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Procedura : 2007/2265(INI)
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Ciclo del documento : A6-0151/2008

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A6-0151/2008

Discussioni :

PV 07/05/2008 - 17
CRE 07/05/2008 - 17

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P6_TA(2008)0195

Discussioni
Mercoledì 7 maggio 2008 - Bruxelles Edizione GU

17. Relazioni economiche e commerciali con i paesi del sud-est asiatico (ASEAN) (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Glyn Ford, a nome della commissione per il commercio internazionale, sulle relazioni economiche e commerciali con l’Associazione dei paesi del Sud Est Asiatico (ASEAN) (A6-0151/2008) [2007/2265(INI)].

 
  
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  Glyn Ford, relatore. − (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare il Commissario e i suoi collaboratori, i collaboratori della commissione, del mio gruppo e il mio staff diretto per il lavoro svolto riguardo alla presente relazione. Desidero altresì ringraziare i relatori ombra a nome dei principali gruppi politici che, in uno spirito di collaborazione, hanno fatto sì che questo testo fosse quello che vediamo oggi. Mi assumo la totale responsabilità di tale relazione, ma soprattutto riguardo alle sue impronte politiche disseminate nelle pagine.

In un certo senso, vorremmo che questo negoziato tra l’UE e l’ASEAN non fosse necessario. La priorità della mia commissione è molto chiara: vogliamo una conclusione positiva dell’Agenda di Doha per lo sviluppo, che purtroppo sembra risucchiata nel buco nero della scelta e delle elezioni presidenziali negli USA.

E’ possibile che ne esca fuori relativamente incolume sei o dodici mesi dall’insediamento del Presidente Clinton, McCain o Obama quando gli Stati Uniti avranno finalmente un nuovo portavoce commerciale in grado di proseguire il dialogo. Ma nel frattempo, pare che avremo negoziati con la Corea, dove il mio collega David Martin era relatore del Parlamento, con L’ASEAN e con l’India per accordi bilaterali o di libero scambio con l’UE.

Il mandato del Consiglio adottato per avviare i colloqui con l’ASEAN, il quinto principale partner commerciale dell’UE, riguardava solo sette dei dieci membri dell’ASEAN, considerato che l’ASEAN è una regione che presenta un’estrema diversità con economie il cui PIL è pari a quello di alcuni Stati nazionali dell’Unione europea e tre dei suoi membri che figurano tra i paesi meno sviluppati, di cui due sono beneficiari dell’iniziativa “Tutto tranne le armi” e uno è lo Stato paria della Birmania, di cu abbiamo sentito parlare tanto oggi.

E’ chiaro che un accordo di libero scambio avvantaggerà potenzialmente entrambe le parti, aumentando il flusso di merci e servizi, sostenendo l’innovazione e rafforzando la crescita economica.

Accogliamo con favore la firma della Carta dell’ASEAN, sottoscritta il 20 novembre 2007 in occasione del Vertice ASEAN svoltosi a Singapore, e ne attendiamo con ansia la rapida ratifica. Questo dovrebbe contribuire a rafforzare l’integrazione economica con i paesi dell’ASEAN e nella mia relazione chiediamo alla Commissione di fornire assistenza tecnica e qualsiasi ulteriore sostegno possibile per agevolare tale processo.

I negoziati richiedono trasparenza in materia di appalti pubblici, concorrenza e investimenti, diritti di proprietà intellettuale e aiuti di Stato. Dobbiamo eliminare le barriere tariffarie e non tariffarie, soprattutto nei settori bancario, assicurativo e di assistenza giuridica.

Riteniamo che la semplificazione delle norme di origine sia un passo importante. Vorremmo che fosse garantita anche l’armonizzazione delle norme, in particolare in materia di sicurezza dei prodotti, protezione dei minori e benessere degli animali.

Dobbiamo lottare contro la contraffazione di medicine, ma al tempo stesso la commissione è preoccupata che non venga compromessa la flessibilità dell’accordo TRIPS.

La commissione per il commercio ritiene che sia essenziale che ogni accordo preveda un capitolo sullo sviluppo sostenibile, tra cui una valutazione d’impatto della sostenibilità. Inoltre ci occorre un accordo parallelo di cooperazione politica che comporti clausole sociali e ambientali vincolanti, obbligando le parti a ratificare le convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), nonché le normali clausole dell’APC sui diritti umani e la democrazia.

Si dovrebbero istituire forum per il commercio e lo sviluppo sostenibile in cui siedano datori di lavoro, lavoratori e società civiche che possono apportare un reale contributo non solo ai negoziati ma, aspetto più importante, in seguito sulla gestione dell’accordo.

La relazione suggerisce di far beneficiare i prodotti rispettosi dell’ambiente e i prodotti del "commercio equo" di tariffe doganali ridotte prima di altri prodotti nonché di un rapido accesso al mercato UE, nonché di smantellare le barriere tariffarie più rapidamente. Ma naturalmente, se si dovesse procedere in questo senso, chiediamo alla Commissione di aggiornare la nomenclatura doganale così da consentire tale processo.

Ci sono alcune questioni specifiche per paese. Riguardo a Singapore, nutriamo alcune preoccupazioni riguardo al segreto bancario che abbiamo espresso in occasione della visita e dell’incontro della commissione con i deputati parlamentari del luogo. Accogliamo con favore il ritorno della democrazia in Thailandia. E, ovviamente, abbiamo concordato che la Birmania dovrebbe partecipare o almeno sedersi al tavolo negoziale, anche se è assolutamente chiaro da parte nostra che fino a quando ci sarà l’attuale regime, non vi è alcuna prospettiva di firmare un accordo con la Birmania.

La nostra idea è quella di disporre di un accordo quadro per tutti che consenta a singoli paesi dell’ASEAN di agire sulla base della propria attuale situazione e di aprire particolari settori a un ritmo consono a loro. Così finalmente – e sottolineo finalmente – avremo un accordo comune e completo con tutti.

Se pertanto, da un lato, possiamo solo accogliere con favore la leadership del processo da parte del Vietnam, l’architettura istituzionale, aggravata da una mancanza di guida e volontà di alcune nazioni dell’ASEAN, è progredita a un ritmo meno sostenuto di quello anticipato o auspicato.

Desidero sottolineare che l’Unione europea non dovrebbe permettere che singoli paesi membri dell’ASEAN ostacolino il processo di veto. Se non c’è alternativa, il Consiglio, la Commissione e il Parlamento potrebbero, quale ultima spiaggia, valutare la possibilità di concludere accordi bilaterali anziché multilaterali. Mi auguro che il governo e la società civile in seno all’ASEAN interpretino la posizione del Parlamento espressa qui oggi come un incoraggiamento ad andare avanti, e a farlo con rapidità.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono molto grato all’onorevole Glyn Ford per la sua relazione e per il generale sostegno espresso a favore della linea assunta dalla Commissione nei suoi negoziati per un accordo di libero scambio con i paesi dell’ASEAN.

Il sud-est asiatico merita la nostra totale attenzione. E’ comprensibile che in Asia sia la Cina il paese su cui ci concentriamo ripetutamente, ma il nostro partenariato con l’ASEAN non deve essere meno incisivo, a prescindere che trattiamo questioni di sviluppo sostenibile, società o commercio. Questo è il motivo per cui l’ASEAN è stato scelto quale partner di uno dei nostri accordi di libero scambio di nuova generazione nell’ambito della strategia “Europa globale”.

Il dinamismo delle economie ASEAN rappresenta di certo un’opportunità per l’Europa. Tuttavia, gran parte di tale opportunità è ancora più allo stadio potenziale che a quello reale. Le imprese dell’UE cercano di commerciare o investire nel sud-est asiatico dovendo affrontare ancora barriere tariffarie e non tariffarie e i mercati non propendono a favore dei prestatori esteri di servizi, soprattutto per quanto riguarda i mercati degli appalti pubblici. Si osserva la stessa situazione anche per gli investimenti diretti esteri in generale. Le imprese inoltre ritengono che i loro diritti di proprietà intellettuale siano ancora scarsamente protetti e che la trasparenza generale di alcuni mercati sia piuttosto molto carente.

Questo è l’argomento più forte sul fronte di un accordo di libero scambio che è profondo piuttosto che rapido e leggero. Non credo negli accordi di libero scambio quali pronti inquadramenti politici. La strategia commerciale “Europa globale” porterà nuove opportunità di scambio, nuovi volumi di esportazioni e nuovi posti di lavoro. Il negoziato è stato avviato sulla base della prova che potevano ottenere quei risultati se avessimo avuto la volontà di essere ambiziosi.

Facciamo bene a respingere l’idea di un accordo di libero scambio che copra solo certe tariffe. Non posso, pertanto, condividere la richiesta della relazione, ossia mostrare maggiore ambizione in questo negoziato. Abbiamo deliberatamente optato per un approccio negoziale interregionale. Ritengo fosse la scelta giusta. Credo che gli accordi bilaterali possano fungere da componenti essenziali del sistema multilaterale. laddove incoraggiano l’integrazione regionale e la crescita dei mercati regionali. Penso che possiamo vedere questo negoziato come un contributo al progetto dell’ASEAN per una comunità economica.

Tuttavia, come giustamente sottolinea la relazione, negoziare un’agenda di tale ambizione basandosi su un approccio interregionale non è la strada più facile né quella più rapida. Ogniqualvolta un paese membro dell’ASEAN non può mantenere l’impegno riguardo a un particolare ambito, dobbiamo confrontarci con il risultato del minimo comune denominatore, il che non è corretto nei confronti degli altri. Dobbiamo anche affrontare i problemi delle risorse, perché le capacità dei paesi dell’ASEAN sono sfruttate al massimo dall’ampio numero di accordi di libero scambio che stanno negoziando attualmente. Ne consegue che è difficile prevedere il calendario per un accordo interregionale completo prima di tre o quattro anni, ed è difficile che riusciamo a raggiungere un livello di ambizione notevolmente elevato.

Allo stesso tempo, ovviamente, i nostri maggiori concorrenti stanno consolidando i legami con singoli paesi nella regione, uno dopo l’altro. Il Giappone, l’Australia e gli USA sono tutti attivi. Scorro il paragrafo della relazione che si riferisce alla possibilità di adottare un approccio bilaterale qualora quello regionale dovesse rivelarsi difficoltoso. Non voglio abbandonare l’approccio regionale in questa fase, ma è nostra intenzione introdurre una certa flessibilità in questo quadro regionale – un pizzico di geometria variabile che prenda in considerazione i diversi livelli di sviluppo all’interno dell’ASEAN e che ci consenta di procedere a un ritmo più rapido con singoli paesi dell’ASEAN. Questo sarebbe economicamente positivo e spianerebbe la strada alla successiva adesione di altri.

Infatti, i nostri orientamenti di negoziato prevedono una conclusione con meno di 10 membri in quanto ai paesi meno sviluppati all’interno dell’ASEAN – Laos, Cambogia e Birmania/Myanmar – non è richiesto di assumersi gli obblighi indicati dell’accordo di libero scambio ma seguiranno il processo negoziale. Laos e Cambogia sono attualmente impegnati nelle domande di adesione all’OMS e, in ogni caso, beneficiano già di un ampio accesso preferenziale al mercato UE tramite l’iniziativa “Tutto tranne le armi”. Ma, secondo me, hanno una collocazione logica nell’accordo a lungo termine. Per quanto riguarda la Birmania, la relazione riflette la posizione dell’UE secondo cui non negoziamo impegni relativi ad accordi di libero scambio con un paese come la Birmania, anche se fa parte dell’ASEAN.

Un’ultima osservazione sullo sviluppo sostenibile. Auspichiamo di integrare gli aspetti ambientali e sociali nei nostri negoziati con l’ASEAN, e lo faremo in uno spirito di collaborazione. Inoltre abbiamo incaricato un consulente esterno di condurre una valutazione d’impatto sostenibile al fine di analizzare il possibile impatto degli accordi previsti per diversi ambiti, tra cui le preoccupazioni ambientali e sociali. Lo studio dovrebbe affiancare il processo negoziale nei prossimi 8 mesi. La scorsa settimana abbiamo inoltre invitato la società civile a contribuire alle nostre riflessioni sui nostri tre negoziati con l’ASEAN in materia di accordi di libero scambio. Non abbiamo constatato alcuna concreta divergenza rispetto alla nostra idea. Inserendo queste tematiche negli accordi sin dall’inizio, possiamo garantire di affrontare i problemi tempestivamente, se non addirittura prima che emergano.

Attendo con ansia di collaborare con il Parlamento man mano che procediamo con i negoziati. E’ sottinteso che aggiornerò al riguardo la commissione INTA. Sono molto grato per la presente relazione. E’ della qualità che mi attendo dalla commissione INTA e sulla quale faccio affidamento per la comprensione e la valutazione di complesse questioni di politica commerciale.

 
  
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  Francisco José Millán Mon, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. (ES) Signor Presidente, grazie al piano d’azione di Norimberga e al primo Vertice UE-ASEAN tenutosi lo scorso anno, le relazioni sono state rilanciate.

Ad esempio, sono in corso di negoziato, benché a rilento, come ci è stato riferito, un accordo di libero scambio e una serie di accordi di associazione e di cooperazione bilaterali.

In seno alla commissione per gli affari esteri abbiamo appoggiato questo consolidamento delle relazioni, anche a livello economico e commerciale.

L’ASEAN è un processo di integrazione regionale che accogliamo con favore e sta assumendo una rilevanza sempre maggiore. Riunisce oltre 500 milioni di cittadini di dieci paesi, che sono molto diversi – come sottolineato dall’onorevole Ford – e in generale presentano una grande potenzialità di crescita.

L’Unione europea è il secondo principale partner commerciale dell’ASEAN. Dobbiamo intensificare le nostre vendite e anche gli investimenti effettuati dalle nostre imprese, e uno strumento ideale a tal fine è l’Accordo di libero scambio. Altri paesi all’interno e al di fuori del continente vogliono qualcosa di simile, come ha affermato il Commissario.

L’accordo deve essere molto ampio e non limitarsi a questioni di natura puramente commerciale. Deve inoltre essere accompagnato da accordi di associazione e di cooperazione bilaterali che includano la questione del rispetto dei diritti umani.

Questi accordi bilaterali possono logicamente essere conclusi solo con i paesi dell’ASEAN che soddisfano le necessarie condizioni politiche ed economiche, e non tutti i paesi sono in tale situazione, soprattutto la Birmania/Myanmar, il cui governo è oggetto di misure restrittive adottate dal Consiglio e sostenute dal Parlamento.

A meno che le circostanze politiche cambino, è chiaro che non è possibile concludere un accordo bilaterale con la Birmania, né quest’ultima può far parte dell’Accordo di libero scambio. In aprile il Parlamento ha confermato la sua posizione politica e ha chiesto il rilascio di prigionieri politici.

Per quanto riguarda la Birmania, colgo l’occasione per esprimere le mie condoglianze per le numerose vittime del ciclone che si è abbattuto sul paese. Mi associo alle parole pronunciate dal Presidente del Parlamento all’inizio del pomeriggio.

Per concludere, onorevoli colleghi, l’Unione europea deve continuare a compiere progressi nelle sue relazioni con l’ASEAN. Offriamo un’associazione politica più forte, strette relazioni economiche nel nostro reciproco interesse e cooperazione in molti ambiti. Ovviamente, sosteniamo il passo compiuto nel 2007 nel processo d’integrazione, la “Carta dell’ASEAN”. Vogliamo che gli impegni contemplati in questa Carta sul fronte dei diritti umani e della democrazia diventino una realtà, soprattutto in Birmania e anche in altri paesi della regione. Su questa base, le nostre relazioni si rafforzeranno. Molte grazie.

 
  
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  John Purvis, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. − (EN) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Ford nel complesso è il testo che la mia commissione auspicava. Siamo particolarmente soddisfatti che siano stati inseriti tutti i nostri principali punti. Sottolineiamo che la futura crescita industriale nell’Unione europea dipende dall’apertura agli scambi e agli investimenti esteri, disciplinati da regole eque, ma che la nostra competitività rispetto ai paesi ASEAN dipenda da noi, ossia da un miglioramento dei nostri livelli di istruzione, formazione, ricerca, capacità delle imprese e innovazione.

Riteniamo che la cooperazione scientifica e tecnica e la protezione della proprietà intellettuale siano elementi essenziali di una relazione riuscita; ci aspettiamo soprattutto cooperazione nella lotta alla contraffazione. Auspichiamo un miglioramento nelle norme di origine, nell’armonizzazione delle norme, in particolare in materia sicurezza dei prodotti, protezione dei minori e benessere degli animali, nelle procedure burocratiche, nella trasparenza degli aiuti di Stato e nelle barriere non tariffarie, nonché l’eliminazione delle tasse discriminatorie.

Ci aspettiamo che venga contemplata l’esigenza di evitare il danno ambientale imputabile alla deforestazione e all’estrazione dell’olio di palma e, nel riconoscere la necessità di disporre di meccanismi contro le attività di dumping, preferiremmo di gran lunga impedirle attraverso un intervento precoce e il negoziato.

Auspichiamo lo sviluppo di azioni concertate con l’ASEAN sul fronte dell’energia e che la Commissione promuova progetti di ricerca comuni svolti da istituti con sedi in quella regione.

In questo spirito, ci auguriamo una relazione economica e commerciali di successo e di reciproco vantaggio con i paesi dell’ASEAN.

 
  
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  Peter Šťastný, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi con il mio collega, l’onorevole Ford, autore della presente relazione. La proposta di accordo commerciale con l’ASEAN è parte di una più ampia strategia di negoziati bilaterali e interregionali con partner commerciali dell’UE.

Se considerata come un’unica entità, l’ASEAN sarebbe il quinto maggiore partner commerciale dell’UE, davanti al Giappone. L’ASEAN è una regione che presenta un’estrema diversità, con tre dei suoi membri che figurano fra i “paesi meno sviluppati” (PMS), mentre altri presentano un reddito pro capite superiore a quello di molti Stati membri dell’UE. Io e i miei colleghi in seno alla commissione INTA siano fortemente a favore della prima opzione della Commissione; negoziare con la regione come se fosse un’unica entità, onde rafforzare l’integrazione economica regionale tra i paesi dell’ASEAN.

La relazione sottolinea l’importanza degli accordi commerciali interregionali, che possono completare il sistema multilaterale – a condizione che siano di più ampia portata e più ambiziosi, spingendosi oltre alle riduzioni tariffarie – e attuare norme sociali e ambientali. La relazione esorta le parti a ridurre o a smantellare progressivamente tutte le barriere agli scambi di merci e servizi, pur nel rispetto delle posizioni economiche diverse all’interno della regione dell’ASEAN. Sollecita inoltre la Commissione a garantire trasparenza e norme efficaci in materia di appalti pubblici – diritti di proprietà intellettuale, aiuti di Stato e altre sovvenzioni.

Infine, desidero ringraziare anche il relatore per la sua positiva collaborazione, riflessa in alcuni emendamenti di compromesso che pongono l’accento principale della relazione su questioni commerciali e legate agli scambi, insieme a problemi nel campo dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. L’adozione di questi e di altri emendamenti hanno reso la relazione più equilibrata.

 
  
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  David Martin, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, prima di tutto desidero aggiungere le mie congratulazioni al mio amico e collega, l’onorevole Glyn Ford, per un testo che reputo un’eccellente relazione. Desidero anche dire alla Commissione che ritengo che il Commissario avesse assolutamente ragione qualche anno fa a lanciare studi su un eventuale accordo di libero scambio con l’ASEAN e ad agire sulla base di tali ricerche. Se, come altri hanno sottolineato, l’ASEAN è già una regione importante economicamente per noi, è una delle regioni dove è presente il maggiore potenziale di crescita se davvero vogliamo realizzare i nostri obiettivi riguardo al libero scambio. Al pari dell’onorevole Šťastný, sono d’accordo sul fatto che fosse assolutamente la strategia giusta procedere su base regionale, nonostante tutte le complicazioni che comporta un tentativo di questo genere.

La relazione dell’onorevole Ford invia un segnale chiaro e coerente alla Commissione: il Parlamento vuole vedere un capitolo forte sullo sviluppo sostenibile in tutti gli accordi di libero scambio di nuova generazione.

Il testo fa molti riferimenti alle clausole non commerciali che, mi fa piacere dirlo, sono coerenti con la linea da me adottata nella mia relazione sulla Corea, e sono particolarmente soddisfatto che questo documento dia rilievo alle clausole sociali e ambientali vincolanti.

Secondo me è importante non solo che i membri dell’ASEAN ratifichino le otto convenzioni fondamentali dell’OIL, operazione cui hanno proceduto finora solo la Cambogia, l’Indonesia e le Filippine, ma anche che noi assicuriamo l’introduzione di meccanismi che ne garantiscano l’applicazione adeguata.

Dovrebbe essere maggiormente formalizzato il ruolo dei sindacati e dei lavoratori, e sono lieto che il relatore abbia suggerito di creare un forum per il commercio e lo sviluppo sostenibile che possa controllare le norme e riferire in merito a qualsiasi violazione.

In termini di norme ambientali, la commissione per il commercio ha sottolineato in molte delle sue recenti relazioni – ad esempio la relazione Lipietz sul cambiamento climatico o la mia stessa relazione sulla Corea – che il commercio internazionale dovrebbe facilitare la diffusione delle tecnologie rispettose dell’ambiente, e di nuovo riconosco il fatto che il Commissario Mandelson in varie occasioni abbia dimostrato il proprio impegno sul fronte della riduzione delle tariffe per le tecnologie rispettose dell’ambiente, e mi auguro che il Commissario possa accogliere il suggerimento del relatore che indica di inserire questo aspetto nei negoziati dell’ASEAN.

Qualsiasi violazione di norme sociali e ambientali deve essere soggetta al regime uniforme di composizione delle controversie. Dato che gli USA si sono impegnati a applicare questo approccio per tutti i loro accordi di libero scambio, l’Europa deve adottare misure di attuazione altrettanto rigorose.

Infine, desidero concludere dicendo che so che non firmeremo un accordo di libero scambio con la Birmania, tuttavia mi auguro che la Birmania non benefici indirettamente di tale accordo, perché qualsiasi ampliamento degli scambi con gli alti paesi dell’ASEAN implica che la Birmania possa espandere il suo commercio all’interno del gruppo e beneficare indirettamente di un accordo di libero scambio UE. Pertanto mi auguro che esploreremo modi volti a garantire l’applicazione rigorosa delle sanzioni commerciali nei confronti dell’attuale regime birmano.

 
  
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  Nathalie Griesbeck, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in un momento in cui parliamo molto dell’Asia a causa della Cina e dei problemi che ben conosciamo, nonché a causa del cataclisma che ha colpito la Birmania, su un altro piano, la relazione esaminata questa sera costituisce essenzialmente la risposta dei cittadini dell’UE rappresentati dal Parlamento alla comunicazione della Commissione sulla nuova strategia per i negoziati commerciali bilaterali e interregionali dell’Unione. E’ affermare l’ovvio sottolineare che l’Associazione dei paesi del Sud Est è un gruppo di dieci paesi con livelli particolarmente diversi di sviluppo, in termini sia politici che economici, come ha ricordato poc’anzi il nostro relatore. L’accordo commerciale attualmente in fase di discussione riguarda un mercato del valore di 57 miliardi di euro con una crescita annua del 4,9 per cento, il che rappresenta un potenziale di sviluppo straordinariamente importante. Anche se la politica commerciale dell’UE, costituita da un accordo commerciale tra le nostre due regioni, sembra chiara, insieme dobbiamo stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro, rimanendo al contempo realistici riguardo alle difficoltà.

Tuttavia, sebbene la globalizzazione dell’economia debba essere interpretata come un’opportunità, i nostri cittadini sono spesso molto preoccupati riguardo all’economia del nostro continente, come altri lo sono nei confronti dei propri. Gli effetti perversi e marginali della globalizzazione – troppo numerosi per coloro che devono sperimentarli personalmente – spesso oscurano i benefici che dovrebbero scaturire da accordi commerciali negoziati con intelligenza.

La presente relazione mira pertanto a inviare forti segnali alla Commissione europea affinché tenga debitamente conto delle preoccupazioni dei cittadini quando negozia con l’ASEAN. Dobbiamo pervenire a un equilibrio che permetta ai nostri partner di conseguire un livello soddisfacente di sviluppo economico, sociale e politico senza incoraggiare distorsioni della concorrenza e il dumping.

Desidero solo sottolineare qui tre punti che reputo prioritari. In primo luogo, da una prospettiva strettamente commerciale, occorrerebbe evidenziare che qualsiasi accordo commerciale deve essere raggiunto nell’ambito del quadro del rispetto reciproco delle norme del commercio internazionale, il che significa rispetto delle regole del diritto di concorrenza e di quello in materia di diritti d’autore. Un solo esempio tra molti: i nostri negoziati devono, in particolare, trovare soluzioni in materia di lotta ai medicinali contraffatti, garantendo l’accesso all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini nel rigoroso rispetto dello spirito e delle procedure dell’accordo di Doha.

In secondo luogo, da un punto di vista sociale, gli accordi non possono chiaramente tollerare le differenze in termini sociali. I nostri partner devono impegnarsi a rispettare le norme minime dell’OIL, in particolare contrastando il lavoro minorile e migliorando le condizioni di lavoro e le retribuzioni.

In terzo e ultimo luogo, è ovviamente anche molto importante sottolineare, com’è già stato fatto questa sera nei vari interventi, che qualsiasi accordo commerciale deve comprendere i necessari requisiti in materia di economia e sviluppo sostenibile. L’Asia sudorientale è uno dei gioielli del nostro pianeta, e insieme dobbiamo proteggerne la flora e la fauna. La Commissione ha il compito di ottenere garanzie riguardo alla lotta per combattere lo sfruttamento illegale delle foreste e alla gestione delle quote della pesca, come ha rilevato un minuto fa il Commissario.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Ford sottolinea l’importanza della cooperazione tra l’Unione europea e i paesi del Sud Est asiatico nell’ambito delle relazioni commerciali ed economiche.

In termini di estensione della superficie e di popolazione, questi Stati sono simili all’Unione europea; sono un interessante mercato di vendita per l’Unione europea ed esportano una gamma di prodotti importanti verso il nostro mercato. Questi paesi presentano strutture politiche e potenzialità economiche diverse, come dimostrato dai dati del PIL pro capite, che in Birmania è pari a 211 dollari e a Singapore è di 31 400 dollari.

Una simile situazione pone una serie di problemi sul fronte della cooperazione ASEAN-UE, come sottolinea il relatore. Lo sviluppo degli scambi con paesi di questa regione richiede l’armonizzazione delle norme, soprattutto nel campo della sicurezza e della protezione della salute pubblica. Le relazioni economiche e intellettuali con i paesi dell’ASEAN possono imprimere slancio alla prosperità e alla pace nella regione.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Dalla relazione dell’onorevole Ford emerge la pesantezza dei negoziati tra l’UE e l’ASEAN – che non deve sorprendere data la natura particolarmente eterogenea della regione. L’interesse dell’industria europea – per quanto riguarda l’accesso al mercato, per esempio – è grande e chiede programmi dal ritmo più sostenuto.

La questione è pertanto se l’UE debba continuare con questi negoziati multilaterali o sia più opportuno che passi a negoziati bilaterali. Questo suggerimento è già presente in una certa misura nell’emendamento n. 5 presentato dall’onorevole Ford e dall’onorevole Mass. Invito quindi la Commissione a offrire il suo massimo impegno a livello multilaterale ai fini di una conclusione positiva del ciclo di Doha. I negoziati possono poi procedere a livello bilaterale con i singoli paesi dell’ASEAN se risulta che a livello multilaterale occorre troppo tempo.

Naturalmente, con queste affermazioni non intendo esprimere la mia opposizione all’ulteriore integrazione regionale nel sud-est asiatico, in quanto è un processo di grande rilevanza. Penso in questo caso all’importante ruolo che l’ASEAN e l’ASEAN+3 possono svolgere ai fini di una maggiore integrazione del Myanmar nella regione. Il paese, colpito così pesantemente dal ciclone Nargis lo scorso fine settimana, necessita urgentemente di aiuti da parte della regione. Soprattutto l’ASEAN+3, che include anche la vicina Cina, deve impegnarsi più a fondo al fine di convincere la giunta ad aprire le porte del paese al mondo esterno, a proteggere meglio i diritti umani e a offrire più spazio di manovra all’opposizione. Grazie.

 
  
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  Daniel Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto congratularmi con il relatore, l’onorevole Ford, per il suo ottimo lavoro e per il risultato finale della sua relazione, che grazie al contributo della commissione per il commercio internazionale e di altre commissioni si è trasformata in un testo estremamente equilibrato.

Vorrei in primo luogo far presente che la relazione sottolinea la grande opportunità di intensificare le nostre relazioni economiche e commerciali in quest’area di potenziale sviluppo economico e di crescita demografica, e desidero altresì aggiungere che tiene conto delle enormi disparità tra i paesi che aderiscono al gruppo dell’ASEAN.

Mi preme rilevare l’importanza dell’apertura del settore dei servizi per entrambi le parti: è cruciale per l’Unione ma anche per l’ASEAN, che chiedono servizi più efficienti di qualità più elevata e a prezzi migliori, approfittando così dei vantaggi competitivi e dell’esperienza dell’UE.

Per quanto riguarda l’industria, abbiamo sottolineato nei nostri emendamenti, che sono stati inseriti nella relazione, la duplice necessità di soddisfare requisiti minimi di qualità e igienico-sanitari. Li esige la nostra industria europea e li deve esigere anche l’altra parte al fine di arginare la concorrenza sleale.

A ciò si aggiunga il rispetto di accordi internazionali su questioni sociali, occupazionali e ambientali; vorremmo sottolineare in particolare la lotta contro il lavoro minorile.

Abbiamo attirato l’attenzione sull’industria sensibile di trasformazione dei prodotti ittici, perché in questo settore sono presenti entrambi i problemi. Non riusciamo, in tutta onestà, a comprendere gli emendamenti sociali nn. 11 e 12, che attenuano e riducono quanto è già stato adottato in sede di commissione, eliminando dagli attuali paragrafi 16 e 17 lo specifico riferimento al settore del tonno, che è effettivamente interessato, alla conseguente concorrenza sleale e alla relazione dello stesso Parlamento europeo in merito a questi comparti, che era ed è sostenuto dalla Commissione europea.

Pertanto, visto il consenso di cui è stata oggetto l’intera relazione, chiediamo al relatore al gruppo socialista al Parlamento europeo di considerare questo e di pensare alla possibilità di ritirare gli emendamenti nn. 11 e 12 che il nostro gruppo non appoggerà. In breve, ritengo che, se ci si muove in questo senso, quello che otterremo sarà mantenere gli attuali, che sono molto più completi e migliori di quelli che si cerca di introdurre.

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (PSE).(ES) Signor Presidente, innanzi tutto, in risposta alla tragedia che la Birmania sta vivendo, colpita dal ciclone, desidero esprimere il mio dolore per le vittime e chiedere alle autorità del paese di consentire l’accesso agli aiuti internazionali e di avviare un processo di democratizzazione credibile che porrà termine all’isolamento del paese e chiuderà nuove prospettive per la popolazione.

l?ASEAN è una regione dal grande potenziale economico e un numero di abitanti simile a quello dell’Unione europea. Comprende 10 paesi molto diversi, ma questa eterogeneità, nonostante rendano più complessi i negoziati per un accordo di libero scambio, non devono impedirci di realizzare strumenti che porteranno vantaggi reciproci e completeranno il sistema multilaterale dell’OMC, tra cui la prospettiva di una conclusione soddisfacente dell’agenda per lo sviluppo di Doha, che entrambe le parti considerano una priorità.

I paesi meno sviluppati nella regione devono poter conservare le proprie preferenze e avere altresì l’opportunità di essere inclusi nell’accordo in futuro.

Le relazioni commerciali ed economiche sono parte di una strategia più ampia di consolidamento delle relazioni globali tra le due regioni.

Dobbiamo incoraggiare nuovi sviluppi nella cooperazione politica e in materia di sicurezza. In particolare, si è posto un accento speciale sulla lotta al terrorismo e sulla gestione delle crisi/dei disastri. Dobbiamo anche promuovere la collaborazione nel settore dell’energia, le attività di R&S, l’ambiente, il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, nonché il campo socioculturale e la cooperazione allo sviluppo. Riveste particolare importanza la cooperazione nell’ambito della sanità pubblica, in quanto contribuisce a garantire le condizioni igienico-sanitarie degli alimenti, essenziali per il consumo e lo sviluppo degli scambi. In questo processo globale, il coinvolgimento e il sostegno della società civile sono essenziali.

Desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Ford, per aver elaborato un testo che afferma che i diritti umani e la democrazia sono valori fondamentali dell’UE e chiede che formino parte dei negoziati e vengano inclusi negli accordi di partenariato e cooperazione che devono accompagnare gli accordi commerciali. Poiché rappresenteranno un importante passo avanti per le relazioni UE-ASEAN, auspichiamo che i negoziati siano un successo.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). (PL) Signor Presidente, signor Commissario, nell’intervenire al presente dibattito, desidero richiamare l’attenzione sulle seguenti questioni. In primo luogo l’ASEAN, che riunisce 10 paesi ampiamente diversi tra loro per il livello di sviluppo – dalla ricca Singapore ai poverissimi Laos, Birmania e Cambogia – e con una popolazione di quasi 500 milioni, è il quinto partner commerciale dell’UE e offre prospettive per un ulteriore sviluppo nelle relazioni economiche e commerciali con l’Unione europea.

In secondo luogo, un accordo di libero scambio con i paesi dell’ASEAN apporterà senza dubbio più vantaggi a questa regione che all’Unione europea. E’ quindi essenziale concludere accordi con questi paesi in aggiunta all’accordo commerciale, in cui essi si impegnino a rispettare le norme sociali e ambientali nonché in materia di protezione dei consumatori.

In terzo e ultimo luogo, questo è l’unico approccio che ci offrirà l’opportunità di ottenere una concorrenza leale tra società dei paesi dell’ASEAN e dell’Europa. Solo allora queste imprese cominceranno a includere nei rispettivi costi di produzione i costi complessivi di lavoro, protezione ambientale e tutela dei consumatori, e questo garantirà che i prezzi dei loro prodotti riflettano appieno i costi di fabbricazione.

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, mi congratulo con il Commissario per la conduzione dei negoziati, e con l’onorevole Ford, il relatore, per il testo presentato. Stiamo valutando il modo di superare gli ostacoli e negoziare un valido accordo di libero scambio con i paesi dell’ASEAN; sottolineiamo le differenze tra questi paesi.

Desidero richiamare l’attenzione solo su un aspetto di tali negoziati, uno che quattro anni fa ignoravamo. La lotta al riscaldamento globale è diventata una priorità dell’UE e l’UE stessa è diventata leader mondiale in questo ambito. Nei nostri negoziati dobbiamo attribuire molta più importanza a questo fattore. Anche qui emergeranno differenze: non possiamo pretendere nulla dai paesi più poveri, ma con le economie nei paesi ricchi in rapido sviluppo dobbiamo pervenire a una comunità di interessi incentrata sulla lotta al cambiamento climatico.

Due paesi dell’UE, Polonia e Danimarca, sono responsabili della negoziazione di un accordo post-Kyoto, prevista quest’anno a Poznań e il prossimo anno a Copenaghen. Sta diventando anche una responsabilità dell’UE. Se non saremo in grado di negoziare un accordo comune entro la fine del 2009, saremo costretti, per così dire, a modificare la nostra ambiziosa politica intesa a contrastare il cambiamento climatico. Non vogliamo farlo, perché chiaramente non possiamo affrontare completamente soli tali modifiche e la minaccia globale. E’ per questo che è importante per noi ricorrere a tutti i negoziati UE con paesi terzi al fine di sottolineare tale aspetto – un accordo comune per lottare contro il cambiamento climatico su una scala globale.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quale relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Ford, prima di tutto per il suo ... (testo non udibile) su due aspetti che vorrei evidenziare. Il primo è la contraffazione, in particolare la contraffazione dei medicinali, che è un vero pericolo, un vero pericolo principalmente per lo sviluppo e il clima pacifico delle relazioni economiche e commerciali con i paesi del sud-est asiatico, ma anche in particolare per i consumatori, sia in termini della sicurezza tout court che in termini di qualità del prodotto. E’ pertanto opportuno sottolineare, evidenziare la necessità di prevenire qualsiasi forma di contraffazione, ricorrendo agli strumenti restrittivi contemplati nell’accordo. Mi permetto di insistere ancora sulla necessità di contrastare la contraffazione di medicinali per due ragioni: per proteggere la sicurezza dei consumatori e salvaguardare il settore farmaceutico da qualsiasi concorrenza sleale che non rispetti l’ambiente o le norme di sicurezza e in materia di sanità. Solo un’effettiva cooperazione tra tutti gli interessati garantirà la protezione dei consumatori a livello mondiale, e in particolare quelli in Europa.

Il secondo aspetto riguarda lo sviluppo di una normativa che incoraggi una riduzione delle emissioni di CO2 da parte delle imprese, segnatamente accordi reciproci sullo scambio di quote di emissione. Dobbiamo tener presente la necessità, per l’Unione europea, di evitare di penalizzare le società imponendo loro le disposizioni logiche e giuste delle nuove norme ambientali nel quadro del piano climatico, senza esigere in ritorno l’adozione di regole analoghe da parte di altri paesi.

Integrare questi due aspetti – nella forma e nello spirito – nel quadro delle nostre relazioni consentirebbe di mantenere la competitività delle imprese europee e, al contempo, di tutelare i consumatori, senza dimenticare ovviamente la protezione del clima. In breve, si tratta senza dubbio della ricerca di un perfetto equilibrio nelle nostre relazioni.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, è per me un piacere avere l’opportunità di partecipare alla presente discussione, sebbene non sia il mio argomento preferito.

Tuttavia, mi sono precipitata fuori dall’ufficio quando ho sentito i commenti sulle norme, e ritengo che il paragrafo 10 sia particolarmente in questa risoluzione e dovrebbe essere letto e, forse, aggiunto; forse dovremmo aggiungere le norme sulle sicurezza alimentare e la tracciabilità.

Mi associo a quanto affermato riguardo alla contraffazione dei medicinali, che è un grave problema.

Sono appena tornata dal Brasile e in uno stabilimento di lavorazione delle carni ho cercato ovunque un cartello di avvertimento riguardo a qualcosa. Non ce n’era neanche uno: in altre parole, non si prendevano in considerazione le questioni relative alla sicurezza sul lavoro. Anche negli stabilimenti di bioetanolo che abbiamo visitato, mi sentivo un po’ nervosa, perché, di nuovo, non c’era il minimo riferimento alla sicurezza dei lavoratori.

Non è per denigrare altri paesi; è per riconoscere che noi europei abbiamo norme elevate e dobbiamo insistere nel cercare di innalzare chiunque, in altre parole, al nostro livello.

Posso aggiungere che so che il Commissario ha sentito parlare di me prima e che oggi è sui giornali irlandesi? Se desidera commentare qualcosa riguardo a quelle notizie, le ascolterò con interesse.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, signor Commissario, l’Unione europea e l’ASEAN possiedono un considerevole potenziale che consentirà di adottare azioni volte ad affrontare le sfide globali, quali il cambiamento climatico, la sicurezza energetica, la lotta al terrorismo e la battaglia contro la povertà e la malnutrizione di milioni di abitanti dell’Asia.

I rappresentanti delle due organizzazioni devono pertanto intensificare il dialogo e trovare insieme soluzioni a questi difficili problemi. Devono anche creare nuove forme di cooperazione economica e intraprendere i passi necessari per rafforzare gli scambi vantaggiosi per entrambi. L’Unione europea deve condividere la propria esperienza e i risultati ottenuti riguardo al processo dell’integrazione regionale. Non dimentichiamo, comunque, che l’UE non deve limitarsi agli aspetti economici e deve insistere nel chiedere il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

 
  
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  Stavros Arnaoutakis (PSE).(EL) Signor Presidente, gli accordi commerciali possono contribuire a stabilizzare le relazioni tra le due parti. Al contempo, tuttavia, nei negoziati in merito a un accordo di libero scambio si deve tener conto di certi requisiti e valori essenziali.

Permettetemi di suggerire quanto segue: il rispetto dei diritti dell’uomo, le capacità economiche di ciascun paese, la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e della denominazione geografica; l’armonizzazione delle norme in materia di sicurezza dei prodotti, la cooperazione nella lotta alle malattie e alle epidemie, e la cooperazione in questioni ambientali.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto desidero associarmi ai complimenti per il mio eccellente collega, l’onorevole Ford, e approfitto di questo tempo di parola per porgere il benvenuto all’onorevole Hartmut Nassauer, il presidente della nostra delegazione per le relazioni con i paesi del sud-est asiatico.

Mi viene in mente, onorevoli colleghi, quando siamo stati nella Repubblica delle Filippine; a tale proposito, mi viene da chiedere se in questi fascicoli non trascuriamo lo sviluppo. Mi ricordo il viaggio a Kidapawan nella provincia di Cotabato sull’isola di Mindanao, dove ho visto quasi 500 agricoltori con circa 1,5 ettari di terra di proprietà che, grazie all’intervento dell’Unione europea, riuscivano a vivere dei propri prodotti nel quadro di un’agricoltura di sussistenza. Abbiamo visto entusiasmo e gratitudine e ritengo, signor Commissario, che tutte le politiche dell’Unione europea debbano considerare lo sviluppo.

 
  
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  Glyn Ford, relatore. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i colleghi che hanno partecipato alla discussione di questa sera. Sono consapevole della necessità, come ha appena sottolineato l’onorevole Audy, di far sì che le questioni relative allo sviluppo non vengano trascurate riguardo a tutta una serie di paesi, non solo le Filippine. Poiché sono uno molto meglio informato riguardo all’Indonesia che alle Filippine, so che ci sono molte parti dell’Indonesia in cui il paese non è Giacarta, è un paese in via di sviluppo e dobbiamo prestarvi attenzione.

Ringrazio il Commissario Mandelson per le sue osservazioni e desidero far presente che, in uno spirito di cooperazine e intesa, ho già parlato con l’onorevole Varela Suanzes-Carpegna e ho deciso di ritirare l’emendamento n. 11 − ce ne occuperemo domani − in cambio del suo sostegno, quale aggiunta, alle nuove parti del mio emendamento n. 12. In questo modo, l’intesa è persino maggiore di quella all’inizio della discussione.

 
  
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  President. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. (PL) Tenendo presente che la Comunità europea, nei suoi negoziati con l’Associazione dei paesi del Sud Est asiatico intesi a concludere un accordo di libero scambio di seconda generazione, dovrebbe dare priorità al sistema commerciale multilaterale creato dall’Organizzazione mondiale del commercio, è un aspetto importante il fatto che l’ASEAN copra una regione ampiamente eterogenea: uno dei suoi paesi figura tra le nazioni meno sviluppate, mentre altri presentano un livello di sviluppo elevato. E’ questa la principale ragione per cui queste disparità assumono un grande peso nella definizione di un accordo di libero scambio.

Nell’ambito del processo di conclusione degli accordi di libero scambi, è assolutamente prioritario firmare un Accordo di associazione e di partenariato che contenga clausole in materia di diritti umani vincolanti, dal momento che i diritti dell’uomo e la democrazia sono valori fondamentali dell’UE. Si deve prestare attenzione alle conseguenze dell’accordo per i piccoli agricoltori della regione, nonché controllare e garantire il rafforzamento dell’agricoltura sostenibile e familiare.

Occorre sensibilizzare anche le autorità locali riguardo alla lotta al cambiamento climatico, contrastando la deforestazione e sostenendo le foreste tropicali. Il commercio di biocombustibili dovrebbe pertanto essere limitato esclusivamente a quei biocombustibili che non disturbano l’equilibrio dell’ambiente. Si deve sottolineare anche l’importanza della continua cooperazione nella lotta al terrorismo e nella gestione delle crisi e dei disastri.

Un accordo quadro UE-ASEAN potrebbe contribuire a incoraggiare la futura crescita industriale nell’UE, ma deve essere basato sul principio della trasparenza e su norme in materia di concorrenza, investimenti, diritti di proprietà intellettuale e aiuti di Stato.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN), per iscritto. (PL) Signor Presidente, molti economisti osservano che la regione del sud dell’Asia ha il potenziale per diventare in futuro un centro economico mondiale. E’ una tendenza pericolosa, soprattutto per l’Europa, che potrebbe perdere una quota significativa del commercio mondiale. In Europa, intanto, continuiamo a inasprire le condizioni sul fronte delle imprese, dell’agricoltura e del commercio con paesi che non rispettano il diritto in materia di diritti d’autore. Date queste premesse, possiamo parlare di libera concorrenza leale?

Ovviamente, dobbiamo impegnarci a sostenere il rispetto dei diritti dell’uomo nei paesi asiatici, ma senza al contempo cedere mercati europei a merci che sono prodotte a condizioni non in linea con le norme europee in materia di concorrenza.

Al momento siamo fortemente concentrati sulla concorrenza economica all’interno dell’UE; qui stiamo commettendo un errore e ci stiamo comportando in modo sconsiderato. Nel frattempo, l’Asia ci sta sottomettendo economicamente, proprio come in passato l’Europa ha sottomesso l’Asia sul piano militare e politico.

 
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale