato dalle Nazioni Unite. Siamo responsabili, e pertanto qualsiasi relazione sui diritti umani deve affermare che l’Unione europea deve essere esigente e vigile e deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

In secondo luogo, onorevoli colleghi, siamo in una civiltà, nel XXI secolo, in cui la popolazione diventa sempre più povera e affamata, è afflitta da più malattie e disuguaglianze. Negli ultimi dieci anni, secondo le Nazioni Unite, l’Africa si è impoverita. Desidero pertanto chiedere, suggerire ed esortare a riconoscere che i diritti umani sono tutti i diritti: economici, sociali, culturali e politici. Se avessimo una scala di misura, saremmo non poco sorpresi nel vedere la classifica dei paesi che non rispettano i diritti umani. Ritengo pertanto che dovremmo essere molto più sensibili e sollevare tutte le questioni di rispetto dei diritti umani.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, è importante quando discutiamo di elezioni e di missioni di osservazione che guardiamo noi stessi in funzione del Trattato di Lisbona. Quanti cittadini del mezzo miliardo di europei al di fuori della cerchia della politica interna del Consiglio eleggeranno il presidente d’Europa? Nessuno. Quanti del grande pubblico eleggeranno il primo ministro d’Europa, il Presidente della Commissione? Di nuovo, nessuno.

Forse riusciremo a registrare più progressi nel promuovere la democrazia nel mondo quando l’UE stessa abbraccerà la democrazia. Come sottolineato dall’onorevole Bonde questa sera, qualora il presidente della Cina chiedesse al futuro presidente d’Europa, parlando di democrazia, con quanti voti è stato eletto, sarebbe un momento molto imbarazzante.

 
  
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  Urszula Gacek (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, accolgo con favore l’eccellente relazione sul ruolo del Parlamento europeo nell’attività di osservazione elettorale. L’osservazione elettorale nelle democrazie nuove ed emergenti è giustamente vista come una priorità dell’UE e una dimostrazione del proprio impegno nei confronti di tali nazioni.

Tuttavia, io vedo un altro ruolo per i nostri Stati membri, per le nostre cosiddette “democrazie mature” e questo ne è la dimostrazione.

Ricordo un acceso dibattito in Polonia prima delle elezioni generali dell’ottobre 2007. L’OSCE voleva inviare un gruppo ristretto di osservatori. La richiesta è stata inizialmente accolta con una reazione negativa da parte di molti politici che hanno interpretato questa proposta alla stregua di un affronto e di un insulto. Non era così. Le missioni di osservazione sono state inviate in molte vecchie democrazie europee. Le elezioni presidenziali francesi sono solo un esempio. Di recente, osservatori sono stati accolti in Polonia.

Quando cerchiamo di convincere le riluttanti democrazie nuove ed emergenti a consentire l’accesso agli osservatori internazionali, dobbiamo dimostrare che noi stessi permettiamo che altri ci controllino. I nostri processi elettorali non sono scevri di problemi. I britannici hanno documentato casi di frode elettorale nelle votazioni per posta e noi tutti affrontiamo nuove sfide, ad esempio votare in futuro tramite Internet.

Pertanto dimostriamoci aperti al controllo, perché tale apertura può solo rafforzare la nostra credibilità.

 
  
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  Libor Rouček (PSE).(CS) Oggi discutiamo di due relazioni strettamente connesse: la relazione annuale sulla situazione dei diritti dell’uomo nel mondo e la relazione sulle missioni di osservazione elettorale dell’UE. Le libere elezioni e il diritto alla democrazia sono diritti umani fondamentali riconosciuti, inter alia, dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici nonché dalla Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite. Per queste ragioni la promozione della democrazia è uno dei principali obiettivi della politica estera dell’UE. Per far sì che il sostegno sia efficace, dobbiamo rafforzare la nostra politica estera e di sicurezza comune e rendere le missioni di osservazione elettorale dell’UE più efficienti.

Appoggio pertanto le raccomandazioni dei nostri relatori. Ritengo altresì, ad esempio, che il processo elettorale, comprese le fasi pre e postelettorali, debba includere il dialogo politico con i paesi terzi interessati. Tra gli obiettivi di un processo elettorale, inteso non solo come la fase di votazione ma anche le fasi precedenti e successive in particolare, deve anche figurare il consolidamento delle istituzioni democratiche quali lo Stato di diritto, l’indipendenza dei mezzi di informazione e dei giudici, la società civile, e così via. Sono anche convinto, sulla base dell’esperienza personale delle missioni di osservazione, che il Parlamento europeo debba e possa svolgere un ruolo molto più efficace e significativo nell’ambito di tale processo.

Per concludere, in quanto rappresentante della Repubblica ceca desidero aggiungere qualche parola riguardo alla ratifica dello Statuto di Roma. Come l’anno scorso, vorrei invitare i membri del parlamento e i senatori della Repubblica ceca a ratificare quanto prima lo Statuto di Roma. Il fatto che la Repubblica ceca, che deterrà la Presidenza del’UE nel primo semestre del prossimo anno, sia l’unico Stato membro dell’UE che non lo abbia ancora ratificato è, secondo me, motivo di imbarazzo nei confronti di quello che, purtroppo in questo caso, è il mio paese di origine.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto rilevare – e mi rivolgo direttamente alla Commissione e al Consiglio – che l’UE deve offrire un valido sostegno al procuratore del Tribunale penale internazionale al fine di eseguire l’atto d’accusa di due individui che avrebbero perpetrato abusi dei diritti umani in Darfur, di cui uno è un ministro in carica del governo sudanese. La risposta dell’UE è stata finora debole, il che, considerato che rivendichiamo il merito – o gran parte del merito – di aver creato il Tribunale penale internazionale, è piuttosto vergognoso.

Rischiamo perfino di essere sopraffatti dagli Stati Uniti. In un interessante intervento di due settimane fa, John Bellinger, responsabile legale del Dipartimento di Stato, ha affermato che gli USA erano disposti, pur mantenendo la loro posizione ideologica nei confronti del Tribunale penale internazionale, a fornire assistenza pratica alla sua attività, e ha citato in particolare il Darfur. Ritengo quindi che dobbiamo sbrigarci in termini di sostegno al TPI riguardo al Darfur.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, abbiamo la prospettiva, chiunque vinca le presidenziali, che finiscano gli abusi – o almeno i peggiori – della guerra al terrorismo. Tutti i candidati si sono impegnati a chiudere Guantánamo, ma l’UE deve contribuire portando avanti la propria richiesta di smantellamento e guidando un’iniziativa internazionale volta ad accogliere i detenuti che non avranno un processo equo. In aggiunta a questo, però, – e concordo con chi afferma che, per essere credibile nel mondo, l’UE deve rispettare al proprio interno i diritti umani – dobbiamo assumerci la responsabilità di cui finora non ci siamo fatti carico a causa della collusione di governi europei con la pratica della extraordinary rendition, il che, tradotto, significa sequestro e tortura.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE).(PT) Le cose stanno così. La pena di morte, la tortura e la fame sono fenomeni barbari che persistono in questo mondo che in parte governiamo. Tuttavia, la situazione continuerà in questi termini solo se lo vogliamo noi. L’Europa dell’Illuminismo, dei valori, della dignità, manca di coerenza politica. Il Parlamento europeo e il Consiglio non sempre adottano esattamente le stesse posizioni in questo ambito, ma c’è solo un modo ed è che le istituzioni europee agiscano in modo coerente in tutte le loro politiche interne ed esterne. Riponiamo speranze per l’efficacia del nuovo servizio di azione esterna nel Trattato di Lisbona nel campo dei diritti umani.

Tuttavia, osserviamo il mondo e gli esempi che suscitano la nostra preoccupazione: gli Stati Uniti hanno la pena di morte come l’Africa; la Cina non ha solo la questione del Tibet, ma anche i lavori forzati, la tortura e le esecuzioni sommarie. Visti tali esempi, dovremmo confrontarci con la nostra mancanza di coerenza. All’Europa occorre una politica proattiva nel campo dei diritti umani. E’ fondamentale mobilitare la società civile, ma non dobbiamo dimenticare che la lotta per i diritti spettano in primo luogo agli Stati e alla loro diplomazia. Il Presidente francese ha fatto bene a dichiarare che non sarebbe stato presente ai Giochi olimpici di Pechino. Non dovrebbero presenziare neanche gli altri capi di Stato dell’UE. L’Unione è un’unità basata su valori. Non è sufficiente per l’Europa formulare dichiarazioni e risoluzioni. L’Unione europea non può vendersi l’anima.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). (PL) Signora Commissario, nel congratularmi con i tre relatori, desidero porre l’accento in particolare sulla questione essenziale e incontestabile dei diritti della donna in tutte le sfere della vita pubblica, nelle relazioni sociali e in quelle private di carattere esclusivamente umano – non solo in teoria ma nella pratica.

Questo comporta soprattutto l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e di violenza contro le donne e le ragazze, il che non è tuttavia sufficiente. Diamo un’occhiata all’Europa. L’Unione europea è impegnata nell’elaborazione di alcune risoluzioni che esorteranno gli Stati membri a riservare parità di trattamento a donne e uomini e poi verificheranno se e in quale misura questi principi siano stati attuati. Sono, comunque, molto curiosa, signora Commissario, di vedere se il principio dell’integrazione della dimensione di genere entrerà in gioco nelle strutture interne dell’Unione europea. Per quanto riguarda la creazione di nuove strutture dell’UE, per esempio, e la nomina delle quattro massime cariche – il Presidente dell’Unione, il Presidente della Commissione, il Presidente del Parlamento e l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’UE – sarà prevista una disposizione che rifletta tale principio?

Onorevoli colleghi, sarà un momento di verità, che dimostrerà se il nostro vero approccio nei confronti dei diritti delle donne è effettivamente quello che sosteniamo essere.

 
  
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  Maria-Eleni Koppa (PSE).(EL) Signor Presidente, la relazione oggi all’esame riguarda l’espressione più importante del Parlamento europeo sul fronte della politica in materia di diritti umani nel mondo. Le sfide sono grandi; il Parlamento europeo può e deve fungere da garante della democrazia e della dignità umana.

E’ fondamentale che l’UE adotti una salda posizione unita riguardo a questi temi. E’ l’unico modo in cui può contribuire a rafforzare e migliorare l’efficacia dell’azione comune.

Non dobbiamo applicare due pesi e due misure a seconda degli interessi in gioco. Tra i principali obiettivi della nostra politica devono figurare l’abolizione della pena di morte e della tortura, e la protezione dei minori coinvolti in conflitti armati. La protezione dei diritti umani deve permeare tutte le relazioni e tutti gli accordi con i paesi terzi. Non si deve tollerare alcun discostamento da questo o opportunismo.

I diritti umani devono essere il nostro faro in ogni nostra scelta politica.

Permettetemi di concludere ringraziando il relatore per il suo eccellente e dettagliato testo.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE).(EN) Signor Presidente, quando l’UE parla di violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, con l’obiettivo di essere adeguatamente convincente, deve essa stessa esibire un fulgido operato riguardo al rispetto di tali diritti da parte di tutti gli Stati membri dell’UE.

Come sottolineato da altri oratori, purtroppo non è così. Illustrerò solo un esempio che riguarda la Gran Bretagna. Il Regno Unito mantiene, in violazione di convezioni internazionali, due colonie in un altro Stato membro – Cipro. In queste due colonie, ossia Akrotiri e Dhekelia, vivono circa 10 000 civili ciprioti che sono cittadini dell’UE nonostante le loro abitazioni siano su un territorio che la Gran Bretagna, per ovvie ragioni, ha escluso dall’UE. Queste persone non hanno il diritto umano fondamentale di eleggere la propria autorità esecutiva, sono governate da un governatore che è un generale dell’esercito britannico nominato dalla Regina d’Inghilterra e non hanno il diritto di avere un parlamento eletto. Le leggi applicabili a queste colonie ricadono sotto la piena giurisdizione del governatore. Di fatto, questi civili dell’UE vivono sotto una dittatura militare britannica.

E’ davvero vergognoso che il PE, la Commissione e il Consiglio continuino a chiudere un occhio di fronte a questa situazione.

Forse altri Stati membri hanno panni sporchi che non vogliono esporre o forse queste istituzioni non credono veramente nei principi della democrazia e della giustizia che sostengono di difendere, o forse l’UE si preoccupa dei diritti umani solo quando la questione non riguarda i propri membri.

Forse qualsiasi cosa. Una cosa è certa: il proseguimento della colonizzazione a Cipro si traduce in discredito e perdita di credibilità per qualsiasi relazione dell’UE sui diritti umani nel mondo.

 
  
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  Corina Creţu (PSE).(RO) Signor Presidente, signora Commissario, cari colleghi, desidero congratularmi con l’onorevole De Kayser e unirmi a coloro che hanno parlato del legame tra diritti umani, elezioni e democrazia. Sono originaria di un paese, la Romania, che ha conosciuto anni di totalitarismo e forse noi, quelli che ancora ricordano quei tempi, dovremmo sottolineare maggiormente l’importanza di elezioni democratiche, libere e corrette.

Un famoso professore americano, Larry Diamond, ha di recente richiamato l’attenzione su un fenomeno allarmante che lui chiama “recessione democratica”. Come emerge anche dalle ultime relazioni di Freedom House, il 2007 è stato l’anno peggiore per la libertà a livello mondiale dalla fine della guerra fredda.

In queste circostanze, sono d’accordo sul fatto che la principale missione della Commissione europea, del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’Unione prima, durante e dopo le elezioni, consista nell’elaborare una strategia comune e globale per promuovere la democrazia. Appoggio l’idea di aiutare i parlamenti neoeletti a rafforzare e a svolgere l’attività legislativa sulla base di criteri quanto più possibile vicini a quelli democratici.

Desidero, tuttavia, far presente che non ogni lacuna organizzativa è un tentativo di frode, ma è essenziale definire in quale misura il quadro giuridico fornisce parità e trasparenza del processo elettorale.

 
  
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  Presidente. − Iniziamo ora il turno degli oratori che intervengono “attirando lo sguardo” del Presidente. Desidero far presente che nella riunione odierna del gruppo di alto livello sulla parità di genere e la diversità, un vicepresidente è stato fortemente criticato per aver affermato che solo i deputati uomini “attirano il suo sguardo” mentre le signore deputate non “attirano il suo sguardo”. Mi permetto di sottolineare che in questo caso sarà molto facile per me, perché sono solo donne coloro che hanno chiesto di “attirare il mio sguardo”. Non saremo pertanto oggetto delle critiche che ci sono state mosse solo un’ora fa.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE).(ET) Onorevoli colleghi, la relazione di Marco Cappato sui diritti umani merita il massimo apprezzamento. Concordo sul fatto che l’Unione europea debba compiere un enorme sforzo al fine di perseguire una politica solida e davvero coerente sul fronte della promozione dei diritti umani nel mondo. E’ vero che il controllo della protezione dei diritti umani deve essere più efficace.

Sostengo la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. Parlare con una voce sola ci consente di reagire con efficacia a qualsiasi violazione dei diritti umani nel mondo. Questo può significare migliaia di vite umane salvate. Sono a favore della proposta di organizzare nel 2009 una conferenza europea sulla non violenza.

E’ estremamente importante che gli europarlamentari siano coinvolti nelle attività di osservazione elettorale. Tuttavia, essi devono comportarsi con imparzialità, come sottolineato dai relatori, l’onorevole De Keyser e l’onorevole Salafranca. Come possono la partecipazione dei gruppi del Parlamento europeo all’attività di osservazione elettorale e l’operato delle delegazioni di osservazione europee essere più incisivi senza pregiudizio per entrambi? Dobbiamo trovare la soluzione assieme.

L’impegno dell’Unione europea sul fronte dei diritti umani è sempre maggiore. E il mondo può vedere che la solidarietà e la protezione dei diritti umani sono tra i nostri principi fondamentali, senza i quali nessun paese può raggiungere il benessere.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, grazie per il sostegno dimostrato nei confronti della parità di genere. Personalmente, desidero congratularmi con i relatori per le tre relazioni, ma vorrei anche sottolineare l’importanza delle missioni di osservazione che gestiamo nel mondo. Ritengo che sia opportuno ribadirlo: sono azioni particolarmente positive che dovrebbero essere promosse tra i nostri cittadini, forse in primo luogo nel periodo pre-elettorale.

Permettetemi inoltre di rendere omaggio a tutti gli osservatori, perché in fin dei conti, anche se siamo presenti in loco in quanto osservatori capo, anche se partecipiamo alle missioni di osservazione, ci avvaliamo di centinaia di esperti – giovani e meno giovani – nel mondo, che generosamente vanno e sostengono la democrazia in altri paesi. Non credo che lo ribadiamo abbastanza spesso. Senza tale rete di osservatori, non vanteremmo queste eccellenti missioni di osservazione. Desidero anche sottolineare l’entusiasmo con cui le popolazioni accolgono gli osservatori, soprattutto gli osservatori di lungo periodo che restano per un po’ di tempo sul posto.

Sono tuttavia delusa del fatto che i miei colleghi non abbiano appoggiato il mio emendamento volto ad aumentare il bilancio, perché ritengo che più competenza forniamo nelle missioni elettorali più l’Unione europea sarà richiesta. Sarebbe una vera vergogna se una mancanza di risorse ci impedisse di rispondere alle domande dei paesi.

 
  
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  Katrin Saks (PSE).(ET) Ho chiesto la parola per sollecitare una maggiore attenzione nei confronti dei diritti umani in Afghanistan, un paese in cui gli Stati membri e l’Unione europea nel complesso hanno apportato un contributo sostanziale.

Mi sono recata in Afghanistan la scorsa settimana in quanto membro della delegazione del Parlamento europeo e desidero soffermarmi su due nomi.

Il primo è Perwiz Kambakhsh, un giovane giornalista condannato a morte perché aveva scaricato una serie di documenti da Internet sulla posizione delle donne nell’islam. Il suo destino è ora nelle mani del Presidente Karzai.

Il secondo nome è quello di Malalai Joya una giovane donna parlamentare che, avendo criticato il potere dei signori della guerra in seno al governo e al parlamento, è stata semplicemente espulsa dall’Emiciclo. E’ stata illegalmente privata dei suoi diritti. La legge non prevede alcuna disposizione al riguardo.

Oggi non ci occupiamo solo del fatto che non ha potuto far valere i propri diritti o il suo mandato dinanzi ai giudici ma anche che la sua vita è in pericolo. L’abbiamo incontrata è ha davvero bisogno che la aiutiamo e interveniamo con urgenza.

L’Unione europea nel suo insieme dovrebbe riservare ulteriore considerazione al tipo di Afghanistan che stiamo costruendo, soprattutto in previsione della Conferenza internazionale di Parigi dove si affronterà la questione del potenziamento dell’assistenza all’Afghanistan.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. – (SL) Purtroppo il tempo destinato al rappresentante del Consiglio nell’ambito di questa discussione è già scaduto e pertanto sarò ligio ed estremamente breve. Permettetemi di congratularmi con tutti i relatori per i loro testi utili e di altissimo valore. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al dibattito per le opinioni espresse. A nome della Presidenza, posso garantire che cercheremo di tenerne conto quanto più possibile nello svolgimento delle future attività del Consiglio.

 
  
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  Presidente. − Grazie, signor Ministro. In realtà, in questa discussione né il Consiglio né la Commissione hanno un tempo fisso, per quanto strano possa sembrare. Lei ha pertanto valutato con troppo rigore il tempo di cui disponeva. La ringrazio molto, in ogni caso, per averne usufruito con tale moderazione in questo secondo intervento. La parola va ora al nostro stimato Commissario Ferrero-Waldner.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, poiché non ho parlato in precedenza della questioni relative ai diritti umani, cercherò ora di delineare alcune idee e vorrei aggiungere qualche parola riguardo a tale argomento.

I dialoghi nel settore dei diritti umani sono diventati un elemento sempre più importante delle attività dell’UE volte a promuovere i diritti dell’uomo nel mondo. In sintonia con linee direttrici del 2001 per i dialoghi in materia di diritti umani, l’Unione europea ne ha avviati 30 e se ne stanno valutando anche altri – per esempio, con Asia centrale, Caucaso meridionale, Sudafrica e forse anche con alcuni importanti partner latinoamericani. La società civile, e in particolare le ONG dei paesi interessati attive nel campo dei diritti umani, partecipa di norma alla fase di preparazione degli incontri. Abbiamo anche ottenuto ottimi risultati costruttivi da alcuni dei nostri partner di vicinato, e, dobbiamo ammettere, alcuni risultati più misti, come nel caso del recente dialogo con la Russia. A proposito, la Russia è stato i primo paese in cui la Commissione e il segretariato del Consiglio hanno avuto un incontro informativo con un ristretto numero di eurodeputati quale seguito della relazione Valenciano, al fine di rispondere alle vostre preoccupazioni riguardo a un coordinamento rafforzato e a informazioni migliori. Mi auguro che tutte le parti coinvolte reputino questo positivo.

Anche l’attuazione del nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) avviene ora a pieno ritmo; i servizi della Commissione sono infatti impegnati nella valutazione di due inviti a presentare proposte per l’obiettivo 1 – i paesi svantaggiati – e di uno rivolto ai difensori dei diritti umani. E’ stata pubblicata la maggior parte degli schemi di sostegno su base nazionale (Country-Based Support Schemes, CBSS) che adesso sono al vaglio da parte delle nostre delegazioni a livello nazionale, e auspico che entro l’estate la maggioranza dei progetti venga avviata in loco.

Stiamo anche integrando attivamente i diritti umani e la sicurezza umana in tutte le questioni e politiche pertinenti. In futuro, disporremo ovviamente della nuova strategia europea in materia di sicurezza e spero che riusciremo ad adottare sul fronte della sicurezza un forte approccio incentrato sull’essere umano, perché la sicurezza umana mira proprio a raggruppare diritti umani, sicurezza e problematiche di sviluppo. Ci sono entrambi – libertà dalla paura e libertà dal bisogno.

Desidero richiamare la vostra attenzione in particolare su alcuni aspetti. Molti oratori hanno menzionato la situazione dei diritti umani nell’Unione europea. Una relazione del Parlamento europeo su questo tema manca dal 2004. Sì, ovviamente è importante affrontare i problemi, e noi disponiamo di due strumenti chiave per farlo. Uno è, in primo luogo, il Consiglio d’Europa e, in secondo luogo, abbiamo oggi un’agenzia per i diritti umani, appena istituita a Vienna, incaricata di controllare la situazione negli Stati membri e di presentare relazioni annuali in merito.

Volevo anche soffermarmi su un altro punto che è stato menzionato – da un collega che purtroppo è andato via –, ossia la protezione dei cristiani nei paesi terzi. L’Unione europea è fortemente contro la discriminazione nei confronti di qualsiasi gruppo religioso e nell’ambito del nostro dialogo con i paesi terzi solleviamo il problema in qualsiasi occasione e cerchiamo di affrontarlo con chiarezza.

Desidero anche aggiungere qualche parola riguardo alle missioni di osservazione elettorale. Molti di coloro che sono intervenuti sono già stati eccellenti osservatori capo. Posso solo sottolineare nuovamente l’indipendenza delle MOE, la coerenza delle loro politiche e degli attori e, in particolare, la loro professionalità; questa sarà la direzione in cui vorremmo proseguire l’attività in futuro.

Per quanto riguarda le tematiche relative alle donne – ovviamente, sono una donna e pertanto potete immaginare che prendo sempre con molta serietà le questioni di genere. Ho organizzato una conferenza sulle donne – molto recentemente, il 6 marzo – cui vogliamo ci sia un seguito. Tutte le azioni prevedono il mainstreaming e una valutazione di genere. Negli orientamenti relativi all’osservazione elettorale c’è una sezione dedicata in modo specifico alle donne. Esiste un’importante risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la 1325, sulle donne nei conflitti che chiede il controllo. Tra breve pubblicheremo anche una serie di progetti relativi allo sviluppo delle donne. Desidero solo far presente che, nella Commissione Barroso, di cui io stessa faccio parte, un terzo è costituito da donne. Ritengo che a essere importante non sia sempre la percentuale, ma anche la qualità. In questo contesto, voglio sottolineare che in generale la Commissione promuove una vita sana e riproduttiva; è un fattore importante per le vite di donne e bambini. E’ uno dei progetti rivolti al Kenya, ma naturalmente riguarda tutto il mondo e penso sia opportuno citarlo.

Un altro punto molto specifico è il TPI – il Tribunale penale internazionale –, cui va il grande sostegno della Commissione europea. Nell’ambito del quadro EIDHR per il 2008 destiniamo 4 milioni di euro. La clausola relativa al TPI è presente nei nostri accordi. Ci siamo impegnati affinché il TPI venisse accettato dai partner e vi sono giurisdizioni internazionali – basti pensare alla Cambogia e a molti altri – pertanto stiamo davvero lavorando con grande attenzione in questo senso.

Concludo rispondendo alla richiesta dell’onorevole Howitt di sottoscrivere qui la promozione della democrazia, come fanno altri. E’ il nostro pane quotidiano. La Commissione è riconosciuta come l’istituzione chiave nella promozione della democrazia attraverso le nostre MOE e altre misure di sostegno elettorale, nonché tramite il rilevante sostegno agli sforzi dei paesi terzi sul fronte della democrazia e a favore di organizzazioni internazionali quali l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa. Vi posso garantire che prendiamo la promozione della democrazia con la stessa serietà di chiunque altro nell’Unione europea.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Presidente, volevo solo porre una domanda alla signora Commissario prima che finisca: ha fatto riferimento al Tribunale penale internazionale e al sostegno fornito dalla Commissione, ma potrebbe rispondermi e dirmi, in dettaglio, che cosa fa l’UE, e nel suo caso la Commissione, per applicare gli atti d’accusa in Sudan?

Non ha risposto all’interrogativo e le sarei grata…

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, come ho detto, noi in generale sosteniamo, ovviamente, il Tribunale penale internazionale ma spetta poi a tale giurisdizione vedere anche chi protegge, riguardo a cosa.

E’ una questione, naturalmente, che figura nell’agenda del Tribunale penale, non nella nostra.

 
  
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  Marco Cappato, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, replico ad alcuni colleghi che non ci sono, ma voglio fare una precisazione. Nel rapporto si parla dei diritti delle minoranze, si parla della libertà religiosa e naturalmente non si parla del rispetto dei diritti umani all’interno dell’Unione europea semplicemente perché non è il mandato di questo rapporto.

Io credo che in qualche modo l’abbiamo fatto, perché noi non abbiamo semplicemente fatto una lista di critiche al mondo, noi abbiamo parlato di noi, di come usiamo – bene o male – gli strumenti che abbiamo, del rispetto della legalità dell’Unione europea, quando diciamo che le clausole sui diritti umani non sono sufficientemente applicate e parliamo di noi! Credo quindi non si possa fare questa critica al nostro rapporto.

Credo che il ministro Lenarčič ha parlato molto degli strumenti che vengono utilizzati, il consiglio che mi permetto di proporre e che è inserito nella relazione è di parlare di più anche della valutazione dei risultati che poi i singoli strumenti ottengono.

Il collega Agnoletto ha rimproverato di non parlare abbastanza della dimensione collettiva dei diritti. In realtà, io penso che i diritti umani fondamentali si basino innanzitutto sul diritto individuale e anche per il genocidio, che è il più collettivo e il più terribile dei crimini, oggi ci si può attivare nei confronti della Corte penale internazionale anche come individui contro il crimine di genocidio, e quindi anche quello parte da un diritto individuale. Il diritto alla democrazia fa parte ormai dei diritti umani fondamentali e questo è uno strumento importante da utilizzare.

Il mainstreaming dovrebbe, credo, fare più attenzione al rispetto dei diritti umani in materia di immigrazione e di politiche contro la droga. Concludo nel rispondere al collega Howitt, la relazione non dice “che la non violenza è l’unico strumento per la promozione dei diritti umani, ma che è lo strumento più adeguato”. Non violenza non solo come assenza di violenza, come pacifismo, no, invece non violenza come azione attiva di disobbedienza, di sabotaggio, di un potere autoritario e di una dittatura! In questo senso noi facciamo la proposta politica che l’Unione europea promuova le tecnologie e le tecniche della non violenza nella promozione dei diritti umani e della democrazia. Spero che questo paragrafo sarà salvato dal voto di domani!

 
  
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  Véronique De Keyser, relatore. − (FR) Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i colleghi che sono intervenuti e dire quanto le parole calorose, dell’onorevole Isler Béguin ad esempio, traducano l’entusiasmo di coloro che hanno partecipato a missioni elettorali. Anche se può sembrare che la presente relazione si basi su un ampio consenso, e come è stato affermato in alcune relazioni che ho letto, sia di scarso interesse per i mezzi d’informazione, debole in termini di conflitto interno, debole in termini di conflitto esterno e debole da qualsiasi prospettiva, rappresenta senza dubbio molte cose per i paesi che hanno democrazie giovani e devono indire elezioni.

Desidero rispondere a due miei colleghi in particolare. Innanzi tutto, vorrei rispondere all’onorevole Onyszkiewicz che ha sollevato una questione molto seria, quella della minoranza. Voglio dirgli che benché lo comprenda – e comprendo molto bene che l’osservazione elettorale non sia ancora democrazia – non posso seguirlo in questo percorso filosofico secondo cui si tratta di vero dispotismo illuminato e avanguardia rivoluzionaria, anche se Condorcet parla di minoranze. Non possiamo seguirlo su questo percorso. Ovviamente la democrazia non è perfetta. Sarebbe fantastico se lo fosse. E’ la democrazia che ha consentito all’onorevole Vanhecke di intervenire oggi con un discorso infame, islamofobico e razzista. L’onorevole Vanhecke rappresenta il 30 per cento degli elettori del mio paese, nella parte fiamminga. Purtroppo non possiamo cancellare il suo partito e il 30 per cento di fiamminghi. Onorevole Onyszkiewicz – forse non è più in Aula –, non possiamo cancellare il 50 per cento di palestinesi che hanno votato per Hamas. La democrazia solleva una serie di interrogativi ed è proprio a questi interrogativi che dobbiamo rispondere. Quando parliamo di seguito politico, delle domande poste dalle osservazioni elettorali e delle sfide, sono queste le problematiche che dobbiamo affrontare.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, relatore. (ES) Signor Presidente, desidero ringraziare i miei colleghi per le calorose parole usate nei confronti della relazione che ho elaborato insieme all’onorevole De Keyser sulle missioni di osservazione elettorale, che non solo riguardano il giorno delle elezioni ma anche il sistema elettorale, il quadro giuridico, le pari opportunità e la parità di accesso ai mezzi d’informazione, al finanziamento dei partiti politici, il sistema per risolvere le controversie, e via dicendo.

Tuttavia, credo che la cosa più importante, signor Presidente, sia sottolineare che questa relazione sull’osservazione elettorale, come la relazione elaborata dall’onorevole Cappato sui diritti umani nel mondo, non soddisfino uno scopo astratto, ma abbiano piuttosto una causa, e quella causa è l’impegno che abbiano nell’Unione europea, e in Parlamento in particolare, nei confronti di un insieme di valori: democrazia, libertà, Stato di diritto, e, soprattutto, rispetto dei diritti umani.

Signor Presidente, quest’Assemblea è il battito democratico dell’Unione europea, e pertanto dobbiamo esprimerci sempre con molta chiarezza e molta forza, inviando un segnale inequivocabile e molto determinato di questo impegno totale e permanente che abbiamo assunto nei confronti della causa dei diritti umani che, come abbiamo sentito in quest’Aula questa sera, non si riferiscono né sono predicati da una regione o da un continente, ma hanno carattere universale e mondiale e dobbiamo iniziare dando l’esempio a casa nostra.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Slavi Binev (NI), per iscritto. – (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Cappato,

Per quanto riguarda la relazione annuale sui diritti dell’uomo nel mondo, occorre prestare attenzione anche a quanto segue: alla fine di aprile, le autorità di Skopje hanno deciso di arrestare il giornalista Victor Kanzurov nel cuore della notte e senza alcun capo d’accusa nei suoi confronti. L’unica colpa di Kanzurov è che da anni lotta con mezzi perfettamente legittimi per il proprio diritto e per quello di un numero enorme di suoi compatrioti di chiamarsi bulgari.

L’arresto di Kanzurov è durato 24 ore, poi gli è stato permesso di tornare a casa ma gli è stato sequestrato il passaporto. Pertanto, di fatto, è ancora agli arresti domiciliari senza alcuna accusa ufficiale a suo carico.

Sono dell’avviso che le azioni delle autorità in Macedonia siano assolutamente inaccettabili e che violino un diritto umano fondamentale, ossia la libertà di espressione, soprattutto nello scenario del moderno sviluppo dinamico della nostra casa comune europea. Sono altresì convinto che non rimarremo indifferenti di fronte a una violazione così manifesta che ci riporta indietro all’epoca di un’oscura società totalitarista che dovrebbe essere stata sepolta per sempre.

Grazie.

 
  
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  Titus Corlăţean (PSE), per iscritto. – (RO) Nel 2009 nella Repubblica di Moldova si svolgeranno le elezioni politiche, in cui il parlamento eleggerà il presidente dello Stato. La Repubblica di Moldova si trova al confine orientale dell’Unione europea ed è necessario che proceda a riforme democratiche che avvicinino il paese ai valori democratici specifici degli Stati membri dell’UE. Per realizzare questo obiettivo dovrebbe anche adottare il quadro definito dalla politica europea di vicinato.

La missione di osservazione elettorale nella Repubblica di Moldova è necessaria e opportuna, ma il controllo dovrebbe iniziare concentrandosi sul periodo precedente le future elezioni, tenendo conto dell’esigenza di rimediare le gravi violazioni della libertà di stampa da parte del regime comunista di Chisinau, le ripetute violazioni dell’indipendenza giudiziaria e i recenti emendamenti alla legge elettorale decisi dal parlamento della Repubblica di Moldova, dominato dal partito comunista.

Il 10 aprile 2008 sono stati apportati alcuni emendamenti alla legge elettorale che viola gravemente la prassi e le norme democratiche europee. Tra i cambiamenti introdotti figurano: il divieto di blocchi elettorali, l’innalzamento della soglia elettorale dal 4 al 6 per cento, uno sbarramento irrealistico e antidemocratico rispetto alla reale situazione politica del paese, il divieto per i cittadini con doppia cittadinanza di occupare cariche pubbliche, tra cui diventare membri del parlamento, e così via.

 
  
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  Hanna Foltyn-Kubicka (UEN), per iscritto. (PL) Nel Trattato di Lisbona firmato di recente, gli Stati membri dell’UE hanno assunto l’impegno di rafforzare i diritti umani, le libertà e l’ordine democratico nel mondo. Questo è senza dubbio il principale obiettivo della politica estera dell’UE.

Tuttavia, il comportamento del Presidente Barroso e di altri Commissari in occasione della loro recente visita nella Repubblica popolare di Cina e la loro dichiarazione secondo cui la questione del Tibet è un problema interno della Cina sono in netto contrasto con il principio non solo evocato nel Trattato di Lisbona, ma che noi cerchiamo di mettere in pratica giorno dopo giorno, soprattutto qui nel Parlamento europeo: il principio di anteporre a qualsiasi cosa i diritti umani.

Alla luce di questo, è difficile accettare il fatto che l’Europa tratti la Russia come un partner democratico, dimenticando che è un paese le cui autorità non solo permettono numerose violazioni delle nostre principali idee, ma se ne fanno anche apertamente beffe. Perché chiudiamo gli occhi di fronte all’incessante sterminio dei ceceni e all’imbavagliamento della stampa in quel paese?

Forse perché la stessa UE non è senza macchia sul fronte del rispetto dei diritti umani. Trovo deplorevole che la Repubblica federale di Germania non rispetti il diritto di genitori e figli di comunicare tra loro nella lingua scelta, come si evince dall’attuale pratica di giudici e Jugendamt.

Dobbiamo trovare una risposta alla domanda riguardo a quale sia il nostro obiettivo. Le nostre risoluzioni e le nostre interminabili discussioni sono davvero volte a instaurare i diritti nel mondo, o sono solo un modo di mascherare l’ipocrisia, affinché i politici europei possano sentirsi a posto con la loro coscienza?

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE), per iscritto. – (FI) I diritti umani sono un fattore importante della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione. Le questioni relative ai diritti umani sono anche questioni afferenti la politica di sicurezza. Quando appoggiamo i diritti dell’uomo nel mondo, sosteniamo anche la sicurezza in Europa.

Le nuove sfide quali il cambiamento climatico, la desertificazione e la conseguente mancanza di derrate alimentari, sono minacce alla sicurezza umana e ai diritti dell’uomo. Questi ultimi non sono solo diritti politici, ma si riferiscono anche al diritto di accedere a cibo e acqua puliti, una priorità della vita quotidiana di ognuno. Quando le condizioni di base delle persone sono accettabili è anche altamente probabile che votino per leader politici moderati e insistano su diritti politici. Una base duratura per i diritti umani è costituita dagli ideali di democrazia e libertà, nonché dalla giustizia sociale ed economica.

La relazione sui diritti dell’uomo menziona Gandhi e la politica di resistenza non violenta che quest’uomo ha rappresentato. I diritti umani e la libertà non si possono promuovere attraverso la guerra e la violenza; il percorso scelto deve essere in armonia con i valori che i diritti umani significano.

Se promuoviamo i diritti umani promuoviamo la sicurezza. I diritti umani non sono solo uno strumento per realizzare altri obiettivi politici. Sono un valore di per sé. I diritti umani sono valori universali. Per questa ragione, l’UE deve rafforzare la sua politica in questo settore. I diritti umani non sono un’isola tagliata fuori da altre aree della politica, come dimostra, bisogna dargliene atto, la relazione sui diritti dell’uomo.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. – (FI) Desidero ringraziare l’onorevole Cappato per la sua ampia ed esaustiva relazione, un testo che giustamente esige dall’UE una politica più coerente nel campo dei diritti umani e strumenti più efficaci per valutarne l’impatto. L’Unione deve ancora percorrere molta strada per sviluppare una politica chiara, equilibrata e più ampiamente incisiva in questo ambito.

Non dobbiamo limitarci a sostenere ma insistere con fermezza sul rispetto dei diritti umani sia all’interno dell’UE che nelle sue relazioni esterne. Come sottolineato dalla relazione dell’onorevole Cappato, i diritti delle donne, per esempio, devono essere parte integrante di tutti i dialoghi dell’UE sui diritti dell’uomo.

La relazione affronta in modo molto soddisfacente il ruolo cruciale del Parlamento nell’ambito della politica dell’UE in materia di diritti umani, ad esempio con lo svolgimento regolare di discussioni su questioni di emergenza. Le risoluzioni d’urgenza che ne sono scaturite hanno evidenziato le gravi lacune della politica in crisi singole e più ampie, il che è un’enorme violazione della dignità umana. Al fine di standardizzare i dibattiti e migliorare il monitoraggio, in futuro le delegazioni parlamentari devono comunque integrare con maggiore sistematicità nell’agenda delle visite nei vari paesi una serie di consultazioni di seguito sui diritti dell’uomo.

Infine, è di fondamentale importanza che i finanziamenti siano mirati in modo adeguato se si vuole che la politica dell’UE in materia di diritti umani funzioni a dovere e sortisca risultati. La forza dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) quale dispositivo finanziario è data dal fatto che può essere usato al fine di orientare direttamente le risorse in tempi rapidi verso situazioni critiche in circostanze difficili. E’ importante che questi fondi siano direttamente accessibili al fine di potenziare quanto più possibile l’efficienza delle organizzazioni locali di diritti umani. Si dovrebbero studiare nuovi modi di impiego dello strumento finanziario per quei paesi in cui l’operato di ONG è illegale.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE), per iscritto. – (HU) E’ sconcertante che nei paesi in via di sviluppo l’82 per cento delle persone con una disabilità viva ancora al di sotto della soglia di povertà e continui a subire i peggiori abusi in termini di diritti umani, tra cui il mancato riconoscimento del diritto alla vita, maltrattamenti e umiliazioni. Particolarmente allarmante in tal senso è la situazione dei minori affetti da una disabilità.

L’Unione europea è ancora ben lungi dal perseguire una politica uniforme ed efficace volta a promuovere e proteggere i diritti dell’uomo nel mondo. Al fine di renderla più incisiva, dobbiamo compiere significativi passi avanti verso la garanzia di un rigoroso rispetto delle attuali disposizioni UE in materia di diritti umani. A causa delle lacune in questo ambito, molte donne possono persino oggi essere oggetto di una discriminazione negativa sul posto di lavoro. La situazione delle donne rumene è anche più difficile in quanto sono discriminate su due fronti. Date queste premesse, una strategia dell’Unione europea riguardo ai Rom e un ruolo di coordinamento della Commissione costituirebbero un importante sviluppo.

Trovo deplorevole che la relazione non faccia alcun riferimento alla riforma a livello europeo del diritto della libertà di assemblea e pertanto avanzo io tale proposta. Sono necessarie disposizioni precise onde evitare scappatoie giuridiche cui possono ricorrere i gruppi politici estremisti sempre più diffusi, e consentire al contempo alle minoranze di esercitare i loro diritti senza ingerenze, in un modo che non disturbi la pace della maggioranza silenziosa. Una formulazione precisa contribuirà a garantire che sia coloro che si riuniscono che le forze dell’ordine sappiano esattamente quali attività sono contrarie alla legge. Ritengo che disciplinare, inter alia, le dimostrazioni spontanee ma pacifiche che non siano state preventivamente notificate alle autorità sia un intervento altamente necessario e opportuno.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione evidenzia con cinismo la politica imperialista dell’UE. Definisce l’UE un “difensore” dei diritti umani e “ambasciatore” della democrazia nel mondo. Il rispetto dell’UE per i diritti umani e la democrazia ha avuto conseguenze tragiche per i popoli dell’ex Repubblica di Iugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Palestina, conseguenze che quegli imperialisti dell’UE, degli Stati Uniti e della NATO hanno trasformato in bagni di sangue nel nome dei diritti umani.

L’UE usa i diritti umani in modo selettivo quale pretesto per esercitare pressione e ricattare paesi che, per varie ragioni, resistono alle sue aspirazioni imperialiste, come nel caso di Cuba, Vietnam, Corea del Nord, Bielorussia e Iran. L’UE si presenta come un arbitro globale dei diritti dell’uomo, ma non dice una parola sul crimine di genocidio perpetrato da Israele contro il popolo palestinese o sul massacro degli iracheni da parte delle forze di occupazione degli Stati Uniti imperialisti e degli Stati membri dell’UE, loro alleati. I riferimenti nella relazione alla povertà, all’ambiente, ai diritti dei lavoratori, alla salute e così via sono un insulto nei confronti dei popoli che soffrono sotto la dominazione imperialista e lo sfruttamento capitalista.

Il partito comunista di Grecia (KKE) non voterà a favore della relazione; esso denuncia l’ipocrisia provocatrice dell’UE nonché l’uso selettivo dei diritti umani cui ricorre quale pretesto per esercitare una pressione imperialista e persino per dichiarare guerra ai popoli.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE), per iscritto. – (EN) Mi congratulo con il collega Marco Cappato per l’esaustiva relazione presentata, che evidenzia le questioni più scottanti dello scorso anno riguardo ai diritti dell’uomo. Concordo con lui appieno sulla necessità di un radicale rafforzamento del dialogo UE-Cina in materia di diritti umani, soprattutto in considerazione delle prossime Olimpiadi di Pechino.

E’ deplorevole che la Cina non abbia migliorato in misura significativa la situazione dei diritti umani nel paese dopo che a Pechino nel 2001 è stata assegnata l’organizzazione dei Giochi olimpici. Ma questa non dovrebbe assolutamente essere una ragione per lasciar perdere con il paese. Come indica la relazione, le Olimpiadi “costituiscono un’opportunità di importanza storica per il miglioramento dei diritti umani in Cina” e pertanto dobbiamo ricordare instancabilmente alle autorità cinesi le promesse che hanno fatto.

Dobbiamo tuttavia evitare di sollevare minacce che potrebbero sfociare in Cina in un isolamento e in un’insofferenza maggiori, come avvenuto di recente, provocando varie dimostrazioni antioccidentali nel paese. Dobbiamo fare attenzione a non creare tra il popolo cinese un’opposizione alle riforme democratiche, anzi, dovremmo concentrarci sullo sviluppo di un dialogo che ci offra l’opportunità di illustrare la nostra posizione senza trattare l’altra parte con disprezzo.

 
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale