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Procedura : 2008/2022(BUD)
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Testi presentati :

A6-0181/2008

Discussioni :

PV 19/05/2008 - 21
CRE 19/05/2008 - 21

Votazioni :

PV 20/05/2008 - 8.9
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0208

Discussioni
Martedì 20 maggio 2008 - Strasburgo Edizione GU

9. Dichiarazioni di voto
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

– Relazione Sergio Berlato (A6-0164/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, esistono alcune controversie relative alla produzione e al consumo di tabacco. Dobbiamo renderci conto del fatto che il tabacco coltivato nell’UE non ha davvero alcun impatto sul livello di consumo dei prodotti del tabacco da parte dei nostri cittadini. Qualora ne riducessimo o sospendessimo la produzione in Europa, non si verificherebbe un calo nella quantità di sigarette fumate. Si userebbe tabacco importato. Sostengo appieno lo sviluppo di un programma di informazione dell’opinione pubblica al fine di rendere noti i rischi del fumo, che dovrebbe essere finanziato dai fabbricanti di sigarette e dai produttori di tabacco.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . (CS) Sostengo le campagne d’informazione sugli effetti dannosi del tabacco e la risoluzione del Parlamento europeo relativa a un progetto a lungo termine che finanzi tali campagne con 80 milioni di euro, ricavati dai sussidi per i coltivatori europei di tabacco. Ciò significherebbe nessun onere da far gravare sul bilancio dell’UE. Anche se il livello di produzione di tabacco grezzo in Europa è marginale, appena il 4 per cento della produzione mondiale, siamo il principale importatore al mondo di tabacco grezzo e per la maggior parte del nostro fabbisogno ci affidiamo alla fornitura di paesi terzi, in cui il tabacco è prodotto a livello locale secondo condizioni che sono disciplinate in maniera meno attenta di quelle applicabili al tabacco europeo. Tuttavia, sono contraria al finanziamento della produzione di tabacco in Europa, e non solo per una questione di principio: i fondi pubblici assegnati a questo settore potrebbero essere impiegati in modo migliore in altri ambiti.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE) . – (EL) Signor Presidente, noi del gruppo PASOK al Parlamento europeo abbiamo votato a favore della relazione dell’onorevole Berlato. Riteniamo si debba continuare a informare l’opinione pubblica riguardo alle questioni relative a tabacco e a prodotti del tabacco.

Dovrebbe esserci una politica simile con fondi autofinanziati per rendere noti al pubblico i problemi di salute connessi ad altri prodotti come carne e grassi.

Inoltre, in regioni come la Grecia, in cui la produzione di tabacco è stata drasticamente ridotta, non riusciamo a capire per quale motivo le sovvenzioni non dovrebbero proseguire nella loro forma attuale fino al 2013.

 
  
  

– Relazione Bairbre de Brún (A6-0133/2008)

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, innanzi tutto mi devo scusare con quest’Aula; ieri sera non sono riuscito a essere presente, in quanto relatore ombra, poiché il mio volo era in ritardo. Chiedo scusa.

Signor Presidente, si è scritto molto in merito al processo di pace in Irlanda del Nord e questa è un’altra relazione non legislativa. La domanda è: ha apportato qualche vantaggio? Certo. Ha fatto sì che numerosi piccoli gruppi in Irlanda del Nord, soprattutto gruppi di donne, riuscissero a organizzarsi e a provvedere per i loro settori.

E’ stata equa nella distribuzione? La risposta è no, non lo è stata. All’inizio PEACE I non è di certo stata equa; PEACE II è stata migliore, e ovviamente mi attendo che PEACE III presenti altri miglioramenti. Le comunità unioniste non stanno ottenendo la loro giusta quota. Bisogna prestare maggiore attenzione a garantire che gli organismi transfrontalieri esistenti rispettino l’equilibrio della regione. Qualora non lo facessero, la loro presenza sarebbe inutile. Un esempio evidente è quello di ICBAN, un organismo transfrontaliero che, a mio parere, non dovrebbe più ricevere alcun finanziamento finché non rettificherà la sua posizione.

Signor Presidente, desidero elogiare le numerose persone che dall’inizio del programma PEACE hanno dedicato volontariamente il loro tempo per lavorare per il bene di tutti, e ho fiducia che l’Irlanda del Nord compirà progressi e sarà fiorente. Le persone non meritano di meno, e vi avverto delle forze minacciose che tuttora ci sono nella regione.

 
  
  

– Relazione Anne Van Lancker (A6-0172/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione soprattutto per due ragioni: primo, poiché questo testo chiede in modo deciso che gli Stati membri finalmente attuino la strategia di Lisbona e quindi anche le misure nell’ambito della politica per l’occupazione, e secondo, poiché richiede che siano infine stabiliti negli Stati membri accordi per l’assistenza all’infanzia efficienti e accessibili. Si tratta di una precondizione molto importante per la compatibilità tra la vita familiare e il lavoro. Questa iniziativa, a favore, in particolare, delle madri single poiché in tal modo si creano opportunità occupazionali e si può combattere la povertà. Sono quindi strategie positive necessarie al fine di tradurre in realtà le misure adeguate in relazione alla politica per l’occupazione.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, l’occupazione è un indicatore del modo in cui stiamo progredendo. Tuttavia, è difficile non notare certi difetti nell’ambito della coesione sociale e territoriale. Nell’UE, considerata una sfera di benessere, ci sono ancora quasi 80 milioni di persone, pari al 16 per cento di tutti i cittadini europei, che vivono o sono minacciati dalla povertà. Numerosi posti di lavoro sono di bassa qualità e non esiste assistenza per far ottenere un lavoro ai giovani o ampliare la vita lavorativa di numerosi dipendenti competenti, o per impiegare persone disabili. Dobbiamo ricordare che sono le regioni, in ritardo in termini di sviluppo, a dover lottare contro i maggiori problemi. Disoccupazione elevata, scarso coinvolgimento delle persone più anziane e di quelle disabili nell’attività lavorativa, una grande quantità di individui che non lavorano per oltre 12 mesi, donne per cui è più difficile degli uomini entrare sul mercato del lavoro, rappresentano solo alcuni dei problemi da affrontare.

In Polonia questa situazione nasce nelle regioni del “Muro orientale”, quella nella Repubblica ceca merita un elogio: hanno fatto sì che l’abbattimento degli ostacoli al movimento dei lavoratori fosse una delle priorità della prossima Presidenza.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI) . – (NL) La relazione dell’onorevole Van Lancker sembra davvero una sorta di catalogo di buone intenzioni e desideri. Si fa riferimento all’accesso migliore e ben pagato al mercato del lavoro per donne, persone disabili e migranti come fossero un’unica categoria, benché riguardi tre gruppi molto diversi. Un innalzamento di cinque anni dell’età media di pensionamento nell’UE entro il 2010, servizi perfetti di assistenza all’infanzia, quasi nessuno di coloro che abbandona la scuola senza un lavoro, un impiego per chi è stato disoccupato per quattro anni, e così via.

E’ tutto giusto e positivo, ma non è Natale. Siamo un Parlamento, non una recita natalizia. L’onorevole Van Lancker dovrebbe saperlo bene. Entrambi viviamo in una nazione in cui le due parti del paese stanno protestando per un approccio sostanzialmente diverso alla questione occupazionale. Non possiamo più pretendere uniformità a livello europeo; al contrario, chiediamo la possibilità per gli Stati membri e le regioni di adottare misure specifiche necessarie a livello locale, ma in modo rapido ed efficace. Grazie.

 
  
  

– Relazione Janusz Lewandowski (A6-0181/2008)

 
  
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  Frank Vanhecke (NI) . – (NL) Si tratta di una relazione iniziale riguardante le previsioni delle entrate e delle spese del Parlamento e, in effetti, abbonda di compiacenza per questa istituzione, laddove dovrebbe succedere l’opposto in questa relazione iniziale.

Tutti sanno che in questa istituzione si sperpera denaro. Le due sedi di lavoro costano somme enormi, senza effettivamente offrire un reale valore aggiunto. Ogni anno porta sempre rincari immensi nei costi operativi di questa istituzione, stavolta mascherati in quanto necessaria conseguenza del Trattato di Lisbona, che, a quanto ne so, non è ancora nemmeno stata adottata.

Pertanto, naturalmente, c’è il nuovo statuto dei deputati, una trovata degli eurofanatici, destinato a indebolire ulteriormente il legame tra i parlamentari e i cittadini che rappresentano, che, di certo, ci costerà molto, vero? Per tutti questi motivi, e molti altri, ho espresso con convinzione voto contrario sulla relazione.

 
  
  

– Relazione Margie Sudre (A6-0158/2008)

 
  
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  Madeleine Jouye de Grandmaison, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, per quanto riguarda la relazione dell’onorevole Sudre, con il sostegno del mio gruppo, ho presentato alcuni emendamenti in quanto parte di un compromesso. Tali emendamenti sono stati parzialmente realizzati. Desidero ringraziare la commissione.

Gli emendamenti riguardavano il riconoscimento del valore aggiunto delle regioni ultraperiferiche nei settori dello spazio, delle energie rinnovabili, dell’autosufficienza energetica e della biodiversità, l’importanza del servizio pubblico per lo sviluppo delle RUP, un riconoscimento della mancanza di integrazione delle RUP nello Spazio europeo della ricerca e dei vantaggi del programma NET BIOME, nonché la capacità delle RUP di fornire un contributo significativo alle priorità internazionali stabilite.

Dall’altro lato, sono delusa che questa relazione non abbia incluso del tutto il capitolo sociale e culturale per uno sviluppo completo e che non siano stati mantenuti sostegno e riconoscimento delle lingue regionali delle RUP, un finanziamento della ricerca di schiavitù e colonialismo, e la difesa dei diritti dei popoli nativi della Guyana.

Sono inoltre scontenta che la relazione non si impegni in modo deciso al fine di rafforzare la capacità di ricerca in modo da poter sfruttare il potenziale.

Non sono soddisfatta che sia stata respinta la mia proposta di regolamento relativo alla determinazione del prezzo di posta e telecomunicazioni tra i territori nazionali e le RUP.

In quanto parte della mia valutazione, sono delusa che sia stata rigettata la mia richiesta di uno studio d’impatto sociale e ambientale delle OCM zucchero e banane.

Tuttavia, ho votato a favore di questa relazione, che fornisce certamente informazioni preziose e risultati per le RUP.

 
  
  

– Relazione Lasse Lehtinen (A6-0155/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . (CS) Vorrei proseguire l’intensa discussione politica che si è svolta ieri. Non ho appoggiato la proposta dei socialisti relativa al ricorso collettivo, poiché l’atteggiamento responsabile, a mio parere, è attendere i risultati degli studi d’impatto al fine di valutare l’efficacia del ricorso collettivo, in particolare per quanto riguarda i costi sostenuti dai consumatori. Quindi, oggi voglio replicare ai commenti inopportuni nel corso della nostra discussione di ieri da parte della collega, l’onorevole Gebhardt, che danno agli elettori l’impressione che solo i socialisti tutelino i diritti dei consumatori, ad eccezione dei democratici che difendono quelli dell’industria. Una retorica politica e una demagogia così manipolante non ha alcuna relazione con la realtà e sono contraria.

 
  
  

– Relazione Elizabeth Lynne (A6-0159/2008)

 
  
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  Frank Vanhecke (NI) . – (NL) Ho votato con grande convinzione contro la relazione Lynne, poiché, a mio parere, va di gran lunga oltre le infinite relazioni approvate in passato da questo Parlamento che, di per sé, sono estremamente discutibili.

Il Parlamento sta nuovamente spalancando le porte a un tipo di politica europea per la non discriminazione di ampio respiro, che non trascura un solo ambito sociale. L’ho già affermato in questa istituzione e lo ribadisco: la lotta contro la discriminazione, ove necessaria, rientra nel quadro di competenza esclusiva degli Stati membri, e l’Europa non deve assumere il ruolo di ufficiale di polizia o di controllo della mente a questo proposito.

In realtà, chiunque legga approfonditamente la relazione Lynne giungerà alla conclusione che abbia meno a che fare con l’effettiva lotta contro la discriminazione che con l’indebolimento della libertà di espressione e, in particolare, col rendere la correttezza politica una questione giuridica. Non posso essere d’accordo e ho pertanto espresso con convinzione voto contrario in merito.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, siamo tutti d’accordo che sia adottata ogni misura immaginabile contro la discriminazione. Quindi, abbiamo anche sostenuto quattro direttive. Una quinta è in arrivo, che otterrà il nostro appoggio.

Tuttavia, ho votato a sfavore di questa relazione poiché sceglie una strategia sbagliata, non difende l’applicazione delle norme esistenti, ma chiede subito una nuova direttiva, che include nuove autorità, nuove burocrazie e nuove procedure di controllo. Ciò significa che si propongono barriere, anziché soluzioni. Nel complesso, non conduce a un’abolizione della discriminazione.

Tutta la mia delegazione procede in una direzione diversa. Vorremmo si esortassero gli Stati membri ad attuare finalmente tutto ciò che già esiste nel diritto attuale e, come indica la relazione, di non mettere il carro davanti ai buoi.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN) . – (PL) Signor Presidente, il rispetto dei diritti umani è un dovere fondamentale della Comunità europea. Purtroppo, l’Unione europea non ci sta riuscendo nel modo migliore. La situazione a questo proposito non varierà dopo solo due ore di discussione, né le azioni intraprese dalla Commissione europea e da altre autorità offrono più speranze di miglioramento. L’Europa e il resto del mondo stanno ancora lottando contro discriminazioni razziali, sessuali, culturali e di nazionalità. La tratta di esseri umani, compresi i bambini, per denaro, per piacere, per organi, aumenta ogni anno che passa. Il numero di atti di violenza è in crescita e le vittime decidono sempre più spesso di non parlare, dato che non credono in un aiuto da parte dello Stato.

Ho l’impressione che nel Parlamento europeo stiamo lavorando soprattutto a vantaggio delle aziende, delle società e delle regioni, e troppo poco a favore delle persone comuni, per cui gli elementi più importanti sono la loro qualità di vita e la parità di diritti. Le nostre iniziative non producono gli effetti desiderati; alleggeriscono a malapena la coscienza facendo sembrare che stiamo agendo. E’ giunto il momento di drastici cambiamenti.

Perciò esprimo voto contrario sulla relazione.

 
  
  

– Relazione Willi Piecyk (A6-0163/2008)

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. (EN) Signor Presidente, nel gruppo GUE/NGL esiste grande tolleranza per le posizioni di minoranza. Ci sono casi in cui tali minoranze sembrano dimostrare a quest’Assemblea che il loro punto di vista differisca dalla vasta maggioranza nel nostro gruppo.

Questa situazione si è verificata di recente nella votazione sulla mia relazione riguardante i rapporti tra Macedonia e Unione europea. Abbiamo concesso il breve tempo a disposizione per il nostro gruppo a uno dei nostri membri greci, che ha annunciato che l’Unione europea non può ammettere un nuovo Stato membro, altrimenti sarebbe meglio abolire la stessa Unione. Probabilmente questa osservazione ha generato l’equivoco che il mio gruppo non abbia seguito le mie proposte di accelerare i negoziati con questo candidato a paese membro. Tuttavia, questa posizione apparteneva esclusivamente all’opinione del Partito comunista greco, non al nostro gruppo nel complesso, che ha sostenuto le mie proposte, come la gran maggioranza di questo Parlamento.

Nell’ultima discussione di questa mattina, è di nuovo accaduta la stessa cosa. Per quanto riguarda la relazione Piecyk su una politica marittima integrata, i due oratori del nostro gruppo sono stati il greco Pafilis e il portoghese Guerreiro. Ottenere la possibilità di prendere la parola in merito a tale questione era molto importante per i partiti che rappresentano in quest’Aula. Nei loro dibattiti nazionali, queste due parti preferiscono usare la relazione Piecyk come simbolo di tutto ciò che è sbagliato riguardo alle condizioni di lavoro dei marinai e degli operatori portuali, nonché di tutti i fattori connessi alle intenzioni NATO per l’utilizzo militare del mare.

La maggioranza del nostro gruppo, incluse le delegazioni di Germania e Paesi Bassi, ha l’impressione che la relazione Piecyk non abbia niente a che fare con tali questioni. Per due volte, abbiamo appoggiato il rifiuto della direttiva sui porti, ma non siamo contrari a una politica marittima in generale. Sosteniamo le proposte dell’onorevole Piecyk, che si concentrano su elementi utili come l’ambiente, la protezione delle regioni costiere, l’istruzione e la qualità del lavoro.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione per una serie di ragioni. Primo, una delle principali sfide con cui l’Europa deve lottare è rappresentata dai cambiamenti climatici. Ciò ha un effetto diretto sulle zone marittime, in particolare sulle regioni costiere minacciate dall’innalzamento dei livelli dell’acqua. Secondo, uno sfruttamento intensivo delle risorse marittime, soprattutto con una pesca eccessiva e i cambiamenti climatici, attualmente costituisce una seria minaccia all’ambiente marino. Le connessioni tra gli oceani e il clima sono considerate una parte importante della politica europea sul clima. Terzo, quasi l’80 per cento dell’inquinamento dell’ambiente marino è di origine terrestre. Minacce ambientali quali i relitti sul fondo marino, i resti di munizioni militari e armi chimiche sono anche piuttosto rilevanti. Quarto, la pesca intensiva ha sconvolto l’equilibrio dell’ecosistema e sta inoltre destabilizzando la biodiversità. Quinto, oceani e mari rivestono un ruolo importante nella strategia europea volta a garantire sicurezza energetica. Da un lato, sono una fonte di petrolio e gas, nonché di energia rinnovabile. Dall’altro, costituiscono un mezzo e una strada per il trasporto di energia e, pertanto, aumentano la sicurezza energetica. Occorre quindi creare una politica sostenibile per lo sviluppo di mari e oceani.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

− Relazione Jan Andersson (A6-0132/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega svedese Jan Andersson, seguendo la procedura semplificata, che conferma la proposta di una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che annulla la decisione 85/368/CEE del Consiglio relativa alla corrispondenza delle qualifiche di formazione professionale tra gli stati membri delle Comunità europee, che esortava gli Stati membri e la Commissione a cooperare per elaborare descrizioni delle esigenze professionali comunitarie in determinate occupazioni, e quindi a combinare le qualifiche di formazione professionale riconosciute negli Stati membri alle descrizioni concordate.

Siccome tale decisione era difficile da applicare, è stato ragionevole cancellarla. Il quadro europeo delle qualifiche dovrebbe mirare a eliminare le limitazioni della decisione, concentrandosi sul miglioramento della trasparenza delle qualifiche e introducendo un approccio decentralizzato per la cooperazione che rifletta la crescente complessità delle qualifiche in Europa. Ciononostante, questa situazione inopportuna manifesta una necessità di chiarimento e semplificazione del diritto comunitario, cosicché i cittadini possano comprenderlo e approfittarne nella loro vita quotidiana.

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. − (PL) Una crescita del livello di occupazione nell’Unione europea è direttamente connessa alla formazione professionale e al mutuo riconoscimento delle qualifiche. Ho appoggiato la relazione dell’onorevole Andersson, poiché ritengo che gli Stati membri dell’UE dovrebbero creare un modello comune per il controllo delle qualifiche professionali indipendentemente dal paese in cui sono state acquisite. Ciò incoraggerà i lavoratori a continuare a migliorare le loro competenze, e gli studenti a studiare, ottenere nuove esperienze e perfezionare la loro conoscenza delle lingue straniere in diverse parti d’Europa.

In quanto rappresentante della Małopolska, la terza maggiore regione della Polonia in termini di numero di studenti, vorrei anche richiamare l’attenzione al valore particolare del riconoscimento del titolo per i giovani. Tutti gli scambi accademici e la possibilità di comparare le qualifiche sono estremamente importanti per i giovani che intendono acquisire esperienza all’estero.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Uno dei quattro principi su cui si fonda il mercato comune dell’Unione europea riguarda la libera circolazione delle persone. Tale principio offre ai cittadini europei la possibilità di accettare un impiego in un altro Stato membro.

I diversi sistemi educativi e i regolamenti sulle qualifiche professionali, tuttavia, spesso rendono difficile accettare un impiego in attività in cui prevediamo qualifiche. Perciò, è molto importante poter comparare le qualifiche professionali tra i vari Stati membri. Secondo la Commissione europea e anche il relatore, la decisione 85/368/CEE, che disciplina questa materia, non ha favorito in modo adeguato la comparabilità delle qualifiche professionali a vantaggio dei lavoratori che cercano un’occupazione in un altro Stato membro.

Questa è la ragione alla base della decisione di sostituirla con uno strumento più nuovo ed efficace, il quadro europeo delle qualifiche, che aumenta la trasparenza, favorisce il trasferimento delle qualifiche e facilita la valutazione dei risultati di studio.

Sono soddisfatta che questa iniziativa abbia attratto un ampio sostegno da vari settori: parti sociali, organizzazioni industriali e di settore, istituzioni educative e ONG. Ciò garantisce un vasto consenso in merito alle modifiche apportate.

Sono quindi favorevole ad abrogare la decisione, e ritengo che il quadro europeo delle qualifiche, in quanto strumento che permette di comparare le qualifiche, offrirà alle persone l’opportunità di muoversi più facilmente, nonché di realizzare gli obiettivi non conseguiti con la decisione 85/368/CEE, garantendo pertanto una maggiore mobilità dei lavoratori nel mercato del lavoro europeo.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE), per iscritto. (HU) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Andersson, poiché ritengo sia importante abbattere tutti i possibili ostacoli all’armonizzazione delle qualifiche professionali. E’ necessario abrogare la decisione 85/368/CEE del Consiglio, in quanto l’attuazione di tale decisione non è riuscita a determinare la comparabilità delle qualifiche professionali.

La decisione ora è sostituita da altri strumenti più nuovi ed efficaci, a livello europeo, come il quadro europeo delle qualifiche. In quanto risorsa per la promozione dell’apprendimento permanente, il quadro europeo delle qualifiche include le qualifiche di tutti i livelli, da quelle conseguite durante l’istruzione obbligatoria o degli adulti a quelle ottenuti con studi superiori e nell’istruzione e formazione professionale. E’ quindi fondamentale per gli Stati membri dare la massima importanza all’istruzione, poiché costituisce la base dell’occupazione. L’istruzione, insieme all’acquisizione di apprendimento generale e conoscenza culturale, riveste un ruolo essenziale nello sviluppare una società europea tollerante. Oltre ad apprendere a utilizzare in maniera efficiente l’energia e proteggere l’ambiente, la prossima generazione deve anche imparare ad accettare e rispettare le diversità.

L’istruzione è fondamentale anche in altri casi: offre la possibilità alle minoranze, ad esempio ai rom, di preservare la loro cultura e assicurare la loro integrazione. Nelle comunità minoritarie, oggigiorno, esiste un numero crescente di giovani istruiti che sono in grado di difendere i propri interessi dinanzi alle autorità e ai governi locali.

Affinché questa situazione diventi la norma, occorre sviluppare l’insegnamento delle lingue, prestare maggiore attenzione alle culture minoritarie nelle scuole, e le stesse minoranze hanno bisogno di rivestire un ruolo più attivo nel settore dell’insegnamento.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) In pratica, non siamo sempre riusciti ad appianare tutte le difficoltà riguardanti il mutuo riconoscimento delle qualifiche formative professionali e a mantenere la qualità del lavoro da un lato, senza generare barriere inutili dall’altro. A questo proposito, è allarmante che la direttiva sui servizi abbia concesso ai fornitori stranieri di servizi una certa libertà di azione in assenza di possibilità di un controllo effettivo e sanzioni poco chiare, laddove i fornitori nazionali di servizi devono ancora rispettare rigorosamente il diritto e le norme.

Fra pochi anni le nostre imprese nazionali chiederanno una rivalutazione dei regolamenti applicati alle aziende straniere, in modo che non si trovino di fronte a una concorrenza spietata. Nel caso di retribuzioni, condizioni lavorative e sicurezza sociale, tuttora s’incoraggia quindi una riduzione della concorrenza, né l’UE dovrebbe stimolare questo sviluppo relativo alla “carta blu”. Qualora fossimo preparati a offrire una retribuzione dignitosa, disporremmo già di un numero sufficiente di lavoratori qualificati.

 
  
  

− Relazione Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (A6-0152/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della mia collega polacca, l’onorevole Geringer de Oedenberg, che approva, in prima lettura secondo la procedura di codecisione, la proposta di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di codificare la direttiva 93/7/CEE del Consiglio del 15 marzo 1993 relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro, come modificata dalla direttiva 96/100/CE (GU L del 1° marzo 1997) e dalla direttiva 2001/38/CE (GU L del 10 luglio 2001).

Sono deluso che il processo di codifica stia richiedendo così tanto tempo; dovremmo ricordarci che era il 1° aprile 1987 quando la Commissione decise di istruire i propri servizi per procedere alla codifica dell’intera legislazione, al più tardi dopo la sua decima modifica, rilevando che i servizi dovrebbero adoperarsi per codificare i testi per cui erano responsabili in un intervallo di tempo persino minore. Il Presidente in carica del Consiglio europeo (a Edimburgo nel dicembre 1992) ha confermato tali obblighi.

Infine, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno stabilito in un accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 che è possibile utilizzare una procedura accelerata.

 
  
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  Nicodim Bulzesc (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione Geringer poiché sono d’accordo che i beni culturali che sono usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dovrebbero essere restituiti al legittimo proprietario.

Questa relazione sostiene l’idea di presentare una direttiva europea per determinare una cooperazione amministrativa tra gli Stati membri per la restituzione dei beni culturali sottratti illecitamente. La direttiva stabilisce l’istituzione di un’autorità centrale in ogni Stato membro, che si occupi esclusivamente della questione e che collabori con le autorità simili create negli altri Stati membri e con l’Interpol.

Allo stesso tempo, tale direttiva potrebbe semplificare la procedura amministrativa attualmente esistente nell’Unione europea e, personalmente, sono in attesa di assistere all’attuazione di questo progetto di legge.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Sostengo la codifica della legislazione relativa ai beni culturali usciti illecitamente dagli Stati membri. La normativa in vigore è stata modificata molte volte ed è importante disporre di un quadro giuridico chiaro nell’ambito del quale i paesi membri possano garantire la restituzione della proprietà culturale sottratta.

Inoltre, ritengo che i beni culturali dovrebbero essere restituiti alle comunità locali negli Stati membri laddove esiste un netto sostegno locale per tale iniziativa. In questo quadro, appoggio pienamente, ad esempio, la restituzione degli scacchi Lewis alla loro sede di Western Isles in Scozia e, analogamente, il tesoro dell’isola St Ninian nelle Shetland.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI) , per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole alla relazione della collega Lidia Joanna Geringer de Oedenberg sulla restituzione di beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro.

Ritengo, infatti, fondamentale che gli Stati membri possano collaborare tra loro per poter eliminare le contese tra le autorità centrali nazionali e riconoscere l’importanza della tutela dei beni culturali a livello europeo. I beni culturali e le opere d’arte rappresentano un patrimonio dei cittadini degli Stati membri che hanno tutto il diritto di poterli visitare e ammirare.

Ci sono, infatti, casi scandalosi e diatribe tra Stati che durano da svariati lustri aventi ad oggetto opere d’arte trafugate. Ritengo sia assolutamente necessario un intervento al livello comunitario volto a risolvere tali situazioni.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE), per iscritto. − (EN) Nonostante abbia votato a favore della relazione, devo richiamare l’attenzione sul fatto che l’articolo 13 della proposta di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro, stabilisce che tale direttiva sia valida dal 1° gennaio 1993.

Permettetemi di ricordarvi che, in seguito all’annessione illegittima della Repubblica d’Estonia da parte dell’Unione sovietica nel 1940, numerosi manufatti sono stati sottratti all’Estonia verso diverse destinazioni nell’Unione sovietica che non stati restituiti, tra cui il collare presidenziale. Mi auguro che la Commissione non se ne sia dimenticata e che presto presenti una proposta di una direttiva riguardante sottrazioni illecite antecedenti il 1993.

 
  
  

− Relazione Pia Elda Locatelli (A6-0145/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della collega italiana, l’onorevole Locatelli, elaborata secondo la procedura di consultazione, relativa alla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce l’impresa comune “Celle a combustibile e idrogeno”. Un’Europa all’avanguardia a livello globale nel settore delle tecnologie delle celle a combustibile e idrogeno fa parte di una politica eccellente.

Le celle a combustibile sono convertitori di energia affidabili ed efficienti, che riducono in maniera considerevole la produzione di gas a effetto serra. Offrono grande flessibilità, poiché sono in grado di consumare idrogeno e altri combustibili quali gas naturale, etanolo e metanolo.

E’ divenuto essenziale istituire uno strumento comunitario con questa iniziativa tecnologica congiunta (ITC) al fine di realizzare partenariati pubblico-privato nel settore della ricerca secondo il Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (7PQ). Le iniziative congiunte in materia di tecnologia, che derivano soprattutto dal lavoro delle PTE (piattaforme tecnologiche europee), riflettono il fermo impegno dell’UE per coordinare la ricerca al fine di rafforzare lo Spazio europeo della ricerca e realizzare gli obiettivi europei a favore della competitività. Appoggio l’idea di offrire maggiore assistenza alle PMI.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Concordo con la relatrice sul fatto che dovremmo applicare il programma specifico per la cooperazione che identifica le celle a combustibile e idrogeno come uno dei sei settori in cui un’ITC potrebbe avere particolare rilevanza.

Questa proposta che istituisce l’Impresa comune celle a combustibile e idrogeno è il frutto del lavoro svolto nell’ambito della piattaforma tecnologica europea “Idrogeno e celle a combustibile” e mira a contribuire all’attuazione del piano d’azione a favore delle tecnologie ambientali.

Le celle a combustibile sono convertitori di energia silenziosi ed estremamente efficienti in grado di apportare sostanziali riduzioni aggiuntive dei gas a effetto serra e inquinanti, siccome possono essere operativi con idrogeno e altri combustibili, quali gas naturale, etanolo e metanolo. L’adozione dell’idrogeno come vettore energetico flessibile può contribuire ad assicurare la sicurezza energetica e a stabilizzare i prezzi dell’energia in quanto tale elemento può essere prodotto a partire da diverse fonti di energia primaria permettendo così di diversificare il mix dei combustibili per i trasporti, che oggi dipende dal petrolio.

Benché siano stati assegnati finanziamenti pubblici europei considerevoli a favore della ricerca sulle celle a combustibile e idrogeno, è improbabile che tali tecnologie entrino sul mercato in modo così rapido come vorremmo.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE), per iscritto. − (ES) Una votazione in sede di commissione per l’industria, la ricerca e l’energia mi ha impedito di partecipare a questa discussione, quindi desidero giustificare il mio voto favorevole.

Questa ITC è stata accolta dal Parlamento poiché:

è strettamente coinvolta in termini di le priorità dell’UE: l’energia e la lotta contro i cambiamenti climatici;

l’esperienza accumulata nell’elaborazione delle quattro ITC precedenti è stata molto utile nel realizzare questo regolamento: la Commissione era già a conoscenza delle nostre preoccupazioni relative a questi nuovi strumenti, in termini di finanziamenti, regole per la partecipazione, trasparenza, avvio, condizioni di continuità, e via dicendo;

il relatore ha compiuto un ottimo lavoro. Gli emendamenti proposti: far sì che l’UE sia all’avanguardia di queste tecnologie, garantire un sostegno prioritario per la ricerca a lungo termine, appoggiare le regole per l’utilizzo e la diffusione adattate a quelle per la partecipazione al PQ7, potenziare il comitato scientifico con la funzione di fissare priorità scientifiche ed evitare che il regolamento richieda che il coordinatore del consorzio giunga da un gruppo industriale, si tratta di fattori che rafforzano la proposta della Commissione.

Le ITC sono validi strumenti per migliorare la nostra capacità in materia di R&S, considerato che sono attuate secondo gli obiettivi per cui sono state create. E’ nostro dovere assicurare che ciò avvenga.

 
  
  

− Relazione Sergio Berlato (A6-0164/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Accolgo favorevolmente la relazione Berlato riguardante la possibilità di prorogare il finanziamento del fondo comunitario del tabacco fino al 2012.

L’UE dunque sente la necessità di tutelare questo importante settore anche in virtù del fatto che la totale soppressione degli aiuti comporterebbe ingenti danni alla produttività, con conseguenti ripercussioni negative sul livello occupazionale delle regioni coinvolte.

In alcune aree il tabacco arriva a rappresentare il 35% delle esportazioni agricole e una possibile caduta della produzione provocherebbe gravi danni economici e sociali, specie laddove l’economia locale si presenta già in difficoltà.

E’ importante sottolineare che i finanziamenti al fondo comunitario stanziati andranno a coprire tutte le iniziative, le campagne informative e di sensibilizzazione sui danni causati dal fumo.

Auspico quindi che la proposta di prolungare il fondo di comunicazione antitabacco venga di fatto recepita positivamente dai miei colleghi, tutelando in tal senso anche gli interessi dei consumatori.

 
  
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  Bernadette Bourzai (PSE), per iscritto. – (FR) Il Fondo comunitario del tabacco finanziato mediante il trasferimento di una certa somma dell’aiuto al settore per gli anni 2006 e 2007, promuove iniziative volte ad accrescere la sensibilità pubblica in merito agli effetti dannosi del fumo.

La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha proposto di estendere il finanziamento fino al termine della previsione finanziaria e ha alzato il tasso percentuale al 6 per cento. Il consumo di tabacco in Europa non è cambiato e la riduzione graduale della produzione europea è stata sostituita dalle importazioni di tabacco.

La questione parallela di mantenere l’OCM nel tabacco e di rinviare quindi la riforma del 2004 che avrebbe dovuto essere attuata dal 2010, deve essere affrontata nel corso della verifica dello stato di salute della PAC, poiché un disaccoppiamento provoca il quasi totale abbandono della produzione senza alcuna alternativa sostenibile dal punto di vista dell’economia e dei posti di lavoro, cosa che ha avuto gravi conseguenze per le zone rurali interessate, ma nessun impatto sulla salute pubblica.

Non ritengo che la lotta contro il fumo e l’estensione di un periodo di transizione che consenta ai produttori europei di trovare alternative alla coltivazione del tabacco e di ridurre l’impatto negativo sulle nostre regioni siano reciprocamente esclusivi.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il finanziamento del Fondo comunitario del tabacco mira esclusivamente a promuovere iniziative d’informazione sui danni che i prodotti del tabacco possono provocare. La proposta presentata dalla Commissione europea prevede il trasferimento di una somma pari al 5 per cento dell’aiuto al tabacco concesso per gli anni 2008 e 2009. Da parte sua, il Parlamento propone il trasferimento del 6 per cento dell’aiuto al tabacco concesso per il periodo 2009-2012, partendo dal presupposto che si prosegua con gli aiuti ai produttori.

Come sappiamo, la Commissione europea ha deciso, purtroppo, di optare per il disaccoppiamento degli aiuti alla produzione, che è stato utile nella riduzione della produzione di tabacco in Portogallo, benché sia ancora importato da paesi produttori. La Commissione sta tuttora collegando questo Fondo al sistema di assistenza ai coltivatori di tabacco in base al fatto che sia l’unica fonte di finanziamento prevista. In linea con tale fondamento e nell’ottica che le campagne d’informazione continueranno a essere preziose, gli emendamenti sembrerebbero appropriati.

Sembra inoltre importante sostenere la recente richiesta formale espressa alla Commissione da quasi tutti gli Stati membri produttori di tabacco affinché presenti una proposta di un regolamento che estenda l’attuale sistema di aiuti per la produzione di tabacco fino al 2013 e venga considerata parte delle discussioni in corso sullo “stato di salute” della PAC.

 
  
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  Neena Gill (PSE), per iscritto. (EN) Ho espresso voto contrario su questa relazione poiché, come qualcuno che si è opposto sin dall’inizio ai sussidi alla produzione del tabacco, ritengo sarebbe devastante rinviare la graduale eliminazione degli aiuti al tabacco dal 2009 al 2012.

Sostengo la proposta della Commissione europea che mostra che non esista giustificazione che le sovvenzioni al tabacco continuino a essere collegate alla sua produzione. Ritengo che la relazione del Parlamento che tenta di riaprire la discussione relativa all’eliminazione graduale delle sovvenzioni entro il 2009, sia del tutto inaccettabile.

Non vedo alcuna ragione logica per continuare a sostenere la produzione di tabacco, in particolare per le conseguenze negative che il tabagismo ha sulla salute e sui costi dell’assistenza sanitaria.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho espresso voto contrario sulla relazione Berlato sul Fondo comunitario del tabacco. L’UE, in accordo con numerosi Stati membri, ha tentato di ridurre l’uso del tabacco medianti misure come il divieto alla pubblicità del tabacco. Si tratta quindi di assoluta ipocrisia che l’UE continui a finanziare i coltivatori del tabacco in Europa.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, Erik Meijer, Esko Seppänen, Søren Bo Søndergaard e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (EN) La risoluzione del Parlamento europeo sul Fondo del tabacco propone di estendere le sovvenzioniagricole al settore. Abbiamo espresso voto contrario per protestare contro l’intero sistema degli aiuti al tabacco. Per l’UE è ridicolo finanziare la coltivazione di tabacco, è ipocrita usare parte di questo denaro per sostenere campagne antifumo. Dovrebbero subito essere aboliti tutti gli aiuti agricoli al tabacco. Le campagne antifumo sono utili, ma possono essere facilmente finanziate in altri modi.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione di Sergio Belato sul Fondo comunitario del tabacco cerca di riaprire la discussione sull’estensione degli aiuti al tabacco fino al 2012. Non esiste giustificazione che i sussidi al tabacco siano assegnati agli agricoltori, sia dal punto di vista della salute pubblica sia da una prospettiva economica, pertanto un loro ampliamento è semplicemente inutile.

In realtà, considerata la posizione dell’UE in merito, ritengo che le proposte contenute nella relazione siano non solo ipocrite, ma anche immorali. Quindi, non ho potuto votare a favore della relazione.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho votato a favore della relazione Berlato, così come il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica. Tale documento garantisce aiuti comunitari ai coltivatori di tabacco per un ulteriore periodo e fornisce loro protezione contro una discriminazione negativa rispetto a quelli di altri prodotti agricoli, per cui i sussidi continuano a essere stanziati. E’ di particolare importanza approfittare di tutte le possibilità concesse dalle risorse esistenti. Dobbiamo impedire che sia abbandonata la coltivazione del tabacco e fermare l’esodo della popolazione rurale durante questo periodo transitorio per il raccolto.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN), per iscritto. − (PL) Benché la votazione sulla relazione Berlato sia stata positiva, non risolve il problema del fumo e della produzione di tabacco.

Si potrebbe affermare che abbiamo rinviato per diversi anni una decisione su queste importanti questioni. Questo problema, di conseguenza, si ripresenterà e rimarrà tale finché le persone fumeranno tabacco. Sarà necessario risolverlo, ma non a discapito dei coltivatori che si sono impegnati in questo tipo di produzione e sono incorsi in spese rilevanti.

La coltivazione del tabacco fornisce mezzi di sostentamento a decine di migliaia di famiglie, che spesso non dispongono di altro modo di ottenere un reddito, come, ad esempio, in regioni polacche con scarsi terreni.

Perciò, oggi occorrono decisioni strategiche, prese con la dovuta considerazione, non sotto la pressione di gruppi lobbistici che rappresentano intermediari e commercianti, che operano in un sistema nazionale.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio sostegno a favore della relazione del collega Berlato, al quale faccio i complimenti.

La relazione è infatti un documento molto equilibrato e rappresenta una rara e positiva forma di integrazione tra la politica agricola e quella della salute dell’UE. La relazione, prevedendo di aumentare la percentuale di trattenute agli aiuti pagati ai tabacchicoltori e mettendo a disposizione delle campagne di informazione sui danni del fumo risorse aggiuntive per oltre 81 milioni di euro, riesce a combinare due istanze in un ambito per alcuni versi delicato.

D’altro canto, la stessa relazione, senza aggravio per la spesa dell’Unione, estende gli aiuti parzialmente accoppiati ai produttori, non discriminandoli rispetto alle altre produzioni agricole e confermando la posizione già espressa dall’Aula di Strasburgo nel marzo 2004.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Sarete consapevoli del fatto che, per molti anni, questo Parlamento si è adoperato nei propri sforzi per evidenziare i danni alla salute provocati dal fumo di tabacco.

Eppure, in tutto questo tempo, l’Unione europea ha concesso milioni di euro a sostegno dei coltivatori di questo stesso prodotto.

E’ veramente ipocrita proseguire una tale politica.

La relazione della commissione per l’agricoltura cerca di riaprire la discussione sull’estensione dei sussidi al tabacco fino al 2012. Tuttavia, la proposta della Commissione, a cui, presumibilmente, la relazione costituisce la risposta, riguarda l’estensione dei finanziamenti del Fondo comunitario del tabacco, che, come sappiamo, sono utilizzati per informare dei danni del fumo.

La commissione per l’agricoltura ha tentato un gioco di prestigio che avrebbe eseguito qualsiasi mago di prim’ordine, ma, per fortuna, è stato scoperto e rivelato per ciò che è veramente, vale a dire un tentativo di estendere sussidiale sovvenzioni ai produttori di tabacco. Il Parlamento deve opporsi a tale iniziativa per motivi morali, economici e sanitari.

La posizione della Commissione è chiara. Non esiste giustificazione che gli aiuti al tabacco siano connessi alla produzione. E’ ora giunto il momento che il Parlamento adotti la stessa linea respingendo l’opinione della commissione per l’agricoltura in merito. Per questo motivo esprimerò voto contrario.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Oltre mezzo milione di cittadini europei muore quotidianamente per tabagismo. Non dovrebbe essere stanziato nemmeno un centesimo del denaro dei contribuenti europei al Fondo comunitario del tabacco, che dovrebbe essere abolito.

 
  
  

− Relazione Bairbre de Brún (A6-0133/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione di propria iniziativa della collega inglese, l’onorevole de Brún, sulla valutazione del programma PEACE (Programma speciale europeo di aiuto per la pace e la riconciliazione nell’Irlanda del Nord), che sottolinea che il rafforzamento dei poteri locali abbia rappresentato un parte essenziale del processo di pace nell’Irlanda del Nord, e che la partecipazione della società civile a tale processo abbia largamente contribuito a migliorare la definizione e l’attuazione della politica locale.

Appoggio l’idea che, una volta terminati, non dovrebbe cessare la cooperazione tra i partecipanti ai programmi finanziati da PEACE e dal Fondo internazionale per l’Irlanda (IFI).

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione de Brún sul programma PEACE, che, giustamente, evidenzia l’importanza del rafforzamento dei poteri locali nel processo di pace. I programmi PEACE hanno fornito un prezioso contributo al processo di pace in Irlanda e bisogna accogliere positivamente gli sforzi futuri in tal senso.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Sono lieta di sostenere il programma PEACE e mi auguro che continui ad aiutare le comunità a livello rurale.

 
  
  

– Relazione Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (A6-0130/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega tedesco, l’onorevole Graefe zu Baringdorf, che propone di modificare la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sulla carne e sul bestiame, ma in un modo che dovrebbe consentire un accordo in prima lettura secondo la procedura di codecisione. Statistiche sul bestiame (due all’anno per suini e bovini, e una per ovini e caprini), statistiche mensili sulla macellazione (peso di testa e carcassa di suini, bovini, ovini, caprini e pollame) e previsioni sulla produzione di carni (carni suine, bovine, ovine e caprine) sono essenziali per gestire i mercati europei, ma occorreva trattare con urgenza la legislazione in vigore, che è diventata molto complessa. Sembra ragionevole includere le carni avicole alle statistiche sulle carni suine, bovine, ovine e caprine.

 
  
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  Constantin Dumitriu (PPE-DE), per iscritto. (RO) La semplificazione delle procedure è un obiettivo importante delle istituzioni europee, che sono consapevoli che un’eccessiva regolamentazione costituisca un onere per il funzionamento, l’efficienza e la competitività degli operatori economici. Per gli agricoltori e i produttori agricoli in Romania, ridurre gli oneri burocratici è una necessità al fine di poter approfittare appieno dei vantaggi dell’adesione all’Unione europea.

I resoconti statistici dovrebbero essere presi in considerazione da Eurostat e, in particolare, dalle istituzioni e dalle aziende nazionali. Per quanto riguarda le carni, i dati statistici rappresentano un quadro che permette di intervenire in tempo al fine di disciplinare il mercato, stabilendo sistemi di intervento.

Tali resoconti dovrebbero essere unitari, corretti e disponibili in tempo utili per evitare grandi squilibri sul mercato comunitario, squilibri che influenzano i produttori, i consumatori o entrambi nella stessa misura.

La relazione ha esattamente questo obiettivo e la accolgo con favore! Allo stesso tempo, le autorità nazionali dovrebbero, inoltre, attuare in maniera rigorosa e, ove necessario ferma, azioni che prevedano serietà delle parti interessate.

Sia chi raccoglie ed elabora i dati statistici, sia chi è autorizzato a diffonderli, deve trattare la questione con la stessa attenzione. Oltre alla rigorosità, questo regolamento determinerà l’uniformità di questi dati mediante norme comuni applicabili nell’Unione europea.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo positivamente la relazione dell’onorevole Graefe zu Baringdorf sulla proposta di regolamento relativo alle statistiche sulla carne e sul bestiame. Il regolamento mira a semplificare la legislazione esistente nel settore. Ho votato a favore delle raccomandazioni della relazione.

 
  
  

− Relazione Anne Van Lancker (A6-0172/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della collega belga Van Lancker, elaborata nel quadro della procedura di consultazione, sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche occupazionali degli Stati membri.

Accolgo positivamente l’eccellente lavoro svolto dalla mia collega e amica, l’onorevole Morin, la relatrice per il nostro gruppo politico, in particolare in merito alla flessicurezza. A rischio di deviare leggermente dall’argomento, poiché questa decisione del Consiglio, in sostanza, mira soltanto a operare raccomandazioni agli Stati membri ai sensi dell’articolo 128 del Trattato che istituisce le Comunità europee, sono deluso che, anche se era il suo dovere nell’applicazione dell’articolo 138 del Trattato, la commissione non abbia esortato le parti sociali e affermato che era ora di creare una normativa europea per l’occupazione con il sostegno di queste parti sociali, secondo la procedura stabilita ai sensi dell’articolo 139 del Trattato CE.

Se non definiamo una legislazione europea sul lavoro con l’appoggio delle parti sociali, non sarà possibile avere a disposizione una politica per l’occupazione ambiziosa.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona, specialmente in seguito alla mid-term review, rappresenta l’impegno strategico più importante preso dall’UE ed è finalmente accompagnato da risultati concreti in termini di crescita ed occupazione.

In questo ambito la collega Van Lancker, pur riconoscendo alla strategia il merito di aver contribuito alla creazione di nuovi posti di lavoro, si interroga su qualità e sicurezza. Va notato infatti che nonostante il numero dei disoccupati sia in continuo calo, il numero dei lavoratori con contratto determinato tende a elevarsi, con evidenti risvolti e conseguenze. Dai dati emerge la necessità di effettuare un monitoraggio sui singoli Stati affinché affrontino le tematiche in materia di occupazione con un approccio sempre più equilibrato ed improntato alla flessicurezza: dunque nuovi posti di lavoro, ma anche migliori condizioni generali per i lavoratori.

E’ comunque assai opportuno, come sottolinea la relatrice, che l’Agenda di Lisbona tenga maggiormente conto degli obiettivi sociali comuni: parola d’ordine della nostra strategia deve essere l’integrazione, non più unicamente crescita ed occupazione.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’attuale situazione dimostra che, dieci anni dopo i primi orientamenti per le politiche occupazionali degli Stati membri, esistono sempre meno impieghi con diritti, che in sé rivelano che la strategia non è finalizzata alla promozione di questo tipo di occupazione. Dall’altro lato, le costanti modifiche agli orientamenti, accompagnate da direttive sempre più neoliberali a livello economico dell’Unione europea, hanno contribuito a una maggiore insicurezza dei posti di lavoro.

Benché la relatrice includa alcuni palliativi riguardanti povertà o esclusione sociale, di fatto non si accenna alla necessità di allontanarsi dagli attuali orientamenti macroeconomici e per l’occupazione, che sono del tutto neoliberali e in cui regnano incontrastate concorrenza e flessibilità, ragione per cui tali proposte non rappresentano nient’altro che una diversione, che non è in grado di estirpare la causa dei problemi.

Alcune altre proposte tendono persino a promuovere la flessicurezza o, piuttosto, la deregolamentazione del mercato del lavoro, difendendo forme contrattuali flessibili e affidabili secondo le moderne norme sul lavoro, gli accordi collettivi e l’organizzazione dell’attività lavorativa, con l’indicazione che gli Stati membri dovrebbero attuare i propri piani d’azione in base ai principi comuni di flessicurezza adottati dal Consiglio.

Abbiamo quindi espresso voto contrario sulla relazione.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Van Lancker che riguarda le politiche occupazionali per gli Stati membri. Il documento evidenzia giustamente la necessità per gli Stati membri di attuare orientamenti in modo tale da cercare di contrastare le discriminazioni in base a sesso, origine razziale o etnica, religione o fede, disabilità, età, o orientamento sessuale.

La relazione invita inoltre gli Stati membri a riconoscere le tradizioni nazionali nell’applicare la politica occupazionale. Ritengo che il riconoscimento delle diverse tradizioni d’Europa dovrebbe essere il nucleo di tutta la politica europea.

 
  
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  Stanisław Jałowiecki (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Mi sono astenuto dalla votazione sulla relazione dell’onorevole Van Lancker riguardante gli orientamenti per una politica occupazionale. La relazione, purtroppo, non è riuscita a evitare le contraddizioni. Da un lato, contiene numerose espressioni quali “società dell’informazione”, “competitività” e “sfide tecnologiche”, dall’altro tratta la necessità di garantire “sicurezza lavorativa”, “impiego stabile” e così via. Le prime sottolineano le intenzioni, le seconde mantengono le cose invariate. Non è possibile compiere progressi senza stravolgere la struttura dell’occupazione. Non è mai accaduto nella storia.

Anziché parlare di sicurezza occupazionale, intesa come una conservazione dei posti di lavoro esistenti e dei tipi di impiego, dovremmo quindi occuparci di qualcos’altro, vale a dire garantire accesso al lavoro; un accesso al lavoro che esiste ora, in questo momento. Questa dovrebbe essere la nostra comune preoccupazione.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) La situazione occupazionale nell’Unione europea non è molto positiva. Il tasso medio di disoccupazione del 7,3 per cento nel 2007, senza tenere conto dei posti di lavoro assistiti, è più elevato di quello degli altri importanti blocchi economici. Nel Nord America è inferiore al 5 per cento.

Lontani dal migliorare la situazione, gli orientamenti che sono stati presentati la peggioreranno. La strategia di Lisbona, considerata in luce positiva dalla relatrice, apre le nostre economie a una concorrenza sleale, in particolare da parte della Cina comunista, che pratica un vero dumping sociale. Inoltre, chiedendo la riduzione dei “divari in termini occupazionali tra i lavoratori dei paesi terzi e i cittadini comunitari”, la relazione chiaramente fa parte della politica immigrazionista perseguita per decenni nei nostri paesi che, introducendo dall’esterno dell’Europa oltre 1,5 milione di immigranti, è in procinto di convertirci in paesi del Terzo mondo.

Ripristinare la preferenza nazionale, che è una discriminazione positiva, ridurre il peso dell’immigrazione e quindi gli oneri fiscali sulle nostre imprese e i nostri dipendenti, e attuare il principio di preferenza comunitaria al fine di proteggere il mercato europeo: sono le misure principali che dovrebbero essere adottate per sviluppare l’occupazione in Europa.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo con favore l’iniziativa della relatrice per rafforzare la dimensione sociale della strategia di Lisbona. Ritengo che la richiesta dell’introduzione di un approccio equilibrato alla “flessicurezza” e di una clausola sull’integrazione attiva, consoliderà la politica occupazionale in Europa. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN), per iscritto. − (PL) Nella relazione sulla politica occupazionale degli Stati membri si riscontrano numerose contraddizioni.

La relatrice scrive che la rinnovata strategia di Lisbona sta producendo risultati, tra gli altri ambiti, in un aumento del PIL nell’UE negli ultimi anni e un calo della disoccupazione, e che gli orientamenti per l’occupazione non necessitano di una revisione completa, ma solo emendamenti ad alcuni singoli paragrafi.

La relatrice osserva inoltre che negli ultimi anni circa 6 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e 24 anni hanno abbandonato precocemente la scuola e interrotto la loro istruzione, e che la disoccupazione giovanile rappresenta il 40 per cento della disoccupazione complessiva dell’UE, con una percentuale doppia tra gli immigrati. Inoltre, 78 milioni di persone vivono in povertà, il doppio della popolazione polacca.

La relatrice considera altresì l’aumento del numero di posti di lavoro ottenuto a scapito di un abbassamento della loro qualità, e della percentuale di dipendenti a tempo parziale e tempo determinato, spesso secondo i termini di contratti conclusi sotto costrizione.

La realtà parla per se stessa, ma non sempre vogliamo ascoltare. La realtà è che la società non integra, ma divide. La povertà non è in calo, ma si diffonde ogni che passa. La discriminazione contro le donne, gli anziani e i migranti sul mercato del lavoro non diminuisce, e gli stereotipi in pensiero e azione non svaniscono.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Nel complesso, il contenuto della relazione è positivo, ma è ipocrita parlare di responsabilità sociale, di economia locale e di parità, cercando allo stesso tempo di garantire che le procedure di aggiudicazione impediscano di prendere considerazione tali fattori. Non contribuirò a tale azione. La relazione fornisce una visione falsata della realtà, e quindi mi astengo dalla votazione.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Sostengo questa relazione e l’opinione dell’onorevole Van Lancker che gli obiettivi sociali comuni degli Stati membri dovrebbero essere riflessi in modo migliore nell’agenda di Lisbona. Appoggio inoltre la trasformazione dell’attuale strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione in una basata su crescita, occupazione e integrazione. Ritengo essenziale promuovere standard sociali comuni a livello UE. E’ necessaria la creazione di posti di lavoro di qualità, insieme a un consolidamento dei valori del modello sociale europeo.

A mio parere, uno dei compiti fondamentali della strategia europea per lo sviluppo sostenibile è la definizione di una società integrante in cui obiettivi e sforzi attivi hanno la priorità al fine di limitare il numero di persone minacciate da povertà ed esclusione sociale, di accrescere sempre di più il ruolo rivestito dalle donne, dagli anziani e dai migranti sul mercato del lavoro, nonché di promuovere l’occupazione giovanile.

 
  
  

− Relazione Janusz Lewandowski (A6-0181/2008)

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE), per iscritto. – (EN) La relazione indica alcuni importanti orientamenti nel processo di bilancio relativo al 2009 e, nel complesso, concordiamo decisamente con la determinazione della relatrice a continuare a rispettare la quota massima del 20 per cento imposta volontariamente alle spese parlamentari.

Il 2009 sarà un anno che porterà molti cambiamenti al metodo di lavoro del Parlamento e riteniamo che, al fine di mantenere tale disciplina, sarà necessario esaminare con accuratezza tutte le proposte di spesa per garantire che il contribuente riceva un buon rapporto qualità/prezzo. In particolare, non abbiamo timore di ricordare al Parlamento che l’unico grande risparmio che potrebbero introdurre sarebbe abbandonare le due sedi di lavoro dell’istituzione. Appoggiamo pienamente le proposte della relatrice di fornire i mezzi per la rimozione dell’amianto dagli edifici del Parlamento a Strasburgo.

I conservatori britannici attendono di ricevere a tempo debito le ulteriori osservazioni della relatrice, e quindi si sono astenuti dalla votazione finale in merito a questa relazione.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega polacco, l’onorevole Lewandowski, sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l’esercizio 2009. Questo bilancio deve affrontare grandi sfide, come l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ove ratificata dagli Stati membri, il fatto che il 2009 sia l’anno delle elezioni per il Parlamento e l’adozione del nuovo statuto dei deputati.

Anche se, ovviamente, condivido il fatto che occorra essere vigili per quanto riguarda lo stato delle spese di bilancio, ritengo si debba essere inflessibili sulle spese associate al multilinguismo (traduzione e interpretariato), che è una condizione del successo politico dell’Unione europea. Dovremmo inoltre sviluppare servizi per i deputati che ricevono visitatori, poiché tali visite sono molto gradite e aiutano i cittadini a conoscere meglio l’Unione europea.

Infine, a mio parere, dovremmo incrementare il personale dei parlamentari e le commissioni del Parlamento europeo al fine di garantire la loro indipendenza e una qualità elevata di lavoro, ad esempio, quando trattano con altre istituzioni europee, gruppi lobbistici o parlamenti nazionali.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE), per iscritto. − (PL) Il 2009 porterà numerose sfide per il Parlamento europeo, associate soprattutto all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, le elezioni del Parlamento, il nuovo statuto per i deputati e la modifica della durata della carica. Il livello complessivo di bilancio per il 2009 dovrà affrontare le sfide malgrado sia inferiore al limite volontario tradizionale del Parlamento pari al 20 per cento delle spese per l’amministrazione.

L’uso di un processo pilota nella procedura di quest’anno, che prevede una precoce e più stretta cooperazione tra l’Ufficio e la commissione per i bilanci nel caso di tutti gli elementi con significative implicazioni di bilancio, è degno di nota. Il nuovo approccio è finalizzato a garantire l’impiego più razionale dei mezzi disponibili e identificare il possibile risparmio.

Devo esprimere la mia soddisfazione per le ragionevoli stime di spesa sul nuovo statuto per i deputati, in particolare poiché esiste la possibilità di calibrare la somma in una fase più avanzata. E’ inoltre soddisfacente constatare, nello stato di previsione per il 2009, l’integrazione dei 65 nuovi posti proposti con l’idea di rafforzare l’attività legislativa del Parlamento e i servizi ai deputati, risparmiando al contempo il 15 per cento di tali stanziamenti. Anche l’annuncio che le priorità stabilite nel bilancio del 2008 continueranno in relazione all’interpretariato e al servizio analitico della biblioteca è apprezzabile. Una riuscita conclusione della procedura di bilancio di quest’anno richiederà inoltre di svolgere discussioni e di prendere decisioni specifiche senza indugi a riguardo della politica del Parlamento in merito alle proprietà immobili.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il processo di bilancio è ora iniziato con la presentazione del bilancio comunitario proposto della Commissione per il 2009.

Nei processi di bilancio precedenti, il bilancio del Parlamento europeo rappresentava circa il 20 per cento del totale integrato nel bilancio alla rubrica 5 (spese amministrative) del quadro finanziario pluriannuale. Il relatore propone che siano mantenuti livelli simili per il bilancio 2009.

Una tale decisione non dovrebbe bloccare od ostacolare la disponibilità di risorse finanziarie necessarie a rispondere adeguatamente alle esigenze già citate per accrescere il numero del personale e migliorare i servizi di interpretariato e traduzione, rispettando la parità e il diritto a usare tutte le lingue ufficiali nel Parlamento europeo e le attività che promuove.

Inoltre, questo è stato un problema ricorrente, poiché si menziona spesso la necessità di perfezionare i servizi di interpretariato e traduzione, ma non si assegnano le risorse richieste; si applicano frequentemente norme create soprattutto per scoraggiare l’impiego di lingue differenti. E’ sufficiente osservare i criteri adottati nelle assemblee parlamentari paritetiche ACP-UE.

Dall’altro lato, la relazione non cita la garanzia dei diritti dei lavoratori, in particolare per quanto riguarda il maggiore outsourcing di servizi del PE degli ultimi anni.

 
  
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  Cătălin-Ioan Nechifor (PSE), per iscritto. (RO) Il Parlamento europeo dovrebbe rendersi conto dell’importanza del principio di solidarietà, secondo il quale occorre fornire sostegno, anche finanziariamente, alle regioni che sono rimaste indietro o che sono meno sviluppate con il bilancio dell’Unione europea. Purtroppo, a circa un anno dall’adesione, la Romania continua a imporsi per quanto riguarda il PIL pro capite a livello regionale. 6 delle 8 regioni figurano tra le 15 più sottosviluppate dell’UE e la regione nordorientale in via di sviluppo da cui provengo resta la più povera delle regioni dei 27 Stati membri.

Attualmente, il ritmo di crescita economica della Romania è inadeguata per ridurre molto rapidamente i divari che ci separano e le disparità riscontrabili ovunque, nonché l’assimilazione estremamente scarsa dei fondi strutturali sono di certo una delle ragioni che ci colloca pressoché in cima all’elenco della povertà dell’Unione europea. Perciò, la politizzazione dell’atto amministrativo centrale fa sì che la Romania diventi un distinto finanziatore del bilancio dell’UE, avendo versato lo scorso anno circa 1,1 miliardi di euro.

L’unica consolazione che rimane è che il nostro paese riceverà 16 milioni di euro grazie al fatto che il 2007 è stato il primo anno in cui si è registrato un avanzo di bilancio.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Gli orientamenti per l’occupazione elaborati dall’UE in collaborazione con i governi di centrosinistra e di centrodestra sono stati promossi con entusiasmo dai rappresentanti politici del capitalismo del Parlamento europeo. Favoriscono il più barbaro sfruttamento della classe lavorativa al fine di realizzare l’obiettivo della strategia di Lisbona, ovvero lo sviluppo sfrenato dei profitti per i plutocrati.

Al centro dell’UE e della politica governativa si trova la famigerata “flessicurezza”, che prevede chiaramente il totale smantellamento dei rapporti lavorativi. L’UE sta approfittando della disoccupazione come mezzo per intimidire i lavoratori. Sta eliminando gli accordi collettivi e l’impiego fisso a tempo pieno, che sono stati sostituiti da contratti di lavoro individuali e, soprattutto, da posti di lavoro a tempo parziale che hanno poco valore in termini di diritti lavorativi, salariali, sociali, assicurativi o pensionistici. L’UE mira ad assestare un colpo finale contro i sistemi statali di protezione sociale, assicurazione e pensione in tutti gli Stati membri. Nelle condizioni occupazionali medievali preparate dall’UE, il dipendente “modello” descritto negli orientamenti europei per l’occupazione è un soggetto “atto al lavoro” che opera in situazioni di ogni forma immaginabile di impiego a tempo parziale. Non ha diritti, essendo sottoposto a formazione e riqualificazione di competenze monouso secondo le esigenze capitalistiche del momento. E’ costantemente in movimento alla ricerca di un’occupazione, lavora fino a un’età avanzata o persino alla morte, e fornisce incalcolabili ricchezze sottratte dalla plutocrazia.

 
  
  

− Relazione Jens Holm (A6-0134/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione di propria iniziativa del collega svedese, l’onorevole Holm, sul commercio di materie prime e prodotti di base. Condivido l’idea che sia necessario assicurarsi l’approvvigionamento di materie prime dell’Unione europea e garantire l’accesso a tali materie prime sui mercati mondiali, rilevando nel contempo che l’UE, attualmente, non prevede una strategia coerente che permetterebbe alla propria economia di affrontare le sfide alla competitività dovute a una maggiore concorrenza per accedere alle materie prime.

Sono deluso che la relazione non tratti le questioni connesse alla manipolazione della valuta nel mondo che, con i tassi di cambio ridotti, distorce un’equa concorrenza. Tra le materie prime, il petrolio meritava un’analisi particolare e ribadisco la mia proposta di creare uno strumento europeo per la regolamentazione annua dei prezzi del greggio, che vale almeno la pena considerare, non per contrastare le forze di mercato, che vanno accettate, ma per regolare la subitaneità della loro applicazione nel mercato interno e attutire l’impatto del rialzo del prezzo del greggio sulla catena del prezzo di costo dei settori interessati (pesca, trasporti, ecc.).

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) La relazione dell’onorevole Holm sembra individuare molto chiaramente i problemi che il mondo sta affrontando oggigiorno a causa del rialzo senza precedenti del costo delle materie prime. Per i paesi europei privi di risorse naturali, tale situazione comporta problemi di competitività, e pertanto di posti di lavoro, di sicurezza di approvvigionamento, di maggiore dipendenza, e così via, e nei paesi più poveri, mette a repentaglio il loro sviluppo e provoca rivolte per la carenza di cibo e via dicendo.

Benché siano state menzionate le cause, in particolare il comportamento sfruttatore di alcuni paesi emergenti come la Cina e la liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli, altri (quali la speculazione, la politica agricola maltusiana dell’Europa che proviene da Bruxelles, lo stesso principio del liberoscambismo globale, ecc.) restano celati o quasi.

Per quanto riguarda le soluzioni, è evidente che il Parlamento crede essenzialmente nelle virtù regolatrici del mercato libero e competitivo. Tuttavia, adesso questo mercato rivela i suoi limiti, e in modo crudele. Energia, generi alimentari e materie prime non sono soltanto prodotti come gli altri: da loro dipende la sopravvivenza delle persone. E’ ora che nelle sue relazioni commerciali internazionali l’Europa, da Bruxelles, difenda innanzi tutto i propri interessi e quelli degli Stati membri, anziché cercare di creare ad ogni costo, umano o sociale, un’utopia a livello globale.

 
  
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  Vasco Graça Moura (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Questa relazione contempla aspetti che vanno oltre il commercio tradizionale di materie prime e prodotti di base. Nella nuova situazione internazionale si possono considerare materie prime diversi fattori di produzione ed elementi come l’energia. L’aumento dei prezzi di questi prodotti è grave per l’industria europea, che li importa dall’esterno dei suoi confini. I mercati reagiscono al rialzo con la richiesta da parte di più produttori di affrontare la situazione naturale e ambientale e di opporsi alla speculazione finanziaria. E’ preoccupante che tale condizione internazionale abbia innalzato il livello dei prezzi in grado di annullare la crescita economica in Europa. Una volta determinata la tendenza, la corsa alle risorse provocherà pressione e carenze che è probabile lanceranno una sfida a numerose generazioni di amministratori e si avranno di certo implicazioni per la governance del mondo moderno.

Tramite questa relazione, il Parlamento europeo invita la Commissione a sollevare in seno all’OMC le questioni dell’accesso ai mercati delle materie prime. L’obiettivo è ottenere reciprocità e una via adeguata è rappresentata dall’OMC. I negoziati relativi a questi prodotti non dovrebbero mai scendere al di sotto del livello regionale per promuovere integrazione, sviluppo e sostenibilità. Al fine di prevenire ulteriore speculazione e conflitti, dobbiamo garantire che i nostri partner commerciali, che detengono tali risorse, ricevano un prezzo equo per i loro prodotti.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Non condividiamo la visione relativa al commercio delle materie prime contenuta nella relazione.

Non siamo d’accordo con le critiche che descrivono le politiche e le misure introdotte da paesi terzi come: “creando ostacoli all’accesso libero ed equo alle materie prime (…), che producono l’effetto di limitare l’accesso delle industrie dell’UE (!) alle materie prime e ai prodotti di base”. Ogni paese ha l’inalienabile diritto sovrano di decidere in che modo utilizzare le proprie materie prime o commerciare i suoi prodotti di base. Spetta ai cittadini di ogni Stato stabilire l’uso delle loro risorse e della ricchezza creata.

La relazione non cita il problema reale che affligge effettivamente il modello neoliberale dell’UE. Colma di ambizioni neocoloniali, tenta di riportare numerosi paesi al ruolo di produttori di materie prime per gli Stati europei, impiegando tecnologia, influenza e controllo dei meccanismi di mercato, inclusa la speculazione finanziaria, per promuovere la dipendenza economica e lo sfruttamento delle multinazionali.

Occorre una netta rottura con l’esistente modello economico e sociale, che ponga fine ai rapporti dominatore/dominato, che difenda la sovranità nazionale, che sviluppi il potenziale economico di ogni paese, nonché la complementarietà e la solidarietà delle sue relazioni esterne, e la produzione volta a soddisfare le esigenze delle persone e preservare il pianeta.

 
  
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  Jens Holm (GUE/NGL), per iscritto. (EN) La relazione riguardante il commercio di materie prime e di prodotti di base illustra numerose importanti questioni da un punto di vista dello sviluppo, e pone l’accento sulla problematica occorrenza della speculazione nel gonfiare i prezzi e aumentare la volatilità sui mercati, che necessita di essere regolamentata.

Il testo esorta inoltre maggiore sostegno alla diversificazione dei paesi in via di sviluppo, ed evidenzia l’importanza dello spazio politico per tali paesi al fine di consentire la crescita non da ultimo del loro settore agricolo. La relazione critica altresì l’aumento del consumo di carne, e chiede metodi volti a contrastarlo. Tuttavia, il documento presenta questioni considerate estremamente complicate, soprattutto il riferimento reiterato alla competitività internazionale e la spinta per l’industria europea di assicurare un accesso a basso prezzo alle materie prime.

Non appoggiamo tale concezione, e possiamo solo concludere che è stato espresso ancora una volta il lato neoliberale dell’UE. In generale, la relazione costituisce un passo nella giusta direzione, in confronto alle precedenti posizioni del Parlamento sulla politica commerciale.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo positivamente la relazione di Jens Holm sul commercio di materie prime e di prodotti di base. Un accesso libero ed equo alle materie prime è importante per l’economia dell’UE. Ciononostante, occorre tenere in considerazione le implicazioni della volatilità dei prezzi delle materie prime e dei prodotti di base per i paesi in via di sviluppo. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Alcune notizie, benché positive in sé, sono fonte di preoccupazione per quanto riguarda le conseguenze. Questo è in parte il caso del rialzo del prezzo delle materie prime.

Le buone notizie sono che, come mostrato da vari indici, una porzione sempre maggiore della popolazione mondiale sta raggiungendo livelli di consumo mai conosciuti in precedenza. Il problema, tuttavia, si riscontra in alcuni degli effetti, soprattutto le conseguenze immediate che potrebbe avere una crescita simile nei consumi, e quindi nella domanda. Il diritto economico è altresì applicabile a mercati distorti e un aumento della domanda sfocia in un incremento della fornitura o, in questo caso, dei prezzi. E’ ciò che è accaduto.

L’Unione europea dovrebbe incoraggiare un’apertura generale dei mercati, cosicché sempre più produttori siano in grado di trarre vantaggio dell’aumento della domanda e dovrebbe favorire un incremento del commercio. Al contempo, abbiamo il dovere di fornire un sostegno diretto a chi è stato colpito subito da queste nuove circostanze: coloro che non riescono a contrastare il rialzo dei prezzi dei beni essenziali. La distorsione del mercato raramente genera effetti positivi, soprattutto a lungo termine, ma nulla ci deve fermare, piuttosto il contrario, dallo stanziare finanziamenti a chi ha meno.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) C’è chiaramente qualcosa di sbagliato nel commercio di materie prime e di prodotti di base. I minerali, ad esempio, sono estremamente costosi. Nonostante le loro risorse naturali, i paesi ricchi di minerali restano poveri o lo diventano sempre di più.

I paesi in via di sviluppo sono inoltre insicuri per quanto riguarda il proprio approvvigionamento di generi alimentari, malgrado il fatto che ne producano grandi quantità. Il problema è che tali prodotti sono esportati su vasta scala a prezzi eccessivamente contenuti. Inoltre, i cambiamenti climatici ci costringono a gestire in modo diverso il mercato dello sfruttamento energetico: occorre scoraggiare l’estrazione di minerali, e preferire la produzione di cibo e di consumo localizzato anziché il commercio globale dei prodotti agricoli. In breve, il commercio di materie prime e di prodotti di base, come regolamentato attualmente, provoca un effetto altamente dirompente e richiede un approccio multilaterale.

La relazione sul commercio di materie prime e di prodotti di base in origine includeva una giusta recriminazione contro la politica commerciale eccessivamente liberale proposta dall’UE a fine 2006. Nel frattempo, tuttavia, è stata attenuata in una misura che non si guadagna più il mio sostegno. Ad esempio, contiene a mala pena proposte politiche significative. E’ ancora peggio il fatto che la relazione etichetti il libero accesso a materie prime e prodotti di base un diritto dell’UE e presenti una politica commerciale bilaterale come lo strumento ideale.

 
  
  

− Relazione Margie Sudre (A6-0158/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione di propria iniziativa della collega e amica francese, l’onorevole Sudre, che ha scritto in risposta alla comunicazione della Commissione sulla strategia per le regioni ultraperiferiche (RUP). Appoggio l’idea che prendere in considerazione sempre più giustificazioni matematiche per le misure adottate non debba servire come pretesto per mettere in discussione parte della politica dell’Unione a sostegno delle RUP, né ostacolare agli operatori imponendo loro condizioni che sono troppo difficili da osservare.

Gli interventi comunitari dovrebbero catalizzare uno spirito d’impresa che trasformi le RUP in poli di eccellenza, guidati da settori che approfittano appieno dei loro punti di forza e delle loro competenze, quali la gestione dei rifiuti, le energie rinnovabili, l’autosufficienza energetica, la biodiversità, la mobilità degli studenti, la ricerca nel settore dei cambiamenti climatici e la gestione delle crisi. Infine, sostengo il fatto che la prossima politica comune per l’immigrazione debba prestare particolare attenzione alla posizione delle RUP, che si trovano tutte ai confini esterni dell’UE. Plaudo il lavoro svolto dall’onorevole Sudre, che, incessantemente e con grande accuratezza, determinazione e comprensione, parla a nome delle regioni ultraperiferiche.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes (PSE) , per iscritto. – (PT) La proposta di risoluzione di questa relazione contiene raccomandazioni sulla valutazione e le prospettive future delle regioni ultraperiferiche, includendo in particolare:

– l’utilizzazione di ulteriori indicatori oltre al solo PIL per valutare il grado di coesione conseguito;

– un migliore coordinamento della politica di coesione coordinata con altre politiche comunitarie generali, al fine di rafforzare le sinergie, e un adattamento più efficace delle attuali e future politiche europee alle realtà della situazione delle regioni ultraperiferiche;

– politiche e misure a loro favore che non sono transitorie, sono modificate secondo le loro diverse esigenze e offrono soluzioni alle limitazioni permanenti a cui sono soggette;

– sostegno comunitario per l’agricoltura nelle RUP e disposizione di misure assistenziali per le loro rispettive industrie della pesca;

– diverso trattamento nel settore dei trasporti, in particolare per quanto riguarda l’integrazione dell’aviazione civile nel regime di quote di emissione;

– la necessità che la discussione sul futuro della strategia per le RUP includa la strategia di Lisbona in merito;

– la futura politica comune per l’immigrazione deve prestare particolare attenzione alla posizione delle RUP;

– le RUP devono costituire il nucleo della politica marittima dell’UE;

– garantire futuri finanziamenti comunitari della strategia per le RUP e la compensazione degli svantaggi inerenti alla loro ultraperifericità.

La relazione merita il mio sostegno e quello del mio gruppo. Ho chiesto che fosse adottata e ho espresso voto favorevole.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Ci spiace che la maggioranza in Parlamento abbia respinto i nostri emendamenti che tentavano di integrare nella proposta di risoluzione sul futuro della politica UE per le regioni ultraperiferiche (RUP), adottata oggi in plenaria, le preziose e importanti proposte nell’interesse delle RUP, approvate in sede di commissione per la pesca.

Alcuni affermano che si tratti di una risoluzione relativa a una politica regionale anziché sulla pesca. E’ una falsa convinzione. La proposta di risoluzione è il contributo del PE al futuro delle politiche comunitarie per le RUP, ed è in quest’Aula che dovremmo spiegare le proposte approvate, in particolare quelle adottate nella commissione per la pesca del PE, come è avvenuto con la risoluzione parlamentare in materia di politica marittima. Perciò, vorremmo presentarle di nuovo ed essere inoltre coerenti con il parere espresso in Portogallo.

Dall’altro lato, siamo dispiaciuti per il rigetto della nostra proposta che spiegava con chiarezza che le misure comunitarie di sostegno per le RUP dovrebbero essere di natura permanente. La relatrice asserisce che l’obiettivo è far sì che tali misure non siano più necessarie. Si tratta essenzialmente di una (pseudo) argomentazione volta a nascondere il fatto che le limitazioni delle RUP sono immutabili per natura e necessitano di essere negoziate in ogni bilancio o quadro comunitario.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) La Francia è molto interessata alla politica dell’Unione europea per le regioni ultraperiferiche.

E’ fondamentale che i politici di Bruxelles tengano conto delle caratteristiche specifiche di queste regioni, in maniera migliore e più attenta di quanto non si faccia oggi, in particolare mediante:

– la politica commerciale, siccome la produzione delle regioni ultraperiferiche è in concorrenza con quella dei paesi confinanti che possono approfittare di condizioni estremamente preferenziali da parte dell’UE;

– la politica per l’immigrazione, poiché queste regioni sono particolarmente vulnerabili in merito e l’afflusso di immigranti illegali genera problemi economici e sociali che superano la capacità locale di risolverli;

– disposizioni riguardanti gli aiuti statali e soprattutto il mantenimento delle esenzioni fiscali di cui beneficiano queste regioni, che sono messe periodicamente in questione nel nome del diritto europeo.

Sono particolarmente preoccupato per l’ambiguità giuridica esistente in merito a Saint-Barthélemy: questa piccola isola francese è dotata di autorità territoriale dal 2007, e quando ha cambiato il proprio status ha voluto preservare l’esenzione fiscale che è essenziale per la sua sopravvivenza economica. Tuttavia, sembra che l’UE la consideri una regione ultraperiferica, in altre parole un territorio dell’Unione soggetto al diritto comunitario. Sarebbe inaccettabile, a causa di tale ambiguità, mettere a rischio il desiderio di autonomia chiaramente espresso dal 95 per cento della popolazione.

 
  
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  Ramona Nicole Mănescu (ALDE), per iscritto. (RO) La principale questione delle sette regioni ultraperiferiche, benché costituiscano l’1 per cento della popolazione dell’Unione europea, è che si tratta di una situazione economica e sociale delicata, aggravata dalla loro posizione insulare lontana dal continente, l’ostilità della superficie, del rilievo e del clima, nonché la dipendenza economica da un numero limitato di prodotti.

Intraprendendo le azioni elencate dalla Commissione, considerate una priorità dalla relatrice, quali il miglioramento della competitività, la riduzione delle difficoltà connesse all’accessibilità e all’integrazione delle regioni ultraperiferiche nell’ambiente geografico regionale, possiamo contribuire a rafforzare la situazione socioeconomica di queste regioni, uniformando il loro sviluppo alle altre zone dell’Unione europea e sfruttando le loro risorse in modo complementare ai requisiti comunitari.

E’ questa una delle ragioni per cui ho votato a favore della relazione e vorrei aggiungere la necessità di prestare maggiore attenzione ai porti, poiché 6 di queste 7 regioni ultraperiferiche sono isole. La modernizzazione delle infrastrutture portuali può favorire la promozione e lo sviluppo dell’industria del turismo, del settore produttivo e dei mercati locali.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Sostenere le regioni ultraperiferiche dell’Unione europea è conservare la concezione europea relativa alla solidarietà al fine di ridurre gli svantaggi generati dalla loro difficoltà di accesso. In particolare, occorre certamente garantire che queste regioni non perdano la propria capacità di autosufficienza agricola, che si applica anche a livello generale all’Unione europea nel complesso.

A questo proposito, deve essere un nostro sforzo comune mantenere le piccole fattorie a gestione familiare, sia quelle collinari in Austria, ad esempio, sia ogni singola piccola o media fattoria biologica tradizionale, cosicché siano in grado di proseguire il loro utile lavoro a livello ecologico e non noi non perderemo la nostra sovranità alimentare a favore di fattorie enormi o non diventeremo dipendenti da grandi aziende agricole. Per questo motivo ho votato a favore della relazione Sudre.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Le RUP presentano caratteristiche specifiche che devono essere tenute in considerazione nelle misure volte a promuovere la crescita e lo sviluppo a livello europeo. Tuttavia, rimane ancora molto lavoro da compiere per un ulteriore sviluppo di tali regioni e per ricavare più vantaggi da queste zone frontaliere con altri blocchi economici globali.

Le misure intersettoriali e complementari a favore delle RUP hanno contribuito a migliorare la situazione economica e sociale di queste regioni ed è tuttora importante operare per una migliore accessibilità, una maggiore competitività e un’integrazione regionale più opportuna. Ciononostante, esistono ancora difficoltà sul campo di cui non si è tenuto conto, quali la conservazione dell’agricoltura tradizionale, un maggiore sostegno allo sviluppo di settori fondamentali o il mantenimento dei regimi fiscali differenziati. Trarre il massimo vantaggio dalle risorse specifiche delle RUP rappresenta pertanto la strategia che garantirà lo sviluppo sostenibile delle regioni ultraperiferiche in termini di attrazione e cooperazione.

Fissando nuove priorità come i cambiamenti climatici e demografici e la gestione delle migrazioni, una politica agricola e marittima è una valida misura che richiede di essere completata dalla necessaria diversificazione delle economie delle RUP, dalle caratteristiche specifiche e dall’utilizzo delle norme in vigore nella massima misura possibile, impiegando gli strumenti più appropriati per risolvere i problemi propri delle RUP.

 
  
  

− Relazione Lasse Lehtinen A6-0155/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Mi sono astenuto dalla votazione in merito alla relazione di propria iniziativa del collega finlandese, l’onorevole Lehtinen, in risposta alla comunicazione della Commissione sulla strategia per la politica dei consumatori dell’Unione europea per il periodo 2007-2013.

Naturalmente sono d’accordo sul fatto che i 493 milioni di consumatori europei dovrebbero essere il nucleo delle tre sfide principale che l’Unione deve affrontare: crescita, occupazione e l’esigenza di creare legami più stretti con i cittadini, e che siano la forza vitale dell’economia, poiché il loro consumo rappresenta il 58 per cento del PIL dell’UE.

Ciononostante, resto della convinzione che se abbiamo avuto successo con il mercato interno mediante la concorrenza, in altre parole prestando particolare attenzione ai consumatori, ritengo che, in risposta alle attuali sfide globali, dovremmo collocare i produttori al centro dei nostri interessi. Inoltre, in assenza di un serio studio giuridico, ho significative riserve per quanto riguarda il metodo frettoloso con cui la relazione tratta la questione dell’azione collettiva da parte dei consumatori contro i produttori chiedendo alla Commissione di presentare una soluzione esaustiva a livello europeo, che offra a tutti i consumatori l’accesso ai sistemi collettivi di appello per appianare le dispute transfrontaliere.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Per meglio tutelare i consumatori la relazione elaborata dal collega Lehtinen propone di migliorare la legislazione in materia in vigore rendendola più snella e priva di contraddizioni di carattere regionale. L’UE ha il dovere di sviluppare una reale politica economica transnazionale che miri alla difesa dei diritti dei consumatori ed alla salvaguardia della loro salute.

La proposta in oggetto – che condivido – ha dunque l’intento di realizzare un quadro giuridico armonico che garantisca un solido sistema integrato a favore della sicurezza dei prodotti e riesca ad infondere ai consumatori una reale fiducia sui beni presenti nel mercato Europeo producendo di conseguenza una crescita generalizzata dei consumi.

Tuttavia per arrivare ad un’effettiva politica di protezione dei consumatori, l’UE dovrà investire molte energie nel miglioramento della sorveglianza del mercato, anche potenziando la cooperazione internazionale, e in campagne d’informazione e di educazione dei consumatori stessi: fino a quando il sistema non infonderà nel consumatore la totale sicurezza dei suoi prodotti, il mercato Europeo non potrà esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Questo permetterebbe all’Europa di diventare un mercato veramente competitivo che soddisfi, tuteli e renda più intraprendenti i suoi consumatori: reali protagonisti del mercato stesso.

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. − (PL) Ho appoggiato la relazione dell’onorevole Lehtinen poiché la trasparenza dei regolamenti che tutelano i consumatori europei è utile a quei consumatori e ai produttori che competono tra loro. Le variazioni economiche nei nuovi Stati membri hanno condotto all’introduzione di nuovi principi di azione per gli esponenti del mercato. La gamma di beni offerta oggi ai consumatori è sempre più ricca in termini di prodotti e servizi. Ciononostante, ritengo che la posizione dei consumatori, soprattutto nei nuovi Stati membri, laddove tutti noi richiamiamo gli inizi del libero mercato, resti relativamente debole in relazione a grandi interessi. E’ necessaria maggiore trasparenza e un aggiornamento del quadro giuridico pertinente che garantisca alla categoria un’adeguata tutela dei propri diritti.

Inoltre, sono lieto di approvare la sezione della relazione in cui il relatore si esprime a favore del sostegno alle piccole e medie imprese nell’UE. Nella mia regione, la Małopolska, tali imprese rappresentano il 95 per cento del totale, e la maggior parte di queste sono state appena avviate (il 30 per cento è operativo da meno di 5 anni).

 
  
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  Colm Burke e Malcolm Harbour (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Il gruppo PPE-DE sostiene appieno un programma esaustivo di azioni volto a informare e rafforzare i consumatori sul mercato unico europeo. Vogliamo che tale categoria tragga il massimo vantaggio da scelta, diversità e innovazione disponibili su un mercato florido di quasi 500 milioni di consumatori, il più vasto mercato al dettaglio del mondo.

Vogliamo inoltre che i consumatori, qualora incontrassero problemi, siano in grado di avvalersi dei propri diritti di risarcimento in modo rapido ed efficace. Appoggiamo un accesso semplice ed utile alla giustizia, in particolare tramite mezzi non giudiziari, sostenuti, da ultimo, da rimedi giudiziari.

Ci siamo astenuti dalla votazione odierna poiché il PSE ha sabotato una relazione molto positiva inserendo la richiesta di una disposizione giuridica non sperimentata e potenzialmente molto costosa per l’applicazione a livello europeo dei diritti collettivi. La Commissione si sta già ampiamente consultando in merito all’intera questione dell’applicazione dei diritti dei consumatori. E’ eccessivamente prematuro elaborare conclusioni sulle modifiche necessarie. E’ possibile fare molto di più migliorando gli attuali sistemi di risarcimento e stimolando la cooperazione tra gli Stati membri.

Il PSE danneggia i diritti dei consumatori cercando di deviare l’attenzione dalla necessità di interventi più determinati a tutti i livelli al fine di migliorare l’applicazione dei diritti dei consumatori, mentre… (Testo abbreviato conformemente all’articolo 163).

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Una politica autentica per la tutela dei consumatori deve rispettare diversi principi.

Primo, deve sussistere una politica equa di distribuzione e ridistribuzione del reddito, basata su retribuzioni dignitose, guadagni adeguati per i produttori, in particolare per gli agricoltori su piccola e microscala, gli industriali e i commercianti, al fine di favorire i mercati vicini alle zone in cui si produce il cibo e promuovere sicurezza e sovranità alimentare.

Secondo, dobbiamo disporre di una politica efficace per combattere la finanza e il commercio speculativi, nonché di informazioni per i consumatori e garanzia di trasparenza.

La relazione, tuttavia, presta scarsa attenzione a tali questioni; al contrario sostiene posizioni che sono più attinenti alla tutela degli interessi dei gruppi economici e finanziari e alla liberalizzazione dei servizi che ai consumatori nel complesso, benché, in parte, contenga alcune proposte positive, ad eccezione del fatto che sia in un quadro del tutto neoliberale in cui i consumatori sono l’anello debole dell’intero processo.

Ad esempio, la relazione sottolinea che sia necessaria una maggiore liberalizzazione, in particolare del mercato dei servizi, al fine di promuovere la concorrenza, offrendo pertanto ai consumatori prezzi inferiori, che sappiamo bene è ambiguo e serve esclusivamente agli interessi delle imprese. Per questo motivo non abbiamo potuto votare a favore della relazione.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) I consumatori sono il nucleo del mercato comune e dovrebbero quindi esserne i principali beneficiari. A mio parere, tuttavia, si dovrebbe mantenere un equilibrio tra la legislazione che tutela energicamente i consumatori e le condizioni per la gestione delle attività commerciali.

Nessuno sottovaluta la facoltà dei consumatori di reclamare i propri diritti. Ritengo, però, che dovremmo in particolare offrire ai consumatori la possibilità di esercitare i loro diritti in modo rapido ed efficace. Secondo me, gli strumenti extragiudiziari dovrebbero essere messi in evidenza soprattutto quando si tratta di lamentele dei consumatori. Vorrei puntualizzare che, in base ai dati di Business Europe, circa il 90 per cento delle dispute relative ai diritti dei consumatori sono risolte senza ricorrere ai tribunali. Anche l’elemento costo riguardante questo metodo procedere non è da trascurare, poiché sarebbe decisamente superiore se fossero coinvolti i tribunali.

Ritengo che l’emendamento votato in Parlamento, che chiede la creazione di un sistema europeo di ricorso collettivo, non garantisca una tutela più efficace dei consumatori. La Commissione europea dovrebbe considerare tale materia, e noi dovremmo rimandare una decisione finché non saranno pubblicati i risultati. E’ possibile che la questione sia disciplinata in modo adeguato dalla legislazione degli Stati membri. Inoltre, temo che questo sistema crei le condizioni in cui si attuano azioni i cui reali beneficiari non saranno i consumatori, ma il mondo degli avvocati che approfitteranno dell’incremento delle quote di procedimenti eseguiti.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Ritengo sia positivo che l’UE si assuma la responsabilità per i consumatori e ho quindi votato a favore della relazione. Dall’altro lato, sono contraria all’idea di armonizzare la tutela dei consumatori nell’UE e di chiedere a più paesi di adottare l’euro.

 
  
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  Jens Holm, Søren Bo Søndergaard e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (EN) La relazione propone di stabilire un mediatore europeo dei consumatori. Siamo scettici nei confronti di questa idea per numerose ragioni. Questo ruolo può generare spese significative che rischiano di mettere a repentaglio il finanziamento delle organizzazioni dei consumatori.

Inoltre, la creazione di un altro ruolo a livello europeo corre il rischio di essere troppo distante dai cittadini. Detto ciò, appoggiamo ancora la relazione, poiché consolida l’accesso dei consumatori al ricorso collettivo, che è fondamentale per la fiducia dei consumatori nel rendere sicuri gli acquisti transfrontalieri.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione Lehtinen sulla strategia per la politica dei consumatori poiché, sebbene il testo contenga molti aspetti che potrei condividere, fondamentalmente respingo la richiesta di una maggiore liberalizzazione dei servizi. E’ vero che certi servizi possono beneficiare di un ambiente economico liberalizzato e la libera circolazione di servizi è una delle quattro libertà fondamentali dell’UE.

Tuttavia, ritengo che i servizi pubblici dovrebbero operare nell’interesse delle comunità e degli individui e non per profitto personale. I servizi in settori quali assistenza sanitaria, istruzione e vie trasporti di vitale importanza dovrebbero rimanere di proprietà pubblica, pubblicamente responsabili della loro attività e di competenza degli Stati membri.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione di Lasse Lehtinen sulla strategia per la politica dei consumatori dell’Unione europea 2007-2013 ribadisce la necessità di concedere maggiori poteri ai consumatori dell’UE e migliorarne il benessere e la tutela nell’Unione. Il mio voto riflette l’esigenza di una protezione più adeguata nell’UE.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) La strategia per la politica dei consumatori dell’UE 2007-2013 presenta le direzioni appropriate per lo sviluppo della tutela dei consumatori, ma occorre puntualizzare che interventi ad hoc non sono sufficienti. Dobbiamo elaborare un piano per ulteriori azioni specifiche e coerenti che faranno sì che la tutela dei consumatori compaia in tutti i regolamenti dell’UE. Dobbiamo garantire che questo stesso elemento non diventi un settore separato della politica europea, ma sia introdotto in ogni politica europea che stabilisce il mercato interno dell’Europa.

Senza i sistemi di protezione adeguati, non sarà completato questo importante progetto europeo per la realizzazione di un mercato unico. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la tutela dei consumatori dell’UE è dotata di una dimensione esterna, fattore che ci ha riportato alla mente almeno il recente problema dei giocattoli cinesi importati. Il nostro obiettivo dovrebbe essere ottenere la piena fiducia dei consumatori per quanto riguarda tutti i prodotti in vendita sul mercato interno.

Inoltre, un vero mercato interno dovrebbe offrire un sistema europeo di presentare azioni collettive. Nell’organizzare tale iniziativa, dobbiamo desumere le conclusioni dal sistema statunitense di class action, con tutti i suoi lati negativi.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE-DE), per iscritto. − (NL) Signor Presidente, in linea di massima, la relazione dell’onorevole Lehtinen gode del mio appoggio. Come approvato in sede di commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, il testo contiene tutte le questioni essenziali da trattare in risposta alla comunicazione della Commissione: la ricerca di un approccio orizzontale, considerazione dei contratti di legge, il riconoscimento del ruolo delle organizzazioni dei consumatori, la necessità di equilibrio, la particolarità delle PMI, l’importanza della soft law e di una base migliorata di conoscenze, nonché l’esigenza di prestare maggiore attenzione al settore dei servizi. Inoltre, riteniamo rilevante il passaggio relativo all’accesso al ricorso. Si tratta di un aspetto del mantenimento di legge e ordine. E’ un peccato, tuttavia, che in plenaria sia stato adottato un emendamento al paragrafo 40 che favorisce azioni collettive prima che sia disponibile un’analisi, in base alla verifica richiesta nella relazione. Le azioni collettive in sostanza violano la legge processuale. E’ quindi inaccettabile mettere il carro davanti ai buoi, perciò mi sono astenuta dalla votazione.

 
  
  

− Relazione Elizabeth Lynne (A6-0159/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Mi sono astenuto dalla votazione della relazione di propria iniziativa della collega inglese Lynne, relativa ai progressi compiuti nell’UE in materia di parità di opportunità e non discriminazione dal recepimento delle direttive del 2000.

Condivido i fondamenti dei principi stabiliti nella relazione, in particolare in termini di non discriminazione in settori quali l’istruzione, l’apprendimento permanente, l’occupazione, la protezione sociale, gli alloggi e l’assistenza sanitaria, l’immagine dei gruppi discriminati offerta dai mezzi di informazione e dalla pubblicità, l’accesso fisico all’informazione per le persone con disabilità, le telecomunicazioni, le comunicazioni elettroniche, i modi di trasporto e gli spazi pubblici, i vantaggi sociali e l’accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico, ecc.

Ciononostante, non sono certo della necessità di una nuova direttiva ai sensi dell’articolo 13 del Trattato che istituisce le Comunità europee. Occorre proseguire la discussione politica. Continua…

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), per iscritto. (EN) I deputati conservatori disprezzano la discriminazione in tutte le sue forme: abbiamo presentato i nostri emendamenti alla relazione per far sì che fosse del tutto chiaro. Ma, se alcuni aspetti delle discriminazioni attuali possono ancora rappresentare un problema, è inopportuno proporre che ulteriori normative UE costituiscano una soluzione.

Il Regno Unito è già dotato di un intero corpo di leggi relativo alle discriminazioni, che continua a rivelarsi difficile da applicare. Prima di procedere con ulteriori direttive UE, occorre una migliore attuazione delle norme esistenti, e una comprensione più approfondita dei problemi relativi ad essa.

Questa relazione, una risoluzione d’iniziativa che chiede ancora un’altra direttiva UE “esauriente e ampia” contro la discriminazione, è, nella migliore delle ipotesi, un capriccio politico e, nella peggiore, un invito indefinito alla Commissione a produrre sempre maggiore legislazione UE standard in un settore molto delicato.

Come ha asserito in breve un membro della Camera di commercio britannica, “Le discriminazioni non si risolveranno con norme aggiuntive. Sarebbe meglio impiegare il tempo su casi connessi a multiculturalismo e multireligiosità e per cambiare la prospettiva”. Siamo d’accordo.

 
  
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  Brian Crowley (UEN) , per iscritto. − (EN) Questa relazione tenta di oltrepassare le competenze concesse all’UE dagli Stati membri nel settore della non discriminazione. I trattati fissano con chiarezza gli ambiti in cui l’UE è autorizzata a proporre norme e che cosa i paesi membri possono gestire autonomamente.

Tale relazione, che è di propria iniziativa, ovvero non esiste una proposta di legislazione da parte della Commissione, supera ciò che gli attuali trattati consentono, e non rispetta la posizione qualora fosse ratificato il Trattato di Lisbona. Di fatto, qualsiasi misura contro la discriminazione che rientra nelle competenze dell’UE è d’interesse per i governi dei nostri Stati membri e ogni paese membro ha un veto. NON è compito del Parlamento europeo.

Secondo le competenze esistenti dei trattati, tutti gli Stati membri devono rispettare le norme nel settore della non discriminazione. In effetti, l’Irlanda è dotata di un vigoroso corpo di leggi contro la discriminazione, vale a dire l’Equal Status Act, e ha un primato eccellente.

E’ lodevole potenziare i diritti delle persone disabili e contrastare le restrizioni a beni e servizi. Questa relazione, tuttavia, ha superato le competenze dell’Unione e in sé la delegazione del Fianna Fáil l’ha respinta.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Lynne sui progressi compiuti nell’UE in materia di parità di opportunità e non discriminazione, poiché occorre esortare la Commissione europea a verificare accuratamente il recepimento delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE sulla parità di trattamento tra persone, e l’attuazione delle norme nazionali basate su tali direttive.

Desidero sottolineare che le donne sono particolarmente vulnerabili agli atti di discriminazione sul lavoro, soprattutto per quanto riguarda le loro scelte di maternità.

Il diritto a essere tutelato contro ogni forma di discriminazione è un principio fondamentale e basilare dell’Unione europea, eppure mancano attuazione e strumenti giuridici efficaci, pertanto è a rischio di essere priva di ogni significato.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La relazione contiene alcuni aspetti positivi, vale a dire l’insistenza relativa al fatto che la Commissione e gli Stati membri debbano porre fine a tutte le discriminazioni in base ai contratti di lavoro garantendo pari trattamento per tutti i lavoratori, assistenza sanitaria e sicurezza, disposizioni in termini di ore di lavoro e di riposo, libertà di associazione e rappresentanza, protezione contro il licenziamento senza giusta causa, contrattazione e azione collettiva.

Il testo rileva inoltre l’importanza dell’accesso alla formazione e della costante tutela dei diritti acquisiti inserendo periodi istruttivi e formativi, migliori opportunità di assistenza, il mantenimento dei diritti sociali essenziali quali il diritto alla pensione, alla formazione e ai sussidi alla disoccupazione in caso di un cambiamento della situazione occupazionale di una persona, tra contratti di lavoro e tra impiego dipendente e autonomo.

Alla luce di tutto ciò che è stato menzionato, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei ha cercato di modificare la relazioni in diversi punti, in particolare per quanto riguarda il contenuto della richiesta di una direttiva contro la discriminazione; tali emendamenti non hanno avuto successo poiché il voto è stato contrario.

Da parte nostra, respingiamo le proposte del PPE-DE e abbiamo sostenuto la relatrice, anche se non condividiamo alcuni aspetti della relazione.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) La relazione Lynne sulla lotta contro la discriminazione negli Stati membri, in particolare nell’ambito dell’occupazione, è del tutto in linea con i testi adottati dal Parlamento in merito. Dietro i termini generali e i cenni scarsi alle donne e alle persone disabili, non è affatto difficile distinguere il reale e ossessivo centro della sua attenzione: le popolazioni immigranti.

Al fine di evitare la questione, si mischia intenzionalmente ogni aspetto: discriminazione contro le donne, i giovani, gli anziani, su base etnica, ecc., ma anche nazionale. Se esiste un tipo di discriminazione che possa essere perfettamente giustificato dal punto di vista morale, giuridico e politico, è la preferenza nazionale ed europea in termini di occupazione e prestazioni sociali.

In modo correlato, le sue proposte di “azione positiva”, poiché non osa utilizzare le parole effettive, sono effettivamente di discriminazione opposta, le cui prime vittime sarebbero, e sono già, gli stessi europei nei propri paesi. Tuttavia, lei ritiene che questo tipo di discriminazione sia normale.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. – (PL) In quanto membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sostengo appieno la relazione dell’onorevole Lynne. Non ho dubbi che il diritto internazionale in vigore e le nostre decisioni a livello UE siano, sotto un aspetto formale, soluzioni valide e auspicabili. Mi spiace, quindi, che la loro entrata in vigore si trovi continuamente ad affrontare numerosi ostacoli, anche nella nostra Europa, che sembra maggiormente democratica e meno discriminatoria.

E’ sorprendente che occorra invitare gli Stati membri dell’UE a trattare nel pieno rispetto le disposizioni della direttiva 2000/78/CE e a condurre una costante e sistematica verifica dei progressi nell’eliminazione di tutte le forme di discriminazione dalla vita politica, sociale ed economica.

Questo aspetto è particolarmente importante per i cittadini del mio paese, la Polonia, che, approfittando dei vantaggi del mercato unico e della libera circolazione delle persone, vivono e lavorano in molti paesi dell’UE. Mi spiace molto dover riferire che ci sono sempre maggiori prove di discriminazione contro i miei connazionali solo in base alla loro nazionalità. Stanno giungendo informazioni preoccupanti di questo genere dalla Germania, dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda. Sarebbe un paradosso se il Parlamento europeo fosse impegnato nella lotta alle forme di discriminazione nel mondo in maniera seria ed efficace, senza riuscire a gestire il rispetto per i diritti umani al nostro interno, vale a dire negli Stati membri dell’UE. Tutti i cittadini europei di certo meritano un pari trattamento e non uno discriminatorio!

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Innanzi tutto, desidero sottolineare che condurre una discussione e intervenire nell’ambito della lotta contro la discriminazione e delle pari opportunità sia molto importante.

Come rileva la stessa relatrice, tuttavia, alcuni Stati membri non hanno ancora del tutto attuato la direttiva che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica (2000/43/CE) e quella che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE). A causa dei problemi di applicazione di tali disposizioni, la soluzione sarebbe concentrarsi su un adeguato recepimento e un’esecuzione più efficace dei regolamenti previsti dalle direttive.

La situazione non migliorerà includendo più categorie di persone mediante ulteriori norme giuridiche. L’aspetto più importante è avviare campagne educative e d’informazione, nonché azioni finalizzate ad accrescere la sensibilità, condotte principalmente a livello nazionale, che costituiranno la risposta appropriata ai problemi in questione. Le sfide connesse a discriminazione e pari opportunità non sono le stesse in tutti gli Stati membri.

Perciò, sono contraria alla creazione di ulteriori atti legislativi, poiché non faranno sparire i problemi nell’ambito delle pari opportunità e delle discriminazioni.

Nel contempo, sono del parere che la discriminazione contro le persone con disabilità, la cui particolare situazione genera la necessità di elaborare con urgenza una proposta esaustiva da applicare a livello degli Stati membri, richieda una riflessione separata. Mi auguro che la Commissione europea nel prossimo futuro si farà carico di tale iniziativa.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo positivamente la relazione di Elizabeth Lynne intitolata “Progressi compiuti nell’UE in materia di parità di opportunità e non discriminazione”. Ritengo non dovremmo mirare a promuovere una gerarchia delle discriminazioni nell’UE.

I colleghi del partito conservatore sono ovviamente di un altro parere, e vorrei sfidarli a trovare una spiegazione per una posizione che valuto sia sostanzialmente indifendibile. Abbiamo bisogno di una direttiva orizzontale basata sull’articolo 13 e ho votato a favore della relazione dell’onorevole Lynne.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. (EN) I membri del Fine Gael del gruppo PPE-DE, Mairead McGuinness, Avril Doyle, Gay Mitchell e Colm Burke si sono astenuti dalla votazione finale in merito alla relazione Lynne sui “Progressi compiuti nell’UE in materia di parità di opportunità e non discriminazione”.

La relazione evidenzia e critica gli Stati membri per “carenze nel recepimento e nell’attuazione” della direttiva 2000/78/CE e chiede un controllo maggiormente rigoroso del recepimento e dell’attuazione dei paesi membri, nonché un consolidamento del diritto europeo in merito.

Appoggiamo la richiesta di pieno recepimento e attuazione delle direttive europee, ma rileviamo che non sono ancora concluse le procedure d’infrazione contro alcuni Stati membri.

Sosteniamo fortemente misure volte a porre fine alle discriminazioni, incluse misure supplementari, ma a questo punto non possiamo approvare la richiesta di ulteriori direttive europee nel settore. E’ importante applicare pienamente le direttive UE esistenti e che la Commissione continui a garantire conformità a livello degli Stati membri, prima di prendere in considerazione qualsiasi nuovo provvedimento europeo.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa relazione e la ritengo importante per i progressi conseguiti, ma in particolare per le future azioni necessarie al fine di ottenere parità di possibilità e la lotta contro le discriminazioni. Le disposizioni di tale relazione rappresentano una delle parti più progressive della legislazione, con reali vantaggi per un numero considerevole di cittadini europei nell’interesse di una migliore qualità di vita.

Secondo i dati forniti dalla Commissione, il 51 per cento dei cittadini europei ritiene che nel proprio paese non si compiano sforzi sufficienti per contrastare le discriminazioni e offrire pari opportunità.

Il 77 per cento degli europei pensa che le donne non siano rappresentate in modo adeguato in posti di gestione e il 72 per cento ritiene che la popolazione ultracinquantenne sia poco rappresentata sul luogo di lavoro.

Il successo della relazione è garantito da due elementi: sostegno significativo della popolazione a favore dell’adozione di misure volte a combattere le discriminazioni, che assicurerebbero pari opportunità per tutti, nonché il nostro saldo impegno politico, dei socialdemocratici europei, per la costruzione di una società in cui nessuno è escluso e ogni cittadini gode di pari opportunità. Mi congratulo con l’onorevole Lynne per la relazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La difesa attiva ed energica della non discriminazione non è da confondere con la relativizzazione secondo la quale tutto è uguale ed equivalente, e tutte le scelte, le opzioni o le circostanze sono dotate del medesimo valore nella procedura giuridica. Ad esempio, la promozione di politiche a tutela delle famiglie più numerose non costituisce affatto una violazione del principio di non discriminazione, esattamente come non è possibile comparare il rifiuto di stabilire quadri giuridici per tutte le forme possibili di rapporto tra individui ad alcuna forma di discriminazione. Ciò che ottiene il mio sostegno, e ritengo sia un mio dovere nell’ambito della non discriminazione, è, soprattutto, la difesa di un ampio concetto di libertà individuale e non una visione collettivista statale delle libertà, in cui solo le iniziative promosse dallo Stato sono considerate non discriminatorie. La società può e deve avere preferenze, che si esprimono nelle politiche pubbliche, mentre non può e non deve imporre o limitare comportamenti che non entrano in conflitto con la libertà di terzi.

 
  
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  Lydia Schenardi (NI), per iscritto. – (FR) Attualmente, nell’Unione europea, esistono nientemeno che cinque direttive in materia di pari opportunità e non discriminazione. Sono in corso ventotto procedure d’infrazione contro gli Stati membri che non le hanno recepite. Si può soltanto biasimare tale situazione.

Ciononostante, dovremmo imporre sistematicamente la parità di genere con la forza e la repressione?

Non credo proprio, piuttosto il contrario. Smettiamo di stigmatizzare questo discorso riguardante la discriminazione classificando come “buoni” le popolazioni e i gruppi minoritari, in particolare gli immigrati, e facendo sentire gli europei colpevoli come se stessero costantemente esercitando discriminazioni.

Occorre far cessare questi ritornelli di sinistra che non contribuiscono ad aiutare le vittime di discriminazione, che al contrario sono da loro condannate.

Poniamo maggiore attenzione alla responsabilità personale di ognuno per porre fine a qualsiasi forma di discriminazione e alla necessità, soprattutto degli immigrati, di adattarsi alle nostre regole, alle nostre leggi e ai nostri valori.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) Le discriminazioni, dirette o indirette, in base a genere, età o disabilità, sono tuttora presenti in Europa.

Il portale Internet Pracuj.pl ha condotto un sondaggio tra persone occupate e in cerca di impiego, datori di lavoro, studenti e laureati. Secondo questo sondaggio, i gruppi sociali più discriminati sul mercato del lavoro sono gli ultracinquantenni e le persone con disabilità.

L’espressione più comune di discriminazione in quest’ambito è costituita dal fatto che i datori di lavoro sono guidati da pregiudizi e stereotipi quando selezionano un candidato per un impiego: quasi il 62 per cento di chi ha partecipato al sondaggio ha ritenuto fosse il problema principale. Seguono diverso accesso alle offerte di lavoro/mancanza di offerte di lavoro adeguate (56 per cento), riluttanza a offrire un’occupazione per un periodo indeterminato/su contratto di lavoro (44 per cento) e retribuzione inferiore alla media per l’industria l’ambiente particolari (43 per cento).

La mia opinione è che una politica per la non discriminazione, in quanto una dei principi fondamentali dell’UE, abbia un ruolo molto preciso da rivestire in questo settore.

 
  
  

− Relazione Willi Piecyk (A6-0163/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo scelto di votare a favore di questa relazione d’iniziativa poiché contiene molte utili considerazioni riguardanti la creazione di un sistema per la gestione ecologica ed economica degli ambienti marini dell’UE.

Abbiamo inoltre deciso di appoggiare l’idea di una Giornata europea dei mari. Le grandiose campagne avviate dalle Istituzioni dell’UE generano scetticismo, ma in questo caso sosteniamo l’iniziativa, dato che la situazione ambientale dei mari è una questione urgente.

Tuttavia, riteniamo che la relazione contenga passaggi che possono essere interpretati come troppo favorevolmente propensi alla pesca commerciale. Attualmente, le flotte di pesca dell’UE soffrono di sovraccapacità e hanno bisogno di essere ridotte a favore della diminuzione degli stock ittici. E’ inopportuno garantire posti di lavoro come pescatori commerciali nel settore. Una formazione professionale attiva figura tra le numerose misure applicabili per aiutare i lavoratori e le regioni che dipendono dall’industria della pesca.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa del collega tedesco, l’onorevole Piecyk, sulla politica marittima integrata per l’Unione europea, elaborata in risposta a una comunicazione della Commissione relativa alla stessa materia. Le zone marittime (due oceani, l’Atlantico e l’Artico, e quattro mari, il Baltico, il Mare del Nord, il Mediterraneo e il Mar Nero) e i litorali (70 000 km) d’Europa sono essenziali per il suo benessere e la sua prosperità; sono rotte commerciali, regolatori climatici, fonti di alimenti, energia e risorse e posti noti tra gli europei per vivere e divertirsi.

Vorrei aggiungere che si tratta di riserve di acqua, che sarà un bene raro. Nel quadro della globalizzazione e dei rapidi cambiamenti climatici, esiste l’urgente necessità di agire istituendo una politica marittima integrata per l’Unione europea, fondata sul riconoscimento che tutte le questioni relative agli oceani e ai mari d’Europa sono reciprocamente collegate. La sorveglianza in mare, che è fondamentale per garantire sicurezza e protezione nell’uso degli spazi marittimi e un loro sviluppo, essenziale strumento di pianificazione per prendere decisioni ecologicamente compatibili, e un’esaustiva fonte di dati e informazioni sono soluzioni molto interessanti.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – L’Europa, anche grazie alla sua collocazione geografica strategica, deve rappresentare in politica marittima un esempio internazionale nell’impiego del potenziale economico del mare, fonte preziosissima di energia rinnovabile. Altresì l’istituzione di centri di eccellenza territoriale, l’incoraggiamento al sostegno dei centri universitari situati in zone costiere ed un piano d’azione guidato dall’innovazione, dalla ricerca e dalla difesa ambientale dei mari consentirebbe un ulteriore passo in avanti verso un reale utilizzo eco-sostenibile delle risorse marine.

La relazione suggerisce inoltre che, il piano d’azione, debba assicurare un contributo importante alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra attraverso l’utilizzazione di equi sistemi di scambio di quote di emissioni, consolidando degli sforzi della ricerca nell’utilizzo dei mari come fonte di energia rinnovabile ed introducendo un pari trattamento ai fini fiscali dell’elettricità e dei carburanti per la navigazione. Questo consentirebbe che, in fase d’approdo, le strutture navali sarebbero incentivate ad utilizzare l’elettricità derivante dalle reti elettriche terrestri.

Infine la proposta di un coordinamento tra le agenzie europee per la sorveglianza marittima sarebbe in grado di indebolire ed evitare attacchi alle imbarcazioni europee ed allo stesso tempo contrasterebbe attività illegali quali il contrabbando, il traffico di sostanze stupefacenti e la tratta degli esseri umani, rendendo, di fatto, le acque internazionali decisamente più sicure.

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. − (PL) Considerata l’opportunità di discutere la relazione dell’onorevole Piecyk sulla politica marittima integrata per l’Unione europea, desidero richiamare l’attenzione in merito all’attuazione della direttiva quadro sulle acque, che prevede un intervento finalizzato all’individuazione e all’eliminazione delle armi chimiche dimenticate nel Mar Baltico e nel Mare del Nord dopo la Seconda guerra mondiale. Mi riferisco ai progetti relativi al gasdotto Nord Stream, la cui realizzazione può imbattersi in armi della Seconda guerra mondiale che giacciono sul fondale del Mar Baltico. Secondo le iniziali valutazioni, ci sono all’incirca tra le 40 000 e le 60 000 tonnellate di munizioni chimiche, di cui 12 000-13 000 tonnellate sono costituite da materiale militare tossico. Non disponiamo nemmeno di informazioni dettagliate sulla collocazione di gran parte di queste armi, pertanto il rischio di disastro è enorme. Inoltre, laddove il gasdotto è stato autorizzato, è possibile che siano impiegati prodotti chimici dannosi per l’ambiente. Tale situazione può provocare un disastro ambientale con conseguenze molto gravi. Ciò costituisce una minaccia diretta alla vita e alla salute di chi vive sulle coste del Mar Baltico. La relazione propone che “gli oceani e i mari europei devono diventare i più puliti del mondo”. Invito quindi l’Unione europea a intraprendere azioni specifiche riguardanti la politica marittima integrata e a vietare la realizzazione di progetti che mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini europei.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Poul Nyrup Rasmussen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (PSE), per iscritto. − (DA) Il trasporto marittimo deve essere incluso nello scambio di quote di emissione di CO2.

La delegazione socialista sta lavorando al fine di riuscire a integrare il traffico marittimo nel sistema di scambio di quote di CO2. Benché questo tipo di trasporto sia particolarmente rispettoso dell’ambiente in confronto alla maggior parte dei sistemi di trasporto merci, genera emissioni di CO2 molto significative che superano decisamente la quota del traffico aereo, ad esempio, che è previsto rientrerà presto nel sistema di scambio di quote.

Oggi, la delegazione ha quindi votato a favore del passaggio della relazione sulla politica marittima integrata per l’Unione europea che stabilisce chiaramente che dobbiamo includere il trasporto marittimo nello scambio di emissioni di CO2.

Pertanto, abbiamo respinto una proposta di emendamento del gruppo Verde/Alleanza libera europea che riguardava la medesima questione. Non è chiaro se la proposta di emendamento dei Verdi si riferisse a un modello specifico di scambio di emissioni. Qualora fosse questo il caso, non abbiamo ottenuto una spiegazione in merito. Al momento, quindi, non abbiamo intenzione di adottare un modello particolare, che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe ostacolare e rinviare un accordo sull’inserimento delle emissioni di CO2 da parte del trasporto marittimo.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Condividiamo pienamente alcune opinioni presentate in questa relazione, ad esempio che è urgente contrastare le emissioni ossidi di zolfo e di azoto delle navi e che la politica comune della pesca è troppo burocratica e centralizzata.

Tuttavia, la maggior parte delle proposte presentate è negativa. Ci risulta difficile considerare il lato positivo dell’introduzione di una “Giornata europea dei mari” da parte dell’UE. Inoltre, mettiamo in discussione il significato relativo ai finanziamenti europei alla ricerca marittima e a un progetto per valutare e rilevare imbarcazioni naufragate e siti archeologici sommersi, e critichiamo la concezione che le Istituzioni europee debbano occuparsi della pianificazione spaziale marittima.

La relazione rappresenta un ulteriore esempio di come il Parlamento europeo cerchi di ottenere un’influenza in sempre maggiori ambiti della politica. Il rispetto del principio di sussidiarietà, spesso sostenuto, ma raramente applicato, è evidente per la sua assenza. Non possiamo accettare questa condizione. Quindi, nella votazione finale, abbiamo respinto la relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Riteniamo che una politica marittima basata sulla cooperazione tra gli Stati membri, che aggiunge valore e promuove politiche e misure legate al mare, decise da ogni paese, possa produrre un effetto positivo.

Ciononostante, per la politica marittima integrata, il PE, anche se in modo meno energico rispetto alla precedente relazione, sta riconfermando obiettivi che non possiamo condividere.

A parte il fatto di essere imbevuto di una visione federalista e geostrategica dell’uso delle zone economiche esclusive di ogni Stato membro, il testo chiede la rapida integrazione del trasporto marittimo intercomunitario nel mercato unico, ovvero la sua liberalizzazione; sottolinea le iniziative finalizzate a istituire una guardia costiera europea, un ambito che rientra nelle competenze di ciascun paese membro; esorta l’inserimento del trasporto marittimo nello scambio di emissioni, ancora più contrattazione; e, paradossalmente (o forse no), si dichiara a favore della proposta di concedere alla politica marittima la considerazione appropriata nel bilancio dell’UE (?) dopo il 2013, in altre parole chiede nuovamente un’autorità europea centralizzata in ambito politico ed economico, non offrendo nulla in cambio (sempre se ciò è accettabile).

Certamente la proposta di risoluzione del PE contiene alcuni aspetti che condividiamo, alcuni dei quali li abbiamo presentati, ma non compensano il contenuto negativo di tale proposta di risoluzione.

Abbiamo quindi espresso voto contrario.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Piecyk sulla politica marittima dell’UE. Accolgo con favore soprattutto la sezione che riconosce che la PCP abbia rappresentato un vero e proprio disastro e che l’UE debba imparare dai propri errori elaborando una politica marittima integrata.

Il mio paese, la Scozia, è il nucleo degli affari marittimi d’Europa e possiamo approfittare di una politica europea che include aree differenti per quanto riguarda l’ambiente, i trasporti, il turismo e l’occupazione. Tuttavia, occorre riconoscere la diversità delle zone marittime europee e non prendere decisioni “monouso”, che hanno condotto al fallimento della politica europea della pesca.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore di questo testo poiché ritengo sia essenziale per l’Unione europea dotarsi il più presto possibile di una politica marittima integrata.

Di fatto, l’UE avrebbe molto da guadagnare adottando una strategia coerente per l’attuazione delle svariate politiche settoriali che influenzano il settore marittimo, quali, ad esempio, certe politiche sociali, industriali o ambientali, nonché promuovendo l’istituzione di un reale “sistema reciprocamente vantaggioso”.

Accolgo inoltre con favore l’intenzione di intensificare la lotta contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento mediante la comparsa di poli effettivi d’innovazione, che saranno anche fonte di competitività e sicurezza sociale per le regioni costiere dell’Unione.

Infine, sostengo le proposte della relazione riguardanti l’aspetto della sicurezza della politica marittima, e, in particolare, l’idea di elaborare norme comuni in quest’ambito e condividere metodi di vigilanza nello spazio marittimo europeo. Tale iniziativa ci permetterà di combattere la pirateria marittima, un fenomeno che è ricomparso negli ultimi anni, e di proteggere il patrimonio naturale e archeologico di queste zone al fine di impedire qualsiasi catastrofe che avrebbe conseguenze disastrose sullo sviluppo dei litorali dell’Unione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La relazione di Willi Piecyk, intitolata “Politica marittima integrata per l’Unione europea”, tratta le sfide che l’industria marittima europea affronta oggigiorno. Le sue raccomandazioni contribuiranno a facilitare il processo decisionale europeo in merito.

Solo stabilendo una politica marittima integrata sarà possibile impegnarsi effettivamente in questioni di interesse generale quali la globalizzazione e i cambiamenti climatici, nonché le loro conseguenze sui nostri oceani. Ho espresso voto favorevole.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI) , per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi esprimo a favore della relazione del collega Willi Piecyk su una politica marittima integrata per l’Unione europea.

Concordo sul fatto che sia necessaria una politica marittima integrata non solo perché il mare rappresenta una delle risorse economiche e di scambio più importanti per l’Unione europea e quindi occorre tutelarlo, ma anche perché un’azione sinergica efficace e sostenibile tra gli Stati membri significa migliorarne la gestione e lo sviluppo. Considero fondamentale, tra le altre cose, che il traffico marittimo sia regolato e migliorato in funzione degli obiettivi previsti nella lotta al cambiamento climatico e che la risorsa mare sia oggetto di attenzione anche come potenziale fonte di energia pulita e alternativa.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) I nostri mari sono la nostra risorsa comune. Occorre un approccio coordinato contro lo sfruttamento e l’inquinamento dei mari. Tale approccio è possibile soltanto lavorando in paesi europei interessati alla politica marittima. Mi auguro che il prossimo anno più cittadini europei saranno in grado di partecipare alla Giornata europea dei mari. Probabilmente, poiché l’anno prossimo questa giornata ricorrerà durante le elezioni europee, tutti i candidati approfitteranno del 20 maggio per porre l’accento su questioni di politica marittima.

 
Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2008Avviso legale